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SABATO 20 OTTOBRE
Dalle 17.30 Presentazione del libro
CORREVO PENSANDO AD ANNA  Una storia degli anni ’70

con l’autore Pasquale Abatangelo
a seguire dibattito e cena
Spazio di documentazione La Piralide
Via Del Galgario 11/13 Bergamo

MOBILITAZIONI CONTRO BERGAMO SCIENZA

MERCOLEDI’ 17 OTTOBRE
PRESIDIO
9.00 davanti al Bergamo Science Center
Viale Papa Giovanni XXIII, 57
MIGLIORAMENTO GENETICO PARTECIPATIVO NEL MAIS

SABATO 20 OTTOBRE
PRESIDIO
10.30 davanti al Centro Congressi Giovanni XXIII
Viale Papa Giovanni XXIII, 106
BAMBINI GENETICAMENTE MODIFICATI

Quest’anno si svolgerà la XVI edizione di BergamoScienza: un festival di 6 giorni volto all’accettazione sociale dei nuovi ritrovati in ambito tecnoscientifico. Curiosità, attrazione, divertimento e gratuità sono gli elementi su cui è strutturato con il chiaro intento di renderlo appetibile e partecipativo anche per fasce d’età più basse. Così giocare con le cellule diventa un laboratorio per le scuole, una conferenza sull’editing genetico dei bambini diventa una chiaccherata sulle straordinarie scoperte della scienza e un androide mosso dall’intelligenza artificiale diventa uno spettacolo. Scienza e tecnologie non sono neutrali in quanto prodotti di un sistema di dominio di cui riproducono i meccanismi basati su strutture di potere patriarcali, coloniali e razziste.
Ci opponiamo ad un sistema che vorrebbe smembrarci e scomporre in algoritmi, fonderci con le macchine, catalogarci in chiave eugenetica secondo razza e caratteri biologici per un controllo pervasivo dell’individuo.

MIGLIORAMENTO GENETICO PARTECIPATIVO NEL MAIS
In sintonia con lo spettacolo della scienza che Bergamo scienza ci offre anche quest’anno, la nuova trovata di un ente come il CREA (centro di ricerca cerealicoltura e colture industriali) è quella di definire le proprie pratiche genetiche come partecipative, e ovviamente anche i loro laboratori di Bergamo.
Ma a chi è diretta questa partecipazione? Ai contadini ovviamente che sono produttori di piccole “filiere alimentari corte”. A “fianco della coltivazione intensiva di ibridi di mais destinati alla zootecnia e all’industria” il CREA vuole anche i contadini “partecipativi” con progetti fatti ad hoc.
Abbiamo già ascoltato tutta questa nuova propaganda sulla partecipazione, sul biologico, sull’ecosostenibilità solo qualche mese fa al vertice G7 dell’agricoltura dove il Crea con i suoi progetti riempiva parte dello spettacolo.
A quanto pare la nuova rilettura in senso industriale di “piccolo è bello” sembra funzionare, anzi la modalità sembra che vada per la maggiore. In ormai ogni conferenza e festival di scienza si ascoltano genetisti che parlano di campi, natura, biodiversità, ma lo fanno con gli occhi dentro una provetta dove sperano un giorno di vedere il mondo nuovo che vorrebbero creare, senza più preoccuparsi se questo diventa invivibile.
Noi sappiamo che le politiche sbandierate al G7 Agricoltura e le ricerche portate avanti da enti come il Crea, che siano piccole o grandi, puntano sempre verso una visione tecno-industriale che si sposa con dosi massicce di Glifosate nei campi, ogm, zootecnia, lagher e scomparsa totale di chi con la Terra vorrebbe veramente portare avanti progetti altri con un passo leggero.
Invitiamo tutte e tutti a non cadere nella trappola della partecipazione, non saremo mai cogestori della nostra miseria e avvelenamento.
Ribadiamo il nostro :
NO OGM, NO EDITING GENETICO, NO PESTICIDI

BAMBINI GENETICAMENTE MODIFICATI
Non occorre andare lontano per capire cosa ci prospetta il futuro che vogliono questi tecno-scienziati.
È già una realtà la sperimentazione con modificazioni genetiche di embrioni umani e la storia ci insegna che dal momento in cui una tecnologia è possibile non esistono paletti etici per circoscriverla, ma solo una creazione di consenso per estenderla e universalizzarla.
Con la tecnologia di ingegneria genetica CRISPR/CAS 9 che si sta sviluppando per la modificazione di vegetali, di animali da allevamento e da laboratorio e per le terapie geniche, è possibile praticare la correzione del genoma, l’editing del genoma, creando modificazioni nella linea germinale irreversibili e trasmissibili. Dietro la porta senza andare non molto lontano appare la selezione eugenetica dell’umano, perchè non fornire dei geni migliori al figlio che nascerà?
I corpi non sono modificabili, il vivente non è modificabile! I corpi e il vivente sono indisponibili!
CONTRO L’INGEGNERIA GENETICA E LA RIPRODUZIONE ARTIFICIALE DELL’UMANO!

Spazio di documentazione La Piralide
avvelenate@anche.no

 

Foto del presidio a Milano:

SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE CON LA RESISTENZA NELLA FORESTA DI HAMBACH
PRESIDIO VENERDI’ 5 OTTOBRE
ore 7.30 presso il Consolato tedesco, via Solferino 40 Milano

Questa volta i reparti d’elite della polizia tedesca (Sek) e i mercenari di RWE hanno deciso di non fermarsi di fronte a niente pur di portare avanti l’ecocidio dell’ultima porzione di foresta rimasta.
Dei 4.100 ettari originariamente coperti di alberi, ora ne sono ri
masti solo 200. In seguito al via libera della giustizia tedesca, RWE intende raderne al suolo la metà a partire dal 1° ottobre. La scorsa settimana il governo regionale della Renania settentrionale-Vestfalia ha annunciato l’evacuazione dalla foresta degli ultimi resistenti. Una volta deciso che gli ultimi occupanti sugli alberi dovevano essere sgomberati hanno portato avanti il loro infame progetto con solerzia e determinazione anche se questo lavoro si svolgeva a decine di metri di altezza da terra, sulle cime degli alberi dove le casette degli attivisti impediscono fisicamente l’abbattimento degli alberi.
In una di queste operazioni di sgombero è caduto da 14 metri di altezza ed è morto l’attivista tedesco Steffen.M. mentre filmava un’operazione di sgombero su un’altra piattaforma.
La descrizione di quanto accaduto non può essere definito un incidente. Nel progetto di distruzione e saccheggio della foresta di Hambach la compagnia RWE e lo Stato tedesco che ne è garante e protettore hanno già messo in conto questa e altre morti che regolarmente avvengono in tutto il mondo per garantire il funzionamento di un’economia di morte che può soltanto sopravvivere e accrescersi con il saccheggio di territori e comunità umane e animali.
Ecco finalmente che il vero volto della Green Economy prende forma, il sangue dei resistenti esce proprio dal cuore del paese con più politiche verdi in Europa, sbandierate ad ogni crocicchio come salvifiche per il pianeta, ma di fatto solo utili per gli interessi dei soliti sfruttatori, un cuore fatto di carbone, portato alla luce dalle profondità della terra con tecniche tra le più distruttive e inquinanti, tra le prime responsabili di produzione di CO2 e quindi con un ruolo di primo piano nello stravolgimento climatico globale.
Quanto successo ad Hambach non può solo indignarci, ma deve scatenare la giusta rabbia nei confronti degli ecodistruttori che ovunque portano avanti il verbo della Green Economy, ricordandoci che di fronte abbiamo multinazionali, stati e compagnie che in nome del profitto e dei loro privilegi con l’accaparramento delle ultime risorse naturali sono pronti a mettere tutto nel loro tritacarne, anche la distruzione dell’intero pianeta.

Per queste ragioni saremo davanti al consolato tedesco a Milano per esprimere tutta la nostra solidarietà e vicinanza alla resistenza di Hambach, perchè sappiamo che la loro lotta è anche la nostra.

Spazio di documentazione La Piralide
avvelenate@anche.no

Foto del presidio a Milano al Summit dell’Università della Singolarità:

SINGULARITY UNIVERSITY SUMMIT ITALY
PRESIDIO 2 OTTOBRE
Dalle 7.00 alle 14.00
Milano Congressi- Via Gattamelata 5, gate 14

Non un incontro qualsiasi
La Singolarità è una metafora presa dalla fisica da Ray Kurzweil, fondatore della Sigularity University, per descrivere il processo tecnologico che arriverà a fondere l’umano con la tecnologia. Dunque, l’Università della Singolarità si pone come obiettivo quello di preparare i leader ad applicare tecnologie esponenziali per rispondere adeguatamente ai cambiamenti antropologici, sociali, ecologici che il mondo tecnologizzato richiede.
Un obiettivo che, evidentemente, porta avanti egregiamente dal momento che, dalle sue porte, escono i maggiori dirigenti e ricercatori transumanisti mondiali e che alcuni di loro confluiscono poi al MIT (Massachusetts Institute of Technology), una delle più importanti università di ricerca al mondo; nella DARPA, una agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per lo sviluppo di nuove tecnologie per uso militare; in Google; in Microsoft, solo per citarne alcune…
Sicuramente il fatto che si trovi nella Silicon Valley, su un terreno della NASA, e che abbia Google tra i suoi maggiori finanziatori, è un’ulteriore conferma di quanto l’idea di mondo che propone sia condivisa con chi crea e fa sì che vengano perpetuate le condizioni del disastro ecologico e sociale in cui ci troviamo. A questo disastro poi si vorrebbe trovare una “soluzione”, mettendoci una pezza.
Infatti attraverso l’impiego della tecnologia si pensa di poter affrontare quelle che in questo convegno chiamano “le grandi sfide dell’umanità”: ci viene assicurata la possibilità di un futuro radioso. Un futuro che, in risposta alla paura della morte e al desiderio d’immortalità, promette la cura delle malattie, l’assorbimento degli inquinanti dall’ambiente, la sconfitta della povertà e delle carestie.
Questa favolosa prospettiva va però barattata e, in cambio, si richiede la completa accettazione di questo mondo tecnologizzato.
Dichiarando di rispondere al desiderio di una vita migliore e libera dalla sofferenza e dal limite, i transumanisti stanno progettando un mondo artificiale, informatizzato, robotizzato, ingegnerizzato e nano tecnologico.
Ma non bisogna cadere in questo facile tranello: più tecnologia non ha portato e non porterà maggiore libertà e felicità ma anzi, porta all’esatto contrario. Queste tecnologie in quanto strumento di potere non possono portare ad altro che al mantenimento e all’accrescimento di quest’ultimo e a una sempre maggiore pervasività e manipolazione dei corpi. In questo mondo i corpi, gli elementi naturali, non costituiscono più un fondamento indisponibile ma divengono fruibili, manipolabili, migliorabili.

Un guro delle tecno scienze ha lanciato un avvertimento ai suoi fedeli che si potrebbe estendere agli oppositori: “Non state da parte di fronte alla Singularity, avete la possibilità di dirigere il vostro sforzo nel punto di maggior impatto, l’inizio”
Lottiamo contro questi processi e questo tecno-mondo, sentendone l’urgenza, prima che sia troppo tardi.

Spazio di documentazione La Piralide
avvelenate@anche.no

16 SETTEMBRE
CAMMINATA DI DISTURBO ALLA CACCIA

Appuntamento (puntuali) per la partenza alle 4.00 Piazzale Malpensata (BG)
a seguire PRANZO
presso Spazio di documentazione La Piralide
Via Del Galgario 11/13 Bergamo
e ASSEMBLEA “INCONTRO ANTISPECISTA”

In caso di bisogno è possibile essere ospitati la notte precedente, in tal caso scrivere alla mail per potersi organizzare: avvelenate@anche.no

Anche quest’anno riapre la stagione di caccia e noi, mossi dalla voglia di far qualcosa di concreto per rendere difficoltosa, se non impraticabile questa orrenda pratica, abbiamo deciso di organizzare una camminata nei boschi dove alcuni cacciatori si apposteranno in attesa di poter uccidere il maggior numero di uccelli possibili. Per loro la riapertura della stagione venatoria è un momento di gioia, infatti si alzeranno prima dell’alba per poter essere già in posizione al primo sorgere del sole, quindi vorremmo organizzarci in modo tale da essere lì prima ancora che sia sparato il primo colpo. Quella che in pratica è una passeggiata con fischietti ed altri oggetti rumorosi, riesce nel concreto ad impedire l’uccisione di moltissimi animali, a riprova che a volte basta poco per concretizzare un pensiero.
Spazio di documentazione La Piralide

È USCITO IL SESTO NUMERO DEL GIORNALE ECOLOGISTA RADICALE
L’URLO DELLA TERRA

In questo numero:
– Editing genetico per tutti! Chi li sta fermando?
– La metamorfosi del mondo
– L’ emancipazione fittizia: decostruzionismo, lotte e perpetuazione del potere
– La teoria del pezzo di carne. Omaggio a Palette-Palace, ai mondi che vivono e che             bruciano
– Un vento impetuoso contro il mal francese
– Critica della filosofia postmoderna e dei suoi effetti sul pensiero critico e sulla pratica   rivoluzionaria
– Liberare la droga dal proprio mito
– ITER o Fabbrica dell’assoluto. La dismisura dell’industria nucleare
– No TAP, per bloccare tutto!
– Resoconto della Campeggia femminista contro la riproduzione artificiale e il mondo che la rende necessaria

Editoriale
Lo sviluppo tecno-scientifico risignifica e costruisce la stessa realtà, mettendo in atto una trasformazione profonda e radicale dell’umano e dell’intero vivente. Attorno a noi sta avvenendo una distruzione non solo delle basi che permettono la sopravvivenza del pianeta, ma anche delle basi che permettono lo svilupparsi di un pensiero critico, stanno venendo minate le basi di una resistenza. Come sfuggire da questa morsa?
Avendo ben chiaro ciò che non lasceremo distruggere e anche ciò che non lasceremo decostruire nè dal sistema tecno-scientifico nè dal post-modernismo con i suoi finti oppositori. La natura, i corpi, il vivente non si possono decostruire. Decostruendoli si appiana la strada alla trasformazione di tutto il mondo in un laboratorio vivente.
Individuando quando le stesse logiche si infiltrano nei contesti critici mettendo in luce le sovrapposizioni con l’ideologia del transumanesimo e con l’apoteosi della tecnologia.
La resistenza è minata non solo dal sistema di potere, ma anche da queste tendenze contemporanee. Teorie che escono dalle polverose stanze accademiche dove sono nate, dove ci si può permettere di giocare con le parole e di essere gioiose per le nuove potenzialità delle tecno-scienze.
Teorie, metafore, significati che vengono recuperati da ambienti critici creandogli un potenziale in grado di scardinare quelle stesse logiche di potere da cui sono nate e di cui sono intrise.
Come pensare o ricordare qualcosa, quando, dalla memoria non ci sarà nulla di vero? Né passato, né esperienza da trarre dal passato. Il significato delle lotte passate e presenti si dissolve.
Abbiamo deciso di dedicare gran parte di questo numero del giornale al post-modernismo e alle sue tendenze decostruzioniste. Più articoli anche molto diversi tra loro, più sguardi verso questi nuovi tempi che si presentano deserti di critica.

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Specificare la causale L’Urlo della Terra

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RESOCONTO DELLA CAMPEGGIA FEMMINISTA CONTRO LA RIPRODUZIONE ARTIFICIALE  E IL SISTEMA CHE LA RENDE NECESSARIA
La campeggia che si è svolta il 22-23-24 Giugno 2018 a Cecciole di Ramiseto è la prima iniziativa femminista contro le tecnologie di riproduzione artificiale con una specificità antitecnologica, ecologista e antispecista.
Un’iniziativa molto importante che ci auguriamo arricchirà e influirà sul dibattito in corso, un dibattito che si infiamma sull’utero in affitto, ma in cui l’eterna assente è la critica alla Procreazione Medicalmente Assistita e all’ingegneria genetica.
È stata organizzata da un gruppo di donne con alle spalle percorsi politici diversi: lesbiche, femministe, anarchiche, ecologiste, antispeciste. Tutte consapevoli della posta in gioco e della portata delle tecnologie di riproduzione. 
Non è più possibile restare a guardare mentre i corpi delle donne vengono sfruttati in nome della libertà, un pò come quando ci fanno scegliere tra un impianto nucleare e un gasdotto. In ballo ci sono sempre delle ragioni, che a volte si colorano di arcobaleno e altre volte di verde, ma queste ragioni sono le ragioni della controparte. È ora di gettare le maschere e cessare di produrre ambiguità che portano solo a confusione e a pochi contenuti sloganistici. Questo primo momento di riflessione si è proposto di andare nella direzione dello sviluppo di una critica radicale e di percorso di opposizione dal basso che ciascuna delle partecipanti potrà declinare in base alle proprie specificità.
Abbiamo iniziato con Giovanna Camertoni e un salto nel passato per conoscere il prezioso contributo di conoscenza e resistenza sviluppato dal femminismo “che va alle radici”, all’esordio di queste tecnologie con l’esperienza della rete femminista internazionale radicale FINNRAGE, continuando la sera con un video sulle Rote Zora, rete di gruppi di femministe e lesbiche attiva dagli anni ‘70 agli anni ‘90 in Germania, contro l’ingegneria genetica e le tecnologie riproduttive.
Laura Corradi ha portato uno sguardo sulle conseguenze sulla salute della donna e delle bambine/i delle tecnologie riproduttive rompendo la visione che ci considera macchine e corpi scomponibili, interconnettendo la salute ad una dimensione globale.
Insieme a Marie-Jo Bonnet si è riflettuto sulla maternità simbolica quale alternativa femminista di fronte alle tecnologie della procreazione che, presentate come un progresso inevitabile, aprono la porta ad un enorme potere sulla maternità. Ci siamo poste alcune domande su cosa significa, dopo le conquiste del femminismo, questo ritorno in forza dell’ideologia della maternità, più particolarmente presso le lesbiche e se la dimensione emancipatrice del femminismo non rischia di sparire dietro queste tecnologie. Si è individuata la PMA come il punto debole della critica femminista alla riproduzione assistita in quanto molte femministe che si oppongono alla GPA credono che la PMA non presenti gli stessi pericoli e che sia possibile aprirla alle coppie lesbiche e alle donne single, senza mettere in pericolo le conquiste del femminismo.
Insieme a Silvia Guerini si è posta l’attenzione alle conseguenze della scissione e della frammentazione del processo del concepimento, del percepire i corpi scomponibili, dei processi tecnologici che manipolano il vivente, dell’intrinseca eugenetica e dell’ideologia transumanista nelle tecnologie di riproduzione.
Cristiana Pivetti partendo dalla zootecnia, la scienza volta a perfezionare le caratteristiche degli altri animali per adeguare i loro corpi sempre di più alle esigenze dell’attuale sistema di produzione di massa, è arrivata alle tecnologie per la riproduzione umana. Entrambe, parti di un unico sfruttamento, fanno emergere la necessità di un inscindibile percorso che leghi la liberazione umana e degli altri animali.
Infine tre interventi per ritornare a mettere al centro il corpo.
Daniela Pellegrini ha posto una critica del processo tecnologico partendo dalla teoria del “relativo plurale”: un rispetto verso la materia vivente ed esistente in grado di sostituire la manipolazione con l’osservazione, la presa di contatto, l’ascolto e l’apprendimento. Per uscire dal paradigma maschio-centrico dell’attuale contesto predatorio che non ha limite al possesso e allo sfruttamento.
Luisa Vicinelli con l’ “ecofemminismo” matriarcale si è soffermata sugli studi matriarcali moderni e la loro definizione del matriarcato, mettendo in luce la sacralità della natura e la simbiosi con il territorio nelle società matriarcali, la concezione della medicina e, in senso lato, della scienza nella figura della sciamana.
Si è letto un contributo di Angela Giuffrida sulla reificazione del corpo nel sistema di pensiero dominante, la sua assimilazione alla macchina ed inevitabile sbocco nella tecnocrazia. Sull’interiorizzazione forzosa di tale sistema da parte delle donne che si traduce talora in aperto sostegno alla propria oppressione. Per una centralità del corpo pensante femminile e le concrete possibilità di uscire dal mortifero disegno esistenziale maschile.
Nell’assemblea finale si è sottolineata l’importanza di guardare a come queste tecnologie investono in primis i corpi femminili che diventano veri e propri laboratori viventi per l’attuazione di trasformazioni dell’intera umanità e dell’intero vivente e si è posto l’esempio che si può trarre dalle lotte dei contesti ecologisti radicali per realizzare percorsi di opposizione alle tecnologie di riproduzione e all’idea di mondo che portano.
Le organizzatrici della Campeggia

MODIFICA NEL PROGRAMMA
qui il programma corretto scaricabile: programma campeggia

NO PET di Davide Maiocchi

NoPet è un docu-film incentrato sulla questione “randagi”. Per mezzo di uno stile ironico ed evocativo realizza un approfondimento del tema, sullo scorrere di immagini di vita di cani, cagne, donne, uomini e altri animali.
Considerare la presenza dei cani liberi sul territorio alla stregua di una vera e propria piaga sociale ha portato alla messa in atto di una lotta ai randagi. Seguendo lo schema d’intervento dettato dalle istituzioni, gli stessi “amanti dei cani” inscenano una repressione sistematica a danno della specie che più da vicino si è coevoluta con l’umanità: ogni cane deve essere accalappiato, sterilizzato e confinato ad un’esistenza nei box del canile o nelle gabbie dorate delle nostre proprietà abitative, perdendo la possibilità di creare e confrontarsi all’interno delle proprie comunità.
La massiccia azione protezionista, nel porsi unitamente contro il fenomeno del randagismo praticando la “caccia al randagio”, ha stretto un paradossale sodalizio con coloro che intendono ripulire le strade da ogni categoria d’indesiderati, decretando il trionfo del possesso individuale ed una conseguente rimozione pubblica collettiva.
La tendenza massificata al controllo delle vite dei cani (dalle nascite selezionate negli allevamenti, alle “dolci” morti indotte nelle cliniche veterinarie specializzate) fa registrare un implemento del loro status -qualora risultino di proprietà- che si lega a doppio filo alla crescita degli interessi della fiorente industria del “pet”.
Il risultato è che i cani -così come le altre specie animali rese “domestiche” – vedono ridursi progressivamente gli spazi fisici e mentali dati dalle possibilità dell’autonomia, per diventare oggetti del controverso sentimento umano.

AFSHIN KAVEH
FARE DI TUTTA L’ERBA UN FASCIO
LA SPETTACOLARIZZAZIONE DELLA DROGA

Istituzioni, giornalisti, professori, medici, psichiatri, recuperatori, tecnici, esperti, analisti, proibizionisti, legalizzatori, opinionisti. Ogni personalità spende sulla droga mille parole semplicistiche e mille ipocrisie, coricandosi sul mito del drogato. Le voci si incrociano. Le penne si scontrano. Legalizzare, depenalizzare, liberalizzare, proibire. È la battaglia delle tifoserie, il cui interesse è tenere la droga all’interno dei rapporti di produzione capitalistici. Facendo abilmente di tutta l’erba un fascio ci si dimentica che, prima di tutto si dovrebbe liberare la droga stessa dalla sua rappresentazione all’interno dell’immaginario creato dalla società delle dipendenze, degli spettacoli e dei consumi. Disintossicarsi, certo, ma dalle logiche neomoderne di una data sovrastruttura sociale e politica che continua a fare della droga non solo la merce col più alto tasso di plusvalore in assoluto, ma anche una delle merci col più alto contenuto di ideologie, immagini e spettacoli. Una divinità coercitiva, annichilente e assuefacente, non per la sostanza di cui è fatta, essenzialmente di futile qualità e misero valore, ma piuttosto per la spettacolarizzazione di ciò che riveste e rappresenta: un rapporto funzionale nel ruolo autoritario del dominio politico e del controllo sociale. Questo saggio, di impronta situazionista, propone una chiave di lettura che, in prospettiva, possa destituire, decostruire, demistificare, demitizzare e svestire la droga dalla rappresentazione datale all’interno dei gangli vitali del capitale. La droga è sempre esistita, intessuta con la storia dell’umanità e della sua spiritualità, ma da quando ha preso posto sopra al palco dello spettacolo?

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Da L’Altro Martedì di Eleonora Dell’Ovo 
Per riflettere sulla riproduzione artificiale, sulle strategie politiche delle tecnoscienze e sulle alternativi possibili per ripensare il nostro rapporto alla vita. Giovanna presenterà la tre giorni della campeggia femminista contro la riproduzione artificiale.
Ascolta l’intervista su: http://www.radiopopolare.it/trasmissione/laltro-martedi/

INIZIATIVA in occasione del Bergamo Pride

In occasione del Bergamo Pride svoltosi il 19 Maggio in città, abbiamo voluto portare una voce contro la mercificazione dei corpi, la vendita di ovuli, l’utero in affitto e la procreazione medicalmente assistita per affermare con forza che i corpi sono indisponibili.
Ben consapevoli delle posizioni della sinistra bergamasca e di NUDM su GPA, e non solo, crediamo sia importante rompere questo silenzio assordante.
Lo smembramento clinico della donna, l’espropriazione e la mutilazione della dimensione procreativa sono per noi tasselli sostanziali contro cui lottare in un’ottica di liberazione totale. Siamo nemiche di un sistema che ci vorrebbe catalogare secondo razza, cultura, caratteri biologici e svendere al miglior offerente.

Le Angiosperme Anarchiche
per contatti: www.resistenzealnanomondo.org

Angiosperme – dal greco “seme protetto” – sono piante terrestri o acquatiche caratterizzate dall’avere gli ovuli racchiusi nell’ovario, costituito da foglie fertili arrotolate.
Noi, Donne, lottiamo contro lo smembramento della donna, la mercificazione dei corpi e della dimensione procreativa che questo sistema vorrebbe corrompere e svendere al miglior offerente.

SABATO 19 MAGGIO
INAUGURAZIONE SPAZIO DI DOCUMENTAZIONE LA PIRALIDE
Via  Del Galgario, 11-13 Bergamo

Ore 17.30 presentazione dell’opuscolo Dietro le quinte – Appunti sulla guerra e lo sviluppo tecno-scientifico
a seguire cena e concerto acustico con Re cane e suo marito -folk punk da Ferrara

scarica qui la presentazione de La Piralide la-piralide-presentazione

II Incontro anarchico contro il sistema tecno-industriale e il suo mondo

CAMPEGGIA FEMMINISTA CONTRO LA RIPRODUZIONE ARTIFICIALE E IL SISTEMA CHE LA RENDE NECESSARIA
Cecciola di Ramiseto (RE) – 22-23-24 giugno 2018

Un campeggio di sole donne in cui sviluppare analisi, condividere riflessioni e mettere in campo azioni sul tema della riproduzione artificiale e dell’ingegneria genetica ripercorrendo le analisi e le esperienze sviluppate in ambito femminista e privilegiando un approccio di tipo intersezionale.
La riproduzione artificiale e l’ingegneria genetica presuppongono il coinvolgimento primario dei corpi femminili: in quanto donne e lesbiche vogliamo riflettere e prendere parola su queste pratiche che ci trasformano e che contengono la potenzialità di trasformare tutto il vivente attorno a noi.
Inquadreremo la riproduzione artificiale degli esseri umani all’interno del processo più ampio di assoggettamento, reificazione, mercificazione, manipolazione, ingegnerizzazione del vivente da parte del sistema tecno-scientifico.
I contenuti dei dibattiti spazieranno dall’analisi critica al confronto sulle riflessioni/azioni intraprese dal femminismo a livello internazionale e ci interrogheremo sui possibili percorsi di lotta.
Chi siamo
Siamo un gruppo di donne con alle spalle percorsi politici diversi: tra noi ci sono lesbiche, femministe, anarchiche, ecologiste, antispeciste. Ci accomuna la volontà di andare alla radice dei meccanismi di sfruttamento e oppressione e di usare gli strumenti dell’analisi e della pratica femminista per interpretare temi quali la riproduzione artificiale e l’ingegneria genetica e il sistema che le rende necessarie.

PROGRAMMA:
VENERDI’ 22 GIUGNO
Mattina: arrivo e sistemazione
13.00 Pranzo
15.00 Presentazione delle giornate
15.30 Giovanna Camertoni
La CRITICA FEMMINISTA ALLE TECNOLOGIE RIPRODUTTIVE E ALL’INGEGNERIA GENETICA: un inquadramento storico delle esperienze a livello internazionale 
Credo che il sessismo sia l’oppressione di fondo, quella che – fino a quando non la sradicheremo – continuerà a creare i rami del razzismo, dell’odio di classe, dell’età, della competizione, del disastro ecologico e dello sfruttamento economico. Con queste parole Robin Morgan, femminista, descriveva il significato da lei attribuito al femminismo radicale. Useremo queste parole come guida per ripercorrere il senso e l’esperienza della rete femminista internazionale radicale FINNRAGE contro la riproduzione artificiale e l’ingegneria genetica (Feminist International Network of Resistance to Reproductive and Genetic Engineering). Un salto nel passato per conoscere il prezioso contributo di conoscenza e resistenza sviluppato dal femminismo “che va alle radici”all’esordio di queste tecnologie.
17.30 Laura Corradi  
RISCHI PER LA SALUTE DELLE FORNITRICI DI OVOCITI, MADRI SURROGANTI E NASCITURE/I NELLE TECNOLOGIE RIPRODUTTIVE
19.30 Cena
21.00 IL CONTRIBUTO DELLE “LE ROTE ZORA” CONTRO L’INGEGNERIA GENETICA E LE TECNOLOGIE RIPRODUTTIVE: rete di gruppi di femministe e lesbiche attiva dagli anni ’70 agli anni ’90 in Germania.
SABATO 23 GIUGNO
8.00 colazione
9.00  Marie Jo Bonnet
LE ALTERNATIVE FEMMINISTE DI FRONTE ALLE TECNOLOGIE DELLA PROCREAZIONE.
QUALI ALTERNATIVE ETICHE ALLA RIPRODUZIONE ARTIFICIALE?
Presentate come un progresso inevitabile, le nuove tecniche di procreazione aprono la porta ad un enorme potere delle tecnologie sulla maternità.
Siamo obbligate, in quanto donne, a fare figli per esistere?
Cosa significa, dopo le conquiste del femminismo, questo ritorno in forza dell’ideologia della maternità, più particolarmente presso le lesbiche?
Un’ideologia che promuove la PMA e la GPA e con esse un mercato della procreazione che si scontra con i fondamenti antropologici della filiazione.
Ai nostri giorni Siamo confrontate ad un’irruzione tecnologica che si dispiega come una macchina infernale, sempre meno controllabile e controllata.
Che scelte abbiamo per resistere?
La dimensione emancipatrice del femminismo non rischia di sparire dietro queste tecnologie che sembrano uccidere la dimensione simbolica della Vita?
Vedremo come la maternità simbolica possa costituire un’alternativa per ripensare il nostro rapporto alla vita.
11.00  Silvia Guerini
LE TECNOLOGIE DI RIPRODUZIONE ALL’INTERNO DEL PARADIGMA DEL SISTEMA TECNOSCIENTIFICO
Le tecnologie di riproduzione scindono il processo del concepimento e della gravidanza, isolano le funzioni rendendole separabili. La fecondazione in vitro permette fuori dal corpo la realizzazione di una parte di quel processo continuo che è stato frammentato. La dimensione della procreazione raggiunge così il massimo grado di assoggettamento, espropriazione e risignificazione. 
Nella progettazione della “bambina su misura” con forza emerge l’eugenetica e la selezione dell’umano verso l’uomo potenziato del transumanesimo. La posta in gioco non è solo il significato stesso di essere umano e dell’intero vivente, ma il suo totale controllo.
13.00 Pranzo
15.00  Cristiana Pivetti
DALL’ADDOMESTICAMENTO ALLA MANIPOLAZIONE E RIPRODUZIONE DEI CORPI ANIMALI

Zootecnia, la scienza volta a perfezionare le caratteristiche animali per adeguarli sempre di più alle esigenze dell’attuale sistema di produzione di massa, e che ora presta le sue tecnologie alla riproduzione umana, facendo di entrambe un unico sfruttamento.
17.00  LA MATERIA DONNA: PARADIGMI DI PENSIERO FEMMINILE DIVERSO MA NON PERVERSO
Daniela Pellegrini – La saggezza della materia frattale.
Critica del processo tecnologico partendo dalla teoria del “relativo plurale”: una nuova metodologia di indagine scientifica, quella del rispetto verso la materia vivente ed esistente e le sue sperimentazioni e dei suoi risultati, in grado di sostituire la manipolazione con l’osservazione, la presa di contatto, l’ascolto e l’apprendimento delle sue messe in atto. Per uscire dal paradigma maschio-centrico dell’attuale contesto predatorio che non ha limite al possesso e allo sfruttamento. Tracce di “ cosmofemminismo”.
Luisa Vicinelli – L’ “ecofemminismo” matriarcale. 
Due parole per aggiornare sugli Studi Matriarcali moderni e la loro definizione del matriarcato. La sacralità della natura e la simbiosi con il territorio nelle società matriarcali, i riti di purificazione per la caccia, la concezione della medicina e in senso lato della scienza nella figura della sciamana e del trickster. Collegamento-presentazione del pensiero di Pellegrini e Giuffrida. 
Angela Giuffrida – Le donne e la metafora del corpo come cosa. 
Reificazione del corpo nel sistema di pensiero dominante, sua assimilazione alla macchina e inevitabile sbocco nella tecnocrazia. Interiorizzazione forzosa di tale sistema da parte delle donne che si traduce talora in aperto sostegno alla propria oppressione. Il corpo pensante femminile e le concrete possibilità di uscire dal mortifero disegno esistenziale maschile.
20.00 cena
21.30 Documentario e dibattito: “Un mondo senza umani?” di Philippe Borrel
Produzione francese del 2012, tradotto in italiano. 
Un ampio spaccato su dove sta portando la convergenza delle scienze in una società dalle macchine onnipresenti: interviste a filosofi, a critici e soprattutto ai maggiori fautori e sostenitori di queste tecno scienze. Non si parla di un ipotetico futuro da “migliorare” e manipolare ma di un presente dove questo è già una realtà.
Let’s dance!
DOMENICA 24 GIUGNO
8.00 colazione
9.00  ANALISI CHE DIVENTANO PRATICHE E PERCORSI: assemblea finale
13.00 Pranzo
Saluti
L’iniziativa è totalmente autofinanziata.
Il costo per la partecipazione all’intero campeggio per chi intende dormire nella struttura con letti a castello e tutti i pasti inclusi(colazione, pranzo e cena) dal venerdì alla domenica prevede il versamento di un contributo minimo di 100 euro a persona che va versato entro il 1 giugno
le coordinate su cui versare il contributo per il campeggio verranno fornite al momento della iscrizione.
Per chi non dorme nella struttura, il contributo minimo per ciascun pasto è di 10 euro a persona, colazione ad offerta. Tutti i pasti sono pensati senza sfruttamento animale e senza veleni.
Termine per iscrizione e versamento quota: 1 giugno 2018

La struttura offre camerate con letti a castello (portare lenzuola proprie o sacco a pelo). Per ogni letto c’è una trapunta e un cuscino messi a disposizione della struttura. Le tende possono essere messe nei pressi della struttura.
I dibattiti si terranno in una sala a pochi passi dalla struttura in cui si dorme, in caso di bel tempo all’aperto.
I pasti si terranno all’aperto in caso di bel tempo, in sala limitrofa in caso di mal tempo
Per questioni organizzative relative al rifornimento delle materie prime per i pasti e per garantire sufficienti posti letto in struttura chiediamo di dare conferma della propria partecipazione entro il 1 giugno 2018 scrivendo una mail a questo indirizzocampeggiafemminista2018@gmail.com e versando – sempre entro il 1 giugno – la quota minima di 100 euro a persona su conto corrente.
Cecciola di Ramiseto è un borgo dell’Appennino Tosco Emiliano a781 m. di altitudine. Si raccomanda abbigliamento adatto per il clima di montagna. Cecciola si raggiunge da Modena e Reggio Emilia in circa 1 ora, 1h e mezzo di auto. Un’ora e mezza di auto da Parma e La Spezia.
I mezzi pubblici che servono la località di Cecciola sono poco frequenti soprattutto dopo il 7 giugno a conclusione della scuola.
Considerata la scarsità della copertura da parte dei servizi pubblici, se c’è bisogno di un passaggio sia per l’andata che per il ritorno da Reggio Emilia o da altre città italiane – così come se vi è la disponibilità a dare dei passaggi in auto da qualsiasi città – comunicatelo via mail che incrociamo le diverse disponibilità/necessità affinché tutte le interessate possano partecipare
Informiamo chi avesse dei cani che nel borgo di cecciola i cani del paese girano liberamente
Per confermare la propria presenza, ricevere informazioni scrivere a: campeggiafemminista2018@gmail.com
nella mail indicare anche eventuali necessità alimentari (allergie)
https://www.facebook.com/Campeggia-femminista-contro-la-riproduzione-artificiale-210314686441616/
“Quando una cultura sviluppa la sua tecnologia, quella tecnologia agisce a sua volta per rafforzare la cultura che l’ha generata”
Barbara Katz Rothman
“Non intendiamo attingere alla argomentazione della discriminazione eteronormata nei confronti delle lesbiche per rivendicare l’accesso a queste tecnologie.Non esiste alcuna nicchia che consenta un utilizzo lesbico e femminista delle tecnologie riproduttive e dell’ingegneria genetica; ogni utilizzo infatti legittima il disprezzo nei confronti delle donne e il razzismo e rinforza la dipendenza dagli uomini e dalle istituzioni maschili-patriarcali”
Ulrike Janz/ Rita Krcnauer
“Nel tentativo di porre fine alla propria alienazione, gli uomini hanno reso l’alienazione procreativa una realtà per le donne, separando le donne dal loro utero, dagli ovuli e dagli embrioni – dal loro stesso corpo fisico e dal loro senso di continuità procreativa. Hanno trasformato i bambini in prodotti tramite il nesso tra commercio, scienza e medicina, hanno definito “terapia” la sperimentazione sulle donne e sulla società umana mimetizzando l’intenzione di mappare e controllare la genetica umana con la retorica di “aiutare gli infertili”. In questo processo le donne sono diventate la materia prima sperimentale del desiderio maschile di controllo della creazione della vita; i laboratori viventi del patriarcato.”
Robyn Rowland
“La tecnologia riproduttiva e l’ingegneria genetica del ventesimo secolo hanno iniziato a frammentare la vita in modi nuovi e senza precedenti. Tutte le forme di vita sono percepite come macchine che possono essere spogliate dei loro elementi costitutivi e ricomposte a piacimento – un’ideologia perfettamente illustrata dalla decifrazione del genoma umano. La combinazione di parti di corpi femminili diversi per creare la speranza di un bambino in provetta – “da una gli ovociti dall’altra l’utero” – esemplifica la visione strumentale della vita che è l’esatto opposto della potente richiesta del Movimento di liberazione delle donne negli anni ’70 nei confronti delle donne a essere intere, “I nostri corpi, noi stesse”
Renate Klein
“L’ingegneria genetica e riproduttiva sono un prodotto dello sviluppo della scienza che è iniziato guardando il mondo intero come una macchina. Proprio come una macchina può essere scomposta nei suoi componenti, analizzata e rimessa a posto, gli esseri viventi sono visti come costituiti da componenti che possono essere percepiti isolatamente anziché nel loro insieme. Aspetti della natura che non possono essere misurati o quantificati sono considerati privi di valore e quindi trascurati. Nella loro ignoranza o disprezzo delle complesse interrelazioni nella vita, gli scienziati collaborano con l’industria e il grande capitale credendo di aver finalmente acquisito il potere di creare e ricostruire piante, animali, altre forme di vita e, forse presto, anche esseri umani.”
Dichiarazione di Comilla, Bangladesh
Citazioni di femministe che all’esordio delle tecnologie riproduttive e dell’ingegneria genetica hanno elaborato un pensiero di opposizione (anni 80)

VENERDI’
15.00 PRESIDIO in Piazza Trento-Trieste a Ferrara
16.30 Partenza CORTEO CONTRO LA VIVISEZIONE
19.00 Fine corteo partenza per “La Casona” di Ponticelli di Malalbergo dove inizierà il
XIV INCONTRO DI LIBERAZIONE ANIMALE E DELLA TERRA
20.00 cena
21.00 SENZA TITOLO
Vogliamo aprire questo nuovo incontro con un momento di discussione aperto che non indirizzi immediatamente il corso delle nostre riflessioni e discussioni. Il tema sarà lo stesso motivo che ci porta qui ogni anno: la liberazione animale e della Terra. Non dare un titolo o un’indicazione precisa non significa andare a ruota libera su tutto e su niente. Questo momento vuole riprendere e intrecciarsi con quelle che sono state e sono le maggiori riflessioni uscite nell’ultimo anno all’interno dei contesti per la liberazione animale e della Terra, in particolare faremo riferimento all’assemblea antispecista che ha raccolto e maturato esperienze molto diverse tra loro come storia e portata. Partiremo proprio da queste diversità, ma all’interno di una comune tensione, per andare verso la costruzione di nuove progettualità, dove la lotta reale e concreta torni ad essere la protagonista.
SABATO
8.00 colazione
9.00-11.00 L’AMMINISTRAZIONE DEL DISASTRO
Le nuove tecnologie sono gli strumenti in mano al sistema tecno-scientifico per poter mantenersi. Attraverso di esse il potere affina i propri strumenti per penetrare sempre più i viventi e la natura, rendendosi così indispensabile e incontestabile. È attraverso le nuove tecnologie che il sistema trova nuova linfa, traendola proprio dagli effetti collaterali e irreversibili da esso stesso creati.
Propongo una riflessione sulla risposta del sistema all’estinzione di nuove specie animali. Una risposta che necessariamente rinforza e alimenta le esigenze di manipolazione e controllo dei viventi.
11.00- 13.00 LOTTE INDIGENE: La biodiversità culturale resiste contro il totalitarismo del progresso tecnico
Riflessione su alcune mobilitazioni e resistenze passate e presenti nel Sud e nel Nord del mondo. Cosa lega i nativi che si ribellano all’avvelenamento chimico, le comunità Mapuche che combattono contro la Benetton, i militanti Chipko che proteggono le foreste in India, il popolo Ogoni che combatte la Shell in Nigeria e innumerevoli altri nativi che si battono contro i biocarburanti, la deforestazione, l’agricoltura intensiva, gli assassini degli attivisti e per la sopravvivenza delle proprie comunità e cosa lega tutto questo alle lotte antisistema che portiamo avanti qui da noi?
13.00 pranzo
14.30- 17.00 NUMERI E CORPI: SCIENZA, CAPITALISMO E DOMINIO
Scienza e capitalismo, dalla loro nascita a oggi, hanno sempre più acuito il dominio sul vivente. Due dei motivi del loro “successo” sono il concepire ogni limite come un ostacolo da superare e l’usare un linguaggio formale che permette di tradurre le singolarità spigolose dei corpi nella fredda piattezza di calcoli e algoritmi. Ma i corpi sono traducibili in algoritmi o costituiscono un argine al loro avanzare?
17.00- 19.30 CORPI ANIMALI E DISPOSITIVI DI POTERE
Interconnessione tra questione animale e femminismo

Un’analisi che parte dai dispositivi di oggettivizzazione, distacco, smembramento, risignificazione che si iscrivono nei corpi degli altri animali e nei corpi delle donne, per arrivare alla decostruzione e alla cancellazione della materialità dei corpi e della donna.
19.30 cena
21.00 COME È STATO POSSIBILE?
Quante volte il pensiero dell’azione di liberazione si è fermato prima di concretizzarsi su ostacoli piccoli, grandi o semplicemente inesistenti? Quando questi ostacoli erano effettivamente presenti come è stato possibile farvi fronte? Utilizzando materiale video e documenti d’archivio e anche testimonianze di attivisti con trascorsi di azione diretta per la liberazione animale, cercheremo di tracciare un filo che non si limiterà a interrogarsi sui tanti perché, ma che si soffermerà sul come è stato possibile indagando le difficoltà incontrate nel corso dell’agire, dalla parte preparatoria al momento concreto dell’azione, dagli aspetti più semplici a quelli più complessi.
DOMENICA
8.00 colazione
9.30-14.00 Cosa bolle in pentola:
NO AL GASDOTTO TAP, PER BLOCCARE TUTTO.
Dai combustibili fossili alle energie rinnovabili, tutto viene sfruttato. Le fonti energetiche si moltiplicano al fine di produrre merci, continuare a fare le guerre, sostenere l’ordine sociale.
Imponendo alle persone la gestione poliziesca della loro esistenza e la devastazione ambientale dei luoghi in cui vivono.
Da tutto questo si è partiti per contrastare la costruzione del gasdotto Tap (che dovrà trasportare metano per migliaia di km, dall’Azerbaijan fino alla Puglia in Italia), nel tentativo di incrociare una lotta contro una nocività specifica col blocco di questo mondo, nell’aspirazione di aprire orizzonti più ampi, al di fuori della politica e contro ogni logica istituzionale e quantitativa.
A cura di alcuni nemici di Tap.
14.00 pranzo

Scopo di questo incontro è il desiderio di fermarci a riflettere sulle basi teoriche e sulle prassi di liberazione dei viventi e della Terra, ponendole in relazione con quanto sviluppato da altri movimenti di critica sociale.
In particolare discuteremo di nuove prospettive e progettualità confrontandoci con l’assemblea antispecista, della risposta del sistema all’estinzione di nuove specie animali, di lotte e resistenze indigene, di scienza, capitalismo e dominio, di corpi animali e dispositivi di potere creando un’interconnessione con il femminismo e sul come è stato possibile realizzare azioni di liberazione animale. Ci sarà un momento dedicato a “Cosa bolle in pentola” dove torneremo a parlare di lotta al TAP e ovviamente lo spazio resterà aperto ai nuovi progetti che si faranno avanti.

PER TUTTA LA 3 GIORNI:
CAMPEGGIO LIBERO
CIBO SENZA SFRUTTAMENTO ANIMALE E SENZA VELENI A SOTTOSCRIZIONE
DISTRIBUZIONI DI MATERIALE INFORMATIVO (porta la tua distro)
MOSTRE

Come arrivare e altre informazioni le trovi su: www.incontroliberazioneanimale.net
Info line: 370 36624234 (sarà attiva da quindici giorni prima dell’Incontro)
qui programma scaricabile: programma incontro 2018

Foto dell’iniziativa a Bergamo del 25 Novembre:

Volantino diffuso durante l’iniziativa a Bergamo del 25 Novembre:

I CORPI SONO INDISPONIBILI
CONTRO L’UTERO IN AFFITTO, LA PMA E IL SISTEMA TECNO-SCIENTIFICO

25 NOVEMBRE
PRESIDIO con mostra e banchetti informativi 15.00 – 19.00

Piazza Matteotti  – Vedovella BERGAMO
(In caso di pioggia potremmo finire prima e saremo sotto ai portici dietro alla Vedovella)
Per partecipare al DIBATTITO (senza cena) l’appuntamento è alle 20.30 (puntuali) in Piazzetta S.Spirito (incrocio con Via Pignolo – Bergamo) per spostarsi a piedi

Assemblea ecologista Le Ortiche

20 Novembre Contestazione a Bergamo all’inaugurazione dell’anno accademico:

Camminata anti-caccia
Ritrovo per spostarsi insieme sui sentieri è alle ore 6.00 – Piazzale della Malpensata di Bergamo. È possibile, in caso di bisogno, essere ospitati la notte precedente.
Una camminata di disturbo rumoroso della caccia sul territorio di Bergamo, tristemente noto per la concentrazione di caselli di caccia, e per la diffusione delle pratiche venatorie.
Assemblea organizzativa XIV Incontro per la Liberazione Animale e della Terra
Ore 13.00 Via Ponchia 8 – Quartiere Monterosso – Bergamo
Come ogni anno, si terrà a Bergamo la prima assemblea del percorso organizzativo dell’Incontro per la Liberazione Animale e della Terra, aperta a tutte e tutti coloro che condividono una critica radicale al sistema di sfruttamento della Terra e di tutti gli animali umani e non.
Queste assemblee di preparazione, al pari dell’incontro annuale, si propongono come momenti di confronto e approfondimento, necessari per conoscersi tra di noi e per scardinare le logiche speciste ed antropocentriche che ci circondano, e che sono le colonne portanti di questo mondo ad ingranaggi che macinano ogni forma di esistenza selvatica .
Per informazioni: info@incontrodiliberazioneanimale.net

Volantino distribuito a Bergamo al concentramento del corteo contro il G7

PRESIDIO A UNA CONFERENZA DI BERGAMO SCIENZA:
“IL CIBO DEL FUTURO”

Domenica 8 OTTOBRE 15.30 – 20.00 con mostra, interventi e banchetti informativi
Piazza Matteotti – Vedovella Bergamo

VERSO IL LABORATORIO MONDO
serata di discussione su
GESTAZIONE PER ALTRI/UTERO IN AFFITTO E SULLE TECNOLOGIE DI RIPRODUZIONE
Presentazione libro “Fare un figlio per altri è giusto (falso!)” 
Edizioni Laterza, 2017 
con la partecipazione dell’autrice Daniela Danna 
Introducono Giovanna Camertoni e Silvia Guerini
a seguire dibattito 
Mercoledì 13 settembre, ore 20,30 
circolo Cabana 
via Campagnole 22 ­ Rovereto

 

Mercoledì 20 Settembre
Dalle 19.30 cena, proiezione di “Natura Morta” e presentazione delle iniziative di contrasto al G7 Agricoltura e a ogni nocività con l’assemblea ecologista Le Ortiche
BOCCACCIO – Monza

È USCITO IL QUINTO NUMERO DEL GIORNALE ECOLOGISTA RADICALE            L’URLO DELLA TERRA

In questo numero:

  • Monsanto-Bayer matrimonio criminale
  • Ecologismo e transumanismo connessioni contro natura
  • Dove trans-xeno-femminismo, queer e antispecismo incontrano la tecnoscienza
    Il cyborg: una metafora che si incarna, un dispositivo di potere e la fine di ogni liberazione
  • Vaccini: armi di distruzione di massa
  • G7 agricoltura: affari, controllo e dominio
  • Come sbancarsi la vita la fondazione Mach in Trentino
  • Non una semplice isola
  • Loro hanno paura di noi perchè noi non abbiamo paura di loro
  • La riproduzione artificiale dell’umano di Alexis Escudero – Ortica edizioni, 2016
  • Salti nella notte…
  • Disarticolare il mondo dell’autorità

EDITORIALE:
In tanti anni che lavoriamo su questioni come l’ecologismo, le nocività e la tecnologia, abbiamo sempre pensato che il punto di partenza, preliminare ad ogni percorso di lotta, fosse quello di chiarire, tra le varie posizioni critiche, chi questo sistema di sfruttamento lo vuole combattere e chi invece lo rafforza alimentandolo, costruendogli possibili scappatoie.
Parlando di nocività, per esempio, il lavoro svolto da gran parte dell’ambientalismo e da certo ecologismo è il caso sicuramente più emblematico e significativo su come il sistema non solo abbia recuperato delle istanze, ma su come sia riuscito a intervenire e trasformare la realtà in nome di queste. Negli anni si è aggiunto anche l’animalismo e gran parte dell’antipecismo.
Abbiamo però dato per scontato che certi ambienti più sensibili con idee radicali verso le trasformazioni di questo mondo fossero perlomeno più fermi nel considerare e riconoscere certi processi come manifestazioni del potere. La scienza può forse essere considerata neutrale in questi tempi? Eppure in tante/i hanno posto dei seri dubbi sulla non neutralità.
In vari mesi di presentazioni del giornale, ma anche dei nostri progetti legati alla critica delle tecno-scienze, non avremmo pensato di uscirne così sconfortate/i. Sconforto perchè è come se tutto un lavoro passato non fosse stato compreso fino in fondo. Ci siamo interrogate/i sul perchè di una simile situazione. Forse è per il modo con cui è stata criticata la tecnologia e un certo progresso in certi contesti senza andare a fondo nel problema, pensiamo al nucleare: basta soffermarsi solo sull’aspetto radioattivo delle scorie o su come questa tecnologia sia calata dall’alto? Per il primo aspetto potranno propinarci una “soluzione” per lo stoccaggio delle scorie e per il secondo aspetto potranno far diventare il nucleare una “partecipazione”: non potendone uscire bisogna imparare a conviverci e a cogestirlo insieme alle compagnie energetiche… Aspetti parziali che non tengono conto della complessità di una nocività radioattiva, sociale, ecologica…
La critica alla tecnologia fatta solo ed esclusivamente perchè questa è una manifestazione del potere, se può in un primo momento sembrare positiva, ha dei limiti perchè di fatto ha portato a un allentamento del pensiero, a tanti slogan e luoghi comuni acritici.
Nel confronto, spesso anche scontro acceso, tra le varie posizioni, pensavamo di trovare convinte/i tecnofile/i solo tra i soliti ambienti di sinistra, fiduciosi nel progresso sempre e comunque, anche se nucleare o nanotecnologico. O in certi ambienti polverosi fermi con analisi ottocentesche che, anche se nel mentre siamo arrivate/i alla cibernetica e alle figlie in provetta, loro cercano ancora la borghesia… Invece abbiamo scoperto ambienti libertari difensori del transumanesimo, arrivando addirittura a distinguerne uno di destra e uno libertario-anarchico, tanto da ipotizzare di impossessarsi dei Big Data (i pseudo dibattiti sul transumanismo pubblicati su “Umanità Nova”).
Abbiamo visto dei contesti femministi, anche libertari, sostenere le tesi dello xenofemminismo e la riproduzione artificiale dell’umano, usando come motivazione tutti gli stereotipi degli ambienti accademici pro-scienza, arrivando a giustificare i più controversi processi della tecno-scienza, distruggendo così in un colpo solo anni di lotte di donne reali e non ancora metafore cyborg in attesa dell’ennesimo decostruzionismo.
Anche alcuni contesti antispecisti, quelli più impegnati nell’approfondimento teorico, sono caduti nel sogno transumanista di una tecnologia liberatrice.
In tutto questo ovviamente la natura non esiste più. Cancellato finalmente il selvatico, dentro e fuori di noi, si scopre che l’empatia tanto decantata nei volantini patinati era esclusivamente destinata agli animali creati dall’uomo nelle selezioni per l’allevamento o per la vivisezione…
Sicuramente abbiamo scoperto che l’intossicazione del sistema, con i suoi mezzi di dissuasione e propaganda di massa, non risparmia nessun contesto, nemmeno quelli critici. Forse allora sarà da questa critica che sarà necessario ripartire, ma dovremmo prima capire che direzione sta prendendo: se verso le braccia cyborg del dominio o verso una landa selvaggia dove la liberazione è ancora possibile.

Per contatti e richieste:
urlodellaterra@inventati.org
www.resistenzealnanomondo.org

3 euro a copia più spese di spedizione 1,30 euro
Per i distributori minimo 5 copie: 2 euro a copia più spese di spedizione 1,30 euro
Spese di spedizione per l’estero: 5,50 euro

NUOVO CONTO TEMPORANEO
Postepay n. 4023600652318587
Intestata a Guerini N.
Specificare la causale L’Urlo della Terra

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locandina_incontro_2017

eddie stampaLa riproduzione artificialel'urlo della terra

VENERDI’
15.00 PRESIDIO in Piazza Trento-Trieste a Ferrara
16.00 Partenza CORTEO CONTRO LA VIVISEZIONE
Ore 19.00 Fine corteo
partenza per “La Casona” di via Ponticelli, 43 – Ponticelli di Malalbergo (Bologna)
dove inizierà il
XIII INCONTRO DI LIBERAZIONE ANIMALE E DELLA TERRA
20.00 cena
21.00 Distruggere le nostre gabbie per aprire tutte le altre
Quando parliamo di azione diretta per la liberazione animale, umana e della terra, ci riferiamo a quelle pratiche di conflitto reale contro ogni forma di dominio.
Rifiutare la mediazione con il potere, mettersi in gioco per ostruirne i progetti, è assolutamente necessario in un percorso di lotta.
Le prospettive che si possono creare sono molteplici, come le motivazioni che spingono a quel passo in più, a quel voler esser parte attiva, a quel tentativo di voler fermare o rallentare l’avanzata del potere che a volte sembra inarrestabile. Agire in questo senso è ancora possibile e le potenzialità di tali pratiche non sono mutate nel tempo.
Riteniamo sia di fondamentale importanza discutere oggi sulle tensioni che muovono pratiche conflittuali, analizzandone le prospettive, le potenzialità, i limiti e i rapporti che ne derivano, oltre alle esperienze che creano.
La speranza è che esse si diffondano sempre maggiormente in tutti i contesti di lotta.

SABATO
8.00 colazione
9.30-13.00 Che fine ha fatto l’attivismo?
Alcuni spunti per una riflessione intorno all’attuale situazione di stagnamento in cui versa l’attivismo italiano e non solo. Capirne le cause per provare a porvi rimedio.
Per tanto tempo tempo si è totalmente guardato solo ed esclusivamente al quantitativo fino ad arrivare ad un indistinguibile non-contesto di opposizione: il problema non è più quale strategia usare, ma quale idea di mondo abbiamo. In quest’ottica i mezzi utilizzati riaquistano tutto il loro peso, se quello che ci poniamo è una chiarezza d’intenti.
Forse ancora una volta è il progetto, che sia una campagna o una prospettiva di più ampio respiro, una delle possibilità per uscire fuori dal pantano in cui è finito l’attivismo antispecista?
13.00 pranzo
14.30- 17.00 Modificazione e artificializzazione del vivente
L’attuale stato di sfruttamento e manipolazione del vivente incalza a ritmi impressionanti: partendo dalla creazione di semi OGM e dal “miglioramento” genetico degli animali da “reddito” per arrivare ad oggi alla costruzione di api robot che sostituiranno quelle vere a rischio estinzione, alla selezione di coralli capaci di resistere al progressivo riscaldamento e acidificazione dei mari, alla creazione di embrioni “chimerici” ottenuti dall’unione di cellule umane ed animali, all’inseminazione artificiali delle nuvole per il controllo delle precipitazioni. Questi sono solamente alcuni esempi a dimostrazione che niente e nessuno viene risparmiato dalla forza distruttiva del SISTEMA che ha come preciso obbiettivo quello di annientare il vivente per poi ricostruirlo artificialmente. Ne consegue anche che devastazioni, inquinamento, cambiamenti climatici NON devono cessare, poiché rappresentano la scusa per reinventare un Mondo “nuovo” svuotato dei suoi misteri e del suo spirito selvaggio…
Propongo un dibattito che approfondisce l’argomento e che rafforza la nostra posizione a difesa della Terra e dei suoi abitanti tutti.
17.00- 19.30 Dove femminismo e antispecismo incontrano la tecnoscienza – Le promesse disattese dei mostri
Il soggetto si frantuma, al suo posto emerge il/la cyborg, figura post-genere, che dovrebbe scardinare il sistema dominante fondato sulle dicotomie sè/altro, femmina/maschio, natura/cultura, mente/corpo, uomo/macchina. Il cyborg diventa compagno di specie nella grande famiglia di alieni, ibridi, surrogati, strumenti viventi, oncotópe.
Alleanze e incontri di trans-xeno-femministe, queer, antispeciste in vista di una liberazione tecno-scientifica dei corpi e delle relazioni: lungo i sentieri di questi processi e di questi desideri le tecnoscienze trovano la propria strada.
In tutto questo un assente, l’Animale, niente di più lontano da una macchina.
L’ideologia del cyborg non rappresenta forse la fine dell’antispecismo e di ogni possibile liberazione?
Questa vuole essere una riflessione per tentare di smascherare coperture ideologiche e giustificazioni alla sperimentazione animale e all’ingegneria genetica, per mettere in luce i punti di contatto e le sovrapposizioni con le stesse logiche e strutture di dominio riprodotte in una spirale infinita di corpi sacrificali.
Riscopriamoci animali e carne del mondo.
19.30 cena
21.00 Tra passato e presente: militanza per la liberazione animale sfidando la repressione
Karl Haggroth e Richard Klinsmeister sono due veterani del movimento animalista svedese, sono stati attivi in molte campagne soprattutto contro l’industria della pelliccia e la vivisezione.
Sono conosciuti per essere stati parte attiva nella più militante cellula per la liberazione animale in Svezia (e forse in Europa): l’Animal Right Militia. Questo è l’unico gruppo noto che non rinuncia alla violenza nella lotta contro lo specismo. Sono stati imprigionati per 19 diversi reati contro l’industria della pelliccia, come minacce e incendio. La loro cellula dell’ARM lavorò due anni ventiquattro ore al giorno per bloccare l’apertura di nuovi allevamenti di visoni in Svezia.
Sono anche fondatori del gruppo Hunt Saboteurs svezia e della nuova organizzazione Djurfront Sverige (Animal Front Svezia). Sostengono tutt’ora l’azione diretta. Richard lavora in un santuario no profit chiamato la Pecora Nera. Entrambi si dedicano al supporto dei prigionieri per la liberazione animale.

DOMENICA
8.00 colazione
9.30-14.00 Cosa bolle in pentola
– Dalla progettazione e produzione di bombe e sistemi militari fino alla sperimentazione e l’esercitazione da parte di militari di tutto il mondo: questa la filiera bellica in Sardegna. Un caso emblematico di militarismo che offre spunti di riflessione per un’azione di lotta capillare e interconnessa ad altre lotte.
– Presentazione dell’opuscolo contro l’ingegneria genetica dell’ Assemblea contro le Nocività.
– Compagne e compagni della “Biblioteca anarchica occupata disordine” che da tempo portano avanti un’opposizione al gasdotto Tap, ennesima nocività ambientale e sociale imposta sul territorio.
14.00 pranzo

per info: www.incontroliberazioneanimale.net, info@incontroliberazioneanimale.net

CORTEO NAZIONALE CONTRO LA VIVISEZIONE

La vivisezione è sicuramente una delle più rappresentative e odiose pratiche con cui l’umano opprime gli altri animali trasformati in oggetti sacrificali sull’altare delle tecno-scienze. Un numero in continuo aumento di animali vengono ogni giorno rinchiusi, avvelenati, torturati, strappati dal loro habitat e uccisi. Altri animali ancora (transgenici) vengono invece creati in laboratorio specificatamente per questo scopo: vere e proprie fabbriche di animali creati su ordinazione a seconda dell’esperimento del singolo laboratorio.
Dietro la vivisezione vi sono interessi economici ma anche politici, altrimenti non si spiegherebbe come gli esperimenti con il “modello animale” siano tutt’altro che in declino anche in tempi di “metodi alternativi”.
L’alternativa di questo sistema di morte è quella di continuare con lo sfruttamento su animali umani e non e di distruggere e avvelenare il pianeta per permettere l’attuale modello di sviluppo. Le strutture scientifiche con i loro ricercatori, questi sacerdoti di quella che è ormai l’indiscussa religione globale: la scienza, raccontano ogni sorta di menzogna per giustificare quello che è sempre più ingiustificabile. Questi tecnici-scienziati, giocando su una mentalità antropocentrica diffusa e su una, a volte, completa mancanza di riflessione critica e sentimento empatico verso gli altri animali, portano avanti la loro propaganda mirata, sicuri del successo anche se le loro parole sono solo slogan vuoti.
La vivisezione o la sperimentazione animale, il nome non cambia il senso delle cose, rappresenta il grande alibi con cui questo sistema può giustificare l’immissione di farmaci, additivi chimici, nanoparticelle, composti artificiali, pratiche mediche invasive anche quando queste hanno più che dimostrato il loro grado di nocività per ogni essere vivente e il suo ambiente quello che poi viene fatto agli altri animali verrà sempre poi trasferito sull’essere umano, un continuo laboratorio sperimentale dove nessun corpo viene risparmiato.
Partendo da questi presupposti vorremmo portare una riflessione e una critica che vada nel profondo e non si fermi alla superficie del problema. Come per ogni questione di sfruttamento che si fa intollerabile e inaccettabile, alle parole e all’attenzione deve seguire anche un nostro intervento verso quello che sta avvenendo dentro una rispettata Università o un centro di ricerca finanziato da Telethon.
Non chiediamo anestesie o migliorie della detenzione, vogliamo gridare tutta la nostra rabbia contro questo sistema di morte, vogliamo che tutto questo finisca ora, vogliamo che quelle urla di dolore escano da quei luoghi e che vengano udite in ogni dove. Per lottare fino a quando ogni gabbia sarà vuota e fino a quando verranno distrutte le strutture ideologiche e di potere che legittimano e rafforzano ogni prigionia.

Il 7 Luglio scenderemo per le strade di Ferrara, dove si trova il Polo Chimico Biomedico dell’Università degli Studi di Ferrara con i suoi stabulari (locali con gabbie di detenzione e allevamento degli animali destinati alla sperimentazione) e laboratori di vivisezione su macachi, topi, conigli e altri animali.

Ore 15.00 PRESIDIO
Piazza Trento-Trieste (Ferrara)
Ore 16.00 CORTEO
Ore 19.00 Fine corteo
partenza per “La Casona” via Ponticelli, 43 Ponticelli di Malalbergo (Bologna)
dove inizierà il
XIII INCONTRO DI LIBERAZIONE ANIMALE E DELLA TERRA

www.incontroliberazioneanimale.net, info@incontroliberazioneanimale.net

scarica qui la versione in pdf corteo vivisezione ferrara 2017
a

Mercoledì 22 MARZO – via Baltea 3, Torino
ore 20:00  le cene senza confini Cena Finlandese
A seguire DISCUSSIONE SULLE TECNOLOGIE
LA FABBRICA DELL’ANIMALE UMANO
Le biotecnologie riproduttive con la mercificazione del corpo della donna e l’intrinseca eugenetica si inscrivono in un preciso progetto di controllo, selezione, modificazione, omologazione e addomesticamento dell’umano e dell’intero vivente.
Con il Collettivo Resistenze al Nanomondo 

Contributo all’incontro del 16 marzo – Milano
“IL MERCATO DELLA GRAVIDANZA NON E’ UN DIRITTO”
organizzato da RUA – Resistenza all’utero in affitto

BIOTECNOLOGIE RIPRODUTTIVE:
dove si intersecano mercificazione della donna, corpi animali, attacco al vivente, eugenetica.
L’utero in affitto e la procreazione medicalmente assistita, che sarebbe bene iniziare a definire come biotecnologie riproduttive, non vengono fuori dal nulla, hanno una storia, si originano e si sviluppano in più piani che si sovrappongono.
Dal controllo e appropriamento patriarcale della sfera riproduttiva della donna, dai processi di contenimento, disciplinamento, normalizzazione dei corpi animali, dalla mercificazione capitalista e in ultimo dall’ingegneria genetica con un biopotere che è entrato fin dentro i corpi e nei processi vitali.
Lo sguardo femminile decentrato è nella posizione per cogliere il legame con gli altri corpi animali, con le altre differenze da sempre assenti e oggetto del potere normativo e dei dispositivi di potere che si iscrivono nei corpi.
Questo sguardo verso l’animale mette in luce quanto sia stato normalizzato, omologato, prodotto in serie, reso modello intercambiabile di specie, sottoposto a un processo di manipolazione del corpo, dalla selezione e l’incrocio alla fecondazione artificiale, all’ingegneria genetica. Tecnologie eugenetiche per un animale migliorato, funzionale all’allevamento e alla sperimentazione.
Se nell’immediatezza il campo sperimentale zootecnico sembra chiudersi dentro capannoni e recinti, di fatto tutto quello che viene sperimentato sugli altri animali successivamente si estende sempre alla società intera. Non dovrebbe stupirci che il ricercatore che ha fabbricato il primo bambino in provetta in Francia, come tutti i ricercatori specializzati nella riproduzione artificiale umana, si è prima fatto le ossa sugli altri animali, in questo caso sulle mucche da latte per aumentare la loro produzione.

Il capitalismo nella sua avanzata ha esteso i territori da accaparrare e sfruttare, rendendo merce ogni essere vivente e mercificando gli stessi elementi vitali, che diventano mera “risorsa” acquisendo un valore economico per ciò che producono di sfruttabile.
Il valore in sè è distrutto. Così un fiume non ha valore perchè parte integrante di un ecosistema e una foresta non è percepita come una fitta rete di interrelazioni vitali, ma fiume e foresta sono considerati e resi risorse da depredare. Così i semi terminator della Monsanto sono modificati geneticamente per essere resi sterili. Così ci facciamo inseminare, affittiamo l’utero e produciamo un figlio. Così ci facciamo bombardare da ormoni per produrre un sovrannumero di ovuli al fine di venderli. Dai semi vegetali arriviamo ai semi umani.
Come i cosiddetti semi miracolo, i pesticidi e le macchine imposti al sud del mondo nella Rivoluzione Verde degli anni ’50, come un batterio ingegnerizzato per ripulire i mari dal petrolio, come un microscopio a effetto tunnel per la modificazione a scala nanotecnologica, non rappresentavano e non rappresentano solo un salto tecnologico, ma sono un’imposizione di una precisa idea di mondo non negoziabile, se non nei loro tavoli truccati, così mantenendo il paragone, le pratiche di GPA e PMA non sono da considerare solo come delle semplici tecniche e non si possono scindere dalle loro conseguenze sull’intera società e dalle logiche che le sottendono.In questo quadro si iscrive la mercificazione del corpo della donna e della sua capacità riproduttiva.
Si assiste con tristezza ad alcuni contesti anticapitalisti e femministi che fan proprie le logiche di questo sistema tecno-industriale rivendicandole come libertà di disporre del proprio corpo e come autodeterminazione: una servitù volontaria.La GPA presuppone la tecnica della fecondazione in vitro (FIV) e la conseguente selezione degli embrioni. L’eugenetica è implicata e imprescindibile da tale tecnica.
La FIV è ciò che accomuna la GPA e la PMA che si situano e si attuano all’interno di un sistema medico e commerciale. Nello specifico, la PMA non ha nulla a che vedere con le pratiche auto-organizzate di donne lesbiche e desiderose di avere una/un figlia/o che decidono di fare ricorso a dello sperma di un solidale. Al contrario, ricorrendo alla PMA, è escluso ogni carattere di solidarietà.
Prima di impiantare l’embrione nell’utero della futura madre che ha fatto ricorso alla PMA o della madre che ha affittato l’utero, viene effettuata una diagnosi pre-impianto a livello genetico su una decina di embrioni al fine di selezionarne “il migliore”.
Anche per questo tipo di tecnica, il primo discorso che si produce, per giustificarla e promuoverla, è un discorso di tipo medico che si lega da un lato ai problemi di fertilità dei genitori e, dall’altro al tentativo di rintracciare patologie genetiche della futura/o nata/o.
L’analisi dei dati su chi fa concretamente ricorso alla PMA dimostra poi che già una parte di questo discorso medico è messa in crisi: negli Stati Uniti sempre più coppie fertili e senza problemi di trasmissioni di patologie genetiche, scelgono la fecondazione in vitro con il solo scopo di fare comunque ricorso alla diagnosi pre-impianto unendovi la possibilità, ad esempio, di selezionare il sesso e altre caratteristiche fisiche come il colore degli occhi.
Nella scelta di questi caratteri, resta sospesa una questione: per quanto tempo saranno ammessi degli “scarti”? Chi definisce i caratteri “migliori”, performanti? Ciò che sarà considerato anormale, deviante, non produttivo, non funzionale a questo sistema, verrà semplicemente eliminato all’origine.
Come pensiamo di poter rimanere soggetti attivi in grado di gestire o controllare l’intero processo? Come non si può gestire una centrale nucleare in un assemblea, la FIV esige un armamentario tecnologico non controllabile da una comunità.
Stiamo consegnando definitivamente la procreazione nelle mani di esperti, tecnici, biotecnologi, sottraendola così, definitivamente al potere femminile.
Una volta che la pratica sarà estesa a tutte e tutti si entrerà in un circuito in cui, in nome della libertà di scelta, si creerà un contesto in cui non si potrà fare altrimenti. In un domani non troppo lontano sarà definito prima irresponsabile e poi criminale mettere al mondo figlie/i senza ricorrere alle tecniche di riproduzione artificiale garantite e gestite da un apparato medico.
Allo stato attuale, non si effettuano ancora manipolazioni genetiche nel momento delle diagnosi pre-impianto, ma la fabbricazione del “bambino/a perfetto/a” sottende il mito dell’uomo perfetto tanto caro ai transumanisti.
Nel corpo delle donne, da sempre medicalizzato, invaso, reso luogo pubblico e squarciato dallo sguardo della tecnica, avverrà una sperimentazione biotecnologica con conseguenze per le future generazioni.
Le manipolazioni genetiche così come le modificazioni della linea germinale hanno conseguenze irreversibili: innescati questi processi non è consentito tornare indietro perché tutto viene programmato prima biologicamente e poi socialmente, verso un’unica direzione.
Forse, si pensa che non si arriverà mai a tanto, che le manipolazioni genetiche si fermeranno alle monocolture agricole. Ma tutto ciò che è possibile fare tecnicamente verrà fatto socialmente. E se anche non è possibile farlo tecnicamente nel mentre avremo interiorizzato una precisa idea di vivente, in un tecnomondo dove un ambiente naturale complesso sta diventando un ambiente semplice, programmato, ingegnerizzato e artificializato.
Non esiste nessun comitato etico, più o meno fasullo, che possa far qualcosa, oltre alla descrizione di quello che già stiamo subendo.
Fondamentale è non cadere nell’illusione della regolamentazione. Come per le nocività che non si possono regolamentare perchè equivarrebbe a diffonderle e universalizzarle, regolamentare vuol dire che il disastro è già avvenuto, perchè è già insito nell’emissione stessa, è già insito nella diffusione della pratica. Come ci insegnano gli sviluppi delle tecno-scienze gli effetti collaterali sono il normale procedere e diventano la normalità con cui convivere, così come è la normalità il mercanteggiare le soglie di contaminazione.

Cosa fare contro l’utero in affitto?
La recente sentenza del Tribunale d’Appello di Trento è una preoccupante svolta che mette in discussione il principio inderogabile secondo cui madre è colei che partorisce, questa dimensione è progressivamente inglobata dalle tecniche di riproduzione, da un sistema tecno-scientifico che risignifica la stessa maternità.
La dichiarazione di Arcigay: “Oltre la biologia, per realizzare il pieno interesse dei bambini e delle bambine” è alquanto ipocrita. Non prendiamoci in giro, gli interessi in gioco sono quelli di gay, come di eterosessuali che ricorrono all’utero in affitto. Il patriarcato ha molte facce, non facciamocele sfuggire… con il coraggio di prendere posizione in un contesto in cui basta poco per essere additate come fasciste e omofobe, con il coraggio di mettere in luce le false opposizioni e quelle dettate da opportunistiche agende politiche. La richiesta di legalizzazione delle tecniche di gestazione per altri di tipo solidale e non commerciale, di fatto apre le porte all’utero in affitto. Non può esistere una “gestazione per altri etica”: se legalizzata e generalizzata sarà commerciale. Così come abbiamo i consumatori etici e il mercato etico, così avremo il prestito etico dell’utero e magari a kilometro zero… Anche nella GPA “gratuita” ci sarà un contratto, una regolamentazione e anche se ci fosse la clausola che permette alla donna di poter decidere se tenersi il bambino o di interrompere la gravidanza, come possiamo essere così ingenue da pensare che dietro a quella che si chiama scelta, nella realtà non ci sia una situazione di necessità, come possiamo non pensare che da tali contratti e regolamentazioni non si arrivi a una degenerazione e a una situazione coercitiva.
Il no all’utero in affitto non deve essere parziale, possibilista o dare adito ad ambiguità, serve una posizione netta.Penso che il nostro piano non dovrebbe essere quello giuridico, non per una presa di posizione ideologica, ma per la semplice considerazione che non esistono soluzioni giuridiche, come non esistono soluzioni tecniche, a problemi sociali, ecologici, politici, nessuna presunta soluzione potrà eliminarne le cause profonde, solo smussare qualche effetto o peggio. Il pericolo è doppio: da un lato si alimenta la fiducia verso un sistema di potere pensando che al suo interno si possano trovare degli spazi in cui interagire, dall’altro tutte queste presunte soluzioni avvallano e rafforzano le stesse strutture e logiche che si dovrebbero abbattere. Pensiamo alla prostituzione, reputo totalmente controproducente appoggiare una legge che la regolamenti, lo sfruttamento dei corpi non si può regolamentare, dandogli dei margini, pur stretti che siano, così facendo si alimentano e rafforzano le logiche di oggettivizzazione della donna che si dovrebbero abbattere. Così come una gabbia più grande non porta come passaggio successivo l’eliminazione della gabbia e lo scardinamento di logiche antropocentriche, anzi ci fa solo abituare a quella gabbia, rendendola addirittura etica… la gabbia oltre a ciò che rinchiude l’animale è metafora di tutto ciò che rinchiude le reali possibilità di cambiamento.
Per la GPA, dal momento in cui non è legale, non ci si trova sull’impervio terreno abolizionista e proibizionista, ma non deve passare una legge. Il punto è che questo dovremmo ottenerlo con la costruzione di un contesto realmente critico e di rottura, che sappia generare nuove conflittualità devirtualizzando l’immaginario del possibile di fronte a noi. Bisognerebbe ripartire dalle donne, dal basso, in un ottica di attivismo, ripartire a riprenderci in mano ciò che ci appartiene. Pensiamo alle esperienze degli anni’70 dei consultori femministi autogestiti in cui le donne discutevano, si autogestivano, si autorganizzavano. Le giovani stanno perdendo memoria di queste esperienze come delle lotte femministe.
Una critica uscita da un giro di presentazioni contro la PMA portava il problema sanitario dell’autoinseminazione casalinga, come soluzione veniva portata la PMA medicalizzata. Mi chiedo quale logica ci fa delegare a esperti (uomini) e a un sistema medico una dimensione che riguarda i nostri corpi, nello specifico, per questa osservazione, penso che l’autoinseminazione sia possibile senza strutture al di fuori della nostra portata, in maniera totalmente autogestita e sicura. Questo è un esempio per far capire come le donne si siano abituate a delegare e a cercare altrove le alternative, invece che prendere in mano il problema.
Così come per le analisi, ci si affida alle parole della giornalista, dell’intellettuale, dell’esperta, senza più discutere, scrivere, andando così ad atrofizzare le proprie capacità critiche di interpretare e analizzare il presente e la realtà attorno a noi.
Cosa ci poniamo è una domanda fondamentale, la sinistra, un certo femminismo, sono imbrigliate nei soliti discorsi e rivendicazioni, non sanno guardare oltre e l’analisi è parziale. Non facciamoci sfuggire il presente, perchè i cambiamenti già in atto e sul prossimo futuro sono stravolgenti, una tecnologia che penetra i corpi, performativa, totalizzante, bisognerebbe iniziare a parlare anche di questo se no si lascia spazio solo alle femministe a favore, mentre quelle contrarie dove sono? E l’ecofemminismo dov’è finito?
Senza un’analisi critica che vada in profondità, che metta in luce le relazioni, le conseguenze, le logiche sottese, i rischi, come possiamo pensare di incidere sul presente? Che le nostre rivendicazioni non siano stroncate nella loro potenzialità e che sappiano sempre cogliere l’insieme che unisce lo sfruttamento dei corpi tutti.
Nel punto per l’8 marzo – Sui nostri corpi, sulla nostra salute e sul nostro piacere decidiamo noi – non è stato incluso l’utero in affitto, penso sia una grave mancanza, mi chiedo come si fà a unirsi quando ci si spaccherebbe su questo…
Essere donna non basta per un’unità d’intenti, ci sono dei principi base dai quali non si può prescindere, come l’anticapitalismo, per cominciare. Se un’alleanza con reazionarie e cattoliche è impensabile, facciamo anche attenzione a ciò che si nasconde anche sotto la bandiera progressista di sinistra. Un’identità comune compresa nel soggetto donna si sgretola davanti alla realtà storica, culturale, sociale, davanti alle differenze tra classi e davanti all’idea di mondo che vorremmo. Si dovrebbe respirare una tensione di rottura con questo sistema, non una convivenza, una rivendicazione femminista radicale non può passare attraverso le briglie di questo sistema patriarcale, antropocentrico e tecno-scientifico.
In gioco c’è molto di più, se non cogliamo le sfide che ci si pongono davanti, con il coraggio di allargare il nostro sguardo potremmo perdere tutta la partita senza che neanche ce ne accorgiamo…
                                                                                                                            Silvia Guerini

Giovedì 16 Marzo 2017, ore 20.30
La rete femminista RUA, Resistenza all’Utero in Affitto invita a
IL MERCATO DELLA GRAVIDANZA NON È UN DIRITTO
È ancora possibile sottrarre la nascita al business?
La gestazione per altri viene presentata come dono e libertà procreativa, ma è invece mercificazione di chi nasce e riduzione della madre a cosa. Nonostante il divieto vigente in Italia, i committenti della prole si recano all’estero e creano il fatto compiuto, invocando poi il preminente interesse della creatura. Come evitare questo aggiramento?
Casa dei Diritti, Via De Amicis 10, Milano
Come Collettivo Resistenze al Nanomondo saremo presenti con un intervento

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NOTE A MARGINE
Spunti per nuovi approfondimenti e riflessioni a partire dalle presentazioni del libro
“La riproduzione artificiale dell’umano” di Alexis Escudero (10-16 Gennaio 2017)

Le discussioni emerse durante le presentazioni hanno permesso di analizzare e comprendere in maniera più articolata il nodo che lega la PMA e la GPA ossia la tecnica della fecondazione in vitro e la conseguente selezione degli embrioni.
Emerge con forza ed evidenza come l’eugenetica sia implicata e imprescindibile da tale tecnica.
Di fatto entrambe queste tecniche si situano e si attuano all’interno di un sistema medico e commerciale. Nello specifico, la PMA non ha nulla a che vedere con le pratiche auto-organizzate di donne lesbiche e desiderose di avere una/un figlia/o che decidono di fare ricorso a dello sperma di un solidale. Al contrario, ricorrendo alla PMA, è escluso ogni carattere di solidarietà.
Prima di impiantare l’embrione nell’utero della futura madre, o della madre che ha affittato l’utero, viene effettuata una diagnosi pre-impianto a livello genetico su una decina di embrioni al fine di selezionarne “il migliore”.
Anche per questo tipo di tecnica, il primo discorso che si produce, per giustificarla e promuoverla, è un discorso di tipo medico che si lega da un lato ai problemi di fertilità dei genitori e, dall’altro al tentativo di rintracciare patologie genetiche della futura/o nata/o.
L’analisi dei dati su chi fa concretamente ricorso alla PMA dimostra poi che già una parte di questo discorso medico è messa in crisi: negli Stati Uniti sempre più coppie fertili e senza problemi di trasmissioni di patologie genetiche, scelgono la fecondazione in vitro con il solo scopo di fare comunque ricorso alla diagnosi pre-impianto unendovi la possibilità, ad esempio, di selezionare il sesso e altre caratteristiche fisiche come il colore degli occhi, il colore dei capelli, la forma del naso e delle orecchie…
Nella scelta di questi caratteri, resta sospesa una questione: per quanto tempo saranno ammessi degli “scarti”? Ciò che sarà considerato anormale, deviante, non produttivo, non funzionale a questo sistema, verrà semplicemente eliminato all’origine.
Ma chi definisce i caratteri “migliori”, performanti? Scorrendo le sitografie delle banche di ovociti e di sperma si tracciano nuovi margini di azione sulla base di pregiudizi sociali e culturali antichi e non ancora antiquati.
“La scelta spetterà ai futuri genitori!”. Si può parlare ancora di scelta? Si può parlare di soggetti attivi in un laboratorio?
Si tratta di fantascienza? In effetti, allo stato attuale, non si effettuano ancora manipolazioni genetiche nel momento delle diagnosi pre-impianto. Ma non temete! Esperti e tecnici ci rassicurano che il passo sarà breve verso il “miglioramento” e potenziamento dell’embrione.
La fabbricazione del “bambino/a perfetto/a” fa eco al sotteso mito dell’uomo perfetto (e questo mito è, ahi noi e guarda caso solo al maschile) tanto caro ai transumanisti. Uomo perfetto che ha il mito della propria onnipotenza… Noi siamo animali, abbiamo dei limiti, siamo mortali. E lo rivendichiamo!

Gli animali, umani e non, non si comprano e non si vendono. Le bambine e i bambini non sono merce: vanno protetti e tutelati dalla loro mercificazione. Al contrario, la GPA (a pagamento o gratuita) è una pratica nella quale sono connaturate piuttosto forme di compravendita di bambine/i, forme di sopraffazione, forme di sfruttamento.
In questo quadro di analisi va poi fatta una sostanziale differenza per quanto riguarda la GPA: è in coloro che non hanno la possibilità di portare in grembo una/un figlia/o ma che rivendicano il diritto di averla/o che si esercita il potere che insinua una nuova forma di mercificazione e sfruttamento della capacità riproduttiva delle donne.
Opporsi sia alla GPA (a pagamento o gratuita) sia alla PMA non significa fondere e appiattire la maternità alla paternità. Si parte da una riflessione consapevole del conflitto tra donne e uomini intorno al materno, che non mette sullo stesso piano i bisogni delle lesbiche, e in generale delle donne, con quelli dei gay.

Durante le presentazioni è emersa più volte questa considerazione:“È una questione di classe, perché sono pratiche a cui possono accedere solo i ricchi!”
Cosa evidenzia la strategia di criticare la PMA attraverso la lente delle classi sociali?
In un mondo globalizzato, partendo dalla stessa Europa, basta spostare lo sguardo verso est per trovare veri e propri discount di ovuli, sperma e uteri in affitto così come pacchetti promozionali. Sì, i ricchi hanno sicuramente accesso a “materiale umano” considerato da alcune/i come migliore, hanno sicuramente la possibilità finanziaria di scegliere non solo il grado di istruzione ma anche in base al prestigio dell’università dei venditori e delle venditrici. Come ne consegua un prodotto finale “migliore” non è dato saperne nella realtà… La domanda resta di nuovo sospesa: quale idea di animale umano abbiamo? A cosa aspiriamo? Richiamare la questione delle classi sociali sembra, in questo caso, la constatazione di una disparità con annesso il tentativo di invocare la PMA per rivendicare uguaglianza. Siamo convinte e convinti che sia l’intero sistema e le idee che sottendono che vadano non solo criticate ma abbattute. A noi, questa di libertà!
L’apologia della tecnologia e del potere “illimitabile” della scienza intesa come mezzo per soddisfare i propri desideri, nella fattispecie di maternità e paternità, ma anche di onnipotenza e, in maniera non troppo sottesa, di immortalità, è assolutamente allineato al progetto di questo nostro sistema: tradizionalista, fortemente patriarcale e consumistico. Vengono indotti bisogni e desideri e dopo avere abilmente e spietatamente propagandato l’assoluta necessità di soddisfarli, la voce grida: “Lo voglio e basta! E poiché posso, allora voglio, posso, comando e faccio quel che mi pare a qualsiasi costo e alla faccia del resto del mondo.” Il singolo si auto-convince e viene convinto di aver avuto completa gestione dell’intero processo. “Ho agito in libertà!” Ma di che tipo è questa libertà?
Le conseguenze, prevedibili e non prevedibili, per i bambini e le bambine e le donne non vengono prese in considerazione fino in fondo.
Inoltre se si alza lo sguardo oltre i nostri confini si vede come il problema per la Terra e per i suoi abitanti non sia l’infertilità degli umani, bensì il suo esatto contrario, ossia la sovrappopolazione.
Forse andrebbe riaperta la discussione sul senso dei limiti: il limite non è un tabù. Piuttosto una evidenza, una necessità. Talvolta, una opportunità. E allora si recupera un’idea di libertà non come assenza di limiti ma azione, decisione, consapevolezza e responsabilità.

PMA, GPA, predazione di organi, energia nucleare, sperimentazione sugli animali, organismi geneticamente modificati e ingegnerizzati, appartengono tutti alla stessa categoria di pratiche che manipolano il vivente con evidente arroganza antropocentrica, tecno-centrica, potere-centrica. Per tutte queste pratiche e tecniche il danno è insito nella pratica e nella tecnica stessa. Il danno è tanto più grave in quanto, nessuna di queste consente la valutazione dell’eventuale vantaggio che potrebbero apportare, nell’ombra resta il rapporto “rischio/beneficio”. Dato per assunto questo, emerge che, per le pratiche citate non è negoziabile un limite “quantitativo” poiché il limite è “qualitativo”. Non le riteniamo ammissibili, letteralmente, ossia: nemmeno da ammettere tra le pratiche da utilizzare nella comunità perché, appunto, intrinsecamente, gravemente e irreparabilmente dannose. Nessuna regolamentazione è accettabile perché la pratica stessa è inaccettabile. Se teniamo il focus sul senso da ricostruire di comunità dobbiamo avere un’ulteriore attenzione alle intersezioni tra scelte personali e scelte nella, per la comunità che desideriamo.
La PMA e la GPA non sono scelte personali. Anche se ad un primo sguardo certe scelte rientrano in una dimensione personale e privata, non possono essere considerate e rivendicate esclusivamente come scelte personali: hanno conseguenze sull’intera società. Sono quindi da considerare anche come scelte politiche e collettive. Sottrarsi dalla consapevolezza degli inevitabili effetti sul presente e sul futuro significa non voler comprendere che la procreazione artificiale si innesta in un preciso progetto di controllo, selezione, modificazione, omologazione e addomesticamento dell’umano e dell’intero vivente.

Da più parti arriva sovente una critica che sembra insistere e soffermarsi su alcune parole ritenute evidentemente contraddittorie o addirittura ambigue come, ad esempio, vivente e irreversibilità. Cosa si intende quando parliamo di attacco al vivente? L’assalto dell’industria biotecnologica e dello Stato verso le persone è qualcosa che non riguarda più soltanto le condizioni materiali in cui queste vivono e sopravvivono. Il potere si iscrive nel corpo, è entrato fin dentro i corpi andando o cercando di intercettare i più segreti processi vitali. Chi per “buona fede” e chi invece con precisi scopi manipolatori parla di miglioramento delle condizioni di vita con le tecno-scienze, in particolare quelle genetiche, magari fornendo qualche esempio specifico, perde di vista quello che è un processo che si muove su scala globale. Dovremmo difendere Terra e lavoratori schiavi per estrarre il Coltan così come, allo stesso modo, difendiamo i nostri corpi. Il vivente è sempre più territorio di colonizzazione, terra di ricerca e predazione: una nuova miniera.
Eppure sembra che qualcosa ci blocchi proprio nel momento in cui tutto è lì davanti, proprio nel momento in cui si mostra quale vuole essere il cammino del potere politico ed economico di domani che è già un oggi. Forse, si pensa che non si arriverà mai a tanto, che le manipolazioni genetiche si accontenteranno delle monocolture agricole. Sappiamo che non è così! Il mantra delle tecno-scienze è: “Se è possibile farlo tecnicamente verrà fatto socialmente”. Non esiste nessun comitato etico, più o meno fasullo, che possa far qualcosa, oltre alla descrizione di quello che già stiamo subendo. E noi, anche ora, non abbiamo bisogno di un racconto, ma di intervenire dove cannoni e forbici genetiche operano.
Sì, comparare gli OGM e la riproduzione umana ha scandalizzato diverse persone. Dal nostro canto abbiamo sempre parlato di OGM intesi non come un singolo aspetto particolarmente nocivo, ma portando uno sguardo più ampio che ce li ha fatti definire, con le parole di Cristian Fons: Ordine Genetico Mondiale. O ancora, con le parole di Vandana Shiva che, più prudentemente, parla di monocolture che dai campi arrivano sempre ed inevitabilmente alle menti. Anche la riproduzione artificiale ha una storia ben precisa che parte proprio dalle manipolazioni genetiche e dai processi di contenimento dei corpi. Così come le nanotecnologie hanno un raccordo diretto con le biotecnologie. Tracciare questi processi non è solo importante ma fondamentale per vedere e comprenderli; per ritrovare gli stessi fautori che si destreggiano nei diversi eppur simili laboratori.
Per quanto riguarda l’irreversibilità, senza voler essere degli esperti, è evidente che quando parliamo di manipolazioni genetiche e modificazioni della linea germinale stiamo parlando di qualcosa che ha conseguenze totalizzanti e irreversibili: innescati questi processi non è consentito tornare indietro perché tutto viene programmato prima biologicamente e poi socialmente, verso un’unica direzione. La manipolazione delle nostre menti e della realtà che ci circonda va di pari passo con la manipolazione del nostro genoma e di quello degli altri animali che da cavie anticipano solo il nostro turno. Non dovremmo avere il timore di parlare di irreversibilità, ma anzi ricordarlo sempre a gran voce. Non casualmente il sistema tecno-industriale sta investendo in questi diversi e complementari processi di “miglioramento” soldi, ricerche, speranze come mai ha fatto prima. Sembra che il sistema abbia ben compreso la posta in gioco e non ha nessuna intenzione di rinunciarvi.

Queste, in sintesi, alcune nostre convinzioni e spunti per nuovi approfondimenti e riflessioni. Alexis Escudero attraverso il suo libro ne ha messe in luce alcune, altre sono riflessioni emerse durante i dibattiti seguiti alle presentazioni. Altri restano da sviluppare e approfondire.
Mancanze di approfondimenti in alcuni ambiti inerenti alla questione, inesattezze, opinabilità di alcune sue asserzioni sono tutti elementi discussi e sempre discutibili nello spazio di un confronto costruttivo, senza pregiudizi, chiusure ideologiche e/o interessi personali. Un dibattito che metta in discussione le strutture di ogni forma di potere.
Urliamo ancora con forza: “No alla libertà di essere merce e di ridurre a merce il corpo delle donne e la nostra/loro capacità riproduttiva!”, “PMA per nessuna e nessuno!”.
Collettivo Resistenze al nanomondo

Su “La Riproduzione artificiale dell’umano” di Escudero 

Ho volentieri accolto l’invito a presentare il lavoro di Escudero alla libreria Antigone a Milano.
“La riproduzione artificiale dell’umano” mi ha aperto orizzonti ancora più inquietanti dello scenario che da qualche tempo sto indagando, che è relativo alla “Gestazione per altri”. Due parole su questa: non è una tecnica, è un istituto giuridico che può avvalersi delle tecniche della riproduzione assistita oppure no – quindi la mia ricerca, critica quanto quella di Escudero, si sovrappone parzialmente al suo campo di indagine. Escudero mi ha dato uno sguardo lungo, illuminando le logiche conseguenze di quell’idea che, da lesbica, vedo con preoccupazione diventare un obiettivo del movimento Lgbt (lesbiche, gay, bisex, trans etc): che sia un diritto quello di riprodursi usando le tecniche medico-tecnologiche, addirittura a prescindere dal proprio effettivo stato di infertilità.
Come anche Escudero sottolinea, ci sono mille modi di relazionarsi tra i sessi per avere figli o anche procreare in prima persona senza ricorrere alla tecnologia e affidarsi ai suoi esperti: donazione di seme da parte di un uomo e autoinseminazione per le lesbiche, accordi informali per i gay con le donne, per tutti la richiesta della possibilità di essere valutati per le adozioni e anche gli affidi familiari.
Pur tenendo ferma la realtà della differenza sessuale, quindi le dovute differenze nel valutare da una parte le diverse pratiche di uso dello sperma, che naturalmente si stacca dal corpo, e di ovociti da estrarre o “uteri” cioè donne intere, dall’altra devo riconoscere che la china su cui si è messo il movimento Lgbt con un preteso “diritto all’omogenitorialità” di cui sempre più si sente parlare, è una china pericolosa. L’obiettivo dell’”uguaglianza” per le persone Lgbt rischia di diventare l’assimilazione completa agli imperativi matrimoniali e procreativi di una società tradizionale che non è più egemone: gli stessi eterosessuali vivono le loro relazioni sempre più senza sposarsi, non volendo tra le altre cose sottoporsi alle pressioni familiari per avere figli. Anche quando i figli nascono, i genitori rimangono liberi di stato, non volendo sottoporsi alle norme e agli stereotipi della vita da marito e moglie. Un terzo dei bambini che nascono in Italia hanno madri non sposate.
Le biotecnologie riproduttive rappresentano la possibilità di sfruttare economicamente il corpo delle donne estraendone chirurgicamente dopo pesanti trattamenti ormonali gli ovociti per la riproduzione e per altri usi, e considerandole come contenitori per la produzione e vendita di feti “altrui”. Posso anche dichiararmi felice che un uomo, non personalmente coinvolto nella critica a queste tecniche perché non incidono per nulla sui corpi maschili, abbia riconosciuto il problema e lavorato per aggiungere la sua voce a quelle femministe che rifiutano questa ennesima colonizzazione dei corpi femminili.
Daniela Danna

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Presentazione del libro
LA RIPRODUZIONE ARTIFICIALE DELL’ UMANO Ortica editrice, 2016
Con la partecipazione dell’ autore ALEXIS ESCUDERO
a cura del Collettivo Resistenze al Nanomondo
MARTEDÌ 10 – BERGAMO
19.00 aperitivo vegan – 19.30 inizio presentazione
Centro Socio Culturale,  via Borgo Palazzo 25
MERCOLEDÌ 11 – CAMBIAMENTO: ROVERETO
19.30 aperitivo vegan- 20.30 inizio presentazione
Circolo Nave dei folli, via Santa Maria 35
GIOVEDÌ 12 – TORINO
19.30 aperitivo vegan – 21.00 inizio presentazione
Radio Blackout, via Cecchi 21/A
VENERDÌ 13 – MILANO Interverrà Daniela Danna
18.00 inizio presentazione- 20.00 aperitivo vegan
Libreria Antigone libreria lgbt, studi di genere, femminismi, arte e teoria queer
via Antonio Kramer 20 (Porta Venezia)
SABATO 14 – PISA
13.00 pranzo vegan – 15.00 inizio presentazione
Garage Anarchico, Chiassetto Sant’Ubaldesca 44 (Zona San Martino)
DOMENICA 15 – BOLOGNA
14.00 inizio presentazione – 16.30 merenda vegan
Libreria Naturista, via degli Albari 2/D
LUNEDI 16 – ROMA
18.00 inizio presentazione- 20.00 aperitivo vegan
Libreria Anomalia, via dei Campani 73 (Zona San Lorenzo)
“La riproduzione artificiale dell’umano – la procreazione medicalmente assistita – è un’ulteriore conquista del capitalismo verso uno sfruttamento sempre più opprimente del vivente che, estendendo i suoi tentacoli fino all’origine della vita, tramuta in merce anche i semi umani.
La riproduzione artificiale dell’umano, che il capitalismo sta imponendo ai nostri corpi, permetterà il controllo, la selezione, la modificazione genetica e l’omologazione fino a raggiungere un completo addomesticamento dell’umano.”
Per contatti: info@resistenzealnanomondo.org

NATURA MORTA. Il biocidio invisibile a norma di legge
Un documentario di Tgmaddalena

Un reportage sulle drammatiche conseguenze della diffusione di glifosato ed altri erbicidi ad alta nocività, il ruolo dell’EFSA (l’autorità europea per la sicurezza alimentare, con sede a Parma), il dramma dell’Argentina, il caso degli ulivi pugliesi (Xylella fastidiosa) e l’inquietante scenario mondiale verso la perdita dell’autonomia alimentare e la dipendenza dalle multinazionali. In Italia è il rapporto dell’ISPRA sullo stato delle acque a rivelare una situazione probabilmente “non reversibile” ma, nonostante l’allarme le istituzioni italiane concedono rinnovi delle licenze a sostanze contenenti il glifosato anche fino al 2030, e le riviste del settore propongono erbicidi quasi come unica soluzione, ma è una piccola azienda agricola a dimostrarci come e perché sia possibile “prendersi cura” della terra rifiutando questo modello. Negli ultimi decenni sono tante le realtà che, rifiutando nettamente di cedere ad un certo ambientalismo che tende a rendere “sostenibile” qualcosa di inaccettabile, si oppongono radicalmente contro l’intera struttura di questo sistema di oppressione.
Aggiornamento settembre 2016: inserito nuovo decreto che riduce utilizzo del glifosato in associazione con il coformulante ammina di sego polietossilata (vedasi PDF scaricato e che ora non risulta raggiungibile dal sito governativo )
Inserito anche approfondimento su acquisizione di Monsanto da parte di BAYER, “il peggio del peggio con il peggio del peggio”.

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Qui il manifesto dell’iniziativa clicca-qui

       

  Presentazione dell’assemblea: NEMICI E NEMICHE DI OGNI NOCIVITA’
L’assemblea Nemici e nemiche di ogni nocività nasce dalla volontà e dal sentore comune di individui provenienti da molte parti d’Italia, con percorsi ed esperienze differenti, accomunati dall’importanza e dall’urgenza di creare un percorso di lotta che metta in discussione radicalmente il processo di avvelenamento e di ecocidio della terra e di chi la abita che quotidianamente viene compiuto sotto gli occhi di tutti e nel silenzio più totale.
L’uso di veleni come il Glifosato, l’erbicida tossico e cancerogeno più utilizzato al mondo prodotto dalla multinazionale Monsanto, che avvelena irreparabilmente da più di 30 anni le falde acquifere ed il cibo che mangiamo, è solo la punta dell’iceberg di un sistema mortifero nel quale viviamo che basa la propria esistenza sulla produzione di nocività e sullo sfruttamento e la sofferenza di persone, animali e natura tutta.
Un sistema nocivo che pone le proprie radici sul profitto ed il controllo sul vivente da parte di lobby e nazioni. Tutto ciò viene progettato attraverso il lavoro dei centri di ricerca di multinazionali, di università e poli scientifici pubblici e privati, nel campo dell’ingegnerizzazione e manipolazione del vivente e della materia. Un controllo sul vivente che apre scenari raccapriccianti: dagli OGM che consegnano le persone in balia di tecnici e scienziati rendendole ancora più dipendenti per quanto riguarda la produzione del cibo da multinazionali come Bayer o Monsanto, fino ad arrivare alle biotecnologie e nanotecnologie, insieme ad ulteriori sviluppi tecnologici nei campi dell’informatica e delle neuroscienze, che con la loro diffusione stanno aprendo la strada ad un controllo totale e totalizzante su tutto quanto esiste, in primis le nostre vite.
Pensiamo quindi che sia fondamentale sviluppare un’opposizione agli OGM, alle biotecnologie e alle nanotecnologie, respingendole nella loro totalità, non separando queste dal complesso contesto esistente di relazioni tra le varie nocività ed il sistema di potere che le genera, poiché anch’esse ne sono un prodotto.
C’è bisogno di lotte che traggano la forza dalla comprensione di questi rapporti di dominio e dalla comprensione delle logiche alla base di queste nocività.
Ed è proprio partendo da queste convinzioni che con le nostre giornate di mobilitazione abbiamo voluto portare l’attenzione su chi ha un ruolo ben preciso in tutto ciò; abbiamo scelto di iniziare la nostra mobilitazione contro un veleno come il glifosato, non come lotta settaria e monotematica su un pesticida, ma perché legato a tutta la filiera agroalimentare basata sugli OGM e più in generale sull’agricoltura industriale:
– 27 febbraio 2016: Parma, presidio di fronte all’EFSA, Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare; agenzia dell’EU incaricata di fornire alla Commissione Europea analisi e valutazioni scientifiche su rischi esistenti o emergenti, che proprio in quei giorni avrebbe dovuto decidere il rinnovo dell’autorizzazione dell’utilizzo del glifosato, nonostante i suoi effetti devastanti sull’ambiente, sugli animale e sulle persone siano palesi da decenni (in Perù i segni di questa carneficina sono ben “scalfiti” sulla pelle delle persone). Dal canto nostro l’EFSA funge da anello di congiunzione tra le multinazionali e altri produttori di nocività e la Commissione Europea. È l’ente che decide quanto veleno puoi ingerire o riversare sulla terra ogni giorno.
– 21 maggio 2016: GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO MONSANTO.
Presidio e biciclettata a Treviglio (Bg) alla sede di IRCA SERVICE, responsabile di assemblare diserbanti a base di glifosato prodotto ed esportato dalla multinazionale israeliana ADAMA.
-25 giugno 2016: Presidio e biciclettata a Bergamo contro ADAMA, multinazionale israeliana che, oltre a vendere e produrre veleni, tra cui il glifosato, fornisce alle aziende prodotti chimici e digitali per far crescere i profitti dell’agro-businnes e contro il C.R.E.A. (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) è un ente nato con lo scopo di mettere in relazione le varie unità e laboratori di ricerca presenti sul territorio italiano. Nello specifico il C.R.E.A. di Bergamo fa ricerca genetica sul mais allo scopo di “migliorare” le qualità genetiche dello stesso.
Quello che hanno in comune EFSA, IRCA SERVICE, ADAMA, CREA, Bayer, Monsanto..è la concreta costruzione di un mondo che rifiutiamo in toto, insieme a tutte le sue tecnologie di annientamento del sistema. La loro pace e prosperità è già una guerra perpetua al pianeta e a tutte le sue forme di vita, contro cui pensiamo sia sempre più impellente opporre una resistenza e conflittualità senza tregua.

Info e contatti: capitanswing@riseup.net

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FOTOGRAFIE DELL’INIZIATIVA DEL 25 GIUGNO

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GIOVEDI’ 23 dalle 21.00  XM 24 – Bologna:bologna

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Il documentario sarà presentato, con ospiti, approfondimenti e dibattiti, anche a:
Giovedì 23 giugno, Ferrara – Centro Sociale La Resistenza –
Via della Resistenza 32-34 – inizio ore 19:30 con Vegan Buffet
Mercoledì 29 giugno, Torino – Ecocasa di Via Locana 29C ore 21:00

ECCO ALCUNE FOTOGRAFIE DELLA BICICLETTA del 21 Maggio:

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21 MAGGIO 2016
GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO MONSANTO

Con questa iniziativa si vuole portare attenzione sulla fabbrica della IRCA SERVICE SPA di Fornovo S. Giovanni (BG), che produce e assembla pesticidi ed erbicidi a base di glifosato (importato dalla ADAMA, multinazionale israeliana che ha una delle sue sedi a Grassobbio (BG).

SABATO 21 MAGGIO
CONTRO IL GLIFOSATO E OGNI NOCIVITA’ 
NUOVO APPUNTAMENTO:
Presidio a Treviglio (BG) in via Matteotti angolo Piazza XXV Aprile
dalle ore 13 fino a sera
con mostra, interventi, materiale informativo e volantinaggio
Ore 15 (puntuali!) partenza della biciclettata
verso Fornovo S. Giovanni, sede della fabbrica IRCA
Dalle ore 20 cena vegan con prodotti locali e biologici,
Proiezione video e dibattito su glifosato, biotecnologie e nocivita’
presso Kascina Autogestita Popolare, via Ponchia 8, Bergamo

Se non hai la bicicletta, o per altre richieste, contattaci: capitanswing@riseup.net
Nemici e nemiche di ogni nocività

Il glifosato è l’erbicida più utilizzato al mondo nelle campagne e negli spazi verdi urbani. Brevettato dalla multinazionale agro-chimica MONSANTO negli anni ‘70, è oggi di libera produzione. E’ sempre grazie alla stessa multinazionale se la sua vendita e diffusione sono aumentate fino a 15-20 volte da quando, nel 1996, introdusse sul mercato le prime piante geneticamente modificate – soia, mais e cotone – resistenti al glifosato (Round-up Ready), vendendo in uno stesso pacchetto semi OGM + erbicida.
Sono ormai evidenti le sue conseguenze tossiche e cancerogene per ogni organismo vivente e l’intero ecosistema. L’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, con sede a Parma), da sempre asservita agli interessi delle multinazionali, non solo minimizza e nega ogni pericolo, ma con le sue valutazioni permette la diffusione di ogni nocività, comprese quelle più indifendibili a livello internazionale come il glifosato. L’Europarlamento ha appena approvato una risoluzione, non vincolante, attraverso la quale si chiede alla Commissione Europea di rinnovare l’autorizzazione all’uso del glifosato per 7 anni invece dei 15 previsti, la decisione della Commissione è attesa entro maggio; la posizione dell’Europarlamento è l’ennesimo segnale di inquietante apertura verso i cartelli dell’agribusiness.
Non ci stupisce il fatto che, dopo 40 anni dalla sua diffusione, si “scopra” la nocività di un prodotto chimico; in questo senso il glifosato è solo l’ennesimo di una lunga lista di casi simili. Tutti sappiamo di vivere in un ambiente tossico e inquinato e quali siano gli effetti devastanti dell’avanzamento scientifico-tecnologico-industriale sugli ecosistemi (per citarne solo alcuni tra i più gravi: surriscaldamento globale, distruzione delle foreste pluviali, avvelenamento chimico e da radioattività, impoverimento dei suoli, massiccia estinzione delle specie di piante e animali…), ma spesso preferiamo chiudere gli occhi per non dover mettere in discussione il mito del progresso scientifico e della crescita industriale che ci hanno venduto così bene, e su cui è basato il nostro stile di vita iper-tecnologico.
Il caso del glifosato è esemplificativo anche di un modello di agricoltura industriale ormai diffuso quasi in tutto il mondo, basato sullo sfruttamento intensivo dei suoli, sulle monocolture, sull’uso massiccio della chimica (pesticidi, erbicidi, fertilizzanti) e, in alcuni paesi, sugli OGM. Questo modello è stato ideato, imposto e diffuso dai governi occidentali e da multinazionali come la Monsanto per acquisire il controllo dell’alimentazione mondiale, permettendo loro di accumulare un potere smisurato.
Le conseguenze anche sociali di tutto questo sono enormi, l’accaparramento delle terre dei paesi dell’Africa, dell’Asia e del sud America da parte dei cartelli dell’agribusiness ha portato all’accrescimento del divario tra paesi poveri e paesi ricchi, a scapito dell’autonomia alimentare delle popolazioni locali, costrette a diventare dipendenti dalle multinazionali, o impossibilitate a competere e quindi estromesse dalle loro terre e ridotte in povertà. In un quadro più ampio, la competizione tra Stati per il saccheggio delle risorse (anche alimentari) porta a guerre e colonizzazione, ed è una delle cause per cui milioni di persone sono costrette a fuggire dalle loro terre e dalle proprie case per cercare una possibilità di vita nei paesi più ricchi.
Gli stessi governi, così come un certo ambientalismo di sinistra, vogliono farci credere che sia possibile “gestire” i sintomi della crisi ecologica e sociale proponendo rimedi palliativi che non sfiorano nemmeno la radice dei problemi, e che servono solo a politici, affaristi e tecnocrati per vendersi meglio con una facciata più “green”.
Questi problemi che sembrano separati non sono risolvibili se non lottando radicalmente contro l’intera struttura di questo sistema di oppressione, un sistema capitalistico globale basato sul progresso tecnologico e scientifico. Un sistema marcio fino al midollo: non è possibile riformarlo ma solo sovvertirlo completamente.
                                                                                           Nemici e nemiche di ogni nocività

clicca qui: poster Glifosato
clicca qui: flyer Glifosato

PISA – FIRENZE RESOCONTO DELLA SETTIMANA DI MOBILITAZIONE
IN SOLIDARIETA’ A SILVIA, COSTA E BILLY:

Mercoledì 24 Febbraio 2016 – PISA
PRESIDIO DAVANTI ALLA REKNO,
start-up della Scuola Superiore SANT’ANNA, che produce droni militari, e alla PERCRO, che ha sviluppato il primo esoscheletro italiano, con il finanziamento del MINISTERO DELLA DIFESA ed alla sede centrale dell’università s.Anna in  piazza S.Caterina.
Di seguito il volantino distribuito: L’INFRANGERSI DEGLI INGANNI

Giovedì 25 Febbraio 2016 – FIRENZE
VOLANTINAGGIO in PIAZZA DAVANTI ALLA NEXUS,
la mostra organizzata in collaborazione con la Scuola Superiore S.ANNA, sulla biorobotica e le nuove tecnologie, dove si sponsorizza l’uomo-macchina del futuro ed il meraviglioso mondo nuovo  in cui ci costringeranno a vivere.
Di seguito il volantino distribuito: nexus

Volantino diffuso al presidio a Parma il 26 Febbraio e a seguire fotografie
Clicca qui per leggerlo

CONTRO EFSA E IL PROGRESSO MORTIFERO CHE VALUTA E AUTORIZZA
A Parma dal  2002 è presente la sede dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare.
(EFSA), in via Carlo Magno. L’EFSA è un agenzia dell’EU incaricata di fornire alla Commissione Europea analisi e valutazioni scientifiche indipendenti su rischi esistenti o emergenti associati all’alimentazione in tutti i suoi aspetti e lungo tutta la sua filiera.
Per quanto l’EFSA si presenta al pubblico con la pretesa di essere un’istituzione scientifica indipendente e “al di sopra delle parti” nelle sue valutazioni, diversi membri del suo consiglio amministrativo, cosi come una buona parte degli scienziati che compongono le commissioni scientifiche, hanno collegamenti o interessi all’interno di aziende o associazioni lobbistiche dell’industria agroalimentare. Uno studio del 2013 ha messo in luce come 123 su 209 (59%!) scienziati delle commissioni scientifiche avessero almeno una connessione con l’industria, e precisamente con il settore industriale su cui l’EFSA è chiamata ad esprimersi ed emettere pareri per la regolamentazione. Un esempio su tutti, nella commissione “Prodotti dietetici, alimentazione e allergie”(NDA) 17 dei 20 scienziati che la compongono hanno in totale 108 connessioni d’interesse con l’industria, gruppi lobbistici o organizzazioni finanziate dal mondo economico.
La presunta indipendenza in seno all’EFSA è dunque molto dubbia e dal nostro canto pensiamo che, specialmente per quanto riguarda l’ingegneria genetica, il suo operato sia negli interessi dell’industria agroalimentare, fungendo da anello di congiunzione tra le multinazionali e altri produttori di nocività, e la Commissione Europea.
Attraverso il suo lavoro di valutazione di nuove applicazioni scientifiche da immettere sul mercato (come farmaci, alimenti e materiali ingegnerizzati) la sua funzione è quella di garantire la sopravvivenza di un sistema industriale che si trova oggi più che mai a doversi rilanciare davanti alla devastazione dell’intero pianeta che ha prodotto per poterci vendere il suo benessere “usa­e­getta”, e che è sempre di più sotto gli occhi di tutti/e, specialmente nei suoi effetti nefasti d’inquinamento e distruzione degli ecosistemi.
Un rilancio spacciato per “eco­sostenibile” attraverso la promozione di una “rivoluzione biotech e nanotech” ­ ovvero d’ingegnerizzazione e manipolazione del vivente e della materia ­ con cui pensano di poter scongiurare il disastro ambientali e sociale frutto di due secoli di industrializzazione capitalista. Una “rivoluzione bio e nanotech” che si muove e si sta sviluppando nel chiuso di centri di ricerca di multinazionali, di università e poli scientifici “pubblici” e privati, ovvero una sorta di mondo parallelo alla realtà che viviamo, da cui poi ne usciranno nuove tecniche e tecnologie che verranno messe in atto e imposte sulla nostra testa.
Ciò nonostante non ci interessa chiedere un’EFSA più indipendente, trasparente e democratica. L’esistenza stessa di un ente sulla sicurezza alimentare come l’EFSA presuppone l’esistenza di un sistema industriale che con regolarità rilascia nell’ambiente e nei cibi nocività, la cui pericolosità necessita di essere continuamente valutata. Così come non chiediamo una maggiore trasparenza e democraticità nella ricerca e nello sviluppo tecnologico. Il problema infatti non lo individuiamo in una mancata partecipazione “dal basso”, ma piuttosto proprio nelle finalità a cui tende questo sviluppo tecnoscientifico: il rinnovamento di una società basata sullo sfruttamento, sull’oppressione e sull’annientamento del vivente. Rifiutiamo in toto questo tecno­sistema insieme a tutte le sue tecnologie di annientamento del vivente. La loro pace e prosperità è già una guerra perpetua al pianeta e a tutte le sue forme di vita, e contro cui pensiamo sia sempre più impellente opporre una resistenza senza tregua.
Da un paio di decenni a questa parte, tecnici ed esperti di ogni sorta provano ad assicurarci che le biotecnologie (insieme negli ultimi anni anche alle nanotecnologie) penseranno ad ogni cosa: nutriranno la popolazione mondiale, allungheranno la vita media, guariranno qualsiasi tipo di malattia, risolveranno i disastri ecologici prodotti dalla società industriale, e quant’altro. Trovate un problema, bio e nanotech troveranno una soluzione! Aldilà della propaganda quello che stanno portando avanti è invece un processo in cui la riproduzione delle piante e degli animali, insieme all’approvvigionamento di tutti quegli elementi alla base di ogni esistenza, debbano passare attraverso lo sfruttamento industriale e solo per il tramite di questo ritornare accessibili alle persone, pagando. Specie vegetali e animali vengono uniformate e ingegnerizzate per poter essere riprodotte in serie da un’azienda che ne deterrà la proprietà. Attraverso le biotecnologie e le nanotecnologie, l’industria agroalimentare ha la possibilità di concludere in modo irreversibile questo processo di controllo sul vivente mediante la sua artificializzazione, consegnando le nostre vite e la vita di ogni altro essere vivente su questo pianeta, nelle mani di un sistema tecnico e scientifico mortifero.
Biotecnologie e nanotecnologie, insieme a ulteriori sviluppi tecnologici nei campi dell’informatica e delle neuroscienze, con la loro diffusione stanno aprendo la strada per un controllo totale e totalizzante su tutto quanto esiste, in primis le nostre vite.
Purtroppo vediamo anche come la gente sembra essersi rassegnata all’ineluttabilità di questo sistema. In cambio di un benessere materiale effimero, ottenuto attraveso la schiavitù postcoloniale e la costrizione del lavoro, abbiamo accettato come inevitabili le nocività a cui siamo quotidianamente esposti ogni giorno, dai cibi contaminati alle radiazioni elettromagnetiche, dalla repressione poliziesca alla delega, nel decidere delle nostre vite, allo spettacolo ridicolo che è la “democrazia”. Abbiamo perso la nostra integrità: veniamo resi saturi dal vuoto e dalla superficialità che tutto intorno ci circonda, che ci impone di conformarci alle esigenze dettate da altri. Veniamo bombardati da una massa di non­informazioni e da un susseguirsi di stati di emergenza. Finiamo per accettare tutto purchè non siamo chiamati noi, già pieni delle nostre piccole preoccupazioni ­ tra auto, casa e lavoro ­ a dover riflettere sullo stato delle cose e a metterci in prima persona. E cosi preferiamo spegnere il cervello, con gran piacere di coloro che in questa società reggono le redini.
Pensiamo per contro che sia fondamentale sviluppare un’opposizione alle biotecnologie e alle nanotecnologie, respingendole nella loro totalità. Non dobbiamo separare queste dal complesso contesto esistente di relazioni tra le varie nocività e il sistema di potere che le genera, poichè anch’esse ne sono un prodotto. C’è bisogno di lotte che traggano forza dalla comprensione di questi rapporti di dominio e dalla comprensione delle logiche alla base di queste nocività. Sviluppando la consapevolezza che se non mettiamo in discussione l’intera società nel suo complesso, potremo allora solo continuare ad assistere al generarsi di sempre nuove, e sempre più subdole, dinamiche di prevaricazione, oppressione e sfruttamento. Ovvero, ciò su cui si basa l’attuale esistente.
CONTRO LE BIOTECNOLOGIE E LE NANOTECNOLOGIE
CONTRO L’INDUSTRIALIZZAZIONE E L’ARTIFICIALIZZAZIONE DEL VIVENTE
CONTRO QUESTA SOCIETÀ DI OPPRESSIONE E PREVARICAZIONE CHE NECESSITA TUTTO QUESTO.
Assemblea solidale

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SOLIDARIETA’ E AZIONE

Dal 22 al 28 FEBBRAIO SETTIMANA DI AGITAZIONE in tutta Italia

contro le tecnoscienze e il mondo che le produce

26 Febbraio PRESIDIO CONTRO l’EFSA

Ente europeo di sicurezza alimentare

Dalle 12.00 alle 17.00 Davanti alla sede dell’EFSA Viale Piacenza – Parma

“Cambiare il mondo non basta. Lo facciamo comunque. E, in larga misura, questo cambiamento avviene persino senza la nostra collaborazione. Nostro compito è anche di interpretarlo. E, ciò precisamente per cambiare il cambiamento. Affinchè il mondo non continui a cambiare senza di noi. E, alla fine, non si cambi in un mondo senza di noi”
Gunther Anders

Occuparci del potere tecnoscientifico con le sue principali manifestazioni: biotecnologie, nanotecnologie, informatica, neuroscienze non è soltanto porre l’attenzione su qualche aspetto di questa società particolarmente nocivo. Come scriveva Ellul oltre cinquant’anni fa la tecnologia si è fatta sistema e media le nostre vite aldilà di una qualsiasi volontà. In questo anche gli altri animali e l’intero pianeta sotto l’imperativo tecnico vengono schiacciati e manipolati secondo l’esigenza del momento. Le tecno-scienze si stanno ricombinando e convergono verso quello che è stato sempre il loro fine ultimo: un controllo totale sugli esseri viventi.
Perchè occuparsi tanto di tecnologia si chiedono in molti, quando tanti sono i problemi che ci circondano. In un sistema tecnico come quello attuale, dove tutto è scandito dalla macchina, la tecnologia rappresenta il momento, il luogo, lo spazio dove si estende ogni forma di sfruttamento. A volte si chiama green economy, altre progresso scientifico e altre ancora gestione della catastrofe, formando quegli ambiti che una volta riprogettati allargano la rete dove su ogni maglia si sviluppano tutti i rapporti di dominio, quelli da cui non si ritorna indietro come il lancio di un ogm o la manipolazione della linea germinale.
Una lotta contro le nocività non può prescindere dal contesto sociale che le ha prodotte, volute e rese necessarie per tutti. Questo significa che la nostra critica non può che andare sotto la superficie del cosiddetto buon senso o dell’ambientalismo impostore fino a raggiungere il reale problema.
Il potere è pienamente dispiegato in ogni apparato tecnologico che ci circonda, una tecno-democrazia che appare ad ogni angolo, presidia ogni incrocio, controlla ogni aspetto della nostra sopravvivenza fino a entrare nei corpi mentre la sua essenza totalitaria rimane fondamentalmente non percepita. Un tecno-potere che, grazie ad apparati sempre più a misura nanometrica, diventa più di quel che appare, cominciando a non apparire più.
Questa settimana di mobilitazione non serve a circoscrivere un percorso o a ridurne i confini, al contrario ci auguriamo che queste giornate ne inaugurino di nuovi o rinforzino i precedenti con nuova determinazione e volontà di agire.
Abbiamo pensato che ogni situazione nel proprio territorio potesse utilizzare queste giornate per concentrare iniziative legate al tema delle nocività soprattutto quelle legate alle scienze convergenti che sempre di più si impossessano della Terra e di corpi.
Il 26 Febbraio ci sarà invece un’iniziativa collettiva a carattere nazionale: un presidio contro l’EFSA (autorità europea per la sicurezza alimentare) che ha sede a Parma.
L’EFSA è l’organo riconosciuto a livello internazionale a cui la Commissione Europea fa riferimento per molte nocività quali gli ogm, pesticidi, prodotti chimici e nanotecnologie. Può autorizzare il commercio di prodotti ogm e la semina in campo aperto a scopo commerciale e sperimentale. Come l’FDA (food drugs aministration) americana altro non è che un braccio governativo delle stesse multinazionali soprattutto biotecnologiche, con cui i rapporti molto stretti permettono un continuo scambio di amministratori, scienziati, manager e l’immancabile personale tecnico: quale modo migliore di permettere una diffusione capillare degli ogm anche in Europa.
Grazie a soglie di contaminazione tollerata negli alimenti e nelle sementi, mangimi ogm, coltivazioni transgeniche in campo aperto… il lavoro di diffusione è in corso già da troppo tempo.
Sulla falsa riga dell’FDA americana l’Europa si è dotata di un’organo chiamato a garantire la sicurezza di ogni nocività. Ad essere tutelato, oltre gli interessi delle multinazionali biotech-chimico-farmaceutiche, è un sistema economico, politico e sociale che si aggrappa alla nuova rivoluzione bionanotecnologica producendo sempre più disastri ambientali e sociali che stanno alla base dello sviluppo tecno-industriale, di cui le manipolazioni del vivente sono l’apice mortifero.
Non siamo per la creazione di un EFSA più sicuro, trasparente e democratico, anche volendo crearlo non potrebbe mai essere realizzato. Un organo di sicurezza come l’EFSA presuppone che regolarmente si possono creare sostanze nocive da diffondere sul pianeta mettendone a rischio la stessa sopravvivenza. Così come un impianto di smaltimento di scorie radioattive necessita sempre di impianti atomici e di un’economia di guerra.
Rifiutiamo in toto questo tecno-sistema insieme a tutte le sue manifestazioni di morte con la stessa determinazione e convinzione che queste siano destinate a missione di pace o a creare la guerra: la loro pace è già una guerra perpetua al pianeta e a tutte le sue forme di vita: già abbastanza per opporre una resistenza senza tregua.

Il 2 Marzo si terrà al tribunale di Torino la nuova udienza contro Silvia, Billy e Costa accusati del tentato sabotaggio con esplosivi a firma Earth Liberation Front ad un centro di ricerche internazionale sulle nanotecnologie in Svizzera della multinazionale IBM.
Continuare questa solidarietà significa per noi continuare ad ascoltare quell’urlo di un pianeta morente, che come scrisse un gruppo dell’ELF statunitense li aveva motivati nel loro cammino di resistenza, da non confondersi con la passività ma con l’ira bruciante durante la lotta.

Assemblea solidale

Per contatti:
info@resistenzealnanomondo.org
www.resistenzealnanomondo.

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INIZIATIVE A PISA clicca qui per il pdf

INIZIATIVA MILANO clicca qui per il pdf

A Bergamo per la settimana di agitazione, Underground Spazio Anarchico e K.A.P.
organizzano c/o Kascina Autogestita Popolare, via Ponchia 8, q.re Monterosso (Bg)
Sabato 20 Febbraio
dalle 19.00 aperitivo e presentazione della settimana
ore 20.00 cena benefit per il giornale ecologista anarchico “L’Urlo della terra”
a seguire il film documentario “Il mondo secondo Monsanto” di Monique Robin
con approfondimento sulla lotta alle tecnoscienze
Per maggiori informazioni:
www.underground.noblogs.org, www.kap0.webnode.it, www.resistenzealnanomondo.org

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prog febbraio 2016

Perché “Resistere al nanomondo”?

Quello che sta avvenendo sul pianeta ad una velocità impressionante è una distruzione di tale proporzioni che non necessita di alcun strumento o specialista per rendersene conto. L’ecocidio in atto ha ormai raggiunto e superato quasi ovunque la soglia dell’irreversibilità: gli stessi elementi che rendono possibile la vita sul pianeta stanno scomparendo, un ecosistema più complesso nella sua integrità è diventato una rarità.
Questo sistema sta lavorando al dopo: dopo aver garantito e messo in atto un saccheggio e una distruzione senza precedenti, si appresta a far a meno della natura e quindi anche dell’uomo, per come si è inteso fino ad ora essere umano.
Ma non stiamo parlando di un salto che sta per compiersi da parte del totalitarismo tecnologico. La tecnologia, trama del nostro quotidiano e dimensione interiorizzata che plasma e modifica la stessa realtà, non fa salti, può stare nascosta per anni in qualche laboratorio di ricerca, ma assolutamente non fa salti. Ci siamo già dentro a pieno a questa singolarità, come è stato definito questo radicale cambiamento  in corso.
Dal chip sotto pelle ai droni sui quartieri a “rischio” l’avanzata del dominio tecnologico è lenta e inarrestabile: talmente lenta che neanche ce ne rendiamo conto. Ma è una finta lentezza: se  gaggets tecnologici, diventati protesi nel nostro quotidiano come i cellulari, si rinnovano in tempi sempre più corti, lo stesso avviene per le tecnologie militari e di controllo. Con un certo eufemismo, si potrebbe dire che quello non immediatamente utile al militare viene lasciato al pubblico per farlo concentrare sulla propria alienazione o per affinare intorno a se quella vasta gabbia tecnologica, di cui l’espressione più evidente è il cosiddetto “internet delle cose”: sempre connessi e sempre sotto controllo!
Il ruolo delle grosse multinazionali come sempre è chiave, quando è in corso un cambiamento di tali proporzioni e dalle così vaste implicazioni per il futuro, ma non si può ridurre tutto alle compagnie come IBM, Monsanto, Basf … per citarne solo alcune. La questione è molto più ampia e complessa, coinvolge tutto il sistema della ricerca scientifica dell’alta tecnologia e un determinismo tecnologico che ci vuole sempre più imbrigliati.

Ci sentiamo di puntare forte l’attenzione sull’interconnessione delle scienze convergenti: biotecnologia, nanotecnologia, neuroscienze, informatica. Sentiamo di dare un ruolo particolare alle nanotecnologie e al nanomondo che si sta realizzando passo dopo passo, dove le decisioni sono già state prese e partecipare al dibattito con i loro tavoli truccati non significa altro che consolidare il proprio sfruttamento in forma consensuale. In questo stato di cose anche le normali manifestazioni di consenso vengono meno o si fanno superflue, una tecnologia che si è fatta sistema muove i suoi passi a prescindere da noi. L’ingegneria genetica va di pari passo con l’ingegneria sociale, dove il vivente viene snaturato della sua stessa essenza e dove questo “uomo nuovo” deve essere il miglior custode della gabbia.
Le nanotecnologie non sono arrivate dal nulla, come dicono gli stessi estimatori il debito verso le biotecnologie è enorme, non sono altro che la loro continuazione. Per questo pensiamo sia necessario non separarle mai, mettendone in luce la comune origine e il medesimo percorso. Il terrore dei sostenitori del nanomondo è vedere ripetersi quello che è avvenuto con gli ogm, dove una visione fortemente negativa ha preso piede in tutto il mondo creando numerose resistenze.
Pensiamo sia importante trasmettere delle analisi per sviluppare un pensiero critico. Con questo sito vogliamo portare e sviluppare una critica radicale a queste tecnologie anche soffermandoci su singole questioni e aspetti. Cercando però sempre di far capire i vari passaggi e collegamenti per esprimere e trasmettere una visione più ampia. Per esempio mostrando le similitudini esistenti tra un microchip in un animale in un’impresa industriale e un chip sotto pelle ad un bambino per fare in modo che sia sempre rintracciabile; tra un micro drone per il controllo cittadino e i bombardamenti sui civili fatti dai droni in Pachistan dall’esercito americano.
Apparentemente la questione si presenta molto complessa, al di fuori della nostra comprensione, soprattutto se non ci si intende di scienza, ma non è così! L’analisi e critica che vogliamo sviluppare non porterà a capire cosa avviene sotto le lenti di un microscopio a scansione tunnel, strumento altamente specializzato capace di configurare in nanoscala e di spostare molecole. Questo non ci interessa non tanto perché all’IBM o in altre compagnie e centri di ricerca non è gradito chi curiosa nei loro affari e non ci farebbero entrare, ma perché non è trasformandosi a nostra volta in scienziati, o avendone a nostra disposizione, che si arriverà a capo di qualcosa. Sono proprio scienziati, tecnici e specialisti di ogni sorta che stanno dando un fondamentale contributo (ovviamente supportato da un sistema che legifera e soprattutto esprime le loro indicazioni) a questo tecnomondo.
La prospettiva da dove osserveremo sarà totalmente diversa: non daremo forza alla nostra voce su simili basi, ma partiremo da svelare quello che si presenta come neutrale e invece neutrale non lo è. Non c’è da girarci tanto intorno: riconoscere l’ammissibilità e validità alla nanotecnologia significa supportare la nano-guerra e il nuovo totalitarismo, perlomeno uno degli strumenti che ne diventerà il suo più prezioso alleato. La coesistenza richiamandosi a qualche metodo precauzionale è impossibile, abbiamo già visto cosa è avvenuto con gli Ogm in agricoltura o con il nucleare, con la convergenza delle tecniche la situazione non è gestibile e decisamente più grave.
Un sito ha ovviamente tutti i suoi limiti, ci auguriamo che nella sua semplicità possa stimolare ulteriori riflessioni e la realizzazione di altri strumenti, in lingua italiana analisi e critiche su certe questioni sono ancora troppo rare. Questo sito ospita testi, scritti, notizie e video che portano una critica radicale con lo scopo di contribuire a creare un pensiero critico e un’opposizione verso questo esistente.
Non è nostro fine creare uno strumento per la realizzazione di un contesto culturale chiuso in se stesso e con una falsata apertura verso l’esterno. Il nostro strumento vuole essere diretto a chiunque vuol saperne di più su certe questioni.
Consideriamo questo progetto come qualcosa in movimento, che potrà supportare o dare vita a campagne e momenti di resistenza al nanomondo.
Pensiamo che la critica deve trasformarsi in azione, per questo motivo ospitiamo e diamo ampio spazio anche a chi non accetta questo stato di cose e decide di opporsi concretamente, dando vita ad altre situazioni, mobilitazioni, azioni, che vanno ad infittire quella resistenza che ha origini lontane e ora più che mai si fa necessaria: perché il nanomondo è irreversibile.

 Chi siamo

Siamo un collettivo che da anni lavora su tematiche come l’ecologismo radicale e la critica alla società tecno-industriale. Realizzando bollettini, riviste, materiale informativo e numerose iniziative che hanno portato a mobilitazioni come quella contro l’Efsa di Parma (Ente europeo sicurezza alimentare), primo responsabile in Europa della diffusione di ogm, pesticidi e nocività di ogni tipo e adesso anche le nanotecnologie.

 

corteo

Corteo contro l’ingegneria genetica e L’EFSA (Ente di sicurezza alimentare europeo) a Parma, organizzato dalla Coalizione contro le nocività.