L’ideologia del tecno-mondo. Resistere alla megamacchina – Silvia Guerini e Costantino Ragusa


Presentazione del nostro ultimo libro:
L’ideologia del tecno-mondo. Resistere alla megamacchina.
acro-pólis, 2024

Siamo nel pieno di una Grande Trasformazione, un qualcosa di così travolgente che non lascia possibilità di tornare indietro perché nel suo cammino attua un processo demolitorio e di eradicazione profonda. Il trasferimento nel digitale permette una rimozione perfetta. In questa corsa forsennata verso il baratro vi è un’erosione dell’essere umano così profonda e radicale che assume i tratti di una metamorfosi ontologica e antropologica. Restano aperte questioni fondamentali: quale sarà il significato di essere umano, di essere vivente, di natura, di libertà?

In un puzzle di inclusione cibernetica dove i tasselli si intersecano perfettamente non ci sono altri usi possibili o strade alternative e a puzzle completo si rischia di ritrovarsi con una nuova identità umana incapace di riconoscere altro se non confermare il presente all’interno del nuovo ordine di verità algoritmico.

Per arrivare a far si che si realizzi questa Grande Trasformazione serve sicuramente consenso, ma anche questo è un ambito ormai probabilmente superato, in questi anni abbiamo visto instillare paure, ricatti e terrore, non troppo da paralizzare, ma abbastanza da creare obbedienza. Si prepara un accompagnamento verso nuovi mondi virtuali dove non solo sarà desiderabile immergersi, ma bisognerà anche crederci. Per questo vi è in atto una demolizione totale delle precedenti forme di esistenza: come si viene al mondo, scuola, lavoro, relazioni, famiglia, cibo, stili di vita… per far posto al nuovo individuo fluido, incapace di esistere senza il sostegno di apparati.

Non da poco è il grande alibi per cui la Grande Trasformazione cyber-digitale del mondo anche se non desiderabile va comunque acclamata: l’emergenza in tempo di pace che si chiama “ecosostenibilità”. Questa non significa altro che continuare a sfruttare e depredare il pianeta come si è fatto fino adesso incrementando vecchi e nuovi processi distruttivi dirigendo l’accusa verso nuovi nemici come la CO2, come il singolo non allineato ai nuovi dettami green, ma il nemico di fondo è questo essere umano troppo umano: un neomaltusianesimo che prevederà da un lato una riduzione di una parte della popolazione e dall’altro lato una sua riprogettazione che in nome della transizione verde-digitale farà passare l’inaccettabile. Non è sopraggiunta una reale coscienza ecologista, in quanto nessuno ci ha mai lavorato, ma un’autorità verde che attualizza nuove realtà servendosi di inedite modalità totalitarie di ingegneria sociale. Le ricette proposte si sono fatte “ecosostenibili” ed ecoinsostituibili e quindi necessarie, ma parlano la lingua del nucleare, del 5G, del 6G, dei nuovi OGM-TEA, della Geoingegneria fino ad arrivare al “ripristino” totale della natura e dei corpi adattati al nuovo paradigma cibernetico, sintetico e transumano.

Come attori principali delle attuali trasformazioni dobbiamo comprendere il ruolo di colossi agroalimentari-farmaceutici-bionanotecnologici, compagnie del digitale, poli di ricerca di importanza internazionale, comprendendo che il loro scopo non è meramente il profitto, ma portare a termine un’ideologia transumanista che rappresenta una precisa visione di mondo e di essere umano. In questo orizzonte vanno inseriti anche i programmi per la salute ideati e portati avanti da ricchissimi filantropi come la Fondazione Gates.

L’élite tecnocratica transumanista ha i mezzi per realizzare i suoi scopi ed è a capo dei principali consessi internazionali di punta delle tecno-scienze, gestendone e indirizzandone le fasi di convergenza, siano queste di natura tecnica o politica. Cavalcando la presunta ineluttabilità di questi processi affermando che, dal momento in cui non si possono fermare, vanno allora governati, direzionati e soprattutto ottimizzati. Dal loro punto di vista governare le tecno-scienze significa implementare l’essere umano con esse, ponendo un traguardo che non arriverà mai perché ad una implementazione ne seguirà un’altra e ad una modificazione genetica dell’essere umano ne seguiranno altre ancora più ricombinanti. Il tutto ben contornato di diritti e libertà, elogiato e sostenuto dai progressisti e apparentemente contrastato da quelli che dovrebbero essere conservatori, ma questi spesso non sono altro che l’altra parte di una scenografia già predisposta.

In questa visione di mondo transumanista i corpi e gli elementi naturali, non costituiscono più un fondamento indisponibile, ma divengono disponibili, mercificabili, scomponibili e manipolabili.

Le tecno-scienze diventano sistema, diventano orizzonte di senso, diventano contesto di esistenza delle persone, diventano inevitabili. Non possono essere considerate come delle tecnologie che si inseriscono in ogni ambito della società lasciando la possibilità o meno di usarle permettendo una dimensione di autonomia rispetto ad esse. Una volta inserite diventano l’ambiente stesso fondendosi con esso, plasmandolo e trasformandolo secondo le loro caratteristiche e secondo l’ideologia transumanista di cui sono portatrici. In questo procedere diventano la nuova normalità plasmando e trasformando lo stesso essere nel mondo, percepirsi nel mondo, stare nel mondo e agire nel mondo. In ultima istanza trasformando l’essere umano.

L’infinito dibattito attorno alla loro neutralità e al loro utilizzo positivo o negativo potrebbe concludersi attorno alla semplice considerazione che le conseguenze nefaste non possono essere considerati effetti collaterali: per quanto riguarda le tecnologie di ingegneria genetica e per le nanotecnologie si tratta sempre di disastri annunciati che tra l’altro servono a velocizzare e a normalizzare altri passaggi. La questione è molto più radicale di un dibattito ridotto e appiattito a utilità, vantaggi, svantaggi, inconvenienti, rischi, pericoli, la riflessione dovrebbe essere portata un po’ più in là, fuori dal loro regno della quantità, dal loro meccanicismo, fuori da calcoli e previsioni per arrivare alla messa in discussione radicale della concezione che considera il vivente come una macchina.

Le tecno-scienze diventano istanza suprema: tutto deve essere giudicato a partire da esse e, ovviamente, senza mai uscire dal loro paradigma di progresso a tutti i costi perché il progresso non si deve arrestare e bisogna parteciparvi da responsabili co-gestori dei rischi e dei disastri annunciati.

L’Intelligenza Artificiale con i suoi algoritmi crea un nuovo ordine di verità che non ha precedenti nella storia, un nuovo ordine verso cui non si potrà dubitare. L’Intelligenza Artificiale prenderà sempre più decisioni che a noi risulteranno incomprensibili a cui dovremmo solo adattarci. Una protocollazione totale della nostra vita, dalla nascita alla morte. Dai consigli che diventeranno precetti in ogni ambito, dalle nostre abitudini e dai nostri comportamenti all’ambito sanitario in una società terapeutica a guida algoritmica con una medicina personalizzata e predittiva con terapie geniche a mRNA.

La cattura e l’analisi dei dati in tempo reale non comporta solamente un’infrastruttura tecnologica e digitale, ma un nuovo paradigma in cui l’essere umano costantemente accompagnato dagli algoritmi perderà ogni orientamento e ogni ancoramento nel mondo.

Il nuovo potere dolce che sta prendendo forma non ha un volto di coercizione o di imposizione, ma della libera scelta, creando un contesto in cui le persone saranno costantemente avvolte da algoritmi che le guideranno nella via programmata. Incasellamenti nei nuovi dettami alimentari, sanitari, educativi e sociali pronti, da consigli, a diventare prescrizioni. La vita non verrà semplificata, verrà svuotata della sua sostanza. La normalità diventerà ciò che la perenne connessione nella rete e i dispositivi nei corpi permetteranno di fare, di trasformare, di modificare, di diventare. Il transumano. Il resto, l’umano, non solamente rimarrà indietro, ma non sarà più contemplato. Diventerà sempre più difficile per noi esseri umani ritrovarci, arrivando a cercarci dove non ci troveremo mai, nel mondo degli automi e delle macchine, se non al prezzo della perdita della nostra natura umana.

La critica a questo presente disumanizzante non può partire all’interno del suo alveolo cibernetico per lo stesso motivo per cui una fabbrica di cani robot non potrà mai convertirsi a qualcosa di pacifico. L’idea e il progetto sono militari, strumenti di guerra e di morte studiati per essere offensivi o per restare nei depositi dei laboratori, ma ben conservati per essere pronti ad ogni eventualità bellica e di controllo e repressione sociale interna.

Non può esistere un’Intelligenza Artificiale etica. Quando una parola è così tanto usata e abusata significa che ormai ha perso il suo significato. L’etica pone dei limiti, ma questi limiti sono proprio quelli che verranno continuamente superati dall’ideologia transumanista. Nei loro laboratori di ingegneria genetica e sociale non c’è spazio per l’etica.

Regolamentare uno sviluppo tecno-scientifico equivale a evidenziare un problema da risolvere con una soluzione tecnica, non significa certo fermare quello sviluppo nocivo, ma piuttosto diffonderlo e universalizzarlo. Per questo non è possibile regolamentare l’ingegneria genetica, la biologia sintetica, la riproduzione artificiale, la geoingegneria, l’Intelligenza Artificiale. La nostra critica deve essere a monte, nel respingere la riprogettazione del vivente.

Siamo circondati e schiacciati dalla convergenza di tecnocrati, falsi critici e falsi ecologisti. Si può per esempio criticare i progetti di smart city, ma senza mai nemmeno nominare le rete 5G oppure criticare la rete 5G per motivi di salute e dopo accettare le smart city come modello di esistenza, quando queste rappresentano la massima rappresentazione dello sviluppo di queste reti e, detto ancora più chiaramente, senza rete 5G non possono esistere smart city. E la rete 5G è il nodo fondamentale per l’implementazione del tecno-mondo a guida algoritmica che prepara alla rete 6G, a quel passaggio in cui sfumerà totalmente il confine tra il mondo esterno, i dispositivi digitali e i corpi che diventeranno dei nodi di un’immensa rete informatica.

L’onestà nel rivendicare la vera alternativa è in coloro che hanno il coraggio di ammettere che l’alternativa vera non esiste. Questo non significa non avere speranza, ma rendersi conto che lo spazio vitale nostro e naturale quasi nella sua interezza è stato occupato da forze manipolatorie che hanno un potere immenso, non solo nell’imporre il proprio dogma tecno-scientifico come indiscutibile, ma anche nel trasformare in menzogna la realtà materiale delle cose, menzogna che diventa la loro verità assoluta.

Dalla guerra in Ucraina con il massiccio uso di droni “kamikaze” guidati dall’Intelligenza Artificiale al laboratorio Gaza per lo sviluppo e l’addestramento di nuovi sistemi di sterminio basati sull’Intelligenza artificiale. L’implementazione dell’Intelligenza Artificiale da parte di Israele a Gaza segna un cambiamento significativo nello scenario della guerra moderna. Una “fabbrica di assassini di massa”. Palantir Technologies – fondata nel 2004, tra i fondatori Peter Thiel co-fondatore di PayPal – non è un semplice fornitore dell’apparato militare è una vera e propria piattaforma di intelligence per la guerra globale al terrorismo e per la totale sorveglianza interna. Gestisce anche il database HHS Protect che continua a raccogliere informazioni relative alla diffusione del Covid-19 con un sistema di algortimi predittivi atti a prevenire la diffusione di possibili focolai al fine di lanciare allerte e attuare misure tempestive: un nuovo sistema di biosorveglianza preventiva.

Sul campo di battaglia i militari da un lato non controllano le valutazioni e le decisioni dei sistemi di Intelligenza Artificiale per risparmiare tempo e per consentire la produzione in serie di obiettivi senza ostacoli, ma dall’altro lato non sarebbero neanche più in grado di farlo. L’operare dell’Intelligenza Artificiale avanza veloce in un universo di mere correlazioni statistiche e i suoi calcoli opachi non permettono all’essere umano di comprendere le sue decisioni. Questo modus operandis che ora vediamo diventare la normalità della guerra 4.0 sarà lo stesso in ogni ambito che sarà sottoposto agli imperativi degli algoritmi dell’Intelligenza Artificiale. Gaza rappresenta così non una singolarità storica e geopolitica, ma un possibile destino di disumanizzazione per tutti.

Per gli sviluppi delle tecno-scienze il principio di precauzione come i diritti dell’uomo o il diritto alla privacy è tanto invocato perché è diventato perfettamente inapplicabile: una formula magica per non arrestare niente. Quale società moderna potrebbe esistere rispettando i diritti dell’uomo? Quale società digitale potrebbe funzionare con una tutela della privacy? Quale tecnologia potrebbe continuare a svilupparsi rispettando un principio di precauzione?

Dietro questa caccia sempre più pervasiva alla cosiddetta disinformazione si nasconde la macchina della censura totale con una a differenza rispetto al passato: non sarà più possibile una critica, chi metterà in discussione ciò che verrà messo in campo dal sistema con la retorica del salvare l’umanità da malattie, povertà, catastrofi sarà semplicemente considerato folle.

Spesso ci si chiede cosa si lascerà alle future generazioni, ma forse la domanda da porci sarebbe a quali future generazioni ci si riferisce e soprattutto se ancora avremo non tanto memorie da lasciare, ma soprattutto memorie che siano comprese considerando che anche la scuola entra a pieno regime in un contesto di emergenza permanente-guerra-nuove pandemie all’orizzonte-nuovi sieri genici a mRNA-digitalizzazione-Intelligenza Artificiale. L’anno scorso Pfizer Italia era entrata nelle scuole con un progetto contro la disinformazione e di alfabetizzazione medico-scientifica destinato a insegnanti e studenti, dichiarando che durante la pandemia i social fossero diventati veicolo di fake news, da qui la necessità di controllarli assiduamente. Negli USA, per ora, il laboratorio mobile di scienza per studenti della Pfizer, non è un caso che in un video propagandistico del progetto si veda un cane robot della Boston Dynamics con il simbolo della multinazionale, ma che avrebbe potuto essere anche quello dei veri padroni di quel cane: il DARPA.

Noi non abbiamo ricette da prescrivere, facili soluzioni ed escamotage per scomparire dalla rete, come in tanti vendono e in tanti chiedono. Non vendiamo prodotti, non vendiamo illusioni e non vendiamo false coscienze per avere sonni tranquilli. Non abbiamo interessi da difendere e non vogliamo isole felici in cui ritenersi al sicuro dall’avanzata transumana incuranti delle macerie. Non pensiamo che ci siano delle derive e delle storture da raddrizzare. Non siamo preoccupati. Siamo in lotta. Contestiamo la totalità del mondo cibernetico e transumanista in ogni sua estensione, anche quelle non di moda nei salotti della critica. Per resistere. Per non arrendersi alla vita insensata e invivibile. Per non arrendersi all’obsolescenza programmata. Per non arrendersi alla dissoluzione. Pronti per lottare, non possiamo accontentarci di limitare i danni e di salvare il salvabile, nei tempi di oggi non è abbastanza. Si rende necessario creare momenti di resistenza che non solo possano essere bastioni di dignità umana, ma luoghi e comunità dove vivere relazioni a prova di erosione.

Opporsi all’avanzata del tecno-mondo e all’avanzata del transumano non è più rimandabile.
Restare umani significa resistere.

Silvia Guerini e Costantino Ragusa, www.resistenzealnanomondo.org

Indice del libro:

Introduzione alla presente edizione, 9

Introduzione dell’edizione con il titolo: 5G. Rete della società cibernetica, 16

1.Transumanesimo: l’ideologia del tecno-mondo, 21

2. Dalla macchina di Hollerith alla realizzazione della società cibernetica, 33

3. L’Intelligenza Artificiale e la sua etica, 39

4. 5G: la rete dell’Intelligenza Artificiale, 47

5. L’eredità mortifera della società cibernetica, 51

6. Smart city: ambienti cyborg per un’umanità cyborg, 57

7. Dalla smart city alla smart campagna, 61

8. L’accompagnamento algoritmico dell’esistenza, 69

9. Un nuovo ordine di verità, 75

10. La vita sottoposta a continua misurazione, 77

11. L’Intelligenza Artificiale delle emozioni, 79

12. Circondati dalle parole dei sistemi, 81

13. L’essere umano espropriato da sè stesso, 83

14. Addestrare bambini e ragazzi al prossimo Metaverso, 85

15. Un potere dolce, 95

16. La metamorfosi dello Stato, 99

17. Nuovo colonialismo fin nel ventre della Terra, 103

18. Dalla Guerra cibernetica alla Guerra Biologica

18.1 L’Intelligenza Artificiale va alla guerra, 107

18.2 Pianeta Terra come arma di guerra, 111

18.3 Laboratori di guerra biologica, 117

19. Perché la Transizione è verde, 121

20. Il Metaverso come il migliore dei mondi possibili, 133

21. Dall’Internet delle cose all’Internet dei corpi, 143

22. Un allarme dal mondo transumanista, 149

23. Verso il controllo totale delle nostre menti, 157

24. Quale alternativa al mondo digitale?, 161

25. Resistere alla megamacchina, 171

Biografie degli autori, 175

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La NATO difensore della pace? – Maria Heibel

Questa realzione è stata preparata per il settimo incontro internazionale TRE GIORNI CONTRO LE TECNO-SCIENZE, tenutasi il 18-19-20 luglio 2025
Purtroppo, la mia presentazione non ha avuto luogo a causa di difficoltà tecniche.
Esamino lo sviluppo della NATO e descrivo come si sia trasformata da una alleanza difensiva, fondata nel 1949, in un’organizzazione globale molto più complessa e influente di quanto si possa immaginare.
La NATO è oggi un attore unico al mondo, capace di integrare il potere militare, politico, tecnologico-industriale e culturale di 32 nazioni e 40 partners.

La NATO difensore della pace?
Di Maria Heibel

La mia indagine sulla NATO è nata dal desiderio di capire cosa sia effettivamente oggi questa organizzazione e quale ruolo svolga. Quando nel 2015 abbiamo fondato l’iniziativa NO NATO NO GUERRA, la domanda più frequente era: “Chi ci proteggerà quando la NATO non esisterà più?” Negli ultimi anni, tuttavia, il contesto internazionale è cambiato radicalmente. Persino il generale Mini oggi si esprime in modo molto critico e definisce la NATO addirittura un «pericolo per l’Europa».

Non esiste un’opera che racconti davvero la complessa storia della NATO: questo è dovuto alla grande opacità e segretezza che circondano l’organizzazione. Il suo ruolo geopolitico è noto, compresi quelli sulle strutture “occulte” come Stay Behind e Gladio, che hanno condotto operazioni clandestine durante quello che appariva un lungo periodo di pace.

Vorrei però porre l’attenzione su un aspetto trascurato: il peso che la NATO esercita nel complesso industriale-militare-accademico. La NATO influenza profondamente lo sviluppo tecnico e scientifico, promuovendo un sistema duale in cui le innovazioni civili e militari si intrecciano. La tecnologia nucleare ne è esempio emblematico: ciò che nasce per scopi bellici veniva riconvertito a usi civili – e viceversa –, in un costante ribaltamento di ciò che viene definito “bene” o “male”. Lo stesso fenomeno si osserva nella questione della CO₂, con oscillazioni tra allarmi e presunte soluzioni.

LA STORIA DELLA NATO

La storia della NATO inizia con il Trattato Nord Atlantico firmato a Washington, DC, il 4 aprile 1949. L’introduzione ci dice:

“Gli Stati che aderiscono al presente Trattato riaffermano la loro fede negli scopi e nei principi dello Statuto delle Nazioni Unite e il loro desiderio di vivere in pace con tutti i popoli e con tutti i governi. Si dicono determinati a salvaguardare la libertà dei loro popoli, il loro comune retaggio e la loro civiltà, fondati sui principi della democrazia, sulle libertà individuali e sulla preminenza del diritto. Aspirano a promuovere il benessere e la stabilità nella regione dell’Atlantico settentrionale. Sono decisi a unire i loro sforzi in una difesa collettiva e per la salvaguardia della pace e della sicurezza. Pertanto, essi aderiscono al presente Trattato Nord Atlantico.”

Questo era il messaggio principale.

La NATO non è più  “solo una entità che difende”. Ha subito trasformazioni significative dalla sua fondazione nel 1949, andando ben oltre il suo mandato originale di difesa collettiva contro una minaccia sovietica.

Ecco in forma iperconcentrata:

  • Nascita e Guerra Fredda (1949-1991): Inizialmente, la NATO era effettivamente un’alleanza difensiva, basata sull’Articolo 5 del Trattato di Washington, che stabilisce che un attacco a un membro è un attacco a tutti. Il suo scopo primario era contenere l’espansione sovietica in Europa. E pare che sia riuscito (lasciamo quindi fuori il ruolo di Stay Behind e Gladio e le guerre segrete).
  • Dopo la Guerra Fredda (Anni ’90 – 2000): Con la caduta del Muro di Berlino e la dissoluzione dell’URSS, la NATO ha affrontato una crisi di identità. Poteva essere il suo tramonto, ma non è stato così, anzi. Si è trasformata espandendo il suo raggio d’azione verso “gestioni di crisi”. Ha iniziato a operare fuori area (es. Balcani).
  • Post-11 Settembre (2001-2014): L’amministrazione Bush e il Pentagono hanno guidato la NATO verso missioni fuori area (Afghanistan, Iraq), con un focus su terrorismo e minacce globali. Questo periodo ha visto un rafforzamento del ruolo del Pentagono nella definizione delle priorità operative.

Il Pentagono ha avuto un ruolo cruciale fin dall’inizio, progettando la struttura militare integrata (es. SHAPE) e assicurando che il comando supremo fosse americano. Così è sempre stato. Ha progettato il sistema di comandi integrati, assicurando che il SACEUR (Comandante Supremo Alleato in Europa della NATO) fosse sempre guidato da un generale USA. Fornisce la maggior parte delle capacità avanzate (es. missili Patriot, droni Reaper) e influenza gli standard NATO, favorendo l’industria della difesa statunitense. Il Pentagono ha spinto per l’espansione a est e per il focus sull’Indo-Pacifico, allineando la NATO agli interessi strategici USA contro Russia e Cina. Comunque, il Pentagono non agisce da solo: opera in sinergia con il Dipartimento di Stato, il Congresso e la Casa Bianca, garantendo che la NATO rifletta le priorità della politica estera statunitense.

La NATO si distingue come un potere globale per la sua capacità di coordinare politiche, risorse e strategie tra 32 nazioni, coprendo circa 950 milioni di persone e una significativa porzione del PIL globale. Il suo potere però non è solo militare, ma anche politico, economico, tecnologico e culturale.

La NATO e le Strategie per Scienza e Tecnologie a Duplice Uso

Il programma Science for Peace and Security (SPS) della NATO, istituito nel 1958 e ribattezzato nel 2006 nella sua attuale denominazione, rappresenta una delle principali iniziative volte a promuovere la cooperazione scientifica e tecnologica su tematiche di sicurezza tra Stati membri e Paesi partner. A differenza dei programmi militari strettamente intesi, l’SPS concentra le sue attività su minacce trasversali e priorità globali, fra cui la sicurezza energetica, la difesa da minacce CBRN (chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari), la cyber difesa, la tutela dell’ambiente e il contrasto al terrorismo. In oltre sei decenni, migliaia di scienziati (inclusi premi Nobel) hanno contribuito allo sviluppo di progetti che spaziano dalla sicurezza cibernetica all’uso dei droni, “rafforzando capacità e stabilità in diversi Paesi partner”, inclusa l’Ucraina. Attraverso l’SPS, la NATO sostiene progetti con finalità civili considerati essenziali per la sicurezza collettiva, agendo sia come finanziatore sia come promotore di cooperazione e dialogo. Questa azione si traduce in una rete di partenariati strategici.

Il ruolo della ricerca scientifica per la sicurezza in NATO fu influenzato dal lavoro del Von Karman Committee, istituito nel 1959 su impulso dell’Alleanza e guidato dal fisico Theodore von Karman. Il comitato fu incaricato di definire le principali strategie di sviluppo tecnologico nel lungo periodo. Negli anni Sessanta e Settanta furono istituiti altri organi permanenti, come il Defence Research Director’s Committee (1963) e il Defence Research Group (1966).

Oggi, la strategia scientifica della NATO poggia essenzialmente su tre pilastri:

  • Science for Peace and Security Programme (SPS): promuove la cooperazione e finanzia progetti civili innovativi in ambiti legati alla sicurezza transnazionale;
  • Science and Technology Organization (STO): coordina e realizza la ricerca tecnologica avanzata in settori militari strategici, con centinaia di attività mirate ogni anno;
  • DIANA – Defence Innovation Accelerator for the North Atlantic: lanciato nel 2021 e operativo dal 2023, DIANA collega start-up, aziende tecnologiche, università e governi per accelerare lo sviluppo di soluzioni deep-tech a duplice uso (civile e militare), sostenute anche dal nuovo NATO Innovation Fund, un importante fondo internazionale di venture capital dedicato alle tecnologie per la sicurezza.

Un aspetto cruciale della strategia NATO è la promozione delle tecnologie a duplice uso (dual use), ossia soluzioni nate in ambito civile che si rivelano decisamente strategiche anche nel campo della difesa. Sono particolarmente rilevanti le applicazioni in intelligenza artificiale, sistemi autonomi, biotecnologie, materiali avanzati e tecnologie quantistiche. L’attenzione crescente verso questi settori si riflette anche nell’approccio delle università e dei centri di ricerca.

DIANA si pone come un punto di snodo internazionale per l’innovazione nella NATO: gestisce una rete crescente di acceleratori e centri di test tra Europa e Nord America (oltre 180 previsti nel 2025), fornisce finanziamenti mirati e mentorship alle startup, e coordina “sfide tecnologiche su energia, comunicazioni avanzate, resilienza, ambiente marittimo, spazio e cybersicurezza.” Il contesto ucraino, per la rapidità e l’intensità delle innovazioni impiegate, rappresenta una realtà in cui nuove tecnologie vengono rapidamente testate e adottate. L’Ucraina rappresenta un laboratorio.

Il confronto tra SPS (Programma Scienza per la Pace e la Sicurezza), STO (Science and Technology Organization) e DIANA (Defence Innovation Accelerator for the North Atlantic) chiarisce la complementarità dei tre strumenti:

  • L’SPS privilegia la cooperazione scientifica civile internazionale. Finanzia centinaia di progetti civili (30.000-400.000 euro) con 32 Stati membri e 40 partner, coprendo contro-terrorismo, difesa cibernetica (guerre cognitive), sicurezza ambientale (clima, rischi modifica tempo), minacce CBRN, tecnologie avanzate (cyborg soldier, sicurezza dei cieli), sicurezza marittima e proiezione di stabilità.
  • La STO con oltre 250 attività militari all’anno (budget elevati), opera come centro nevralgico della ricerca avanzata e sperimentazione in ambito militare.
  • DIANA rappresenta l’acceleratore di innovazione tecnologica, integrando attori del settore privato e pubblico, e promuovendo un “ecosistema” dove applicazioni civili e militari convergono.

In breve: La STO domina per importanza militare, SPS per cooperazione civile, e DIANA per innovazione futura.

La NATO, il Clima e l’Ambiente: Dalla Sicurezza Militare all’Ambientalismo (1960–anni ’70)

L’interesse della NATO per l’ambiente e il clima ha radici nella cooperazione scientifica degli anni ’60, iniziata con il gruppo Von Karman. In questa prima fase, i temi ambientali erano trattati prevalentemente come “sfide belliche”: ad esempio, la dispersione di sostanze nocive dovuta alle attività militari o le tecnologie atte a garantire l’operatività delle forze alleate in ogni contesto. Un vero salto avviene nel 1969, quando il presidente Nixon aveva suggerito alcune nuove iniziative per i 20 anni della NATO. La spinta per l’ambientalismo NATO viene soprattutto dagli Stati Uniti (sotto Nixon).

La creazione del CCMS (Committee on the Challenges of Modern Society). Nel 1969, la NATO istituì il Comitato sulle Sfide della Società Moderna (CCMS) su proposta del presidente statunitense Richard Nixon, segnando l’ingresso formale dell’Alleanza nelle politiche ambientali e sociali e aprendo la “terza dimensione” civile, oltre alla difesa militare e alla cooperazione politica. Questo organismo ha dato un volto cooperativo alla NATO, promuovendo studi pilota e workshop su temi come l’inquinamento atmosferico, idrico e acustico, la sicurezza stradale e la gestione delle catastrofi ambientali, coinvolgendo Stati membri NATO e paesi non-NATO (es. Svezia, Giappone). In un contesto internazionale segnato da una crescente attenzione ai temi ambientali, il CCMS avviò programmi per il monitoraggio della qualità dell’aria e la riduzione delle emissioni, contribuendo a soluzioni per mitigare l’inquinamento e rafforzare la cooperazione scientifica globale.

Il clima cambia in quegli anni: si fa strada l’ambientalismo (con eventi simbolici come il primo Earth Day nel 1970) e il Club di Roma lancia il libro The Limits of Growth nel 1972.

Gli Anni ‘70: L’Ambiente Diventa Tema Globale Nei decenni successivi il CCMS promuoverà progetti su inquinamento atmosferico, gestione dell’acqua e rischi per la salute derivanti dall’industrializzazione, anticipando i grandi summit internazionali dell’ONU sull’ambiente. In questa fase, l’Alleanza percepisce i rischi ambientali sia come fattori di rischio “tecnico” per le proprie forze armate, sia come potenziali fonti di instabilità sociale e geopolitica in Europa e nel mondo industrializzato. Quindi: Già dagli anni ’70, ben prima che il tema “clima e sicurezza” diventasse mainstream, la NATO ha esplorato, seppur con gradualità e sfumature politiche, il legame tra ambiente, sicurezza e stabilità delle società avanzate. Questo ha permesso all’Alleanza, tramite enti come il CCMS, di inserirsi nel nascente dibattito globale e di delineare metodologie di gestione e ricerca che, molti anni dopo, sarebbero tornate al centro dell’agenda di sicurezza internazionale.

Evoluzione della Cooperazione Scientifica e Tecnologica della NATO

Il Comitato von Karman

Il Comitato von Karman, creato dalla NATO alla fine degli anni ’50 sotto la guida di Theodore von Karman, pose le basi per una vasta collaborazione scientifica transatlantica, coinvolgendo università e centri di ricerca di diversi paesi alleati. Il lavoro del comitato fu cruciale per la standardizzazione tecnologica militare e per lo sviluppo di strategie scientifiche a sostegno della superiorità tecnologica occidentale durante la Guerra Fredda. Tra i temi di interesse emersi nei suoi rapporti vi era anche il potenziale uso delle forze della natura (come fenomeni meteorologici e fluidodinamici) non solo a fini difensivi ma anche come possibili strumenti strategici, avvicinandosi così ai concetti di manipolazione ambientale e “guerra meteorologica”. Come sottolinea lo storico Jacob Darwin Hamblin nel suo libro Arming Mother Nature, la possibilità di utilizzare la natura come arma fu oggetto di serie considerazioni nei circoli NATO, poiché tali strumenti potevano essere impiegati in modo difficilmente riconoscibile come attacchi deliberati. Queste discussioni riflettevano il più ampio interesse scientifico e militare dell’epoca verso nuove forme di “weaponization” dell’ambiente, anche nel contesto della rivalità tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Theodore von Karman, che fu anche protagonista negli sviluppi aeronautici internazionali, contribuì a fondare l’AGARD (Advisory Group for Aeronautical Research and Development) della NATO, il Von Karman Institute a Bruxelles, l’International Academy of Astronautics e l’International Council of the Aeronautical Sciences. In definitiva, l’opera del Comitato von Karman costituisce un momento fondamentale nell’orientamento della NATO verso una cooperazione scientifica internazionale per la ricerca militare, anticipando tematiche di “environmental warfare” che sarebbero rimaste centrali nel dibattito strategico delle decadi successive.

RIASSUMO I Gruppi e le Organizzazioni

  • AGARD (Advisory Group for Aerospace Research and Development, 1952-1997): Fu fondato nel 1952, AGARD si è concentrato su ricerca e sviluppo aerospaziale, promuovendo l’interscambio tra scienziati e militari. Ha sviluppato tecnologie per aviazione, missilistica e guerra elettronica, favorendo innovazioni dual-use (es. tecnologie radar con applicazioni civili). Ha istituzionalizzato la collaborazione scientifica NATO tra USA ed Europa.
  • RTO (Research and Technology Organisation, 1996-2012): RTO svolgeva attività di ricerca in diverse aree tecnologiche e si è fusa con AGARD nel 1996. Ha coordinato gruppi di ricerca transnazionali, coinvolgendo migliaia di scienziati e ingegneri, e ha gestito progetti dual-use con applicazioni militari (es. droni) e civili (es. tecnologie di comunicazione). Ha rafforzato la rete NATO di ricerca, integrando industrie della difesa (es. Leonardo, Thales) e università…
  • STO (Science and Technology Organization, (2012-oggi): È stata creata nel 2012, STO è l’attuale organo centrale per la scienza e tecnologia NATO, coordinando una rete di oltre 5.000 scienziati e ingegneri. Gestisce ricerca in Emerging and Disruptive Technologies (EDT) come AI, quantum computing, biotecnologie e spazio. Include centri specializzati, come il Centre for Maritime Research and Experimentation (La Spezia). Promuove tecnologie a duplice uso, ad esempio sistemi AI per sorveglianza militare e gestione civile delle infrastrutture, o materiali avanzati per difesa e industria. Coinvolge università (es. Politecnico di Torino), industrie e partner internazionali, standardizzando tecnologie NATO (vedi 5G/6G).
  • DIANA e NATO Innovation Fund (2019): DIANA (Defence Innovation Accelerator for the North Atlantic, 2021): Lanciato nel 2021 e operativo dal 2023, DIANA collega startup, università, industrie e governi per sviluppare tecnologie dual-use in aree come AI, cybersicurezza, spazio ed energia. Opera con oltre 180 acceleratori e test centre (2025) in Europa e Nord America, offrendo finanziamenti e mentorship. Esempi: batterie ad alta efficienza per basi militari e applicazioni civili, o satelliti per monitoraggio climatico e sorveglianza. NATO Innovation Fund (€1 miliardo, 2022) investe in startup deep tech per sicurezza e difesa, rafforzando il DUAL System (es. comunicazioni satellitari sicure con usi civili). Approvata dai ministri della difesa, identifica AI, quantum, biotecnologie e spazio come priorità, con la “Coherent Implementation Strategy on Emerging and Disruptive Technologies” (2021) per coordinare gli alleati.

Il DUAL SYSTEM

Il DUAL System è al cuore della strategia scientifica e tecnologica della NATO, riflettendo la sua capacità di integrare ricerca militare e civile.

ESEMPIO DUAL USE – IL NATO POL Il sistema NATO POL (Petroleum Oil e Lubricant), un oleodotto che attraversa l’Europa, totalmente finanziato dalla NATO, è stato realizzato, sul finire degli anni sessanta, allo scopo di alimentare con carburante per aerei e mezzi terrestri alcuni aeroporti militari principali.

ESEMPIO STANDARTIZZAZIONE SINGLE FUEL NATO e 5G/6G

Concludo: Un “Governo dei Governi”?

L’evoluzione della cooperazione scientifica e tecnologica della NATO, dal SPS, Comitato von Karman, AGARD, a STO e DIANA, mostra un percorso verso l’integrazione di scienza e difesa. Il DUAL System è il fulcro di questa strategia, permettendo alla NATO di sviluppare tecnologie con applicazioni militari e civili, amplificando la sua influenza attraverso reti accademiche, industriali e geopolitiche.

La NATO si è trasformata da semplice alleanza militare difensiva in una struttura estremamente articolata, dotata di istituzioni, accademie, agenzie e meccanismi di coordinamento, legati al complesso militare-industriale, che va ben oltre la difesa.

Governo dei Governi? Summit recente: I vertici NATO sono occasioni in cui vengono fissate le priorità strategiche e i capi di Stato si impegnano pubblicamente su obiettivi comuni, come l’aumento delle spese militari. L’accordo recente che spinge i Stati ad aumentare le spese militari destinate alla NATO al 5% . Il consenso mi pare che non ci sia stato, la Spagna non era d’accordo.

Oggi, la NATO può essere inquadrata come un’organizzazione unica al mondo per la sua capacità di integrare potere militare, politico, tecnologico e culturale in un quadro coeso. È più di un’alleanza militare: è un attore globale che coordina 32 nazioni su difesa collettiva, guerre cognitive, “sicurezza” climatica, spazio e innovazione tecnologica. La sua influenza si manifesta attraverso standard, narrazioni e pressioni, come mostra il Summit di questi giorni. Nessun’altra organizzazione – né l’UE né l’ONU – combina la stessa profondità istituzionale, capacità operativa e raggio geopolitico. La NATO collabora strettamente con l’ONU e l’UE. La sua complessità e il suo ruolo in espansione sollevano interrogativi importanti. © 2025 Tutti i diritti riservati.

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I link ufficiali sulla NATO

Sito Ufficiale della NATO: https://www.nato.int/

Programma Scienza per la Pace e la Sicurezza (SPS): https://www.nato.int/cps/en/natohq/78209.htm

Organizzazione per la Scienza e la Tecnologia (STO): https://www.nato.int/cps/en/natohq/topics_68312.htm

Acceleratore di Innovazione per la Difesa dell’Atlantico del Nord (DIANA): https://www.nato.int/cps/en/natohq/topics_216199.htm

Comitato sulle Sfide della Società Moderna (CCMS): https://www.nato.int/cps/en/natohq/topics_69335.htm

Pubblicato in: https://www.nogeoingegneria.com/effetti/politicaeconomia/la-nato-e-molto-di-piu-di-quanto-si-possa-pensare/

Programma 18-19-20 Luglio

Programma, indicazioni per prenotare e per arrivare

Settimo incontro internazionale
18-19-20 Luglio 2025
TRE GIORNATE CONTRO LE TECNO-SCIENZE
presso Altradimora, strada Caranzano 72, Acqui Terme (AL)

VENERDI’

13.00 pranzo

15.30

Presentazione dell’incontro a cura di Costantino Ragusa – Resistenze al nanomondo – Bergamo

16.00 Interventie a seguire dibattito

Sul caos che verrà
I media francesi (europei) amano presentare le politiche di Trump come l’improvviso emergere dell’autoritarismo, dell’imperialismo e dell’oscurantismo antiscientifico negli Stati Uniti. Ma non è molto difficile dimostrare che Trump sta semplicemente portando avanti tendenze che erano già all’opera e che la crisi ecologica si sta solo aggravando. Già nel 2007 Immanuel Wallerstein osservava: “Nella società americana si stanno creando le condizioni per una profonda spaccatura, se non per una guerra civile”. Il rischio di un tale collasso interno sta portando a un’intensificazione dell’imperialismo esterno, compresa l’appropriazione violenta di minerali strategici. E a mantenere la scienza solo come strumento di potere militare.
Jacques Luzi, membro della rivista Ecologie & politique, Francia

I tanti volti del transumanesimo
L’ideologia transumanista non è sempre immediatamente riconoscibile, ha la caratteristica di essere fluida adattandosi a molteplici contesti anche in apparenza in contrasto tra loro: un transumanesimo progressista dei diritti LGBTQ+ e un transumanesimo che emerge da ambienti conservatori. Sinistra progressista e destra prometeica: due facce della medesima medaglia, varianti del medesimo sistema tecno-scientifico che avanza con Intelligenza Artificiale, biotecnologie, CRISPR/Cas 9, tecnologie a mRNA. O la nostra visione di mondo o la loro, la contrapposizione è antropologica, ontologica, metafisica. Oggi la linea va tracciata tra chi vuole restare umano e tra progressisti prometeici transumani, avendo ben in mente quei confini inviolabili e non negoziabili.
I BRICS non rappresentano un ostacolo all’attuazione pressoché ubiquitaria delle agende della megamacchina che sta guidando la colonizzazione tecnologica di ogni aspetto della vita. Eppure, nonostante le molte evidenze, tra cui gli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale e quella che è stata la gestione della cosiddetta emergenza pandemica, questo secondo livello viene relativizzato portando avanti, di fatto, il mito della “neutralità della tecnica” anche da chi possiede strumenti di critica del presente.
Silvia Guerini – Resistenze al nanomondo

20.00 cena

SABATO

8.00 colazione

9.00 – 12.30 Interventi e a seguire dibattito

Dalla tecnoscienza alla nescienza
Le forme del dominio neoliberale si configurano non solo come controllo cibernetico e tecnocratico della realtà, ma anche, e in misura crescente, sulla sua incontrollabilità, sulla conseguente necessità di attivare sperimentalismi “generativi” atti a cavalcare la contingenza, che a loro volta inducono forme di rovesciamento anti-dualistico delle dicotomie soggetto-oggetto, realtà-pensiero, agente-mondo agito, sebbene, evidentemente, non nella direzione di un recupero di una dimensione culturale unitaria e di una nuova conciliazione tra società e natura, ma al contrario nella direzione di un’amplificazione ulteriore della volontà di potenza attraverso una crescente fluidificazione della realtà.
Stefano Isola

Pace e Guerra. La NATO difensore della pace?
Negli ultimi decenni, il ruolo della NATO è cambiato radicalmente rispetto al 1949, anno della sua fondazione. Oggi la NATO è un attore di primo piano nell’anticipare e plasmare il futuro della guerra (e non solo) attraverso una ricerca scientifica e tecnologica avanzata in stretta collaborazione con le organizzazioni di ricerca, l’industria e le università di tutti i Paesi membri e partner. La direzione della ricerca, in particolare in aree come l’“uomo aumentato”, che si estende al concetto di “natura aumentata”, riflette la sua visione. La NATO ha un ruolo decisamente diverso da quello di “saldo difensore della pace”.
Maria Heibel, curatrice del sito internet www.nogeoingegneria.com

Alexander Grothendieck, un matematico contro la “Chiesa scientista”
Alexander Grothendieck, uno dei più influenti matematici del secondo Novecento, nei primi anni Settanta interrompe la propria carriera accademica per farsi convinto oppositore delle comunità scientifica, che ritiene il principale sostegno della civiltà tecnologica e industriale e che, con la sua irresponsabilità, stava conducendo al collasso l’umanità e l’intero Pianeta.
Luigi Balsamini

13.00 pranzo

15.00 – 19.30 Interventi e a seguire dibattito

Profanare il nanomondo
La lezione di Jacques Ellul e Bernard Charbonneau – due amici critici della società industriale e precursori dell’ecologia politica
Due amici di Bordeaux, attingendo dalla tradizione religiosa francese, hanno sviluppato una riflessione basata sull’intuizione che la dimensione del sacro non si è spenta a seguito della secolarizzazione, ma si è soltanto trasferita alla tecnoscienza. La crisi della nostra società industriale potrebbe non essere causata solo dalla tecnoscienza in sé, ma anche dal trasferimento della dimensione sacra alla tecnoscienza. La soluzione potrebbe non essere un rifiuto integrale della nostra civiltà antropocentrica quanto piuttosto l’accettazione della sua eredità, per poter profanare il nanomondo, coltivare correttamente il sacro e dirigere l’evoluzione umana verso il Bene.
Leonardo Zocca

Il nostro mondo sacro: vissuto, negato e ritrovato di nuovo
La sacralità del nostro mondo vivente è sempre stata riconosciuta e celebrata nelle culture umane tradizionali, ma è stata marginalizzata nell’era moderna industriale. Perché e come è avvenuto tutto ciò? Come possiamo riportare la consapevolezza della natura divina al centro del nostro pensiero?
Paul Cudenec, www.paulcudenec.substack.com, www.winteroak.org.uk

20.00 cena

DOMENICA

8.00 colazione

9.00 – 12.30

Quali possibilità per continuare la Resistenza?
Come ogni anno in conclusione di queste tre giornate ci prenderemo del tempo per riflettere insieme sui percorsi di opposizione attualmente in atto e dove invece questi tardano a svilupparsi. Faremo queste riflessioni a partire dalle esperienze dei partecipanti andando anche verso le proposte che provino a dare concretezza alle riflessioni fatte nel corso di questo ultimo anno.
Ridiamo profondità, impegno, continuità, mettendoci in gioco in prima persona. Se non siamo disposti a questo come possiamo pensare di costruire una Resistenza?

13.00 pranzo

Il luogo dove si svolgerà l’incontro, Altradimora, (https://altradimora.eu/), strada Caranzano 72, Acqui Terme (AL), è una casa con dei posti letto e la possibilità di mettere delle tende nel prato davanti casa.
Il costo per partecipare alle tre giornate – venerdì, sabato e domenica – è 100 euro, per venerdì e sabato 80 euro, per sabato e domenica 60 euro, per domenica 20 euro.
È necessario PRENOTARE con anticipo la propria presenza per la partecipazione alle giornate. I posti letto sono limitati.
Se possibile è gradito un pagamento anticipato per aiutarci a far fronte alle spese organizzative.

Postepay Evolution
IBAN: IT73L3608105138236370036378
Intestata a Silvia Guerini Specificare la causale.

Porta sacco lenzuolo e asciugamani.
Daremo colazioni, pranzi e cene per tutte le giornate con alimenti biologici, vegani e da produttori locali. Prevista opzione senza glutine. Comunicateci eventuali intolleranze o altre necessità.

Lo spazio sarà libero da wi-fi (ad eccezione dei momenti con gli interventi da remoto) e chiederemo di spegnere i telefoni durante i dibattiti per tutelare le persone elettrosensibili (e tutte/i noi).
Per tutte le tre giornate banchetti con giornali, libri e materiale informativo. Porta il tuo materiale.

Aiutaci ad organizzare l’incontro al meglio, diffondendo il più possibile il programma, promuovendolo con interviste e presentazioni.


Come arrivare:
In auto: Da Genova con l’autostrada per Alessandria si esce a Ovada, si procede verso Acqui Terme e poi si prende per Rivalta Bormida. Passati i paesi di Trisobbio e Rivalta Bormida al bivio per Cassine si prosegue per due chilometri e poi si trova l’indicazione per Caranzano. Da Milano si esce ad Alessandria sud e si seguono le indicazioni per Acqui e Cassine, dopo Cassine c’è il bivio per Caranzano. Da Torino stessa strada.
In treno: Treno per Acqui Terme, vi veniamo a prendere alla stazione, si prega di contattarci sulla email per accordarci con largo anticipo e di arrivare, se possibile, non durante gli orari degli interventi.

Organizza: Resistenze al nanomondo

Per informazioni, prenotazioni e contatti:
www.resistenzealnanomondo.org, info@resistenzealnanomondo.org
www.facebook.com/3giornatecontroletecnoscienze/

Amnesie nucleocratiche. Piccoli promemoria per la nuova età nucleare – Dario Stefanoni



Amnesie nucleocratiche. Piccoli promemoria per la nuova età nucleare
 

Le centrali nucleari sono state costruite su profondi vuoti di memoria.
Jean-Marc Royer

Da quando il parlamento europeo ha inserito l’energia nucleare nella “tassonomia verde” delle fonti sostenibili da stimolare e finanziare, il 6 luglio 2022, dietro plausibile spinta della Francia, ecco tornare a farsi gradualmente largo – anche tra i social network e giovani, rampanti giornalisti scientifici – una rinnovata propaganda nuclearista, adatta a tutti i palati e a tutte le età: smart e à la page, cinico-ironica e accuratamente “de-ideologizzata”. Alla maniera dei rapporti del Club di Roma, s’intende, il che equivale a dire più ideologica che mai, ossia nominalmente né di destra né di sinistra così che possa fagocitarle entrambe in un sol boccone, secondo i dettami di una tecnocrazia scientista, neofeudale e organicamente capitalista, anfibia tra pubblico e privato, conservativa delle disuguaglianze economiche e sociali, progressista quanto a tutto ciò che equivalga a informatizzare, manipolare e artificializzare il vivente. Alla bisogna, con originali coloriture di apparente sovranismo energetico e quel giusto tocco di politicamente scorretto, così da raccogliere – chissà – qualche anticonformistico placet dal sedicente fronte del dissenso, e dall’altra sdoganando pure tra i benpensanti della neosinistra e tra gli antifa della domenica un tabù, quello atomico, se non proprio caldo ancora tiepido, via.
Portato a distinguersi giusto nella real politik dall’ecologismo unicornista e turbodigitale di Greta Thunberg e dei Friday for Future, stemperandone l’escatologia climatica dai buoni sentimenti ecoansiogeni – da istericamente messianica a virilmente realista – all’occorrenza potrà vantare più apertamente nuance criptomilitariste e antidemocratiche, così da esplicitare l’ovvio come dono di schiettezza scientifica, di obiettivissimo business plan del pianeta e dell’umanità tutta, per rispondere a quegli straccioni minimalisti della decrescita felice o del razionamento green con il luculliano massimalismo energivoro di un parco nucleare sperimentale e nuovo di pacca, a base di minireattori che più “puliti” e “sicuri” non si può, portentosi autofertilizzanti dispensatori di energia gratuita e illimitata per tutti, e chissà quant’altro. Chiamalo, se vuoi, ambientalismo razionale. Pro-nucleare, pro-biotech, pro-5g, pro-vax, pro-tutto, purché non si parli mai, chiaro, di “correlazioni” e “effetti collaterali”. E che termini quali “radioattività” e “scorie” spariscano possibilmente dalla circolazione, a meno di possedere un dottorato in Ingegneria Nucleare che dia il diritto di parlarne, così da lasciar presto sgombra la strada alle nuove centrali prossime venture – ché le emorragie di Co2 incalzano, gli eventi climatici estremi incombono, e insomma c’è fretta.
Perché la Santissima Tecno-Inquisizione 2.0 dell’Antropocene termocapitalista e transumanista non ammette obiettori, disertori e imboscati, e se non ti rimetti immediatamente alla superiorità morale del clero tecnico di esperti, accademici e analisti, la condanna di “antiscientifico”, ossia di irriformabile paria del proprio tempo, non te la leva nessuno. E se rimanesse qualche dubbio, un monito apparso sul quotidiano francese L’opinion nel settembre 2021, basterà a dissiparlo: “Essere contro il nucleare è l’equivalente climatico dell’essere no vax: il rifiuto della ragione”. Sembra poco, ma vi è presente tutto lo spirito di un’epoca: piuttosto sorprendentemente per chi riteneva che l’uscita dal nucleare fosse tra i pochi approdi etici largamente condivisi, almeno in Italia, alla cui necessità il XX secolo ci aveva traumaticamente aperto gli occhi, ci si trova d’improvviso a ritrovare intatti, nel segno di un grottesco revisionismo post-storico in grado ormai di sminuire e negare qualsiasi cosa, quelle stesse inossidate bugie propagandistiche di un’epoca remota, precedenti perfino alle prime proteste di Three Mile Island nel 1979. 
Svecchiati appena nelle strategie di comunicazione e con agili ritocchi metodologici – decentralizzando di qua e rinverdendo di là, simulando trasparenza informativa e vive apprensioni di sostenibilità ambientale – la riscossa dei nuovi nuclearisti procede quieta ma inesorabile, forte anche di quanto è stato possibile imporre e tollerare negli anni della deriva autoritaria biomedicalizzata da Covid. L’industria nucleare, del resto, avrà storicamente e tecnicamente ben qualcosa da dire quanto alla gestione di stati d’eccezione e di disastri sanitari e ambientali, nonché quanto a medicina sperimentale e cavie umane – e anche comprensibilmente, visto il clima politico, sociale e culturale nuovamente favorevole, ritorna in scena per far presente il discreto primato maturato, in altri anni, in questi stessi campi.  Così, nel crescente e inostacolato processo recente di militarizzazione coatta e di rinnovata corsa agli armamenti, anche le risorse dialettiche dell’Internazionale Nuclearista possono di conseguenza affilarsi, e con le giuste tempistiche, il nuovo corso di “no nuke” –  già rietichettati in questi termini – potrà forse candidarsi come la prossima classe di “scimpanzé del futuro” da porre alla pubblica gogna, ossia di nuovi bifolchi complottisti da discriminare, emarginare e reprimere (tornando  indistinguibili dalla vecchia nomea di “pacifisti”, altra vetusta specie di dissidenti per costituzione ostili alle magnifiche sorti progressive del nucleare).
A permettere l’inattesa rimonta del nuclearismo vi è, ovviamente, anche l’Apocalisse secondo Co2, con la democratica, egualitaria stratosferizzazione delle cause dell’intossicazione planetaria. Pare, infatti, che grazie all’annunciato Armageddon climatico da diossido di carbonio, la cui responsabilità si può equamente comminare a tutte le masse del pianeta dotate di un’automobile o di una mucca, si possano lecitamente e legalmente trascurare tutti gli altri tipi di inquinamento di là da quello atmosferico, nonché tutti gli altri veleni sì ugualmente e indifferentemente sparsi in aria, in acqua e nel suolo, ma in genere di giurisdizione pressoché esclusiva di determinati apparati industriali e scientifici – radionuclidi inclusi, appunto. Come i pesticidi, gli OGM, l’inquinamento elettromagnetico e molto altro, anche la radioattività di combustibili e residui fissili parrebbe usufruire dell’indulgenza generale, relativamente libera da attenzioni politiche e responsabilità economiche; sarà perciò il caso di approfittarne, tanto più che l’industria nucleare di Co2 ne produce giusto in fase di cantiere, e quindi (così dicono) dev’essere senz’altro un’energia green, di quelle capaci di salvare il pianeta dalla catastrofe imminente.
Gira poi voce che ultimamente l’epidemia mondiale di cancro e di altre malattie degenerative sia giunta a tali livelli di diffusione e varietà che l’energia nucleare potrebbe correre meno di un tempo il rischio di passare tra le loro principali responsabili (nonostante gli innumerevoli possibili indizi a carico, come gli oltre 2000 test nucleari “ufficiali” atmosferici e sotterranei condotti in nemmeno un secolo, e dalle conseguenze mai chiarite). Le tradizionali tattiche dilatorie e le altre laboriose strategie dell’industria nucleare – quella di prendere tempo e ritardare od occultare quanto possibile ogni forma di diagnosi di chi è esposto alla radioattività, di psicologizzare le patologie radioindotte come ipocondriaca “radiofobia”, di sequestrare, coprire e non tradurre gli studi epidemiologici in merito, specie giapponesi, russi e ucraini –  potrebbero perciò non essere più necessarie, dal momento che innumerevoli altre patologie verrebbero indifferentemente provocate da altre industrie, come le agroalimentari e farmaceutiche, così che le cause possano essere sempre e comunque “multifattoriali” e ambientali, mai identificabili con precisione.

In questi tempi paradossali e dimentichi di tutto, può così affacciarsi persino un documentario di aperta propaganda nucleare come non si vedeva dall’epoca della Guerra Fredda, e che a un ventennio di distanza dal documentario eco-allarmista sul riscaldamento climatico Una scomoda verità di Al Gore (anch’egli pro-nucleare), pare tirarne e aggiornarne le fila catastrofiste per proporre la definitiva e perentoria panacea energetica per tutta l’umanità. È appunto Nuclear now di Oliver Stone, quasi un outsider del cinema hollywoodiano, noto in passato per posizioni politiche radicali e spesso non allineate che da cineasta e documentarista lo portano ad avvicinare personalità controverse come Snowden e Putin, Chavez e Castro, o a proporsi di mostrare il lato oscuro degli stessi Stati Uniti, ad esempio nei suoi film su JFK, Nixon o nella docu-serie USA, la storia mai raccontata. Da attivista anti-nucleare in gioventù, Stone si fa d’improvviso appassionato cantore dell’industria dell’atomo, sciorinando anche un assortimento di argomentazioni nucleariste che si credevano da tempo superate e confutate da decenni di studi, esperienze e riflessioni critiche. Anche questa stessa entusiastica e fanatica conversione, e con essa la regressione di tutta un’elaborazione collettiva della storia della scienza, è certo un segno dei tempi.
A seguire, si propongono cinque brevi visioni antipodiche e antidotiche rispetto al film di Stone, nonché alla citata propaganda nuclearista – anche cinematografica – oggi di tendenza. Sono solo alcuni documentari tra i molti possibili, tutti visibili integralmente online in lingua originale e talvolta con sottotitoli italiani, che del nucleare affrontano parte di quel che storicamente è stato da sempre segregato nel fuoricampo – i test nucleari americani delle isole Marshall, il lato oscuro e repressivo del nucleare civile francese, il destino dei liquidatori di Chernobyl – insieme alla concezione del mondo e della scienza in grado di produrre tutto ciò.
Non presentano gli asettici grafici statistici o i cataclismi naturali in computer grafica di Stone e Gore, ritoccabili all’infinito come le soglie formali di radiotossicità o i conteggi ufficiali delle vittime di qualsiasi disastro industriale. Ma testimoniano la verità incancellabile di corpi piagati dall’espropriazione di sé, dalla malattia e dalla radioattività. E di una natura ugualmente violata e ulcerata da ferite profonde, che non si risaneranno prima di migliaia e migliaia di anni.

HALF LIFE (Dennis O’Rourke, 1985)
Tra il 1946 e il 1958, il governo americano fece esplodere a titolo di test scientifico almeno 66 atomiche su alcune isole Marshall appositamente evacuate, nell’oceano Pacifico, per osservarne gli effetti. Una delle più devastanti tra queste, lanciata sull’atollo di Bikini, fu la bomba H, di una potenza distruttiva superiore di 1000 volte all’ordigno che polverizzò Hiroshima: era l’operazione “Castle Bravo”, presentata dal governo americano come “uno degli esperimenti più importanti della storia della scienza.” Quando il fallout radioattivo ricadde sugli atolli vicini, non evacuati dai militari, i bambini delle isole scambiarono la pioggia di corallo incenerito radioattivo per neve con cui giocare, e come tutti, si ammalarono di patologie radioindotte.
È questa una delle testimonianze raccolte a viva voce dal documentarista australiano O’Rourke, che – lasciando la parola a indigeni e militari sopravvissuti – riflette senza necessità di commenti né di orpelli sensazionalistici sullo scarto tra messa in scena governativa e atroce realtà, nonché sul razzismo scientifico intrinseco al “colonialismo radioattivo” (come varrà per i test atomici francesi in Polinesia e nel Sahara). Ancora decenni dopo le esplosioni, sulle isole Marshall non si contano le nascite di bambini con disabilità fisiche e psichiche; una donna, tra le altre, partorisce interiora senza corpo, e poi un neonato ricoperto di bubboni e ustioni che sopravvive appena un mese – e tutto ciò corrisponderebbe solo a un quarto degli effetti genetici complessivi, che saranno da quantificare in modo completo solo alla luce delle successive generazioni. Anche negli anni ’50 la gestione tecnoscientifica delle catastrofi era a base di “rigorosi e costanti controlli medici” e di grottesca retorica pseudo-umanitaria, a cui ricorse anche il discorso con cui infine Ronald Reagan saluterà nel 1986 l’indipendenza delle Marshall, solo minimamente risarcite, dopo aver devastato e contaminato quelle stesse terre e persone che dall’Onu erano state poste, dopo la seconda guerra mondiale successiva al dominio giapponese, sotto la protezione degli Stati Uniti (“Vi abbiamo insegnato la democrazia e la libertà, e la dignità all’autodeterminazione.”).
Nel finale, il documentario disseppellisce anche una rivelazione scioccante: i meteorologi e operatori radio dell’esercito americano intervistati – anch’essi ammalatisi delle stesse patologie degli indigeni – denunciano apertamente che gli ufficiali dovevano essere a conoscenza del fatto che i venti avrebbero portato il fallout radioattivo di “Castle Bravo” sulle isole vicine, e quindi il governo americano non evacuò deliberatamente gli atolli, già ridotti a laboratori a cielo aperto, per poter studiare gli effetti delle radiazioni anche sugli esseri umani (ai quali non prestarono in genere assistenza, come accadde a Hiroshima e Nagasaki, dove per decenni i medici americani preferirono studiarli e osservarli come cavie umane nel progredire delle malattie, senza offrir loro alcuna possibilità di cura, pur possedendo tecnologie e strumenti ematologici più avanzati di quelli a disposizione degli ospedali giapponesi). Del resto, qualcosa di simile era già accaduto agli albori dello stesso progetto Manhattan, con dinamiche vicine rispetto a quanto avvenuto anche in Italia un paio di anni fa, con l’imposizione dei sieri genici a mRna: si trattava delle iniezioni sperimentali endovena di plutonio, uranio, polonio e americio che nel 1946 il governo condusse su civili americani a loro insaputa (migliaia di persone, tra cui donne incinta, disabili, carcerati, pazienti oncologici, emarginati e poveri d’ogni risma) con lo scopo di studiarne, alla maniera dei medici nazisti, la tossicità in vivo e la soglia massima di radioattività che un essere umano poteva sostenere (con la conseguente ecatombe che si può immaginare, emersa pubblicamente solo mezzo secolo dopo). Lo stesso Robert J. Oppenheimer, mentre era al lavoro sulla bomba atomica, era tra i responsabili di questo parallelo “studio scientifico” (utile complemento del progetto Manhattan), ma, naturalmente, nel recente film biografico di Christopher Nolan – come nel profluvio di recensioni e commenti critici a corredo – difficilmente se ne troverà cenno.  

RADIO BIKINI (Robert Stone, 1988)
Ancora un documentario sui test nucleari compiuti nelle isole Marshall, ma più centrato sui primi due esperimenti dell’operazione Crossroads, inaugurata nell’estate del 1946 nell’atollo di Bikini con le detonazioni “Able” e “Baker” (la seconda delle quali – subacquea – fu considerata dallo stesso governo statunitense il primo disastro nucleare del dopoguerra, a seguito del quale non si riuscì a decontaminare nessuna delle navi bersaglio utilizzate, nonostante i successivi quattro anni di tentativi). Si fa qui più evidente la retorica scientifica “a fin di bene” con cui gli americani riescono a impadronirsi dell’atollo di Bikini, usurpandolo senza colpo ferire alle tribù indigene: ad essi annunciano solennemente, rassicurandoli, che quanto faranno sulla loro terra permetterà di trasformare, “nel nome del Signore”, una forza distruttiva in “un grande beneficio per l’umanità”. Come noto, la popolazione di Bikini accetta così di andarsene, ma per decenni, secoli e probabilmente millenni non potrà più ritornare sulla propria isola, resa inabitabile dagli esperimenti nucleari.
Impressiona, per l’epoca, anche l’arsenale cinematografico dispiegato dall’esercito americano per sfruttare le esplosioni in senso spettacolare: le truppe sono dotate di oltre 208 cineprese e 104 macchine fotografiche per immortalarle, e i primi 30 secondi impressionati della prima detonazione equivarranno a tutta la pellicola utile a realizzare a Hollywood 11 interi lungometraggi. È l’estetizzazione della morte su scala atomica, condotta con l’esaltazione dell’apprendista stregone (“i dati raccolti costituiranno i libri di testo di domani”), e il battesimo di fuoco di quella stessa incipiente, mortifera e impotente deriva voyeuristica – o “società dello spettacolo” – su cui filosofi come Guy Debord o Jean Baudrillard, dopo l’indispensabile Gunther Anders, avranno molto da dire. I primi sacrificati “per il bene dell’umanità” sono gli animali – pecore, maiali, capre, topi – nuclearizzati a centinaia sulle prime navi bersaglio. Poi, come sempre nelle sperimentali escalation della scienza moderna (curiose dapprima degli effetti sugli animali, per vedere come sarà poi sugli uomini), toccherà – con altri tempi e modalità – agli stessi umani. Non solo ai nativi del Pacifico, in questo caso, ma alle altre vittime dei test atomici sulle Marshall: i soldati americani stessi, lasciati a pascolare tra gelati a volontà e immensi “fuochi d’artificio”, di fatto ridotti come i primi a carne da radiazione, completamente ignari della portata di ciò a cui stavano partecipando (“radioattività” era concetto e termine a malapena pronunciato dagli ufficiali, certo più consapevoli). A ricordare gli eventi subiti in prima persona è proprio il reduce John Smitherman, recluta diciottenne al tempo dell’operazione Crossroads, intervistato pochi mesi prima della sua morte prematura, nel 1983, con le gambe progressivamente gonfiatesi per la radioattività a tal punto da scoppiare, letteralmente, e ridurlo a un tronco umano.


SUPERPHÉNIX: HISTOIRE FOLLE D’UN MOSTRE (Bernard Mermod, 1994)
Quando gli odierni nucleocrati d’ogni taglia vanteranno i nuovi prototipi di fantomatici reattori autofertilizzanti, capaci di riciclare prodigiosamente tutti i combustibili nucleari e i residui fissili del caso – risolvendo così ogni problema di sostenibilità ambientale, sicurezza ed efficienza energetica – difficilmente richiameranno alla memoria uno dei primi esempi storici di reattori di cosiddetta “nuova generazione”, ossia il “surgeneratur” Superphénix di Creys-Malville, la centrale elettronucleare sperimentale francese disposta poco lontano da Lyone e vicino ai confini con Svizzera e Italia, chiusa definitivamente nel 1997 a seguito di vari incidenti.
Una breve inchiesta televisiva della Radio Télévision Suisse ne ripercorre la storia fallimentare e inquietante, rievocata a seguito della decisione aziendale e governativa di riavviare la centrale dopo un ennesimo guasto. Si chiamava come il leggendario animale che rinasceva dalle proprie ceneri, perché nei chimerici piani di chi lo commissionò e progettò doveva generare da solo il proprio combustibile – producendo più plutonio di quanto ne consumasse, e in quantità illimitata. In breve, la sua efficienza: sei mesi di funzionamento in almeno sette anni di esistenza (dal 1987 al 1994, anno del reportage); la sua sicurezza: almeno tre incidenti funzionali gravi, tra cui pericolose fughe di sodie e perdite di argon; la sua sostenibilità: anche quand’era fermo, invece di produrre energia, ne consumava una quantità pari al fabbisogno di una città di 40.000 abitanti. Naturalmente, per i dirigenti industriali come per i cosiddetti esperti al loro servizio, prima dell’avvio della centrale gli incidenti erano tutti eventi matematicamente “altamente improbabili”, ognuno dei quali era possibile solo ogni 10.000 anni. Ma la concezione del tempo non è esattamente il punto forte dei nuclearisti, incuranti delle esperienze del passato come delle responsabilità del futuro – e difatti il primo incidente si presentò già nei primi mesi di funzionamento. Pur non essendo ancora tempo di propagandare gli “eventi climatici estremi” o di attribuire ogni responsabilità all’eccezionalità di uno tsunami senza precedenti, come avverrà al tempo di Fukushima, questa costosissima “speranza immensa”, avanguardistico fiore all’occhiello dell’industria nucleare approntato per produrre energia gratuita e illimitata, dovette poi nuovamente fermarsi, nel 1990, per un’intensa nevicata che ne fece crollare il tetto – un inconveniente, forse, non propriamente imprevedibile e incalcolabile. Ammantato di una propaganda scientifica che, al solito, ne presentava i promotori come pionieri solo relativamente compresi, come disinteressati ricercatori della conoscenza umana (“Abbiamo il dovere di andare in fondo  alla conoscenza nucleare”), imposto come d’abitudine quale opportunità economica da non perdere (con tanto d’inevitabile ricatto occupazionale per la popolazione locale), non fu semplicemente il fallimento tecnico e contabile di un colosso energivoro, emblematico della rapida obsolescenza con cui mirabolanti prototipi industriali possono ridursi a relitti inutilizzabili e ingestibili. Già nel decennio in cui il reattore venne costruito, a partire dal 1976, si ebbe infatti chiara l’idea di società militarizzata, autoritaria e repressiva che l’industria nucleare di per sé implica, onnipresente sin dalle sue origini storiche belliche e belliciste. Il 31 luglio 1977, dove avrebbe dovuto sorgere la centrale di Creys-Malville, una delle più partecipate manifestazioni antinucleari della storia francese fu caricata brutalmente dalla polizia, che arrivò a usare granate militari per intimidire i dimostranti, con la conseguenza di centinaia di feriti, tre mutilati e un morto – il giovane professore di fisica Vital Michalon, ucciso dall’esplosione di una granata. Neanche il suo cadavere poté fermare la costruzione di Superphénix, che venne realizzata comunque, di lì a un decennio, rivelandosi anche nei fatti come l’inutile e pericoloso mostro tecnologico già prefigurato dai manifestanti.
Perfino nell’anno di Chernobyl, pochi mesi dopo il disastro, la violenza della repressione propria dell’industria nucleare non si farà scrupoli a procedere con disinvoltura: in Italia, il 9 dicembre 1986, le proteste per impedire la centrale in costruzione da un decennio a Montalto di Castro (Viterbo) furono soffocate nel sangue (tra i molti feriti, anche un dimostrante colpito da un proiettile alla gamba, e un altro grave, con un’emorragia polmonare, per un lacrimogeno lanciatogli in pieno petto). E sarà evidente pure negli ultimissimi anni, ancora in Francia, con gli arresti di chi si oppone al deposito di rifiuti nucleari più grande d’Europa già predisposto nel bosco di Lejuc, nel dipartimento della Mosa, dove saranno interrate tonnellate di scorie che resteranno radioattive per migliaia di anni.


LE SACRIFICE (Emanuela Andreoli e Wladimir Tchertkoff, 2003)
Poco più di 20 minuti per uno dei rari documenti filmati che ci rimangano sulla vicenda dei liquidatori di Chernobyl, sacrificati con l’inganno, prontamente dimenticati dalla memoria collettiva (come accadrà anche con le migliaia di Fukushima) e condannati a una terribile morte in vita perché scongiurassero, a mani nude e con mezzi di fortuna, una catastrofe nucleare planetaria persino superiore a quella già avvenuta. Anche solo nell’incontro con un liquidatore bielorusso, si misura tutto lo sfruttamento e la devastazione inflitte a un singolo corpo, occultato come milioni d’altri dalle falsificazioni e delle reticenze della propaganda nuclearista di oggi e di ieri, che vorrebbe ridurre una tragedia incommensurabile, uno sterminio ad ampio raggio e dalle conseguenze anche genetiche e plurimillenarie, a poche centinaia di vittime e a poche migliaia di tumori alla tiroide, che oltretutto si vorrebbero quasi mai mortali. Già questo solo corpo, singolo essere umano immolato alla nuova religione dell’annientamento tecnoscientifico, paziente 0 dai sintomi inauditi, ridotto a invecchiare di decenni in un sol colpo e a decomporsi da vivo (come molti altri di cui porta testimonianze lancinanti e sconvolgenti Svetlana Aleksievic nel suo fondamentale reportage narrativo “Preghiera per Chernobyl. Cronaca del futuro”), è più che sufficiente a cogliere la vastità e l’ingiustizia dell’ecatombe universale che i nucleocrati hanno compiuto e continuano a perpetrare, parandosi dietro gli inattendibili dati istituzionali, attribuendo ogni colpa all’incompetenza tecnica dei sovietici, riducendo tutto – sempre – a bilanci economistici tra costi e benefici, e rimuovendo, semplicemente, l’umano.
Quello stesso imprevedibile “fattore umano”, incognita molesta e troppo viva, che a loro avviso sarebbe l’unica tara ammissibile dell’eccezionalmente “sicuro” sistema nucleare, quell’umano non ancora completamente sottomesso, non abbastanza resiliente, insufficientemente controllabile, non del tutto obbediente all’automazione totale che dovrà soverchiarlo e rottamarlo in via definitiva. Se non fosse che poi, non diversamente da Fukushima nel 2011, ad approntare il sarcofago per seppellire il reattore come a decontaminare quanto più possibile – foss’anche solo per pochi secondi letali – non intervenne alcuna forma d’illusoria Intelligenza Artificiale, ma sempre e comunque quello stesso umiliato, ricattato “fattore umano”. Nel disastro nucleare di Chernobyl, infatti, le componenti elettroniche interne dei robot si fondevano e gli automi si bloccavano – inservibili – per le radiazioni troppo elevate, e così ancora una volta si mandarono al macello radioattivo gli uomini, gli unici che potessero fare qualcosa. Ecco tutta la miseria dell’industria nucleare, ben nascosta dietro il gigantismo prometeico di una visione dell’uomo e del mondo che di colossale possiede solo la capacità di rendere tutto rovina.
Vale, ovviamente, lo stesso connubio di colpevolizzazione e ipocrita rimozione rispetto al’incontrollabilità della natura, imputata di aver provocato a Fukushima uno tsunami che nessun efficientissimo sistema di contenimento poteva prevedere né arginare. Eppure, al contempo, fu sempre quella stessa, acerrima nemica a portare lontano dall’entroterra abitato, verso l’oceano – grazie ad una fortuita congiuntura di venti – circa l’80% delle radiazioni, attenuando le conseguenze di un disastro nucleare comunque immane, così che i nuclearisti potessero tutt’oggi più facilmente riportarlo all’inqualificabile teoria degli “zero morti da radiazioni”. Di nuovo contabilizzando e datificando il vivente, e proprio là dove non si ha nemmeno la possibilità di misurare e stimare in modo attendibile l’entità dei danni da radioattività, per tempi e modalità di sviluppo poco calcolabili (specie nel breve termine, secondo gli usuali modelli matematici e strettamente quantitativi), quando non già mistificati e taciuti dai diretti interessati per paura dell’esclusione e della stigmatizzazione, come accadeva ai tempi degli hibakusha (gli irradiati di Hiroshima e Nagasaki, o “appestati dell’atomo”, invisibili ed emarginati come paradossali capri espiatori – non diversamente dagli stessi liquidatori di Chernobyl, o dai lavoratori precari e nomadi del nucleare francese o giapponese).

PLOGOFF, LES RÉVOLTÉS DU NUCLÉAIRE (François Reinhardt, 2021)
Anche per un’efficace ricezione “democratica” dell’energia nucleare, le consuete premesse sono quelle – sempre menzognere e interessate – degli imbonitori politici: nella campagna elettorale del 1974, quando la Francia si prepara – dopo lo choc petrolifero del ’73 – ad avviare il programma nucleare più ambizioso del mondo, il primo ministro francese Pierre Messmer assicura solennemente che non verrà imposto alcun impianto nucleare contro la volontà dei cittadini – lasciandosi tranquillamente smentire di lì a breve dalla realtà dei fatti. Sarebbe successo lo stesso diversi anni dopo, con il socialista Mitterand, asceso al potere nel 1981 anche grazie alle sue prese di distanza dagli eccessi delle politiche nucleari, per poi condiscendere, negli anni del suo governo, alla costruzione di 38 delle 56 centrali attualmente esistenti in Francia.
Ma in quel breve volgere di anni, tra Messmer e Mitterand, accadde qualcosa d’imprevisto, capace di cogliere alla sprovvista la potente lobby nuclearista e il solido complesso militare-scientifico nazionale.  Quando il governo francese, contraddicendo quanto appena promesso in campagna elettorale, individua cinque siti per la costruzione di strutture elettronucleari in Bretagna, senza alcuna forma di consultazione democratica e senza informare le popolazioni locali, procedendo direttamente a quelle che erano occupazioni militari sotto mentite spoglie progressiste (condotte nel nome di una dichiarata indipendenza energetica del Paese), ecco che uno di queste sedi preselezionate, Plogoff,  reagisce con forza straordinaria e del tutto inaspettata – qui raccontata nella più recente delle ricostruzioni documentarie. Individuandolo come sito adatto, la prefettura dava per scontato che questo piccolo villaggio prevalentemente di anziani, perlopiù pescatori e marinai che avevano obbedito tutta la loro vita, non avrebbe opposto alcuna resistenza. Né l’avrebbero fatto le donne, i giovani, i bambini. Errore.
Nei primi mesi del 1980, quando i militari arrivano in paese per preparare l’allestimento della centrale, tutti gli abitanti del piccolo paese, dai 7 ai 77 anni (sindaco incluso), danno vita ad una delle più tenaci e creative guerriglie di logoramento che siano state mai tentate contro la violenza congiunta di Stato e industrie. Consapevoli della portata distruttiva della minaccia nucleare “civile” rispetto all’integrità e alla biodiversità delle terre e delle acque di cui vivevano, ostili alle forze militari e a uno Stato incurante delle opinioni e dei saperi locali, ostruiscono i passaggi dei militari facendovi rovesciare dai netturbini tutto il pattume del paese, le fosse biologiche domestiche, badilate di letame, approntando buche e distese di cocci di bottiglia; le donne, anziane e devote cattoliche, senza lasciarsi intimorire fronteggiano tutto il giorno i soldati insultandoli e canzonandoli in tutti i modi, seguendoli e deridendoli persino quando si allontanano dagli appostamenti per urinare, logorandogli i nervi; parate farsesche e surreali si susseguono contro gli occupanti, e i più giovani s’improvvisano a costruire un grande, affollato ovile proprio nel luogo in cui dev’essere eretta la centrale, così da impedire da subito i primi lavori di scavo e costruzione; anche davanti ai fucili, molti abitanti di Plogoff rispondono con le pietre, senza mai rinunciare alla lotta. Il paesino assurse in breve a caso nazionale, e tutt’oggi è ricordato come una piccola Woodstock del movimento antinucleare, capace di richiamare sostenitori da ogni dove. La sua vicenda ispirò pure una storia a fumetti militante e apocrifa di Asterix, esemplare come quel che accadde realmente a Plogoff, un piccolo villaggio bretone capace di mettere in ginocchio il colosso elettronucleare della EDF, la politica nucleare del governo francese e le centinaia di soldati che li rappresentavano, con i propri soli mezzi e senza l’aiuto di nessun mediatore – avvocato, scienziato o politico che fosse. Probabilmente fu questo ciò che più fece paura al governo francese, che per soffocare le proteste si trovò costretto a mandarvi i soldati paracadutisti dalla guerra in Libano (i quali arrivarono a prendere a calci anche le donne anziane), ad arrestare e processare sindaco e cittadini, che compatti e solidali si presentarono tutti al processo provvisti di fionde al collo – compresi quanti  non avevano lanciato alcuna pietra – con l’offensiva nuclearista ridotta infine ad arrendersi, a desistere dalla costruzione della centrale.

Sebbene il suo esempio non venne imitato allo stesso modo altrove e il programma nucleare francese andò comunque avanti, spedito e pressoché illeso, in molte altre parti della Francia (inclusa la citata Creys-Malville), la risposta anomala di Plogoff rimase un modello straordinario ed eccezionalmente riuscito di disobbedienza civile. I suoi abitanti, con un’istintiva saggezza che oggi verrebbe probabilmente derubricata a ignoranza, finanche reazionaria e contraria al progresso tecnoscientifico, non si lasciarono incantare dalle rassicurazioni di propagandisti, tecnici e scienziati, non si limitarono a una lotta regionalistica ponendo invece un rifiuto assoluto al nucleare (“né qui, né altrove”), né si lasciarono nemmeno corrompere dalla promessa della partecipazione agli utili della centrale, prorompendo tra gli altri con uno slogan esemplare e in netta controtendenza allora come oggi, espressione di un pensiero decisivo e inaccettabile soprattutto oggi, in un’epoca ben più tecnocratica e totalitaria di allora, ossia: “Siamo tutti esperti-scienziati!” Ebbero la lungimiranza, anni prima del disastro di Chernobyl, di riconoscere come fasulli gli studi d’impatto biologico approntati per accontentare e fuorviare gli ecologisti, le inchieste d’utilità pubblica dagli esiti già programmati e inconclusi anche all’avvio dei lavori (prima le centrali, poi le eventuali critiche), i dossier illeggibili e reticenti che in poche eufemistiche pagine pretendevano di liquidare la questione della radioattività. Gli abitanti di Plogoff ne bruciarono simbolicamente e pubblicamente le copie, non cascarono nel gioco co-gestionario dei controesperti e delle controperizie, non si rimisero alla docilità di cittadini obbedienti che delegano ad altri la forza e il gesto essenziale dell’opposizione. Il loro fu un rifiuto fermo, definitivo e collettivo – lezione difficile e coraggiosa, certo mitizzabile a livello pubblicistico come l’icastica lotta di un David dei nostri tempi contro il Moloch della crescita illimitata, ma nei fatti d’ogni giorno, nella concretezza anche ruvida e sgradevole, nell’imprevedibilità tutta umana e nella poetica libera e fiera, semplicemente – una lezione tuttora inascoltata, e tuttora da seguire.
Le donne e gli uomini di Plogoff, in fin dei conti, riuscirono a esprimere un tipo di rifiuto molto simile a quello auspicato da Pier Paolo Pasolini nella sua ultima intervista rilasciata a Furio Colombo, il 1 novembre 1975, poche ore prima di venire ucciso.
Quella stessa intervista, divulgata a vent’anni dalla morte, in cui sosteneva che siamo tutti in pericolo, e in cui diceva:  “Pretendo che tu ti guardi intorno e ti accorga della tragedia. Qual è la tragedia? La tragedia è che non ci sono più esseri umani, ci sono strane macchine che sbattono l’una contro l’altra”.
E aggiungeva: “Ecco io vedo così la bella truppa di intellettuali, sociologi, esperti e giornalisti delle intenzioni più nobili, le cose succedono qui e la testa guarda di là. Non dico che non c’è il fascismo. Dico: smettete di parlarmi del mare mentre siamo in montagna.”
E suggeriva: “Il rifiuto per funzionare deve essere grande, totale. Non piccolo,  non su questo o quel punto. Dev’essere «assurdo», non di buon senso.”
Oggi, adesso, ne saremo capaci?

Dario Stefanoni, pubblicato in L’Urlo della Terra, num.12, Luglio 2024,
www.resistenzealnanomondo.org

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È uscito il numero 13 del giornale L’Urlo della Terra

Care lettrici e cari lettori,
è uscito il nuovo numero dell’Urlo della Terra.

Richiedeteci una o più copie, mandateci il vostro indirizzo e faremo partire immediatamente la spedizione. Contattateci inoltre per una diffusione del giornale più ampia e capillare nelle vostre zone: biblioteche, circoli, centri di documentazione… e per iniziative benefit.
Siamo disponibili per presentazioni e discussioni sui contenuti del giornale, in luoghi pubblici e aperti dove il pensiero libero si alimenta.
Se avete possibilità pubblicate e fate girare in blog, telegram, siti internet, canali…

Vi ricordiamo le Tre giornate contro le tecno-scienze il 18-19-20 Luglio, momento in cui diffonderemo anche questo nuovo numero del giornale: https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/programma-18-19-20-luglio/

Un caro saluto e grazie a tutte e tutti voi
La redazione

In questo numero:

– Editoriale
– OGM – TEA: l’attacco al vivente continua – Costantino Ragusa
– Dalla negazione del trascendente all’umanità cibernetica e transumana – Silvia Guerini
– Radicalismo organico: sfidare il sistema fino in fondo – Paul Cudenec
– Le religioni industriali contro la natura e la libertà – Jacques Luzi
– Intelligenza artificiale: iperguerra, ecocidio e asservimento – Jacques Luzi
– Nuovo brutalismo e guerra robotica – Stefano Isola
– Un futuro senza avvenire – I mozzi della Nave dei Folli
– Amnesie nucleocratiche. Piccoli promemoria per la nuova età nucleare – Dario Stefanoni
– La medicamentalizzazione – Suor Teresa Forcades
– Dialogo tra Resistenze al nanomondo e Philippe Pelletier

28 pagine
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Intervento di Maria Heibel – Modificazioni atmosferiche, non le emissioni di anidride carbonica, sono alla base del caos climatico

Intervento di Maria Heibel per l’iniziativa del 27 Novembre a Bergamo: COP27 COSTRUTTORI DI EMERGENZE Amministrazione del disastro e sottomissione sostenibile

MODIFICAZIONI ATMOSFERICHE, NON LE EMISSIONI DI ANIDRIDE CARBONICA, SONO ALLA BASE DEL CAOS CLIMATICO


4 DICEMBRE 2022

Ho trovato questo titolo in rete, cercando notizie sulla modificazione del tempo. Sembra che la questione stia iniziando a suscitare una certa risonanza e che ci siano delle crepe nella narrazione ufficiale e che si stiano facendo sforzi per rattopparle. Ci si scalda per poco, solo per una piccola nota sui social media. E dicono che questa affermazione sia falsa: “…gli esperti affermano che la tecnologia di modificazione meteorologica esistente non può essere utilizzata per manipolare deliberatamente il clima …“Ondate di calore, siccità, tempeste e inondazioni sono tutte causate da una varietà di condizioni diverse nell’atmosfera e sono spesso il risultato di una combinazione casuale di eventi meteorologici”, ha dichiarato Ella Gilbert, meteorologa del British Antarctic Survey, in un’e-mail del 30 novembre. “È tecnicamente estremamente difficile influenzare un sistema così grande, complesso e caotico come quello meteorologico”. Difficile non significa impossibile. Lo scienziato è cauto nelle sue affermazioni.

La relazione che segue, presentata qualche giorno fa all’ incontro COP27 COSTRUTTORI DI EMERGENZE Amministrazione del disastro e sottomissione sostenibile, sollecitata proprio dall’incontro COP27 appena concluso, intende stimolare una riflessione su questa convinzione e collegare una serie di punti che dovrebbero offrire spunti di riflessione.

La modificazione meteorologica-ambientale può essere utilizzata per manipolare deliberatamente il meteo e il clima?

In molti casi accade che le trattative rilevanti siano nascoste dietro le quinte. Nel caso di un vertice importante, le decisioni importanti possono essere prese a porte chiuse.

Probabilmente è per questo che ad ogni nuova COP sul cambiamento climatico non succede assolutamente nulla, ma si sente solo tanto rumore e tante falsità, fino alla foto di chiusura. Nelle ultime ore, l’incontro viene regolarmente salvato, questa volta con un accordo sulla gestione e la portata del nuovo damage and loss fund, il cui significato è ancora da decifrare. Il fondo verrebbe utilizzato per mitigare i danni e le perdite causate dal riscaldamento globale nei Paesi più poveri e “vulnerabili”. – vuol dire chi è colpito da eventi avversi meteorologici. E qui ci sarebbe molto da aggiungere.  Questa sorpresa finale stima i flussi finanziari annuali verso i Paesi in via di sviluppo a circa 800 milioni di dollari.

Tutti gli anni si ripete lo show.  Nulla di fatto alla COP27 per le misure di riduzione dell’inquinamento, che ovviamente si riferisce al grande “inquinatore” CO2. Da 20 anni l’inquinamento è sinonimo degli effetti dichiarati nocivi della CO2, una molecola che si sa essere essenziale per la vita su questo pianeta.

Ho seguito poco la COP, sarebbe stato interessante osservare gli eventi di contorno. Tra queste, numerose associazioni con l’energia nucleare, che costituirebbe una “fonte energetica sicura, economica e pulita”, e che presentavano una dichiarazione congiunta dell’industria nucleare mondiale, disegnando il ruolo cruciale che l’energia nucleare deve svolgere nel ridisegnare il nostro paradigma energetico e le politiche future. L’iniziativa “Nuclear for Climate” riunisce più di 150 associazioni.

Già settant’anni fa l’energia nucleare modellava molte cose, compresa la politica energetica, con interessi militari dietro a tutti gli sviluppi.

Immediatamente sorse un movimento antinucleare mondiale, con a capo Einstein e il pentito Oppenheimer (che aveva conosciuto il peccato originale), eppure il pianeta si riempì di centrali nucleari e di arsenali di armi nucleari. 

E sono esplosi reattori e migliaia di bombe nucleari.

Gli effetti di migliaia di “test” nucleari non sono stati quasi mai discussi in pubblico.

Hanno fatto quello che volevano senza chiedere il permesso alle persone coinvolte e senza sapere cosa stavano realmente facendo.

E oggi apprendiamo che l’energia nucleare è buona e salvifica, e questo mentre si parla di guerra nucleare e di sostituzione delle bombe negli arsenali con nuove bombe più efficaci. Gli Stati Uniti si preparano a utilizzare il nuovo bombardiere nucleare stealth B-21, il “velivolo più avanzato mai realizzato”. “L’aeronautica statunitense ha in programma l’acquisto di almeno 100 velivoli di questo tipo, che racchiudono il massimo dell’ingegno e dell’innovazione degli ultimi 50 anni”.

In breve, per tornare alla COP27, il grande circo egiziano si è concluso con un solo risultato positivo, secondo la valutazione di questo accordo su danni e perdite.

Danni per chi e perché? Non saranno i Paesi devastati dalle guerre, non saranno le economie distrutte dalla politica, saranno i Paesi poveri colpiti da eventi meteorologici avversi come inondazioni, siccità, tempeste, ecc. 

La massiccia manipolazione del tempo e degli eventi meteorologici è ovviamente una questione che non viene discussa e mai menzionata.

Il Progetto Manhattan fu tenuto segreto solo per pochi anni, poi tutto il mondo venne a sapere cosa era successo nella Città Proibita. Invece, negli ultimi 70 anni, un’altra area si è sviluppata quasi di nascosto, causando danni che poi sono stati attribuiti alle forze della natura. Non a caso lo chiamo ( e non solo io) “Manhattan 2”. 

Dopo la Seconda guerra mondiale, parallelamente alle innumerevoli esplosioni nucleari, chiamati test, che hanno devastato il pianeta (la gente sapeva e non sapeva) sono iniziati esperimenti militari in campo meteorologico e climatico su scala sempre maggiore.

Nella riflessione critica sul fenomeno del cambiamento climatico incentivato e sulle sue cause, tuttavia, il militarismo e la spirale di distruzione innescata dalle attività militari a tutti i livelli sono rimasti finora esclusi dalla considerazione e dalla riflessione, almeno in pubblico.

La COP28 si terrà a Dubai l’anno prossimo e, visto il risultato della Coppa in Qatar, possiamo aspettarci “grandi cose”. La distopia prenderà una dimensione nuova e avrà luogo in Arabia Saudita, e la cosa interessante è che avrà luogo in un Paese che è apertamente all’avanguardia nella manipolazione del tempo. 

Tuttavia, per tracciare alcuni sviluppi storici e aspetti che illuminano lo scenario attuale, ho colto alcuni segnali e indicazioni che ritengo significativi.

Molti degli scienziati che hanno lavorato al Progetto Manhattan originale sono stati coinvolti anche nella creazione di modifiche meteorologiche e nella ricerca atmosferica (insieme agli esperimenti nucleari), creando di fatto un nuovo tipo di Progetto Manhattan. Uomini come: Edward Teller, Ross Gunn, Donald Hornig, Vannevar Bush, Bill Nierenberg e John von Neumann sono noti per aver svolto un lavoro serio sulla modificazione del tempo e sulla ricerca atmosferica.

Disse Vannevar Bush, riferendosi alla fine della Seconda Guerra Mondiale: “Roosevelt mi ha chiamato nel suo ufficio e ha detto: “Che cosa succederà alla scienza dopo la guerra?” Ho detto, “Sta per fallire.” Disse: “Cosa faremo?” E gli ho detto: “Faremo meglio a fare qualcosa alla svelta.” 

Dopo la fine della guerra, si necessitava di nuovi nemici altrimenti certi finanziamenti sarebbero cessati.

La creazione del complesso militare/industriale/accademico fu opera di Vannevar Bush , il cui nome continua ad essere citato in ambito modificazione del tempo.https://www.youtube.com/embed/fIsPFWSYf3c?feature=oembed

Vannevar Bush è probabilmente da considerare il fondatore del cosiddetto “New Manhattan Project”.  Alla fine del 1957, come introduzione al più citato documento di modificazione del tempo, scrisse:

È assolutamente possibile, se fosse abbastanza saggio, che l’uomo potrebbe produrre effetti favorevoli, forse di enorme importanza pratica, trasformando il proprio ambiente rendendolo più salutare per i propri scopi. Questa è certamente una questione che dovrebbe essere studiata con diligenza ed energicamente esplorata. I primi passi sono chiari. Al fine di controllare le questioni meteorologiche è necessario comprenderle meglio di quanto facciamo ora. Quando le capiremo pienamente, potremo in futuro, perlomeno, prevedere il tempo atmosferico con certezza, per intervalli ragionevoli di tempo.

 Uno dei nuovi nemici iniziò ad essere il tempo meteorologico e quindi Madre Natura.  

Dopo la seconda guerra mondiale, Vannevar Bush e i suoi compari spesero il loro capitale politico recentemente accumulato disegnando un progetto globale di modificazione del tempo, un governo ombra degli Stati Uniti e un governo mondiale di controllo. Ma come anche nel caso della tramontata eugenetica, si sapeva presto a dover scegliere la terminologia giusta, per convincere-di fare le cose ‘giuste’.

ALLORA: L’atomo divenne un amico, e con esso l’energia atomica, e si scoprì la necessità di “regolare” la popolazione, e questo per motivi di sopravvivenza (sovrappopolazione).

Il controllo del tempo era principalmente finalizzato a mitigare gli eventi estremi (siccità, inondazioni, uragani, fulmini, ecc.)

Il fatto da osservare è, che c’è stato un aumento senza precedenti di catastrofi naturali da quando la natura è finita nelle mani dei manipolatori.

Vannevar Bush fu coinvolto nella creazione di grandi organizzazioni nazionali postbelliche volte a consentire la ricerca scientifica finanziata da fondi statali e privati, portando così avanti l’eredità dell’OSRD (Office of Scientific Research and Development ). Queste organizzazioni del dopoguerra sono diventate i veicoli principali per lo sviluppo dei programmi di modificazione meteo dell’America. Questi veicoli erano l’Office of Naval Research (ONR) e la successiva National Science Foundation (NSF). VEDI QUI

È molto interessante notare che questa storia e tutti i nomi rimangono sconosciuti alla maggior parte delle persone. Dove sono stati i media tradizionali in tutti questi anni? 

Uno dei nomi più importanti è  J. von Neumann che disse nel 1955:

” Gli interventi in campo atmosferico e climatico . . . si svolgeranno su una scala difficile da immaginare al momento. . . . si fonderanno con gli affari di ogni nazione con quelli di ogni altra, più profondamente di quanto farebbe la minaccia di una guerra nucleare o di qualsiasi altra guerra”. 

Pochi anni dopo queste visioni ampie prendono forma concreta.

Nel 1960, la CIA ha scritto un Memorandum con il titolo “Climate control” firmato dal Generale Charles P. Cabell. Era l’epoca della Guerra Fredda e veniva proposto lo sviluppo del controllo climatico e della meteorologia come arma di guerra, non solo per la difesa, ma per il dominio territoriale, addirittura globale.

Il documento parla di controllo di clima, acqua, cibo, sottolineando anche l’importanza dell’energia nucleare per mettere in pratica le manipolazioni atmosferiche. Ricordo che molti degli scienziati-militari impegnati nel settore della manipolazione climatica vengono dal settore nucleare, basti pensare ad Edward Teller. Erano gli anni più caldi dei test atomici, Sulle vere intenzioni di queste ‘sperimentazioni’ sappiamo molto poco. 

Dal 1945 agli anni ’70, molti sforzi sono stati fatti negli studi sulla modifica del clima (vedi qui ).  Imprenditori americani provarono a inseminare le nuvole per aumentare le precipitazioni locali, scienziati russi proponevano “favolosi progetti” di ingegneria planetaria, agenzie militari esplorarono segretamente la “guerra meteorologica e climatica”.  

Le centinaia esplosioni nucleari in quota  influenzarono il clima?  Influenzarono le condizioni meterologiche? In totale sono esplosi 2053 ordigni nucleari. Ancora oggi in molti non lo sanno. PERCHÉ NON SONO STATE INDAGATELE CONSEGUENZE SUL CLIMA? 

Con l’ espansione nello spazio, la dimensione delle possibili guerre aveva acquisito nuove dimensioni. E vari THINK TANKS hanno svolto un ruolo importante nella valutazione e nella simulazione dei passi da compiere.

Sembra che in quegli anni alcuni si siano chiesti: 

E’ meglio la Guerra o la pace,

Esiste un documento al riguardo, di carattere alquanto inquietante, risalente agli anni Sessanta. Si chiama

Rapporto Iron Mountain 

Il Rapporto Iron Mountain è un testo pubblicato nel 1967, il cui titolo completo è “Rapporto da Iron Mountain sulla possibilità e desiderabilità della pace” (“Report from Iron Mountain on possibility and desiderability of peace”) . Il libro è stato curato da un giornalista indipendente, Leonard Lewin, che ha scritto la prefazione in cui spiega che il testo è un documento governativo ultra-segreto i cui presupposti risalgono alla presidenza Kennedy. Lewin ci ha raccontato che, nel 1965, fu costituito un Gruppo di studio speciale a cui l’esecutivo statunitense commissionò un’indagine per capire se la pace mondiale fosse davvero possibile e se fosse utile. Il Gruppo, composto da studiosi e ricercatori di alto livello accademico, dopo mesi di lavoro consegnò al governo il Rapporto che fu chiamato Iron Mountain dal nome del luogo, un rifugio antiaereo segreto nei pressi di New York, dove si erano riuniti gli scienziati.

Le conclusioni cui il Gruppo pervenne sono agghiaccianti: per la stessa sopravvivenza delle forme statali, per la loro conservazione e rafforzamento, per l’economia mondiale, la pace non è desiderabile ed è, al contrario, necessaria una situazione di conflitto costantein mancanza del quale è necessario ricorrere ad una serie di surrogati della guerra. La guerra è “la principale delle forme strutturanti della società”; essa “rappresenta nella macchina dell’economia una specie di volano (motore) che, con la sua inerzia, controbilancia i progressi della produzione”; essa garantisce il potere politico, ogni potere politico, poiché l’autorità di base di uno stato sui cittadini risiede nel suo potere militare”. Dunque, che cosa fare? Come rispondere alle masse che, istintivamente, anelano alla pace? Il Gruppo additò varie risoluzioni: ad esempio, si può imporre un’economia di guerra ma con altri fini. Un altro espediente è di formidabile attualità: inventare “nemici sostitutivi”, creare cioè un avversario che non esiste, ma dal quale si dichiara di doversi difendere.

Scrive il G.S.S.(Gruppo di Studio Speciale) : “Le minacce fittizie dovrebbero non solo apparire vere, ma essere credute tali con incrollabile convinzione e tale convincimento dovrebbe essere rafforzato dal sacrificio di esistenze umane in numero non insignificante”... Oltre a proporre la carta del terrorismo di stato attribuito, però, a fantomatiche organizzazioni fondamentaliste musulmane, il documento individua altri due strumenti per diffondere paura ed angoscia tra le popolazioni: la minaccia di un’invasione aliena e l’inquinamento deliberato dell’ambiente. La contaminazione degli ecosistemi con sostanze rilasciate nella biosfera, nell’ambito di un’operazione ad hoc, è la punta di diamante del documento non solo perché causa inquietudine nelle persone, ma anche poiché esplica la diabolica volontà di distruggere il pianetaFONTE

Che il Rapporto sia un invenzione o meno, la veridicità del documento è discussa, questo testo sembra una mappa stradale e il paesaggio disegnato è già diventato molto realistico per noi.

I propositi per il futuro espressi negli anni Sessanta sono diventati sempre più espliciti.

Questa affermazione ormai diffusa è di Lyndon B. Johnson, che già nel 1962, poco prima di diventare Presidente degli Stati Uniti, riassumeva in poche parole molte cose: «Dallo spazio riusciremo a controllare il clima sulla terra, a provocare alluvioni e carestie, a invertire la circolazione negli oceani e far crescere il livello dei mari, a cambiare la rotta della corrente del Golfo e rendere gelidi i climi temperati».

Si tratta quindi della volontà di devastazione deliberata attraverso il controllo di eventi geofisici.

Gordon MacDonald

Sempre negli anni sessanta fu Gordon MacDonald ad illustrare possibili sviluppi climatici planetari che potrebbero essere innescati dall’uomo. Lo Stratega geopolitico e geofisico Gordon MacDonald, membro dell’Organo di Consulenza Presidenziale, tracciò possibili scenari futuri nel suo saggio ‘Come devastare l’ambiente” ( dal libro ‘ Unless Peace Comes’ del 1968), scaricabile in rete e tradotto da Nogeoingegneria. 

MacDonald ha incluso nel suo abbozzo di strumenti futuri di manipolazione ambientale, l’uso distruttivo delle onde dell’oceano (tsunami),  la fusione o destabilizzazione delle calotte polari (manipolazioni, spostamenti, fusione di enormi superfici di ghiaccio), uragani controllati, la riduzione intenzionale dell’ozono, il raffreddamento e il riscaldamento del pianeta  (raffreddare introducendo materiali nell’alta atmosfera capaci di assorbire i raggi in entrata o riscaldare trattenendo il calore in uscita) … Aveva scritto nel suo saggio: “un meccanismo esiste per modificare catastroficamente il clima della Terra. Il rilascio di energia termica, forse attraverso esplosioni nucleari lungo la base di uno strato di ghiaccio, potrebbe avviare uno scorrimento verso l’esterno della coltre di ghiaccio che sarebbe poi sostenuta dall’energia gravitazionale…

E siamo ancora negli anni Sessanta, una fase storica che ha portato a una moltitudine di progetti in Oriente e in Occidente.

Nel 1960 nacque un gruppo in sede NATO – il Karman Group – con il compito di  studiare le possibilità di ‘guerre ambientali’ come potenziale arma; alla guida del gruppo fu messo von Karman e più tardi Edward Teller. L’arma da studiare era una guerra condotta provocando intenzionalmente disastri ambientali, trasformando la natura in una vera arma capace di generare eventi catastrofici, di devastare l’agricoltura e le infrastrutture, di sciogliere i ghiacci per affogare città portuali avversarie, di deviare correnti marine e correnti atmosferiche, inoltre facendo esplodere ordigni nucleari finalizzati a provocare tempeste radioattive e incendi  su enormi spazi abitati. Tutto questo e altro ancora era scienza militare durante la Guerra Fredda.

Il Vietnam fu un grande campo di sperimentazione di guerra ambientale  

Furono le rivelazioni dei Pentagon Paper’ a far conoscere al grande pubblico ( ma molti non lo sanno lo stesso) la dimensione della guerra ambientale e delle manipolazioni meteorologiche come strumento durante la guerra nel Vietnam e diede senza dubbio  l’input principale alla ‘Convenzione Internazionale ENMOD del 1977′ sul divieto di utilizzo di tecniche di modificazione ambientale per fini militari e altri ‘scopi ostili’. La Convenzione vieta ‘l’induzione artificiale di terremoti e tsunami, la modifica artificiale del tempo, del clima, di correnti oceaniche, dello strato di ozono e della ionosfera’.

Se hanno vietato queste operazioni, devono esserci stati degli episodi specifici. Di certo non emetteranno divieti per fatti inesistenti, no?

Con i vincoli della Convenzione ENMOD, diventò indispensabile connotare tali progetti e operazioni con nomi ed argomentazioni di fantasia. In ambito militare, il camuffamento è pratica ordinaria, fa parte del gioco, e quindi si fa di routine.

Il professor Marvin Herndon ha scritto pochi giorni fa una lettera aperta alla Corte penale internazionale in cui il documento Enmod svolge un ruolo di rilievo e scrive:

Nel 1978 l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ha supervisionato la creazione della Convenzione sulla proibizione dell’uso militare o di altri usi ostili delle tecniche di modificazione ambientale (ENMOD), un trattato internazionale volutamente vago e ingannevole che è servito come cavallo di Troia per fornire una base “legale” per le successive attività di geoingegneria a livello mondiale (come descritto nel presente documento). Sin dalla creazione del Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) nel 1972, l’ONU e alcune delle sue altre agenzie, tra cui l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), il Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), si sono formalmente impegnate per l’integrità dell’ambiente planetario.

La lettera di Marvin Herndon  trovate tradotta sul sito.

Due parole sulla

NASCITA DELL’ AMBIENTALISMO

Il professore di storia dell’Oregon State University, Jacob Darwin Hamblin, ha individuato nelle sue ricerche gli inizi dell’ambientalismo come nuovo stratagemma di dominio, che si è manifestato all’inizio degli anni Settanta.

Hamblin, autore del libro “ARMING THE NATURE”, espone l’evoluzione di un concetto che vede nella strumentalizzazione dei fattori ambientali l’arma principale per raggiungere posizioni di supremazia.

Le tesi esposte da Hamblin nel suo libro sono frutto di intense ricerche e spingono l’immaginazione del lettore, nutrendola con dati impressionanti dal passato, verso “un futuro in cui gli scienziati cercano di aiutare i governi a causare, non a prevenire o attenuare, catastrofi naturali”.

E’ stato il mondo militare a coniare il termine “guerra ambientale” negli anni ‘60 ed a far entrare il concetto in molti progetti. Parallelamente si sviluppò in forma esplicita l’ambientalismo. Hamblin traccia connessioni tra questi due filoni e sostiene che gran parte del pensiero ambientalista moderno abbia radici nell’elaborato di scienziati e strateghi militari durante i giorni bui della guerra fredda.

Alcuni personaggi rappresentano particolarmente bene gli intrecci o i doppi coinvolgimenti:

Un esempio è Jay Forrestedel MIT, che modellava sistemi di difesa per l’esercito degli Stati Uniti prima di costruire il modello di analisi del “Giorno del giudizio” (Doomsday) che sta alla base di un libro-pilastro del Club of Rome del 1972, “I limiti dello sviluppo” (The limits to growth) .Aurelio Peccei

Nel 1972, il fondatore del Club di Roma  aveva pubblicato il suo libro I limiti della crescita”, un libro che era stato commissionato dal Club di Roma e che aveva un approccio malthusiano alla sovrappopolazione. Il libro avrebbe messo in discussione la sostenibilità della crescita economica globale. Peccei era stato invitato da Schwab a fare il discorso principale al World Economic Forum del 1973, Forum nato nel 1971 e cresciuto in dimensioni, scala e potere in pochissimo tempo.

Il Forum è praticamente nato a partire da un corso ad Harvard finanziato dalla CIA e guidato da Henry Kissinger, al quale ha partecipato anche Klaus Schwab, uno studente di dottorato che è stato selezionato per il grande progetto del WEF.

E’ l’ora di Creare il nuovo paradigma

Alla fine degli anni Sessanta e all’inizio degli anni Settanta, i circoli internazionali – nei quali il nome di David Rockefeller spicca da decenni (e Kissinger viene da lì) – hanno lanciato una serie impressionante di organizzazioni d’élite e think tank.

Tra queste, il Club di Roma, il 1001: A Nature Trust, legato al World Wildlife Fund (WWF), anche la Conferenza della Giornata della Terra delle Nazioni Unite di Stoccolma, lo studio del MIT Limits to Growth e la Commissione Trilaterale di David Rockefeller.

Nel 1972 fu celebrato il primo EARTH DAY  coordinato da Maurice StrongE fu perfino  battezzato Father of Earth. Maurice Strong ha contribuito fortemente a mobilitare il mondo sull’ambientalismo.

 Il movimento ambientale globale ha assunto la sua forma in tre tappe. La Conferenza di Stoccolma del 1972, la creazione del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) subito dopo e la Conferenza di Rio del 1992. Tutte e tre sono state organizzate e gestite da Maurice Strong.

Il legame tra Maurice Strong e Rockefeller è fondamentale.

Rockefeller ha sempre preferito un ruolo nell’ombra, in particolare John Rockefeller.

Rockefeller ha sponsorizzato anche il Club of Rome.

Nel suo rapporto del 1974, Mankind at the Turning Point, il Club di Roma ha sostenuto che:

La crescente interdipendenza tra nazioni e regioni deve tradursi in una diminuzione dell’indipendenza. Le nazioni non possono essere interdipendenti senza che ciascuna di esse rinunci a una parte della propria indipendenza, o almeno ne riconosca i limiti. È giunto il momento di elaborare un piano generale per una crescita organica e sostenibile e per uno sviluppo mondiale basato sull’allocazione globale di tutte le risorse finite e su un nuovo sistema economico globale. [v] Questa è stata la prima formulazione dell’Agenda 21 delle Nazioni Unite, dell’Agenda2030 e del Grande Reset di Davos del 2020.

David Rockefeller e Maurice Strong

L’organizzatore di gran lunga più influente dell’agenda di Rockefeller sulla “crescita zero” nei primi anni ’70 fu quindi l’amico di lunga data di David Rockefeller, Maurice Strong.

 Maurice Strong è stato uno dei primi propagatori della teoria secondo la quale le emissioni di CO2 prodotte dall’uomo, dai veicoli di trasporto, dalle centrali a carbone e dall’agricoltura, causano un drammatico e crescente aumento della temperatura globale che minaccia “il pianeta”, il cosiddetto riscaldamento globale. Maurice Strong ha lanciato l’ordine mondiale dell’ambiente. La sua fama delluomo che salvò la Terra parte soprattutto nel 1992.

Nel 1992 Al Gore e Maurice Strong a Rio de Janeiro, la COP1

 Nel giugno del 1992, egli presiedeva a Rio de Janeiro la delegazione americana alla Conferenza Mondiale per l’Ambiente, cui hanno partecipato 7.892 delegazioni venute da tutto il mondo, con un illimitato sostegno finanziario da parte di fondazioni come Carnegie, Kettering, Rockefeller, Rothschild (Edmond) e altre che, insieme a queste ultime o senza di esse, vengono mantenute dalle sei principali organizzazioni americane “non governative”, specializzate nella “difesa dell’Ambiente”, come Sierra Club, Friends of Earth, National Wildlife Federation e così via.

UN MONDO ESCLUSO AI VERTICI CLIMATICI AMBIENTALI

Mentre in passato sono stati diffusi molti documenti sugli sforzi per modificare le condizioni ambientali, dopo l’ENMOD è calato il silenzio. Nessuna meraviglia, quindi, che nemmeno il COP abbia prestato attenzione. Ciononostante, la ricerca e la sperimentazione sono proseguite.

Nel 1997 è stato pubblicato l’ormai noto documento OWNING THE WEATHER. Nello stesso anno veniamo a conoscenza della proposta di Edward Teller di un metodo economico per manipolare il clima terrestre, che fino ad oggi è stato rigorosamente ignorato dai vertici.   In questo arco di tempo viene costruito l’impianto HAARP (High Frequency Active Auroral Research Program) in Alaska, seguito dalla costruzione di numerose installazioni analoghe – Riscaldatori Ionosferici  in tutto il mondo.

HAARP – Un sistema di armamenti con effetti devastanti sul clima

Il 5 febbraio 1998 la sottocommissione “Sicurezza e disarmo” del Parlamento europeo tenne un’audizione in cui si parlò anche di HAARP.

Leggiamo: 

Benché invitati, i rappresentanti della NATO e degli USA preferirono non partecipare. La commissione deplora che gli USA non abbiano inviato nessuno all’audizione e non abbiano approfittato dell’occasione per commentare il materiale presentato.

HAARP, il programma di ricerca sulle radiazioni ad alta frequenza (High Frequency Active Auroral Research Project) è condotto congiuntamente dall’aeronautica militare e dalla marina militare americane e dall’Istituto di geofisica dell’Università dell’Alaska di Fairbanks. Progetti analoghi vengono condotti addirittura in Norvegia, probabilmente in Antartide, ma anche nell’ex Unione Sovietica. HAARP è un progetto di ricerca in cui, attraverso impianti basati a terra e una serie di antenne, ciascuna alimentata da un proprio trasmettitore, si riscaldano con potenti onde radio parti della ionosfera. L’energia così generata riscalda talune parti della ionosfera provocando buchi e lenti artificiali….A partire dagli anni ’50 gli Stati Uniti hanno effettuato esplosioni di materiale nucleare nelle fasce di Van Allen(25) per sondare gli effetti delle esplosioni atomiche ad un’altezza così elevata sulle trasmissioni radio e le operazioni radar in virtù dell’intenso impulso elettromagnetico scatenato dalle deflagrazioni. Esse crearono nuove fasce di radiazione magnetica comprendenti quasi tutta la terra. Gli elettroni correvano lungo linee di campo magnetiche creando un’aurora boreale artificiale sopra il Polo Nord. Con questi test militari si rischia seriamente di danneggiare per molto tempo la fascia di Van Allen. Il campo magnetico terrestre può essere distrutto in vaste aree impedendo le comunicazioni via radio. Secondo scienziati americani ci vorranno probabilmente molte centinaia di anni prima che la fascia di Van Allen si stabilizzi nella sua posizione normale. Il sistema HAARP può provocare mutamenti delle costanti meteorologiche. Esso può anche influenzare tutto l’ecosistema, soprattutto nella sensibile area antartica…VEDI QUI 

Tutto questo è diventato complottismo, a dispetto di numerose figure di alto livello nel settore e dei documenti ufficiali, e gli attaccanti non tengono nemmeno in considerazione le migliaia di test nucleari e le loro conseguenze.

L’atmosfera superiore è stata sistematicamente studiata e sottoposta a manipolazione nel corso di oltre 60 anni.

Nel 2011, Rosalie Bertell si è rivolta alle Nazioni Unite con una lettera. Bertell è stata membro di commissioni governative, ha lavorato per tutta la vita con le Nazioni Unite e ha un curriculum impressionante.

Questa lettera basterebbe a illustrare l’essenza di ciò che dovrebbe essere presentato a un organismo che si occupa di caos climatico. La lettera, a cui non è mai stata data risposta, è disponibile sul sito.

COME È POSSIBILE IGNORARE QUESTA REALTÀ IN UN DIBATTITO SUL CLIMA IN CUI CI SI CONCENTRA SUL CAOS METEOROLOGICO E CLIMATICO E SI PROGETTANO MISURE PER ” SALVARSI”, CHE NON FANNO ALTRO CHE PEGGIORARE LA SALUTE DEL CLIMA E DEL PIANETA?

E COME È POSSIBILE CHE SI STIANO “PRENDENDO IN CONSIDERAZIONE” MISURE CHE VEDIAMO GIÀ APPLICATE DA ANNI?

Ci sarebbe molto altro da illustrare ed evidenziare. MA MI FERMO QUI.

Maria Heibel

Contributo di Maria Heibel per le tre giornate contro le tecno-scienze: L’Ingegneria dell’umanità e del pianeta in esseri robotizzati e megamacchina

Dal sito internet No Geoingegneria: https://www.nogeoingegneria.com/timeline/storia-del-controllo-climatico/lingegneria-dellumanita-e-del-pianeta-in-esseri-robotizzati-e-megamacchina/

L’INGEGNERIA DELL’UMANITÀ E DEL PIANETA IN ESSERI ROBOTIZZATI E MEGAMACCHINA


Dalla geoingegneria al transumanesimo: come la Terra e i suoi abitanti vengono tramutati dallo stato naturale in artificiale attraverso l’ ingegnerizzazione nucleare, chimica, elettromagnetica, nanotecnologica e sociale.

Un tentativo di una visione d’insieme

Contributo di Maria Heibel per l’incontro:  TRE GIORNATE CONTRO LE TECNO-SCIENZE.

Questo è il testo dell’intervento che ho tenuto sabato 30 luglio 2022 alla conferenza Tre giorni contro la tecnoscienza ad Alessandria. Ringrazio gli organizzatori per avermi invitato chiedendomi di unire i puntini e ringrazio per lo stimolante scambio successivo al mio intervento.

Una versione audio preregistrata sarà presto disponibile sul sito degli organizzatori del meeting  https://www.resistenzealnanomondo.org/

Cosa c’entra la geoingegneria con il 5G – e il 5G con il transumanesimo?
E cosa hanno a che fare questi elementi l’uno con l’altro? 

Il tema e la realtà della geoingegneria sono sconosciuti ai più, anche se il cielo ce lo annuncia con tanta enfasi. La cosa bizzarra è che molti giornali e persino riviste scientifiche serie si rifanno a questo cielo infestato da scie strane e  nuvole nuove  come un cielo futuristico, mostrano foto di questo cielo reale, questo cielo che vediamo,  per farci immaginare un cielo ‘curato’ chimicamente. 

Com’è possibile una simile assurdità?  Questo esempio di percezione schizofrenica ha precursori e successori. 

Il fatto è che persino il NOAA avverte, in relazione all’enorme traffico aereo, che la geoingegneria esiste, che le scie degli aerei influenzano l’atmosfera. Comunque, secondo la progettazione, che prevede operazioni del genere, questo deve essere fatto intenzionalmente, un velo deve essere steso tra il sole e il pianeta. Il grande oscuramento. Partiamo da qui, dalle evidenze. Per molti, tuttavia, evidente non è. La normalizzazione delle nuove normalità nel cielo è stata praticata con successo. Qualcuno preme il tasto e modifica a piacimento. 

Uno dei più importanti promotori di questo ramo della geoingegneria, del cosiddetto Solar Radiation Management,  è stato Edward Teller, che nel 1997 a Erice ha presentato il suo  piano che propone di spruzzare particelle riflettenti dagli aerei nell’atmosfera, proponendo di inserire  anche  il traffico civile, per poter modificare il clima a piacere. Aveva previsto il pulsante per il freddo e il caldo.

Un anno dopo, casualmente, i cieli  cambiarono, gradualmente, prima in USA e Canada, poi sui paesi appartente alla NATO – e piano piano – non troppo piano –   è stato possibile rilevare una diffusione mondiale del fenomeno del cielo scarabocchiato e dei tramonti dietro griglie a strisce.

Edward Teller, il “padre” della bomba termonucleare, o bomba all’idrogeno,  è tra coloro che hanno programmato questo cielo,  funge da filo conduttore per mettere a fuoco passaggi  importanti che possono aiutare a abbozzare un quadro più complesso. Il nome di Teller è emblematico per la  nuova era e lo sviluppo che ha portato a passo spedito nello spazio. (1)

 Teller propose per la prima volta uno shield o scudo  in alto  anni indietro. L ‘allora presidente Ronald Reagan l’ annunciò così: «Io mi rivolgo alla comunità scientifica nel nostro Paese, perché le stesse persone che ci hanno dato la bomba atomica ora volgano i loro talenti alla causa dell’umanità e della pace nel mondo, per darci gli strumenti che possano rendere le armi nucleari impotenti e obsolete».

Era lo scudo delle famigerate Guerre Stellari, che Reagen aveva  impacchettato tanto bene. Ma fu bocciato lo stesso.

Qualche anno dopo Teller presento uno shield in nuova versione nel 1997, il suo grandioso progetto di ingegneria planetaria  con il  titolo: “Effetto serra e glaciazioni. Prospettive per un meccanismo di regolazione dei cambiamenti globali su basi fisiche”

Rispetto alle proposto di Teller ad Erice commentò Foresta Martin Franco sul Corriere della Sera: Cio’ che ha piu’ colpito la platea di Erice non e’ tanto l’eccesso di innovazione e di stravaganza del progetto (gli scienziati americani ci hanno abituato a delle fascinose fughe in avanti), quanto la totale mancanza di sensibilità ambientale che lo contraddistingue.

Ma è stata la bomba atomica a rappresentare una svolta epocale per l’uomo, con la quale si è innalzato al di sopra della natura, con questo progresso si è inaugurata una nuova smodatezza. .

Robert Oppenheimer, la cui fama è principalmente associata alla costruzione della prima bomba atomica nell’ambito del Progetto Manhattan e alla successiva crisi di coscienza che lo portò a rifiutare di lavorare alla bomba all’idrogeno, disse dopo la prima esplosione di una bomba atomicaI fisici hanno conosciuto il peccato e questa è una conoscenza che non potranno perdere.

È stato un passo verso una dimensione che Günther Anders ( filosofo austriaco) descrisse come dilemma fondamentale dei nostri tempi: “Noi siamo inferiori a noi stessi”. Siamo incapaci di farci un’immagine di ciò che noi stessi siamo stati capaci di fare. In questo senso siamo “utopisti a rovescio”: mentre gli utopisti non sanno produrre ciò che concepiscono, noi non sappiamo immaginare ciò che abbiamo prodotto.” (2)

Facciamo un passo indietro:

MANHATTEN 1

Edward Teller, che di rimorsi e crisi di coscienza come Einstein e Oppenheimer non sembra aver sofferto, fu partecipante del Progetto MANHATTEN avviato dal Presidente  Roosevelt, nel 1942. Il lavoro svolse nella massima segretezza a tutti i livelliperfino la maggior parte dei capi militari americani furono all’oscuro. 

 Nell’autunno del 1942, gli abitanti di una zona rurale del Tennessee furono privati in un attimo delle loro case e fattorie. Gli Stati Uniti, che avevano così a disposizione più di 59.000 acri di terra, tirarono su in pochi mesi una città pionieristica, Oak Ridge,  che in seguito ebbe più di 75.000 abitanti, ma non comparve mai sulle carte geografiche e che, all’apice della Seconda Guerra Mondiale, consumava più energia della città di New York. (3)https://www.youtube.com/embed/wLg0ebODqPo?feature=oembed

Si trattava quindi di un affare top-secret del governo statunitense per creare la prima bomba atomica al mondo. Le bocche furono sigillate e fino alla fine della guerra non si seppe nulla o quasi del progetto stesso o delle persone coinvolte. 

Il 16 luglio 1945 esplose il primo ordine nucleare, e insieme ai due test in seguito, erano effettivamente due test le due bombe lanciate su Hiroshima e Nagasaki, fu l’inizio di una lunga serie di sperimentazioni al di là di ogni codice etico. Fu una lunga serie di crimini contro l’umanità e contro il pianeta.  

Tra il 1945 e il 1998, cioè fino alla stipulazione del Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari (CBBT) nel 1996, sono esplosi 2053 ordigni nucleari.

Da allora, una massa di nuovi radionuclidi, isotopi artificiali, è circolata nella stratosfera prima di raggiungere la superficie terrestre attraverso la troposfera e diffondersi ovunque: Cesio-137, Plutonio-239, Carbonio-14, Stronzio-90 contaminano l’atmosfera terrestre per migliaia di anni. (4)

La geoingegneria secondo me inizia qui.

Dopo la messa in opera di un primo ground zero in Giappone, iniziò quasi subito la più imponente campagna globale di lavaggio del cervello mai realizzata. 

Ai bambini giapponesi sono stati mostrati cartoni animati che parlavano del atomo buono.

Walt Disney produsse il film propagandistico “IL MIO AMICO ATOMO” per piccoli e grandi. https://www.youtube.com/watch?v=4is-gZbDC2A

Le bombe diventarono sexy. Miss Atomic Bomb veniva selezionata in concorsi speciali. Ragazze Pinup sexy cavalcavano bombe. La sessualità femminile diventa iconografia della distruzione. L’anatomia femminile viene alterata e trasformata in modo da mettere in evidenza una sessualità che, all’epoca, doveva essere contenuta nella sfera domestica, del matrimonio e della famiglia. 

La realtà capovolta, distorta, ricreata dalla macchina dell’informazione ha una lunga tradizione. Possiamo sperimentare oggi di prima mano il modo in cui la realtà viene stravolta e  rimodellata  dai mezzi di comunicazione di massa.

L’energia nucleare doveva rappresentare la strada verso un futuro promettente, caratterizzato da importanti scoperte tecnologiche, ed essere circondato da un’aura di positività e fiducia. 

“È un dono di Dio”, dichiarò l’allora Presidente Harry Truman durante un comunicato televisivo alla nazione all’indomani della resa giapponese. Pochi anni e qualche decisione di test nucleari dopo, nel 1953, il suo successore Dwight Eisenhower esprime la volontà di utilizzare l’energia atomica anche per scopi civili. Non si dovette attendere molto. Nel 1958, la Commissione per l’energia atomica diede il via all’Operations Plowshare, con l’intento di esplorare i limiti e le potenzialità delle esplosioni nucleari per la creazione di bacini acquiferi, per gli scavi minerari e per l’estrazione di combustibili fossili nel sottosuolo.  Edward Teller propose il progetto Chariot, che aveva come obiettivo la creazione di un porto artificiale a Cape Thompson in Alaska, e consisteva nel seppellire un numero imprecisato di testate nucleari che sarebbero poi state fatte esplodere. Il mare sarebbe confluito all’interno dei crateri risultanti, formando di fatto un’eccellente conca naturale (si fa per dire) in cui creare il porto.

La scarsa consapevolezza dell’impatto del nucleare sull’ambiente e sulla salute fece sì che il suo utilizzo venne considerato anche per i propositi più avventurosi. Nel 1959, Jack W. Reed meteorologo ad un  grande laboratorio dell’United States Department of Energy, che si occupano di questioni di sicurezza nazionale per conto della National Nuclear Security Administration, presentò uno studio intitolato “Some Speculations of Nuclear Explosions on Hurricanes”. Perché non difendere la popolazione dagli uragani semplicemente bombardandoli?  Reed teorizzò che un’esplosione nucleare nell’occhio del ciclone avrebbe fatto in modo che la sua intensità diminuisse, sventando così ogni pericolo (un test c’è stato) (5) 

Donald Trump deve averne sentito parlarne,  aveva suggerito di bloccare gli uragani con le armi nucleari. Aveva uno zio speciale.

L’esperto scientifico John G. Trump fu incaricato di esaminare i documenti sequestrati postumi di Nikola Tesla.  Tesla morì nel 1943 e solo tre anni dopo Bernard Vonnegut e altri due scienziati della General Electric lanciarono simultaneamente l’era scientifica del controllo meteorologico e il Nuovo Progetto Manhattan. I tre anni trascorsi tra la morte di Tesla saranno stati sufficienti per verificare il materiale di Tesla.

In sintesi, 

nel 1945 iniziò l’era atomica nella più completa incoscienza.

Nonostante gli orrori provacati naque un un entusiasmo sconfinato a metà degli anni Cinquanta, quando “le prospettive dell’energia nucleare sembravano brillanti e inesauribili”.

Si prevedeva di viaggiare su Marte con l’energia nucleare.

Hollywood, industria discografica, moda  e mainstream accomparono  questo mondo nuovo  ‘fantastico’.

Con l’ingresso nell’era nucleare, l’intreccio tra scienza civile, industria, accademie, settore dell’ informazione e mondo militare, già chiaramente evidente durante le due guerre mondiali, si intensifica in molteplici forme. Il sistema duale civile-militare sta raggiungendo un importante livello di sviluppo.

La fase attuale ha molto a che fare con gli spostamenti determinati dalle guerre mondiali del passato. Hanno portato a due grandi capovolgimenti, due grandi Reset, ed ora siamo nel terzo.

Oggi siamo in guerra, una guerra mai dichiarata, una guerra a più livelli: una guerra economica, biologica, cibernetica,  chimica, una elettromagnetica, una guerra dell’informazione, sì, e una guerra meteorologica. Quest’ultima è forse la guerra più subdola e nascosta. 

Un passaggio occultato – da MANHATTAN 1 a MANHATTAN 2 

Il complesso militare-industriale-accademico coinvolto nel Progetto Manhattan originale e nella ricerca nucleare era quindi contemporaneamente impegnato nella ricerca e nell’applicazione della manipolazione meteorologica. Le due aree erano strettamente legate anche in termini di utilizzo militare. 

Questo si può già vedere nello sviluppo e nel funzionamento degli strumenti, in entrambi i settori sono necessari e impiegati gli stessi elementi, satelliti, radar, aerei, razzi, ecc. Per questo motivo, molti scienziati che facevano parte del Progetto Manhattan originale hanno lavorato anche alla modificazione del tempo e alla ricerca atmosferica.

Uomini come: Edward Teller, Vannevar Bush, John von Neumann e altri sono noti per aver  lavorato  in entrambi settori. (6)

DALLA GEOINGEGNERIA NUCLEARE ALLA GEOINGEGNERIA CLIMATICA

La realtà della modificazione meteorologica è esplosa alla fine degli anni ’40 con la scoperta della semina delle nuvole negli Stati Uniti da parte di Vincent J. Schaefer e Bernard Vonnegut, (7) e può essere vista come sottocategoria della geoingegneria.  Ha un impatto locale in quanto si svolge su scala locale, ma quando si verificano numerosi interventi (la Cina sta ora manipolando su larga scala),  l’impatto globale deve essere tenuto in conto. Tuttavia, anche un intervento limitato e locale in un’area di importanza strategica può avere un impatto globale devastante. Basti pensare all’ effetto farfalla  che dice “ che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo”.

Il significato del  termine geoingegneria è stato modificato negli ultimi anni. La definizione attuale è la seguente: La geoingegneria, nota anche come ingegneria climatica, descrive una serie di modi per intervenire su larga scala nei sistemi naturali della Terra – oceani, suolo e atmosfera – per combattere direttamente il cambiamento climatico.

Sebbene la definizione ufficiale del termine e delle tecnologie sia stata diffusa solo di recente, già negli anni ’60 esistevano piani concreti per progetti di questo tipo.

Esiste un memorandum della CIA del 1960 

che descrive in dettaglio ciò che deve essere fatto per cambiare il clima della Terra. (8)

Non ho potuto fare a meno di pensare, scoprendo il documento, agli esperimenti nucleari ad alta quota che si sono svolti in quegli anni e ai missili esplorativi con vari rilasci che hanno lasciato tracce negli strati superiori. I danni creati erano diversi, uno di questi, secondo Rosalie Bertell, era il daneggiamento dello strato di ozono, e non è stata l’unica a parlarne. Gli effetti sul clima o non sono stati indagati, poco probabile, o non resi pubblici i dati.

Mi sono chiesta: è possibile che il danno fatto  – lacerazione dell’ ozonosfera – abbia portato a pensare di porvi rimedio? È possibile che la CIA, ad esempio, abbia intrapreso un progetto del genere in questo contesto?  

Negli articoli sulla storia dello sviluppo della ricerca sull’ozono, gli esperimenti nucleari in quota non sono considerati come un fattore

Il ruolo dei test nucleari NON è menzionata né dalla NOAA, né dall’ONU, né dalla NASA, né dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale, né dalla Commissione Europea, né dall’EPA, né da nessuna parte del Protocollo di Montreal, che è un po’ la Bibbia dell’inversione della riduzione dell’ozono – dopo aver scoperto il buco.
In risposta a una domanda al riguardo, il NOAA ha dichiarato a FactCheck:
I test nucleari non sono la causa della riduzione dello strato di ozono che abbiamo sperimentato….Le emissioni umane di composti di cloro e bromo a lunga vita, compresi i CFC e gli halon, hanno portato alla riduzione dell’ozono osservata. (bromo e cloro ricordano  la ricetta del genio della NASA Harry Wexler per modificare il clima, questo nei primi  anni sessanta. Wexler propose di  DISTRUGGERE LO STRATO DI OZONO E QUINDI AUMENTARE NETTAMENTE LA TEMPERATURA SUPERFICIALE DELLA TERRA, irrorando diverse centinaia di migliaia di tonnellate di cloro e bromo con aerei stratosferici) Ci hanno provato? In passato temevano un raffreddamento del clima. (9)  

Nell’ Atomic Archive leggiamo sulla Ozone Depletion: In teoria, i test nucleari producono protossido di azoto, una sostanza che impoverisce l’ozono.

Giusto in questi ultimi tempi Alan Bardeen e i suoi coautori hanno scoperto che i fumi di una guerra nucleare globale distruggerebbero gran parte dello strato di ozono nell’arco di 15 anni, con un picco medio di perdita di ozono di circa il 75% a livello mondiale. E anche una guerra nucleare regionale porterebbe a un picco di perdita di ozono del 25% a livello globale, con un recupero che richiederebbe circa 12 anni.  (10) 

 Le detonazioni  ‘pacifici’ hanno effetti diversi? 

Altra area  rilevante  dal punto di vista del pericolo per l’ozonosfera – e occultata –  è il traffico aereo civile e militare. È persino escluso dalle statistiche ufficiali sull’inquinamento atmosferico. (11)   

Inoltre,  non si parla dell’espansione della rete satellitare 5G. Se il 5G penetra dallo “spazio” in modo massiccio e ampiamente collegato alle reti in basso, quali sono le conseguenze per gli strati atmosferici e per la vita sul pianeta? (12) 

Dallo spazio riusciremo a controllare

disse il futuro presidente degli Stati Uniti Lyndon B. Johnson nel 1962. Johnson riassume molte cose in poche parole: «Dallo spazio riusciremo a controllare il clima sulla terra, a provocare alluvioni e carestie, a invertire la circolazione negli oceani e far crescere il livello dei mari, a cambiare la rotta della corrente del Golfo e rendere gelidi i climi temperati». (13) 

E’ una sintesi davvero impressionante, che io non so fare con la stessa incisività. Nel mio tentivo di riassumere ma anche spiegare mancano molti aspetti. Sto cercando di dipingere un quadro ampio, ma rimane sempre e comunque limitato. Per quanto riguarda il controllo meteorologico mi limito a ricordare che esperimenti per modificare la quantità di precipitazioni sono stati condotti già negli anni ’50 in decine di Paesi, tra cui l’Italia. In Italia, i primi dati ufficiali risalgono al 1947, e gli esperimenti riportati in Sardegna negli anni ’60 sono particolarmente interessanti, in quanto soddisfacenti e rilevanti per la costruzione di bacini artificiali. Generale A. Serra, che ci ha lasciato un documento che documenta questi fatti, ha commentato:

Operare su regioni di montagna o di collina, al fine di creare riserve idriche in bacini di raccolta è la forma più promettente di usufruire di piogge o neve artificiali, dichiarò il Gen.A.Serra. (14)

Il tema dell’inseminazione  delle nubi  e la gestione dell’acqua, del WATERMANAGMENT sono strettamente legati. Dove si trovano grande dighe nel mondo si trovano operazioni di Cloud Seeding. 

Tuttavia, l’uso e la manipolazione degli elementi della natura è accompagnato da disastri di portata sproporzionata. La segretezza delle operazioni – elemento rilevante anche in questo settore – è la salvezza per chi compie danni. Nel caso in cui le operazioni sfuggano al controllo, è la natura a fungere da alibi e ad essere incolpata dei disastri.

L’alluvione di Lynmouth, in Gran Bretagna, nel 1952, ne è un esempio. Il  14 agosto 1952 furono avvistati degli aerei che inseminavano le nuvole con l’intenzione di cambiare il tempo. Il cielo assunse una straordinaria tonalità di giallo, verde e viola. Il diluvio che ne seguì fu drammatico.


Anche l’alluvione di Firenze del 1966 solleva questioni di questo tipo.

Quando il tempo atmosferico è usato come arma e mira alla distruzione, richiede ancora più segretezza (vedi il Progetto Popeye e il Vietnam).

In sintesi: 

Il cloud seeding è una procedura per modificare la quantità e il tipo di precipitazioni attraverso l’applicazione di sostanze chimiche nell’atmosfera, alterando i processi microfisici nelle nuvole o nelle correnti. È documentata da decenni e viene utilizzata per modificare le precipitazioni, la grandine, la neve o le tempeste. Questo avviene negli Stati Uniti, in Russia, Europa, Cina, India, Africa, Indonesia, Australia, Cuba, Cile e altri Paesi. In Israele sono veri maestri. Sono venuti anche da noi per insegnarci.(Progetto Pioggia in Puglia)

Di particolare interesse nel campo della manipolazione meteorologica sono progetti di 

CONTROLLO ELETTROMAGNETICO 

Ci sono di vari tipo. 

 Negli anni ’90, l’Atmospheric Laboratory del MIT ha condotto prove sul campo di tecnologie non convenzionali per la modifica del tempo atmosferico. In ulteriori studi, gli scienziati dell’atmosfera hanno sviluppato una teoria che identifica nel caos meteorologico su macroscala la “chiave” della modificazione del tempo.

Alla fine degli anni ’90, un gruppo di ricerca indipendente in Australia, cercando le origini di questa teoria, si è imbattuto in un “meccanismo atmosferico”. Prove sperimentali hanno dimostrato che “piccole quantità di energia elettromagnetica applicata in modo intelligente” possono causare cambiamenti nel tempo atmosferico in base all’andamento delle onde sinusoidali atmosferiche (onda con un unico movimento oscillatorio) . Questa ricerca ha portato allo sviluppo di una tecnologia di risonanza atmosferica sostenuta da Aquiess International. La manipolazione meteorologica di Aquiess si basa su frequenze, codici e algoritmi rilevabili che possono fornire un collegamento (apparentemente) diretto tra i processi di programmazione e i sistemi atmosferici. Secondo il responsabile del progetto, è stato possibile produrre precipitazioni delicate. Il progetto pare abbia avuto buoni risultati, i programmi Rain Aid, ma è stato spento (anche il sito di Aquiess) , il che però non significa che questa tecnica non venga utilizzata oggi, ma non più da Aquiess. Per questo sono necessari clienti. (15)

Ufficialmente note sono le piogge indotte con il laser, che mostrano per esempio in  in Arabia Saudita  effetti sorprendenti, si vedono cammelli camminare nel deserto allagato. Saranno forse adoperate una combinazione di tecnolgie. 

Altra nuova tecnologia crea nuvole di pioggia partendo dal un cielo totalmente privo di nubi e generando ioni (gli ioni sono atomi o molecole a cui è stato tolto un elettrone e diventano così reattivi al punto da cercarsi l’un l’altro) nell’atmosfera. Questa metodologia è totalmente diversa da quelle sperimentate finora.

Da notare un film d’animazione Disney del 1957 (lo trovate sul sito: Come possedere il Tempo) che mostrava il trattamento delle nuvole con fulmini provenienti da oggetti volanti che sembrano droni.  Questo da un idea quali sviluppi tecnologici erano già avvenuti oppure programmati in questo settore, in quegli anni lontani. E lo sviluppo complessivo procedeva in modo impressionante.

Dopo il successo del lancio del primo satellite in assoluto, lo Sputnik, da parte dell’Unione Sovietica, già nel 1960, con il programma Carona, gli Stati Uniti lanciarono un satellite spia per fotografare le basi missilistiche sovietiche.

La tecnologia missilistica e la tecnologia delle armi nucleari sono state sviluppate contemporaneamente tra il 1945 e il 1963.

Durante questo folle periodo di test atmosferici nucleari, sono state tentate esplosioni a vari livelli, sopra e sotto la superficie della Terra. Alcune delle descrizioni ormai familiari della atmosfera protettiva della Terra, come l’esistenza di fasce di Van Allen, sono basate su informazioni ottenute attraverso la sperimentazione stratosferica e della ionosfera di quei tempi. Le detonazioni dentro la fascia di van Allen secondo Rosalie Bertell hanno creato danni irriversibili. Nel 1962 è stato lanciato un razzo con un ordigno da 1,4 megatoni che è esploso a 400 km di altezza, rompendo le fasce di Van Allen. Le fasce di Van Allen sono state una delle prime scoperte americane dell’era spaziale, nel 1958.

HAARP – WOODPECKER – ANTENNE – SATELLITI – SOLAR POWERSTATION E ….

Nel 1969 è stata creata una stazione per supportare gli studi dell’Università di Stanford sulle proprietà magnetosferiche e ionosferiche della plasmasfera.

La Stazione Siple è un precursore di Haarp.

Il programma HAARP è iniziato nel 1990

H.A.A.R.P. (High-Frequency Active Aural Research)

Le antenne installate in Alaska avrebbero ufficialmente avuto lo scopo di studiare la ionosfera per migliorare le telecomunicazioni, cosa che avveniva anche in altri Paesi e soprattutto in Russia, che era molto avanti nell’utilizzo di questo tipo di apparecchiature. 

Scrive Rosalie Bertell: Negli anni 1970, in una inusuale collaborazione fra americani e sovietici durante la Guerra Fredda, gli Stati Uniti diedero ai sovietici un gigantesco magnete, che in effetti divenne una parte del loro Progetto Woodpecker. Nel 1974, nell’ambito degli Accordi di Vladivostock, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica presero la decisione congiunta di sciogliere la calotta polare artica.11 Non si tratta di un accordo bilaterale registrato dell’ONU, perciò non divenne mai accessibile a coloro i quali – più tardi – furono messi in allarme dal rapido scioglimento dei ghiacci e delle nevi polari, e dalla situazione degli orsi polari che ne è risultata. Per il pubblico, lo scioglimento della calotta polare artica è diventato un segnale forte e inquietante del cambiamento climatico, talmente forte che negli Stati Uniti ai media è stato richiesto di non parlare mai di orsi polari! A causa del segreto militare la gente è stata indotta a pensare che il controllo industriale delle emissioni di CO2 riporterebbe tutto a posto nell’Artico! (16)

Il sovietico Woodpecker 

(simile a quello che in seguito negli USA fu HAARP) era uno strumento di Tesla situato in Ucraina, in quella che in seguito, nel 1986, divenne la zona non accessibile dopo il  disastro del reattore nucleare di Chernobyl (che aveva fornito energia per il Woodpecker)…

Rosalie Bertell ha descritto HAARP, Woodpecker, altri riscaldatori ionosferici, la rete satellitare, le torri GWEN e molto altro nel suo libro e non posso che raccomandarlo a chiunque voglia saperne di più sull’argomento.

L’ esplorazione dell’atmosfera superiore ha portato allo sviluppo di strumenti per monitorare le condizioni atmosferiche e geofisiche del pianeta. 

Ma è  davero  sorprendente la vertiginosa rapidità con cui sono emersi tecnologie, progetti e eventi: l’allunaggio nel 1969, all’apice della corsa allo spazio tra Unione Sovietica e Stati Uniti d’America, solleva molti interrogativi. Ci sono stati realmente? 

 Interrogativi di altro tipo  sono da fare  per i piani per il posizionamento di una Centrale solare satellitare nella fascia di Van Allan, riportate da Rosalie Bertell nel suo libro, progetatta pare già nel 1968. Con lo sviluppo dell’era spaziale, alla fine degli anni Cinquanta e negli anni Sessanta i pannelli solari come fonte energetica  sono stati utilizzati per alimentare varie parti dei veicoli spaziali. Il primo fu il satellite Vanguard I nel 1958, seguito da Vanguard II, Explorer III e dallo Sputnik-3.

Nel 1978, il governo statunitense propose ufficialmente 

Una centrale solare spaziale 

che avrebbe catturato l’energia dal sole e l’avrebbe rimandata sulla Terra per un uso commerciale.  Secondo Rosalie, ogni satellite doveva essere grande quanto l’isola di Manhattan e posizionato in orbita geostazionaria. Il piano prevedeva che i satelliti assorbissero la radiazione solare utilizzando celle solari e poi inviassero l’energia alla Terra attraverso antenne riceventi chiamate “rectennas”, dove sarebbe stata trasmessa tramite fasci di microonde. 

 Oggi questo sistema è di grande attualità e viene presentato come una possibile salvezza energetica per l’umanità. 

Leggiamo in questi giorni, e sono notizie mainstream: La soluzione alla crisi climatica? La Terra fa un passo avanti verso un’energia solare spaziale sostenibile, . 

Che si tratti nel caso della centrale solare nello spazio di un sistema camuffato, ufficialmente civile ma con caratteristiche militari, sembra più che ovvio. Rosalie Bertell si rivolse all’epoca al Comitato per il disarmo delle Nazioni Unite in riferimento a questo progetto, ma le fu risposto che, finché fosse stato definito come un progetto di energia solare, non avrebbe potuto essere considerato un progetto di armamento. Ma come era possibile questa ascesa rapida verso lo spazio? 

E passiamo da Edward Teller a  John von Neumann

Era von Neumann  il vero dottor Stranamore?

Uno sviluppo così stupefacente è stato reso possibile dallo sviluppo dei computer. E qui incontriamo un nome molto importante che è quello di John von Neumann (17).

All’apice della guerra fredda, a metà degli anni Cinquanta, Neumann fa di tutto per promuovere la costruzione del missile balistico intercontinentale … Ma il male è in agguato, un male per lui stesso: un tumore osseo lo costringe su una sedia a rotelle, però non gli impedisce di partecipare personalmente alle riunioni strategiche con i militari, mentre si dedica a nuovi studi sui programmi in grado di riprodursi da soli, che chiama automi cellulari. 

Dunque, ci si chiede se sia stato lui ad aver ispirato Kubrick nella creazione del personaggio del dottor Stranamore.

Neumann è stato una delle menti più brillanti e straordinari del secolo scorso. Insieme a Edward Teller e Eugene Wigner, apparteneva al “clan ungherese” del Progetto Manhattan.

Nel 1956, in qualità di membro della Commissione per l’Energia Atomica, Neumann predisse che le nazioni avrebbero raggiunto il controllo climatico globale entro pochi decenni, con la  prospettiva della guerra meteorologica.

 John von Neumann aveva affermato che la conoscenza dell’uomo stava rapidamente avvicinandosi ad un livello da consentire in alcuni decenni interventi in materia atmosferica e climatica. Non ha indicato quale forma di metodi di controllo del clima si potrà usare, ma ha detto che una volta che saranno stati sviluppati “saranno sfruttati”.

Ha dato il suo punto di vista al mondo nella trasmissione globale Voice of America  in un simposio radiofonico settimanale su “Le frontiere della conoscenza e la speranza dell’umanità per il futuro”. Ha detto che l’uso di procedure di controllo in una regione “può influenzare in modo critico un’altra”. E ha aggiunto anche: “L’attuale terribile possibilità di guerra nucleare può cedere il posto ad altre anche più terribili. Dopo che il controllo climatico globale sarà diventato possibile forse tutte le nostre attuali preoccupazioni sembreranno semplici”.

Ci sarebbe qualche speranza in una simile situazione? “La risposta più ottimista”, ha concluso, “è che la specie umana è stata sottoposta a test simili prima e sembra avere una capacità congenita di venirne fuori dopo varie forme di guai”.

Dieci anni dopo le detonazioni delle prime bombe atomiche e la successiva resa giapponese, la rivista Fortune ha pubblicato un importante articolo di John von Neuman “Can We Survive Technology?” ( lo trovate sul sito) E’ senza dubbio la prima menzione significativa della tesi SRM di geoingegneria. Quindi von Neumann ha ‘previsto’ la ingegneria del pianeta via Solar Radiation Managment.

Pochi anni dopo, tutto ciò fu reso esplicito in un memorandum della CIA, come già detto e

sempre nel 1960, si formò un gruppo nella NATO sotto la guida di Theodore von Karmàn. Kàrmàn è stato consulente dell’aeronautica statunitense e della NATO e ha avuto il compito di coordinare questo gruppo di esperti e leader della NATO guidato dagli Stati Uniti per sviluppare piani per le guerre future utilizzando (sfruttando, deviando, imitando) le forze della natura. L’incarico fu il coronamento della lunga carriera di Kàrmàn. I progetti in cui era coinvolto riguardavano in generale la conquista dello spazio.

Brevemente: Alcuni dati  per ricordare i contorni del periodo:

La Seconda guerra mondiale  ha dato un enorme impulso per aumentare lo sviluppo del controllo del meteo.

Nel 1953  il governo americano costituisce l’Agenzia per il controllo del tempo.

Nel 1957 una commissione consultiva sul controllo climatico afferma: “Le modificazioni climatiche potrebbero rivelarsi un’arma più cruciale della bomba atomica” (M.S. Ventakataramani, To Own The Weather, Frontline, 16-29 gennaio 1999).
Nel 1958  Howard T. Orville, capo dell’Agenzia per il Controllo del Tempo, afferma che si stanno studiando “modi per modificare il clima usando un raggio elettronico per ionizzare o de-ionizzare l’atmosfera sopra una determinata area”.

Quindi nel 1960 è stato fondato il Comitato NATO – il comitato von Karman.

Il Comitato comprendeva alti rappresentanti militari di Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Francia e Germania Ovest. Era composto da oltre 200 scienziati ed esperti militari. Dopo la morte di Kàrmàn, fu Edward Teller a presiedere il Comitato NATO e Teller, come sappiamo, era fortemente motivato all’uso delle bombe atomiche, in molti modi. 

Il campo di esplorazione militare? 

Trasformare la natura in una vera arma, per generare eventi catastrofici, devastare l’agricoltura, le infrastrutture, sciogliere dei ghiacci per affogare città portuali avversarie, deviare correnti marine e atmosferiche, far esplodere ordigni nucleari finalizzati a provocare tempeste radioattive e incendi  su enormi spazi abitati, creare buchi nella ozonosfera, tutto questo e altro ancora era scienza militare durante la Guerra Fredda.


Si chiama «environmental warfare», ed è una guerra condotta provocando intenzionalmente catastrofi ambientali.

L’uso del meteo come arma viene vietato nel 1978 nell’ambito della Environmental Modification Convention (ENMOD). Sia Stati Uniti d’America che Unione Sovietica l’hanno firmata. Convenzione sulla proibizione dell’uso militare o di altra ostile natura di tecniche di modificazioni ambientali, Nazioni Unite, Ginevra: 18 maggio 1977. In vigore dal 5 ottobre 1978   

Ma se si cambia il nome del bambino, il gioco può continuare.

Dopo il 1978 le sperimentazioni sono continuate indisturbate, ma non ufficialmente, e non si pubblicano più documenti espliciti e significativi come negli anni precedenti, mentre proprio in questi decenni constatiamo un aumento degli eventi estremi.

Facendo scomparire il tema dalla sfera dell’ufficialità, lo si è relegato nel campo delle teorie cospirative o della fantascienza.



Oggi viene incolpato il “cambiamento climatico” di ogni sorta di disastro (grazie al famigerato consenso del 97% degli esperti sull’aumento della CO2 come causa).

La “cure” escogitata per “trattare” il pianeta ‘infiammato’ è una misura  che, guarda caso, era proposta dalla CIA nel 1960!

Nel documento della CIA invece della CO2 come problema non c’era  traccia. 

Esiste un altro documento rivelatore, ed è  del 1998 di Jay Michaelson: “Geoingegneria: un progetto Manhattan per il cambiamento climatico” pubblicato nello Stanford Environmental Law Journal, vol. 17, No. 73, 1998.  Michaelson sostiene in un scritto corposo di 53 pagine la necessità urgente di avviare immediatamente progetti di geoingegneria e propone un progetto tanto vasto e segreto quanto lo era il progetto Manhattan, quindi  …

GEOINGEGNERIA – 5 G – TRANSUMANESIMO 

Per concludere la mia analisi, vorrei soffermarmi sulla questione che dovrebbe essere al centro di questa relazione e che spero sia già un po’ affiorata attraverso le mie presentazioni.

Quali connessioni si possono individuare tra la geoingegneria e la tecnologia 5G che sta investendo il pianeta, e cosa ha a che fare tutto questo con il passaggio dell’umanità al transumanesimo?

 “Gli sviluppi tecnologici trasformano il potere in una gestione totale della vita, che diventerà sempre più tecno…”scrivono nel loro  libriccino sul 5G Silvia Guerini e Costantino Ragusa. 

Credo che i fatti selezionati finora abbiano sottolineato proprio questo aspetto. In definitiva, una logica meccanica sostituisce il vivente.  Nel caso della rivoluzione atomica, l’energia distruttiva è stata dichiarata la forza vitale del progresso.

La campagna per le PR del settore delle telecomunicazioni descrive il 5G come la prossima generazione di “tecnologia wireless ultra veloce che ha il potenziale per connettere qualsiasi cosa, dagli smartphone alle auto a guida autonoma, ai mondi virtuali”, come se questo tipo di comfort aggiuntivo fosse un contributo benigno alla vita. 

La PR degli anni cinquanta, per introdurre il nucleare ‘civile’ intona la stessa  musica.

Il  5G utilizza frequenze d’onda estremamente elevate, da 24 GHz e fino a 90 GHz note come bande d’onda millimetriche, con alcune previsioni di raggiungere la gamma di 300 GHz. Le bande millimetriche sono necessarie per le armi del Massive Internet of Things (MIOT) , l’Intelligenza Artificiale e le armi a energia diretta (DEW), che richiedono tutte l’estremità più alta della scala dello spettro, che rappresenta anche livelli di esposizione alle radiazioni sempre più elevati. 

Il 5G, di cui non esiste un’analisi indipendente sulla sicurezza o sulla salute, minaccia la biosfera e tutti gli esseri viventi.

Questo non è più una novità da tempo, lo stesso vale per gli interventi dei geoingegneri che operano con gli stessi meccanismi senza scrupoli che considerano il pianeta e gli esseri viventi su di esso come macchine da invadere e rimodellare  come meglio credono. 

Come ha dimostrato anche la nascente era nucleare, questo avviene senza conoscenza e consapevolezza, ma con una logica che obbedisce solo ai propri fini, cioè al controllo e al possesso. OWNING THE WEATHER” descrive magnificamente lo spirito dei tecnocrati.

In pubblico, il 5G viene dipinto come una nuova era di gadget high-tech, il prodotto finale di una generazione di scienziati e politici che hanno reimpostato la relazione con la realtà e hanno accolto un cosiddetto progresso tecnocratico. 

La digitalizzazione compenetra tutti gli aspetti della nostra vita e il 5G, poi il 6G e il 7G saranno necessari per far funzionare appieno la rete di controllo.  La tabella di marcia è chiara, non hanno nulla da nascondere. Le informazioni sono disponibili in abbondanza sul sito del World Economic Forum.

E non è un segreto, e questo è l’aspetto più grave della questione, che in questo sviluppo c’è un elemento pervasivo e incontrollabile che nessuno può limitare o controllare: Sappiamo che il 5G fornirà anche armi neurali controllate a distanza, questo è risaputo. Per inciso, piani di questo tipo sono stati comunicati da decenni. Il geofisico Gordon McDonald, personaggio di alto livello, era a conoscenza di questi sviluppi e aveva previsto la possibilità futura di un controllo mentale dall’alto. 

Che si tratti del controllo dell’atmosfera, della biosfera o dell’esistenza umana, i metodi e gli strumenti utilizzati sono interconnessi, la misura dell’uomo diventa un fattore materiale, l’uomo diventa una cosa tra le cose.

In assenza di etica, l’avanzamento della scienza e della tecnologia estrema diventa ora ancora più drastico e di vasta portata: le forze della natura devono essere sconfitte e superate. La natura non deve essere solo migliorata, ma sostituita. Per raggiungere questo obiettivo, la realtà deve diventare globalmente leggibile, misurabile e controllabile. Una follia completa, perché la realtà è complessa e non è realmente comprensibile per le competenze umane.

 Il perseguimento di questa nuova dimensione si manifesta nel Massive Internet of Things (MIOT) con le sue varie classificazioni che spiegano la natura delle ramificazioni. (18)  

L’Internet delle cose (IoT) collega gli oggetti a Internet, ed è giunto il momento di collegare anche il corpo umano,  l’Internet dei corpi (IoB).

Ho ricordato in questi giorni un autore letto molti anni fa, già negli anni sessanta fu Lewis Mumford (1895-1990) scrisse nel suo libro il Mito della Macchina: 
“Nella terminologia dell’odierna visione dominante del rapporto dell’uomo con la tecnologia, la nostra epoca è il passaggio dallo stato primitivo dell’uomo, caratterizzato dall’invenzione di strumenti e armi allo scopo di dominare le forze della natura, a uno stato radicalmente diverso in cui l’uomo non solo avrà conquistato la natura, ma si sarà distaccato il più possibile dall’habitat organico. Con questa nuova “mega-tecnologia”, la minoranza al potere creerà una struttura unificata, onnicomprensiva, super-planetaria e a funzionamento automatico. Invece di agire come una personalità autonoma, l’uomo diventerà un animale passivo, senza scopo, dipendente dalla macchina, le cui stesse funzioni, secondo i tecnici moderni, saranno delegate alla macchina o strettamente limitate e controllate a beneficio di organismi collettivi spersonalizzati”.

 La digitalizzazione e l’inseminazione con sensori riguarda tutto il pianeta. Lo dimostrano le categorie aggiunte per ARIA-MARE-TERRA (19)

E quindi abbiamo:
L’Internet delle cose sott’acqua (IoUT) – L’Internet delle cose nel sottosuolo (IoUGT) – L’Internet delle cose nello spazio (IoST)  e sembrano particolarmente rilevanti per il controllo e la manipolazione dell’ambiente a tutti i livelli. 

Presto condiremo (we will salt) gli oceani, la terra e il cielo con un numero incalcolabile di sensori invisibili agli occhi, ma visibili l’uno all’altro e ad una varietà di dispositivi di raccolta dati. I vasti flussi di dati sempre più accurati si combinano e interagiscono per produrre cache sempre più significativi di conoscenza” . prometteva Esther Dyson qualche anno fa. Esther Dyson, un’ azionista finanziaria il cui portafoglio include 23andMe, Genomera e PatientsLikeMe, è figlia di Freeman Dyson.

Polvere intelligente diabolica sparsa ovunque come confetti”  – erano le ultime parole di Julian Assange prima che la sua connessione a Internet fosse definitivamente interrotta e il suo soggiorno nellì ambasciata sostitutio con la prigione. (20) 

  L’idea delle polveri intelligenti non è nuova. Kris Pister dell’Università di Berkeley aveva coniato il termine “Smart Dust” (polvere intelligente) a metà degli anni novanta come parte di un progetto di ricerca della DARPA, concludendo: “Programmeremo le pareti e i mobili, e un giorno anche gli insetti e la polvere”.

Già in VIETNAM, negli anni ’60, vennero rilasciate piccole macchine, cioè sensori lanciati dal cielo sopra la rotta di Ho Chi Minh, in grado di rilevare movimenti, suoni, metalli e persino odori, con cui accompagnarono la massiccia campagna aerea statunitense contro le linee di rifornimento nordvietnamite.  Naturalmente, questi sensori erano enormi rispetto a quanto è possibile fare oggi. 

E alcuni scienziati californiani non hanno dubbi: la polvere intelligente ha già fatto la sua prima apparizione su un vero campo di battaglia in Afghanistan, dove gli americani hanno cosparso nubi di smart dust sulle zone più impervie e montagnose. 

Il prossimo test? 

Ho qualche sospetto. 

Ci sarebbe molto altro da dire e da aggiungere per dipingere questo gigantesco quadro distopico. Mi fermo qui, dopo molti anni di indagine, è stato un primo tentativo di tracciare una panoramica dei molti dati raccolti e allo stesso tempo di incoraggiare a spulciare l’archivio creato, per chi volesse approfondire l’argomento.
Come mai prima d’ora, le persone cominciano a porsi delle domande.  L’immenso lavoro svolto da molti in questi due anni sta contribuendo a rendere il quadro più chiaro, a illuminare le connessioni.  Vedere e capire è il prerequisito fondamentale per il cambiamento, per la guarigione. Ecco perché questo lavoro è così importante e perché è così importante collegare la nostra ricerca.


Vi ringrazio per l’invito.

FONTI

1) EDWARD TELLER, DALLO SCUDO SPAZIALE A…https://www.nogeoingegneria.com/tecnologie/spazio/dallo-scudo-spaziale-alla-difesa-antimissili/

2) L’UOMO E’ ANTIQUATO https://www.nogeoingegneria.com/librifilms/luomo-e-antiquato/

3) Oak Ridge: la città “Atomica” segreta degli Stati Uniti https://www.nogeoingegneria.com/tecnologie/nucleare/citta-segrete-oak-ridge-2/

(4) HIROSHIMA E NAGASAKI: I REPORTAGE CENSURATI DAGLI USA https://www.nogeoingegneria.com/tecnologie/nucleare/atomic-cover-up-la-storia-nascosta-dietro-il-bombardamento-degli-stati-uniti-di-hiroshima-e-nagasaki/

5) https://www.nationalobserver.com/sites/nationalobserver.com/files/styles/nat_social/public/img/2017/10/11/gw-irma-abomb-top.jpg?itok=2Btg_nZN e   https://www.youtube.com/watch?v=-q47sHA4eA

6) https://www.nogeoingegneria.com/timeline/personaggi/la-storia-e-davvero-lunga-e-parte-nel-1946-lo-sviluppo-postbellico-del-nuovo-progetto-manhattan/

7) https://www.nogeoingegneria.com/timeline/storia-del-controllo-climatico/tesi-di-laurea-inseminazione-delle-nubi-stato-della-ricerca-e-prospettive-operative/

(8) LA CIA PUÒ UTILIZZARE IL METEO COME ARMA? È DAL 1960 CHE CERCA DI FARLO

9) HARRY WEXLERhttps://www.nogeoingegneria.com/timeline/storia-del-controllo-climatico/herry-wexler/

10) CONSEGUENZE CLIMATICHE DI UN CONFLITTO NUCLEARE www.nogeoingegneria.com/tecnologie/nucleare/conseguenze-climatiche-di-un-conflitto-nucleare-peggiori-del-previsto/

11) Shuttle e aerei mettono in pericolo la Terrahttps://www.nogeoingegneria.com/tecnologie/areosol/scie-aerei-e-shuttle-mettono-in-pericolo-la-terra/

12) WIFI dallo spazio mette a rischio l’ozonosfera   https://www.nogeoingegneria.com/tecnologie/spazio/wi-fi-dallo-spazio-a-rischio-lo-strato-di-ozono/

13) Dallo Spazio riusciremmo a controllare il clima….https://www.nogeoingegneria.com/timeline/progetti/dallo-spazio-riusciremo-a-controllare-il-clima-sulla-terra-provocare-alluvioni-e-carestie/

14) Italia: piogge artificiali dal 1947 https://www.nogeoingegneria.com/timeline/progetti/piogge-artificiali-in-italia-dal-1947/

15) Controllo elettromagnetico del tempo https://www.nogeoingegneria.com/timeline/progetti/il-controllo-elettromagnetico-del-tempo/

16) PIANETA TERRA ULTIMA ARMA DI GUERRA https://www.nogeoingegneria.com/librifilms/e-uscito-il-libro-pianeta-terra-lultima-arma-di-guerra/

17) John von Neumann https://www.nogeoingegneria.com/timeline/storia-del-controllo-climatico/nel-1956-john-von-neumann-ha-previsto-le-guerre-meteo/

18 e19) L’Internet delle cose sott’acqua (IoUT) – L’Internet delle cose nel sottosuolo (IoUGT) – L’Internet delle cose nello spazio (IoST) https://www.nogeoingegneria.com/tecnologie/sistemi-radar/dal-mare-al-sottosuolo-fino-allo-spazio-le-nuove-frontiere-delliot/

20) ASSANGE POLVERE INTELLIGENTE DIABOLICA  https://www.nogeoingegneria.com/tecnologie/sistemi-radar/polvere-intelligente-diabolica-sparsa-ovunque-come-confetti-le-ultime-parole-di-julian-assange/

KLAUS SCHWAB esalta: “Considerate le possibilità illimitate di avere miliardi di persone connesse tramite dispositivi mobili, dando vita a una potenza di elaborazione, capacità di archiviazione e accesso alla conoscenza senza precedenti. Oppure pensa all’incredibile confluenza di scoperte tecnologiche emergenti, che coprono campi di ampio respiro come l’intelligenza artificiale (AI), la robotica, l’Internet delle cose (IoT), i veicoli autonomi, la stampa 3D, la nanotecnologia, la biotecnologia, la scienza dei materiali, lo stoccaggio di energia e informatica quantistica, per citarne alcuni. Molte di queste innovazioni sono agli inizi, ma stanno già raggiungendo un punto di svolta nel loro sviluppo mentre si sviluppano e si amplificano a vicenda in una fusione di tecnologie attraverso il mondo fisico, digitale e biologico ”.

Klaus Schwab, Plasmare il futuro della quarta rivoluzione industriale.

Contributo di Dino Giagtzglou alle tre giornate contro le tecno-scienze

UN CONTRIBUTO AL QUARTO INCONTRO INTERNAZIONALE
CONTRO LE TECNO-SCIENZE


Salve a tutti e tutte!

Tre anni fa, quando Resistenze al nanomondo ha preso l’iniziativa di organizzare per la prima volta questo incontro annuale e internazionale, non potevo immaginare cosa sarebbe successo negli anni a venire. In quel primo incontro ho cercato di descrivere i miei pensieri e le mie preoccupazioni sulla quarta rivoluzione industriale in corso, concentrandomi sulla neo-teoria futuristica e tecnomaniaca (gentrificata) della Singolarità e su ciò che segue dall’ideologia transumanista e dalle pratiche dei suoi sacerdoti.

Oggi, dopo più di due anni di continuo terrore sanitario pieno di propaganda allarmante, attentato informativo a tappeto e manipolazione psicologica attraverso bugie enormi e banali, minacce nefaste, ricatti, coprifuoco, blocchi, punizioni, ipocriti appelli alla “solidarietà”, promesse e “ricompense”, possiamo vedere chiaramente ciò che per molti compagni – anche se sembrano essere sempre pochi – era evidente e prevedibile da decenni o secoli: come la classe dirigente crea e/o sfrutti varie “crisi” successive sotto le spoglie di “stati di emergenza” per applicare, imporre o rendere desiderabili (dalla popolazione) “nuove” tecnologie e tecniche, ma anche per estendere vecchie e identiche forme di controllo psicosociale e di accumulazione capitalista, ultimamente arrivando fino a i livelli cellulari e molecolari della specie umana facendo vivere i nostri corpi fonderie e fabbriche di produzione di proteine di proprietà dell’industria farmaceutica biotecnologica.

Una cosa è certa, due cose sono certe: verrà proposto un nucleare “nuovo”, “verde” e, ovviamente, “sicuro ed efficace” per affrontare la “crisi energetica” oltre che la “crisi climatica”, mentre è in corso un’enorme spinta per l’approvazione di alimenti “modificati dal gene” spacciati per non OGM che dovrebbero diventare la soluzione a una “crisi alimentare” di qualche causa vaga, oscura e non definita, o addirittura il trattamento di malattie della civiltà moderna come come l’obesità, allo stesso modo in cui sono state introdotte terapie geniche “nuove” e – ripetiamolo con una sola voce – “sicure ed efficaci”, sotto forma di iniezioni ingannevolmente etichettate e falsamente accettate come vaccini, per far fronte a un presunto “crisi sanitaria”.

Non dovrebbe sorprendere se la soluzione proposta a una possibile ondata di malattie autoimmuni o ereditate geneticamente, sia il risultato di queste iniezioni invalidanti o mortali dell’ingegneria genetica e dell’onniviolenza biotecnologica generalizzata (che va dall’editing del genoma di varie specie alle armi biologiche), verrebbe da sua maestà la “regina di tutte le (pseudo-)scienze” eugenetica e il modo “sicuro ed efficace” per venire al mondo sarebbe la coltivazione di embrioni GM di “procreazione” medicalmente assistita e surrogato di “gestazione” in uteri artificiali, ovvero sacchetti di plastica ex vivo che simulano le funzioni viventi del corpo materno. Per non parlare dello scenario dei mandati di riproduzione artificiale, come i mandati del “vaccino”, che diventano la scelta “socialmente responsabile” di far passare un figlio come una scelta “libera e consapevole” per la salute del corpo sociale, che alla fine riguarda la salute della Macchina.

Suppongo che dicendo queste cose rischi di essere etichettato come uno stupido e pazzo “teorico del complotto”, piuttosto che un prudente e diligente “realista del complotto”, ma come ha recentemente sottolineato Silvia Guerini elaborando il concetto di resilienza: “Nella nuova normalità di convivenza con l’emergenza e il disastro resa paradigma si diventerà tutti e tutte resilienti per pesticidi, diossina, metalli pesanti, onde elettromagnetiche, nanoparticelle, ogm, sieri genici. E quando la realtà dell’irreversibilità di certi processi e della mutagenesi – che nessun vivente potrà superare con la tanto acclamata resilienza – irromperà con tragicità nelle belle speranze ci penseranno le tecnologie di ingegneria genetica con modificazioni genetiche embrionali e cliniche di fecondazione assistita. […] Nella nuova normalità post-umana e post-natura perché, si chiederanno i tecnocrati transumanisti ed eugenisti, non prevenire e modificare geneticamente le specie viventi facendo sì che siano più resistenti a radiazioni e contaminanti di ogni tipo?” [1]

Allo stesso tempo, mentre la competizione intracapitalista dei blocchi di potere interplanetari è a un punto di svolta senza precedenti dall’era della terza guerra mondiale (“fredda”) con sviluppi rapidi e davvero caldi sia a livello di conflitto armato che di spargimento di sangue e livello di economia, gli Stati “democratici” liberali occidentali (o di stampo occidentale) continuano ad applicare ed ampliare i loro piani strategici di contro-insurrezione preventiva e di controllo, in varie occasioni e con diverse scuse, nell’ambito della (mai dimenticata nostri padroni) guerra di classe e come sequela della dittatura tecno-medica che tutti abbiamo vissuto abbastanza bene, sia nei campi di concentramento del “primo mondo” come immigrati privi di documenti, sia nei penitenziari come prigionieri o negli ospedali, solitamente distrutti dalle politiche neoliberiste , come pazienti e loro parenti o nei galeoni moderni come schiavi salariati o semplicemente nelle strade metropolitane come cittadini liberi di obbedire. Se si vuole confermare quanto dico, vale la pena vedere di cosa tratta un corrispondente piano “segreto” della Commissione Ue dal nome RAN LOCAL, dal momento che è stato ufficialmente delineato ed elaborato dallo scorso anno. [2] A mio modesto parere, ci sono ragioni precise e concrete per cui questa sopramenzionata contro-insurrezione preventiva contro il nemico interno del Dominio è abbastanza connessa alla concorrenza intracapitalista e interstatale e perché si rivolge a soggetti diversi attraverso molti e ceti sociali diversi, compresi anche alcuni ceti alti, poiché la disciplina e l’obbedienza all’interno della fabbrica sociale sono assolutamente necessarie non solo nel caso di una guerra capitalista mondiale su vasta scala, perché la quarta guerra mondiale è già iniziata, almeno , da due decenni a questa parte, come è ampiamente documentato nelle pagine di numerosi numeri della rivista mensile di Sarajevo e nel taccuino per l’uso dei lavoratori n. 01 [3] – ma anche per una crescita economica competitiva.

Inoltre, mentre il continente africano è sempre stato e rimane un territorio conteso per tutti i colonizzatori e gli imperialisti alla ricerca del saccheggio e della riduzione in schiavitù, sfruttando le risorse naturali, la manodopera a basso costo e il commercio transnazionale o le vie di trasporto, non dovremmo mai dimenticare l’importanza della “grande scacchiera” dell’Eurasia (e viceversa). E mentre l’impero del dollaro USA si sta gradualmente ma rapidamente disintegrando, fintanto che il boom economico e tecnologico della Cina è sempre più vicino all’acquisizione della leadership mondiale, i più potenti stati europei e le società private stanno cercando di galleggiare sopra il naufragio del capitalista occidentale, anche sebbene l’inflazione nell’Eurozona sia record e il debito pubblico sia in continua crescita, rendendo la stabilità finanziaria (ancora una volta) una bomba a orologeria. Quindi, guardare i bilanci dei piani nazionali per la ripresa e la resilienza (RRP) degli Stati membri dell’UE è significativo per capire come la cosiddetta transizione “verde” dell’economia e della società nel suo insieme, che si dice leggendaria, viene annunciata dagli stessi “salvatori dell’umanità”, non è altro che un massiccio cambio di paradigma nel contesto dell’attuale ristrutturazione capitalista, per la quale il controllo totale e multiforme, tecnocratico e algoritmico sulla popolazione umana e sul suo ambiente naturale o artificiale è il desideratum. L’UE, tra le altre entità nazionali e internazionali, con denaro caldo e determinati obiettivi fissati dal suo Recovery Fund e tramite il complesso intelligence-IT-media, formazione di classe e politica della paura (come ha affermato il comunista e politologo olandese Kees van der Pijl ), ha colto l’opportunità (messa in scena e ingegnerizzata) della casedemica del Coronavirus per portare in primo piano e attuare piani premeditati da tempo di militarizzazione, dataficazione e controllo cibernetico centralizzato dell’assistenza sanitaria e dell’assicurazione sanitaria, produzione alimentare e fornitura di energia, cultura e istruzione, urbanistica /la pianificazione del territorio e le infrastrutture digitali/telecomunicative, i servizi pubblici e, certamente, l’insieme delle relazioni lavorative, economiche e sociali, attraverso il partenariato pubblico-privato e le necessarie modifiche legislative.

Le valute digitali della banca centrale (CBDC) e gli ID digitali vengono introdotti con o senza la giustificazione di – chissà cosa – nuovi “stati di emergenza” che rendono i sistemi di credito sociale, in una futura società senza contanti, totalmente fattibili tracciando ogni (contactless e disinfettati ovviamente…) transazione in tempo reale, e magari rendendo obbligatori voucher o certificati di “energia verde” proprio come i passaporti di immunizzazione COVID-19, impiantati o meno, etichettando la tecnologia blockchain come essenziale non solo per sostenere la “privacy”, ma anche per combattere il nemico invisibile… del “cambiamento climatico” o dell’evasione fiscale e della criminalità in genere, come se le roccaforti e i signori dell’usura legale e della criminalità “impiegata” non trovassero via d’uscita per fare il loro sporco… È anche degno di nota che le “patenti di guida” per Internet (come ha detto una volta Craig Mundie, Chief Research and Technology Officer di Microsoft), e la sorveglianza di massa dei messaggi di chat con “intelligenza artificiale”, per porre fine a o l’anonimato online, sono stati recentemente sostenuti da Ursula von der Leyen e dalla Commissione UE, sulla base del trattamento di “fake news”, criminalità informatica e “abuso di minori”. [4] [5] [6]

Parallelamente, vengono promossi e stabiliti nuovi standard di e-living come i nuovi modi normali di lavorare, apprendere, curare, socializzare, amare, odiare, divertirsi e vivere in generale, mentre gli “esperti” di Power, siano essi sviluppatori di programmi o economisti o ambientalisti o medici o scienziati comportamentali o sociologi o qualsiasi altro tipo di merda-o-logista, telecontrolleranno sempre la nostra esistenza, senza risparmiare sforzi per mutilare mentalmente tutti coloro che sono desiderosi di conformarsi piuttosto che confrontarsi con le norme di la quarta rivoluzione industriale, non lasciando sfuggire alcuna possibilità di invalidare il pensiero libero e critico. Anche una sottocultura della “resistenza” ha sottratto la vera lotta allo spazio pubblico del mondo fisico e l’ha trasformata in uno pseudo-dissenso imbalsamato all’interno dei musei virtuali degli (anti)social media, dove parlare è “economico” e innocuo perché è facile e senza costi in termini di rischio assoluto, anche se la censura è spesso in agguato. Eppure va da sé che ciò di cui i nostri governanti temono davvero è una lotta attiva, consapevole e consapevole, organizzata e appassionata, collettiva con resistenza e tenacia, con determinazione e impegno negli anni a venire.

Pertanto, DOBBIAMO ESSERE ben informati e preparati considerando tutti gli scenari possibili, aggiungo con ansia facendo eco e sostenendo le parole di Silvia. Dobbiamo sostenerci a vicenda nella corsa in questa maratona e coordinare i nostri sforzi contro il modo di vivere moderno e ora, per lo più, postmoderno (che, di fatto, sono mera sopravvivenza…), stabilendo priorità concrete di lotta in una rete internazionale di controinformazione e resistenza, approfondendo le nostre relazioni, scambiando informazioni ed esperienze, rafforzandosi e incoraggiandosi a vicenda per non rinunciare a combattere, proprio come facevano i nostri antenati politici. La resistenza è più urgente che mai! La solidarietà è necessaria come sempre! È nostro dovere mantenere (non quella misurata in Mega-, Giga-, Tera-, Peta-, Exa-, Zetta-, Yottabyte o quello che hai, ma…) la Memoria umana e di classe viva perché è essenziale e strumentale a qualsiasi prospettiva genuinamente rivoluzionaria!! Rimanere umani invece di diventare semplici accessori e ingranaggi nella mega-macchina del Potere. Combattere per la libertà, contro l’ignoranza organizzata e la pacificazione. Ma, come è stato scritto magnificamente nella presentazione di questi Tre giorni contro le tecno-scienze di quest’anno, incontrarsi è un inizio perfetto e non è una cosa da poco. Il resto deve ancora venire…

Nel bene e nel male, le teste rotoleranno su tutti i lati della guerra sociale. Non sono io a dettarlo, ma le necessità storiche. Diventiamo forti!


Dino Giagtzglou
prigioniero politico della Repubblica greca
Atene, luglio 2022



Un poscritto (linguistico) sul concetto di solidarietà:
La parola solidarietà in greco è un vocabolo composto che trae origine dalla congiunzione dell’antico prefisso alilo-, che significa inter-, mutualità e comunione, e la parola eghίi, che a sua volta deriva dalla preposizione en-, che significa in, e il proto -Radice indoeuropea gew che, negli scritti di Omero, diventa ghiίon, che significa mano o arto. Tutti insieme compongono il vocabolo alileghίi che ha la stessa origine del greco antico sia del vocabolo vicinanza (eghίtita) che del vocabolo garanzia (eghίisi). Quindi, a mio avviso, solidarietà significa aiuto reciproco attraverso la vicinanza/vicinanza reciproca non solo nella dimensione spirituale ma anche in senso fisico/corporeo, nonché pegno e sicurezza, che sono l’essenza della garanzia, poiché entrambe le parole sono sostanzialmente della stessa origine e, come tutti sappiamo, la garanzia comporta responsabilità e vincoli solidi su base materiale e volontaria. La solidarietà quindi non può mai essere obbligatoria, dettata o imposta dal potere statale – in nessun modo – così come non può mai essere “remota” o digitale. Né una semplice figura retorica né qualche applauso umiliante e ridicolo sul proprio balcone. La solidarietà nasce dalle persone e per le persone. Non può mai essere raggiunto seguendo gli ordini e obbedendo né a funzionari del governo né a politici professionisti di destra e di sinistra oa giornalisti mainstream e guidati dallo stato o ai venali “esperti” del potere. Prima più persone comprenderanno questi fatti di base, migliore sarà il posto in questo mondo. Manteniamo la vera essenza di ΑΛΛΗΛΕΓΓΥΗ (solidarietà) fuori dai mondi post-verità di qualsiasi metaverso…

Note:

[1] Resilienza: adattamento a un mondo tossico, Silvia Guerini, June 2022 (Italian), pubblicato su L’Urlo della Terra, numero 10, luglio 2022

[2] https://www.cidob.org/en/articulos/revista_cidob_d_afers_internacionals/128/eu_policies_for_preventing_violent_extremism_a_new_paradigm_for_action

https://home-affairs.ec.europa.eu/networks/radicalisation-awareness-network-ran/topics-and-working-groups/local-authorities-working-group-ran-local_en

https://home-affairs.ec.europa.eu/news/ran-local-dealing-local-impact-online-extremist-activities-16-17-june-2022-barcelona-spain-2022-05-02_en

[3] Notebook for workers’ use #01, Terrorism: the “fourth generation war” (Greek)

https://www.sarajevomag.net/tetradia.html

[4] https://business.time.com/2010/01/30/drivers-licenses-for-the-internet/

[5] https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/europe-fit-digital-age/european-digital-identity_en

[6] https://www.ccc.de/en/updates/2022/eu-kommission-will-alle-chatnachrichten-durchleuchten

In pdf:

Documento in inglese:

SOLIDARIETA’ A DINOS GIAGTZOGLOU
Leggi qui: https://www.resistenzealnanomondo.org/italia-mondo/solidarieta-a-dinos-giagtzoglou/

Programme Three days against techo-sciences

THREE DAYS AGAINST TECHNO-SCIENCES
29-30-31 July 2022
4th International meeting
at Altradimora, strada Caranzano 72, Alessandria (AL), Italy

FRIDAY 29

13.00 lunch
15.30 Presentation of the meeting by Resistenze al nanomondo – Bergamo
16.00
Presentation of FINAARGIT
International Feminist Network Against all Artificial Reproduction, Gender Ideology and Transhumanism (www.finaargit.org)

17.00
Out of hypnosis.
Mass manipulation theories and techniques.
The recent years of techno-sanitary propaganda, now flanked by new warmongering mystifications, have shown how the military-industrial and political complex has further refined and strengthened mass mental conditioning techniques: with strategies borrowed from psychiatry and depth psychology, perfected in an era of infodemic and electromagnetic control, have shown that they know how to mould public opinion with unprecedented effectiveness and precision, reaching new frontiers of neurophysiological and social domestication. The need to trace a critical profile of the linguistic and psychological strategies of domestication and manipulation currently at work is proposed, with historical and practical examples taken from psychological warfare of yesterday and today, from the exploitation of emotions to annihilate the critical spirit to mental conditioning. through subliminal messages and electronic stimuli.
Dario Stefanoni
20.00 dinner

21.00

Documentaries on the Target Malaria project in Africa
– A Question of Consent: Exterminator Mosquitoes in Burkina Faso
– Gene Drives in Africa: Civil Society Speaks Out
The Target Malaria project, also promoted and financed by the Gates Foundation, has since 2019 started the release of mosquitoes genetically modified with the Gene Drive genetic engineering technique in some villages in Burkina Faso. The first GMO insect released into the environment. The aim is to extinguish the entire population of mosquitoes, but what do these genetic experiments want to go?
Two documentaries (in English with Italian subtitles) by ETC Group (www.etcgroup.org) denounce the experiments in Africa and give voice to the opposition of the populations.
Remote interventions by local groups fighting the release of GMO mosquitoes are being prepared.


SATURDAY 30

8.00 breakfast

9.00
The besiegeing of the human and the entire living.
The reign of quantity and the advance of the machine world.
Two opposing visions of the world, of the living, of nature, of the human being are colliding. In this battle, everything is at stake.
In Chile comes the first law banning discrimination against people with “mutations or alterations of their genome”: transgenic human beings. We have come to the point of no return. In this clash, dialogue, compromise, confusion, doubt, indecision are not possible. There are issues which it is not possible to discuss, just as it is not possible to discuss the possibility of genetically modifying a living being. A priori we are opposed to the techno sciences, to the world view that these bring and entail. We do not follow the criterion of profit, but we mark a clear ethical line, going beyond the materialist plane that focuses on data, on calculations, on forecasts, unable to grasp the broader plan of subjection and unable to grasp what, in the meantime, in being irremediably transformed and lost. Against the attack on all bodies, for the unavailability and inviolability of the living, against the attack on the dimension of the sacred and on the very sense of humanity, on the deepest spirit of what it means to remain human.
To fight and resist, in the union of free spirits.
Silvia Guerini – Resistenze al nanomondo

10.00
A developing evil: the malignant historical force behind the Great Reset.
The Great Reset of 2020 did not spring from nowhere but is the logical extension of the long-term historical phenomenon sometimes termed “development”. Hiding its malignant essence behind the facade of “doing good”, this is nothing other than a force of vitaphobic destruction. To counter its dark power, we need to access the light: the light of truth to expose its existence and the light of our own life-affirming spirituality and morality to resist and bring down its rule.
Paul Cudenec. https://network23.org/paulcudenec/, https://winteroak.org.uk/

13.00 lunch

15.30
To engineer the planet and all of life, or to dominate the energies and systems of life support and transform them into controllable machines.
Chinese engineers argue that the spread of the 5G network will not be able to cover the depths of seas and oceans. Instead, the 6G network promises to achieve underwater coverage.
Esther Dyson, daughter of Freeman Dyson, announced: “Soon (We will salt) the oceans, the land and the sky with an uncounted numbers of sensors invisible to the eyes, but visible to one another and to a variety of data device. The vast increasingly accurate data streams will combine and interact to produce more and more meaningful caches of knowledge.” (https://www.nogeoingegneria.com/campo-elettromagnetico/la-rete-6g-fornira-interazione-a-distanza-con-la-coscienza-umana/)
“Intelligent evil dust scattered everywhere like confetti” – were Julian Assange’s last words before his Internet connection was permanently cut off. (https://www.nogeoingegneria.com/tecnologie/sistemi-radar/pveri-intelligente-diabolica-sparsa-ovunque-come-confetti-le-ultime-parole-di-julian-assange/).
Over the next decade or two, we can expect to see – general purpose computers, sensors and wireless networks – all bundled up in millimeter-scale sensors floating in the air currents around us. (https://www.nogeoingegneria.com/tecnologie/sistemi-radar/smart-dust-in-artamento-i-sensori-che-tracciano-tutto-ovunque/).
We are in the midst of a transformation of frightening proportions. I will try to illustrate it with current data and future forecasts. It involves all dimensions of life on this earth. Everything is connected.
Maria Heibel. Curator of the website www.nogeoingegneria.com

Introduced by Cristiana Pivetti

20.00 dinner


SUNDAY 31


8.00 breakfast

9.00
From the Green Pass towards the Metaverse.
How to continue the Resistance?
Introduction by Resistenze al nanomondo (Bergamo)
with interventions by:
Popular Assembly Resisting Transhumanism – Bergamo, Popular Assembly Busto Arsizio, Contra toda nocividad – Madrid, www.contratodanocividad.espivblogs.net

We are witnessing the extension of a state of emergency built to never end. It is clear that in the emergency cybernetic platform of the Green Pass much more is going to take place, both in the world around us, and within our bodies that have become an experimental mRNA laboratory. Between the various phases of the genetic serum inoculation program, apparently partial and neutral pieces of the general path take shape such as Social Credit, 5G network, digital identity, synthetic meat, sterilization projects of animal species with the Gene Drive, climate issue, recombinant DNA and mRNA tecnhnologies as a new techno-sanitary paradigm, genetic modification of embryos. These pieces sctually represent cornerstones of the new cybernetic paradigm of war and engineering of the living that the transhumanist globalist élite seek to achieve in ever shorter times.
A round table with several voices and an invitation to groups and individuals to bring their experiences starting from a question that can no longer be postponed in the present times: will those who opposed the dominant narrative and the Green Pass be able to understand the new transformations where the raw material to exploit and transform is the human being and nature in its deepest essence?

13.00 lunch

How to get there
By car: From Genoa, take the motorway to Alessandria, exit at Ovada, proceed towards Acqui Terme and then take the Rivalta Bormida road. After the villages of Trisobbio and Rivalta Bormida at the crossroads for Cassine, continue for two kilometers and then you will find the indication for Caranzano. From Milan, exit at Alessandria Sud and follow the signs for Acqui and Cassine, after Cassine there is the junction for Caranzano. From Turin the same road.
By train: Train to Acqui Terme, we will pick you up at the station, please contact us by email to agree well in advance and not to arrive during discussion and lecture hours.

The cost to stay in the structure we rent is 10 euros per day, for the three days it is 30 euros per person, excluding meals.

FOR ALL THREE DAYS:
– FOOD WITHOUT ANIMAL EXPLOITATION AND WITHOUT POISON WITH DONATION TO COVER COSTS
– EXHIBITIONS AND DISTRIBUTIONS OF MATERIAL
INFORMATION: BRING BOOKS, PAPERS, TEXTS

The place where the meeting will take place is Altradimora, (www.monicalanfranco.it/altradimora/): a house with beds, bring, lightweight leeping bag and towels. There is also the possibility of putting up tents on the lawn in front of the house.
Help us organize the meeting in the best possible way, spreading this programme as much as possible.
It is necessary to notify in advance of your presence for limited number of beds and to organise of meals.

Exhibition of some works by the artist Cristiana Pivetti (www.cristianapivetti.org)


For information and contacts:

www.resistenzealnanomondo.org,
info@resistenzealnanomondo.org,
www.facebook.com/3giornatecontroletecnoscienze/ (being updated)

Presentation of the meeting: https://www.resistenzealnanomondo.org/italia-mondo/4266/