Solidarietà a Bagder

Bristol Mast Fire

Nell’ultimo decennio hanno avuto luogo quattordici incendi dolosi contro telecomunicazioni e antenne di telefonia mobile nell’area di Bristol e Bath.

Questa mappa immaginaria è un tentativo di mostrare un abbozzo di come questi attacchi sono stati diffusi su una vasta area.

La Terra viene rapidamente distrutta da una matrice di avidità, consumismo, tecnologia e sfruttamento industriale che ha avvelenato l’aria, i fiumi e la terra, danneggiato tutti gli esseri viventi e fatto estinguere milioni di specie.

Questi attacchi hanno causato perdite sostanziali per le società capitaliste e mostrano che il sistema può essere sabotato attraverso l’organizzazione e l’azione diretta. Un modo per colpire il sistema è il sabotaggio economico e strategico su tutti i fronti.

Il costo del danno non può mai eguagliare i profitti che il sistema ricava dalle nostre vite quotidiane e il danno che ha arrecato alla Terra.

Nonostante anni di repressione della polizia contro il movimento anarchico, nessuno è stato accusato di incendi, ma i poliziotti hanno accusato un compagno fuggitivo anarchico “Badger” per il coinvolgimento in uno sciopero incendiario nel 2013 che ha portato fuori uso le comunicazioni radio della polizia, servizi Vodafone e TV e copertura digitale a 80.000 case e aziende.
L’azione è stata rivendicata dal FAI / ELF – Horizons of Burning Rage .
La polizia accusa anche Badger di aver distrutto le finestre dello straccio di destra “Bristol Post” durante i disordini del 2011. Innocenti o colpevoli sono irrilevanti per la nostra solidarietà.

Rimani libero Badger – Lunga vita all’anarchia!

Solidarietà internazionale a Badger

Libertà per TUTTI – Distruggi la civiltà

Link pdf: https://325.nostate.net/wp-content/uploads/2020/02/14-soli.pdf

Info da: https://325.nostate.net/

Francia – Sabotaggio di un traliccio

Da qualche parte in Francia: RTE vattene – Sabotiamo il loro saccheggio, a sostegno dell’Amassada (gennaio 2020)

Comunicato a sostegno dell’Amassada – da qualche parte in Francia.

Bene, non vi faremo l’ennesimo comunicato stampa per dirvi quanto sia marcio il mondo in cui viviamo. E’ disgustoso. Da vomitare.
Da qui abbiamo cercato di immaginare mondi dove tutto sarebbe al contrario. Dove avremmo smesso di spendere quantità folli di energia per fabbicare inutili oggetti di consumo.
I clown popolerebbero il pianeta, il lavoro sarebbe volontario e l’anarchia trionferebbe.
«Frontiera» sarebbe una parola bandita dal vocabolario. La Natura non sarebbe più una risorsa di cui vogliamo massimizzare lo sfruttamento economico, ma qualcosa da rispettare in quanto tale, da preservare per continuare a viverci. «Equità» non sarebbe più una semplice parola, starebbe accanto a «libertà» nei nostri cuori e nei nostri gesti.
Potremmo anche aggiungerci «adelphità».
Ma ci sono molti muri da attraversare (o demolire) prima delle feste e degli arcobaleni.

Lo Stato autoritario e liberticida, alleato di un capitalismo ridipinto di verde, che inquina e sfrutta allegramente, come al solito, deve essere distrutto. Nessuna riforma sarà in grado di superarlo.
Bollettino di voto, protesta o sega? Non crediamo più in questa «democrazia», che è bloccata dal lobbismo e dai mass media. Tra l’altro, nessuno ci crede più. Quindi scegliamo la sega.
L’azione diretta.
L’azione diretta per vedere gruppi di sabotatori/ici emergere ovunque; autonomi e liberi. Vedere ovunque tralicci che cadono, fabbriche socialmente mortali chiuse, massacri ambientali denunciati, comissariati bruciati.
Essere ovunque. Essere vive, furtive. Agire e scomparire. Nascondersi. Essere inafferrabili.
Sabotare tutto ciò che cade tra le nostre mani guantate.

Mm-hmm. Una notte di luna piena, le nostre mani hanno preso le seghe. Abbiamo tagliato i piedi di un traliccio di una linea elettrica ad alta tensione.
E forse – se le dee della vita e dell’amore lo vorrano, acabelluia – uno di questi giorni si schianterà a terra.

L’energia è la spina dorsale della loro guerra.
I grattacieli della Défense [quartiere degli affari di Parigi; NdAtt.] esistono grazie al nucleare.
I tralicci trasportano il loro potere autoritario. Facciamoli cadere.
I danni aumentano, le aziende private soffriranno nei loro profitti, lo Stato ha paura.

All’abbordaggio
RTE vattene

Nota d’Attaque: l’Amassada era un terreno occupata nell’Aveyron (sud della Francia), per impedire a RTE, filiale di EDF che gestisce la rete di trasporto di elettricità ad alta tensione, di costruire un grande trasformatore, parte di una rete internazionale per trasportare dell’energia elettrica ad altissima tensione attraverso tutta l’Europa ed il Maghreb.

[Traduzione: bureburebure.info (leggermente rimaneggiata); tratto da attaque.noblogs.org].

Info da: https://insuscettibilediravvedimento.noblogs.org/

Ucraina – Attacco incendiario in difesa delle foreste

Novosilki, Ucraina: Attacco incendiario contro un macchinario di Atlant, impresa che distrugge le foreste (26/01/2020)

Nella notte del 26 gennaio è stato incendiato l’escavatore dell’impresa di costruzioni “Atlant” posto nel villaggio di Novosilki, nella regione di Kiev. Questa impresa aveva tagliato gli alberi nel sito naturale di Teremki. Questo fatto è stato riportato dagli attivisti civili e dai media locali.

Il gruppo di difensori della Natura dichiara:

Avete abbattuto alberi per il vostro progetto immobiliare e devastato parte del parco nazionale Holosiyv. Distruggeremo la vostra proprietà e anche quella di altre aziende come voi. Questo perché si capisce solo il linguaggio della forza e del fuoco. Così voi, e la feccia come voi, sentirete questa voce.

Gente, distruggete con le vostre forze tutte le minacce alla Natura.
Brucia, colpisci, schiaccia!
Combatti e vinci!

La Nuova Gioventù

Info da: https://insuscettibilediravvedimento.noblogs.org/

Francia – Attacco incendiario contro Enedis

Seyssinet-Pariset (Isère), Francia: «Odio e dieci morsi di fuoco al macchinario blu». Attacco incendiario contro Enedis (13/01/2020)

Odio e dieci* ragioni per prendersela con una azienda che promuove e propaga l’elettricità e il disastro.

Per gli anarchici e gli altri antiautoritri fissati col fatto di scrivere oppure no dei comunicati. O dal fatto che gli attacchi possano essere «riappropriabili» da parte del loro «soggetto rivoluzionario» preferito. Lasciamo trovare le loro ragioni alle persone che lo desiderano. Per potersi immaginare come «gli autori» di questo attacco.

Quello che possiamo dire è che ci piace giocare. Giocare con il fuoco. Giocare un po’ con la vita, pure. Una vita che non tiene che a tutti quei fili elettrici. Fili che ci piacerebbe tagliare ovunque possibile. Per non finire con un fusibile che ci salta per davvero, nella testa.

In ogni caso, piaccia oppure no a quel fondo di pattumiera schifoso che è Eric Vaillant (si veda quello che ha detto questo attuale procuratore di Grenoble sul comunicato dell’incendio di France Bleu Isère**). Questo testo è davvero la «rivendicazione» dell’attacco ai «veicoli» della Enedis. Che è avvenuto nella notte fra il 12 e il 13 gennaio 2020 a Seyssinet-Pariset (vicino a Grenoble).

Se scriviamo «veicoli» è per fare un occhiolino complice agli “Energumeni super furiosi“. Che hanno incendiato quelli della EDF.

L’ondata di perquisizioni che si è abbattuta a fine novembre 2019 su Grenoble, Fontaine e sulla ZAD di Roybon ci ha schifati. Senza stupirci, però. Perché gli alti papaveri della repressione sono stati lasciati talmente indietro, dopo i primi attacchi, nel 2017 (si veda l’atto di perquisizione, disponibile su internet). A tal punto che si è sparso molto fumo sull’«agglomerazione di Grenoble», prima di questo incendio.

Che gli attacchi continuino a propagarsi. Contro tutto quello che pretende portarci sempre maggior comodità materiali e maggior libertà. Creando, di fatto, sempre più costrizioni alla vita e sempre più  morbosità.

Dei fuori di testa che tengono testa


Note del traduttore:

* Nella notte fra il 12 e il 13 gennaio, a Seyssinet-Pariset, vicino a Grenoble, un incendio in un deposito di Enedis, la filiale di Electricité de France che è proprietaria e gestisce la reta di distribuzione elettrica, ha distrutto una dozzina di veicoli e alcuni gruppi elettrogeni. In francese, le parole accostate «Haine et dix…» si pronunciano come… Enedis.

** All’epoca, il procuratore, davanti ad una rivedicazione chiara, si era mostrato «prudente», dicendo che non si trattava di una rivendicazione.

[Traduzione ricevuta via e-mail e leggermente corretta. Tratta dalla rivendicazione pubblicata in attaque.noblogs.org].

Info da: https://insuscettibilediravvedimento.noblogs.org/

Une LGB Alliance face au féminisme postmoderne

Une LGB Alliance face au féminisme postmoderne

http://hors-sol.herbesfolles.org/2019/12/12/une-lgb-alliance-face-au-feminisme-postmoderne/

Voici l’une des réactions au texte « Du coup » que nous avons publié récemment ici. Passons sur le jargon parfois ésotérique, ce texte témoigne de l’exaspération envers les mouvements postmodernes, en l’occurrence ici les cliques pseudo-féministes qualifiés de queer et genderfluid. C’est-à-dire ceux pour qui « la nature n’existe pas », le corps n’étant qu’une « fiction », tout ne serait que « construction culturelle », sexe compris. Ce texte émane d’Olivia Kunciki, membre d’un groupe de lesbiennes ayant eu maille à partir avec les pseudo « féministes », notamment à Toulouse et Paris, lors des dernières manifs contre les féminicides. Elles avaient le tort, aux yeux de leurs agresseurs, de dénoncer la location d’utérus (Gestation pour autrui ou GPA) et la prostitution comme autant de « violences faites aux femmes ». On peut parler aussi d’un rapport d’exploitation du corps des femmes. Et voilà pourquoi il faut mettre des guillemets quand on parle de ces « féministes » postmodernes. Ou mieux encore, les qualifier de « néo-sexistes ».

Tant qu’on y est, connaissez-vous John Money ? Ce psychologue néo-zélandais est resté célèbre pour avoir inventé le concept de « genre » en 1955. Concept ensuite repris et radicalisé par Judith Butler, Anne Fausto-Sterling, Eric Fassin, Beatriz « Paul » Preciado, etc. John Money détestait les « fausses dichotomies » et autres « dualismes » (homme/femme, valide/invalide, etc). D’après lui, tout enfant pouvait devenir un homme ou une femme suivant son éducation avant l’âge de trois ans. C’était en somme la reprise littérale et stupide de la célèbre hyperbole de Simone de Beauvoir : « On ne naît pas femme, on le devient. » Money prend pour cobaye le petit David, 19 mois en 1967, dont le pénis a été sectionné lors d’une opération ratée. Money explique aux parents qu’il suffit de l’élever en fille, et tout se passera bien. David se suicide en 2004, à 38 ans, après deux tentatives. Sept ans plus tôt, il témoignait dans Rolling Stone Magazine de sa vie détruite par sa réassignation forcée (opérations et prises d’hormones) : « Je me sentais comme Frankenstein, une création de laboratoire. […] C’était comme un lavage de cerveau. » En 2002, son frère jumeau Brian, devenu schizophrène, mourrait d’une overdose d’alcool et d’antidépresseurs. Leur mère, elle, a raté son suicide. L’hypothèse de Money fut un échec complet, et son entreprise criminelle.

Money était par ailleurs défenseur de la pédophilie et de l’inceste, ces tabous « culturels » ancestraux. Son histoire est à lire dans La Philosophie devenue folle : le genre, l’animal, la mort de Jean-François Braunstein (Grasset, 2019)

En 1965, Money ouvrait sa « Clinique d’identité de genre pour le transsexualisme ». Il eut été irrationnel de ne pas « valoriser » de telles recherches. Comme le dit le texte qui suit, les réassignations de genre ont été multipliées par 44 en moins de dix ans en Angleterre, à la faveur de la multiplication des cliniques, de la commercialisation des bloqueurs de puberté, et du militantisme trans-inclusif. Les opérations pratiquées sur des mineurs ont été multipliées par 26 dans le même temps. Les mouvements genderfluid ne peuvent pas crier à la transphobie du corps médical. Le business ne connaît aucune morale ni aucune « phobie », il ne connaît que le profit. Voyez l’histoire des Pays-Bas (Bleue comme une orange, Tomjo/PMO, 2020). Prostitution, GPA, PMA et euthanasie y ont leurs locaux commerciaux, vitrines et cliniques.

Olivia Kunciki nous apprend qu’une LGB Alliance (qui a donc retiré le « T » de transsexuels) s’est créée en Angleterre pour dénoncer des pratiques médicales de réassignation en voie d’industrialisation, les risques psychologiques et médicaux encourus par des adolescents attirés par la réassignation, et l’idéologie du pseudo-féminisme, ou plutôt de l’anti-féminisme postmoderne, qui nie toute inscription biologique des hommes et des femmes. À la lire, on comprend qu’une réaction similaire apparaisse en France. Elle nous rappelle que le combat pour l’égalité des sexes est d’ordre politique, et non pharmacologique ou chirurgical.

Le texte d’Olivia Kunciki est ici : Toutes ne mourraient pas. Ou encore là, en pdf : Toutes ne mourraient pas

Vogliamo bibliotecari, non macchine!

Vogliamo bibliotecari, non macchine!


Come te, siamo utenti delle biblioteche di Grenoble, così come i nostri familiari e i nostri amici. In questi luoghi ognuno trova il suo posto, il suo reparto, la sua sede. Siamo a nostro agio lì. Conosciamo, o almeno riconosciamo i nostri bibliotecari, c’è sempre un saluto, un sorriso o un piccolo scherzo, ed è bello (anche se non si accorgono mai che noi adulti siamo cresciuti o che abbiamo un bel maglione).

Non molto tempo fa, un giornale di Grenoble ci ha informato dell’imminente arrivo di distributori automatici nelle biblioteche di Grenoble, l’equivalente dei distributori automatici che stanno gradualmente invadendo i negozi. Due sentimenti ci hanno attraversato. Innanzitutto non siamo rimasti sorpresi. Viviamo in un mondo in cui gli scambi con gli esseri umani stanno diventando scarsi nei trasporti, nei negozi, nell’amministrazione, ecc. Non c’era motivo per cui le biblioteche non potessero farne a meno. Poi abbiamo provato rabbia poiché sarà possibile entrare nelle nostre biblioteche senza un singolo scambio con nessuno. Non vogliamo essere flussi di utenti da gestire, razionalizzare quando ciò che ci piace di questi luoghi è la loro convivialità.

Prendere in prestito e restituire i propri documenti presso una bibliotecaria alla sua scrivania creano scambi. È più complicato andare a cercare un professionista nello scaffale, in piena sistemazione o al banco informazioni per discutere. Le macchine di prestito eliminano la spontaneità. A differenza di una cassa automatica, i bibliotecari non sono sempre dello stesso umore. Sono esseri umani. La loro presenza richiede scambi, come minimo, un “ciao”, “per favore”, “grazie”. E spesso si aprono discussioni, chiediamo alla bibliotecaria se ha letto ciò che prendiamo in prestito, cosa pensa, le diciamo bene o male dell’opera appena resa. Quando non è la stessa professionista a raccomandare romanzi, saggi, fumetti o film perché conoscono la loro biblioteca e amano il loro lavoro. Una macchina non ci chiederà mai, se non con un pollice alzato o una faccina sorridente, “Ti è piaciuto?”,” Hai letto l’ultimo …? “. Al massimo, la macchina ci dirà che anche l’utente 010000453678 ha preso in prestito questo mese l’integrale di Mafalda.

Inoltre, i bibliotecari hanno attenzioni per noi utenti-lettori, ricordano le nostre precedenti discussioni, la preoccupazione per l’impianto idraulico, questa brutta influenza, prendono le notizie dei più piccoli. Se per molti sono banalità (detto questo: cerca di avere un idraulico quando è davvero urgente), per gran parte delle persone isolate questo tipo di scambi sono gli unici della giornata. Per loro, l’arrivo delle macchine segna la fine di ogni contatto umano.

Tutte queste relazioni con i nostri bibliotecari sono tenue, personali. Come utenti, sappiamo cosa perderemo quando sostituiremo gli umani con le macchine. Stiamo già vedendo con la chiusura dei contatori nelle stazioni, in posta, al centro per l’impiego, l’impoverimento dei legami sociali. Le relazioni umane sono essenziali, specialmente negli spazi abitativi che sono le biblioteche.

Siamo convinti che tu, gli utenti delle biblioteche, i lettori di questo testo e soprattutto i lettori, possano ritrovarsi in queste esperienze. Per contrastare questo movimento non abbiamo una soluzione chiavi in mano. In caso contrario, fino a quando rimane possibile, bisogna rifiutare di usare queste macchine. E anche facendolo sapere alla gente, parlandone con i nostri bibliotecari e intorno a noi.


Utenti delle biblioteche di Grenoble, gennaio 2020

Se hai commenti o vuoi partecipare alla diffusione di questo testo, puoi contattarci via e-mail: usersbibgrenoble@yahoo.com


Traduzione da principiante, versione originale in francese qui: http://www.piecesetmaindoeuvre.com/spip.php?page=resume&id_article=1237

Pdf del testo tradotto in italiano:

Nuovo numero della rivista “i giorni e le notti”

Uscito il nuovo numero di “i giorni e le notti”, rivista anarchica, numero 10, Novembre 2019, 3 euro

Indice:
Editoriale
Nel tempi di Giano. Riflessioni sul rapporto fra tecnologia, sfruttamento e razzismo
Il computer nella lotta di classe
I rovesci materiali del mondo digitale
Ai cuori ardenti
A cosa ci fa pensare Zlobickij con il suo sacrificio?
Un’ardente chiarezza
Attraverso uno specchio. Riflessioni sull’intelligenza artificiale

Per contatti e richieste:
c/o Circolo “Nave dei folli”
Via Santa Maria, 35 38068 Rovereto (TN)
navedeifolli@gmail.com

Hamilton – Sabotaggio ferroviario simultaneo a Bottlenecks in solidarietà con i difensori della terra Wet’suwet’en

12 gennaio 2020

Mail anonima a North Shore. Chiamata a bloccare le ferrovie.

Dieci anni fa, in una mossa che ha ispirato molti, la gente di Wet’suwet’en ha rioccupato i propri territori non ceduti come un modo per iniziare a guarire e garantire che la terra fosse protetta nei modi necessari per sostenere la vita, le pratiche e la continuazione della vita della gente di Wet’suwet’en nei propri territori tradizionali.

Un anno fa, la RCMP ha invaso violentemente quei territori per fornire accesso all’industria.

Una settimana fa, lo Stato canadese ha criminalizzato Anuk’ nu’at’en – legge ereditaria Wet’suwet’en – concedendo un’ingiunzione che criminalizza gli/le Indigeni e i/le loro alleati se dovessero proteggere gli Yintah dalle forze distruttive dell’industria.

Noi onoriamo questi anniversari con un gigantesco vaffanculo allo Stato.

Questa mattina presto, i coloni hanno risposto alle chiamate all’azione provenienti da molteplici gruppi Wet’suwet’en dopo aver coraggiosamente sfrattato l’industria dai loro territori non ceduti, così come una chiamata all’azione per i coloni da parte dei coloni.

Come piccolo gesto per respingere la violenza coloniale messa in atto dal nostro governo, abbiamo contemporaneamente interrotto tre naturali intersezioni ferroviarie CN e CP in punti strategici con l’intenzione e l’impatto di bloccare tutto il traffico ferroviario in entrata e in uscita dal cosiddetto Hamilton. Abbiamo fatto questo utilizzando fili di rame e cavi elettrici di avviamento attaccati a fili ‘fishplate’ così da interferire con i circuiti di blocco – vedi un video qui (si apre con TOR) [1]. Il metodo è sicuro, facile, relativamente a basso rischio e ampiamente replicabile.

La ferrovia CN è stata e continuerà a spedire i tubi ai cantieri di stoccaggio in preparazione della costruzione e ha vaste e isolate tratte di infrastrutture. Le prime installazioni delle ferrovie hanno avuto un impatto profondo e duraturo sulla colonizzazione dell’isola delle tartarughe e il fatto di averla presa di mira oggi influisce direttamente sull’economia del cosiddetto canada.

Anche se queste azioni serviranno solo come interruzione temporanea, speriamo che inviino un messaggio forte: Il rispetto della sovranità indigena – ovunque sull’isola delle tartarughe – non è facoltativo. Non saremo passivi.

Speriamo che altri in tutta Turtle Island – specialmente i coloni – si uniscano a noi nell’assicurare che questo sia solo l’inizio, e rendano il gasdotto Coastal GasLink insostenibile sia per l’industria che per lo stato in tutti i modi possibili.

Nota:
[1] https://hackaday.com/2016/12/14/protesters-use-jumper-cables-to-block-trains/

Info da: 325.nostate.net

Canada – interruzione del porto di Montreal in solidarietà con il Wet’suwet’en Fighting Coastal GasLink

Canada: interruzione del porto di Montreal durante l’ora di punta in solidarietà con il Wet’suwet’en Fighting Coastal GasLink (video)

21 gennaio 2020 di actforfreedom

https://ia601500.us.archive.org/9/items/disruptionofportofmontreal/Disruption_of_Port_of_Montreal.cleaned.mp4?id=0
Questa mattina 16.1.20. verso le 7:30 del mattino, una sessantina di persone infuriate dall’invasione della terra di Wet’suwet’en da parte della Coastal GasLink e l’RCMP si radunarono nella zona est di Montreal. Bloccarono l’incrocio tra Pie-IX Boulevard e Notre-Dame Street East nel bel mezzo dell’ora di punta, al fine di interrompere l’accesso al porto di Montreal e al centro via Autoroute 720.
Furono schierati degli striscioni con la scritta “GTFO della terra di Wet’suwet’en” e “Solidarietà con le sovranità indigene” e volantini spiegarono le ragioni dell’azione agli automobilisti.
Lasciando barricate in fiamme, il gruppo marciò verso ovest su Notre-Dame, formando un blocco errante e costruendo altre barricate sulla sua strada.
L’arsenale repressivo anti-dimostrazione della polizia di Montreal per fortuna non si è presentato, perché l’invito all’azione non è stato diffuso tramite i social media. Un paio di macchine della polizia si presentarono verso la fine.
Di fronte a uno stato che cerca di distruggere tutte le relazioni con la terra che non sono sottomesse all’economia, in particolare l’amministrazione indigena delle terre indigene, l’interruzione dell’economia coloniale è una risposta appropriata e necessaria.
Per la proliferazione di offensive contro lo stato canadese, la sua economia, la sua pace sociale e ogni aspetto della catastrofe coloniale!
mtlcounterinfo.

Info da: https://actforfree.nostate.net/