5G e censura: argomenti infiammabili – PMO


Giovedì 8 aprile 2021 da Pièces et main d’œuvre

Il prefetto della Drôme ha presentato una denuncia all’inizio di marzo 2021 contro Ricochets, un media online indipendente (https://ricochets.cc/?lang=fr), dopo la pubblicazione di un articolo a sostegno del recente sabotaggio delle installazioni Orange nel dipartimento. L’articolo ha ricordato alcune delle ragioni per opporsi al 5G, alla tecnologia digitale e al “sistema tecnologico-industriale capitalista”.

Ricochets, avendo già subito un anno fa le molestie della polizia (fermo di polizia, perquisizione, confisca del computer per sette mesi), ha preferito rimuovere l’articolo dal suo sito. Non lo biasimiamo, visto che abbiamo subito le stesse molestie qualche anno fa (1). Sappiamo cosa implica la confisca di un computer professionale – più di tre anni nel nostro caso – e siamo in grado, avendone fatto a meno, di misurare il valore del sostegno di organizzazioni, individui e media in tali circostanze. Assicuriamo quindi ai Ricochet la nostra calorosa solidarietà e visto che sono momentaneamente banditi dalla critica anti-industriale – rimbalziamo.

Il 5G è l’anello mancante nel mondo delle macchine, il nodo che chiude la rete di contenimento elettronico delle nostre vite. Le antenne di Orange e degli operatori telefonici collegano ogni parte comunicante del mondo-macchina – umani innestati con smartphone, impiegati, animali e piante chippati, oggetti e infrastrutture connessi a Internet (gadget, robot, veicoli, reti) – al centro di controllo cibernetico (2). Questa invasione tecnologica ha poco a che fare con il telefono – il richiamo dei consumatori – e tutto a che fare con la costruzione di una società della costrizione (3).
Stiamo parlando dei mezzi di potere, e del potere di coloro che li possiedono e li controllano su coloro che li subiscono – anche se ciò significa gioire dei loro usi “positivi”. Stiamo parlando dell’aumento di questa potenza grazie al progresso delle nanotecnologie. Questo nanomondo che gli scettici ci rimproveravano di aver fantasticato o esagerato vent’anni fa (4), tutti possono ora vederlo dispiegarsi nelle sue forme più concrete e minacciose: l’uomo-macchina dei transumanisti e degli adepti dell’ibridazione, il mondo-macchina della smart city e degli Smartiani dipendenti dalla loro connessione alla “Macchina Generale”, una specie-macchina riprodotta in laboratorio, privata della terra, della libertà e dei mezzi di ogni autonomia (5).
È giunto il momento di dare fuoco alle antenne, quando la maggior parte dei cybernantropi non sa più vivere senza le loro protesi elettroniche, quando viviamo nel mondo del pilottaggio cibernetico e quando la maggior parte degli oppositori delle antenne non ha “nulla contro il telefono cellulare”. Ma chi lo sa? Questi brandon notturni, che prendono in prestito il loro linguaggio dalla critica anti-industriale, potrebbero svegliare alcuni di loro dalla loro ipnosi ad alta velocità.

Come i firmatari della tribuna a sostegno di Ricochets pubblicata il 7 aprile 2021 (qui), noi “rivendichiamo il diritto alla libertà di espressione e di opinione, vettori di dibattito anche per temi sensibili”. E tanto più volentieri in quanto Ricochets ha talvolta pubblicato le nostre vesciche.
Non abbiamo smesso di discutere di “temi sensibili” per due decenni, cercando sempre di anticipare – di contestare prima del fatto piuttosto che dopo; di fare la differenza concentrandosi sul punto cieco della critica, piuttosto che fare numero chiedendo a gran voce l’ovvio; e di non abbandonare mai il fronte della necrotecnologia, che è oggi il fronte principale della guerra tra dominanti e dominati (6). Tra il potente e il sottomesso. Il suo fronte di marcia.
Questo ci ha fatto guadagnare non solo i tentativi di intimidazione della polizia, ma anche quelli dei cosiddetti libertari che oggi si offendono per la censura contro i Ricochet. Questa “cultura della censura” (cancel culture) non ha attaccato solo Pièces et main d’œuvre, né le poche voci critiche nei confronti della riproduzione artificiale degli esseri umani (7), ma tutti i gruppi, i media e le persone che sollevano “argomenti sensibili” – islamismo e neo-razzismo (8), veganismo, maternità surrogata, ecc – che piccoli gruppi di tiranni settari ora vogliono bandire (9).
Tutti possono vedere che denunciare il “sistema tecno-industriale” senza denunciare uno dei suoi vasi di espansione più dirompenti, la produzione tecno-industriale di esseri umani, è una farsa, ma una di quelle finzioni che è meglio ignorare se si vuole “farne parte” e non “fare la differenza”.

Dimentichiamoci di coloro che praticano l’autocensura e si astengono dal trattare “argomenti divisivi” – anche questo è “cancellare la cultura”, quella veulenza travestita da delicatezza. Ma non dimentichiamo che due siti che hanno firmato la “tribuna per la vera libertà di espressione e di informazione” a sostegno di Ricochets – Rebellyon e Cric-Grenoble – hanno pubblicato a fine luglio 2019 un testo intitolato “La Décroissance, ce journal que nous n’achèterons pas”. Attaccando il mensile per un dossier su “temi sensibili” – riproduzione artificiale, politica d’identità, genere, transumanesimo, ecc – questo articolo è stato illustrato con una copia de La Décroissance che brucia a terra. E finì con una lista di colpevoli da censurare e intimidire, di cui ci onoriamo di far parte:
“Possiamo, finché non cambiano (sic) la loro ideologia, evitare di invitare, o venire a disturbare le conferenze sul genere o sull’infanzia di quei personaggi che hanno contribuito al lato reazionario di questo dossier (con citazioni dal dossier).”

Dieci giorni dopo la pubblicazione di questo appello alla censura e all’autodafé, al festival antinucleare di Bure dell’agosto 2019, lo stand de La Décroissance è stato assalito tre volte, le copie del giornale rubate e distrutte, sotto gli sguardi coraggiosamente distolti dei difensori della libertà di opinione presenti. A Montpellier, qualche mese dopo, uno dei nostri dibattiti è stato minacciato da questi stessi apostoli della libertà, che hanno fatto pressione sugli organizzatori e sul prefetto della Drôme a proposito di Ricochets. Possiamo vedere che un’altra forma di censura è possibile, e che gli alter-prefetti sono pronti a ordinare e proibire in questi margini dove hanno preso il potere e istituito la loro forza di polizia.

È sempre gratificante firmare una tribuna che proclama: “La questione delle libertà fondamentali e di espressione ci riguarda tutti, e riguarda tutte le altre lotte, tutti gli impegni sociali, politici, ecologici, femministi, ecc. “Per quanto ci riguarda, firmare accanto al branco di censori è come difendere il lupo accanto ai cacciatori. No, grazie.

Continueremo a sfidare il sistema tecno-industriale, in attesa che i futuri cani da guardia della libertà si sveglino troppo tardi contro il progresso dell’eugenetica e l’artificializzazione della specie umana. Buona fortuna a Ricochets, che ringraziamo per aver fatto circolare le nostre idee tra gli altri.

Pièces et main d’œuvre
Grenopolis, 8 aprile 2021

Note
(1) Vedi “De fric et de flic : un été grenoblois”, settembre 2005; “Rendez-nous notre objet d’aliénation favori ! ou pourquoi la technologie est le problème”, settembre 2007
(2) Vedi Pièces et main d’œuvre, RFID, la polizia totale. Puces intelligentes et mouchardage électronique, L’Echappée, 2011.
(3) Cfr. Pièces et main d’œuvre, Terreur et possession. Enquête sur la police des populations à l’ère technologique (L’Echappée, 2008) e L’Industrie de la contrainte (L’Echappée, 2011)
(4) Cfr. Pièces et main d’œuvre, Aujourd’hui le nanomonde. Nanotecnologie, un progetto di società totale, (L’Echappée, 2008).
(5) Cfr. Pièces et main d’œuvre, Manifeste des Chimpanzés du futur contre le transhumanisme (Service compris, 2017); Alertez les bébés, objections aux progrès de l’eugénisme et de l’artificialisation de l’espèce humaine (Service compris, 2020).
(6) Cfr. “Per un’indagine critica”, 2005
(7) Cfr. A. Escudero, La riproduzione artificiale dell’umano (Le Monde à l’envers, 2014)
(8) Cfr. comunicato di Mille Bâbords (Marsiglia) in seguito all’attacco a una riunione pubblica, 30/10/16
(9) Cfr. il comunicato “Contro la censura e l’intimidazione negli spazi di espressione libertaria”, dicembre 2014, e TomJo, “From the blow. Poscritto al mio passaggio attraverso il ridicolo mezzo.

Da: http://www.piecesetmaindoeuvre.com/