Chiudiamo le porte dei laboratori di Ceyzériat: No al mondo-macchina

Prolegomeni a una campagna contro le biotecnologie nell’ Ain

Il 5 febbraio scorso, l’Union montbéliarde de testage (Umotest) festeggiava il suo profitto annuale di 816.865 euro con uno spettacolare show tecnocratico, sostenuto dal consiglio generale dell’Ain e la città di Bourg en Bresse, alla gloria della rivoluzione industriale che essi accompagnano.
Denis Clément, presidente dell’ unione, non mancava di ricordarlo: “Le nostre ambizioni sono chiare: mettere a vostra disposizione animali più fruibili, ma nello stesso tempo preparare la mucca del futuro, quella che saprà adattarsi alla messa in opera della robotica negli allevamenti”.
Oltre all’elezione della miss chimera bovina che meglio si adatta all’ecosistema numerico automatizzato delle fattorie high-tech tanto pubblicizzate quest’anno alla fiera dell’agricoltura di Parigi, riempite di sensori, di telecamere, di robot automatici e fra poco di droni, fattorie pilotate a distanza dall’ imprenditore agricolo tramite il suo tablet numerico, il mestiere di allevatore, diventendo così nient’altro che l’analogo di volgari giochi di simulazione, l’Expo Umotest 2014 ci gratificava di tutto il suo campione di necrotecnologie di punta:
Dispositivi che permettono di determinare le variazioni genetiche più redditizie oltre a fornire dati  ai computer dei laboratori che sviluppano le future tecniche della manipolazione del vivente.
Trapianto embrionale che consiste nel trasformare una mucca dal patrimonio genetico potenziato in una vera fabbrica di embrioni, innescando una super ovulazione mediante l’iniezione di un prodotto concepito a base di ghiandole endocrine di maiali, embrioni poi trapiantati in più mucche riceventi  che hanno il patrimonio genetico più adatto a questa funzione. Embrioni congelati nell’azoto liquido per essere esportati sia sul territorio nazionale sia all’estero, e saggiamente elencati in una banca dati pubblicata sui famosi cataloghi da dove provengono le mucche montbéliardes che popolano i nostri campi.
Robot di mungitura dagli innumerevoli sensori capaci di identificare la fisiologia dell’animale, la sua biologia, il suo comportamento, che riconoscono le mammelle e si attivano automaticamente in presenza della mucca.
Oscura produzione di embrioni mediante tecniche dette di “sexage” dei semi: un dispositivo munito di un raggio laser permette di agire direttamente sul DNA inviando delle cariche positive o negative permettano di decidere il sesso dell’animale secondo i bisogni dell’allevatore.
Integratori alimentari usati per fermare la dissenteria delle mucche, di cui potemmo vedere gli effetti considerando i ridicoli sterchi che ci fecero concludere che non erano tali.
Avanguardismo che i giornali locali, cantori  del mondo-macchina, non mancano di evocare: “Adesso il gruppo è sulla buona strada per il futuro e il progetto Umoworld 2020, svelato oggi con la componente “potenza 3” (che permette di sviluppare ulteriormente le innovazioni genetiche) sarà condotto dal suo successore [quello di Denis Clément] per aprirsi al mondo: diffondere l’esportazione dei semi e degli animali riproduttori, allargare i mercati a livello internazionale completando quelli che già esistono, come ad esempio in Algeria e in Mongolia”.
Queste innovazioni genetiche non sono altro che quelle che vengono sviluppate attualmente dai ricercatori dei tanti laboratori esistenti. Innovazioni che Umotest applica senza protezione per portare a termine la sua opera avanguardista verso la distruzione del vivente.
Il Genopole di Evry ad esempio, di cui si legge sul sito web il suo motto ‘Riuscire insieme in biotecnologie’, ha recentemente aperto un master in biologia sintetica, mentre i suoi apprendisti stregoni discutono tra due lezioni al Café du Gène su “la possibilità di avere nei nostri piatti carne proveniente da tecnologie di clonazione” oppure sul sapere “come riprogrammare gli organismi per fabbricare delle sostanze utili (medicinali, carburante, materiali)”.
Arrivati dentro a questa tecno-orgia al suo apice, non mancammo di constatare come le mucche fossero guidate dai “manzi”*: discutendo del contenuto del volantino “Chiudiamo i laboratori di Ceyzériat”, un allevatore high-tech ha pensato bene di farci capire che non usciremo dal posto senza ferite, che è naturale trattare le mucche come fabbriche visto che costituiscono il loro unico capitale, che è logico e sano che i progressi della ricerca tecnoscientifica applichino queste tecniche sull’uomo.
Il proseguimento delle applicazioni tecniche dell’ agricoltura all’ingegneria umana è infatti logica, cosi come lo sono la robotizzazione delle fattorie e lo sviluppo delle biotecnologie. L’una come le altre costituiscono i nuovi mercati aperti della rivoluzione industriale in corso, di cui gli obbiettivi  ammessi sono la programmazione di un ambiente artificiale e l’adattamento degli organismi viventi ad esso. Logica che è la stessa di quella che tempo fa uccise il contadino e distrusse il paesaggio, e più recentamente ridusse le relazioni sociali ad essere soltanto uno scambio di dati nei flussi virtuali, oltre ad essere responsabile di tutti i mali del nostro tempo. Logica che per la propria crescita senza altro scopo che se stessa arriva ora a volere la fine dell’ uomo ed esalta l’ avvenimento dell’ uomo-macchina, la riduzione del mondo nel suo insieme a un programma informatico automizzato.
E’ questa la logica che UMOTEST realizza vendendo semi che non sono altro che programmi informatici che si diffondono nella natura. Ed è questa logica che bisogna combattere nella sua essenza: si tratta di una lotta contro una concezione della vita biologica e anche contro una concezione della scienza e dei bisogni che ne hanno gli individui. Tanto più che questa logica spicca il volo nell’unico settore ancora redditizio per lo stato francese, il settore agricolo, innescando una rivoluzione industriale che darà il colpo di grazia a quello che rimane delle campagne già ferite.
Lotta che occore condurre là dove effettivamente si svolge: nei laboratori di ricerca e negli allevamenti. Mettere gli scienzati e gli allevatori davanti alle loro responsabilità che palesamente non avvertono: la distruzione della vita vivente e la sua sostituzione con la vita artificiale.
Entrambi non hanno alcuna giustificazione da dare su ciò che fanno, hanno troppi interessi per questo (economici principalmente, di valorizzazione sociale poi). Gli effetti delle loro manipolazioni hanno una portata troppo ampia per che siano capaci di prendere da soli delle decisioni che riguardano l’insieme della società; sono gli individui che subiscono le nocività che devono decidere di ciò che sarà il loro mondo.

Volentino distribuito a l’ Expo Umotest 2014

L’apparenza è oramai sempre più ingannevole. Le mucche presentate qui non lo sono: questi organismi chimerici sono il risultato di più generazioni di manipolazioni genetiche contrarie ai principi scientifici dell’evoluzione degli esseri viventi, senza lasciar posto all’indeterminismo che questi principi suppongono, né alla complessità relativa all’adattamento all’ambiente, ambiente anch’esso reso artificiale da tecniche che vanno dal controllo climatico e dal piano di sviluppo del territorio agli effetti dei molteplici veleni che si diffondono quotidianamente nei nostri paesaggi.
Questi esseri inqualificabili, concettualizzati tramite programmi informatici dai quali provengono, non sono altro che una fila di algoritmi materializzati, divenuti concreti; non sono il risultato di nessun accoppiamento, né di alcuna volontà animale.
Sono il prodotto di una tecnica industriale che pretende essere scienza ma che non ne adempie alcuna condizione, a cominciare da quella secondo cui i veri esperimenti scientifici sono condotti in luoghi chiusi, i laboratori; inoltre il risultato di un esperimento scientifico non deve mai avere effetti sul mondo concreto. La vera scienza è un’ intelligenza del mondo, la sua comprensione; la pseudoscienza attuale, guidata dall’ ideologia di crescita e di produttività sfrenata, accompagna la trasformazione del mondo in un formicaio-macchina, in cui il vivente stesso si ritrova prodotto dai dispositivi tecnici e connesso agli altri elementi per l’istituzione di una matrice globale che si sostituisce al mondo.
Il vivente, nuovo oggetto di un’industria preoccupata di imporsi nella guerra dei mercati finanziari, è la materia prima di questi tecnici che popolano i laboratori di ricerca. Sotto la denominazione esplicita di biotecnologie, queste tecniche di controllo, sfruttamento, gestione, trasformazione e produzione del vivente prefigurano nell’agricoltura il loro superamento logico nell’ingegneria umana. Infatti lo scopo del movimento stesso del capitale come quello del Sistema Tecnico è di appropriarsi di tutti i campi nei quali la crescita può avanzare sempre di più nel suo delirio esponenziale.
Per dirlo in modo ancora più esplicito: le multinazionali portano avanti un progetto politico mondiale in cui lo sconvolgimento storico è analogo a quello che ha portato il medioevo fino all’epoca contemporanea. Se il vivente è il loro oggetto principale la ragione è di sopprimere ciò che limita l’accelerazione dei flussi finanziari negli arcani virtuali del mercato numerico, cioè la vita stessa cosi come si è sviluppata fino ad ora.
Dall’animale all’umano, niente deve sopravvivere a tutto questo. E su questo ancora i cataloghi non mancano di essere espliciti: scegliete oggi le caratteristiche precise necessarie alla prestazione e alla produttività della non-mucca che desiderate, la cui esistenza è ridotta a numeri assurdi in una tabella, così come sceglierete domani le caratteristiche del non-umano che crederete di mettere al mondo.
In quanto all’allevamento vero e proprio e a coloro che pretendono di essere allevatori, cosa dirne, tranne che, come i tecnici nevrotici che non capiscono niente della scienza, questi individui non capiscono niente dell’allevamento? Essi non conoscono i loro animali e non desiderano conoscerli. Mossi dall’avidità e dall’ideologia tecnica, si riducono a rapportarsi alle cose e alla gestione dei numeri e, di fatto, partecipano al degrado delle specie e al disincarnare del mondo.
Nessuna necessità li obbliga a continuare questa corsa sfrenata verso il morto vivente. Come i tecnici che li pilotano, essi sono responsabili di quello che fanno. A noi, quindi, il compito di metterli di fronte alle loro responsabilità e di fermare i loro macabri esperimenti.
Per avere maggiori informazioni sulle pratiche macabre dei laboratori e sugli sviluppi della ricerca in biotecnologie:
www.ain-genetique-service.fr Società cooperativa agricola d’inseminazione della regione Ain.
www.umotest.com  Union montbéliarde de testage
www.unceia.fr  La rete della genetica animale
www.genopole.fr  Centro di ricerche in genetica, genomica ecc…

*In francese la parola “boeuf” (manzo) viene usata per definire una persona brutale, senza delicatezza

Traduzione dal sito: www.piecesetmaindoeuvre.com
Aprile 2014

Incontro al Polo Carmignani sullo sversamento di acque radioattive nel canale Navicelli

Venerdì 4 aprile 2014  h:17.00 Pisa

Contro la morte nucleare
No acqua radioattiva!
No militarizzazione del territorio!
Solidarietà rivoluzionaria ai ribelli!

Interverranno:

  • Compagne e compagni contro lo sversamento di acque radioattive nel canale Navicelli
  • Maurizio Marchi (Medicina democratica) sull’eredità del nucleare in Italia e l’avvelenamento delle acque in Toscana
  • Militanti antinucleari sull’esperienza italiana e tedesca, contro il trasporto di scorie radioattive

organizza il  Garage Anarchico

 

L’eredità del nucleare passa anche attraverso il CISAM

Da Pisa riceviamo questo contributo sulle mobilitazioni nel territorio per contrastare l’ennesimo progetto di avvelenamento:

Da oltre un anno sono in corso delle iniziative che, anche se in modo discontinuo e limitato, cercano di esprimere una opposizione al programma di smaltimento di acque radioattive in corso a Pisa. Queste acque provengono dal reattore sperimentale del CISAM (Centro Interforze Applicazioni Militari), una struttura in fase di decomissioning ma che ancora per molto farà pesare sul territorio le conseguenze delle sue sconsiderate e criminali attività. Nel corso degli anni, infatti, quelli che l’hanno gestito non si sono limitati allo studio nel campo dell’energia nucleare, ma hanno anche accumulato generosamente rifiuti velenosi da varie parti d’Italia a cominciare da quelli provenienti dal poligono militare sperimentale del Salto di Quirra (Cagliari) responsabili di aver provocato tumori nella popolazione locale, o gli oltre sette quintali di materiali contaminati provenienti dall’arsenale militare di La Spezia e altro ancora…
Adesso le acque radioattive vengono scaricate nel canale dei Navicelli, canale che dal fiume Arno sbocca nel mare ai confini della città di Livorno. Si parla di 750 mila litri! All’inizio appena appresa la notizia, i compagni del garage anarchico di Pisa pensavano che sarebbe stato facile coinvolgere gli abitanti della zona limitrofa e che era doverosa una mobilitazione per vedere se eventualmente si sarebbe potuta bloccare questa minaccia grazie alla forza dei numeri e della lotta popolare. Le prime iniziative sono state dei  volantinaggi nelle cassette postali della zona e un presidio per stabilire un contatto con i “locali”. All’insuccesso di questi tentativi l’approccio è cambiato e l’opera di informazione e agitazione si è trasferita in centro città: un presidio davanti al comune con uno spettacolo teatrale relativo all’inquinamento e una grande quantità di volantini sono stati un primo passo per coinvolgere un giro di persone già più sensibili a certe tematiche e gente di altre realtà politiche cittadine. I volantinaggi sono continuati mentre in parallelo cresceva sempre di più l’interesse dei giornali locali sulla vicenda che, da un inizio in sordina, adesso scrivevano spesso sull’argomento e sempre con toni così rassicuranti da far sorgere qualche preoccupazione… La cosa era di dominio pubblico ma ciò non ha comunque portato alla mobilitazione di numeri significativi di persone nonostante si parli di radioattività. Qualcuno ha cominciato a chiedere trasparenza, ma non uno stop all’operazione.
Un concerto nel giugno del 2013 in un parco situato vicino al canale ha visto la partecipazione di molta gente, interventi sui temi dell’acqua e delle numerose problematiche ad essa collegate e i primi confronti con gli abitanti del posto:  nella zona vi è un elevato numero di morti causati da tumori, ma non si sa a chi e a cosa attribuire la responsabilità, sarà la fabbrica vicina con le sue ciminiere o il traffico automobilistico? La rassegnazione e il non sapere con chi prendersela fanno chinare la testa anche di fronte allo sversamento di acque nel canale, che certo non è un luogo incontaminato ormai da molto tempo.
Nel mentre altre pratiche attirano ancora l’attenzione dei media, una mattina di metà novembre compaiono nei quartieri e nei paesi interessati dei manifesti che allarmano sullo sversamento facendo presente i  pericoli per la salute che ne potrebbero derivare; sono firmati dal comune e dall’ARPAT, ma sono dei falsi e qualcuno si indigna… gente che però non batte ciglio quando altri esseri viventi si ammalano, soffrono e muoiono per le conseguenze del lavoro onesto di altra gente.
Poi a distanza di pochi giorni una dozzina circa di persone si presentano negli uffici dell’ARPAT urlando e scrivendo sui muri CISAM assassini. I partecipanti a questa iniziativa erano tutti mascherati e si sono allontanati rapidamente indisturbati. Nei giorni seguenti la questura faceva filtrare attraverso i giornali la notizia che riteneva responsabili dell’azione “aderenti a gruppi anarchici ambientalisti”: noi… sarà perché nei volantini distribuiti abbiamo scritto “Continuare a bagnare di lacrime la giacchetta del funzionario di turno non ha risolto e non risolverà mai niente. L’unica cosa da fare è agire ora, autorganizzarsi nella lotta per evitare che la passività ci conduca  a problemi ancora maggiori”.

                                                                                                                          Febbraio 2014

Il 4 febbraio scorso, agenti della digos di Pisa hanno perquisito le abitazioni di alcuni compagni del  Garage anarchico e la  sede stessa, con le accuse di minaccia a pubblico ufficiale, imbrattamento, falso e procurato allarme in merito all’opposizione locale contro il vero allarme sociale dovuto all’inquinamento di acque radioattive.

Contro la Minatec di Caen

Vi ricordate del tempo in cui ogni sorta di imbecille e di bugiardo ci assicurava che “le nanotecnologie non esistono” ? Che non si trattasse che di un “bluff” dei laboratori  per guadagnare credibilità? Scienziati, giornalisti o militanti, non si leggono più smentite tra questi spiriti forti e ben informati. Da quando è comparsa la Minatec (2006) c’è stata la Minatc di Sacley, quella di Toulouse e oggi quella di Caen. Oggi il nano mondo.

Qui sotto, il volantino distribuito a Caen il 15 febbraio 2014 dagli oppositori al “Campus Effiscience” durante la visita di Michel Destot, tecno-sindaco di Grenoble.

Questo sabato 15 febbraio 2014, il sindaco di Caen, Duron, organizzava una riunione con il divo, il deputato-sindaco di Grenoble Destot, uno dei fondatori del campus specializzato in nanotecnologie MINATEC. Questa riunione era l’occasione di lanciare il progetto di una Minatec di Cean intorno al campus di Effiscence ( in due luoghi, il campus con l’acceleratore di particelle a Ganil e la scuola per ingegneri, così che l’ex bastione operaio SMN[1] riabilitato in “vivaio” di imprese di nuove tecnologie, con Webhelp[2] e NXP[3]) specializzato nel nucleare, in nanotecnologie e in altre tecnologie senza contatto. Una manciata di oppositori, si erano autoinvitati, hanno distribuito il volantino che segue ed espresso la loro opposizione prima di andarsene, dopo aver lanciato qualche fiala maleodorante …
« La nostra volontà a breve termine è quella di fare del Plateau Nord un Minatec di Cean, ad immagine e somiglianza del celebre campus innovativo di Grenoble» Philippe Duron
Questo sabato, il sindaco di Cean ci invita ad ascoltare il tecnocrate Michel Destot, attuale deputato-sindaco di Grenoble e artefice della Minatec. Il fine? Promuovere un progetto con le sue devastazioni industriali annunciate, una libertà sempre più ridotta a favore del profitto delle imprese ”innovative”. Innovative soprattutto per lo sviluppo della merda.

Che cos’è la MINATEC?

Minatc è un “campus di innovazioni per le micro e le nanotecnologia”, installatosi a Grenoble, un luogo dove dei ricercatori lavorano per rendere più efficaci e invisibili le apparecchiature del controllo: telecamere intelligenti, droni di sorveglianza, o anche microchip RFID. Questi minuscoli microchip contengono delle informazioni leggibili a distanza e sono sempre più presenti in ogni oggetto, e ben presto sotto la nostra pelle. Non vogliamo essere controllati in ogni momento della nostra vita.
È con lo stesso zelo  e portata dallo stesso pensiero poliziesco che Destot sostiene il delirio sicuritario che si impadronisce della tecnologia di Grenoble dopo le sommosse del 2010. È in questo clima che Sarkozy tiene il suo discorso apertamente razzista e anti-rom qualche settimana dopo.
Non vogliamo più esseri umani migliorati o aumentati come ci vengono promessi dalle nuove tecnologie. Non vogliamo dei tessuti intelligenti e altri nuovi gadget inutili che riducono sempre più la nostra autonomia.
Minatc, fondata da dei ricercatori del Commissariato dell’Energia Atomica, è un luogo di ricercatori finanziati da un misto privato e pubblico che si propongono di risolvere i disastri generati da quelli che li hanno preceduti, che hanno promosso la convinzione per lo sviluppo di innovazioni capitaliste e industriali. È visibilmente un luogo dove il buon senso non trova spazio se non dove può generare ancora maggior profitto: privare, curare con l’aiuto di nano particelle, imparare a vivere in zone contaminate ecc … Sicuramente è fuori questione attaccare il nucleare, l’agrochimica, le industrie, il capitalismo, in breve tutti coloro che hanno a cuore  il raddrizzamento produttivo in salsa social – liberale.
Minatec è soprattutto un luogo dove si scambiano dei buoni piani per farsi dei soldi, un luogo dove si mischiano stato, ricercatori, industriali e politici. Un luogo che partecipa allo sfruttamento capitalista, di rovina industriale e della riduzione della nostra libertà individuale a beneficio di qualche padrone e tecnocrate.

Che cos’è il campus Effiscence?

Gli eletti di Caen volevano fare della città una capitale, una metropoli, avevano delle manie di grandezza. Hanno scelto dei settori strategici ( nucleare, nanotecnologie e digitale) come «arma della loro strategia di sviluppo» dice Duron. Il campus Effiscence è l’incarnazione di questa strategia.
Effiscence non è un campus come gli altri, anche se saranno tutti ben presto chiamati ad assomigliargli. È un campus a vantaggio del capitalismo, con le sue 80 start-ups, cioè del nostro sfruttamento. Ricerca e scienza, lì sono sottomessi agli interessi del capitale. Stato, collettivi locali, industriali e ricercatori si incrociano , ovvero si confondono, come questo Michel Destot, deputato e sindaco di Grenoble da diciannove anni, lui stesso ex-ingegnere al Commissariato dell’Energia Atomica e creatore dell’impresa stessa.

Gli impieghi medici per giustificare i disastri

Non si contano più i disastri politici, sociali, sanitari e ambientali creati dalle nuove tecnologie. Stato, ricercatori, industriali e politici lo sanno bene, ed è per questo che cercano  i mezzi per far ingoiare la pillola. La tollerabilità è l’avvenire. È ciò che si propone ai ricercatori in scienze sociali fin da ora, chiamati a diventare sempre più degli specialisti dell’accettabilità di un mondo merdoso e incaricati di studiare le opposizioni per meglio controllarle.
La tollerabilità è anche cercare di far accettare chiunque prometta lavoro. O come fottersene della vita a vantaggio dell’economia. Questo dovrebbe farci dimenticare i disastri industriali, la radioattività, gli apparecchi di controllo etc. Ossessionati dalla crescita, gli apostoli del progresso preferiscono alimentarlo piuttosto che interrogare il modo di funzionamento delle nostre società. Non dobbiamo aspettarci che coloro che ci guadagnano vogliano mettere un termine a questi disastri.
L’accettabilità significa anche promuovere l’argomentazione medica a briglie sciolte. Le tecno scienze dopo aver sviluppato i vostri tumori, si propongono di curarli. È così che AREVA, multinazionale del nucleare e propagatrice di radioattività investirà 200 milioni di euro in Effiscence per “lottare contro il cancro” ed evidentemente guadagnandoci contemporaneamente. Si esita tra il riso e le sberle. Apparentemente, essi hanno scelto il cinismo … La ricerca fondamentale e le applicazioni mediche sono sempre il cavallo di Troia dell’industria nucleare e dello sviluppo delle necrotecnologie  nel loro insieme.
Più che nel campo medico, questo campus di innovazioni serve da appoggio a gli industriali avidi di profitto, a dei tecnocrati che hanno come ossessione la volontà di programmare il mondo come li conviene e proteggendo i loro interessi. Inoltre dietro la medicina si nascondono talvolta verità meno splendenti.
MINATEC lavora anche per il militare. Un rapporto pubblicato nel giugno 2006 dall’Observatoire dei trasferimenti di armamenti punta il dito. Come si può leggerlo sul sito Piece et main d’oeuvre “ i camici bianchi dei ricercatori del CEA, erano di un cachi tutto militare, colore che  veste le loro ricerche. Nano-droni  spie ‘Libellula’ e Fantassin a collegamenti integrati ‘Felin’ escono oggi dai nano-laboratori  e vengono ad incrementare il bestiairio militare. Quando le squadre di queste macchine di guerra non escono direttamente dal CEA, le troviamo non lontano a  Minalogic, dove start-up e spin-off del CEA, sotto contratto col DGA, (Delegazione Generale per l’Armamento) lavorano assieme per il progresso.”

E l’ecologia in tutto ciò?

È da molto tempo che essa non combatte più le logiche degli industriali, non più di quanto non ne sia implicata. Peggio, essa serve a rinnovare la colpa a livello individuale.  Se tutto è questione di comportamento, tutto diviene tracciabile: dalla carne alle comunicazioni passando per gli spostamenti, la spazzatura ma anche i consumi elettrici. Controllo di tutto ciò che vive , tracciabile in permanenza… l’ecologia diventa allora alleata del socialismo tecnocratico e tecnofilo difeso da Destot, Duron e i loro complici. Con la collaborazione di EELV al governo e al comune i soli interessi serviti sono quelli del capitale. Per essi non si tratta più tanto di salvare il pianeta, ma di salvare il mondo del consumo, quello degli schermi piatti, dei lavori assurdi, delle comodità artificiali, dei bisogni indotti, degli oggetti inutili…
Così come a Grenoble un’opposizione si è creata contro i delitti tecno scientifici e gli appetiti capitalisti, noi non vogliamo assolutamente che a Caen passino e si realizzino questi progetti in silenzio. La loro determinazione a costruire un mondo di merda non è all’altezza della nostra rabbia!

Dei refrattari

Febbraio 2014



[1]NdT: Société métallurgique de Normandie, società metallurgica della Normandia che ha avuto vita dal 1917 fino al 1993.
[2]NdT: Impresa internazionale di call centre.
[3] NdT: NXP Semiconductors è la nuova società di semiconduttori fondata dalla Philips come annunciato dall’allora amministratore delegato Frans van Houten ai clienti e ai dipendenti a Berlino il 31 agosto 2006 e con un annuncio pubblico il giorno seguente.