La nanotecnologia si riferisce alla manipolazione della materia sulla scala del nanometro (1 miliardesimo di metro). Scienza su nanoscala che opera nel regno dei singoli atomi e molecole. Allo stato attuale le nanotecnologie coinvolgono la scienza dei materiali: le modificazioni a livello atomico portano numerose modifiche delle proprietà dei materiali, che si fanno più forti e più durevoli.
Con le nanotecnologie è possibile creare e modificare in laboratorio quasi qualsiasi tipo di materiale, robot minuscoli per la nanomedicina, chip sempre più piccoli e veloci, RFID (Etichette a radio frequenza) per tracciare nei loro spostamenti merci e qualsiasi essere vivente.
Governi e industrie hanno investito enormemente nelle nanotecnologie, tanto da farne la piattaforma strategica per il controllo globale di ogni produzione e settore: alimentare, sanitario, informatico, controllo sociale e militare. Un pilastro portante della Green Economy del XXI secolo.

La resistenza radicale alle biotecnologie in Italia – Costantino Ragusa

La resistenza radicale alle biotecnologie in Italia

Perché scrivere adesso un testo simile, quando soprattutto ultimamente in qualche contesto si è iniziato a discutere delle tecnologie di evoluzione assistita, TEA, nuova sigla con cui sono stati rinominati i nuovi OGM. Sembrerebbe quasi un guardare indietro quando tutto sembra dispiegarsi di fronte a noi. Recentemente sono usciti testi sulla rivista Malamente, su portali a cura del collettivo “Terra Libertà”, nei podcast de “La Nave dei folli” e varie iniziative sono state fatte sui territori contro gli OGM – TEA.
Per cominciare dobbiamo chiarire che il nostro riferimento non è tutta l’opposizione agli OGM di questi anni, ma quella che ha portato avanti una critica radicale e quella  che è riuscita a coniugare una coerenza di mezzi e fini con una critica e allo stesso tempo con forme di intervento che facevano uso delle storiche pratiche dell’azione diretta, patrimonio del movimento anarchico e più recentemente dei gruppi ecologisti radicali e di liberazione animale. Tra le carte che abbiamo di fronte e a cui faremo riferimento per questo testo c’è un vecchio numero del giornale ecologista radicale Terra Selvaggia del 2012, giornale che realizzavamo a Pisa come collettivo “Il Silvestre”,  gruppo che aveva fatto della lotta alle biotecnologie  una priorità. Questa memoria editoriale e questa tensione rappresenta la nostra storia e quella di questo giornale che è il seguito di quel solco, forse, almeno per noi, con ancora più chiarezza di prima. Il testo di Terra Selvaggia si presentava come una “cronistoria sulle lotte alle biotecnologie in Italia”, ma subito dopo gli stessi redattori rivelavano il limite di una semplice cronistoria, fondata su esigenze meramente quantitative  e provano a spingersi oltre, verso significati più profondi che avevano determinate tematiche e lotte. Infatti il testo si apre con queste parole “Quella che segue è una breve cronistoria di un terreno di scontro costruito e sviluppato negli anni in moltissimi luoghi e da numerosi individui. Una lotta, quella alle biotecnologie, che è stata vissuta come necessaria, dove più che mai è stato possibile trasformare la rassegnazione in coraggio, per considerare ancora aperta la possibilità di fermare i più temibili attacchi che il progresso tecnologico porta alla natura e a tutti gli esseri viventi. Non ci possono essere mediazioni quando quello che si rischia di perdere si è già largamente perso, può esserci solo la voglia di riconquistarselo quanto prima” . Purtroppo, come abbiamo già detto spesso altrove, con le biotecnologie non vi è possibilità di ritornare indietro: ciò che è stato degradato e manipolato geneticamente non torna più indietro, un OGM immesso in natura continua a sopravvivere fuori dal laboratorio e quindi a creare nuove combinazioni di danni agli ecosistemi naturali spesso neanche immaginabili nella loro ricombinazione ultima.
Anche noi faremo in questo scritto un po’ di cronistoria degli ultimi decenni di lotta alle biotecnologie, senza però pretesa di essere precisi su ogni fatto, sarà sicuramente incompleta, altri speriamo colmeranno le nostre lacune o semplicemente evidenzieranno altri aspetti ancora. Per volontà  ci soffermeremo su alcuni aspetti più significativi che al tempo arrivarono a creare dibattiti tra i fautori degli OGM e anche tra gli oppositori, soprattutto quelli riformisti che si ritrovavano ad essere nudi nelle loro nicchie di comfort da dove, una volta stanati, gli toccava dire qualcosa di critico agli OGM, quel necessario che almeno giustificasse il loro ruolo in organismi ambientalisti o di partiti color del verde.
Ovviamente i tempi sono cambiati e tanto, sicuramente in peggio. Se da una parte non abbiamo visto fermarsi i progetti di biotecnologia, da un’altra abbiamo visto una lenta e inesorabile degradazione di significati, cosa forse ancor più grave, perché quello che si riteneva scontato come l’indisponibilità dei corpi al potere della tecno-scienza adesso non lo è più. Quando parliamo di una critica radicale alla biotecnologia ci distanziamo e differenziamo nettamente da chi vede in questa semplicemente uno dei tanti aspetti del capitalismo industriale : nella fine del capitalismo non è detto vi sarà anche la fine delle biotecnologie, più probabilmente ne avremo di altro tipo, soprattutto  non nelle mani degli avidi industriali,  probabilmente i sostenitori di questa analisi si sono dimenticati gli scienziati che non necessariamente sono avidi di denaro, ma sicuramente lo sono, anche in buona fede, nel portare avanti teorie e progetti anche se nelle probabilità del rischio vi è il pianeta e i suoi abitanti. Quindi preferiamo le riflessioni fatte da Theodore Kaczynski: “Dunque, invece di contestare l’una o l’altra conseguenza negativa della biotecnologia, si deve attaccare tutta la moderna biotecnologia sul terreno e sul principio che (A) è un insulto a tutte le forme viventi; (b) colloca un potere troppo grande nelle mani del sistema; (c) trasformerà radicalmente i fondamentali valori umani che sono esistiti per migliaia di anni; e altri argomenti simili che sono contrari e opposti ai valori del sistema.” E ancora in una lettera a Scientific American: “Gli ingegneri che hanno dato vita alla rivoluzione industriale  possono essere scusati per non aver anticipato le conseguenze negative connesse alla rivoluzione industriale stessa, ma il danno causato dal progresso tecnologico è oggi sufficientemente palese e chi continua a promuoverlo è abbondantemente responsabile”. Sono frasi molto semplici, poco ideologizzate, ma che centrano il punto. Soprattutto sulla necessità di contrastare la biotecnologia nel suo insieme, come trasformazione totale e quindi radicale degli esseri viventi. Fare in questo senso concessioni, come potrebbero essere aspetti legati alla medicina o altri aspetti industriali addirittura legati all’ecosostenibilità significa non aver capito appieno il problema, ma soprattutto significa non aver compreso la biotecnologia e ancora una volta significa essere dei parziali se non inutili oppositori.
Ma proseguiamo la nostra storia seguendo le pagine di Terra Selvaggia con l’articolo “Cronistoria e qualcosa di più sulla lotta alle biotecnologie in Italia. Su un conflitto ancora aperto, su un’opposizione che ha saputo colpire e che deve continuare a farlo”. Verso la metà degli anni novanta si inizia anche in Italia ad intravedere una resistenza soprattutto verso gli OGM in agricoltura, a farsi sentire con campagne di stampa sono le grandi associazioni ambientaliste come Greenpeace. Già quella denuncia, volutamente non usiamo il termine critica che è altra cosa, partiva in modo parcellizzato parlando esclusivamente degli OGM in agricoltura, il contesto si riduceva ulteriormente visto che si andavano a toccare aspetti meramente tecnici e scientifici e ovviamente le conseguenze sulla salute umana e sugli ecosistemi. Quest’ultimo aspetto potrebbe sembrare che mantenesse comunque una sua radicalità ma non è così perché nella loro visione di ecosistema naturale conservato e utile all’uomo già avevano applicato il loro profondo riduzionismo figlio di una precisa visione di conservazione, che più che con la salvaguardia della natura ha a che fare con la salvaguardia del potere sulla natura e successivamente del potere di alcuni uomini su altri.
Se già in partenza le denunce apparivano parziali lo erano ancora di più le soluzioni, che andavano dalle solite raccolte firme, proposte ragionevoli di legge, etichettature e metodi precauzionali. Tutte cose che ovviamente potevano essere accolte, discusse in tavoli tecnici e di lavoro; con queste premesse ci si poteva confrontare, analizzare le ipotesi e trovare soluzioni possibili. Eppure in altre parti del mondo avveniva qualcosa di diverso, nella migliori delle ipotesi le coltivazioni erano state messe con l’inganno contaminando deliberatamente intere filiere agricole di soia come in Argentina e Brasile, tanto che è stato coniato addirittura un termine specifico “soizzazione” e in India venivano sostituite coltivazioni originarie con le nuove coltivazioni come con il cotone OGM. In India movimenti contadini avevano coniato il termine “Operazione bruciate Monsanto” che poteva solo sembrare una minaccia per le multinazionali straniere, ma era invece un motto per quello che sarebbe stato fatto a breve, creando non pochi problemi alle compagnie che speravano nella disperazione e impotenza dei contadini di cui molti avevano preso la strada del suicidio con il Glifosate sempre di produzione della Monsanto. In poco tempo venne dato un esempio a livello internazionale a chi ancora titubava nella lotta e a tutti gli sfruttatori che in quegli anni volevano dare colpi definitivi al loro consolidarsi nei territori. Interi complessi industriali in India collegati alle multinazionali sementiere con in testa la Monsanto vennero incendiati e occupati e vennero distrutti interi latifondi coltivati ad OGM. Questo avveniva anche nel bel mezzo di imponenti manifestazioni. Queste multinazionali erano le stesse in tutto il mondo e avevano un obiettivo chiaro: diffondere ovunque le coltivazioni OGM e rendere la contaminazione inevitabile per dichiarare poi l’impossibilità di legislazioni restrittive diversificate e aprire finalmente ai semi figli del laboratorio ed uniformare il mondo a quel paradigma tecno-scientifico.
Anche in Europa e negli Stati Uniti le cose cominciarono a cambiare, le modalità più diffuse di lotta erano la semplice distruzione delle parcelle OGM, sia che fossero a scopo sperimentale, sia che fossero a scopo commerciale già avviato, il tutto avveniva o in piccoli gruppi o all’interno di grandi manifestazioni. In Francia fu molto attiva la Confederation Paysanne, un sindacato agricolo molto seguito, che fu il primo a inserire la lotta agli OGM in una più ampia critica anti-industriale, senza fermarsi solo sul risultato nocivo della coltivazione ma interrogandosi su chi voleva gli OGM e che tipo di mondo si prospettava, in poche parole portarono la questione sociale alla ribalta rendendo più chiari i loro messaggi. In numerose occasioni attuarono la distruzione di coltivazioni OGM come quello di Nerac nel 1998, quella di un campo sperimentale di mais e soia transgenici della Monsanto nel Gennaio del 1998  e ancora il sabotaggio al Centre de Cooperation Internationale pour le développement (Cirad) di Momtpellier nel Giugno 1999. Al suo interno, la Confédération Paysanne mostrava due correnti di pensiero, una radicale e l’altra alter-mondialista, le cui differenze si fecero presto sentire, portando ad una separazione netta tra queste correnti. L’esempio delle lotte francesi della fine degli anni ‘90 fu molto importante e di stimolo per i contesti italiani. Anche a livello teorico furono di fondamentale riferimento le edizioni Encyclopédie des Nuisances. Vi furono traduzioni di vari libri e anche Terra Selvaggia pubblicò numerosi testi e opuscoli che andarono ad alimentare il dibattito sull’importanza del pensiero ecologico all’interno dei contesti più radicali. Alcuni incontri e discussioni organizzati in Italia dal Silvestre con alcuni fuoriusciti dalla Confédération permisero anche di approfondire come lo spettacolo e il movimento fittizio stavano prendendo piede tra gli anti-OGM, soprattutto la corrente guidata da Bovè che già era al lavoro a costruirsi la sua carriera nei partiti verdi.
Nel mentre sempre le pagine di Terra Selvaggia ci riportano in Italia dove le pratiche di azione diretta contro le nocività si diffondono e si radicalizzano. Nel Maggio del 1998, pochi giorni prima della discussione in sede europea riguardo la brevettabilità degli organismi viventi, l’ALF (Animal Liberation Front), sigla che rimanda a gruppi informali dediti soprattutto alla liberazione degli animali dai luoghi di tortura: laboratori dove venivano vivisezionati, allevamenti industriali per la produzione di pellicce… attacca a Firenze una filiale della multinazionale svizzera Nestlè incendiando quattro camion accusando la compagnia di diffondere di prodotti geneticamente modificati. I problemi per la multinazionale svizzera erano però solo cominciati, le sue dichiarazioni sull’imminente utilizzo di lecitine di soia OGM nei suoi prodotti che di fatto avrebbe  fatto da apripista alla diffusione di OGM negli alimenti e di conseguenza avrebbe portato alla normalizzazione delle coltivazioni che da “sperimentali” sarebbero passate immediatamente ad essere commerciali, portarono ancora una volta l’ALF ad agire. In pieno Natale del 1998, vennero spediti alle agenzie di stampa nazionali quattro panettoni del marchio Nestlè con la minaccia di essere stati avvelenati. La rivendicazione dell’ALF pubblicata dai giornali era breve quanto eloquente: “La Nestlè dovrà cessare l’avvelenamento di massa con i prodotti figli delle manipolazioni genetiche”. L’enorme potere economico e politico della multinazionale elvetica venne messo a dura prova, anche se i panettoni avvelenati erano solo quelli spediti alle agenzie di stampa, il panico era ormai montato sul famoso e costoso panettone natalizio. Vennero ritirati tutti i panettoni con il marchio Nestlè e furono chiusi gli stabilimenti in piena produzione natalizia e la Nestlè iniziò una fortissima campagna stampa per farsi passare per vittima, comprando intere pagine dei quotidiani nazionali e affittando spazi nelle principali stazioni italiane dove ragazzine sorridenti distribuivano gratuitamente fette di panettone. Il danno economico nell’immediatezza fu di svariati miliardi, ma gli esperti affermarono che il danno sarebbe durato più anni con costi elevatissimi. Il fortissimo effetto mediatico che ebbe questa azione portò a definire gli attivisti dell’ALF come ecoterroristi, ma si parlò come non mai delle manipolazioni genetiche e mentre la Nestlè si asciugava le lacrime uscì anche dall’ombra in cui era rimasta, nonostante anni di boicottaggi, una campagna che denunciava come nel Sud del mondo la Nestlè imponeva il suo latte in polvere al posto di quello naturale delle mamme. Quel latte costoso col tempo veniva diluito con acque insicure ed era responsabile della morte di numerosissimi bambini. “Chi erano dunque gli ecoterroristi?” si intitolava un volantino distribuito ad una prima teatrale a Pisa. Migliaia di panettoni a marchio Nestlè invenduti finirono dentro container e spediti come aiuto umanitario nei paesi poveri. L’azione dell’ALF portò con forza l’attenzione sulla questione degli OGM, anche perché tutto il mondo riformista verde e ambientalista per cercare un po’ di visibilità  parlarono dei rischi delle manipolazioni genetiche e dell’importanza di campagne contro questa avanzata, quelle lotte che non avevano mai intrapreso se non restando sul mero aspetto della controinformazione fatta di dati e cifre. Successivamente le politiche della Nestlè sugli ingredienti OGM sono mutate notevolmente e sicuramente il monito è valso anche per altre compagnie alimentari che sicuramente erano pronte a fare la cordata biotecnologica.
All’epoca cominciarono ad interessarsi agli OGM le più disparate realtà, oltre a quelle ambientaliste, no global, ecologiste radicali e anarchiche. Nel mentre Terra Selvaggia continuava ad approfondire la biotecnologia nel suo insieme, come programma di attacco al vivente, criticando la parzialità di fermarsi al campo agricolo o, come faceva qualche comitato scientifico antivivisezionista, di limitarsi agli animali transgenici.
Nel 2000 era ormai evidente che con la scusante della sperimentazione sugli OGM in campo si volevano diffondere ovunque colture figlie della manipolazione genetica su vasta scala, le multinazionali erano pronte e tanti centri di ricerca erano già al lavoro a dare disponibilità per i siti sperimentali. Terra Selvaggia con un numero speciale diffuse con un articolo “Dove sono i campi sperimentali in Italia” utilizzando un’informativa interna dell’associazione Greenpeace che mai avrebbe immaginato un tale uso di quelle informazioni. Negli ambienti più radicali iniziò a girare anche la traduzione di un opuscoletto dal simpatico titolo “Il giardiniere timido” dove si davano parecchi consigli utili sul come estirpare e danneggiare intere coltivazioni con semplici strumenti.
E anche in Italia ignoti giardinieri notturni iniziarono a estirpare e danneggiare ovunque coltivazioni sperimentali dal Nord a Sud, dai terreni affittati dalle multinazionali agroalimentari per seminare OGM fino agli appezzamenti dei lotti nei centri di ricerca pubblici, dimostrando in questo un salto di qualità, avendo compreso che la ricerca genetica andava fermata e basta, non era questione di chi la portava avanti, anzi a maggior ragione se erano ricerche pubbliche.
La propaganda della ricerca biotecnologica se fino a qualche anno prima era riuscita a mantenere in piedi i propri castellini di menzogne in salsa verde ed eco sostenibilità, al tempo anche ovviamente il salvare il Sud del mondo sembrava la priorità fissa delle multinazionali della biotecnologia, cominciava a mostrare le sue incrinature. Sicuramente nel grande pubblico almeno in campo agricolo gli OGM non erano ben visti, se prima vedere pomodori con lische di pesce creava curiosità, con il tempo dava sentimenti di sgomento e quindi di rifiuto. Perlomeno nel campo agricolo e all’interno dei prodotti vegetali la campagna contro informativa aveva portato dei risultati e vennero create non poche difficoltà a chi voleva uniformare campagne e cibo alle loro chimere agro-biotecnologiche.
Nel mentre l’ambientalismo istituzionalizzato non avendo mai veramente voluto portare una critica radicale a quello che rappresentavano gli OGM, facevano battaglie per etichettare prodotti contenenti OGM, mercanteggiavano soglie e parlava di coesistenza con le colture tradizionali. Alla fine questi organismi verdi e agricoli, fatti di associazioni bio, sindacati e marchi dell’agricoltura biologica, non volevano altro che vi fosse la garanzia per la loro sopravvivenza, che un prodotto restasse sempre bio anche se il vicino di campo è biotecnologico. Con questo spirito un grande cartello di associazioni ambientaliste, dei consumatori, partiti di sinistra, gruppi religiosi cattocomunisti, con la parte politica costituita dalle cosiddette tute bianche si fecero avanti per una importante mobilitazione contro TeBio. Questa era una kermesse organizzata a livello nazionale nella città di Genova, prima nel suo genere, per promuovere le biotecnologie e far incontrare scienziati, lobbisti e dirigenti di multinazionali dei settori interessati. Anche se il momento e la particolare situazione spingevano all’unione verso l’obiettivo comune per alcuni era evidente la solita strategia dell’imbrigliamento della protesta dalle solite componenti politicanti, evidenziando come non vi fosse niente in comune. Sarebbe stato bello infatti vedere che finalmente anche l’antagonismo di sinistra allargasse il proprio spettro di vedute  considerando la tecno-scienza biotecnologica una minaccia da contrastare per quello che rappresentava e per quello che avrebbe portato in futuro. Ma non bisognava illudersi di tutto ciò, piuttosto vi era il tentativo di cavalcare la protesta delle associazioni indirizzandola  politicamente  per cercare di rinnovarsi in qualche modo, con nuovi consensi e incarichi di gestione, situazione che sarebbe durata fino al G8, finché gli accordi si sono chiusi, ma per decisione dello Stato.
La grande manifestazione indetta da quello che sarebbe diventato il coordinamento MobilTebio porterà in piazza 5000 persone, a cui prese parte la componente più radicale della contestazione agli OGM. Volutamente molti gruppi parteciparono a tutta la mobilitazione, ma senza rientrare nei ranghi delle tute bianche, questi erano anarchici, ecologisti radicali ed esponenti dell’autonomia di classe. Non pochi furono gli scontri con la polizia e anche con i guardiani della mobilitazione che non volevano assolutamente si interrompesse la presentazione dello spettacolo che avevano allestito. Per l’occasione in quella Primavera del 2000 uscì un numero speciale di Terra Selvaggia stampato in numerose copie e distribuito alle manifestazioni per portare una critica verso aspetti come il metodo precauzionale, la scappatoia biologica e ovviamente contro i falsi oppositori.
I sostenitori del biotech, partecipanti all’incontro di Tebio, subirono un’ “imboscata” fuori da un ristorante di lusso a Genova dove vennero ricoperti di spazzatura, alcune banche (in particolare Banca Carige), finanziatrici di ricerche biotecnologiche, subirono attacchi e danneggiamenti, sia durante un piccolo corteo spontaneo che nei giorni precedenti e successivi alla mobilitazione. E ancora un susseguirsi di blocchi stradali e azioni in centro, da Caricamento a Palazzo Ducale. Da ricordare i numerosi sabotaggi alle filiali di Banca Carige nei giorni prima della kermesse lungo tutta la riviera di levante fino a Genova. Questi eventi fecero da cornice alla mobilitazione che di lì a poco si estese all’intero territorio nazionale e che si espresse principalmente attraverso le varie forme di azione diretta, diffusa e riproducibile.
Sempre nel 2000 è rimasta “celebre”, più che altro per i risvolti giudiziari che sono seguiti, è la due giorni di lotta contro le biotecnologie e la clonazione che avevamo organizzato a Firenze come gruppo ecologista “Il Silvestre”. Queste giornate cadevano in un periodo in cui il problema delle manipolazioni genetiche sugli esseri viventi era molto più sentito e a livello legislativo le multinazionali del settore premevano perché l’Europa prendesse una posizione di apertura al nuovo mercato agro-biotecnologico soprattutto americano. L’iniziativa di Firenze è stata un momento molto importante in cui gruppi e situazioni, in particolare anarchiche, ma non solo, si sono avvicinate con realtà rurali fatte di piccole situazioni contadine, artigiani e occupanti di terre e villaggi, un intreccio di relazioni non facile e costruito nel tempo. A parte alcuni casi isolati nessuno ha fatto tesoro di questi confronti e ha saputo andare oltre le solite differenze per cercare possibili percorsi comuni di lotta. Nei giorni seguenti si sono susseguite iniziative di informazione sui rischi degli OGM alla facoltà di agraria e volantinaggi improvvisati per le vie di Firenze. L’ultimo giorno il corteo di chiusura dell’iniziativa che avrebbe dovuto passare davanti alla sede della Dupont, una multinazionale leader del settore biotecnologico, è stato caricato alla partenza col pestaggio e l’arresto di alcuni/e manifestanti e l’incriminazione in tutto di tredici compagni/e con pesanti accuse.
Nel 2009 vi è stato il tentativo da parte della “Coalizione contro le nocività”, contesto soprattutto anarchico ed ecologista radicale che abbiamo costruito insieme a situazioni provenienti da un po’ tutta Italia, di rilanciare una mobilitazione contro gli OGM, prendendo come obiettivo da cui partire l’EFSA, l’Ente Europeo per la sicurezza alimentare con sede a Parma. Organo riconosciuto a livello internazionale a cui la Commissione Europea fa riferimento per introdurre molteplici nocività come nanotecnologie, pesticidi, additivi chimici, farmaci e ovviamente gli OGM. Fulcro delle decisioni e delle approvazioni delle nocività in Europa, altro non è che il braccio governativo di multinazionali e aziende del settore, molto del personale dell’EFSA ha un passato di rilievo dentro compagnie biotecnologiche, diventando in molti casi CEI delle compagnie stesse.
Numerosi sono stati i materiali prodotti tra cui anche un approfondito documentario sul Glifosate chiamato “Natura Morta. Avvelenamento a norma di legge” proiettato in numerose serate in tutta Italia, tanto il materiale prodotto dalla “Coalizione contro ogni nocività”  che andava ben oltre al denunciare le solite ruberie e sperperi di denaro pubblici, in particolare segnaliamo il manifesto della Coalizione  che fu stampato in numerosissime copie e diffuso ovunque e un dossier sull’EFSA. Tante le iniziative tra presidi, una grande manifestazione e un’occupazione del tetto dell’EFSA durata alcune ore che era stata organizzata durante lo svolgersi di decisioni importanti nei Panel (gruppi di lavoro) riguardo nuovi OGM da approvare a livello europeo.
Sul finire della prima decade del 2000, le multinazionali hanno ripreso il passo svelto che le contraddistingue  non incontrando più quell’impeto di resistenza e attacco generalizzato a più livelli che ha permesso di mettere i bastoni tra le ruote alla presunta ineluttabilità del progresso transgenico. Negli anni anche se a livello commerciale le coltivazioni OGM sono state bandite, la ricerca sull’ingegneria genetica è andata però avanti senza mai arrestarsi e anzi restando sempre la punta d’eccellenza per ogni centro, in particolare nell’accaparrarsi soldi per nuovi progetti di ricerca. In tempi più recenti a Bergamo fece la sua comparsa l’“Assemblea Le Ortiche”, che avevamo costituito principalmente con situazioni anarchiche, libertarie e ecologiste soprattutto locali. Ancora una volta durante il vertice del G7 agricoltura che si svolgeva a Bergamo, furono queste situazioni minoritarie a smarcarsi dal fronte più grande apparentemente critico nei confronti di una agricoltura a misura di sovvenzioni, industria e poteri e rivendicarono la questione sociale e della terra libere da poteri e compromessi non solo dalle solite cattive multinazionali, ma anche dallo Stato, rappresentato in quel caso dall’allora ministro bergamasco Martina addentro  appieno in quei poteri. Mentre il grosso della mobilitazione locale come sempre fatta dalle solite coop bio, associazioni di categoria, partiti di sinistra, commerci equi e solidali, centri sociali gestiti dal comune, sostava in piazza a consolidare la loro fetta di mercato nel teatrino della contestazione tollerabile, le infestanti Ortiche erano già a cavallo delle loro biciclette diretti alle fabbriche della provincia dove si produce Glifosate e da una multinazionale israeliana che invece lo importa in Italia. Sempre in quei giorni un rispettabile centro di ricerca pubblico come il CREA locale riceveva un presidio stabile per denunciare gli OGM sperimentali.
Se gli OGM negli anni erano sicuramente qualcosa che rimandava a qualcosa di negativo nell’immaginario generale, seppur restando nel campo molto parziale dell’agricoltura e dell’alimentazione, non si può dire che la stessa cosa abbia proseguito legando la questione alla biotecnologia nel suo insieme. Tra l’altro l’industria dei mangimi OGM è andata avanti quasi indisturbata, come vedremo, tanto da infestare le campagne con mangimi di soia americana OGM spesso riutilizzati per piccoli appezzamenti. Chi si è cibato degli altri animali schiavi negli allevamenti zootecnici era ed è tuttora a contatto continuamente con sostanze OGM che in un modo o in un altro ritorneranno alla terra assicurando contaminazioni, situazione che va avanti da decenni.
Nel mentre vi è stato sicuramente un riflusso dell’opposizione alle biotecnologie. Si è ristretto il forte movimento, causa anche la forte repressione di quegli anni contro i contesti più attivi in Toscana, in particolare contro il Silvestre su cui l’Europool in una nota ironica, sulle inchieste in corso, scrisse che veniva superato ogni record di messa in piedi di associazioni sovversive, che nella pratica significava un attacco costante alle situazioni in lotta. Le vaste mobilitazioni contro il transgenico hanno lasciato il campo a singoli momenti di protesta che avevamo organizzato ai Nanoforum (dove per la prima volta in Italia si parlava di nanotecnologie), Bioforum e per altri appuntamenti e vetrine dei promotori delle biotecnologie.
La diffusione di controinformazione radicale su queste questione non si è mai arrestata, soprattutto dalle pagine di Terra Selvaggia e poi dalle pagine di questo giornale “L’Urlo della Terra” che ne fu il seguito. Si è cercato di mantenere l’argomento sempre vivo, soprattutto perche il nostro lavoro di ricerca e di studio non ha mai parlato delle biotecnologie come altri contesti che legavano e legano tutt’ora il tema alla sola critica al capitalismo, al potere ecc…, ma spinge per una riflessione più profonda che vede come questi sviluppi tecnologici negli anni avrebbero stravolto la stessa idea di essere umano.
Il ritiro momentaneo della possibilità di fare OGM commerciali in campo aperto, non ha però fermato la critica radicale che si è fatta attacco diretto alle strutture, dove era evidente che la produzione e la ricerca delle biotecnologia continuava senza sosta e al silenzio delle critiche. Praticamente tutte le principali multinazionali presenti in Italia, Bayer, Monsanto, Syngenta, Pioneer H-Bred, KVS…, da ignoti sono state prese di mira con attacchi non simbolici, puntavano evidentemente alla distruzione di edifici di ricerca, luoghi di stoccaggio semi, centrali elettriche che alimentano gli impianti. In poche parole il massimo danno possibile per portare alla chiusura di impianti e sedi. In una di queste azioni il centro ricerca della Du Pont gravemente danneggiato restò chiuso per quasi un anno e i suoi dirigenti dichiararono che se non avessero avuto garanzie di sicurezza dallo Stato avrebbero abbandonato ogni progetto di ricerca in Italia. I metodi impiegati nei sabotaggi sono stati il meticoloso sabotaggio meccanico, ma soprattutto l’uso dell’incendio e degli esplosivi. Molte di queste notizie venivano raccolte dalla redazione di Terra Selvaggia, quando non venivano ricevute direttamente nella casella postale, questo fa pensare anche a quanto è stato taciuto nella lotta alle biotecnologie, considerando non tutti evidentemente gradivano contatti con i media e ovviamente l’immancabile censura sulle notizie scomode. La mole e la qualità delle azioni fa pensare ad una stagione intensa di lotta, come è stata per tante mobilitazioni o processi storici, la differenza, in principio, viene sempre fatta da piccoli gruppi o contesti informali che spingono verso una maggiore attenzione generale e quindi ad una azione di risposta collettiva.  Sempre sulle pagine di Terra Selvaggia del tempo abbiamo denunciato i vari tentativi di dare un volto nuovo agli OGM, in quel caso si chiamavano MAS (market assisted selection), una tecnica biotecnologica che si proponeva come sostenibile, dolce, partecipata che prometteva di offrire i vantaggi dell’innovazione genetica senza le controindicazioni degli OGM. Con questa tecnologia le nuove varietà sarebbero state ottenute con incroci mirati, marcando i geni di interesse e tracciandone i geni nella discendenza. Ovviamente l’analisi dei redattori di Terra Selvaggia non lasciava dubbi  a chi poneva la domanda “OGM o MAS?” La risposta era sempre: inutile dilemma. Già allora si utilizzava la propaganda green, anche se non ai livelli attuali, era importante fin da subito smascherare questi tentativi per evitare che ci fosse qualcuno che prendesse qualche abbaglio pensando che le cose erano cambiate o, peggio ancora, che i tecno-scienziati avevano rinunciato agli OGM.
Adesso si potrebbe concludere parlando dei TEA (tecniche di evoluzione assistita) che rappresentano i nuovi OGM e potremmo rallegrarci quindi delle mobilitazioni che ci sono state. Ma  questo non voleva essere un testo che parlava solo di  OGM in agricoltura, ma dando uno sguardo su un vecchio numero del giornale Terra Selvaggia, ci premeva porre una riflessione sulle biotecnologie, l’attacco al vivente e come resistervi. Nel tempo della dichiarata pandemia milioni di persone hanno accettato di farsi mettere nel proprio corpo sieri figli della manipolazione genetica, in un programma che non ha precedenti. La grande maggioranza degli Stati hanno partecipato, anche se in modo diverso e con prodotti diversi, ognuno, si sa, vuole la propria biotecnologia. Se parliamo di storia della resistenza alla biotecnologia in Italia, come non parlare anche del periodo in cui la manipolazione genetica è diventata di massa? Sicuramente le risposte date non sono state all’altezza della gravità della minaccia. Quel poco che si è mobilitato lo ha fatto parlando di libertà di scelta, rischi per la salute e ovviamente contro l’introduzione del lasciapassare verde. E la tecno-scienza e la sua biotecnologia elevata a nuovo paradigma medico universale?
Abbiamo lasciato le pagine di Terra Selvaggia già da un po’ per cercare di tracciare quel solco, tra la resistenza di ieri e oggi. Ancora una volta ci sentiamo di evidenziare la gravità della situazione, dove si vorrebbero trattare temi a nostro avviso fondamentali come le biotecnologie trattando un OGM alla volta e usando quelle retoriche di chi è avvelenato e chiede all’avvelenatore di prestare attenzione nelle dosi. Si può a questo punto veramente guardare in avanti come nulla fosse accaduto negli anni della biotecnologia di massa (solo all’inizio), partendo dai TEA e iniziando ancora una volta tutto da capo? Trattare i nuovi OGM-TEA come gran parte dei contesti trattava i vecchi OGM significa perdere un’enorme occasione di rimediare: per chi parlava solo di pannocchie in passato e per chi nel 2020 aveva i pensieri soffocati dalla mascherina e il braccio teso all’inoculo ingegnerizzato, alla parzialità dell’analisi e soprattutto per creare una resistenza che abbia ben chiaro che il loro obiettivo è la manipolazione genetica totale dei corpi tutti, non a caso parlando di vegetali usano termini non proprio neutrali come tecniche di evoluzione assistita. L’obiettivo nostro non può che essere la totale indisponibilità dei corpi umani, degli altri animali e di ogni ecosistema e filo d’erba su questo pianeta. Non perché la questione è inutile, antieconomica, pericolosa per la salute e l’ambiente… Se a chi ci avvelena chiederemo sempre dosi controllate di veleno, vi saranno sempre soluzioni, finché non ve ne saranno più che verranno proposte perché saremo già alla fine. La biotecnologia come tecno-scienza di punta è nemica di ogni libertà, siero geneticamente modificato per portare ad un controllo totale sui processi vitali, sull’alimentazione, sul mondo intero. Non per distruggerci come dice qualcuno, sarebbe uno sbaglio pensare così, ci vogliono solo docili e ubbidienti, desideranti della clinica, incapaci di capire la più piccola cosa di noi senza consultare tecnici (ex sanitari) e apparati.
Un altro aspetto che possiamo mettere in questo spaccato della storia della resistenza alle biotecnologia in Italia è sicuramente la traduzione italiana del libro di Alexis Escudero “La riproduzione artificiale dell’umano” che a fatica ha trovato un editore coraggioso come Ortica Edizioni  di cui abbiamo curato l’edizione come Resistenze al nanomondo e le numerose presentazioni fatte in tutta Italia con l’autore. I temi del libro sono presto diventati per noi fondamentali e ci hanno portato a fare importanti approfondimenti di analisi e di critica che col tempo hanno influito molto in tanti contesti italiani e non solo, creando ovviamente anche non poche discussioni animate con chi voleva continuare a restare nelle comode nicchie di ambiguità dove si può fare a meno di prendere posizione. Continuando il percorso sviluppato con il libro di Escudero e nel corso delle relazioni costruite negli anni abbiamo pubblicato il libro “I figli della Macchina. Biotecnologie, riproduzione artificiale ed eugenetica” scritto insieme ad altri pensatori critici francesi e pubblicato in francese e in italiano. Libro che in Francia ha contribuito a creare un fortissimo dibattito, a differenza dell’Italia dove ancora una volta si è persa l’occasione per uscire dalle sterili polemiche e prendere posizioni nette contro ogni riproduzione artificiale.
Sempre su questi temi di grande importanza l’iniziativa di contestazione, organizzata da Resistenze al nanomondo e l’Assemblea Resistere al Transumanesimo di Bergamo, contro la Fiera del bebè a Milano, creando un contesto tale per cui anche le altre voci critiche per la prima volta in Italia si erano dovute esprimere non solo attorno alla maternità surrogata, ma anche su tutte le tecniche di riproduzione artificiale dell’umano.
Da anni abbiamo aperto un sito internet, Resistenze al nano mondo, dove pubblichiamo testi, traduzioni, interviste critiche alle tecno-scienze con lo scopo di creare pensiero e spingere a dibattiti là soprattutto dove nessuno vuole iniziarli e organizziamo tre giornate annuali oltre che di discussione anche di conoscenza tra chi condivide la critica radicale al tecno-mondo per tessere relazioni e percorsi comuni.
Trattando dell’indisponibilità dei corpi alle manipolazioni genetiche si sono alzate contro di noi forti critiche, da chi qualche manipolazione tende a considerarla necessaria, in genere in solidarietà verso altre “comunità” in cui si identifica e su cui percepisce grande oppressione. Se si è contro una visione e un progetto di mondo transumano, dove le tecno-scienze hanno un ruolo giorno dopo giorno sempre più importante e avvolgente nei nostri spazi di libertà esterni e, come vediamo con le tecnologie genetiche, anche interni, non è possibile fare eccezioni, non per disumanità, ma perché non avrebbe senso fare diversamente. Al tempo quando si portavano avanti campagne contro la vivisezione di particolari centri o contro Telethon per il finanziamento oltre agli esperimenti sugli animali anche alle biotecnologie, venivamo accusati di non avere sensibilità verso i malati, che addirittura li volevamo morti. Questo non ci ha distolto dal nostro agire e dalla nostra critica, non perché non avessimo sensibilità verso i malati, soggetti concretamente sofferenti, ma perché non ritenevamo che quell’apparato medicale fosse realmente interessato ai loro problemi, oltre ad impossessarsi di un sacco di soldi da investire nei vivisettori di animali, cosa per noi inconcepibile. Una soluzione se mai poteva essere trovata andava ricercata altrove, soprattutto nelle cause di gran parte delle patologie e delle loro cure altrettanto causa di patologie iatrogene. Con i transattivisti e queer che non hanno malattie ma sono ideologizzati fino alla nausea, si crea un qualcosa di simile: nella nostra critica alla medicalizzazione, al transumanesimo e all’attacco ai corpi abbiamo visto come era utilizzata, finanziata e sostenuta ad alti livelli l’ideologia gender da parte dello Stato e da certe componenti progressiste per demolire difese se vogliamo naturali di chi preserva la propria salute e troverebbe inconcepibile chi propone ormoni sperimentati su animali di multinazionali farmaceutiche per ricavare cambiamenti esteriori simili all’altro sesso e nel tempo interventi chirurgici invasivi, soprattutto se i soggetti di partenza sono adolescenti e bambini. Una volta si lottava a cambiare il mondo, questi attivisti lottano per avere il diritto di medicalizzare e demolire il proprio corpo. Questa apparente divagazione ci è utile per capire come la demolizione di senso generale ha agito negli anni su tanti fronti, ed è l’unica che può parzialmente spiegare anche l’inazione dei radicali di sinistra, anarchici, animalisti  ecc… nei confronti delle nuove politiche genetiche in campo medico. Si può difendere le baronie mediche del Careggi sui bloccanti della pubertà e dopo criticare i TEA? Rotti gli ormeggi di difesa la corrente fluida passa incontrastata e dopo mettere paletti sarà sempre violare i diritti fondamentali di qualcuno, inceppando in questo modo le vere lotte da compiere, trovandoci a parlare della buona agricoltura italiana biologica da difendere quando stanno introducendo i nuovi “vaccini a mRNA autoreplicante” nella normalità sanitaria. Al tempo dei sieri genici eravamo tra i pochissimi a sostenere la “non libertà di scelta”, trovavamo la cosa controproducente proprio per il significato che diamo alla ricerca biotecnologica e al regime autoritario sanitario solo momentaneamente tornato nell’ombra. C’è il terrore a sinistra e tra tanti radicali a dire ‘no, non li vogliamo’, il rammollimento porta sempre a sostenere la ‘libera scelta’. Vi sarà mai la forza chiara e decisa a fronteggiare i nuovi aguzzini dal camice bianco sopra la mimetica?
Se parliamo di resistenza alle biotecnologie è importante interrogarci perché questa non si è vista in questi anni su aspetti fondamentali, perché questa non è stata in grado di formulare una critica radicale verso questo presente. Chi saranno i nuovi complici contro l’assalto al vivente? Chi prende le sovvenzioni del PNRR? Chi diventa bene comune secondo il senso dello Stato? Chi prende fondi da Eurizon 2030 in progetti inclusivi e organizza cortei contro gli OGM? Chi ha chiesto il Green pass nei propri mercatini biologici? C’è sempre il movimento dei trattori, che quando non è andato a prendere subito le briciole elettorali mettendo in piedi un partito filo governativo si pone in attesa dell’assistenzialismo di Stato, perché l’agricoltura  procede solo con sovvenzioni, se si è agroindustriali, loro appunto lo sono per la maggior parte e in questi contesti non fa differenza seminare  mais o pannelli solari nella campagna. E altri ancora sperano di farsi sindacati agricoli per cercare di occupare qualche posto vacante o qualche nuova funzione inventata ad hoc dal Ministero… l’importante che non si proponga di disfarsi delle coltivazioni OGM-TEA o che si annunci la fine dei mangimi OGM negli allevamenti, questi aspetti non verranno mai toccati.
Il futuro lascia incerti anche perché le tecnologie genetiche sono anche tecnologie di guerra, sono la componente di qualsiasi nuovo siero di possibili nuove pandemie, sindromi o altro. Saranno sempre più le protagoniste del nostro prossimo futuro, possiamo solo augurarci che quella piccola componente onesta e veramente critica presente nelle mobilitazioni presenti e in quelle che verranno faccia propria questa urgenza e agisca di conseguenza, senza timori di essere impopolare e soprattutto fuori dai recinti ideologici che a differenza di un tempo si sono fatti densi, ma di niente. La nostra esperienza, che non è certo di futurologi, ci ha insegnato che per pensare il prossimo futuro bisogno studiare solo con attenzione il presente che abbiamo intorno come i fossili aiutavano Hutton per il passato, ma per noi ci sono le chimere transgeniche ormai oltre la fase embrionale.

Costantino Ragusa, Giugno 2025, Bergamo – Resistenze al nanomondo
Pubblicato in L’Urlo della Terra, num.13, Luglio 2025

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L’ideologia del tecno-mondo. Resistere alla mega macchina – Silvia Guerini e Costantino Ragusa, acro-polis edizioni, leggi qui la presentazione: https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/lideologia-del-tecno-mondo-resistere-alla-megamacchina-silvia-guerini-e-costantino-ragusa/

Frammenti di pensieri, speranza e lotta – Silvia Guerini

Frammenti di pensieri, speranza e lotta

Viviamo in una società della novità perpetua e della continua rincorsa a standard ridefiniti di volta in volta dagli algoritmi della cosiddetta Intelligenza Artificiale che a loro volta ridefiniscono l’essere umano e lo stare al mondo. Una ridefinizione che precede il reale e che lo plasma, lo sostituisce. Il mondo del reale si deve adeguare a quello che viene considerato come vero, desiderabile, migliore.

I contesti critici a loro volta non sono immuni da determinate dinamiche e caratteristiche che dovrebbero contrastare. Viene inseguita l’ultima sensazionale notizia, scivolando sulla superficie senza mai addentrarsi nel profondo di acque scure e melmose per il timore di affrontare questioni scomode e impopolari, pena la perdita di ascolti e di incassi nelle serate. Si rincorre il teatrino del mainstream, discutendo di ciò che ci si aspetta di discutere, si creano dibattiti che rimangono ai margini, attorno a dettagli, senza porre le domande giuste rimanendo dentro confini prestabiliti. Nel mentre passano sviluppi tecno-scientifici a cui attorno c’è il deserto della critica. Critici che restringono appositamente la critica, scelte di campo che denotano solo disonestà intellettuale.

La grande marcia della distruzione prosegue e le parole non contano più, le narrazioni si pongono non solo al di là dei significati, ma anche al di là dei fatti e ciò che viene detto perde aderenza con la realtà. Tutto può diventare il contrario di tutto, venire stravolto e risignificato senza che ci sia memoria di quello che significava un attimo prima. In questo scenario perde senso stare a rincorrere l’ultima dichiarazione estraendola non solo da un contesto ben più ampio, ma da questa operazione di cancellazione e risignificazione della realtà trasformata in un processo fluido, proteiforme rimodellabile a piacimento. E il “fatto tecnico”, come insegna Bernard Charbonneau, diventa “la carne stessa del reale e del presente” e quando veniamo travolti dalle sue conseguenze altri sviluppi, applicazioni, lasciapassare bioetici e passaggi legislativi sono già oltre… Ci si scandalizza di fronte a eccessi, ma al contempo, di fatto, si sostiene ciò che è alla loro radice.

In tutto questo influencer del pensiero concorrono a sgretolare la possibilità di costruire un reale pensiero critico. Sfuma il senso e chi costruisce pensiero critico e libero fatica a far capire tutto questo.

Viviamo in un tempo in cui tutto passa alla velocità di un clic su una tastiera. Tutto è momentaneo, fugace, effimero, transitorio e frammentato. Nulla conserva memoria. Nulla permane. Nulla tiene densità, quella densità in grado di trattenere. Tutto scivola, viene stravolto e risignificato. Tutto evapora. Nessuna memoria e nessuna tensione verso il domani: un eterno presente, una scomparsa del passato e una scomparsa del futuro. Il futuro crea ansia, vi si proietta solo la vecchiaia e la morte che non hanno spazio nella società cibernetica.

Si perdono punti di riferimento per orientarsi. Affabulatori del nulla, padroni del pensiero, del linguaggio e dell’immaginario confondano e disorientano. La realtà rimane tale e quale, ma si perdono gli strumenti per interpretarla e si vive come nel mito della caverna di Platone, convinti di vivere in un mondo reale quando in realtà si guardano delle ombre, convinti di esseri liberi, quando in realtà si è in catene. Oggi la schiavitù è volontaria, la gabbia d’acciaio è diventata trasparente. È la gabbia cibernetica e algoritmica. È il potere dolce degli algoritmi che avvolge, accompagna, sussurra, coinvolge, consiglia, dialoga e nel mentre incanala nell’orizzonte di senso tecnologico, l’unico che verrà concepito come possibile.

Nella grande vetrina digitale dei social ci si consuma e si viene consumati come merci nel grande biomercato di corpi, desideri, illusioni. Si diventa attori e spettatori di sé stessi in perenne inseguimento della propria autorappresentazione. E dal consumo di merci al consumo di rapporti come merci usa e getta, a tempo determinato, a scadenza ravvicinata. In maniera compulsiva un oggetto dopo l’altro, una relazione dopo un’altra senza mai andare in profondità. Le merci possono essere consumate, comprate, sostituite, rispedite al mittente. La logica delle merci non può conciliarsi con il sentimento dell’amore. L’amore reso merce viene svilito. Le relazioni d’amore è come se dovessero fermarsi alla fase di innamoramento senza mai giungere alla fase di un impegno e di una progettualità, come se dovessero avere le caratteristiche dell’interscambiabilità e dell’intrattenimento. In generale, oggi, svanisce il senso dell’Amore come sacrificio, come un donare sé stessi.

In vendita anche esperienze, quelle che vengono definite come tali. Si compra un esperienza, una creazione di un contesto finto che ti illude di vivere un’esperienza autentica. Chi va da una novità a un’altra – oggetti, esperienze, pseudo-relazioni – in fondo sta sfuggendo da sé stesso. Continui stimoli esterni, sempre nuovi, per non soffermarsi su come affrontare la vita e le sue difficoltà. Il cambiare incessantemente diventa una nuova postura ed erode la capacità di tessere legami e relazioni profonde e durature, legami familiari e legami territoriali, erode la capacità di tessere progetti e percorsi, erode la possibilità di comunanza, appartenenza e solidarietà. Relazioni d’amore, d’amicizia, progetti in comune diventano un qualcosa da provare, da rinnovare costantemente. Come consumatori compulsivi in ansia fino al prossimo nuovo acquisto che diventa presto obsoleto. Come turisti perennemente di passaggio che scambiano l’attrazione costruita ad hoc per realtà autentica incapaci di soffermarsi a percepire l’anima dei luoghi.

L’individuo ideale per questa società è colui che è perennemente insoddisfatto, che deve cambiare continuamente tutto: protesi tecnologiche, oggetti, casa, lavoro, relazioni, aspetto esteriore fino al proprio sesso. L’uomo trans e l’esistenza trans: perennemente in transito, trans-luogo, trans-gender e trans-genico. Di fondo il principio secondo il quale se persisti nel tuo essere e in tutte le dimensioni e legami che lo contraddistinguono sarai insoddisfatto, se cambierai incessantemente rigettando tutto quello che ti costituisce sarai felice. Un grande inganno.

Un individuo sradicato in perenne mutamento alla spasmodica ricerca di un qualcosa che non arriverà mai. Abbiamo generazioni di eterni giovani, narcisi, egocentrici, annoiati, ansiosi, fragili e insicuri. Rigettano valori, ideali, passioni, insegnamenti, eredità. Perennemente di passaggio. Figli del voglio tutto e subito, del vietato vietare, del desiderio assoluto. Il mondo è lo sfondo dei loro selfie, cresciuti in un mondo virtuale rigettano la realtà perché non l’hanno mai vissuta e perché non l’hanno scelta. Senza memoria, passato, appartenenza, radicamento. Non sono eredi e non avranno eredi. Pronti per la società cibernetica, per le case domotiche, tutte uguali, grigi e tristi, per l’ambiente ricostruito che prenderà il posto della natura, di boschi, sentieri, torrenti. Attorniati da non-cose, senza storia e significato, in case vuote e asettiche con mobili dell’ikea in cui nemmeno la polvere si posa. Diverse le nostre di case, piene di oggetti vecchi, di polvere, di libri, di odori, di ricordi. Di cose che trattengono i significati, quelle cose che creano un’architettura del tempo, che lo rendono abitabile, in armonia con i cicli delle stagione e della terra. A noi rimane l’amara constatazione che le nostre cose finiranno in discarica, che i nostri libri non avranno biblioteche, ma solo il fumo nero degli inceneritori.

L’essere umano non è adatto a questo mondo cibernetico e transumano, la tecnica lo adatta, lo plasma, lo trasforma, ma alla fine, in fondo, sente un’angoscia, un’angoscia di una non vita, di una vita insensata e invivibile, di essere destinato all’inumano come aveva anche ben compreso Jacques Ellul, uno dei più importanti precursori della critica al sistema tecno-scientifico. Questa angoscia disorienta, paralizza, restringe le possibilità, soffoca il pensiero, mina la libertà. Dinnanzi all’angoscia contrapporre la speranza. Speranza per resistere, per agire, per lottare.

L’essere e l’agire hanno bisogno di un orizzonte di senso, la vita per non ridursi a mera sopravvivenza ha bisogno di un orizzonte di senso condiviso che parta da un riconoscimento, da un legame, da un radicamento, da un’eredità. Se l’unico orizzonte di senso sarà quello tecnologico come poter orientarsi nel mondo? Si seguirà quello che di volta in volta sarà definito dagli algoritmi dell’Intelligenza Artificiale.

La speranza può infonderci un senso e un orientamento. Senza orizzonte di senso, senza un posto nel mondo, senza verità, bellezza, memoria – ciò che Simone Weil identifica come bisogni dell’anima, tutti profondamente interconnessi – il vivere diventa un mero sopravvivere, si atrofizza, perde slancio e si riduce all’immanenza di un eterno presente.

La speranza è sempre stata considerata contrapposta all’agire. Chi spera non agisce, si dice. Invece la speranza fa sì che nonostante tutto non ci si rassegni, infonde forza per agire, per tessere progettualità, per continuare anche nelle avversità. Infonde una forza particolare, che la sola ragione non potrebbe generare.

La speranza è una postura dell’animo, è un orientamento dell’agire che va oltre l’immediato presente. Non è, come spesso di crede, un mero sperare che le cose vadano bene, un mero atteggiamento ottimistico e non si riduce a un desiderio o a un’aspettativa. La sua misura non è data dal rallegrarci che le cose vadano come ci aspettiamo e che ci portino successi all’interno di logiche transumane di velocità, comodità, prestazione. La sua misura si calibra attorno alla nostra ferma volontà e alla nostra determinazione per impegnarsi in una direzione, per raggiungere quello che riteniamo degno di essere raggiunto all’interno di un ordine di valori. Non è quindi la superficiale convinzione che potremmo raggiungere tutto quello che ci prefiggiamo o che tutto vada a buon fine, ma è la profonda convinzione che la direzione intrapresa sia quella giusta, quella con un senso, con uno scopo che si spinge oltre. Per quello che trasmetteremo e per quello che rimarrà anche dopo di noi, quando non saremo più in questo mondo. Senza calcoli, con solo lo slancio del cuore.

Quando si combatte una battaglia persa è in realtà già vincere. Quando si combatte sapendo di poter morire è vivere nel modo più pieno che si possa vivere. Non aver paura innanzi alla morte ci rende liberi. Questa postura dell’animo ci congiunge con ciò che c’era prima e con ciò che verrà.

Calcoli e previsioni algoritmiche rendono superflua la speranza come rendono superfluo l’essere umano. La speranza apre a sostenere l’imprevedibile, l’incalcolabile, l’inafferrabile e apre a possibilità che non si sarebbero mai previste. L’avere speranza può non avere un qualcosa di specifico o di concreto a cui tendere, è un modo di essere esistenziale che rappresenta come ci poniamo nel mondo, dinnanzi alla vita e dinnanzi alla morte. È un modo del nostro essere nel mondo.

La speranza arriva nei momenti di più cupa disperazione, diventa nutrimento e ci prepara a sostenere il peso di grandi cose con tutte le fatiche che possono comportare. La speranza nell’essere umano, nonostante tutto, è li in fondo al cuore e se non ci fosse tutto il nostro agire potrebbe perdere di senso. Sperare è non far inaridire il cuore.

Ernst Jünger si chiede: come reagirà l’uomo di fronte alla catastrofe e sarà in grado di rendersi conto che la storia lo sta ponendo innanzi all’abisso? Sperare è, di fronte all’abisso, mantenere la posizione, il non cedere a facili scorciatoie che portano in realtà lontano, il non cedere a compromessi che portano a stravolgere le proprie idee e i propri valori e, come risponde Jünger, “le catastrofi provano fino a quale profondità uomini e popoli sono radicati nel terreno originario”, attingere quindi a quel “fascio di radici nel terreno e se il pericolo aumenta attingere alla forza delle Madri, alla loro energia primigenia che le semplici forze del tempo non sono in grado di arginare”.
La speranza apre al mondo, non chiude, apre alle possibilità, indipendentemente dall’esito degli eventi, dai desideri, dalle aspettative. Non è un mero sperare per sé stessi, al fine di ottenere un qualcosa, è rivolta verso l’Altro, il mondo, l’esistenza, la vita. Un sentire interconnesso all’amore. Chi ha speranza e chi ama si pone oltre all’immediato soddisfacimento di un bene strettamente personale. Chi vede solo sé stesso, chi è atomo disgregato e isolato da una comunità e da un mondo non riesce a sperare e non riesce ad amare, se non di un amore merce, egoistico e svuotato del suo senso.

Potremmo dire che la speranza ha, in un certo senso, alcune caratteristiche dell’aver fede intesa come un affidarsi. Affidarsi a quello che si sente nel profondo, affidarsi al senso delle cose, un senso che ai nostri giorni è sempre più eroso e sgretolato. L’essere umano cammina su una corda tesa tra libertà e destino, percorre il loro intreccio. Con la possibilità e la libertà di coglierne i segni, di porsi innanzi e in ultima istanza di scegliere del proprio senso e del proprio scopo.

La speranza va al di là della morte. La buona novella del nuovo nato, della nascita, del venire al mondo da speranza. Cosa accadrà quando non si verrà più al mondo, ma quando venire al mondo da un corpo di donna verrà sostituito con l’essere estratti e staccati da un supporto tecnologico con la realizzazione dell’utero artificiale? I figli della macchina1. E cosa avverrà, ancor prima di questa finale realizzazione tecnica, se venire al mondo, nell’imprevisto e nella libertà della nascita, verrà sostituito da un venir selezionati, progettati, ingegnerizzati all’interno di un laboratorio?

L’embrione tiene memoria. Esiste una memoria cellulare e ciò che si afferma a livello cellulare rimane a livello psicologico. Come diventerà questo essere umano proveniente dall’azoto liquido, dal silenzio e dal freddo glaciale, da un assemblaggio di ovulo e sperma in una piastra di petri?

La vita in vitro. La vita innervata dalla tecnica e dalla modificazione genetica ancor prima della sua nascita, del suo venir al mondo. Se la vita di un essere umano inizia con un’operazione tecnica, questa rimarrà impressa nel corpo e nella psiche. Fratture, scissioni, distorsioni, riprogettazioni, artificializzazioni del naturale processo di procreazione, del naturale movimento della vita, del naturale venire al mondo. Fratture che scindono la sessualità dalla procreazione, che rompono l’unità e la continuità dello sviluppo dell’embrione. Fratture biologiche e psicologiche che modificano profondamente la memoria di quella che sarà la nuova umanità se la riproduzione artificiale diventerà il nuovo modo di venire al mondo. Un essere umano pronto per il mondo laboratorio.

La razionalizzazione tecnica segue parametri quantificabili e misurabili, ma l’essere umano ha bisogno di ricerca di significato, di profondità, di contemplazione, di bellezza, di etica. Lo sguardo tecnico e l’operare algoritmico non riconoscono queste dimensioni, non gli appartengono e nel loro avanzamento sul mondo il prendersi cura della persona sarà mantenere la sua funzionalità organica: monitoraggio biologico, controllo e gestione sanitaria all’interno di parametri di volta in volta decretati dagli algoritmi. Lo sguardo dai processi vitali viene spostato verso i processi meccanici, artificiali, inanimati. L’interesse per la vita si sposta verso l’interesse per la tecnologia e alla fine si diventa indifferenti verso la vita, incapaci di riconoscere quando questa è innervata dalle tecno-scienze, incapaci di provare anche solo un sussulto di orrore.

Da quando l’essere umano ha reciso il legame con una dimensione trascendente, con microcosmo e macrocosmo non ha trovato quella libertà ed emancipazione che tanto agognava una determinata ideologia illuminista e progressista, ma si è trovato senza senso innanzi alla sua finitudine. E dinnanzi all’angoscia della morte che rappresenta proprio l’angoscia per la propria finitudine il vuoto è stato colmato con ansia, inquietudine e frenesia che caratterizzano i tempi di oggi.

Tornare a “camminare con i piedi per terra”, nel tempo della durata, in risonanza con l’accordo delle stagioni, rimaste immutate nella loro “danza circolare” nonostante l’avanzata materialista…

René Guenon scrisse: “I moderni diranno – lo sappiamo bene – che gli antichi hanno visto male, o che hanno riferito male quello che hanno visto; ma tale spiegazione, la quale equivale a dire che, prima della nostra epoca, tutti gli uomini fossero affetti da disturbi sensoriali o mentali, è veramente troppo semplicistica e negativa; e se si vuole esaminare la questione con tutta imparzialità, perché non sarebbero invece i moderni a vedere male o addirittura a non vedere del tutto certe cose?”.

Credere nell’esistenza di un ordito nel mondo, di una corrispondenza, di un legame profondo tra gli eventi, tra il microcosmo e il macrocosmo significa credere che nulla di ciò che facciamo resta fuori da questi legami, da queste corrispondenze, da questi significati, da questo tessuto del mondo, del tempo e dello spazio. Significa – come leggiamo in Jünger – riconoscere “le tracce di un sapere che ha radici più profonde dei luoghi comuni dell’epoca presente”, riconoscere che le nostre azioni possono contenere in sé stesse “un seme a noi sconosciuto”. Significa credere che qualcosa, nella sua essenza, rimane, prosegue, anche se per altre forme, in altri luoghi, in altri tempi. L’essenziale non muta e regge alla corrosione.

Andando avanti a testoni, attraverso l’ordine visibile e invisibile delle cose, per procedere, come leggiamo in Jünger, “dall’incompiutezza del sapere verso ciò di cui si può solo avvertire un presagio” e le Cicindele, osservate nel loro cammino, sono “come un esempio della quantità di forze che incrociano la nostra strada, che la attraversano senza che riusciamo a percepirle”.

La pietra, scrive Jünger e aggiungerei anche le montagne, stanno in un rapporto particolare con il tempo, formano con il loro corpo l’ossatura della terra. Quando siamo circondati da pietre, da montagne viene a noi il sentimento di luoghi e tempi lontani. Così come quando siamo innanzi a strutture edificate in tempi antichi, come se quei tempi e quei morti ci fossero più vicino, come se le loro opere e i loro significati giungessero a noi, anche se solamente sotto forma di eco lontano.

L’eternità è nel ricordo dei vivi, l’eternità è in quello che lasciamo in questo mondo che saprà reggere alle erosioni e agli stravolgimenti di significato e che nell’oblio rimarrà. È la pietra che rimarrà tra le rovine. È la pietra da cui si potrà continuare a edificare.

“Sono queste le ore più cupe, quando si teme che tutto si trasformerà in una succursale dei mattatoi di Chicago o dei campi di lavoro forzati sul Mar Glaciale”, scrive Jünger, ma poi, continua, “l’occhio vede un falco e si sente bagnato di fresca rugiada, fortificato da un magico conforto. Esso vive – non soltanto nel suo effimero piumaggio, ma nell’eternità di cui è testimone. Non soltanto una piccola valle tra le rocce di quest’isola, ma l’intero universo s’intravede dietro il falco. […] La arde un fuoco che mai si estingue”.

Nella mitologia greca Prometeo è incatenato a una roccia presso il mare. Prometeo dà libero sfogo alla sua amarezza, Ermete cerca di calmarlo e di indurlo alla moderazione e Prometeo grida: “Io odio tutti gli dei”. Ermete risponde ammonendolo per tanto odio “sembra che tu sia colpito da una grande follia” e per follia si intende malattia dello spirito. Prometeo diventa simbolo della liberazione dell’uomo, il rovesciamento del significato del simbolo è la grande illusione progressista e transumanista che concepisce la libertà come assenza di limiti e di vincoli, Il rovesciamento del simbolo è l’instaurarsi del regno della quantità, è l’arroganza prometeica di volersi sostituire alla natura, al corso degli eventi, a Dio, di riprogettare una nuova umanità, di dirigere il corso stesso dell’evoluzione “un’evoluzione autodiretta e consapevole” – così definita da transumanisti eugenisti – con riproduzione artificiale, biotecnologie, nanotecnologie e intelligenza artificiale.

Viviamo tempi in cui è difficile cogliere una reale comunanza, ma non bisogna perdere l’orientamento, non bisogna perdere la capacità di cogliere la visione di mondo transumana anche se appare in altre vesti. Una sinistra progressista e una destra prometeica sono due facce della medesima medaglia, varianti del medesimo sistema tecno-scientifico, del medesimo mondo moderno che avanza con Intelligenza Artificiale, biotecnologie, tecnologie CRISPR/Cas 9 e a mRNA. In questo scenario ci collochiamo affermando ‘la nostra visione di mondo o la loro, le nostre idee o le loro’ e la contrapposizione è essenziale, è antropologica, ontologica, metafisica. Noi, chi siamo noi? Essenzialmente altro. Altro da tutto quello che è già prestabilito. Scomodi, impopolari, non più adatti e presentabili quando la critica esce dai binari prestabiliti e quando anche il mondo del dissenso deve adeguarsi. Anti-moderni, anti-illuministi, anti-industriali, anti-gender, anti-tecnoscienza… più facile descriversi in contrapposizione. Ecologisti, di quell’ecologia di cui oggi si è perso il senso, risaliamo tra autori del passato, senza il timore di avanzare in terreni inesplorati. Per un senso della vita, della natura e della libertà altro da quello che è stato fagocitato e risputato da molti.

Oggi la linea va tracciata tra chi vuole restare umano e tra progressisti prometeici transumani, avendo ben in mente quei confini inviolabili e non negoziabili e ciò che non sarà mai eticamente accettabile. Avendo bene in mente che non esisteranno mai mani giuste per biotecnologie, nanotecnologie, intelligenza artificiale. Né Trump né i BRICS possono rappresentare un’alternativa, risulta alquanto ridicolo anche solamente doverlo affermare. Alcune analisi geopolitiche sembrano fermarsi a un primo livello, sfugge così un livello più fondamentale. Da un lato Trump non rappresenta la fine di un incubo, al contrario di come viene considerato da alcuni, ma è un inizio di un incubo peggiore. Da un altro lato i BRICS non rappresentano alcun tipo di ostacolo all’attuazione pressoché ubiquitaria delle agende della megamacchina che sta guidando la colonizzazione tecnologica di ogni aspetto della vita. Eppure, nonostante le molte evidenze – tra cui anche quella che è stata la gestione della cosiddetta emergenza pandemica e gli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale – questo secondo livello viene relativizzato portando avanti, di fatto, il mito della “neutralità della tecnica” anche da chi possiede strumenti di critica del presente. Quelli che vengono presentati come due modelli – da un lato l’asse anglo-americano-sionista dall’altro lato l’asse Russia-Cina e a seguire l’alleanza dei BRICS – non rappresentano in realtà un diverso modo di abitare il mondo. Potremmo – in realtà da tempo – parlare di tecnocrazie e di visioni progressiste e transumane che, con le loro varianti interne e con le varianti cosmiste, possono divergere su alcuni aspetti e su alcuni approcci e entrare in contrasto per questioni egemoniche, ma rimanendo sempre nel medesimo quadro ideologico di avanzamento tecno-scientifico come ristrutturazione del mondo e come visione essenziale di quello che viene considerato progresso umano.

Detto ciò solo un movimento che nasce dal basso si potrà opporre a questo nichilismo esistenziale. Che allora i nostri percorsi lascino traccia, pietre, significati, testimonianze di un altra visione di mondo, memorie di lotte portate avanti nonostante tutto. Continuando a tessere relazioni e percorsi fuori dall’intossicazione dei social, fuori da schemi e recinti precostituiti. Tornare a sognare, a spingersi oltre il possibile, contro ogni realismo, immaginare altre possibilità, coltivare per non far dilagare i deserti della critica e dello spirito, fuori da ogni calcolo, per nuove alleanze nell’unione di spiriti liberi, continuando a lottare contro il transumano e la dissoluzione che avanza.

Silvia Guerini, Giugno 2025, Resistenze al nanomondo
Pubblicato su L’Urlo della Terra, num.13, Luglio 2025

Nota:
1 Silvia Guerini, Costantino Ragusa (a cura di), AA.VV., I figli della macchina. Biotecnologie, eugenetica e riproduzione artificiale, Asterios editore, 2023.

Bibliografia parziale:
Byung-Chul Han, Contro la società dell’angoscia. Speranza e rivoluzione.
Ernst Jünger, Cacce sottili; Il contemplatore solitario; Al muro del tempo; Trattato del ribelle.
Weltanshauung Italia, Fracta Veritas.

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L’ideologia del tecno-mondo. Resistere alla mega macchina – Silvia Guerini e Costantino Ragusa, acro-polis edizioni, leggi qui la presentazione: https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/lideologia-del-tecno-mondo-resistere-alla-megamacchina-silvia-guerini-e-costantino-ragusa/

L’ideologia del tecno-mondo. Resistere alla megamacchina – Silvia Guerini e Costantino Ragusa


Presentazione del nostro ultimo libro:
L’ideologia del tecno-mondo. Resistere alla megamacchina.
acro-pólis, 2024

Siamo nel pieno di una Grande Trasformazione, un qualcosa di così travolgente che non lascia possibilità di tornare indietro perché nel suo cammino attua un processo demolitorio e di eradicazione profonda. Il trasferimento nel digitale permette una rimozione perfetta. In questa corsa forsennata verso il baratro vi è un’erosione dell’essere umano così profonda e radicale che assume i tratti di una metamorfosi ontologica e antropologica. Restano aperte questioni fondamentali: quale sarà il significato di essere umano, di essere vivente, di natura, di libertà?

In un puzzle di inclusione cibernetica dove i tasselli si intersecano perfettamente non ci sono altri usi possibili o strade alternative e a puzzle completo si rischia di ritrovarsi con una nuova identità umana incapace di riconoscere altro se non confermare il presente all’interno del nuovo ordine di verità algoritmico.

Per arrivare a far si che si realizzi questa Grande Trasformazione serve sicuramente consenso, ma anche questo è un ambito ormai probabilmente superato, in questi anni abbiamo visto instillare paure, ricatti e terrore, non troppo da paralizzare, ma abbastanza da creare obbedienza. Si prepara un accompagnamento verso nuovi mondi virtuali dove non solo sarà desiderabile immergersi, ma bisognerà anche crederci. Per questo vi è in atto una demolizione totale delle precedenti forme di esistenza: come si viene al mondo, scuola, lavoro, relazioni, famiglia, cibo, stili di vita… per far posto al nuovo individuo fluido, incapace di esistere senza il sostegno di apparati.

Non da poco è il grande alibi per cui la Grande Trasformazione cyber-digitale del mondo anche se non desiderabile va comunque acclamata: l’emergenza in tempo di pace che si chiama “ecosostenibilità”. Questa non significa altro che continuare a sfruttare e depredare il pianeta come si è fatto fino adesso incrementando vecchi e nuovi processi distruttivi dirigendo l’accusa verso nuovi nemici come la CO2, come il singolo non allineato ai nuovi dettami green, ma il nemico di fondo è questo essere umano troppo umano: un neomaltusianesimo che prevederà da un lato una riduzione di una parte della popolazione e dall’altro lato una sua riprogettazione che in nome della transizione verde-digitale farà passare l’inaccettabile. Non è sopraggiunta una reale coscienza ecologista, in quanto nessuno ci ha mai lavorato, ma un’autorità verde che attualizza nuove realtà servendosi di inedite modalità totalitarie di ingegneria sociale. Le ricette proposte si sono fatte “ecosostenibili” ed ecoinsostituibili e quindi necessarie, ma parlano la lingua del nucleare, del 5G, del 6G, dei nuovi OGM-TEA, della Geoingegneria fino ad arrivare al “ripristino” totale della natura e dei corpi adattati al nuovo paradigma cibernetico, sintetico e transumano.

Come attori principali delle attuali trasformazioni dobbiamo comprendere il ruolo di colossi agroalimentari-farmaceutici-bionanotecnologici, compagnie del digitale, poli di ricerca di importanza internazionale, comprendendo che il loro scopo non è meramente il profitto, ma portare a termine un’ideologia transumanista che rappresenta una precisa visione di mondo e di essere umano. In questo orizzonte vanno inseriti anche i programmi per la salute ideati e portati avanti da ricchissimi filantropi come la Fondazione Gates.

L’élite tecnocratica transumanista ha i mezzi per realizzare i suoi scopi ed è a capo dei principali consessi internazionali di punta delle tecno-scienze, gestendone e indirizzandone le fasi di convergenza, siano queste di natura tecnica o politica. Cavalcando la presunta ineluttabilità di questi processi affermando che, dal momento in cui non si possono fermare, vanno allora governati, direzionati e soprattutto ottimizzati. Dal loro punto di vista governare le tecno-scienze significa implementare l’essere umano con esse, ponendo un traguardo che non arriverà mai perché ad una implementazione ne seguirà un’altra e ad una modificazione genetica dell’essere umano ne seguiranno altre ancora più ricombinanti. Il tutto ben contornato di diritti e libertà, elogiato e sostenuto dai progressisti e apparentemente contrastato da quelli che dovrebbero essere conservatori, ma questi spesso non sono altro che l’altra parte di una scenografia già predisposta.

In questa visione di mondo transumanista i corpi e gli elementi naturali, non costituiscono più un fondamento indisponibile, ma divengono disponibili, mercificabili, scomponibili e manipolabili.

Le tecno-scienze diventano sistema, diventano orizzonte di senso, diventano contesto di esistenza delle persone, diventano inevitabili. Non possono essere considerate come delle tecnologie che si inseriscono in ogni ambito della società lasciando la possibilità o meno di usarle permettendo una dimensione di autonomia rispetto ad esse. Una volta inserite diventano l’ambiente stesso fondendosi con esso, plasmandolo e trasformandolo secondo le loro caratteristiche e secondo l’ideologia transumanista di cui sono portatrici. In questo procedere diventano la nuova normalità plasmando e trasformando lo stesso essere nel mondo, percepirsi nel mondo, stare nel mondo e agire nel mondo. In ultima istanza trasformando l’essere umano.

L’infinito dibattito attorno alla loro neutralità e al loro utilizzo positivo o negativo potrebbe concludersi attorno alla semplice considerazione che le conseguenze nefaste non possono essere considerati effetti collaterali: per quanto riguarda le tecnologie di ingegneria genetica e per le nanotecnologie si tratta sempre di disastri annunciati che tra l’altro servono a velocizzare e a normalizzare altri passaggi. La questione è molto più radicale di un dibattito ridotto e appiattito a utilità, vantaggi, svantaggi, inconvenienti, rischi, pericoli, la riflessione dovrebbe essere portata un po’ più in là, fuori dal loro regno della quantità, dal loro meccanicismo, fuori da calcoli e previsioni per arrivare alla messa in discussione radicale della concezione che considera il vivente come una macchina.

Le tecno-scienze diventano istanza suprema: tutto deve essere giudicato a partire da esse e, ovviamente, senza mai uscire dal loro paradigma di progresso a tutti i costi perché il progresso non si deve arrestare e bisogna parteciparvi da responsabili co-gestori dei rischi e dei disastri annunciati.

L’Intelligenza Artificiale con i suoi algoritmi crea un nuovo ordine di verità che non ha precedenti nella storia, un nuovo ordine verso cui non si potrà dubitare. L’Intelligenza Artificiale prenderà sempre più decisioni che a noi risulteranno incomprensibili a cui dovremmo solo adattarci. Una protocollazione totale della nostra vita, dalla nascita alla morte. Dai consigli che diventeranno precetti in ogni ambito, dalle nostre abitudini e dai nostri comportamenti all’ambito sanitario in una società terapeutica a guida algoritmica con una medicina personalizzata e predittiva con terapie geniche a mRNA.

La cattura e l’analisi dei dati in tempo reale non comporta solamente un’infrastruttura tecnologica e digitale, ma un nuovo paradigma in cui l’essere umano costantemente accompagnato dagli algoritmi perderà ogni orientamento e ogni ancoramento nel mondo.

Il nuovo potere dolce che sta prendendo forma non ha un volto di coercizione o di imposizione, ma della libera scelta, creando un contesto in cui le persone saranno costantemente avvolte da algoritmi che le guideranno nella via programmata. Incasellamenti nei nuovi dettami alimentari, sanitari, educativi e sociali pronti, da consigli, a diventare prescrizioni. La vita non verrà semplificata, verrà svuotata della sua sostanza. La normalità diventerà ciò che la perenne connessione nella rete e i dispositivi nei corpi permetteranno di fare, di trasformare, di modificare, di diventare. Il transumano. Il resto, l’umano, non solamente rimarrà indietro, ma non sarà più contemplato. Diventerà sempre più difficile per noi esseri umani ritrovarci, arrivando a cercarci dove non ci troveremo mai, nel mondo degli automi e delle macchine, se non al prezzo della perdita della nostra natura umana.

La critica a questo presente disumanizzante non può partire all’interno del suo alveolo cibernetico per lo stesso motivo per cui una fabbrica di cani robot non potrà mai convertirsi a qualcosa di pacifico. L’idea e il progetto sono militari, strumenti di guerra e di morte studiati per essere offensivi o per restare nei depositi dei laboratori, ma ben conservati per essere pronti ad ogni eventualità bellica e di controllo e repressione sociale interna.

Non può esistere un’Intelligenza Artificiale etica. Quando una parola è così tanto usata e abusata significa che ormai ha perso il suo significato. L’etica pone dei limiti, ma questi limiti sono proprio quelli che verranno continuamente superati dall’ideologia transumanista. Nei loro laboratori di ingegneria genetica e sociale non c’è spazio per l’etica.

Regolamentare uno sviluppo tecno-scientifico equivale a evidenziare un problema da risolvere con una soluzione tecnica, non significa certo fermare quello sviluppo nocivo, ma piuttosto diffonderlo e universalizzarlo. Per questo non è possibile regolamentare l’ingegneria genetica, la biologia sintetica, la riproduzione artificiale, la geoingegneria, l’Intelligenza Artificiale. La nostra critica deve essere a monte, nel respingere la riprogettazione del vivente.

Siamo circondati e schiacciati dalla convergenza di tecnocrati, falsi critici e falsi ecologisti. Si può per esempio criticare i progetti di smart city, ma senza mai nemmeno nominare le rete 5G oppure criticare la rete 5G per motivi di salute e dopo accettare le smart city come modello di esistenza, quando queste rappresentano la massima rappresentazione dello sviluppo di queste reti e, detto ancora più chiaramente, senza rete 5G non possono esistere smart city. E la rete 5G è il nodo fondamentale per l’implementazione del tecno-mondo a guida algoritmica che prepara alla rete 6G, a quel passaggio in cui sfumerà totalmente il confine tra il mondo esterno, i dispositivi digitali e i corpi che diventeranno dei nodi di un’immensa rete informatica.

L’onestà nel rivendicare la vera alternativa è in coloro che hanno il coraggio di ammettere che l’alternativa vera non esiste. Questo non significa non avere speranza, ma rendersi conto che lo spazio vitale nostro e naturale quasi nella sua interezza è stato occupato da forze manipolatorie che hanno un potere immenso, non solo nell’imporre il proprio dogma tecno-scientifico come indiscutibile, ma anche nel trasformare in menzogna la realtà materiale delle cose, menzogna che diventa la loro verità assoluta.

Dalla guerra in Ucraina con il massiccio uso di droni “kamikaze” guidati dall’Intelligenza Artificiale al laboratorio Gaza per lo sviluppo e l’addestramento di nuovi sistemi di sterminio basati sull’Intelligenza artificiale. L’implementazione dell’Intelligenza Artificiale da parte di Israele a Gaza segna un cambiamento significativo nello scenario della guerra moderna. Una “fabbrica di assassini di massa”. Palantir Technologies – fondata nel 2004, tra i fondatori Peter Thiel co-fondatore di PayPal – non è un semplice fornitore dell’apparato militare è una vera e propria piattaforma di intelligence per la guerra globale al terrorismo e per la totale sorveglianza interna. Gestisce anche il database HHS Protect che continua a raccogliere informazioni relative alla diffusione del Covid-19 con un sistema di algortimi predittivi atti a prevenire la diffusione di possibili focolai al fine di lanciare allerte e attuare misure tempestive: un nuovo sistema di biosorveglianza preventiva.

Sul campo di battaglia i militari da un lato non controllano le valutazioni e le decisioni dei sistemi di Intelligenza Artificiale per risparmiare tempo e per consentire la produzione in serie di obiettivi senza ostacoli, ma dall’altro lato non sarebbero neanche più in grado di farlo. L’operare dell’Intelligenza Artificiale avanza veloce in un universo di mere correlazioni statistiche e i suoi calcoli opachi non permettono all’essere umano di comprendere le sue decisioni. Questo modus operandis che ora vediamo diventare la normalità della guerra 4.0 sarà lo stesso in ogni ambito che sarà sottoposto agli imperativi degli algoritmi dell’Intelligenza Artificiale. Gaza rappresenta così non una singolarità storica e geopolitica, ma un possibile destino di disumanizzazione per tutti.

Per gli sviluppi delle tecno-scienze il principio di precauzione come i diritti dell’uomo o il diritto alla privacy è tanto invocato perché è diventato perfettamente inapplicabile: una formula magica per non arrestare niente. Quale società moderna potrebbe esistere rispettando i diritti dell’uomo? Quale società digitale potrebbe funzionare con una tutela della privacy? Quale tecnologia potrebbe continuare a svilupparsi rispettando un principio di precauzione?

Dietro questa caccia sempre più pervasiva alla cosiddetta disinformazione si nasconde la macchina della censura totale con una a differenza rispetto al passato: non sarà più possibile una critica, chi metterà in discussione ciò che verrà messo in campo dal sistema con la retorica del salvare l’umanità da malattie, povertà, catastrofi sarà semplicemente considerato folle.

Spesso ci si chiede cosa si lascerà alle future generazioni, ma forse la domanda da porci sarebbe a quali future generazioni ci si riferisce e soprattutto se ancora avremo non tanto memorie da lasciare, ma soprattutto memorie che siano comprese considerando che anche la scuola entra a pieno regime in un contesto di emergenza permanente-guerra-nuove pandemie all’orizzonte-nuovi sieri genici a mRNA-digitalizzazione-Intelligenza Artificiale. L’anno scorso Pfizer Italia era entrata nelle scuole con un progetto contro la disinformazione e di alfabetizzazione medico-scientifica destinato a insegnanti e studenti, dichiarando che durante la pandemia i social fossero diventati veicolo di fake news, da qui la necessità di controllarli assiduamente. Negli USA, per ora, il laboratorio mobile di scienza per studenti della Pfizer, non è un caso che in un video propagandistico del progetto si veda un cane robot della Boston Dynamics con il simbolo della multinazionale, ma che avrebbe potuto essere anche quello dei veri padroni di quel cane: il DARPA.

Noi non abbiamo ricette da prescrivere, facili soluzioni ed escamotage per scomparire dalla rete, come in tanti vendono e in tanti chiedono. Non vendiamo prodotti, non vendiamo illusioni e non vendiamo false coscienze per avere sonni tranquilli. Non abbiamo interessi da difendere e non vogliamo isole felici in cui ritenersi al sicuro dall’avanzata transumana incuranti delle macerie. Non pensiamo che ci siano delle derive e delle storture da raddrizzare. Non siamo preoccupati. Siamo in lotta. Contestiamo la totalità del mondo cibernetico e transumanista in ogni sua estensione, anche quelle non di moda nei salotti della critica. Per resistere. Per non arrendersi alla vita insensata e invivibile. Per non arrendersi all’obsolescenza programmata. Per non arrendersi alla dissoluzione. Pronti per lottare, non possiamo accontentarci di limitare i danni e di salvare il salvabile, nei tempi di oggi non è abbastanza. Si rende necessario creare momenti di resistenza che non solo possano essere bastioni di dignità umana, ma luoghi e comunità dove vivere relazioni a prova di erosione.

Opporsi all’avanzata del tecno-mondo e all’avanzata del transumano non è più rimandabile.
Restare umani significa resistere.

Silvia Guerini e Costantino Ragusa, www.resistenzealnanomondo.org

Indice del libro:

Introduzione alla presente edizione, 9

Introduzione dell’edizione con il titolo: 5G. Rete della società cibernetica, 16

1.Transumanesimo: l’ideologia del tecno-mondo, 21

2. Dalla macchina di Hollerith alla realizzazione della società cibernetica, 33

3. L’Intelligenza Artificiale e la sua etica, 39

4. 5G: la rete dell’Intelligenza Artificiale, 47

5. L’eredità mortifera della società cibernetica, 51

6. Smart city: ambienti cyborg per un’umanità cyborg, 57

7. Dalla smart city alla smart campagna, 61

8. L’accompagnamento algoritmico dell’esistenza, 69

9. Un nuovo ordine di verità, 75

10. La vita sottoposta a continua misurazione, 77

11. L’Intelligenza Artificiale delle emozioni, 79

12. Circondati dalle parole dei sistemi, 81

13. L’essere umano espropriato da sè stesso, 83

14. Addestrare bambini e ragazzi al prossimo Metaverso, 85

15. Un potere dolce, 95

16. La metamorfosi dello Stato, 99

17. Nuovo colonialismo fin nel ventre della Terra, 103

18. Dalla Guerra cibernetica alla Guerra Biologica

18.1 L’Intelligenza Artificiale va alla guerra, 107

18.2 Pianeta Terra come arma di guerra, 111

18.3 Laboratori di guerra biologica, 117

19. Perché la Transizione è verde, 121

20. Il Metaverso come il migliore dei mondi possibili, 133

21. Dall’Internet delle cose all’Internet dei corpi, 143

22. Un allarme dal mondo transumanista, 149

23. Verso il controllo totale delle nostre menti, 157

24. Quale alternativa al mondo digitale?, 161

25. Resistere alla megamacchina, 171

Biografie degli autori, 175

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È uscito il nuovo numero del giornale L’Urlo della Terra

È uscito il numero 13 del giornale L’Urlo della Terra

Care lettrici e cari lettori,
è uscito il nuovo numero dell’Urlo della Terra. Richiedeteci una o più copie, mandateci il vostro indirizzo e faremo partire immediatamente la spedizione. Contattateci inoltre per una diffusione del giornale più ampia e capillare nelle vostre zone: biblioteche, circoli, centri di documentazione… e per iniziative benefit.
Siamo disponibili per presentazioni e discussioni sui contenuti del giornale, in luoghi pubblici e aperti dove il pensiero libero si alimenta.
Se avete possibilità pubblicate e fate girare in blog, telegram, siti internet, canali…

Vi ricordiamo le Tre giornate contro le tecno-scienze il 181920 Luglio, momento in cui diffonderemo anche questo nuovo numero del giornale:

Un caro saluto e grazie a tutte e tutti voi
La redazione

In questo numero:

– Editoriale

– Dalla tecnoscienza alla nescienza – Stefano Isola

– Il Sistema Asilomar – Costantino Ragusa

– Alexandre Grothendieck – Renaud Garcia

– La resistenza radicale alle biotecnologie – Costantino Ragusa

– Frammenti di pensieri, speranza e lotta – Silvia Guerini

– John delle montagne – Silvia Guerini

– Massmedioevo. Luci d’antiche e future ere “oscure” – Dario Stefanoni

– Profanare il nanomondo secondo la lezione di Ellul e Charbonneau – Leonardo Zocca

Rien ne va plus. Discorso sull’attuale momento del mondo – Jacques Luzi

– Ragione e sentimento nel pensiero ecologico – Jacques Luzi

– Il nostro mondo sacro: vissuto, negato e ritrovato – Paul Cudenec

– L’ideologia del tecno-mondo. Resistere alla megamacchina – Silvia Guerini e Costantino Ragusa


40 pagine
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Per contatti e richieste: urlodellaterra@inventati.org, www.resistenzealnanomondo.org

Programma 18-19-20 Luglio

Programma, indicazioni per prenotare e per arrivare

Settimo incontro internazionale
18-19-20 Luglio 2025
TRE GIORNATE CONTRO LE TECNO-SCIENZE
presso Altradimora, strada Caranzano 72, Acqui Terme (AL)

VENERDI’

13.00 pranzo

15.30

Presentazione dell’incontro a cura di Costantino Ragusa – Resistenze al nanomondo – Bergamo

16.00 Interventie a seguire dibattito

Sul caos che verrà
I media francesi (europei) amano presentare le politiche di Trump come l’improvviso emergere dell’autoritarismo, dell’imperialismo e dell’oscurantismo antiscientifico negli Stati Uniti. Ma non è molto difficile dimostrare che Trump sta semplicemente portando avanti tendenze che erano già all’opera e che la crisi ecologica si sta solo aggravando. Già nel 2007 Immanuel Wallerstein osservava: “Nella società americana si stanno creando le condizioni per una profonda spaccatura, se non per una guerra civile”. Il rischio di un tale collasso interno sta portando a un’intensificazione dell’imperialismo esterno, compresa l’appropriazione violenta di minerali strategici. E a mantenere la scienza solo come strumento di potere militare.
Jacques Luzi, membro della rivista Ecologie & politique, Francia

I tanti volti del transumanesimo
L’ideologia transumanista non è sempre immediatamente riconoscibile, ha la caratteristica di essere fluida adattandosi a molteplici contesti anche in apparenza in contrasto tra loro: un transumanesimo progressista dei diritti LGBTQ+ e un transumanesimo che emerge da ambienti conservatori. Sinistra progressista e destra prometeica: due facce della medesima medaglia, varianti del medesimo sistema tecno-scientifico che avanza con Intelligenza Artificiale, biotecnologie, CRISPR/Cas 9, tecnologie a mRNA. O la nostra visione di mondo o la loro, la contrapposizione è antropologica, ontologica, metafisica. Oggi la linea va tracciata tra chi vuole restare umano e tra progressisti prometeici transumani, avendo ben in mente quei confini inviolabili e non negoziabili.
I BRICS non rappresentano un ostacolo all’attuazione pressoché ubiquitaria delle agende della megamacchina che sta guidando la colonizzazione tecnologica di ogni aspetto della vita. Eppure, nonostante le molte evidenze, tra cui gli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale e quella che è stata la gestione della cosiddetta emergenza pandemica, questo secondo livello viene relativizzato portando avanti, di fatto, il mito della “neutralità della tecnica” anche da chi possiede strumenti di critica del presente.
Silvia Guerini – Resistenze al nanomondo

20.00 cena

SABATO

8.00 colazione

9.00 – 12.30 Interventi e a seguire dibattito

Dalla tecnoscienza alla nescienza
Le forme del dominio neoliberale si configurano non solo come controllo cibernetico e tecnocratico della realtà, ma anche, e in misura crescente, sulla sua incontrollabilità, sulla conseguente necessità di attivare sperimentalismi “generativi” atti a cavalcare la contingenza, che a loro volta inducono forme di rovesciamento anti-dualistico delle dicotomie soggetto-oggetto, realtà-pensiero, agente-mondo agito, sebbene, evidentemente, non nella direzione di un recupero di una dimensione culturale unitaria e di una nuova conciliazione tra società e natura, ma al contrario nella direzione di un’amplificazione ulteriore della volontà di potenza attraverso una crescente fluidificazione della realtà.
Stefano Isola

Pace e Guerra. La NATO difensore della pace?
Negli ultimi decenni, il ruolo della NATO è cambiato radicalmente rispetto al 1949, anno della sua fondazione. Oggi la NATO è un attore di primo piano nell’anticipare e plasmare il futuro della guerra (e non solo) attraverso una ricerca scientifica e tecnologica avanzata in stretta collaborazione con le organizzazioni di ricerca, l’industria e le università di tutti i Paesi membri e partner. La direzione della ricerca, in particolare in aree come l’“uomo aumentato”, che si estende al concetto di “natura aumentata”, riflette la sua visione. La NATO ha un ruolo decisamente diverso da quello di “saldo difensore della pace”.
Maria Heibel, curatrice del sito internet www.nogeoingegneria.com

Alexander Grothendieck, un matematico contro la “Chiesa scientista”
Alexander Grothendieck, uno dei più influenti matematici del secondo Novecento, nei primi anni Settanta interrompe la propria carriera accademica per farsi convinto oppositore delle comunità scientifica, che ritiene il principale sostegno della civiltà tecnologica e industriale e che, con la sua irresponsabilità, stava conducendo al collasso l’umanità e l’intero Pianeta.
Luigi Balsamini

13.00 pranzo

15.00 – 19.30 Interventi e a seguire dibattito

Profanare il nanomondo
La lezione di Jacques Ellul e Bernard Charbonneau – due amici critici della società industriale e precursori dell’ecologia politica
Due amici di Bordeaux, attingendo dalla tradizione religiosa francese, hanno sviluppato una riflessione basata sull’intuizione che la dimensione del sacro non si è spenta a seguito della secolarizzazione, ma si è soltanto trasferita alla tecnoscienza. La crisi della nostra società industriale potrebbe non essere causata solo dalla tecnoscienza in sé, ma anche dal trasferimento della dimensione sacra alla tecnoscienza. La soluzione potrebbe non essere un rifiuto integrale della nostra civiltà antropocentrica quanto piuttosto l’accettazione della sua eredità, per poter profanare il nanomondo, coltivare correttamente il sacro e dirigere l’evoluzione umana verso il Bene.
Leonardo Zocca

Il nostro mondo sacro: vissuto, negato e ritrovato di nuovo
La sacralità del nostro mondo vivente è sempre stata riconosciuta e celebrata nelle culture umane tradizionali, ma è stata marginalizzata nell’era moderna industriale. Perché e come è avvenuto tutto ciò? Come possiamo riportare la consapevolezza della natura divina al centro del nostro pensiero?
Paul Cudenec, www.paulcudenec.substack.com, www.winteroak.org.uk

20.00 cena

DOMENICA

8.00 colazione

9.00 – 12.30

Quali possibilità per continuare la Resistenza?
Come ogni anno in conclusione di queste tre giornate ci prenderemo del tempo per riflettere insieme sui percorsi di opposizione attualmente in atto e dove invece questi tardano a svilupparsi. Faremo queste riflessioni a partire dalle esperienze dei partecipanti andando anche verso le proposte che provino a dare concretezza alle riflessioni fatte nel corso di questo ultimo anno.
Ridiamo profondità, impegno, continuità, mettendoci in gioco in prima persona. Se non siamo disposti a questo come possiamo pensare di costruire una Resistenza?

13.00 pranzo

Il luogo dove si svolgerà l’incontro, Altradimora, (https://altradimora.eu/), strada Caranzano 72, Acqui Terme (AL), è una casa con dei posti letto e la possibilità di mettere delle tende nel prato davanti casa.
Il costo per partecipare alle tre giornate – venerdì, sabato e domenica – è 100 euro, per venerdì e sabato 80 euro, per sabato e domenica 60 euro, per domenica 20 euro.
È necessario PRENOTARE con anticipo la propria presenza per la partecipazione alle giornate. I posti letto sono limitati.
Se possibile è gradito un pagamento anticipato per aiutarci a far fronte alle spese organizzative.

Postepay Evolution
IBAN: IT73L3608105138236370036378
Intestata a Silvia Guerini Specificare la causale.

Porta sacco lenzuolo e asciugamani.
Daremo colazioni, pranzi e cene per tutte le giornate con alimenti biologici, vegani e da produttori locali. Prevista opzione senza glutine. Comunicateci eventuali intolleranze o altre necessità.

Lo spazio sarà libero da wi-fi (ad eccezione dei momenti con gli interventi da remoto) e chiederemo di spegnere i telefoni durante i dibattiti per tutelare le persone elettrosensibili (e tutte/i noi).
Per tutte le tre giornate banchetti con giornali, libri e materiale informativo. Porta il tuo materiale.

Aiutaci ad organizzare l’incontro al meglio, diffondendo il più possibile il programma, promuovendolo con interviste e presentazioni.


Come arrivare:
In auto: Da Genova con l’autostrada per Alessandria si esce a Ovada, si procede verso Acqui Terme e poi si prende per Rivalta Bormida. Passati i paesi di Trisobbio e Rivalta Bormida al bivio per Cassine si prosegue per due chilometri e poi si trova l’indicazione per Caranzano. Da Milano si esce ad Alessandria sud e si seguono le indicazioni per Acqui e Cassine, dopo Cassine c’è il bivio per Caranzano. Da Torino stessa strada.
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L’ideologia del tecno-mondo, un libro su come resistere alla società cibernetica della megamacchina transumanista – Maurizio Martucci

Leggi qui: https://oasisana.com/2025/03/04/lideologia-del-tecno-mondo-un-libro-su-come-resistere-alla-societa-cibernetica-della-megamacchina-transumanista/

Silvia Guerini: Verità, realtà, tradizione e libertà: la nostra resistenza al grande sradicamento di Paul Cudenec

Paul Cudenec in Winter Oak

Leggi qui: https://winteroak.org.uk/2024/07/22/truth-reality-tradition-and-freedom-our-resistance-to-the-great-uprooting/

Truth, reality, tradition and freedom: our resistance to the great uprooting

Posted on  by winter oak

“Se non c’è realtà e se non c’è verità, non può esserci nemmeno libertà”.

Silvia Guerini è una potente critica contemporanea del sistema tecno-scientifico e della minaccia multiforme rappresentata dalla sua agenda globale.

Ha un background nell’ecologia radicale e invoca una nuova resistenza del XXI secolo che vada oltre le “categorie stantie e polverose” della “destra” e della “sinistra”. [1]

La posta in gioco oggi, afferma, è il futuro stesso dell’umanità, con uno scontro storico tra “due visioni opposte del mondo, della vita, della natura, degli esseri umani”. [2]

“Non ci sono più scuse. Non possiamo più aspettare chi non vuole capire, chi persegue progetti marginali, chi non ha una critica totale e netta di ogni aspetto e di ogni elemento fondamentale del progetto transumanista“. [3]

”Dobbiamo trovare una sponda sicura: quella linea di resistenza per chi è determinato a rimanere ancorato alla realtà, in difesa dell’umanità e in difesa di tutto ciò che è vivo”. [4]

“Formiamo alleanze per respingere l’avanguardia transumanista”. [5]

Una di queste alleanze è emersa quando due gruppi in cui Guerini è coinvolto in Italia – Resistenze al nanomondo [6] e FINAARGIT (Rete internazionale femminista contro tutte le riproduzioni artificiali, l’ideologia di genere e il transumanesimo) [7] – hanno protestato davanti alla Fiera del Bambino di Milano nel 2023. [8]

La loro azione è stata sostenuta da femministe di Genova e Milano, da una rete cattolica che raccoglie sostegno da varie città italiane e da gruppi che si oppongono al “Green Pass” (passaporto vaccinale) e ai sieri genici a mRNA.

Guerini ha avvertito che la crescita dell’industria della riproduzione artificiale rischia di portare a quello che lei definisce “un mondo senza madri”.

In un articolo pubblicato nel 2022 sulla rivista francese Ecologie & Politique, ha spiegato che gli eugenetisti dietro i bambini in provetta e la maternità surrogata hanno ora messo gli occhi sull’ingegneria genetica e sugli uteri artificiali, che escluderebbero le donne dal processo riproduttivo. [9]

Sebbene l’attuale giustificazione di questa tecnologia fosse di natura medica, ovvero aiutare le persone che non potevano avere figli in modo naturale, l’obiettivo a lungo termine dell’industria era senza dubbio quello di rendere la riproduzione artificiale la norma e trasformare i bambini in ulteriori “prodotti” industriali.

Guerini ha scritto: “L’uso del proprio corpo sarebbe considerato un segno di inferiorità sociale e povertà.

Una madre naturale sarebbe considerata potenzialmente irresponsabile, come le madri che attualmente optano per il parto in casa, rifiutando l’ospedalizzazione e la medicalizzazione del processo… Il parto naturale sarebbe prima considerato irresponsabile, poi criminale”.

Alla fine, gli uteri artificiali sarebbero stati richiesti, o meglio commercializzati, come un “diritto” per tutti, comprese le persone ‘transgender’, aveva previsto.

Infatti, aveva osservato che “gli interessi e le richieste del movimento LGBTQ+ e del transfemminismo in materia di riproduzione convergono con quelli del sistema tecno-scientifico e transumanista”.

Ciò che era in gioco, ha spiegato nel suo libro del 2023 From the ‘Neutral’ Body to the Postmodern Cyborg: A Critique of Gender Ideology, era «una nuova identità sintetica, una dissociazione dal proprio corpo sessuato e la rivendicazione di nuovi diritti concessi da una sinistra progressista, arcobaleno e transgenica insieme alle organizzazioni LGBTQ+ e all’apparato farmaceutico e bionanotecnologico». [10]

«Questo non è un movimento di base, è un progetto d’élite, si stanno investendo molti soldi per promuovere una condizione corporea dissociativa che ci slega dai nostri corpi sessuati.

«La causa LGBTQ+ è ora in cima all’agenda dei potenti, e i suoi sostenitori sono ai vertici dei media, del mondo accademico e soprattutto delle grandi imprese, della grande filantropia e della grande tecnologia».

Guerini ha scritto in Dal corpo “neutro” al cyborg postmoderno: “L’industria trans, con tutto il suo splendore, sta ora attaccando ragazze, ragazzi e adolescenti.

”La pressione esercitata attraverso i social media, la stampa e la televisione e in ogni ambito culturale, specialmente in una cultura progressista, sta diventando sempre più forte”.

Un ulteriore elemento preoccupante è stata la parallela sessualizzazione dei bambini, approvata ufficialmente, che “servirà anche a sdoganare la pedofilia come nuovo ‘orientamento sessuale’”.

Guerini ha contestato il modo in cui la fluidità e la decostruzione del significato ci vengono oggi presentate come ‘progressiste’.

Ha osservato: “La fluidità è l’antitesi della densità, di ciò che persiste, che non cambia, che resiste e fornisce un punto d’appoggio sulla terra.

“L’essere umano, concepito come un fluido qualsiasi, sarà in grado di assumere qualsiasi forma desideri”.

“Nessuna ragazza e nessun ragazzo nasce nel corpo sbagliato… Noi non abbiamo un corpo, noi siamo il nostro corpo e molte delle nostre esperienze hanno origine proprio da quel corpo”.

Quello a cui stavamo assistendo, ha detto, era un attacco alla vita, alla natura, a «ciò che nasce, in contrapposizione a ciò che è artificiale».

«Tutti i legami con il mondo reale, naturale, devono essere recisi. Tutto deve essere artificiale, sintetico e virtuale».

E, ha avvertito, il prezzo della cosiddetta «emancipazione» dal mondo vivente e dai suoi vincoli naturali era «la sottomissione ai vincoli tecnologici del mondo delle macchine».

L’ideologia transumanista, incarnata nei progetti e negli obiettivi della Silicon Valley, dei principali centri di ricerca, di varie fondazioni e gruppi internazionali, cercava di eliminare i processi vitali e i corpi.

L’obiettivo finale era quello di «trasformare l’essere umano e tutto ciò che è vivo in un mondo artificiale, cibernetico e ingegnerizzato», che sarebbe poi stato dichiarato l’unico mondo possibile e immaginabile.

Ciò comporterebbe, come ha scritto Guerini altrove, la completa eradicazione del nostro senso di identità, «lo strappo e la sottomissione dello spirito più profondo dell’essere umano» e, in ultima analisi, la cancellazione del «senso stesso dell’umanità». [11]

«È in atto una demolizione totale delle precedenti forme di esistenza: il modo in cui si viene al mondo, il sesso biologico, l’educazione, le relazioni, la famiglia, persino l’alimentazione, che sta per diventare sintetica.

«Non deve esserci spazio per ciò che sarà considerato obsoleto e un ostacolo agli imperativi del sistema tecno-scientifico». [12]

Con i bambini assediati dalla propaganda, i libri riscritti per allinearsi all’agenda globale e i contenuti banalizzati, la capacità di pensare delle generazioni future veniva deliberatamente ostacolata, ha sottolineato.

«Meno parole, parole meno difficili, frasi e espressioni meno numerose e più povere, senso e significato meno ricchi ma più orientati ideologicamente, minore varietà narrativa e narrazioni sempre più povere sul mondo. Tutto è addolcito e abbellito».

Questo targeting dei bambini, in particolare quando sono a scuola e al di fuori della protezione delle loro famiglie, equivale a un programma deliberato di ingegneria sociale.

“Non c’è bisogno di bruciare i libri, basta riscriverli. È un attacco alla capacità di sviluppare il pensiero critico e quindi alla possibilità stessa di sviluppare una coscienza critica; un attacco che inizia a plasmare ragazze e ragazzi fin dalla tenera età, costruendo individui vuoti, superficiali, privi di profondità, sterili, neutri, fluidi, per una servitù volontaria necessaria al progetto transumano e postumano”.

«Le nuove generazioni sono il banco di prova del nuovo ordine mondiale, ecco perché è così importante strappare i bambini alle famiglie, consegnarli a tecnici in camice bianco che li plasmeranno secondo i nuovi dettami transumani». [13]

In una conferenza del dicembre 2023 dal titolo “La verità nella scienza” tenuta per la Scuola Monastica Sinclètica, [14] Guerini ha sottolineato l’inimmaginabile gravità e portata della separazione che ci viene preparata.

“Ci stiamo muovendo verso una completa dissociazione da noi stessi, dalla procreazione, dalla vita, dalla morte, dalla realtà, dalla verità”.

«Oggi tutto ciò che apparteneva al passato deve essere considerato obsoleto, un errore, qualcosa da superare continuamente, in un superamento che non avrà mai fine.

Il passato diventa qualcosa da cancellare per spezzare il filo che ci lega a una storia, a una tradizione, a un’appartenenza, per la transizione verso una nuova umanità sradicata, senza passato, senza memoria, senza un presente e un futuro che possano reggersi proprio sul passato, una nuova umanità disumanizzata nella sua essenza, totalmente nelle mani dei manipolatori della realtà e della verità». [15]

Come ha scritto, la rimozione delle identità culturali e la perdita dei rituali e delle tradizioni «significa rendere un popolo vuoto e fragile», bersaglio perfetto per la manipolazione da parte dei «plastificatori dell’uomo» che hanno privato le loro vite di ogni significato reale. [16]

Riferendosi all’opera di Ernst Jünger, ha scritto: «L’essere umano, ridotto a uno spettro, non può che vagare tra le rovine, le macerie e i deserti». [17]

Per Guerini, di fronte a questo grande sradicamento dal terreno sano e naturale della vita «selvaggia e libera», [18] abbiamo urgente bisogno di riaffermare la realtà e la verità: «Se non c’è realtà e se non c’è verità, non può esserci nemmeno la libertà». [19]

L’impulso alla verità è una condizione necessaria per la coesione all’interno di una comunità, secondo lei.

«La verità è il fondamento esistenziale dell’uomo, la sua disintegrazione va di pari passo con la disintegrazione della società e di qualsiasi comunità». [20]

Per contrastare questa disintegrazione e la conseguente «desacralizzazione dell’esistenza», [21] dovremmo ricordare che esiste «una Verità che viene da altrove, che possiamo cogliere, sentire, che è lì, che viene da lontano, che viene tramandata: è la Verità della Tradizione e dello Spirito». [22]

«Dobbiamo tornare a scandire il ritmo della nostra vita con i rituali, con il ciclo delle stagioni, con il culto dei morti, con il recupero delle tradizioni». [23]

«Ogni comunità ha una dimensione corporea e una dimensione spirituale e tesse un legame corporeo e spirituale con il luogo in cui vive. Attraverso i rituali, la comunità riconosce se stessa e il proprio posto nel mondo al di là del momento contingente.

“I riti contribuiscono a radicare e a far durare un’esistenza singola in un tempo, in un territorio, in una comunità. Creano lo spirito di una comunità radicata.

“Creano un legame al di là della contingenza, un riconoscimento di ciò che rimane al di là del nostro tempo. Creano un ritmo comune in relazione alle cose, al tempo, al mondo naturale, agli altri esseri viventi, permettono una risonanza”. [24]

In tutto il suo lavoro, Guerini non rifugge mai dalla gravità della situazione che l’umanità sta affrontando né dalla difficoltà di superare la minaccia.

Ma allo stesso tempo insiste sulla necessità vitale di mettere da parte le nostre paure e impegnarci nella grande battaglia [25] per il futuro.

«La tempesta sta arrivando, che gli spiriti liberi si alzino per combattere senza aspettative, senza calcoli, senza giustificazioni». [26]

«Dobbiamo essere disposti a combattere anche una battaglia persa per mantenere il senso dell’umanità libero dal mondo delle macchine, per trasmettere a chi verrà dopo di noi un altro senso della vita.

«Sotto le macerie arderanno fuochi che, proprio come stiamo già facendo noi, manterranno acceso il sentiero della resistenza». [27]

[Versione audio]

Link al video: Silvia Guerini, «Verso l’abolizione della maternità surrogata». (3 min)

Versione originale:

“If there is no reality and if there is no truth, there can be no freedom either”

Silvia Guerini is a powerful contemporary critic of the techno-scientific system and the multi-pronged threat of its global agenda.

She has a background in radical ecology and calls for a new 21st century resistance that goes beyond the “stale and dusty categories” of “right” and “left”. [1]

What is at stake today, she says, is the very future of humanity, with a historic clash taking place between “two opposing visions of the world, of the living, of nature, of human beings”. [2]

“There are no more excuses. We can no longer wait for those who do not want to understand, those who pursue marginal projects, those who do not have a total and clear-cut critique of every aspect and every fundamental element in the transhumanist project”. [3]

“We need to find a firm shore: that line of resistance for those of us who are determined to remain anchored to reality, in defence of humanity and in defence of all that is living”. [4]

“Let’s form alliances to repel the transhumanist vanguard”. [5]

One such alliance was in evidence when two groups in which Guerini is involved in Italy – Resistenze al nanomondo [6] and FINAARGIT (International Feminist Network Against All Artificial Reproduction, Gender Ideology and Transhumanism) [7] – protested outside the Milan Baby Fair in 2023. [8]

Their action was supported by feminists from Genoa and Milan, by a Catholic network drawing support from various cities in Italy and groups who opposed the “Green Pass” (vaccine passport) and mRNA gene sera.

Guerini has warned that the growth of the artificial reproduction industry threatens to lead to what she calls “a world without mothers”.

In an article for the French journal Ecologie & Politique in 2022, she explained that the eugenicists behind test-tube babies and surrogate motherhood now had their sights on genetic engineering and artificial wombs which would cut women out of the reproductive process. [9]

While the current justification for the technology was on medical grounds, helping people who could not have babies naturally, the long-term goal for the industry was no doubt to make artificial reproduction the norm and turn babies into yet more industrial “products”.

Guerini wrote: “The use of your own body would be considered a sign of social inferiority and poverty.

“A natural mother would be considered potentially irresponsible, like mothers who currently opt for home birth, refusing the hospitalisation and medicalisation of the process… Natural childbirth would first be treated as irresponsible, then criminal”.

Artificial wombs would eventually be demanded, or rather marketed, as a “right” for everyone, including “transgender” people, she predicted.

Indeed, she noted that “the interests and the demands of the LGBTQ+ movement and of transfeminism on the subject of reproduction converge with those of the techno-scientific and transhumanist system”.

What was involved, she set out in her 2023 book From the ‘Neutral’ Body to the Postmodern Cyborg: A Critique of Gender Ideology, was “a new synthetic identity, a dissociation from one’s sexed body and a claim to new rights bestowed by a progressive, rainbow and transgenic left together with LGBTQ+ organisations and the pharmaceutical and bionanotechnological apparatus”. [10]

“This is not a grassroots movement, it is an elite project, a lot of money is being invested to promote a dissociative body condition that unties us from our sexed bodies.

“The LGBTQ+ cause is now high on the agenda of the powerful, and its advocates are at the top of the media, in academia, and especially in Big Business, Big Philanthropy, and Big Tech”.

Guerini wrote in From the ‘Neutral’ Body to the Postmodern Cyborg: “The glittery trans industry is now attacking girls, boys and adolescents.

“The pressure exerted through social media, print and television and in every cultural sphere, especially in a progressive culture, is becoming stronger and stronger”.

A further worrying element was the parallel officially-approved sexualisation of children which “will also serve to clear paedophilia as a new ‘sexual orientation’”.

Guerini took issue with the way that fluidity and deconstruction of meaning were today being presented to us as “progressive”.

She observed: “Fluidity is the antithesis of density, of that which persists, which does not change, which endures and provides a foothold in the earth.

“The human being, conceived like any fluid, is supposed to be able to take on any form someone may want it to take”.

“No girl and no boy is born in the wrong body… We do not have a body, we are our body and many of our experiences originate from that very body”.

What we were witnessing, she said, was an attack on life, on nature, on “what is born, as opposed to artificial”.

“All ties to the real, natural world must be severed. Everything must be artificial, synthetic and virtual”.

And, she warned, the price for so-called “emancipation” from the living and its natural constraints was “submission to the technological constraints of the machine world”.

Transhumanist ideology, embodied in the projects and aims of Silicon Valley, major research hubs, various foundations and international groups, sought to dispose of living processes and bodies.

The end goal was to “transform the human being and everything living into the artificial, cybernetic and engineered world” which would then be declared to be the only possible and imaginable world.

This would involve, Guerini has written elsewhere, the complete eradication of our sense of identity, “the tearing and subjugation of the deepest spirit of the human being”, and ultimately the cancellation of the “very sense of humanity”. [11]

“A total demolition of the previous forms of existence is underway: how one comes into the world, biological sex, education, relationships, the family, even the diet that is about to become synthetic.

“There must be no room for what will be deemed obsolete and a hindrance to the imperatives of the techno-scientific system”. [12]

With children besieged with propaganda, books re-written to align with the global agenda and the content dumbed down, future generations’ ability to think was being deliberately stunted, she pointed out.

“Fewer words, less difficult words, fewer and poorer sentences and phrases, less but more ideologically oriented sense and meaning, less narrative variety, and poorer and poorer narratives about the world. Everything is sweetened and glittered”.

This targeting of children, notably when they were at school and beyond the protection of their families, amounted to a deliberate programme of social engineering.

“There is no need to burn books, just rewrite them. It is an attack on the capacity to develop critical thinking and thus on the very possibility of developing critical awareness; an attack that begins to mould girls and boys from an early age, building empty, superficial, depthless, sterile, neutral, fluid individuals, for a voluntary servitude necessary for the transhuman and posthuman project”.

“New generations are the testing ground for the new world order, which is why it is so central to tear children away from families, to hand them over to technicians in white coats who will mould them according to the new transhuman dictates”. [13]

In a December 2023 ‘Truth in Science’ lecture for the Sinclètica Monastic School, [14] Guerini stressed the unimaginable severity and scope of the separation being planned for us.

“We are moving towards a complete dissociation from ourselves, from procreation, from life, from death, from reality, from truth”.

“Today, everything that belonged to the past must be regarded as obsolete, as an error, as something continually to be overcome, in an overcoming that will never end.

“The past becomes something to be erased in order to break the thread that binds us to a history, to a tradition, to a belonging, for the transition towards a new uprooted humanity, without past, without memory, without a present and a future that can be held up precisely on the past, a new humanity dehumanised in its essence, totally in the hands of the manipulators of reality and truth”. [15]

As she has written, the removal of cultural identities and the loss of rituals and traditions “means making a people empty and fragile”, the perfect targets for manipulation by the “shapers of men” who have dispossessed their lives of real meaning. [16]

Referencing the work of Ernst Jünger, she wrote: “The human being, reduced to a spectre, can only wander among the ruins, the rubble and the deserts”. [17]

For Guerini, in the face of this great uprooting from the healthy and natural soil of “wild and free” living, [18] we urgently need to reaffirm reality and truth: “If there is no reality and if there is no truth, there can be no freedom either”. [19]

The impulse for truth is a necessary condition for there to be cohesion within a community, in her view.

“Truth is the existential foundation of the human, its disintegration runs parallel with the disintegration of society and any community”. [20]

To counter this disintegration and the associated “desacralisation of existence”, [21] we should remember that there is “a Truth that comes from elsewhere, that we can grasp, feel, that is there, that comes from afar, that is handed down – it is the Truth of Tradition and Spirit”. [22]

“We must return to the setting of the rhythm of our lives by ritual, by the cycle of the seasons, by the cult of the dead, by the recovery of traditions”. [23]

“Each community has a bodily and a spiritual dimension and weaves a bodily and spiritual bond with the place where it lives. Through rituals, the community recognises itself and its place in the world beyond the contingent moment.

“Rites contribute to rooting and making a single existence endure in a time, in a territory, in a community. They create the spirit of a rooted community.

“They create a link beyond contingency, a recognition of what remains beyond our time. They create a common rhythm in relation to things, to time, to the natural world, to other living beings, they allow a resonance”. [24]

Throughout her work, Guerini never shies away from the seriousness of the situation humankind is facing or the difficulty of overcoming the threat.

But at the same time she insists on the vital need to push aside our fears and engage in the great battle [25] for the future.

“The storm is coming, let the free spirits rise to fight without expectations, without calculations, without justifications”. [26]

“We must be willing to fight even a losing battle to keep the sense of humanity free from the machine-world, to transmit to those who will come another sense of life.

“Under the rubble, fires will burn which will, just as we are already doing, keep alight a path of resistance”. [27]

[Audio version]

Video link: Silvia Guerini, ‘Towards the Abolition of Surrogate Motherhood‘. (3 mins)

This article also serves as the newly-added profile of Silvia on the organic radicals website.

[1] Silvia Guerini, ‘Reality held hostage by artificial dismantling and reconstruction’ July 2023.
https://www.resistenzealnanomondo.org/documenti/la-realta-ostaggio-da-smontaggi-e-ricostruzioni-artificiali-silvia-guerini/
[2] Guerini, July 2023.
[3] Silvia Guerini, ‘The inevitable siege of the human being has been ready for some time. From the taking of bodies to the taking of the spirit. Reading Ernst Jünger’. Resistenze al nanomondo, March 2022. https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/linevitabile-assedio-dellessere-umano-e-pronto-da-tempo-dalla-presa-dei-corpi-alla-presa-dello-spirito-leggendo-ernest-junger/
[4] Silvia Guerini, From the ‘Neutral’ Body to the Postmodern Cyborg: A Critique of Gender Ideology, (Little River/Mission Beach, Australia: Spinifex Press, 2023). Pdf version, no page numbers. 
[5] Silvia Guerini, ‘Towards the Abolition of Surrogate Motherhood’.
https://www.youtube.com/watch?v=ijsdgIZjORk
[6] https://www.resistenzealnanomondo.org/
[7] http://finaargit.org/
[8] https://winteroak.org.uk/2023/05/24/anti-transhumanists-target-milan-baby-fair/
[9]
https://winteroak.org.uk/2023/01/01/the-acorn-79/
[10] Guerini, From the ‘Neutral’ Body to the Postmodern Cyborg.
[11] Guerini, March 2022.
[12] Guerini, From the ‘Neutral’ Body to the Postmodern Cyborg.
[13] Guerini, From the ‘Neutral’ Body to the Postmodern Cyborg.
[14] Silvia Guerini, ‘Truth in Science’ lecture for Sinclètica Monastic School, December 16, 2023, https://sincletica.cat/guerini/
[15] Guerini, lecture.
[16] Guerini, July 2023.
[17] Guerini, March 2022.
[18] Guerini, From the ‘Neutral’ Body to the Postmodern Cyborg.
[19] Guerini, lecture.
[20] Guerini, lecture.
[21] Guerini, March 2022.
[22] Guerini, lecture.
[23] Guerini, lecture.
[24] Guerini, March 2022.
[25] Guerini, July 2023.
[26] Guerini, March 2022.
[27] Guerini, July 2023.

Transhumanism: the ideology of the techno-world

Transhumanism: the ideology of the techno-world
Silvia Guerini and Costantino Ragusa – Resistenze al nanomondo


A chapter from the book: Silvia Guerini and Costantino Ragusa, The ideology of the techno-world. Resisting the megamachine, acro-pólis, 2024.
We will soon publish an English translation of the entire book on our website: Resistenze al nanomondo, www.resistenzealnanomondo.org

“The goal of transhumanism is precisely to replace the natural with the planned”1.
James Hughes

From the First Industrial Revolution, we have come to define technological developments since the 21st century as the Fourth Industrial Revolution. Developments made possible by information technology that characterised the Third Industrial Revolution. In our view, defining the developments of the converging techno-sciences as a Fourth Industrial Revolution is somewhat reductive. First of all, this definition refers to a purely industrial process when the current transformations concern life itself. We do not have a transformation of a factory system that then has consequences for society as a whole, but we have from the very beginning a process that insinuates itself into society and into people’s existence. We are not confronted with developments that simply result from previous technical innovations, but we are confronted with a precise idea of the human being that can be realised thanks to the techno-sciences that can now extend into every dimension, penetrating right into bodies and life processes. Even advances in Artificial Intelligence, for example, do not stem from some new technological innovation, but from more powerful computers, more efficient algorithms and above all more available data.

Techno-sciences become a system, they become a horizon of meaning, they become the context of people’s existence, they become inevitable. They cannot be considered as technologies that fit into every sphere of society, leaving the possibility of using them or not, allowing a dimension of autonomy with respect to them. Once inserted, they become the environment itself, merging with it, shaping and transforming it according to their characteristics and according to the transhumanist ideology they carry. In doing so they become the new normal by shaping and transforming being-in-the-world, perceiving themselves in the world, being in the world and acting in the world. Ultimately transforming the human being.

It can be understood how in itself techno-sciences are not neutral: ‘what we consider the neutrality of technology is only our neutrality with respect to it’2.

The endless debate around their neutrality and their positive or negative use could end around the simple consideration that the harmful consequences cannot be considered as side effects: as far as genetic engineering technologies and nanotechnology are concerned, these are always announced disasters that among other things serve to speed up and normalise other steps.

Just as the atomic scientists observing the results of their tests on the inhabitants of the Bikini atolls did not have before their eyes side effects, but the very manifestation of nuclear research, the researchers developing gene editing with CRISPR/Cas9 do not have before their eyes the disappearance of DNA fragments and transmissible genetic modifications as undesirable effects, but the very possibility of intervening in the evolution of living beings.

Just as a tunnel effect microscope is not a simple instrument, but presupposes a world in which matter is manipulated at the nanoscale, techno-sciences presuppose a world in which the living becomes mere matter to be engineered and redesigned, in which every phenomenon is controlled in order to direct its direction and evolution. Human beings included.

The issue is much more radical than a debate reduced and flattened to utilities, advantages, disadvantages, risks, dangers, the reflection should be taken a little further, out of their realm of quantity, out of their mechanism, out of calculations and predictions to arrive at the radical questioning of the conception that sees the living as a machine. In this conception, only what can be measured and analysed has value, and it is this that becomes the real. But what will come out of tables, diagrams, models, enclosures, laboratories, test tubes and slides will be a minced, simplified, impoverished, degraded real. Nothing compared to the love with which Alfred Russel Wallace observed the bird of paradise in the forest of New Guinea or with which Jean-Henry Fabre spied the comings and goings of a beetle in Provence. That kind of science has disappeared, precisely because a Fabre behind the flattery of the academic world and the great scientific institutions made Victor Hugo’s words his own: ”I hate the stench of death from laboratories”, referring to vivisection on animals practised as profusely in his time as still today.

If a living being is conceived as a machine, one cannot get to know it through simple observation in its environment, it becomes necessary to break it down into its parts. ”It is in this light that one can understand why scientists think it is possible to learn more about life by cutting a frog open in a laboratory than by sitting by a pond observing frogs and fish, mosquitoes and water lilies living together”3. Modern science with its quantitative and utilitarian approach already had in its assumptions the dissection and manipulation laboratory.

Ernst Jünger, with extreme lucidity, glimpsed the paradigm of the laboratory: ”the dead element implicit in our science is demonstrated in the museic impulse, that is, to arrange what is alive in the sphere of the immobile and invulnerable, and perhaps even to form an enormous material catalogue, painfully ordered, that faithfully mirrors our life”4 and continuing with his reflections: ”many more things become visible to the poet than to the scientist, […] he can grasp connections of a different order. It is he who points out to us the essential tasks” and continues: ”He who sets out to describe a forest as an artist cannot argue with those who have specialised knowledge of parasitic plants, mole nests, cockchafer fighting and so on. He would do well to recognise from the outset that they are all right in front of him. But that has nothing to do with the forest”5.

Already in this first mechanistic conception of the living, which later became genetic and computerised, a social mechanics, a genetic and social engineering, a social algorithmisation is presupposed, whose rationality is intended to be total for a systematic manipulation and redesign of every dimension. Right down to life in vitro, sterilised by itself. To scientifically organise humanity is the legitimate claim of modern science that has become techno-science, of the eugenicist and transhumanist ideology that from its beginnings sets out to generate and guide the evolution of a new humanity and the smooth running of everything.
The techno-sciences thus become the supreme instance: everything must be judged from them and, of course, without ever departing from their paradigm of progress at all costs because progress must not be halted and we must participate in it as responsible co-managers of the risks and disasters announced. The technological universe becomes the only horizon of meaning, nothing else can be conceived and the only truth is the technical one.

Already in the 1950s, Jacques Ellul and Bernard Charbonneau, having well understood the direction of the techno-scientific system, were trying to open the eyes of most people with a strong and lucid critique against the ”genetic bomb, scientific eugenics, the fabrication of man by man”, the ”man-machine: ‘a man of flesh who must be integrated into this iron mechanism”, to use Charbonneau’s words.

Ellul identified five paradigms of the advance of the technical system: ”[…] it seems to me that I detect five lines of force in this race of the technical universe towards absurdity. The first paradigm is the desire to standardise everything, an ancient tendency but one that was only a tendency […] the second is the obsession with change at all costs, it is the popular form taken by the myth of progress […] the third is growth at all costs […] the fourth is doing things faster and faster […] and finally the fifth is the rejection of any judgement on what is done by techniques”6.
”Is it necessary to consider the totality of the human being? Or should we conceive of him as a collection of separate parts, a mechanical machine composed of multiple cogs that can be detached, transferred, reassembled in another way…?’ Ellul asked himself, answering: ‘Because that is precisely what all these genetic engineering operations are about: the implicit denial of man as a person, to consider him as an automaton, a robot from which a part is taken, grafted, replaced’7.

The transhumanist movement emerged in the United States, in Silicon Valley, in the late 1980s, but let us take a few steps back in history to understand this ideology and to trace its origins. Let us go back to 1883, when Francis Galton first used the term eugenics, recommending a ”gentle form of eugenics”. Transhumanism is eugenics, the selection of the human. Eugenics over time has taken different forms and languages, but remained unchanged in its principles of selection of the human.

In the 1920s, the term ectogenesis was coined by the geneticist and biologist J.B.S. Haldane to denote the development of a new being outside the maternal body. Haldane considered ectogenesis ”an important opportunity for social engineering” inscribed in a eugenic society where a complete separation of procreation from sex would lead to a ”liberation of humanity in a whole new sense”8. Haldane was interested in understanding the origin of life in order to direct its development. His aim, and that of the coterie of scientists he represented, was to synthesise living creatures in biochemistry laboratories, an aspiration that would take shape in synthetic biology and genetic engineering laboratories in the years to follow.

The obsession with the creation of life shines through from the very beginning of this research, in the words of the research biologist Jacques Loeb: ”I wanted to take life into my own hands and play with it. I wanted to manipulate it in my laboratory like any other chemical reaction, to initiate it, to stop it, to study it under any conditions, to direct it at will9and in his book The Mechanics of Life, whose title already represents the mechanistic conception of the living, we read: ”Our social and ethical life will have to receive a scientific basis and our rules of conduct will have to be harmonised with the results of scientific biology”.

Haldane together Julian Huxley forcefully promoted ‘positive eugenics’. The control of human reproduction, depopulation, and the control and management of peoples have always been the obsessions and aims that have united the powerful. If we think of the Fabian Society’s Webbs’ club in England, it brought together eugenicists, technocrats and transhumanists, both reform-minded socialists and right-wing conservatives, who disagreed on many political issues, but were in perfect agreement on the fundamentals.

We come to 1957 when Julian Huxley and Theilard de Chardin coined the term transhumanism to describe the belief in the possibility of transcendence of humankind. A new term to be used in place of eugenics, a term that by then had a bad reputation, but it is sufficient to read the 1946 document ”UNESCO: Purposes and Philosophy of the Organisation” drafted by Julian Huxley, the organisation’s first director-general, to realise that eugenics had never disappeared: ”With its philosophy and broad cultural and ideological baggage, the organisation wishes to assist the emergence of a general and unique world culture. […] For the time being, the indirect effects of civilisation are likely to be dysgenic rather than eugenic; and in any case it seems likely that the deadweight of genetic stupidity, physical weakness, mental instability and inclinations to disease, which are already present in the human species, will prove to be additional burdens to the real progress that is to be achieved. Therefore, even if it is entirely true that any radically eugenic policy will be politically and psychologically impossible for many years to come, it will become important for Unesco to see that the eugenics problem is considered with the greatest care, and that the thinking of the public is informed of the issues involved, so that what may now be unthinkable may at least become thinkable Eugenics is yet another and quite different kind of borderline subject, on the borderline between the scientific and the unscientific, constantly in danger of being regarded as a pseudo-science based on preconceived political ideas or assumptions of racial or class superiority and inferiority. However, it is essential that eugenics should be brought entirely within the confines of science because, as already indicated, in the not too distant future the problem of securing an average social position for human beings is likely to become urgent; and this can only be achieved by applying the findings of a certainly scientific eugenics. […] the applications of genetics in the field of eugenics immediately raise the question of values – what characteristics and qualities should we wish to foster in the human beings of the future? […] in order to carry out its work, an organisation such as Unesco needs not only a set of aims and objectives for itself, but also a working philosophy, a working hypothesis with reference to the existence of man and his aims and objectives, a hypothesis that will dictate, or at least indicate, a well-defined line to deal with these problems”.

Well before Nazi Germany, between 1905 and 1972, the USA carried out an immense programme of forced sterilisation for the disabled, psychiatric patients, the blind, the deaf, prisoners, the homeless, lepers, syphilitics, tuberculosis. Eugenics researchers, with funding from the Rockefeller Foundation and other American philanthropists, promoted eugenic legislation in more than twenty-seven US states, with forced sterilisations for ”mentally deficient inferiors”, so that by the 1960s, when most of these laws were beginning to be repealed, more than 60,000 people had been sterilised for eugenic purposes.

Hitler was inspired by a famous American biologist, one of the advocates of the sterilisation campaign, for his racial extermination programmes and it was a Nazi physiologist who first came up with the idea that one could remove the nucleus from an ovum and then introduce the nucleus of another ovum into it, thus inventing the concept of the ‘mother-carrier’.

The Kaiser Wilhelm Institute for Anthropology, Human Heritage and Eugenics – later renamed the Max Planck Institutes – was founded in Berlin in 1927 thanks in part to funding from the Rockefeller Foundation interested in the research on twins conducted by Von Verschuer, director of the Institute, eugenicist, pioneer in genetic research for the study of heredity, supporter of forced sterilisation programmes. At his side as assistant was Josef Mengele. After the war Von Verschuer taught human genetics at the University of Münster and became a member of the American Eugenetics Society. While the atrocious experiments during the Nazi period in the concentration camps are today recognised and remembered, there is a tendency to forget the role played by renowned clinics and research centres that continued to carry out the same eugenic principles even after the end of the war, often with the same scientists, the latter apparently enjoying a strange immunity that differentiated them from other war criminals. Evidently in the eyes of the scientific research world they were not so criminal.

The American Eugenics Society in the 1960s began to take an interest in developments in genetics and thus became the Society for the Study of Social Biology, stating that the change of name did not represent a change of policy, but rather a desire to place emphasis on studies of the biological, social and medical aspects that shape human evolution, conducted with a view to intervening in it.

By arriving at the cybernetic paradigm and the development of genetic engineering and synthetic biology, we can understand that transhumanism is both the culmination of techno-scientific development and the convergence of biotechnology, nanotechnology, computer science, neuroscience and the ideology behind it.

Nanotechnology that reaches the deepest levels of the world’s structure and biotechnology that reaches the deepest levels of the living bring about a substantial transformation. Whereas previously artefacts were constructed from natural elements without being able to disregard their limits, with the modification at the atomic level of matter the same natural elements are reconstructed to overcome these limits or to make them take on new characteristics. The natural world thus becomes an artificial category, and molecular fabrication brings a completely different idea of what is to be considered a material limit, and nanotechnology makes it possible to enter into the very nature of matter. At the same time, biotechnology opens up the possibility of intervening in life processes with genetic modification and genetic bricolage.

Transhumanists are proponents of what they call ‘conscious self-directed evolution’: taking the destiny of species into their own hands with the development of biotechnology, nanotechnology, cognitive science and artificial intelligence, giving a precise direction to the path of evolution of the human species and the entire living being.

“The idea of a fixed species becomes problematic and the criterion of reproduction loses its meaning. […] The more powerful and accessible our technologies become, the more our purpose will be to define ourselves. Consequently, human groups will distinguish themselves according to the values that will guide their choices in how to use these new powers to determine their morphology and destiny’10 states Nick Bostrom. The idea is that physical and cognitive characteristics and the genome itself can and should be questioned, both in philosophical and operational terms, and not just to make a few changes, but to completely and radically redefine the design of the human and the very concept of being human. An essentially anthropotechnical conception in which the human being is indeterminate and is co-constructed with technology, an indetermination that is technical hybridity, in which the very nature of man, his biological existence, is technological.

In this ideology, the body becomes a hindrance, a limitation to be overcome, optimised, implemented in a process that will never end. The body becomes a hacherable platform and the techno-sciences, which can offer multiple and recombinable possibilities, are seen as liberating, interestingly enough, we find this conception both in the world of biotechnological research and in the academic world of transfeminist cyborg theorists. A supposed liberation from natural constraints for a voluntary submission to technological constraints.

Directly from the transhumanist world comes ”morphological freedom”: the right to modify oneself in accordance with one’s wishes. Nick Bostrom defines it as ”the civil right of a person to maintain or modify one’s body according to one’s will, through informed and consensual recourse to, or rejection of, available therapeutic or enhancing medical technologies”11.

Gender ideology in its meaning-demolishing work paves the way for the normalisation of the alteration of human biology and genetic engineering12. From Martine Rothblatt we read: ”Ensuring the ethical use of biotechnology will be as great a concern for transhumanists as it is for defenders of gender freedom”. The human being is thus ready to become a permanent construction site, an endless disassembly and reassembly, a neutral human being made sterile ready for the laboratories of artificial reproduction. A permanent mutation in which everything must be interchangeable and mutable in order to become artificial.

Transhumanism is a profound attack on the sexed roots, on the dimension of procreation and on reality itself. We are born with a sex, sex is not assigned at birth, which is why it is essential to erase this link with life and reality, this our first recognition in the world, of ourselves and others. The meaning of male and female vanishes, they become mere subjective sensations, no longer the reality of bodies, and subjective desire becomes truer than objective reality. The dissociation with one’s own sexual body leads to a dissociation with reality and accustoms the mind to all kinds of lies13.

Medically assisted procreation (MAP) is one of the Trojan horses of transhumanism because it creates the context in which artificial reproduction will become the normal way of coming into the world.

It is a process that will have no limits from the moment that when the logic of artificial reproduction is accepted, the direct consequence is the continuous optimisation and implementation of the whole process: the embryo becomes a product and what is a product can be subjected to any selection, modification, experimentation. The laboratory environment transforms the process of birth into a technical operation and with artificial reproduction we are transformed as we come into the world.

Eugenics, the driving force and direction of genetic research, has also been present ever since the origin of artificial reproduction technologies, in their zootechnical development and in the transition to humans. Richard Edward, creator of the birth of Louise Brown, the first test-tube baby, stated as early as the 1980s that when it is technically possible it will be legitimate to genetically modify the human species. At the moment we still do not have genetically modified babies, but in 2018 the British Bioethics Committee stated that ”Modifying the DNA of an embryo to influence the characteristics of a future person [hereditary genetic modification, Ed. note] could be morally permissible and the threshold of the baby girls edited in China has been crossed, and it is a threshold from which no one can think of going back. Meanwhile, the thought is being instilled that it is preferable and safer to hand procreation over to technicians. Natural procreation will at first become something irresponsible, unsafe, unhygienic, not sufficiently submissible to algorithmic techno-medical controls, at a later stage it will become criminal to continue to want to procreate without selecting gametes and embryos. Artificial reproduction will become a ‘moral duty’14.

The so-called right to have a child of people with sterility or infertility from organic or mostly environmental causes, the so-called right to have a child of same-sex couples and single women, and the problem of denatality serve as a pretext for the normalisation of assisted fertilisation techniques15.
The human being of transhumanism will be a biomedicinalised human being who will have to correspond to continually updated perfectibility criteria for continuous adaptation to a machine world. A techno-scientific adaptability that will become the only possibility. The principle of the cybernetic paradigm whereby ”we have always modified our environment so radically that we are now forced to modify ourselves’16takes concrete and dramatic form.

An analysis that is the child of the myopia that generated it continues to think of the forthcoming technological developments as accessible only to the rich, where they would create a division of society between the super-rich implemented and the super-poor. Certainly, a divide will be created, indeed, it will be consolidated, but it will not be a question of class, but between those who will accept to inoculate themselves, to undergo preventive gene therapies, to use assisted reproduction clinics, to implant a microchip under the skin, and those who will not accept this. Only at first will certain technological developments come at a high cost, the aim is for everyone to have access to them and to want to have access to them, the aim is to spread these technologies that will have to universalise and become the norm. The progressive and leftist world is already ready to fight for equality in submission to techno-scientific domination and for poverty the yoke of universal income will take care of it.

It is crucial to realise that transhumanists are not a few fringe technology freaks influenced by science fiction, but are founders, funders, and executives of numerous foundations, institutes, start-ups, research projects, and companies of international importance. They advise the defence, security and biomedical sectors, they have the power to direct the cutting-edge research taking place within technopoles, the policies of governments, international bodies and organisations. They are able to bring into play very strong political pressures and considerable means to shift balances and cutting-edge research, even to the point of promoting certain paradigms, supported by themselves, reinventing even bioethics to their benefit.

Natascha and Max Moore, Nick Bostrom, David Pearce, James J. Hughes, Hans Moravec, Ray Kurzweill, to mention only the best known names, are the founders of the worldwide transhumanist association, now known as Humanity+. This ideology is not always immediately recognisable, it has the characteristic of being fluid, adapting itself to multiple contexts even apparently at odds with each other, thus we have a transhumanism with the glittering progressive face of LGBTQ+ rights and a transhumanism that penetrates conservative circles championing, for example, the fight against denatality, but obviously offering artificial reproduction techniques as a (false) solution.

In order to avoid the risk of transhumanism being reduced to a tendency of a few eccentric researchers, of philosophers confusing reality with their dreams, one must not focus on what is not yet there. If we are talking about nanotechnology, we should not focus on the risk of the ‘Gray goo’ catastrophe – the uncontrolled replication of nanorobots – and similarly, if we are talking about transhumanism, we should not focus on the projects of cryopreservation of the brain or the transposition of the brain into a computer, but on what is already there. Transhumanist ideology – the overcoming of limits, the implementation of the human being, the redesigning and artificialisation of the living – is not merely abstract speculation, but has already materialised in transgenic chimeras, medically assisted procreation, genetic editing, genetically modified organisms, medical genetic engineering technologies, brain implants, new smart city devices… The mass testing and dissemination of nanotechnological mRNA gene sera for Covid and the development of new self-replicating mRNA sera have exceeded all our expectations. What was needed was a network capable of marking out the new time, of connecting what was previously isolated, of bringing together and simultaneous what was not yet communicating, of putting bodies and machines in constant relation: the 5G network and the forthcoming 6G network.

1 James Hughes, Democratic transhumanism 2.0, 2002.

2 Jean Bernard-Maugiron, Bernard Charbonneau & Jacques Ellul, Deux libertaires gascons unis par une pensée commune, LesAmis de Barteby, 2017.

3 Wolfi Landstreicher, A Balanced Account of the World: A Critical Look at the Scientific World View, transl.it., A Balanced Account of the World: A Critical Look at the Scientific World View, in The Scream of the Earth, no.7, July 2019.

4 Ernst Jünger, Auf den Marmorklippen, 1939, translated in Italian, Sulle scogliere di marmo, Mondadori, 1945.

5 Ernst Jünger, An der Zeitmauer, 1959 translated in Italian, Al muro del tempo, Volpe, 1969.

6Jacques Ellul, Le Bluff technologique, Hachette, 1988.

7 Jacques Ellu, op. cit.

8 J.B.S. Haldane, Daedalus, or Science and the Future, Cambridge, 1923.

9 Jenny Kleeman, Sex Robots & Vegan Meat, 2020, translated in Italian, Sex Robots and Vegan Meat, Il Saggiatore, 2021.

10 Nick Bostrom, Superintelligence, Bollati and Boringhieri, 2018.

11 Nick Bostrom, In Defense of Posthuman Dignity, in Bioethics, XIX, 2005

12 For further study: Silvia Guerini, Dal corpo neutro al cyborg postumano. Riflessioni critiche allideologia gender, Asterios Editore, second edition 2023; Il Mondo Nuovo 2.0, Elisa Boscarol’s youtube channel.

13 Silvia Guerini, Dalla negazione del trascendente allumanità cibernetica e transumana, in L’Urlo della Terra, no. 12, July 2024, https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/dalla-negazione-del-trascendente-allumanita-cibernetica-e-transumana-silvia-guerini/, accessed 24/10/2024, h. 19.47

14 For further study: A.A. V.V., Silvia Guerini, Costantino Ragusa (eds.), I figli della macchina. Biotechnology, artificial reproduction and eugenics, Asterios Editore, 2023.

15 Silvia Guerini, Verso la riproduzione artificiale per tutti. New guidelines for access to assisted reproduction techniques in Italy, in https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/verso-la-riproduzione-artificiale-per-tutti-nuove-linee-guida-per-laccesso-alle-tecniche-di-fecondazione-assistita-in-italia/, consulted on 24/10/2024, h. 19.23

16 Norbert Wiener, Cybernetics: O Control and Communication in the Animal and the Machine, MIT Press, 1948.

From the denial of the transcendent to cybernetic and transhuman humanity

From the denial of the transcendent to cybernetic and transhuman humanity
Silvia Guerini – Resistenze al nanomondo (www.resistenzealnanomondo.org)

Today we are faced with an unprecedented total war on bodies, on life, on nature, on humanity.
A war on all fronts with techno-scientific developments that open up unprecedented scenarios.
Key concepts such as freedom, truth, justice, ethics, reality crumble, or are distorted to be reformulated in a way that denies their very meaning.
We are faced with the metamorphosis of the human and of his existence, in which everything will change irreversibly and, with the advent of the transhuman, not even a trace of the human will remain.
Techno-scientific developments are embedded much deeper than we could imagine, the technocratic and transhumanist elites, thanks to the various thresholds broken down from time to time by these developments, aim to radically transform the way of thinking, of interpreting reality, to relate, they also aim to transform the so-called common feeling of people to create a precise mindset, a precise mentality that will generalize and take root, becoming the one that one will think they have always had or, in any case, the right, good, improve.
We will lose adherence to things, adherence to the real world due to a dissociation from our bodies, from reality, from nature. We will lose the sense that something clashes with the emergency narratives that we will see follow one after the other. You will lose the self-defense of your health, integrity, dignity, the self-defense of your body and your loved ones. That self-defense that was perhaps a little confused at times, without adequate tools to understand a broader plan, but which was necessary due to the opposition to the genetic serums. That deep no to experimental drugs in one’s own bodies and in the bodies of one’s children. Today, what seemed to most to be irrational fear and risky predictions unfortunately takes shape in the consequences of these serums: deaths, early cancers, infertility, new predictive model with mRNA gene therapies, changes to international health agreements, new serums and new pandemics horizon.
The great work of dissolution will have rainbow and bright colours, it will wave the banner of freedom, self-determination, equality, comfort and the saving power of techno-science. The best of all possible worlds.
Freedom is one of the most abused words today. A freedom that has become rubbish, a substitute, a fetish. A freedom for sale and object of negotiation. A freedom that has lost its meaning. A supposed freedom that killed all true freedom.
In the name of freedom today we have a perversion of freedom, the human must free himself from his identity, his biological sex, his family, his culture, ultimately he must free himself as a human being. But we cannot choose our sex, we are born with a sex, we cannot choose our family, we are born from a mother and a father – yet for now – and we cannot choose our place of origin. This supposed freedom of choice leads to the dissolution of humanity. It leads to a broken man.
Being free does not mean being without ties, constraints, roots. It is not the absence of these bonds that makes one free, but their presence.
In the progressive transhuman ideology, the rejection of reality is claimed and motivated by the fact that it was not possible to choose. A supermarket logic in which you can select, order and buy a child from a catalog and send him back if you are not satisfied, in which you can select and order gametes for infinite combinations and genetic bricolage, in which even your own sex can be choose and change as if you were wearing a dress. A metastatic logic that has already disseminated metastases in all possible dimensions.
There flows an aversion and hatred towards everything that is life, viscera, body, blood, nature that cuts off everything that preceded us and from which we come. A culture of non-life.
A permanent mutation. Changing incessantly, this is the new mantra, changing sex, body, family, relationships, places. Eternally dissatisfied, unstable, insecure, anxious. Everything must be transitory, interchangeable, mutable, protean. Everything must become artificial.
The new generations will be eternal bored young people, compulsive consumers of disposable goods and relationships who hate their father and mother, who reject everything from which they derive, everything they did not choose, everything they did not desire. Rejecting everything that life puts before them, incapable of living, of facing hardships, sacrifices, abandonments, suffering, pain. Children of the I want everything immediately, of the forbidden to forbid, of the absolute desire from which tragedies are then produced. An anesthetized and sterile existence. An empty existence. No longer believing in anything, but only in themselves, they will be ready to believe anything. This is the new humanity that can be shaped by the technocratic and transhumanist elite, adaptable to life in a test tube and to the laboratory world.
An ideological hood permeates and permeates every area, rewrites history and makes us believe that this is the best of all possible worlds. Immersed in a great deception we have grown up believing that the transhuman progressive left that claims what are considered the right ideals of freedom, justice, equality is on the right side of history against absolute evil. But this is a great deception and a great reversal. Even words are distorted from their meaning. We have seen how that freedom has become freedom of consumption, freedom without limits, surrogate freedom. We have seen how that equality has brought homologation and cancellation of differences, both those between men and women, and those between cultures and peoples. We have seen how that justice has become a victimistic whining and a creation of new pseudo rights. All of this is the advancement of that transhuman power of absolute dominion over life.
And the assumptions were very clear: “Our destiny is linked to technoscience, where nothing is so sacred that it cannot be redesigned and transformed in such a way as to broaden our perspective of freedom, extending it to gender and the human. […] There is nothing, we maintain, that cannot be studied scientifically and manipulated technologically”, we read from a trans-cyborg-feminist manifesto1. From this spoiled trans-cyborg-feminist compost and toxic queerness – as, not by chance, they like to define it – comes word that we should adapt to survive on an infected planet, become mutants in a world of infinite contamination, among hybrids, surrogates, instruments living, posthuman relatives, transspecies ectogenetic CRISP neutr* children. After all, what else to expect from a cultural and political humus that considers the body as “an invention, a hackable platform, a malleable and modifiable entity” to be reinvented and redesigned thanks to the “subversive” possibilities of techno-sciences.
“We need to put an end to this idea of family”, better comrades* alien* cyborg multispecies xenotoxic mutants, to be in tune with the latest trends. We really need to put an end to the idea that we have an origin, a history, a memory, a sexual body, with the idea that the human being is a spiritual subject, with the idea that bonds and constraints exist. With the idea that around us there is a natural world which in turn has constraints, relationships, balances, limits. With the idea that a reality exists around us that is independent of subjective desire. Ultimately we must do away with the idea of being human2.
While we denounce the contamination between GMO plants and traditional plants for the impossibility of coexistence and we are firmly in the reality of the erosion and degradation of living things, there are those who amuse themselves and play with flights of fancy hoping that “the recognition of the transfer “horizontal genetics as a widespread phenomenon overturns the traditional certainty that genes are transmitted only in a vertical line, from parents to offspring, and cannot be exchanged laterally, crossing species boundaries” is the key to dismantling the hetero-cis-normative-repressive society3. We are no longer surprised. Everything is prepared – on the part of power and on the part of its followers – for the advent of the trans man and trans existence. Trans-gender, trans-race, trans-age, trans-able, trans-place, trans-species, trans-genic.
A profound anthropological transformation is taking place in the name of freedom and self-determination. Birth and death are always linked in the multiple transformations underway.
There cannot be a free society that can admit that one can be free not to be free, it is not freedom to be able to deprive oneself of freedom. Just as it is not freedom, but the death of the State, to create the conditions that lead a depressed teenager and an elderly person tired of living to the so-called “sweet death”. Just as an existence intoxicated by poisons that can only negotiate the thresholds of its own contamination by having to accept the logic of damage reduction, the logic of compensation, the logic of compensation, the logic of the further pseudo technical solution is not freedom. Stating that a life can be killed or euthanized means that this life is worth much less if it is instead stated that it is unavailable, criteria are established by which that life can be eliminated and this actually leads to a theft of freedom and exposes everyone to risk of falling into those criteria. Criteria by their nature changeable and not based on the principle of unavailability of life. In a society that promotes the culture of non-life, waste, transhumanist performativity and the inadequacy of bodies with respect to technology, the rhetoric of being free to choose whether to resort to certain practices is a dangerous slippery slope: from law you can get to the duty to cause death and to die if one does not fall within the established criteria, in the same way from the right to the duty to be born in an assisted reproduction clinic. The aim is a rewriting of ethics and ultimately its cancellation. Today ethics is provisional and changeable, in fact, there is no longer any ethics, but only ethical pretexts in which even suffering and illness become objects of negotiation which can be leveraged not only to profit, but to redesign the human and the living.
The human being will have to be born after the Artificial Intelligence algorithms have selected the most suitable embryo4. The human being will have to die inside a spacecraft whose shape refers to the artificial womb, a return to the technical grip. The euthanasia machine introduced in Switzerland promotes self-determination with accompaniment and algorithmic evaluation. The cancellation of death, denied, dehumanized, digitalized that follows the cancellation of procreation.
Save the populations of the southern hemisphere from hunger with GMO rice enriched in vitamin A, save from malaria with the release into the environment of mosquitoes genetically modified with CRISPR/Cas9, save agriculture from climate change with plants genetically modified to be more resistant, saving us from the birth rate using assisted reproduction technologies, saving us from cancer with a new mRNA “vaccine” – to give a few examples – serve as ethical pretexts and justifications for transforming the entire world into a living laboratory. Just as the new pseudo rights serve to shape humanity according to the dictates of the masters of discourse and imagination.
Tyranny presents itself with a sweet face and a rhetoric “for good, for health, for new rights”. Under the icing a factory of unlimited desires and synthetic identities that deny reality. But freedom is not an unlimited desire that is transformed into a right. The marketing of illusions opens the doors to new consumers made patients for life, the techno-medical trans-industry mutilates bodies and sterilizes adolescents, artificial reproduction laboratories work to make test-tube babies the normal way of coming into the world.
Is it right to insert a brain implant into the skull of a Parkinson’s patient? Is it right to test the artificial womb on premature babies? Deceptive questions, functional to the “for good” rhetoric. But ethics cannot be founded on a transhuman conception of the human being as a functioning machine.
As for the first question, we are already there, developments are running faster than their understanding and we are already wondering whether a brain implant in a healthy person is right in order to improve their performance. Many will say that these devices will never be safe enough to be tested on healthy people, but the point is that by the time they are desired by healthy people the transhumanist elites will have already achieved what they wanted to achieve.
As regards the second question, the research field is already laying the foundations to create social acceptance for the first human test which will not be long in coming.
It would be enough to read the debates within the world of biotechnological research, these areas know perfectly well that society and people’s mentality must be transformed before certain techno-scientific developments can penetrate and take root.
Be careful when transhumanist technocrats show themselves worried about the risks of developments in techno-sciences and worried about the fate of humanity, the same humanity that they would like destroyed in its most intimate essence by making it cybernetic. Their cries of alarm – like the appeal of Elon Musk and other transhumanists about the dangers of Artificial Intelligence – are nothing more than cries of distraction and their pseudo technical solutions will only produce further disasters. And above all they will never be able to reject the world from which they come. For our part, we must get out of the laboratory paradigm and reject their world. It is necessary and vital to regain orientation, a horizon of spirit and life is necessary, it is necessary to give meaning back to those values and principles for which one should fight and for which one should be willing to die.
Artificial Intelligence with its algorithms creates a new order of truth that has no precedent in history, a new order that cannot be doubted. Our existences will be locked in the single algorithmically driven cyber dimension. Artificial Intelligence will make more and more decisions that will be incomprehensible and to which people will just have to adapt. Advice that will become precepts in every area: habits, behaviors, nutrition, education, health. A technique that depends only on other techniques in which the human element is superfluous and a technical imperative that has its own purpose in itself.
To function, Artificial Intelligence requires a synchronized world, real-time communication, technicalization and synchronization of the human, of life and of every phenomenon. Even our bodies will be caught in the cybernetic grip. From the iatrogenic body – which became a reflection of the fragmentation of medicine and the statistical probability of being potentially at risk of developing a pathology with early diagnosis – we arrive at the algorithmic body which becomes a reflection of algorithmic prediction.
Even reality itself will have to be adherent and aligned with what the algorithms will predict. As Bernard Charbonneau had well predicted, the technical fact will become our universe, “the very flesh of the real and the present” and “When the entire body mechanizes itself, the spirit is not far from doing so. The individual and society evolve towards the automaton”5.
Today even the reality of bodies vanishes. The meaning of man and woman evaporates, they become abstract, fluid, changing concepts, mere individual perceptions. But we don’t have a body, we are a body and many of our experiences originate precisely from that body. No one is born with a “gender identity”. We are born male or female and no one is “born in the wrong body”6. We find the concept of “gender identity” in all the various guidelines, reports of the various panels at the European Parliament, programs of the WHO, the UN and the 2030 Agenda, with strong pushes from the various power elites in this direction and also to promote “gender self-certification”. This concept allows the opening of identity markets by violating the physical boundary between male and female with immense propaganda and immense ideological indoctrination towards the youngest. Synthetic identities are multiplying and we have new trends: trans-age, trans-species, trans-race, trans-able. Those who feel of a different age, of another race, of another species or disabled. Marginal but representative cases. In Canada, a man who felt not only female, but younger, was allowed to participate in a swimming competition with teenage girls. There is also an increase in cases of pedophiles who defend themselves in court by claiming that they feel like children, obviously instrumentally, but if the law allows it we can well foresee the consequences.
It is also discussed in the medical field, for example trans-able is the identity disorder of bodily integrity. And just as from the so-called “gender identity disorder” we have arrived at “gender identity” by removing the term disorder, in the same way, from the identity disorder of bodily integrity in the name of inclusion, self-determination, of freedom and rights we will arrive at the identity of different bodily integrity, age, race, species. The principle is the same: what the individual perceives surpasses reality itself and must be recognized by the entire society. If we recognize that a man feels like a woman and that he becomes even more real than a woman born biologically a woman because he feels it and because he wants it, why shouldn’t we recognize that an adult man can feel like a child and can become one?

The little ones are pushed towards bodily dissociation which leads to dissociation with reality, ready for the Metaverse generations. Adolescents are pushed into the cult of castration. The image of a bare-chested girl with scars on her breasts after having undergone a mastectomy is symbolic of these times. Gender butcher’s shop. The human being will be ready to become decomposable, reassembled and redesignable into infinite fluid universes.
The first case in Italy. A woman, after having started the transition process with hormone therapy and breast exportation, during some medical checks necessary for the uterus exportation surgery discovers that she is five months pregnant following intercourse had before starting to take testosterone. Well, we said to ourselves, certain that this would crack the ideological narrative, but it didn’t crack even when faced with the reality of a woman’s body. The masters of speech, thought and imagination have declared: a “pregnant man”. Seahorses, as they are called abroad, in the new language which also includes “person who gives birth”, “breast-feeding” and so on, going to re-signify the dimension of procreation and the dimension of sexuality of the female body. But a man cannot give birth. Yet what was once obvious has already turned into something questionable, subjective, changeable.
In the name of freedom the worst horrors are being cleared, step by step they are being normalized. In Spain in some posters of a campaign apparently against sexual violence we find the face of a child above the phrase “if he says no, it means aggression”. We pass quickly, read and share the sentence without dwelling on the face which is that of a child and on the underlying meaning: “if he says yes, it’s not aggression”. The “sexual freedom of children and adolescents” is the new progressive conquest that opens up pedophilia. Let us ask ourselves the reason for this push to normalize pedophilia as a new sexual orientation and the push to recognize what are defined as the rights, freedom and self-determination of the little ones.
We have long stated that the dimension of procreation and our sexual roots are the last frontier of transhumanism. Today we are already beyond and have reached the closing of the circle in which they are trying to erase every value and every barrier that can resist dissolution.
But where does this rationality come from, so indisputable, which leads to the manipulation of nature, not only that understood as something that is external to us, but also to ourselves, as human beings as part of this nature?

“The inevitable siege of the human being has been ready for some time, and it is arranged by theories that tend towards a logical and complete explanation of the world, and advance hand in hand with the progress of technology”7 wrote Ernst Jünger with extreme lucidity, sensing the paradigm of the laboratory that reduces and harnesses life in the realm of quantity. He wondered the meaning of curves and tables in relation to the love with which Wallace observed the bird of paradise in the forest of New Guinea and with which Fabre spied on the comings and goings of a beetle in Provence concluding that all this cannot be replaced with a machine: “Detailed, meticulous knowledge can be harmful. A lover, a poet, a true sage must be able to see less and more at the same time, they must look with different eyes. […] There is always a difference between spiritualization and mechanization. If I slide a wooden chick under the hen and observe its behavior, I can learn much less about the mother than if I watch a child play with his doll”8.
“No harm or disappointment can come to anyone who contemplates a stretch of natural beauty. The doctrines of desperation, of tyranny, or of spiritual or political servitude, were never taught by those who shared the serenity of nature”9 we read in Henry David Thoreau.
It was the materialist vision of the world that took the first steps towards the reification of the living by making it available. The desacralization of the living, the cancellation of its inviolable dimension has made it in its entirety not only predatory, commodifiable, crushable, exploitable, but has made it at the mercy of the techno-scientific logics of optimization and implementation. He broke down every ethical limit by erasing the very meaning of the limit. The conception of limits is not foreseen in techno-scientific development, every limit will be overcome based on what developments make possible and what they make imaginable and desirable even before its full realization.
From the dissection of bodies to the dissection of the world as a paradigm of modernity: decomposition and fragmentation of the body and natural processes into measurable, quantifiable and disconnectable parts from the whole. From disassembly to reassembly and infinite remodeling as a laboratory paradigm.
And what is transhumanism if not the maximum realization of rationalization, of the cancellation of the sacred, of the limit, of the spirit? And ultimately the absolute dominion of technology. Existence itself must conform to certain standards, must follow the criterion of utility and the transhuman principle of optimization and implementation, of cancellation of suffering, pain, illness, limits. The human being, as we know them, will become an obstacle, an error, an unexpected event. And there can be no errors, unexpected events, slowdowns in the transhuman advance. “Whether he is a piece of material on the battlefield or a cog in the machine of the war economy, the modern age has a habit of reducing the human being to a functional object. Everything that is “non-essential” – everything that makes us human – is cheerfully discarded,” Jünger wrote. Life as waste and the human being, in order not to be discarded, will have to adapt to the new techno-dictates.
A common sense about the past, present and future vanishes. A different relationship with time, with the phases of life and death and also a different relationship with the truth disappears. Already today we wander among remains and ruins, tomorrow there will be no more memory, memory, trace. Once upon a time it didn’t matter if the source of a custom had been extinct for centuries, because its meaning was passed down and woven into the fabric of people’s lives and thus continued to live on. Everything that belonged to the past must be considered obsolete, as an error, as something continually to be overcome, in an overcoming that will never end.
The cancellation of the truth and of reality itself makes the brain get used to accepting any lie and, recalling the words of Hannah Arendt: “the ideal subject of the totalitarian regime is not the convinced Nazi or the convinced communist, but the individual for whom the distinction between reality and fiction, between true and false no longer exists”10. It will become impossible to grasp those ancient correspondences that emerge from the microcosm and the macrocosm. Reading Ernst Jünger: “We push forward through the visible order of things to get closer to their invisible harmony, to proceed from the incompleteness of knowledge towards that of which we can only perceive a premonition. When you manage to put the speck of dust on a butterfly wing in harmony with the universe, the goal achieved is worthless, but not the signal, the milestone that I know is placed along the path traveled. The wings themselves allude to something else” and observing the Cicindele, beetles, he writes: “We can also consider them as an example of the quantity of forces that cross our path, that cross it without us being able to perceive them”11.
An uprooted human being. “Uprootedness is by far the most dangerous disease of human societies, because it multiplies itself” states Simone Weil who continues: “It is vain to turn away from the past to think only about the future. It is a dangerous illusion to even believe that it is possible. The opposition between the future and the past is absurd. The future brings us nothing, gives us nothing; it is we who, to build it, must give it everything, even give it our life. But to give, one must possess, and we possess no other life, no other lifeblood than the treasures inherited from the past and digested, assimilated, recreated by us”12.
From Boni Castellane who takes us to the hostile land in which we find ourselves today we read: “The uprooting of everything from its transcendent perspective is configured, therefore, not only as a theoretical presupposition of all materialism but also as an objective to be imposed on those aspects of reality still spiritually and ideally linked to transcendence. This is very simply because the spiritual world, […], represents an objective obstacle to the achievement of absolute power and the definitive establishment of the materialist order”13.
In a materialist conception for which nothing exists beyond the world in its material, contingent and deterministic aspects “every ethical or religious limit is nothing more than an impediment to the achievement of the maximum possible power, here and now, without limit, without norm. Subjective desire therefore becomes the only moral norm and limit” we read from Boni Castellane who highlights how the “logic of desperate nihilism does not provide for any compassion, any limit, any harmony other than the intrinsic criterion of strategic utilitarianism”14.
One of the many deceptions of modern times is that which identifies the Enlightenment Revolution and the Industrial Revolution as an improvement in people’s lives. Very short life, death from hunger, illiteracy, these are some of the clichés about the Middle Ages. All rigorously and detailedly dismantled in Was Reason Wrong? by Massimo Fini. Here it is not a question of idealizing a phantom golden age, but of realizing that that world, despite its harshness and harshness, was much closer to the human, to nature, to life, to death, unlike the modern world .
Modernity was born under the sign of the denial of the transcendent, of the denial of the intrinsic value of life. With the awareness that “The words of all men who speak of life must sound vain to those who are not in the same order of thoughts”15 as Ralph Waldo Emerson wrote.
Continuing reading Boni Castellane: “Only a life devoid of intrinsic meaning could accept the unsustainability of modernity”, “Having created the unlivable life as a prerequisite for the new modern existence, everything could be sold to those who no longer had anything beautiful in their own existence. You couldn’t sell the morning air to the farmer, you couldn’t sell the Sunday Mass to the farmer, you couldn’t sell the first ripe peach to the farmer, you couldn’t sell your child, […], to the worker yes he could sell anything”16.
It was precisely the existence and essence of the peasant world, bearer of another time linked to the cycles of nature, rites and the sacred that represented what had to be swept away both by the Industrial Revolution and by the ideologies it produced.
The child ideologies of the Enlightenment Revolution and the Industrial Revolution – capitalism and communism/Marxism – beyond an apparent superficial contrast are expressions of the same materialism, they originate from the same materialist root.
The “radical break with the cosmos” – to use Charbonneau’s words – of the worker and the citizen would become the characteristic of humanity.

In our West, farmers are increasingly rare, over the years they have been replaced by agro-industrials who have impoverished and poisoned the land with intensive monocultures and pesticides. Agriculture 4.0 with drones, sensors and digital applications is far from putting our hands in the land, from seasonal times and cycles. Nature and the peasant struggle, symbol of the fight against the artificial, have long since been replaced by artificial rhythms and poisons and GMOs from Bayer and Monsanto. From the smart city to the smart countryside with fields dotted with sensors and flown over by drones and crops managed remotely. Plants grown high up without soil and without natural light, meat grown in vitro, new genetic manipulation techniques: nourishing humans in this way underlies a precise idea of the human being that prepares us for the laboratories where this human will be selected and reproduced in the same way that the immense zootechnical laboratory prepared him for a zootechnical existence.
Distant is the memory of the Indian farmers who revolted against biotechnological multinationals such as Monsanto who wanted to impose monocultures, pesticides, GMO Terminator seeds and erase ancient local varieties and ancient knowledge, contaminating and poisoning natural ecosystems and local populations. What context will be able to understand the meaning of those and other struggles against biotechnology? The new eco-anxious pseudo-rebels will not be able to reconnect with those struggles, they are not their children, they are the artificial fruit of a fake ecologism of the technocratic elite and only sterile fruits can come from a cybernetic tree, incapable of taking the meaning of past ecological struggles and generate new struggles. They will only be able to follow the script written by others. They are the new generations that are confused and live in real time and are perpetually interconnected, the new generations of “hurry up” with a perennial state of emergency.
In today’s times, in a world where everything is overturned, even the meaning of ecology has been overturned. An ecology promoted by various companies, by states, by large corporations, by philanthropic foundations, by the new groups of eco-anxious people produced by Davos. Underlying a neo-Malthusianism that considers us as a cancer for this planet, there are too many of us, we should go and sterilize ourselves they tell us. This is functional to shift the level of the problem, no longer an entire energy-intensive, predatory and destructive techno-industrial economic system, but the individual with his habits who is blamed and who must align with the new green dictates.
This is how we intervene on the Earth, on the sky, on the seas, on living beings and on all the processes that regulate them: a continuous manipulation.

“Nature is inhabited by an underground, dormant fire that never comes out into the open and that no frost can cool. […] This subterranean fire has its altar in the breast of every man”17, wrote Henry David Thoreau. Today we are witnessing a war against nature, against what is born and what dies. Nature is limits, it is constraints and represents everything that progressive and transhumanist ideology wants to erase. Today we must despise everything that refers to life, birth, the body, blood, viscera, flesh, procreation, childhood, old age, illness, death. The only variations allowed are artificial ones. It is no coincidence that the term nature has been replaced with the aseptic term environment which refers to something that can be built by human beings. The ideology of modernity is based on an aversion and visceral hatred towards nature, today we find the heirs of this ideology in the world of biotechnological research and in the progressive left-wing transfeminist academic world which considers nature as a cage from which to free oneself . A liberation and emancipation from the living itself – spontaneous, autonomous and unpredictable – and from the constraints of nature for a submission to the technological constraints of the machine-world.
What is at stake around nature is the sense of human finitude, the difference between human beings and living beings and functioning machines. For our part, not only do we bring a different conception of living things, but a radically different feeling, like the one that refers us to John Muir who during a windstorm in a forest wrote: “After having observed the Sierra waterways from springs to the plains, contemplating them blossoming into white waterfalls, sliding into crystalline slopes, gushing out in a gray fan of foam among the ravines full of boulders and finally crossing the woods in extensive and peaceful bends – when we have thoroughly learned their language and their shapes, then we could distinctly hear their song rising in unison in a majestic hymn that envelops the mountains like lace”18. For our part, we will always be against Promethean omnipotence and the desire for absolute manipulation of the world.
Christopher Lasch is clear about the French Revolution, highlighting how this “demonstrated that the attempt to reshape society on the basis of abstract principles of justice, eradicating now stabilized ways of life and overthrowing ancient conceptions, led more to the reign of terror than to that of brotherhood and universal love”19. The Enlightenment condemned so-called prejudice as the enemy of reason, but in doing so it sought to eradicate a source of moral control, a hidden wisdom that guided the conduct of men and women, an underground common sense that bound the Community, an antibody to everything that the Industrial Revolution and following the advance of the techno-scientific system would have produced.
After all, if we think about it, what was the Enlightenment, that blind faith in progress, in overcoming at all costs everything that was considered as past, as obsolete – and what is transhumanism today – if not a revolt against nature, life, death, a mechanization of the world which with the advance of techniques became manipulation and artificialisation, a will to direct and redesign the eternal cycle of events, including human beings, a will to absolute power which we can see taking shape in the development of genetic, climatic and reproductive engineering hand in hand with social engineering.
But as Massimo Fini intuited: “This rationality, so indisputable, so comforting, contains within itself a deadly trap. Because it inevitably and progressively touches nature, modifies it, manipulates it, violates it, concentrates in very short times and spaces what biology has regulated with slow and broad cadences. […] but technology not only breaks the balance of nature understood as something external to us, it also attacks man as an element that is part of this nature”20. Words that are well connected to the thoughts of Bernard Charbonneau: “The crisis of the traditional order favored technical progress, and technical progress ended up destroying it. This evolution became irreversible starting from the middle of the Middle Ages. […] Once dispersed techniques are starting to converge. […] After having covered the entire visible surface, the technique prepares to flow invisibly back to the depths of man”21.
Without the reduction of the living and the human to a mere material substrate, the attack of materialist ideologies, techno-science and transhumanism would not have been possible. Only an uprooted existence – consumed and consumable – devoid of meaning can accept the unliveability and inevitability of the machine world.

July 2024, Bergamo, published in the newspaper L’Urlo della Terra, n. 12, July 2024, https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/dalla-negazione-del-trascendente-allumanita-cibernetica-e-transumana-silvia-guerini/

1AA.VV. Smagliature digitali. Corpi, generi, tecnologie, Agenzia X, 2018.

2Silvia Guerini, Verso la riproduzione artificiale per tutti. Nuove linee guida per l’accesso alle tecniche di fecondazione assistita in Italia, Giugno 2024, https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/verso-la-riproduzione-artificiale-per-tutti-nuove-linee-guida-per-laccesso-alle-tecniche-di-fecondazione-assistita-in-italia/

3AA.VV, Pinguini, conchiglie e staminali. Verso futuri transpecie, Derive e Approdi, 2022.

4AA. VV. (a cura di ) Silvia Guerini e Costantino Ragusa, I figli della macchina, biotecnologie, riproduzione artificiale, eugenetica, Asterios editore, 2024.

5 Bernard Charbonneau, Il sistema e il caos, Arianna editrice, 2000.

6 Silvia Guerini, Dal corpo neutro al cyborg postumano. Riflessioni critiche all’ideologia gender, Asterios editore, 2022.

7 Ernst Jünger, Trattato del ribelle, Adelphi, 1990.

8 Ernst Jünger, Cacce sottili, Guanda, 2022.

9Henry David Thoreau, Storia naturale del Massachusetts, The Portable Thoreau.

10Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, Edizioni di comunità, 1967.

11Ernst Jünger, op, cit.

12Simone Weil, La prima radice, SE, 2013.

13Boni Castellane, In terra ostile, Signs Books, 2023.

14Boni Castellane, op. cit.

15Ralph Waldo Emerson, L’anima suprema, l’amore, l’amicizia, la politica, Ortica editrice, 2012.

16Boni Castellane, op.cit.

17Henry David Thoreau, Il mattino interiore, Ortica editrice, 2018.

18 John Muir, Una tempesta di vento nella foresta, La vita felice, 2019.

19 Christopher Lasch, Il paradiso in terra. Il progresso e la sua critica, Neri Pozza, 2016.

20 Massimo Fini, La Ragione aveva Torto?, Camunia, 1985.

21 Bernard Charbonneau, op.cit.

Transumanesimo: L’ideologia del tecno-mondo – S. Guerini e C. Ragusa

Transumanesimo: l’ideologia del tecno-mondo,
Silvia Guerini e Costantino Ragusa, in ACrO-Pólis

Leggi qui:

Il testo è un capitolo del libro:
L’ideologia del tecno-mondo. Resistere alla megamacchina,
Silvia Guerini e Costantino Ragusa, acro-pólis, 2024
https://www.resistenzealnanomondo.org/documenti/lideologia-del-tecno-mondo-resistere-alla-megamacchina-2/