In merito ad una discussione mai nata
L’assemblea popolare Resistere al Transumanesimo di Bergamo ha deciso di uscire dal Coordinamento lombardo Oltre il Green Pass.
Il nostro percorso all’interno del Coordinamento lombardo è stato piuttosto breve. Il tempo di partecipare alla realizzazione della manifestazione nazionale del 26 novembre a Milano, dove espressamente ci è stato chiesto di portare alcuni dei nostri temi, considerando il lavoro di lunga data da noi portato avanti su questioni come transumanesimo, digitale, attacco al vivente perpetrato con l’ingegneria genetica…
Sul palco della manifestazione, nel nostro breve e unico intervento, abbiamo ribadito i nostri contenuti, precedentemente condivisi con tutto il coordinamento, insistendo contro i sieri genetici a mRNA e contro qualsiasi regolamentazione e libertà di scelta per quello che è un attacco ai corpi. Sullo stesso palco invece l’aspetto della libertà di scelta è stato toccato in altri momenti. Per qualcuno, forse, se ci ha fatto caso, era solo una contraddizione, per noi invece era un qualcosa di più importante e rimandava a determinate analisi di fondo con cui si costruisce un percorso di lotta.
Dalla nostra entrata nel coordinamento lombardo siamo stati immediatamente consapevoli delle differenze date da diversi percorsi e storie personali dei singoli gruppi. Banalmente, si dice di solito, le differenze sono una grande ricchezza, cosa più che giusta, ma concretamente però serve una grande volontà e un pensare molto libero per riuscire a stare insieme.
Dopo la manifestazione anche noi veniamo a conoscenza, a pezzetti, perché non siamo dentro chat, telegram e messaggistica virtuale varia, che era in corso un’opera di screditamento da parte di alcuni gruppi vicini ad aree marginali di estrema destra milanese, di un membro del coordinamento piuttosto in vista considerando anche i suoi tre interventi alla manifestazione, dove, in uno di questi, veniva criticata anche la Smart City e la digitalizzazione.
La puntualità di un simile attacco, due giorni dopo la manifestazione del 26 novembre, con precise insinuazioni, è evidentemente da contestualizzare politicamente come tentativo di screditare l’importante lavoro fatto fin ora dal Coordinamento, la grande partecipazione alla manifestazione e anche l’importante lavoro locale su Milano portato avanti dal gruppo Miracolo a Milano.
Il momento di difficoltà, a nostro avviso diremmo piuttosto blando, come era immaginabile ha invece assorbito completamente l’attenzione e l’impegno del coordinamento proiettato a dover rispondere mettendo in campo tutto il bagaglio retorico e soprattutto ideologico che speravamo messo da parte con i tempi che corrono.
Uno degli elementi presenti nell’attacco era costituito dal fatto che Alessio Gasperini è un componente del consiglio di amministrazione della società Digital Magics di Milano, incubatore e acceleratore di startup focalizzate su Internet delle cose, Intelligenza Artificiale, 5G e Smart City, tutte tematiche affrontate e fortemente criticate in piazza anche da lui stesso nella manifestazione del 26 novembre a Milano.
Se da una parte il momento necessitava di solidarizzare con Alessio Gasperini e il gruppo Miracolo a Milano di cui fa parte per gli attacchi da lui subiti, d’altra parte serviva anche far chiarezza riguardo al suo ruolo all’interno di una società dal nostro punto di vista indifendibile.
L’opposizione al mondo digitale è uno degli elementi per cui i nostri rispettivi percorsi si sono incrociati e tale opposizione costituiva uno dei punti caratterizzanti la manifestazione a Milano a cui avevano aderito anche le reti nazionali contro la 5G.
Evidentemente in tanti si sarebbero aspettati che il video realizzato dallo stesso Alessio Gasperini per chiarire la sua posizione avrebbe risolto tutto. Per noi invece le cose le ha complicate, perché l’abilità grafica del montaggio ha inquadrato una presa di posizione collettiva del coordinamento lombardo senza che prima vi fossero stati momenti di confronto in presenza, vero luogo dove dovrebbero passare decisioni realmente condivise. E, tra l’altro, rimarchiamo le nostre distanze dal “modello Olivetti” considerato come buono e inclusivo, ma invece vicino alle modalità e finalità delle varie fondazioni filantropiche di sempre e, semplicemente, se non avesse avuto lo sgambetto made in USA adesso avremo magari una compagnia forse più statale con le stesse caratteristiche di Meta, quelle caratteristiche che tanto piacciono alla Zuboff che ci avrebbe portato ad un tracciamento sanitario con direzione statale.
A quel punto è stato chiaro come noi, così come altri gruppi, abbiamo avanzato critiche che hanno messo in luce profonde problematicità che hanno evidentemente mosso qualcosa, in quello che si chiama coordinamento lombardo, ma che non ha le caratteristiche di un coordinamento essendo sbilanciato verso un gruppo, Miracolo Milano e una persona, Alessio Gasperini.
“O solidarietà o fuori” è stato detto, ma in un normale coordinamento ci sarebbe stata una discussione, non tanto sulla solidarietà e la fiducia che è stata da tutti espressa, anche da noi, ma sulle modalità della risposta collettiva e sulle problematicità che poteva portare al coordinamento la visibilità di una persona con tali contraddizioni politiche, ma su tutto questo una discussione non era nemmeno considerata immaginabile.
Noi a questo punto non ci stiamo più, il nostro entrare nel coordinamento aveva lo scopo di condividere tematiche ritenute prioritarie, analisi, riflessioni, percorsi in un modo che è proprio di un coordinamento e quindi di gruppi che già hanno un determinato proprio percorso e che si confrontano e che costruiscono insieme dei pezzi di cammino senza generare e rafforzare dinamiche da accentramento e leaderismo.
Abbiamo visto modalità decisionali e di relazione, le solite ci verrebbe da dire, già viste in tante situazioni, non per forza scorrette, ma che di fatto confermano e alimentano la scorrettezza. Per noi non abituati alle chat, ai messaggini e ai calcoli da ragioniere il momento assembleare in presenza è tutto, ma abbiamo scoperto con stupore che questo momento veniva non solo marginalizzato nei momenti cruciali e decisionali dalle chat, ma veniva anche svuotato di memoria e reso riscrivibile alla mercé delle emotività. Oltre al problema delle chat altro problema quello delle votazioni considerando che noi invece abbiamo sempre criticato la vittoria della maggioranza come soluzione alle diatribe. Piuttosto pensiamo che arrivare ad una decisione passando per una discussione e un confronto sia il modo migliore, grazie alla possibilità data ad ognuno di esporre veramente le proprie analisi e i propri pensieri. Magari non si sarebbe arrivati ad un accordo, ma il passaggio per arrivare a un disaccordo avrebbe arricchito tutti. Oggi, invece, si preferisce contare i numeri e attirare possibili consensi, magari di gruppi che non si sono mai visti, ma che fanno apparentemente grande, quantitativamente, un coordinamento. Il tutto generando, consapevolmente da parte di alcuni e inconsapevolmente da parte di altri, tristi dinamiche per creare rotture con quei gruppi non allineati al pensiero unico e portatori di percorsi e contenuti che avrebbero potuto mettere in discussione i leaderismi presenti.
Non è sicuramente a cuor leggero che prendiamo questa decisione, davamo molta importanza a far parte del coordinamento, ma è l’unica che riteniamo che abbia un senso.
Purtroppo vediamo ancora la forte debolezza dei contesti nati dalle lotte contro il Green Pass e anche una forte ingenuità nel cadere tra le mani dei politicanti di professione o di personaggi figli di questi tempi irriflessivi, dove non ha più importanza cosa dici, ma come lo dici, dove si vuole combattere le ideologie, ma ci si muove nel pantano ideologico, dove si critica la figura del leader, ma se ne costruiscono continuamente di nuove, tutto a discapito del pensiero critico e del vero agire libero.
Assemblea popolare Resistere al Transumanesimo
20 gennaio, Bergamo
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