Il corpo della donna non è in vendita, non è mercificabile, non è un pezzo di ricambio, non è sacrificabile. Le donne non sono contenitori per produrre figli, non sono macchine da riproduzione. In nome della libertà si celano abomini, in nome della libertà di disporre del proprio corpo e in nome dell’autodeterminazione si fanno proprie le logiche di mercificazione di questo sistema tecno-industriale dove tutto è merce, tutto è quantificabile e soggetto al criterio dell’utile, tutto è in vendita, tutto è ingranaggio in una mega macchina che stritola i corpi e il mondo intero.
Il nodo che lega la PMA e la GPA è la tecnica della fecondazione in vitro e la conseguente selezione degli embrioni. Emerge con forza ed evidenza come l’eugenetica sia implicata e imprescindibile da tale tecnica. Stiamo consegnando definitivamente la procreazione nelle mani di esperti, tecnici, biotecnologi, sottraendola così, definitivamente al potere femminile.
Una volta che la pratica sarà estesa a tutte e tutti si entrerà in un circuito in cui, in nome della libertà di scelta, si creerà un contesto in cui non si potrà fare altrimenti. In un domani non troppo lontano sarà definito prima irresponsabile e poi criminale mettere al mondo figlie/i senza ricorrere alle tecniche di riproduzione artificiale garantite e gestite da un apparato medico.
La procreazione artificiale si innesta in un preciso progetto di controllo, selezione, modificazione, omologazione e addomesticamento dell’umano e dell’intero vivente.

Frammenti di pensieri, speranza e lotta – Silvia Guerini

Frammenti di pensieri, speranza e lotta

Viviamo in una società della novità perpetua e della continua rincorsa a standard ridefiniti di volta in volta dagli algoritmi della cosiddetta Intelligenza Artificiale che a loro volta ridefiniscono l’essere umano e lo stare al mondo. Una ridefinizione che precede il reale e che lo plasma, lo sostituisce. Il mondo del reale si deve adeguare a quello che viene considerato come vero, desiderabile, migliore.

I contesti critici a loro volta non sono immuni da determinate dinamiche e caratteristiche che dovrebbero contrastare. Viene inseguita l’ultima sensazionale notizia, scivolando sulla superficie senza mai addentrarsi nel profondo di acque scure e melmose per il timore di affrontare questioni scomode e impopolari, pena la perdita di ascolti e di incassi nelle serate. Si rincorre il teatrino del mainstream, discutendo di ciò che ci si aspetta di discutere, si creano dibattiti che rimangono ai margini, attorno a dettagli, senza porre le domande giuste rimanendo dentro confini prestabiliti. Nel mentre passano sviluppi tecno-scientifici a cui attorno c’è il deserto della critica. Critici che restringono appositamente la critica, scelte di campo che denotano solo disonestà intellettuale.

La grande marcia della distruzione prosegue e le parole non contano più, le narrazioni si pongono non solo al di là dei significati, ma anche al di là dei fatti e ciò che viene detto perde aderenza con la realtà. Tutto può diventare il contrario di tutto, venire stravolto e risignificato senza che ci sia memoria di quello che significava un attimo prima. In questo scenario perde senso stare a rincorrere l’ultima dichiarazione estraendola non solo da un contesto ben più ampio, ma da questa operazione di cancellazione e risignificazione della realtà trasformata in un processo fluido, proteiforme rimodellabile a piacimento. E il “fatto tecnico”, come insegna Bernard Charbonneau, diventa “la carne stessa del reale e del presente” e quando veniamo travolti dalle sue conseguenze altri sviluppi, applicazioni, lasciapassare bioetici e passaggi legislativi sono già oltre… Ci si scandalizza di fronte a eccessi, ma al contempo, di fatto, si sostiene ciò che è alla loro radice.

In tutto questo influencer del pensiero concorrono a sgretolare la possibilità di costruire un reale pensiero critico. Sfuma il senso e chi costruisce pensiero critico e libero fatica a far capire tutto questo.

Viviamo in un tempo in cui tutto passa alla velocità di un clic su una tastiera. Tutto è momentaneo, fugace, effimero, transitorio e frammentato. Nulla conserva memoria. Nulla permane. Nulla tiene densità, quella densità in grado di trattenere. Tutto scivola, viene stravolto e risignificato. Tutto evapora. Nessuna memoria e nessuna tensione verso il domani: un eterno presente, una scomparsa del passato e una scomparsa del futuro. Il futuro crea ansia, vi si proietta solo la vecchiaia e la morte che non hanno spazio nella società cibernetica.

Si perdono punti di riferimento per orientarsi. Affabulatori del nulla, padroni del pensiero, del linguaggio e dell’immaginario confondano e disorientano. La realtà rimane tale e quale, ma si perdono gli strumenti per interpretarla e si vive come nel mito della caverna di Platone, convinti di vivere in un mondo reale quando in realtà si guardano delle ombre, convinti di esseri liberi, quando in realtà si è in catene. Oggi la schiavitù è volontaria, la gabbia d’acciaio è diventata trasparente. È la gabbia cibernetica e algoritmica. È il potere dolce degli algoritmi che avvolge, accompagna, sussurra, coinvolge, consiglia, dialoga e nel mentre incanala nell’orizzonte di senso tecnologico, l’unico che verrà concepito come possibile.

Nella grande vetrina digitale dei social ci si consuma e si viene consumati come merci nel grande biomercato di corpi, desideri, illusioni. Si diventa attori e spettatori di sé stessi in perenne inseguimento della propria autorappresentazione. E dal consumo di merci al consumo di rapporti come merci usa e getta, a tempo determinato, a scadenza ravvicinata. In maniera compulsiva un oggetto dopo l’altro, una relazione dopo un’altra senza mai andare in profondità. Le merci possono essere consumate, comprate, sostituite, rispedite al mittente. La logica delle merci non può conciliarsi con il sentimento dell’amore. L’amore reso merce viene svilito. Le relazioni d’amore è come se dovessero fermarsi alla fase di innamoramento senza mai giungere alla fase di un impegno e di una progettualità, come se dovessero avere le caratteristiche dell’interscambiabilità e dell’intrattenimento. In generale, oggi, svanisce il senso dell’Amore come sacrificio, come un donare sé stessi.

In vendita anche esperienze, quelle che vengono definite come tali. Si compra un esperienza, una creazione di un contesto finto che ti illude di vivere un’esperienza autentica. Chi va da una novità a un’altra – oggetti, esperienze, pseudo-relazioni – in fondo sta sfuggendo da sé stesso. Continui stimoli esterni, sempre nuovi, per non soffermarsi su come affrontare la vita e le sue difficoltà. Il cambiare incessantemente diventa una nuova postura ed erode la capacità di tessere legami e relazioni profonde e durature, legami familiari e legami territoriali, erode la capacità di tessere progetti e percorsi, erode la possibilità di comunanza, appartenenza e solidarietà. Relazioni d’amore, d’amicizia, progetti in comune diventano un qualcosa da provare, da rinnovare costantemente. Come consumatori compulsivi in ansia fino al prossimo nuovo acquisto che diventa presto obsoleto. Come turisti perennemente di passaggio che scambiano l’attrazione costruita ad hoc per realtà autentica incapaci di soffermarsi a percepire l’anima dei luoghi.

L’individuo ideale per questa società è colui che è perennemente insoddisfatto, che deve cambiare continuamente tutto: protesi tecnologiche, oggetti, casa, lavoro, relazioni, aspetto esteriore fino al proprio sesso. L’uomo trans e l’esistenza trans: perennemente in transito, trans-luogo, trans-gender e trans-genico. Di fondo il principio secondo il quale se persisti nel tuo essere e in tutte le dimensioni e legami che lo contraddistinguono sarai insoddisfatto, se cambierai incessantemente rigettando tutto quello che ti costituisce sarai felice. Un grande inganno.

Un individuo sradicato in perenne mutamento alla spasmodica ricerca di un qualcosa che non arriverà mai. Abbiamo generazioni di eterni giovani, narcisi, egocentrici, annoiati, ansiosi, fragili e insicuri. Rigettano valori, ideali, passioni, insegnamenti, eredità. Perennemente di passaggio. Figli del voglio tutto e subito, del vietato vietare, del desiderio assoluto. Il mondo è lo sfondo dei loro selfie, cresciuti in un mondo virtuale rigettano la realtà perché non l’hanno mai vissuta e perché non l’hanno scelta. Senza memoria, passato, appartenenza, radicamento. Non sono eredi e non avranno eredi. Pronti per la società cibernetica, per le case domotiche, tutte uguali, grigi e tristi, per l’ambiente ricostruito che prenderà il posto della natura, di boschi, sentieri, torrenti. Attorniati da non-cose, senza storia e significato, in case vuote e asettiche con mobili dell’ikea in cui nemmeno la polvere si posa. Diverse le nostre di case, piene di oggetti vecchi, di polvere, di libri, di odori, di ricordi. Di cose che trattengono i significati, quelle cose che creano un’architettura del tempo, che lo rendono abitabile, in armonia con i cicli delle stagione e della terra. A noi rimane l’amara constatazione che le nostre cose finiranno in discarica, che i nostri libri non avranno biblioteche, ma solo il fumo nero degli inceneritori.

L’essere umano non è adatto a questo mondo cibernetico e transumano, la tecnica lo adatta, lo plasma, lo trasforma, ma alla fine, in fondo, sente un’angoscia, un’angoscia di una non vita, di una vita insensata e invivibile, di essere destinato all’inumano come aveva anche ben compreso Jacques Ellul, uno dei più importanti precursori della critica al sistema tecno-scientifico. Questa angoscia disorienta, paralizza, restringe le possibilità, soffoca il pensiero, mina la libertà. Dinnanzi all’angoscia contrapporre la speranza. Speranza per resistere, per agire, per lottare.

L’essere e l’agire hanno bisogno di un orizzonte di senso, la vita per non ridursi a mera sopravvivenza ha bisogno di un orizzonte di senso condiviso che parta da un riconoscimento, da un legame, da un radicamento, da un’eredità. Se l’unico orizzonte di senso sarà quello tecnologico come poter orientarsi nel mondo? Si seguirà quello che di volta in volta sarà definito dagli algoritmi dell’Intelligenza Artificiale.

La speranza può infonderci un senso e un orientamento. Senza orizzonte di senso, senza un posto nel mondo, senza verità, bellezza, memoria – ciò che Simone Weil identifica come bisogni dell’anima, tutti profondamente interconnessi – il vivere diventa un mero sopravvivere, si atrofizza, perde slancio e si riduce all’immanenza di un eterno presente.

La speranza è sempre stata considerata contrapposta all’agire. Chi spera non agisce, si dice. Invece la speranza fa sì che nonostante tutto non ci si rassegni, infonde forza per agire, per tessere progettualità, per continuare anche nelle avversità. Infonde una forza particolare, che la sola ragione non potrebbe generare.

La speranza è una postura dell’animo, è un orientamento dell’agire che va oltre l’immediato presente. Non è, come spesso di crede, un mero sperare che le cose vadano bene, un mero atteggiamento ottimistico e non si riduce a un desiderio o a un’aspettativa. La sua misura non è data dal rallegrarci che le cose vadano come ci aspettiamo e che ci portino successi all’interno di logiche transumane di velocità, comodità, prestazione. La sua misura si calibra attorno alla nostra ferma volontà e alla nostra determinazione per impegnarsi in una direzione, per raggiungere quello che riteniamo degno di essere raggiunto all’interno di un ordine di valori. Non è quindi la superficiale convinzione che potremmo raggiungere tutto quello che ci prefiggiamo o che tutto vada a buon fine, ma è la profonda convinzione che la direzione intrapresa sia quella giusta, quella con un senso, con uno scopo che si spinge oltre. Per quello che trasmetteremo e per quello che rimarrà anche dopo di noi, quando non saremo più in questo mondo. Senza calcoli, con solo lo slancio del cuore.

Quando si combatte una battaglia persa è in realtà già vincere. Quando si combatte sapendo di poter morire è vivere nel modo più pieno che si possa vivere. Non aver paura innanzi alla morte ci rende liberi. Questa postura dell’animo ci congiunge con ciò che c’era prima e con ciò che verrà.

Calcoli e previsioni algoritmiche rendono superflua la speranza come rendono superfluo l’essere umano. La speranza apre a sostenere l’imprevedibile, l’incalcolabile, l’inafferrabile e apre a possibilità che non si sarebbero mai previste. L’avere speranza può non avere un qualcosa di specifico o di concreto a cui tendere, è un modo di essere esistenziale che rappresenta come ci poniamo nel mondo, dinnanzi alla vita e dinnanzi alla morte. È un modo del nostro essere nel mondo.

La speranza arriva nei momenti di più cupa disperazione, diventa nutrimento e ci prepara a sostenere il peso di grandi cose con tutte le fatiche che possono comportare. La speranza nell’essere umano, nonostante tutto, è li in fondo al cuore e se non ci fosse tutto il nostro agire potrebbe perdere di senso. Sperare è non far inaridire il cuore.

Ernst Jünger si chiede: come reagirà l’uomo di fronte alla catastrofe e sarà in grado di rendersi conto che la storia lo sta ponendo innanzi all’abisso? Sperare è, di fronte all’abisso, mantenere la posizione, il non cedere a facili scorciatoie che portano in realtà lontano, il non cedere a compromessi che portano a stravolgere le proprie idee e i propri valori e, come risponde Jünger, “le catastrofi provano fino a quale profondità uomini e popoli sono radicati nel terreno originario”, attingere quindi a quel “fascio di radici nel terreno e se il pericolo aumenta attingere alla forza delle Madri, alla loro energia primigenia che le semplici forze del tempo non sono in grado di arginare”.
La speranza apre al mondo, non chiude, apre alle possibilità, indipendentemente dall’esito degli eventi, dai desideri, dalle aspettative. Non è un mero sperare per sé stessi, al fine di ottenere un qualcosa, è rivolta verso l’Altro, il mondo, l’esistenza, la vita. Un sentire interconnesso all’amore. Chi ha speranza e chi ama si pone oltre all’immediato soddisfacimento di un bene strettamente personale. Chi vede solo sé stesso, chi è atomo disgregato e isolato da una comunità e da un mondo non riesce a sperare e non riesce ad amare, se non di un amore merce, egoistico e svuotato del suo senso.

Potremmo dire che la speranza ha, in un certo senso, alcune caratteristiche dell’aver fede intesa come un affidarsi. Affidarsi a quello che si sente nel profondo, affidarsi al senso delle cose, un senso che ai nostri giorni è sempre più eroso e sgretolato. L’essere umano cammina su una corda tesa tra libertà e destino, percorre il loro intreccio. Con la possibilità e la libertà di coglierne i segni, di porsi innanzi e in ultima istanza di scegliere del proprio senso e del proprio scopo.

La speranza va al di là della morte. La buona novella del nuovo nato, della nascita, del venire al mondo da speranza. Cosa accadrà quando non si verrà più al mondo, ma quando venire al mondo da un corpo di donna verrà sostituito con l’essere estratti e staccati da un supporto tecnologico con la realizzazione dell’utero artificiale? I figli della macchina1. E cosa avverrà, ancor prima di questa finale realizzazione tecnica, se venire al mondo, nell’imprevisto e nella libertà della nascita, verrà sostituito da un venir selezionati, progettati, ingegnerizzati all’interno di un laboratorio?

L’embrione tiene memoria. Esiste una memoria cellulare e ciò che si afferma a livello cellulare rimane a livello psicologico. Come diventerà questo essere umano proveniente dall’azoto liquido, dal silenzio e dal freddo glaciale, da un assemblaggio di ovulo e sperma in una piastra di petri?

La vita in vitro. La vita innervata dalla tecnica e dalla modificazione genetica ancor prima della sua nascita, del suo venir al mondo. Se la vita di un essere umano inizia con un’operazione tecnica, questa rimarrà impressa nel corpo e nella psiche. Fratture, scissioni, distorsioni, riprogettazioni, artificializzazioni del naturale processo di procreazione, del naturale movimento della vita, del naturale venire al mondo. Fratture che scindono la sessualità dalla procreazione, che rompono l’unità e la continuità dello sviluppo dell’embrione. Fratture biologiche e psicologiche che modificano profondamente la memoria di quella che sarà la nuova umanità se la riproduzione artificiale diventerà il nuovo modo di venire al mondo. Un essere umano pronto per il mondo laboratorio.

La razionalizzazione tecnica segue parametri quantificabili e misurabili, ma l’essere umano ha bisogno di ricerca di significato, di profondità, di contemplazione, di bellezza, di etica. Lo sguardo tecnico e l’operare algoritmico non riconoscono queste dimensioni, non gli appartengono e nel loro avanzamento sul mondo il prendersi cura della persona sarà mantenere la sua funzionalità organica: monitoraggio biologico, controllo e gestione sanitaria all’interno di parametri di volta in volta decretati dagli algoritmi. Lo sguardo dai processi vitali viene spostato verso i processi meccanici, artificiali, inanimati. L’interesse per la vita si sposta verso l’interesse per la tecnologia e alla fine si diventa indifferenti verso la vita, incapaci di riconoscere quando questa è innervata dalle tecno-scienze, incapaci di provare anche solo un sussulto di orrore.

Da quando l’essere umano ha reciso il legame con una dimensione trascendente, con microcosmo e macrocosmo non ha trovato quella libertà ed emancipazione che tanto agognava una determinata ideologia illuminista e progressista, ma si è trovato senza senso innanzi alla sua finitudine. E dinnanzi all’angoscia della morte che rappresenta proprio l’angoscia per la propria finitudine il vuoto è stato colmato con ansia, inquietudine e frenesia che caratterizzano i tempi di oggi.

Tornare a “camminare con i piedi per terra”, nel tempo della durata, in risonanza con l’accordo delle stagioni, rimaste immutate nella loro “danza circolare” nonostante l’avanzata materialista…

René Guenon scrisse: “I moderni diranno – lo sappiamo bene – che gli antichi hanno visto male, o che hanno riferito male quello che hanno visto; ma tale spiegazione, la quale equivale a dire che, prima della nostra epoca, tutti gli uomini fossero affetti da disturbi sensoriali o mentali, è veramente troppo semplicistica e negativa; e se si vuole esaminare la questione con tutta imparzialità, perché non sarebbero invece i moderni a vedere male o addirittura a non vedere del tutto certe cose?”.

Credere nell’esistenza di un ordito nel mondo, di una corrispondenza, di un legame profondo tra gli eventi, tra il microcosmo e il macrocosmo significa credere che nulla di ciò che facciamo resta fuori da questi legami, da queste corrispondenze, da questi significati, da questo tessuto del mondo, del tempo e dello spazio. Significa – come leggiamo in Jünger – riconoscere “le tracce di un sapere che ha radici più profonde dei luoghi comuni dell’epoca presente”, riconoscere che le nostre azioni possono contenere in sé stesse “un seme a noi sconosciuto”. Significa credere che qualcosa, nella sua essenza, rimane, prosegue, anche se per altre forme, in altri luoghi, in altri tempi. L’essenziale non muta e regge alla corrosione.

Andando avanti a testoni, attraverso l’ordine visibile e invisibile delle cose, per procedere, come leggiamo in Jünger, “dall’incompiutezza del sapere verso ciò di cui si può solo avvertire un presagio” e le Cicindele, osservate nel loro cammino, sono “come un esempio della quantità di forze che incrociano la nostra strada, che la attraversano senza che riusciamo a percepirle”.

La pietra, scrive Jünger e aggiungerei anche le montagne, stanno in un rapporto particolare con il tempo, formano con il loro corpo l’ossatura della terra. Quando siamo circondati da pietre, da montagne viene a noi il sentimento di luoghi e tempi lontani. Così come quando siamo innanzi a strutture edificate in tempi antichi, come se quei tempi e quei morti ci fossero più vicino, come se le loro opere e i loro significati giungessero a noi, anche se solamente sotto forma di eco lontano.

L’eternità è nel ricordo dei vivi, l’eternità è in quello che lasciamo in questo mondo che saprà reggere alle erosioni e agli stravolgimenti di significato e che nell’oblio rimarrà. È la pietra che rimarrà tra le rovine. È la pietra da cui si potrà continuare a edificare.

“Sono queste le ore più cupe, quando si teme che tutto si trasformerà in una succursale dei mattatoi di Chicago o dei campi di lavoro forzati sul Mar Glaciale”, scrive Jünger, ma poi, continua, “l’occhio vede un falco e si sente bagnato di fresca rugiada, fortificato da un magico conforto. Esso vive – non soltanto nel suo effimero piumaggio, ma nell’eternità di cui è testimone. Non soltanto una piccola valle tra le rocce di quest’isola, ma l’intero universo s’intravede dietro il falco. […] La arde un fuoco che mai si estingue”.

Nella mitologia greca Prometeo è incatenato a una roccia presso il mare. Prometeo dà libero sfogo alla sua amarezza, Ermete cerca di calmarlo e di indurlo alla moderazione e Prometeo grida: “Io odio tutti gli dei”. Ermete risponde ammonendolo per tanto odio “sembra che tu sia colpito da una grande follia” e per follia si intende malattia dello spirito. Prometeo diventa simbolo della liberazione dell’uomo, il rovesciamento del significato del simbolo è la grande illusione progressista e transumanista che concepisce la libertà come assenza di limiti e di vincoli, Il rovesciamento del simbolo è l’instaurarsi del regno della quantità, è l’arroganza prometeica di volersi sostituire alla natura, al corso degli eventi, a Dio, di riprogettare una nuova umanità, di dirigere il corso stesso dell’evoluzione “un’evoluzione autodiretta e consapevole” – così definita da transumanisti eugenisti – con riproduzione artificiale, biotecnologie, nanotecnologie e intelligenza artificiale.

Viviamo tempi in cui è difficile cogliere una reale comunanza, ma non bisogna perdere l’orientamento, non bisogna perdere la capacità di cogliere la visione di mondo transumana anche se appare in altre vesti. Una sinistra progressista e una destra prometeica sono due facce della medesima medaglia, varianti del medesimo sistema tecno-scientifico, del medesimo mondo moderno che avanza con Intelligenza Artificiale, biotecnologie, tecnologie CRISPR/Cas 9 e a mRNA. In questo scenario ci collochiamo affermando ‘la nostra visione di mondo o la loro, le nostre idee o le loro’ e la contrapposizione è essenziale, è antropologica, ontologica, metafisica. Noi, chi siamo noi? Essenzialmente altro. Altro da tutto quello che è già prestabilito. Scomodi, impopolari, non più adatti e presentabili quando la critica esce dai binari prestabiliti e quando anche il mondo del dissenso deve adeguarsi. Anti-moderni, anti-illuministi, anti-industriali, anti-gender, anti-tecnoscienza… più facile descriversi in contrapposizione. Ecologisti, di quell’ecologia di cui oggi si è perso il senso, risaliamo tra autori del passato, senza il timore di avanzare in terreni inesplorati. Per un senso della vita, della natura e della libertà altro da quello che è stato fagocitato e risputato da molti.

Oggi la linea va tracciata tra chi vuole restare umano e tra progressisti prometeici transumani, avendo ben in mente quei confini inviolabili e non negoziabili e ciò che non sarà mai eticamente accettabile. Avendo bene in mente che non esisteranno mai mani giuste per biotecnologie, nanotecnologie, intelligenza artificiale. Né Trump né i BRICS possono rappresentare un’alternativa, risulta alquanto ridicolo anche solamente doverlo affermare. Alcune analisi geopolitiche sembrano fermarsi a un primo livello, sfugge così un livello più fondamentale. Da un lato Trump non rappresenta la fine di un incubo, al contrario di come viene considerato da alcuni, ma è un inizio di un incubo peggiore. Da un altro lato i BRICS non rappresentano alcun tipo di ostacolo all’attuazione pressoché ubiquitaria delle agende della megamacchina che sta guidando la colonizzazione tecnologica di ogni aspetto della vita. Eppure, nonostante le molte evidenze – tra cui anche quella che è stata la gestione della cosiddetta emergenza pandemica e gli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale – questo secondo livello viene relativizzato portando avanti, di fatto, il mito della “neutralità della tecnica” anche da chi possiede strumenti di critica del presente. Quelli che vengono presentati come due modelli – da un lato l’asse anglo-americano-sionista dall’altro lato l’asse Russia-Cina e a seguire l’alleanza dei BRICS – non rappresentano in realtà un diverso modo di abitare il mondo. Potremmo – in realtà da tempo – parlare di tecnocrazie e di visioni progressiste e transumane che, con le loro varianti interne e con le varianti cosmiste, possono divergere su alcuni aspetti e su alcuni approcci e entrare in contrasto per questioni egemoniche, ma rimanendo sempre nel medesimo quadro ideologico di avanzamento tecno-scientifico come ristrutturazione del mondo e come visione essenziale di quello che viene considerato progresso umano.

Detto ciò solo un movimento che nasce dal basso si potrà opporre a questo nichilismo esistenziale. Che allora i nostri percorsi lascino traccia, pietre, significati, testimonianze di un altra visione di mondo, memorie di lotte portate avanti nonostante tutto. Continuando a tessere relazioni e percorsi fuori dall’intossicazione dei social, fuori da schemi e recinti precostituiti. Tornare a sognare, a spingersi oltre il possibile, contro ogni realismo, immaginare altre possibilità, coltivare per non far dilagare i deserti della critica e dello spirito, fuori da ogni calcolo, per nuove alleanze nell’unione di spiriti liberi, continuando a lottare contro il transumano e la dissoluzione che avanza.

Silvia Guerini, Giugno 2025, Resistenze al nanomondo
Pubblicato su L’Urlo della Terra, num.13, Luglio 2025

Nota:
1 Silvia Guerini, Costantino Ragusa (a cura di), AA.VV., I figli della macchina. Biotecnologie, eugenetica e riproduzione artificiale, Asterios editore, 2023.

Bibliografia parziale:
Byung-Chul Han, Contro la società dell’angoscia. Speranza e rivoluzione.
Ernst Jünger, Cacce sottili; Il contemplatore solitario; Al muro del tempo; Trattato del ribelle.
Weltanshauung Italia, Fracta Veritas.

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L’ideologia del tecno-mondo. Resistere alla mega macchina – Silvia Guerini e Costantino Ragusa, acro-polis edizioni, leggi qui la presentazione: https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/lideologia-del-tecno-mondo-resistere-alla-megamacchina-silvia-guerini-e-costantino-ragusa/

Difensori della vita e della natura – Paul Cudenec

Dal bollettino The Acorn, n. 105

2. Defenders of life and nature

As life itself is increasingly menaced by the cancerous growth of industrialism, the importance of those rare voices across the world alerting us to this threat becomes ever more acute.

In the USAJennifer Bilek warned on August 2, 2025: “A society that obscures biological sex through technology, pharmaceuticals, language, and legal changes risks undermining human reproduction.

“The gender industry, encompassing gender ideology and transgenderism, markets human reproductive systems as fragmented parts, aligning with advancements in reproductive technologies like surrogacy, IVF, sperm banks, egg harvesting, and genetic screening.

“These industries, already generating billions in revenue and poised for growth, pave the way for ectogenesis and multi-parent genetic configurations.

“The LGB movement, once rooted in civil rights, has evolved into a powerful force promoting a high-tech family model, detached from biological norms, and families as we currently understand them, through the addition of TQI+ and gender ideology (marketing).

“The struggle is not about ‘trans’ rights versus women’s rights or men versus women, but biological reproduction versus technological reproduction”.

In ItalySilvia Guerini (picturedwrote on August 5, 2025: “Gender ideology is a ramified system that modifies and reconfigures the perception of one’s body and reality.

“This ideology must be seen as part of the transhumanist advance, demolishing and reconfiguring the human being and life.

“It leads to dissociation from the body, the spirit, nature and reality. It leads to the dissolution of sexual roots, to artificial reproduction and genetic tinkering.

“It is part of the process of denying the human being as such, in preparation for genetic modification, brain implants, in vitro life and a laboratory world.

“It artificially reconfigures what will be considered man, woman, procreation, reality, nature, artifice, machine and human being.

“Bodies are inviolable and unavailable; they are not living laboratories in the hands of transhumanist and eugenicist technocrats”.

She remarked: “It is no coincidence that there has been an increase in requests for cryopreservation of eggs and sperm before embarking on the transition process.

“Those who wish to become parents in the future will only be able to do so by resorting to artificial reproduction centres”.

And in FranceRenaud Garcia likewise warned in an interview in the July-August 2025 issue of La Décroissance print newspaper that the aim of industrialism was to “artificialize birth”.

He described how contemporary thinking has been deliberately shaped to shut down all criticism of the industrialist system, even in “environmentalist” circles.

There, he explained, it has become trendy to parrot academic Philippe Descola’s line that “nature does not exist”.

This is predicated on the notion that naming “nature” is a purely modern and Western notion.

But, argued Garcia, if nature does not exist, what are peasants in Africa or Asia doing when they live in the traditional way?

“They are not armed with a Western notion of nature, but they still live with that which is born, grows and dies”.

He added, crucially: “If nature does not exist, we lose the critical basis of all anti-industrialism”.

Another trick used by “left-wing” ideological agents of the system is to deliberately associate the term “nature” with a certain “right-wing” outlook attached to a rigid idea of a patriarchal and authoritarian “natural” social hierarchy.

The point of this manoeuvre is to disallow challenges to the industrial system’s threats to natural life, Garcia told La Décroissance.

“Criticism of artificial reproduction is seen as an attack on the rights of ‘reproductive minorities’”, he said. Dissidents are quickly labelled “fascists”, “reactionaries” or “transphobes” and their meetings cancelled or disrupted.

Garcia described this stifling of intellectual debate through vindictive smears and threats as “Stalinist”.

He has himself been on the receiving end of this treatment, as The Acorn can testify first-hand. But, like Bilek and Guerini, he remains determined to defend the real and the natural.

He concluded the interview by insisting: “Only the living life – and not the machine life that today serves as its substitute – is worth being led”.

No barriers have been put in place against gender ideology – Silvia Guerini

No barriers have been put in place against gender ideology.
Critical reflections on the bill on puberty blockers and hormones.

The Council of Ministers has approved a bill introducing provisions for the “appropriate prescription” and “correct use” of puberty blockers and hormones in “gender transition” pathways for minors. The measure was presented by Health Minister Orazio Schillaci and Minister for Family, Birth and Equal Opportunities Maria Eugenia Roccella. The bill provides for provisions for “effective data monitoring” and the administration of drugs will be permitted following a “specific diagnosis” made by a multidisciplinary team and after psychological, psychotherapeutic and, if necessary, psychiatric treatment has already been carried out. All this will be subject to the approval of the Ethics Committee.

The measure also establishes a register for the prescription of drugs by the AIFA (Italian Medicines Agency) with subsequent “monitoring”. Finally, a technical committee will be set up to evaluate the AIFA’s six-monthly report. The Italian Medicines Agency will be responsible for this. Remembering the role of the AIFA during the pandemic narrative and its authorisations of mRNA gene serums, what can we possibly expect for triptorelin?

In fact, we are not moving away from the paradigm of producing a certain narrative that is emergency-based, medicalising, genetic or of another nature, relying for an assessment of the harmful consequences on those who are an integral part of the process of normalising certain therapies, the interests at stake and the underlying ideology: the companies that produce them, the research sectors that feed off these developments, the technical committees of experts and the various bioethical committees that endorse them, the professional associations that approve and support them, the regulatory bodies that authorise them, the whole world that finances and promotes them… in short, those who have every interest in their dissemination and in the transformations that will result, not only as harmful consequences, but also as consequences within society on how ethical principles will be perceived and considered and on the points of no return in the collapse of the last barriers defending the bodies and processes that sustain life.

For our part, we affirm: no “prescriptive appropriateness”, no “correct use”, no “monitoring”. Could one ever claim the correct use of a sterilising drug based on the great deception of a supposed “gender identity”? Triptorelin and hormones must be stopped in their administration and also in their use for research purposes.

Bodies must not be destroyed and experimented on. Drug treatments with triptorelin (used in America to chemically castrate paedophiles, it should be remembered) and subsequently with hormones of the opposite sex are in fact sterilisation.

It is no coincidence that there has been an increase in requests for cryopreservation of eggs and sperm before embarking on the transition process. Those who wish to become parents in the future will only be able to do so by resorting to artificial reproduction centres.

There are already enough studies demonstrating the irreversible damage caused by these drugs, even if they have not been taken into account by the National Bioethics Committee, which, when asked about the use of triptorelin in its opinion last November, stated that, given “the insufficient scientific data on the use of puberty blockers”, it is necessary to “proceed with trials of this medicine” and that there is “uncertainty about the risk/benefit ratio of puberty blocking with triptorelin”. But we are not surprised by this, as ethics is not part of the laboratory paradigm and, for some time now, various bioethical assessments have in fact served to advance all kinds of technological and scientific developments, even in areas that affect our bodies and the processes of life itself.

We recall the final report on transitions in minors by paediatrician Hilary Cass: a definitive condemnation of the affirmative approach that provides for the blocking of puberty at age 12 (or even 10), the administration of hormones of the opposite sex at age 16, and possible surgical mutilation at age 18. This report contributed to the closure, after numerous complaints, of the Gender Identity Development Service at the Tavistock Clinic. We also recall the research by Lisa Littman, which shows that cases of “rapid onset gender dysphoria” regress when adolescents are removed from social media, where a real social contagion spreads.

With the assumptions of the Bioethics Committee’s opinion and the assumptions of this bill, will it be possible to stem the start of so-called transition pathways for minors? How can this bill be a solid barrier if the concepts of “gender identity”, “gender dysphoria” and “affirmative approach” are not questioned? Some say it is a limit to drift, but in the face of drift, setting a limit without eradicating its premises only means that over time this limit will inevitably shift. In the face of drift, we can only counter with a courageous ethical position that leaves no room for interpretation, slippage, reconfiguration or loopholes. No to puberty blockers, hormones and surgical mutilation for children and adolescents, because of their irreversible consequences and because of what they represent as a redesign of the human being.

In the field of life sciences, we have already seen where regulations, restrictions, borderline cases, exceptions, risk/benefit assessments and informed consent lead: to continuing in the direction we have taken. The point, which no one has the courage to address, is that the entire gender ideology system should be demolished, affirming forcefully that there is no such thing as “gender identity”, that there are no trans children and adolescents, that we are born male or female and that no one is born in the wrong body.

Gender ideology is a ramified system that modifies and reconfigures the perception of one’s body and reality. This ideology must be placed within the transhumanist advance of the demolition and reconfiguration of the human being and life. It leads to dissociation from the body, the spirit, nature and reality. It leads to the dissolution of sexual roots, artificial reproduction and genetic tinkering. It is part of the process of denying the human being as such, ready for genetic modification, brain implants, in vitro life and a laboratory world. It artificially reconfigures what will be considered man, woman, procreation, reality, nature, artificial, machine and human being1. Just as a genetic chimera cannot be sent back, the demolition of meaning and the subsequent demolition of bodies are designed to replace the present reality and become the only possible reality. Bodies are inviolable and unavailable; they are not living laboratories in the hands of transhumanist and eugenicist technocrats.

This bill makes it clear that, regardless of the colour of governments, we have simple internal variations of the same advancement of a techno-scientific, cybernetic and transhuman system, which also serve to create a false opposition between left and right in the usual game of roles, both progressive, Promethean and technocratic. The right pretends to oppose certain developments and then effectively normalises them, freeing them from their suspension phase and returning them in a permanent form. Simply from perhaps different points of view, the same plan, the same process is renewed, supported and consolidated, working on details and nuances to leave the main construct unchanged, made assimilable by the political ideology of the moment. A real alternative and a real critique must be sought elsewhere. Elsewhere than in political calculations and interests of all kinds and in the programmes of technocrats. Outside the clinics of “gender identity” and artificial reproduction and outside the laboratories of manipulation of living beings.

Silvia Guerini, 5 August 2025,
www.resistenzealnanomondo.org

Note:

1 For further information:

Silvia Guerini, Dal corpo neutro al cyborg postumano (From the neutral body to the posthuman cyborg), Asterios editore, 2023.

Silvia Guerini, Costantino Ragusa (eds.), AA.VV. I figli della macchina. Biotecnologie, riproduzione artificiale, eugenetica (The children of the machine. Biotechnology, artificial reproduction, eugenics), Asterios editore, 2023.

Il mondo nuovo 2.0 (The New World 2.0), YouTube channel by Elisa Boscarol.

Janice Raymond, edited by Silvia Guerini, Una sfida al transgenderismo (A Challenge to Transgenderism), Acro-Polis edizioni, 2025.

(automatic translation)

Nessun argine è stato posto contro l’ideologia gender – Silvia Guerini

Nessun argine è stato posto contro l’ideologia gender.
Riflessioni critiche al disegno di legge su bloccanti della pubertà e ormoni.


Il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge che introduce disposizioni per la “appropriatezza prescrittiva” e per il “corretto utilizzo” dei bloccanti della pubertà e degli ormoni nei percorsi di “transizione di genere” per i minori. Provvedimento presentato dal ministro della Salute Orazio Schillaci e dal ministro per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità Maria Eugenia Roccella. Il disegno di legge prevede disposizioni per un “efficace monitoraggio dei dati” e la somministrazione dei farmaci sarà consentita a seguito di una “diagnosi specifica” formulata da un’équipe multidisciplinare e dopo percorsi psicologici, psicoterapeutici ed eventualmente psichiatrici già svolti. Il tutto dopo assenso del Comitato etico.

Il provvedimento istituisce anche un registro per la prescrizione dei farmaci a cura dell’AIFA con conseguente “monitoraggio”. Infine un tavolo tecnico per la valutazione del rapporto semestrale dell’AIFA. Si fa affidamento all’Agenzia Italiana per il Farmaco. Ricordando anche solamente il ruolo dell’AIFA durante la narrazione pandemica e le sue autorizzazioni dei sieri genici a mRNA cosa potremmo mai aspettarci per la triptorelina?
Di fatto non si esce dal paradigma di produzione di una determinata narrazione che sia emergenziale, medicalizzante, genetica o di altra natura facendo affidamento per una valutazione sulle conseguenze dannose a coloro che sono parti integranti del processo di normalizzazione di determinate terapie, degli interessi in gioco e dell’ideologia sottesa: le compagnie che le producono, i settori della ricerca che si autoalimentano con questi sviluppi, i tavoli tecnici di esperti e i vari comitati bioetici che le avvallano, gli ordini professionali che le sdoganano e le supportano, gli enti regolatori che le autorizzano, tutto quel mondo che le finanzia e le promuove… insomma, a chi ha tutti gli interessi per una loro diffusione e per le trasformazioni che ne deriveranno, non solo come conseguenze dannose, ma anche come conseguenze all’interno della società su come verranno percepiti e considerati dei principi etici e sui punti di non ritorno nel cedimento delle ultime barriere di difesa dei corpi e dei processi che reggono il vivente.

Da parte nostra affermiamo: nessuna “appropriatezza prescrittiva”, nessun “corretto utilizzo”, nessun “monitoraggio”. Si potrebbe mai rivendicare un giusto utilizzo di un farmaco sterilizzante che si fonda sul grande inganno di una presunta “identità di genere”? Triptorelina ed ormoni vanno fermati nella loro somministrazione e anche nel loro utilizzo a fini di ricerca. Non si distruggono i corpi e non si sperimenta sui corpi.

I trattamenti farmacologici con la triptorelina (usata in America per castrare chimicamente i pedofili, è bene ricordarlo) e successivamente degli ormoni del sesso opposto, sono di fatto delle sterilizzazioni. Non è un caso l’aumento delle richieste di crioconservazione degli ovuli e dello sperma prima di intraprendere il percorso di transizione, chi vorrà diventare in futuro genitore potrà farlo solo ricorrendo ai centri di riproduzione artificiale.

Di studi che dimostrano i danni irreversibili di questi farmaci ce ne sono già abbastanza, anche se non considerati nemmeno dal Comitato nazionale per la bioetica che, interpellato sull’utilizzo della triptorelina, nel parere del novembre dell’anno scorso affermava che, considerata “l’insufficienza dei dati scientifici sull’uso dei bloccanti della pubertà”, è necessario “procedere con una sperimentazione di questo medicinale” e che vige un’“incertezza sul rapporto rischi/benefici del blocco della pubertà con triptorelina”. Ma di questo non ci stupiamo, l’etica non è prevista nel paradigma del laboratorio e da tempo le varie valutazioni bioetiche sono di fatto funzionali a far avanzare tutti i molteplici sviluppi tecno-scientifici anche nelle dimensioni che riguardano i nostri corpi e i processi della vita stessa.

Ricordiamo il rapporto finale sulle transizioni di minori della pediatra Hilary Cass: una definitiva condanna dell’approccio affermativo che prevede a 12 anni (o anche 10 anni) il blocco della pubertà, a 16 anni la somministrazione di ormoni dell’altro sesso e a 18 anni l’eventuale macellazione chirurgica. Rapporto che ha contribuito a far chiudere, dopo numerose denunce, il Servizio per lo sviluppo dell’identità di genere della Clinica Tavistock. E ricordiamo anche le ricerche di Lisa Littman che dimostrano come i casi di “disforia di genere a insorgenza rapida” rientrano se gli adolescenti vengono allontanati dai social in cui si diffonde un vero e proprio contagio sociale.

Con i presupposti del parere del Comitato di bioetica e con i presupposti di questo disegno di legge si arriverà ad arginare l’avvio dei così detti percorsi di transizione per minori? Questo disegno di legge come potrà essere un argine solido se non viene messo in discussione il concetto di “identità di genere”, di “disforia di genere”, di “approccio affermativo”? Un limite alla deriva dicono alcuni, ma dinnanzi a una deriva porre un limite senza sradicarne i presupposti significa solamente che nel tempo poi questo limite sarà comunque destinato a spostarsi. Dinnanzi alla deriva si può solo contrapporre con coraggio una netta posizione etica che non lasci margini, spazi, pertugi, interpretazioni, slittamenti, riconfigurazioni. No ai bloccanti della pubertà, agli ormoni e alle macellazioni chirurgiche per bambini e adolescenti, per le loro conseguenze irreversibili e per quello che rappresentano come riprogettazione dell’umano.

Negli ambiti delle Scienze della vita abbiamo già visto dove portano regolamentazioni, paletti, casi limite, eccezioni, linee guida, valutazioni su rischi/benefici, consenso informato… a proseguire nella direzione intrapresa. Il punto, che nessuno ha il coraggio di affrontare, è che andrebbe demolito tutto l’impianto dell’ideologia gender affermando con forza che non esiste la così detta “identità di genere”, che non esistono bambini e adolescenti trans, che si nasce maschi o femmine e che nessuno nasce in un corpo sbagliato.

L’ideologia gender è un sistema ramificato che modifica e riconfigura la percezione del proprio corpo e della realtà. Questa ideologia va collocata all’interno dell’avanzata transumanista di demolizione e riconfigurazione dell’essere umano e della vita. Porta alla dissociazione dal corpo, dallo spirito, dalla natura e dalla realtà. Porta alla dissoluzione delle radici sessuate, alla riproduzione artificiale, ai bricolage genetici. Si innesta nel percorso di negazione dell’essere umano in quanto tale, pronto per le modificazioni genetiche, per gli impianti cerebrali, per la vita in vitro, per il mondo laboratorio. Riconfigura in chiave artificiale ciò che verrà considerato uomo, donna, procreazione, realtà, natura, artificiale, macchina, essere umano1. Come una chimera genetica non può essere rimandata indietro, anche le demolizioni di senso e quelle a seguire dei corpi sono fatte per sostituire la realtà presente e per diventare l’unica realtà possibile. I corpi sono inviolabili e sono indisponibili, non sono dei laboratori viventi nelle mani dei tecnocrati transumanisti ed eugenisti.

Questo disegno di legge fa comprendere come, a prescindere dal colore dei governi, abbiamo semplici varianti interne del medesimo avanzamento di un sistema tecno-scientifico, cibernetico e transumano, funzionali anche a creare una finta contrapposizione tra sinistra e destra nel solito gioco delle parti, entrambe progressiste, prometeiche e tecnocratiche. La destra finge di opporsi a determinati sviluppi per poi di fatto normarli, liberandoli dalla loro fase di sospensione e restituendoli in chiave permanente. Semplicemente da punti di vista forse diversi si rinnova, si sostiene, si consolida lo stesso disegno, lo stesso processo, lavorando su dettagli e sfumature per lasciare invariato il costrutto principale, reso assimilabile dall’ideologia politica del momento. Una reale alternativa e una reale critica vanno cercate altrove. Altrove dai calcoli e dagli interessi politici di ogni sorta e dai programmi dei tecnocrati. Fuori dalle cliniche di “identità di genere” e di riproduzione artificiale e fuori dai laboratori di manipolazione del vivente.

Silvia Guerini, 5 Agosto 2025,
www.resistenzealnanomondo.org

Nota:

1 Per approfondimenti:
Silvia Guerini, Dal corpo neutro al cyborg postumano, Asterios editore, 2023.
Silvia Guerini, Costantino Ragusa (a cura di), AA.VV. I figli della macchina. Biotecnologie, riproduzione artificiale, eugenetica, Asterios editore, 2023.
Il mondo nuovo 2.0, canale you tube di Elisa Boscarol.
Janice Raymond, a cura di Silvia Guerini, Una sfida al transgenderismo, Acro-Polis edizioni, 2025.

È uscito il nuovo numero del giornale L’Urlo della Terra

È uscito il numero 13 del giornale L’Urlo della Terra

Care lettrici e cari lettori,
è uscito il nuovo numero dell’Urlo della Terra. Richiedeteci una o più copie, mandateci il vostro indirizzo e faremo partire immediatamente la spedizione. Contattateci inoltre per una diffusione del giornale più ampia e capillare nelle vostre zone: biblioteche, circoli, centri di documentazione… e per iniziative benefit.
Siamo disponibili per presentazioni e discussioni sui contenuti del giornale, in luoghi pubblici e aperti dove il pensiero libero si alimenta.
Se avete possibilità pubblicate e fate girare in blog, telegram, siti internet, canali…

Vi ricordiamo le Tre giornate contro le tecno-scienze il 181920 Luglio, momento in cui diffonderemo anche questo nuovo numero del giornale:

Un caro saluto e grazie a tutte e tutti voi
La redazione

In questo numero:

– Editoriale

– Dalla tecnoscienza alla nescienza – Stefano Isola

– Il Sistema Asilomar – Costantino Ragusa

– Alexandre Grothendieck – Renaud Garcia

– La resistenza radicale alle biotecnologie – Costantino Ragusa

– Frammenti di pensieri, speranza e lotta – Silvia Guerini

– John delle montagne – Silvia Guerini

– Massmedioevo. Luci d’antiche e future ere “oscure” – Dario Stefanoni

– Profanare il nanomondo secondo la lezione di Ellul e Charbonneau – Leonardo Zocca

Rien ne va plus. Discorso sull’attuale momento del mondo – Jacques Luzi

– Ragione e sentimento nel pensiero ecologico – Jacques Luzi

– Il nostro mondo sacro: vissuto, negato e ritrovato – Paul Cudenec

– L’ideologia del tecno-mondo. Resistere alla megamacchina – Silvia Guerini e Costantino Ragusa


40 pagine
5 euro a copia, più spese di spedizione 1,30 euro
Per i distributori minimo 5 copie: 3 euro a copia, più spese di spedizione 1,30 euro

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Intestata a Silvia Guerini, Specificare la causale L’Urlo della Terra

Per contatti e richieste: urlodellaterra@inventati.org, www.resistenzealnanomondo.org

Programma 18-19-20 Luglio

Programma, indicazioni per prenotare e per arrivare

Settimo incontro internazionale
18-19-20 Luglio 2025
TRE GIORNATE CONTRO LE TECNO-SCIENZE
presso Altradimora, strada Caranzano 72, Acqui Terme (AL)

VENERDI’

13.00 pranzo

15.30

Presentazione dell’incontro a cura di Costantino Ragusa – Resistenze al nanomondo – Bergamo

16.00 Interventie a seguire dibattito

Sul caos che verrà
I media francesi (europei) amano presentare le politiche di Trump come l’improvviso emergere dell’autoritarismo, dell’imperialismo e dell’oscurantismo antiscientifico negli Stati Uniti. Ma non è molto difficile dimostrare che Trump sta semplicemente portando avanti tendenze che erano già all’opera e che la crisi ecologica si sta solo aggravando. Già nel 2007 Immanuel Wallerstein osservava: “Nella società americana si stanno creando le condizioni per una profonda spaccatura, se non per una guerra civile”. Il rischio di un tale collasso interno sta portando a un’intensificazione dell’imperialismo esterno, compresa l’appropriazione violenta di minerali strategici. E a mantenere la scienza solo come strumento di potere militare.
Jacques Luzi, membro della rivista Ecologie & politique, Francia

I tanti volti del transumanesimo
L’ideologia transumanista non è sempre immediatamente riconoscibile, ha la caratteristica di essere fluida adattandosi a molteplici contesti anche in apparenza in contrasto tra loro: un transumanesimo progressista dei diritti LGBTQ+ e un transumanesimo che emerge da ambienti conservatori. Sinistra progressista e destra prometeica: due facce della medesima medaglia, varianti del medesimo sistema tecno-scientifico che avanza con Intelligenza Artificiale, biotecnologie, CRISPR/Cas 9, tecnologie a mRNA. O la nostra visione di mondo o la loro, la contrapposizione è antropologica, ontologica, metafisica. Oggi la linea va tracciata tra chi vuole restare umano e tra progressisti prometeici transumani, avendo ben in mente quei confini inviolabili e non negoziabili.
I BRICS non rappresentano un ostacolo all’attuazione pressoché ubiquitaria delle agende della megamacchina che sta guidando la colonizzazione tecnologica di ogni aspetto della vita. Eppure, nonostante le molte evidenze, tra cui gli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale e quella che è stata la gestione della cosiddetta emergenza pandemica, questo secondo livello viene relativizzato portando avanti, di fatto, il mito della “neutralità della tecnica” anche da chi possiede strumenti di critica del presente.
Silvia Guerini – Resistenze al nanomondo

20.00 cena

SABATO

8.00 colazione

9.00 – 12.30 Interventi e a seguire dibattito

Dalla tecnoscienza alla nescienza
Le forme del dominio neoliberale si configurano non solo come controllo cibernetico e tecnocratico della realtà, ma anche, e in misura crescente, sulla sua incontrollabilità, sulla conseguente necessità di attivare sperimentalismi “generativi” atti a cavalcare la contingenza, che a loro volta inducono forme di rovesciamento anti-dualistico delle dicotomie soggetto-oggetto, realtà-pensiero, agente-mondo agito, sebbene, evidentemente, non nella direzione di un recupero di una dimensione culturale unitaria e di una nuova conciliazione tra società e natura, ma al contrario nella direzione di un’amplificazione ulteriore della volontà di potenza attraverso una crescente fluidificazione della realtà.
Stefano Isola

Pace e Guerra. La NATO difensore della pace?
Negli ultimi decenni, il ruolo della NATO è cambiato radicalmente rispetto al 1949, anno della sua fondazione. Oggi la NATO è un attore di primo piano nell’anticipare e plasmare il futuro della guerra (e non solo) attraverso una ricerca scientifica e tecnologica avanzata in stretta collaborazione con le organizzazioni di ricerca, l’industria e le università di tutti i Paesi membri e partner. La direzione della ricerca, in particolare in aree come l’“uomo aumentato”, che si estende al concetto di “natura aumentata”, riflette la sua visione. La NATO ha un ruolo decisamente diverso da quello di “saldo difensore della pace”.
Maria Heibel, curatrice del sito internet www.nogeoingegneria.com

Alexander Grothendieck, un matematico contro la “Chiesa scientista”
Alexander Grothendieck, uno dei più influenti matematici del secondo Novecento, nei primi anni Settanta interrompe la propria carriera accademica per farsi convinto oppositore delle comunità scientifica, che ritiene il principale sostegno della civiltà tecnologica e industriale e che, con la sua irresponsabilità, stava conducendo al collasso l’umanità e l’intero Pianeta.
Luigi Balsamini

13.00 pranzo

15.00 – 19.30 Interventi e a seguire dibattito

Profanare il nanomondo
La lezione di Jacques Ellul e Bernard Charbonneau – due amici critici della società industriale e precursori dell’ecologia politica
Due amici di Bordeaux, attingendo dalla tradizione religiosa francese, hanno sviluppato una riflessione basata sull’intuizione che la dimensione del sacro non si è spenta a seguito della secolarizzazione, ma si è soltanto trasferita alla tecnoscienza. La crisi della nostra società industriale potrebbe non essere causata solo dalla tecnoscienza in sé, ma anche dal trasferimento della dimensione sacra alla tecnoscienza. La soluzione potrebbe non essere un rifiuto integrale della nostra civiltà antropocentrica quanto piuttosto l’accettazione della sua eredità, per poter profanare il nanomondo, coltivare correttamente il sacro e dirigere l’evoluzione umana verso il Bene.
Leonardo Zocca

Il nostro mondo sacro: vissuto, negato e ritrovato di nuovo
La sacralità del nostro mondo vivente è sempre stata riconosciuta e celebrata nelle culture umane tradizionali, ma è stata marginalizzata nell’era moderna industriale. Perché e come è avvenuto tutto ciò? Come possiamo riportare la consapevolezza della natura divina al centro del nostro pensiero?
Paul Cudenec, www.paulcudenec.substack.com, www.winteroak.org.uk

20.00 cena

DOMENICA

8.00 colazione

9.00 – 12.30

Quali possibilità per continuare la Resistenza?
Come ogni anno in conclusione di queste tre giornate ci prenderemo del tempo per riflettere insieme sui percorsi di opposizione attualmente in atto e dove invece questi tardano a svilupparsi. Faremo queste riflessioni a partire dalle esperienze dei partecipanti andando anche verso le proposte che provino a dare concretezza alle riflessioni fatte nel corso di questo ultimo anno.
Ridiamo profondità, impegno, continuità, mettendoci in gioco in prima persona. Se non siamo disposti a questo come possiamo pensare di costruire una Resistenza?

13.00 pranzo

Il luogo dove si svolgerà l’incontro, Altradimora, (https://altradimora.eu/), strada Caranzano 72, Acqui Terme (AL), è una casa con dei posti letto e la possibilità di mettere delle tende nel prato davanti casa.
Il costo per partecipare alle tre giornate – venerdì, sabato e domenica – è 100 euro, per venerdì e sabato 80 euro, per sabato e domenica 60 euro, per domenica 20 euro.
È necessario PRENOTARE con anticipo la propria presenza per la partecipazione alle giornate. I posti letto sono limitati.
Se possibile è gradito un pagamento anticipato per aiutarci a far fronte alle spese organizzative.

Postepay Evolution
IBAN: IT73L3608105138236370036378
Intestata a Silvia Guerini Specificare la causale.

Porta sacco lenzuolo e asciugamani.
Daremo colazioni, pranzi e cene per tutte le giornate con alimenti biologici, vegani e da produttori locali. Prevista opzione senza glutine. Comunicateci eventuali intolleranze o altre necessità.

Lo spazio sarà libero da wi-fi (ad eccezione dei momenti con gli interventi da remoto) e chiederemo di spegnere i telefoni durante i dibattiti per tutelare le persone elettrosensibili (e tutte/i noi).
Per tutte le tre giornate banchetti con giornali, libri e materiale informativo. Porta il tuo materiale.

Aiutaci ad organizzare l’incontro al meglio, diffondendo il più possibile il programma, promuovendolo con interviste e presentazioni.


Come arrivare:
In auto: Da Genova con l’autostrada per Alessandria si esce a Ovada, si procede verso Acqui Terme e poi si prende per Rivalta Bormida. Passati i paesi di Trisobbio e Rivalta Bormida al bivio per Cassine si prosegue per due chilometri e poi si trova l’indicazione per Caranzano. Da Milano si esce ad Alessandria sud e si seguono le indicazioni per Acqui e Cassine, dopo Cassine c’è il bivio per Caranzano. Da Torino stessa strada.
In treno: Treno per Acqui Terme, vi veniamo a prendere alla stazione, si prega di contattarci sulla email per accordarci con largo anticipo e di arrivare, se possibile, non durante gli orari degli interventi.

Organizza: Resistenze al nanomondo

Per informazioni, prenotazioni e contatti:
www.resistenzealnanomondo.org, info@resistenzealnanomondo.org
www.facebook.com/3giornatecontroletecnoscienze/

I bambini provenienti dall’azoto liquido.

I bambini provenienti dall’azoto liquido.
Gli embrioni non si assemblano in laboratorio. Questa è l’unica forma di tutela.

Il ministero della Salute e il ministero della Famiglia stanno lavorando a un progetto di legge per l’adozione degli embrioni crioconservati, che dovrebbe rappresentare “un grande atto di solidarietà che lo Stato fa per le coppie e per gli embrioni”, “una proposta per la vita”.

Un’immane ipocrisia e un’immane falsità. Non è una legge per la vita, è una legge della vita in vitro, del mondo laboratorio. È una spinta verso la riproduzione artificiale dell’essere umano.

La produzione di embrioni è fondamentale per il biomercato riproduttivo e per il mondo della ricerca. Questi embrioni sospesi nell’azoto liquido sono inutilizzati, ma di grande valore per il mondo della ricerca che sempre più necessita di materiale umano. Aprire all’adozione degli embrioni e quindi alla possibilità di donare gli embrioni ad altre coppie che accedono alle cliniche di fecondazione assistita è il primo passo per poi sdoganare la possibilità – come avviene già in altri paesi – di donare gli embrioni in sovrannumero alla ricerca. I ricercatori da tempo premono per la possibiltà di poterseli accaparrare.

Ma facciamo un passo indietro. Da dove vengono questi embrioni? Dalle tecniche di fecondazione assistita regolamentate dalla Legge 40 (di cui l’attuale ministro è stato uno dei più accaniti promotori).

La Legge 40 introdotta nel 2004 nella sua forma originaria consentiva l’accesso alle tecniche di fecondazione assistita alle coppie eterosessuali sposate o conviventi in “età fertile” la cui infertilità doveva essere certificata dal punto di vista medico, ma già questo si traduceva in un’infertilità dichiarata dopo un anno con la possibilità di accedere alle tecniche di fecondazione assistita anche dopo sei mesi per arrivare alla possibilità di accesso dai 35 anni di età. Inizialmente vietava la fecondazione eterologa, la diagnosi pre-impianto (DPI) e la crioconservazione degli embrioni. Queste restrizioni via via sono cadute – non potevano che cadere – dopo varie sentenze della Corte Costituzionale che hanno aperto alla possibilità di accesso alle tecniche di PMA alle coppie fertili portatrici di patologie genetiche ereditarie, con la conseguente legittimità della DPI, hanno consentito la fecondazione eterologa e la possibilità del ricorso sia a un donatore di seme sia a una donatrice di ovuli, hanno consentito la possibilità di donare i gameti delle coppie che accedono alle cliniche di fecondazione assistita ad altre coppie per la fecondazione eterologa e la possibilità della crioconservazione degli embrioni in sovrannumero.

Ecco da dove arrivano queste decine di migliaia di embrioni crioconservati.

L’anno scorso è arrivato l’aggiornamento delle linee guida per l’accesso alle tecniche di fecondazione assistita che si sono adeguate alle sentenze della Corte Costituzionale. Le linee guida prevedono: la possibilità di fecondare un numero indefinito di ovociti, la possibilità della crioconservazione degli embrioni per i successivi trasferimenti, la possibilità della doppia donazione di gameti, l’accesso a tutte le tecniche di fecondazione assistita (inseminazione intrauterina, FIV e ICS) alle coppie fertili, ma portatrici di malattie genetiche e malattie virali, la possibilità di trasferire embrioni anche se il partner maschile muore dopo la fecondazione e dopo il divorzio o la separazione, diagnosi pre-impianto possibile anche per le coppie fertili dopo ripetuti fallimenti di impianto e per le donne che hanno un’età superiore ai 35 anni.

Tutto questo cosa significa? Apertura del mercato di gameti, al loro procacciamento e al reclutamento di “donatrici e donatori”. Spinta verso la criconservazione dei gameti o, seguendo una nuova tecnica sul mercato, la vitrificazione e in parallelo viene così creata l’illusione di poter rimandare all’infinito la gravidanza e alla vitrificazione per tutti il passo è breve. Estensione della selezione pre-impianto degli embrioni, anche qui è breve il passaggio per tutti e per un’eugenetica su larga scala.

Ricordiamo inoltre che, poiché la fecondazione in vitro, in quanto tale, può produrre delle anomalie all’embrione, non si può pensare che possa sussistere senza diagnosi genetiche e conseguente selezione degli embrioni.

Dal momento in cui viene regolamentato uno sviluppo tecnologico negli ambiti dei corpi, della procreazione, della salute, questo viene sdoganato a livello sociale e anche se sono presenti delle restrizioni al suo utilizzo, già nella stessa regolamentazione è insita la possibilità di superarle. Anche se è sdoganato per dei singoli casi si inizia a creare nell’immaginario la possibilità di accedere a quella tecnologia. Verrà creato il desiderio di accedervi. Parallelamente, lo sviluppo tecnologico procederà più in fretta delle legislazioni in materia e queste si adegueranno ad esso.

La procreazione medicalmente assistita ha aperto la strada alla radicale trasformazione della procreazione, al rendere eticamente accettabile la mercificabilità, la selezione eugenetica e la riproducibilità tecnica dell’essere umano. Una delle strade che conducono verso il transumanesimo1.

Torniamo alle decine di migliaia di embrioni crioconcegalti sospesi nell’azoto liquido: un’inquietante immagine di quella che sarà la nuova umanità. Ma il problema va affrontato alla radice: la riproduzione artificiale. Questa legge per l’adozione di embrioni criocongelati si colloca perfettamente nella direzione della riproduzione artificiale come nuovo modo di venire al mondo. A chi andranno questi embrioni? Alle coppie e, presto, anche alle donne sole che accederanno alle cliniche. Facciamo fatica ad immaginare che una coppia o una donna sola preferisca adottare un embrione formato con ovulo e sperma non propri, ma di un’altra coppia. Adozione quindi solo per rari casi, quelli che avrebbero richiesto la doppia donazione di gameti, resa possibile dalle nuove linee guida. Quindi di fatto questa legge non servirà nemmeno all’adozione delle migliaia di embrioni sospesi nell’azoto liquido, ma servirà a sdoganare, con la retorica delle buoni intenzioni – gli orrori si devono sempre mascherare a fin di bene – la possibilità di cedere un embrione a qualcun’altro e – in un secondo tempo – a un istituto di ricerca. Anche se non ci fosse nessun “rimborso” – pagamento – allo stesso modo in cui un embrione non può essere venduto, non può essere nemmeno ceduto. La possibilità di vendere e comprare o donare un embrione – o un feto – nel biomercato della riproduzione artificiale e nella ricerca biotecnologica rende eticamente accettabile che un essere umano possa essere venduto, comprato, ceduto. Il criterio etico di non poter disporre degli esseri umani porta a non poter disporne in nessuna fase del loro sviluppo. Di fatto significa negare il loro valore intrinseco. Gli embrioni non si assemblano in laboratorio e non si manipolano. Questa è l’unica forma di tutela che possiamo offrire loro. L’essere umano e l’intero vivente non devono essere geneticamente modificabili e riprogettabili.

Non è un legge per la vita, implicita è la logica da laboratorio in cui l’embrione diventa un prodotto e se è un prodotto potrà essere sottoposto a qualsiasi manipolazione e sperimentazione seguendo le logiche transumaniste di continua ottimizzazione dell’intero processo. Se si sostiene e si promuove una pratica che ha in sè la logica da laboratorio, in cui non esiste il limite e in cui tutto ciò che è tecnicamete possibile deve essere fatto, si stanno sostenendo anche le sue conseguenze e l’intero paradigma da cui proviene.

E qui si annida un’altro aspetto. Dal presunto diritto a un figlio si passerà al diritto a un “figlio sano”. Dalla selezione embionale all’ingegenria genetica preventiva. Dal diritto si arriverà al dovere. Di fronte all’aumento delle mutazioni genetiche causate da onde elettromagnetiche, pesticidi, PFAS, sieri genici a mRNA… verrà offerta la possibilità di selezionare quello che verrà considerato in base a determinati parametri un “embrione sano”. La selezione embrionale e la riproduzione nelle cliniche diventerà un “dovere morale” per tutti.

Ma come si svilupperanno quegli embrioni criocongelati? Ovviamente quelli che sopravviveranno e quelli che non verranno scartati perché ritenuti non idonei. Presto saranno gli algoritmi a definire il miglior embrione e a monitorare tutto il processo. Il naturale – spontaneo, indeterminato e imprevedibile – deve essere man mano sostituito con il programmato, l’artificiale, il manipolabile.

Come nasceranno i bambini provenienti dall’azoto liquido e quelli provenienti da un assemblaggio in una capsula di petri, da continue frammentazioni e artificializzazioni del naturale processo di procreazione? Come diventerà questo essere umano?

L’embrione non è un mero aggregato di cellule o un essere vegetativo come viene considerato nelle logiche abortiste, utilitaristiche, eugeniste e transumaniste di graduazione arbitraria del valore della vita umana. Basti pensare che è un essere in relazione e che ha una vita sensoriale intensa già dal quindicesimo giorno comunicando con i tessuti della madre. Esiste una memoria cellulare e ciò che si afferma a livello cellulare rimane a livello psicologico. Sappiamo già che se un embrione sopravvive dopo essere stato impiantato nell’utero potrà conservare la memoria di altri embrioni non sopravvissuti da precedenti impianti o da aborti spontanei o indotti, sviluppando un’angoscia di morte che porterà dentro sé fin dopo la nascita. L’embrione criocongelato o vitrificato conserverà memoria del freddo glaciale da cui proviene, una memoria incarnata2.

I bambini nati a seguito dell’impianto di embrioni criongelati e i bambini nati con tutte le tecniche di fecondazione assistita hanno un rischio maggior di sviluppare una molteplicità di patologie, tra cui tumori. Una società di pazienti a vita, dalla nascita alla morte.

L’essere umano, riducendosi all’assemblaggio eugenetico di ovulo e sperma, cessa di avere una storia e una provenienza. Una fabbricazione, in cui ogni fase del processo è separata, tecnicizzata, monitorata, ottimizzata in una logica perfettamente transumanista. A questo uomo in frantumi, la cui esistenza meccanica sarà considerata come espressione di libertà, si pretendono le pezze d’appoggio destinate a renderlo obsoleto. Come si potrà a riconoscere l’invasione tecno-scientifica e la manipolazione genetica dei processi biologici e dei corpi quando queste innerveranno la vita fin dai suoi primi momenti? Quale argine rimarrà per arrestare l’offensiva eugenista e transumanista?

Dall’embrione – prodotto al corpo – neutro, riprogettabile, al corpo – piattaforma3.

Questa guerra ai corpi, alla vita, alla natura, alla realtà, alla verità traccia una delle direttorie dei tempi di oggi e la procreazione è una questione centrale per una radicale trasformazione dell’essere umano. Nei tempi di bricolage genetici con bambini dal DNA di tre genitori, di gameti artificiali, di intelligenza artificiale applicata allo sviluppo di uteri artificiali è necessario il coraggio che vada alla radice. Ogni critica parziale servirà a far passare e a far accettare l’inaccettabile. Non possiamo accontentarci di limitare i danni e di salvare il salvabile, non è abbastanza se quello che viene eroso è il significato dell’essese umano in quanto tale e le dimensioni che lo contraddistinguono. Regolamentare le tecniche di fecondazione artificiale, la selezione embionale, la crioconservazione di gameti ed embrioni, equivale a diffonderle e normalizzarle. Non è possibile nessuna regolamentazione, nessuna eccezione, la linea deve essere tracciata prima. Dobbiamo avere ben in mente quei confini inviolabili e non negoziabili, ciò che non sarà mai eticamente accettabile. La dimensione della procreazione non è disponibile, i corpi non sono disponibili, il vivente non è disponibile a qualsiasi tipo di predazione e manipolazione genetica.

Silvia Guerini, Giugno 2025, www.resistenzealnanomondo.org

Note:

1 S. Guerini, C. Ragusa (a cura), AA.VV., I figli della macchina. Biotecnologie, riproduzione artificiale ed eugenetica, Asterios, 2023.

2 https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/maternita-surrogata-una-delle-strade-verso-il-transumanesimo/

3 S. Guerini, C. Ragusa, L’ideologia del tecno-mondo. Resistere alla megamacchina, Acro-polis, 2024. S. Guerini, Dal corpo neutro al cyborg postumano. Riflessioni critiche all’ideologia gender, Asterios, 2023.

Surrogate motherhood. One of the paths towards transhumanism – Silvia Guerini

Technology has transformed the desire for a child into a project, destroying an entire world of feelings, emotions, thoughts and relationships. Planning for a child, determined by technological possibilities and market supply, is now governed by a single cold language developed by technicians. So-called ‘surrogate motherhood’ or gestation for others, and in general all assisted reproduction techniques, are not simply ways of having a child. They are part of the techno-scientific paradigm and are based on the breakdown and fragmentation of the process of procreation. The fragmentation of this process leads to the removal of an egg from one woman and its implantation in another, as if it were something interchangeable, and to placing part of the process in the hands of technicians, which no longer takes place inside the woman’s body, but on a slide and in a test tube. The moment of fertilisation becomes a technical laboratory operation and procreation becomes the ‘production’ of life. The consequences are for women, for the child who will be born, for society as a whole in the way procreation will be viewed and in making the commodification, eugenic selection and technical reproducibility of human beings ethically acceptable.

Crime against women

The geography of so-called ‘surrogate motherhood’ can only be perceived at an international level, with legislation changing over time and possible new destinations for reproductive tourism. For example, in Greece, in order to prevent international trafficking, legislation required that both the commissioning parents and the surrogate mothers be resident in Greece, but this restriction was abolished in 2014, making Greece a popular destination due to its low costs, one of the main destinations in Europe along with Ukraine and Georgia.

In the United States, surrogacy is available almost everywhere. With the gradual closure of the Indian, Nepalese, Cambodian and Thai markets, agencies and clinics have gradually moved, some of them to Mexico, which offers relatively low prices.

As in any market, there are more luxurious and cheaper offers, discounts, standard and economy packages, VIP packages with satisfaction or money-back guarantees and all-inclusive packages including accommodation for the commissioning parents.

In 2015, there was a lot of hype about an Australian couple who went to Thailand for surrogate motherhood and abandoned a baby to the mother because he had Down syndrome, while taking home his healthy twin sister. But this case, which caused such a stir, is not exceptional and can be provided for in the contracts.

Surrogate motherhood is divided into commercial and altruistic, but so-called altruistic surrogate motherhood does not exist. There is always a payment, the compensation in altruistic cases is called ‘reimbursement’, and there is always a contract that the woman must sign. The contract even stipulates what the mother must eat, what medication she must take, and that she will be obliged to have an abortion if the child she is carrying has a disability. Contracts may include clauses allowing abortion in the event of foetal abnormalities and so-called ‘foetal reduction’ in the event of multiple pregnancies. The product must not have any defects or be in excess, in which case it can be discarded.

The mother cannot change her mind: when she gives birth, she must hand over her child to the commissioning parents. None of the mothers who refused to hand over their babies, regardless of the country’s legislation, were able to keep them. The mother has no choice but to satisfy the commissioning parents, who are protected by the contract, the clinic and their lawyers.

Some contracts require the woman to consent to the commissioning parents making medical decisions, including the number of embryos to be inseminated and their selection, the conditions for termination of the contract, possible abortion and the manner and date of delivery. The birth may take place on a set date by caesarean section, with the baby being taken from the mother’s arms and handed over to the commissioning parents on the appointed day.

The contract clearly states that the mother is informed of the risk of dying during pregnancy or following childbirth and that she accepts that, should this happen, her beneficiaries will not demand anything more than the payment initially agreed.

For women who have already been surrogate mothers, the payment is higher because they have what professionals in the field call a ‘proven womb’ and have also demonstrated that they will honour the agreement to hand over the baby.

American women in surrogacy clinics show their smiling faces, talk about pure love and altruism, marketing agencies show videos with happy pictures of the commissioning parents holding the baby in their arms next to the mother still in the bed where she gave birth, The commissioning parents declare that this woman will be part of their family and show rooms with photographs hanging on the walls that the various commissioning parents would send to these women to show the children growing up, all testifying to the relationship between the commissioning parents and the surrogate mother. The reality is quite different.

In assisted fertilisation clinics, psychologists and other specialists advise women not to touch their bellies or listen to the foetus kicking because they must dissociate themselves from the child growing inside them.

‘We have to prepare ourselves psychologically not to feel maternal love,’ confides a woman expecting two children conceived with another woman’s eggs at BioTexCom in Kiev, concluding, ‘I know that when I see them, they won’t look like me, they’ll have the features of two people who are strangers to me, and that’s why I won’t miss them.’ A split from themselves and their child, a profound alienation. For nine months, these mothers will have to force themselves to adapt to emotional indifference, remaining strangers to what is happening in their bodies and to the child growing inside them.

The heart-rending words of one of these women reveal a hidden pain that cannot be erased: ‘In front of them, I will pretend to be happy, I am giving them the baby. They will never know that I am giving this child away with pain in my heart. I will pretend to be happy and give the child away.”2. The testimonies of surrogate mothers who have experienced both commercial and altruistic surrogacy always reveal the dark side of regret and heart-wrenching suffering.

Indian women maintain an intimate bond with their children: ‘It may be their embryo, but it’s my blood’, ‘He’s absolutely mine. I went through such a big operation, they gave me so many injections… of course the baby is mine’, ‘Wherever my baby is, protect him, don’t let any harm come to my baby. When I pray, I tell God that I have three children and to protect them wherever they are. Even though I have never met my baby, I am its mother. A mother’s wish will always reach her child’3.

All these pregnancies begin with the administration of dangerous hormonal drugs before the implantation of foreign embryos. The pregnancies are therefore more risky and can lead to serious consequences such as gestational diabetes, very high blood pressure, placenta praevia or pre-eclampsia, which require weeks of bed rest and often emergency operations to remove the baby prematurely from the mother’s womb. A recent study by Dr María Vélez, a doctor in obstetrics and gynaecology, highlights the risks of serious complications for women and their babies, both during pregnancy and after childbirth, and the risks of maternal and neonatal mortality.

Surrogate motherhood is not freedom. It is a crime against women and against the child who will be born. Surrogate motherhood cannot be an expression of free choice unless one asserts that one can freely choose to be reduced to slavery.

What drives a woman to carry a child in her womb and then give it to someone else? Poverty. For these women, having a child for others is a way to provide for their own families. It is a supposed free choice in a situation of poverty for women in certain countries or, for young American or Canadian women, a way to pay for their university studies.

Surrogacy cannot be an expression of free choice unless we affirm that it is possible to freely buy or sell a human being.

The issue is not to discuss safeguards, risks, rights, compensation or types of contract. The issue is to ask what surrogate motherhood is. It is a contractual relationship in an inherently unequal situation that involves the objectification and commodification of a woman’s body, which is transformed into a tool, a container for producing a child for others, in which the very experience of motherhood is erased. It is a contractual relationship in which the ‘object’ of the contract, around which the market for bodies develops, is a child. ‘Surrogate motherhood’ is the buying and selling of a child.

The 1993 Johnson v. Calvert case, which formed the basis of Californian legislation, is significant. In one of the most technologically advanced states in the US, this case destroyed the principle of mater semper certa est, which, from a legal point of view, translates into the principle that the legal mother is the woman who gives birth. Anna Johnson changed her mind, wanted to keep her child and sued the commissioning parents. The California Supreme Court ruled that, since a human being is born from the union of an egg and a sperm, the mother must be the woman who provided the egg. It also highlighted the importance of the ‘intention’ to become parents. This was ahead of its time, in which ‘intention’ and ‘desire’ are becoming rights and transcending reality.

In traditional surrogate motherhood, the egg belongs to the woman who will carry the pregnancy, but in almost all cases the eggs come from other women. This is called gestational surrogacy and is the preferred option for commissioning parents because they can choose the egg according to certain characteristics and because it creates a further separation between the woman who gives birth and the egg that belongs to another woman.

In all the various possibilities and combinations – sperm from the commissioning father or a donor and egg from the surrogate mother, sperm from the commissioning father or a donor and egg from a donor, sperm and egg from the commissioning parents – in vitro fertilisation is performed and, after pre-implantation diagnosis and embryo selection, the embryo is transferred.

Before the spread of in vitro fertilisation, surrogate motherhood was based on the insemination of the surrogate mother, and this woman had a genetic link to the child. The spread of in vitro fertilisation has made it possible to break the genetic link between the mother and the child, and the role required of this woman is to rent her womb.

In effect, a couple or a single person can travel to a country where it is legally permitted to assemble a child by purchasing eggs, sperm and renting a woman’s womb.

In the globalised supermarket of human reproduction, a multi-billion-dollar market for oocytes, sperm and embryos is flourishing. The price of oocytes varies according to the characteristics of the donor, who is in fact a saleswoman paid by assisted reproduction clinics. These clinics have huge egg banks that can be consulted through online catalogues offering a choice of carefully selected suppliers. The questions asked of egg suppliers in their personal profiles range from their sensitivity towards animals and religion to whether they sleep with a soft toy and whether they like the police, characteristics that have absolutely nothing to do with the ‘quality’ of their eggs, but in the reproductive market everything is for sale with a wide range of choices to suit all tastes.

We have an egg supply chain with recruitment agencies for young women, such as in Spain and Greece, which put up posters outside universities.

Egg sellers are mostly students who are also recruited on social media. Selling their eggs is presented as an easy way to make money and help others at the same time. Obviously, the consequences for their physical and psychological health and future fertility are not mentioned. These young women tend to undergo hormone bombardment several times a year and are at high risk of ovarian hyperstimulation syndrome, which can lead to thrombosis, stroke, cancer, reduced fertility and even death. Research by medical anthropologist Diane Tober5, who interviewed hundreds of egg sellers, reveals a constellation of symptoms and chronic conditions such as endometriosis severe enough to cause infertility, autoimmune diseases and premenopausal problems6. Other research has found cases of breast cancer7 and links to uterine cancer8. The testimonies9 of these and other young women highlight the reality of this biomarket.

Surrogate: something that replaces something else, often in an incomplete or imperfect way. The very definition of surrogate motherhood presupposes the erasure of the mother, who becomes a surrogate, a place of transit for the child she carries in her womb. A mother defined as a gestational carrier.

The multiplication of the mother – a mother who rents her womb, a genetic mother who sells her eggs, a commissioning mother – leads to her erasure. The mother is not the woman who sells her eggs, she is not the woman who buys a child by tearing it away from the woman who carried it in her womb for nine months; the mother is the woman who brings you into the world.

The biological link must no longer have any importance, and even the last bond linking the child to its mother and father must be severed, destroying those unique bonds of selfless love that cannot be transferred or commodified.

In the continuity and transmission of generations, human beings come into the world with a history, a provenance, a sense of belonging, a heritage, dimensions that are both close and distant. In surrogate motherhood, the child is uprooted from this human, cultural, social and spiritual continuum and thrown into the alien world of the commissioning parents.

The natural conception of a child within a couple creates the mother-father-child triad, which is dispersed in surrogacy. The father also transmits information to the mother through the foetus, and pregnancy creates a bond between the woman and the man with the child who has 50% of the father’s genetic heritage.

‘Intended parents’, ‘parental project’: the human being ceases to have a history and a provenance, reduced to the eugenic assembly of egg and sperm for a narcissistic and selfish desire for a child at all costs. The process of filiation disappears and is replaced by the process of artificial reproduction.

Surrogate motherhood is also defined as gestation for others, a definition that breaks down and isolates part of the process of procreation, as if gestation were separable from ovulation, fertilisation and childbirth. A manufacturing of children in which each stage of the process is separated, technicised, monitored and optimised in a perfectly transhumanist logic.

Crime against the child

You cannot take a child away from its mother.

You cannot define as an act of love what is in reality a separation between mother and child.

Jessica Kern, born through surrogacy and now an activist for the abolition of this practice, sums up the crux of the matter in a few words: ‘I was bought and sold. All the formulas to sugarcoat the situation will not help’10.

‘They taught me justice and values, and they had neither. They bought me, and they disguised it by calling the price to buy me expenses, gifts, compensation,”11 we hear from another testimony.

Olivia Maurel discovered her story through a DNA test, but she says she always felt she did not belong to her family: ‘I couldn’t connect with my mother. A little more with my father. I knew something was wrong. […] I hope that soon I will be the one to help abolish the atrocity of surrogacy. But I don’t want to blame them, they used an option that was offered to them on a silver platter and didn’t have the strength to resist. I don’t hate them, I love them. Rather, I blame the system that is trying to progressively legalise surrogacy, first for medical reasons such as infertility, then for social reasons and any other reason until we completely accept child trafficking. […] The most important reasons for abolishing this monstrosity are the well-being of the child, their rights and their mental balance. To all those who think that surrogacy should be regulated, I say that if even one child faces the problems I have faced, that should be enough to convince you that there is nothing good in this process that can in any way be made ethical’12.

Can a child be donated? A child, even if no payment is involved, cannot be sold, nor can it be given away. The possibility of selling, buying or donating a particular human being, a child in surrogacy – an embryo or foetus in biotechnological research and in the artificial reproduction market – makes it ethically acceptable that any human being can be sold, bought or given away. The ethical criterion of not being able to dispose of human beings leads to not being able to dispose of any of them. To say that a child – an embryo or a foetus – can be sold, bought or transferred is to deny its intrinsic value.

The child’s existence as a relational being begins well before birth. Mother and child are bound by subtle, deep and embodied ties, of which the child retains the memory.

Communication between mother and child during pregnancy begins right from the start, when the newly formed embryo travels through the Fallopian tube and sends molecular signals to which the mother responds, establishing a molecular dialogue that will continue throughout the nine months of gestation in symbiosis.

Attachment is a biological process, beginning in prenatal life with the attachment of the embryo. The embryo has an intense sensory life; it is a being in relationship, communicating with the mother’s tissues from the fifteenth day onwards, thus initiating a relationship. It is not a mere aggregate of cells or a vegetative being, as it is considered in utilitarian, eugenic and transhumanist logics of arbitrary gradation of the value of human life.

Attachment develops through physiological exchanges that circulate in the umbilical cord and placenta and through affective and relational signals towards the embryo and foetus.

There is a cellular memory, and what is established at the cellular level remains at the psychological level.

By analysing the foetal heart rate, we can see how the foetus recognises its mother’s voice and how a real dialogue develops between mother and child during pregnancy.

Thanks to its sensory memory, the child will be able to recognise its mother’s body from the very first moment after birth. For a child born through surrogacy, the mother who disappears after birth is a mother who dies. This profound suffering will generate a fear of death, a constant anxiety of abandonment, a lack of rootedness in his body, a loss of reference points, a relational laceration, a silent shame, a feeling of alienation from the world, and an existential void. The biologically rooted trauma of this separation will influence the psyche, behaviour and health for decades to come and even beyond13.

The nine-month relationship of pregnancy cannot be erased: the mother is not a mere container, but the other subject of a vital exchange with the child developing in her womb, an exchange on a biological and emotional level that continues even after birth. Endogestation and exogestation refer precisely to the development of the child in the mother’s womb and its development in the months following birth in a continuum torn apart by surrogate motherhood.

The stress of the pregnant woman is reduced thanks to the release of oxytocin, and this hormone allows her to acquire a special ability to understand the needs of her child. An emotional, affective and biological bond is strengthened with birth and breastfeeding. A bond that will be severed with surrogate motherhood, which obviously does not involve breastfeeding.

Hormones have a taste and smell that permeate the amniotic fluid, and a stressed mother does not taste the same as a calm mother. Smells and tastes are recognised and memorised by the foetus, which experiences a multitude of sensations closely interconnected with the mother’s life and emotions.

The dissociation of the surrogate mother, who distances herself from her body, her emotions and the child she is carrying, is transmitted to the child, who will find himself in an emotional and relational desert, separated from his mother from the very first moments of his life.

There is an invisible bond between mother and child. The transmission of genetic information from the mother to the foetus is not one-way; the baby’s cells also transmit and interact with the mother’s cells. This transmission and exchange of cells and genetic information is called foetal microchimerism14. Mother and child are connected by the placenta and umbilical cord. Through this connection, some of the mother’s cells pass into the foetus and some foetal cells pass into the mother’s blood, accumulating in various organs. This relationship between the mother’s and child’s cells does not disappear after birth, and the inclusion of DNA in the other’s body strengthens the mother-child bond throughout life. Cases of microchimerism have also been reported in women who have had spontaneous or induced abortions.

The number of foetal cells found in the mother’s blood samples increases as the pregnancy progresses. Foetal cells can be present in the mother’s organs for decades; foetal cells have even been found in the brain of a 94-year-old woman. Foetal cells contribute to the healing of internal wounds and injuries, improve the immune system, facilitate the development of future pregnancies, reduce the likelihood of cancer, are involved in tissue regeneration, healing from heart and liver diseases, and are even stored in the bone marrow as part of the natural cell reserve. Being younger than maternal cells, they have a great capacity to regenerate a woman’s body.

Mother-child microchimerism is essential for the growth of the child. The usefulness of this exchange for the child is due to the fact that foetal cells are pluripotent with the ability to differentiate into any other type of cell.

The embryo that survives after being implanted in the uterus of the surrogate mother will develop in a place that may retain the memory of other previous embryos that did not survive, a distress of death in the uterus similar to the situation in which a spontaneous or induced abortion previously occurred.

The implanted embryo may have been previously cryopreserved or vitrified, with all that these techniques entail. Suffice it to recall that children born following the implantation of frozen embryos have a higher risk of developing tumours.

A human being coming from liquid nitrogen, cold and glacial silence.

‘These children, adolescents and adults born through surrogacy will in fact be commodified from the beginning of their lives, treated as objects of contract: ordered, manufactured, implanted and finally delivered,”15 writes scholar, psychologist and psychotherapist Anne Shaub-Thomas, highlighting the secret cry of the child born through surrogacy.

Life in vitro. If the life of a human being begins with a technical operation, this will remain imprinted on the body and psyche. In surrogacy, conception is disembodied, outside the encounter of bodies; fertilisation does not take place in the intimate sexual encounter between a man and a woman, but in a Petri dish and outside the mother’s body. The pregnancy develops in the womb of a woman who is a stranger with DNA that is foreign to the conceived child, and at birth, this child is torn away from its mother. An embryo in a test tube implanted in a surrogate mother, and a child separated forever from the person who carried it in her womb for nine months. All these steps represent fractures, divisions, distortions of the natural process of procreation, of the natural movement of life, of the natural coming into the world. Breaks that separate sexuality from procreation, that break the unity and continuity of the embryo’s development and that destroy the unity and continuity of the relationship between child and mother. Biological and psychological breaks that profoundly alter the memory of what will be the new humanity if artificial reproduction becomes the new way of coming into the world.

A human being shattered from the very first moments of life. How will it be possible to recognise a techno-scientific invasion and genetic manipulation of biological processes and bodies when these will innervate life from its very first moments? What is furthest from life, its indeterminacies, its limits, its unexpected events, will become normal.

In the age of technical reproducibility, human beings become commodities and mere eugenic assemblages from birth, products of the biomarket and artificial reproduction clinics, ready for endless manipulation and endless techno-medical intrusions.

Eugenics

Selection is central to all stages of the artificial reproduction process, including surrogate motherhood. It takes place at several levels: selection of gamete donors, selection of sperm, eggs and finally the embryo. Before implanting the embryo in the uterus of the future mother in surrogate motherhood, as well as for women who have resorted to medically assisted procreation, a pre-implantation diagnosis (PGD) is carried out at the genetic level on some embryos in order to select the best ones. There can be no in vitro fertilisation without pre-implantation diagnosis and the subsequent selection of embryos. It is highly recommended since all in vitro fertilisation techniques can produce abnormalities in the embryo.

Eugenics is implicit and essential to this technique and has always been the driving force behind research into artificial reproduction technologies, first in their development in animals and then in their transfer to humans. Robert Edwards, who delivered Louise Brown – the world’s first ‘test-tube baby’ – believed that it would be legitimate to genetically modify the human species when it became technically possible.

PGD is presented as necessary to prevent serious diseases, but in reality it is opening the door to large-scale eugenics. PGD follows eugenic logic perfectly: if we look at the progressive opening up of national legislation in various European countries, we can see how it began with exceptions to prevent the transmission of ‘serious’ genetic diseases, then moved on to ‘likely’ diseases, and finally, in 2007, the UK authorised the use of PGD to prevent the birth of a child with strabismus.

In the United States, a couple with no fertility problems or genetic diseases can go to an assisted reproduction clinic for the sole purpose of undergoing in vitro fertilisation to select embryos with certain characteristics, such as the sex and eye colour of their future child. At the Fertility Institute in Los Angeles, nearly a thousand fertile parents visit each year to choose their sons and daughters based on eugenic criteria.

In Ukraine, at BioTexCom, it is also possible for those who resort to surrogate motherhood and artificial fertilisation techniques to choose the sex of their unborn child.

Important changes in various legislations and a global view of the driving forces behind the biotechnology world show us how various legislative restrictions have been gradually eroded and highlight the global trend towards artificial reproduction of human beings as the new way of coming into the world.

The road to transhumanism

When procreation becomes a technical operation in the laboratory, it becomes the production of living beings. The embryo becomes a product, and what is a product can be selected, discarded, experimented on and manipulated, following the transhumanist logic of continuous optimisation and implementation of the entire process. Genetic modification is an integral part of the laboratory paradigm. With the new CRISPR/Cas 9 genetic engineering technology, it is possible to genetically modify the germ line. In China, this threshold has already been crossed: in November 2018, two girls genetically modified with CRISPR/Cas9 technology were born. After a brief moment of indignation, the international scientific community declared that guidelines, safety requirements and, above all, social consensus are necessary to derive maximum benefit from germline gene editing. But guidelines always concern the past, and research developments are already ahead of them, paving the way forward.

In 2018, the British Bioethics Committee, the Nuffield Council on Bioethics, in its document ‘Genome editing and human reproduction: social and ethical issues’, argued that ‘Modifying the DNA of an embryo to influence the characteristics of a future person (heritable genetic modifications) could be morally permissible’16. The transition to humans was implicit from the beginning, even when they tortured Dolly the sheep.

If an increasing number of people resort to artificial fertilisation techniques and embryo selection and, at a later stage, genetic editing, it will become increasingly difficult, if not impossible, to refuse to do so, as social pressure will be too strong.

In the meantime, the idea is spreading that it is preferable to entrust procreation to technicians and technology and that it will be better to provide the child with a better genetic inheritance than their own gametes could provide. Assisted reproduction techniques have already been redefined as a parental responsibility, and in the not too distant future, parents who do not go to artificial reproduction clinics will be considered criminals rather than irresponsible. Biotechnologists and eugenicists are simply asking themselves when procreation will become entirely artificial and how long it will take for this to become the normal way of coming into the world.

BioTexCom in Kiev is at the forefront of the latest technical developments in artificial reproduction, and it is significant that the owner of this clinic has described biotechnology as the industry of the future, with an eye towards developments in genome editing and ectogenesis.

Artificial Intelligence is converging with assisted reproduction technologies with algorithms that analyse the best embryo to implant and algorithms that monitor embryonic development in real time in anticipation of the creation of an artificial womb. This projects us into a future where being born will no longer be about being pushed into the world or pulled into the world, but about being extracted and separated from a technological support. It will therefore be possible to be separated from the mother’s body without being born. Being born will no longer mean emerging from the mother’s body.

Tracing the origins of the fragmentation of procreation is useful for understanding how we are arriving at the artificial womb, realising that, starting with intrauterine insemination, the inevitable end point is the total artificialisation of procreation.

The control, management and manipulation of the procreative process at every stage of development, the obsession with the creation of life, were already evident at the end of the 19th century in the words of the American biologist Jacques Loeb and the whole world he represented: ‘I wanted to take life in my hands and play with it. I wanted to manipulate it in my laboratory like any other chemical reaction, to start it, stop it, study it under any conditions, direct it at my will.”17 J.B.S. Haldane coined the term ‘ectogenesis’ to refer to the development of a new being outside the mother’s body, considering it an important opportunity for social engineering in a eugenic society where a complete separation of procreation from sex would lead to a ‘liberation of humanity’.

It is in this original meaning and in this context that we must understand how surrogate motherhood, medically assisted procreation, embryo selection, embryo experimentation, genetic modification and artificial wombs are all deeply interconnected aspects of the same eugenic and transhumanist world.

Remaining human

Surrogate motherhood is based on the right to a child. But there is no right to have a child, neither for heterosexual couples, nor for homosexual couples, nor for a single person. This supposed right serves as a pretext for the expropriation of procreation, and in the laboratories of techno-reproduction, every limit can and must be broken and eliminated.

Surrogacy and all artificial reproduction techniques are presented as a medical solution to infertility, but in reality they do not cure it. From the outset, these techniques were never designed or developed as a cure for infertility, but as a means of selecting human beings.

Infertility is on the rise due to the spread and accumulation of multiple harmful factors: pesticides, phthalates, PFAS, electromagnetic waves, mRNA gene therapies, etc., and due to the postponement of pregnancy beyond biological possibilities with the illusion that technology can always offer a solution.

To address the rise in infertility and declining birth rates, no action is being taken to tackle the environmental causes, nor are measures being implemented to help couples in financial difficulty and to support single women in difficulty in continuing their pregnancies. Those families, those women and those births must not exist. The only children promoted and supported are those who come out of the laboratory.

Sterility is the new paradigm. Physical, mental and spiritual sterility. Human beings rendered sterile in their ability to procreate, in their ability to think, in their ability to understand reality and, ultimately, in their ability to defend themselves, to resist, to fight. Humanity will have to be born, live and die in a sterile environment.

As for homosexual couples or single women, surrogacy and artificial reproduction techniques are promoted with the rhetoric of non-discrimination. But the essential point is missed, which is that children need both parental figures, mother and father, woman and man, and these cannot be replaced and remodelled in endless combinations and bricolage. ‘It is in the necessary complementarity of parenthood that human beings recognise both their difference and their mutual dependence. […] The sexual diversity of parents is a fundamental, universal, ethical and biological value. Attempting to neutralise the very principle of the dual origin of man would have serious ethical and cultural consequences,’ writes Sylviane Agacinski19.

Techno-sciences are not neutral, not only in what they set out to achieve, whether or not they achieve it, but already upstream, in their idea of redesigning the world to make all bodies available, dismemberable and modifiable. Everything that is technically possible becomes ethically acceptable, and what was unthinkable and unacceptable until recently gradually becomes normal. Procreation, sexual roots, humanity in its distinctive dimensions and reality itself are the final frontiers of transhumanism for a radical ontological and anthropological transformation of the human being.

Procreation is a central issue. Regulating surrogate motherhood and artificial fertilisation techniques is tantamount to spreading and normalising them. No regulation is possible; the line of discourse must be drawn first. We must keep in mind those inviolable and non-negotiable boundaries, that which will never be ethically acceptable. There are issues around which no discussion, no bargaining, no retreat is possible, issues that cannot be subject to relativisation and the criterion of utility. The dimension of procreation is not available, bodies are not available, the living is not available.

Notes:

1 http://www.uteroinaffitto.com/dossier-di-rai-2-maternita-surrogata-presso-biotexcom/

2Anne Schaub-Thomas, Un cri secret d’enfant: Attachement mère-enfant, mémoires précoces, séparation-abandon, Les Acteurs du savoir, 2017, Italian translation, Il grido segreto di un bambino. Maternità surrogata e il diritto di chi nasce, Lindau, 2024.

3Globalization and Transnational Surrogacy in India: Outsourcing Life, cited in Daniela Danna, Fare un figlio per altri è giusto? Falso, Laterza, 2017.

4María Vélez, Grave morbilità materna e neonatale tra le portatrici gestazionali, in Annals of Internal Medicine, Vol. 177, No. 11, September 2024, https://www.acpjournals.org/doi/10.7326/M24-0417

5Diane Tober, Eggonomics: The Global Market in Human Eggs and the Donors Who Supply The Egg, Routledge, 2024.

6Rina Raphael, The ‘Wild, Wild West’ of the American Egg Donor Industry, https://www.thefp.com/p/fertility-industry-preys-on-female-egg-donors

7https://indd.adobe.com/view/5e2442b5-7d8b-4e45-85ec-7ce08e30a659

8https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4106369/pdf/nihms605211.pdf

9https://www.theguardian.com/lifeandstyle/2021/nov/07/

10Tèmoignage: Je suis un produit de la gestation pour autrui, https://www.juristespourlenfance.com/2015/06/02/temoignage-je-suis-un-produit-de-la-gestation-pour-autrui/

11 Anne Shaub-Thomas, op.cit.

12 Olivia Maurel, Born from a surrogate mother, https://feministpost.it/insights-reflections/nata-da-madre-in-affitto/, https://www.instagram.com/reel/C0J8jwgoBff/

13 Anne Shaub-Thomas, op.cit.

14Laura Isabel Gómez García, Microchimerismo: Il legame madre-figlio che non si può comprare, in Per l’abolizione della maternità surrogata, AA.VV., Ortica edizioni, 2023; in ¿Gestación subrogada?un enfoque feminista abolicionista de la explotación reproductiva, Ciudad Real. España, 2023.

15Anne Schaub-Thomas, op. cit.

16 Nuffield Council on Bioethics. Genome editing and human reproduction: Social and ethical issues. <http://nuffieldbioethics.org/wp-content/uploads/Genome-editing-and-human-reproduction-short-guide-website.pdf>

17Silvia Guerini, Costantino Ragusa, (eds.), I figli della macchina. Biotecnologie, riproduzione artificiale, eugenetica (Children of the Machine: Biotechnology, Artificial Reproduction, Eugenics), Asterios edizioni, 2024.

18J.B.S. Haldane, Daedalus, or Science and the Future, Cambridge, 1923.

19Sylviane Agacinski, Politique des sexes, Seuil, 1998.


Silvia Guerini, www.resistenzealnanomondo.org, April 2025, published in Spanish in Iglesia Viva. Pensamiento crítico y cristianismo, no. 301, 2025, https://iviva.org/

Il sistema Asilomar – Costantino Ragusa

Il sistema Asilomar
Il metodo precauzionale secondo la scienza: evidenziare il limite per superarlo immediatamente dopo.

Sono passati ormai quasi cinquant’anni dalla prima e sicuramente più celebre conferenza di Asilomar in California. Si era nel 1975, neanche quarant’anni dalle atrocità scientifiche commesse dai nazisti, ma anche dai bolscevichi, giapponesi e americani, quest’ultimi successivamente fecero incetta dei peggiori e quindi migliori scienziati da trasferire in patria per proseguire le ricerche con nuove modalità. Lo scopo della celebre conferenza era quella di organizzare un’incontro scientifico, il primo nel suo genere, al fine di valutare i mezzi per ridurre al minimo i potenziali rischi biologici derivanti dalle nuove tecniche di ingegneria genetica, in particolare con il DNA ricombinante. Il pensiero era rivolto soprattutto nei confronti del personale coinvolto direttamente negli esperimenti, ma successivamente si spostò anche verso l’esterno: cosa sarebbe avvenuto se il frutto dell’ingegneria genetica avesse messo semi all’esterno del laboratorio?

Proprio da questo incontro vennero proposte possibili soluzioni adottando nuovi meccanismi di sicurezza di laboratorio che inclusero anche elementi di contenimento fisico con una progettazione di livelli di biosicurezza (BSL) che prevedevano contenimento biologico tramite l’utilizzo di ceppi ospiti “disarmati”. Alla fine queste soluzioni portarono all’adozione di nuove linee guida federali per quei laboratori in cui si faceva ricerca con il DNA ricombinante.

L’incontro pose fine a una precedente moratoria volontaria proposta da un comitato delle National Academies of Sciences che limitava determinati tipi di esperimenti, facendosi quindi da cuscinetto per una ricerca scientifica ritenuta accettabile e una ritenuta più controversa dagli esiti imprevisti per alcuni e per altri forse fin troppo chiari.

Oggi, Asilomar è spesso ricordato e invocato come un esempio virtuoso nel campo scientifico per una valutazione attenta dei rischi prima di implementare una nuova tecnologia, come un importante punto di riferimento per la discussione contemporanea sull’autoregolamentazione scientifica e su cosa significhi condurre la ricerca in modo socialmente responsabile. Una specie di metodo precauzionale originario posto però dagli stessi ricercatori che sempre e in ogni caso avrebbero tenuto conto delle conseguenze delle loro ricerche, avallando anche quelle di altri ricercatori in una specie di mutuo appoggio all’interno del laboratorio. Se Asilomar si concentrava sulle biotecnologie non dobbiamo scordare altri campi come la fisica nucleare che ha iniziato la vera e propria produzione di bombe a guerra finita a Los Alamos smantellato o la chimica che una volta esaurito il suo impiego nei campi di battaglia della seconda guerra mondiale iniziava una nuova era silenziando le campagne da ogni forma di vita come ci ha raccontato in Primavera silenziosa Rachel Carson.

Le critiche all’incontro di Asilomar, quando vi sono state, si rivolgevano verso dettagli od ovvietà, come scoprire che anche nel campo della ricerca scientifica esistevano delle precise élite e corporazioni che imponevano la loro azione al di sopra di tutto, infischiandosene di qualsivoglia dibattito pubblico, come se vi fossero mai stati principi e neutralità dal potere dominante in particolare quello militare. Quando mai la ricerca scientifica aveva sentito la necessità del dibattito pubblico? Che tradotto significava per gli scienziati avere a che fare con coloro che non sapevano nulla di scienza e soprattutto con coloro che non erano i finanziatori dei loro progetti. Questo “dibattito” è avvenuto solo quando vi sono stati costretti da particolari attenzioni dell’opinione pubblica o quando un prodotto di laboratorio si faceva disastro collettivo, rimettendo le conseguenze scientifiche ad una forma collettiva di responsabilità che non significava altro che socializzare e scaricare le conseguenze nocive del disastro da essi stessi provocato.

La conferenza di Asilomar, anche se le immagini del tempo ci rimandano a scienziati e scienziate con capelli lunghi e pantaloni a campana figli del ‘68 e dei grandi cambiamenti in corso, non è stata altro che un momento si di discussione, ma non certo pubblica, piuttosto per addetti ai vari settori più controversi in particolare nella biotecnologia sul come andare avanti, decidendo delle regole e facendosi essi stessi gli arbitri del rispetto o eventuale superamento di tali regole.

L’energia atomica del dopo guerra si era inventata gli “atomi per la pace” nonostante le smentite di proliferazione atomica di buona parte degli Stati che proprio a “fin di bene” preparavano il peggio, senza poi contare l’eredità eterna delle scorie e i gravissimi incidenti negli impianti e ovviamente una produzione di ordigni sempre più micidiali. Con le biotecnologie ricombinanti era ancora difficile creare una narrazione per giustificare le brutture dei loro laboratori in gran parte a spese delle persone povere e degli altri animali e di tutte quelle non-persone nelle colonie dei paesi del Sud del mondo. I campi sperimentali che si aprivano si facevano per qualcuno sempre più impressionanti, per altri non erano altro che sfide a cui la scienza non doveva rinunciare.

Ecco perché già al tempo i ricercatori cominciarono a parlare di sicurezza, trasparenza, responsabilità, controllo e gestione dei rischi, tutte retoriche che si sono trascinate fino ai giorni nostri facendosi inseparabili dalle tecno-scienze abbracciando ogni altro campo più controverso come le nanotecnologie e l’intelligenza artificiale.

L’incontro di Asilomar fece tanto parlare di sé, diventando una specie di icona internazionale, avviata ad esserlo soprattutto negli anni successivi come un momento fondamentale in cui la scienza si è interrogata sulla propria direzione, considerando le grandi possibilità e quindi i rischi che si aprivano con lo sviluppo delle tecnologie di ingegneria genetica. Si parlò di piccole moratorie riflessive e della creazione di linee guida: il laboratorio si interrogava e gli operatori del laboratorio rispondevano con delle soluzioni, mai vincolanti, ma su base volontaria, perché gli scienziati avrebbero in ogni modo distinto cosa era bene e cosa era male nel loro procedere. Tutto questo per arrivare ad una autoregolamentazione degli scienziati stessi che avrebbe poi fatto scuola negli anni successivi.

Che Asilomar non era un’incontro qualsiasi, ma che si voleva dare inizio ad un metodo, lo dimostrò la prontezza con cui il governo degli Stati Uniti intervenne dopo la conferenza per dare il via ad una regolamentazione affidata al National Institutes of Health (NIH), un’organizzazione composta da altri scienziati, gli unici che avrebbero compreso le prospettive dei ricercatori. Questa nuova “regolamentazione” tra scienziati e i nuovi laboratori di ingegneria genetica sempre più all’avanguardia che nel mentre nascevano, furono possibili in quanto ad essere dibattuti, come sempre del resto quando è la scienza ad interrogarsi, sono stati solo aspetti tecnici senza mai mettere in discussione il senso stesso del loro procedere e delle loro ricerche perché avrebbero dovuto chiudere quei laboratori e fermare l’ingegneria genetica.

Ad Asilomar gli scienziati lanciavano un messaggio internazionale, non vi erano interrogativi fondamentali etici e filosofici su quello che avevano significato fino a quel momento e nel prossimo futuro i successivi sviluppi della manipolazione genetica degli organismi viventi. Dietro le rassicuranti parole delle linee guida si costruivano i presupposti per cui solo gli stessi scienziati avrebbero vigilato sul proprio operato, mettendo limiti, dove necessario, esclusivamente su base volontaria, in quella che sarebbe diventata la nuova etica delle tecno-scienze e del transumanesimo.

Perché assemblare DNA di organismi differenti? Perché intervenire nella linea germinale di un essere vivente? Temi simili non potevano essere trattati da chi stava cercando di mettere in sicurezza la biotecnologia per preservarla da influenze esterne e per garantirle uno sviluppo futuro. Potrebbero sembrare contraddizioni da parte degli scienziati di allora, ma non era così, perché essi denunciando per primi l’imminente minaccia del pericolo, evidentemente già in esecuzione, si facevano responsabili e paladini della minaccia presente e soprattutto di quelle future, confermando allo stesso tempo tutta quella ricerca di punta. In quella sfida, come chiamano queste ricerche i transumanisti, si giocava la loro gloria e i loro riconoscimenti: per essere i creatori di tali tecnologie, ma anche gli unici in grado di governarle e indirizzarle rendendole ineluttabili al mondo1.

Negli anni trascorsi dall’incontro di Asilomar nessun argine è stato posto all’avanzata dell’ingegneria genetica, al contrario questa nel tempo ha occupato ogni ambito possibile arrivando anche ad ingegnerizzare il cibo e quindi le piante e gli altri animali ridotti a cavie zootecniche. Quest’ultime, come abbiamo visto nel tempo, si sono rivelate ottimo modello per i nuovi biotecnologi che dentro le farm sperimentali hanno potuto pensare e agire indisturbati verso la realizzazione di un’esistenza zootecnica umana. L’enorme possibilità data dalle politiche eugenetiche, dagli esperimenti nazisti e in generale militari dei vari paesi era durata troppo poco, bisognava dividere gli ambiti e cominciare a parlare della salvezza dell’umanità per poter continuare, assicurando il contenimento delle chimere transgeniche, cosa ovviamente mai mantenuta al contrario del sempre più forte impegno nello sviluppo dell’ingegneria genetica in ogni ambito. Così, nel 2015, in un importante incontro sulla tecnologia CRISPR/Cas9, troviamo due figure di primo piano della conferenza di Asilomar: Paul Berg e Davide Baltimore, il primo ideatore della tecnologia del DNA ricombinante e il secondo scopritore della trascrittasi inversa che utilizza l’RNA per creare il DNA. Con loro era presente un’altra celebrità del mondo scientifico, Jennifer Doudna, co-ideatrice della stessa tecnologia CRISPR/Cas9.

I temi dell’incontro di respiro internazionale trattavano di terapia genica somatica, ricerca in vitro ed editing del genoma della linea germinale, a dimostrazione di quanti paletti negli anni erano stati posti e poi subito superati grazie al metodo dell’autoregolamentazione tra scienziati. Infatti anche questa volta veniva promossa la tecnologia di ingegneria genetica CRISPR/Cas9 come fondamentale strumento per la ricerca in vitro sugli esseri umani e ovviamente per far fronte alle solite malattie genetiche rare. Il paletto che in questo caso veniva messo era riferito alle ricerche sulla linea germinale, sapendo bene che nel cantiere sperimentale loro e solo loro erano i supremi guardiani e quando la situazione lo avrebbe permesso sarebbero andati avanti, con un metodo ormai testato da decenni. I ricercatori, come già dai tempi del primo incontro di Asilomar degli anni ‘70, non si limitarono alle sole promesse e infatti già nel 2015 al primo Summit internazionale del genoma umano le conclusioni parlavano ancora più chiaramente del solito, affermando che le linee etiche (seppur immaginarie) andavano continuamente riviste considerando la velocità dei progressi in corso. Con quale scopo? Quale urgenza o emergenza era in campo? Negli anni successivi lo avremmo scoperto, ma l’immediatezza del discorso creava i presupposti per cui non esistessero più neanche paletti, per quanto inutili fossero sempre stati concretamente nella realtà dei fatti, tanto da far dire al solito immancabile Baltimore che era addirittura inammissibile porre dei limiti alle tecno-scienze partendo da valutazioni etiche. Quest’ultime non potevano essere più considerate il metro o il mezzo per arrestare l’assalto al vivente con la biotecnologia. Non lo erano mai state, ma si stava dando l’avvio ad un nuovo paradigma, tuttora in fase di realizzazione, che già nel 2017 cercava di concretizzarsi in una regolamentazione globale dell’editing genetico che partiva come sempre dai casi rari. Se il clan di Asilomar nelle vesti di Baltimore neutralizzava l’etica subito dopo ne ideava una su base tecno-scientifica, che non solo si autoregolava, ma con le proprie nuove propagande e nuove ideologie fresche dalle accademie inclusive di sociologia, spingeva a creare con le tecno-scienze un nuovo universo di senso biotecnologico a guida tecnocratica, non tanto a rendere la scienza credibile. Nella fucina della tecnocrazia con un forno alimentato dai paletti della fu etica, la fabbricazione della nuova scienza sociale si sposa perfettamente con l’altra ingegneria, questa volta dei corpi tutti.

Una delle migliori eredi del clan di Asilomar è la scienziata Jennifer Doudna che ha imparato perfettamente anche l’arte della propaganda andando avanti a dichiarazioni di pentimento e di rilancio per il suo campo di ricerca, di fondo c’è sempre qualcosa che la spinge sempre e comunque a riprendere in mano la forbice e dedicarsi ai decoupage genetici. Infatti, nel 2018, insieme all’immancabile Baltimore sarà nel comitato organizzatore del secondo Summit internazionale sull’editing del genoma umano a Hong Kong dove si annuncerà pubblicamente la nascita delle prime due bambine editate geneticamente. Dopo un’iniziale critica verso lo scienziato cinese che apparentemente portava avanti una ricerca non sostenuta dal resto del mondo scientifico internazionale, si è passati al rilancio ribadendo che simili ricerche devono essere poste in modo responsabile. Una critica all’esperimento e alla modalità comunicativa dell’esito, anche se vi erano tra loro dei co-responsabili della ricerca in corso, ma niente che riguardasse l’indirizzo della ricerca in sé e quindi l’editing genetico su esseri umani. Ancora una volta l’autoregolamentazione degli scienziati funzionava arricchita con un’inedita e accurata informazione internazionale.

Ovviamente successivamente si è riproposto il mai troppo desueto strumento della moratoria, proposta proprio da scienziati come Berg, Baltimore e Doudna che hanno dato contributi fondamentali per arrivare a questa situazione, con la precisa strategia di evidenziare il limite per far di tutto per superarlo subito dopo e nel mentre assicurandosi di avere il maggior consenso o la maggior accettazione sociale possibile2.

Dopo la nascita delle bambine editate in Cina al terzo Summit internazionale sull’editing del genoma umano è stata data la notizia di un nuovo esperimento: la nascita da una coppia di topi maschi utilizzando la tecnica di gametogenesi in vitro (IVG), una tecnica con la quale si sviluppano degli embrioni riprogrammando delle cellule estratte da due adulti dello stesso sesso. Ricerca portata avanti presso l’Università di Osaka che segue una precedente del 2018, la quale aveva portato allo sviluppo di prole partendo da coppie di femmine di topi. Ecco il frutto delle loro “precauzioni” e, come hanno scritto nelle linee guida, ogni ricerca viene giustificata se una delle motivazioni è la non discriminazione. Nelle pubblicazioni dell’ambito della genomica il risultato di questa ricerca viene già promosso come potenzialmente utile per le gravidanze LGBTQ+ rendendo evidente ancora una volta l’alibi utilizzato ammantato di progressismo per rompere le ultime barriere3.

In tempi di convergenze delle tecno-scienze se l’incontro di Asilomar è stato ritenuto così importante per la biotecnologia soprattutto per i benefici ai biotecnologi stessi, anche per l’intelligenza artificiale i tecno-scienziati hanno lanciato un allarme controllato e invocato prudenze riferendosi a dei “Principi di Asilomar” con l’immancabile proposta di una brevissima moratoria con appelli dove non mancavano le firme dei transumanisti pronti a dosare allarmi terrificanti e regole ragionevoli4.

Cinquant’anni dopo il primo incontro ad Asilomar, sempre nello stesso luogo, dal 23 al 26 febbraio di quest’anno, si è tenuto l’incontro “Lo spirito di Asilomar e il futuro della biotecnologia”. Ancora una volta i temi di discussione sono stati le minacce della biotecnologia con gli ovvi aggiornamenti all’attualità della ricerca concentrandosi sulla così detta vita artificiale, sull’intelligenza artificiale e sulla creazione di cellule sintetiche.

Dal primo incontro se ne sono viste tante di chimere ideate tra specie con DNA diversi, non tutte restate al chiuso dei laboratori e quella che era la tecnologia ricombinante è stata superata, o almeno perfezionata, per un’infinità di ricombinazioni per uso industriale e ovviamente per scopi militari.

Mentre il primo incontro era incentrato sulla genetica e dominato da biologi di un piccolo settore, questo aveva un programma molto più ampio e una folla che comprendeva scienziati di molte discipline, nonché ambientalisti, bioeticisti, avvocati, ex funzionari governativi, esperti di sicurezza nazionale, giornalisti e una compagnia di ballo. E per i partecipanti quaderni fatti con bucce di mela e distintivi con nomi incisi nel legno.

Ancora una volta incontri come questo e soprattutto di questa entità tentano di tracciare confini e limiti. Delimitano aree di ricerca e propongono restrizioni in questo caso all’unanimità su aspetti come le armi biologiche e sulla “vita speculare” ideata dalle nuove possibilità della biologia sintetica in grado di creare versioni speculari di alcune molecole naturali immettendo nell’ambiente batteri “specchio” sconosciuti alla natura e quindi con conseguenze imprevedibili su corpi e pianeta.

La questione del CRISPR è rimasta solo nella coreografia del piccolo spettacolo organizzato per gli ospiti intorno al fuoco e altre questioni fondamentali, come intelligenza artificiale, patogeni pericolosi, cellule sintetiche e batteri geneticamente modificati, non hanno trovato pareri condivisi. Si tracciano recinti su questioni che sono diventate già da un pezzo cosa concreta e non solo questione teorica. Basti ricordare le ricerche di guadagno di funzione ampiamente sviluppate nei biolaboratori – anche in Italia con vari progetti di incremento5 – dove si lavora a ingegnerizzare virus e batteri in forme sconosciute e a sviluppare tecniche di ingegneria genetica a DNA ricombinante e a mRNA per le nuove versioni mutanti possibilmente più nocive che rappresentano a tutti gli effetti nuove armi biologiche. Abbiamo gli OGM sdoganati prima a livello europeo per i sieri biotecnologici per la così detta pandemia e poi, come sappiamo, imposti ovunque. Vi sono poi i nuovi OGM ottenuti con le nuove tecniche genomiche (NGT) equiparati a livello europeo alle piante tradizionali, in Italia rinominati TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita) sperimentati in campo aperto – e quindi diffusi – da virtuosi centri di ricerca pubblici6. Abbiamo poi la ricerca militare che non è, come si immagina, solo in segreti laboratori, ma in rispettabili università pubbliche e che semplicemente finanzia copiosamente quello che più le può interessare ovunque questo avvenga indirizzando risultati di interi settori e non abbiamo folle di scienziati che protestano per questo o che si danno alla fuga.

Il nuovo incontro di Asilomar è come se fosse stato un consesso di fisici che si mette insieme per denunciare la pericolosità della ricerca atomica e per denunciare la proliferazione delle armi nucleari per la sintonia di queste con l’uso civile. Un’ovvietà, si penserebbe, talmente ovvio che i fisici se ne guardano bene dal dire qualcosa. I nuovi tecno-scienziati hanno capito che devono difendersi per intera categoria: la tecno-scienza. Da qui è un continuo susseguirsi di allarmi e soluzioni riparatrici, come denunciare il guadagno di funzione per poter poi realizzare super laboratori, come quello di Trieste che non risponde neanche all’Italia per quello che fa7. Da decenni hanno visto che il sistema di autoregolamentazione da parte degli stessi scienziati funziona perfettamente, un vero e proprio sistema tecnico che risponde non solo al denaro. Dai tempi del lontano ‘75 della prima Asilomar le cose sono cambiate, l’impero biotecnologico lanciato dalla Gentech e dalla Biogen è ormai consolidato da un pezzo. Adesso vi è non solo la presa del vivente, ma la sua completa gestione.

Nel recente incontro in California il loro indagare le possibilità date dagli enormi sviluppi dell’intelligenza artificiale con la biotecnologia potrà limitarsi ad aspetti parziali, come dei farmaci o qualche cura innovativa tutta da verificare, ma ancora una volta non si entrerà mai nel vivo delle questioni: la questione sociale dove si mettono le basi per la fabbricazione del paziente perenne medicalizzato dalla nascita con una medicina predittiva su base genetica e algoritmica e la questione della modificazione genetica del vivente. Riproduzione artificiale come miglior modo per venire al mondo ed eutanasia sempre più disponibile come il miglior modo per andarsene. Biotecnologie nei campi e nei corpi per tutti e non solo per chi se le potrà permettere, come ancora sostiene qualche ingenuo militante fermo a teorie polverose, ma per tutti.

Il cambiamento lo si vuole netto e radicale, sicuramente lento, incostante e pieno di contraddizioni, ma purtroppo non dalla mancata collaborazione, ma dall’avvitarsi nella sua stessa burocrazia: macchine pronte prima ancora di chi sia in grado di farle funzionare o viceversa persone formate per infrastrutture tecnologiche inesistenti. In un contesto di anestetizzazione quasi totale e di sequestro emotivo tra emergenze che invocano altre emergenze, in un continuo quasi salto nel precipizio tra guerre, pandemie e catastrofi climatiche, in questa distruzione di corpi e di senso per noi ha ancora significato richiamare l’elemento umano con la sua possibilità di produrre un pensiero critico radicale che non veda nelle varie scampanellate di allarme controllato, come le Asilomar dimostrano, la sponda amica dove attraccare. In quei canneti OGM vi sono le peggiori insidie di menzogna, manipolazione e recupero di ogni genuina forma di resistenza a questo mondo biocida ed ecocida: uccisore di una vita libera e sana e della nostra casa che come insegna l’ecologia è il nostro pianeta.

Se gli OGM-TEA si stanno espandendo anche in Italia tramite quelle virtuose università e centri di ricerca pubblici che avrebbero dovuto porre un argine all’economia predatrice delle multinazionali agrochimiche un tempo statunitensi, significa non tanto che le cose sono cambiate, ma che semplicemente non si era capito che vi era di fondo la condivisione dello stesso paradigma di un tecno-mondo, anche se con mezzi diversi. Allora, dopo la nuova Asilomar e la semina in campo dei nuovi OGM, le uniche parole da parte dei ricercatori che possano ancora rincuorarci sono quelle pronunciate dopo l’ennesimo sabotaggio ad una coltivazione OGM-TEA in campo aperto, in questo caso di vite. Un ricercatore interrogato sulla vicenda dichiarava la rovina di svariati anni di ricerche in laboratorio sugli OGM-TEA. Questa è stata una vera catastrofe naturale, un vero metodo precauzionale che ha dimostrato che è ancora possibile difendersi.

Costantino Ragusa, Aprile 2025, www.resistenzealnanomondo.org

Note:

1 Silvia Guerini, Costantino Ragusa, L’ideologia del tecno-mondo. Resistere alla megamacchina, Acro-polis, 2024.

2 Silvia Guerini, Costantino Ragusa (A cura di ), AA.VV., I figli della macchina. Biotecnologie, riproduzione artificiale ed eugenetica, Asterios, 2023.

3 Silvia Guerini, Costantino Ragusa, op. cit.; Silvia Guerini, Dal corpo neutro al cyborg postumano. Riflessioni critiche all’ideologia gender, Asterios, 2022.

4 Resistenze al nanomondo, I transumanisti lanciano l’allarme sui rischi dell’intelligenza artificiale: nuove regole da sostituire alle vecchie per far si che continui a non cambiare nulla, 13 Aprile 2023, https: //www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/i-transumanisti-lanciano-lallarme-sui-rischi-dellintelligenza-artificiale-nuove-regole-da-sostituire-alle-vecchie-per-far-si-che-continui-a-non-cambiare-nulla/

5 Costantino Ragusa, Il biolaboratorio mondo, in L’Urlo della Terra, n.11, Luglio 2023, https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/il-biolaboratorio-mondo-costantino-ragusa/

6 Costantino Ragusa, OGM – TEA: L’attacco al vivente continua, in L’Urlo della Terra, n.12, Luglio 2024, https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/ogm-tea-lattacco-al-vivente-continua/; Costantino Ragusa, Il nuovo ORDINE GENETICO MONDIALE passa anche dalla terra. In arrivo i “nuovi” OGM, in L’Urlo della Terra,n.10, Luglio 2020, https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/il-nuovo-ordine-genetico-mondiale-passa-anche-dalla-terra-in-arrivo-i-nuovi-ogm/

7 Resistenze al nanomondo, ICGEB: La sovranità della scienza al di sopra di tutto, Ottobre 2022, https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/icgeb-la-sovranita-della-scienza-al-di-sopra-di-tutto/

Maternità surrogata. Una delle strade verso il transumanesimo – Silvia Guerini

La tecnologia ha trasformato il desiderio di un figlio in un progetto, distruggendo un intero mondo di sentimenti, emozioni, pensieri e relazioni. La pianificazione di un bambino, determinata dalla possibilità tecnologica e dall’offerta del mercato, conosce ormai un unico freddo linguaggio elaborato dai tecnici. La così detta maternità surrogata o gestazione per altri e in generale tutte le tecniche di fecondazione assistita non sono dei semplici modi per avere un figlio, si collocano all’interno del paradigma del sistema tecno-scientifico e si fondano sulla scomposizione e frammentazione del processo di procreazione. La frammentazione di questo processo porta a prelevare un ovulo da una donna e impiantarlo in un’altra, come se fosse qualcosa di interscambiabile, e a mettere in mano a tecnici una parte del processo, che non avviene più all’interno del corpo della donna, ma in un vetrino e in una provetta. Il momento della fecondazione diventa un’operazione tecnica di laboratorio e la procreazione diventa produzione del vivente. Le conseguenze sono sulla donna, sul bambino che nascerà, sull’intera società nel modo in cui verrà considerata la procreazione e nel rendere eticamente accettabile la mercificabilità, la selezione eugenetica e la riproducibilità tecnica dell’essere umano.

Crimine contro la donna

La geografia della così detta maternità surrogata può essere percepita solo a livello internazionale con legislazioni che si modificano nel corso del tempo e con possibili nuove destinazioni per il turismo riproduttivo. Ad esempio in Grecia per prevenire il traffico internazionale la legislazione prevedeva che sia i genitori committenti sia le madri surrogate dovessero essere residenti in Grecia, ma questa restrizione è stata abolita nel 2014 rendendo la Grecia una destinazione ambita per i costi contenuti, una delle mete principali in Europa insieme a Ucraina e Georgia.

Negli Stati Uniti, la maternità surrogata è disponibile quasi ovunque. Con la graduale chiusura dei mercati indiano, nepalese, cambogiano e tailandese, le agenzie e le cliniche si sono man mano trasferite, alcune di queste in Messico che offre prezzi relativamente bassi.

Come in ogni mercato abbiamo le offerte più lussuose e quelle più economiche, sconti, pacchetti standard ed economy, pacchetti vip soddisfatti o rimborsati e tutto incluso compreso il soggiorno per i genitori committenti.

Nel 2015 ha fatto clamore la notizia di una coppia australiana che si era recata in Thailandia per una maternità surrogata e che ha abbandonato un bambino alla madre perché affetto dalla sindrome di Down, mentre ha portato a casa la sorella gemella sana. Ma questo caso che ha suscitato tanto clamore non è un fatto eccezionale e può essere previsto dai contratti.

La maternità surrogata viene differenziata in commerciale e altruistica, ma la così detta maternità surrogata altruistica non esiste. C’è sempre un pagamento, il compenso in quella altruistica viene definito “rimborso”, e c’è sempre un contratto a cui la donna deve sottostare. Il contratto stabilisce persino cosa la madre dovrà mangiare, quali farmaci assumere e sarà obbligata ad abortire se il figlio che porta in grembo presenta una disabilità. I contratti possono includere delle clausole che consentono l’aborto in caso di anomalie del feto e la così detta “riduzione fetale” in caso di gravidanze multiple. Il prodotto non deve avere difetti o non deve essere in eccesso, in quei casi può essere scartato.

La madre non può cambiare idea: quando partorirà dovrà consegnare suo figlio ai genitori committenti. Nessuna delle madri che si sono rifiutate di consegnare il bambino, indipendentemente dalla legislazione del Paese, ha potuto tenerlo. La madre non ha altra scelta che soddisfare i genitori committenti, protetti dal contratto, dalla clinica e dai loro avvocati.

Alcuni contratti richiedono che la donna acconsenta che i genitori committenti prendano le decisioni mediche, compreso il numero di embrioni da inseminare e la loro selezione, le condizioni di un’eventuale rescissione del contratto, di un eventuale aborto e le modalità e la data del parto. Parto che può avvenire a data stabilita con taglio cesario con il bambino strappato dalle braccia della madre pronto per essere consegnato ai committenti il giorno stabilito.

Il contratto stabilisce chiaramente che la madre è informata del rischio di morire durante la gravidanza o in seguito al parto e che accetta che, se ciò dovesse accadere, i suoi beneficiari non chiederanno nulla di più del pagamento inizialmente previsto.

Per le donne che sono già state madri surrogate il pagamento è più alto perché hanno quello che i professionisti del settore chiamano un “utero provato” e hanno anche dimostrato di rispettare l’accordo di consegnare il bambino.

Le donne americane delle cliniche per la maternità surrogata mostrano i loro volti sorridenti, parlano di puro amore e di altruismo, le agenzie di marketing mostrano video con il quadretto felice dei genitori committenti con in braccio il bambino accanto alla madre ancora nel letto dove ha partorito, i genitori committenti dichiarano che questa donna sarà parte della loro famiglia e si mostrano stanze con appese sulle pareti le fotografie che i vari genitori committenti spedirebbero a queste donne per mostrare la crescita dei bambini, tutti a testimoniare la relazione tra genitori committenti e la madre surrogata. La realtà è un altra.

Nelle cliniche di fecondazione assistita, psicologi ed altri specialisti raccomandano alle donne di non toccarsi la pancia e di non ascoltare i movimenti del feto quando scalcia perché devono dissociarsi dal bambino che sta crescendo nel loro corpo.

“Dobbiamo prepararci psicologicamente a non provare un amore materno”, confida una donna in attesa di due figli avuti con ovuli di un’altra donna presso la BioTexCom a Kiev e conclude dicendo “so che quando li vedrò non mi somiglieranno, avranno i lineamenti di due persone a me estranee e per questo non potranno mancarmi”1. Una scissione da sé e dal proprio figlio, una profonda alienazione. Queste madri per nove mesi dovranno costringersi ed adattarsi a un’indifferenza emotiva rimanendo estranee a ciò che accade nel loro corpo e al bambino che cresce.

Dalle strazianti parole di una di queste donne emerge un dolore nascosto che non si riesce a cancellare: “Davanti a loro farò finta di essere felice, sto dando loro il bambino. Non sapranno mai che sto dando via questo bambino con il dolore nel cuore. Farò finta di essere felice e darò via il bambino”2. Le testimonianze delle madri surrogate che hanno sperimentato sia la quella definita commerciale sia quella definita altruistica rivelano sempre il lato oscuro di un pentimento e di una lacerante sofferenza.

Le donne indiane mantengono un intimo legame con il proprio figlio: “Sarà pure il loro embrione, ma è il mio sangue”, “È assolutamente mio. Sono passata attraverso un’operazione così grande, mi hanno fatto così tante iniezioni…, naturalmente il bambino è mio”, “Ovunque sia il mio bambino, proteggilo, che nessun male sia fatto al mio bambino. Quando prego, dico a Dio che ho tre bimbi, e che li protegga ovunque siano. Anche se non ho mai incontrato il mio bambino la madre sono io. L’augurio di una madre raggiungerà sempre il figlio”3.

Tutte queste gravidanze iniziano con la somministrazione di pericolosi farmaci ormonali prima dell’impianto di embrioni estranei. Le gravidanze sono così più rischiose e possono portare a gravi conseguenze come diabete gestazionale, pressione sanguigna molto alta, placenta previa o pre-eclampsia che richiedono settimane di riposo a letto e spesso operazioni d’emergenza per rimuovere prematuramente il bambino dall’utero della madre. Il recente studio della dottoressa in Ostetricia e Ginecologia María Vélez4 mette in luce i rischi di gravi complicazioni per le donne e per i loro bambini, sia durante la gravidanza che dopo il parto e i rischi di mortalità materna e neonatale.

La maternità surrogata non è libertà. È un crimine contro la donna e contro il bambino che nascerà. La maternità surrogata non può essere espressione di una libera scelta se non affermando che si può liberamente scegliere di essere ridotte in schiavitù.

Cosa spinge una donna a portare in grembo un bambino per poi darlo a qualcun altro? Una situazione di povertà. Per queste donne fare un figlio per altri è una possibilità per provvedere al sostentamento della propria famiglia. Una presunta libera scelta in una situazione di povertà per quanto riguarda le donne di determinati paesi o, per le giovani donne americane o canadesi, una possibilità per pagarsi gli studi universitari.

La maternità surrogata non può essere espressione di una libera scelta se non affermando che si può liberamente comprare o cedere un essere umano.

La questione non è discutere su tutele, rischi, diritti, compensi, tipologie contrattuali. La questione è chiedersi cosa sia la maternità surrogata. È un rapporto contrattuale in una situazione intrinsecamente diseguale che comporta l’oggettivazione e la mercificazione del corpo di una donna che viene trasformata in uno strumento, in un contenitore per produrre un bambino per altri in cui l’esperienza stessa della maternità viene cancellata. È un rapporto contrattuale in cui l’oggetto del contratto, attorno al quale si sviluppa il mercato dei corpi è un bambino. La maternità surrogata è la compra – vendita di un bambino.

Significativo il caso Johnson vs Calvert del 1993 che è stato alla base della legislazione californiana. In uno degli stati più tecnologicamente avanzati degli USA questo caso distrusse il principio mater semper certa est che anche dal punto di vista giuridico si traduce con il principio per cui la madre legale è colei che partorisce. Anna Johnson cambia idea, vuol tenere suo figlio e cita in giudizio i genitori committenti. La Corte Suprema della California stabilì che, siccome un essere umano nasce dall’incontro di un ovulo e uno spermatozoo, la madre deve essere colei da cui proviene l’ovulo. Mise inoltre in evidenza l’importanza dell’intenzione di diventare genitori. In anticipo con i tempi di oggi in cui l’intenzione e il desiderio si trasformano in diritti e superano il dato di realtà.

Nella maternità surrogata definita tradizionale l’ovulo appartiene alla donna che porterà avanti la gravidanza, ma nella quasi totalità dei casi gli ovuli provengono da altre donne, questa viene definita maternità surrogata gestazionale ed è l’opzione preferita dai genitori committenti perché possono scegliere l’ovulo secondo determinate caratteristiche e perché crea un’ulteriore separazione tra la donna che partorisce e l’ovulo che appartiene a un’altra donna.

In tutte le varie possibilità e combinazioni – sperma del committente o di un donatore e ovulo della gestante, sperma del committente o di un donatore e ovulo di una donatrice, sperma e ovulo dei genitori committenti – viene effettuata la tecnica di fecondazione in vitro e dopo diagnosi pre-impianto e selezione embrionale viene effettuato il trasferimento dell’embrione.

Prima della diffusione della fecondazione in vitro la maternità surrogata si basava sull’inseminazione della madre surrogata e questa donna aveva un legame genetico con il bambino. La diffusione della fecondazione in vitro ha reso possibile la rottura del legame genetico tra la madre e il bambino e il ruolo richiesto a questa donna è di affittare il suo utero.

Di fatto una coppia o una persona sola può recarsi in un paese dove legalmente è consentito per assemblare un bambino comprando ovuli, sperma e affittando l’utero di una donna.

Nel supermercato globalizzato della riproduzione umana fiorisce un mercato multimiliardario di ovociti, spermatozoi ed embrioni. Il prezzo degli ovociti varia a seconda delle caratteristiche della donatrice, che in realtà è una venditrice pagata dalle cliniche di fecondazione assistita. Cliniche con enormi banche di ovuli consultabili attraverso dei cataloghi on-line che offrono una scelta di fornitrici accuratamente selezionate. Le domande rivolte alle fornitrici di ovuli nella loro scheda personale spaziano dalla sensibilità per gli animali, la religione, se si dorme con un peluche e se si ha simpatia per le forze dell’ordine, caratteristiche che non hanno assolutamente nulla a che fare con la “qualità” dei loro ovociti, ma nel mercato riproduttivo tutto è in vendita con un’ampia gamma di scelta per tutti i gusti.

Abbiamo una catena di approvvigionamento di ovuli con delle agenzie di reclutamento di giovani donne, come in Spagna e in Grecia, che affiggono cartelloni pubblicitari fuori dalle università.

Le venditrici di ovuli sono per la maggior parte studentesse che vengono reclutate anche sui social. Vendere i propri ovuli è presentato come un modo facile per fare soldi e allo stesso tempo aiutare gli altri, non vengono ovviamente dette le conseguenze sulla loro salute fisica e psicologica e sulla loro futura fertilità. Queste giovani donne tendono a sottoporsi più volte all’anno a bombardamenti ormonali e sono fortemente a rischio di sindrome da iper-stimolazione ovarica che può comportare trombosi, ictus, cancro, riduzione della fertilità e che può condurre anche alla morte. Dalla ricerca dell’antropologa medica Diane Tober5, che ha intervistato centinaia di venditrici di ovuli, emerge una costellazione di sintomi e condizioni croniche come endometriosi così grave da comportare sterilità, malattie autoimmuni e problemi in premenopausa6. Da altre ricerche sono emersi casi di cancro al seno7 e correlazioni con tumore all’utero8. Le testimonianze9 di queste e altre giovani donne mettono in luce la realtà di questo biomercato.

Surrogato: ciò che sostituisce un’altra cosa, spesso in modo incompleto o imperfetto. La maternità surrogata già nella sua definizione presuppone la cancellazione della madre che diventa un surrogato, un luogo di transito per il bambino che porta in grembo. Una madre definita come portatrice gestazionale.

La moltiplicazione della madre – una madre che affitta l’utero, una madre genetica che vende gli ovuli, una madre committente – comporta la sua cancellazione. La madre non è la donna che vende i suoi ovuli, non è la donna che compra un bambino strappandolo a chi lo ha portato in grembo per nove mesi, la madre è colei da cui si viene al mondo.
Il legame biologico non deve aver più nessuna importanza e deve essere scardinato anche l’ultimo vincolo che lega il figlio alla madre e al padre, distruggendo quei legami unici di amore disinteressato, non cedibili e non mercificabili.

Nella continuità e trasmissione delle generazioni l’essere umano viene al mondo con una storia, una provenienza, un’appartenenza, un’eredità, dimensioni vicine e al tempo stesso lontane. Nella maternità surrogata si sradica il bambino da questo continuum umano, culturale, sociale e spirituale per gettarlo nel mondo estraneo dei genitori committenti.

Il concepimento naturale di un bambino all’interno di una coppia crea la triade madre – padre – bambino che nella maternità surrogata viene dispersa. Anche il padre trasmette informazioni alla madre attraverso il feto, la gravidanza crea un legame tra la donna e l’uomo con il bambino che ha il 50% del patrimonio genetico del padre.

“Genitori d’intenzione”, “progetto parentale”: l’essere umano cessa di avere una storia e una provenienza, riducendosi all’assemblaggio eugenetico di ovulo e sperma per un narcisistico ed egoistico desiderio di un figlio a tutti i costi. Scompare il processo di filiazione e al suo posto irrompe il processo di riproduzione artificiale.

La maternità surrogata è anche definita Gestazione per altri, già questa definizione scompone e isola una parte del processo di procreazione, come se la gestazione fosse separabile dall’ovulazione, dalla fecondazione, dal parto. Una fabbricazione di bambini in cui ogni fase del processo è separata, tecnicizzata, monitorata, ottimizzata in una logica perfettamente transumanista.

Crimine contro il bambino

Non si può strappare un bambino a sua madre.

Non si può definire come atto d’amore quello che in realtà è una separazione tra madre e figlio.

Jessica Kern, nata da maternità surrogata e diventata attivista per l’abolizione di questa pratica, in poche parole delinea il fulcro della questione: “Sono stata comprata e venduta. Tutte le formule per abbellire la situazione non serviranno a nulla”10.

“Mi hanno insegnato la giustizia e i valori e non avevano né l’una né gli altri. Mi hanno comprato, e lo hanno mascherato chiamando spese, regali, indennizzi il prezzo per comprarmi”11 ascoltiamo da un’altra testimonianza.

Olivia Maurel ha scoperto la sua storia usando un test del DNA, ma in realtà afferma che ha sempre sentito di non appartenere alla sua famiglia: “Non riuscivo a connettermi con mia madre. Un po’ di più con mio padre. Sapevo che c’era qualcosa di sbagliato. […] Spero che presto sarò io a contribuire ad abolire l’atrocità della maternità surrogata. Ma non voglio incolparli, hanno usato un’opzione che gli è stata offerta su un piatto d’argento e non hanno avuto la forza di resistere. Non li odio, li amo. Piuttosto do la colpa al sistema che sta cercando di legalizzare progressivamente la surrogata, prima per ragioni mediche come l’infertilità, poi per ragioni sociali e qualsiasi altro motivo fino a quando non accetteremo del tutto il traffico dei bambini. […] Le ragioni più importanti per abolire questa mostruosità sono il benessere del bambino, i suoi diritti, il suo equilibrio psichico. A tutti quelli che pensano che la maternità surrogata debba essere regolata rispondo che se anche un solo bambino si troverà ad affrontare i problemi che ho affrontato io dovrebbe bastare a convincervi che non c’è nulla di buono in questo processo che in nessun modo potrà essere reso etico”12.

Un bambino può essere donato? Un bambino, anche se non ci fosse nessun pagamento, allo stesso modo in cui non può essere venduto, non può essere nemmeno ceduto. La possibilità di vendere e comprare o donare un particolare essere umano, un bambino nella maternità surrogata – un embrione o un feto nella ricerca biotecnologica e nel mercato della riproduzione artificiale – rende eticamente accettabile che qualsiasi essere umano possa essere venduto, comprato, ceduto. Il criterio etico di non poter disporre degli esseri umani porta a non poter disporne di nessuno. Affermare che un bambino – un embrione o un feto – possa essere venduto, comprato o ceduto significa negare il suo valore intrinseco.

L’esistenza del bambino come essere relazionale inizia ben prima della nascita. Mamma e bambino sono legati da legami sottili, profondi e incarnati, di cui il bambino conserva la memoria.

La comunicazione in gravidanza tra la madre e il bambino avviene fin dall’inizio, quando l’embrione appena formato percorre la tuba di Falloppio invia segnali molecolari ai quali la madre risponde, stabilendo un dialogo molecolare che proseguirà per i nove mesi di gestazione in simbiosi.

L’attaccamento è un processo biologico, a partire dalla vita prenatale, dall’attaccamento dell’embrione. L’embrione ha una vita sensoriale intensa, è un essere in relazione, già dal quindicesimo giorno comunica con i tessuti della madre dando inizio a una relazione. Non è un mero aggregato di cellule o un essere vegetativo come viene considerato nelle logiche utilitaristiche, eugeniste e transumaniste di graduazione arbitraria del valore della vita umana.

L’attaccamento si sviluppa attraverso gli scambi fisiologici che circolano nel cordone ombelicale e nella placenta e attraverso i segnali affettivi e relazionali verso l’embrione e verso il feto.

Esiste una memoria cellulare e ciò che si afferma a livello cellulare rimane a livello psicologico.

Analizzando la frequenza cardiaca fetale si può vedere come il feto riconosca la voce della madre e durante la gravidanza si sviluppa un vero e proprio dialogo tra madre e bambino.

Il bambino grazie alla sua memoria sensoriale sarà in grado di riconoscere il corpo della madre fin dal primo istante dopo la nascita. Per il bambino venuto al mondo da maternità surrogata la madre che scompare dopo la nascita è una madre che muore. Una sofferenza profonda che genererà un’angoscia di morte, una costante ansia di abbandono, una mancanza di radicamento nel suo corpo, una perdita di riferimenti, una lacerazione relazionale, una vergogna silenziosa, una estraneità al mondo, un vuoto esistenziale. Il trauma biologicamente radicato di questa separazione influenzerà la psiche, il comportamento, la salute per i decenni a venire e anche oltre13.

La relazione di nove mesi di gravidanza non può essere cancellata: la madre non è un semplice contenitore, ma l’altro soggetto di uno scambio vitale con il bambino che si sviluppa nel suo ventre, uno scambio a livello biologico ed emotivo e che continua anche dopo il parto. Endogestazione ed esogestazione indicano proprio lo sviluppo del bambino nel ventre della madre e lo sviluppo nei mesi successivi al parto in un continuum lacerato dalla maternità surrogata.

Lo stress della donna incinta si riduce grazie al rilascio dell’ossitocina e questo ormone le permette di acquisire una speciale capacità di conoscere i bisogni del bambino. Un legame emotivo, affettivo e biologico si rafforza con la nascita e l’allattamento. Un legame che verrà reciso con la maternità surrogata che ovviamente non prevede l’allattamento.

Gli ormoni hanno un sapore e un odore che permeano il liquido amniotico, una madre stressata non ha lo stesso sapore di una madre serena. Gli odori e i sapori vengono riconosciuti e memorizzati dal feto che sperimenta una molteplicità di sensazioni strettamente interconnesse con la vita e le emozioni della madre.

La dissociazione della madre surrogata che si estranea dal suo corpo, dalle sue emozioni e dal bambino che porta in grembo si trasmette al bambino che si troverà in un deserto emotivo e relazionale con una separazione dalla madre che inizia dai primi momenti della sua vita.

Esiste un legame invisibile tra madre e figlio. La trasmissione di informazioni genetiche dalla madre al feto non è unidirezionale, anche le cellule del bambino trasmettono e interagiscono con le cellule della madre. Questa trasmissione e scambio di cellule e informazioni genetiche è chiamata microchimerismo fetale14. Madre e bambino sono collegati dalla placenta e dal cordone ombelicale, attraverso questa connessione alcune cellule della madre passano nel feto e alcune cellule fetali passano nel sangue della madre, accumulandosi in vari organi. Questa relazione tra le cellule della madre e del bambino non scompare dopo la nascita e l’inclusione del DNA nell’altro corpo rende forte il legame madre – bambino per tutta la vita. Sono stati descritti casi di microchimerismo anche in donne che hanno avuto aborti spontanei o indotti.

Il numero di cellule fetali trovate nei campioni di sangue della madre aumenta con il progredire della gravidanza. La presenza di cellule fetali può essere presente negli organi materni per decenni, cellule fetali sono state trovate persino nel cervello di una donna di 94 anni. Le cellule fetali contribuiscono alla guarigione di ferite e lesioni interne, migliorano il sistema immunitario, facilitano lo sviluppo di gravidanze future, riducono la probabilità di cancro, sono coinvolte nella rigenerazione dei tessuti, nella guarigione da malattie del cuore e del fegato e sono persino conservate nel midollo osseo come parte della riserva naturale di cellule. Essendo più giovani delle cellule materne, hanno una grande capacità di rigenerare il corpo della donna.

Il microchimerismo madre – bambino è fondamentale per la crescita del bambino. L’utilità di questo scambio sul bambino è dovuta al fatto che le cellule fetali sono pluripotenti con la capacità di differenziarsi in qualsiasi altro tipo di cellula.

L’embrione che sopravvive dopo essere stato impianto nell’utero della madre surrogata si svilupperà in un luogo che potrà conservare la memoria di altri precedenti embrioni non sopravvissuti, un’angoscia di morte nell’utero simile alla situazione in cui precedentemente si è verificato un aborto spontaneo o indotto.

L’embrione impiantato può essere stato precedentemente crioconservato o vetrificato, con tutto ciò che comportano queste tecniche. Basta ricordare che i bambini nati a seguito dell’impianto di embrioni congelati hanno un rischio maggior di sviluppare tumori.

Un essere umano proveniente dall’azoto liquido, dal freddo e dal silenzio glaciale.

“Questi bambini, adolescenti e adulti nati da maternità surrogata in realtà saranno mercificati fin dall’inizio della loro vita, trattati come oggetti di contratto: ordinati, fabbricati, impiantati e infine consegnati”15 scrive la studiosa, psicologa e psicoterapeuta Anne Shaub – Thomas che mette in luce il grido segreto del bambino nato da maternità surrogata.

La vita in vitro. Se la vita di un essere umano inizia con un’operazione tecnica, questa rimarrà impressa nel corpo e nella psiche. Nella maternità surrogata il concepimento è disincarnato, fuori dall’incontro dei corpi, la fecondazione non avviene nell’intimo incontro sessuale tra un uomo e una donna, ma avviene dentro una capsula di petri e fuori dal corpo materno, la gravidanza si sviluppa nell’utero di una donna estranea con il suo DNA al bambino concepito e alla nascita questo bambino viene strappato da quella che è sua madre. Un embrione in provetta impiantato nella madre surrogata e un bambino separato per sempre da chi lo ha portato in grembo per nove mesi. Tutti questi passaggi rappresentano fratture, scissioni, distorsioni del naturale processo di procreazione, del naturale movimento della vita, del naturale venire al mondo. Fratture che scindono la sessualità dalla procreazione, che rompono l’unità e la continuità dello sviluppo dell’embrione e che fanno mancare l’unità e la continuità della dimensione relazionale tra bambino e madre. Fratture biologiche e psicologiche che modificano profondamente la memoria di quella che sarà la nuova umanità se la riproduzione artificiale diventerà il nuovo modo di venire al mondo.

Un essere umano in frantumi fin dai primi istanti di vita. Come si potrà a riconoscere un’invasione tecno-scientifica e una manipolazione genetica dei processi biologici e dei corpi quando queste innerveranno la vita fin dai suoi primi momenti? Diventerà normale ciò che di più lontano è rispetto alla vita, alle sue indeterminazioni, ai suoi limiti, ai suoi imprevisti.
L’essere umano all’epoca della sua riproducibilità tecnica diventa merce e un mero assemblaggio eugenetico fin dalla nascita, un prodotto del biomercato e delle cliniche di riproduzione artificiale, pronto per infinite manipolazioni e per infinite intrusioni tecno-mediche.

Eugenetica

La selezione è centrale in tutte le fasi del processo di riproduzione artificiale e anche nella maternità surrogata. Avviene su più livelli: selezione dei fornitori e delle fornitrici di gameti, selezione dello sperma, degli ovuli e infine dell’embrione. Prima di impiantare l’embrione nell’utero della futura madre nella maternità surrogata, così come per la donna che ha fatto ricorso alla procreazione medicalmente assistita viene effettuata una diagnosi pre-impianto (DPI) a livello genetico su alcuni embrioni al fine di selezionarne il migliore. Non può esserci fecondazione in vitro senza la diagnosi pre-impianto e la conseguente selezione degli embrioni. Ed è altamente consigliata dal momento in cui tutte le tecniche di fecondazione in vitro possono produrre delle anomalie all’embrione.

L’eugenetica è implicita e imprescindibile da tale tecnica ed è il motore che ha sempre spinto la ricerca nell’ambito delle tecnologie di riproduzione artificiale, prima nel loro sviluppo negli animali e poi nel trasferimento all’umano. Robert Edwards, che ha fatto nascere Louise Brown – la prima “bambina in provetta” al mondo – riteneva che sarebbe stato legittimo modificare geneticamente la specie umana quando sarebbe stato tecnicamente possibile.

La DPI viene presentata come necessaria per prevenire gravi malattie, mentre in realtà sta aprendo le porte all’eugenetica su larga scala. La DPI segue perfettamente logiche eugenetiche: se osserviamo la progressiva apertura delle legislazioni nazionali nei diversi Paesi europei, possiamo notare come si sia iniziato con le eccezioni per evitare la trasmissione di gravi malattie genetiche, poi con le patologie a insorgenza probabile, e infine, nel 2007 in Inghilterra si è autorizzato il ricorso alla DPI per evitare la nascita di un bambino effetto da strabismo.

Negli Stati Uniti è possibile, per una coppia senza problemi di fertilità e di trasmissione di patologie genetiche, andare in una clinica di fecondazione assistita con il solo scopo di effettuare la fecondazione in vitro per selezionare gli embrioni con determinate caratteristiche come il sesso e il colore degli occhi del futuro bambino. Al Fertility Institute di Los Angeles, ogni anno accedono quasi mille genitori fertili, per scegliere i loro figli e figlie su criteri di fatto eugenetici.

Anche in Ucraina, alla BioTexCom, è possibile per chi ricorre alla maternità surrogata e alle tecniche di fecondazione artificiale scegliere il sesso del nascituro.

Gli importanti cambiamenti nelle varie legislazioni e uno sguardo globale sulle spinte del mondo biotecnologico ci mostrano come le varie limitazioni legislative sono state man mano erose e mettono in luce la tendenza globale verso la riproduzione artificiale degli esseri umani come il nuovo modo di venire al mondo.

La strada verso il transumanesimo

Quando la procreazione diventa un’operazione tecnica in laboratorio diventa produzione del vivente. L’embrione diventa un prodotto e ciò che è un prodotto può essere selezionato, scartato e sottoposto a sperimentazione e manipolazione, seguendo le logiche transumaniste di continua ottimizzazione e implementazione di tutto il processo. La modificazione genetica è parte costitutiva del paradigma di laboratorio. Con la nuova tecnologia di ingegneria genetica CRISPR/Cas 9 è possibile modificare geneticamente la linea germinale. In Cina questa soglia è già stata superata, nel novembre 2018 sono nate due bambine modificate geneticamente con la tecnologia CRISPR/Cas9. Dopo un breve momento di indignazione, la comunità scientifica internazionale ha dichiarato che per trarre il massimo beneficio dall’editing genico germinale sono necessarie linee guida, requisiti di sicurezza e soprattutto consenso sociale. Ma le linee guida riguardano sempre il passato, gli sviluppi delle ricerche sono già oltre e spianano la strada.

Nel 2018 il Comitato Bioetico Britannico, il Nuffield Council on Bioethics, nel documento “Genome editing and human reproduction: social and ethicalissues” sostiene che “La modifica del DNA di un embrione per influenzare le caratteristiche di una persona futura (modificazioni genetiche ereditarie) potrebbe essere moralmente ammissibile”16. Il passaggio sull’uomo era implicito dall’inizio, già quando torturavano la pecora Dolly.
Se un numero sempre maggiore di persone ricorrerà alle tecniche di fecondazione artificiale e alla selezione embrionale e in un secondo momento anche all’editing genetico, rifiutare di ricorrervi sarà sempre più difficile se non impossibile, la pressione sociale sarà troppo forte.

Nel frattempo, si diffonde l’idea che sia preferibile affidare la procreazione ai tecnici e alla tecnologia e che sarà meglio fornire al figlio che nascerà un’eredità genetica migliore di quella che potrebbero fornire i propri stessi gameti. Le tecniche di fecondazione assistita sono già state ridefinite come una responsabilità genitoriale, in un tempo non troppo futuro i genitori che non andranno nelle cliniche di riproduzione artificiale da irresponsabili saranno considerati come criminali. Biotecnologi ed eugenisti tra loro si chiedono semplicemente quando la procreazione diverrà tutta artificiale, quanto tempo ci vorrà a far sì che questa diventi il normale modo di venire al mondo.

La BioTexCom a Kiev è all’avanguardia negli ultimi sviluppi tecnici nell’ambito della riproduzione artificiale ed è significativo che il proprietario di questa clinica abbia descritto la biotecnologia come l’industria del futuro con uno sguardo verso gli sviluppi dell’editing del genoma e dell’ectogenesi.

L’Intelligenza Artificiale converge con le tecnologie di riproduzione assistita con algoritmi che analizzano il miglior embrione da impiantare e algoritmi che monitorano in tempo reale lo sviluppo embrionale in previsione della realizzazione di un utero artificiale. Questo ci proietta in un futuro in cui nascere non sarà più essere spinti nel mondo o tratti al mondo, ma essere estratti e separati da un supporto tecnologico. Si potrà quindi essere divisi dal corpo della madre, ma non essere nati. Nascere non sarà più emergere dal corpo della madre.

Risalire all’origine del processo di frammentazione della procreazione è utile per capire come si sta giungendo all’utero artificiale, comprendendo che a partire dell’inseminazione intrauterina il punto di arrivo inevitabile è la totale artificializzazione della procreazione.

Il controllo, la gestione e la manipolazione del processo procreativo in ogni fase dello sviluppo, l’ossessione per la creazione della vita trasparivano già, a fine ‘800, dalle parole del biologo statunitense Jacques Loeb e da tutto quel mondo che rappresentava: “Volevo prendere in mano la vita e giocare con essa. Volevo manipolarla nel mio laboratorio come qualsisi altra reazione chimica, darle inizio, fermarla, studiarla in qualsiasi condizione, dirigerla a mio piacimento”17. J.B.S. Haldane coniò il termine ectogenesi per indicare lo sviluppo di un nuovo essere fuori dal corpo materno considerandola come un’importante opportunità di ingegneria sociale in una società eugenetica laddove una separazione completa della procreazione dal sesso avrebbe portato a una “liberazione dell’umanità”18.

In questo significato originario e in questo orizzonte bisogna comprendere come maternità surrogata, procreazione medicalmente assistita, selezione embrionale, sperimentazioni su embrioni, modificazioni genetiche, utero artificiale sono tutti aspetti profondamente interconnessi del medesimo mondo eugenista e transumanista.


Restare umani

La maternità surrogata si fonda sul diritto a un figlio. Ma non esiste il diritto di avere un figlio, né per le coppie eterosessuali, né per quelle omosessuali, né per una persona sola. Questo presunto diritto serve come pretesto per l’espropriazione della procreazione e nei laboratori della tecno-riproduzione ogni limite può e deve essere infranto ed eliminato.

La maternità surrogata e tutte le tecniche di riproduzione artificiale vengono presentate come una soluzione medica all’infertilità, ma nella realtà non la curano. Fin dall’origine queste tecniche non sono mai state pensate e messe a punto come una cura per l’infertilità, ma come un modo per selezionare l’essere umano.

L’infertilità è in netto aumento per la diffusione e la somma di molteplici nocività: pesticidi, ftalati, pfas, onde elettromagnetiche, sieri genici a mRNA, ecc… e per il rimandare la gravidanza oltre alle possibilità biologiche con l’illusione che la tecnica possa offrire sempre una soluzione.

Per far fronte all’aumento dell’infertilità e della denatalità non vengono contrastate le cause ambientali e non vengono attuate misure per aiutare le coppie in difficoltà economica e per sostenere le donne sole in difficoltà a portare avanti la gravidanza. Quelle famiglie, quelle donne e quelle nascite non devono esserci. Gli unici figli promossi e sostenuti sono quelli che escono dal laboratorio.

Sterilità è il nuovo paradigma. Sterilità fisica, mentale, spirituale. Esseri umani resi sterili nella capacità di procreare, nella capacità di pensare, nella possibilità di comprendere il reale e, in ultima istanza, nella possibilità di difendersi, di resistere, di lottare. L’umanità dovrà nascere, vivere e morire in ambiente sterile.

Per quanto riguarda le coppie omosessuali o le donne sole la maternità surrogata e le tecniche di riproduzione artificiale vengono promosse con la retorica della non discriminazione. Ma sfugge l’essenziale, che il bambino ha bisogno di entrambe le figure genitoriali, la madre e il padre, la donna e l’uomo, e queste non possono essere sostituite e rimodellate in infinite combinazioni e bricolage. “È nella necessaria complementarietà della genitorialità che gli esseri umani riconoscono sia la loro differenza che la loro dipendenza reciproca. […] La diversità sessuale dei genitori è un valore fondamentale, universale, etico, biologico. Non sarebbe senza gravi conseguenze etiche o culturali il cercare di neutralizzare il principio stesso della duplice origine dell’uomo”, leggiamo da Sylviane Agacinski19.

Le tecno-scienze non sono neutrali non solo in ciò che si prefiggono, che arrivino o meno al risultato, ma già a monte, nella loro idea di riprogettazione del mondo che rende i corpi tutti disponibili, smembrabili e modificabili. Tutto ciò che è tecnicamente possibile diventa eticamente accettabile e ciò che era impensabile e inaccettabile fino a poco tempo prima diventa gradualmente normale. La procreazione, le radici sessuate, l’umanità nelle dimensioni che la contraddistingono e la stessa realtà sono le ultime frontiere del transumanesimo per una radicale trasformazione ontologica a antropologica dell’essere umano.

La procreazione è una questione centrale. Regolamentare la maternità surrogata e le tecniche di fecondazione artificiale equivale a diffonderle e normalizzarle. Non è possibile nessuna regolamentazione, la linea del discorso deve essere tracciata prima. Dobbiamo avere ben in mente quei confini inviolabili e non negoziabili, ciò che non sarà mai eticamente accettabile. Ci sono dei nodi attorno cui non è possibile alcuna discussione, alcuna contrattazione, alcun indietreggiamento, dei nodi che non possono essere soggetti alla relativizzazione e al criterio dell’utile. La dimensione della procreazione non è disponibile, i corpi non sono disponibili, il vivente non è disponibile.

Note:

1 http://www.uteroinaffitto.com/dossier-di-rai-2-maternita-surrogata-presso-biotexcom/

2Anne Schaub-Thomas, Un cri secret d’enfant: Attachement mère-enfant, mémoires précoces, séparation-abandon, Les Acteurs du savoir, 2017, trad.it., Il grido segreto di un bambino. Maternità surrogata e il diritto di chi nasce, Lindau, 2024.

3Globalization and Transnational Surrogacy in India: Outsourcing Life, cit. in Daniela Danna, Fare un figlio per altri è giusto? Falso, Laterza, 2017.

4María Vélez, Grave morbilità materna e neonatale tra le portatrici gestazionali, in Annals of Internal Medicine,Vol. 177 , Num. 11, settembre 2024, https://www.acpjournals.org/doi/10.7326/M24-0417

5Diane Tober, Eggonomics: The Global Market in Human Eggs and the Donors Who Supply The Egg, Routledge, 2024.

6Rina Raphael, The ‘Wild, Wild West’ of the American Egg Donor Industry, https://www.thefp.com/p/fertility-industry-preys-on-female-egg-donors

7https://indd.adobe.com/view/5e2442b5-7d8b-4e45-85ec-7ce08e30a659

8https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4106369/pdf/nihms605211.pdf

9https://www.theguardian.com/lifeandstyle/2021/nov/07/

10Tèmoignage: Je suis un produit de la gestation puor autrui, https://www.juristespourlenfance.com/2015/06/02/temoignage-je-suis-un-produit-de-la-gestation-pour-autrui/

11 Anne Shaub-Thomas, op.cit.

12 Olivia Maurel, Nata da madre in affitto, https://feministpost.it/insights-reflections/nata-da-madre-in-affitto/, https://www.instagram.com/reel/C0J8jwgoBff/

13 Anne Shaub-Thomas, op.cit.

14Laura Isabel Gómez García, Microchimerismo: Il legame madre-figlio che non si può comprare, in Per l’abolizione della maternità surrogata, AA.VV., Ortica edizioni, 2023; in ¿Gestación subrogada?un enfoque feminista abolicionista de la explotación reproductiva, Ciudad Real. España, 2023.

15Anne Schaub-Thomas, op.cit.

16 Nuffield Council on Bioethics. Editing del genoma e riproduzione umana: Questioni sociali ed etiche. <http://nuffieldbioethics.org/wp-content/uploads/Genome-editing-and-human-reproduction-short-guide-website.pdf>

17Silvia Guerini, Costantino Ragusa, (a cura di), I figli della macchina. Biotecnologie, riproduzione artificiale, eugenetica, AA.VV., Asterios edizioni, 2024.

18J.B.S. Haldane, Daedalus, or Science and the Future, Cambridge, 1923.

19Sylviane Agacinski, Politique des sexes, Seuil, 1998.

Silvia Guerini, www.resistenzealnanomondo.org, Aprile 2025,
pubblicato in spagnolo in Iglesia Viva. Pensamiento crítico y cristianismo, num. 301, 2025, https://iviva.org/