Smascherare fisici, svuotare i laboratori

Niente, niente di più oggi distingue la Scienza da una minaccia di morte permanente e generalizzata: il litigio è chiuso, per sapere se dovrebbe garantire la felicità o la sfortuna degli uomini, tanto è ovvio che è cessato essere un mezzo per diventare un fine. La fisica moderna ha comunque promesso, ha sostenuto e promette ancora risultati tangibili, sotto forma di cumuli di cadaveri. Fino ad allora, in presenza di conflitti tra le nazioni, o persino del possibile annientamento di una civiltà, reagiamo secondo i nostri soliti criteri morali e politici. Ma qui è la specie umana destinata alla completa distruzione, sia per l’uso cinico delle bombe nucleari, anche se sono “pulite” (!), sia per le devastazioni dovute ai rifiuti che, nel frattempo, inquinano le condizioni atmosferiche e biologiche delle specie in modo imprevedibile, dal momento che il crescendo delirante delle esplosioni “sperimentali” continuano con il pretesto di “scopi pacifici”. Il pensiero rivoluzionario vede le condizioni elementari della sua attività ridotte a un margine tale che deve ritornare alle sue fonti di rivolta e, sotto un mondo che non conosce più ma che nutre il proprio cancro, trovare le sconosciute possibilità di furore.

Non è quindi a un atteggiamento umanista che ci appelleremo. Se la religione è stata a lungo l’oppio del popolo, la scienza è in una buona posizione per prendere il controllo. Le proteste contro la corsa agli armamenti, che alcuni fisici intendono firmare oggi, ci illuminano al massimo sul loro complesso di colpa, che è in ogni caso uno dei vizi più infami dell’uomo. Il petto che viene colpito troppo tardi, la garanzia data al tetro belato del branco dalla stessa mano che arma il macellaio, conosciamo questo antifone. Il cristianesimo e i suoi specchi ingranditori delle dittature della polizia ci hanno abituato.

I nomi ornati con titoli ufficiali, in fondo agli avvertimenti rivolti a corpi incapaci di eguagliare l’entità del cataclisma, non sono ai nostri occhi un privilegio morale per questi signori, che allo stesso tempo continuano a rivendicare crediti, scuole e carne fresca. Da Gesù in croce al lavoratore del laboratorio “ansioso” ma incapace di rinunciare a fabbricare la morte, l’ipocrisia e il masochismo sono uguali. L’indipendenza della gioventù, così come l’onore e l’esistenza stessa dello spirito sono minacciati da una negazione della coscienza ancora più mostruosa di questa paura dell’anno Mil che ha fatto precipitare generazioni verso i chiostri e i cantieri alle cattedrali.

Sulla la teologia della bomba! Organizza la propaganda contro i cantanti del “pensiero” scientifico! Nel frattempo, boicottiamo le conferenze dedicate all’esaltazione dell’atomo, fischiamo i film che indugiano o indottrinano l’opinione, scriviamo a giornali e organizzazioni pubbliche per protestare contro gli innumerevoli articoli, relazioni e programmi radiofonici, dove si diffonde spudoratamente questo nuovo e colossale inganno.

Parigi, 18 febbraio 1958
Comitato per il controllo antinucleare

Prime firme: Anne e Jean-Louis Bedouin, Robert Benayoun, Vincent Bounoure, Andre Breton, J.-B. Brunius, Adrien Dax, Aube e Yves Elleouet, Elie-Charles Flamand, Goldfayn Georges, Radovan Ivsic, Krizek, Jean-Jacques Lebel, Clarisse e Gerard Legrand, Lancillotto Lengyel, Jean-Bernard Lombard, Joyce Mansour, Sophie Markowitz, Jehan Mayoux, ELT Mesens, Jean Palou, Benjamin Peret, Jose Pierre, Jean Schuster, Jean-Claude Silbermann, Toyen.

Chiunque rifiuta di farsi imporre da squartatori diplomati sarà desideroso di unirsi alla loro protesta contro la nostra. Scrivi a CLAN (Comitato per il controllo antinucleare), 25 avenue Paul-Adam, Parigi (17).

***

PS. Jean-Jacques Lebel, uno dei firmatari di questo appello, interrogato sulle circostanze della sua stesura, racconta: “(Questo manifesto) è stato scritto e distribuito alla Sorbona (con una lotta per la chiave), in occasione di una conferenza di Robert Oppenheimer, che sosteneva di essere anti-militarista e che alcuni avevano persino accusato di essere un “agente di Mosca”, ma che aveva svolto il ruolo che conosciamo nello sviluppo della bomba A di Los Alamos. I radicali anti-nucleare, nel 1958, contavano certamente sulle dita della mano ed era un’azione di ultra-minoranza. Se la parola “onore” ha un significato – che non sono sicuro – è stato l’onore dei surrealisti di essersi opposti in modo assoluto e praticamente da soli, non solo alle armi nucleari, ma a tutta l’industria nucleare.”

***

P.PS. La caratteristica di un classico è quella di raggiungere una rilevanza oltre i luoghi, il momento e le circostanze che ne determinano la scrittura. L’appello di André Breton e del Comitato per il controllo antinucleare è uno di questi classici, che, non avendo mai smesso di guadagnare rilevanza, appare 60 anni dopo la sua pubblicazione su una serie di siti antiindustriali e finisce a diventare udibile in lontananza fino alle orecchie del “branco” fino al “triste belare”.

Noi, Pièces et main d’œuvre, l’abbiamo distribuito a Grenoble, nell’agosto 2018, durante un dibattito presso la “Solidarity and Rebel Summer University”, dove ci siamo confrontati con il biologo Jacques Testart, uno dei coproduttori di Amandine, nel 1982, che è al “procreativo” ciò che sono stati i fisici allertati per l’industria nucleare. Belle anime con le mani sporche.

Il nostro volantino si è concluso così:

“Sessanta anni dopo, esercitazioni pratiche:
smascherare i genetisti, svuotare i laboratori
(piante, animali, chimere genetiche umane).

Smascherare i biologi, svuotare i laboratori
(biologia sintetica, riproduzione artificiale di animali e umani).

Smascherare i cibernetici, svuotare i laboratori
(intelligenza artificiale, macchine autonome, e-life).

Anche tu, smascherando gli scienziati, svuota i laboratori.
Abbasso i vigili del fuoco piromane. Non contiamo su coloro che creano i problemi per risolverli. “

Per vedere dove finiscono le “fini pacifiche” atomiche, vai a Bure, al centro di discarica di scorie nucleari e pensa a questi “radicali anti-nucleari”, che nel 1958 “erano contati sulle dita di “una mano” e il cui “onore” era la sola opposizione “all’intera industria nucleare”.

I 1.500 manifestanti che marciarono tredici anni dopo, contro l’apertura dello stabilimento di Fessenheim il 12 aprile 1971, si sentivano già un pò meno soli.

Gli strateghi accademici spesso ci rimproverano per la nostra opposizione “ultra-minoranza”, solitaria, “scollata” “insostenibile” (sic), in breve, prematura. È del tutto vero, ad esempio, che i firmatari dell’appello contro tutta la riproduzione artificiale dell’essere umano (1) non sono più numerosi di quelli della chiamata a smascherare i fisici e svuotare i laboratori. Almeno condividono con loro l’incerta consolazione dell ‘”onore salvifico”, mentre aspettano – chi lo sa? – vedere folle manifestare un giorno contro i laboratori eugenetici di riproduzione artificiale.

Pièces et main d’œuvre
Grenoble, 4 novembre 2019

(1) In La Décroissance , ottobre 2019 e qui

Traduzione da principiante, originale in francese qui: http://www.piecesetmaindoeuvre.com/spip.php?page=resume&id_article=1205

Testo in pdf:

Ai cuori ardenti

Ai cuori ardenti

L’anarchico non guarda al successo, alla vittoria, alla competizione. Lotta, perché è giusto. E in qualsiasi lotta la perdita fa parte della vita.
Non cambia idea perché perde e tanto meno rinuncia alla lotta successiva.
ll Sistema si autoalimenta per il popolo che non lotta, non perché è invincibile.
Il lavoro dell’anarchico è instillare nel popolo la rivolta, non a segmenti ma continua.
Come un’onda che si ritira e poi torna. Mi chiedete se vinceremo?
Mi fate la domanda sbagliata. Chiedetemi se lotteremo e vi risponderò di sì.
Luigi Galleani

Oggi abbiamo deciso di dire la nostra sull’operazione “Renata”. In altri scritti è stata analizzata l’inchiesta, sia negli aspetti repressivi generali dello Stato, sia riguardo gli strumenti tecnologici, inquisitoriali e giuridici usati per colpire chi ancora osi battersi per qualcosa di diverso e so! ancora sulle ali della libertà.

Abbiamo deciso di non rivolgerci alla Corte che ci giudicherà né alla solerzia dei nostri repressori. Non è l’aula di un tribunale il luogo in cui oggi scegliamo di parlare.

Vogliamo parlare in quei luoghi in cui si lotta, dove c’è ancora spirito critico, dovunque ci siano donne e uomini coscienti che tante cose vanno cambiate ora, che questo stato di cose va rivoluzionato.

Quindi parleremo dei fatti di cui siamo imputati o che sono inseriti nell’inchiesta.

Queste azioni – notturne o diurne, individuali o collettive – si inseriscono in un conflitto che va ben al di là dei fatti specifici o del territorio in cui sono collocate. Esse sono frutto di uno scontro più ampio, quello tra gli sfruttati, gli sfruttatori e chi li difende.

Di queste azioni condividiamo lo spirito, l’etica, il metodo, gli obiettivi, indipendentemente da chi le abbia compiute. Esse parlano da sole, sono comprensibile ai più, indicano una strada – quella della liberazione. Puntano il dito contro chi vive di sfruttamento e guerra, di odio e violenza, auspicano qualcosa di più, qualcosa che metta fine alle peggiori atrocità e barbarie, ma soprattutto mirano a distruggere il muro della rassegnazione, in tempi così poveri di solidarietà umana, di ribellione, di pensiero critico.

Chi in questi anni ha detto e tutt’ora dice che simili azioni non servono a nulla, che il gioco non vale la candela, che nulla cambierà, che l’essere umano ha perso in modo definitivo il senno riducendo la vita a una costante guerra fratricida, ha smesso di sognare, ha smesso di interrogarsi sui responsabili delle ingiustizie e sulle cause che hanno portato la società ad un livello morale, ambientale e materiale a dir poco inquietante. Tra le svariate cose raccontate nei faldoni, emerge che in questi anni siamo scesi molte volte in strada con caschi e bastoni contro partiti e movimenti come Lega, Casapound e Sentinelle in piedi. Abbiamo criticato in decine di volantini, manifesti e iniziative di vario tipo le loro responsabilità storiche e le loro politiche reazionarie: gruppi politici e religiosi che promuovono l’odio fra gli sfruttati, che difendono la classe padronale, che alimentano una società basata sul privilegio, sul razzismo, sul patriarcato e molto altro.

In questi tempi aridi di lotte e di scontro sociale, ci si scandalizza per le pratiche di autodifesa in strada, dimenticando, assieme al passato in cui ciò era patrimonio comune, il buon senso minimo di distinguere la violenza reazionaria da quella proletaria. Non solo ci si dimentica di quello che polizia, carabinieri, Chiesa e fascisti hanno fatto in questo Paese, ma delle violenze dell’altro ieri: di Genova 2001, di Firenze, di Macerata e tante altre ancora. Visto che il loro ruolo e il loro compito sono sempre gli stessi, abbiamo sempre ritenuto importante che la loro azione non trovasse né il silenzio né la tranquillità nel territorio in cui viviamo. E a proposito della rivolta di Genova 2001, e della vendetta di Stato che continua ad abbattersi sui compagni per quelle giornate, è sconcertante leggere con quale chiarezza un’intelligenza collettiva riuscì all’epoca a prefigurare una serie di scenari: devastazione globalizzata, neoliberismo sfrenato, riscaldamento climatico, politiche anti-immigrati che producono nuovi schiavi… un ordine sociale giunto ormai all’implosione.

Un altro silenzio che non accettiamo è quello che circonda le morti nelle carceri e nelle caserme. Da quando è stato aperto il carcere di Spini a Trento, molti detenuti si sono suicidati, altri ci hanno provato, altri an- cora sono morti per le negligenze mediche o per lo zelo repressivo dei magistrati di sorveglianza. Abbiamo conosciuto il dolore e la rabbia dei famigliari, degli amici, di chi ha perso il proprio figlio nelle mani dello Stato, ma abbiamo purtroppo conosciuto anche l’indifferenza e il silenzio dei più, malgrado simili tragedie siano più vicine di quanto si creda.

Uomini e donne che ricoprono coscientemente il ruolo di aguzzini decidono di contribuire a difendere una società fondata sulla paura, sul ricatto, sulla vendetta, sulla violenza e sul pregiudizio. E noi saremo sempre pronti a denunciarne le responsabilità, a ostacolarne il lavoro, a spingere altri a prendere posizione contro questi assassini in divisa, con il doppiopetto da burocrati o in camice bianco.

Chi ha cercato di incendiare le auto della polizia locale ha dato un segnale in tal senso. I poliziotti locali non sono solo quelli che indicano le strade alla bisogna, ma anche quelli che partecipano agli sfratti delle persone che non riescono a pagare l’obolo al padrone di casa, quelli che sparano alle spalle di un ragazzino, come è successo a Trento qualche anno fa, quelli che picchiano delle persone di colore, come è successo a Firenze, che applicano i Daspo, che partecipano alle retate contro chi è senza documenti e compiono tante altre nefandezze.

Le espulsioni, i campi di concentramento – si chiamino CPR o Hotspot –, i morti in mezzo al mare, in montagna o lungo i binari di una ferrovia sono lo scenario quotidiano di questo mondo a cui vorrebbero farci abituare. Per questo sono stati bloccati i treni ad Alta Velocità in solidarietà con chi è congelato su un sentiero di montagna o chi è stato risucchiato da un treno merci a qualche chilometro da casa nostra. Sempre per questo, il 7 maggio 2016, al Brennero ci siamo scontrati con la polizia e abbiamo bloccato ferrovia e autostrada. «Se non passano gli esseri umani, non passano nemmeno le merci»: questo era lo spirito di quella difficile giornata.

Di fronte al ghigno feroce del razzismo di Stato, dovremmo scandalizzarci perché qualcuno, nell’ottobre del 2018, ha attaccato la sede della Lega di Ala?

Nel novembre 2016, a Trento e a Rovereto, furono incendiate diverse auto di Poste Italiane. Nelle scritte lasciate sui luoghi delle azioni e riportate dai giornali, si faceva riferimento alle responsabilità di P.I che, tramite la propria controllata Mistral Air, si arricchiva deportando nei Paesi di origine donne e uomini privi dei documenti in regola per vivere in Italia. Senza contare che P.I. investe una parte dei propri introiti nei fruttuosi affari dell’industria degli armamenti. Ci chiediamo quale differenza ci sia tra i fatti accaduti negli anni Trenta e Quaranta e quelli di oggi? Perché si ricordano le vittime di allora con gli ipocriti mea culpa e nulla sembra scuotere oggi i cuori dei più?

Non passa giorno senza che su giornali, siti, televisioni si legga o si veda questa o quella guerra. Guerre per procura, guerre per interessi geopolitici, guerre per il territorio, di territorio, per il potere. Guerre che provocano i grandi spostamenti di uomini e donne. A promuovere queste guerre non sono solo gruppi industriali come la FIAT (con l’Iveco) o gli AD di Leonardo Finmeccanica e Fincantieri. Al loro servizio c’è una schiera di tecnici e scienziati, un esercito in camice bianco, con i guanti e le mani sterilizzate, che lavora nei laboratori delle nostre città, nelle università a due passi da noi. In nome della scienza e del progresso, si giustifica qualsiasi “scoperta”, senza che da quei luoghi si sollevi un qualche interrogativo di fondo: «A cosa porta tutto ciò?», «che scenari nuovi apre?», «a chi serve davvero?». Ecco allora che nel democratico e pacifico Trentino, l’Università collabora con l’esercito italiano, aiuta le istituzioni israeliane a meglio pianificare l’oppressione del popolo palestinese, fa entrare nei propri Consigli e nelle proprie aule le principali aziende di armi. Di fronte a questa palese connivenza, ci si sorprende che ignoti abbiano incendiato, nell’aprile del 2017, il laboratorio Cryptolab all’interno della Facoltà di Matematica e Fisica di Povo? Quando sugli stessi siti universitari si illustra la collaborazione con l’esercito?

E che dire dell’incendio di mezzi militari, la notte del 27 maggio 2018, all’interno dell’area addestrativa del poligono di Roverè della Luna? Oltre a ruspe e camion, sono stati dati alle fiamme tre carri armati Leopard. Di produzione tedesca, sono gli stessi carri che Erdogan ha utilizzato e utilizza per schiacciare la resistenza curda. Come dicevano dei manifesti antimilitaristi apparsi in Germania anni fa: «Un mezzo militare che brucia qui = qualcuno che non muore in qualche guerra». Un concetto di una semplicità… disarmante.

Sempre a proposito di antimilitarismo e di internazionalismo, nelle carte dell’inchiesta si parla di sabotaggi ai bancomat dell’Unicredit, banca che, senza contare i suoi investimenti nell’industria bellica, è la principale finanziatrice del regime fascista di Erdogan, che proprio in questi giorni sta mostrando tutta la sua ferocia in Siria e contro il dissenso interno. E poi si menzionano i sabotaggi ferroviari in occasione dell’Adunata degli Alpini. Per chi non ha eroi da onorare, ma carneficine da maledire, quei gesti di ostilità contro la sfilata del nazionalismo e del maschilismo gallonato hanno riattivato un minimo di memoria storica: le diserzioni, gli ammutinamenti, le sommosse per il pane, gli scioperi nelle fabbriche, gli spari contro gli ufficiali particolarmente odiati dalla truppa, le rivolte al grido di “guerra alla guerra!”, il posizionamento intransigente “contro la guerra, contro la pace, per la rivoluzione sociale”, oggi sempre più attuale.

Noi sosteniamo i portuali di Genova, di Le Havre e Marsiglia che si sono opposti al carico-scarico di materiale bellico destinato all’esercito saudita che da anni massacra la popolazione yemenita con bombe fabbricate, fino all’altro giorno, in Italia. Ma non ci accontentiamo. Vorremmo che gli operai disertassero le fabbriche di armi, quelle navali e chimiche; che gli scienziati uscissero dai loro laboratori. Vorremmo le università in sciopero, a partire da quelle di Giurisprudenza, dove si giustificano le cosiddette “missione di pace” (Peace-keeping, lo chiamano), vorremmo che i ferrovieri bloccassero i treni come all’epoca della prima guerra del Golfo.

Tramite le guerre gli industriali si arricchiscono sfruttando la mano d’opera operaia e comprandone la coscienza per un tozzo di pane. E ancora a meno se la comprano le agenzie interinali, sfruttando vecchie e nuove leggi sul lavoro e mandando la gente a lavorare a progetti devastanti come il TAP in Puglia. Per questo non ci stupisce che qualcuno, a Rovereto, abbia danneggiato un’agenzia Randstadt, ricordando che la guerra di classe non è finita.

Un’altra azione di cui siamo accusati è l’incendio dei ripetitori sul monte Finonchio, sopra Rovereto, nel giugno 2017. Da sempre denunciamo, e non siamo certo i soli, il danno ambientale provocato dalle decine di migliaia di queste torri sparse in tutti i territori, le cui onde causano tumori e disturbi vari agli umani e agli animali (e molto peggio sarà con il 5G). Oltre a ciò, simili tecnologie hanno diminuito le capacità di

concentrazione e di apprendimento, condizionato l’acquisto di merci, creato bisogni indotti, rimbambito i cervelli. Senza contare l’aspetto più importante: il controllo sociale. Ormai le inchieste poliziesche sono basate quasi esclusivamente su intercettazioni video e audio da montare e smontare a piacimento. La re- pressione e il controllo si potenziano con ogni scoperta tecnologica, la quale assicura a sua volta affari alle aziende che collaborano con gli Stati. Questa tendenza non è politica, bensì strutturale, dal momento che l’apparato accresce se stesso e, con il pretesto della sicurezza, giustifica qualsiasi cosa.

Ci viene contestato il fatto di “programmare la rivoluzione” tramite le riviste, gli appelli, gli scritti. Ebbene sì. Non ci abbattiamo di fronte alle avversità di questa epoca. Ogni sussulto di ribellione, ogni sommossa che tenda alla libertà, ogni moto rivoluzionario che riecheggia più o meno vicino a noi è motivo di energie rinnovatrici per la propaganda e per l’azione, al fine di sollecitare la società attorno a noi a un cambiamento radicale. Per questo negli anni abbiamo occupato vari edifici: non solo per avere degli spazi in cui organizzarci e creare dibattito, ma anche per provare a mettere in pratica la vita che vorremmo, con i nostri pregi e difetti. Forse siamo sognatori, romantici, illusi, ma siamo anche determinati, solidali, internazionalisti, concreti.

Se ci sarà da alzare la voce davanti alle porte di un supermercato o ai cancelli di una fabbrica o di un cantiere contro le nefandezze dei padroni e dello Stato, noi ci saremo; se ci sarà da bloccare progetti come il TAV, salendo su una trivella o danneggiandola, ci saremo; saremo là dove si alzerà la voce della rivolta.

Si contesta ad alcuni di noi, infine, di aver fabbricato dei documenti falsi. La falsificazione di documenti è uno strumento di cui tutti i movimenti di lotta, anarchici e non solo, si sono dotati per eludere la repressione statale, e a cui sono ricorsi e ricorrono gli sfruttati e i poveri per viaggiare in cerca di un posto migliore dove vivere. Soprattutto in un mondo in cui, se non hai in tasca il pezzo di carta giusto, muori in mare o in un lager libico, oppure finisci in uno dei tanti campi di concentramento sparsi per la civile e democratica Europa.

Gli inquirenti sostengono che un gruppo di affinità è difficile “da infiltrare e da demoralizzare”. Che chi mira al potere non riesca a capire chi mira alla libertà ci sembra un’ottima cosa.

Non saranno condanne e carcere a farci innalzar bandiera bianca. Continueremo a volere quel cambiamento radicale intravisto durante la Comune di Parigi del 1871, che tanto fece tremare lo Stato e i padroni. Sappiamo che questo cambiamento radicale non avverrà dal nulla, per qualche determinismo della storia. Sarà il frutto della volontà, spinta verso gli scopi più alti della convivenza umana, verso l’anarchia, «un modo di vita individuale e sociale da realizzare per il maggior bene di tutti» (Malatesta).

Concetto tanto semplice quanto lontano dalla situazione in cui ci troviamo.

Ogni azione che oggi va ad indicare i diretti responsabili dello sfruttamento umano e ambientale è utile perché fa capire che l’oppressione è più vicina di quanto crediamo.

Ma starà alla volontà di ciascuno di noi abbattere le paure a cui ci vorrebbero sottoposti e svegliarci dalle comodità materiali con cui uccidono lo spirito, i pensieri, le idee.

Noi non costringiamo nessuno a fare quello che non vuole, ma non permetteremo neanche che a nome nostro o con la nostra collaborazione si continui a distruggere e ammazzare. Non resteremo inermi e impassibili. Non ci faremo né zittire né trascinare nel fango della barbarie.

In questi anni e mesi abbiamo visto decine di compagne e compagni finire in galera, alcuni condannati a lunghe pene. Invitiamo a unire le forze e dare le risposte necessarie a questi attacchi contro il nostro movimento. Agendo si faranno inevitabilmente degli errori. Si tratta di temprare corpi e menti per una rinnovata fiducia nelle idee e nelle pratiche di libertà.

Vogliono che cadiamo nella rassegnazione e nello smarrimento. Hanno già fallito.

Visto che agli inquisitori piace tanto giocare con le parole (degli altri) non meno che con i fatti, “Renata” pare l’ennesimo inciampo lessicale, perché ogni cuore ardente è pronto a “rinascere” per ogni torto subìto.

Trento, 18 ottobre 2019

Stecco, Agnese, Rupert, Sasha, Poza, Nico e Giulio

Summit della Sigularity University

Summit della Sigularity University
Il transumanesimo è già qui

Il movimento transumanista sorge negli stati Uniti, nella Silicon Valley, alla fine degli anni 80, tra i fondatori dell’associazione transumanista mondiale, oggi nota con il nome di Humanity+ e tra i fondatori, finanziatori, dirigenti transumanisti di numerose fondazioni, istituti, start-up, progetti di ricerca e aziende di importanza internazionale abbiamo Natscha e Max More, Nick Bostrom, David Pearce, Peter Diamantis, David Orban, Ray Kurzweill, che ha preso il termine Singolarità dalla fisica, per citare i nomi più conosciuti.
Non è semplice dare un breve panorama delle origini di questa ideologia, queste ci portano al lontano 1883 quando appare per la prima volta il termine eugenetico da Galton, al discorso di Huxley sul suo credo transumanista di trascendenza dell’umano, al paradigma cibernetco, originatosi durante la guerra in campo militare, che riduce il soggetto a una somma di informazioni, a un programma che si può decifrare e quindi modificare come una macchina, per arrivare allo sviluppo della biologia molecolare, alle bio e nanotecnologie, alla ridefinizione dell’umano in termini antropotecnici.
Il transumanesimo mira a potenziare l’umano attraverso la tecnologia e a liberarlo dai vincoli della biologia fino a un’ibridazione con le macchine, per arrivare a una trasformazione nano-bio-tecnologica dell’essere umano: il cyorg, il post-humano. Considerando l’umano quindi come infinitamente modificabile, ingegnerizzabile e per sua stessa ontologia ibridativo che si co-costruisce con la tecnologia, distruggendo così i confini tra natura e tecnica, tra vivente e macchina.
La cosa importante da sottolinerare è che il transumanesimo non è una tendenza di alcuni eccentrici ricercatori marginali, di filosofi che confondono la realtà con i propri sogni, non è un mero delirio prometeico, per ricordare il dislivello prometeico di Gunther Anders, così come non è un effetto collaterale, ma è l’approdo dello sviluppo tecnologico, è l’ideologia della convergenza tra biotecnologie, nanotecnologie, informatica, neuroscenze.
L’ideologia transumanista si incarna nei centri di ricerca, nei colossi come Google, IBM, Microsoft, nelle multinazionali agro-alimentari, farmaceutiche e biotecnologiche.
La Singularity University non è una semplice università, è una delle maggiori espressioni del transumanesimo, ne escono i più importanti dirigenti e ricercatori mondiali, alcuni di loro confluiscono poi al MIT (Massachusetts Institute of Technology), una delle più importanti università di ricerca al mondo; nella DARPA, una agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per lo sviluppo di nuove tecnologie per uso militare; in Google; in Microsoft, solo per citarne alcune… Tra i maggiori finanziatori della Singularity University vi sono compagnie come Google conosciuta per l’informatica ma meno per i suoi investimenti anche nella ricerca genetica.
In Italia ci sono due sedi dell’Università della Singolartà: una a Milano e l’altra a Roma. Questa università fa da consulenza per settori come quello della difesa, della sicurezza, della biomedicina, per tutti settori di punta a livello di sviluppo e di ricerca. Il transumanesimo influenza così profondamente i vari governi nello sviluppo delle scienze convergenti, non è un caso ad esempio che un partner di alcuni Summit sia la Vodafone, in prima fila con la sua propaganda per la rete 5G che permetterà il passaggio definitivo all’internet delle cose e al così detto “pianeta intelligente” di IBM. Il Summit rappresenta questa convergenza di settori e di ricerche di alto livello ed è la vetrina della loro propaganda.
I Summit vengono organizzati in più parti del mondo, l’8 e 9 ottobre e Milano e l’11 e 12 novembre ad Atene.Lo slogan del prossimo a Milano è: “Progetta il futuro. Costruisci il futuro. Sii il futuro.” Un futuro che sta già diventando il presente.
La loro propaganda si basa sulla retorica di poter far fronte ai disastri climatici, siccità, carenze alimentari, estinzione delle specie, all’aumento di sterilità, di poter sconfiggere le malattie con un accelerazione tecno-scientifica che potrà cancellare le disuguaglianze sociali. Tutto questo sostituendo un mondo naturale, compromesso sempre di più, con un mondo artificiale, informatizzato, e bio-nanotecnologico. In questo mondo i corpi, gli elementi naturali, non costituiscono più un fondamento indisponibile ma divengono scomponibili, manipolabili e ingegnerizzabili.
Significativo è notare che dai loro stessi discorsi emerge che le tecno-scienze e la visione transumanista cambieranno profondamente e radicalmente il modo in cui le persone percepiranno il mondo attorno a loro e la loro vita. La loro strategia mira a far si che le persone abbiano sempre più familiarità con concetti come terapia genica, intelligenza artificiale, editing genetico, così sarà più semplice creare un’accettazione sociale per tutti questi sviluppi.
In alcune circostanze, come ad una conferenza di Roberto Cingolani, dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, dove presentava il suo robot umanoide, c’è la tendenza a sottolineare che le loro ricerche non hanno applicazioni militari e a distanziarsi dai transumanisti più estremi come Kurzweill, in realtà è mera propaganda, ben sappiamo che portano avanti la stessa idea e distruzione di mondo e sappiamo bene che dai laboratori per la salute pubblica possono uscire innovative nanoarmi o sofisticati sistemi di controllo.
Purtroppo, a parte poche eccezioni, non è presente una critica al transumanesimo, questo perché non viene compreso, viene considerato come un mito, come un qualcosa di astratto o di futuristico.
Noi proprio per evitare questi fraintendimenti, non ci incentriamo su quello che ancora non c’è, come quando avevamo molti anni fa iniziato a parlare di nanotecnologie, non parlavamo del rischio della catastrofe del “Gray goo”, cioè della replicazione incontrollata di nanorobot, così per il transumanesimo non ci incentriamo sui progetti di crioconservazione del cervello o sulla trasposizione del cervello in un computer, ma di quello che è già presente.
Le logiche del transumanesimo – superamento dei limiti, miglioramento e potenziamento dell’uomo, riprogettazione e artificializzazione del vivente – non sono mere speculazioni astratte, ma diventano ricerche, chimere transgeniche, droni militari, nuovi apparati della smart city, Procreazione Medicalmente Assistita e editing genetico…
Se pensiamo agli esoscheletri per i tetraplegici che possono essere usati anche per potenziare le prestazioni dei soldati, capiamo bene quanto è sottile il confine tra cura e potenziamento dell’umano. Forse nessuno si amputerà gambe sane per mettersi delle protesi che aumenteranno le prestazioni, a parte forse qualche eccentrico ricercatore, ma le idee dell’implementazione, del potenziamento continuo, della modifica del corpo, da tempo si fanno strada nell’immaginario e nei desideri delle persone. Prima della sostituzione di parti del nostro corpo, il telefono cellulare è già un’inseparabile protesi, dalla tasca al polso con l’auricolare senza fili perennemente connesso, ecco, il passaggio al chip sottopelle non è così lontano.
La salute “perfetta”, il bambino “perfetto”, un continuo adattamento a un mondo tecnico, dalla diagnosi pre-impianto alla medicina rigenerativa, questo non rappresenta solo una medicalizzazione che si estende a ogni fase della vita, ma rappresenta il potere illimitato delle tecno-scienze per un continuo superamento di limiti in cui è proprio il corpo umano a costituire un limite per la piena perfettibilità.
La procreazione medicalmente assistita rappresenta il cavallo di Troia del transumanesimo perché aperta la strada alla possibilità della riproduzione artificiale, per tutti e tutte, la logica conseguenza è quella del continuo miglioramento del prodotto. La diagnosi pre-impianto con selezione genetica dell’embrione sottende logiche eugenetiche e l’uomo potenziato del transumanesimo.
Al momento ancora non abbiamo bambini modificati geneticamente, ma la soglia delle bambine editate in Cina è stata superata, ed è una soglia da cui nessuno può pensare di tornare indietro e nel mentre viene instillato il pensiero che è preferibile consegnare la procreazione in mano ai tecnici e alla tecnologia, che è bene fornire alla figlia che nascerà un’eredità genetica migliore di quella che potrebbero fornire i propri stessi gameti e che con la diagnosi pre-impianto si può essere i designer della propria figlia.
Il mondo transumanista è protagonista della rivoluzione CRISPR e non si vuole lasciare sfuggire le possibilità offerte da questa nuova tecnologia. Le manipolazioni genetiche sono in assoluto le tecnologie più promettenti afferma Roberto Manzocco, ricercatore transumanista.
Lo sviluppo delle tecno-scienze e il transumanesimo producono immaginari, desideri, bisogni, creano i paradigmi di pensiero attraverso cui guardiamo e interpretiamo il mondo e noi stesse/i determinando ciò che nella società verrà considerato come accettabile. Questa creazione di immaginario, questa visione del vivente implica quindi una trasformazione dello stesso vivente.
Difronte a queste trasformazioni epocali dovremmo comprenderne la portata e sentire la necessità e la priorità di lottare contro questo mondo macchina prima che davvero sia troppo tardi.
Un guru delle tecnoscienze ha lanciato un avvertimento ai suoi fedeli che si potrebbe estendere agli oppositori: “Non state da parte di fronte alla Singularity, avete la possibilità di dirigere il vostro sforzo nel punto di maggior impatto, l’inizio”.

Silvia Guerini, Resistenze al Nanomondo

In occasione del presidio contro il Sigularity University Summit dell’8 ottobre a Milano organizzato dal collettivo Resistenze al Nanomondo (www.resistenzealnanomondo.org) e dallo spazio di documentazione La Piralide di Bergamo (lapiralide.noblogs.org)

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Paradossi delle politiche d’identità

Paradossi delle politiche d’identità

“La politica dell’identità non è liberatoria, ma riformista. Non è altro che un terreno fertile per aspiranti politici dell’identità borghese. La loro visione a lungo termine è la piena integrazione dei gruppi tradizionalmente oppressi nel sistema sociale gerarchico e competitivo che è il capitalismo, piuttosto che la distruzione di quel sistema. Il risultato finale è Rainbow Capitalism – una forma più efficiente e sofisticata di controllo sociale in cui ognuno ha la possibilità di recitare una parte!” [1]

Le categorie di razza, genere, nazionalità, sessualità sono servite come giustificazioni per schiavizzare, reprimere, escludere, normalizzare, psichiatrizzare, incarcerare ed è comprensibile che coloro che hanno subito tali discriminazioni e violenze si siano uniti con il desiderio di sradicarle. Ma su cosa si fonda questa unità? Non sulla volontà di combattere il sistema, ma sull’identità categoriale che è servita a giustificare queste discriminazioni. Si sceglie di unirsi non come nemici di un sistema che si vorrebbe distruggere, ma come vittime di un sistema al quale si chiede riconoscimento e diritti andando a omologarsi ai suoi stessi valori.
“Il personale è politico” originariamente indicava la necessità di politicizzare la sfera della vita privata, con il passare del tempo e la fine di una diffusa politica militante, questo approccio si è incancrenito. L’individuo si è chiuso in sè stesso e ha soffocato il proprio agire in una dimensione personale credendo che il cambiamento sociale si possa raggiungere attraverso un cambiamento individuale. Di fatto è più facile avere uno sguardo che si chiude all’interno identificando il problema in sè stesse/i, invece che allargarlo al di fuori e identificando il problema nel sistema, con una conseguente azione verso l’esterno e contro di esso. L’agire è stato progressivamente sostituito da una protesta che fa della testimonianza individuale il proprio centro. Una caleidoscopica frammentazione dell’azione politica nei mille rivoli di un attivismo il cui campo di intervento non esce più da ciò che i singoli fanno nella propria quotidianità, affermando la propria identità. Il personale ha così fagocitato il politico.
Non bisognerebbe farsi abbagliare davanti a contesti apparentemente più radicali anarco-queer e dal nuovo colorato e alternativo attivismo transfemminista [2]. Le identità queer e trans diventano di per sè rivoluzionarie, in grado di scardinare le norme, ma siamo davvero sicure che non siano in realtà in sintonia con questo sistema?
Una pseudo sovversione che in realtà è un’omologazione ai valori del biomercato e del transumanesimo: tutto è in vendita, tutto è mercificabile e tutto è possibile perchè non esistono limiti; la parola acquisisce più significato della realtà materiale dei corpi e la riscrive stravolgendo significati e distruggendo dei punti fermi come il fatto che nasciamo da donna; nella teoria queer i corpi si dissolvono e si fluidificano ed essere donna non ha più niente a che vedere con la realtà dei corpi, basta nominarsi tale per esserlo. In tutto questo la modificazione genetica attira, le mutazioni genetiche causate dalla tossicità rimandano alla modificazione dei corpi e le nuove tecnologie, in particolare le “biotecnologie per la mutazione del corpo trans” [3] e le tecnologie di riproduzione artificiale sono viste positivamente come liberatorie. Biotecnologie che “proprio perché bio – sono il corpo stesso” [4] con una pericolosa sovrapposizione che rinforza il paradigma tecnoscientifico con le sue aspirazioni postumane. Le mutazioni genetiche rappresentano “ambiguità, variabilità, mutevolezza” [5]: in altre parole, una fonte di ispirazione. Gli effetti dei perturbatori endocrini come benzene, diossina, PCB… rientrerebbero in “un’ontologia malleabile della vita”: una “queerness tossica” [6]. Una neolingua per nascondere quel sotteso sempre presente di adorazione per le manipolazioni genetiche. Lo xeno-cyborg-queer-transfemminismo non ha bisogno della natura perchè nella sua premessa l’ha già sostituita con la biologia sintetica, i semi che si appresta a diffondere sono come quelli terminator della Monsanto [7].

L’infinita scansione di identità oppresse è del tutto interna all’ideologia liberale e politically correct. Questo sistema è inclusivo, c’è posto per tutte e tutti nel carro del libero mercato, tutte/i possono essere dei potenziali consumatori e sostenitori entusiasti delle nuove tecnologie. Nessuno ne vorrà rimanere indietro, tutte/i si affannano a salire, anche accademici e attivisti critici, tutte/i con un posto assicurato e con una bella vista sulla direzione intrapresa dalla corsa. Noi, dal canto nostro, siamo consapevoli che non basta sperare che il carro si fermi da solo, ma bisognerà adoperarsi per bloccarne la corsa.
Le varie eccentricità si rivelano soggettività pienamente coerenti con il sistema dominante e la politica delle identità si poggia su individui svuotati da ogni contenuto, da ogni valore, parola ormai superata e considerata come un abominio essenzialista, per essere poi riempiti da desideri e bisogni perfettamente in linea con il biomercato e il transumanesimo. L’arcobaleno è in realtà il monocromatismo assoluto del biomercato che finge di valorizzare le varie identità ma le neutralizza rendendole di fatto neutre e omologate per un nuovo modello antropologico che assume la forma di una mutazione antropologica: atomi individuali, ibridi infinitamente e illimitatamente manipolabili, una centrifugazione dell’individuo in una fluidità che lo rende fluido come le merci, una cancellazione della diversità tra uomo e donna per l’ideologia del medesimo: solo atomi di consumo, un neutrum oeconomicum di cui già trent’anni fa Ivan Illich ne preconizzava la venuta.
La postmodernizzazione delle coscienze e la frammentazione del soggetto portano alla creazione di schiavi ideali, a una massa arcobaleno pacifica del totalitarismo glamour del libero mercato. Uno schiavo ideale che agisce per soddisfare i bisogni indotti dal sistema rendendoli propri.
Il soggetto prima si frantuma in una miriade di identità e poi viene disgregato nella dissoluzione post-moderna e ricostruito nel rapporto con le tecno-scienze. Un essere umano indeterminato che si co-costruisce con la tecnologia, un’indeterminazione che è ibridazione tecnica, che distrugge i confini tra soggetto e oggetto, tra natura e tecnica, tra vivente e macchina. Tutto, dalla natura attorno a noi, ai nostri corpi diventa un artefatto. Se c’è l’uomo è solo perchè una tecnica lo ha prodotto ed è essa ciò che crea l’uomo: dalla Haraway al filosofo Sloterdijk le basi teoriche di una concezione antropotecnica e cyborg dell’essere umano che non permette di sviluppare una critica al paradigma biotecnologico e che atrofizza la capacità di percepirci profondamente altro da una macchina. Il sistema ringrazia la scuola di Deleuze e Guattari per cui l’emancipazione si realizzerà “con la mercificazione totale delle macchine desideranti che noi siamo.”

“Si agganciano al loro statuto vittimario e minoritario, sempre più fittizio, come ad una rendita di situazione, per esigere l’immunità critica e spingere le loro strade ovunque essi possano. E lo possono ovunque; il capitalismo tecnologico, che lo si chiami società dello Spettacolo, società dei consumi, società post-industriale, post-moderna, è tutto tranne che razzista, sessista, xenofobo, omofobo, etc. Al contrario, quella di essere inclusivo, aperto, egualitario quanto più possibile verso le identità di genere, di sesso, di etnia, di religione è una condizione propria della sua prosperità. È la condizione affinché si esprimano dei desideri che troveranno la loro soddisfazione commerciale grazie alla ricerca e all’innovazione. Il queer è buono per la crescita ed il consumo come è testimoniato dalla sua ubiquità nelle rappresentazioni pubblicitarie e le pletore delle pubblicità nei media queer friendly, come ad esempio Le Monde Magazine. […]. Questa ‘molteplicità di generi e dei modelli familiari’ non è altro che il sequenziamento marketing dei ‘socio-stili’, delle pseudo tribù e delle comunità di cui Benetton aveva annunciato, fin dagli anni Ottanta, le immagini più trasgressive e ‘ribelli’. Siamo lontani dalle geremiadi sugli esclusi e i maledetti, esaltate dalla teoria Queer […] Vi è in questo capitalismo del desiderio accoppiato alla tecnologia un giacimento di crescita e di profitto infinito che si nutre di un conformismo fanatico e ingenuo dalle virtù emancipatrici, ‘rivoluzionarie’, della trasgressione e della mancanza di limiti infinita.” [8]

I membri di interi gruppi – bianchi, maschi, occidentali, eterossesuali e per le tendenze contemporanee anche donne e cis-gender (nuovo termine della neolingua che rappresenta un insulto) – sono considerati privilegiati/e. Il privilegio è contestato nonostante sia causato dal sistema piuttosto che delle proprie azioni e volontà. Questo porta a considerare che l’individuo privilegiato è un diretto oppressore dell’individuo oppresso [9].
L’attenzione si sposta alla persona identificata come privilegiata che deve ammettere e identificarsi con il proprio privilegio. Lo sguardo reclina ancora all’interno di sè stesse/i con una ricerca infinita dell’oppressione principalmente dentro di noi; l’azione diventa autoanalisi ed espiazione di gruppo piuttosto che essere diretta verso i diretti responsabili dell’oppressione e il sistema stesso. Di fatto un non agire che è meno faticoso, più semplice e sicuramente più sicuro di un reale impegno speso e profuso nelle relazioni, nella vita e nelle lotte.
Assistiamo a una gara a chi racchiude in sé più oppressioni, trans nera sex worker è oggi il biglietto da visita migliore per avere aperta ogni porta dei movimenti. Ma per la maggior parte dei casi è una mera adesione ideologica superficiale e confusa di ragazze e ragazzi che fanno gli alternativi con abiti strappati e il bancomat dei genitori che usano anche se disprezzano la famiglia.
Tutto viene diviso in due raggruppamenti: l’indiscutibile, intoccabile, incriticabile oppresso e l’innato privilegiato da guardare con sospetto che deve espiare le sue colpe. La solidarietà viene richiesta in modo ridondante e patetico, compare in ogni dove come vuoto slogan, circondando di sospette discriminazioni chi non include il solito ritornello di solidarietà alle identità oppresse.
In qualsiasi momento è possibile interrompere il dibattito accusando di privilegio un uomo bianco dai capelli grigi, segno di una certa età e automaticamente autorità, o un pò troppo muscoloso, segno del suo macismo, o una donna bianca e cis, un pò troppo nei canoni femminili perchè non obesa e non con i capelli fuksia e rasati. Da notare che chi accusa un’altra di essere bianca e occidentale come privilegio in realtà lo è anche lei. Questi approcci servono per non confrontarsi davvero con le critiche poste e per spostare continuamente il piano dalle posizioni e rivendicazioni politiche criticate a un piagnisteo sulla propria sofferenza volendo generare un senso di colpa con un vittimismo strisciante. Una cultura del piagnisteo dove occorre tributare un culto alla vittima in modo lacrimevole e mai in forma rivoluzionaria.
Interi spazi e iniziative vengono totalmente occupati, la discussione viene stroncata, il non essere d’accordo con chi si definisce queer o trans è fascista, il non accentrare tutto attorno ai loro bisogni personali è transfobico. Avviene la creazione di uno status di intoccabilità, chiunque critichi e metta in discussione le loro rivendicazioni e posizioni, quindi sempre il piano politico, chi mette in luce che queste sono fuorviate da bisogni e interessi personali senza la comprensione delle conseguenze sull’intera società sarà sicuramente queerfobica, transfobica, Terf (trans-exclusionary radical feminist) reazionaria, fascista.

“Ci stupisce anche che non si vedano ovvi paralleli con la politica di destra, nel modo in cui le femministe sono liquidate come ‘femminaziste’, che si riflette nell’attuale uso della parola ‘fascista’ contro le femministe radicali da parte di attivisti per i diritti dei trans, oltre agli slogan che chiedono che le ‘Terfs’ vengano uccise negli spazi anarchici sia online che nel mondo reale. È sconvolgente che la violenza di questa misoginia venga celebrata, non condannata.” [10]

Sull’intersezionalità
“La politica diventa un riflesso del proprio privato. Il vegano, da questo punto di vista, non ha l’esclusiva della purezza morale. Il consumatore critico lo accuserà di rifornirsi dalla grande distribuzione che foraggia gli interessi delle multinazionali. Il decrescente che si dedica all’autoproduzione li accuserà entrambi di non mettere sufficientemente in questione l’ideale sviluppista. Il primitivista, dal canto suo, li accuserà tutti di fare ancora troppo affidamento alla tecnologia che è la vera radice di ogni alienazione. La femminista osserverà che tutti questi problemi, dal modello sociale ed economico alla tecnologia, non vengono adeguatamente compresi se non sono messi in rapporto con l’imporsi del patriarcato. Finché qualche teorica queer non le farà notare che anche il patriarcato è un falso problema, perché dovremmo occuparci piuttosto del “dispositivo binario” che istituisce i due generi eteronormativi. Ma a questo punto rientra in scena il vegano che osserverà come il “dispositivo binario” si fonda in realtà sull’opposizione uomo-animale e così il ciclo di accuse reciproche può ricominciare spostandosi di piano.” [11]

Le variegate identità che caratterizzano il movimento possono trovare delle forme di convergenza politica, in quella forma di fragile unione che è l’intersezionalità. Probabilmente torneranno a dividersi e contrapporsi, poiché i rispettivi progetti politici si fondano su istanze particolari e poco dopo quello che emergerà non saranno gli aspetti che potrebbero unire, ma quelli contrapposti.
Il termine intersezionalità significa che, a seconda dell’individuo, si incrocino corrispondenti “sistemi di oppressione” o corrispondenti “privilegi”. La conseguenza di questo è che l’oppressione non è causata da un unico “sistema di oppressione” identificabile nel sistema, ma come l’intersezione di molti diversi “sistemi oppressivi” con uno sguardo che ancora si sposta dentro di sè.
In molte attiviste e attivisti queste singole identità possono convivere, ma dalla somma di diversi identitarismi non può nascere una visione e una prospettiva politica globale. Inoltre si creeranno microlotte in orizzontale tra gli ultimi, un’orizontalizzazione del conflitto funzionale al potere che ha tutti gli interessi a non permettere il conflitto dal basso verso l’alto, l’unione nel combattere chi in alto domina senza un continuo confliggere nell’orizzontalità della schiavitù.
Alcune lotte che sono state all’origine di numerosi movimenti di liberazione hanno avuto al proprio interno, fino a un certo momento, una componente di classe che successivamente è stata annacquata e rimossa. Secondo i teorici dell’intersezione, la classe non ha peso ed è considerata riduttiva perchè nasconde caratteristiche particolari di particolari gruppi. Sicuramente non è solo una questione di classe, ma affermare che il potere “ci attraversa tutti” appiattisce e cancella le effettive responsabilità: il rischio è che una donna capitalista o biotecnologa sia vista solo come una donna oppressa da un sistema patriarcale, non prendendo in considerazione le sue responsabilità nel mantenere e sostenere questo sistema. Si dirà che avrà interiorizzato le logiche patriarcali che non le appartengono, ma questo non cambia la realtà e porta al non considerarla, per il suo ruolo, dall’altra parte. Da sempre esiste una linea, non siamo noi a tracciarla, esiste già, è la linea tra chi decide di essere complice con questo stato di cose e che invece si opporrà sempre ad esse.
L’interpretazione del potere come trama di micro-relazioni gerarchiche solo all’apparenza è un’analisi più concreta, in realtà rende il potere astratto e inafferrabile perchè essendo ovunque non è più da nessuna parte. Così non si riescono più a individuare le diramazioni e connessioni del potere nelle sue strutture e nei centri che lo alimentano, che lo sviluppano e che lo rafforzano.
Con queste analisi le uniche dinamiche di potere che mutano sono quelle delle relazioni personali ma senza un’impatto sulla società nel suo insieme cancellando quella che dovrebbe essere la dimensione, non privata, del conflitto.

Paradossi dell’antispecismo
Pochi di noi reagirebbero indifferentemente alla carneficina di un macello. La nostra reazione a questo non dovrebbe fondarsi solo sulla sofferenza e sul pensare di porre fine a quella sofferenza.
L’antispecismo per la liberazione animale, definirò così l’approccio radicale e anarchico alla questione animale, dalla reazione emotiva arriva a un’analisi critica al sistema di smembramento dei corpi animali. Un’analisi che si contraddistingue da quella meramente etica e compassionevole, che dietro la bandiera del “benessere animale”, con richieste di allargamenti di gabbie, allevamenti a terra, uccisioni indolori, anestesie prima delle torture della vivisezione, non fa altro che rafforzare questo sistema.
L’antispecismo per la liberazione animale si distingue anche da quella parte di movimento che rivendica una scelta di consumo alternativo “cruelty-free” mettendo al centro la scelta vegana.
Le contraddizioni dell’etica vegana diventano dolorosamente e materialmente evidenti quando guardiamo alle origini di tutti i prodotti nella nostra società. L’affermazione secondo cui i prodotti vegani non hanno contribuito direttamente all’uccisione di animali è una delle tante illusioni commercializzate promosse dalle aziende che traggono profitto da questo mercato di nicchia, dal momento in cui la produzione capitalista richiede un’enorme quantità di risorse che vengono estratte dalla Terra con la conseguente distruzione degli habitat e uccisioni di animali.
Lo stile di vita vegano porta con sè l’idea che la scelta individuale è il cardine per creare un cambiamento sociale, ma credere che basta cambiare stile di vita per cambiare il mondo è utile solo a farci andare a letto con la coscienza tranquilla nell’illusione di aver fatto anche noi qualcosa. Il veganesimo presenta una falsa alternativa, non cambia e non potrà mai cambiare le cose per gli altri animali, per noi e per il pianeta.
Ma da quale prospettiva si guarda lo smembramento dei corpi animali? E l’intero sistema è davvero messo in discussione dall’analisi antispecista e dalle pratiche radicali di questo contesto?
La “strada per la vittoria” che molti attivisti animalisti, anche radicali, celebrano è una serie di concessioni emesse dal sistema. Il capitalismo è abbastanza flessibile da riformarsi concedendo quello che non lo mette in crisi e quello che gli può essere funzionale e tutte le istanze per gli animali e per l’ambiente possono essere perfettamente recuperate. Non è da escludere che nei circhi saranno vietati gli animali e anche che la produzione di carne sarà sempre più sostituita da produzione di carne sintetica.
Il radicalismo diventa semplicemente un termine oppositivo usato per differenziarsi da altri metodi considerati riformisti. Ma ogni lotta se non porta una critica e un’opposizione al sistema nella sua totalità è e rimarrà una semplice rivendicazione riformista anche se ha metodi radicali. Un radicale può benissimo non avere una chiara prospettiva realmente radicale.
Il radicalismo si presenta come un’alternativa alle tendenze riformiste delle grandi associazioni, ma una parte del movimento per la liberazione animale segue queste stesse tendenze presentandole come radicali semplicemente per i metodi scelti. PETA e SHAC volevano principalmente raggiungere gli stessi obiettivi, usavano solo tattiche e strategie diverse. Per entrambe il loro obiettivo a breve termine era quello di salvare il maggior numero possibile di animali e l’obiettivo a lungo termine era quello di porre fine alla sofferenza degli animali mettendo le industrie di animali fuori mercato.
Le pratiche radicali non dovrebbero essere confuse con obiettivi radicali. Alcune azioni di liberazioni e di sabotaggio verso luoghi di sfruttamento animale rimangono confinate in una prospettiva che si preoccupa solo degli animali. Un’azione di liberazione apre uno squarcio nel mondo di sfruttamento che si cela dietro agli animali imprigionati, ma dovrebbe andare oltre all’immediato salvare delle vite. Alcuni comunicati di incursioni nei laboratori di vivisezione si concentrano esclusivamente sulla sofferenza degli animali con un approccio moralista o che fa leva sul senso di pietà ed empatia nei confronti di alcune specie animali come i cani, ignorando quali sono le ricerche portate avanti in quel laboratorio. La prospettiva si autolimita non ponendosi verso l’intero sistema che trasforma gli animali in merci e in oggetti da esperimento, così il potenziale di queste azioni è ridotto e non viene messo in luce il mondo della ricerca, i legami che intercorrono tra le forme di sfruttamento e i rapporti di dominio all’interno di questa società.
Non soffermiamoci sulla pratica in sè, ma andiamo oltre, guardando quello che esprime e quello che vuole ottenere. Una pratica non è di per sè rivoluzionaria, rivoluzionario è il senso, il significato e lo scopo.
Un topo nudo transgenico non potrà mai essere nè semplicemente un “povero animale” nè un nuovo soggetto sovversivo, è solo un’aberrazione della ricerca genetica. La sperimentazione animale fa parte della ricerca scientifica, asse portante del sistema tecno-scientifico. Questo esercita un controllo, gestione e manipolazione del vivente sempre più totale in cui l’unica dimensione che si sta delineando è quella di un mondo artificiale per un individuo infinitamente manipolabile e adattabile. Non è possibile estrapolare la questione della liberazione animale da tutto questo.
Senza dubbio questo è un sistema di smembramento di corpi animali, con una carneficina muta, incommensurabile e non paragorabile con altre per il suo continuo e sistematico riprodurre, smembrare e uccidere corpi animali e lo specismo è l’ideologia che serve per legittimare, naturalizzare, giustificare tutte queste pratiche. Ma l’antispecismo oggi non può bastare per una comprensione della complessità della realtà attorno a noi e della posta in gioco. I tempi di oggi, tempi di editing genetico e di smart city, ci chiamano verso altre considerazioni e verso altre urgenze.
La storia della zootecnia ci insegna che tutto ciò che viene sperimentato sugli altri animali verrà trasportato sull’uomo, ma se questa comprensione dell’origine e dello sviluppo di alcune pratiche non si collega a ciò che queste rappresentano e alle conseguenze sull’intera società e sul vivente rimane una comprensione monca.
Si è sempre pensato che l’antropocentrismo fosse un fondamento di questo sistema e se smantellato avrebbe fatto cadere l’intero edificio sacrificale, un grattacielo a più piani, dove negli scantinati c’è la carneficina degli altri animali. Ma lo stravolgimento del paradigma tecno-scientifico non verrà dallo smantellamento dello specismo, dal crollo dell’industria della carne o dell’industria delle pellicce. Questo paradigma prevede la possibilità di sostituire o ricostruire artificialmente la materia prima che il sistema trae dai nostri corpi, dai corpi degli altri animali e da interi ecosistemi naturali di cui ha costantemente bisogno. Un’artificializzazione per far fronte alla finitudine, ai limiti, alla distruzione del vivente. L’antispecismo non presuppone una reale indisponibilità dei corpi e del vivente, se questi possono essere modificati. All’interno della cornice post-moderna di questi tempi un animale transgenico e una mutazione genetica rappresentano una sovversione da norme e normalità andando a costruire e rafforzare la normalità tossica e transgenica di questo sistema.
Se non saremo in grado di proteggere i nostri corpi dall’introduzione del potere della scienza come pensiamo sia possibile pensare di salvare quelli degli altri animali? Se l’uomo sarà lui stesso trasformato in un uomo macchina in un mondo macchina non ci sarà più niente da fare per noi stessi e per il pianeta. Gli sviluppi delle nano-bio tecnologie, all’avvento dell'”Internet delle cose”, la riproduzione artificiale dell’umano e l’artificializzazione e ingegnerizazione dell’intero vivente sono i fulcri di un’analisi sul presente. È necessario individuare delle priorità, sentendo nel profondo un’urgenza d’agire, ma per agire serve un’attenta e lucida comprensione della realtà attorno a noi. Per contrastare il sistema di dominio in un preciso momento storico e sociale dobbiamo innanzitutto comprendere come si evolve, come si trasforma e cosa va a trasformare nella società, intravederne le direzioni ancora prima che si realizzino nella totalità. Bisogna chiedersi dove si sta concentrando e dove sta puntando. Un’analisi sul presente con uno sguardo proiettato in un futuro che si avvicina sempre di più è fondamentale per capire il percorso da intraprendere, per colpire dove più può nuocere. Se non si affronterà il sistema sul suo terreno, nelle sue logiche transumaniste e nei suoi luoghi di dominio, presto ci si sveglierà bruscamente con davanti agli occhi la cruda realtà di un futuro considerato lontano che è diventato il presente.

Silvia Guerini, dal giornale L’Urlo della Terra, num.7, luglio 2019

[1] Wokeanarchists, “Against Anarcho-Liberalism and the curse of identity politics”, 2019, wokeanarchists.wordpress.com, tra. it in: “Contro l’anarco-liberismo e la maledizione delle politiche di identità”, www.resistenzealnanomondo.org
[2]  Contesti che a volte strumentalizzano le stesse persone transessuali, queste non sono il soggetto delle mie riflessioni che sono incentrate sulle rivendicazioni, posizioni politiche e approcci di questi contesti.
[3] Cossutta, C., Greco, V., Mainardi, A., Voli, S., “Smagliature digitali, corpi, generi e tecnologie”, Agenzia X, Milano, 2018.
[4]  Cossutta, C., Greco, V., Mainardi, A., Voli, S., op. cit.
[5] Hester, H., “Xenofeminism”, Polity books, 2018; tr. it Xenofemminismo, Nero, Roma, 2018.
[6] Hester, H., op. cit.
[7] Per approfondimenti: S. Guerini, “Xenofemminismo. L’aberrazione è già qui”, 2019, www.resistentenzealnanomondo.org
S. Guerini, “Riflessioni sp arse leggendo il libro ‘Smagliature digitali’”, 2019, www.resistentenzealnanomondo.org
[8] Pièces et main d’œuvre, “Ceci n’est pas une femme (à propos des tordus queer)”, 2014, www.piecesetmaindoeuvre.com
[9] Certamente in alcuni casi è così, ma non sto considerando il capitalista, o la capitalista, sto prendendo in considerazione tutti e tutte noi che rientriamo, più o meno, in quei gruppi che ho prima menzionato.
[10] Wokeanarchists, op. cit.
[11] Marco Maurizi, “Il personale, il politico e il capitale. Perché essere ecologista, femminista, queer, antirazzista, antispecista ecc. non fa di te un anticapitalista”, 2017, marcomaurizi74.files.wordpress.com

 

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Il Green New Deal e l’ecologismo di Stato: la trappola della sostenibilità

Il Green New Deal e l’ecologismo di Stato: la trappola della sostenibilità

Negli ultimi anni abbiamo visto un cambiamento e una trasformazione radicale all’interno dei sistemi economici più avanzati, non solo al Nord, ma anche in tanti paesi del “Sud del mondo”. Questo cambiamento non è stato solo nel loro modo di procedere ma piuttosto in un continuo livellamento e aggiustamento della loro propaganda per giustificare lo sfruttamento e la depredazione continua del pianeta.
Da una parte l’industria, anche quella tra le più inquinanti al mondo, si è rifatta un’immagine sostenibile con politiche verdi. Un esempio tra i più significativi è stato il proporre di contrastare il cambiamento climatico con lo scambio e la compravendita di emissioni di CO2. Dall’altra parte proliferano nuovi ambientalismi impegnati a cogestire con i poteri dello stato il mantenimento degli stessi livelli di sfruttamento della natura: siano questi di natura chimica, genetica o altro.
Più recentemente si sta diffondendo un ambientalismo internazionale, come quello ispirato alla giovane svedese Greta Thunberg con il nome di Friday for Future accolto e cullato favorevolmente in ogni dove: dalle piazze al Vaticano, per arrivare fino a Davos. Un ambientalismo senza contenuto e soprattutto senza più nessuna conflittualità, senza una controparte con delle responsabilità precise: soltanto la denuncia di gravi problemi ambientali che si trasformano in emozioni collettive, come se bastasse prendere coscienza di un qualcosa per far sì che questo cambi.
Se fino a qualche anno fa la propaganda in difesa della natura portata avanti dal sistema industriale era quasi solo una retorica traballante, in tempi recenti siamo di fronte alla nascita di una vera e propria impresa: tutte le industrie, soprattutto quelle più inquinanti e nocive, hanno al proprio interno dipartimenti specifici su tematiche ambientali. Ogni loro discorso passa preliminarmente da una questione ambientale da affiancare ai propri processi produttivi, tanto che poi spesso questi divengono il frutto di vere e proprie economie e mercati verdi, anche se di verde vi era solo la pubblicità e la retorica nel ciclo di produzione.
Se tutto si è fatto più verde anche dove c’è chimica, cemento, silicio, manipolazioni genetiche, questo è stato a scapito della natura, sempre più degradata e distrutta in ogni parte del mondo. A farne le spese di questi processi è stata anche l’ormai risicata autonomia degli individui, spogliati prima materialmente e poi anche nella loro possibilità di dare senso alle cose, quest’ultimo aspetto è ormai prerogativa del potere e dei suoi cogestori e specialisti sparpagliati nei territori.
Il conservazionismo e l’ambientalismo di stato è riuscito a preservare una piccolissima parte di mondo naturale, per poter permettere di depredare il rimanente, nella sua protezione limitata e in gran parte esclusiva a particolari habitat e specie ha distorto il senso di cos’è un ambiente naturale e qual’è il nostro posto in questa natura che ci circonda. È stato soprattutto in nome della conservazione e protezione che è stato permesso di far sfruttare tutto il resto continuando a parlare di biodiversità. Ma la diversità della vita selvatica non può convivere con una società industriale sempre più tecnologica, come non vi può essere una vera libertà e autonomia in una società sempre più atomizzata, dove per natura si intende il parco cittadino o quelle pseudo campagne dove i contadini non esistono più da molto tempo. La campagna bucolica e il parco inteso come luogo di conservazione torneranno per descrivere l’andamento del mondo, anche se probabilmente non ancora per molto, visto che l’industria dell’alta tecnologia è andata ancora oltre e sembra essersi emancipata dal discorso sulla natura, perchè adesso conta di mandare avanti la propria di natura, quella che viene dal laboratorio e ha bisogno di un mondo laboratorio per sopravvivere. Più il sistema parla di natura e più questa viene distrutta e allo stesso tempo manipolata finchè è possibile o addirittura sostituita. Ma dove il sistema vorrebbe scordarsi della natura è questa che torna a ricordargli la sua esistenza restituendo erosione del suolo, acidificazione dei mari, degradazione della biodiversità e soprattutto un clima sempre più alterato.
Questa continua concezione e “depredazione controllata” della natura è la stessa che ha spianato negli anni, e soprattutto nei tempi attuali, l’attacco ai nostri stessi corpi come lo erano già da molto tempo prima i corpi degli altri animali: prima addomesticati e resi docili e successivamente schiavizzati nelle moderne linee di smontaggio zootecniche. L’obiettivo mai come adesso è stato chiaro: distruggere prima la natura fuori e dopo quella che è dentro di noi.
L’assordante coro che è iniziato con il movimento verde conservazionista protezionista e anche antispecista si affanna a parlare di ecosostenibilità: ma può esistere qualcosa di sostenibile all’interno dei paradigmi industriali e iper-tecnologici?
Il discorso stesso della sostenibilità è un prodotto del linguaggio che gli stati e le grandi multinazionali utilizzano quando si interrogano sulle strategie per salvare i loro profitti e sul mantenimento dei loro privilegi, soprattutto trovandosi in un’epoca di importanti rivolgimenti nelle fonti energetiche.
La sostenibilità non è un tipo di discussione che si presti benissimo a un’avvio di una trattazione di temi etici, almeno che questa etica non sia già diventata un involucro vuoto. L’idea stessa di sostenere qualcosa si lega strettamente all’idea che “esistere” significhi “andare sempre avanti” lasciando più o meno tutto in una condizione inalterata. Quello che supporteremmo con l’avvallo di questa sostenibilità non sono altro che le forze oppressive. Ogni volta che una grande compagnia tira fuori questo termine, si pensa che questa si stia riferendo al sostegno verso le forme di vita minacciate, ma le grandi compagnie stanno in realtà discutendo su come sostenere se stesse. Se a parlare di ecosostenibilità sono gli stati la questione non cambia, anzi la peggiora nettamente perchè serve a mantenere inalterata la situazione. La stessa proliferazione atomica ha avuto il suo massimo sviluppo grazie a impegni in campo civile e quindi pubblico: un’unica produzione per una doppia filiera, da una parte l’energia per mandare avanti questo sistema e dall’altro le bombe atomiche.
Lo stato moderno per lo meno nei paesi occidentali rappresenta l’interfaccia tra il sistema economico e la natura, è l’organismo che regola l’uso delle condizioni di produzione affinchè queste possano essere sfruttate con il massimo profitto e per il maggior tempo possibile dallo stesso sistema. Senza questa interfaccia, la natura consegnata alla tecno-industria moderna sarebbe stata rapidamente distrutta nella sua totalità.
Soffermarsi verso le conseguenze ultime ambientali, non solo è controproducente ma permette la perpetuazione degli attuali livelli di sfruttamento continuamente rinnovati e ampliati con le tecnoscienze. Di fatto quando parliamo delle produzioni industriali siamo di fronte ad un avvelenamento controllato o come avviene per molte sostanze, come ad esempio l’asbesto o la diossina, questo avvelenamento è solo rimandato. Chi regola questi flussi tossici, quando regola vi è, sono sempre quei consorzi verdi ormai indispensabili e inseparabili dal potere, dove in un mercanteggio di soglie di tolleranza, si imbastiscono schiere di specialisti e nuovi specialismi. Nuovi tecnici sempre più all’avanguardia con i tempi, che spesso superano gli stessi tempi, come per esempio per le nanotecnologie dove si intravedono già le gravi conseguenze prossime e si corre ai ripari; l’importante di fatto è che tutto resti com’è, ma che vi sia una percezione che qualcuno, con le competenze per esserlo, ha la situazione sotto controllo, un pò come il ruolo che era stato dato a quei poveri tecnici disperati a cui era stato consegnato in mano la sicurezza del reattore di Fukuschima dopo il disastro. Ovviamente una sicurezza impossibile da dare, ma per il potere era fondamentale dare quell’immagine di situazione sotto controllo, nessuno avrebbe potuto smentirli e nessuno si ricorderà più di loro dopo qualche anno, quando arriveranno inesorabili le conseguenze mortifere dell’irradiamento radioattivo.
Le grandi organizzazioni ambientaliste svolgono per il sistema industriale lo stesso lavoro che i sindacati portano avanti per il mondo del lavoro: ammortizzano ogni possibile tensione e reale possibilità di scontro e conflitto. Tutto arriva sempre ad una mediazione che per il Pianeta significa sempre altro sfruttamento, perchè nella società industriale l’esigenza primaria è sempre l’accaparramento di risorse naturali, non vi è cambiamento climatico che possa fare la differenza.
Spesso queste organizzazioni, di cui in tempi pià recenti possiamo anche aggiungerci quelle antispeciste sono vere e proprie costole del sistema: lo rappresentano benissimo facendone le veci dove occorre. In molti paesi del sud del mondo questi organismi inaugurano anche nuove forme inedite di razzismo ambientale che si traduce nel promuovere la deportazione di intere popolazioni locali, per far posto a riserve e parchi o per proteggere singole specie animali in molti casi armando veri e propri eserciti di protezionisti della natura. Si proteggono gli scimpanzè in Africa ma non si pensa all’ecosistema nel suo insieme dove essi vivono. Queste multinazionali verdi come il WWF non solo si arricchiscono ma soprattutto permettono una gestione e uno sfruttamento di territori impossibile senza la loro presenza, il tutto ammantato dalla tanto decantata ecosostenibilità.
Per il sistema la crisi ecologica oltre a rappresentare una grossa minaccia ormai di dimensione planetaria questa è anche una grande possibilità. Questa possibilità non è solo di natura economica, permette tutta una ristrutturazione al prezzo di libertà, corpi, natura che si perdono o si trasformano irrimediabilmente sotto i colpi delle tecnoscienze. Da qui l’idea avanzata da alcuni storici secondo cui l’ecologia, e lo stesso concetto moderno di natura, trova una delle sue origini nella colonizzazione e nel controllo delle regioni colonizzate. Questo controllo presuppone che le risorse siano sottratte dalle mani degli autoctoni, giustificando il discorso “paternalista” che afferma la loro incapacità a prendersene cura. L’imperialismo ecologico e l’imperialismo culturale trovano qui il loro punto di fusione.
Sarebbe impensabile in tempi di normalità ottenere quello che il sistema può ottenere in tempi di crisi. Una situazione di emergenza accellera ogni processo che poco prima era impensabile, tanto che non vi è il tempo a livello sociale di digerire un cambiamento che già ne arrivano altri e altri ancora. In questo senso la tecnologia con i suoi tempi che non consentono pause e mirano ad una senpre maggiore velocità e connessione ci stanno predisponendo benissimo a questa situazione. Il cambiamento climatico è destinato a restare nel nostro “spam mentale” come qualcosa di indesiderato, che si spera di eliminare al più presto. Con un linguaggio nuovo e performante che non sarà più solamente preso in prestito dalle tecno scienze ma che diventerà il nostro stesso linguaggio.
Il sistema tecno-scientifico nei suoi sviluppi più evoluti è sempre oltre a quello che attualmente il contesto sociale è pronto ad accettare. Nei laboratori vi è molto di più di quello che può avere un’applicazione immediata: il piano è cambiato. Non è più solo l’industria che guarda la ricerca scientifica, ma è quest’ultima che muove e trasforma l’industria fattasi tecno-scientifica con una tale sintonia che non è più possibile farne una separazione e affrontarle singolarmente come ancora spesso avviene soprattutto per ricercare una qualche forma di indipendenza scientifica ormai impossibile.

L’ambientalismo va alla guerra
Il moltiplicarsi delle catastrofi naturali comporta, in primo luogo, che le forze armate saranno sempre di più sollecitate a venire in aiuto e allo stesso tempo dovranno “pacificare” le popolazioni coinvolte. La sciagura dell’uragano Katrina nel suo essere stato anche un colossale disastro economico ha consentito l’espulsione e la messa a profitto di interi quartieri popolari poco redditizi e sicuramente problematici per i nuovi assesti urbanistici previsti nei programmi di aiuto. Inoltre nel rinnovamento in corso sono stati privatizzati e concessi alle corporazioni interi settori pubblici tra cui ovviamente anche le scuole.
Ciò vale anche per lo tsunami del 2004 in Asia che ha portato alla chiusura di numerose regioni costiere e prodotto l’insediamento di enormi catene commerciali. In Pakistan per il terremoto del 2005 sono intervenute le forze della Nato e durante il disastro climatico di Fukuschima ancora una volta i paesi sono stati messi sotto stretto controllo militare, gestioni che spesso soprattutto nei paesi del Sud del mondo assumono una presenza permanente.
In altri casi come in Europa nel 2003 dove un’ondata straordinaria di caldo causò la morte di oltre 35000 persone ha portato ad massiccio controllo sanitario sulla popolazione, con ancora una volta una gestione militare delle operazioni, ma questa volta in camice bianco.
L’entrata in campo della finanziarizzazione per far fronte alle catastrofi sempre più numerose dovute al cambiamento climatico si pone come soluzione alla crisi ecologica. Questi processi hanno però altri risvolti di tipo sociale che preoccupano non poco gli stati e gli investitori delle compagnie. Per questo i teatri dei luoghi dei disastri climatici, di cui New Orleans durante l’uragano Katrina è stato particolarmente significativo, diventano veri e propri laboratori dove sperimentare tecniche repressive ancora in formazione su vasta scala, in particolare con la militarizzazione di interi territori e la deportazione e carcerazione in molti casi di intere fasce di popolazione, soprattutto se questa è costituita da poveri.
Il cambiamento climatico viene preso molto seriamente da parte dei militari, tanto che in molti casi questi faticano a trovare un linguaggio comune con la politica. I primi essendo parte dell’elitè insieme alla finanza sono sicuramente in grado di pensare ad un tempo molto lungo che può essere di vari decenni, quel tempo necessario a incontrare le gravi conseguenze del cambiamento climatico. La politica invece è più legata alle proprie scadenze elettorali, quindi con tempi limitati che gli impediscono di approfondire il problema se non come mera descrizione o bieca strumentalizzazione.
La gestione da parte dello stato e delle multinazionali porta la crisi ecologica agli estremi: dopo aver consolidato un flusso finanziario pressochè continuo adesso entra in un processo di militarizzazione. Gli Stati Maggiori e tutti gli analisti dell’esercito sono consapevoli di questa situazione a cui si preparano già da anni nelle loro analisi strategiche dove inseriscono le conseguenze del cambiamento climatico. Già nel 2009 la CIA ha inaugurato un Center for Climate Change and National Security, che ha il compito di valutare gli effetti del cambiamento climatico sulla sicurezza nazionale e proprio quest’anno tra i temi dell’annuale incontro del Club Bilderberg vi era proprio il cambiamento climatico e l’etica nell’intelligenza artificiale.
Il forte interesse dell’esercito e quindi anche dell’industria della guerra verso le questioni ambientali è sicuramente un loro modo di stare al passo con i tempi, di non essere impreparati quando il peggio si presenterà. Le catastrofi naturali che di naturale hanno ben poco visto che sono causate dal processo industriale aggravano fortemente la crisi ecologica quando non ne sono la causa primaria, ad ora si contano 25 milioni di rifugiati climatici; queste catastrofi a loro volta portano fortissimi squilibri sociali indebolendo le istituzioni in carica, soprattutto nelle regioni più povere del mondo, dando così alle forze armate l’alibi per intervenire e imporre la loro presenza a tutti gli effetti come truppe di occupazione.
Le forze armate in questo scenario si apprestano a intervenire efficacemente da sole nel caos che ne deriverà, evoluzioni di questo tipo sono soprattutto attese nelle tre zone di interesse strategico dell’Unione Europea: il bacino del mediterraneo, l’Asia Sud Occidentale e l’Artico. Alcuni analisti sono arrivati ad ipotizzare che nel prossimo futuro le forze armate potrebbero esercitare la funzione di “specialisti del caos”, quale miglior clima per esercitare questo nuovo tecno-totalitarismo ammantato di difesa delle libertà e della natura.

Scioperare per il clima
Sicuramente è ancora presto per dire a cosa siamo di fronte, qualcosa di nuovo all’orizzonte c’è ma si fatica a capire che cosa sia. La novità è senza dubbio che si torna o si inizia a parlare di cambiamento climatico in una prospettiva di mobilitazione addirittura internazionale. In tutto il mondo tantissimi giovani sono scesi in piazza chiedendo genericamente che venisse fatto qualcosa per il clima del pianeta.
In senso quantitativo la protesta è sicuramente riuscita considerando l’altissimo numero di adesioni soprattutto da studenti che hanno scioperato le giornate di scuola per essere presenti in piazza; molto del lavoro di organizzazione delle proteste è partito proprio da dentro le scuole seppur poi negli appelli compaiono anche associazioni ambientaliste come WWF o Greenpeace che non hanno mai creduto in nessun movimento che partisse dal basso, lasciando sempre allo Stato o alle
multinazionali la possibilità di fare qualcosa per l’ambiente.
In senso qualitativo queste proteste sono figlie di questi tempi moderni virtuali dove si manifesta a “chiamata” dopo un martellante lavoro fatto sui social, dove sempre gli stessi brevi e rapidi messaggi “invitano ad esserci”. Queste mobilitazioni più che esprimere una protesta e un sano conflitto esprimono “un’emozione condivisa” che non parte da alcun percorso o progettualità che sempre accompagna ogni lotta. In queste mobilitazioni può non esserci alcuna progettualità perché non vi sono contenuti o analisi seppur preliminari che vadano nella direzione di costruirla.
Una qualsiasi protesta o lotta per definirsi tale necessita per forza di cose di una controparte a cui rivolgersi. Il cambiamento climatico non è qualcosa di astratto ma è molto concreto e necessita di interventi altrettanto concreti per provare a contrastarlo. Che cosa significa ridurre i responsabili della devastazione della Terra e ogni rivendicazione di liberazione ad una mera astrazione? Sicuramente questo comporta una totale inoffensività di questi movimenti: si sciopera e si scende in piazza, ma di fatto non si pretende niente. Un fattore positivo è che per la prima volta si è creata una mobilitazione internazionale su un tema a carattere ambientale come appunto il cambiamento climatico, ma è come se questa fosse arrivata troppo tardi o troppo presto a seconda dello sguardo che vogliamo dargli. Dai social network le proteste sono arrivate a concretizzarsi in piazza, una cosa rara di questi tempi, ma un tema centrale come il cambiamento climatico può soltanto perdersi in un simile contesto per la profondità e ampiezza di problematicità che non saranno mai indagate.
Nell’ultima assemblea molto partecipata che si è tenuta a Milano il movimento Friday for Future Italia ha provato a fare chiarezza soprattutto in un report successivo all’incontro. L’obiettivo condiviso è quello di far rispettare dai governi gli accordi presi a Parigi nel 2015, per far si che questi intervengano per mettere in atto provvedimenti che incidano in maniera tangibile sulle emissioni di CO2. Tra i punti principali è stato detto che “l’istruzione e la ricerca pubblica devono proporre modelli alternativi di sviluppo. I miliardi di finanziamenti pubblici ad attività inquinanti vanno spostati sull’istruzione, la ricerca e un piano di investimenti per la riconversione ecologica e la democrazia energetica”. Il movimento che nasce quasi interamente come studentesco, sia universitario che di scuola inferiore, si appresta quindi a proporsi come megafono per quegli scienziati che denunciano il prossimo disastro climatico. Quindi espressione ma soprattutto legittimazione verrà data a coloro che sono causa del problema, che ne rappresentano l’essenza stessa. Arrivare a parlare di democrazia energetica nel mentre la proliferazione delle armi atomiche raggiunge i suoi maggiori picchi proprio per accaparrarsi fonti energetiche e le ultime risorse naturali, sembra una vera fesseria. Ma nel campo dell’astrazione tutto è permesso, soprattutto quando si parla di mancanze o errori da parte del sistema industriale.
Il movimento di Friday for Future si rivolge a tutta la società, proprio tutta, tanto che trova consenso praticamente ovunque. Come se dall’altra parte, quella controparte che si fatica a vedere, avesse solo una disattenzione su com’è la situazione attuale o peggio che sia questione di aggiungere ancora altre voci al coro scientifico. Sfugge, o forse non si vuole cercare il nodo centrale del problema.
Una cosa che attira l’attenzione in tutti i vari slogan scanditi nella maggior parte delle piazze nel mondo durante gli scioperi del clima è quella di rivolgersi sicuramente alle istituzioni, ma anche alla “vecchia generazione”: voi siete responsabili di questa situazione, che ovviamente non abbiamo costruito noi, sta a voi quindi porvi rimedio. Ancora una volta come in passato entrano in gioco la delega, ma con queste nuove mobilitazioni si è ancora oltre perchè è una delega in bianco. Un tempo si chiedevano degli impegni per l’ambiente e dopo in un certo senso si vigilava che questi impegni venissero rispettati. L’impegno di cui abbiamo testimonianza oggi è un disimpegno e una deresponsabilizzazione totale da qualsiasi cosa. Almeno in Italia fino a non troppi anni fa la ribellione giovanile partiva da casa, verso quella società costruita o almeno rappresentata dai genitori, una società odiata dai giovani ribelli. Ma la gran parte dei giovani e giovanissimi soprattutto che compongono questi fenomeni collettivi di adesso indicano il problema la fuori ma dopo guardano razionalmente ai loro studi, in attesa di avere quelle competenze e soprattutto quei titoli, che permetterà poi anche a loro di diventare parte del problema più avanti. La cosa peggiore è che di questo ne fanno pure una rivendicazione.
La responsabilità è diventata individuale, gli appelli si rivolgono spesso alle singole persone: dopo averle scioccate con dati su dati di rinomati e sicuramente indipendenti scienziati si invita ad usare meno l’auto, a non prendere l’aereo, a riciclare… Si vittimizza quindi il singolo individuo sempre più atomizzato, dandogli però tutta una serie di poteri nuovi per gestire e cogestire la propria miseria di consumatore consapevole.
Il movimento Friday for Future si dichiara senza partiti e senza bandiere, pacifista e per la disobbedienza civile. Quindi astratto a livello teorico come a livello di prassi organizzativa. Cosa significa infatti nei tempi attuali essere per la disobbedienza civile? A quale tradizione si fa riferimento? Si potrebbe infatti pensare alle dure lotte dei diritti civili o alle ridicole contestazioni dei disobbedienti contemporanei che alzano sempre le mani anche se non hanno una pistola puntata contro. Nei tempi attuali definirsi pacifisti fa parte della coreografia dell’attivista coscienzioso e credibile, in genere non vi è in questi contesti un vero e proprio spirito consapevole non violento.
Qualsiasi tipo di trasformazione sociale di una qualche rilevanza è sempre passata da strade mai semplici e mai indolori. La questione sociale e quella della natura non avranno mai il loro senso e nessun significato verrà mai veramente indagato all’interno di un paradigma di potere che è il primo responsabile dell’attuale situazione, in cui come era prevedibile la degradazione della Terra sta raggiungendo anche i corpi e le chimere dei laboratori trovano sempre più nuovi interpreti.
Essere contro il cambiamento climatico significa disfarsi di questo sistema tecno industriale e di tutti i suoi sostenitori ambientalisti, di tutti coloro che pensano di riformarlo o sostituire qualche sua parte magari con pali eoliche o che non si rendono conto di come il sistema tecno-industriale può solo sopravvivere con gli attuali livelli di sviluppo a cui non rinuncerà se non obbligato da lotte o “disastri naturali” che non tarderanno ad arrivare nel prossimo futuro soprattutto per gli sconvolgimenti climatici. Oppure siamo di fronte ancora una volta a chi in nome della trappola dell’ecosostenibilità sta sognando nuove tecnologie verdi, ma queste rappresentano solo la chiusura del cerchio e nel cerchio ci siamo noi.

Costantino Ragusa, dal giornale L’Urlo della Terra, num. 7, luglio 2019

 

documento in pdf: Il Green New Deal e l’ecologismo di Stato la trappola della sostenibilità

 

Contributo per l’incontro internazionale contro le tecno-scienze, Dino Giagtzoglou

Contributo per l’incontro internazionale contro le tecno-scienze (Italia – luglio 2019) dell’anarchico Dino Giagtzoglou, prigioniero dello stato greco.

Compagni e compagne

Inizio questa lettera con una certezza. Sono sicuro che le nostre esperienze di vita sono molto differenti, così come lo sono i punti di partenza della lotta di ognuno di noi. Penso anche che con molti di voi esistano origini ideologiche differenti e disaccordi o contrasti su questioni individuali. Ma credo fermamente che la volontà di resistere ai piani del Dominio, nati dalla consapevolezza della profonda alienazione sociale che ci aliena da noi stessi e dalla natura nel suo insieme, e la passione rivoluzionaria per la distruzione della maga-macchina del Potere ci uniscano nella visione comune di un mondo libero dalle catene della civilizzazione. Studiando una varietà di analisi, coprendo chilometri ed eliminando con la pratica gli ostacoli del linguaggio – dal momento che riconosciamo l’esistenza di una comunità in lotta per la liberazione totale – possiamo realmente mantenere la fiamma della rivolta accesa e la scommessa della rivoluzione sociale aperta. Perciò mando una caloroso saluto al collettivo Resistenze al Nanomondo e a tutti i partecipanti all’incontro internazionale contro le tecno-scienze, esprimendo in anticipo il mio desiderio di colmare le lacune nella mia conoscenza, che la mia assenza indubitabilmente causerà, studiando le vostre riflessioni, le vostre conclusioni e tutti ciò che potrete farmi arrivare attraverso le azioni e le collaborazioni che deriveranno dal vostro fermento in Italia.

Ma affrontiamo le cose per gradi. Sono 21 mesi adesso, che sono in attesa di giudizio nelle prigioni greche per aver scelto, come molti altri combattenti nel mondo, di mettere in pratica le mie idee assumendo una posizione di battaglia nella guerra sociale e combattendo contro il potere, qui ed ora. Quindi sono in prigione per aver messo in pratica le miei idee oltre i limiti consentiti dalla legge e certo non per caso. Con la ferma convinzione che la rivoluzione sarà senza legge o non sarà, volevo dare un esempio concreto – in prima persona e al momento attuale – di ciò che possa significare solidarietà rivoluzionaria, oltre le dicotomie innocente e colpevole, legalità e illegalità, offrendo rifugio ad un compagno ricercato. Questo è il motivo per cui sono sepolto sotto tonnellate di acciaio e cemento, rischiando di venire condannato per gli attacchi “terroristici” con pacchi bomba a rappresentanti della UE, dirigenti di organizzazioni economiche e agenzie di rating del credito inviati nella primavera del 2017, con i quali ho negato ogni mia correlazione fin dal mio arresto ma per i quali le probabilità di essere condannato rimangono alte. Ovviamente nessuno è mai finito in carcere soltanto per aver deciso di lottare contro l’oppressione e lo sfruttamento. La mia situazione attuale è la prova concreta che ho commesso degli errori. Errori in alcune decisioni che ho preso riguardo sia a me stesso sia ad altri individui con i quali erroneamente sentivo di condividere una lotta comune. Errori che costano dozzine di anni di prigione, errori che potrebbero essere imperdonabili, ma di certo né essi né la prigione stessa possono cancellare la mia ferma determinazione a lottare, lottare, lottare… in ogni circostanza. Perciò posso respirare soltanto attraverso gli sforzi dei compagni che si trovano fuori dalle mura e continuano la lotta. Voglio sostenere tali sforzi perché attraverso di essi ispiro, posso essenzialmente esistere; io vivo per essi! E quindi è così che vedo anche questi tre giorni.

Ma è solo questo? E’ solo un incontro tra individui e gruppi in lotta? A mio avviso, sicuramente no. Avendo studiato solo una piccola parte del lavoro di alcuni degli oratori di oggi, so che si tratta di compagni che hanno fatto uno sforzo in più nell’analisi e nella critica del moderno paradigma tecnologico e non solo… Ma voglio enfatizzare l’aggiornata critica antitecnologica sviluppata dai compagni, insieme alle lotte individuali e alle rispettabili analisi su altri temi, non solo perché ricadono nell’argomento dell’incontro odierno, ma anche perché penso che sia qualcosa che troppo spesso manchi dal nostro più ampio ambito di lotta. Sfortunatamente, la critica della tecnologia (e parlo della tecnologia più sofisticata e complessa), che non è mai neutrale, ma che al contrario rappresenta l’espressione tangibile dal potere scientificamente strutturato, è molto sproporzionata rispetto alle condizioni che essa determina su un livello ambientale, sociale, politico ed economico. E se ciò che dico sembra una critica più generale verso il fronte radicale-rivoluzionario allora è certamente una critica che si rivolge anche verso di me personalmente. Io credo che in quest’area, non per evitare l’argomento entrando in altri campi, le nostre analisi (e per “nostre” intendo appartenenti ad un contesto più generale e certamente non agli oratori dell’evento) siano estremamente indietro, e di conseguenza la nostra lotta contro il Dominio è sia inefficace che maldiretta. Queste conclusioni sono brevemente documentate, ma io riconosco gradualmente le diverse manifestazioni di questo problema, che è chiaramente visibile intorno a noi, almeno in questa terra. In Grecia i compagni (anarchici o meno) che hanno studiato le moderne tecnologie e i modi in cui queste influenzano gli esseri umani e la vita nel suo insieme sono davvero pochi. Negli ultimi anni, in ritardo ma rapidamente, osservo con grande preoccupazione e timore lo sviluppo tecnologico, cercando di sviluppare un’analisi critica dello stato attuale del mondo civilizzato del Potere e le sue varie strutture, sistemi, istituzioni e meccanismi interconnessi, cercando e studiando il pensiero dei compagni che hanno gettato una luce su questa dimensione onnipresente della dominazione, sia che i loro strumenti analitici derivino da una prospettiva di lotta di classe, di ecologismo radicale o da una visione anarchica anti-civilizzazione.

Un avvenimento recente mi ha molto preoccupato: il 19-20 novembre 2018, soltanto due mesi dopo la Fiera Internazionale di Salonicco alla quale gli USA hanno partecipato come ospiti d’onore e durante la quale è stato ratificato un protocollo d’intesa, “Memorandum of Understanding”, tra Microsoft e la più grande istituzione universitaria in Grecia, AUTH, si è tenuto nella Sala Concerti di Atene vicino all’ambasciata statunitense, per la prima volta in questo paese, uno degli incontri dell’Università della Singolarità. Il giorno successivo nello stesso luogo si è tenuta la 20° conferenza mondiale InfoCom, che è un’istituzione per le telecomunicazioni, le tecnologie dell’informazione e i media del sud-est Europa. Si tratta dell’incontro annuale di dirigenti del mercato digitale che ha lo scopo di rendere effettiva la Trasformazione Digitale nell’era GIGAbit; il tema principale era lo sviluppo delle reti 5G. Inoltre quest’anno, dal 10 al 12 gennaio 2019, ha avuto luogo il 2° Simposio sulla Procreazione Assistita “Nuovi Orizzonti nella IVF”, ancora nella Sala Concerti di Atene, concentrandosi sugli ultimi sviluppi nella procreazione assistita e con la partecipazione di scienziati da tutto il mondo, trattando temi come l’attivazione in vitro del tessuto ovarico, la creazione del primo ovulo umano in laboratorio, la modificazione terapeutica in vitro dei geni, e le novità derivanti da un utilizzo più ampio del “Trasferimento del Fuso Materno” [Spindle Transfer] nella pratica clinica. A questa conferenza, durante una videoconferenza sul ruolo dei mitocondri nella procreazione, che è stata trasmessa in diretta online, dalla American Society for Reproductive Medicine a 7000 scienziati provenienti da 100 paesi, è stata annunciata la prima gravidanza indotta su una donna greca attraverso il metodo del trasferimento del fuso materno.

Qui voglio soffermarmi sul primo evento. Entrambe le giornate del Singularity Summit* sono state trasmesse in diretta streaming a molte università pubbliche ad Atene e della provincia greca oltre che ai collaboratori dell’Università della Singolarità e sulla facciata del “neutrale” centro nazionale di ricerca Demokritos, dove pochi giorni fa ad inizio luglio, in collaborazione con l’Università della Singolarità è stata organizzata per la seconda volta la Scuola Giovanile Estiva della Singolarità, per introdurre i giovani all’intelligenza artificiale e alle biotecnologie. L’importanza del Singolarity Summit, a prescindere da dove esso ogni volta ha luogo, è in conformità con altre iniziative industriali, industriali e di ricerca internazionali (ad esempio lo Human Genome Project e lo Human Brain Project e sicuramente la visione dell’IBM di uno Smart Planet), a mio avviso simile a quella delle conferenze della NATO e agli incontri di rilevanti organizzazioni internazionali del complesso industriale-militare, in quanto rappresenta un potente simbolo del dominio globale delle lobby tecno-scientifiche transnazionali. Voglio sottolineare il carattere multinazionale di questa organizzazione, nonostante su carta sia sotto l’egida Americana, perché contrariamente all’obsoleta visione anti-imperialista di un solo Impero assoluto, sono arrivato a pensare che una lotta spietata a livello mondiale contro i rappresentanti e le strutture del braccio armato della moderna civilizzazione, ovvero la tecno-scienza del Dominio, possa essere l’unico “anti-imperialismo” pertinente e coerente.

La Singolarità, in questo caso, è solo una figura retorica, una metafora, forse una tecnica di marketing, senza sminuire per niente l’importanza del crimine della singolarità che sta accadendo. Come forse già saprete, questo è un concetto derivato dalla Fisica, ovviamente svuotato del proprio vero significato per adeguarlo alla propaganda tecno-scientifica dell’epoca in cui è nato. Il responsabile originario di questo plagio (perché di questo si tratta) è il eclettico matematico e scienziato del computer John von Neuman (che, tra le altre cose ha fornito un significativo contributo allo studio delle reazioni termonucleari ed alla costruzione di una bomba all’idrogeno adattabile ai missili balistici intercontinentali), che parlò inizialmente della singolarità come risultato del progresso tecnologico, seguendo l’ipotesi del matematico Irving John Good sulla “macchina super-intelligente”, e definendo con essa il momento nello spazio-tempo terrestre cui l’Intelligenza Artificiale raggiungerà un livello di trascendenza maggiore della più alta intelligenza umana, e dopo il quale nessuna previsione sul futuro dell’umanità avrà più senso. Successivamente, la singolarità tecnologica divenne popolare anche grazie al matematico Vernor Vinge, mentre altri futuristi come i transumanisti Ray Kurzweil e Peter Diamandis, fondatori e amministratori dell’Università della… Singolarità, a loro volta abbracciavano questa teoria tecno-folle. Ad ogni modo, il vero crimine non è l’espropriazione di un concetto largamente diffuso nella comunità scientifica. L singolarità artificiale non ha assolutamente nulla a che vedere con l’essenziale unicità, varietà, diversità e la ricchezza illimitata e inesplorata del mondo naturale… E come potrebbe? L’Università, che è un think-tank della Silicon Valley ed ha la propria sede in un sito di proprietà della NASA, collabora con la DARPA del Dipartimento della Difesa statunitense, con il MIT e con i principali colossi dello sviluppo tecnologico mondiale, ed vede in Google il proprio sponsor principale, non potrebbe che essere un’organizzazione succhia sangue che ha lo scopo di accumulare profitti e potere, dietro la facciata di esperti all’avanguardia del progresso scientifico, finché i piccoli “eserciti” che essa addestra avranno colonizzato l’intera biosfera. Ovviamente, come per ogni singola innovazione tecnologica, anche in questo caso esistono pretesti in abbondanza (come il titolo del libro di Peter Diamandis). Pretesti e travestimenti riguardo gli abominevoli piani per il domani, frutto dell’immaginazione morbosa della peggiore interpretazione meccanicista e riduzionista del presente; mentre tracciando la loro genealogia autoritaria risaliamo alle loro origini culturali nell’Inquisizione e nella caccia alle streghe del Medioevo. Questo perché, tra gli altri, anche il “movimento” dei transumanisti e dei tecno-scienziati applica ed aspira ad espandere simili pratiche di interrogatorio di sperimentazione di tortura all’intera biosfera per poter completamente oggettivare, quantificare, standardizzare, strumentalizzare, automatizzare, omogeneizzare e domesticare la vita selvaggia e la natura, con un’ideologia inquietante a fargli da sostegno che cerca di propagarsi attraverso questi summit annuali in giro per il mondo. Sfortunatamente, tuttavia, non stiamo parlando di qualche “scienziato pazzo” o di “fantascienza”. La Singolarità si impegna ad allevare i migliori ricercatori e a preparare i leader mondiali per mettere in pratica i progetti per affrontare le cosiddette “grandi sfide dell’umanità”. In questo modo la tecnologia assume il ruolo di “salvatrice dell’umanità”. Cosa importa se tutta la sofferenza umana, l’inquinamento ambientale, la crisi ecologica sono responsabilità della società capitalista, industriale e tecnologica? Dopo tutto, la storia ci insegna che il progresso della tecnologia non porta con sé un mondo più felice o libero…

Molte volte i programmi di ricerca e gli esperimenti che su carta si presentavano come innocenti, insignificanti e innocui hanno storicamente condotto alle peggiori atrocità con effetti devastanti sull’uomo e sul pianeta. Esattamente gli stessi progressi tecnologici che vengono presentati attraverso applicazioni apparentemente benefiche e attraenti per la società civile vengono usati per scopi militari. La ricerca stessa viene iniziata per scopi militari e arriva nelle nostre case sotto forma di “innocui” forni a microonde, o di connessione internet (vedi ARPANET). Ad esempio, gli scienziati che scoprirono l’energia atomica ai loro tempi erano considerati ricercatori retti (uno di loro era effettivamente contro il Terzo Reich e la persecuzione degli ebrei) e la materia da essi studiata nel loro esclusivo campo di interesse (e isolata dal resto) un lavoro di ricerca neutrale, che portò al ben noto risultato della bomba atomica. E gli esempi di interconnessione di applicazioni militari e civili derivanti dai medesimi progressi nella ricerca tecno-scientifica non finiscono qui. Quindi chiediamoci come possiamo considerare una ricerca buona e un’altra cattiva, quando un piccolo e apparentemente irrilevante pezzo di essa può essere e viene impiegata per completare un puzzle più ampio di sviluppo, il cui disegno generale è sempre determinato dai potenti. Ovviamente, non tutte le ricerche sono egualmente significative o portano le stesse conseguenze, questo è chiaro. Ad ogni modo, non sono soltanto le ricerche ed i progetti nei campi specifici, ad esempio, delle nanotecnologie e dell’ingegneria genetica a poter essere usate per scopi nocivi (che verranno comunque presentati come di pubblica utilità, come opera delle istituzioni “caritatevoli” dei gruppi bancari). Fortunatamente alcuni compagni rifiutano facili conclusioni e analisi comode ed evitano di adeguare la realtà alla propria visione politica perché, sfortunatamente, la realtà è inesorabile. Una ricercatrice opera – sempre – all’interno del paradigma tecno-scientifico dominante. Non può sottrarvisi anche se fosse la persona più “morale” al mondo. I danni e i problemi causati da un sistema di dominio e sfruttamento non possono essere curati e risolti una volta e per tutte con gli strumenti e i metodi dello stesso sistema all’interno della sua struttura predeterminata. La ricerca scientifica non è mai neutrale. Anche se può essere temporaneamente impiegata per fini benefici (come la cura del cancro), la direzione dei piani del Dominio non può essere cambiata dall’interno. Ovviamente, ogni sistema partecipativo (come la democrazia) non solo ha bisogno di coloro che ricercano, eseguono, obbediscono e sostengono apertamente e proteggono il suo funzionamento, ma anche di chi – sempre all’interno di contesti accettabili – esprime dissenso, lo mette in discussione, lo critica, fa proposte alternative, lo migliora e pertanto allo stesso modo lo sostiene. Quando si guarda al mondo tecnologico da una prospettiva radicale, non dobbiamo scivolare nel ragionamento particolare, perché non si tratta di trovare soluzioni su misura per i nostri problemi personali o per la nostra comodità personale e riguardo all’intero spettro delle possibilità tecnologiche delle quali potremmo godere (o persino sfruttare nella guerra contro il potere) quotidianamente. Credo che la cosa corretta sia di non focalizzarsi sul singolo albero, ma sull’incendio che divora la foresta. Perché in definitiva, per essere liberi e non essere limitati da nulla se non dalle leggi della natura, tutti i laboratori, le fabbriche e le macchine dovranno essere distrutti esattamente come le prigioni…

Ma i tecno-feticisti fanatici della Singolarità, alla… Università, hanno un’altra opinione. La redenzione della natura umana (e non solo) viene portata avanti attraverso il nuovo “deus ex-machina” dei transumanisti: il Dio-uomo Cyborg. Così girano per il mondo indisturbati esibendo la propria mercanzia come soluzione a tutti i problemi del mondo. Per cui, sentiamo parlare di varie inconcepibili “toppe” da mettere sui vari buchi che la civilizzazione ha aperto nei corpi di tutti gli animali e nel corpo della Terra. Dalle interfacce cervello-computer per superare i naturali limiti umani agli “ecosistemi” statali digitali automatizzati come “soluzioni” per il cambiamento climatico, ai “trattamenti” per le malattie provocate dall’esistenza della civiltà industriale, fino all’immortalità. I transumanisti hanno una “soluzione” artificiale o robotica per ogni cosa, come hanno escogitato un’ideologia metafisica assolutista che detta la causalità della trasformazione degli esseri umani in trans-umani e poi in post-umani o il loro declino a sub-umani. In breve, essi affermano che i “difetti” fisici, i processi emotivi e biologici “superflui”, i problemi genetici e riproduttivi e le deficienze cognitive possono e devono essere eliminate attraverso l’intervento e letteralmente l’integrazione della tecnologia nel corpo umano, incluso il cervello. In un simile contesto la naturale procreazione umana diviene obsoleta o persino inutile, dal momento che i nuovi tecno-bambini con un’intelligenza tecnologicamente aumentata saranno in grado di riprodurre e pianificare la propria evoluzione. I figli e le figlie non apparterranno più alle proprie famiglie, comunità o ambienti naturali, ma saranno di proprietà di quelli che possiedono i laboratori in cui verranno costruiti o replicati. Di conseguenza, l’ideologia trans-umanista abbraccia con reverenza religiosa la fusione uomo-macchina. E poiché è noto che alcuni dei più grandi crimini contro l’umanità sono stati perpetrati in nome della religione… sarebbe “superfluo” dilungarsi oltre in questa sede sul trattamento che questi tizi hanno in serbo per il resto degli esseri viventi (sulle orme dell’antropocentrismo, che ormai ha qualche secolo), poiché ho già delineato cosa significhi per la natura umana questo assalto tecnologico. Per tutto questo e per molti altri motivi, le “personalità prominenti” dell’Università della Singolarità, insieme ad altri tecnofili, preparano il terreno – già reso fertile dalla dipendenza tecnologica contemporanea – attraverso queste conferenze nei vari paesi che visitano come un teatrino itinerante della comunità tecno-scientifica. L’aspetto più importante in ogni caso non è la presentazione dei loro piani ma la progettazione del futuro stesso, che anch’essa si svolge durante le loro sessioni! Non si tratta di campagne pubblicitarie e di fiere commerciali, né di “bazar” delle nuove tecnologie. Affatto. L’obiettivo finale di tutto questo, ovviamente, è il dominio e il completo controllo dei dati, delle informazioni, dei materiali, delle funzioni vitali, dei fenomeni naturali, delle riserve alimentari ed energetiche. Ma soprattutto il controllo del pensiero della gente, dell’idea che le persone hanno delle proprie relazioni tra di loro e con la natura, la loro percezione del mondo, poiché la mente è sempre stata il vero bersaglio…

Con tecnologie come quella GPS e RFID, sofisticati software di riconoscimento facciale, di “realtà aumentata”, l’Internet delle Cose (IOT), l’agricoltura di precisione e i sistemi Big Data e di cloud (il Next Internet), già ampiamente in uso e che si stanno diffondendo esponenzialmente, e il cui pieno sviluppo appare imminente, possiamo vedere che la convergenza delle varie tecno-scienze e delle tecnologie esponenziali con quelle appena nominate è molto più pervasivo e minaccioso delle tecnologie “smart” che inondano il mondo tecnologico. Tutto questo va ben oltre un mero upgrade, e si può dire che si tratta di una Dominio completa ristrutturazione dalle sue basi.. Pericolosa sia per gli umani che per l’ambiente naturale. E’ in effetti una “rivoluzione” che è stata definita come la Quarta rivoluzione Industriale ed è già in corso. Il suo elemento chiave è “l’armonizzazione” sia del mondo industriale che digitale. O la fusione della realtà fisica tangibile con la realtà virtuale del cyberspazio e qualunque cosa ne consegua. La costruzione di sistemi cyber-fisici, dove “fisico” è un concetto molto rilevante e fragile. Come risultato, l’organizzazione digitale e il controllo di tutti i sistemi globali – fisici ed artificiali, economici e sociali – in tempo reale da parte dei potenti in carica, possono far presagire soltanto una insormontabile distopia tecnologica… Con la prospettiva del monitoraggio dei pazienti attraverso dispositivi indossabili e sensori informatici da ingerire, i registri delle assicurazioni sociali e casellari giudiziari interconnessi con le banche ed altri enti pubblici o privati, e colloqui di lavoro tenuti da robot artificialmente “intelligenti” a rappresentare solo un assaggio di ciò che verrà. La convergenza di Nanotecnologie, Biotecnologie, Tecnologie dell’Informazione e Scienze Cognitive è la principale scommessa del XXI secolo per le aziende leader nel campo tecnologico – e non solo – a livello mondiale, e in certa misura sta già venendo realizzata. E’ anche il primo gradino della scala che conduce alla visione transumanista. L’ulteriore sviluppo e approfondimento della nanotecnologia, dell’ingegneria genetica e dell’ingegneria inversa, delle neuroscienze, della procreazione artificiale e della robotica, con una interazione diretta con il mondo informatico, plasma la prospettiva di una fusione radicale del cyberspazio con il mondo materiale su scala interplanetaria. Esse finiranno per convertire ogni essere vivente ed ogni ecosistema da organismi viventi e inaccessibili, complessi processi naturali e composti chimici in algoritmi e cifre in codici binari che potranno essere codificati e ridisegnati secondo la volontà di qualunque coglione al potere. Bytes, Atomi, Neuroni e Geni verrà tutto misurato nella bilancia scientifica e gli verrà assegnato un prezzo in base alla sua utilità nel tritacarne della civilizzazione.

Da quanto detto fin’ora, penso si comprenda che il mondo come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi stia subendo una graduale ma profonda trasformazione. Si potrebbe obiettare che la storia umana è piena di eventi, conflitti e cambiamenti che “hanno cambiato il mondo”, ma che la struttura fondamentale del mondo è rimasta la stessa per secoli. Vorrei ribattere ponendo come argomentazione l’ignoranza della maggioranza della popolazione mondiale, compresa la maggior parte di noi, riguardo la struttura dell’ordine tecnologico esistente, il funzionamento delle macchine e le capacità di apparati tecnologici complessi. Ovviamente questo non significa che le persone debbano essere considerate responsabili né che dovrebbero imparare a costruire, sviluppare e far funzionare apparati tecnologici complessi. A differenza del massiccio utilizzo della connessione internet, ad esempio, e dell’informazione che è ampiamente disponibile, noi “persone comuni”, anche se volessimo, non siamo in grado di conoscere il reale potenziale di tecnologie e scienze prima che esse vedano la luce e ricevano un buon grado di pubblicizzazione e che siano acquistabili sul mercato. Ma anche così, le potenzialità offerte attraverso la tecnologia al pubblico sono infinitamente minori del potere delle principali multinazionali del settore, un fatto che rivela, tra le altre cose, l’intrinseca disuguaglianza del sistema tecno-scientifico, dal momento che esso solitamente offre funzioni e capacità banali che le persone hanno sviluppato per millenni attraverso l’utilizzo dei propri sensi e della propria intelligenza. Questi sono applicazioni e strumenti di importanza irrisoria se paragonati allo spettro di potere che le loro tecnologie offrono e forniscono ai padroni del mondo, e sono solitamente del tutto superflui dal momento che per migliaia di anni le persone hanno svolto le stesse funzioni e soddisfatto gli stessi bisogni senza di essi. Il fermento attorno ad un’invenzione tecnologica solitamente stimola illusioni e stupidità piuttosto che i sensi e l’intelligenza. L’illusione, ad esempio, che internet porterà alla liberazione dell’umanità e alla saggezza è completamente crollata. Non mi dilungherò sullo sviluppo di questa idea e sul suo crollo ora, ma gli esempi sono infiniti… E’ sufficiente ricordare gli eventi della Primavera Araba quando internet venne inizialmente utilizzato dagli insorti, ma che poi divenne evidente chi ne detenesse realmente il controllo. Il destino tecnologico è perciò scritto dalle élite che, in costante interazione con i centri di ricerca, le università, le istituzioni statali e le organizzazioni internazionali, dietro un’apparenza “innocua” e “innocente”, stanno pianificando il futuro del mondo. La collaborazione in continua espansione tra industria e ricerca non richiede più recinzioni di filo spinato e postazioni militari, perché prende forma dentro strutture del tutto legittime agli occhi dell’immaginario sociale. Se i database biometrici e del DNA (elementi integrati nella Carta del Cittadino che lo stato greco sta già preparando sotto la direzione dei suoi padroni stranieri come sostituto della carta d’identità) sono i primi mattoni nel mosaico del controllo bio-politico diretto e visibile, allora i sensori, i nano-chip, gli impianti invisibili costituiscono una griglia di dominio e sfruttamento vasta e profonda non solo per gli umani ma per ogni essere vivente. Le telecamere di sorveglianza e i sistemi di monitoraggio delle agenzie di intelligence militare e poliziesca sono “gocce nel oceano” di fronte alla prossima colonizzazione di ogni attività sociale, di ogni processo naturale, di ogni persone, di ogni animale e pianta, dell’acqua, del suolo e dell’atmosfera. Possiamo immaginare un futuro (non troppo distante) dove i confini tra pubblico e privato saranno troppo vaghi o invisibili, perché ogni cosa attorno a noi sarà in diretta connessione con i sistemi digitali del potere. Due rapidi esempi di una tale – semplice (eppure fino ad ora) – massiccia applicazione sono stati sviluppati negli stati dell’Estonia e degli Emirati Arabi Uniti. Ovviamente, la trasformazione precedentemente menzionata non riguarda solo la repressione dei ribelli. La repressione ed il controllo sociale sono semplicemente gli esempi più indicativi dell’essenza del Dominio. Come è noto, chi detiene il potere hanno sempre aspirazioni imperialistiche. La trasformazione del mondo perciò tocca a maggior ragione tutte le aree della vita sociale, anche i più intimi momenti della nostra vita privata, dai nostri pensieri ed emozioni più profondi fino agli aspetti inesplorati del mondo naturale, colpendo prima la vita selvatica e poi gli esclusi, i non istruiti, i deboli, i marginalizzati, fino ad eliminarli o a renderli ingranaggi dell’apparato sociale.

Il problema principale, per noi CHE VOGLIAMO LA LIBERTA’ e vogliamo lottare per essa insieme ad altre persone, è che la maggior parte della gente è favorevole e contribuisce a tale prospettiva quando non è addirittura attivamente coinvolta nel realizzarla. Perciò proveremo l’esperienza senza via d’uscita di una società totalitaria in cui da un lato le possibilità di resistenza e le decisioni di rimanerne fuori diminuiranno costantemente, mentre dall’altro sempre nuove applicazioni tecnologiche saranno rivendicate come un “diritto” e gli sforzi per accedervi e acquisirli saranno definiti “lotta” (come è già il caso della procreazione medicalmente assistita e della gestazione surrogata, che trovano sostenitori tra le tendenze postmoderniste e liberali come gli aderenti alla teoria queer e a quella trans-femminista). Affronteremo condizioni in cui chi non si adeguerà allo sviluppo tecnologico e ai suoi imperativi sarà automaticamente segnalato alle autorità attraverso Internet e i fuorilegge saranno probabilmente rinchiusi automaticamente dentro le loro case o macchine fino all’arresto e inviati ad un campo di concentramento… L’esempio della Cina fa da guida verso questa prospettiva grazie all’applicazione in via sperimentale di programmi di un sistema di crediti sociali basati sui depositi bancari, lo shopping nei supermercati, l’attività sui social media, il comportamento stradale ecc., ed ha sviluppato il più vasto sistema di controllo panoptico con innumerevoli telecamere e droni di sorveglianza (anche a forma di uccelli) direttamente collegati alla polizia e funzionanti attraverso le tecnologie di riconoscimento facciale; che è l’intelligenza artificiale per il riconoscimento facciale. La Cina è stata accusata di rapimento da parte dei Musulmani Turchi, mentre dà maniacalmente la caccia ai dissidenti politici e alle loro famiglie, costituendo una rete di moderno “McCarthysmo”. Inoltre, essa amplia i propri esperimenti tecnologici attraverso la “cinesizzazione” del continente africano e utilizzando volti Nigeriani per affinare le tecnologie di machine-learning che sviluppa, per esempio, il colosso Alibaba e non solo. A proposito, è notevole che in questo momento, se non mi sbaglio, i maggiori investimenti nel mondo vengano fatti nel campo dell’Intelligenza Artificiale, creando un clima da Guerra Fredda tra Cina e USA (con alcuni ovvi esempi a dare l’allarme già dato dalla disputa per il controllo più che per il commercio dei nuovi network di telecomunicazioni 5G, che rappresentano la base per lo sviluppo delle “smart cities”) e ricordandoci di una guerra che probabilmente non si è mai conclusa e con conseguenze imprevedibili, proporzionale allo sviluppo e all’uso delle armi atomiche… Nel nostro continente, la Finlandia è all’avanguardia della sua crescita, avendo già sviluppato una strategia nazionale per l’intelligenza artificiale, pretendendo titoli e sovvenzioni dalla Commissione Europea, avvantaggiandosi della propria presidenza del Consiglio dell’Unione Europea dal primo luglio, per i mega progetti che sviluppa. Essa ha investito nella cooperazione con l’Estonia e la Svezia per diventare il primo “laboratorio” europeo per le applicazioni dell’intelligenza artificiale. Il direttore generale del Ministero dell’Economia ha dichiarato che la IA rappresenta la punta di diamante per lo sviluppo di una serie di applicazioni digitali, ovvero la governance digitale. Dirò soltanto che la compagnia finlandese Nokia ha detto che essa addestrerà tutti i propri impiegati nel campo della IA.

Ma quando parlo di totalitarismo tecno-scientifico non intendo che le macchine governeranno le persone, ma che chi avrà il controllo di tali macchine avrà un’autorità totalitaria talmente potente e diffusa che rovesciarli sarà impossibile, dal momento che né la conoscenza, né la libertà d’agire saranno disponibili per gli aspiranti ribelli per fermarli. Come già notato,lo spodestamento del Principe-Umano avverrà attraverso un nuovo “deus ex-machina”, l’uomo-divinità meccanico, o Cyborg, ma totalmente allineato e compatibile con i desideri dei potenti e con i bisogni dell’economia del libero mercato. La “libera” scelta degli interventi e delle modificazioni tecnologici di corpo e natura sarà data e predeterminata quanto la scelta di votare un partito politico piuttosto che un altro nelle elezioni democratiche. In conclusione, delegare le nostre vite ai giganti e ai padroni della tecnologia (dal momento che l’economia sta muovendosi sempre più rapidamente verso la completa assimilazione della tecnologia, se quest’ultima non ha già integrato la prima) significherà delegare la libertà e il benessere di tutta la biosfera alle macchine, per cui sarebbe saggio ricordare ciò che i Luddisti fecero a loro tempo, tranne per il fatto che la nostra stessa sopravvivenza e quella dell’intero pianeta sono ora letteralmente minacciate. Ecco perché dobbiamo capire cosa siamo disposti e in grado di fare e come combatteremo. Ecco perché l’importanza di questo incontro internazionale è enorme e spero che abbia le migliori prospettive in modo che con calma e responsabilità, senza arroganza e nello spirito della cooperazione e del rispetto di tutti i compagni, vediamo come possiamo elaborare congiuntamente piani per la distruzione di questa mostruosità autoritaria che è la moderna civilizzazione.

Infine, vorrei citare rapidamente e soltanto a titolo informativo quattro eventi che hanno catturato la mia attenzione e che voglio condividere perché mi hanno fatto sentire troppo turbato tanto quanto preoccuperanno voi se già non ne foste al corrente. Nonostante io in questa occasione non devo contribuire con analisi o critiche approfondite, vorrei portare la vostra attenzione sulla manipolazione genetica di bambine avvenuta in Cina, il trapianto robotico di utero in Svezia, la procreazione artificiale con trasferimento del fuso materno in Grecia e la creazione di un cuore umano per mezzo di una stampante tridimensionale utilizzando cellule umane recentemente in Israele.

Sono sicuro che alcuni di voi saranno sconvolti da tutto questo, ma credetemi, posso capire come vi sentiate e posso immaginare l’atmosfera soffocante che si sarà creata quando verranno affrontati certi argomenti e l’indignazione e l’angoscia per la direzione di questo mondo…

Vi auguro buona fortuna nelle vostre discussioni e una buona lotta!

Dinos


* Quest’anno i vertici SingularityU, tra gli altri paesi, si terranno di nuovo l’8-9 ottobre a Milano e l’11-12 novembre nella sala concerti di Atene

 

pdf: Contributo Dinos

CHIAMATA PER LA SETTIMANA CONTRO IL CAMBIAMENTO CLIMATICO E TUTTE LE NOCIVITA’ DAL 20-27 SETTEMBRE

CONVOCATORIA SEMANA DE LUCHA
CONTRA EL CAMBIO CLIMÁTICO
Y TODA NOCIVIDAD

DEL 20 AL 27 DE SEPTIEMBRE

Contra Toda Nocividad, contratodanocividad.espivblogs.net

Diversas instituciones, grupos ecologistas, organizaciones sindicales, grupos estudiantiles, reunidos bajo el nombre de «Frifays for Future» han convocado la llamada «Semana por el clima» del 20 al 27 de septiembre. Básicamente esta semana consiste en manifestaciones programadas y alienantes en las que pedir al Estado y otras instituciones (ONU, G7…) que pongan remedio o tomen medidas ante el desastre que están causando. En su discurso simplista, recuperador y dirigista en ningún momento critican la causa de la devastación en curso: el capitalismo tecno industrial y su organización técnica del mundo. Son aquellos que critican el cambio climático sin criticar a quienes lo producen: tienen un cadáver en la boca, aquellos que defienden el mito del progreso, del desarrollo sostenible y de una vida «cómoda» a cambio de la esclavitud y de mercantilizar todo aspecto de nuestra vida, una vida vendida a la dominación tecnológica. Son aquellos que han comprado en el supermercado de la rebelión el nuevo producto de moda: el cambio climático. ¿Fridays for Future? Hoy más que nunca el futuro no existe, vivimos en un eterno presente y cuaquier vestigio del pasado ha sido borrado. Las prótesis tecnológicas que nos rodean y colonizan nos hacen vivir en un sonambulismo continuo, donde la catástrofe no está por venir como se empeñan en advertirnos con su venda en los ojos, la catástrofe es aquí y ahora, la catástrofe es el capitalismo tecno industrial, la catástrofe es esta vida alienante dirigida por los algoritmos de nuestros «asistentes virtuales», la catástrofe es un mundo ya devastado por la industria.

El cambio climático, más bien deberíamos hablar de modificación climática, es una más de las miles de consecuencias nocivas de la revolución industrial (la única revolución que iniciada hace dos siglos ha llegado a todos los puntos del planeta y colonizado y mercantilizado todo lo vivo) el cambio climático es indisociable del sistema tecno industrial: deforestación, acidificación de los océanos, desertización, extinción de miles de especies animales y vegetales, miles de productos químico-tóxicos que condenan nuestra existencia, contaminación de tierra, aire y agua son sólo algunas de todas las nocividades, de todas
las consecuencias de este sistema. Creemos entonces que hablar sólo de cambio climático sin criticar el sistema tecno industrial es caer en un reduccionismo, es no ir a la raíz del problema.

El cambio climático y todas las nocividades son las consecuencias del proyecto de la tecnocracia que gestiona y admisnistra nuestras vidas. Un proyecto que consiste en colonizar, domimar y mercantilizar todo lo vivo. Una vez colonizada y dominada la naturaleza el objetivo son los seres humanos, un proyecto basado en la convergencia de las tecnologías conocidas como NBIC (nanotecnologías, biotecnologías, tecnologías de la información, ciencias cognitivas) a las que podríamos añadir robótica e inteligencia artificial, su codicia y avaricia no tiene fin. Si se mercantiliza todo hasta nuestras actividades más cotidianas los beneficios no parán de aumentar. Convertir el mundo y todo lo que habita en ello en una máquina programada donde nada escapa a su control: mundo-máquina, humano-máquina. Lo que nos lleva a una visión mecanicista del mundo, de nosotros mismos y de todo lo que nos rodea.

El sistema tecno industrial necesita grandes cantidades de energía para poder funcionar, cientos de programas de investigación con inversiones multimillonarias están dedicados a encontrar nuevas fuentes de energía. Esta necesidad de energía para que el mundo funcione tiene como consecuencia la devastación del territorio y la aniquilación de millones de animales humanos y no humanos. La energía industrial mueve el mundo, es necesaria para la producción y distribución de todos esos objetos innecesarios que encontramos a nuestro alrededor, es la economía y es la guerra. El sistema ha comprendido y ha visto como un gran negocio que sólo las energias «renovables» y «limpias» permitirán su
expansión y supervivencia, el nuevo proyecto de la tecnocracia es «renovable» y «sostenible», es ecológico. Este nuevo proyecto se extiende igualmente por todo el territorio desde los desiertos industriales de paneles solares y campos eólicos (causantes también del cambio climatico, devastación del territorio, enfermedades, etc.) hasta las eco-ciudades (no-lugares donde todo está controlado, optimizado y automatizado, igualmente productoras de cientos de nocividades y de una vida alienante). Así, defender la energía verde es defender el proyecto que nos dirige a gran velocidad a ritmo del progeso hacia el abismo, es defender el proyecto de quienes están creando un mundo totalitario, es defender el proyecto de aquellos que gestionan y administran nuestras robotizadas vidas.

Por ello hacemos un llamamiento a una semana de lucha contra el cambio climático y toda nocividad del 20 al 27 de septiembre desde una perspectiva anarquista, que desborde los límites impuestos por la socialdemocracia. Una semana más, en la que mediante la acción directa en cualquiera de sus formas los diferentes individuos y grupos se enfrenten al sistema tecno industrial. La semana del 20 al 27 de septiembre es sólo una meta para el ecologismo liberal y estatista, pero para aquellos que aspiramos a la eliminación del estado, del capitalismo, el patriarcado y el sistema tecnoindustrial es una oportunidad para desbordar los estrechos márgenes de la domesticación e iniciar una vía autónoma, anticapitalista y anarquista contra la nocividad tecnoindustrial.

Ni el estado, ni la tecno ciencia nos salvarán.
La lucha es el único camino.

AMENAZADOS POR UNA CRISIS CLIMATICA PROVOCADA POR EL CAPITALISMO.

Una vez el alud de datos y estudios hace irrebatible la realidad del cambio climático y que el entramado corporativo-capitalista se vea forzado a aceptarlo, ahora toca sacar provecho y convertir en una mercancía banal la acción en contra, en mercancía comercial y política para continuar extendiendo la dominación.

El desastre climático y sus impactos sobre la salud, la economía y los ecosistemas se ha convertido en instrumentos para profundizar y extender a todos los niveles de la vida (no solo la vida humana) del planeta. La angustia y la culpa se extienden y sirven a los intereses del sistema.

El sistema tecnoindustrial capitalista ha convertido la tierra en un infierno para millones de personas oprimidas, para miles de especies no humanas, animales y vegetales, y para los ecosistemas.

El resultado de la dominación climática y su mercantilización suponen el empobrecimiento y la alienación de la mayoría del mundo vivo, la destrucción de la biodiversidad y de miles de vidas humanas.

Toda esta mercantilización gira alrededor de una responsabilidad “compartida por todos, compartida como consumidores, y compartida por permitir que los políticos del estado, de la comunidad y del municipio lleven a cabo políticas devastadoras y efectúen simulacros, como las declaraciones de emergencia climática. Nunca se identifican los verdaderos responsables reales: los sistemas capitalistas, el estatal y tecnoindustrial que son los causantes finales del cambio climático.

CUALES SON LAS FUENTES DE GASES DE EFECTO INVERNADERO? Y QUIENES SON LOS EMISORES?.

No se suele destacar que el 79% de los gases de efecto invernadero provienen directamente del sistema tecnoindustrial (la generación de energía, el transporte, la industria y la agricultura industrial) y sólo el 11,5% de los sectorrs residencial y comercial (IPPC 2015), otros estudios atribuyen a la ganadería el 14,5 (FAO 2013), la producción y distribución de alimentos seria del 25%, como podemos ver los valores de emisiones varían mucho según la fuente. Queda claro, sin embargo, que el sistema tecnoindustrial genera por encima del 80% de las emisiones.

Los medios de comunicación desvían la atención, escoden las responsabilidades del sistema y desvían las culpas sobre la población en general, los que emiten este pequeño 6%, los pobres que viven en pisos mal aislados, los trabajadores que se desplazan a polígonos lejanos sin transporte público, los desfavorecidos que consumen alimentos industriales superprocesados y que no compran en la eco-tienda, por barreras económicas, culturales y sociales.

Hay otras muchas estrategias tramposas para culpabilizar a la gente, y para convertir esta culpa en mercancía, por ejemplo en el uso de plásticos, la mayor parte del plástico (el propileno y el polietileno,) proceden del petróleo, el 90% del plástico producido va directamente a usos industriales. Poco más del 10% se convierte en productos de consumo general, pero nos cuentan que la culpa de todo es de las pajitas de plástico y de las compresas, no nos hablan de las piezas de máquinas y aparatos, de los recubrimientos o de los embalajes industriales… o de tantos usos necesarios para perpetuar el sistema.

El cambio global tendrá efectos directos y graves, cada vez más extendidos, y los más desfavorecidos serán los que padecerán las consecuencias, los pobres, los habitantes de los países colonizados, las mujeres, las niñas, los niños…

Ante esto los bomberos profesionales de los conflictos, los recuperadores de revueltas, los domesticadores de salvajismos se están anticipando a las posibles reacciones que se producirán cuando sintamos los efectos de esta crisis provocada.

EL ACAPARAMIENTO CAPITALSITA DE LOS RECURSOS AGRABA LOS EFECTOS DEL CAMBIO CLIMÁTICO.

Ante la crisis, el capitalismo y los estados “desarrollados” para evitar sus efectos y especular con estos mismos efectos, están acumulando recursos. Tierras agrícolas en todo el mundo, minerales raros o imprescindibles para la industria… y, sobretodo, agua, que es una substancia imprescindible para la vida y para el funcionamiento de los ecosistemas.

Previendo la escasez del recurso , alrededor del agua se ha generado un movimiento especulativo muy intenso, los buitres de los fondos de inversión ya han puesto la mirada sobre ella a través de Fondos Cotizados de Inversión, los 13 fondos más importantes en el campo del agua acumulan 8.384 millones de euros, sólo en patrimonio y garantizan rentabilidades extraordinarias y continuadas. Según los desaprensivos de “Standard and Poor’s” el mercado del agua tendrá en el 2020 un valor de un billón (europeo) de euros.

Todo esto mientras el agua no es un recurso accesible (con la calidad necesaria) para todas las personas, todo esto pasa cuando centenares de millones de personas no disponen de un suministro de agua en condiciones y 2.000 millones se abastecen de agua con contaminación fecal.

EL CAPITALISMO HA PROVOCADO LA CRISIS CLIMÁTICA Y, AHORA NOS QUIERE HACER PAGAR LAS SOLUCIONES!!… Y SEGUIR ACUMULANDO BENEFICIOS.

Es inverosímil pensar que decenios de explotación, de deforestación, de destrucción de ecosistemas, de envenenamiento de los suelos, del aire y del agua, de vertido de residuos, de emisión de gases de efecto invernadero y de extractivismo galopante, no tendrían ningún efecto. Efectos que pagaran los de siempre.

Pero también es inverosímil pensar que la codicia, la avaricia, la prepotencia, la soberbia, la falta de escrúpulos y el afán de dominación del capitalismo y del sistema tecnoindustrial cederán ante las necesidades de las personas, de los ecosistemas y de la tierra. Solo una revuelta, una insurrección generalizada que les destruya podrá detener y poner solución a la devastación de la tierra y poner fin a la crisis climática.

Dentro de su lógica de dominación y de división territorial (estatal) del mundo hay una jerarquía que viene de antiguo que hunde sus raíces en la colonización y que se expresa como imperialismo y neocolonialismo (UE, EUA, Rusia, China…), donde los sometidos (menos las elites económicas y/o culturales de los países dominados) ocupan una posición subalterna y más vulnerable frente al cambio climático, al margen de la posición en la jerarquía mundial del país donde viven.

MIENTRAS HAYA CAPITALISMO LA DEVASTACIÓN SEGUIRÁ!!

De hecho capitalismo es sinónimo de cambio climático, desde sus orígenes hasta ahora mismo. Con la nocividad sobre los trabajadores industriales, con el hollín, el humo y tóxicos diversos sobre los barrios obreros, desde la Inglaterra de los siglos XVIII y XIX, hasta el Bangladesh o la China del siglo XXI, nocividad extendida sobre todo el planeta y a la que hay que añadir los tóxicos de la agricultura industrial y los efectos del cambio climático generado.

El cambio global afecta sobretodo a los pobres que son los más afectados por los fenómenos meteorológicos extremos (tifones, huracanes, inundaciones, sequias…), la subida del nivel del mar y el aumento de enfermedades ligadas a la temperatura.

Mientras los ricachones, no solo escapan a sus efectos (disponen de la tecnología y el control sobre el territorio), sino que además sacan provecho: nuevas inversione millonarias en energías renovables, obras públicas milmillonarias de prevención de los riesgos (protección de costas, obras hidráulicas, nuevas redes de comunicaciones…).

El control de los desplazamientos de población causados por el cambio, control de fronteras, también da grandes beneficios a las industrias del complejo militar/policial.

En resumen una vez más un “negocio del siglo”, del siglo XXI, y con lo que quede, del siglo XXII.

Seguramente los dominadores de la tierra tienen algún as guardado en la manga frente a crisis futuras, una especie de habitación del pánico, que en términos generales supondrá seguramente militarización, control social i, “naturalmente”, más opresión y más dominación.

Se suele considerar que un 1% de la población mundial derrochan más del 50% de los recursos, en otras valoraciones se dice que un 5% consume el 90% de la energía… Son evaluaciones muy discutibles, pero todas van en el mismo sentido, una minoría insignificante se apodera de la mayor parte del pastel. Es fácil imaginar que si el consumo de materia, energía, alimentos… de este 5% se igualase al del resto del mundo se podría revertir el cambio climático, pero es impensable que este 5% renuncie voluntariamente a sus privilegios. Así que tomando la metáfora del navío hundiéndose, este 5% es el porcentaje que será necesario tirar por la borda si no se conforma.

Indudablemente oponerse a la dominación económica y cultural, oponerse a la devastación y a la destrucción de la tierra, oponerse al tecnocapitalismo y a los estados tendrá un coste, un coste para las personas y los ecosistemas, pero como se decía durante la revolución social de 1936 “no nos importa heredar un mundo en ruinas, porque llevamos un mundo nuevo dentro de nuestros corazones”.

La semana del 20 al 27 de setiembre es sólo una meta para el ecologismo liberal y estatista, pero para aquellos que aspiramos a la eliminación del estado, del capitalismo, el patriarcado y el sistema tecnoindustrial es una oportunidad para desbordar los estrechos márgenes de la domesticación e iniciar una vía autónoma, anticapitalista y anarquista contra la nocividad tecnoindustrial.


CHIAMATA PER LA SETTIMANA
CONTRO IL CAMBIAMENTO CLIMATICO E TUTTE LE NOCIVITA’

DAL 20-27 SETTEMBRE

Varie istituzioni, gruppi ambientalisti, organizzazioni sindacali, gruppi di studenti, riuniti sotto il nome di “Frifays for Future”, hanno chiamato la “Settimana per il clima” dal 20 al 27 settembre. Fondamentalmente questa settimana consiste in manifestazioni programmate e alienanti in cui chiedere allo Stato e alle altre istituzioni (ONU, G7 …) di porre rimedio o agire in caso di disastro che stanno causando. Nel suo discorso semplicistico, di recupero e di guida, non critica mai la causa della devastazione in corso: il capitalismo tecnologico industriale e la sua organizzazione tecnica del mondo. Sono quelli che criticano il cambiamento climatico senza criticare quelli che lo producono: hanno un cadavere in bocca, coloro che difendono il mito del progresso, di sviluppo sostenibile e una vita “confortevole” in cambio di schiavitù e di commercializzare ogni aspetto della nostra vita, una vita venduta al dominio tecnologico. Sono quelli che hanno comprato nel supermercato della ribellione il nuovo prodotto di moda: i cambiamenti climatici. Venerdì per il futuro? Oggi più che mai il futuro non esiste, viviamo in un presente eterno e ogni traccia del passato è stata cancellata. Le protesi tecnologiche che ci circondano e ci colonizzano vivono in un continuo sonnambulismo, dove la catastrofe non deve ancora arrivare mentre insistono per avvertirci con la loro benda, la catastrofe è qui e ora, la catastrofe è il tecno capitalismo industriale, la catastrofe è questa vita alienante diretta dagli algoritmi dei nostri “assistenti virtuali”, la catastrofe è un mondo già devastato dall’industria.

Il cambiamento climatico, piuttosto dovremmo parlare di cambiamento climatico, è una delle migliaia di conseguenze dannose della rivoluzione industriale (l’unica rivoluzione iniziata due secoli fa ha raggiunto tutte le parti del pianeta e ha colonizzato e commercializzato tutto ciò che era vivo) Il cambiamento climatico è inseparabile dal sistema tecno-industriale: deforestazione, acidificazione degli oceani, desertificazione, estinzione di migliaia di specie animali e vegetali, migliaia di prodotti chimici tossici che condannano la nostra esistenza, inquinamento di terra, aria e acqua sono solo alcuni dei tutti gli
effetti dannosi di tutte le conseguenze di questo sistema. Riteniamo quindi che parlare solo dei cambiamenti climatici senza criticare il sistema tecnologico industriale significhi cadere in un riduzionismo, non andare alla radice del problema.

I cambiamenti climatici e tutta la nocività sono le conseguenze del progetto di tecnocrazia che gestisce e gestisce le nostre vite. Un progetto che consiste nel colonizzare, dominare e commercializzare tutto ciò che è vivo. Una volta colonizzati e dominati dalla natura, l’obiettivo sono gli esseri umani, un progetto basato sulla convergenza di tecnologie note come NBIC (nanotecnologie, biotecnologie, tecnologie dell’informazione, scienze cognitive) a cui potremmo aggiungere robotica e intelligenza artificiale, la loro L’avidità e l’avidità non hanno fine. Se tutto viene commercializzato fino alle nostre attività quotidiane, i benefici non smetteranno di aumentare. Converti il ​​mondo e tutto ciò che lo abita in una macchina programmata dove nulla sfugge al suo controllo: macchina del mondo, macchina dell’uomo. Il che ci porta ad una visione meccanicistica del mondo,

Il sistema tecnologico industriale ha bisogno di grandi quantità di energia per funzionare, centinaia di programmi di ricerca sugli investimenti multimilionari sono dedicati alla ricerca di nuove fonti energetiche. Questa necessità di energia per far funzionare il mondo si traduce nella devastazione del territorio e nell’annientamento di milioni di animali umani e non umani. L’energia industriale muove il mondo, è necessaria per la produzione e la distribuzione di tutti quegli oggetti non necessari che troviamo intorno a noi, è l’economia ed è la guerra. Il sistema ha capito e visto come un grande business che solo l’energia “rinnovabile” e “pulita” ne consentiranno
espansione e sopravvivenza, il nuovo progetto di tecnocrazia è “rinnovabile” e “sostenibile”, è ecologico. Questo nuovo progetto si estende anche su tutto il territorio dai deserti industriali dei pannelli solari e dei campi eolici (causando anche cambiamenti climatici, devastazione del territorio, malattie, ecc.) Alle eco-città (non luoghi in cui tutto è controllato, ottimizzato e automatizzato, producendo anche centinaia di vite dannose e alienanti). Quindi, difendere l’energia verde sta difendendo il progetto che ci guida ad alta velocità al ritmo dei progressi verso l’abisso, è difendere il progetto di coloro che stanno creando un mondo totalitario, è difendere il progetto di coloro che gestiscono e gestiscono le nostre vite robotiche.

Ecco perché chiediamo una settimana per combattere i cambiamenti climatici e tutti gli effetti dannosi dal 20 al 27 settembre da una prospettiva anarchica, che supera i limiti imposti dalla socialdemocrazia. Ancora una settimana, in cui, attraverso l’azione diretta in una qualsiasi delle sue forme, i diversi individui e gruppi affrontano il sistema tecnologico industriale. La settimana del 20-27 settembre è solo un obiettivo per l’ecologia liberale e statalista, ma per coloro che aspirano all’eliminazione dello stato, il capitalismo, il patriarcato e il sistema tecno-industriale sono un’opportunità per traboccare gli stretti margini della domesticazione e avvia un percorso autonomo, anticapitalista e anarchico contro la dannosità tecno-industriale.

Né lo stato né la scienza tecnologica ci salveranno.
La lotta è l’unico modo.

MINACCATO DA UNA CRISI CLIMA CAUSATA DAL CAPITALISMO.

Una volta che la valanga di dati e studi ha reso inconfutabile la realtà del cambiamento climatico e che il quadro capitalistico-aziendale è costretto ad accettarlo, ora è il momento di trarre vantaggio e trasformare l’azione contro, in merce commerciale e politica in una merce banale per continuare estendere il dominio.

Il disastro climatico e i suoi impatti sulla salute, sull’economia e sugli ecosistemi sono diventati strumenti per approfondire ed estendere a tutti i livelli di vita (non solo la vita umana) sul pianeta. L’angoscia e la colpa si estendono e servono gli interessi del sistema.

Il sistema tecnoindustriale capitalista ha trasformato la terra in un inferno per milioni di persone oppresse, per migliaia di specie non umane, animali e vegetali e per ecosistemi.

Il risultato del dominio del clima e della sua mercificazione comportano l’impoverimento e l’alienazione della maggior parte del mondo vivente, la distruzione della biodiversità e migliaia di vite umane.

Tutta questa mercificazione ruota attorno a una responsabilità “condivisa da tutti, condivisa come consumatore e condivisa consentendo ai politici statali, comunitari e comunali di attuare politiche devastanti e condurre esercitazioni, come dichiarazioni di emergenza climatica. I veri veri leader non vengono mai identificati: i sistemi capitalistici, statali e tecnoindustriali che sono le cause finali dei cambiamenti climatici .

QUALI SONO LE FONTI DEI GAS A EFFETTO SERRA? E CHI SONO GLI EMITTENTI?

Di solito non si sottolinea che il 79% dei gas serra proviene direttamente dal sistema tecno-industriale (produzione di energia, trasporti, industria e agricoltura industriale) e solo l’11,5% dei settori residenziali e commerciali (IPPC 2015), altri studi attribuiscono al bestiame 14.5 (FAO 2013), la produzione e la distribuzione di alimenti sarebbe del 25%, poiché possiamo vedere che i valori di emissione variano notevolmente a seconda della fonte. È chiaro, tuttavia, che il sistema tecno-industriale genera oltre l’80% delle emissioni.

I media distolgono l’attenzione, scelgono le responsabilità del sistema e deviano la colpa sulla popolazione generale, coloro che emettono questo piccolo 6%, i poveri che vivono in piani scarsamente isolati, i lavoratori che si spostano in poligoni distanti senza trasporto pubblico, le persone svantaggiate che consumano alimenti industriali superelaborati e non acquistano nell’eco-negozio, a causa di barriere economiche, culturali e sociali.

Esistono molte altre strategie complicate per incolpare le persone e trasformare questa colpa in merce, ad esempio nell’uso della plastica, la maggior parte della plastica (propilene e polietilene) proviene dal petrolio, il 90% della plastica prodotta Va direttamente agli usi industriali. Poco più del 10% diventa prodotti di consumo generale, ma ci dicono che la colpa di tutto sono le cannucce di plastica e le compresse, non ci parlano delle parti di macchine e dispositivi, dei rivestimenti o dell’imballaggio industriale … o tanti usi necessari per perpetuare il sistema.

Il cambiamento globale avrà effetti diretti e gravi, sempre più diffusi, e i più svantaggiati saranno quelli che subiranno le conseguenze, i poveri, gli abitanti dei paesi colonizzati, le donne, le ragazze, i ragazzi …

Detto questo, i pompieri professionisti dei conflitti, i recuperatori delle rivolte, i domatori della ferocia stanno anticipando le possibili reazioni che si verificheranno quando sentiamo gli effetti di questa crisi provocata.

LA SITUAZIONE DI CAPITALE DELLE RISORSE AGGIUNGE GLI EFFETTI DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO.

Di fronte alla crisi, il capitalismo e gli stati “sviluppati” per evitare i suoi effetti e speculare con questi stessi effetti, stanno accumulando risorse. Terreni agricoli in tutto il mondo, minerali rari o essenziali per l’industria … e, soprattutto, l’acqua, che è una sostanza essenziale per la vita e per il funzionamento degli ecosistemi.

Anticipando la scarsità della risorsa, intorno all’acqua è stato generato un movimento speculativo molto intenso, gli avvoltoi dei fondi di investimento hanno già messo gli occhi su di esso attraverso i fondi di investimento quotati, i 13 fondi più importanti nel campo dell’acqua accumulano 8.384 milioni di euro, solo in azioni e garantiscono rendimenti straordinari e continui. Secondo lo scrupoloso “Standard and Poor’s”, il mercato dell’acqua avrà un valore di un miliardo di euro (europeo) nel 2020.

Tutto questo mentre l’acqua non è una risorsa accessibile (con la qualità necessaria) per tutte le persone, tutto ciò accade quando centinaia di milioni di persone non dispongono di un approvvigionamento idrico in condizioni e 2.000 milioni vengono rifornite di acqua con contaminazione fecale.

IL CAPITALISMO HA CAUSATO LA CRISI CLIMA E, ORA VOGLIAMO FARE PAGARE SOLUZIONI !! … E CONTINUARE VANTAGGI ACCUMULANTI.

È improbabile pensare che decenni di sfruttamento, deforestazione, distruzione di ecosistemi, avvelenamento di suoli, aria e acqua, scarico di rifiuti, emissione di gas a effetto serra ed estrattivismo al galoppo, non avrebbero alcun effetto. Effetti che pagherà il solito.

Ma è anche improbabile pensare che l’avidità, l’avidità, l’arroganza, l’arroganza, la mancanza di scrupoli e il desiderio di dominio del capitalismo e del sistema tecno-industriale cederanno ai bisogni delle persone, degli ecosistemi e della terra. Solo una rivolta, una diffusa insurrezione che li distrugge sarà in grado di fermare e risolvere la devastazione della terra e porre fine alla crisi climatica.

All’interno della sua logica di dominio e divisione territoriale (stato) del mondo esiste una gerarchia che deriva dal passato che affonda le sue radici nella colonizzazione e che si esprime come imperialismo e neo-colonialismo (UE, USA, Russia, Cina …), dove soggetto (meno le élite economiche e / o culturali dei paesi dominati) occupano una posizione subalterna e più vulnerabile di fronte ai cambiamenti climatici, indipendentemente dalla posizione nella gerarchia mondiale del paese in cui vivono.

MENTRE CI È CAPITALISMO LA DEVASTAZIONE CONTINUA !!

In effetti il ​​capitalismo è sinonimo di cambiamento climatico, dalle origini ad oggi. Con la nocività degli operai industriali, con fuliggine, fumo e varie tossine nei quartieri della classe operaia, dall’Inghilterra nei secoli XVIII e XIX, al Bangladesh o alla Cina nel XXI secolo, diffuse dannosità su tutto il pianeta e che si devono aggiungere le tossicità dell’agricoltura industriale e gli effetti del cambiamento climatico generato.

Il cambiamento globale colpisce soprattutto i poveri che sono i più colpiti da eventi meteorologici estremi (tifoni, uragani, inondazioni, siccità …), innalzamento del livello del mare e malattie legate alla temperatura.

Mentre i ricchi, non solo scappano per i loro scopi (hanno la tecnologia e il controllo sul territorio), ma ne approfittano anche: nuovi investimenti milionari nelle energie rinnovabili, opere pubbliche miliardarie di prevenzione dei rischi (protezione dei costi, opere idraulica, nuove reti di comunicazione …).

Il controllo degli sfollamenti della popolazione causato dal cambiamento, il controllo delle frontiere, offre anche grandi vantaggi alle industrie complesse militari / di polizia.

In sintesi, ancora una volta un “business del secolo”, del 21 ° secolo, e con ciò che rimane, del 21 ° secolo.

Sicuramente i governanti della terra hanno un asso nella manica di fronte a future crisi, una sorta di stanza di panico, che in generale significherà sicuramente militarizzazione, controllo sociale e, “naturalmente”, più oppressione e più dominio.

Di solito si ritiene che l’1% della popolazione mondiale sprechi più del 50% delle risorse, in altre valutazioni si dice che il 5% consuma il 90% di energia … Sono valutazioni molto discutibili, ma vanno tutte nella stessa direzione, una minoranza insignificante si impadronisce della maggior parte della torta. È facile immaginare che se il consumo di materia, energia, cibo … di questo 5% è uguale a quello del resto del mondo, i cambiamenti climatici potrebbero essere invertiti, ma è impensabile che questo 5% rinunci volontariamente ai suoi privilegi. Quindi, prendendo la metafora della nave che affonda, questo 5% è la percentuale che dovrà essere gettata in mare se non è conforme.

Senza dubbio opporsi al dominio economico e culturale, opporsi alla devastazione e alla distruzione della terra, opporsi al tecnocapitalismo e agli stati avrà un costo, un costo per le persone e gli ecosistemi, ma come è stato detto durante la rivoluzione sociale del 1936 ” non ci importa ereditare un mondo in rovina, perché portiamo un nuovo mondo nei nostri cuori. “

La settimana del 20-27 settembre è solo un obiettivo per l’ambientalismo liberista e statalista, ma per coloro che aspirano all’eliminazione dello stato, il capitalismo, il patriarcato e il sistema tecno-industriale sono un’opportunità per traboccare gli stretti margini di domesticazione e avvia un percorso autonomo, anticapitalista e anarchico contro la dannosità tecno-industriale.

 

contratodanocividad.espivblogs.net/convocatoria-semana-de-lucha-contra-el-cambio-climatico-y-toda-nocividad-20-27-septiembre/

 

ΣΥΝΕΙΣΦΟΡΑ ΣΤΗ ΔΙΕΘΝΗ ΣΥΝΑΝΤΗΣΗ ΕΝΑΝΤΙΑ ΣΤΙΣ ΤΕΧΝΟ-ΕΠΙΣΤΗΜΕΣ, ΝΤΙΝΟ ΓΙΑΓΤΖΟΓΛΟΥ

ΣΥΝΕΙΣΦΟΡΑ ΣΤΗ ΔΙΕΘΝΗ ΣΥΝΑΝΤΗΣΗ ΕΝΑΝΤΙΑ ΣΤΙΣ ΤΕΧΝΟ-ΕΠΙΣΤΗΜΕΣ (ΙΤΑΛΙΑ- ΙΟΥΛΙΟΣ 2019) ΑΠΟ ΤΟΝ ΑΝΑΡΧΙΚΟ ΝΤΙΝΟ ΓΙΑΓΤΖΟΓΛΟΥ, ΑΙΧΜΑΛΩΤΟ ΤΟΥ ΕΛΛΗΝΙΚΟΥ ΚΡΑΤΟΥΣ

Συντρόφισσες και σύντροφοι

Ξεκινώ αυτό το γράμμα με μια βεβαιότητα. Είμαι σίγουρος ότι τα βιώματά μας είναι πολύ διαφορετικά όπως και οι αφετηρίες του αγώνα του καθενός και της καθεμιάς. Πιθανολογώ επίσης ότι με πολλούς από εσάς έχουμε διαφορετικές ιδεολογικές καταβολές και διαφωνίες ή αντιθέσεις σε επιμέρους ζητήματα. Όμως πιστεύω ακράδαντα ότι η θέληση για αντίσταση στα σχέδια της Κυριαρχίας, που πηγάζει από τη συναίσθηση της θεμελιώδους κοινωνικής αλλοτρίωσης που μας αποξενώνει από τους εαυτούς μας και τη φύση εν γένει και το επαναστατικό πάθος για την καταστροφή της μεγα-μηχανής της Εξουσίας μάς ενώνουν σε ένα κοινό όραμα ενός κόσμου ελεύθερου από τα δεσμά του πολιτισμού. Διατρέχοντας ποικίλες αναλύσεις, δρασκελίζοντας χιλιομετρικές  αποστάσεις και καταργώντας στην πράξη τα γλωσσικά εμπόδια, εφόσον αναγνωρίζουμε ότι υπάρχει η κοινότητα του αγώνα για την ολική απελευθέρωση, μπορούμε πραγματικά να διατηρήσουμε αναμμένη τη φλόγα της εξέγερσης και ανοιχτό το στοίχημα της κοινωνικής επανάστασης. Στέλνω λοιπόν ένα θερμό χαιρετισμό στη συλλογικότητα Resistenze Al Nanomondo και σε όλους τους συμμετέχοντες στη διεθνή συνάντηση ενάντια στις τεχνο-επιστήμες, εκφράζοντας εκ των προτέρων την ανυπομονησία μου να καλύψω τα κενά γνώσης που αναμφίβολα θα προκαλέσει η απουσία μου, μελετώντας τους στοχασμούς, τα συμπεράσματά σας και όλα όσα μπορείτε να μου μεταφέρετε μέσα από τις δράσεις και τις συνεργασίες που θα προκύψουν από τις ζυμώσεις σας στην Ιταλία.

Αλλά ας πάρουμε τα πράγματα με τη σειρά. Εδώ και 21 μήνες βρίσκομαι προφυλακισμένος στις ελληνικές φυλακές γιατί πήρα την απόφαση, όπως πολλοί μαχητές ανά τον κόσμο, να πραγματώσω τις ιδέες μου παίρνοντας θέση μάχης στον κοινωνικό πόλεμο και να αγωνιστώ κατά της εξουσίας, εδώ και τώρα. Είμαι λοιπόν στη φυλακή γιατί έβαλα σε πρακτική εφαρμογή τις ιδέες μου πέρα από τα όρια του νόμου και σίγουρα όχι τυχαία. Με την ακλόνητη πεποίθηση ότι η επανάσταση ή θα είναι άνομη ή δεν θα είναι τίποτα, θέλησα να δώσω ένα παράδειγμα – σε πρώτο πρόσωπο και χρόνο ενεστώτα – του τι μπορεί να σημαίνει η επαναστατική αλληλεγγύη, πέρα από τα δίπολα της αθωότητας και της ενοχής, της νομιμότητας και της παρανομίας, παρέχοντας καταφύγιο σε ένα διωκόμενο σύντροφο. Γι’ αυτό βρίσκομαι χωμένος μέσα σε τόνους από τσιμέντο και σίδερο, κινδυνεύοντας να καταδικαστώ για τις «τρομοκρατικές» επιθέσεις με παγιδευμένους επιστολικούς φακέλους σε αξιωματούχους της Ε.Ε., στελέχη οικονομικών οργανισμών και οίκων αξιολόγησης που εστάλησαν την άνοιξη του 2017, με τις οποίες έχω αρνηθεί τη συσχέτισή μου από τη στιγμή της σύλληψής μου, αλλά οι πιθανότητες της καταδίκης μου για αυτές παραμένουν αυξημένες. Φυσικά κανένας δεν βρέθηκε στη φυλακή απλώς και μόνο επειδή αποφάσισε να αγωνιστεί εναντίον της καταπίεσης και της εκμετάλλευσης. Η κατάσταση που βρίσκομαι αυτή τη στιγμή είναι η πραγματική απόδειξη του γεγονότος ότι έκανα λάθη. Λάθη σε ορισμένες αποφάσεις που πήρα σε σχέση τόσο με τον εαυτό μου όσο και με άλλα άτομα που άστοχα θεώρησα ότι μοιραζόμαστε έναν κοινό αγώνα. Λάθη που κοστίζουν δεκάδες χρόνια φυλάκισης, λάθη που μπορεί να είναι ασυγχώρητα, αλλά σίγουρα δεν μπορούν ούτε αυτά ούτε η φυλακή η ίδια να ακυρώσουν τη διαρκή αποφασιστικότητά μου για αγώνα, αγώνα, αγώνα… υπό οποιεσδήποτε συνθήκες. Έτσι δεν μπορώ παρά να ανασαίνω μέσα από τα εγχειρήματα των συντρόφων που είναι εκτός των τειχών και συνεχίζουν τον αγώνα. Θέλω να ενισχύω τέτοιες προσπάθειες γιατί μέσα από αυτές εμπνέομαι και ουσιαστικά υπάρχω, ζω για αυτές! Και έτσι βλέπω και αυτό το τριήμερο.

Είναι όμως μόνο αυτό; Είναι μόνο μια συνάντηση ατόμων και ομάδων που αγωνίζονται; Κατά την άποψή μου σίγουρα όχι. Έχοντας μελετήσει μόνο ένα μικρό μέρος της δουλειάς κάποιων εκ των ομιλητών σήμερα, γνωρίζω ότι πρόκειται για συντρόφους που έχουν διανύσει μια μεγάλη απόσταση αναλύσεων και κριτικών του σύγχρονου τεχνολογικού παραδείγματος και όχι μόνο… Θέλω όμως να τονίσω την επίκαιρη αντι-τεχνολογική κριτική που έχουν αναπτύξει οι σύντροφοι, παράλληλα με επιμέρους αγώνες και σεβαστές αναλύσεις άλλων θεματικών, όχι μόνο γιατί εμπίπτει στο θέμα της σημερινής συνάντησης αλλά και γιατί πιστεύω ότι είναι κάτι που λείπει πάρα πολύ από τα ευρύτερα αγωνιστικά μας περιβάλλοντα. Δυστυχώς, η κριτική στην τεχνολογία (και μιλάω για τη σύνθετη και υψηλή τεχνολογία), που δεν είναι ποτέ ουδέτερη, αλλά είναι η χειροπιαστή έκφραση της επιστημονικά διαρθρωμένης εξουσίας, είναι πολύ δυσανάλογη σε σχέση με τις συνθήκες που αυτή διαμορφώνει σε περιβαλλοντικό, κοινωνικό, πολιτικό και οικονομικό επίπεδο. Και αν αυτό που λέω μοιάζει με γενικότερη κριτική στον ριζοσπαστικό-επαναστατικό χώρο τότε σίγουρα είναι μια κριτική που στοχεύει και εμένα προσωπικά. Θεωρώ δηλαδή ότι σε αυτό τον τομέα, για να μην ξεφύγω από το θέμα μπαίνοντας και σε άλλα χωράφια, οι αναλύσεις μας (το «μας» αναφέρεται σε γενικότερο πλαίσιο και όχι βέβαια στους ομιλητές της εκδήλωσης) είναι πιο πίσω και απ’ το πίσω, με συνέπεια ο σημερινός αγώνας ενάντια στην Κυριαρχία να είναι και αναποτελεσματικός και σε λάθος κατεύθυνση. Τα παραπάνω συμπεράσματα είναι πρόχειρα καταγεγραμμένα, αλλά συνειδητοποιώ σταδιακά τις διάφορες εκφάνσεις αυτού του προβλήματος που μπορούμε να τις δούμε ξεκάθαρα γύρω μας, τουλάχιστον σε αυτά εδώ τα εδάφη. Στην Ελλάδα είναι ελάχιστοι οι σύντροφοι (αναρχικοί και μη) που έχουν εντρυφήσει στις σύγχρονες τεχνολογίες και τους τρόπους που αυτές επιδρούν στους ανθρώπους και στη ζωή συνολικά. Τα τελευταία λίγα χρόνια, με καθυστέρηση αλλά βιαστικά, παρακολουθώ με μεγάλη ανησυχία και δέος τις τεχνολογικές εξελίξεις προσπαθώντας να αναπτύξω μια κριτική ανάλυση της τρέχουσας κατάστασης του πολιτισμένου κόσμου της Εξουσίας και των διάφορων αλληλοδιαπλεκόμενων δομών, συστημάτων, θεσμών και μηχανισμών του, αναζητώντας και μελετώντας τις σκέψεις συντρόφων που με εμβρίθεια ρίχνουν φως σε αυτήν την πανταχού παρούσα διάσταση της Κυριαρχίας, είτε τα αναλυτικά εργαλεία τους προέρχονται από την οπτική του ταξικού αγώνα είτε από τη ριζοσπαστική οικολογία είτε από τις αντι-πολιτισμικές αναρχικές απόψεις.

Ένα πολύ πρόσφατο γεγονός που με θορύβησε παρά πολύ ήταν στις 19-20 Νοεμβρίου 2018, μόλις 2 μήνες μετά την εμποροπανήγυρη της ΔΕΘ με τιμώμενο Κράτος τις ΗΠΑ και τη σύναψη μνημονίου συνεργασίας μεταξύ της Microsoft και του μεγαλύτερου δημοσίου πανεπιστημιακού ιδρύματος της Ελλάδας, του ΑΠΘ, όταν διεξήχθη στο Μέγαρο Μουσικής δίπλα στην αμερικάνικη πρεσβεία στην Αθήνα, μία από τις συνόδους του Πανεπιστημίου Μοναδικότητας (Singularity University) για πρώτη φορά σε αυτή τη χώρα. Μία μέρα μετά στον ίδιο χώρο έλαβε χώρα το 20ο συνέδριο InfoCom World, που αποτελεί θεσμό για τις Τηλεπικοινωνίες, την Πληροφορική & τα Media στη νοτιοανατολική Ευρώπη. Πρόκειται για το ετήσιο ραντεβού των στελεχών της ψηφιακής αγοράς, προκειμένου να κάνουν πράξη τον Ψηφιακό Μετασχηματισμό στην εποχή του GIGAbit και κεντρικό του θέμα ήταν η ανάπτυξη των δικτύων 5G. Επίσης φέτος έλαβε χώρα και πάλι στο Μέγαρο Μουσικής, από τις 10 έως τις 12 Ιανουαρίου 2019, το 2ο Επιστημονικό Συμπόσιο Υποβοηθούμενης Αναπαραγωγής «Νέοι Ορίζοντες στην Εξωσωματική Γονιμοποίηση»,  το οποίο είχε ως κεντρικό θέμα τις νεότερες εξελίξεις στον τομέα της υποβοηθούμενης αναπαραγωγής με τη συμμετοχή επιστημόνων από όλο τον κόσμο και θεματικές όπως η ενεργοποίηση in vitro του ωοθηκικού ιστού, η δημιουργία του πρώτου ανθρώπινου ωαρίου στο εργαστήριο, η θεραπευτική τροποποίηση των γονιδίων in vitro, καθώς και νεότερα δεδομένα στην ευρύτερη χρήση του «Spindle Transfer» στην κλινική εφαρμογή. Σε αυτό το συνέδριο μέσω τηλεδιάσκεψης με θέμα το ρόλο των μιτοχονδρίων στην αναπαραγωγή, η οποία αναμεταδόθηκε ζωντανά διαδικτυακά, από την Αμερικανική Εταιρία Ανθρώπινης Αναπαραγωγής (ASRM) σε 7000 επιστήμονες από 100 χώρες, ανακοινώθηκε η πρώτη εγκυμοσύνη με την εφαρμογή της μεθόδου της μεταφοράς της μητρικής ατράκτου σε Ελληνίδα γυναίκα.

Εδώ θέλω να μιλήσω για το πρώτο γεγονός. Και οι δύο μέρες της συνόδου Singularity* μεταδίδονταν με live-streaming σε πολλά δημόσια πανεπιστήμια της Αθήνας και της ελληνικής επαρχίας καθώς επίσης και στο συνεργαζόμενο με το SingularityU και φαινομενικά “ουδέτερο” εθνικό ερευνητικό κέντρο Δημόκριτος, όπου μάλιστα πριν λίγες μέρες στις αρχές Ιουλίου σε συνεργασία με το επιτελείο του Singularity διοργανώθηκε για δεύτερη φορά το θερινό σχολείο Singularity Youth Event, για να μυήσει τους νέους στην τεχνητή νοημοσύνη και τη βιοτεχνολογία. Η βαρύτητα του Singularity Summit, ανεξάρτητα από το πού λαμβάνει χώρα κάθε φορά, σε συνάρτηση με άλλα βιομηχανικά, επιχειρηματικά και ερευνητικά εγχειρήματα (π.χ. Human Genome Project και Human Brain Project και οπωσδήποτε το όραμα του Smart Planet της IBM), είναι, κατά τη γνώμη μου, αντίστοιχη με αυτήν που έχουν οι σύνοδοι και οι συσκέψεις του ΝΑΤΟ και των συναφών διεθνών οργανισμών για το στρατιωτικό-βιομηχανικό σύμπλεγμα, καθώς αποτελεί ένα ισχυρό σύμβολο της παγκόσμιας κυριαρχίας των υπερεθνικών τεχνο-επιστημονικών λόμπυ. Επισημαίνω την πολυεθνική φύση αυτού του οργανισμού παρά την φαινομενική αμερικανική «αιγίδα» γιατί σε αντίθεση με την ανεπίκαιρη αντι-ιμπεριαλιστική άποψη μίας και απόλυτης Αυτοκρατορίας, έχω φτάσει να πιστεύω ότι ο μόνος εύστοχος και συνεπής «αντι-ιμπεριαλισμός», σήμερα, είναι αυτός του – σε  παγκόσμιο επίπεδο – ανελέητου αγώνα κατά των εκπροσώπων και των δομών της ένοπλης πτέρυγας του σύγχρονου πολιτισμού, που είναι η τεχνο-επιστήμη της Κυριαρχίας.

Η Μοναδικότητα, εν προκειμένω, αποτελεί απλώς ένα σχήμα λόγου, μία μεταφορά, ίσως και μια τεχνική marketing, χωρίς αυτό να μειώνει καθόλου τη βαρύτητα του μοναδικού εγκλήματος που συντελείται. Όπως μάλλον θα γνωρίζετε ήδη, πρόκειται για μια έννοια προερχόμενη από τη Φυσική, φυσικά αποσπασμένη και αποστραγγισμένη από το αληθινό της νόημα και περιεχόμενο, ούτως ώστε να ταιριάξει στην τεχνο-επιστημονική προπαγάνδα της εποχής που γεννήθηκε. Πρωταίτιος για αυτή τη λογοκλοπή (γιατί περί αυτού πρόκειται) είναι ο πολυμαθής μαθηματικός και επιστήμονας υπολογιστών John von Neumann (με σημαντική συνεισφορά μεταξύ άλλων στις θερμοπυρηνικές αντιδράσεις και την κατασκευή βόμβας υδρογόνου κατάλληλης για διηπειρωτικούς βαλλιστικούς πυραύλους), που μίλησε πρώτος για την μοναδικότητα εξαιτίας της τεχνολογικής προόδου, μετά την υπόθεση εργασίας του μαθηματικού Irving John Good για την «υπερ-ευφυή μηχανή», δηλαδή το σημείο εκείνο στο γήινο χωροχρόνο όταν η Τεχνητή Νοημοσύνη θα φτάσει σε ένα υψηλότερο επίπεδο υπέρβασης της πιο ανεπτυγμένης ανθρώπινης νοημοσύνης, έπειτα από το οποίο καμία πρόβλεψη για το μέλλον της ανθρωπότητας δεν θα έχει πλέον κανένα νόημα. Εν συνεχεία, την τεχνολογική μοναδικότητα έκανε δημοφιλή ο επίσης μαθηματικός Vernor Vinge, ενώ αυτήν την τεχνο-μανιακή θεωρία ενστερνίστηκαν και άλλοι φουτουριστές, όπως οι μελλοντολόγοι υπερανθρωπιστές Ray Kurzweil και Peter Diamandis, ιδρυτές και ιθύνοντες του Πανεπιστημίου της… Μοναδικότητας. Όμως, το πραγματικό έγκλημα δεν είναι ο σφετερισμός μιας έννοιας εν πολλοίς διαδεδομένης στην επιστημονική κοινότητα. Η τεχνητή μοναδικότητα δεν έχει απολύτως καμία σχέση με την ουσιαστική μοναδικότητα, τη διαφορετικότητα, την ποικιλομορφία και τον απεριόριστο και ανεξερεύνητο πλούτο του φυσικού κόσμου… Και πώς θα μπορούσε άλλωστε; Το Πανεπιστήμιο που είναι δεξαμενή σκέψης της Silicon Valley και η έδρα του βρίσκεται σε τοποθεσία-ιδιοκτησία της NASA, συνεργάζεται με την DARPA του αμερικάνικου υπουργείου Άμυνας, το MIT και τους κορυφαίους τεχνολογικούς κολοσσούς όλου του κόσμου, ενώ βασικός χορηγός του είναι η Google, δεν θα μπορούσε να αποτελεί τίποτα άλλο παρά έναν εκμεταλλευτικό οργανισμό που έχει σκοπό τη συσσώρευση κέρδους και εξουσίας, μέσω του προσωπείου της επιστημονικής αυθεντίας, μέχρι οι μικροί «στρατοί» που εκπαιδεύει να αποικήσουν το σύνολο της βιόσφαιρας. Βέβαια, όπως σε κάθε επιμέρους τεχνολογική καινοτομία, έτσι και εδώ τα προσχήματα βρίσκονται εν αφθονία (όπως ο τίτλος του βιβλίου του P. Diamandis “Abundance”). Προσχήματα και μεταμφιέσεις των πιο αισχρών σχεδίων του αύριο, γέννημα θρέμμα της νοσηρής φαντασίας των πιο απαίσιων, μηχανιστικών και αναγωγιστικών αντιλήψεων του σήμερα, που ιχνηλατώντας την εξουσιαστική γενεαλογία τους βρίσκουμε τις πολιτισμικές τους ρίζες στην Ιερά Εξέταση και στο Κυνήγι Μαγισσών του Μεσαίωνα. Και αυτό γιατί παρόμοιες ανακριτικές πρακτικές βασανιστικών πειραματισμών εφαρμόζει και φιλοδοξεί να επεκτείνει, μεταξύ άλλων, και το «κίνημα» των υπερανθρωπιστών και των τεχνο-επιστημόνων εν γένει στη βιόσφαιρα για την πλήρη αντικειμενοποίηση, ποσοτικοποίηση, τυποποίηση, εργαλειοποίηση, αυτοματοποίηση, ομογενοποίηση και εξημέρωση της άγριας ζωής και της φύσης, με όχημα μια ιδιότυπη ιδεολογία που επιχειρεί να εξαπλώσει, μέσω των συνόδων αυτών κάθε χρόνο σε διάφορες χώρες ανά την υφήλιο. Δυστυχώς όμως δεν πρόκειται για κάποιους  «τρελούς» επιστήμονες, ούτε για «επιστημονική φαντασία». Η Μοναδικότητα αναλαμβάνει να γαλουχήσει τους καλύτερους ερευνητές και να προετοιμάσει τους ηγέτες του κόσμου για την εφαρμογή σχεδίων αντιμετώπισης των λεγόμενων «μεγάλων προκλήσεων της ανθρωπότητας». Έτσι, η τεχνολογία αναλαμβάνει το ρόλο του «λυτρωτή της ανθρωπότητας». Τι κι αν για όλα τα σύγχρονα ανθρώπινα δεινά, την περιβαλλοντική ρύπανση, την οικολογική κρίση ευθύνεται η καπιταλιστική, τεχνολογική και βιομηχανική κοινωνία; Άλλωστε η ιστορία μάς διδάσκει διαχρονικά ότι περισσότερη τεχνολογία δεν συνεπάγεται έναν περισσότερο χαρούμενο ή πιο ελεύθερο κόσμο…

Πολλές φορές τα πιο φαινομενικά αθώα, ασήμαντα και αβλαβή ερευνητικά προγράμματα και πειράματα έχουν οδηγήσει ιστορικά στις πιο αποτρόπαιες κτηνωδίες με καταστροφικά αποτελέσματα για τον άνθρωπο και τον πλανήτη. Ακριβώς οι ίδιες τεχνολογικές εξελίξεις που παρουσιάζονται μέσω υποτιθέμενων ωφέλιμων και γοητευτικών εφαρμογών στην κοινωνία των πολιτών χρησιμοποιούνται για στρατιωτικούς σκοπούς. Η ίδια η έρευνα ξεκινάει για στρατιωτικούς σκοπούς και καταλήγει στο σπίτι μας με τη μορφή ενός «άκακου» φούρνου μικροκυμάτων ή μιας σύνδεσης στο διαδίκτυο (βλ. ARPANET). Για παράδειγμα, οι επιστήμονες που ανακάλυψαν την πυρηνική ενέργεια στην εποχή τους θεωρούνταν ευυπόληπτοι ερευνητές (ο ένας μάλιστα ήταν κατά του Τρίτου Ράιχ και των διώξεων των Εβραίων) και το αντικείμενο μελέτης τους στο αποκλειστικό (και απομονωμένο από τα υπόλοιπα) πεδίο ενδιαφέροντος τους μια ουδέτερη ερευνητική εργασία, με τα γνωστά σε όλους πλέον αποτελέσματα της ατομικής βόμβας.  Και τα παραδείγματα διασύνδεσης των στρατιωτικών και κοινωνικοπολιτικών εφαρμογών από την ίδια τεχνο-επιστημονική έρευνα δεν έχουν τελειωμό. Ας αναρωτηθούμε λοιπόν πώς μπορούμε να θεωρούμε καλή μία έρευνα ενώ μία άλλη κακή, όταν ένα μικρό και φαινομενικά ασύνδετο κομμάτι μπορεί να χρησιμοποιηθεί και χρησιμοποιείται ως συμπλήρωμα στο παζλ της γενικότερης εξέλιξης το πλάνο της οποίας καθορίζεται πάντα από τους ισχυρούς. Προφανώς δεν έχουν όλες οι έρευνες την ίδια σημασία και την ίδια βαρύτητα, αυτό είναι μια εύκολη διαπίστωση. Όμως δεν είναι απαραίτητο να διεξάγει κάνεις έρευνα και πρότζεκτ ειδικά στη νανοτεχνολογία ή τη γενετική μηχανική, για παράδειγμα, για να χρησιμοποιηθεί η δουλειά του για επιβλαβείς σκοπούς (που οπωσδήποτε παρουσιάζονται ως κοινή ωφέλεια όπως και τα «ευαγή» ιδρύματα των τραπεζικών ομίλων). Ευτυχώς ορισμένοι σύντροφοι απορρίπτουν τα εύκολα συμπεράσματα και τις βολικές αναλύσεις και αποφεύγουν να φέρνουν την πραγματικότητα στα πολιτικά τους μέτρα γιατί, δυστυχώς, η πραγματικότητα είναι αμείλικτη. Μια ερευνήτρια λειτουργεί – πάντα – εντός του κυρίαρχου τεχνο-επιστημονικού παραδείγματος. Δεν μπορεί να ξεφύγει από αυτό ακόμα και αν είναι ο πιο «ηθικός» άνθρωπος του κόσμου. Τα δεινά και τα προβλήματα που δημιουργεί ένα σύστημα κυριαρχίας και εκμετάλλευσης είναι αδύνατο να καταπολεμηθούν και να λυθούν μια για πάντα με τα εργαλεία και τις μεθόδους του ίδιου του συστήματος στα προκαθορισμένα του πλαίσια. Η επιστημονική έρευνα δεν είναι ποτέ ουδέτερη. Ακόμα και αν μπορεί να χρησιμοποιηθεί προσωρινά για ευεργετικούς σκοπούς (βλ. θεραπεία καρκίνου), η κατεύθυνση των σχεδίων της Κυριαρχίας δεν μπορεί να αλλάξει εκ των έσω. Φυσικά κάθε συμμετοχικό σύστημα (όπως είναι και η δημοκρατία) δεν έχει ανάγκη μόνο αυτούς που ερευνούν, εκτελούν, υπακούουν, υποστηρίζουν και προστατεύουν εξόφθαλμα τη λειτουργία του, αλλά χρειάζεται και αυτούς που – πάντα μέσα στα αποδεκτά πλαίσια – διαφωνούν, το αμφισβητούν, το κριτικάρουν, αντιπροτείνουν, το βελτιώνουν και κατά συνέπεια το υποστηρίζουν εξίσου. Όταν εξετάζουμε τον τεχνολογικό κόσμο από ριζοσπαστική σκοπιά δεν πρέπει να διολισθαίνουμε στην περιπτωσιολογία, διότι δεν τίθεται ζήτημα εξατομικευμένων λύσεων στο εκάστοτε προσωπικό μας πρόβλημα ή την προσωπική μας άνεση και όλα τα τεχνολογικά κομφόρ που μπορεί να απολαμβάνουμε (ή ακόμα και να χρησιμοποιούμε στον πόλεμο κατά της εξουσίας) σε επίπεδο καθημερινότητας. Νομίζω ότι το σωστό είναι να μην κοιτάμε το δέντρο, αλλά το δάσος που καίγεται. Γιατί στην τελική για να είμαστε ελεύθεροι και να μην περιοριζόμαστε από τίποτα παρά μόνο από τους νόμους της φύσης, όλα τα εργαστήρια, τα εργοστάσια και οι μηχανές θα πρέπει να καταστραφούν όπως και οι φυλακές…

Όμως οι τεχνο-φετιχιστές φανατικοί της Μοναδικότητας στο… Πανεπιστήμιο έχουν άλλη γνώμη. Την εξιλέωση της ανθρώπινης (και όχι μόνο) φύσης αναλαμβάνει ο νέος «από μηχανής θεός» των υπερανθρωπιστών: ο “θεάνθρωπος” Cyborg. Έτσι, αλωνίζουν όλη την υδρόγειο ανενόχλητοι και πλασάρουν την πραμάτεια τους σαν λύσεις για όλα τα προβλήματα του κόσμου. Έτσι, ακούμε για διάφορα ασύλληπτα «μπαλώματα» στις πολύμορφες τρύπες που έχει ανοίξει ο ανθρώπινος πολιτισμός στα σώματα όλων των ζώων και στο σώμα της Γης. Από διεπαφές εγκεφάλων-υπολογιστών για την υπέρβαση των ανθρώπινων φυσικών ορίων και ψηφιακά αυτοματοποιημένα κυβερνητικά «οικοσυστήματα», μέχρι «λύσεις» για την κλιματική κρίση, «θεραπείες» για τις ασθένειες που προξενεί η ύπαρξη του βιομηχανικού πολιτισμού, ή ακόμη και «αθανασία». Οι υπερανθρωπιστές έχουν μια τεχνητή ή ρομποτική «λύση» για όλα καθώς έχουν καταφέρει να δημιουργήσουν μια ισοπεδωτική μεταφυσική ιδεολογία που υπαγορεύει τη νομοτελειακή μετεξέλιξη των ανθρώπινων όντων σε υπερ-ανθρώπους και στη συνέχεια σε μετα-ανθρώπους ή την παρακμή τους σε υπανθρώπους. Με λίγα λόγια, ισχυρίζονται ότι οι φυσικές «ατέλειες», οι «άσκοπες» συναισθηματικές και βιολογικές διεργασίες, οι γενετικές και αναπαραγωγικές αδυναμίες, οι νοητικές ανεπάρκειες μπορούν και πρέπει να εξαλειφθούν μέσω της επέμβασης και της κυριολεκτικής ενσωμάτωσης της τεχνολογίας στο ανθρώπινο σώμα, συμπεριλαμβανομένου και του εγκεφάλου. Σε αυτό το πλαίσιο, η φυσική ανθρώπινη αναπαραγωγή θα καταστεί παρωχημένη, ή ακόμα και άχρηστη, αφού τα νέα τεχνο-τέκνα με την προηγμένη τεχνολογική νοημοσύνη θα μπορούν να αναπαράγονται και να προγραμματίζουν μόνα τους την εξέλιξή τους. Γιοί και κόρες δεν θα ανήκουν πλέον σε οικογένειες, κοινότητες ή φυσικά περιβάλλοντα, αλλά θα είναι ιδιοκτησία εκείνων που κατέχουν τα εργαστήρια στα οποία είτε κατασκευάστηκαν είτε αναπαράχθηκαν. Κατά συνέπεια, η υπερανθρωπιστική ιδεολογία ασπάζεται τη συγχώνευση ανθρώπου-μηχανής με θρησκευτική ευλάβεια. Και όπως είναι γνωστό στο όνομα της θρησκείας έχουν γίνει ορισμένα από τα μεγαλύτερα εγκλήματα κατά της ανθρωπότητας… Θα ήταν «περιττό» να αναφερθώ εδώ περαιτέρω στην αντιμετώπιση που επιφυλάσσουν αυτοί οι τύποι (στα χνάρια του εδώ και αιώνες εδραιωμένου ανθρωποκεντρισμού) στα υπόλοιπα έμβια όντα, αφού έχω ήδη σκιαγραφήσει τι σηματοδοτεί αυτή η επέλαση της τεχνολογίας στην ανθρώπινη φύση. Για όλα αυτά και πολλά άλλα καλλιεργούν το – ήδη γόνιμο λόγω των σύγχρονων τεχνολογικών εθισμών – έδαφος, μεταξύ άλλων τεχνο-λατρών, και οι «επιφανείς προσωπικότητες»  του Singularity University, μέσω αυτών των συνόδων στις διάφορες χώρες που επισκέπτονται ως περιοδεύων θίασος της τεχνο-επιστημονικής κοινότητας. Το βασικότερο, όλων όμως, δεν είναι η παρουσίαση των σχεδίων τους, αλλά ο σχεδιασμός του ίδιου του μέλλοντος ο οποίος επίσης λαμβάνει χώρα και στις συνόδους τους! Δεν πρόκειται για διαφημιστικές εκστρατείες και εμπορικές εκθέσεις, ούτε για «παζάρια» νέων τεχνολογιών. Όχι, καμία σχέση. Ο απώτερος στόχος όλων των παραπάνω, φυσικά, είναι η κυριαρχία και ο απόλυτος έλεγχος δεδομένων, πληροφοριών, υλικών, ζωτικών λειτουργιών, φυσικών φαινομένων, διατροφικών αποθεμάτων και ενεργειακών πόρων. Αλλά κυρίως ο έλεγχος του τρόπου σκέψης τον ανθρώπων, η εικόνα που έχουν για τις σχέσεις μεταξύ τους και με τη φύση, η αντίληψή τους για τον ίδιο τον κόσμο, αφού αυτό που πάντα ήταν ο πραγματικός στόχος είναι το μυαλό…

Με τις ήδη εφαρμοσμένες και διαδεδομένες τεχνολογίες GPS και RFID, τα εξελιγμένα λογισμικά αναγνώρισης προσώπου, την «επαυξημένη πραγματικότητα», τις εφαρμογές Διαδικτύου των Πραγμάτων (ΙοΤ), την γεωργία ακριβείας και τα συστήματα cloud computing και Big Data (το Next Internet με δυο λέξεις), να διαχέονται με γεωμετρική πρόοδο και να βρίσκονται προ των πυλών της πλήρους ανάπτυξής τους, μπορούμε να αντιληφθούμε ότι η σύγκλιση των διάφορων τεχνο-επιστημών και εκθετικά αναπτυσσόμενων τεχνολογιών σε συνδυασμό με τα παραπάνω είναι μακράν πιο διαπεραστική και απειλητική από τις γνωστές σε όλους πλέον «έξυπνες» τεχνολογίες που κατακλύζουν τον τεχνολογικό κόσμο. Ξεπερνάει κατά πολύ μια απλή αναβάθμισή του και θα λέγαμε ότι πρόκειται για μια θεμελιακή αναδιάρθρωση της Κυριαρχίας στο σύνολό της. Απειλητική τόσο για τους ανθρώπους όσο και για το φυσικό περιβάλλον. Πρόκειται πράγματι για μια «επανάσταση», η οποία έχει οριστεί ως η 4η βιομηχανική επανάσταση και βρίσκεται ήδη σε εξέλιξη. Το βασικό στοιχείο της είναι η «εναρμόνιση» του βιομηχανικού και του ψηφιακού κόσμου. Ή αλλιώς, η συγχώνευση της απτής φυσικής πραγματικότητας με την εικονική πραγματικότητα του κυβερνοχώρου με ό,τι αυτό συνεπάγεται. Η οικοδόμηση κυβερνο-φυσικών συστημάτων, με το «φυσικό» να είναι μια πολύ σχετική και ευάλωτη έννοια. Κατά συνέπεια, η  ψηφιακή οργάνωση και ο έλεγχος όλων των παγκόσμιων συστημάτων – φυσικών και τεχνητών, επιχειρηματικών και κοινωνικών – σε πραγματικό χρόνο, από τους ισχυρούς που κατέχουν την εκάστοτε εξουσία, μόνο μια ανυπέρβλητη τεχνολογική δυστοπία μπορεί να προεικονίζει… Με τις προοπτικές της παρακολούθησης της υγείας των ασθενών μέσω καταπόσιμων υπολογιστικών αισθητήρων και wearables, των διασυνδεδεμένων μητρώων κοινωνικής ασφάλισης και ποινικών μητρώων με τράπεζες και άλλους κρατικούς και ιδιωτικούς φορείς, και τις συνεντεύξεις υποψήφιων εργαζομένων από τεχνητά “νοήμονα” ρομπότ να είναι μόνο η πρόγευση αυτού που θα επακολουθήσει. Η σύγκλιση της Νανοτεχνολογίας, της Βιοτεχνολογίας, της Πληροφορικής και της Γνωσιακής Επιστήμης είναι το νο. 1 στοίχημα του 21ου αιώνα για τις κορυφαίες εταιρίες τεχνολογίας – και όχι μόνο – παγκοσμίως και ήδη συμβαίνει ως ένα βαθμό. Αποτελεί επίσης το πρώτο «σκαλί στην κλίμακα» του υπερανθρωπιστικού οράματος. Η περαιτέρω ανάπτυξη και ισχυροποίηση της νανοτεχνολογίας, της γενετικής μηχανικής και του reverse engineering, των νευροεπιστημών, της τεχνητής αναπαραγωγής και της ρομποτικής, σε άμεση αλληλεπίδραση με τον κόσμο των υπολογιστών, σχηματοποιούν την προοπτική της ριζικής σύζευξης του κυβερνοχώρου με τον υλικό κόσμο σε διαπλανητική κλίμακα. Μετατρέπουν τελικά όλα τα έμβια όντα και τα οικοσυστήματα από ζωντανούς και απροσπέλαστους οργανισμούς, πολύπλοκες φυσικές διεργασίες και χημικές ενώσεις σε αλγορίθμους και ψηφία σε δυαδικούς κώδικες που μπορούν να κωδικοποιηθούν και να ανασχεδιαστούν κατά βούληση του εκάστοτε καριόλη που κατέχει την εξουσία. Bytes, Άτομα, Νευρώνες και Γονίδια όλα μπαίνουν πλέον στην επιστημονική ζυγαριά και κοστολογούνται ανάλογα με τη χρηστικότητά τους στην κρεατομηχανή του πολιτισμού.

Από όλα τα παραπάνω, θεωρώ πως μπορεί να γίνει κατανοητό ότι ο κόσμος, όπως τον γνωρίζουμε μέχρι στιγμής, υφίσταται μια σταδιακή, αλλά εκ βάθρων μεταμόρφωση. Κάποιος θα μπορούσε να αντιτάξει εδώ ότι η ανθρώπινη ιστορία βρίθει “κοσμοϊστορικών αλλαγών”, συγκρούσεων και ανακατατάξεων, αλλά η βασική δομή του κόσμου παραμένει η ίδια για αιώνες ολόκληρους. Θα διαφωνήσω, ξεκινώντας δίνοντας ως επιχείρημα την άγνοια της πλειοψηφίας του παγκόσμιου ανθρώπινου πληθυσμού, συμπεριλαμβανομένων και των περισσότερων από εμάς, για τη δομή της υπάρχουσας τεχνολογικής τάξης πραγμάτων, τη λειτουργία των μηχανών και τις δυνατότητες των πολύπλοκων τεχνολογικών συστημάτων. Αυτό βέβαια δεν σημαίνει ότι φταίνε οι άνθρωποι ή ότι θα έπρεπε να μάθουν να κατασκευάζουν, να προγραμματίζουν και να λειτουργούν πολύπλοκα τεχνολογικά συστήματα. Σε αντίθεση με την πολυπληθή σύνδεση στο internet, για παράδειγμα, και τις πληροφορίες που είναι ευρέως διαθέσιμες, εμείς, οι «απλοί άνθρωποι», ακόμη και αν το θέλαμε, δεν είμαστε σε θέση να γνωρίζουμε τις πραγματικές δυνατότητες της τεχνολογίας και της επιστήμης πριν αυτές έρθουν στο φως και πάρουν μια επαρκή δημοσιότητα αλλά και διατεθούν στη λιανική αγορά. Όμως, ακόμα και έτσι, οι δυνατότητες που δίνονται στο ευρύ κοινό μέσω της τεχνολογίας είναι απείρως μικρότερες από την εξουσία που κατέχουν οι κορυφαίες πολυεθνικές εταιρίες στον χώρο, πράγμα που φανερώνει, μεταξύ άλλων, την εγγενή ανισότητα του τεχνο-επιστημονικού συστήματος, αφού συνήθως προσφέρει τετριμμένες και κοινότυπες λειτουργίες και δυνατότητες που οι άνθρωποι έχουν αναπτύξει εδώ και χιλιετίες μέσω της βασικής σωματικής ικανότητας των αισθήσεων και της νοητικής αντίληψης. Πρόκειται για εφαρμογές και εργαλεία απειροελάχιστου βεληνεκούς συγκριτικά με το εύρος εξουσίας που διαθέτουν οι τεχνολογίες τους και παρέχουν στα αφεντικά του κόσμου και συνήθως απόλυτα περιττές μιας και για χιλιάδες χρόνια οι άνθρωποι εξυπηρετούσαν τις ίδιες ανάγκες και λειτουργίες χωρίς αυτές. Ο ντόρος γύρω από μια τεχνολογική εφεύρεση συνήθως διεγείρει περισσότερο τις ψευδαισθήσεις και τη χαζομάρα παρά τις αληθινές αισθήσεις και την ευφυΐα. Η ψευδαίσθηση, λόγου χάρη, ότι το διαδίκτυο θα οδηγούσε στην απελευθέρωση του ανθρώπου και τη σοφία έχει καταρρεύσει πλήρως. Δεν θα υπεισέλθω τώρα στην αιτιολόγηση της ανάπτυξης αυτής της ιδέας και της κατάρρευσής της, αλλά τα παραδείγματα είναι αμέτρητα… Αρκεί να θυμηθούμε τα γεγονότα της Αραβικής Άνοιξης όπου το διαδίκτυο χρησιμοποιήθηκε αρχικά από τους εξεγερμένους, αλλά στη συνέχεια έγινε φανερό με εκκωφαντικό τρόπο το ποιοι κατέχουν πραγματικά τον έλεγχό του. Η τεχνολογική μοίρα λοιπόν γράφεται από τις ελίτ, οι οποίες σε διαρκή αλληλεπίδραση και συνεργασία με ερευνητικά κέντρα, πανεπιστήμια, κρατικούς θεσμούς και διεθνείς οργανισμούς φαινομενικά «αθώους» και «άκακους», σχεδιάζουν το μέλλον όλου του κόσμου. Η ολοένα και πιο διευρυνόμενη σύνδεση μεταξύ βιομηχανίας και έρευνας δεν χρειάζεται πλέον τα αγκαθωτά συρματοπλέγματα και τα φυλάκια των στρατοπέδων, αφού παίρνει τη μορφή της μέσα σε εγκαταστάσεις πλήρως νομιμοποιημένες στο κοινωνικό φαντασιακό. Αν οι τράπεζες DNA και βιομετρικών δεδομένων (ενσωματωμένων στοιχείων στην επερχόμενη «Κάρτα του Πολίτη» που ήδη προετοιμάζεται από το ελληνικό κράτος κατ’ εντολή των ξένων πατρώνων του να αντικαταστήσει την αστυνομική ταυτότητα) είναι οι πρώτες ψηφίδες στο μωσαϊκό του άμεσου και ορατού βιο-πολιτικού ελέγχου, τότε οι αισθητήρες, τα νανο-τσιπάκια, τα αόρατα εμφυτεύματα συνθέτουν ένα ασύλληπτου βάθους και έκτασης πλέγμα κυριαρχίας και εκμετάλλευσης, όχι μόνο για τους ανθρώπους αλλά και για κάθε ζωντανό οργανισμό. Οι κάμερες κλειστού κυκλώματος και τα συστήματα παρακολούθησης του στρατού, της αστυνομίας και των μυστικών υπηρεσιών είναι «σταγόνες στον ωκεανό» μπροστά στην επικείμενη αποικιοποίηση κάθε κοινωνικής δραστηριότητας, κάθε φυσικής διεργασίας, κάθε προσώπου, κάθε αντικειμένου, των ζώων, των φυτών, των υδάτων, του εδάφους και της ατμόσφαιρας. Μπορούμε να φανταστούμε ένα μέλλον (όχι πολύ μακρινό) όπου τα όρια μεταξύ δημόσιου και ιδιωτικού θα είναι από πάρα πολύ δυσδιάκριτα έως αόρατα, από τη στιγμή που τα πάντα γύρω μας θα είναι σε ζωντανή και άμεση σύνδεση με ψηφιακά συστήματα εξουσίας. Δυο γρήγορα παραδείγματα τέτοιων – απλών σχετικά (και πάντως μέχρι στιγμής) – εφαρμογών σε μαζική κλίμακα έχουν αναπτυχθεί στα κράτη της Εσθονίας και των Ηνωμένων Αραβικών Εμιράτων. Βέβαια, η προαναφερθείσα μεταμόρφωση δεν έγκειται μόνο στην καταστολή των ανυπότακτων. Απλά η καταστολή και ο κοινωνικός έλεγχος είναι τα πιο ενδεικτικά παραδείγματα που συμπυκνώνουν την ουσία της Κυριαρχίας. Όπως είναι γνωστό αυτοί που κατέχουν την εξουσία είχαν ανέκαθεν επεκτατικές βλέψεις. Η μεταμόρφωση του κόσμου λοιπόν επηρεάζει και θα επηρεάσει ακόμα περισσότερο όλους τους τομείς της κοινωνικής ζωής, ακόμα και τις πιο τρυφερές στιγμές του ιδιωτικού βίου, τις πιο μύχιες σκέψεις και τα συναισθήματά μας μέχρι τις ανεξερεύνητες πτυχές όλου του φυσικού κόσμου, χτυπώντας πρώτα την άγρια ζωή και αμέσως μετά τους αποκλεισμένους, τους ανειδίκευτους, τους αποδυναμωμένους, τους περιθωριοποιημένους, μέχρι να τους εξαφανίσει ή να τους κάνει γρανάζια της κοινωνικής μηχανής.

Το μείζον πρόβλημα για εμάς, που ΘΕΛΟΥΜΕ ΤΗΝ ΕΛΕΥΘΕΡΙΑ και θέλουμε να πολεμήσουμε για αυτήν μαζί με άλλους ανθρώπους, είναι ότι οι περισσότεροι άνθρωποι προετοιμάζονται και είναι ενθουσιασμένοι για μια τέτοια προοπτική, αν δεν συμμετέχουν ενεργά κιόλας στις εργασίες για την επίτευξή της. Έτσι, θα βιώσουμε τα αδιέξοδα μιας ολοκληρωτικής κοινωνίας, όπου από τη μία οι δυνατότητες αντίστασης και τα opt-outs θα μειώνονται συνεχώς και από την άλλη οι (κάθε φορά) νέες τεχνολογικές εφαρμογές θα διεκδικούνται ως «δικαίωμα» και η προσπάθεια για την πρόσβαση σε αυτές και την κατάκτηση τους θα βαφτίζεται «αγώνας» (όπως ήδη συμβαίνει με την ιατρικά υποβοηθούμενη αναπαραγωγή και την παρένθετη μητρότητα που βρίσκουν υποστηρικτές ανάμεσα σε μεταμοντέρνες και φιλελεύθερες τάσεις όπως οι θιασώτες της queer θεωρίας και του trans-φεμινισμού). Θα βρεθούμε αντιμέτωποι με συνθήκες όπου οι απροσάρμοστοι που δεν συμμορφώνονται στις τεχνολογικές εξελίξεις και επιταγές θα επισημαίνονται αυτόματα στις αρχές μέσω διαδικτύου και πιθανότατα οι παράνομοι θα κλειδώνονται αυτόματα μέσα στο σπίτι ή το αυτοκίνητό τους μέχρι να συλληφθούν και να οδηγηθούν σε κάποιο στρατόπεδο συγκέντρωσης… Το παράδειγμα της Κίνας αυτή τη στιγμή κρατάει τα ηνία σε αυτή την προοπτική εφαρμόζοντας πιλοτικά προγράμματα ενός συστήματος κοινωνικής βαθμολόγησης (social crediting) για τις τραπεζικές καταθέσεις, τις αγορές στα supermarket, τη δραστηριότητα στα social media, την οδική συμπεριφορά κ.ά., ενώ έχει αναπτύξει τα μεγαλύτερα δίκτυα πανοπτικού ελέγχου με αμέτρητες κάμερες κλειστού κυκλώματος αλλά και drones κάμερες (ακόμα και σε μορφή πουλιών) που είναι σε ανοιχτή σύνδεση με την αστυνομία και λειτουργούν με τεχνολογίες facial recognition, δηλαδή τεχνητή νοημοσύνη αναγνώρισης προσώπων. Έχει κατηγορηθεί για απαγωγές Τούρκων μουσουλμάνων, ενώ κυνηγάει με μανία τους πολιτικούς αντιφρονούντες και τις οικογένειές τους συνθέτοντας ένα πλέγμα σύγχρονου «μακαρθισμού». Εκτός αυτού, επεκτείνει τους τεχνολογικούς πειραματισμούς της μέσω της «κινεζοποίησης» της Αφρικανικής Ηπείρου και χρησιμοποιώντας πρόσωπα Νιγηριανών για να εξελίξει τις τεχνολογίες machine learning που αναπτύσσει, ας πούμε, η εταιρία-γίγαντας Alibaba και όχι μόνο. Επί τη ευκαιρία, είναι αξιοσημείωτο το γεγονός πως αυτή τη στιγμή, αν δεν κάνω λάθος, οι μεγαλύτερες επενδύσεις παγκοσμίως γίνονται στον τομέα της Τεχνητής Νοημοσύνης, διαμορφώνοντας ένα ψυχροπολεμικό κλίμα μεταξύ Κίνας-ΗΠΑ (με κάποια εμφανή δείγματα γραφής να κρούουν τον κώδωνα του κινδύνου ήδη από την ανάλογης έντασης σφοδρή διαμάχη περισσότερο για τον έλεγχο παρά για το εμπόριο των νέων δικτύων τηλεπικοινωνιών 5G, που είναι η βάση για την ανάπτυξη των «έξυπνων πόλεων») και θυμίζοντας έναν πόλεμο που ίσως δεν τέλειωσε ποτέ, με απρόβλεπτες συνέπειες, κατ’ αναλογία με την ανάπτυξη και χρήση πυρηνικών όπλων… Στη δική μας ήπειρο, η Φινλανδία είναι στην αιχμή του δόρατος της ανάπτυξής της έχοντας ήδη καταστρώσει εθνική στρατηγική για την τεχνητή νοημοσύνη, διεκδικώντας τίτλους και επιχορηγήσεις από την Ευρωπαϊκή Επιτροπή, εκμεταλλευόμενη και τη θέση της προεδρίας του συμβουλίου της Ευρωπαϊκής Ένωσης που έχει πάρει από 1η Ιουλίου, για το mega-project που αναπτύσσει. Έχει επενδύσει στη συνεργασία με την Εσθονία και τη Σουηδία για να γίνει το πρώτο «εργαστήριο» εφαρμογών τεχνητής νοημοσύνης της Ευρώπης. Η γενική διευθύντρια του υπουργείου οικονομικών δήλωσε ότι η ΤΝ είναι η ναυαρχίδα για την ανάπτυξη μιας σειράς εφαρμογών ψηφιοποίησης, δηλαδή ψηφιακής διακυβέρνησης. Ενδεικτικά αναφέρω μόνο ότι η φινλανδική εταιρεία ΝΟΚΙΑ δήλωσε ότι θα εκπαιδεύσει το σύνολο του εργατικού δυναμικού της στην ΤΝ.

Όταν όμως μιλάω για τεχνο-επιστημονικό ολοκληρωτισμό δεν εννοώ ότι οι μηχανές θα κυβερνήσουν τους ανθρώπους, αλλά ότι οι άνθρωποι που ελέγχουν αυτές τις μηχανές θα έχουν μια απολυταρχική εξουσία τόσο ισχυρή και διάχυτη που η ανατροπή τους θα είναι αδύνατη, αφού δεν θα υπάρχει πλέον ούτε η γνώση, ούτε η δυνατότητα αυτενέργειας από τους επίδοξους στασιαστές προκειμένου να την σταματήσουν. Όπως προαναφέρθηκε, η αποκαθήλωση του Ανθρώπου-Ηγεμόνα γίνεται από ένα νέο «από μηχανής θεό» τον μηχανικό «θεάνθρωπο» ή αλλιώς Cyborg, που όμως βρίσκεται σε πλήρη ευθυγράμμιση και συμβατότητα με τις επιθυμίες των κυβερνώντων και τις ανάγκες της οικονομίας της ελεύθερης αγοράς. Η «ελεύθερη» επιλογή των τεχνολογικών παρεμβάσεων και μετατροπών στο σώμα και στη φύση θα είναι τόσο δοσμένη και προκαθορισμένη όσο και η επιλογή της ψήφου στο ένα ή το άλλο πολιτικό κόμμα στις δημοκρατικές εκλογές. Εν κατακλείδι, η ανάθεση της ζωής μας στους τεχνολογικούς κολοσσούς και τα αφεντικά (μιας και η οικονομία βαίνει με βήμα ταχύ προς την πλήρη ενσωμάτωση της τεχνολογίας αν η τελευταία δεν έχει ήδη αφομοιώσει την πρώτη) θα σημαίνει την ανάθεση της ελευθερίας και της ευημερίας όλης της βιόσφαιρας στις μηχανές για τις οποίες θα ήταν σοφό να θυμηθούμε τι έκαναν οι Λουδδίτες στην εποχή τους, με τη διαφορά ότι πλέον απειλείται κυριολεκτικά η επιβίωση και η ύπαρξη η δική μας και ολόκληρου του πλανήτη. Γι’ αυτό πρέπει να δούμε τι είμαστε πρόθυμοι και ικανοί να κάνουμε και πώς θα αγωνιστούμε. Γι’ αυτό η σημασία του τριημέρου είναι τεράστια και ελπίζω να έχει τις καλύτερες προοπτικές ώστε με ψυχραιμία και υπευθυνότητα, χωρίς αλαζονεία και με πνεύμα συνεργασίας και σεβασμού όλων των συντρόφων να δούμε πώς μπορούμε από κοινού να καταστρώσουμε σχέδια καταστροφής αυτού του εξουσιαστικού τερατουργήματος που είναι ο σύγχρονος πολιτισμός.

Για το τέλος θα ήθελα να αναφερθώ επιγραμματικά και απλά ενημερωτικά σε τέσσερα γεγονότα που μου τράβηξαν την προσοχή και θέλω να μοιραστώ μαζί σας επειδή με έκαναν να νιώσω πάρα πολύ προβληματισμένος όπως σίγουρα θα κάνουν και εσάς σε περίπτωση που δεν τα γνωρίζετε ήδη. Αν και δεν έχω να συνεισφέρω κάποια εις βάθος ανάλυση και κριτική αυτή τη στιγμή και με όλο το σεβασμό θέτω υπόψιν σας προς συζήτηση την γενετική τροποποίηση των παιδιών στην Κίνα, τη ρομποτική μεταμόσχευση μήτρας στη Σουηδία, την τεχνητή αναπαραγωγή με την τεχνική μεταφοράς μητρικής ατράκτου στην Ελλάδα και την τρισδιάστατη βιο-εκτύπωση ανθρώπινης καρδιάς που έγινε πρόσφατα στο  Ισραήλ.

Είμαι βέβαιος ότι κάποιοι ήδη έχετε παλαβώσει με όλα αυτά, αλλά πιστέψτε με μπορώ να καταλάβω πώς νιώθετε και να φανταστώ την πνιγηρή ατμόσφαιρα στο χώρο όταν θα ανοίγονται τέτοιες συζητήσεις με πραγματική αγανάκτηση και αγωνία για το πού πάει αυτός ο κόσμος…

Εύχομαι καλή επιτυχία στις συζητήσεις σας και καλό αγώνα!

Ντίνος

*Οι συνοδοί του SingularityU θα διεξαχθούν και πάλι φέτος, μεταξύ άλλων χωρών, στις 8-9 Οκτωβρίου στο Μιλάνο και στις 11-12 Νοεμβρίου στο Μέγαρο Μουσικής στην Αθήνα.

Ιταλικά
https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/contributo-per-lincontro-internazionale-contro-le-tecno-scienze-italia-luglio-2019-dellanarchico-dino-giagtzoglou-prigioniero-dello-stato-greco/

Αγγλικά
https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/contribution-to-the-international-meeting-against-the-techno-sciences-italy-july-2019-by-anarchist-dino-giagtzoglou-prisoner-of-the-greek-state/

 

Ντίνος Γιαγτζόγλου: Συνεισφορά στη διεθνή συνάντηση ενάντια στις τεχνο-επιστήμες

Gli indigeni in Brasile giurano di combattere per l’Amazzonia fino all’ultima goccia di sangue

Indigenous People in Brazil Swear to Fight for Amazon To Last Drop of Blood

Indigenous Mura people in Canutama, Brazil painted their bodies with orange-red paint and took up long bows and clubs as they headed into the jungle this week, prepared for battle against logging companies, who are destroying the rainforest with the support of the fascist Bolosonaro regime.
More than 18,000 Mura people live in Amazonas state, the largest state in Brazil’s Amazon rainforest.
Logging companies have cleared away an area the size of several football fields near their village, leaving a broad dirt hole in the ground pockmarked by the treads of heavy machinery.
“With each passing day, we see the destruction advance: deforestation, invasion, logging,” said Handerch Wakana Mura, one of several leaders of a tribal clan of more than 60 people.
“We are sad because the forest is dying at every moment. We feel the climate changing and the world needs the forest.”
Indeed, Amazon deforestation has surged 67% in the first seven months of the year from the same period a year ago, as the Bolsonaro reigme has ramped up environmental destruction.
Forest fires were up more than 80% in the country year-to-date, hitting their highest point since at least 2013.
Everywhere in the region around the Mura village, pockets of fire were raging.
The fascist President Jair Bolsonaro has called for the development of protected reserves and railed against environmental fines, emboldening loggers and farmers who seek to clear the land, sometimes by setting fires.
Deforestation in the area began four years ago, and only last year were loggers and those extracting rocks to build a nearby roadway forced out.
Logging subsequently jumped across the roadway, with a huge area of downed trees visible by drone.
When that abated, the Mura people came upon a path through the jungle nearby that had recently been hewn with chainsaws and machetes – a logging path and the first sign of a new area that would be targeted.
This time, the path runs particularly close to a group of Brazil nut trees the clan harvests, a major traditional food source for indigenous people in the area, Handerch Wakana Mura and other tribal leaders say.
The Mura clan plans to fight against loggers and others exploiting the land through militant resistance.
The clan says it will be a tough battle, with Bolsonaro having vowed not to set aside any more tribal land.
Leader Raimundo Praia Belem Mura, a 73-year-old who has lived on the land his entire life, has vowed to fight to the bitter end.
“For this forest, I will go on until my last drop of blood,” he said.

Gli indigeni Mura di Canutama, in Brasile, hanno dipinto i loro corpi con una vernice rosso-arancione e hanno preso lunghi archi e mazze mentre si dirigevano nella giungla questa settimana, preparati per la battaglia contro le compagnie forestali, che stanno distruggendo la foresta pluviale con il sostegno del fascista Bolosonaro regime.
Più di 18.000 persone Mura vivono nello stato di Amazonas, il più grande stato nella foresta pluviale amazzonica del Brasile.
Le compagnie di disboscamento hanno ripulito un’area delle dimensioni di numerosi campi da calcio vicino al loro villaggio, lasciando un ampio buco nel terreno segnato dalle impronte di macchinari pesanti.
“Ogni giorno che passa, assistiamo all’avanzata della distruzione: deforestazione, invasione, disboscamento”, ha dichiarato Handerch Wakana Mura, uno dei numerosi leader di un clan tribale di oltre 60 persone.
“Siamo tristi perché la foresta sta morendo in ogni momento. Sentiamo il cambiamento climatico e il mondo ha bisogno della foresta “.
In effetti, la deforestazione amazzonica è aumentata del 67% nei primi sette mesi dell’anno dallo stesso periodo di un anno fa, poiché il reigme di Bolsonaro ha accelerato la distruzione ambientale.
Gli incendi boschivi sono aumentati di oltre l’80% nel paese da inizio anno, raggiungendo il punto più alto da almeno il 2013.
Ovunque nella regione intorno al villaggio di Mura, infuriavano sacche di fuoco.
Il presidente fascista Jair Bolsonaro ha sollecitato lo sviluppo di riserve protette e inasprito contro multe ambientali, incoraggiando taglialegna e agricoltori che cercano di liberare la terra, a volte dando fuoco.
La deforestazione nell’area è iniziata quattro anni fa, e solo l’anno scorso sono stati costretti ad abbandonare i taglialegna e quelli che estraevano le rocce per costruire una strada vicina.
La registrazione successivamente saltò attraverso la carreggiata, con un’enorme area di alberi abbattuti visibili dal drone.
Quando questo si placò, il popolo Mura si imbatté in un sentiero attraverso la giungla nelle vicinanze che era stato recentemente scavato con motoseghe e machete – un percorso di disboscamento e il primo segno di una nuova area che sarebbe stata presa di mira.
Questa volta, il percorso corre particolarmente vicino a un gruppo di noci del Brasile raccolte dai clan, un’importante fonte di cibo tradizionale per gli indigeni della zona, dicono Handerch Wakana Mura e altri leader tribali.
Il clan Mura ha in programma di combattere contro i taglialegna e altri sfruttando la terra attraverso la resistenza militante.
Il clan dice che sarà una dura battaglia, con Bolsonaro che ha promesso di non mettere da parte più terra tribale.
Il leader Raimundo Praia Belem Mura, un 73enne che ha vissuto sulla terra per tutta la vita, ha promesso di combattere fino alla fine.
“Per questa foresta, andrò avanti fino alla mia ultima goccia di sangue”, ha detto.

 

Info da: https://325.nostate.net, https://www.amwenglish.com/articles/indigenous-people-in-brazil-swear-to-fight-for-amazon-til-last-drop-of-blood/

 

Francia – Lotta al nucleare: incendiati veicoli della Enedis

Nella notte tra il 12 e il 13 agosto sono state incendiate le macchine della Enedis a Ivry (viale Maurice Thorez).

Volevamo mettere un piccolo bastone tra le ruote dell’impero elettronucleare EDF.
Volevamo inviare un messaggio ai compagni che lottano a Bure: vi pensiamo!
Coraggio alle persone detenute a seguito della riocuppazione del Bosco di Lejuc[1]

Agli idioti che hanno parlato dell’incendio senza capire da dove è partito: cambiate mestiere![2]

[1] Per scrivere a Kevin, detenuto 4 mesi per aver non aver rispettato le misure cautelari, a seguito della rioccupazione del Bosco di Lejuc, lo scorso 18 luglio: Kevin Fluchs, n° d’écrou: 16654, Centre Pénitentiaire de Nancy-Maxeville, 300 rue Abbé Haltebourg, 54320 – MAXÉVILLE, Francia [nota di Attaque]

[2] Un estratto dall’articolo che gli idioti del “Parisien” (13/08/2019) hanno scritto sull’incendio di Ivry: “Sei macchine incendiate, i loro proprietari in gran perplessione nell’ora di recarsi al lavoro e quartiere parecchio spaventato: questo il bilancio dell’incendio propagatosi da macchina a macchina nel viale Maurice-Thorez 95 a Ivry nella notte tra lunedì e martedì. Un incendio che ha tenuto occupati pompieri e polizia per una buona parte della notte, nonché i carri attrezzi incaricati martedì di portar via i rottami. L’intervento ha, tra l’altro, provocato un notevole ingorgo in questa via situata non lontano del centro della città di Ivry-sur-Seine. Secondo una fonte di polizia, “il serbatoio di una vettura è stato perforato e poi incendiato. L’incendio si è in seguito propagato ad altri veicoli”. Un atto di vandalismo che ha richiesto la mobilitazione di dodici pompieri e di due veicoli d’intervento […] [nota di Attaque]

Info da: https://anarhija.info