Bure (Francia) – Sabotaggio di un carotaggio dell’Andra

Bure (Meuse), Francia: Sabotaggio di un carotaggio dell’Andra (febbraio 2020)

Comunicato in seguito al sabotaggio di un carotaggio dell’Andra 

Sembra che ci siamo introdotti in una delle grandi scatole verdi che proteggono i carotaggi dell’Andra, lungo il tracciato della ferrovia che vogliono costruire. Quella ferrovia che deve servire al cantiere di Cigeo e poi al trasporto dei rifiuti radioattivi.

La sonda di stato è stata ritirata, il buco di carotaggio riempito di cemento e il materiale elettronico, ad tratto non più protetto, è stato tutto distrutto.

Cigeo non verrà costruito.
Attacchiamo l’industria nucleare, ovunque.

Quelques-un.es

[Il video dell’azione: https://www.liveleak.com/view?t=CtZGs_1582664082 ].

Info da: attaque.noblogs.org

Madrid – Giornate contro la società nucleare

Giornate contro la società nucleare
9 anni dopo l’incidente di Fukushima

La conferenza si svolgerà presso il locale anarchico Motín. C / Matilde Hernández, 47. Porto o Vista Alegre. Madrid. Dopo i dibattiti ci sarà un gazebo.

Organizza: Contra toda nocividad
contratodanocividad.espivblogs.net

Sabato 7 marzo alle 18:30
Discussione: energia nucleare o totalitarismo industriale? Presentazione del libro: Chernoblues. Dalla servitù volontaria alla necessità di servitù. Responsabile delle edizioni El Salmón.
L’energia nucleare, concepita nella segretezza del Progetto Manhattan durante la seconda guerra mondiale e sviluppata nei decenni successivi, ha suscitato l’opposizione di ampi settori della società occidentale dagli anni ’70, in particolare in materia di ambientalismo. Tuttavia, le critiche che sono di solito articolate contro il progetto nucleare spesso soffrono di una più ampia riflessione sul carattere totalitario che definisce la società industriale dalle sue origini.
Alle porte del nono anniversario dell ‘”incidente” della centrale nucleare di Fukushima, parleremo del nostro libro “Chernoblues”. Dalla servitù volontaria alla necessità di servitù [1], del fisico francese e militante anti-nucleare Roger Belbéoch, e spiegheremo come l’energia atomica sia il culmine del progetto totalitario progettato da élite politiche e tecnoscientifiche.

Mercoledì 11 marzo alle 18:00
Proiezione: «Il gioco di guerra».
Girato come un falso documentario, il film ritrae l’ipotetico bombardamento nucleare nella città inglese di Rochester, il caos causato dall’evacuazione forzata della città tra l’ignoranza delle conseguenze di una tale guerra e la conseguente lotta del pochi sopravvissuti per adattarsi alla nuova situazione nell’ambiente radioattivo e un mondo interessato dalle sue strutture architettoniche e sociali.
46 minuti

Jornadas contra la sociedad nuclear –
A 9 años del accidente de Fukushima

Las jornadas serán en el Local Anarquista Motín. C/Matilde Hernández, 47. <M> Oporto o Vista Alegre. Después de los debates habrá cenador.

-Sábado 7 de marzo a las 18:30h.

Charla:  ¿Energía nuclear o totalitarismo industrial? Presentación del libro: Chernoblues. De la servidumbre voluntaria a la necesidad de servidumbre. A cargo de Ediciones El Salmón.

La energía nuclear, concebida en el secretismo del Proyecto Manhattan durante la segunda guerra mundial y desarrollada en las décadas siguientes, despertó desde los años 70 la oposición de amplios sectores de la sociedad occidental, en particular en el ecologismo. Sin embargo, las críticas que se suelen articular contra el proyecto nuclear adolecen a menudo de una reflexión más amplia sobre el carácter totalitario que define desde sus orígenes a la sociedad industrial.

A las puertas del 9º aniversario del «accidente» de la central nuclear de Fukushima, hablaremos de nuestro libro _Chernoblues. De la servidumbre voluntaria a la necesidad de servidumbre_ [1], del físico y militante antinuclear francés Roger Belbéoch, y explicaremos cómo la energía atómica supone la culminación del proyecto totalitario pergeñado por las élites políticas y tecnocientíficas.

-Miércoles 11 de marzo a las 18:00h.

Proyección: «The war game».

Filmada como un falso documental, la película retrata el hipotético bombardeo nuclear en la ciudad inglesa de Rochester, el caos provocado por la evacuación forzada de la ciudad en medio del desconocimiento de las consecuencias de una guerra de esas características, y la lucha posterior de los escasos sobrevivientes para adaptarse a la nueva situación en el entorno radioactivo, y un mundo afectado en sus estructuras arquitectónicas y sociales.

46 minutos.

Francia – Sabotaggio di un traliccio

Da qualche parte in Francia: RTE vattene – Sabotiamo il loro saccheggio, a sostegno dell’Amassada (gennaio 2020)

Comunicato a sostegno dell’Amassada – da qualche parte in Francia.

Bene, non vi faremo l’ennesimo comunicato stampa per dirvi quanto sia marcio il mondo in cui viviamo. E’ disgustoso. Da vomitare.
Da qui abbiamo cercato di immaginare mondi dove tutto sarebbe al contrario. Dove avremmo smesso di spendere quantità folli di energia per fabbicare inutili oggetti di consumo.
I clown popolerebbero il pianeta, il lavoro sarebbe volontario e l’anarchia trionferebbe.
«Frontiera» sarebbe una parola bandita dal vocabolario. La Natura non sarebbe più una risorsa di cui vogliamo massimizzare lo sfruttamento economico, ma qualcosa da rispettare in quanto tale, da preservare per continuare a viverci. «Equità» non sarebbe più una semplice parola, starebbe accanto a «libertà» nei nostri cuori e nei nostri gesti.
Potremmo anche aggiungerci «adelphità».
Ma ci sono molti muri da attraversare (o demolire) prima delle feste e degli arcobaleni.

Lo Stato autoritario e liberticida, alleato di un capitalismo ridipinto di verde, che inquina e sfrutta allegramente, come al solito, deve essere distrutto. Nessuna riforma sarà in grado di superarlo.
Bollettino di voto, protesta o sega? Non crediamo più in questa «democrazia», che è bloccata dal lobbismo e dai mass media. Tra l’altro, nessuno ci crede più. Quindi scegliamo la sega.
L’azione diretta.
L’azione diretta per vedere gruppi di sabotatori/ici emergere ovunque; autonomi e liberi. Vedere ovunque tralicci che cadono, fabbriche socialmente mortali chiuse, massacri ambientali denunciati, comissariati bruciati.
Essere ovunque. Essere vive, furtive. Agire e scomparire. Nascondersi. Essere inafferrabili.
Sabotare tutto ciò che cade tra le nostre mani guantate.

Mm-hmm. Una notte di luna piena, le nostre mani hanno preso le seghe. Abbiamo tagliato i piedi di un traliccio di una linea elettrica ad alta tensione.
E forse – se le dee della vita e dell’amore lo vorrano, acabelluia – uno di questi giorni si schianterà a terra.

L’energia è la spina dorsale della loro guerra.
I grattacieli della Défense [quartiere degli affari di Parigi; NdAtt.] esistono grazie al nucleare.
I tralicci trasportano il loro potere autoritario. Facciamoli cadere.
I danni aumentano, le aziende private soffriranno nei loro profitti, lo Stato ha paura.

All’abbordaggio
RTE vattene

Nota d’Attaque: l’Amassada era un terreno occupata nell’Aveyron (sud della Francia), per impedire a RTE, filiale di EDF che gestisce la rete di trasporto di elettricità ad alta tensione, di costruire un grande trasformatore, parte di una rete internazionale per trasportare dell’energia elettrica ad altissima tensione attraverso tutta l’Europa ed il Maghreb.

[Traduzione: bureburebure.info (leggermente rimaneggiata); tratto da attaque.noblogs.org].

Info da: https://insuscettibilediravvedimento.noblogs.org/

Francia – Attacco incendiario contro Enedis

Seyssinet-Pariset (Isère), Francia: «Odio e dieci morsi di fuoco al macchinario blu». Attacco incendiario contro Enedis (13/01/2020)

Odio e dieci* ragioni per prendersela con una azienda che promuove e propaga l’elettricità e il disastro.

Per gli anarchici e gli altri antiautoritri fissati col fatto di scrivere oppure no dei comunicati. O dal fatto che gli attacchi possano essere «riappropriabili» da parte del loro «soggetto rivoluzionario» preferito. Lasciamo trovare le loro ragioni alle persone che lo desiderano. Per potersi immaginare come «gli autori» di questo attacco.

Quello che possiamo dire è che ci piace giocare. Giocare con il fuoco. Giocare un po’ con la vita, pure. Una vita che non tiene che a tutti quei fili elettrici. Fili che ci piacerebbe tagliare ovunque possibile. Per non finire con un fusibile che ci salta per davvero, nella testa.

In ogni caso, piaccia oppure no a quel fondo di pattumiera schifoso che è Eric Vaillant (si veda quello che ha detto questo attuale procuratore di Grenoble sul comunicato dell’incendio di France Bleu Isère**). Questo testo è davvero la «rivendicazione» dell’attacco ai «veicoli» della Enedis. Che è avvenuto nella notte fra il 12 e il 13 gennaio 2020 a Seyssinet-Pariset (vicino a Grenoble).

Se scriviamo «veicoli» è per fare un occhiolino complice agli “Energumeni super furiosi“. Che hanno incendiato quelli della EDF.

L’ondata di perquisizioni che si è abbattuta a fine novembre 2019 su Grenoble, Fontaine e sulla ZAD di Roybon ci ha schifati. Senza stupirci, però. Perché gli alti papaveri della repressione sono stati lasciati talmente indietro, dopo i primi attacchi, nel 2017 (si veda l’atto di perquisizione, disponibile su internet). A tal punto che si è sparso molto fumo sull’«agglomerazione di Grenoble», prima di questo incendio.

Che gli attacchi continuino a propagarsi. Contro tutto quello che pretende portarci sempre maggior comodità materiali e maggior libertà. Creando, di fatto, sempre più costrizioni alla vita e sempre più  morbosità.

Dei fuori di testa che tengono testa


Note del traduttore:

* Nella notte fra il 12 e il 13 gennaio, a Seyssinet-Pariset, vicino a Grenoble, un incendio in un deposito di Enedis, la filiale di Electricité de France che è proprietaria e gestisce la reta di distribuzione elettrica, ha distrutto una dozzina di veicoli e alcuni gruppi elettrogeni. In francese, le parole accostate «Haine et dix…» si pronunciano come… Enedis.

** All’epoca, il procuratore, davanti ad una rivedicazione chiara, si era mostrato «prudente», dicendo che non si trattava di una rivendicazione.

[Traduzione ricevuta via e-mail e leggermente corretta. Tratta dalla rivendicazione pubblicata in attaque.noblogs.org].

Info da: https://insuscettibilediravvedimento.noblogs.org/

Smascherare fisici, svuotare i laboratori

Niente, niente di più oggi distingue la Scienza da una minaccia di morte permanente e generalizzata: il litigio è chiuso, per sapere se dovrebbe garantire la felicità o la sfortuna degli uomini, tanto è ovvio che è cessato essere un mezzo per diventare un fine. La fisica moderna ha comunque promesso, ha sostenuto e promette ancora risultati tangibili, sotto forma di cumuli di cadaveri. Fino ad allora, in presenza di conflitti tra le nazioni, o persino del possibile annientamento di una civiltà, reagiamo secondo i nostri soliti criteri morali e politici. Ma qui è la specie umana destinata alla completa distruzione, sia per l’uso cinico delle bombe nucleari, anche se sono “pulite” (!), sia per le devastazioni dovute ai rifiuti che, nel frattempo, inquinano le condizioni atmosferiche e biologiche delle specie in modo imprevedibile, dal momento che il crescendo delirante delle esplosioni “sperimentali” continuano con il pretesto di “scopi pacifici”. Il pensiero rivoluzionario vede le condizioni elementari della sua attività ridotte a un margine tale che deve ritornare alle sue fonti di rivolta e, sotto un mondo che non conosce più ma che nutre il proprio cancro, trovare le sconosciute possibilità di furore.

Non è quindi a un atteggiamento umanista che ci appelleremo. Se la religione è stata a lungo l’oppio del popolo, la scienza è in una buona posizione per prendere il controllo. Le proteste contro la corsa agli armamenti, che alcuni fisici intendono firmare oggi, ci illuminano al massimo sul loro complesso di colpa, che è in ogni caso uno dei vizi più infami dell’uomo. Il petto che viene colpito troppo tardi, la garanzia data al tetro belato del branco dalla stessa mano che arma il macellaio, conosciamo questo antifone. Il cristianesimo e i suoi specchi ingranditori delle dittature della polizia ci hanno abituato.

I nomi ornati con titoli ufficiali, in fondo agli avvertimenti rivolti a corpi incapaci di eguagliare l’entità del cataclisma, non sono ai nostri occhi un privilegio morale per questi signori, che allo stesso tempo continuano a rivendicare crediti, scuole e carne fresca. Da Gesù in croce al lavoratore del laboratorio “ansioso” ma incapace di rinunciare a fabbricare la morte, l’ipocrisia e il masochismo sono uguali. L’indipendenza della gioventù, così come l’onore e l’esistenza stessa dello spirito sono minacciati da una negazione della coscienza ancora più mostruosa di questa paura dell’anno Mil che ha fatto precipitare generazioni verso i chiostri e i cantieri alle cattedrali.

Sulla la teologia della bomba! Organizza la propaganda contro i cantanti del “pensiero” scientifico! Nel frattempo, boicottiamo le conferenze dedicate all’esaltazione dell’atomo, fischiamo i film che indugiano o indottrinano l’opinione, scriviamo a giornali e organizzazioni pubbliche per protestare contro gli innumerevoli articoli, relazioni e programmi radiofonici, dove si diffonde spudoratamente questo nuovo e colossale inganno.

Parigi, 18 febbraio 1958
Comitato per il controllo antinucleare

Prime firme: Anne e Jean-Louis Bedouin, Robert Benayoun, Vincent Bounoure, Andre Breton, J.-B. Brunius, Adrien Dax, Aube e Yves Elleouet, Elie-Charles Flamand, Goldfayn Georges, Radovan Ivsic, Krizek, Jean-Jacques Lebel, Clarisse e Gerard Legrand, Lancillotto Lengyel, Jean-Bernard Lombard, Joyce Mansour, Sophie Markowitz, Jehan Mayoux, ELT Mesens, Jean Palou, Benjamin Peret, Jose Pierre, Jean Schuster, Jean-Claude Silbermann, Toyen.

Chiunque rifiuta di farsi imporre da squartatori diplomati sarà desideroso di unirsi alla loro protesta contro la nostra. Scrivi a CLAN (Comitato per il controllo antinucleare), 25 avenue Paul-Adam, Parigi (17).

***

PS. Jean-Jacques Lebel, uno dei firmatari di questo appello, interrogato sulle circostanze della sua stesura, racconta: “(Questo manifesto) è stato scritto e distribuito alla Sorbona (con una lotta per la chiave), in occasione di una conferenza di Robert Oppenheimer, che sosteneva di essere anti-militarista e che alcuni avevano persino accusato di essere un “agente di Mosca”, ma che aveva svolto il ruolo che conosciamo nello sviluppo della bomba A di Los Alamos. I radicali anti-nucleare, nel 1958, contavano certamente sulle dita della mano ed era un’azione di ultra-minoranza. Se la parola “onore” ha un significato – che non sono sicuro – è stato l’onore dei surrealisti di essersi opposti in modo assoluto e praticamente da soli, non solo alle armi nucleari, ma a tutta l’industria nucleare.”

***

P.PS. La caratteristica di un classico è quella di raggiungere una rilevanza oltre i luoghi, il momento e le circostanze che ne determinano la scrittura. L’appello di André Breton e del Comitato per il controllo antinucleare è uno di questi classici, che, non avendo mai smesso di guadagnare rilevanza, appare 60 anni dopo la sua pubblicazione su una serie di siti antiindustriali e finisce a diventare udibile in lontananza fino alle orecchie del “branco” fino al “triste belare”.

Noi, Pièces et main d’œuvre, l’abbiamo distribuito a Grenoble, nell’agosto 2018, durante un dibattito presso la “Solidarity and Rebel Summer University”, dove ci siamo confrontati con il biologo Jacques Testart, uno dei coproduttori di Amandine, nel 1982, che è al “procreativo” ciò che sono stati i fisici allertati per l’industria nucleare. Belle anime con le mani sporche.

Il nostro volantino si è concluso così:

“Sessanta anni dopo, esercitazioni pratiche:
smascherare i genetisti, svuotare i laboratori
(piante, animali, chimere genetiche umane).

Smascherare i biologi, svuotare i laboratori
(biologia sintetica, riproduzione artificiale di animali e umani).

Smascherare i cibernetici, svuotare i laboratori
(intelligenza artificiale, macchine autonome, e-life).

Anche tu, smascherando gli scienziati, svuota i laboratori.
Abbasso i vigili del fuoco piromane. Non contiamo su coloro che creano i problemi per risolverli. “

Per vedere dove finiscono le “fini pacifiche” atomiche, vai a Bure, al centro di discarica di scorie nucleari e pensa a questi “radicali anti-nucleari”, che nel 1958 “erano contati sulle dita di “una mano” e il cui “onore” era la sola opposizione “all’intera industria nucleare”.

I 1.500 manifestanti che marciarono tredici anni dopo, contro l’apertura dello stabilimento di Fessenheim il 12 aprile 1971, si sentivano già un pò meno soli.

Gli strateghi accademici spesso ci rimproverano per la nostra opposizione “ultra-minoranza”, solitaria, “scollata” “insostenibile” (sic), in breve, prematura. È del tutto vero, ad esempio, che i firmatari dell’appello contro tutta la riproduzione artificiale dell’essere umano (1) non sono più numerosi di quelli della chiamata a smascherare i fisici e svuotare i laboratori. Almeno condividono con loro l’incerta consolazione dell ‘”onore salvifico”, mentre aspettano – chi lo sa? – vedere folle manifestare un giorno contro i laboratori eugenetici di riproduzione artificiale.

Pièces et main d’œuvre
Grenoble, 4 novembre 2019

(1) In La Décroissance , ottobre 2019 e qui

Traduzione da principiante, originale in francese qui: http://www.piecesetmaindoeuvre.com/spip.php?page=resume&id_article=1205

Testo in pdf:

Francia – Lotta al nucleare: incendiati veicoli della Enedis

Nella notte tra il 12 e il 13 agosto sono state incendiate le macchine della Enedis a Ivry (viale Maurice Thorez).

Volevamo mettere un piccolo bastone tra le ruote dell’impero elettronucleare EDF.
Volevamo inviare un messaggio ai compagni che lottano a Bure: vi pensiamo!
Coraggio alle persone detenute a seguito della riocuppazione del Bosco di Lejuc[1]

Agli idioti che hanno parlato dell’incendio senza capire da dove è partito: cambiate mestiere![2]

[1] Una persona è attualmente in detenzione preventiva nel contesto del
procedura di associazione criminale a Bure. Per scrivergli, puoi scrivere alla Maison de résistance (2 rue de l’Église, 55290 Bure) e le lettere gli verranno inoltrate.

[2] Un estratto dall’articolo che gli idioti del “Parisien” (13/08/2019) hanno scritto sull’incendio di Ivry: “Sei macchine incendiate, i loro proprietari in gran perplessione nell’ora di recarsi al lavoro e quartiere parecchio spaventato: questo il bilancio dell’incendio propagatosi da macchina a macchina nel viale Maurice-Thorez 95 a Ivry nella notte tra lunedì e martedì. Un incendio che ha tenuto occupati pompieri e polizia per una buona parte della notte, nonché i carri attrezzi incaricati martedì di portar via i rottami. L’intervento ha, tra l’altro, provocato un notevole ingorgo in questa via situata non lontano del centro della città di Ivry-sur-Seine. Secondo una fonte di polizia, “il serbatoio di una vettura è stato perforato e poi incendiato. L’incendio si è in seguito propagato ad altri veicoli”. Un atto di vandalismo che ha richiesto la mobilitazione di dodici pompieri e di due veicoli d’intervento […] [nota di Attaque]

Info da: https://anarhija.info

Folles (Haute-Vienne) Francia – Sabotaggio della ferrovia della discarica nucleare

Nella notte del 4 giugno, una cabina elettrica che contiene i comandi della segnaletica ferroviaira è stata incendiata, lungo i binari che portano verso le infrastrutture appartenenti a Orano (ex-Areva, gigante francese dell’energia nucleare) a Bessines. Cosa c’è al fondo di quei binari? Per quasi sessan’anni c’è stata una miniera d’uranio. Dopo la sua chiusura (costa meno farlo estrarre in paesi poveri e semi-colonizzati, come il Niger), la miniera è diventata… un “centro di stockaggio d’ossido d’uranio impoverito” (cioè una discarica di materiale radioattivo), immagazzinato in semplici capannoni. Orano, proprietario del sito, vorrebbe pure utilizzare i tunnel della miniera per seppellirvi altri rifiuti radioattivi (un po’ come l’ente statale ANDRA vuole fare a Bure). Per indorare la pillola di questa bella democrazia nucleare, su una parte del sito di Bessines, Orano ha aperto un museo… dell’industria nucleare.

Ma ricordiamo che nel luglio 2013 un sabotaggio della ferrovia aveva fatto deragliare un treno di scorie e che nell’aprile 2014 il museo era stato incendiato.

Ecco la rivendicazione di questo attacco, spedita via mail alla stampa di regime (il giornale locale “Le populaire du centre”) :

“Per un atto 30 [riferimento alle manifestazioni del sabato dei Gilets jaunes; N.d.T.], questa notte abbiamo sabotato l’installazione della linea del treno che rifornisce la discarica nucleare di Bessines. Areva ha cambiato nome, ma continua a produrre la stessa merda radioattiva, qui e altrove. Questa impresa partecipa all’andazzo generale della società capitalista, che porta il mondo verso un muro.
Non vogliamo il nucleare da nessuna parte, né qui, né a Bure, né in Niger. E dimenticatevi il vostro EPR”.

(tradotto da guerresociale)

Info da: www.anarhija.info

Sabotaggi in Francia

25 Aprile
Un incendio nella sede della ditta “Varsican mines” che recentemente ha ottenuto il permesso per effettuare ricerche minerarie sul tungsteno, minerale sempre più richiesto nell’industria militare ed aereonautica.

9 Maggio
Un incendio su una cabina elettrica di accesso alle fibre ottiche di Orange ha causato un esteso incendio sotterraneo di cavi.
Novemila persone senza internet e senza telefono fisso. Problemi anche per le reti 3G e 4G.

16 Maggio
Un incendio di un importante ripetitore ha provocato un blocco totale di internet, televisione e telefoni fissi a Louvres, Puiseux-en France, Fosses, Marly-la Ville
Dieci giorni per il ripristino della rete.

18 Maggio
Un locale tecnico di EDF, compagnia elettrica coinvolta nel nucleare, è stato devastato.

31 Maggio
Una pala eolica completamente bruciata, un’altra parzialmente danneggiata. Due milioni di euro di danni. Due delle otto pale eoliche sulle montagne di Marsanne.

Info da: Fenrir, num.9

Presentazione La Piralide – spazio di documentazione Bergamo

Ostrinia nubilalis, meglio conosciuta come piralide, è una farfalla le cui larve sono dedite a vivere, nutrendosene, di piante come il mais, il sorgo e il peperone, oltre a molte altre. Durante la primavera le larve divengono farfalle e fuoriescono dalle piante. Dicono che la sua presenza abbia causato gravi problemi alle coltivazioni di mais, perciò gli esperti del settore, da sempre, hanno ritenuto importante contrastare ed eliminare l’indesiderato insetto tramite interventi chimici (l’impiego di pesticidi e veleni), biologici (l’introduzione di parassiti della piralide) o agronomici (la scelta di varietà di piante resistenti alle larve grazie a delle modificazioni genetiche). Il mais geneticamente modificato è in grado di resistere sia alla piralide sia ad erbicidi molto potenti, come il glifosato, largamente impiegato in coltivazioni di ogni genere. Per questi motivi, in innumerevoli aree del mondo, ove possibile, è ampiamente incentivata la coltivazione di varietà di mais geneticamente modificate, resistenti agli erbicidi, in modo da poter utilizzare veleni e contemporaneamente debellare la piralide, “inopportuna” piralide.

La Piralide – questo insetto così osteggiato dai coltivatori di mais, dalle multinazionali e dai fautori degli organismi geneticamente modificati – è il nome che abbiamo scelto per questo nuovo spazio. Un piccolo insetto il simbolo che abbiamo scelto per uno spazio ed un luogo nel quale affrontare le questioni che ci stanno a cuore. L’attacco alla natura ed a quella parte di mondo ancora selvatica, l’asservimento e la manipolazione tecnologica degli esseri viventi, lo sviluppo della tecnologia stessa nelle sue disparate e molteplici espressioni, lo sfruttamento degli animali e della Terra, con l’avvelenamento e la devastazione ecologica che ne segue, la volontà addomesticatrice del dominio di privarci di ogni possibile tensione alla trasformazione o al sovvertimento della realtà sono per noi espressioni di questo mondo imperniato sull’autorità le quali rendono necessaria ed urgente una analisi ed una critica radicale, non rimandabile ad un futuro migliore.

Mai come oggi è necessario rifiutare il sistema di dominio con le sue logiche di controllo, delega e cogestione democratica delle nocività che ci circondano. Il totalitarismo tecnologico non è solo assoggettamento, imposizione, repressione, ovvero ciò che ci ha reso oggetto di uno sfruttamento, ma anche soggettivazione, ossia ciò che rende l’uomo soggetto, operatore, promulgatore, partecipe del proprio stesso sfruttamento. 

La piralide resiste. Mai come oggi, in questa realtà dove gli individui sono costantemente sottoposti, ricondotti e assoggettati a cause, fini ed esigenze più “grandi” di loro, occorre scoprire la poesia della propria unicità. Mai come oggi, in un mondo dove è possibile una vasta scelta tra le innumerevoli ed insulse libertà offerte, in un mondo interamente trainato e modellato dagli imperativi dell’autorità e della merce, l’esistenza è altrove. La piralide si riproduce.

Desideriamo aprire uno spazio nel quale ci sia e si dia spazio ad idee e tensioni in netto contrasto con l’attuale assetto sociale; uno spazio di documentazione e discussione dove chiunque possa scovare parole e scritti non reperibili tra gli scaffali del supermercato delle opinioni o nelle aule dell’accademia delle ideologie, luoghi dei pensieri confezionati e pronti all’uso. I libri, i materiali stampati, qui non saranno merce offerta per intrattenere, materiale per semplice e puro studio ed approfondimento culturale o racconti di vecchie storie, fonti di nostalgiche o avventurose fughe letterarie. Che senso e significato ha allora documentarsi? Darsi un tempo per approfondire e fondare il proprio pensiero? Sicuramente non quello di accumulare nozioni e contenuti pre-confezionati, da usare nelle più disparate situazioni o tavole rotonde. Sicuramente non quello di dare schemi e filtri risolutivi con cui leggere ed ingabbiare la realtà.

Il sapere va nutrito. Se resta un semplice accumulo indefinito di conoscenze e di informazioni può contribuire a creare, ad alimentare, un più o meno vasto bagaglio culturale e conoscitivo, un insieme di conoscenze che teniamo in serbo per noi e per gli altri. Niente di più. Può il sapere non avere sapore? Possedere un grande quantitativo di conoscenze non conduce necessariamente ad una maggiore comprensione della realtà e di ciò che ci circonda; significa che i fatti e le parole di un tempo, potendo sfuggire a quanti vorrebbero racchiuderli nelle pagine di polverosi volumi, debbono poterci dire qualche cosa di tangibile oggi. Farci riscoprire gusti e sapori.

Se lo sguardo punta a sovvertire, e non a riformare, significa che le mere informazioni, il semplice insieme di saperi e il loro accumulo non bastano e restano soltanto un riempitivo per la mente, buono solo a baloccarsi in esercizi retorici o a rassicurarsi nelle certezze delle proprie illusioni.

Le conoscenze slegate dalle idee restano lettera morta. Allora, assieme alla necessaria conoscenza, occorrono progetti, volontà e tensioni individuali per fare fermentare autonomamente la propria selva di pensieri. In quest’ottica, e solo in questa particolare accezione ancora tutta da esplorare, uno spazio di documentazione può avere pieno significato. Così, a partire da questi presupposti, potranno avere luogo anche la discussione, l’approfondimento, la critica. Al vuoto, alla rassegnazione e all’uniformità dettata da sterili opinioni opponiamo la pienezza e il significato di idee che possono infiammare la vita.

Uno spazio per l’approfondimento e la critica, contro l’autorità e la gerarchia. Certamente non un luogo dove potersi rintanare, come al riparo di una nicchia dove custodirsi intatti. Nemmeno un circolo ricreativo o un centro culturale. Non saranno quattro mura a racchiudere la nostra volontà di riflettere, a tarpare le nostre aspirazioni, a privare di sostanza i nostri sogni, a sedare i nostri desideri. Nemmeno ci illudiamo che potranno essere le attività svolte nello spazio ad inceppare questo mondo di dominio che non ci dà respiro, questo mondo che costantemente offre miseria e obbedienza a piene mani. Le attività che vi potranno nascere saranno espressione delle persone che di volta in volta lo animeranno. Che si tratti di incontri, discussioni, dibattiti o proiezioni, ciò che faremo non avrà né il proposito di riempire un’agenda, come per consolarci in un frenetico attivismo, né l’intento di persuadere, di convertire o di aggregare qualcuno, ed infine, nemmeno la volontà di ricercare un confortante riconoscimento sociale.

Uno spazio in cui la piralide si rafforza e lotta contro il dominio tecno-scientifico.

La Piralide – via del Galgario 11/13 – Bergamo
Apertura: tutti i giovedì dalle ore 16.00 alle ore 20.00
e-mail: avvelenate@anche.no

scarica qui il pdf: la-piralide-presentazione

Fiamme a EDF in solidarietà alla lotta di Bure

30 settembre 2017
Azione a sostegno dei compagni che hanno subito l’irruzione a Bure. [Lotta contro il progetto di discarica nucleare (CIGEO) in Bure – Francia n.d.t.]
In risposta alle ricerche di Bure, EDF (società francese di energia elettrica nucleare, in gran parte di proprietà dello stato francese), è stata riscaldata. Una vettura EDF è stata incendiata durante la notte di venerdì 22 settembre fuori del centro EDF vicino alla DGSI (Direzione Generale per la Sicurezza Interna) e alla Camera di Agricoltura.
Alla scena si potrebbe leggere: fermare le ricerche in assoluto! Solidarietà con la lotta a Bure e i compagni che stanno sottoposti a repressione.
LE MANI VIA DA BURE!
Continua …

Info da: www.325.nostate.net