Dopo la chimica, il nucleare, le biotecnologie ecco le nanotecnologie e la biologia sintetica.      
La biologia sintetica riunisce l’ingegneria e le “scienze della vita”: partendo dalle modificazioni di elementi e sistemi viventi per spingersi ancora oltre, fino a ri-progettare e costruire nuove parti biologiche, fino a ipotizzare la creazione di nuovi organismi nati in laboratorio non esistenti in natura.     
I biologi sintetici sono impegnati in una sorta di riprogettazione del vivente. Un’ingegneria sociale con lo scopo di ingegnerizzare o creare ex novo organismi con modalità e specificità precise: la creazione di batteri sintetici utilizzati come “sensori” di inquinanti, la creazione di microorganismi artificiali per la produzione di biocarburanti, plastica, farmaci, sostanze chimiche o altri composti di alto valore per le esigenze della Green Economy e per alimentare il tecno totalitarismo.

La resistenza radicale alle biotecnologie in Italia – Costantino Ragusa

La resistenza radicale alle biotecnologie in Italia

Perché scrivere adesso un testo simile, quando soprattutto ultimamente in qualche contesto si è iniziato a discutere delle tecnologie di evoluzione assistita, TEA, nuova sigla con cui sono stati rinominati i nuovi OGM. Sembrerebbe quasi un guardare indietro quando tutto sembra dispiegarsi di fronte a noi. Recentemente sono usciti testi sulla rivista Malamente, su portali a cura del collettivo “Terra Libertà”, nei podcast de “La Nave dei folli” e varie iniziative sono state fatte sui territori contro gli OGM – TEA.
Per cominciare dobbiamo chiarire che il nostro riferimento non è tutta l’opposizione agli OGM di questi anni, ma quella che ha portato avanti una critica radicale e quella  che è riuscita a coniugare una coerenza di mezzi e fini con una critica e allo stesso tempo con forme di intervento che facevano uso delle storiche pratiche dell’azione diretta, patrimonio del movimento anarchico e più recentemente dei gruppi ecologisti radicali e di liberazione animale. Tra le carte che abbiamo di fronte e a cui faremo riferimento per questo testo c’è un vecchio numero del giornale ecologista radicale Terra Selvaggia del 2012, giornale che realizzavamo a Pisa come collettivo “Il Silvestre”,  gruppo che aveva fatto della lotta alle biotecnologie  una priorità. Questa memoria editoriale e questa tensione rappresenta la nostra storia e quella di questo giornale che è il seguito di quel solco, forse, almeno per noi, con ancora più chiarezza di prima. Il testo di Terra Selvaggia si presentava come una “cronistoria sulle lotte alle biotecnologie in Italia”, ma subito dopo gli stessi redattori rivelavano il limite di una semplice cronistoria, fondata su esigenze meramente quantitative  e provano a spingersi oltre, verso significati più profondi che avevano determinate tematiche e lotte. Infatti il testo si apre con queste parole “Quella che segue è una breve cronistoria di un terreno di scontro costruito e sviluppato negli anni in moltissimi luoghi e da numerosi individui. Una lotta, quella alle biotecnologie, che è stata vissuta come necessaria, dove più che mai è stato possibile trasformare la rassegnazione in coraggio, per considerare ancora aperta la possibilità di fermare i più temibili attacchi che il progresso tecnologico porta alla natura e a tutti gli esseri viventi. Non ci possono essere mediazioni quando quello che si rischia di perdere si è già largamente perso, può esserci solo la voglia di riconquistarselo quanto prima” . Purtroppo, come abbiamo già detto spesso altrove, con le biotecnologie non vi è possibilità di ritornare indietro: ciò che è stato degradato e manipolato geneticamente non torna più indietro, un OGM immesso in natura continua a sopravvivere fuori dal laboratorio e quindi a creare nuove combinazioni di danni agli ecosistemi naturali spesso neanche immaginabili nella loro ricombinazione ultima.
Anche noi faremo in questo scritto un po’ di cronistoria degli ultimi decenni di lotta alle biotecnologie, senza però pretesa di essere precisi su ogni fatto, sarà sicuramente incompleta, altri speriamo colmeranno le nostre lacune o semplicemente evidenzieranno altri aspetti ancora. Per volontà  ci soffermeremo su alcuni aspetti più significativi che al tempo arrivarono a creare dibattiti tra i fautori degli OGM e anche tra gli oppositori, soprattutto quelli riformisti che si ritrovavano ad essere nudi nelle loro nicchie di comfort da dove, una volta stanati, gli toccava dire qualcosa di critico agli OGM, quel necessario che almeno giustificasse il loro ruolo in organismi ambientalisti o di partiti color del verde.
Ovviamente i tempi sono cambiati e tanto, sicuramente in peggio. Se da una parte non abbiamo visto fermarsi i progetti di biotecnologia, da un’altra abbiamo visto una lenta e inesorabile degradazione di significati, cosa forse ancor più grave, perché quello che si riteneva scontato come l’indisponibilità dei corpi al potere della tecno-scienza adesso non lo è più. Quando parliamo di una critica radicale alla biotecnologia ci distanziamo e differenziamo nettamente da chi vede in questa semplicemente uno dei tanti aspetti del capitalismo industriale : nella fine del capitalismo non è detto vi sarà anche la fine delle biotecnologie, più probabilmente ne avremo di altro tipo, soprattutto  non nelle mani degli avidi industriali,  probabilmente i sostenitori di questa analisi si sono dimenticati gli scienziati che non necessariamente sono avidi di denaro, ma sicuramente lo sono, anche in buona fede, nel portare avanti teorie e progetti anche se nelle probabilità del rischio vi è il pianeta e i suoi abitanti. Quindi preferiamo le riflessioni fatte da Theodore Kaczynski: “Dunque, invece di contestare l’una o l’altra conseguenza negativa della biotecnologia, si deve attaccare tutta la moderna biotecnologia sul terreno e sul principio che (A) è un insulto a tutte le forme viventi; (b) colloca un potere troppo grande nelle mani del sistema; (c) trasformerà radicalmente i fondamentali valori umani che sono esistiti per migliaia di anni; e altri argomenti simili che sono contrari e opposti ai valori del sistema.” E ancora in una lettera a Scientific American: “Gli ingegneri che hanno dato vita alla rivoluzione industriale  possono essere scusati per non aver anticipato le conseguenze negative connesse alla rivoluzione industriale stessa, ma il danno causato dal progresso tecnologico è oggi sufficientemente palese e chi continua a promuoverlo è abbondantemente responsabile”. Sono frasi molto semplici, poco ideologizzate, ma che centrano il punto. Soprattutto sulla necessità di contrastare la biotecnologia nel suo insieme, come trasformazione totale e quindi radicale degli esseri viventi. Fare in questo senso concessioni, come potrebbero essere aspetti legati alla medicina o altri aspetti industriali addirittura legati all’ecosostenibilità significa non aver capito appieno il problema, ma soprattutto significa non aver compreso la biotecnologia e ancora una volta significa essere dei parziali se non inutili oppositori.
Ma proseguiamo la nostra storia seguendo le pagine di Terra Selvaggia con l’articolo “Cronistoria e qualcosa di più sulla lotta alle biotecnologie in Italia. Su un conflitto ancora aperto, su un’opposizione che ha saputo colpire e che deve continuare a farlo”. Verso la metà degli anni novanta si inizia anche in Italia ad intravedere una resistenza soprattutto verso gli OGM in agricoltura, a farsi sentire con campagne di stampa sono le grandi associazioni ambientaliste come Greenpeace. Già quella denuncia, volutamente non usiamo il termine critica che è altra cosa, partiva in modo parcellizzato parlando esclusivamente degli OGM in agricoltura, il contesto si riduceva ulteriormente visto che si andavano a toccare aspetti meramente tecnici e scientifici e ovviamente le conseguenze sulla salute umana e sugli ecosistemi. Quest’ultimo aspetto potrebbe sembrare che mantenesse comunque una sua radicalità ma non è così perché nella loro visione di ecosistema naturale conservato e utile all’uomo già avevano applicato il loro profondo riduzionismo figlio di una precisa visione di conservazione, che più che con la salvaguardia della natura ha a che fare con la salvaguardia del potere sulla natura e successivamente del potere di alcuni uomini su altri.
Se già in partenza le denunce apparivano parziali lo erano ancora di più le soluzioni, che andavano dalle solite raccolte firme, proposte ragionevoli di legge, etichettature e metodi precauzionali. Tutte cose che ovviamente potevano essere accolte, discusse in tavoli tecnici e di lavoro; con queste premesse ci si poteva confrontare, analizzare le ipotesi e trovare soluzioni possibili. Eppure in altre parti del mondo avveniva qualcosa di diverso, nella migliori delle ipotesi le coltivazioni erano state messe con l’inganno contaminando deliberatamente intere filiere agricole di soia come in Argentina e Brasile, tanto che è stato coniato addirittura un termine specifico “soizzazione” e in India venivano sostituite coltivazioni originarie con le nuove coltivazioni come con il cotone OGM. In India movimenti contadini avevano coniato il termine “Operazione bruciate Monsanto” che poteva solo sembrare una minaccia per le multinazionali straniere, ma era invece un motto per quello che sarebbe stato fatto a breve, creando non pochi problemi alle compagnie che speravano nella disperazione e impotenza dei contadini di cui molti avevano preso la strada del suicidio con il Glifosate sempre di produzione della Monsanto. In poco tempo venne dato un esempio a livello internazionale a chi ancora titubava nella lotta e a tutti gli sfruttatori che in quegli anni volevano dare colpi definitivi al loro consolidarsi nei territori. Interi complessi industriali in India collegati alle multinazionali sementiere con in testa la Monsanto vennero incendiati e occupati e vennero distrutti interi latifondi coltivati ad OGM. Questo avveniva anche nel bel mezzo di imponenti manifestazioni. Queste multinazionali erano le stesse in tutto il mondo e avevano un obiettivo chiaro: diffondere ovunque le coltivazioni OGM e rendere la contaminazione inevitabile per dichiarare poi l’impossibilità di legislazioni restrittive diversificate e aprire finalmente ai semi figli del laboratorio ed uniformare il mondo a quel paradigma tecno-scientifico.
Anche in Europa e negli Stati Uniti le cose cominciarono a cambiare, le modalità più diffuse di lotta erano la semplice distruzione delle parcelle OGM, sia che fossero a scopo sperimentale, sia che fossero a scopo commerciale già avviato, il tutto avveniva o in piccoli gruppi o all’interno di grandi manifestazioni. In Francia fu molto attiva la Confederation Paysanne, un sindacato agricolo molto seguito, che fu il primo a inserire la lotta agli OGM in una più ampia critica anti-industriale, senza fermarsi solo sul risultato nocivo della coltivazione ma interrogandosi su chi voleva gli OGM e che tipo di mondo si prospettava, in poche parole portarono la questione sociale alla ribalta rendendo più chiari i loro messaggi. In numerose occasioni attuarono la distruzione di coltivazioni OGM come quello di Nerac nel 1998, quella di un campo sperimentale di mais e soia transgenici della Monsanto nel Gennaio del 1998  e ancora il sabotaggio al Centre de Cooperation Internationale pour le développement (Cirad) di Momtpellier nel Giugno 1999. Al suo interno, la Confédération Paysanne mostrava due correnti di pensiero, una radicale e l’altra alter-mondialista, le cui differenze si fecero presto sentire, portando ad una separazione netta tra queste correnti. L’esempio delle lotte francesi della fine degli anni ‘90 fu molto importante e di stimolo per i contesti italiani. Anche a livello teorico furono di fondamentale riferimento le edizioni Encyclopédie des Nuisances. Vi furono traduzioni di vari libri e anche Terra Selvaggia pubblicò numerosi testi e opuscoli che andarono ad alimentare il dibattito sull’importanza del pensiero ecologico all’interno dei contesti più radicali. Alcuni incontri e discussioni organizzati in Italia dal Silvestre con alcuni fuoriusciti dalla Confédération permisero anche di approfondire come lo spettacolo e il movimento fittizio stavano prendendo piede tra gli anti-OGM, soprattutto la corrente guidata da Bovè che già era al lavoro a costruirsi la sua carriera nei partiti verdi.
Nel mentre sempre le pagine di Terra Selvaggia ci riportano in Italia dove le pratiche di azione diretta contro le nocività si diffondono e si radicalizzano. Nel Maggio del 1998, pochi giorni prima della discussione in sede europea riguardo la brevettabilità degli organismi viventi, l’ALF (Animal Liberation Front), sigla che rimanda a gruppi informali dediti soprattutto alla liberazione degli animali dai luoghi di tortura: laboratori dove venivano vivisezionati, allevamenti industriali per la produzione di pellicce… attacca a Firenze una filiale della multinazionale svizzera Nestlè incendiando quattro camion accusando la compagnia di diffondere di prodotti geneticamente modificati. I problemi per la multinazionale svizzera erano però solo cominciati, le sue dichiarazioni sull’imminente utilizzo di lecitine di soia OGM nei suoi prodotti che di fatto avrebbe  fatto da apripista alla diffusione di OGM negli alimenti e di conseguenza avrebbe portato alla normalizzazione delle coltivazioni che da “sperimentali” sarebbero passate immediatamente ad essere commerciali, portarono ancora una volta l’ALF ad agire. In pieno Natale del 1998, vennero spediti alle agenzie di stampa nazionali quattro panettoni del marchio Nestlè con la minaccia di essere stati avvelenati. La rivendicazione dell’ALF pubblicata dai giornali era breve quanto eloquente: “La Nestlè dovrà cessare l’avvelenamento di massa con i prodotti figli delle manipolazioni genetiche”. L’enorme potere economico e politico della multinazionale elvetica venne messo a dura prova, anche se i panettoni avvelenati erano solo quelli spediti alle agenzie di stampa, il panico era ormai montato sul famoso e costoso panettone natalizio. Vennero ritirati tutti i panettoni con il marchio Nestlè e furono chiusi gli stabilimenti in piena produzione natalizia e la Nestlè iniziò una fortissima campagna stampa per farsi passare per vittima, comprando intere pagine dei quotidiani nazionali e affittando spazi nelle principali stazioni italiane dove ragazzine sorridenti distribuivano gratuitamente fette di panettone. Il danno economico nell’immediatezza fu di svariati miliardi, ma gli esperti affermarono che il danno sarebbe durato più anni con costi elevatissimi. Il fortissimo effetto mediatico che ebbe questa azione portò a definire gli attivisti dell’ALF come ecoterroristi, ma si parlò come non mai delle manipolazioni genetiche e mentre la Nestlè si asciugava le lacrime uscì anche dall’ombra in cui era rimasta, nonostante anni di boicottaggi, una campagna che denunciava come nel Sud del mondo la Nestlè imponeva il suo latte in polvere al posto di quello naturale delle mamme. Quel latte costoso col tempo veniva diluito con acque insicure ed era responsabile della morte di numerosissimi bambini. “Chi erano dunque gli ecoterroristi?” si intitolava un volantino distribuito ad una prima teatrale a Pisa. Migliaia di panettoni a marchio Nestlè invenduti finirono dentro container e spediti come aiuto umanitario nei paesi poveri. L’azione dell’ALF portò con forza l’attenzione sulla questione degli OGM, anche perché tutto il mondo riformista verde e ambientalista per cercare un po’ di visibilità  parlarono dei rischi delle manipolazioni genetiche e dell’importanza di campagne contro questa avanzata, quelle lotte che non avevano mai intrapreso se non restando sul mero aspetto della controinformazione fatta di dati e cifre. Successivamente le politiche della Nestlè sugli ingredienti OGM sono mutate notevolmente e sicuramente il monito è valso anche per altre compagnie alimentari che sicuramente erano pronte a fare la cordata biotecnologica.
All’epoca cominciarono ad interessarsi agli OGM le più disparate realtà, oltre a quelle ambientaliste, no global, ecologiste radicali e anarchiche. Nel mentre Terra Selvaggia continuava ad approfondire la biotecnologia nel suo insieme, come programma di attacco al vivente, criticando la parzialità di fermarsi al campo agricolo o, come faceva qualche comitato scientifico antivivisezionista, di limitarsi agli animali transgenici.
Nel 2000 era ormai evidente che con la scusante della sperimentazione sugli OGM in campo si volevano diffondere ovunque colture figlie della manipolazione genetica su vasta scala, le multinazionali erano pronte e tanti centri di ricerca erano già al lavoro a dare disponibilità per i siti sperimentali. Terra Selvaggia con un numero speciale diffuse con un articolo “Dove sono i campi sperimentali in Italia” utilizzando un’informativa interna dell’associazione Greenpeace che mai avrebbe immaginato un tale uso di quelle informazioni. Negli ambienti più radicali iniziò a girare anche la traduzione di un opuscoletto dal simpatico titolo “Il giardiniere timido” dove si davano parecchi consigli utili sul come estirpare e danneggiare intere coltivazioni con semplici strumenti.
E anche in Italia ignoti giardinieri notturni iniziarono a estirpare e danneggiare ovunque coltivazioni sperimentali dal Nord a Sud, dai terreni affittati dalle multinazionali agroalimentari per seminare OGM fino agli appezzamenti dei lotti nei centri di ricerca pubblici, dimostrando in questo un salto di qualità, avendo compreso che la ricerca genetica andava fermata e basta, non era questione di chi la portava avanti, anzi a maggior ragione se erano ricerche pubbliche.
La propaganda della ricerca biotecnologica se fino a qualche anno prima era riuscita a mantenere in piedi i propri castellini di menzogne in salsa verde ed eco sostenibilità, al tempo anche ovviamente il salvare il Sud del mondo sembrava la priorità fissa delle multinazionali della biotecnologia, cominciava a mostrare le sue incrinature. Sicuramente nel grande pubblico almeno in campo agricolo gli OGM non erano ben visti, se prima vedere pomodori con lische di pesce creava curiosità, con il tempo dava sentimenti di sgomento e quindi di rifiuto. Perlomeno nel campo agricolo e all’interno dei prodotti vegetali la campagna contro informativa aveva portato dei risultati e vennero create non poche difficoltà a chi voleva uniformare campagne e cibo alle loro chimere agro-biotecnologiche.
Nel mentre l’ambientalismo istituzionalizzato non avendo mai veramente voluto portare una critica radicale a quello che rappresentavano gli OGM, facevano battaglie per etichettare prodotti contenenti OGM, mercanteggiavano soglie e parlava di coesistenza con le colture tradizionali. Alla fine questi organismi verdi e agricoli, fatti di associazioni bio, sindacati e marchi dell’agricoltura biologica, non volevano altro che vi fosse la garanzia per la loro sopravvivenza, che un prodotto restasse sempre bio anche se il vicino di campo è biotecnologico. Con questo spirito un grande cartello di associazioni ambientaliste, dei consumatori, partiti di sinistra, gruppi religiosi cattocomunisti, con la parte politica costituita dalle cosiddette tute bianche si fecero avanti per una importante mobilitazione contro TeBio. Questa era una kermesse organizzata a livello nazionale nella città di Genova, prima nel suo genere, per promuovere le biotecnologie e far incontrare scienziati, lobbisti e dirigenti di multinazionali dei settori interessati. Anche se il momento e la particolare situazione spingevano all’unione verso l’obiettivo comune per alcuni era evidente la solita strategia dell’imbrigliamento della protesta dalle solite componenti politicanti, evidenziando come non vi fosse niente in comune. Sarebbe stato bello infatti vedere che finalmente anche l’antagonismo di sinistra allargasse il proprio spettro di vedute  considerando la tecno-scienza biotecnologica una minaccia da contrastare per quello che rappresentava e per quello che avrebbe portato in futuro. Ma non bisognava illudersi di tutto ciò, piuttosto vi era il tentativo di cavalcare la protesta delle associazioni indirizzandola  politicamente  per cercare di rinnovarsi in qualche modo, con nuovi consensi e incarichi di gestione, situazione che sarebbe durata fino al G8, finché gli accordi si sono chiusi, ma per decisione dello Stato.
La grande manifestazione indetta da quello che sarebbe diventato il coordinamento MobilTebio porterà in piazza 5000 persone, a cui prese parte la componente più radicale della contestazione agli OGM. Volutamente molti gruppi parteciparono a tutta la mobilitazione, ma senza rientrare nei ranghi delle tute bianche, questi erano anarchici, ecologisti radicali ed esponenti dell’autonomia di classe. Non pochi furono gli scontri con la polizia e anche con i guardiani della mobilitazione che non volevano assolutamente si interrompesse la presentazione dello spettacolo che avevano allestito. Per l’occasione in quella Primavera del 2000 uscì un numero speciale di Terra Selvaggia stampato in numerose copie e distribuito alle manifestazioni per portare una critica verso aspetti come il metodo precauzionale, la scappatoia biologica e ovviamente contro i falsi oppositori.
I sostenitori del biotech, partecipanti all’incontro di Tebio, subirono un’ “imboscata” fuori da un ristorante di lusso a Genova dove vennero ricoperti di spazzatura, alcune banche (in particolare Banca Carige), finanziatrici di ricerche biotecnologiche, subirono attacchi e danneggiamenti, sia durante un piccolo corteo spontaneo che nei giorni precedenti e successivi alla mobilitazione. E ancora un susseguirsi di blocchi stradali e azioni in centro, da Caricamento a Palazzo Ducale. Da ricordare i numerosi sabotaggi alle filiali di Banca Carige nei giorni prima della kermesse lungo tutta la riviera di levante fino a Genova. Questi eventi fecero da cornice alla mobilitazione che di lì a poco si estese all’intero territorio nazionale e che si espresse principalmente attraverso le varie forme di azione diretta, diffusa e riproducibile.
Sempre nel 2000 è rimasta “celebre”, più che altro per i risvolti giudiziari che sono seguiti, è la due giorni di lotta contro le biotecnologie e la clonazione che avevamo organizzato a Firenze come gruppo ecologista “Il Silvestre”. Queste giornate cadevano in un periodo in cui il problema delle manipolazioni genetiche sugli esseri viventi era molto più sentito e a livello legislativo le multinazionali del settore premevano perché l’Europa prendesse una posizione di apertura al nuovo mercato agro-biotecnologico soprattutto americano. L’iniziativa di Firenze è stata un momento molto importante in cui gruppi e situazioni, in particolare anarchiche, ma non solo, si sono avvicinate con realtà rurali fatte di piccole situazioni contadine, artigiani e occupanti di terre e villaggi, un intreccio di relazioni non facile e costruito nel tempo. A parte alcuni casi isolati nessuno ha fatto tesoro di questi confronti e ha saputo andare oltre le solite differenze per cercare possibili percorsi comuni di lotta. Nei giorni seguenti si sono susseguite iniziative di informazione sui rischi degli OGM alla facoltà di agraria e volantinaggi improvvisati per le vie di Firenze. L’ultimo giorno il corteo di chiusura dell’iniziativa che avrebbe dovuto passare davanti alla sede della Dupont, una multinazionale leader del settore biotecnologico, è stato caricato alla partenza col pestaggio e l’arresto di alcuni/e manifestanti e l’incriminazione in tutto di tredici compagni/e con pesanti accuse.
Nel 2009 vi è stato il tentativo da parte della “Coalizione contro le nocività”, contesto soprattutto anarchico ed ecologista radicale che abbiamo costruito insieme a situazioni provenienti da un po’ tutta Italia, di rilanciare una mobilitazione contro gli OGM, prendendo come obiettivo da cui partire l’EFSA, l’Ente Europeo per la sicurezza alimentare con sede a Parma. Organo riconosciuto a livello internazionale a cui la Commissione Europea fa riferimento per introdurre molteplici nocività come nanotecnologie, pesticidi, additivi chimici, farmaci e ovviamente gli OGM. Fulcro delle decisioni e delle approvazioni delle nocività in Europa, altro non è che il braccio governativo di multinazionali e aziende del settore, molto del personale dell’EFSA ha un passato di rilievo dentro compagnie biotecnologiche, diventando in molti casi CEI delle compagnie stesse.
Numerosi sono stati i materiali prodotti tra cui anche un approfondito documentario sul Glifosate chiamato “Natura Morta. Avvelenamento a norma di legge” proiettato in numerose serate in tutta Italia, tanto il materiale prodotto dalla “Coalizione contro ogni nocività”  che andava ben oltre al denunciare le solite ruberie e sperperi di denaro pubblici, in particolare segnaliamo il manifesto della Coalizione  che fu stampato in numerosissime copie e diffuso ovunque e un dossier sull’EFSA. Tante le iniziative tra presidi, una grande manifestazione e un’occupazione del tetto dell’EFSA durata alcune ore che era stata organizzata durante lo svolgersi di decisioni importanti nei Panel (gruppi di lavoro) riguardo nuovi OGM da approvare a livello europeo.
Sul finire della prima decade del 2000, le multinazionali hanno ripreso il passo svelto che le contraddistingue  non incontrando più quell’impeto di resistenza e attacco generalizzato a più livelli che ha permesso di mettere i bastoni tra le ruote alla presunta ineluttabilità del progresso transgenico. Negli anni anche se a livello commerciale le coltivazioni OGM sono state bandite, la ricerca sull’ingegneria genetica è andata però avanti senza mai arrestarsi e anzi restando sempre la punta d’eccellenza per ogni centro, in particolare nell’accaparrarsi soldi per nuovi progetti di ricerca. In tempi più recenti a Bergamo fece la sua comparsa l’“Assemblea Le Ortiche”, che avevamo costituito principalmente con situazioni anarchiche, libertarie e ecologiste soprattutto locali. Ancora una volta durante il vertice del G7 agricoltura che si svolgeva a Bergamo, furono queste situazioni minoritarie a smarcarsi dal fronte più grande apparentemente critico nei confronti di una agricoltura a misura di sovvenzioni, industria e poteri e rivendicarono la questione sociale e della terra libere da poteri e compromessi non solo dalle solite cattive multinazionali, ma anche dallo Stato, rappresentato in quel caso dall’allora ministro bergamasco Martina addentro  appieno in quei poteri. Mentre il grosso della mobilitazione locale come sempre fatta dalle solite coop bio, associazioni di categoria, partiti di sinistra, commerci equi e solidali, centri sociali gestiti dal comune, sostava in piazza a consolidare la loro fetta di mercato nel teatrino della contestazione tollerabile, le infestanti Ortiche erano già a cavallo delle loro biciclette diretti alle fabbriche della provincia dove si produce Glifosate e da una multinazionale israeliana che invece lo importa in Italia. Sempre in quei giorni un rispettabile centro di ricerca pubblico come il CREA locale riceveva un presidio stabile per denunciare gli OGM sperimentali.
Se gli OGM negli anni erano sicuramente qualcosa che rimandava a qualcosa di negativo nell’immaginario generale, seppur restando nel campo molto parziale dell’agricoltura e dell’alimentazione, non si può dire che la stessa cosa abbia proseguito legando la questione alla biotecnologia nel suo insieme. Tra l’altro l’industria dei mangimi OGM è andata avanti quasi indisturbata, come vedremo, tanto da infestare le campagne con mangimi di soia americana OGM spesso riutilizzati per piccoli appezzamenti. Chi si è cibato degli altri animali schiavi negli allevamenti zootecnici era ed è tuttora a contatto continuamente con sostanze OGM che in un modo o in un altro ritorneranno alla terra assicurando contaminazioni, situazione che va avanti da decenni.
Nel mentre vi è stato sicuramente un riflusso dell’opposizione alle biotecnologie. Si è ristretto il forte movimento, causa anche la forte repressione di quegli anni contro i contesti più attivi in Toscana, in particolare contro il Silvestre su cui l’Europool in una nota ironica, sulle inchieste in corso, scrisse che veniva superato ogni record di messa in piedi di associazioni sovversive, che nella pratica significava un attacco costante alle situazioni in lotta. Le vaste mobilitazioni contro il transgenico hanno lasciato il campo a singoli momenti di protesta che avevamo organizzato ai Nanoforum (dove per la prima volta in Italia si parlava di nanotecnologie), Bioforum e per altri appuntamenti e vetrine dei promotori delle biotecnologie.
La diffusione di controinformazione radicale su queste questione non si è mai arrestata, soprattutto dalle pagine di Terra Selvaggia e poi dalle pagine di questo giornale “L’Urlo della Terra” che ne fu il seguito. Si è cercato di mantenere l’argomento sempre vivo, soprattutto perche il nostro lavoro di ricerca e di studio non ha mai parlato delle biotecnologie come altri contesti che legavano e legano tutt’ora il tema alla sola critica al capitalismo, al potere ecc…, ma spinge per una riflessione più profonda che vede come questi sviluppi tecnologici negli anni avrebbero stravolto la stessa idea di essere umano.
Il ritiro momentaneo della possibilità di fare OGM commerciali in campo aperto, non ha però fermato la critica radicale che si è fatta attacco diretto alle strutture, dove era evidente che la produzione e la ricerca delle biotecnologia continuava senza sosta e al silenzio delle critiche. Praticamente tutte le principali multinazionali presenti in Italia, Bayer, Monsanto, Syngenta, Pioneer H-Bred, KVS…, da ignoti sono state prese di mira con attacchi non simbolici, puntavano evidentemente alla distruzione di edifici di ricerca, luoghi di stoccaggio semi, centrali elettriche che alimentano gli impianti. In poche parole il massimo danno possibile per portare alla chiusura di impianti e sedi. In una di queste azioni il centro ricerca della Du Pont gravemente danneggiato restò chiuso per quasi un anno e i suoi dirigenti dichiararono che se non avessero avuto garanzie di sicurezza dallo Stato avrebbero abbandonato ogni progetto di ricerca in Italia. I metodi impiegati nei sabotaggi sono stati il meticoloso sabotaggio meccanico, ma soprattutto l’uso dell’incendio e degli esplosivi. Molte di queste notizie venivano raccolte dalla redazione di Terra Selvaggia, quando non venivano ricevute direttamente nella casella postale, questo fa pensare anche a quanto è stato taciuto nella lotta alle biotecnologie, considerando non tutti evidentemente gradivano contatti con i media e ovviamente l’immancabile censura sulle notizie scomode. La mole e la qualità delle azioni fa pensare ad una stagione intensa di lotta, come è stata per tante mobilitazioni o processi storici, la differenza, in principio, viene sempre fatta da piccoli gruppi o contesti informali che spingono verso una maggiore attenzione generale e quindi ad una azione di risposta collettiva.  Sempre sulle pagine di Terra Selvaggia del tempo abbiamo denunciato i vari tentativi di dare un volto nuovo agli OGM, in quel caso si chiamavano MAS (market assisted selection), una tecnica biotecnologica che si proponeva come sostenibile, dolce, partecipata che prometteva di offrire i vantaggi dell’innovazione genetica senza le controindicazioni degli OGM. Con questa tecnologia le nuove varietà sarebbero state ottenute con incroci mirati, marcando i geni di interesse e tracciandone i geni nella discendenza. Ovviamente l’analisi dei redattori di Terra Selvaggia non lasciava dubbi  a chi poneva la domanda “OGM o MAS?” La risposta era sempre: inutile dilemma. Già allora si utilizzava la propaganda green, anche se non ai livelli attuali, era importante fin da subito smascherare questi tentativi per evitare che ci fosse qualcuno che prendesse qualche abbaglio pensando che le cose erano cambiate o, peggio ancora, che i tecno-scienziati avevano rinunciato agli OGM.
Adesso si potrebbe concludere parlando dei TEA (tecniche di evoluzione assistita) che rappresentano i nuovi OGM e potremmo rallegrarci quindi delle mobilitazioni che ci sono state. Ma  questo non voleva essere un testo che parlava solo di  OGM in agricoltura, ma dando uno sguardo su un vecchio numero del giornale Terra Selvaggia, ci premeva porre una riflessione sulle biotecnologie, l’attacco al vivente e come resistervi. Nel tempo della dichiarata pandemia milioni di persone hanno accettato di farsi mettere nel proprio corpo sieri figli della manipolazione genetica, in un programma che non ha precedenti. La grande maggioranza degli Stati hanno partecipato, anche se in modo diverso e con prodotti diversi, ognuno, si sa, vuole la propria biotecnologia. Se parliamo di storia della resistenza alla biotecnologia in Italia, come non parlare anche del periodo in cui la manipolazione genetica è diventata di massa? Sicuramente le risposte date non sono state all’altezza della gravità della minaccia. Quel poco che si è mobilitato lo ha fatto parlando di libertà di scelta, rischi per la salute e ovviamente contro l’introduzione del lasciapassare verde. E la tecno-scienza e la sua biotecnologia elevata a nuovo paradigma medico universale?
Abbiamo lasciato le pagine di Terra Selvaggia già da un po’ per cercare di tracciare quel solco, tra la resistenza di ieri e oggi. Ancora una volta ci sentiamo di evidenziare la gravità della situazione, dove si vorrebbero trattare temi a nostro avviso fondamentali come le biotecnologie trattando un OGM alla volta e usando quelle retoriche di chi è avvelenato e chiede all’avvelenatore di prestare attenzione nelle dosi. Si può a questo punto veramente guardare in avanti come nulla fosse accaduto negli anni della biotecnologia di massa (solo all’inizio), partendo dai TEA e iniziando ancora una volta tutto da capo? Trattare i nuovi OGM-TEA come gran parte dei contesti trattava i vecchi OGM significa perdere un’enorme occasione di rimediare: per chi parlava solo di pannocchie in passato e per chi nel 2020 aveva i pensieri soffocati dalla mascherina e il braccio teso all’inoculo ingegnerizzato, alla parzialità dell’analisi e soprattutto per creare una resistenza che abbia ben chiaro che il loro obiettivo è la manipolazione genetica totale dei corpi tutti, non a caso parlando di vegetali usano termini non proprio neutrali come tecniche di evoluzione assistita. L’obiettivo nostro non può che essere la totale indisponibilità dei corpi umani, degli altri animali e di ogni ecosistema e filo d’erba su questo pianeta. Non perché la questione è inutile, antieconomica, pericolosa per la salute e l’ambiente… Se a chi ci avvelena chiederemo sempre dosi controllate di veleno, vi saranno sempre soluzioni, finché non ve ne saranno più che verranno proposte perché saremo già alla fine. La biotecnologia come tecno-scienza di punta è nemica di ogni libertà, siero geneticamente modificato per portare ad un controllo totale sui processi vitali, sull’alimentazione, sul mondo intero. Non per distruggerci come dice qualcuno, sarebbe uno sbaglio pensare così, ci vogliono solo docili e ubbidienti, desideranti della clinica, incapaci di capire la più piccola cosa di noi senza consultare tecnici (ex sanitari) e apparati.
Un altro aspetto che possiamo mettere in questo spaccato della storia della resistenza alle biotecnologia in Italia è sicuramente la traduzione italiana del libro di Alexis Escudero “La riproduzione artificiale dell’umano” che a fatica ha trovato un editore coraggioso come Ortica Edizioni  di cui abbiamo curato l’edizione come Resistenze al nanomondo e le numerose presentazioni fatte in tutta Italia con l’autore. I temi del libro sono presto diventati per noi fondamentali e ci hanno portato a fare importanti approfondimenti di analisi e di critica che col tempo hanno influito molto in tanti contesti italiani e non solo, creando ovviamente anche non poche discussioni animate con chi voleva continuare a restare nelle comode nicchie di ambiguità dove si può fare a meno di prendere posizione. Continuando il percorso sviluppato con il libro di Escudero e nel corso delle relazioni costruite negli anni abbiamo pubblicato il libro “I figli della Macchina. Biotecnologie, riproduzione artificiale ed eugenetica” scritto insieme ad altri pensatori critici francesi e pubblicato in francese e in italiano. Libro che in Francia ha contribuito a creare un fortissimo dibattito, a differenza dell’Italia dove ancora una volta si è persa l’occasione per uscire dalle sterili polemiche e prendere posizioni nette contro ogni riproduzione artificiale.
Sempre su questi temi di grande importanza l’iniziativa di contestazione, organizzata da Resistenze al nanomondo e l’Assemblea Resistere al Transumanesimo di Bergamo, contro la Fiera del bebè a Milano, creando un contesto tale per cui anche le altre voci critiche per la prima volta in Italia si erano dovute esprimere non solo attorno alla maternità surrogata, ma anche su tutte le tecniche di riproduzione artificiale dell’umano.
Da anni abbiamo aperto un sito internet, Resistenze al nano mondo, dove pubblichiamo testi, traduzioni, interviste critiche alle tecno-scienze con lo scopo di creare pensiero e spingere a dibattiti là soprattutto dove nessuno vuole iniziarli e organizziamo tre giornate annuali oltre che di discussione anche di conoscenza tra chi condivide la critica radicale al tecno-mondo per tessere relazioni e percorsi comuni.
Trattando dell’indisponibilità dei corpi alle manipolazioni genetiche si sono alzate contro di noi forti critiche, da chi qualche manipolazione tende a considerarla necessaria, in genere in solidarietà verso altre “comunità” in cui si identifica e su cui percepisce grande oppressione. Se si è contro una visione e un progetto di mondo transumano, dove le tecno-scienze hanno un ruolo giorno dopo giorno sempre più importante e avvolgente nei nostri spazi di libertà esterni e, come vediamo con le tecnologie genetiche, anche interni, non è possibile fare eccezioni, non per disumanità, ma perché non avrebbe senso fare diversamente. Al tempo quando si portavano avanti campagne contro la vivisezione di particolari centri o contro Telethon per il finanziamento oltre agli esperimenti sugli animali anche alle biotecnologie, venivamo accusati di non avere sensibilità verso i malati, che addirittura li volevamo morti. Questo non ci ha distolto dal nostro agire e dalla nostra critica, non perché non avessimo sensibilità verso i malati, soggetti concretamente sofferenti, ma perché non ritenevamo che quell’apparato medicale fosse realmente interessato ai loro problemi, oltre ad impossessarsi di un sacco di soldi da investire nei vivisettori di animali, cosa per noi inconcepibile. Una soluzione se mai poteva essere trovata andava ricercata altrove, soprattutto nelle cause di gran parte delle patologie e delle loro cure altrettanto causa di patologie iatrogene. Con i transattivisti e queer che non hanno malattie ma sono ideologizzati fino alla nausea, si crea un qualcosa di simile: nella nostra critica alla medicalizzazione, al transumanesimo e all’attacco ai corpi abbiamo visto come era utilizzata, finanziata e sostenuta ad alti livelli l’ideologia gender da parte dello Stato e da certe componenti progressiste per demolire difese se vogliamo naturali di chi preserva la propria salute e troverebbe inconcepibile chi propone ormoni sperimentati su animali di multinazionali farmaceutiche per ricavare cambiamenti esteriori simili all’altro sesso e nel tempo interventi chirurgici invasivi, soprattutto se i soggetti di partenza sono adolescenti e bambini. Una volta si lottava a cambiare il mondo, questi attivisti lottano per avere il diritto di medicalizzare e demolire il proprio corpo. Questa apparente divagazione ci è utile per capire come la demolizione di senso generale ha agito negli anni su tanti fronti, ed è l’unica che può parzialmente spiegare anche l’inazione dei radicali di sinistra, anarchici, animalisti  ecc… nei confronti delle nuove politiche genetiche in campo medico. Si può difendere le baronie mediche del Careggi sui bloccanti della pubertà e dopo criticare i TEA? Rotti gli ormeggi di difesa la corrente fluida passa incontrastata e dopo mettere paletti sarà sempre violare i diritti fondamentali di qualcuno, inceppando in questo modo le vere lotte da compiere, trovandoci a parlare della buona agricoltura italiana biologica da difendere quando stanno introducendo i nuovi “vaccini a mRNA autoreplicante” nella normalità sanitaria. Al tempo dei sieri genici eravamo tra i pochissimi a sostenere la “non libertà di scelta”, trovavamo la cosa controproducente proprio per il significato che diamo alla ricerca biotecnologica e al regime autoritario sanitario solo momentaneamente tornato nell’ombra. C’è il terrore a sinistra e tra tanti radicali a dire ‘no, non li vogliamo’, il rammollimento porta sempre a sostenere la ‘libera scelta’. Vi sarà mai la forza chiara e decisa a fronteggiare i nuovi aguzzini dal camice bianco sopra la mimetica?
Se parliamo di resistenza alle biotecnologie è importante interrogarci perché questa non si è vista in questi anni su aspetti fondamentali, perché questa non è stata in grado di formulare una critica radicale verso questo presente. Chi saranno i nuovi complici contro l’assalto al vivente? Chi prende le sovvenzioni del PNRR? Chi diventa bene comune secondo il senso dello Stato? Chi prende fondi da Eurizon 2030 in progetti inclusivi e organizza cortei contro gli OGM? Chi ha chiesto il Green pass nei propri mercatini biologici? C’è sempre il movimento dei trattori, che quando non è andato a prendere subito le briciole elettorali mettendo in piedi un partito filo governativo si pone in attesa dell’assistenzialismo di Stato, perché l’agricoltura  procede solo con sovvenzioni, se si è agroindustriali, loro appunto lo sono per la maggior parte e in questi contesti non fa differenza seminare  mais o pannelli solari nella campagna. E altri ancora sperano di farsi sindacati agricoli per cercare di occupare qualche posto vacante o qualche nuova funzione inventata ad hoc dal Ministero… l’importante che non si proponga di disfarsi delle coltivazioni OGM-TEA o che si annunci la fine dei mangimi OGM negli allevamenti, questi aspetti non verranno mai toccati.
Il futuro lascia incerti anche perché le tecnologie genetiche sono anche tecnologie di guerra, sono la componente di qualsiasi nuovo siero di possibili nuove pandemie, sindromi o altro. Saranno sempre più le protagoniste del nostro prossimo futuro, possiamo solo augurarci che quella piccola componente onesta e veramente critica presente nelle mobilitazioni presenti e in quelle che verranno faccia propria questa urgenza e agisca di conseguenza, senza timori di essere impopolare e soprattutto fuori dai recinti ideologici che a differenza di un tempo si sono fatti densi, ma di niente. La nostra esperienza, che non è certo di futurologi, ci ha insegnato che per pensare il prossimo futuro bisogno studiare solo con attenzione il presente che abbiamo intorno come i fossili aiutavano Hutton per il passato, ma per noi ci sono le chimere transgeniche ormai oltre la fase embrionale.

Costantino Ragusa, Giugno 2025, Bergamo – Resistenze al nanomondo
Pubblicato in L’Urlo della Terra, num.13, Luglio 2025

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L’ideologia del tecno-mondo. Resistere alla mega macchina – Silvia Guerini e Costantino Ragusa, acro-polis edizioni, leggi qui la presentazione: https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/lideologia-del-tecno-mondo-resistere-alla-megamacchina-silvia-guerini-e-costantino-ragusa/

Frammenti di pensieri, speranza e lotta – Silvia Guerini

Frammenti di pensieri, speranza e lotta

Viviamo in una società della novità perpetua e della continua rincorsa a standard ridefiniti di volta in volta dagli algoritmi della cosiddetta Intelligenza Artificiale che a loro volta ridefiniscono l’essere umano e lo stare al mondo. Una ridefinizione che precede il reale e che lo plasma, lo sostituisce. Il mondo del reale si deve adeguare a quello che viene considerato come vero, desiderabile, migliore.

I contesti critici a loro volta non sono immuni da determinate dinamiche e caratteristiche che dovrebbero contrastare. Viene inseguita l’ultima sensazionale notizia, scivolando sulla superficie senza mai addentrarsi nel profondo di acque scure e melmose per il timore di affrontare questioni scomode e impopolari, pena la perdita di ascolti e di incassi nelle serate. Si rincorre il teatrino del mainstream, discutendo di ciò che ci si aspetta di discutere, si creano dibattiti che rimangono ai margini, attorno a dettagli, senza porre le domande giuste rimanendo dentro confini prestabiliti. Nel mentre passano sviluppi tecno-scientifici a cui attorno c’è il deserto della critica. Critici che restringono appositamente la critica, scelte di campo che denotano solo disonestà intellettuale.

La grande marcia della distruzione prosegue e le parole non contano più, le narrazioni si pongono non solo al di là dei significati, ma anche al di là dei fatti e ciò che viene detto perde aderenza con la realtà. Tutto può diventare il contrario di tutto, venire stravolto e risignificato senza che ci sia memoria di quello che significava un attimo prima. In questo scenario perde senso stare a rincorrere l’ultima dichiarazione estraendola non solo da un contesto ben più ampio, ma da questa operazione di cancellazione e risignificazione della realtà trasformata in un processo fluido, proteiforme rimodellabile a piacimento. E il “fatto tecnico”, come insegna Bernard Charbonneau, diventa “la carne stessa del reale e del presente” e quando veniamo travolti dalle sue conseguenze altri sviluppi, applicazioni, lasciapassare bioetici e passaggi legislativi sono già oltre… Ci si scandalizza di fronte a eccessi, ma al contempo, di fatto, si sostiene ciò che è alla loro radice.

In tutto questo influencer del pensiero concorrono a sgretolare la possibilità di costruire un reale pensiero critico. Sfuma il senso e chi costruisce pensiero critico e libero fatica a far capire tutto questo.

Viviamo in un tempo in cui tutto passa alla velocità di un clic su una tastiera. Tutto è momentaneo, fugace, effimero, transitorio e frammentato. Nulla conserva memoria. Nulla permane. Nulla tiene densità, quella densità in grado di trattenere. Tutto scivola, viene stravolto e risignificato. Tutto evapora. Nessuna memoria e nessuna tensione verso il domani: un eterno presente, una scomparsa del passato e una scomparsa del futuro. Il futuro crea ansia, vi si proietta solo la vecchiaia e la morte che non hanno spazio nella società cibernetica.

Si perdono punti di riferimento per orientarsi. Affabulatori del nulla, padroni del pensiero, del linguaggio e dell’immaginario confondano e disorientano. La realtà rimane tale e quale, ma si perdono gli strumenti per interpretarla e si vive come nel mito della caverna di Platone, convinti di vivere in un mondo reale quando in realtà si guardano delle ombre, convinti di esseri liberi, quando in realtà si è in catene. Oggi la schiavitù è volontaria, la gabbia d’acciaio è diventata trasparente. È la gabbia cibernetica e algoritmica. È il potere dolce degli algoritmi che avvolge, accompagna, sussurra, coinvolge, consiglia, dialoga e nel mentre incanala nell’orizzonte di senso tecnologico, l’unico che verrà concepito come possibile.

Nella grande vetrina digitale dei social ci si consuma e si viene consumati come merci nel grande biomercato di corpi, desideri, illusioni. Si diventa attori e spettatori di sé stessi in perenne inseguimento della propria autorappresentazione. E dal consumo di merci al consumo di rapporti come merci usa e getta, a tempo determinato, a scadenza ravvicinata. In maniera compulsiva un oggetto dopo l’altro, una relazione dopo un’altra senza mai andare in profondità. Le merci possono essere consumate, comprate, sostituite, rispedite al mittente. La logica delle merci non può conciliarsi con il sentimento dell’amore. L’amore reso merce viene svilito. Le relazioni d’amore è come se dovessero fermarsi alla fase di innamoramento senza mai giungere alla fase di un impegno e di una progettualità, come se dovessero avere le caratteristiche dell’interscambiabilità e dell’intrattenimento. In generale, oggi, svanisce il senso dell’Amore come sacrificio, come un donare sé stessi.

In vendita anche esperienze, quelle che vengono definite come tali. Si compra un esperienza, una creazione di un contesto finto che ti illude di vivere un’esperienza autentica. Chi va da una novità a un’altra – oggetti, esperienze, pseudo-relazioni – in fondo sta sfuggendo da sé stesso. Continui stimoli esterni, sempre nuovi, per non soffermarsi su come affrontare la vita e le sue difficoltà. Il cambiare incessantemente diventa una nuova postura ed erode la capacità di tessere legami e relazioni profonde e durature, legami familiari e legami territoriali, erode la capacità di tessere progetti e percorsi, erode la possibilità di comunanza, appartenenza e solidarietà. Relazioni d’amore, d’amicizia, progetti in comune diventano un qualcosa da provare, da rinnovare costantemente. Come consumatori compulsivi in ansia fino al prossimo nuovo acquisto che diventa presto obsoleto. Come turisti perennemente di passaggio che scambiano l’attrazione costruita ad hoc per realtà autentica incapaci di soffermarsi a percepire l’anima dei luoghi.

L’individuo ideale per questa società è colui che è perennemente insoddisfatto, che deve cambiare continuamente tutto: protesi tecnologiche, oggetti, casa, lavoro, relazioni, aspetto esteriore fino al proprio sesso. L’uomo trans e l’esistenza trans: perennemente in transito, trans-luogo, trans-gender e trans-genico. Di fondo il principio secondo il quale se persisti nel tuo essere e in tutte le dimensioni e legami che lo contraddistinguono sarai insoddisfatto, se cambierai incessantemente rigettando tutto quello che ti costituisce sarai felice. Un grande inganno.

Un individuo sradicato in perenne mutamento alla spasmodica ricerca di un qualcosa che non arriverà mai. Abbiamo generazioni di eterni giovani, narcisi, egocentrici, annoiati, ansiosi, fragili e insicuri. Rigettano valori, ideali, passioni, insegnamenti, eredità. Perennemente di passaggio. Figli del voglio tutto e subito, del vietato vietare, del desiderio assoluto. Il mondo è lo sfondo dei loro selfie, cresciuti in un mondo virtuale rigettano la realtà perché non l’hanno mai vissuta e perché non l’hanno scelta. Senza memoria, passato, appartenenza, radicamento. Non sono eredi e non avranno eredi. Pronti per la società cibernetica, per le case domotiche, tutte uguali, grigi e tristi, per l’ambiente ricostruito che prenderà il posto della natura, di boschi, sentieri, torrenti. Attorniati da non-cose, senza storia e significato, in case vuote e asettiche con mobili dell’ikea in cui nemmeno la polvere si posa. Diverse le nostre di case, piene di oggetti vecchi, di polvere, di libri, di odori, di ricordi. Di cose che trattengono i significati, quelle cose che creano un’architettura del tempo, che lo rendono abitabile, in armonia con i cicli delle stagione e della terra. A noi rimane l’amara constatazione che le nostre cose finiranno in discarica, che i nostri libri non avranno biblioteche, ma solo il fumo nero degli inceneritori.

L’essere umano non è adatto a questo mondo cibernetico e transumano, la tecnica lo adatta, lo plasma, lo trasforma, ma alla fine, in fondo, sente un’angoscia, un’angoscia di una non vita, di una vita insensata e invivibile, di essere destinato all’inumano come aveva anche ben compreso Jacques Ellul, uno dei più importanti precursori della critica al sistema tecno-scientifico. Questa angoscia disorienta, paralizza, restringe le possibilità, soffoca il pensiero, mina la libertà. Dinnanzi all’angoscia contrapporre la speranza. Speranza per resistere, per agire, per lottare.

L’essere e l’agire hanno bisogno di un orizzonte di senso, la vita per non ridursi a mera sopravvivenza ha bisogno di un orizzonte di senso condiviso che parta da un riconoscimento, da un legame, da un radicamento, da un’eredità. Se l’unico orizzonte di senso sarà quello tecnologico come poter orientarsi nel mondo? Si seguirà quello che di volta in volta sarà definito dagli algoritmi dell’Intelligenza Artificiale.

La speranza può infonderci un senso e un orientamento. Senza orizzonte di senso, senza un posto nel mondo, senza verità, bellezza, memoria – ciò che Simone Weil identifica come bisogni dell’anima, tutti profondamente interconnessi – il vivere diventa un mero sopravvivere, si atrofizza, perde slancio e si riduce all’immanenza di un eterno presente.

La speranza è sempre stata considerata contrapposta all’agire. Chi spera non agisce, si dice. Invece la speranza fa sì che nonostante tutto non ci si rassegni, infonde forza per agire, per tessere progettualità, per continuare anche nelle avversità. Infonde una forza particolare, che la sola ragione non potrebbe generare.

La speranza è una postura dell’animo, è un orientamento dell’agire che va oltre l’immediato presente. Non è, come spesso di crede, un mero sperare che le cose vadano bene, un mero atteggiamento ottimistico e non si riduce a un desiderio o a un’aspettativa. La sua misura non è data dal rallegrarci che le cose vadano come ci aspettiamo e che ci portino successi all’interno di logiche transumane di velocità, comodità, prestazione. La sua misura si calibra attorno alla nostra ferma volontà e alla nostra determinazione per impegnarsi in una direzione, per raggiungere quello che riteniamo degno di essere raggiunto all’interno di un ordine di valori. Non è quindi la superficiale convinzione che potremmo raggiungere tutto quello che ci prefiggiamo o che tutto vada a buon fine, ma è la profonda convinzione che la direzione intrapresa sia quella giusta, quella con un senso, con uno scopo che si spinge oltre. Per quello che trasmetteremo e per quello che rimarrà anche dopo di noi, quando non saremo più in questo mondo. Senza calcoli, con solo lo slancio del cuore.

Quando si combatte una battaglia persa è in realtà già vincere. Quando si combatte sapendo di poter morire è vivere nel modo più pieno che si possa vivere. Non aver paura innanzi alla morte ci rende liberi. Questa postura dell’animo ci congiunge con ciò che c’era prima e con ciò che verrà.

Calcoli e previsioni algoritmiche rendono superflua la speranza come rendono superfluo l’essere umano. La speranza apre a sostenere l’imprevedibile, l’incalcolabile, l’inafferrabile e apre a possibilità che non si sarebbero mai previste. L’avere speranza può non avere un qualcosa di specifico o di concreto a cui tendere, è un modo di essere esistenziale che rappresenta come ci poniamo nel mondo, dinnanzi alla vita e dinnanzi alla morte. È un modo del nostro essere nel mondo.

La speranza arriva nei momenti di più cupa disperazione, diventa nutrimento e ci prepara a sostenere il peso di grandi cose con tutte le fatiche che possono comportare. La speranza nell’essere umano, nonostante tutto, è li in fondo al cuore e se non ci fosse tutto il nostro agire potrebbe perdere di senso. Sperare è non far inaridire il cuore.

Ernst Jünger si chiede: come reagirà l’uomo di fronte alla catastrofe e sarà in grado di rendersi conto che la storia lo sta ponendo innanzi all’abisso? Sperare è, di fronte all’abisso, mantenere la posizione, il non cedere a facili scorciatoie che portano in realtà lontano, il non cedere a compromessi che portano a stravolgere le proprie idee e i propri valori e, come risponde Jünger, “le catastrofi provano fino a quale profondità uomini e popoli sono radicati nel terreno originario”, attingere quindi a quel “fascio di radici nel terreno e se il pericolo aumenta attingere alla forza delle Madri, alla loro energia primigenia che le semplici forze del tempo non sono in grado di arginare”.
La speranza apre al mondo, non chiude, apre alle possibilità, indipendentemente dall’esito degli eventi, dai desideri, dalle aspettative. Non è un mero sperare per sé stessi, al fine di ottenere un qualcosa, è rivolta verso l’Altro, il mondo, l’esistenza, la vita. Un sentire interconnesso all’amore. Chi ha speranza e chi ama si pone oltre all’immediato soddisfacimento di un bene strettamente personale. Chi vede solo sé stesso, chi è atomo disgregato e isolato da una comunità e da un mondo non riesce a sperare e non riesce ad amare, se non di un amore merce, egoistico e svuotato del suo senso.

Potremmo dire che la speranza ha, in un certo senso, alcune caratteristiche dell’aver fede intesa come un affidarsi. Affidarsi a quello che si sente nel profondo, affidarsi al senso delle cose, un senso che ai nostri giorni è sempre più eroso e sgretolato. L’essere umano cammina su una corda tesa tra libertà e destino, percorre il loro intreccio. Con la possibilità e la libertà di coglierne i segni, di porsi innanzi e in ultima istanza di scegliere del proprio senso e del proprio scopo.

La speranza va al di là della morte. La buona novella del nuovo nato, della nascita, del venire al mondo da speranza. Cosa accadrà quando non si verrà più al mondo, ma quando venire al mondo da un corpo di donna verrà sostituito con l’essere estratti e staccati da un supporto tecnologico con la realizzazione dell’utero artificiale? I figli della macchina1. E cosa avverrà, ancor prima di questa finale realizzazione tecnica, se venire al mondo, nell’imprevisto e nella libertà della nascita, verrà sostituito da un venir selezionati, progettati, ingegnerizzati all’interno di un laboratorio?

L’embrione tiene memoria. Esiste una memoria cellulare e ciò che si afferma a livello cellulare rimane a livello psicologico. Come diventerà questo essere umano proveniente dall’azoto liquido, dal silenzio e dal freddo glaciale, da un assemblaggio di ovulo e sperma in una piastra di petri?

La vita in vitro. La vita innervata dalla tecnica e dalla modificazione genetica ancor prima della sua nascita, del suo venir al mondo. Se la vita di un essere umano inizia con un’operazione tecnica, questa rimarrà impressa nel corpo e nella psiche. Fratture, scissioni, distorsioni, riprogettazioni, artificializzazioni del naturale processo di procreazione, del naturale movimento della vita, del naturale venire al mondo. Fratture che scindono la sessualità dalla procreazione, che rompono l’unità e la continuità dello sviluppo dell’embrione. Fratture biologiche e psicologiche che modificano profondamente la memoria di quella che sarà la nuova umanità se la riproduzione artificiale diventerà il nuovo modo di venire al mondo. Un essere umano pronto per il mondo laboratorio.

La razionalizzazione tecnica segue parametri quantificabili e misurabili, ma l’essere umano ha bisogno di ricerca di significato, di profondità, di contemplazione, di bellezza, di etica. Lo sguardo tecnico e l’operare algoritmico non riconoscono queste dimensioni, non gli appartengono e nel loro avanzamento sul mondo il prendersi cura della persona sarà mantenere la sua funzionalità organica: monitoraggio biologico, controllo e gestione sanitaria all’interno di parametri di volta in volta decretati dagli algoritmi. Lo sguardo dai processi vitali viene spostato verso i processi meccanici, artificiali, inanimati. L’interesse per la vita si sposta verso l’interesse per la tecnologia e alla fine si diventa indifferenti verso la vita, incapaci di riconoscere quando questa è innervata dalle tecno-scienze, incapaci di provare anche solo un sussulto di orrore.

Da quando l’essere umano ha reciso il legame con una dimensione trascendente, con microcosmo e macrocosmo non ha trovato quella libertà ed emancipazione che tanto agognava una determinata ideologia illuminista e progressista, ma si è trovato senza senso innanzi alla sua finitudine. E dinnanzi all’angoscia della morte che rappresenta proprio l’angoscia per la propria finitudine il vuoto è stato colmato con ansia, inquietudine e frenesia che caratterizzano i tempi di oggi.

Tornare a “camminare con i piedi per terra”, nel tempo della durata, in risonanza con l’accordo delle stagioni, rimaste immutate nella loro “danza circolare” nonostante l’avanzata materialista…

René Guenon scrisse: “I moderni diranno – lo sappiamo bene – che gli antichi hanno visto male, o che hanno riferito male quello che hanno visto; ma tale spiegazione, la quale equivale a dire che, prima della nostra epoca, tutti gli uomini fossero affetti da disturbi sensoriali o mentali, è veramente troppo semplicistica e negativa; e se si vuole esaminare la questione con tutta imparzialità, perché non sarebbero invece i moderni a vedere male o addirittura a non vedere del tutto certe cose?”.

Credere nell’esistenza di un ordito nel mondo, di una corrispondenza, di un legame profondo tra gli eventi, tra il microcosmo e il macrocosmo significa credere che nulla di ciò che facciamo resta fuori da questi legami, da queste corrispondenze, da questi significati, da questo tessuto del mondo, del tempo e dello spazio. Significa – come leggiamo in Jünger – riconoscere “le tracce di un sapere che ha radici più profonde dei luoghi comuni dell’epoca presente”, riconoscere che le nostre azioni possono contenere in sé stesse “un seme a noi sconosciuto”. Significa credere che qualcosa, nella sua essenza, rimane, prosegue, anche se per altre forme, in altri luoghi, in altri tempi. L’essenziale non muta e regge alla corrosione.

Andando avanti a testoni, attraverso l’ordine visibile e invisibile delle cose, per procedere, come leggiamo in Jünger, “dall’incompiutezza del sapere verso ciò di cui si può solo avvertire un presagio” e le Cicindele, osservate nel loro cammino, sono “come un esempio della quantità di forze che incrociano la nostra strada, che la attraversano senza che riusciamo a percepirle”.

La pietra, scrive Jünger e aggiungerei anche le montagne, stanno in un rapporto particolare con il tempo, formano con il loro corpo l’ossatura della terra. Quando siamo circondati da pietre, da montagne viene a noi il sentimento di luoghi e tempi lontani. Così come quando siamo innanzi a strutture edificate in tempi antichi, come se quei tempi e quei morti ci fossero più vicino, come se le loro opere e i loro significati giungessero a noi, anche se solamente sotto forma di eco lontano.

L’eternità è nel ricordo dei vivi, l’eternità è in quello che lasciamo in questo mondo che saprà reggere alle erosioni e agli stravolgimenti di significato e che nell’oblio rimarrà. È la pietra che rimarrà tra le rovine. È la pietra da cui si potrà continuare a edificare.

“Sono queste le ore più cupe, quando si teme che tutto si trasformerà in una succursale dei mattatoi di Chicago o dei campi di lavoro forzati sul Mar Glaciale”, scrive Jünger, ma poi, continua, “l’occhio vede un falco e si sente bagnato di fresca rugiada, fortificato da un magico conforto. Esso vive – non soltanto nel suo effimero piumaggio, ma nell’eternità di cui è testimone. Non soltanto una piccola valle tra le rocce di quest’isola, ma l’intero universo s’intravede dietro il falco. […] La arde un fuoco che mai si estingue”.

Nella mitologia greca Prometeo è incatenato a una roccia presso il mare. Prometeo dà libero sfogo alla sua amarezza, Ermete cerca di calmarlo e di indurlo alla moderazione e Prometeo grida: “Io odio tutti gli dei”. Ermete risponde ammonendolo per tanto odio “sembra che tu sia colpito da una grande follia” e per follia si intende malattia dello spirito. Prometeo diventa simbolo della liberazione dell’uomo, il rovesciamento del significato del simbolo è la grande illusione progressista e transumanista che concepisce la libertà come assenza di limiti e di vincoli, Il rovesciamento del simbolo è l’instaurarsi del regno della quantità, è l’arroganza prometeica di volersi sostituire alla natura, al corso degli eventi, a Dio, di riprogettare una nuova umanità, di dirigere il corso stesso dell’evoluzione “un’evoluzione autodiretta e consapevole” – così definita da transumanisti eugenisti – con riproduzione artificiale, biotecnologie, nanotecnologie e intelligenza artificiale.

Viviamo tempi in cui è difficile cogliere una reale comunanza, ma non bisogna perdere l’orientamento, non bisogna perdere la capacità di cogliere la visione di mondo transumana anche se appare in altre vesti. Una sinistra progressista e una destra prometeica sono due facce della medesima medaglia, varianti del medesimo sistema tecno-scientifico, del medesimo mondo moderno che avanza con Intelligenza Artificiale, biotecnologie, tecnologie CRISPR/Cas 9 e a mRNA. In questo scenario ci collochiamo affermando ‘la nostra visione di mondo o la loro, le nostre idee o le loro’ e la contrapposizione è essenziale, è antropologica, ontologica, metafisica. Noi, chi siamo noi? Essenzialmente altro. Altro da tutto quello che è già prestabilito. Scomodi, impopolari, non più adatti e presentabili quando la critica esce dai binari prestabiliti e quando anche il mondo del dissenso deve adeguarsi. Anti-moderni, anti-illuministi, anti-industriali, anti-gender, anti-tecnoscienza… più facile descriversi in contrapposizione. Ecologisti, di quell’ecologia di cui oggi si è perso il senso, risaliamo tra autori del passato, senza il timore di avanzare in terreni inesplorati. Per un senso della vita, della natura e della libertà altro da quello che è stato fagocitato e risputato da molti.

Oggi la linea va tracciata tra chi vuole restare umano e tra progressisti prometeici transumani, avendo ben in mente quei confini inviolabili e non negoziabili e ciò che non sarà mai eticamente accettabile. Avendo bene in mente che non esisteranno mai mani giuste per biotecnologie, nanotecnologie, intelligenza artificiale. Né Trump né i BRICS possono rappresentare un’alternativa, risulta alquanto ridicolo anche solamente doverlo affermare. Alcune analisi geopolitiche sembrano fermarsi a un primo livello, sfugge così un livello più fondamentale. Da un lato Trump non rappresenta la fine di un incubo, al contrario di come viene considerato da alcuni, ma è un inizio di un incubo peggiore. Da un altro lato i BRICS non rappresentano alcun tipo di ostacolo all’attuazione pressoché ubiquitaria delle agende della megamacchina che sta guidando la colonizzazione tecnologica di ogni aspetto della vita. Eppure, nonostante le molte evidenze – tra cui anche quella che è stata la gestione della cosiddetta emergenza pandemica e gli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale – questo secondo livello viene relativizzato portando avanti, di fatto, il mito della “neutralità della tecnica” anche da chi possiede strumenti di critica del presente. Quelli che vengono presentati come due modelli – da un lato l’asse anglo-americano-sionista dall’altro lato l’asse Russia-Cina e a seguire l’alleanza dei BRICS – non rappresentano in realtà un diverso modo di abitare il mondo. Potremmo – in realtà da tempo – parlare di tecnocrazie e di visioni progressiste e transumane che, con le loro varianti interne e con le varianti cosmiste, possono divergere su alcuni aspetti e su alcuni approcci e entrare in contrasto per questioni egemoniche, ma rimanendo sempre nel medesimo quadro ideologico di avanzamento tecno-scientifico come ristrutturazione del mondo e come visione essenziale di quello che viene considerato progresso umano.

Detto ciò solo un movimento che nasce dal basso si potrà opporre a questo nichilismo esistenziale. Che allora i nostri percorsi lascino traccia, pietre, significati, testimonianze di un altra visione di mondo, memorie di lotte portate avanti nonostante tutto. Continuando a tessere relazioni e percorsi fuori dall’intossicazione dei social, fuori da schemi e recinti precostituiti. Tornare a sognare, a spingersi oltre il possibile, contro ogni realismo, immaginare altre possibilità, coltivare per non far dilagare i deserti della critica e dello spirito, fuori da ogni calcolo, per nuove alleanze nell’unione di spiriti liberi, continuando a lottare contro il transumano e la dissoluzione che avanza.

Silvia Guerini, Giugno 2025, Resistenze al nanomondo
Pubblicato su L’Urlo della Terra, num.13, Luglio 2025

Nota:
1 Silvia Guerini, Costantino Ragusa (a cura di), AA.VV., I figli della macchina. Biotecnologie, eugenetica e riproduzione artificiale, Asterios editore, 2023.

Bibliografia parziale:
Byung-Chul Han, Contro la società dell’angoscia. Speranza e rivoluzione.
Ernst Jünger, Cacce sottili; Il contemplatore solitario; Al muro del tempo; Trattato del ribelle.
Weltanshauung Italia, Fracta Veritas.

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L’ideologia del tecno-mondo. Resistere alla mega macchina – Silvia Guerini e Costantino Ragusa, acro-polis edizioni, leggi qui la presentazione: https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/lideologia-del-tecno-mondo-resistere-alla-megamacchina-silvia-guerini-e-costantino-ragusa/

L’ideologia del tecno-mondo. Resistere alla megamacchina – Silvia Guerini e Costantino Ragusa


Presentazione del nostro ultimo libro:
L’ideologia del tecno-mondo. Resistere alla megamacchina.
acro-pólis, 2024

Siamo nel pieno di una Grande Trasformazione, un qualcosa di così travolgente che non lascia possibilità di tornare indietro perché nel suo cammino attua un processo demolitorio e di eradicazione profonda. Il trasferimento nel digitale permette una rimozione perfetta. In questa corsa forsennata verso il baratro vi è un’erosione dell’essere umano così profonda e radicale che assume i tratti di una metamorfosi ontologica e antropologica. Restano aperte questioni fondamentali: quale sarà il significato di essere umano, di essere vivente, di natura, di libertà?

In un puzzle di inclusione cibernetica dove i tasselli si intersecano perfettamente non ci sono altri usi possibili o strade alternative e a puzzle completo si rischia di ritrovarsi con una nuova identità umana incapace di riconoscere altro se non confermare il presente all’interno del nuovo ordine di verità algoritmico.

Per arrivare a far si che si realizzi questa Grande Trasformazione serve sicuramente consenso, ma anche questo è un ambito ormai probabilmente superato, in questi anni abbiamo visto instillare paure, ricatti e terrore, non troppo da paralizzare, ma abbastanza da creare obbedienza. Si prepara un accompagnamento verso nuovi mondi virtuali dove non solo sarà desiderabile immergersi, ma bisognerà anche crederci. Per questo vi è in atto una demolizione totale delle precedenti forme di esistenza: come si viene al mondo, scuola, lavoro, relazioni, famiglia, cibo, stili di vita… per far posto al nuovo individuo fluido, incapace di esistere senza il sostegno di apparati.

Non da poco è il grande alibi per cui la Grande Trasformazione cyber-digitale del mondo anche se non desiderabile va comunque acclamata: l’emergenza in tempo di pace che si chiama “ecosostenibilità”. Questa non significa altro che continuare a sfruttare e depredare il pianeta come si è fatto fino adesso incrementando vecchi e nuovi processi distruttivi dirigendo l’accusa verso nuovi nemici come la CO2, come il singolo non allineato ai nuovi dettami green, ma il nemico di fondo è questo essere umano troppo umano: un neomaltusianesimo che prevederà da un lato una riduzione di una parte della popolazione e dall’altro lato una sua riprogettazione che in nome della transizione verde-digitale farà passare l’inaccettabile. Non è sopraggiunta una reale coscienza ecologista, in quanto nessuno ci ha mai lavorato, ma un’autorità verde che attualizza nuove realtà servendosi di inedite modalità totalitarie di ingegneria sociale. Le ricette proposte si sono fatte “ecosostenibili” ed ecoinsostituibili e quindi necessarie, ma parlano la lingua del nucleare, del 5G, del 6G, dei nuovi OGM-TEA, della Geoingegneria fino ad arrivare al “ripristino” totale della natura e dei corpi adattati al nuovo paradigma cibernetico, sintetico e transumano.

Come attori principali delle attuali trasformazioni dobbiamo comprendere il ruolo di colossi agroalimentari-farmaceutici-bionanotecnologici, compagnie del digitale, poli di ricerca di importanza internazionale, comprendendo che il loro scopo non è meramente il profitto, ma portare a termine un’ideologia transumanista che rappresenta una precisa visione di mondo e di essere umano. In questo orizzonte vanno inseriti anche i programmi per la salute ideati e portati avanti da ricchissimi filantropi come la Fondazione Gates.

L’élite tecnocratica transumanista ha i mezzi per realizzare i suoi scopi ed è a capo dei principali consessi internazionali di punta delle tecno-scienze, gestendone e indirizzandone le fasi di convergenza, siano queste di natura tecnica o politica. Cavalcando la presunta ineluttabilità di questi processi affermando che, dal momento in cui non si possono fermare, vanno allora governati, direzionati e soprattutto ottimizzati. Dal loro punto di vista governare le tecno-scienze significa implementare l’essere umano con esse, ponendo un traguardo che non arriverà mai perché ad una implementazione ne seguirà un’altra e ad una modificazione genetica dell’essere umano ne seguiranno altre ancora più ricombinanti. Il tutto ben contornato di diritti e libertà, elogiato e sostenuto dai progressisti e apparentemente contrastato da quelli che dovrebbero essere conservatori, ma questi spesso non sono altro che l’altra parte di una scenografia già predisposta.

In questa visione di mondo transumanista i corpi e gli elementi naturali, non costituiscono più un fondamento indisponibile, ma divengono disponibili, mercificabili, scomponibili e manipolabili.

Le tecno-scienze diventano sistema, diventano orizzonte di senso, diventano contesto di esistenza delle persone, diventano inevitabili. Non possono essere considerate come delle tecnologie che si inseriscono in ogni ambito della società lasciando la possibilità o meno di usarle permettendo una dimensione di autonomia rispetto ad esse. Una volta inserite diventano l’ambiente stesso fondendosi con esso, plasmandolo e trasformandolo secondo le loro caratteristiche e secondo l’ideologia transumanista di cui sono portatrici. In questo procedere diventano la nuova normalità plasmando e trasformando lo stesso essere nel mondo, percepirsi nel mondo, stare nel mondo e agire nel mondo. In ultima istanza trasformando l’essere umano.

L’infinito dibattito attorno alla loro neutralità e al loro utilizzo positivo o negativo potrebbe concludersi attorno alla semplice considerazione che le conseguenze nefaste non possono essere considerati effetti collaterali: per quanto riguarda le tecnologie di ingegneria genetica e per le nanotecnologie si tratta sempre di disastri annunciati che tra l’altro servono a velocizzare e a normalizzare altri passaggi. La questione è molto più radicale di un dibattito ridotto e appiattito a utilità, vantaggi, svantaggi, inconvenienti, rischi, pericoli, la riflessione dovrebbe essere portata un po’ più in là, fuori dal loro regno della quantità, dal loro meccanicismo, fuori da calcoli e previsioni per arrivare alla messa in discussione radicale della concezione che considera il vivente come una macchina.

Le tecno-scienze diventano istanza suprema: tutto deve essere giudicato a partire da esse e, ovviamente, senza mai uscire dal loro paradigma di progresso a tutti i costi perché il progresso non si deve arrestare e bisogna parteciparvi da responsabili co-gestori dei rischi e dei disastri annunciati.

L’Intelligenza Artificiale con i suoi algoritmi crea un nuovo ordine di verità che non ha precedenti nella storia, un nuovo ordine verso cui non si potrà dubitare. L’Intelligenza Artificiale prenderà sempre più decisioni che a noi risulteranno incomprensibili a cui dovremmo solo adattarci. Una protocollazione totale della nostra vita, dalla nascita alla morte. Dai consigli che diventeranno precetti in ogni ambito, dalle nostre abitudini e dai nostri comportamenti all’ambito sanitario in una società terapeutica a guida algoritmica con una medicina personalizzata e predittiva con terapie geniche a mRNA.

La cattura e l’analisi dei dati in tempo reale non comporta solamente un’infrastruttura tecnologica e digitale, ma un nuovo paradigma in cui l’essere umano costantemente accompagnato dagli algoritmi perderà ogni orientamento e ogni ancoramento nel mondo.

Il nuovo potere dolce che sta prendendo forma non ha un volto di coercizione o di imposizione, ma della libera scelta, creando un contesto in cui le persone saranno costantemente avvolte da algoritmi che le guideranno nella via programmata. Incasellamenti nei nuovi dettami alimentari, sanitari, educativi e sociali pronti, da consigli, a diventare prescrizioni. La vita non verrà semplificata, verrà svuotata della sua sostanza. La normalità diventerà ciò che la perenne connessione nella rete e i dispositivi nei corpi permetteranno di fare, di trasformare, di modificare, di diventare. Il transumano. Il resto, l’umano, non solamente rimarrà indietro, ma non sarà più contemplato. Diventerà sempre più difficile per noi esseri umani ritrovarci, arrivando a cercarci dove non ci troveremo mai, nel mondo degli automi e delle macchine, se non al prezzo della perdita della nostra natura umana.

La critica a questo presente disumanizzante non può partire all’interno del suo alveolo cibernetico per lo stesso motivo per cui una fabbrica di cani robot non potrà mai convertirsi a qualcosa di pacifico. L’idea e il progetto sono militari, strumenti di guerra e di morte studiati per essere offensivi o per restare nei depositi dei laboratori, ma ben conservati per essere pronti ad ogni eventualità bellica e di controllo e repressione sociale interna.

Non può esistere un’Intelligenza Artificiale etica. Quando una parola è così tanto usata e abusata significa che ormai ha perso il suo significato. L’etica pone dei limiti, ma questi limiti sono proprio quelli che verranno continuamente superati dall’ideologia transumanista. Nei loro laboratori di ingegneria genetica e sociale non c’è spazio per l’etica.

Regolamentare uno sviluppo tecno-scientifico equivale a evidenziare un problema da risolvere con una soluzione tecnica, non significa certo fermare quello sviluppo nocivo, ma piuttosto diffonderlo e universalizzarlo. Per questo non è possibile regolamentare l’ingegneria genetica, la biologia sintetica, la riproduzione artificiale, la geoingegneria, l’Intelligenza Artificiale. La nostra critica deve essere a monte, nel respingere la riprogettazione del vivente.

Siamo circondati e schiacciati dalla convergenza di tecnocrati, falsi critici e falsi ecologisti. Si può per esempio criticare i progetti di smart city, ma senza mai nemmeno nominare le rete 5G oppure criticare la rete 5G per motivi di salute e dopo accettare le smart city come modello di esistenza, quando queste rappresentano la massima rappresentazione dello sviluppo di queste reti e, detto ancora più chiaramente, senza rete 5G non possono esistere smart city. E la rete 5G è il nodo fondamentale per l’implementazione del tecno-mondo a guida algoritmica che prepara alla rete 6G, a quel passaggio in cui sfumerà totalmente il confine tra il mondo esterno, i dispositivi digitali e i corpi che diventeranno dei nodi di un’immensa rete informatica.

L’onestà nel rivendicare la vera alternativa è in coloro che hanno il coraggio di ammettere che l’alternativa vera non esiste. Questo non significa non avere speranza, ma rendersi conto che lo spazio vitale nostro e naturale quasi nella sua interezza è stato occupato da forze manipolatorie che hanno un potere immenso, non solo nell’imporre il proprio dogma tecno-scientifico come indiscutibile, ma anche nel trasformare in menzogna la realtà materiale delle cose, menzogna che diventa la loro verità assoluta.

Dalla guerra in Ucraina con il massiccio uso di droni “kamikaze” guidati dall’Intelligenza Artificiale al laboratorio Gaza per lo sviluppo e l’addestramento di nuovi sistemi di sterminio basati sull’Intelligenza artificiale. L’implementazione dell’Intelligenza Artificiale da parte di Israele a Gaza segna un cambiamento significativo nello scenario della guerra moderna. Una “fabbrica di assassini di massa”. Palantir Technologies – fondata nel 2004, tra i fondatori Peter Thiel co-fondatore di PayPal – non è un semplice fornitore dell’apparato militare è una vera e propria piattaforma di intelligence per la guerra globale al terrorismo e per la totale sorveglianza interna. Gestisce anche il database HHS Protect che continua a raccogliere informazioni relative alla diffusione del Covid-19 con un sistema di algortimi predittivi atti a prevenire la diffusione di possibili focolai al fine di lanciare allerte e attuare misure tempestive: un nuovo sistema di biosorveglianza preventiva.

Sul campo di battaglia i militari da un lato non controllano le valutazioni e le decisioni dei sistemi di Intelligenza Artificiale per risparmiare tempo e per consentire la produzione in serie di obiettivi senza ostacoli, ma dall’altro lato non sarebbero neanche più in grado di farlo. L’operare dell’Intelligenza Artificiale avanza veloce in un universo di mere correlazioni statistiche e i suoi calcoli opachi non permettono all’essere umano di comprendere le sue decisioni. Questo modus operandis che ora vediamo diventare la normalità della guerra 4.0 sarà lo stesso in ogni ambito che sarà sottoposto agli imperativi degli algoritmi dell’Intelligenza Artificiale. Gaza rappresenta così non una singolarità storica e geopolitica, ma un possibile destino di disumanizzazione per tutti.

Per gli sviluppi delle tecno-scienze il principio di precauzione come i diritti dell’uomo o il diritto alla privacy è tanto invocato perché è diventato perfettamente inapplicabile: una formula magica per non arrestare niente. Quale società moderna potrebbe esistere rispettando i diritti dell’uomo? Quale società digitale potrebbe funzionare con una tutela della privacy? Quale tecnologia potrebbe continuare a svilupparsi rispettando un principio di precauzione?

Dietro questa caccia sempre più pervasiva alla cosiddetta disinformazione si nasconde la macchina della censura totale con una a differenza rispetto al passato: non sarà più possibile una critica, chi metterà in discussione ciò che verrà messo in campo dal sistema con la retorica del salvare l’umanità da malattie, povertà, catastrofi sarà semplicemente considerato folle.

Spesso ci si chiede cosa si lascerà alle future generazioni, ma forse la domanda da porci sarebbe a quali future generazioni ci si riferisce e soprattutto se ancora avremo non tanto memorie da lasciare, ma soprattutto memorie che siano comprese considerando che anche la scuola entra a pieno regime in un contesto di emergenza permanente-guerra-nuove pandemie all’orizzonte-nuovi sieri genici a mRNA-digitalizzazione-Intelligenza Artificiale. L’anno scorso Pfizer Italia era entrata nelle scuole con un progetto contro la disinformazione e di alfabetizzazione medico-scientifica destinato a insegnanti e studenti, dichiarando che durante la pandemia i social fossero diventati veicolo di fake news, da qui la necessità di controllarli assiduamente. Negli USA, per ora, il laboratorio mobile di scienza per studenti della Pfizer, non è un caso che in un video propagandistico del progetto si veda un cane robot della Boston Dynamics con il simbolo della multinazionale, ma che avrebbe potuto essere anche quello dei veri padroni di quel cane: il DARPA.

Noi non abbiamo ricette da prescrivere, facili soluzioni ed escamotage per scomparire dalla rete, come in tanti vendono e in tanti chiedono. Non vendiamo prodotti, non vendiamo illusioni e non vendiamo false coscienze per avere sonni tranquilli. Non abbiamo interessi da difendere e non vogliamo isole felici in cui ritenersi al sicuro dall’avanzata transumana incuranti delle macerie. Non pensiamo che ci siano delle derive e delle storture da raddrizzare. Non siamo preoccupati. Siamo in lotta. Contestiamo la totalità del mondo cibernetico e transumanista in ogni sua estensione, anche quelle non di moda nei salotti della critica. Per resistere. Per non arrendersi alla vita insensata e invivibile. Per non arrendersi all’obsolescenza programmata. Per non arrendersi alla dissoluzione. Pronti per lottare, non possiamo accontentarci di limitare i danni e di salvare il salvabile, nei tempi di oggi non è abbastanza. Si rende necessario creare momenti di resistenza che non solo possano essere bastioni di dignità umana, ma luoghi e comunità dove vivere relazioni a prova di erosione.

Opporsi all’avanzata del tecno-mondo e all’avanzata del transumano non è più rimandabile.
Restare umani significa resistere.

Silvia Guerini e Costantino Ragusa, www.resistenzealnanomondo.org

Indice del libro:

Introduzione alla presente edizione, 9

Introduzione dell’edizione con il titolo: 5G. Rete della società cibernetica, 16

1.Transumanesimo: l’ideologia del tecno-mondo, 21

2. Dalla macchina di Hollerith alla realizzazione della società cibernetica, 33

3. L’Intelligenza Artificiale e la sua etica, 39

4. 5G: la rete dell’Intelligenza Artificiale, 47

5. L’eredità mortifera della società cibernetica, 51

6. Smart city: ambienti cyborg per un’umanità cyborg, 57

7. Dalla smart city alla smart campagna, 61

8. L’accompagnamento algoritmico dell’esistenza, 69

9. Un nuovo ordine di verità, 75

10. La vita sottoposta a continua misurazione, 77

11. L’Intelligenza Artificiale delle emozioni, 79

12. Circondati dalle parole dei sistemi, 81

13. L’essere umano espropriato da sè stesso, 83

14. Addestrare bambini e ragazzi al prossimo Metaverso, 85

15. Un potere dolce, 95

16. La metamorfosi dello Stato, 99

17. Nuovo colonialismo fin nel ventre della Terra, 103

18. Dalla Guerra cibernetica alla Guerra Biologica

18.1 L’Intelligenza Artificiale va alla guerra, 107

18.2 Pianeta Terra come arma di guerra, 111

18.3 Laboratori di guerra biologica, 117

19. Perché la Transizione è verde, 121

20. Il Metaverso come il migliore dei mondi possibili, 133

21. Dall’Internet delle cose all’Internet dei corpi, 143

22. Un allarme dal mondo transumanista, 149

23. Verso il controllo totale delle nostre menti, 157

24. Quale alternativa al mondo digitale?, 161

25. Resistere alla megamacchina, 171

Biografie degli autori, 175

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Difensori della vita e della natura – Paul Cudenec

Dal bollettino The Acorn, n. 105

2. Defenders of life and nature

As life itself is increasingly menaced by the cancerous growth of industrialism, the importance of those rare voices across the world alerting us to this threat becomes ever more acute.

In the USAJennifer Bilek warned on August 2, 2025: “A society that obscures biological sex through technology, pharmaceuticals, language, and legal changes risks undermining human reproduction.

“The gender industry, encompassing gender ideology and transgenderism, markets human reproductive systems as fragmented parts, aligning with advancements in reproductive technologies like surrogacy, IVF, sperm banks, egg harvesting, and genetic screening.

“These industries, already generating billions in revenue and poised for growth, pave the way for ectogenesis and multi-parent genetic configurations.

“The LGB movement, once rooted in civil rights, has evolved into a powerful force promoting a high-tech family model, detached from biological norms, and families as we currently understand them, through the addition of TQI+ and gender ideology (marketing).

“The struggle is not about ‘trans’ rights versus women’s rights or men versus women, but biological reproduction versus technological reproduction”.

In ItalySilvia Guerini (picturedwrote on August 5, 2025: “Gender ideology is a ramified system that modifies and reconfigures the perception of one’s body and reality.

“This ideology must be seen as part of the transhumanist advance, demolishing and reconfiguring the human being and life.

“It leads to dissociation from the body, the spirit, nature and reality. It leads to the dissolution of sexual roots, to artificial reproduction and genetic tinkering.

“It is part of the process of denying the human being as such, in preparation for genetic modification, brain implants, in vitro life and a laboratory world.

“It artificially reconfigures what will be considered man, woman, procreation, reality, nature, artifice, machine and human being.

“Bodies are inviolable and unavailable; they are not living laboratories in the hands of transhumanist and eugenicist technocrats”.

She remarked: “It is no coincidence that there has been an increase in requests for cryopreservation of eggs and sperm before embarking on the transition process.

“Those who wish to become parents in the future will only be able to do so by resorting to artificial reproduction centres”.

And in FranceRenaud Garcia likewise warned in an interview in the July-August 2025 issue of La Décroissance print newspaper that the aim of industrialism was to “artificialize birth”.

He described how contemporary thinking has been deliberately shaped to shut down all criticism of the industrialist system, even in “environmentalist” circles.

There, he explained, it has become trendy to parrot academic Philippe Descola’s line that “nature does not exist”.

This is predicated on the notion that naming “nature” is a purely modern and Western notion.

But, argued Garcia, if nature does not exist, what are peasants in Africa or Asia doing when they live in the traditional way?

“They are not armed with a Western notion of nature, but they still live with that which is born, grows and dies”.

He added, crucially: “If nature does not exist, we lose the critical basis of all anti-industrialism”.

Another trick used by “left-wing” ideological agents of the system is to deliberately associate the term “nature” with a certain “right-wing” outlook attached to a rigid idea of a patriarchal and authoritarian “natural” social hierarchy.

The point of this manoeuvre is to disallow challenges to the industrial system’s threats to natural life, Garcia told La Décroissance.

“Criticism of artificial reproduction is seen as an attack on the rights of ‘reproductive minorities’”, he said. Dissidents are quickly labelled “fascists”, “reactionaries” or “transphobes” and their meetings cancelled or disrupted.

Garcia described this stifling of intellectual debate through vindictive smears and threats as “Stalinist”.

He has himself been on the receiving end of this treatment, as The Acorn can testify first-hand. But, like Bilek and Guerini, he remains determined to defend the real and the natural.

He concluded the interview by insisting: “Only the living life – and not the machine life that today serves as its substitute – is worth being led”.

È uscito il nuovo numero del giornale L’Urlo della Terra

È uscito il numero 13 del giornale L’Urlo della Terra

Care lettrici e cari lettori,
è uscito il nuovo numero dell’Urlo della Terra. Richiedeteci una o più copie, mandateci il vostro indirizzo e faremo partire immediatamente la spedizione. Contattateci inoltre per una diffusione del giornale più ampia e capillare nelle vostre zone: biblioteche, circoli, centri di documentazione… e per iniziative benefit.
Siamo disponibili per presentazioni e discussioni sui contenuti del giornale, in luoghi pubblici e aperti dove il pensiero libero si alimenta.
Se avete possibilità pubblicate e fate girare in blog, telegram, siti internet, canali…

Vi ricordiamo le Tre giornate contro le tecno-scienze il 181920 Luglio, momento in cui diffonderemo anche questo nuovo numero del giornale:

Un caro saluto e grazie a tutte e tutti voi
La redazione

In questo numero:

– Editoriale

– Dalla tecnoscienza alla nescienza – Stefano Isola

– Il Sistema Asilomar – Costantino Ragusa

– Alexandre Grothendieck – Renaud Garcia

– La resistenza radicale alle biotecnologie – Costantino Ragusa

– Frammenti di pensieri, speranza e lotta – Silvia Guerini

– John delle montagne – Silvia Guerini

– Massmedioevo. Luci d’antiche e future ere “oscure” – Dario Stefanoni

– Profanare il nanomondo secondo la lezione di Ellul e Charbonneau – Leonardo Zocca

Rien ne va plus. Discorso sull’attuale momento del mondo – Jacques Luzi

– Ragione e sentimento nel pensiero ecologico – Jacques Luzi

– Il nostro mondo sacro: vissuto, negato e ritrovato – Paul Cudenec

– L’ideologia del tecno-mondo. Resistere alla megamacchina – Silvia Guerini e Costantino Ragusa


40 pagine
5 euro a copia, più spese di spedizione 1,30 euro
Per i distributori minimo 5 copie: 3 euro a copia, più spese di spedizione 1,30 euro

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Intestata a Silvia Guerini, Specificare la causale L’Urlo della Terra

Per contatti e richieste: urlodellaterra@inventati.org, www.resistenzealnanomondo.org

Programma 18-19-20 Luglio

Programma, indicazioni per prenotare e per arrivare

Settimo incontro internazionale
18-19-20 Luglio 2025
TRE GIORNATE CONTRO LE TECNO-SCIENZE
presso Altradimora, strada Caranzano 72, Acqui Terme (AL)

VENERDI’

13.00 pranzo

15.30

Presentazione dell’incontro a cura di Costantino Ragusa – Resistenze al nanomondo – Bergamo

16.00 Interventie a seguire dibattito

Sul caos che verrà
I media francesi (europei) amano presentare le politiche di Trump come l’improvviso emergere dell’autoritarismo, dell’imperialismo e dell’oscurantismo antiscientifico negli Stati Uniti. Ma non è molto difficile dimostrare che Trump sta semplicemente portando avanti tendenze che erano già all’opera e che la crisi ecologica si sta solo aggravando. Già nel 2007 Immanuel Wallerstein osservava: “Nella società americana si stanno creando le condizioni per una profonda spaccatura, se non per una guerra civile”. Il rischio di un tale collasso interno sta portando a un’intensificazione dell’imperialismo esterno, compresa l’appropriazione violenta di minerali strategici. E a mantenere la scienza solo come strumento di potere militare.
Jacques Luzi, membro della rivista Ecologie & politique, Francia

I tanti volti del transumanesimo
L’ideologia transumanista non è sempre immediatamente riconoscibile, ha la caratteristica di essere fluida adattandosi a molteplici contesti anche in apparenza in contrasto tra loro: un transumanesimo progressista dei diritti LGBTQ+ e un transumanesimo che emerge da ambienti conservatori. Sinistra progressista e destra prometeica: due facce della medesima medaglia, varianti del medesimo sistema tecno-scientifico che avanza con Intelligenza Artificiale, biotecnologie, CRISPR/Cas 9, tecnologie a mRNA. O la nostra visione di mondo o la loro, la contrapposizione è antropologica, ontologica, metafisica. Oggi la linea va tracciata tra chi vuole restare umano e tra progressisti prometeici transumani, avendo ben in mente quei confini inviolabili e non negoziabili.
I BRICS non rappresentano un ostacolo all’attuazione pressoché ubiquitaria delle agende della megamacchina che sta guidando la colonizzazione tecnologica di ogni aspetto della vita. Eppure, nonostante le molte evidenze, tra cui gli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale e quella che è stata la gestione della cosiddetta emergenza pandemica, questo secondo livello viene relativizzato portando avanti, di fatto, il mito della “neutralità della tecnica” anche da chi possiede strumenti di critica del presente.
Silvia Guerini – Resistenze al nanomondo

20.00 cena

SABATO

8.00 colazione

9.00 – 12.30 Interventi e a seguire dibattito

Dalla tecnoscienza alla nescienza
Le forme del dominio neoliberale si configurano non solo come controllo cibernetico e tecnocratico della realtà, ma anche, e in misura crescente, sulla sua incontrollabilità, sulla conseguente necessità di attivare sperimentalismi “generativi” atti a cavalcare la contingenza, che a loro volta inducono forme di rovesciamento anti-dualistico delle dicotomie soggetto-oggetto, realtà-pensiero, agente-mondo agito, sebbene, evidentemente, non nella direzione di un recupero di una dimensione culturale unitaria e di una nuova conciliazione tra società e natura, ma al contrario nella direzione di un’amplificazione ulteriore della volontà di potenza attraverso una crescente fluidificazione della realtà.
Stefano Isola

Pace e Guerra. La NATO difensore della pace?
Negli ultimi decenni, il ruolo della NATO è cambiato radicalmente rispetto al 1949, anno della sua fondazione. Oggi la NATO è un attore di primo piano nell’anticipare e plasmare il futuro della guerra (e non solo) attraverso una ricerca scientifica e tecnologica avanzata in stretta collaborazione con le organizzazioni di ricerca, l’industria e le università di tutti i Paesi membri e partner. La direzione della ricerca, in particolare in aree come l’“uomo aumentato”, che si estende al concetto di “natura aumentata”, riflette la sua visione. La NATO ha un ruolo decisamente diverso da quello di “saldo difensore della pace”.
Maria Heibel, curatrice del sito internet www.nogeoingegneria.com

Alexander Grothendieck, un matematico contro la “Chiesa scientista”
Alexander Grothendieck, uno dei più influenti matematici del secondo Novecento, nei primi anni Settanta interrompe la propria carriera accademica per farsi convinto oppositore delle comunità scientifica, che ritiene il principale sostegno della civiltà tecnologica e industriale e che, con la sua irresponsabilità, stava conducendo al collasso l’umanità e l’intero Pianeta.
Luigi Balsamini

13.00 pranzo

15.00 – 19.30 Interventi e a seguire dibattito

Profanare il nanomondo
La lezione di Jacques Ellul e Bernard Charbonneau – due amici critici della società industriale e precursori dell’ecologia politica
Due amici di Bordeaux, attingendo dalla tradizione religiosa francese, hanno sviluppato una riflessione basata sull’intuizione che la dimensione del sacro non si è spenta a seguito della secolarizzazione, ma si è soltanto trasferita alla tecnoscienza. La crisi della nostra società industriale potrebbe non essere causata solo dalla tecnoscienza in sé, ma anche dal trasferimento della dimensione sacra alla tecnoscienza. La soluzione potrebbe non essere un rifiuto integrale della nostra civiltà antropocentrica quanto piuttosto l’accettazione della sua eredità, per poter profanare il nanomondo, coltivare correttamente il sacro e dirigere l’evoluzione umana verso il Bene.
Leonardo Zocca

Il nostro mondo sacro: vissuto, negato e ritrovato di nuovo
La sacralità del nostro mondo vivente è sempre stata riconosciuta e celebrata nelle culture umane tradizionali, ma è stata marginalizzata nell’era moderna industriale. Perché e come è avvenuto tutto ciò? Come possiamo riportare la consapevolezza della natura divina al centro del nostro pensiero?
Paul Cudenec, www.paulcudenec.substack.com, www.winteroak.org.uk

20.00 cena

DOMENICA

8.00 colazione

9.00 – 12.30

Quali possibilità per continuare la Resistenza?
Come ogni anno in conclusione di queste tre giornate ci prenderemo del tempo per riflettere insieme sui percorsi di opposizione attualmente in atto e dove invece questi tardano a svilupparsi. Faremo queste riflessioni a partire dalle esperienze dei partecipanti andando anche verso le proposte che provino a dare concretezza alle riflessioni fatte nel corso di questo ultimo anno.
Ridiamo profondità, impegno, continuità, mettendoci in gioco in prima persona. Se non siamo disposti a questo come possiamo pensare di costruire una Resistenza?

13.00 pranzo

Il luogo dove si svolgerà l’incontro, Altradimora, (https://altradimora.eu/), strada Caranzano 72, Acqui Terme (AL), è una casa con dei posti letto e la possibilità di mettere delle tende nel prato davanti casa.
Il costo per partecipare alle tre giornate – venerdì, sabato e domenica – è 100 euro, per venerdì e sabato 80 euro, per sabato e domenica 60 euro, per domenica 20 euro.
È necessario PRENOTARE con anticipo la propria presenza per la partecipazione alle giornate. I posti letto sono limitati.
Se possibile è gradito un pagamento anticipato per aiutarci a far fronte alle spese organizzative.

Postepay Evolution
IBAN: IT73L3608105138236370036378
Intestata a Silvia Guerini Specificare la causale.

Porta sacco lenzuolo e asciugamani.
Daremo colazioni, pranzi e cene per tutte le giornate con alimenti biologici, vegani e da produttori locali. Prevista opzione senza glutine. Comunicateci eventuali intolleranze o altre necessità.

Lo spazio sarà libero da wi-fi (ad eccezione dei momenti con gli interventi da remoto) e chiederemo di spegnere i telefoni durante i dibattiti per tutelare le persone elettrosensibili (e tutte/i noi).
Per tutte le tre giornate banchetti con giornali, libri e materiale informativo. Porta il tuo materiale.

Aiutaci ad organizzare l’incontro al meglio, diffondendo il più possibile il programma, promuovendolo con interviste e presentazioni.


Come arrivare:
In auto: Da Genova con l’autostrada per Alessandria si esce a Ovada, si procede verso Acqui Terme e poi si prende per Rivalta Bormida. Passati i paesi di Trisobbio e Rivalta Bormida al bivio per Cassine si prosegue per due chilometri e poi si trova l’indicazione per Caranzano. Da Milano si esce ad Alessandria sud e si seguono le indicazioni per Acqui e Cassine, dopo Cassine c’è il bivio per Caranzano. Da Torino stessa strada.
In treno: Treno per Acqui Terme, vi veniamo a prendere alla stazione, si prega di contattarci sulla email per accordarci con largo anticipo e di arrivare, se possibile, non durante gli orari degli interventi.

Organizza: Resistenze al nanomondo

Per informazioni, prenotazioni e contatti:
www.resistenzealnanomondo.org, info@resistenzealnanomondo.org
www.facebook.com/3giornatecontroletecnoscienze/

The Asilomar system – Costantino Ragusa

The Asilomar system
The precautionary method according to science: highlight the limit in order to exceed it immediately afterwards

Almost fifty years have passed since the first and undoubtedly most famous Asilomar conference in California. It was 1975, less than forty years after the scientific atrocities committed by the Nazis, but also by the Bolsheviks, the Japanese and the Americans, the latter subsequently snatching up the worst and therefore the best scientists to transfer them to their homeland to continue their research using new methods. The purpose of the famous conference was to organise a scientific meeting, the first of its kind, to assess ways of minimising the potential biological risks arising from new genetic engineering techniques, particularly recombinant DNA. The focus was mainly on the personnel directly involved in the experiments, but later shifted to the outside world: what would happen if the fruits of genetic engineering were to leave the laboratory?

It was at this meeting that possible solutions were proposed, adopting new laboratory safety mechanisms that also included physical containment elements with a biosafety level (BSL) design that provided for biological containment through the use of ‘unarmed’ host strains. Ultimately, these solutions led to the adoption of new federal guidelines for laboratories conducting research with recombinant DNA.

The meeting ended a previous voluntary moratorium proposed by a committee of the National Academies of Sciences that restricted certain types of experiments, thus acting as a buffer between scientific research considered acceptable and research considered more controversial due to its unexpected results for some and perhaps all too clear for others.

Today, Asilomar is often remembered and invoked as a virtuous example in the scientific field for careful risk assessment before implementing new technology, as an important reference point for contemporary discussion on scientific self-regulation and what it means to conduct research in a socially responsible manner. It was a kind of original precautionary method established by the researchers themselves, who would always and in any case have taken into account the consequences of their research, also endorsing that of other researchers in a kind of mutual support within the laboratory. While Asilomar focused on biotechnology, we must not forget other fields such as nuclear physics, which began the actual production of bombs after the war ended at the dismantled Los Alamos facility, or chemistry, which, once its use on the battlefields of the Second World War had been exhausted, began a new era by silencing the countryside of all forms of life, as Rachel Carson told us in Silent Spring.

Criticism of the Asilomar meeting, when it did arise, focused on details or obvious points, such as the discovery that even in the field of scientific research there were specific elites and corporations that imposed their will above all else, disregarding any public debate, as if there had ever been principles and neutrality on the part of the ruling power, particularly the military. When had scientific research ever felt the need for public debate? For scientists, this meant having to deal with people who knew nothing about science and, above all, with those who were not funding their projects. This ‘debate’ only took place when they were forced to do so by particular public attention or when a laboratory product became a collective disaster, placing the scientific consequences on a collective form of responsibility that meant nothing more than socialising and offloading the harmful consequences of the disaster they themselves had caused.

The Asilomar conference, even if the images of the time show us scientists with long hair and bell-bottoms, children of ‘68 and the great changes underway, was nothing more than a moment of discussion, but certainly not public, rather for those involved in the most controversial sectors, particularly biotechnology, on how to move forward, deciding on rules and making themselves the arbiters of compliance with or eventual overcoming of those rules.

Post-war atomic energy had invented ‘atoms for peace’ despite denials of nuclear proliferation by most of the states that were preparing for the worst ‘for the greater good’, not to mention the eternal legacy of waste and serious accidents in plants and, of course, the production of increasingly deadly weapons. With recombinant biotechnologies, it was still difficult to create a narrative to justify the ugliness of their laboratories, largely at the expense of poor people and other animals and all those non-persons in the colonies of the countries of the Global South. The experimental fields that were opening up were becoming increasingly impressive for some, while for others they were nothing more than challenges that science could not give up.

That is why, even at that time, researchers began to talk about safety, transparency, responsibility, control and risk management, all rhetoric that has continued to the present day, becoming inseparable from techno-sciences and embracing every other controversial field such as nanotechnology and artificial intelligence.

The Asilomar meeting was much talked about, becoming a kind of international icon, especially in the years that followed, as a fundamental moment in which science questioned its own direction, considering the great possibilities and therefore the risks that were opening up with the development of genetic engineering technologies. There was talk of small moratoriums for reflection and the creation of guidelines: the laboratory questioned itself and the laboratory operators responded with solutions, never binding, but on a voluntary basis, because scientists would in any case distinguish between what was good and what was bad in their work. All this was aimed at achieving self-regulation by scientists themselves, which would then set a precedent in the years to follow.

That Asilomar was not just any meeting, but that it was intended to mark the beginning of a new method, was demonstrated by the promptness with which the US government intervened after the conference to initiate regulation entrusted to the National Institutes of Health (NIH), an organisation composed of other scientists, the only ones who would understand the researchers’ perspectives. This new ‘regulation’ between scientists and the increasingly advanced new genetic engineering laboratories that were emerging at the time was possible because, as is always the case when science questions itself, only technical aspects were debated, without ever questioning the very meaning of their work and their research, because that would have meant closing those laboratories and stopping genetic engineering.

At Asilomar, scientists sent out an international message: there were no fundamental ethical and philosophical questions about what genetic manipulation of living organisms had meant up to that point and what it would mean in the near future. Behind the reassuring words of the guidelines, the foundations were laid for a system in which only scientists themselves would monitor their own work, setting limits, where necessary, on a purely voluntary basis, in what would become the new ethics of techno-science and transhumanism.

Why assemble DNA from different organisms? Why intervene in the germ line of a living being? Such issues could not be addressed by those who were trying to make biotechnology safe, to protect it from external influences and to ensure its future development. These may seem like contradictions on the part of the scientists of the time, but this was not the case, because by being the first to denounce the imminent threat, which was clearly already underway, they took responsibility and became champions of the present and, above all, future threats, while at the same time confirming all that cutting-edge research. In that challenge, as transhumanists call this research, their glory and recognition were at stake: to be the creators of such technologies, but also the only ones capable of governing and directing them, making them inevitable for the world1.

In the years since the Asilomar meeting, no barriers have been placed on the advance of genetic engineering. On the contrary, over time it has occupied every possible field, even engineering food and thus plants and other animals reduced to zootechnical guinea pigs. The latter, as we have seen over time, have proved to be an excellent model for new biotechnologists who, within ‘experimental farms’, have been able to think and act undisturbed towards the realisation of a human zootechnical existence. The enormous possibilities offered by eugenics policies and Nazi and military experiments in various countries had lasted too short a time. It was necessary to divide the fields and start talking about the salvation of humanity in order to continue, ensuring the containment of transgenic chimeras, which was obviously never maintained, contrary to the ever-stronger commitment to the development of genetic engineering in every field. Thus, in 2015, at an important meeting on CRISPR/Cas9 technology, we find two leading figures from the Asilomar conference: Paul Berg and Davide Baltimore, the former the creator of recombinant DNA technology and the latter the discoverer of reverse transcriptase, which uses RNA to create DNA. They were joined by another celebrity from the scientific world, Jennifer Doudna, co-inventor of the CRISPR/Cas9 technology itself.

The topics of the international meeting covered somatic gene therapy, in vitro research and germline genome editing, demonstrating how many barriers had been erected over the years and then quickly overcome thanks to self-regulation among scientists. In fact, once again, CRISPR/Cas9 genetic engineering technology was promoted as a fundamental tool for in vitro research on humans and, of course, for tackling the usual rare genetic diseases. The barrier that was put in place in this case related to germline research, knowing full well that they and they alone were the supreme guardians of the experimental field and that when the situation allowed, they would move forward with a method that had been tested for decades. Since the first Asilomar meeting in the 1970s, researchers had not limited themselves to mere promises, and in fact, at the first International Summit on the Human Genome in 2015, the conclusions were even clearer than usual, stating that ethical guidelines (albeit imaginary) needed to be continually reviewed in light of the rapid pace of progress. To what end? What urgency or emergency was at stake? We would find out in the following years, but the immediacy of the discourse created the conditions for the removal of any barriers, however useless they had always been in reality, to the point that the inevitable Baltimore declared that it was even inadmissible to place limits on techno-sciences based on ethical considerations. The latter could no longer be considered the yardstick or the means to stop the assault on life with biotechnology. They never had been, but a new paradigm was emerging, still in the making, which as early as 2017 was seeking to take shape in global regulation of genetic editing, starting, as always, with rare cases. If the Asilomar clan, in the guise of Baltimore, neutralised ethics immediately afterwards, it then devised a techno-scientific basis for it, which not only was self-regulating but, with its own new propaganda and new ideologies fresh from the inclusive academies of sociology, pushed for the creation of a new universe of biotechnological meaning guided by technocrats, not so much to make science credible. In the forge of technocracy, with a furnace fuelled by the stakes of the former ethics, the fabrication of the new social science fits perfectly with the other engineering, this time of all bodies.

One of the best heirs of the Asilomar clan is the scientist Jennifer Doudna, who has also mastered the art of propaganda, making statements of repentance and relaunching her field of research, but underneath there is always something that drives her to pick up the scissors and devote herself to genetic decoupage. In fact, in 2018, together with the inevitable Baltimore, she will be on the organising committee of the second International Summit on Human Genome Editing in Hong Kong, where the birth of the first two genetically edited babies will be publicly announced. After initial criticism of the Chinese scientist, who was apparently conducting research not supported by the rest of the international scientific community, the tone shifted to a reaffirmation that such research must be conducted responsibly. Criticism was levelled at the experiment and the way in which the results were communicated, even though some of those responsible for the ongoing research were involved, but nothing concerning the direction of the research itself and therefore genetic editing on human beings. Once again, self-regulation by scientists worked, enriched by unprecedented and accurate international information.

Obviously, the never outdated instrument of a moratorium was subsequently proposed again, by scientists such as Berg, Baltimore and Doudna, who made fundamental contributions to reaching this situation, with the precise strategy of highlighting the limits in order to do everything possible to overcome them immediately afterwards, while ensuring the greatest possible consensus or social acceptance2.

After the birth of the edited babies in China, at the third International Summit on Human Genome Editing, news broke of a new experiment: the birth of a pair of male mice using in vitro gametogenesis (IVG), a technique whereby embryos are developed by reprogramming cells extracted from two adults of the same sex. The research was carried out at Osaka University, following on from a previous study in 2018, which had led to the development of offspring from pairs of female mice. Here are the results of their ‘precautions’ and, as they wrote in the guidelines, all research is justified if one of the motivations is non-discrimination. In genomics publications, the results of this research are already being promoted as potentially useful for LGBTQ+ pregnancies, once again highlighting the alibi used, cloaked in progressivism, to break down the last barriers3.

In times of techno-scientific convergence, if the Asilomar meeting was considered so important for biotechnology, especially for the benefits to biotechnologists themselves, techno-scientists have also sounded a controlled alarm for artificial intelligence and called for caution, referring to the ‘Asilomar Principles’ with the inevitable proposal for a very short moratorium with appeals signed by transhumanists ready to dose terrifying alarms and reasonable rules4.

Fifty years after the first meeting in Asilomar, the meeting ‘The Spirit of Asilomar and the Future of Biotechnology’ was held in the same place from 23 to 26 February this year. Once again, the topics of discussion were the threats of biotechnology, with the obvious updates to current research, focusing on so-called artificial life, artificial intelligence and the creation of synthetic cells.

Since the first meeting, we have seen many chimeras created between species with different DNA, not all of which have remained confined to laboratories, and what was once recombinant technology has been surpassed, or at least perfected, for an infinite number of recombinations for industrial and, of course, military purposes.

While the first meeting focused on genetics and was dominated by biologists from a small sector, this one had a much broader programme and an audience that included scientists from many disciplines, as well as environmentalists, bioethicists, lawyers, former government officials, national security experts, journalists and a dance company. Participants were given notebooks made from apple peel and badges with their names engraved in wood.

Once again, meetings such as this, and especially ones of this magnitude, attempt to draw boundaries and limits. They delimit areas of research and propose restrictions, in this case unanimously, on issues such as biological weapons and ‘mirror life’ created by the new possibilities of synthetic biology, which can create mirror versions of certain natural molecules by introducing ‘mirror’ bacteria unknown to nature into the environment, with unpredictable consequences for the body and the planet.

The CRISPR issue remained only in the choreography of the small show organised for guests around the fire, and other fundamental issues, such as artificial intelligence, dangerous pathogens, synthetic cells and genetically modified bacteria, did not find common ground. Fences are being drawn on issues that have long since become concrete and are no longer just theoretical questions. Suffice it to recall the extensive research into gain-of-function in biolaboratories – including in Italy with various projects to increase5 – where work is being done to engineer viruses and bacteria into unknown forms and to develop recombinant DNA and mRNA genetic engineering techniques for new, possibly more harmful mutant versions that are, to all intents and purposes, new biological weapons. We have GMOs that were first approved at European level for biotechnological serums for the so-called pandemic and then, as we know, imposed everywhere. Then there are the new GMOs obtained with new genomic technologies (NGTs), which are treated at European level as traditional plants, renamed TEA (Assisted Evolution Techniques) in Italy, and tested in open fields – and therefore disseminated – by virtuous public research centres6. Then there is military research, which is not, as one might imagine, confined to secret laboratories, but is carried out in respectable public universities and simply finances whatever it finds most interesting, wherever it may be, directing the results of entire sectors, and we do not have crowds of scientists protesting about this or fleeing.

The new Asilomar meeting is like a gathering of physicists who have come together to denounce the dangers of atomic research and the proliferation of nuclear weapons because of their compatibility with civilian use. This is so obvious, one would think, that physicists are careful not to say anything. The new techno-scientists have realised that they must defend themselves as a whole category: techno-science. From here, there is a continuous succession of alarms and remedial solutions, such as denouncing the gain in function in order to then build super laboratories, such as the one in Trieste, which is not even accountable to Italy for what it does. For decades, they have seen that the system of self-regulation by scientists themselves works perfectly, a real technical system that responds not only to money. Since the distant 1975 of the first Asilomar, things have changed, and the biotech empire launched by Gentech and Biogen has been well established for some time. Now there is not only the takeover of life, but its complete management.

At the recent meeting in California, their investigation into the possibilities offered by the enormous developments in artificial intelligence and biotechnology may be limited to partial aspects, such as drugs or some innovative treatments that are yet to be tested, but once again they will never get to the heart of the matter: the social issue of laying the foundations for the creation of a patient who is medically treated from birth with predictive medicine based on genetics and algorithms, and the issue of genetic modification of living beings. Artificial reproduction as the best way to come into the world and euthanasia increasingly available as the best way to leave it. Biotechnology in the fields and in the bodies of everyone, not just those who can afford it, as some naive militants still clinging to dusty theories maintain, but for everyone.

Change is wanted to be clear and radical, certainly slow, inconsistent and full of contradictions, but unfortunately not due to a lack of collaboration, but rather to getting caught up in its own bureaucracy: machines ready before anyone is able to operate them, or vice versa, people trained for non-existent technological infrastructures. In a context of almost total anaesthesia and emotional paralysis between emergencies that call for other emergencies, in a continuous leap into the abyss between wars, pandemics and climate catastrophes, in this destruction of bodies and meaning, it still makes sense for us to recall the human element with its potential to produce radical critical thinking that does not see in the various controlled alarm bells, as the Asilomar demonstrate, the friendly shore where we can dock. In those GMO reeds lie the worst pitfalls of lies, manipulation and the recovery of every genuine form of resistance to this biocidal and ecocidal world: the killer of a free and healthy life and of our home, which, as ecology teaches us, is our planet.

If GMOs are spreading in Italy through those virtuous universities and public research centres that should have put a stop to the predatory economy of the agrochemical multinationals that were once American, it means not so much that things have changed, but simply that it was not understood that there was an underlying sharing of the same techno-world paradigm, albeit with different means. So, after the new Asilomar and the sowing of new GMOs in the field, the only words from researchers that can still give us hope are those spoken after the umpteenth sabotage of a GMO-TEA crop in the open field, in this case vines. A researcher questioned about the incident declared that several years of laboratory research on GMOs-TEA had been ruined: this was a real natural disaster, a true precautionary method that showed that it is still possible to defend oneself.

Costantino Ragusa, April 2025, www.resistenzealnanomondo.org

1 Silvia Guerini, Costantino Ragusa, The ideology of the techno-world. Resisting the megamachine, Acro-polis, 2024.

2 Silvia Guerini, Costantino Ragusa (Eds.), AA.VV., The children of the machine. Biotechnology, artificial reproduction and eugenics, Asterios, 2023.

3 Silvia Guerini, Costantino Ragusa, op. cit.; Silvia Guerini, From the neutral body to the posthuman cyborg. Critical reflections on gender ideology, Asterios, 2022.

4 Resistenze al nanomondo, I transumanisti lanciano l’allarme sui rischi dell’intelligenza artificiale: nuove regole da sostituire alle vecchie per far si che continui a non cambiare nulla, 13 April 2023, https: //www.resistenzealnanomondo. org/necrotecnologie/i-transumanisti-lanciano-lallarme-sui-rischi-dellintelligenza-artificiale-nuove-regole-da-sostituire-alle-vecchie-per-far-si-che-continui-a-non-cambiare-nulla/

5 Costantino Ragusa, Il biolaboratorio mondo (The world biolaboratory), in L’Urlo della Terra, no. 11, July 2023, https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/il-biolaboratorio-mondo-costantino-ragusa/

6 Costantino Ragusa, OGM – TEA: The attack on life continues, in L’Urlo della Terra, no. 12, July 2024, https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/ogm-tea-lattacco-al-vivente-continua/; Costantino Ragusa, The new GLOBAL GENETIC ORDER also passes through the earth. The ‘new’ GMOs are coming, in L’Urlo della Terra, no. 10, July 2020, https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/il-nuovo-ordine-genetico-mondiale-passa-anche-dalla-terra-in-arrivo-i-nuovi-ogm/

Seminare i semi OGM dello spopolamento? – Colin Todhunter

Se la violenza fisica deve essere utilizzata solo come ultima risorsa, una classe dominante deve cercare di ottenere il consenso popolare per governare e controllare una popolazione. Deve cercare di legittimare la propria posizione agli occhi dei governati, attuando una sorta di “coercizione consensuale” che nasconda il vero potere. Questo obiettivo può essere raggiunto con molti mezzi e nel corso degli anni commentatori da Gramsci ad Althusser e Chomsky hanno descritto come farlo.

Tuttavia, una delle forme di controllo più basilari e probabilmente efficaci è l’eugenetica/spopolamento, una filosofia che prevede la riduzione della capacità riproduttiva delle fasce “meno desiderabili” di una popolazione.

C’è un timore crescente che l’eugenetica venga utilizzata per sbarazzarsi di quelle fasce della popolazione mondiale che sono “in eccesso rispetto ai bisogni” .

Ed è un timore legittimo, non da ultimo perché esiste una sordida storia di sterilizzazioni forzate/segrete effettuate su coloro che erano considerati “indesiderabili” o “in eccesso”, che riflette le preoccupazioni degli eugenetisti che hanno operato ai massimi livelli del processo decisionale politico. Dai “filantropi” e dai nazisti dell’inizio del XX secolo  al nascente movimento genetico e alle ricche élite, liberare il pianeta dalle grandi masse indesiderate è sempre stato, in un modo o nell’altro, un obiettivo piuttosto in cima alla lista delle cose da fare (si veda  questo  articolo informativo).

Il milionario magnate dei media statunitense Ted Turner ritiene che una popolazione mondiale di  due miliardi  sarebbe l’ideale, mentre il miliardario Bill Gates ha promesso centinaia di milioni di dollari per migliorare l’accesso alla contraccezione nel Sud del mondo.

Gates ha anche acquistato azioni della Monsanto per un valore di oltre 23 milioni di dollari al momento dell’acquisto. Il suo obiettivo è aiutare la Monsanto a introdurre i suoi organismi geneticamente modificati (OGM) in Africa su larga scala. Nel 2001, la Monsanto e la Du Pont hanno acquistato una piccola azienda biotecnologica chiamata Epicyte, che aveva creato un gene che sostanzialmente rende sterile lo sperma maschile e non ricettivo l’ovulo femminile.

Il padre di Bill Gates è da tempo legato a Planned Parenthood:

“Quando ero piccolo, i miei genitori erano sempre coinvolti in varie attività di volontariato. Mio padre era a capo di Planned Parenthood. Ed era molto controverso essere coinvolto in quell’organizzazione.”

La citazione sopra riportata è tratta da  un’intervista del 2003  con Bill Gates.

Planned Parenthood è stata fondata sul concetto che la maggior parte degli esseri umani sono allevatori sconsiderati. Gates senior è co-presidente della Bill & Melinda Gates Foundation e una delle figure guida della visione e della direzione della Fondazione Gates, fortemente impegnata nella promozione degli OGM in Africa attraverso il finanziamento dell’Alleanza per una Rivoluzione Verde in Africa (AGRA).

Una crisi demografica globale è inevitabile?

La Fondazione Gates ha donato almeno 264,5 milioni di dollari all’AGRA.

Secondo un rapporto pubblicato da  La Via Campesina  nel 2010, il 70 percento dei beneficiari dell’AGRA in Kenya lavora direttamente con Monsanto e quasi l’80 percento dei finanziamenti della Fondazione Gates è destinato alla biotecnologia.

Il rapporto spiega inoltre che la Fondazione Gates ha promesso 880 milioni di dollari per creare il Programma globale per l’agricoltura e la sicurezza alimentare (GAFSP), che promuove con forza gli OGM.

La questione dell’ingegneria genetica non può essere pienamente compresa senza considerare l’espansione globale del potere degli Stati Uniti. La dinastia Rockefeller, ricca di petrolio, ha contribuito a promuovere la “rivoluzione verde”, che ha permesso agli Stati Uniti di colonizzare l’agricoltura indigena in vaste aree del pianeta. Esercitando il suo potere attraverso l’OMC, il FMI e la Banca Mondiale, Washington è riuscita a rendere l’alimentazione e l’agricoltura centrali nella sua strategia geopolitica per garantire il dominio globale.

Come per il controllo del cibo e dell’agricoltura, anche gli Stati Uniti considerano lo spopolamento un potenziale strumento geostrategico (vedi  questo ) nella ricerca del controllo delle risorse globali. Quale modo migliore per raggiungere questo obiettivo attraverso un sistema alimentare manipolato (da OGM) che l’agroindustria statunitense ha finito per dominare sempre di più?

Quale modo migliore per raggiungere questo obiettivo se non con il “mais spermicida”, ad esempio? In Messico, c’è preoccupazione per il mais biofarmaceutico. Alcuni anni fa,  Silvia Ribeiro , dell’organizzazione ETC, ha dichiarato:

Il potenziale del mais spermicida come arma biologica è scandaloso, poiché si incrocia facilmente con altre varietà, è in grado di passare inosservato e potrebbe annidarsi nel cuore stesso delle culture indigene e agricole. Abbiamo assistito all’esecuzione di ripetute campagne di sterilizzazione contro le comunità indigene. Questo metodo è certamente molto più difficile da tracciare.

Mentre la maggior parte della letteratura sugli OGM si concentra sull’impatto delle colture geneticamente modificate per combattere i parassiti o per essere trattate con erbicidi, ci sono tendenze molto preoccupanti riguardo alle piante geneticamente modificate per contenere prodotti farmaceutici industriali o per possedere possibili caratteristiche contraccettive.

I problemi del mondo non sono causati dalla sovrappopolazione, come afferma Turner, ma dall’avidità e da un sistema di proprietà e rapporti di potere globali che garantiscono  il flusso di ricchezza dal basso verso l’alto . La questione in questione non dovrebbe essere quella di fermare la crescita demografica, ma di cambiare un sistema economico globale socialmente divisivo e l’esaurimento insostenibile delle risorse naturali.

Milionari come Ted Turner credono che si debba continuare a consumare a prescindere, finché la popolazione continua a diminuire.

Questa è l’ideologia dei ricchi che considerano il resto dell’umanità un problema da “affrontare”. Dice che ci sono ” troppe persone che usano troppe cose “. Non potrebbe sbagliarsi di più. Ad esempio, i paesi in via di sviluppo rappresentano oltre l’80% della popolazione mondiale, ma consumano solo circa  un terzo dell’energia mondiale . I cittadini statunitensi costituiscono il 5% della popolazione mondiale, ma consumano il 24% dell’energia mondiale.

Dovremmo diffidare di un settore biotecnologico ben collegato politicamente e militarmente, che detiene la proprietà di una tecnologia che consente l’ingegneria genetica del cibo e di un gene che potrebbe essere utilizzato (o lo è già) per la sterilizzazione involontaria. Dalle campagne di vaccinazione segrete alla  guerra batteriologica  e  alla geoingegneria, intere fasce della popolazione in tutto il mondo sono state troppo spesso irrorate, iniettate o esposte a processi nocivi per indurre sterilità, infertilità o semplicemente per vedere gli effetti dell’esposizione a radiazioni, batteri o qualche virus. Non a caso alcuni confondono  OGM e bioterrorismo .

Herbert Marcuse una volta riassunse il problema che ci troviamo ad affrontare affermando che le capacità – sia intellettuali che tecnologiche – della società contemporanea sono incommensurabilmente maggiori che in passato. Di conseguenza, anche la portata del dominio della società sull’individuo è incommensurabilmente maggiore che mai. Tale dominio si manifesta in forme sempre più sinistre.

Colin Todhunter, pubblicato da Global Research, 15 Marzo 2025,
Pubblicato per la prima volta da Global Research il 23 maggio 2015

In lingua originale, inglese: https://www.globalresearch.ca/sowing-the-gmo-seeds-of-depopulation-2/5450801

Il sistema Asilomar – Costantino Ragusa

Il sistema Asilomar
Il metodo precauzionale secondo la scienza: evidenziare il limite per superarlo immediatamente dopo.

Sono passati ormai quasi cinquant’anni dalla prima e sicuramente più celebre conferenza di Asilomar in California. Si era nel 1975, neanche quarant’anni dalle atrocità scientifiche commesse dai nazisti, ma anche dai bolscevichi, giapponesi e americani, quest’ultimi successivamente fecero incetta dei peggiori e quindi migliori scienziati da trasferire in patria per proseguire le ricerche con nuove modalità. Lo scopo della celebre conferenza era quella di organizzare un’incontro scientifico, il primo nel suo genere, al fine di valutare i mezzi per ridurre al minimo i potenziali rischi biologici derivanti dalle nuove tecniche di ingegneria genetica, in particolare con il DNA ricombinante. Il pensiero era rivolto soprattutto nei confronti del personale coinvolto direttamente negli esperimenti, ma successivamente si spostò anche verso l’esterno: cosa sarebbe avvenuto se il frutto dell’ingegneria genetica avesse messo semi all’esterno del laboratorio?

Proprio da questo incontro vennero proposte possibili soluzioni adottando nuovi meccanismi di sicurezza di laboratorio che inclusero anche elementi di contenimento fisico con una progettazione di livelli di biosicurezza (BSL) che prevedevano contenimento biologico tramite l’utilizzo di ceppi ospiti “disarmati”. Alla fine queste soluzioni portarono all’adozione di nuove linee guida federali per quei laboratori in cui si faceva ricerca con il DNA ricombinante.

L’incontro pose fine a una precedente moratoria volontaria proposta da un comitato delle National Academies of Sciences che limitava determinati tipi di esperimenti, facendosi quindi da cuscinetto per una ricerca scientifica ritenuta accettabile e una ritenuta più controversa dagli esiti imprevisti per alcuni e per altri forse fin troppo chiari.

Oggi, Asilomar è spesso ricordato e invocato come un esempio virtuoso nel campo scientifico per una valutazione attenta dei rischi prima di implementare una nuova tecnologia, come un importante punto di riferimento per la discussione contemporanea sull’autoregolamentazione scientifica e su cosa significhi condurre la ricerca in modo socialmente responsabile. Una specie di metodo precauzionale originario posto però dagli stessi ricercatori che sempre e in ogni caso avrebbero tenuto conto delle conseguenze delle loro ricerche, avallando anche quelle di altri ricercatori in una specie di mutuo appoggio all’interno del laboratorio. Se Asilomar si concentrava sulle biotecnologie non dobbiamo scordare altri campi come la fisica nucleare che ha iniziato la vera e propria produzione di bombe a guerra finita a Los Alamos smantellato o la chimica che una volta esaurito il suo impiego nei campi di battaglia della seconda guerra mondiale iniziava una nuova era silenziando le campagne da ogni forma di vita come ci ha raccontato in Primavera silenziosa Rachel Carson.

Le critiche all’incontro di Asilomar, quando vi sono state, si rivolgevano verso dettagli od ovvietà, come scoprire che anche nel campo della ricerca scientifica esistevano delle precise élite e corporazioni che imponevano la loro azione al di sopra di tutto, infischiandosene di qualsivoglia dibattito pubblico, come se vi fossero mai stati principi e neutralità dal potere dominante in particolare quello militare. Quando mai la ricerca scientifica aveva sentito la necessità del dibattito pubblico? Che tradotto significava per gli scienziati avere a che fare con coloro che non sapevano nulla di scienza e soprattutto con coloro che non erano i finanziatori dei loro progetti. Questo “dibattito” è avvenuto solo quando vi sono stati costretti da particolari attenzioni dell’opinione pubblica o quando un prodotto di laboratorio si faceva disastro collettivo, rimettendo le conseguenze scientifiche ad una forma collettiva di responsabilità che non significava altro che socializzare e scaricare le conseguenze nocive del disastro da essi stessi provocato.

La conferenza di Asilomar, anche se le immagini del tempo ci rimandano a scienziati e scienziate con capelli lunghi e pantaloni a campana figli del ‘68 e dei grandi cambiamenti in corso, non è stata altro che un momento si di discussione, ma non certo pubblica, piuttosto per addetti ai vari settori più controversi in particolare nella biotecnologia sul come andare avanti, decidendo delle regole e facendosi essi stessi gli arbitri del rispetto o eventuale superamento di tali regole.

L’energia atomica del dopo guerra si era inventata gli “atomi per la pace” nonostante le smentite di proliferazione atomica di buona parte degli Stati che proprio a “fin di bene” preparavano il peggio, senza poi contare l’eredità eterna delle scorie e i gravissimi incidenti negli impianti e ovviamente una produzione di ordigni sempre più micidiali. Con le biotecnologie ricombinanti era ancora difficile creare una narrazione per giustificare le brutture dei loro laboratori in gran parte a spese delle persone povere e degli altri animali e di tutte quelle non-persone nelle colonie dei paesi del Sud del mondo. I campi sperimentali che si aprivano si facevano per qualcuno sempre più impressionanti, per altri non erano altro che sfide a cui la scienza non doveva rinunciare.

Ecco perché già al tempo i ricercatori cominciarono a parlare di sicurezza, trasparenza, responsabilità, controllo e gestione dei rischi, tutte retoriche che si sono trascinate fino ai giorni nostri facendosi inseparabili dalle tecno-scienze abbracciando ogni altro campo più controverso come le nanotecnologie e l’intelligenza artificiale.

L’incontro di Asilomar fece tanto parlare di sé, diventando una specie di icona internazionale, avviata ad esserlo soprattutto negli anni successivi come un momento fondamentale in cui la scienza si è interrogata sulla propria direzione, considerando le grandi possibilità e quindi i rischi che si aprivano con lo sviluppo delle tecnologie di ingegneria genetica. Si parlò di piccole moratorie riflessive e della creazione di linee guida: il laboratorio si interrogava e gli operatori del laboratorio rispondevano con delle soluzioni, mai vincolanti, ma su base volontaria, perché gli scienziati avrebbero in ogni modo distinto cosa era bene e cosa era male nel loro procedere. Tutto questo per arrivare ad una autoregolamentazione degli scienziati stessi che avrebbe poi fatto scuola negli anni successivi.

Che Asilomar non era un’incontro qualsiasi, ma che si voleva dare inizio ad un metodo, lo dimostrò la prontezza con cui il governo degli Stati Uniti intervenne dopo la conferenza per dare il via ad una regolamentazione affidata al National Institutes of Health (NIH), un’organizzazione composta da altri scienziati, gli unici che avrebbero compreso le prospettive dei ricercatori. Questa nuova “regolamentazione” tra scienziati e i nuovi laboratori di ingegneria genetica sempre più all’avanguardia che nel mentre nascevano, furono possibili in quanto ad essere dibattuti, come sempre del resto quando è la scienza ad interrogarsi, sono stati solo aspetti tecnici senza mai mettere in discussione il senso stesso del loro procedere e delle loro ricerche perché avrebbero dovuto chiudere quei laboratori e fermare l’ingegneria genetica.

Ad Asilomar gli scienziati lanciavano un messaggio internazionale, non vi erano interrogativi fondamentali etici e filosofici su quello che avevano significato fino a quel momento e nel prossimo futuro i successivi sviluppi della manipolazione genetica degli organismi viventi. Dietro le rassicuranti parole delle linee guida si costruivano i presupposti per cui solo gli stessi scienziati avrebbero vigilato sul proprio operato, mettendo limiti, dove necessario, esclusivamente su base volontaria, in quella che sarebbe diventata la nuova etica delle tecno-scienze e del transumanesimo.

Perché assemblare DNA di organismi differenti? Perché intervenire nella linea germinale di un essere vivente? Temi simili non potevano essere trattati da chi stava cercando di mettere in sicurezza la biotecnologia per preservarla da influenze esterne e per garantirle uno sviluppo futuro. Potrebbero sembrare contraddizioni da parte degli scienziati di allora, ma non era così, perché essi denunciando per primi l’imminente minaccia del pericolo, evidentemente già in esecuzione, si facevano responsabili e paladini della minaccia presente e soprattutto di quelle future, confermando allo stesso tempo tutta quella ricerca di punta. In quella sfida, come chiamano queste ricerche i transumanisti, si giocava la loro gloria e i loro riconoscimenti: per essere i creatori di tali tecnologie, ma anche gli unici in grado di governarle e indirizzarle rendendole ineluttabili al mondo1.

Negli anni trascorsi dall’incontro di Asilomar nessun argine è stato posto all’avanzata dell’ingegneria genetica, al contrario questa nel tempo ha occupato ogni ambito possibile arrivando anche ad ingegnerizzare il cibo e quindi le piante e gli altri animali ridotti a cavie zootecniche. Quest’ultime, come abbiamo visto nel tempo, si sono rivelate ottimo modello per i nuovi biotecnologi che dentro le farm sperimentali hanno potuto pensare e agire indisturbati verso la realizzazione di un’esistenza zootecnica umana. L’enorme possibilità data dalle politiche eugenetiche, dagli esperimenti nazisti e in generale militari dei vari paesi era durata troppo poco, bisognava dividere gli ambiti e cominciare a parlare della salvezza dell’umanità per poter continuare, assicurando il contenimento delle chimere transgeniche, cosa ovviamente mai mantenuta al contrario del sempre più forte impegno nello sviluppo dell’ingegneria genetica in ogni ambito. Così, nel 2015, in un importante incontro sulla tecnologia CRISPR/Cas9, troviamo due figure di primo piano della conferenza di Asilomar: Paul Berg e Davide Baltimore, il primo ideatore della tecnologia del DNA ricombinante e il secondo scopritore della trascrittasi inversa che utilizza l’RNA per creare il DNA. Con loro era presente un’altra celebrità del mondo scientifico, Jennifer Doudna, co-ideatrice della stessa tecnologia CRISPR/Cas9.

I temi dell’incontro di respiro internazionale trattavano di terapia genica somatica, ricerca in vitro ed editing del genoma della linea germinale, a dimostrazione di quanti paletti negli anni erano stati posti e poi subito superati grazie al metodo dell’autoregolamentazione tra scienziati. Infatti anche questa volta veniva promossa la tecnologia di ingegneria genetica CRISPR/Cas9 come fondamentale strumento per la ricerca in vitro sugli esseri umani e ovviamente per far fronte alle solite malattie genetiche rare. Il paletto che in questo caso veniva messo era riferito alle ricerche sulla linea germinale, sapendo bene che nel cantiere sperimentale loro e solo loro erano i supremi guardiani e quando la situazione lo avrebbe permesso sarebbero andati avanti, con un metodo ormai testato da decenni. I ricercatori, come già dai tempi del primo incontro di Asilomar degli anni ‘70, non si limitarono alle sole promesse e infatti già nel 2015 al primo Summit internazionale del genoma umano le conclusioni parlavano ancora più chiaramente del solito, affermando che le linee etiche (seppur immaginarie) andavano continuamente riviste considerando la velocità dei progressi in corso. Con quale scopo? Quale urgenza o emergenza era in campo? Negli anni successivi lo avremmo scoperto, ma l’immediatezza del discorso creava i presupposti per cui non esistessero più neanche paletti, per quanto inutili fossero sempre stati concretamente nella realtà dei fatti, tanto da far dire al solito immancabile Baltimore che era addirittura inammissibile porre dei limiti alle tecno-scienze partendo da valutazioni etiche. Quest’ultime non potevano essere più considerate il metro o il mezzo per arrestare l’assalto al vivente con la biotecnologia. Non lo erano mai state, ma si stava dando l’avvio ad un nuovo paradigma, tuttora in fase di realizzazione, che già nel 2017 cercava di concretizzarsi in una regolamentazione globale dell’editing genetico che partiva come sempre dai casi rari. Se il clan di Asilomar nelle vesti di Baltimore neutralizzava l’etica subito dopo ne ideava una su base tecno-scientifica, che non solo si autoregolava, ma con le proprie nuove propagande e nuove ideologie fresche dalle accademie inclusive di sociologia, spingeva a creare con le tecno-scienze un nuovo universo di senso biotecnologico a guida tecnocratica, non tanto a rendere la scienza credibile. Nella fucina della tecnocrazia con un forno alimentato dai paletti della fu etica, la fabbricazione della nuova scienza sociale si sposa perfettamente con l’altra ingegneria, questa volta dei corpi tutti.

Una delle migliori eredi del clan di Asilomar è la scienziata Jennifer Doudna che ha imparato perfettamente anche l’arte della propaganda andando avanti a dichiarazioni di pentimento e di rilancio per il suo campo di ricerca, di fondo c’è sempre qualcosa che la spinge sempre e comunque a riprendere in mano la forbice e dedicarsi ai decoupage genetici. Infatti, nel 2018, insieme all’immancabile Baltimore sarà nel comitato organizzatore del secondo Summit internazionale sull’editing del genoma umano a Hong Kong dove si annuncerà pubblicamente la nascita delle prime due bambine editate geneticamente. Dopo un’iniziale critica verso lo scienziato cinese che apparentemente portava avanti una ricerca non sostenuta dal resto del mondo scientifico internazionale, si è passati al rilancio ribadendo che simili ricerche devono essere poste in modo responsabile. Una critica all’esperimento e alla modalità comunicativa dell’esito, anche se vi erano tra loro dei co-responsabili della ricerca in corso, ma niente che riguardasse l’indirizzo della ricerca in sé e quindi l’editing genetico su esseri umani. Ancora una volta l’autoregolamentazione degli scienziati funzionava arricchita con un’inedita e accurata informazione internazionale.

Ovviamente successivamente si è riproposto il mai troppo desueto strumento della moratoria, proposta proprio da scienziati come Berg, Baltimore e Doudna che hanno dato contributi fondamentali per arrivare a questa situazione, con la precisa strategia di evidenziare il limite per far di tutto per superarlo subito dopo e nel mentre assicurandosi di avere il maggior consenso o la maggior accettazione sociale possibile2.

Dopo la nascita delle bambine editate in Cina al terzo Summit internazionale sull’editing del genoma umano è stata data la notizia di un nuovo esperimento: la nascita da una coppia di topi maschi utilizzando la tecnica di gametogenesi in vitro (IVG), una tecnica con la quale si sviluppano degli embrioni riprogrammando delle cellule estratte da due adulti dello stesso sesso. Ricerca portata avanti presso l’Università di Osaka che segue una precedente del 2018, la quale aveva portato allo sviluppo di prole partendo da coppie di femmine di topi. Ecco il frutto delle loro “precauzioni” e, come hanno scritto nelle linee guida, ogni ricerca viene giustificata se una delle motivazioni è la non discriminazione. Nelle pubblicazioni dell’ambito della genomica il risultato di questa ricerca viene già promosso come potenzialmente utile per le gravidanze LGBTQ+ rendendo evidente ancora una volta l’alibi utilizzato ammantato di progressismo per rompere le ultime barriere3.

In tempi di convergenze delle tecno-scienze se l’incontro di Asilomar è stato ritenuto così importante per la biotecnologia soprattutto per i benefici ai biotecnologi stessi, anche per l’intelligenza artificiale i tecno-scienziati hanno lanciato un allarme controllato e invocato prudenze riferendosi a dei “Principi di Asilomar” con l’immancabile proposta di una brevissima moratoria con appelli dove non mancavano le firme dei transumanisti pronti a dosare allarmi terrificanti e regole ragionevoli4.

Cinquant’anni dopo il primo incontro ad Asilomar, sempre nello stesso luogo, dal 23 al 26 febbraio di quest’anno, si è tenuto l’incontro “Lo spirito di Asilomar e il futuro della biotecnologia”. Ancora una volta i temi di discussione sono stati le minacce della biotecnologia con gli ovvi aggiornamenti all’attualità della ricerca concentrandosi sulla così detta vita artificiale, sull’intelligenza artificiale e sulla creazione di cellule sintetiche.

Dal primo incontro se ne sono viste tante di chimere ideate tra specie con DNA diversi, non tutte restate al chiuso dei laboratori e quella che era la tecnologia ricombinante è stata superata, o almeno perfezionata, per un’infinità di ricombinazioni per uso industriale e ovviamente per scopi militari.

Mentre il primo incontro era incentrato sulla genetica e dominato da biologi di un piccolo settore, questo aveva un programma molto più ampio e una folla che comprendeva scienziati di molte discipline, nonché ambientalisti, bioeticisti, avvocati, ex funzionari governativi, esperti di sicurezza nazionale, giornalisti e una compagnia di ballo. E per i partecipanti quaderni fatti con bucce di mela e distintivi con nomi incisi nel legno.

Ancora una volta incontri come questo e soprattutto di questa entità tentano di tracciare confini e limiti. Delimitano aree di ricerca e propongono restrizioni in questo caso all’unanimità su aspetti come le armi biologiche e sulla “vita speculare” ideata dalle nuove possibilità della biologia sintetica in grado di creare versioni speculari di alcune molecole naturali immettendo nell’ambiente batteri “specchio” sconosciuti alla natura e quindi con conseguenze imprevedibili su corpi e pianeta.

La questione del CRISPR è rimasta solo nella coreografia del piccolo spettacolo organizzato per gli ospiti intorno al fuoco e altre questioni fondamentali, come intelligenza artificiale, patogeni pericolosi, cellule sintetiche e batteri geneticamente modificati, non hanno trovato pareri condivisi. Si tracciano recinti su questioni che sono diventate già da un pezzo cosa concreta e non solo questione teorica. Basti ricordare le ricerche di guadagno di funzione ampiamente sviluppate nei biolaboratori – anche in Italia con vari progetti di incremento5 – dove si lavora a ingegnerizzare virus e batteri in forme sconosciute e a sviluppare tecniche di ingegneria genetica a DNA ricombinante e a mRNA per le nuove versioni mutanti possibilmente più nocive che rappresentano a tutti gli effetti nuove armi biologiche. Abbiamo gli OGM sdoganati prima a livello europeo per i sieri biotecnologici per la così detta pandemia e poi, come sappiamo, imposti ovunque. Vi sono poi i nuovi OGM ottenuti con le nuove tecniche genomiche (NGT) equiparati a livello europeo alle piante tradizionali, in Italia rinominati TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita) sperimentati in campo aperto – e quindi diffusi – da virtuosi centri di ricerca pubblici6. Abbiamo poi la ricerca militare che non è, come si immagina, solo in segreti laboratori, ma in rispettabili università pubbliche e che semplicemente finanzia copiosamente quello che più le può interessare ovunque questo avvenga indirizzando risultati di interi settori e non abbiamo folle di scienziati che protestano per questo o che si danno alla fuga.

Il nuovo incontro di Asilomar è come se fosse stato un consesso di fisici che si mette insieme per denunciare la pericolosità della ricerca atomica e per denunciare la proliferazione delle armi nucleari per la sintonia di queste con l’uso civile. Un’ovvietà, si penserebbe, talmente ovvio che i fisici se ne guardano bene dal dire qualcosa. I nuovi tecno-scienziati hanno capito che devono difendersi per intera categoria: la tecno-scienza. Da qui è un continuo susseguirsi di allarmi e soluzioni riparatrici, come denunciare il guadagno di funzione per poter poi realizzare super laboratori, come quello di Trieste che non risponde neanche all’Italia per quello che fa7. Da decenni hanno visto che il sistema di autoregolamentazione da parte degli stessi scienziati funziona perfettamente, un vero e proprio sistema tecnico che risponde non solo al denaro. Dai tempi del lontano ‘75 della prima Asilomar le cose sono cambiate, l’impero biotecnologico lanciato dalla Gentech e dalla Biogen è ormai consolidato da un pezzo. Adesso vi è non solo la presa del vivente, ma la sua completa gestione.

Nel recente incontro in California il loro indagare le possibilità date dagli enormi sviluppi dell’intelligenza artificiale con la biotecnologia potrà limitarsi ad aspetti parziali, come dei farmaci o qualche cura innovativa tutta da verificare, ma ancora una volta non si entrerà mai nel vivo delle questioni: la questione sociale dove si mettono le basi per la fabbricazione del paziente perenne medicalizzato dalla nascita con una medicina predittiva su base genetica e algoritmica e la questione della modificazione genetica del vivente. Riproduzione artificiale come miglior modo per venire al mondo ed eutanasia sempre più disponibile come il miglior modo per andarsene. Biotecnologie nei campi e nei corpi per tutti e non solo per chi se le potrà permettere, come ancora sostiene qualche ingenuo militante fermo a teorie polverose, ma per tutti.

Il cambiamento lo si vuole netto e radicale, sicuramente lento, incostante e pieno di contraddizioni, ma purtroppo non dalla mancata collaborazione, ma dall’avvitarsi nella sua stessa burocrazia: macchine pronte prima ancora di chi sia in grado di farle funzionare o viceversa persone formate per infrastrutture tecnologiche inesistenti. In un contesto di anestetizzazione quasi totale e di sequestro emotivo tra emergenze che invocano altre emergenze, in un continuo quasi salto nel precipizio tra guerre, pandemie e catastrofi climatiche, in questa distruzione di corpi e di senso per noi ha ancora significato richiamare l’elemento umano con la sua possibilità di produrre un pensiero critico radicale che non veda nelle varie scampanellate di allarme controllato, come le Asilomar dimostrano, la sponda amica dove attraccare. In quei canneti OGM vi sono le peggiori insidie di menzogna, manipolazione e recupero di ogni genuina forma di resistenza a questo mondo biocida ed ecocida: uccisore di una vita libera e sana e della nostra casa che come insegna l’ecologia è il nostro pianeta.

Se gli OGM-TEA si stanno espandendo anche in Italia tramite quelle virtuose università e centri di ricerca pubblici che avrebbero dovuto porre un argine all’economia predatrice delle multinazionali agrochimiche un tempo statunitensi, significa non tanto che le cose sono cambiate, ma che semplicemente non si era capito che vi era di fondo la condivisione dello stesso paradigma di un tecno-mondo, anche se con mezzi diversi. Allora, dopo la nuova Asilomar e la semina in campo dei nuovi OGM, le uniche parole da parte dei ricercatori che possano ancora rincuorarci sono quelle pronunciate dopo l’ennesimo sabotaggio ad una coltivazione OGM-TEA in campo aperto, in questo caso di vite. Un ricercatore interrogato sulla vicenda dichiarava la rovina di svariati anni di ricerche in laboratorio sugli OGM-TEA. Questa è stata una vera catastrofe naturale, un vero metodo precauzionale che ha dimostrato che è ancora possibile difendersi.

Costantino Ragusa, Aprile 2025, www.resistenzealnanomondo.org

Note:

1 Silvia Guerini, Costantino Ragusa, L’ideologia del tecno-mondo. Resistere alla megamacchina, Acro-polis, 2024.

2 Silvia Guerini, Costantino Ragusa (A cura di ), AA.VV., I figli della macchina. Biotecnologie, riproduzione artificiale ed eugenetica, Asterios, 2023.

3 Silvia Guerini, Costantino Ragusa, op. cit.; Silvia Guerini, Dal corpo neutro al cyborg postumano. Riflessioni critiche all’ideologia gender, Asterios, 2022.

4 Resistenze al nanomondo, I transumanisti lanciano l’allarme sui rischi dell’intelligenza artificiale: nuove regole da sostituire alle vecchie per far si che continui a non cambiare nulla, 13 Aprile 2023, https: //www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/i-transumanisti-lanciano-lallarme-sui-rischi-dellintelligenza-artificiale-nuove-regole-da-sostituire-alle-vecchie-per-far-si-che-continui-a-non-cambiare-nulla/

5 Costantino Ragusa, Il biolaboratorio mondo, in L’Urlo della Terra, n.11, Luglio 2023, https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/il-biolaboratorio-mondo-costantino-ragusa/

6 Costantino Ragusa, OGM – TEA: L’attacco al vivente continua, in L’Urlo della Terra, n.12, Luglio 2024, https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/ogm-tea-lattacco-al-vivente-continua/; Costantino Ragusa, Il nuovo ORDINE GENETICO MONDIALE passa anche dalla terra. In arrivo i “nuovi” OGM, in L’Urlo della Terra,n.10, Luglio 2020, https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/il-nuovo-ordine-genetico-mondiale-passa-anche-dalla-terra-in-arrivo-i-nuovi-ogm/

7 Resistenze al nanomondo, ICGEB: La sovranità della scienza al di sopra di tutto, Ottobre 2022, https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/icgeb-la-sovranita-della-scienza-al-di-sopra-di-tutto/

Maternità surrogata. Una delle strade verso il transumanesimo – Silvia Guerini

La tecnologia ha trasformato il desiderio di un figlio in un progetto, distruggendo un intero mondo di sentimenti, emozioni, pensieri e relazioni. La pianificazione di un bambino, determinata dalla possibilità tecnologica e dall’offerta del mercato, conosce ormai un unico freddo linguaggio elaborato dai tecnici. La così detta maternità surrogata o gestazione per altri e in generale tutte le tecniche di fecondazione assistita non sono dei semplici modi per avere un figlio, si collocano all’interno del paradigma del sistema tecno-scientifico e si fondano sulla scomposizione e frammentazione del processo di procreazione. La frammentazione di questo processo porta a prelevare un ovulo da una donna e impiantarlo in un’altra, come se fosse qualcosa di interscambiabile, e a mettere in mano a tecnici una parte del processo, che non avviene più all’interno del corpo della donna, ma in un vetrino e in una provetta. Il momento della fecondazione diventa un’operazione tecnica di laboratorio e la procreazione diventa produzione del vivente. Le conseguenze sono sulla donna, sul bambino che nascerà, sull’intera società nel modo in cui verrà considerata la procreazione e nel rendere eticamente accettabile la mercificabilità, la selezione eugenetica e la riproducibilità tecnica dell’essere umano.

Crimine contro la donna

La geografia della così detta maternità surrogata può essere percepita solo a livello internazionale con legislazioni che si modificano nel corso del tempo e con possibili nuove destinazioni per il turismo riproduttivo. Ad esempio in Grecia per prevenire il traffico internazionale la legislazione prevedeva che sia i genitori committenti sia le madri surrogate dovessero essere residenti in Grecia, ma questa restrizione è stata abolita nel 2014 rendendo la Grecia una destinazione ambita per i costi contenuti, una delle mete principali in Europa insieme a Ucraina e Georgia.

Negli Stati Uniti, la maternità surrogata è disponibile quasi ovunque. Con la graduale chiusura dei mercati indiano, nepalese, cambogiano e tailandese, le agenzie e le cliniche si sono man mano trasferite, alcune di queste in Messico che offre prezzi relativamente bassi.

Come in ogni mercato abbiamo le offerte più lussuose e quelle più economiche, sconti, pacchetti standard ed economy, pacchetti vip soddisfatti o rimborsati e tutto incluso compreso il soggiorno per i genitori committenti.

Nel 2015 ha fatto clamore la notizia di una coppia australiana che si era recata in Thailandia per una maternità surrogata e che ha abbandonato un bambino alla madre perché affetto dalla sindrome di Down, mentre ha portato a casa la sorella gemella sana. Ma questo caso che ha suscitato tanto clamore non è un fatto eccezionale e può essere previsto dai contratti.

La maternità surrogata viene differenziata in commerciale e altruistica, ma la così detta maternità surrogata altruistica non esiste. C’è sempre un pagamento, il compenso in quella altruistica viene definito “rimborso”, e c’è sempre un contratto a cui la donna deve sottostare. Il contratto stabilisce persino cosa la madre dovrà mangiare, quali farmaci assumere e sarà obbligata ad abortire se il figlio che porta in grembo presenta una disabilità. I contratti possono includere delle clausole che consentono l’aborto in caso di anomalie del feto e la così detta “riduzione fetale” in caso di gravidanze multiple. Il prodotto non deve avere difetti o non deve essere in eccesso, in quei casi può essere scartato.

La madre non può cambiare idea: quando partorirà dovrà consegnare suo figlio ai genitori committenti. Nessuna delle madri che si sono rifiutate di consegnare il bambino, indipendentemente dalla legislazione del Paese, ha potuto tenerlo. La madre non ha altra scelta che soddisfare i genitori committenti, protetti dal contratto, dalla clinica e dai loro avvocati.

Alcuni contratti richiedono che la donna acconsenta che i genitori committenti prendano le decisioni mediche, compreso il numero di embrioni da inseminare e la loro selezione, le condizioni di un’eventuale rescissione del contratto, di un eventuale aborto e le modalità e la data del parto. Parto che può avvenire a data stabilita con taglio cesario con il bambino strappato dalle braccia della madre pronto per essere consegnato ai committenti il giorno stabilito.

Il contratto stabilisce chiaramente che la madre è informata del rischio di morire durante la gravidanza o in seguito al parto e che accetta che, se ciò dovesse accadere, i suoi beneficiari non chiederanno nulla di più del pagamento inizialmente previsto.

Per le donne che sono già state madri surrogate il pagamento è più alto perché hanno quello che i professionisti del settore chiamano un “utero provato” e hanno anche dimostrato di rispettare l’accordo di consegnare il bambino.

Le donne americane delle cliniche per la maternità surrogata mostrano i loro volti sorridenti, parlano di puro amore e di altruismo, le agenzie di marketing mostrano video con il quadretto felice dei genitori committenti con in braccio il bambino accanto alla madre ancora nel letto dove ha partorito, i genitori committenti dichiarano che questa donna sarà parte della loro famiglia e si mostrano stanze con appese sulle pareti le fotografie che i vari genitori committenti spedirebbero a queste donne per mostrare la crescita dei bambini, tutti a testimoniare la relazione tra genitori committenti e la madre surrogata. La realtà è un altra.

Nelle cliniche di fecondazione assistita, psicologi ed altri specialisti raccomandano alle donne di non toccarsi la pancia e di non ascoltare i movimenti del feto quando scalcia perché devono dissociarsi dal bambino che sta crescendo nel loro corpo.

“Dobbiamo prepararci psicologicamente a non provare un amore materno”, confida una donna in attesa di due figli avuti con ovuli di un’altra donna presso la BioTexCom a Kiev e conclude dicendo “so che quando li vedrò non mi somiglieranno, avranno i lineamenti di due persone a me estranee e per questo non potranno mancarmi”1. Una scissione da sé e dal proprio figlio, una profonda alienazione. Queste madri per nove mesi dovranno costringersi ed adattarsi a un’indifferenza emotiva rimanendo estranee a ciò che accade nel loro corpo e al bambino che cresce.

Dalle strazianti parole di una di queste donne emerge un dolore nascosto che non si riesce a cancellare: “Davanti a loro farò finta di essere felice, sto dando loro il bambino. Non sapranno mai che sto dando via questo bambino con il dolore nel cuore. Farò finta di essere felice e darò via il bambino”2. Le testimonianze delle madri surrogate che hanno sperimentato sia la quella definita commerciale sia quella definita altruistica rivelano sempre il lato oscuro di un pentimento e di una lacerante sofferenza.

Le donne indiane mantengono un intimo legame con il proprio figlio: “Sarà pure il loro embrione, ma è il mio sangue”, “È assolutamente mio. Sono passata attraverso un’operazione così grande, mi hanno fatto così tante iniezioni…, naturalmente il bambino è mio”, “Ovunque sia il mio bambino, proteggilo, che nessun male sia fatto al mio bambino. Quando prego, dico a Dio che ho tre bimbi, e che li protegga ovunque siano. Anche se non ho mai incontrato il mio bambino la madre sono io. L’augurio di una madre raggiungerà sempre il figlio”3.

Tutte queste gravidanze iniziano con la somministrazione di pericolosi farmaci ormonali prima dell’impianto di embrioni estranei. Le gravidanze sono così più rischiose e possono portare a gravi conseguenze come diabete gestazionale, pressione sanguigna molto alta, placenta previa o pre-eclampsia che richiedono settimane di riposo a letto e spesso operazioni d’emergenza per rimuovere prematuramente il bambino dall’utero della madre. Il recente studio della dottoressa in Ostetricia e Ginecologia María Vélez4 mette in luce i rischi di gravi complicazioni per le donne e per i loro bambini, sia durante la gravidanza che dopo il parto e i rischi di mortalità materna e neonatale.

La maternità surrogata non è libertà. È un crimine contro la donna e contro il bambino che nascerà. La maternità surrogata non può essere espressione di una libera scelta se non affermando che si può liberamente scegliere di essere ridotte in schiavitù.

Cosa spinge una donna a portare in grembo un bambino per poi darlo a qualcun altro? Una situazione di povertà. Per queste donne fare un figlio per altri è una possibilità per provvedere al sostentamento della propria famiglia. Una presunta libera scelta in una situazione di povertà per quanto riguarda le donne di determinati paesi o, per le giovani donne americane o canadesi, una possibilità per pagarsi gli studi universitari.

La maternità surrogata non può essere espressione di una libera scelta se non affermando che si può liberamente comprare o cedere un essere umano.

La questione non è discutere su tutele, rischi, diritti, compensi, tipologie contrattuali. La questione è chiedersi cosa sia la maternità surrogata. È un rapporto contrattuale in una situazione intrinsecamente diseguale che comporta l’oggettivazione e la mercificazione del corpo di una donna che viene trasformata in uno strumento, in un contenitore per produrre un bambino per altri in cui l’esperienza stessa della maternità viene cancellata. È un rapporto contrattuale in cui l’oggetto del contratto, attorno al quale si sviluppa il mercato dei corpi è un bambino. La maternità surrogata è la compra – vendita di un bambino.

Significativo il caso Johnson vs Calvert del 1993 che è stato alla base della legislazione californiana. In uno degli stati più tecnologicamente avanzati degli USA questo caso distrusse il principio mater semper certa est che anche dal punto di vista giuridico si traduce con il principio per cui la madre legale è colei che partorisce. Anna Johnson cambia idea, vuol tenere suo figlio e cita in giudizio i genitori committenti. La Corte Suprema della California stabilì che, siccome un essere umano nasce dall’incontro di un ovulo e uno spermatozoo, la madre deve essere colei da cui proviene l’ovulo. Mise inoltre in evidenza l’importanza dell’intenzione di diventare genitori. In anticipo con i tempi di oggi in cui l’intenzione e il desiderio si trasformano in diritti e superano il dato di realtà.

Nella maternità surrogata definita tradizionale l’ovulo appartiene alla donna che porterà avanti la gravidanza, ma nella quasi totalità dei casi gli ovuli provengono da altre donne, questa viene definita maternità surrogata gestazionale ed è l’opzione preferita dai genitori committenti perché possono scegliere l’ovulo secondo determinate caratteristiche e perché crea un’ulteriore separazione tra la donna che partorisce e l’ovulo che appartiene a un’altra donna.

In tutte le varie possibilità e combinazioni – sperma del committente o di un donatore e ovulo della gestante, sperma del committente o di un donatore e ovulo di una donatrice, sperma e ovulo dei genitori committenti – viene effettuata la tecnica di fecondazione in vitro e dopo diagnosi pre-impianto e selezione embrionale viene effettuato il trasferimento dell’embrione.

Prima della diffusione della fecondazione in vitro la maternità surrogata si basava sull’inseminazione della madre surrogata e questa donna aveva un legame genetico con il bambino. La diffusione della fecondazione in vitro ha reso possibile la rottura del legame genetico tra la madre e il bambino e il ruolo richiesto a questa donna è di affittare il suo utero.

Di fatto una coppia o una persona sola può recarsi in un paese dove legalmente è consentito per assemblare un bambino comprando ovuli, sperma e affittando l’utero di una donna.

Nel supermercato globalizzato della riproduzione umana fiorisce un mercato multimiliardario di ovociti, spermatozoi ed embrioni. Il prezzo degli ovociti varia a seconda delle caratteristiche della donatrice, che in realtà è una venditrice pagata dalle cliniche di fecondazione assistita. Cliniche con enormi banche di ovuli consultabili attraverso dei cataloghi on-line che offrono una scelta di fornitrici accuratamente selezionate. Le domande rivolte alle fornitrici di ovuli nella loro scheda personale spaziano dalla sensibilità per gli animali, la religione, se si dorme con un peluche e se si ha simpatia per le forze dell’ordine, caratteristiche che non hanno assolutamente nulla a che fare con la “qualità” dei loro ovociti, ma nel mercato riproduttivo tutto è in vendita con un’ampia gamma di scelta per tutti i gusti.

Abbiamo una catena di approvvigionamento di ovuli con delle agenzie di reclutamento di giovani donne, come in Spagna e in Grecia, che affiggono cartelloni pubblicitari fuori dalle università.

Le venditrici di ovuli sono per la maggior parte studentesse che vengono reclutate anche sui social. Vendere i propri ovuli è presentato come un modo facile per fare soldi e allo stesso tempo aiutare gli altri, non vengono ovviamente dette le conseguenze sulla loro salute fisica e psicologica e sulla loro futura fertilità. Queste giovani donne tendono a sottoporsi più volte all’anno a bombardamenti ormonali e sono fortemente a rischio di sindrome da iper-stimolazione ovarica che può comportare trombosi, ictus, cancro, riduzione della fertilità e che può condurre anche alla morte. Dalla ricerca dell’antropologa medica Diane Tober5, che ha intervistato centinaia di venditrici di ovuli, emerge una costellazione di sintomi e condizioni croniche come endometriosi così grave da comportare sterilità, malattie autoimmuni e problemi in premenopausa6. Da altre ricerche sono emersi casi di cancro al seno7 e correlazioni con tumore all’utero8. Le testimonianze9 di queste e altre giovani donne mettono in luce la realtà di questo biomercato.

Surrogato: ciò che sostituisce un’altra cosa, spesso in modo incompleto o imperfetto. La maternità surrogata già nella sua definizione presuppone la cancellazione della madre che diventa un surrogato, un luogo di transito per il bambino che porta in grembo. Una madre definita come portatrice gestazionale.

La moltiplicazione della madre – una madre che affitta l’utero, una madre genetica che vende gli ovuli, una madre committente – comporta la sua cancellazione. La madre non è la donna che vende i suoi ovuli, non è la donna che compra un bambino strappandolo a chi lo ha portato in grembo per nove mesi, la madre è colei da cui si viene al mondo.
Il legame biologico non deve aver più nessuna importanza e deve essere scardinato anche l’ultimo vincolo che lega il figlio alla madre e al padre, distruggendo quei legami unici di amore disinteressato, non cedibili e non mercificabili.

Nella continuità e trasmissione delle generazioni l’essere umano viene al mondo con una storia, una provenienza, un’appartenenza, un’eredità, dimensioni vicine e al tempo stesso lontane. Nella maternità surrogata si sradica il bambino da questo continuum umano, culturale, sociale e spirituale per gettarlo nel mondo estraneo dei genitori committenti.

Il concepimento naturale di un bambino all’interno di una coppia crea la triade madre – padre – bambino che nella maternità surrogata viene dispersa. Anche il padre trasmette informazioni alla madre attraverso il feto, la gravidanza crea un legame tra la donna e l’uomo con il bambino che ha il 50% del patrimonio genetico del padre.

“Genitori d’intenzione”, “progetto parentale”: l’essere umano cessa di avere una storia e una provenienza, riducendosi all’assemblaggio eugenetico di ovulo e sperma per un narcisistico ed egoistico desiderio di un figlio a tutti i costi. Scompare il processo di filiazione e al suo posto irrompe il processo di riproduzione artificiale.

La maternità surrogata è anche definita Gestazione per altri, già questa definizione scompone e isola una parte del processo di procreazione, come se la gestazione fosse separabile dall’ovulazione, dalla fecondazione, dal parto. Una fabbricazione di bambini in cui ogni fase del processo è separata, tecnicizzata, monitorata, ottimizzata in una logica perfettamente transumanista.

Crimine contro il bambino

Non si può strappare un bambino a sua madre.

Non si può definire come atto d’amore quello che in realtà è una separazione tra madre e figlio.

Jessica Kern, nata da maternità surrogata e diventata attivista per l’abolizione di questa pratica, in poche parole delinea il fulcro della questione: “Sono stata comprata e venduta. Tutte le formule per abbellire la situazione non serviranno a nulla”10.

“Mi hanno insegnato la giustizia e i valori e non avevano né l’una né gli altri. Mi hanno comprato, e lo hanno mascherato chiamando spese, regali, indennizzi il prezzo per comprarmi”11 ascoltiamo da un’altra testimonianza.

Olivia Maurel ha scoperto la sua storia usando un test del DNA, ma in realtà afferma che ha sempre sentito di non appartenere alla sua famiglia: “Non riuscivo a connettermi con mia madre. Un po’ di più con mio padre. Sapevo che c’era qualcosa di sbagliato. […] Spero che presto sarò io a contribuire ad abolire l’atrocità della maternità surrogata. Ma non voglio incolparli, hanno usato un’opzione che gli è stata offerta su un piatto d’argento e non hanno avuto la forza di resistere. Non li odio, li amo. Piuttosto do la colpa al sistema che sta cercando di legalizzare progressivamente la surrogata, prima per ragioni mediche come l’infertilità, poi per ragioni sociali e qualsiasi altro motivo fino a quando non accetteremo del tutto il traffico dei bambini. […] Le ragioni più importanti per abolire questa mostruosità sono il benessere del bambino, i suoi diritti, il suo equilibrio psichico. A tutti quelli che pensano che la maternità surrogata debba essere regolata rispondo che se anche un solo bambino si troverà ad affrontare i problemi che ho affrontato io dovrebbe bastare a convincervi che non c’è nulla di buono in questo processo che in nessun modo potrà essere reso etico”12.

Un bambino può essere donato? Un bambino, anche se non ci fosse nessun pagamento, allo stesso modo in cui non può essere venduto, non può essere nemmeno ceduto. La possibilità di vendere e comprare o donare un particolare essere umano, un bambino nella maternità surrogata – un embrione o un feto nella ricerca biotecnologica e nel mercato della riproduzione artificiale – rende eticamente accettabile che qualsiasi essere umano possa essere venduto, comprato, ceduto. Il criterio etico di non poter disporre degli esseri umani porta a non poter disporne di nessuno. Affermare che un bambino – un embrione o un feto – possa essere venduto, comprato o ceduto significa negare il suo valore intrinseco.

L’esistenza del bambino come essere relazionale inizia ben prima della nascita. Mamma e bambino sono legati da legami sottili, profondi e incarnati, di cui il bambino conserva la memoria.

La comunicazione in gravidanza tra la madre e il bambino avviene fin dall’inizio, quando l’embrione appena formato percorre la tuba di Falloppio invia segnali molecolari ai quali la madre risponde, stabilendo un dialogo molecolare che proseguirà per i nove mesi di gestazione in simbiosi.

L’attaccamento è un processo biologico, a partire dalla vita prenatale, dall’attaccamento dell’embrione. L’embrione ha una vita sensoriale intensa, è un essere in relazione, già dal quindicesimo giorno comunica con i tessuti della madre dando inizio a una relazione. Non è un mero aggregato di cellule o un essere vegetativo come viene considerato nelle logiche utilitaristiche, eugeniste e transumaniste di graduazione arbitraria del valore della vita umana.

L’attaccamento si sviluppa attraverso gli scambi fisiologici che circolano nel cordone ombelicale e nella placenta e attraverso i segnali affettivi e relazionali verso l’embrione e verso il feto.

Esiste una memoria cellulare e ciò che si afferma a livello cellulare rimane a livello psicologico.

Analizzando la frequenza cardiaca fetale si può vedere come il feto riconosca la voce della madre e durante la gravidanza si sviluppa un vero e proprio dialogo tra madre e bambino.

Il bambino grazie alla sua memoria sensoriale sarà in grado di riconoscere il corpo della madre fin dal primo istante dopo la nascita. Per il bambino venuto al mondo da maternità surrogata la madre che scompare dopo la nascita è una madre che muore. Una sofferenza profonda che genererà un’angoscia di morte, una costante ansia di abbandono, una mancanza di radicamento nel suo corpo, una perdita di riferimenti, una lacerazione relazionale, una vergogna silenziosa, una estraneità al mondo, un vuoto esistenziale. Il trauma biologicamente radicato di questa separazione influenzerà la psiche, il comportamento, la salute per i decenni a venire e anche oltre13.

La relazione di nove mesi di gravidanza non può essere cancellata: la madre non è un semplice contenitore, ma l’altro soggetto di uno scambio vitale con il bambino che si sviluppa nel suo ventre, uno scambio a livello biologico ed emotivo e che continua anche dopo il parto. Endogestazione ed esogestazione indicano proprio lo sviluppo del bambino nel ventre della madre e lo sviluppo nei mesi successivi al parto in un continuum lacerato dalla maternità surrogata.

Lo stress della donna incinta si riduce grazie al rilascio dell’ossitocina e questo ormone le permette di acquisire una speciale capacità di conoscere i bisogni del bambino. Un legame emotivo, affettivo e biologico si rafforza con la nascita e l’allattamento. Un legame che verrà reciso con la maternità surrogata che ovviamente non prevede l’allattamento.

Gli ormoni hanno un sapore e un odore che permeano il liquido amniotico, una madre stressata non ha lo stesso sapore di una madre serena. Gli odori e i sapori vengono riconosciuti e memorizzati dal feto che sperimenta una molteplicità di sensazioni strettamente interconnesse con la vita e le emozioni della madre.

La dissociazione della madre surrogata che si estranea dal suo corpo, dalle sue emozioni e dal bambino che porta in grembo si trasmette al bambino che si troverà in un deserto emotivo e relazionale con una separazione dalla madre che inizia dai primi momenti della sua vita.

Esiste un legame invisibile tra madre e figlio. La trasmissione di informazioni genetiche dalla madre al feto non è unidirezionale, anche le cellule del bambino trasmettono e interagiscono con le cellule della madre. Questa trasmissione e scambio di cellule e informazioni genetiche è chiamata microchimerismo fetale14. Madre e bambino sono collegati dalla placenta e dal cordone ombelicale, attraverso questa connessione alcune cellule della madre passano nel feto e alcune cellule fetali passano nel sangue della madre, accumulandosi in vari organi. Questa relazione tra le cellule della madre e del bambino non scompare dopo la nascita e l’inclusione del DNA nell’altro corpo rende forte il legame madre – bambino per tutta la vita. Sono stati descritti casi di microchimerismo anche in donne che hanno avuto aborti spontanei o indotti.

Il numero di cellule fetali trovate nei campioni di sangue della madre aumenta con il progredire della gravidanza. La presenza di cellule fetali può essere presente negli organi materni per decenni, cellule fetali sono state trovate persino nel cervello di una donna di 94 anni. Le cellule fetali contribuiscono alla guarigione di ferite e lesioni interne, migliorano il sistema immunitario, facilitano lo sviluppo di gravidanze future, riducono la probabilità di cancro, sono coinvolte nella rigenerazione dei tessuti, nella guarigione da malattie del cuore e del fegato e sono persino conservate nel midollo osseo come parte della riserva naturale di cellule. Essendo più giovani delle cellule materne, hanno una grande capacità di rigenerare il corpo della donna.

Il microchimerismo madre – bambino è fondamentale per la crescita del bambino. L’utilità di questo scambio sul bambino è dovuta al fatto che le cellule fetali sono pluripotenti con la capacità di differenziarsi in qualsiasi altro tipo di cellula.

L’embrione che sopravvive dopo essere stato impianto nell’utero della madre surrogata si svilupperà in un luogo che potrà conservare la memoria di altri precedenti embrioni non sopravvissuti, un’angoscia di morte nell’utero simile alla situazione in cui precedentemente si è verificato un aborto spontaneo o indotto.

L’embrione impiantato può essere stato precedentemente crioconservato o vetrificato, con tutto ciò che comportano queste tecniche. Basta ricordare che i bambini nati a seguito dell’impianto di embrioni congelati hanno un rischio maggior di sviluppare tumori.

Un essere umano proveniente dall’azoto liquido, dal freddo e dal silenzio glaciale.

“Questi bambini, adolescenti e adulti nati da maternità surrogata in realtà saranno mercificati fin dall’inizio della loro vita, trattati come oggetti di contratto: ordinati, fabbricati, impiantati e infine consegnati”15 scrive la studiosa, psicologa e psicoterapeuta Anne Shaub – Thomas che mette in luce il grido segreto del bambino nato da maternità surrogata.

La vita in vitro. Se la vita di un essere umano inizia con un’operazione tecnica, questa rimarrà impressa nel corpo e nella psiche. Nella maternità surrogata il concepimento è disincarnato, fuori dall’incontro dei corpi, la fecondazione non avviene nell’intimo incontro sessuale tra un uomo e una donna, ma avviene dentro una capsula di petri e fuori dal corpo materno, la gravidanza si sviluppa nell’utero di una donna estranea con il suo DNA al bambino concepito e alla nascita questo bambino viene strappato da quella che è sua madre. Un embrione in provetta impiantato nella madre surrogata e un bambino separato per sempre da chi lo ha portato in grembo per nove mesi. Tutti questi passaggi rappresentano fratture, scissioni, distorsioni del naturale processo di procreazione, del naturale movimento della vita, del naturale venire al mondo. Fratture che scindono la sessualità dalla procreazione, che rompono l’unità e la continuità dello sviluppo dell’embrione e che fanno mancare l’unità e la continuità della dimensione relazionale tra bambino e madre. Fratture biologiche e psicologiche che modificano profondamente la memoria di quella che sarà la nuova umanità se la riproduzione artificiale diventerà il nuovo modo di venire al mondo.

Un essere umano in frantumi fin dai primi istanti di vita. Come si potrà a riconoscere un’invasione tecno-scientifica e una manipolazione genetica dei processi biologici e dei corpi quando queste innerveranno la vita fin dai suoi primi momenti? Diventerà normale ciò che di più lontano è rispetto alla vita, alle sue indeterminazioni, ai suoi limiti, ai suoi imprevisti.
L’essere umano all’epoca della sua riproducibilità tecnica diventa merce e un mero assemblaggio eugenetico fin dalla nascita, un prodotto del biomercato e delle cliniche di riproduzione artificiale, pronto per infinite manipolazioni e per infinite intrusioni tecno-mediche.

Eugenetica

La selezione è centrale in tutte le fasi del processo di riproduzione artificiale e anche nella maternità surrogata. Avviene su più livelli: selezione dei fornitori e delle fornitrici di gameti, selezione dello sperma, degli ovuli e infine dell’embrione. Prima di impiantare l’embrione nell’utero della futura madre nella maternità surrogata, così come per la donna che ha fatto ricorso alla procreazione medicalmente assistita viene effettuata una diagnosi pre-impianto (DPI) a livello genetico su alcuni embrioni al fine di selezionarne il migliore. Non può esserci fecondazione in vitro senza la diagnosi pre-impianto e la conseguente selezione degli embrioni. Ed è altamente consigliata dal momento in cui tutte le tecniche di fecondazione in vitro possono produrre delle anomalie all’embrione.

L’eugenetica è implicita e imprescindibile da tale tecnica ed è il motore che ha sempre spinto la ricerca nell’ambito delle tecnologie di riproduzione artificiale, prima nel loro sviluppo negli animali e poi nel trasferimento all’umano. Robert Edwards, che ha fatto nascere Louise Brown – la prima “bambina in provetta” al mondo – riteneva che sarebbe stato legittimo modificare geneticamente la specie umana quando sarebbe stato tecnicamente possibile.

La DPI viene presentata come necessaria per prevenire gravi malattie, mentre in realtà sta aprendo le porte all’eugenetica su larga scala. La DPI segue perfettamente logiche eugenetiche: se osserviamo la progressiva apertura delle legislazioni nazionali nei diversi Paesi europei, possiamo notare come si sia iniziato con le eccezioni per evitare la trasmissione di gravi malattie genetiche, poi con le patologie a insorgenza probabile, e infine, nel 2007 in Inghilterra si è autorizzato il ricorso alla DPI per evitare la nascita di un bambino effetto da strabismo.

Negli Stati Uniti è possibile, per una coppia senza problemi di fertilità e di trasmissione di patologie genetiche, andare in una clinica di fecondazione assistita con il solo scopo di effettuare la fecondazione in vitro per selezionare gli embrioni con determinate caratteristiche come il sesso e il colore degli occhi del futuro bambino. Al Fertility Institute di Los Angeles, ogni anno accedono quasi mille genitori fertili, per scegliere i loro figli e figlie su criteri di fatto eugenetici.

Anche in Ucraina, alla BioTexCom, è possibile per chi ricorre alla maternità surrogata e alle tecniche di fecondazione artificiale scegliere il sesso del nascituro.

Gli importanti cambiamenti nelle varie legislazioni e uno sguardo globale sulle spinte del mondo biotecnologico ci mostrano come le varie limitazioni legislative sono state man mano erose e mettono in luce la tendenza globale verso la riproduzione artificiale degli esseri umani come il nuovo modo di venire al mondo.

La strada verso il transumanesimo

Quando la procreazione diventa un’operazione tecnica in laboratorio diventa produzione del vivente. L’embrione diventa un prodotto e ciò che è un prodotto può essere selezionato, scartato e sottoposto a sperimentazione e manipolazione, seguendo le logiche transumaniste di continua ottimizzazione e implementazione di tutto il processo. La modificazione genetica è parte costitutiva del paradigma di laboratorio. Con la nuova tecnologia di ingegneria genetica CRISPR/Cas 9 è possibile modificare geneticamente la linea germinale. In Cina questa soglia è già stata superata, nel novembre 2018 sono nate due bambine modificate geneticamente con la tecnologia CRISPR/Cas9. Dopo un breve momento di indignazione, la comunità scientifica internazionale ha dichiarato che per trarre il massimo beneficio dall’editing genico germinale sono necessarie linee guida, requisiti di sicurezza e soprattutto consenso sociale. Ma le linee guida riguardano sempre il passato, gli sviluppi delle ricerche sono già oltre e spianano la strada.

Nel 2018 il Comitato Bioetico Britannico, il Nuffield Council on Bioethics, nel documento “Genome editing and human reproduction: social and ethicalissues” sostiene che “La modifica del DNA di un embrione per influenzare le caratteristiche di una persona futura (modificazioni genetiche ereditarie) potrebbe essere moralmente ammissibile”16. Il passaggio sull’uomo era implicito dall’inizio, già quando torturavano la pecora Dolly.
Se un numero sempre maggiore di persone ricorrerà alle tecniche di fecondazione artificiale e alla selezione embrionale e in un secondo momento anche all’editing genetico, rifiutare di ricorrervi sarà sempre più difficile se non impossibile, la pressione sociale sarà troppo forte.

Nel frattempo, si diffonde l’idea che sia preferibile affidare la procreazione ai tecnici e alla tecnologia e che sarà meglio fornire al figlio che nascerà un’eredità genetica migliore di quella che potrebbero fornire i propri stessi gameti. Le tecniche di fecondazione assistita sono già state ridefinite come una responsabilità genitoriale, in un tempo non troppo futuro i genitori che non andranno nelle cliniche di riproduzione artificiale da irresponsabili saranno considerati come criminali. Biotecnologi ed eugenisti tra loro si chiedono semplicemente quando la procreazione diverrà tutta artificiale, quanto tempo ci vorrà a far sì che questa diventi il normale modo di venire al mondo.

La BioTexCom a Kiev è all’avanguardia negli ultimi sviluppi tecnici nell’ambito della riproduzione artificiale ed è significativo che il proprietario di questa clinica abbia descritto la biotecnologia come l’industria del futuro con uno sguardo verso gli sviluppi dell’editing del genoma e dell’ectogenesi.

L’Intelligenza Artificiale converge con le tecnologie di riproduzione assistita con algoritmi che analizzano il miglior embrione da impiantare e algoritmi che monitorano in tempo reale lo sviluppo embrionale in previsione della realizzazione di un utero artificiale. Questo ci proietta in un futuro in cui nascere non sarà più essere spinti nel mondo o tratti al mondo, ma essere estratti e separati da un supporto tecnologico. Si potrà quindi essere divisi dal corpo della madre, ma non essere nati. Nascere non sarà più emergere dal corpo della madre.

Risalire all’origine del processo di frammentazione della procreazione è utile per capire come si sta giungendo all’utero artificiale, comprendendo che a partire dell’inseminazione intrauterina il punto di arrivo inevitabile è la totale artificializzazione della procreazione.

Il controllo, la gestione e la manipolazione del processo procreativo in ogni fase dello sviluppo, l’ossessione per la creazione della vita trasparivano già, a fine ‘800, dalle parole del biologo statunitense Jacques Loeb e da tutto quel mondo che rappresentava: “Volevo prendere in mano la vita e giocare con essa. Volevo manipolarla nel mio laboratorio come qualsisi altra reazione chimica, darle inizio, fermarla, studiarla in qualsiasi condizione, dirigerla a mio piacimento”17. J.B.S. Haldane coniò il termine ectogenesi per indicare lo sviluppo di un nuovo essere fuori dal corpo materno considerandola come un’importante opportunità di ingegneria sociale in una società eugenetica laddove una separazione completa della procreazione dal sesso avrebbe portato a una “liberazione dell’umanità”18.

In questo significato originario e in questo orizzonte bisogna comprendere come maternità surrogata, procreazione medicalmente assistita, selezione embrionale, sperimentazioni su embrioni, modificazioni genetiche, utero artificiale sono tutti aspetti profondamente interconnessi del medesimo mondo eugenista e transumanista.


Restare umani

La maternità surrogata si fonda sul diritto a un figlio. Ma non esiste il diritto di avere un figlio, né per le coppie eterosessuali, né per quelle omosessuali, né per una persona sola. Questo presunto diritto serve come pretesto per l’espropriazione della procreazione e nei laboratori della tecno-riproduzione ogni limite può e deve essere infranto ed eliminato.

La maternità surrogata e tutte le tecniche di riproduzione artificiale vengono presentate come una soluzione medica all’infertilità, ma nella realtà non la curano. Fin dall’origine queste tecniche non sono mai state pensate e messe a punto come una cura per l’infertilità, ma come un modo per selezionare l’essere umano.

L’infertilità è in netto aumento per la diffusione e la somma di molteplici nocività: pesticidi, ftalati, pfas, onde elettromagnetiche, sieri genici a mRNA, ecc… e per il rimandare la gravidanza oltre alle possibilità biologiche con l’illusione che la tecnica possa offrire sempre una soluzione.

Per far fronte all’aumento dell’infertilità e della denatalità non vengono contrastate le cause ambientali e non vengono attuate misure per aiutare le coppie in difficoltà economica e per sostenere le donne sole in difficoltà a portare avanti la gravidanza. Quelle famiglie, quelle donne e quelle nascite non devono esserci. Gli unici figli promossi e sostenuti sono quelli che escono dal laboratorio.

Sterilità è il nuovo paradigma. Sterilità fisica, mentale, spirituale. Esseri umani resi sterili nella capacità di procreare, nella capacità di pensare, nella possibilità di comprendere il reale e, in ultima istanza, nella possibilità di difendersi, di resistere, di lottare. L’umanità dovrà nascere, vivere e morire in ambiente sterile.

Per quanto riguarda le coppie omosessuali o le donne sole la maternità surrogata e le tecniche di riproduzione artificiale vengono promosse con la retorica della non discriminazione. Ma sfugge l’essenziale, che il bambino ha bisogno di entrambe le figure genitoriali, la madre e il padre, la donna e l’uomo, e queste non possono essere sostituite e rimodellate in infinite combinazioni e bricolage. “È nella necessaria complementarietà della genitorialità che gli esseri umani riconoscono sia la loro differenza che la loro dipendenza reciproca. […] La diversità sessuale dei genitori è un valore fondamentale, universale, etico, biologico. Non sarebbe senza gravi conseguenze etiche o culturali il cercare di neutralizzare il principio stesso della duplice origine dell’uomo”, leggiamo da Sylviane Agacinski19.

Le tecno-scienze non sono neutrali non solo in ciò che si prefiggono, che arrivino o meno al risultato, ma già a monte, nella loro idea di riprogettazione del mondo che rende i corpi tutti disponibili, smembrabili e modificabili. Tutto ciò che è tecnicamente possibile diventa eticamente accettabile e ciò che era impensabile e inaccettabile fino a poco tempo prima diventa gradualmente normale. La procreazione, le radici sessuate, l’umanità nelle dimensioni che la contraddistingono e la stessa realtà sono le ultime frontiere del transumanesimo per una radicale trasformazione ontologica a antropologica dell’essere umano.

La procreazione è una questione centrale. Regolamentare la maternità surrogata e le tecniche di fecondazione artificiale equivale a diffonderle e normalizzarle. Non è possibile nessuna regolamentazione, la linea del discorso deve essere tracciata prima. Dobbiamo avere ben in mente quei confini inviolabili e non negoziabili, ciò che non sarà mai eticamente accettabile. Ci sono dei nodi attorno cui non è possibile alcuna discussione, alcuna contrattazione, alcun indietreggiamento, dei nodi che non possono essere soggetti alla relativizzazione e al criterio dell’utile. La dimensione della procreazione non è disponibile, i corpi non sono disponibili, il vivente non è disponibile.

Note:

1 http://www.uteroinaffitto.com/dossier-di-rai-2-maternita-surrogata-presso-biotexcom/

2Anne Schaub-Thomas, Un cri secret d’enfant: Attachement mère-enfant, mémoires précoces, séparation-abandon, Les Acteurs du savoir, 2017, trad.it., Il grido segreto di un bambino. Maternità surrogata e il diritto di chi nasce, Lindau, 2024.

3Globalization and Transnational Surrogacy in India: Outsourcing Life, cit. in Daniela Danna, Fare un figlio per altri è giusto? Falso, Laterza, 2017.

4María Vélez, Grave morbilità materna e neonatale tra le portatrici gestazionali, in Annals of Internal Medicine,Vol. 177 , Num. 11, settembre 2024, https://www.acpjournals.org/doi/10.7326/M24-0417

5Diane Tober, Eggonomics: The Global Market in Human Eggs and the Donors Who Supply The Egg, Routledge, 2024.

6Rina Raphael, The ‘Wild, Wild West’ of the American Egg Donor Industry, https://www.thefp.com/p/fertility-industry-preys-on-female-egg-donors

7https://indd.adobe.com/view/5e2442b5-7d8b-4e45-85ec-7ce08e30a659

8https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4106369/pdf/nihms605211.pdf

9https://www.theguardian.com/lifeandstyle/2021/nov/07/

10Tèmoignage: Je suis un produit de la gestation puor autrui, https://www.juristespourlenfance.com/2015/06/02/temoignage-je-suis-un-produit-de-la-gestation-pour-autrui/

11 Anne Shaub-Thomas, op.cit.

12 Olivia Maurel, Nata da madre in affitto, https://feministpost.it/insights-reflections/nata-da-madre-in-affitto/, https://www.instagram.com/reel/C0J8jwgoBff/

13 Anne Shaub-Thomas, op.cit.

14Laura Isabel Gómez García, Microchimerismo: Il legame madre-figlio che non si può comprare, in Per l’abolizione della maternità surrogata, AA.VV., Ortica edizioni, 2023; in ¿Gestación subrogada?un enfoque feminista abolicionista de la explotación reproductiva, Ciudad Real. España, 2023.

15Anne Schaub-Thomas, op.cit.

16 Nuffield Council on Bioethics. Editing del genoma e riproduzione umana: Questioni sociali ed etiche. <http://nuffieldbioethics.org/wp-content/uploads/Genome-editing-and-human-reproduction-short-guide-website.pdf>

17Silvia Guerini, Costantino Ragusa, (a cura di), I figli della macchina. Biotecnologie, riproduzione artificiale, eugenetica, AA.VV., Asterios edizioni, 2024.

18J.B.S. Haldane, Daedalus, or Science and the Future, Cambridge, 1923.

19Sylviane Agacinski, Politique des sexes, Seuil, 1998.

Silvia Guerini, www.resistenzealnanomondo.org, Aprile 2025,
pubblicato in spagnolo in Iglesia Viva. Pensamiento crítico y cristianismo, num. 301, 2025, https://iviva.org/