Piattaforme di riprogettazione cellulare
“A Monaco circolano strane voci sulla sorte dei pazienti psichiatrici”.
“Come mai è morto così presto? Accludo un francobollo in modo che mi diciate come ha passato le sue ultime ore”.
“Perché il corpo di mio fratello è stato cremato? Io avrei voluto seppellirlo in una tomba.
Dobbiamo rimproverarvi per non averci dato la possibilità di dargli l’ultimo addio… Siamo veramente amareggiati e non comprendiamo le vostre misure. Aspetto che mi diciate le ragioni di un tale comportamento”.
Sono brani tratti da lettere di familiari di pazienti uccisi nell’ambito del programma di “eutanasia” in Germania. Eppure sembra di leggere gli stessi messaggi usciti su FB da chi non ha più visto i propri cari inghiottiti in qualche ospedale da un’emergenza Covid.
Il transgenico dai campi ai corpi tutti
Vorrei partire questo mio scritto con una domanda, utile per dare poi successivamente un senso e una precisa strada alle mie successive riflessioni.
Come è stato possibile che siamo arrivati, anzi piombati completamente, in questo nuovo paradigma biotecnologico medicale nel giro di poco più di un anno, utilizzando l’epidemia da Sars-Cov-2? Come sempre, quando si tratta di progressi tecnologici, è necessario tornare indietro con la riflessione, indagare precedenti passaggi apparentemente insignificanti dove già era inscritta e si poteva decifrare questa nuova versione aggiornata del sistema bio-tecno-medicale. L’errore principale è stato sicuramente considerare questi lunghi anni di sviluppi nella ricerca nell’ingegneria genetica come se questa pratica potesse essere gestibile e imbrigliabile nelle sue manifestazioni più controverse o considerare che queste ricerche e sviluppi si sarebbero fermati al campo agricolo o poco più al campo medico – la solita insulina per i diabetici per intenderci – o che si sarebbero fermati alle cellule somatiche senza mai toccare quelle germinali.
Ma le cose non solo non vanno così, ma non sono mai andate così in tutti i tempi storici, anche con altre tecnologie come il nucleare.
Abbiamo visto folle riempire le piazze, richieste di moratorie, appelli e la nascita di interi movimenti contadini soprattutto nel Sud del mondo, ma anche nel Nord del mondo, che criticavano l’invasione degli OGM in agricoltura e negli alimenti vegetali.
Si è fatto di tutto per conservare il germoplasma di specie in estinzione o a rischio di erosione genetica. In Inghilterra degli oltre cinquanta campi sperimentali OGM nessuno è rimasto attivo per la molteplicità delle iniziative degli attivisti che non gli hanno dato tregua tanto da costringere il governo a sospendere le ricerche e in altri paesi, come in Svizzera, le proteste hanno portato a militarizzare i campi sperimentali.
Molti di questi oppositori al transgenico hanno sempre distinto tra le ricerche di ingegneria genetica in campo agricolo da quelle in ambito medico, arrivando a preservare le pannocchie, ma non i corpi tutti. Questi movimenti chiedevano la fine della globalizzazione e dei grandi monopoli delle multinazionali sui brevetti delle piante ad uso curativo e alimentare, ma non si curavano di quello che avveniva nei centri di ricerca di genetica umana. Ben poche critiche si sono sollevate riguardo al grande Progetto Genoma, portato avanti, dalla parte privata, da un imprenditore e ricercatore transumanista di nome Craig Venter che avrebbe poi dato avvio a tutta una serie di progetti internazionali con la Celera Genomics sulla biologia sintetica.
Le “monocolture della mente” della prudente scienziata indiana Vandana Shiva per molti sono state considerate come un’immagine metaforica ben riuscita, considerando le incalcolabili citazioni utilizzate da tutti i movimenti antiglobalizzazione, quando ancora questi si agitavano. Ma, come tutte le citazioni frettolose e gli slogan di circostanza, poco è stato approfondito di quel concetto e anche forse dalla stessa Shiva concentrata sui suoi progetti di biodiversità agricola nel suo bel podere nell’Orissa, terra infiammata dalla guerriglia Adivasi.
Aver reso i semi sterili per costringere i contadini del Sud del mondo a doverli ricomprare da multinazionali come Monsanto al fine di ridurli alla fame per sottometterli in schiavitù, non era un piano già così evidente da non farci sperare che si sarebbero concentrati solo a limitati settori agricoli? Quelle monocolture dai campi si sarebbero per forza trasferite sui corpi tutti, non perché siamo quello che mangiamo, ma perché gli OGM non sono mai stati solo delle semplici coltivazioni annaffiate di Glifosate. Grandi multinazionali della chimica, della chimica farmaceutica, dell’agroalimentare fin dalla metà degli anni ‘70 hanno cominciato ad acquisire il controllo delle sementi e, insieme, dei processi atti a manipolarle geneticamente. Fu proprio in quegli anni che la Corte Suprema degli Stati Uniti rese possibile brevettare organismi viventi e parti degli stessi, compresi i geni. Lo scopo delle multinazionali biotecnologiche era acquisire il controllo di tutto il ciclo della produzione del cibo con un controllo monopolistico attuato su quello che loro manipolavano e su cui emettevano i brevetti. Questo ha reso possibile la separazione tra produzione e riproduzione. Un progressivo esproprio, che è la fonte vera della fame e della povertà nel mondo, trova un’accentuazione proprio con l’introduzione degli OGM. Questo è un punto chiave: perché vi è una precisa continuità dall’esproprio, non tanto direttamente degli alimenti, ma del potere di produrre i propri alimenti, a una continua concessione e perdita di autonomia e di controllo anche sui propri corpi, accelerando quel processo di separazione dalla natura, considerata alla stregua di un ecosistema industriale.
Per questo era importante fin da subito situare gli OGM in agricoltura in un più ampio paradigma di ingegneria genetica respingendolo nella sua interezza, anche quando propagandava di poter curare le malattie genetiche. Quando a livello europeo si muoveva il dibattito intorno ai prodotti figli della manipolazione genetica non bisognava concentrarsi solo sulla soia OGM anche se aveva devastato il Brasile. Bisognava prioritariamente interrogarsi e approfondire il principio per cui veniva manipolato geneticamente e in modo irreversibile un organismo vivente, trasferendo geni da un organismo a un altro. La nascita dei primi, almeno ufficialmente, animali clonati – una pecora di nome Dolly in Inghilterra e un toro di nome Galileo in Italia – dovevano essere più che dei segnali di allarme, qualsiasi fosse stato l’esito dell’esperimento. L’obiettivo era ovviamente arrivare alla clonazione umana. Insomma, quella grande “palestra” rappresentata dalla sperimentazione sugli altri animali è sempre stata, e soprattutto per le manipolazioni genetiche, l’allenamento per intervenire successivamente sull’umano.
In coro i movimenti ambientalisti si sono concentrati su lotte parziali e controproducenti come l’etichettatura e su un principio di precauzione che tradotto ha sempre voluto dire “continuate a ricercare quanto volete nel chiuso dei vostri laboratori”. Ma il problema non è solo una o più multinazionali che traggono profitto, ma la stessa direzione della ricerca, perché prima o poi quei risultati dal chiuso di un laboratorio usciranno e verranno messi in campo, magari rivestiti da una nuova ideologia, ma usciranno all’aperto.
In tempi in cui si è passati dal “principio di precauzione” governativo al “principio di responsabilità” individuale, vige la battaglia per la libera scelta. Già con gli OGM in agricoltura e la loro etichettatura veniva portata la possibilità di scegliere tra le loro merci-cibo, se si voleva essere avvelenati con OGM o senza, permettendo anche poi la scelta biologica.
Chiunque abbia coltivato anche un cespuglio di menta sa che l’ibridazione in campo aperto con altre specie simili è pressoché scontata. Quando dalla pianticella di menta passiamo alle enormi monocolture OGM quanto ci mettono queste a raggiungere tutto l’ambiente agricolo e più in generale l’ambiente naturale con la sua delicata biodiversità? Se quindi si può essere certi che la contaminazione OGM non si può fermare, di che scelta stiamo parlando? A prevalere sarà sempre l’ibridazione transgenica, in America Latina lo sanno bene tanti contadini che si sono visti invadere le loro coltivazioni da sementi OGM e in Messico, terra per eccellenza del mais, dove le varietà della Monsanto sono diventate più tradizionali di quelle dei Maya. La coesistenza è impossibile per l’inquinamento genetico ed è inaccettabile per la visone di mondo che porta. Poniamo quell’unico principio che non lascia fraintendimenti: qualsiasi organismo vivente e la natura che ancora ci circonda e di cui noi siamo parte sono indisponibili ad ogni manipolazione tecno-scientifica.
Non chiamiamoli vaccini
Direttamente dai campi, dai laboratori sperimentali, dagli animali transgenici le pratiche di ingegneria genetica sono arrivate agli esseri umani, non come alimento, ma spacciandosi per miracolosi “vaccini” a mRNA. Non sono vaccini, ma inserti genetici che hanno già iniziato ad entrare nei corpi di milioni di persone in tutto il mondo che non hanno niente a che vedere con gli altri veleniferi vaccini tradizionali.
Come era successo con gli altri OGM in agricoltura la storia si ripete, cambiano solo alcuni particolari. In quasi tutto il mondo per gli inserti genetici vige il “principio di responsabilità”, in alcuni paesi questo è regolato con l’obbligo, in altri l’obbligo è mascherato da una fortissima pressione sociale. All’unisono negli ambienti più democratici e critici ai vaccini si parla di “libera scelta”. Quindi niente obbligo altrimenti siamo nel campo di un trattamento sanitario obbligatorio che richiederebbe tutta una serie di circostanze non riscontrabili nell’attuale situazione pandemica.
Soprattutto in campo medico, giuridico e politico il porsi per la “libera scelta” ha tutta la sua storia in quelle che vorrebbero essere strategie comunicative vincenti o almeno credibili: smontare tecnicamente l’impianto della controparte sugli aspetti sanitari, giuridici, costituzionali, ecc…
Ma quello che abbiamo di fronte, tornando all’esempio della coesistenza in agricoltura tra piante OGM e tradizionali, non è una semplice strategia tecnologica a cui si può non essere d’accordo ed eventualmente si può continuare ad andare avanti in modo diverso con un’altra decisione. Se questo non poteva funzionare con l’invasione degli OGM in agricoltura, dove la coesistenza con la natura non ingegnerizzata è semplicemente impossibile se non al prezzo della perdita di quest’ultima, lo stesso vale per quello che loro chiamano piano vaccinale, dove sono in sperimentazione oltre 250 nuovi vaccini di cui 80 già in fase clinica. Tutto questo sarebbe predisposto per una malattia che si cura a casa e dove agendo con prontezza e velocità le morti sono praticamente assenti, cosa che invece non si può assolutamente dire per le vittime gravi e meno gravi della vaccinazione di massa in corso. Parlare quindi di libera scelta non ha senso, primo perché non vi è nulla di libero e poi perché è evidente che nel loro medium digital-vaccinale vedono una trasformazione radicale non solo nel nostro modo di curarci da un’eventuale malattia, ma proprio nel vedere il mondo, quello che una èlite tecnocratica vuole vedere molto presto realizzarsi. In una nuova visione da dove intendono agire a livello preventivo, il “vaccino” si presta perfettamente a questa funzione. Ma questo medium contiene dentro di sé anche l’inganno, perché per sua stessa natura dovrebbe prevenire qualcosa, mentre poi concretamente prepara gli organismi viventi trattandoli geneticamente verso l’accettazione di una società sempre più priva di società e ad un pianeta morente.
Vivere i nuovi tempi pandemici e successivamente tempi di cambiamento climatico predispone una trasformazione profonda. Tra gli obiettivi a cui vogliono arrivare le multinazionali farmaceutiche sorrette dai più forti poteri di Davos e della finanza internazionale, ma non solo, è riuscire a farsi autorizzare un nuovo sistema per fare “vaccini”, ottenuta l’autorizzazione questo può anche essere utilizzato per la realizzazione di altri farmaci, ma più in generale questi passaggi vogliono essere le fondamenta per rivoluzionare completamente il concetto di cura e di prevenzione della malattia, sempre se l’obiettivo sarà ancora partire da una specifica malattia. I tempi accelerati di “emergenza sanitaria” permettono alle industrie risparmi enormi e ovviamente di scavalcare tutte le precedenti lungaggini burocratiche per arrivare a farmaci di nuova generazione, biotecnologici, che in tempi normali sarebbe stato impensabile commercializzare. Oltre ai cosiddetti vaccini per il Sars-Cov-2 sono in fase sperimentale oltre 500 farmaci che dovrebbero far capire perché le terapie già presenti sono state osteggiate e marginalizzate in ogni modo e perché hanno bisogno di altri morti.
Per questo, anche se strategicamente forse sembra meno efficace, sarebbe bene partire subito dal cuore del problema, che significa non solo rifiutare, ma combattere qualsiasi forma di ingegneria genetica a qualsiasi livello questa si propone, perché se potranno fare qualcosa a livello tecnico questo sarà fatto sicuramente, tutta la storia delle tecno-scienze dovrebbe averci insegnato qualcosa a riguardo.
Sappiamo che non c’è luogo sicuro per contenere le loro chimere transgeniche, neanche livelli alti di protezione, come quelli per la guerra bioterrorismo, sappiamo ormai che questi laboratori sono fucine per le strategie geopolitiche e per la guerra di domani. Di partenza dobbiamo lottare per chiudere questi scantinati dell’orrore in cui non si accontentano più di simulare guerre batteriologiche torturando le scimmie e creando mostri che possiamo solo immaginarci, hanno voglia di giocare con il mondo intero e ora ne hanno la possibilità e la protezione. Chi ricerca per la pace con tecnologie di guerra è un impostore, ogni scienziato, prima o poi, si aspetta un riconoscimento e che le proprie creazioni abbiano uno sbocco, che non necessariamente deve essere di natura economica. I grandi scienziati che hanno lavorato ai peggiori programmi di ricerca, soprattutto militari, sono sempre stati più ambiziosi che avidi e loro si sono sempre rilevati i più pericolosi. La creatrice Jennifer Doudna del CRISP/Cas9 dopo le sue scoperte ha dichiarato di non dormire la notte e di fare sogni distopici con società autoritarie che ricordavano il Terzo Reich, questo però non l’ha scoraggiata di beneficiare di tutti i riconoscimenti tra cui il premio Nobel. Doudna ha dichiarato che farà il meglio con le sue scoperte, pensando al benessere umano, ma il meglio in tempi di riprogettazione genetica degli organismi viventi è il peggio che si possa fare.
Durante la nazificazione della medicina un medico dell’Università di Berlino di nome Rudolf Ramm, autore di un manuale influente, affermava che il medico non doveva più limitarsi semplicemente alla cura dei malati, ma doveva diventare un “coltivatore dei geni”, un “medico del Volk” e un “soldato della biologia”. Il medico doveva interessarsi alla sanità del Volk ancor più che alle malattie dell’individuo e doveva insegnare alla gente a superare il vecchio principio individualistico del “diritto al proprio corpo” per abbracciare il “dovere di essere sani”. Al fine di mettere concretamente in pratica questi programmi ogni singolo medico doveva diventare un “medico genetista”.
L’emergenza Coronavirus, ancora ufficialmente definita pandemia, ha portato a stringere i tempi su quei medium farmaceutici ritenuti, dagli estensori della pandemia, non solo come efficaci, ma come indispensabili per un prossimo futuro dove i virus non ci daranno tregua. Ma non è forse sempre stato così?
Di fatto sono stati sdoganati in pochi mesi quelli che sono stati chiamati “vaccini” che in genere necessiterebbero di quasi dieci anni di sperimentazione e altri cinque di particolare osservazione. Praticamente hanno vivisezionato gli altri animali, sperimentato sugli esseri umani e messo in produzione e in commercio i loro inserti biotecnologici nello stesso momento. Questo ha permesso di diffonderli già prima di natale da Pfizer e, successivamente, da Moderna e da AstraZeneca.
L’emergenza quindi ha fatto passare sopra ogni valutazione di qualità, rischio e soprattutto sopra il quesito principale: effettivamente ha una qualche efficacia questo programma vaccinale nei confronti del Covid? Da come si sono svolti e continuano a svolgersi gli eventi praticamente quasi quotidianamente, sembrerebbe che le risposte eventuali sono per il dopo. Ora c’è una guerra da vincere, lo afferma il generale Figliuolo, che lui di guerre se ne intende. In Italia l’EMA continua a non considerare questa campagna vaccinale come sperimentale perché l’ingegnerizzazione genetica in atto è frutto di un’emergenza, nonostante l’evidenza che la società, soprattutto quella italiana è diventata un grande stabulario. Con queste valutazioni l’EMA ha considerato positivamente il rapporto rischio-beneficio. Il pensare all’emergenza fa distrarre dalle gravissime conseguenze dell’inserto biotech che al momento non risparmia nessuna fascia d’età, neanche i neonati che non rischiano nulla per il Covid. “Vaccinare, vaccinare” incita la propaganda con il suo generale in mimetica e tutti i suoi ufficiali in camice bianco.
Come era prevedibile, dove non hanno comprato giornali e tv, la macchina della censura, già pronta da un pezzo dalle collaborazioni tra Social media e servizi di sicurezza governativi, lavora a pieno regime per confermare risultati che non esistono, dati e cifre che in tempo di vaccinazioni di massa hanno addirittura portato a modificare i giri di giostra degli infallibili tamponi.
Ma se del tempo è passato dal primo focolaio Covid, si sa per certo che questi virus tendono a mutare e questo è avvenuto già varie volte. Quindi contro cosa stanno combattendo gli inserti genetici se praticamente rincorrono qualcosa che cambia con tempi piuttosto rapidi?
Gli anticorpi della persona vaccinata saranno quindi selettivi per quei virus che hanno la stessa sequenza della proteina del vaccino. Diversamente quei virus che sfuggono dagli anticorpi vaccinali saranno favoriti nella loro replicazione e più si distinguono e più potranno replicarsi in modo favorevole e quindi resistere all’inserto biotech. Da qui la nascita delle famose varianti, date quindi da una vaccino-resistenza. Il vaccino stesso quindi rappresenta attualmente il miglior selezionatore di varianti del virus, senza contare il periodo scelto per vaccinare: nel pieno dell’emergenza sanitaria, periodo che loro stessi hanno sempre detto da non scegliere mai e che adesso si è trasformato in quello migliore.
Si prospetta quindi un futuro di nuove epidemie, che partiranno da tutte le varianti che nel mentre si formeranno, con la differenza che, se quelle naturali con il tempo perdono intensità e vanno a scemare, le varianti da vaccino invece prolungano l’epidemia all’infinito in nuove modalità che diventano nuove possibilità per il comparto farmaceutico.
L’aspetto che qui ci interessa trattare più che dei numerosi effetti collaterali, di cui molti gravissimi, è il legame con l’ingegneria genetica dei vaccini a DNA ricombinante di AstraZeneca. Questa tecnologia infatti, non è più un semplice “taglia e cuci”, ma mira al DNA delle cellule, con l’obiettivo dichiarato di modificare la funzione dei geni selezionati per produrre successivamente proteine virali. I dottori più critici prendono in esame i rischi, gli avvocati le procedure, le persone la sicurezza e gli attivisti i diritti della persona. Ma dove cercare la via per capire effettivamente cosa sta succedendo, senza pensare di avere di fronte dei folli o delle strategie sanitarie sbagliate e senza senso. Dal punto di vista di chi ha dichiarato la pandemia e di chi la conferma quotidianamente a livello sanitario e securitario non solo questa ha un senso profondo, ma è la vera svolta per cambiare tutto. In un recente documento unificato delle forze armate inglesi e tedesche che sembra il manifesto del nuovo transumanesimo così trattano l’argomento pandemia: “Le terapie genetiche del futuro potrebbero risolvere i problemi di salute prima che questi si verifichino e si manifestino in una malattia. Questi primi interventi ridurrebbero la domanda di cliniche faccia a faccia e ricoveri ospedalieri riducendo potenzialmente le infrastrutture necessarie per fornire assistenza sanitaria. Gli interventi preventivi sono più economici ed efficaci, che significa maggiori tassi di sopravvivenza, tempi di recupero più brevi e meno stress per l’economia”.
Molti dottori e scienziati considerano la possibilità di un intervento nel DNA attuato da questi “vaccini” come un effetto collaterale, una reazione avversa con un’incidenza non nota perché in questa direzione nessuno sembra aver svolto ricerche e i produttori non sanno fornire dati. Ma più che dati e statistiche sarebbe ancora una volta da andare a vedere cosa hanno fatto queste multinazionali nel più grande stabulario del mondo a buon mercato dove non vige etica o diritti umani: i paesi poveri. Qui hanno sperimentato da sempre di tutto con consenso e senza consenso, questo non ha importanza; in ogni modo sono riusciti sempre a giustificare i loro omicidi e i gravissimi danni su popolazioni vittime dei loro test e sieri veleniferi. Nel campo dei vaccini la Fondazione Gates, partner mondiale per lo sviluppo dei vaccini, ha portato a termine programmi di sterilizzazione su numerose donne africane. Sembra che questo sia un punto cardine di queste campagne vaccinali: avere un controllo sulla popolazione mondiale a livello demografico con una completa gestione dei corpi.
Ancora una volta per comprendere il programma vaccinale ci aiutano le parole del documento delle forze armate inglesi e tedesche: “Le prospettive etiche sull’intervento umano cambieranno e questo potrebbe succedere rapidamente. Potrebbe esserci un obbligo morale ad aumentare le persone, in particolare nei casi in cui si promuove il benessere o in cui bisogna proteggere da nuove minacce. Si potrebbe sostenere che i trattamenti che implicano nuovi processi di vaccinazione e terapie geniche e cellulari sono esempi di potenziamento umano già in cantiere”, e ancora: “Metodi più sicuri come il CRISP stanno cominciando a cambiare il punto di vista etico sull’ingegneria genetica”.
Piattaforme di riprogettazione cellulare
La multinazionale Moderna descrive i suoi inserti bioteh come un “sistema operativo” in grado di programmare gli esseri umani hackerando le loro funzioni biologiche.
La biopiattaforma di Moderna con RNA messaggero (mRNA) è stata ideata per progettare, sviluppare e creare una molecola di mRNA in grado di codificare una proteina terapeutica, da utilizzare come nuovo medicinale o “vaccino” con l’utilizzo anche della nanotecnologia.
L’azienda ha sviluppato la capacità di base, universale – che significa indipendente dall’applicazione – per progettare, produrre e testare mRNA e l’ha applicata in più “vaccini” (anche contro il citomegalovirus, Zika, virus respiratorio sinciziale, influenza e altri), anticorpi antivirali, farmaci antitumorali ed enzimi per malattie rare. La biopiattaforma mRNA ricorda un sistema operativo per computer. Una sequenza mRNA viene preparata dai ricercatori per codificare una proteina specifica. Una volta che il siero raggiunge l’organismo umano ben presto prende possesso del sistema cellulare. Le metafore informatiche qui prendono tutta la loro concretezza e svelano il significato di quel “software della vita”: un sistema di controllo progettato per controllare tutte le funzioni cellulari, con un inedito sodalizio tra Big Pharma e Big Tech. Il loro concetto di buona salute non ha niente a che vedere con un organismo sano. Forse adesso si fa più chiaro perché in tutta la cosiddetta emergenza Covid l’importanza di rinforzare il sistema immunitario era assente dalla loro propaganda e dalle loro strategie sanitarie. La motivazione arriva da Moderna quando ammette che i sistemi immunitari sani sono una minaccia per la loro piattaforma mRNA. Il nostro sistema immunitario naturale, sviluppato e perfezionato nel tempo dalla nostra interazione con il nostro organismo e con l’ambiente circostante, diviene improvvisamente obsoleto; come un computer arriva il tempo di disattivarlo e attivarlo con il nuovo programma, diversamente non vi è più mondo possibile per il vecchio organismo. Agire in prevenzione oggi significa un monitoraggio continuo ed essere trasformati in pazienti: abbiamo sentito i militari di ieri e di oggi parlare del “dovere della salute”. Partendo dalla gestione dei corpi tutti e riprogrammando i sistemi immunitari potranno dare il via a quella che i biotecnologi già definiscono il “secolo della biologia” che significherà, a partire da quelle biopiattaforme, attacchi di ingegneria genetica verso gli organismi viventi resi sempre più transgenici.
Le biopiattaforme danno subito un quadro dell’elevato numero e della diversità di interventi e programmi che tali compagnie possono mettere in campo, è evidente che per la salute si porranno verso la sostituzione del “sistema sanitario” per come l’abbiamo conosciuto fino adesso, ma andranno oltre. Le loro biopiattaforme dove conviveranno perfettamente tutte le compagnie NBIC (nanotecnologie, biotecnologie, tecnologie dell’informazione e scienze cognitive) e ovviamente anche il comparto Big Tech che hanno avuto un ruolo fondamentale nelle campagne di vaccinazione, non solo con i finanziamenti, ma nel gestire la propaganda e la censura e presto gestiranno il controllo digitale. In queste piattaforme si apprestano a dare concretezza finalmente anche al loro messaggio di sostenibilità, perché sanno che le prossime sfide dei prossimi anni si giocheranno tutte in quella direzione. I ricercatori di queste compagnie affermano che questi programmi per essere efficaci dovranno essere universali: “La biopiattaforma diventa la proverbiale gallina che può prevedibilmente, e con un certo grado di facilità e costanza, deporre uova d’oro dopo uova d’oro” affermano alla Flagship Pioneering. L’approccio che portano queste apparentemente nuove multinazionali non solo vuole universalizzarsi, ma diventare l’unico modo dove al centro vi sono le nanobiotecnologie e il nuovo paradigma dell’mRNA.
Moderna offrirà “vaccini” transgenici nanotecnologici per tutti i tipi di disturbi dal cancro al Covid-19 . Questa nuova tecnologia comprende sintesi, modifica, modellazione, progettazione, ingegneria, integrazione di sistemi, programmazione, automazione, miniaturizzazione, Big data e calcolo. Stiamo entrando in una nuova era di farmaci programmabili basati sull’RNA messaggero, con la possibilità di fondere le tecnologie digitali con la bionanotecnologia.
Quindi se per capire cosa rappresentano queste “campagne vaccinali” puntiamo l’attenzione solo verso la siringa e lo specifico “vaccino” senza osservare l’intera biopiattaforma, continuerà a sfuggirci il programma di fondo, soprattutto quando non verranno più usate simboliche siringhe che vorrebbero legarci alla sicurezza di un retaggio vaccinale passato. Continuando a concentrarci esclusivamente sui pericoli per la salute e addirittura invocando libertà di scelta terapeutica contribuiremo a far si che quel “software della vita” diventi molto presto realtà. Se invece consideriamo che alcuni di quelli che vengono definiti dei meri “effetti avversi” siano invece la vera intenzione, nello specifico la modificazione del DNA, sia per i “vaccini” a DNA ricombinante, sia per quelli a mRNA – ricordiamo che il dogma centrale della biologia della comunicazione a senso unico tra DNA e RNA è stato superato da un pezzo – perché da tutto quello che fanno e affermano ci confermano questo, allora potremo mettere concretamente a rischio le loro piattaforme, che presto, possiamo esserne certi, si moltiplicheranno all’orizzonte.
Costantino Ragusa, Luglio 2021
Testo pubblicato sul giornale L’Urlo della Terra, numero 9, Luglio 2021
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