Il club di Roma e l’avanzare della governance mondiale – Cristiana Pivetti

IL CLUB DI ROMA E L’AVANZARE DELLA GOVERNANCE MONDIALE 

IL PASSATO                                                                                                              
Il Green New Deal (Nuovo Patto Verde) è stato preceduto dalla Green Revolution: la Rivoluzione Verde, innescata nel 1944 dalla Fondazione Rockefeller, quando finanziò l’agronomo Norman Borlaug affinché si sperimentasse sul suolo messicano la selezione di piante capaci di tollerare una “dieta” ricca di nitrati e, contemporaneamente, in grado di resistere alle malattie tipiche delle coltivazioni intensive. L’integrazione di azoto per “sfamare” le nuove piante sarebbe stato fornito industrialmente anche dalla IG Farben, il colosso industriale chimico tedesco (controllato dai Rothschild e dagli stessi Rockefeller) produttore sia di fertilizzanti sintetici, sia di esplosivi per il III Reich. Il Messico fece così da apripista all’agricoltura intensiva nei paesi del sud del mondo. Affinché i campi, diventati fittissimi di piante, mantenessero una intensa produttività, vennero inondati di pesticidi e di azoto di sintesi, alterando così la biodiversità delle campagne e inquinando l’aria, la terra e l’acqua.                             
Il progetto targato Rockefeller fece gli interessi delle grandi aziende agricole e dei produttori di fertilizzanti chimici e di pesticidi. L’estensione dell’agroindustria oltre i confini dei paesi occidentali era supportata dalla convinzione, messa a punto negli anni precedenti, che l’aumento della popolazione avrebbe potuto saccheggiare il pianeta e avrebbe messo a rischio le scorte alimentari. L’emergenza legata all’innesco della bomba demografica traeva forza da gruppi elitari e scientifici inglesi che influenzavano tutti i settori delle istituzioni con le loro idee malthusiane ed eugenetiche.                                                                       
Uno di questi era l’X Club, fondato nel 1864; raggruppava scienziati vicini alla Royal Society, favorevoli all’ideologia maltusiana e darwinista. Era loro obbiettivo far penetrare tali teorie negli ambienti politici e accademici, così come in seguito fece la Fabian Society, società filantropica inglese nata nel 1884 per volontà di alcuni dei letterati più influenti del tempo, ai quali aderirono esponenti del mondo della politica di destra e di sinistra, fautori dell’ideologia eugenista. La Società fabiana lavorava per l’instaurazione di una governance elitaria tecnocratica mondiale, capace di controllare la massa attraverso una politica di contenimento demografico e di “selezione” della specie umana. Mirava ad infiltrare le idee maltusiane, eugenetiche e tecnocratiche nel tessuto politico sociale e culturale dello Stato britannico, trasformandolo dal suo interno (per approfondimenti Davide Rossi La Fabian Society e la Pandemia Arianna Editrice 2021).                                                          
Qualche anno dopo nasceva l’Eugenics Education Society, con il preciso scopo di diffondere l’ideologia eugenetica con il conseguente miglioramento della razza nelle maggiori istituzioni accademiche. Successivamente ribattezzata British Eugenics Society, si impegnò nel favorire la figliazione delle classi agiate a discapito di quelle povere, proponendo l’inseminazione artificiale delle donne con lo sperma di uomini ritenuti mentalmente e fisicamente superiori. La British Eugenics Society non mirava esclusivamente alla selezione dell’essere umano: nelle intenzioni del suo Presidente, Julian Huxley, le tecniche di manipolazione e di ingegneria avrebbero dovuto estendesi all’intero sistema Terra (J.Huxley Ciò che oso pensare Edizioni GOG 2022).                                                   
Il timore di dover condividere i propri spazi di agiatezza e di potere con una popolazione umana sempre più ingombrante, spinse la Fondazione Rockefeller, insieme al filantropo eugenista Frederick Osborn, membro della British Eugenetic Society e al politico statunitense John Foster Dulles, a fondare nel 1952 il Population Council, un’organizzazione non governativa dedita alle ricerche in biomedicina, scienze sociali e salute pubblica, finalizzate al controllo delle nascite nei paesi in via di sviluppo. Nello stesso anno l’eugenista Margaret Sanger fondava la “Planned Parenthood Federation”, organizzazione non governativa globale per la salute sessuale e riproduttiva, definita dall’articolista di Renovatio21 una vera e propria “catena di cliniche abortiste”. l’Organizzazione, da quanto si evince dall’articolo menzionato, rispecchiava in pieno il desiderio della fondatrice di ridurre certe categorie di popolazione promuovendo il controllo delle nascite  (F.Borgonovo Ecco chi è la paladina degli abortisti. Una razzista amante del’eugenetica. La Verità 27 Giugno 2022)                                                                                                                                       
In quegli anni (1950) la fondazione Rockefeller istituiva il circolo elitario Aspen Institute e nel 1954 organizzava la prima conferenza del gruppo Bilderberg: banchieri, economisti, finanzieri, rappresentanti delle organizzazioni governative e non governative, politici e filantropi si riunivano a porte chiuse per decidere le sorti del mondo.            
L’ipotesi che la sovrappopolazione mondiale potesse rappresentare un serio pericolo venne ulteriormente suffragata, nel 1954, dai risultati ottenuti dagli studi condotti dall’oceanografo Roger Revelle, ex-militare della marina americana responsabile delle misurazioni geofisiche durante i test di armi nucleari negli atolli di Bikini (operazione Crossroads), il quale esaminò gli effetti dell’anidride carbonica prodotta dai combustibili fossili sul clima con l’aiuto finanziario della Fondazione Rockefeller. Nel 1957 Revelle pubblicò, insieme ad un collega, un lavoro scientifico dal quale emergeva il problema dell’aumento della CO2 nell’atmosfera, l’insufficiente assorbimento della stessa ad opera degli oceani e il pericolo che si verificasse un surriscaldamento del pianeta dovuto all’effetto serra causato proprio dall’eccesso di CO2 di origine antropica (Revelle e Suess 1957). Le teorie di Revelle le ritroviamo in un Rapporto da lui redatto, rapporto che venne anche sottoposto all’attenzione del presidente americano Lyndon B. Johnson nel 1965. In tale Rapporto Revelle arriva persino a suggerire una possibile soluzione al problema a dir poco fantasiosa: “spargere palline da ping-pong fluttuanti sulla superficie degli oceani così da renderla più riflettente”. Soluzione fantasiosa, ma ben poca cosa se paragonata alle sofisticate e pericolose tecniche di modificazione del tempo meteorologico già allora in atto e alle inquietanti promesse dello stesso Johnson che nel 1962 dichiarava: “Dallo spazio riusciremo a controllare il clima sulla terra, a provocare alluvioni e carestie, a invertire la circolazione negli oceani e far crescere il livello dei mari, a cambiare la rotta della corrente del Golfo e rendere gelidi i climi temperati”. (https://www.youtube.com/watch?v=79voFUqcPq4)                                          
In ogni caso, le ricerche di Revelle, tese a sostenere che la CO2 di origine antropica poteva avere un effetto sul clima, furono fondamentali perché diedero un ulteriore impulso all’ideologia malthusiana di quel periodo. Con la pubblicazione del suo lavoro, Revelle forniva una base scientifica sia al forte movimento anti-natalista finanziato dalle grandi fondazioni americane, sia alle teorie riguardanti il“riscaldamento globale” di origine antropica. Lo stesso Revelle nel 1964 fondò il “Center for Population studies” dell’università di Harward, dove si conducevano ricerche che mettevano in correlazione il controllo demografico con i cambiamenti climatici. (M.Giaccio Il Climatismo: una nuova ideologia Edizioni 21mo SECOLO 2015).                                                   
X Club, Fabian Society, International Planned Parenthood Federation, Eugenics Society, Population Council, Aspen Institute e gruppo Bilderberg sono solo alcune delle entità che perseguivano scopi sociali e scientifici apparentemente diversi tra loro, ma collegati da un comune obbiettivo di gestire, anche biologicamente, la vita umana, attraverso il controllo sociale, il controllo delle nascite e il “miglioramento” della specie umana; le teorie di Roger Revelle diventarono un ulteriore pretesto utilizzato dalle elite filantropiche e tecnocratiche al fine di realizzare le loro agende di ingegneria sociale. 
Nel frattempo prendeva forma, per volontà dell’eugenista Julian Huxley, un nuovo modello di ambientalismo e, sempre per sua iniziativa, veniva fondato l’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN), e poi il WWF (Fondo Mondiale per la Vita Selvatica), una delle maggiori organizzazioni non governative di protezione ambientale.                      
Il ruolo del WWF va ricercato nella biografia dei suoi fondatori: Julian Huxley, il Principe Filippo d’Edinburgo e il Principe Bernhard dei Paesi Bassi (ex-nazista ed ex-presidente del Gruppo Bilderberg). I tre personaggi avevano in comune un forte disprezzo per la specie umana, che secondo Huxley andava migliorata attraverso la selezione dei “migliori” esemplari, destinati a governare il mondo, oppure sterminata per risolvere il problema della sovrappopolazione, come dichiarava il Principe Filippo nel 1988: “Nel caso in cui mi reincarnassi, mi piacerebbe tornare sottoforma di un virus mortale, in modo da poter contribuire  in qualche modo a risolvere il problema della sovrappopolazione”(Deutche Presse Agentur).                                                            
Il Fondo fa propria l’ideologia maltusiana ed eugenista dei suoi fondatori, secondo i quali una parte dell’umanità sarebbe un pericolo per la sopravvivenza del pianeta e delle elite mondiali, e la persegue nel corso della sua attività,  basti ricordare le parole di Thomas Lovejoy, vice presidente del WWF USA quando nel 1984 affermava che “Il problema maggiore è costituito da quei maledetti settori nazionali di quei paesi in via di sviluppo. Credono di avere il diritto di sviluppare le loro risorse come pare loro opportuno. Vogliono diventare delle potenze”(Catastrofismo climatico La grande speculazione. Carità-Gandini 2021). L’interesse per la vita selvatica faceva da copertura ad un piano di contenimento della crescita demografica, che per il WWF rappresentava il problema ambientale numero uno. “La campagna in favore dei progetti di denatalità è cosi assidua e ostinata da far sorgere il dubbio che forse la propaganda in difesa dell’ambiente sia solo un pretesto per realizzare la crescita zero”. La “multinazionale” dell’ambiente è stata governata da manager, dirigenti di multinazionali, finanzieri, le cui attività avrebbero dovuto essere in netto contrasto con le finalità del Fondo. Alcuni dei loro dirigenti furono a capo dei gruppi multinazionali coinvolti in alcuni dei peggiori disastri ambientali della storia: Bophal, Exxon Valdez e Seveso.  (https://it.paperblog.com/wwf-una-storia-poco-nobile-118758/).                      
Il WWF e le altre “industrie dell’ambiente” sono schierate contro la “pericolosissima” CO2, sfornano rapporti allineati con quelli dell’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico), veri e propri testi di propaganda del terrore. Rimangono sordi agli appelli lanciati da coloro che mostrano teorie diverse, di chi sostiene che nell’arco della storia, la Terra ha subito diverse volte anche variazioni di temperatura senza che ciò comportasse necessariamente conseguenze catastrofiche.
La cricca filantropico/elitaria portatrice dell’ideologia eugenetica e maltusiana si va strutturando con la fondazione di nuove associazioni, alcune delle quali apertamente rivolte a rimodellare la società mondiale utilizzando l’emergenza ambientale come leva: il Club di Roma incarna perfettamente l’avanguardia di un nuovo modello di oligarchia elitaria “ecologicamente radicale”.  Il Club di Roma è così chiamato perché la prima riunione si sarebbe tenuta proprio nella capitale italiana. Altre fonti, invece, concordano nell’identificare la villa di Bellagio di proprietà della famiglia Rockefeller come sito inaugurale del Club, e David Rockefeller quale principale finanziatore dell’ente filantropico/ambientalista insieme al suo intimo amico Gianni Agnelli, anch’esso finanziatore del Club attraverso la Fondazione Agnelli.                                                    
Tra i fondatori ricordiamo Aurelio Peccei e Alexander King. Aurelio Peccei, imprenditore italiano, ha ricoperto cariche di alto livello nelle maggiori imprese dei trasporti (dirigente Fiat e cofondatore di Alitalia), dell’informatica (Olivetti), delle grandi opere (Italconsult) e in ambito militare ha ricoperto la carica di Presidente del Comitato per la cooperazione economica atlantica (succursale NATO).  Alexander King, chimico britannico a capo del programma scientifico dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), membro dell’Agenzia europea per la produttività e “scopritore pentito” del DDT, nell’arco della sua lunga vita ha rivestito importanti ruoli di potere all’interno di ministeri, fondazioni, dipartimenti e università occidentali, compreso il ruolo di consulente NATO. Peccei e King diventarono i pionieri del movimento per lo sviluppo sostenibile: si muovevano all’interno dei centri del potere capitalista anglo-americano ma con uno sguardo rivolto al modello cinese e sovietico, quale futuro metodo di governo da applicare al mondo occidentale. Tra gli altri membri merita ricordare l’aristocratico Bertrand de Jouvenel, precursore del capitalismo verde e dell’ecologismo utilitaristico, e Max Kohnstamm, segretario privato della Regina dei Paesi Bassi, poi segretario della comunità europea e successivamente presidente della commissione Trilaterale, fondata nel 1973 insieme a Kissinger, Brzezinski, Agnelli e l’onnipresente David Rockefeller. Si unirono al Club anche il principe Bernhard dei Paesi Bassi e il principe Filippo di Edinburgo, entrambi favorevoli alla riduzione della popolazione mondiale (P. Pelletier Clima capitalismo verde e catastrofismo Edizioni elèuthera).
Maurice Strong, filantropo petroliere canadese amico di David Rockefeller, aderì nel 1970. Con l’appellativo di “protagonista nella globalizzazione del movimento ambientalista”, insieme al meteorologo Bert Bolin, giocherà un ruolo fondamentale nella questione climatica, oltre a diventare un indiscusso protagonista della narrazione catastrofista climatica. Ha ricoperto posizioni di spicco delle maggiori realtà finto/ambientaliste, dal 1001 Nature Trust al WWF, al FOE (Friends of the Earth). Strong diventa “l’architetto” della governance ambientale dell’ONU: nel 1972 sarà Primo presidente del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), da lui stesso voluto, e poi presiederà la prima conferenza sull’ambiente di Stoccolma (1972), di chiara matrice catastrofista. Nel 1979 a Vienna si tiene, con il contributo dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) e UNEP, la prima conferenza mondiale sul clima e sui pericoli derivanti dai cambiamenti climatici di origine antropica. La successiva conferenza di Villach (1985) amplifica la problematica del riscaldamento globale legato alla CO2. Il rapporto della commissione Brundtland (1987), della quale fanno parte Strong e Bolin, diventerà il megafono dell’elite per diffondere la problematica globale messa a punto a Villach, alla quale si aggiunge il concetto di “sviluppo sostenibile”. A supporto del rapporto Brundtland  viene creato l’IPCC (1988) e Bolin ne diventa presidente. L’IPCC fornirà il fondamentale sostegno alla tesi dell’emergenza climatica causata dalla CO2 antropica che accompagnerà le successive conferenze mondiali sul cambiamento climatico, con Maurice Strong quale protagonista indiscusso. Dal Summit della Terra di Rio de Janeiro (1992), presieduto dallo stesso Strong, prende forma l’ideologia del catastrofismo climatico e il suo impianto mediatico: si fissano le condizioni per coinvolgere i grandi gruppi multinazionali nel gestire la green economy e prende corpo la famosa Agenda 2021 dell’Onu. Dal Summit di Rio in poi si tenterà di convincere le popolazioni che la loro sopravvivenza dipenderà dalle decisioni che politici, filantropi, gruppi finanziari, gruppi bancari e grandi imprenditori prenderanno durante questi incontri. Il club di Roma perseguiva la strategia fabiana che prevedeva di colonizzare i centri di potere istituzionali già esistenti, tra i quali i principali Forum internazionali delle Nazioni unite e l’IPCC, presieduti rispettivamente da Maurice Strong e Bert Bolin. Inoltre contribuiva alla fondazione di nuovi centri elitari come il World Economic Forum (1971), laddove ritroviamo Strong quale membro del consiglio di fondazione.                                   
Il Club di Roma era il principale contenitore di personaggi di spicco del mondo elitario politico economico militare e tecnocratico che aveva a cuore la difesa del loro status dal pericolo della popolazione mondiale che continuava a crescere e sprecava le risorse del pianeta. Rispetto ad altre associazioni, il Club di Roma ha esercitato un forte impatto sull’opinione pubblica, inaugurando l’epoca dell’ambientalismo catastrofista, secondo il quale la specie umana (naturalmente non quella elitaria) sarebbe colpevole di comportamenti aberranti e cancerosi contro il pianeta.                             
L’ideologia anti-umana del club viene supportata scientificamente con la stesura del suo primo Rapporto, pubblicato nel 1972, dal titolo “I limiti della crescita”. Frutto di uno studio condotto da scienziati e statistici del Massachusetts Institute of Technology (MIT) e finanziato dalla fondazione Volkswagen, il Rapporto aveva lo scopo di definire i pericoli relativi alla moltiplicazione del genere umano e all’impatto della sua attività materiale sul pianeta. (per approfondimenti: P.Pelletier Clima Capitalismo verde e Catastrofismo Edizioni Elèuthera 2021  I.Bifarini Blackout 2022).                    
Il Rapporto del 1972 supporta pienamente lo sviluppo tecnologico, a patto che non si  incoraggi la popolazione ad “avanzare indefinitamente, innalzando il tetto delle possibilità materiali” come è stato fino a quel momento. I progressi delle tecniche antifecondative rivestirebbero un ruolo fondamentale nel restaurare lo stato di equilibrio tra indice di natalità e di mortalità, favorendo il controllo demografico a sfavore della crescita “disordinata”. Inoltre, il documento profetizza la produzione di cibi sintetici capaci di ridurre la dipendenza dalla Terra, così come prefigura la spinta della società verso la produzione di servizi piuttosto che verso la produzione di beni materiali di consumo, così da ridurre l’inquinamento. Poichè l’umanità non dovrebbe continuare a proliferare, si insiste sull’obbiettivo di stabilizzare il livello della popolazione e del capitale industriale per evitare la “crisi finale”. Il rapporto ha inaugurato un moderno sistema di modellizzazione computerizzata per analizzare il legame tra demografia, libero mercato, tecnologia, risorse e inquinamento, rivelatosi poi parziale e fallace, analogamente a quello successivamente adottato dall’IPCC per prevedere futuri catastrofici. Attraverso l’utilizzo di modelli computerizzati, la Terra viene ridotta ad un insieme di variabili, di calcoli e di parametri, diventando così un vero e proprio embrione del mondo-macchina. Il Rapporto del 1972 solleva la problematica della CO2 proveniente dai combustibili fossili che “influenza seriamente il clima” e analizza un insieme di problematicità  interdipendenti (demografiche, strategiche, alimentari e così via), risolvibili, secondo quanto asserito dal rapporto stesso, esclusivamente attraverso una pianificazione globale.                                              
La profezia di una fine imminente che troviamo ne “I limiti della crescita” attraversa tutti i lavori pubblicati successivamente: “nella metodologia del Club, il mito della fine è finalizzato a mobilitare l’opinione pubblica in favore di un progetto di società”(P.Braillard l’impostura del Club di Roma Edizioni Dedalo 1983). L’alternativa al caos e alla catastrofe diventa la pianificazione internazionale e la gestione razionale del pianeta, traendo ispirazione dal modello delle società multinazionali. Si invoca una “solidarietà” tecnocratica mondiale “secondo cui la politica deve essere guidata da princìpi della massima efficienza e asservita ad una razionalità tecnica, sfuggendo all’ideologia e facendo ricorso ai diversi settori della scienza”(IDEM). Il pensiero che anima costantemente il Club di Roma è l’inadeguatezza dei singoli paesi ad affrontare crisi di ampio respiro e la “convinzione che l’ONU è oggi il solo strumento capace di assicurare il cambiamento verso un nuovo ordine mondiale” (IDEM). Nell’ottica degli appartenenti al Club, le Nazioni Unite avrebbero dovuto accentrare potere, per esempio attraverso il controllo delle risorse mondiali e dei sistemi economico, finanziario, sanitario, militare, energetico e “naturalmente” ambientale. Non è un caso se tra i membri del Club ritroviamo gli esponenti di tutti questi settori.

ILPRESENTE                                                                                                                            Il Club di Roma non si è estinto con la morte dei suoi fondatori perché l’ideologia neo-malthusiana, incarnata negli obbiettivi de “I limiti della crescita”, è stata tramandata fino ad oggi. L’ossessione del Club per l’instaurazione di una governance globale capace di affrontare le molteplici emergenze trova la sua piena espressione nella pubblicazione nel 2018 del “Piano di Emergenza Planetaria” in collaborazione con l’Istituto Potsdam per la ricerca sull’impatto climatico. Il Piano stabilisce in 10 punti le linee guida per un futuro più sostenibile e resiliente. Si tratta dell’esplicita richiesta alle Nazioni Unite e ai governi di dichiarare una emergenza climatica planetaria.                                   
Lo spirito de “I Limiti della crescita riecheggia durante il corso della lettura. Il Rapporto, che non ha mai smesso di rappresentare un faro per la grande industria ambientalista, a cinquant’anni dalla sua nascita assume la veste di libro profetico, i cui scenari catastrofici si stanno drammaticamente materializzando, a meno che non si attui un radicale cambiamento della società e del sistema economico-finanziario. La narrazione catastrofista viene supportata dai continui riferimenti apocalittici dell’IPCC, l’ente che il Club ha contribuito a costruire: dal pericolo della CO2 e dell’aumento della temperatura globale oltre i 2 gradi all’estinzione delle specie animali, il mantra è sempre lo stesso, così come lo sono i colpevoli, ossia la massa umana produttrice di CO2 e del buco dell’ozono, massa umana che deve diventare resiliente alle transizioni volute dall’alto per evitare l’estinzione. Alcuni punti del Piano del 2018 anticipano le linee guide draconiane partorite recentemente dalla Commissione Europea: la proibizione della vendita di motori a combustione interna e la ristrutturazione degli edifici a zero emissioni entro il 2030, l’invito rivolto alle banche principali a sostenere le energie “pulite”, la piena adesione all’agenda 2030, il pieno sostegno all’utilizzo delle tecnologie digitali e il potenziamento dell’intelligenza artificiale per combattere le emissioni antropiche. Il Club di Roma sostiene la trasformazione digitale del Pianeta, poi, in continuità con “I limiti della crescita”, rilancia la necessità di contenere la popolazione demografica incentivando l’accesso ai contraccettivi e ai programmi di pianificazione familiare.                                                                   
Il “Piano di Emergenza Planetaria”, al quale aderiranno successivamente il WWF, il Climate4Nature e tante altre realtà della galassia “ecologista”, verrà inserito all’interno del documento “global risk report 2020” del World Economic Forum. D’altronde l’attuale co-presidente Sandrine Dixson-Decléve del Club è di casa a Davos, così come lo erano i suoi predecessori.    
Nell’agosto 2020, il “Piano di Emergenza Planetaria”viene integrato con la pubblicazione del “Piano di emergenza planetaria 2.0,” che include l’emergenza sanitaria da Covid-19, facendo così convergere la crisi climatica e della biodiversità con la salute umana. La cosiddetta interdipendenza delle emergenze  diventa l’occasione per rilanciare la necessità di ridisegnare i governi, i sistemi economici e finanziari a favore di una leadership globale. La riduzione dell’estrazione dei combustibili fossili, la riduzione delle emissioni di CO2, l’implementazione delle energie “pulite”, l‘implementazione dei fondi non governativi per il clima, l’utilizzo “sostenibile” del suolo e il potenziamento dell’agricoltura rigenerativa e smart sono alcuni dei punti toccati nel documento. Alla sinfonia catastrofista del clima che cambia, delle temperature che si alzano e dei fatidici 1,5 gradi oltre i quali l’IPCC paventa il collasso mondiale, si aggiungono la minaccia del covid e delle future zoonosi che affliggeranno l’umanità in assenza di un piano globale efficace. La recita della zoonosi e del salto di specie persiste anche se il copione puzza di stantio. Rasentando il ridicolo, Club di Roma, WEF, Greta Thunberg, Greenpeace, Ultima Generazione e il resto della eco-cricca insistono sulla tesi secondo la quale il virus avrebbe fatto il salto di specie dagli altri animali all’uomo, anziché direttamente dal biolaboratorio all’uomo. L’impianto menzognero della zoonosi serve a far convergere l’emergenza sanitaria con quella climatica e ad estendere i poteri dell’OMS sulla “salute globale”.                                                                             
Con il progetto “One Health”, sottoscritto a ottobre 2022, l’OMS si è accordata con UNEP, WOAH (Organizzazione mondiale per la salute animale) e FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) per affrontare le minacce alla salute animale, umana e ambientale e fornire direttive internazionali in materia di epidemie zoonotiche. L’OMS utilizza la narrazione dell’emergenza climatica per imporre direttive globali in merito a qualsiasi rischio che abbia a che fare con la salute pubblica. Si tratta di un ulteriore passo verso il totalitarismo sanitario/climatico: il potere di violare i nostri corpi attraverso la somministrazione di farmaci biotecnologici e di negare le nostre libertà fondamentali attraverso l’obbligo dei certificati digitali per potere accedere ai servizi più elementari stanno diventando dei pericoli drammaticamente reali, per buona pace di chi ingenuamente ha creduto che l’emergenza covid fosse un brutto ricordo da archiviare.      
“Il sonno della ragione genera mostri”, e più si persiste nel sonnecchiare più i mostri si moltiplicano. L’OMS, il grande leviatano sanitario agisce nel nome dei suoi finanziatori: Bill Gates, GAVI Alliance, Wellcome Trust e le maggiori case del farmaco e del digitale, inoltre stringe collaborazioni con la fondazione Rockefeller nell’affrontare le prossime pandemie causate dai cambiamenti climatici. L’ibridazione dell’emergenza sanitaria con quella climatica serve ad imporre regole sempre più stringenti nel nome di un fantomatico bene collettivo. La governance tecnocratica che è alla base dell’ONU e le sue appendici mira alla gestione totale della popolazione e alla trasformazione degli individui in una massa entusiasta di diventare schiava del regime tecno-sanitario-digitale; per chi invece non si adegua e prova ad evadere dalla gabbia del ricatto, del controllo e della sorveglianza totale, scattano le misure censorie e la regressione allo stato di pericoloso nemico della salute e dell’ambiente, imputabile del reato di ecocidio. Il nuovo ordine climatico-sanitario globale è allineato nel fare risalire le varie problematiche mondiali, reali o virtuali, al riscaldamento globale e il martellamento mediatico senza tregua fidelizza l’opinione pubblica anche se la narrazione è scadente. 
L’attuale co-presidente del Club di Roma è Sandrine Dixson-Declève, una delle donne più influenti al mondo nel guidare l’economia green. Come i suoi predecessori, nell’arco della sua carriera ha ricoperto posizioni di prestigio all’interno dell’ONU e delle sue agenzie, della Commissione Europea, delle maggiori aziende chimiche petrolifere e automobilistiche, di contesti legati all’istruzione e alla ricerca. In continuità con i vecchi membri del Club, anche l’attuale co-presidente è inserita nei gangli del potere governativo e non governativo per contribuire insieme alla eco-cricca alla piena realizzazione del Green New Deal e della Quarta Rivoluzione Industriale. 
Oligarchi, manager, tecnocrati, magnati del petrolio, delle energie “pulite” e delle armi: sono questi i filantropi che piacciono tanto a Greta Thunberg e a quelli di Ultima generazione and Co. Sono gli eco-filantropi che fanno soldi facendo del bene. Non sono il contadino con i suoi saperi tramandati nel tempo per coltivare la terra senza sfruttarla, o l’ecologista che rifiuta il modello tecnocratico e il consumismo come stile di vita, l’artigiano o il bottegaio dietro l’angolo di casa. Niente di tutto questo. La direzione che deve prendere il mondo con tutto quello che ci sta dentro è decisa da entità che volano talmente in alto da non essere viste da chi sta in basso.                  
Nel maggio 2022, il Club fornisce la “bussola” che indica la direzione da intraprendere per il raggiungimento del Green deal europeo, con la pubblicazione del rapporto “International System Change Compass”, stilato con la collaborazione di SYSTEMIQ e Open Society European Policy Institute. Il documento fornisce una guida per i leaders europei nel ridefinire la leadership, la finanza, la governance, la sanità, la mobilità, la gestione delle risorse ecc…. affinchè si raggiunga la piena elettrificazione, decarbonizzazione, neutralità climatica e l’equità vaccinale per il mondo intero. Il Club di Roma ha conservato un ruolo da protagonista nel ridefinire l’assetto sociale politico ed economico dei popoli: le alleanze con  realtà così influenti come il WEF di Klaus Schwab e l’Open Society di George Soros ci offrono un’idea di quanto è compatto il Potere tecno/filantropico al di sopra di noi. E’ nel maggio 2023 che Ursula Von Der Leyen, Presidente della Commissione Europea, interviene alla conferenza Beyond Growth evocando il Club of Rome e compiacendosi di come il Green deal europeo segua “lo spirito” del Rapporto “I limiti della crescita”. In realtà il Club di Roma e l’intero panorama ambientalista sostenitore del Green new deal trasforma lo spirito della Natura in un feticcio. La Natura da salvare diventa un’entità astratta che si scontra con la materialità della sua devastazione insita nello “spirito” del Green new deal. La narrazione che ci viene somministrata quotidianamente in difesa della biodiversità e degli ecosistemi è infantile, banale, semplicistica come le migliori strategie pubblicitarie richiedono: è la costruzione di un mondo incantato che fluttua  in assenza della gravità necessaria per riportarci coi piedi per terra e per guardare con sguardo disincantato la realtà nuda e cruda.

IL FUTURO
Dietro l’apparente buon senso di raggiungere la fine dello sviluppo economico illimitato, dell’inquinamento e dello spreco delle risorse del pianeta si cela il disegno perverso di ridurre la popolazione demografica e i suoi consumi affinché le risorse del pianeta vengano totalmente messe a disposizione della grande trasformazione digitale ed elettrica del mondo ad opera dei grandi inquinatori del pianeta. Come ricordava Aurelio Peccei nel 1981, “un comportamento aberrante della nostra specie la rende gravemente colpevole davanti al tribunale della vita. Si tratta di una proliferazione esponenziale che non si può definire che cancerosa” (Cento pagine per l’avvenire, 1981). In realtà l’umanità non è colpevole di esistere e di procreare perché metterebbe in pericolo il pianeta, ma perché “il modello di vita prodotto dal capitalismo industriale deve essere salvaguardato a vantaggio di una minoranza, poiché qualsiasi tentativo di estendere questo modello all’intera umanità provocherebbe necessariamente il crollo del sistema”(Celso Furtado).                      
L’umano del futuro non possiederà nulla, bensì accederà a dei servizi alle condizioni di credere nelle emergenze perpetue e di aderire alle transizioni infinite, di credere nella bontà dell’intelligenza artificiale e della digitalizzazione coatta dell’esistenza. Il capitalismo diventa 4.0,  rimodellato sull’obbiettivo di rafforzare la governance globale elitaria e tecnocratica che difende la politica globalista e capitalista delle grandi multinazionali e delle start up ad alta tecnologizzazione, mentre la massa sarà gestita attraverso lo strumento delle emergenze calcolate, del razionamento e della sorveglianza. L’umanità ingombrante e caotica che popolava il vecchio mondo con il suo consumismo compulsivo cederà il posto al transumano che abiterà il nuovo mondo disciplinato dalla tecnologia.
Si va concretizzando il sogno dei filantropi Rockefeller, Maurice Strong, Aurelio Peccei e Alexander King di attuare una politica di riduzione della popolazione e di adottare il modello cinese per gestire l’umanità. Sotto l’incantesimo della paura per il clima che cambia e del senso di colpa per esserne la causa, si accettano le imposizioni calate dall’alto senza mettere in discussione eventuali altre finalità che non hanno nulla a che vedere con la salvaguardia della Natura o della riduzione di emissioni di anidride carbonica. Il pericolo della CO2, riproposto in modo ossessivo e in tutti i contesti possibili, ha simbolicamente inquinato i cervelli dei giovani e dei meno giovani, ha interdetto la capacità di riconoscere dove sta il bene e dove sta il male, dove sta la verità e dove alberga la menzogna. La menzogna alberga nella bocca di chi fino a ieri era protagonista nel distruggere la Natura nel nome del capital globalismo ed oggi continua a distruggerla nel nome del capitalismo inclusivo e della Quarta Rivoluzione Industriale. La menzogna alberga nelle bocche di chi promuove la pace nel mondo fomentando la guerra e la sua economia.
Colossi della finanza come Blackrock, JP Morgan, Goldman Sachs e Bank of America investono indifferentemente nel settore militare, farmaceutico e nella transizione eco/digitale. “Fare soldi facendo del bene”, è lo slogan con il quale si irretiscono i neo gruppi ecologisti e li si porta ad una sorta di idolatria verso Bill Gates, Jeff Bezos, Elon Musk, George Soros e tutti gli altri ecotransumanisti che finanziano la causa degli attivisti affinché il nuovo mondo da loro progettato si realizzi nel più breve tempo possibile. I neo-ecologisti diventano complici, spesso a loro insaputa, di un disegno anti umano e contro natura che solo menti rivolte al transumanesimo possono concepire. La cricca degli eco- filantropi di casa alle Nazioni Unite e a Davos, con i suoi lacchè politici, suonano il piffero per chi è disposto a saltare nel neomondo postumano. Trasudano arroganza. Il mal celato disprezzo per la popolazione, che dall’alto del loro status viene percepita ne più ne meno che una massa informe da ridurre all’umiliante operazione algebrica utilizzata da Bill Gates per spiegare il rapporto tra popolazione e CO2, non suscita avversione come sarebbe auspicabile, anzi, convince l’umanità ad odiare se stessa. Gli individui vengono convinti a percepirsi come dei parassiti, dei cancri, degli abusivi del pianeta “progettato per contenere 3 miliardi di persone” (Cingolani). L’individuo impaurito e colpevolizzato accetta passivamente gli ordini che calano dall’alto. Si lascerà inoculare ad oltranza altrimenti muore e fa morire i propri simili, si lascerà “decarbonizzare” altrimenti  muore e fa morire il pianeta. 
L’umanità viene educata ad odiare se stessa. L’umanità che odia se stessa non ha futuro perché si lascerà sostituire da “qualcosa di migliore”: la transumanità.                          
In continuità con l’agenda maltusiana, assistiamo ad una perversa propaganda anti-natalista, quale gesto di responsabilità per non sovraffollare ulteriormente la Terra. L’organizzazione francese “Démografie responsabile”, per esempio, incoraggia l’autolimitazione della natalità per favorire la stabilizzazione della popolazione umana e la sua riduzione a lungo termine, ricorrendo anche alla sterilizzazione chirurgica. Ancora più estrema è la posizione del “Movimento per l’estinzione umana volontaria” (VHEMT), che annovera tra i suoi seguaci quelli favorevoli alla sterilizzazione obbligatoria.       
Per salvare il pianeta bisogna depopolarlo e l’ideologia del progresso diventa il valido alleato al raggiungimento di tale obbiettivo: l’accesso facilitato alla farmacologia anticoncezionale e abortiva, la strenua difesa dell’aborto e i continui tentativi di estenderne i limiti temporali fino a sovrapporli all’infanticidio, il proliferare dell’ideologia gender, la tendenza del potere biomedicale a prendersi in carico la gestione della procreazione e la somministrazione di massa di vaccini, di farmaci e di sieri genici colpevoli di procurare l’infertilità, sono alcuni degli strumenti con i quali si estingue parte dell’umanità fingendo di emanciparla e di salvarla. Anche l’eutanasia diventa un diritto da rivendicare per tutti e per tutte, per il malato, per l’anziano, per il povero, per il disabile, per il giovane depresso e per l’angosciato cronico, senza lasciare indietro nessuno. L’accesso alla morte programmata deve diventare inclusiva per le categorie “inutili” e non funzionali all’ascesa dell’uomo nuovo con l’anima in silicio: il postumano.                                                                                                                          
Gli eco-transumanisti di oggi sono gli eredi dei tecnocrati che nel passato hanno preso il potere un po’ alla volta, inserendosi man mano nei gangli delle istituzioni trasformandole, in modo quasi impercettibile, dall’interno. Oggi si sono realizzate le condizioni ottimali per dare la “zampata” finale, secondo la strategia dei fabiani, e per instaurare un regime tecnoscientifico che trasforma gli esseri viventi e il sistema terrestre nel suo complesso. Il neo regime tecnoscientifico non ammette dissenso: è dolce per chi lo accetta in modo sonnambulesco, diventa spietato per chi prova a contrastarlo. Tutti i protagonisti del catastrofismo climatico sono colpevoli di fronte alla Natura di spendersi per una transizione eco-digitale che di ecologico non ha proprio nulla, sono colpevoli di fronte all’umanità di adoperarsi per l’attuazione di un programma anti-umano che si chiama Quarta Rivoluzione Industriale.                                                                                                                         
I lupi travestiti da agnelli dell’élite fabiana di ieri non sono altro che i transumanisti travestiti da filantropi di oggi.    

Riferimenti:
Davide Rossi, La Fabian Society e la Pandemia, Arianna Editrice. 2021.
Julian Huxley, Ciò che oso pensare, Edizioni GOG 2022.
Francesco Borgonovo, Ecco chi è la paladina degli abortisti. Una razzista amante dell’eugenetica in La Verità , 27 Giugno 2022.
https://www.youtube.com/watch?v=79voFUqcPq4
Catastrofismo climatico. La grande speculazione, Carità-Gandini 2021.
https://it.paperblog.com/wwf-una-storia-poco-nobile-118758/
Philippe Pelletier, Clima capitalismo verde e catastrofismo, Edizioni Elèuthera, 2021.
Ilaria Bifarini, Blackout. La transizione ecologica e la deriva dell’Occidente, 2022.
Philippe Braillard, L’impostura del Club di Roma, Edizioni Dedalo, 1983.


Cristiana Pivetti, Giugno 2023, www.cristianapivetti.org

Pubblicato su L’Urlo della Terra, numero 11, Luglio 2023
www.resistenzealnanomondo.org

Disegni di Cristiana Pivetti