Quando un mucchio di letame risulta positivo al tampone

Ormai ci stiamo abituando ad aspettarci di tutto, non passa giorno che qualche nuova nefandezza, qualche nuovo tassello, non vengano aggiunti all’instaurazione del nuovo sistema tecno-sanitario-securitario a frequenza digitale, ovviamente con la 5G.
Si guarda in un’unica direzione, l’unica possibile, e si aspettano le prossime restrizioni, il nuovo vaccino, il passaporto sanitario… e ovviamente il solito conteggio giornaliero di vittime e contagi, diffusi per terrorizzare e mantenere permanente uno stato di paura paralizzante al fine di assopire il senso critico e gli ovvi interrogativi a cui nessuno darà mai risposta.
Un fatto di questi giorni qui a Bergamo ci riporta però anche ad altro, ci ricorda e soprattutto ci spinge ad interrogarci su come sia possibile quello che sta avvenendo da un anno a questa parte in Italia e in un bel pezzo di mondo, con ben poca resistenza messa in campo considerata la gravità della situazione. In questa paura diffusa ci si ritrova spaesati perdendo ogni riferimento o, nella maggioranza dei casi, all’unisono si tende a confermare questo stato di emergenza. Questa situazione è tutto tranne che uno stato di emergenza, considerando che, non solo è attuata per essere permanente, ma che vi è un vero e proprio programma da svilupparsi nel tempo e con precisi obbiettivi, da come ormai emerge senza più veli anche dagli incontri del Word Economic Forum.
Si può essere impauriti e spaesati come si può essere complici dell’attuale assetto che si va allestendo non solo intorno a noi, ma anche dentro di noi, considerato che ora siamo noi ad essere quelle pannocchie OGM: da decenni veniamo avvelenati da pesticidi, ma ancora nessuno ci aveva sottoposto a modifiche del nostro codice genetico in questa grande sperimentazione in campo aperto attuata con le terapie geniche vaccinali.
Se ormai dovrebbe essere evidente che il nuovo assetto che si sta dispiegando non è il frutto di un’improvvisazione ma di qualcosa di preparato nel tempo, quello su cui forse si pone poco l’attenzione è su chi in tempi passati o in tempi recenti ha dato il suo contributo anche dal basso a questo stato di cose sostenendo e rafforzando tutta la linea, paura inclusa.
Veniamo ai fatti di Bergamo dove il centro sociale cittadino di sinistra Pacì Paciana autogestito dal comune ha lanciato una campagna per effettuare tamponi per il Covid gratuiti all’interno del proprio spazio.
La notizia ha fatto indignare la Lega Nord sui giornali locali, ma si è indignato anche qualcun altro, tanto che il giorno prima dell’iniziativa, poi annullata per motivi di autorizzazioni, l’ingresso del centro sociale è stato ricoperto di un mucchio di letame dal quale emergeva un gran tampone con scritto positivo e due cartelli: “complici della dittatura sanitaria” e “non dite che sono stati i fasci”.
Ad effettuare i tamponi il giorno successivo non sarebbero stati i giovani del centro sociale, ma personale qualificato sanitario autodefinitosi soccorso rosso, roba da far impallidire, speriamo, chi con quella sigla intendeva una solidarietà rivoluzionaria verso i prigionieri colpiti dalla repressione. Questa neo brigata di dottori e infermieri di sinistra per essere veramente credibile nei loro selfie si presentano più mascherati dei colleghi in un laboratorio di livello di pericolosità 4.
Il problema quindi a quanto pare sembra essere la non gratuità dei tamponi, perché secondo questo pezzetto di sinistra, rappresentativo di tanti altri pezzi, i test per il Covid, come i vaccini, dovrebbero essere liberi e diffusi il più possibile, non solo per prendere l’aereo, i sinistri vanno oltre, li vogliono ovunque: nei posti di lavoro, negozi, cinema, teatri, centri sociali, supermercati e presto anche a scuola. Certo anche a scuola, no alla DAD (didattica a distanza), ma si al tampone – e ai vaccini – per tutti e tutte. Se poi il tampone lo si “proletarizza” facendolo in un posto come un centro sociale sicuramente si potrà fare ovunque, ma non solo, per alcune scuole c’è la proposta che siano gli stessi bambini e ragazzi a farsi il test da consegnare poi ai nuovi controllori.
Su cosa sia questo strano test chiamato tampone possiamo fare delle ipotesi, sicuramente lo scopo va oltre a cercare il la presenza del virus SARS-CoV-2, cosa che tra l’altro si potrebbe fare molto più semplicemente con una espettorazione. Quindi cosa cercano? Forse la domanda dovrebbe essere cosa vogliono da noi?
Un recentissimo studio della dottoressa Gatti [1] ha portato in evidenza da cosa sono composti questi tamponi.
Questi tamponi sono stati realizzati con materiali come silicio e zirconio e sono state trovate delle nanoparticelle anche di argento. Con che scopo se queste esulano dal presunto scopo del tampone? Di quel poco che si conosce sulle nanoparticelle, considerata la loro dimensione a scala nano, quello che sappiamo per certo è che sono in grado di attraversare le barriere cellulari e la barriera ematoencefalica con gravissime conseguenze come tumori, tossicità croniche, alterazioni cromosomiche e anche conseguenze ignote per la salute, una lunga serie di malattie, finora classificate come “di origine sconosciuta”.
Dalla dottoressa Gatti con il microscopio elettronico è stato visto che le setole dei tamponi con una semplice sollecitazione possono spezzarsi con estrema facilità, rimanendo quindi nelle mucose. Inoltre sono da considerare i danni che si possono verificare se il tampone è effettuato da una mano maldestra o troppo scrupolosa di frugare nelle cavità orale naso faringea.
Abbiamo a che fare con dei veri e propri raschiatoi in grado di catturare, cosa? il DNA per dare l’avvio al seguito del programma legato a questa pseudo pandemia. Tutti schedati con una propria identità digitale che va insieme al nostro codice genetico e che avrà bisogno della tecnologia 5G per permetterne la lettura.
Per i contesti di sinistra (a parte rare eccezioni) l’unico problema è chi effettua questi tamponi e soprattutto chi ha accesso alle informazioni riprocessando i dati. Così come con i Big Tech la privacy è ancora possibile con un controllo statale, come dice la Zuboff, i sinistrati direbbero che è possibile una gestione dal basso di tutti questi processi ponendosi in alternativa alle multinazionali che pensano solo a fare profitti con i brevetti. Viene chiesto di togliere i brevetti per sdoganare e così diffondere liberamente ogni possibile nocività di schedatura sanitaria e sorveglianza di massa, magari con vaccini cubani e app alternative.
I tamponi vanno considerati come un passaggio, un supporto a scopi ben più importanti come le terapie geniche vaccinali e ovviamente il passaporto sanitario che ci renderà finalmente trasparenti e tracciabili ovunque, ma è purtroppo solo l’inizio, costoro di progetti ne hanno molti e vogliono realizzarli alla svelta in un’infrastruttura da dove difficilmente si potrà uscire.
Se la paura va compresa, ma non accettata, è importante però indicare con chiarezza chi è complice e sostiene questo tecno-mondo cibernetico e transumanista e, di fatto, sostiene e promuove a gran voce questa dittatura sanitaria, soprattutto quando queste complicità vengono da una sinistra progressista arcobaleno cyborg-liberale. Le icone farlocche alla Greta e l’esperienza dei cinque stelle con la loro fondazione casal-transumanista dovrebbero aver insegnato su come sia stato possibile risucchiare e svuotare di contenuto e possibile conflittualità ampi contesti.
Quindi che non si indignino per un po’ di letame questi sinistrati che promettono vendette dai loro mondi virtuali dove il pensiero critico e la riflessione non sono mai entrati.
Se in Africa a risultare positiva al tampone è stata una papaia, perché il test-tampone non sarebbe potuto risultare positivo in una montagna di letame qui a Bergamo?

Resistenze al nanomondo, Bergamo 20 Aprile 2021


Nota:
[1] https://www.youtube.com/watch?v=tbUbW0TqSpw