Home

locandina_incontro_2017La riproduzione artificialel'urlo della terrabanner-antispe

VENERDI’
15.00 PRESIDIO in Piazza Trento-Trieste a Ferrara
16.00 Partenza CORTEO CONTRO LA VIVISEZIONE
Ore 19.00 Fine corteo
partenza per “La Casona” di via Ponticelli, 43 – Ponticelli di Malalbergo (Bologna)
dove inizierà il
XIII INCONTRO DI LIBERAZIONE ANIMALE E DELLA TERRA
20.00 cena
21.00 Distruggere le nostre gabbie per aprire tutte le altre
Quando parliamo di azione diretta per la liberazione animale, umana e della terra, ci riferiamo a quelle pratiche di conflitto reale contro ogni forma di dominio.
Rifiutare la mediazione con il potere, mettersi in gioco per ostruirne i progetti, è assolutamente necessario in un percorso di lotta.
Le prospettive che si possono creare sono molteplici, come le motivazioni che spingono a quel passo in più, a quel voler esser parte attiva, a quel tentativo di voler fermare o rallentare l’avanzata del potere che a volte sembra inarrestabile. Agire in questo senso è ancora possibile e le potenzialità di tali pratiche non sono mutate nel tempo.
Riteniamo sia di fondamentale importanza discutere oggi sulle tensioni che muovono pratiche conflittuali, analizzandone le prospettive, le potenzialità, i limiti e i rapporti che ne derivano, oltre alle esperienze che creano.
La speranza è che esse si diffondano sempre maggiormente in tutti i contesti di lotta.

SABATO
8.00 colazione
9.30-13.00 Che fine ha fatto l’attivismo?
Alcuni spunti per una riflessione intorno all’attuale situazione di stagnamento in cui versa l’attivismo italiano e non solo. Capirne le cause per provare a porvi rimedio.
Per tanto tempo tempo si è totalmente guardato solo ed esclusivamente al quantitativo fino ad arrivare ad un indistinguibile non-contesto di opposizione: il problema non è più quale strategia usare, ma quale idea di mondo abbiamo. In quest’ottica i mezzi utilizzati riaquistano tutto il loro peso, se quello che ci poniamo è una chiarezza d’intenti.
Forse ancora una volta è il progetto, che sia una campagna o una prospettiva di più ampio respiro, una delle possibilità per uscire fuori dal pantano in cui è finito l’attivismo antispecista?
13.00 pranzo
14.30- 17.00 Modificazione e artificializzazione del vivente
L’attuale stato di sfruttamento e manipolazione del vivente incalza a ritmi impressionanti: partendo dalla creazione di semi OGM e dal “miglioramento” genetico degli animali da “reddito” per arrivare ad oggi alla costruzione di api robot che sostituiranno quelle vere a rischio estinzione, alla selezione di coralli capaci di resistere al progressivo riscaldamento e acidificazione dei mari, alla creazione di embrioni “chimerici” ottenuti dall’unione di cellule umane ed animali, all’inseminazione artificiali delle nuvole per il controllo delle precipitazioni. Questi sono solamente alcuni esempi a dimostrazione che niente e nessuno viene risparmiato dalla forza distruttiva del SISTEMA che ha come preciso obbiettivo quello di annientare il vivente per poi ricostruirlo artificialmente. Ne consegue anche che devastazioni, inquinamento, cambiamenti climatici NON devono cessare, poiché rappresentano la scusa per reinventare un Mondo “nuovo” svuotato dei suoi misteri e del suo spirito selvaggio…
Propongo un dibattito che approfondisce l’argomento e che rafforza la nostra posizione a difesa della Terra e dei suoi abitanti tutti.
17.00- 19.30 Dove femminismo e antispecismo incontrano la tecnoscienza – Le promesse disattese dei mostri
Il soggetto si frantuma, al suo posto emerge il/la cyborg, figura post-genere, che dovrebbe scardinare il sistema dominante fondato sulle dicotomie sè/altro, femmina/maschio, natura/cultura, mente/corpo, uomo/macchina. Il cyborg diventa compagno di specie nella grande famiglia di alieni, ibridi, surrogati, strumenti viventi, oncotópe.
Alleanze e incontri di trans-xeno-femministe, queer, antispeciste in vista di una liberazione tecno-scientifica dei corpi e delle relazioni: lungo i sentieri di questi processi e di questi desideri le tecnoscienze trovano la propria strada.
In tutto questo un assente, l’Animale, niente di più lontano da una macchina.
L’ideologia del cyborg non rappresenta forse la fine dell’antispecismo e di ogni possibile liberazione?
Questa vuole essere una riflessione per tentare di smascherare coperture ideologiche e giustificazioni alla sperimentazione animale e all’ingegneria genetica, per mettere in luce i punti di contatto e le sovrapposizioni con le stesse logiche e strutture di dominio riprodotte in una spirale infinita di corpi sacrificali.
Riscopriamoci animali e carne del mondo.
19.30 cena
21.00 Tra passato e presente: militanza per la liberazione animale sfidando la repressione
Karl Haggroth e Richard Klinsmeister sono due veterani del movimento animalista svedese, sono stati attivi in molte campagne soprattutto contro l’industria della pelliccia e la vivisezione.
Sono conosciuti per essere stati parte attiva nella più militante cellula per la liberazione animale in Svezia (e forse in Europa): l’Animal Right Militia. Questo è l’unico gruppo noto che non rinuncia alla violenza nella lotta contro lo specismo. Sono stati imprigionati per 19 diversi reati contro l’industria della pelliccia, come minacce e incendio. La loro cellula dell’ARM lavorò due anni ventiquattro ore al giorno per bloccare l’apertura di nuovi allevamenti di visoni in Svezia.
Sono anche fondatori del gruppo Hunt Saboteurs svezia e della nuova organizzazione Djurfront Sverige (Animal Front Svezia). Sostengono tutt’ora l’azione diretta. Richard lavora in un santuario no profit chiamato la Pecora Nera. Entrambi si dedicano al supporto dei prigionieri per la liberazione animale.

DOMENICA
8.00 colazione
9.30-14.00 Cosa bolle in pentola
– Dalla progettazione e produzione di bombe e sistemi militari fino alla sperimentazione e l’esercitazione da parte di militari di tutto il mondo: questa la filiera bellica in Sardegna. Un caso emblematico di militarismo che offre spunti di riflessione per un’azione di lotta capillare e interconnessa ad altre lotte.
– Presentazione dell’opuscolo contro l’ingegneria genetica dell’ Assemblea contro le Nocività.
– Compagne e compagni della “Biblioteca anarchica occupata disordine” che da tempo portano avanti un’opposizione al gasdotto Tap, ennesima nocività ambientale e sociale imposta sul territorio.
14.00 pranzo

per info: www.incontroliberazioneanimale.net, info@incontroliberazioneanimale.net

CORTEO NAZIONALE CONTRO LA VIVISEZIONE

La vivisezione è sicuramente una delle più rappresentative e odiose pratiche con cui l’umano opprime gli altri animali trasformati in oggetti sacrificali sull’altare delle tecno-scienze. Un numero in continuo aumento di animali vengono ogni giorno rinchiusi, avvelenati, torturati, strappati dal loro habitat e uccisi. Altri animali ancora (transgenici) vengono invece creati in laboratorio specificatamente per questo scopo: vere e proprie fabbriche di animali creati su ordinazione a seconda dell’esperimento del singolo laboratorio.
Dietro la vivisezione vi sono interessi economici ma anche politici, altrimenti non si spiegherebbe come gli esperimenti con il “modello animale” siano tutt’altro che in declino anche in tempi di “metodi alternativi”.
L’alternativa di questo sistema di morte è quella di continuare con lo sfruttamento su animali umani e non e di distruggere e avvelenare il pianeta per permettere l’attuale modello di sviluppo. Le strutture scientifiche con i loro ricercatori, questi sacerdoti di quella che è ormai l’indiscussa religione globale: la scienza, raccontano ogni sorta di menzogna per giustificare quello che è sempre più ingiustificabile. Questi tecnici-scienziati, giocando su una mentalità antropocentrica diffusa e su una, a volte, completa mancanza di riflessione critica e sentimento empatico verso gli altri animali, portano avanti la loro propaganda mirata, sicuri del successo anche se le loro parole sono solo slogan vuoti.
La vivisezione o la sperimentazione animale, il nome non cambia il senso delle cose, rappresenta il grande alibi con cui questo sistema può giustificare l’immissione di farmaci, additivi chimici, nanoparticelle, composti artificiali, pratiche mediche invasive anche quando queste hanno più che dimostrato il loro grado di nocività per ogni essere vivente e il suo ambiente quello che poi viene fatto agli altri animali verrà sempre poi trasferito sull’essere umano, un continuo laboratorio sperimentale dove nessun corpo viene risparmiato.
Partendo da questi presupposti vorremmo portare una riflessione e una critica che vada nel profondo e non si fermi alla superficie del problema. Come per ogni questione di sfruttamento che si fa intollerabile e inaccettabile, alle parole e all’attenzione deve seguire anche un nostro intervento verso quello che sta avvenendo dentro una rispettata Università o un centro di ricerca finanziato da Telethon.
Non chiediamo anestesie o migliorie della detenzione, vogliamo gridare tutta la nostra rabbia contro questo sistema di morte, vogliamo che tutto questo finisca ora, vogliamo che quelle urla di dolore escano da quei luoghi e che vengano udite in ogni dove. Per lottare fino a quando ogni gabbia sarà vuota e fino a quando verranno distrutte le strutture ideologiche e di potere che legittimano e rafforzano ogni prigionia.

Il 7 Luglio scenderemo per le strade di Ferrara, dove si trova il Polo Chimico Biomedico dell’Università degli Studi di Ferrara con i suoi stabulari (locali con gabbie di detenzione e allevamento degli animali destinati alla sperimentazione) e laboratori di vivisezione su macachi, topi, conigli e altri animali.

Ore 15.00 PRESIDIO
Piazza Trento-Trieste (Ferrara)
Ore 16.00 CORTEO
Ore 19.00 Fine corteo
partenza per “La Casona” via Ponticelli, 43 Ponticelli di Malalbergo (Bologna)
dove inizierà il
XIII INCONTRO DI LIBERAZIONE ANIMALE E DELLA TERRA

www.incontroliberazioneanimale.net, info@incontroliberazioneanimale.net

scarica qui la versione in pdf corteo vivisezione ferrara 2017
a

Mercoledì 22 MARZO – via Baltea 3, Torino
ore 20:00  le cene senza confini Cena Finlandese
A seguire DISCUSSIONE SULLE TECNOLOGIE
LA FABBRICA DELL’ANIMALE UMANO
Le biotecnologie riproduttive con la mercificazione del corpo della donna e l’intrinseca eugenetica si inscrivono in un preciso progetto di controllo, selezione, modificazione, omologazione e addomesticamento dell’umano e dell’intero vivente.
Con il Collettivo Resistenze al Nanomondo 

Contributo all’incontro del 16 marzo – Milano
“IL MERCATO DELLA GRAVIDANZA NON E’ UN DIRITTO”
organizzato da RUA – Resistenza all’utero in affitto

 BIOTECNOLOGIE RIPRODUTTIVE:
dove si intersecano mercificazione della donna, corpi animali, attacco al vivente, eugenetica.
L’utero in affitto e la procreazione medicalmente assistita, che sarebbe bene iniziare a definire come biotecnologie riproduttive, non vengono fuori dal nulla, hanno una storia, si originano e si sviluppano in più piani che si sovrappongono.
Dal controllo e appropriamento patriarcale della sfera riproduttiva della donna, dai processi di contenimento, disciplinamento, normalizzazione dei corpi animali, dalla mercificazione capitalista e in ultimo dall’ingegneria genetica con un biopotere che è entrato fin dentro i corpi e nei processi vitali.
Lo sguardo femminile decentrato è nella posizione per cogliere il legame con gli altri corpi animali, con le altre differenze da sempre assenti e oggetto del potere normativo e dei dispositivi di potere che si iscrivono nei corpi.
Questo sguardo verso l’animale mette in luce quanto sia stato normalizzato, omologato, prodotto in serie, reso modello intercambiabile di specie, sottoposto a un processo di manipolazione del corpo, dalla selezione e l’incrocio alla fecondazione artificiale, all’ingegneria genetica. Tecnologie eugenetiche per un animale migliorato, funzionale all’allevamento e alla sperimentazione.
Se nell’immediatezza il campo sperimentale zootecnico sembra chiudersi dentro capannoni e recinti, di fatto tutto quello che viene sperimentato sugli altri animali successivamente si estende sempre alla società intera. Non dovrebbe stupirci che il ricercatore che ha fabbricato il primo bambino in provetta in Francia, come tutti i ricercatori specializzati nella riproduzione artificiale umana, si è prima fatto le ossa sugli altri animali, in questo caso sulle mucche da latte per aumentare la loro produzione.

Il capitalismo nella sua avanzata ha esteso i territori da accaparrare e sfruttare, rendendo merce ogni essere vivente e mercificando gli stessi elementi vitali, che diventano mera “risorsa” acquisendo un valore economico per ciò che producono di sfruttabile.
Il valore in sè è distrutto. Così un fiume non ha valore perchè parte integrante di un ecosistema e una foresta non è percepita come una fitta rete di interrelazioni vitali, ma fiume e foresta sono considerati e resi risorse da depredare. Così i semi terminator della Monsanto sono modificati geneticamente per essere resi sterili. Così ci facciamo inseminare, affittiamo l’utero e produciamo un figlio. Così ci facciamo bombardare da ormoni per produrre un sovrannumero di ovuli al fine di venderli. Dai semi vegetali arriviamo ai semi umani.
Come i cosiddetti semi miracolo, i pesticidi e le macchine imposti al sud del mondo nella Rivoluzione Verde degli anni ’50, come un batterio ingegnerizzato per ripulire i mari dal petrolio, come un microscopio a effetto tunnel per la modificazione a scala nanotecnologica, non rappresentavano e non rappresentano solo un salto tecnologico, ma sono un’imposizione di una precisa idea di mondo non negoziabile, se non nei loro tavoli truccati, così mantenendo il paragone, le pratiche di GPA e PMA non sono da considerare solo come delle semplici tecniche e non si possono scindere dalle loro conseguenze sull’intera società e dalle logiche che le sottendono.In questo quadro si iscrive la mercificazione del corpo della donna e della sua capacità riproduttiva.
Si assiste con tristezza ad alcuni contesti anticapitalisti e femministi che fan proprie le logiche di questo sistema tecno-industriale rivendicandole come libertà di disporre del proprio corpo e come autodeterminazione: una servitù volontaria.La GPA presuppone la tecnica della fecondazione in vitro (FIV) e la conseguente selezione degli embrioni. L’eugenetica è implicata e imprescindibile da tale tecnica.
La FIV è ciò che accomuna la GPA e la PMA che si situano e si attuano all’interno di un sistema medico e commerciale. Nello specifico, la PMA non ha nulla a che vedere con le pratiche auto-organizzate di donne lesbiche e desiderose di avere una/un figlia/o che decidono di fare ricorso a dello sperma di un solidale. Al contrario, ricorrendo alla PMA, è escluso ogni carattere di solidarietà.
Prima di impiantare l’embrione nell’utero della futura madre che ha fatto ricorso alla PMA o della madre che ha affittato l’utero, viene effettuata una diagnosi pre-impianto a livello genetico su una decina di embrioni al fine di selezionarne “il migliore”.
Anche per questo tipo di tecnica, il primo discorso che si produce, per giustificarla e promuoverla, è un discorso di tipo medico che si lega da un lato ai problemi di fertilità dei genitori e, dall’altro al tentativo di rintracciare patologie genetiche della futura/o nata/o.
L’analisi dei dati su chi fa concretamente ricorso alla PMA dimostra poi che già una parte di questo discorso medico è messa in crisi: negli Stati Uniti sempre più coppie fertili e senza problemi di trasmissioni di patologie genetiche, scelgono la fecondazione in vitro con il solo scopo di fare comunque ricorso alla diagnosi pre-impianto unendovi la possibilità, ad esempio, di selezionare il sesso e altre caratteristiche fisiche come il colore degli occhi.
Nella scelta di questi caratteri, resta sospesa una questione: per quanto tempo saranno ammessi degli “scarti”? Chi definisce i caratteri “migliori”, performanti? Ciò che sarà considerato anormale, deviante, non produttivo, non funzionale a questo sistema, verrà semplicemente eliminato all’origine.
Come pensiamo di poter rimanere soggetti attivi in grado di gestire o controllare l’intero processo? Come non si può gestire una centrale nucleare in un assemblea, la FIV esige un armamentario tecnologico non controllabile da una comunità.
Stiamo consegnando definitivamente la procreazione nelle mani di esperti, tecnici, biotecnologi, sottraendola così, definitivamente al potere femminile.
Una volta che la pratica sarà estesa a tutte e tutti si entrerà in un circuito in cui, in nome della libertà di scelta, si creerà un contesto in cui non si potrà fare altrimenti. In un domani non troppo lontano sarà definito prima irresponsabile e poi criminale mettere al mondo figlie/i senza ricorrere alle tecniche di riproduzione artificiale garantite e gestite da un apparato medico.
Allo stato attuale, non si effettuano ancora manipolazioni genetiche nel momento delle diagnosi pre-impianto, ma la fabbricazione del “bambino/a perfetto/a” sottende il mito dell’uomo perfetto tanto caro ai transumanisti.
Nel corpo delle donne, da sempre medicalizzato, invaso, reso luogo pubblico e squarciato dallo sguardo della tecnica, avverrà una sperimentazione biotecnologica con conseguenze per le future generazioni.
Le manipolazioni genetiche così come le modificazioni della linea germinale hanno conseguenze irreversibili: innescati questi processi non è consentito tornare indietro perché tutto viene programmato prima biologicamente e poi socialmente, verso un’unica direzione.
Forse, si pensa che non si arriverà mai a tanto, che le manipolazioni genetiche si fermeranno alle monocolture agricole. Ma tutto ciò che è possibile fare tecnicamente verrà fatto socialmente. E se anche non è possibile farlo tecnicamente nel mentre avremo interiorizzato una precisa idea di vivente, in un tecnomondo dove un ambiente naturale complesso sta diventando un ambiente semplice, programmato, ingegnerizzato e artificializato.
Non esiste nessun comitato etico, più o meno fasullo, che possa far qualcosa, oltre alla descrizione di quello che già stiamo subendo.
Fondamentale è non cadere nell’illusione della regolamentazione. Come per le nocività che non si possono regolamentare perchè equivarrebbe a diffonderle e universalizzarle, regolamentare vuol dire che il disastro è già avvenuto, perchè è già insito nell’emissione stessa, è già insito nella diffusione della pratica. Come ci insegnano gli sviluppi delle tecno-scienze gli effetti collaterali sono il normale procedere e diventano la normalità con cui convivere, così come è la normalità il mercanteggiare le soglie di contaminazione.

Cosa fare contro l’utero in affitto?
La recente sentenza del Tribunale d’Appello di Trento è una preoccupante svolta che mette in discussione il principio inderogabile secondo cui madre è colei che partorisce, questa dimensione è progressivamente inglobata dalle tecniche di riproduzione, da un sistema tecno-scientifico che risignifica la stessa maternità.
La dichiarazione di Arcigay: “Oltre la biologia, per realizzare il pieno interesse dei bambini e delle bambine” è alquanto ipocrita. Non prendiamoci in giro, gli interessi in gioco sono quelli di gay, come di eterosessuali che ricorrono all’utero in affitto. Il patriarcato ha molte facce, non facciamocele sfuggire… con il coraggio di prendere posizione in un contesto in cui basta poco per essere additate come fasciste e omofobe, con il coraggio di mettere in luce le false opposizioni e quelle dettate da opportunistiche agende politiche. La richiesta di legalizzazione delle tecniche di gestazione per altri di tipo solidale e non commerciale, di fatto apre le porte all’utero in affitto. Non può esistere una “gestazione per altri etica”: se legalizzata e generalizzata sarà commerciale. Così come abbiamo i consumatori etici e il mercato etico, così avremo il prestito etico dell’utero e magari a kilometro zero… Anche nella GPA “gratuita” ci sarà un contratto, una regolamentazione e anche se ci fosse la clausola che permette alla donna di poter decidere se tenersi il bambino o di interrompere la gravidanza, come possiamo essere così ingenue da pensare che dietro a quella che si chiama scelta, nella realtà non ci sia una situazione di necessità, come possiamo non pensare che da tali contratti e regolamentazioni non si arrivi a una degenerazione e a una situazione coercitiva.
Il no all’utero in affitto non deve essere parziale, possibilista o dare adito ad ambiguità, serve una posizione netta.Penso che il nostro piano non dovrebbe essere quello giuridico, non per una presa di posizione ideologica, ma per la semplice considerazione che non esistono soluzioni giuridiche, come non esistono soluzioni tecniche, a problemi sociali, ecologici, politici, nessuna presunta soluzione potrà eliminarne le cause profonde, solo smussare qualche effetto o peggio. Il pericolo è doppio: da un lato si alimenta la fiducia verso un sistema di potere pensando che al suo interno si possano trovare degli spazi in cui interagire, dall’altro tutte queste presunte soluzioni avvallano e rafforzano le stesse strutture e logiche che si dovrebbero abbattere. Pensiamo alla prostituzione, reputo totalmente controproducente appoggiare una legge che la regolamenti, lo sfruttamento dei corpi non si può regolamentare, dandogli dei margini, pur stretti che siano, così facendo si alimentano e rafforzano le logiche di oggettivizzazione della donna che si dovrebbero abbattere. Così come una gabbia più grande non porta come passaggio successivo l’eliminazione della gabbia e lo scardinamento di logiche antropocentriche, anzi ci fa solo abituare a quella gabbia, rendendola addirittura etica… la gabbia oltre a ciò che rinchiude l’animale è metafora di tutto ciò che rinchiude le reali possibilità di cambiamento.
Per la GPA, dal momento in cui non è legale, non ci si trova sull’impervio terreno abolizionista e proibizionista, ma non deve passare una legge. Il punto è che questo dovremmo ottenerlo con la costruzione di un contesto realmente critico e di rottura, che sappia generare nuove conflittualità devirtualizzando l’immaginario del possibile di fronte a noi. Bisognerebbe ripartire dalle donne, dal basso, in un ottica di attivismo, ripartire a riprenderci in mano ciò che ci appartiene. Pensiamo alle esperienze degli anni’70 dei consultori femministi autogestiti in cui le donne discutevano, si autogestivano, si autorganizzavano. Le giovani stanno perdendo memoria di queste esperienze come delle lotte femministe.
Una critica uscita da un giro di presentazioni contro la PMA portava il problema sanitario dell’autoinseminazione casalinga, come soluzione veniva portata la PMA medicalizzata. Mi chiedo quale logica ci fa delegare a esperti (uomini) e a un sistema medico una dimensione che riguarda i nostri corpi, nello specifico, per questa osservazione, penso che l’autoinseminazione sia possibile senza strutture al di fuori della nostra portata, in maniera totalmente autogestita e sicura. Questo è un esempio per far capire come le donne si siano abituate a delegare e a cercare altrove le alternative, invece che prendere in mano il problema.
Così come per le analisi, ci si affida alle parole della giornalista, dell’intellettuale, dell’esperta, senza più discutere, scrivere, andando così ad atrofizzare le proprie capacità critiche di interpretare e analizzare il presente e la realtà attorno a noi.
Cosa ci poniamo è una domanda fondamentale, la sinistra, un certo femminismo, sono imbrigliate nei soliti discorsi e rivendicazioni, non sanno guardare oltre e l’analisi è parziale. Non facciamoci sfuggire il presente, perchè i cambiamenti già in atto e sul prossimo futuro sono stravolgenti, una tecnologia che penetra i corpi, performativa, totalizzante, bisognerebbe iniziare a parlare anche di questo se no si lascia spazio solo alle femministe a favore, mentre quelle contrarie dove sono? E l’ecofemminismo dov’è finito?
Senza un’analisi critica che vada in profondità, che metta in luce le relazioni, le conseguenze, le logiche sottese, i rischi, come possiamo pensare di incidere sul presente? Che le nostre rivendicazioni non siano stroncate nella loro potenzialità e che sappiano sempre cogliere l’insieme che unisce lo sfruttamento dei corpi tutti.
Nel punto per l’8 marzo – Sui nostri corpi, sulla nostra salute e sul nostro piacere decidiamo noi – non è stato incluso l’utero in affitto, penso sia una grave mancanza, mi chiedo come si fà a unirsi quando ci si spaccherebbe su questo…
Essere donna non basta per un’unità d’intenti, ci sono dei principi base dai quali non si può prescindere, come l’anticapitalismo, per cominciare. Se un’alleanza con reazionarie e cattoliche è impensabile, facciamo anche attenzione a ciò che si nasconde anche sotto la bandiera progressista di sinistra. Un’identità comune compresa nel soggetto donna si sgretola davanti alla realtà storica, culturale, sociale, davanti alle differenze tra classi e davanti all’idea di mondo che vorremmo. Si dovrebbe respirare una tensione di rottura con questo sistema, non una convivenza, una rivendicazione femminista radicale non può passare attraverso le briglie di questo sistema patriarcale, antropocentrico e tecno-scientifico.
In gioco c’è molto di più, se non cogliamo le sfide che ci si pongono davanti, con il coraggio di allargare il nostro sguardo potremmo perdere tutta la partita senza che neanche ce ne accorgiamo…
                                                                                                                            Silvia Guerini

Giovedì 16 Marzo 2017, ore 20.30
La rete femminista RUA, Resistenza all’Utero in Affitto invita a
IL MERCATO DELLA GRAVIDANZA NON È UN DIRITTO
È ancora possibile sottrarre la nascita al business?
La gestazione per altri viene presentata come dono e libertà procreativa, ma è invece mercificazione di chi nasce e riduzione della madre a cosa. Nonostante il divieto vigente in Italia, i committenti della prole si recano all’estero e creano il fatto compiuto, invocando poi il preminente interesse della creatura. Come evitare questo aggiramento?
Casa dei Diritti, Via De Amicis 10, Milano
Come Collettivo Resistenze al Nanomondo saremo presenti con un intervento

banner

NOTE A MARGINE
Spunti per nuovi approfondimenti e riflessioni a partire dalle presentazioni del libro
“La riproduzione artificiale dell’umano” di Alexis Escudero (10-16 Gennaio 2017)

Le discussioni emerse durante le presentazioni hanno permesso di analizzare e comprendere in maniera più articolata il nodo che lega la PMA e la GPA ossia la tecnica della fecondazione in vitro e la conseguente selezione degli embrioni.
Emerge con forza ed evidenza come l’eugenetica sia implicata e imprescindibile da tale tecnica.
Di fatto entrambe queste tecniche si situano e si attuano all’interno di un sistema medico e commerciale. Nello specifico, la PMA non ha nulla a che vedere con le pratiche auto-organizzate di donne lesbiche e desiderose di avere una/un figlia/o che decidono di fare ricorso a dello sperma di un solidale. Al contrario, ricorrendo alla PMA, è escluso ogni carattere di solidarietà.
Prima di impiantare l’embrione nell’utero della futura madre, o della madre che ha affittato l’utero, viene effettuata una diagnosi pre-impianto a livello genetico su una decina di embrioni al fine di selezionarne “il migliore”.
Anche per questo tipo di tecnica, il primo discorso che si produce, per giustificarla e promuoverla, è un discorso di tipo medico che si lega da un lato ai problemi di fertilità dei genitori e, dall’altro al tentativo di rintracciare patologie genetiche della futura/o nata/o.
L’analisi dei dati su chi fa concretamente ricorso alla PMA dimostra poi che già una parte di questo discorso medico è messa in crisi: negli Stati Uniti sempre più coppie fertili e senza problemi di trasmissioni di patologie genetiche, scelgono la fecondazione in vitro con il solo scopo di fare comunque ricorso alla diagnosi pre-impianto unendovi la possibilità, ad esempio, di selezionare il sesso e altre caratteristiche fisiche come il colore degli occhi, il colore dei capelli, la forma del naso e delle orecchie…
Nella scelta di questi caratteri, resta sospesa una questione: per quanto tempo saranno ammessi degli “scarti”? Ciò che sarà considerato anormale, deviante, non produttivo, non funzionale a questo sistema, verrà semplicemente eliminato all’origine.
Ma chi definisce i caratteri “migliori”, performanti? Scorrendo le sitografie delle banche di ovociti e di sperma si tracciano nuovi margini di azione sulla base di pregiudizi sociali e culturali antichi e non ancora antiquati.
“La scelta spetterà ai futuri genitori!”. Si può parlare ancora di scelta? Si può parlare di soggetti attivi in un laboratorio?
Si tratta di fantascienza? In effetti, allo stato attuale, non si effettuano ancora manipolazioni genetiche nel momento delle diagnosi pre-impianto. Ma non temete! Esperti e tecnici ci rassicurano che il passo sarà breve verso il “miglioramento” e potenziamento dell’embrione.
La fabbricazione del “bambino/a perfetto/a” fa eco al sotteso mito dell’uomo perfetto (e questo mito è, ahi noi e guarda caso solo al maschile) tanto caro ai transumanisti. Uomo perfetto che ha il mito della propria onnipotenza… Noi siamo animali, abbiamo dei limiti, siamo mortali. E lo rivendichiamo!

Gli animali, umani e non, non si comprano e non si vendono. Le bambine e i bambini non sono merce: vanno protetti e tutelati dalla loro mercificazione. Al contrario, la GPA (a pagamento o gratuita) è una pratica nella quale sono connaturate piuttosto forme di compravendita di bambine/i, forme di sopraffazione, forme di sfruttamento.
In questo quadro di analisi va poi fatta una sostanziale differenza per quanto riguarda la GPA: è in coloro che non hanno la possibilità di portare in grembo una/un figlia/o ma che rivendicano il diritto di averla/o che si esercita il potere che insinua una nuova forma di mercificazione e sfruttamento della capacità riproduttiva delle donne.
Opporsi sia alla GPA (a pagamento o gratuita) sia alla PMA non significa fondere e appiattire la maternità alla paternità. Si parte da una riflessione consapevole del conflitto tra donne e uomini intorno al materno, che non mette sullo stesso piano i bisogni delle lesbiche, e in generale delle donne, con quelli dei gay.

Durante le presentazioni è emersa più volte questa considerazione:“È una questione di classe, perché sono pratiche a cui possono accedere solo i ricchi!”
Cosa evidenzia la strategia di criticare la PMA attraverso la lente delle classi sociali?
In un mondo globalizzato, partendo dalla stessa Europa, basta spostare lo sguardo verso est per trovare veri e propri discount di ovuli, sperma e uteri in affitto così come pacchetti promozionali. Sì, i ricchi hanno sicuramente accesso a “materiale umano” considerato da alcune/i come migliore, hanno sicuramente la possibilità finanziaria di scegliere non solo il grado di istruzione ma anche in base al prestigio dell’università dei venditori e delle venditrici. Come ne consegua un prodotto finale “migliore” non è dato saperne nella realtà… La domanda resta di nuovo sospesa: quale idea di animale umano abbiamo? A cosa aspiriamo? Richiamare la questione delle classi sociali sembra, in questo caso, la constatazione di una disparità con annesso il tentativo di invocare la PMA per rivendicare uguaglianza. Siamo convinte e convinti che sia l’intero sistema e le idee che sottendono che vadano non solo criticate ma abbattute. A noi, questa di libertà!
L’apologia della tecnologia e del potere “illimitabile” della scienza intesa come mezzo per soddisfare i propri desideri, nella fattispecie di maternità e paternità, ma anche di onnipotenza e, in maniera non troppo sottesa, di immortalità, è assolutamente allineato al progetto di questo nostro sistema: tradizionalista, fortemente patriarcale e consumistico. Vengono indotti bisogni e desideri e dopo avere abilmente e spietatamente propagandato l’assoluta necessità di soddisfarli, la voce grida: “Lo voglio e basta! E poiché posso, allora voglio, posso, comando e faccio quel che mi pare a qualsiasi costo e alla faccia del resto del mondo.” Il singolo si auto-convince e viene convinto di aver avuto completa gestione dell’intero processo. “Ho agito in libertà!” Ma di che tipo è questa libertà?
Le conseguenze, prevedibili e non prevedibili, per i bambini e le bambine e le donne non vengono prese in considerazione fino in fondo.
Inoltre se si alza lo sguardo oltre i nostri confini si vede come il problema per la Terra e per i suoi abitanti non sia l’infertilità degli umani, bensì il suo esatto contrario, ossia la sovrappopolazione.
Forse andrebbe riaperta la discussione sul senso dei limiti: il limite non è un tabù. Piuttosto una evidenza, una necessità. Talvolta, una opportunità. E allora si recupera un’idea di libertà non come assenza di limiti ma azione, decisione, consapevolezza e responsabilità.

PMA, GPA, predazione di organi, energia nucleare, sperimentazione sugli animali, organismi geneticamente modificati e ingegnerizzati, appartengono tutti alla stessa categoria di pratiche che manipolano il vivente con evidente arroganza antropocentrica, tecno-centrica, potere-centrica. Per tutte queste pratiche e tecniche il danno è insito nella pratica e nella tecnica stessa. Il danno è tanto più grave in quanto, nessuna di queste consente la valutazione dell’eventuale vantaggio che potrebbero apportare, nell’ombra resta il rapporto “rischio/beneficio”. Dato per assunto questo, emerge che, per le pratiche citate non è negoziabile un limite “quantitativo” poiché il limite è “qualitativo”. Non le riteniamo ammissibili, letteralmente, ossia: nemmeno da ammettere tra le pratiche da utilizzare nella comunità perché, appunto, intrinsecamente, gravemente e irreparabilmente dannose. Nessuna regolamentazione è accettabile perché la pratica stessa è inaccettabile. Se teniamo il focus sul senso da ricostruire di comunità dobbiamo avere un’ulteriore attenzione alle intersezioni tra scelte personali e scelte nella, per la comunità che desideriamo.
La PMA e la GPA non sono scelte personali. Anche se ad un primo sguardo certe scelte rientrano in una dimensione personale e privata, non possono essere considerate e rivendicate esclusivamente come scelte personali: hanno conseguenze sull’intera società. Sono quindi da considerare anche come scelte politiche e collettive. Sottrarsi dalla consapevolezza degli inevitabili effetti sul presente e sul futuro significa non voler comprendere che la procreazione artificiale si innesta in un preciso progetto di controllo, selezione, modificazione, omologazione e addomesticamento dell’umano e dell’intero vivente.

Da più parti arriva sovente una critica che sembra insistere e soffermarsi su alcune parole ritenute evidentemente contraddittorie o addirittura ambigue come, ad esempio, vivente e irreversibilità. Cosa si intende quando parliamo di attacco al vivente? L’assalto dell’industria biotecnologica e dello Stato verso le persone è qualcosa che non riguarda più soltanto le condizioni materiali in cui queste vivono e sopravvivono. Il potere si iscrive nel corpo, è entrato fin dentro i corpi andando o cercando di intercettare i più segreti processi vitali. Chi per “buona fede” e chi invece con precisi scopi manipolatori parla di miglioramento delle condizioni di vita con le tecno-scienze, in particolare quelle genetiche, magari fornendo qualche esempio specifico, perde di vista quello che è un processo che si muove su scala globale. Dovremmo difendere Terra e lavoratori schiavi per estrarre il Coltan così come, allo stesso modo, difendiamo i nostri corpi. Il vivente è sempre più territorio di colonizzazione, terra di ricerca e predazione: una nuova miniera.
Eppure sembra che qualcosa ci blocchi proprio nel momento in cui tutto è lì davanti, proprio nel momento in cui si mostra quale vuole essere il cammino del potere politico ed economico di domani che è già un oggi. Forse, si pensa che non si arriverà mai a tanto, che le manipolazioni genetiche si accontenteranno delle monocolture agricole. Sappiamo che non è così! Il mantra delle tecno-scienze è: “Se è possibile farlo tecnicamente verrà fatto socialmente”. Non esiste nessun comitato etico, più o meno fasullo, che possa far qualcosa, oltre alla descrizione di quello che già stiamo subendo. E noi, anche ora, non abbiamo bisogno di un racconto, ma di intervenire dove cannoni e forbici genetiche operano.
Sì, comparare gli OGM e la riproduzione umana ha scandalizzato diverse persone. Dal nostro canto abbiamo sempre parlato di OGM intesi non come un singolo aspetto particolarmente nocivo, ma portando uno sguardo più ampio che ce li ha fatti definire, con le parole di Cristian Fons: Ordine Genetico Mondiale. O ancora, con le parole di Vandana Shiva che, più prudentemente, parla di monocolture che dai campi arrivano sempre ed inevitabilmente alle menti. Anche la riproduzione artificiale ha una storia ben precisa che parte proprio dalle manipolazioni genetiche e dai processi di contenimento dei corpi. Così come le nanotecnologie hanno un raccordo diretto con le biotecnologie. Tracciare questi processi non è solo importante ma fondamentale per vedere e comprenderli; per ritrovare gli stessi fautori che si destreggiano nei diversi eppur simili laboratori.
Per quanto riguarda l’irreversibilità, senza voler essere degli esperti, è evidente che quando parliamo di manipolazioni genetiche e modificazioni della linea germinale stiamo parlando di qualcosa che ha conseguenze totalizzanti e irreversibili: innescati questi processi non è consentito tornare indietro perché tutto viene programmato prima biologicamente e poi socialmente, verso un’unica direzione. La manipolazione delle nostre menti e della realtà che ci circonda va di pari passo con la manipolazione del nostro genoma e di quello degli altri animali che da cavie anticipano solo il nostro turno. Non dovremmo avere il timore di parlare di irreversibilità, ma anzi ricordarlo sempre a gran voce. Non casualmente il sistema tecno-industriale sta investendo in questi diversi e complementari processi di “miglioramento” soldi, ricerche, speranze come mai ha fatto prima. Sembra che il sistema abbia ben compreso la posta in gioco e non ha nessuna intenzione di rinunciarvi.

Queste, in sintesi, alcune nostre convinzioni e spunti per nuovi approfondimenti e riflessioni. Alexis Escudero attraverso il suo libro ne ha messe in luce alcune, altre sono riflessioni emerse durante i dibattiti seguiti alle presentazioni. Altri restano da sviluppare e approfondire.
Mancanze di approfondimenti in alcuni ambiti inerenti alla questione, inesattezze, opinabilità di alcune sue asserzioni sono tutti elementi discussi e sempre discutibili nello spazio di un confronto costruttivo, senza pregiudizi, chiusure ideologiche e/o interessi personali. Un dibattito che metta in discussione le strutture di ogni forma di potere.
Urliamo ancora con forza: “No alla libertà di essere merce e di ridurre a merce il corpo delle donne e la nostra/loro capacità riproduttiva!”, “PMA per nessuna e nessuno!”.
Collettivo Resistenze al nanomondo

Su “La Riproduzione artificiale dell’umano” di Escudero 

Ho volentieri accolto l’invito a presentare il lavoro di Escudero alla libreria Antigone a Milano.
“La riproduzione artificiale dell’umano” mi ha aperto orizzonti ancora più inquietanti dello scenario che da qualche tempo sto indagando, che è relativo alla “Gestazione per altri”. Due parole su questa: non è una tecnica, è un istituto giuridico che può avvalersi delle tecniche della riproduzione assistita oppure no – quindi la mia ricerca, critica quanto quella di Escudero, si sovrappone parzialmente al suo campo di indagine. Escudero mi ha dato uno sguardo lungo, illuminando le logiche conseguenze di quell’idea che, da lesbica, vedo con preoccupazione diventare un obiettivo del movimento Lgbt (lesbiche, gay, bisex, trans etc): che sia un diritto quello di riprodursi usando le tecniche medico-tecnologiche, addirittura a prescindere dal proprio effettivo stato di infertilità.
Come anche Escudero sottolinea, ci sono mille modi di relazionarsi tra i sessi per avere figli o anche procreare in prima persona senza ricorrere alla tecnologia e affidarsi ai suoi esperti: donazione di seme da parte di un uomo e autoinseminazione per le lesbiche, accordi informali per i gay con le donne, per tutti la richiesta della possibilità di essere valutati per le adozioni e anche gli affidi familiari.
Pur tenendo ferma la realtà della differenza sessuale, quindi le dovute differenze nel valutare da una parte le diverse pratiche di uso dello sperma, che naturalmente si stacca dal corpo, e di ovociti da estrarre o “uteri” cioè donne intere, dall’altra devo riconoscere che la china su cui si è messo il movimento Lgbt con un preteso “diritto all’omogenitorialità” di cui sempre più si sente parlare, è una china pericolosa. L’obiettivo dell’”uguaglianza” per le persone Lgbt rischia di diventare l’assimilazione completa agli imperativi matrimoniali e procreativi di una società tradizionale che non è più egemone: gli stessi eterosessuali vivono le loro relazioni sempre più senza sposarsi, non volendo tra le altre cose sottoporsi alle pressioni familiari per avere figli. Anche quando i figli nascono, i genitori rimangono liberi di stato, non volendo sottoporsi alle norme e agli stereotipi della vita da marito e moglie. Un terzo dei bambini che nascono in Italia hanno madri non sposate.
Le biotecnologie riproduttive rappresentano la possibilità di sfruttare economicamente il corpo delle donne estraendone chirurgicamente dopo pesanti trattamenti ormonali gli ovociti per la riproduzione e per altri usi, e considerandole come contenitori per la produzione e vendita di feti “altrui”. Posso anche dichiararmi felice che un uomo, non personalmente coinvolto nella critica a queste tecniche perché non incidono per nulla sui corpi maschili, abbia riconosciuto il problema e lavorato per aggiungere la sua voce a quelle femministe che rifiutano questa ennesima colonizzazione dei corpi femminili.
Daniela Danna

presentazioni-alexis-png_hd

Presentazione del libro
LA RIPRODUZIONE ARTIFICIALE DELL’ UMANO Ortica editrice, 2016
Con la partecipazione dell’ autore ALEXIS ESCUDERO
a cura del Collettivo Resistenze al Nanomondo
MARTEDÌ 10 – BERGAMO
19.00 aperitivo vegan – 19.30 inizio presentazione
Centro Socio Culturale,  via Borgo Palazzo 25
MERCOLEDÌ 11 – CAMBIAMENTO: ROVERETO
19.30 aperitivo vegan- 20.30 inizio presentazione
Circolo Nave dei folli, via Santa Maria 35
GIOVEDÌ 12 – TORINO
19.30 aperitivo vegan – 21.00 inizio presentazione
Radio Blackout, via Cecchi 21/A
VENERDÌ 13 – MILANO Interverrà Daniela Danna
18.00 inizio presentazione- 20.00 aperitivo vegan
Libreria Antigone libreria lgbt, studi di genere, femminismi, arte e teoria queer
via Antonio Kramer 20 (Porta Venezia)
SABATO 14 – PISA
13.00 pranzo vegan – 15.00 inizio presentazione
Garage Anarchico, Chiassetto Sant’Ubaldesca 44 (Zona San Martino)
DOMENICA 15 – BOLOGNA
14.00 inizio presentazione – 16.30 merenda vegan
Libreria Naturista, via degli Albari 2/D
LUNEDI 16 – ROMA
18.00 inizio presentazione- 20.00 aperitivo vegan
Libreria Anomalia, via dei Campani 73 (Zona San Lorenzo)
“La riproduzione artificiale dell’umano – la procreazione medicalmente assistita – è un’ulteriore conquista del capitalismo verso uno sfruttamento sempre più opprimente del vivente che, estendendo i suoi tentacoli fino all’origine della vita, tramuta in merce anche i semi umani.
La riproduzione artificiale dell’umano, che il capitalismo sta imponendo ai nostri corpi, permetterà il controllo, la selezione, la modificazione genetica e l’omologazione fino a raggiungere un completo addomesticamento dell’umano.”
Per contatti: info@resistenzealnanomondo.org

NATURA MORTA. Il biocidio invisibile a norma di legge
Un documentario di Tgmaddalena

fb_img_1480022291596senza-titolo-1

Qui il manifesto dell’iniziativa clicca-qui

Un reportage sulle drammatiche conseguenze della diffusione di glifosato ed altri erbicidi ad alta nocività, il ruolo dell’EFSA (l’autorità europea per la sicurezza alimentare, con sede a Parma), il dramma dell’Argentina, il caso degli ulivi pugliesi (Xylella fastidiosa) e l’inquietante scenario mondiale verso la perdita dell’autonomia alimentare e la dipendenza dalle multinazionali. In Italia è il rapporto dell’ISPRA sullo stato delle acque a rivelare una situazione probabilmente “non reversibile” ma, nonostante l’allarme le istituzioni italiane concedono rinnovi delle licenze a sostanze contenenti il glifosato anche fino al 2030, e le riviste del settore propongono erbicidi quasi come unica soluzione, ma è una piccola azienda agricola a dimostrarci come e perché sia possibile “prendersi cura” della terra rifiutando questo modello. Ad agosto 2016 il governo italiano emana un decreto che vieta l’uso del glifosato nei luoghi pubblici e ne limita la distribuzione ma solo in associazione con un particolare coformulante, quindi salva le apparenze ma non cambia la sostanza. Sempre ad agosto un’altra manovra tra i grandi player delle industrie mortifere modifica lo scenario del mercato, l’acquisizione di Monsanto da parte di Bayer, ossia “il peggio del peggio con il peggio del peggio”.
Negli ultimi decenni sono tante le realtà che, rifiutando nettamente di cedere ad un certo ambientalismo che tende a rendere “sostenibile” qualcosa di inaccettabile, si oppongono radicalmente contro l’intera struttura di questo sistema di oppressione.

          Presentazione dell’assemblea: NEMICI E NEMICHE DI OGNI NOCIVITA’
L’assemblea Nemici e nemiche di ogni nocività nasce dalla volontà e dal sentore comune di individui provenienti da molte parti d’Italia, con percorsi ed esperienze differenti, accomunati dall’importanza e dall’urgenza di creare un percorso di lotta che metta in discussione radicalmente il processo di avvelenamento e di ecocidio della terra e di chi la abita che quotidianamente viene compiuto sotto gli occhi di tutti e nel silenzio più totale.
L’uso di veleni come il Glifosato, l’erbicida tossico e cancerogeno più utilizzato al mondo prodotto dalla multinazionale Monsanto, che avvelena irreparabilmente da più di 30 anni le falde acquifere ed il cibo che mangiamo, è solo la punta dell’iceberg di un sistema mortifero nel quale viviamo che basa la propria esistenza sulla produzione di nocività e sullo sfruttamento e la sofferenza di persone, animali e natura tutta.
Un sistema nocivo che pone le proprie radici sul profitto ed il controllo sul vivente da parte di lobby e nazioni. Tutto ciò viene progettato attraverso il lavoro dei centri di ricerca di multinazionali, di università e poli scientifici pubblici e privati, nel campo dell’ingegnerizzazione e manipolazione del vivente e della materia. Un controllo sul vivente che apre scenari raccapriccianti: dagli OGM che consegnano le persone in balia di tecnici e scienziati rendendole ancora più dipendenti per quanto riguarda la produzione del cibo da multinazionali come Bayer o Monsanto, fino ad arrivare alle biotecnologie e nanotecnologie, insieme ad ulteriori sviluppi tecnologici nei campi dell’informatica e delle neuroscienze, che con la loro diffusione stanno aprendo la strada ad un controllo totale e totalizzante su tutto quanto esiste, in primis le nostre vite.
Pensiamo quindi che sia fondamentale sviluppare un’opposizione agli OGM, alle biotecnologie e alle nanotecnologie, respingendole nella loro totalità, non separando queste dal complesso contesto esistente di relazioni tra le varie nocività ed il sistema di potere che le genera, poiché anch’esse ne sono un prodotto.
C’è bisogno di lotte che traggano la forza dalla comprensione di questi rapporti di dominio e dalla comprensione delle logiche alla base di queste nocività.
Ed è proprio partendo da queste convinzioni che con le nostre giornate di mobilitazione abbiamo voluto portare l’attenzione su chi ha un ruolo ben preciso in tutto ciò; abbiamo scelto di iniziare la nostra mobilitazione contro un veleno come il glifosato, non come lotta settaria e monotematica su un pesticida, ma perché legato a tutta la filiera agroalimentare basata sugli OGM e più in generale sull’agricoltura industriale:
– 27 febbraio 2016: Parma, presidio di fronte all’EFSA, Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare; agenzia dell’EU incaricata di fornire alla Commissione Europea analisi e valutazioni scientifiche su rischi esistenti o emergenti, che proprio in quei giorni avrebbe dovuto decidere il rinnovo dell’autorizzazione dell’utilizzo del glifosato, nonostante i suoi effetti devastanti sull’ambiente, sugli animale e sulle persone siano palesi da decenni (in Perù i segni di questa carneficina sono ben “scalfiti” sulla pelle delle persone). Dal canto nostro l’EFSA funge da anello di congiunzione tra le multinazionali e altri produttori di nocività e la Commissione Europea. È l’ente che decide quanto veleno puoi ingerire o riversare sulla terra ogni giorno.
– 21 maggio 2016: GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO MONSANTO.
Presidio e biciclettata a Treviglio (Bg) alla sede di IRCA SERVICE, responsabile di assemblare diserbanti a base di glifosato prodotto ed esportato dalla multinazionale israeliana ADAMA.
-25 giugno 2016: Presidio e biciclettata a Bergamo contro ADAMA, multinazionale israeliana che, oltre a vendere e produrre veleni, tra cui il glifosato, fornisce alle aziende prodotti chimici e digitali per far crescere i profitti dell’agro-businnes e contro il C.R.E.A. (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) è un ente nato con lo scopo di mettere in relazione le varie unità e laboratori di ricerca presenti sul territorio italiano. Nello specifico il C.R.E.A. di Bergamo fa ricerca genetica sul mais allo scopo di “migliorare” le qualità genetiche dello stesso.
Quello che hanno in comune EFSA, IRCA SERVICE, ADAMA, CREA, Bayer, Monsanto..è la concreta costruzione di un mondo che rifiutiamo in toto, insieme a tutte le sue tecnologie di annientamento del sistema. La loro pace e prosperità è già una guerra perpetua al pianeta e a tutte le sue forme di vita, contro cui pensiamo sia sempre più impellente opporre una resistenza e conflittualità senza tregua.

Info e contatti: capitanswing@riseup.net

manifesto-ifib-2016

FOTOGRAFIE DELL’INIZIATIVA DEL 25 GIUGNO

DSC03114DSC03101DSC03105

DSC03104

DSC03124DSC03111

DSC03112DSC03109DSC03116DSC03123DSC03120DSC03117

bannerino ok

vol glifosato 25 -6-16 (2)

comunicato 25

GIOVEDI’ 23 dalle 21.00  XM 24 – Bologna:bologna

24 giugno scintilla

Il documentario sarà presentato, con ospiti, approfondimenti e dibattiti, anche a:
Giovedì 23 giugno, Ferrara – Centro Sociale La Resistenza –
Via della Resistenza 32-34 – inizio ore 19:30 con Vegan Buffet
Mercoledì 29 giugno, Torino – Ecocasa di Via Locana 29C ore 21:00

ECCO ALCUNE FOTOGRAFIE DELLA BICICLETTA del 21 Maggio:

Biciclettata1

BiciIrcaGlifosato

EcoterroristaCHIAvvelena

GlifosatoMorte

ComburenteCorrosivoIRCA

IRCAProduceMorte

StopGlifosato

SabotiamoIngegneriaGenetica

poster Glifosato

21 MAGGIO 2016
GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO MONSANTO

Con questa iniziativa si vuole portare attenzione sulla fabbrica della IRCA SERVICE SPA di Fornovo S. Giovanni (BG), che produce e assembla pesticidi ed erbicidi a base di glifosato (importato dalla ADAMA, multinazionale israeliana che ha una delle sue sedi a Grassobbio (BG).

SABATO 21 MAGGIO
CONTRO IL GLIFOSATO E OGNI NOCIVITA’ 
NUOVO APPUNTAMENTO:
Presidio a Treviglio (BG) in via Matteotti angolo Piazza XXV Aprile
dalle ore 13 fino a sera
con mostra, interventi, materiale informativo e volantinaggio
Ore 15 (puntuali!) partenza della biciclettata
verso Fornovo S. Giovanni, sede della fabbrica IRCA
Dalle ore 20 cena vegan con prodotti locali e biologici,
Proiezione video e dibattito su glifosato, biotecnologie e nocivita’
presso Kascina Autogestita Popolare, via Ponchia 8, Bergamo

Se non hai la bicicletta, o per altre richieste, contattaci: capitanswing@riseup.net
Nemici e nemiche di ogni nocività

Il glifosato è l’erbicida più utilizzato al mondo nelle campagne e negli spazi verdi urbani. Brevettato dalla multinazionale agro-chimica MONSANTO negli anni ‘70, è oggi di libera produzione. E’ sempre grazie alla stessa multinazionale se la sua vendita e diffusione sono aumentate fino a 15-20 volte da quando, nel 1996, introdusse sul mercato le prime piante geneticamente modificate – soia, mais e cotone – resistenti al glifosato (Round-up Ready), vendendo in uno stesso pacchetto semi OGM + erbicida.
Sono ormai evidenti le sue conseguenze tossiche e cancerogene per ogni organismo vivente e l’intero ecosistema. L’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, con sede a Parma), da sempre asservita agli interessi delle multinazionali, non solo minimizza e nega ogni pericolo, ma con le sue valutazioni permette la diffusione di ogni nocività, comprese quelle più indifendibili a livello internazionale come il glifosato. L’Europarlamento ha appena approvato una risoluzione, non vincolante, attraverso la quale si chiede alla Commissione Europea di rinnovare l’autorizzazione all’uso del glifosato per 7 anni invece dei 15 previsti, la decisione della Commissione è attesa entro maggio; la posizione dell’Europarlamento è l’ennesimo segnale di inquietante apertura verso i cartelli dell’agribusiness.
Non ci stupisce il fatto che, dopo 40 anni dalla sua diffusione, si “scopra” la nocività di un prodotto chimico; in questo senso il glifosato è solo l’ennesimo di una lunga lista di casi simili. Tutti sappiamo di vivere in un ambiente tossico e inquinato e quali siano gli effetti devastanti dell’avanzamento scientifico-tecnologico-industriale sugli ecosistemi (per citarne solo alcuni tra i più gravi: surriscaldamento globale, distruzione delle foreste pluviali, avvelenamento chimico e da radioattività, impoverimento dei suoli, massiccia estinzione delle specie di piante e animali…), ma spesso preferiamo chiudere gli occhi per non dover mettere in discussione il mito del progresso scientifico e della crescita industriale che ci hanno venduto così bene, e su cui è basato il nostro stile di vita iper-tecnologico.
Il caso del glifosato è esemplificativo anche di un modello di agricoltura industriale ormai diffuso quasi in tutto il mondo, basato sullo sfruttamento intensivo dei suoli, sulle monocolture, sull’uso massiccio della chimica (pesticidi, erbicidi, fertilizzanti) e, in alcuni paesi, sugli OGM. Questo modello è stato ideato, imposto e diffuso dai governi occidentali e da multinazionali come la Monsanto per acquisire il controllo dell’alimentazione mondiale, permettendo loro di accumulare un potere smisurato.
Le conseguenze anche sociali di tutto questo sono enormi, l’accaparramento delle terre dei paesi dell’Africa, dell’Asia e del sud America da parte dei cartelli dell’agribusiness ha portato all’accrescimento del divario tra paesi poveri e paesi ricchi, a scapito dell’autonomia alimentare delle popolazioni locali, costrette a diventare dipendenti dalle multinazionali, o impossibilitate a competere e quindi estromesse dalle loro terre e ridotte in povertà. In un quadro più ampio, la competizione tra Stati per il saccheggio delle risorse (anche alimentari) porta a guerre e colonizzazione, ed è una delle cause per cui milioni di persone sono costrette a fuggire dalle loro terre e dalle proprie case per cercare una possibilità di vita nei paesi più ricchi.
Gli stessi governi, così come un certo ambientalismo di sinistra, vogliono farci credere che sia possibile “gestire” i sintomi della crisi ecologica e sociale proponendo rimedi palliativi che non sfiorano nemmeno la radice dei problemi, e che servono solo a politici, affaristi e tecnocrati per vendersi meglio con una facciata più “green”.
Questi problemi che sembrano separati non sono risolvibili se non lottando radicalmente contro l’intera struttura di questo sistema di oppressione, un sistema capitalistico globale basato sul progresso tecnologico e scientifico. Un sistema marcio fino al midollo: non è possibile riformarlo ma solo sovvertirlo completamente.
                                                                                           Nemici e nemiche di ogni nocività

clicca qui: poster Glifosato
clicca qui: flyer Glifosato

PISA – FIRENZE RESOCONTO DELLA SETTIMANA DI MOBILITAZIONE
IN SOLIDARIETA’ A SILVIA, COSTA E BILLY:

Mercoledì 24 Febbraio 2016 – PISA
PRESIDIO DAVANTI ALLA REKNO,
start-up della Scuola Superiore SANT’ANNA, che produce droni militari, e alla PERCRO, che ha sviluppato il primo esoscheletro italiano, con il finanziamento del MINISTERO DELLA DIFESA ed alla sede centrale dell’università s.Anna in  piazza S.Caterina.
Di seguito il volantino distribuito: L’INFRANGERSI DEGLI INGANNI

Giovedì 25 Febbraio 2016 – FIRENZE
VOLANTINAGGIO in PIAZZA DAVANTI ALLA NEXUS,
la mostra organizzata in collaborazione con la Scuola Superiore S.ANNA, sulla biorobotica e le nuove tecnologie, dove si sponsorizza l’uomo-macchina del futuro ed il meraviglioso mondo nuovo  in cui ci costringeranno a vivere.
Di seguito il volantino distribuito: nexus

Volantino diffuso al presidio a Parma il 26 Febbraio e a seguire fotografie
Clicca qui per leggerlo

CONTRO EFSA E IL PROGRESSO MORTIFERO CHE VALUTA E AUTORIZZA
A Parma dal  2002 è presente la sede dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare.
(EFSA), in via Carlo Magno. L’EFSA è un agenzia dell’EU incaricata di fornire alla Commissione Europea analisi e valutazioni scientifiche indipendenti su rischi esistenti o emergenti associati all’alimentazione in tutti i suoi aspetti e lungo tutta la sua filiera.
Per quanto l’EFSA si presenta al pubblico con la pretesa di essere un’istituzione scientifica indipendente e “al di sopra delle parti” nelle sue valutazioni, diversi membri del suo consiglio amministrativo, cosi come una buona parte degli scienziati che compongono le commissioni scientifiche, hanno collegamenti o interessi all’interno di aziende o associazioni lobbistiche dell’industria agroalimentare. Uno studio del 2013 ha messo in luce come 123 su 209 (59%!) scienziati delle commissioni scientifiche avessero almeno una connessione con l’industria, e precisamente con il settore industriale su cui l’EFSA è chiamata ad esprimersi ed emettere pareri per la regolamentazione. Un esempio su tutti, nella commissione “Prodotti dietetici, alimentazione e allergie”(NDA) 17 dei 20 scienziati che la compongono hanno in totale 108 connessioni d’interesse con l’industria, gruppi lobbistici o organizzazioni finanziate dal mondo economico.
La presunta indipendenza in seno all’EFSA è dunque molto dubbia e dal nostro canto pensiamo che, specialmente per quanto riguarda l’ingegneria genetica, il suo operato sia negli interessi dell’industria agroalimentare, fungendo da anello di congiunzione tra le multinazionali e altri produttori di nocività, e la Commissione Europea.
Attraverso il suo lavoro di valutazione di nuove applicazioni scientifiche da immettere sul mercato (come farmaci, alimenti e materiali ingegnerizzati) la sua funzione è quella di garantire la sopravvivenza di un sistema industriale che si trova oggi più che mai a doversi rilanciare davanti alla devastazione dell’intero pianeta che ha prodotto per poterci vendere il suo benessere “usa­e­getta”, e che è sempre di più sotto gli occhi di tutti/e, specialmente nei suoi effetti nefasti d’inquinamento e distruzione degli ecosistemi.
Un rilancio spacciato per “eco­sostenibile” attraverso la promozione di una “rivoluzione biotech e nanotech” ­ ovvero d’ingegnerizzazione e manipolazione del vivente e della materia ­ con cui pensano di poter scongiurare il disastro ambientali e sociale frutto di due secoli di industrializzazione capitalista. Una “rivoluzione bio e nanotech” che si muove e si sta sviluppando nel chiuso di centri di ricerca di multinazionali, di università e poli scientifici “pubblici” e privati, ovvero una sorta di mondo parallelo alla realtà che viviamo, da cui poi ne usciranno nuove tecniche e tecnologie che verranno messe in atto e imposte sulla nostra testa.
Ciò nonostante non ci interessa chiedere un’EFSA più indipendente, trasparente e democratica. L’esistenza stessa di un ente sulla sicurezza alimentare come l’EFSA presuppone l’esistenza di un sistema industriale che con regolarità rilascia nell’ambiente e nei cibi nocività, la cui pericolosità necessita di essere continuamente valutata. Così come non chiediamo una maggiore trasparenza e democraticità nella ricerca e nello sviluppo tecnologico. Il problema infatti non lo individuiamo in una mancata partecipazione “dal basso”, ma piuttosto proprio nelle finalità a cui tende questo sviluppo tecnoscientifico: il rinnovamento di una società basata sullo sfruttamento, sull’oppressione e sull’annientamento del vivente. Rifiutiamo in toto questo tecno­sistema insieme a tutte le sue tecnologie di annientamento del vivente. La loro pace e prosperità è già una guerra perpetua al pianeta e a tutte le sue forme di vita, e contro cui pensiamo sia sempre più impellente opporre una resistenza senza tregua.
Da un paio di decenni a questa parte, tecnici ed esperti di ogni sorta provano ad assicurarci che le biotecnologie (insieme negli ultimi anni anche alle nanotecnologie) penseranno ad ogni cosa: nutriranno la popolazione mondiale, allungheranno la vita media, guariranno qualsiasi tipo di malattia, risolveranno i disastri ecologici prodotti dalla società industriale, e quant’altro. Trovate un problema, bio e nanotech troveranno una soluzione! Aldilà della propaganda quello che stanno portando avanti è invece un processo in cui la riproduzione delle piante e degli animali, insieme all’approvvigionamento di tutti quegli elementi alla base di ogni esistenza, debbano passare attraverso lo sfruttamento industriale e solo per il tramite di questo ritornare accessibili alle persone, pagando. Specie vegetali e animali vengono uniformate e ingegnerizzate per poter essere riprodotte in serie da un’azienda che ne deterrà la proprietà. Attraverso le biotecnologie e le nanotecnologie, l’industria agroalimentare ha la possibilità di concludere in modo irreversibile questo processo di controllo sul vivente mediante la sua artificializzazione, consegnando le nostre vite e la vita di ogni altro essere vivente su questo pianeta, nelle mani di un sistema tecnico e scientifico mortifero.
Biotecnologie e nanotecnologie, insieme a ulteriori sviluppi tecnologici nei campi dell’informatica e delle neuroscienze, con la loro diffusione stanno aprendo la strada per un controllo totale e totalizzante su tutto quanto esiste, in primis le nostre vite.
Purtroppo vediamo anche come la gente sembra essersi rassegnata all’ineluttabilità di questo sistema. In cambio di un benessere materiale effimero, ottenuto attraveso la schiavitù postcoloniale e la costrizione del lavoro, abbiamo accettato come inevitabili le nocività a cui siamo quotidianamente esposti ogni giorno, dai cibi contaminati alle radiazioni elettromagnetiche, dalla repressione poliziesca alla delega, nel decidere delle nostre vite, allo spettacolo ridicolo che è la “democrazia”. Abbiamo perso la nostra integrità: veniamo resi saturi dal vuoto e dalla superficialità che tutto intorno ci circonda, che ci impone di conformarci alle esigenze dettate da altri. Veniamo bombardati da una massa di non­informazioni e da un susseguirsi di stati di emergenza. Finiamo per accettare tutto purchè non siamo chiamati noi, già pieni delle nostre piccole preoccupazioni ­ tra auto, casa e lavoro ­ a dover riflettere sullo stato delle cose e a metterci in prima persona. E cosi preferiamo spegnere il cervello, con gran piacere di coloro che in questa società reggono le redini.
Pensiamo per contro che sia fondamentale sviluppare un’opposizione alle biotecnologie e alle nanotecnologie, respingendole nella loro totalità. Non dobbiamo separare queste dal complesso contesto esistente di relazioni tra le varie nocività e il sistema di potere che le genera, poichè anch’esse ne sono un prodotto. C’è bisogno di lotte che traggano forza dalla comprensione di questi rapporti di dominio e dalla comprensione delle logiche alla base di queste nocività. Sviluppando la consapevolezza che se non mettiamo in discussione l’intera società nel suo complesso, potremo allora solo continuare ad assistere al generarsi di sempre nuove, e sempre più subdole, dinamiche di prevaricazione, oppressione e sfruttamento. Ovvero, ciò su cui si basa l’attuale esistente.
CONTRO LE BIOTECNOLOGIE E LE NANOTECNOLOGIE
CONTRO L’INDUSTRIALIZZAZIONE E L’ARTIFICIALIZZAZIONE DEL VIVENTE
CONTRO QUESTA SOCIETÀ DI OPPRESSIONE E PREVARICAZIONE CHE NECESSITA TUTTO QUESTO.
Assemblea solidale

DSC02611

DSC02612

DSC02621

DSC02614

DSC02613

DSC02633

DSC02635

DSC02637

DSC02644

DSC02647

DSC02632

DSC02630

DSC02628

DSC02625

DSC02624

DSC02623

SOLIDARIETA’ E AZIONE

Dal 22 al 28 FEBBRAIO SETTIMANA DI AGITAZIONE in tutta Italia

contro le tecnoscienze e il mondo che le produce

26 Febbraio PRESIDIO CONTRO l’EFSA

Ente europeo di sicurezza alimentare

Dalle 12.00 alle 17.00 Davanti alla sede dell’EFSA Viale Piacenza – Parma

“Cambiare il mondo non basta. Lo facciamo comunque. E, in larga misura, questo cambiamento avviene persino senza la nostra collaborazione. Nostro compito è anche di interpretarlo. E, ciò precisamente per cambiare il cambiamento. Affinchè il mondo non continui a cambiare senza di noi. E, alla fine, non si cambi in un mondo senza di noi”
Gunther Anders

Occuparci del potere tecnoscientifico con le sue principali manifestazioni: biotecnologie, nanotecnologie, informatica, neuroscienze non è soltanto porre l’attenzione su qualche aspetto di questa società particolarmente nocivo. Come scriveva Ellul oltre cinquant’anni fa la tecnologia si è fatta sistema e media le nostre vite aldilà di una qualsiasi volontà. In questo anche gli altri animali e l’intero pianeta sotto l’imperativo tecnico vengono schiacciati e manipolati secondo l’esigenza del momento. Le tecno-scienze si stanno ricombinando e convergono verso quello che è stato sempre il loro fine ultimo: un controllo totale sugli esseri viventi.
Perchè occuparsi tanto di tecnologia si chiedono in molti, quando tanti sono i problemi che ci circondano. In un sistema tecnico come quello attuale, dove tutto è scandito dalla macchina, la tecnologia rappresenta il momento, il luogo, lo spazio dove si estende ogni forma di sfruttamento. A volte si chiama green economy, altre progresso scientifico e altre ancora gestione della catastrofe, formando quegli ambiti che una volta riprogettati allargano la rete dove su ogni maglia si sviluppano tutti i rapporti di dominio, quelli da cui non si ritorna indietro come il lancio di un ogm o la manipolazione della linea germinale.
Una lotta contro le nocività non può prescindere dal contesto sociale che le ha prodotte, volute e rese necessarie per tutti. Questo significa che la nostra critica non può che andare sotto la superficie del cosiddetto buon senso o dell’ambientalismo impostore fino a raggiungere il reale problema.
Il potere è pienamente dispiegato in ogni apparato tecnologico che ci circonda, una tecno-democrazia che appare ad ogni angolo, presidia ogni incrocio, controlla ogni aspetto della nostra sopravvivenza fino a entrare nei corpi mentre la sua essenza totalitaria rimane fondamentalmente non percepita. Un tecno-potere che, grazie ad apparati sempre più a misura nanometrica, diventa più di quel che appare, cominciando a non apparire più.
Questa settimana di mobilitazione non serve a circoscrivere un percorso o a ridurne i confini, al contrario ci auguriamo che queste giornate ne inaugurino di nuovi o rinforzino i precedenti con nuova determinazione e volontà di agire.
Abbiamo pensato che ogni situazione nel proprio territorio potesse utilizzare queste giornate per concentrare iniziative legate al tema delle nocività soprattutto quelle legate alle scienze convergenti che sempre di più si impossessano della Terra e di corpi.
Il 26 Febbraio ci sarà invece un’iniziativa collettiva a carattere nazionale: un presidio contro l’EFSA (autorità europea per la sicurezza alimentare) che ha sede a Parma.
L’EFSA è l’organo riconosciuto a livello internazionale a cui la Commissione Europea fa riferimento per molte nocività quali gli ogm, pesticidi, prodotti chimici e nanotecnologie. Può autorizzare il commercio di prodotti ogm e la semina in campo aperto a scopo commerciale e sperimentale. Come l’FDA (food drugs aministration) americana altro non è che un braccio governativo delle stesse multinazionali soprattutto biotecnologiche, con cui i rapporti molto stretti permettono un continuo scambio di amministratori, scienziati, manager e l’immancabile personale tecnico: quale modo migliore di permettere una diffusione capillare degli ogm anche in Europa.
Grazie a soglie di contaminazione tollerata negli alimenti e nelle sementi, mangimi ogm, coltivazioni transgeniche in campo aperto… il lavoro di diffusione è in corso già da troppo tempo.
Sulla falsa riga dell’FDA americana l’Europa si è dotata di un’organo chiamato a garantire la sicurezza di ogni nocività. Ad essere tutelato, oltre gli interessi delle multinazionali biotech-chimico-farmaceutiche, è un sistema economico, politico e sociale che si aggrappa alla nuova rivoluzione bionanotecnologica producendo sempre più disastri ambientali e sociali che stanno alla base dello sviluppo tecno-industriale, di cui le manipolazioni del vivente sono l’apice mortifero.
Non siamo per la creazione di un EFSA più sicuro, trasparente e democratico, anche volendo crearlo non potrebbe mai essere realizzato. Un organo di sicurezza come l’EFSA presuppone che regolarmente si possono creare sostanze nocive da diffondere sul pianeta mettendone a rischio la stessa sopravvivenza. Così come un impianto di smaltimento di scorie radioattive necessita sempre di impianti atomici e di un’economia di guerra.
Rifiutiamo in toto questo tecno-sistema insieme a tutte le sue manifestazioni di morte con la stessa determinazione e convinzione che queste siano destinate a missione di pace o a creare la guerra: la loro pace è già una guerra perpetua al pianeta e a tutte le sue forme di vita: già abbastanza per opporre una resistenza senza tregua.

Il 2 Marzo si terrà al tribunale di Torino la nuova udienza contro Silvia, Billy e Costa accusati del tentato sabotaggio con esplosivi a firma Earth Liberation Front ad un centro di ricerche internazionale sulle nanotecnologie in Svizzera della multinazionale IBM.
Continuare questa solidarietà significa per noi continuare ad ascoltare quell’urlo di un pianeta morente, che come scrisse un gruppo dell’ELF statunitense li aveva motivati nel loro cammino di resistenza, da non confondersi con la passività ma con l’ira bruciante durante la lotta.

Assemblea solidale

Per contatti:
info@resistenzealnanomondo.org
www.resistenzealnanomondo.

IMG-20160222-WA0003

INIZIATIVE A PISA clicca qui per il pdf

INIZIATIVA MILANO clicca qui per il pdf

A Bergamo per la settimana di agitazione, Underground Spazio Anarchico e K.A.P.
organizzano c/o Kascina Autogestita Popolare, via Ponchia 8, q.re Monterosso (Bg)
Sabato 20 Febbraio
dalle 19.00 aperitivo e presentazione della settimana
ore 20.00 cena benefit per il giornale ecologista anarchico “L’Urlo della terra”
a seguire il film documentario “Il mondo secondo Monsanto” di Monique Robin
con approfondimento sulla lotta alle tecnoscienze
Per maggiori informazioni:
www.underground.noblogs.org, www.kap0.webnode.it, www.resistenzealnanomondo.org

manifesto efsa ok

prog febbraio 2016

Perché “Resistere al nanomondo”?

Quello che sta avvenendo sul pianeta ad una velocità impressionante è una distruzione di tale proporzioni che non necessita di alcun strumento o specialista per rendersene conto. L’ecocidio in atto ha ormai raggiunto e superato quasi ovunque la soglia dell’irreversibilità: gli stessi elementi che rendono possibile la vita sul pianeta stanno scomparendo, un ecosistema più complesso nella sua integrità è diventato una rarità.
Questo sistema sta lavorando al dopo: dopo aver garantito e messo in atto un saccheggio e una distruzione senza precedenti, si appresta a far a meno della natura e quindi anche dell’uomo, per come si è inteso fino ad ora essere umano.
Ma non stiamo parlando di un salto che sta per compiersi da parte del totalitarismo tecnologico. La tecnologia, trama del nostro quotidiano e dimensione interiorizzata che plasma e modifica la stessa realtà, non fa salti, può stare nascosta per anni in qualche laboratorio di ricerca, ma assolutamente non fa salti. Ci siamo già dentro a pieno a questa singolarità, come è stato definito questo radicale cambiamento  in corso.
Dal chip sotto pelle ai droni sui quartieri a “rischio” l’avanzata del dominio tecnologico è lenta e inarrestabile: talmente lenta che neanche ce ne rendiamo conto. Ma è una finta lentezza: se  gaggets tecnologici, diventati protesi nel nostro quotidiano come i cellulari, si rinnovano in tempi sempre più corti, lo stesso avviene per le tecnologie militari e di controllo. Con un certo eufemismo, si potrebbe dire che quello non immediatamente utile al militare viene lasciato al pubblico per farlo concentrare sulla propria alienazione o per affinare intorno a se quella vasta gabbia tecnologica, di cui l’espressione più evidente è il cosiddetto “internet delle cose”: sempre connessi e sempre sotto controllo!
Il ruolo delle grosse multinazionali come sempre è chiave, quando è in corso un cambiamento di tali proporzioni e dalle così vaste implicazioni per il futuro, ma non si può ridurre tutto alle compagnie come IBM, Monsanto, Basf … per citarne solo alcune. La questione è molto più ampia e complessa, coinvolge tutto il sistema della ricerca scientifica dell’alta tecnologia e un determinismo tecnologico che ci vuole sempre più imbrigliati.

Ci sentiamo di puntare forte l’attenzione sull’interconnessione delle scienze convergenti: biotecnologia, nanotecnologia, neuroscienze, informatica. Sentiamo di dare un ruolo particolare alle nanotecnologie e al nanomondo che si sta realizzando passo dopo passo, dove le decisioni sono già state prese e partecipare al dibattito con i loro tavoli truccati non significa altro che consolidare il proprio sfruttamento in forma consensuale. In questo stato di cose anche le normali manifestazioni di consenso vengono meno o si fanno superflue, una tecnologia che si è fatta sistema muove i suoi passi a prescindere da noi. L’ingegneria genetica va di pari passo con l’ingegneria sociale, dove il vivente viene snaturato della sua stessa essenza e dove questo “uomo nuovo” deve essere il miglior custode della gabbia.
Le nanotecnologie non sono arrivate dal nulla, come dicono gli stessi estimatori il debito verso le biotecnologie è enorme, non sono altro che la loro continuazione. Per questo pensiamo sia necessario non separarle mai, mettendone in luce la comune origine e il medesimo percorso. Il terrore dei sostenitori del nanomondo è vedere ripetersi quello che è avvenuto con gli ogm, dove una visione fortemente negativa ha preso piede in tutto il mondo creando numerose resistenze.
Pensiamo sia importante trasmettere delle analisi per sviluppare un pensiero critico. Con questo sito vogliamo portare e sviluppare una critica radicale a queste tecnologie anche soffermandoci su singole questioni e aspetti. Cercando però sempre di far capire i vari passaggi e collegamenti per esprimere e trasmettere una visione più ampia. Per esempio mostrando le similitudini esistenti tra un microchip in un animale in un’impresa industriale e un chip sotto pelle ad un bambino per fare in modo che sia sempre rintracciabile; tra un micro drone per il controllo cittadino e i bombardamenti sui civili fatti dai droni in Pachistan dall’esercito americano.
Apparentemente la questione si presenta molto complessa, al di fuori della nostra comprensione, soprattutto se non ci si intende di scienza, ma non è così! L’analisi e critica che vogliamo sviluppare non porterà a capire cosa avviene sotto le lenti di un microscopio a scansione tunnel, strumento altamente specializzato capace di configurare in nanoscala e di spostare molecole. Questo non ci interessa non tanto perché all’IBM o in altre compagnie e centri di ricerca non è gradito chi curiosa nei loro affari e non ci farebbero entrare, ma perché non è trasformandosi a nostra volta in scienziati, o avendone a nostra disposizione, che si arriverà a capo di qualcosa. Sono proprio scienziati, tecnici e specialisti di ogni sorta che stanno dando un fondamentale contributo (ovviamente supportato da un sistema che legifera e soprattutto esprime le loro indicazioni) a questo tecnomondo.
La prospettiva da dove osserveremo sarà totalmente diversa: non daremo forza alla nostra voce su simili basi, ma partiremo da svelare quello che si presenta come neutrale e invece neutrale non lo è. Non c’è da girarci tanto intorno: riconoscere l’ammissibilità e validità alla nanotecnologia significa supportare la nano-guerra e il nuovo totalitarismo, perlomeno uno degli strumenti che ne diventerà il suo più prezioso alleato. La coesistenza richiamandosi a qualche metodo precauzionale è impossibile, abbiamo già visto cosa è avvenuto con gli Ogm in agricoltura o con il nucleare, con la convergenza delle tecniche la situazione non è gestibile e decisamente più grave.
Un sito ha ovviamente tutti i suoi limiti, ci auguriamo che nella sua semplicità possa stimolare ulteriori riflessioni e la realizzazione di altri strumenti, in lingua italiana analisi e critiche su certe questioni sono ancora troppo rare. Questo sito ospita testi, scritti, notizie e video che portano una critica radicale con lo scopo di contribuire a creare un pensiero critico e un’opposizione verso questo esistente.
Non è nostro fine creare uno strumento per la realizzazione di un contesto culturale chiuso in se stesso e con una falsata apertura verso l’esterno. Il nostro strumento vuole essere diretto a chiunque vuol saperne di più su certe questioni.
Consideriamo questo progetto come qualcosa in movimento, che potrà supportare o dare vita a campagne e momenti di resistenza al nanomondo.
Pensiamo che la critica deve trasformarsi in azione, per questo motivo ospitiamo e diamo ampio spazio anche a chi non accetta questo stato di cose e decide di opporsi concretamente, dando vita ad altre situazioni, mobilitazioni, azioni, che vanno ad infittire quella resistenza che ha origini lontane e ora più che mai si fa necessaria: perché il nanomondo è irreversibile.

 Chi siamo

Siamo un collettivo che da anni lavora su tematiche come l’ecologismo radicale e la critica alla società tecno-industriale. Realizzando bollettini, riviste, materiale informativo e numerose iniziative che hanno portato a mobilitazioni come quella contro l’Efsa di Parma (Ente europeo sicurezza alimentare), primo responsabile in Europa della diffusione di ogm, pesticidi e nocività di ogni tipo e adesso anche le nanotecnologie.

 

corteo

Corteo contro l’ingegneria genetica e L’EFSA (Ente di sicurezza alimentare europeo) a Parma, organizzato dalla Coalizione contro le nocività.