Un racconto dalle tre giornate contro le tecno-scienze: https://kelebeklerblog.com/2022/08/03/spirits-of-shade/
Spirits of Shade
Pubblicato il 03/08/2022 da Miguel Martinez
Venerdi mattina, suonano alla porta.
Sono arrivati i libri di Jehanne Mehta, con tanto di sovrattassa perché arrivano dall’Inghilterra.
Jehanne Mehta l’avevo scoperta anni fa, perché aveva dedicato tutto un ciclo di poesie a quella meraviglia tenebrosa e rarissima che è l‘albero del tasso, yew tree, e noi avevamo un tasso da difendere nel nostro giardino.
Sono molto di parte come sapete: per me, l’Inghilterra è stata la prima vittima della più criminale impresa della storia, l’Impero britannico; e per questo, se il secondo è il mio nemico ultimo, il primo è la patria dei miei suoni.
L’inglese è l’ambiguità estrema: è tutto quello schifo che sapete, ma appena sotto, c’è qualcosa che va dritto all’essenza della nostra essenza, più di qualunque altra lingua che io conosca.
Corruptio optimi, pessima.
E Jehanne Mehta è per me la Maestra ultima di tutta la bellezza, il dolore, l’alterità che l’inglese nasconde dal britannese.
Sto per partire per un convegno di gente che si dichiara, come Don Chisciotte, contro le tecnoscienze.
Scrivo un messaggio al sito di Jehanne Mehta, certo che non mi risponderà mai.
Mi carico lo zaino, e ci metto dentro i suoi libretti.
Sono piccoli, con fragili disegni incollati che rischiano di rovinarsi come le ali di una farfalla.
Sul bus, leggo le sue poesie e le sue canzoni lentamente, lentamente, per paura che mi sfugga anche una sola parola.
Si tratta spesso di storie enigmatiche, personali, mai spiegate; però una dopo l’altra, vedo la mia vita. E ogni tanto, inizio a piangere.
A Bologna mi accoglie la nuova amica che ci porterà al raduno più sovversivo dei nostri tempi.
Insegnante, aria gentile e normale, racconta della sua adolescenza da militante del Manifesto, delle tre riunioni al giorno quando andava al liceo, del suo compagno autonomo latitante (“erano tutti latitanti allora“), delle fantasie di rivoluzione, del femminismo, di come è riuscita a evitare di farsi inoculare grazie a un medico che a rischio del proprio posto, ha certificato che non poteva essere sottoposta ai prodotti della Pfizer, del suo cane vecchio di vent’anni.
Erano decenni che lei non agiva, se non su chat femministe. E ora si lanciava di nuovo nella vita.
Ovunque in Padania, lungo il fiume morente, le torri delle antenne che ci tengono connessi.
Per strada, proprio alla mostruosa stazione mediopadana del TAV, raccogliamo un’altra donna, con una gran cartella di disegni con cui lei dipinge i tempi tremendi in cui stiamo entrando. Anarchica da una vita, coglie con una battuta i nostri tempi, “non mi sorprendo più di niente”.
Tra vigneti e noccioleti, appena dietro la chiesa, c’è la Casa.
Un cuoco bergamasco muscoloso e barbuto che crea una cucina vegana incredibilmente saporita.
E un’esplosione di riflessioni, su quello che ci sta piombando addosso.
In venti, dieci anni, stiamo vivendo cambiamenti millennari, e quasi nessuno se ne rende conto. Risento le parole di Jehanne:
We have come to the end of matter. It's entropy, or fly, now, or hive off into our heads, and stick them in the sand. Siamo arrivati alla fine della materia. Adesso è, entropia oppure volar via, oppure far branco delle nostre teste, ficcarle nella sabbia.
Alcune idee che sento saranno surreali, ma mai quanto quello che sta realmente succedendo:
credi alle scie chimiche? Magari!, ci aspettano cose ben più incredibili…
Ad aver messo in piedi tutta questa minuscola, fragile resistenza, senza pretese di controllo, un uomo e una donna che sembrano come le ali di un’ape.
Hanno vissuto la vita con una coerenza mai vantata, data per scontata, che noi ci sogniamo, come gli eremiti dei tempi antichi.
Lei, l’ultima persona che conosco che non abbia alcun telefono mobile. E ha gli occhi che Jehanne Mehta descrive in una poesia che racconta chi sa quale dimenticato episodio della sua vita:
Her eyes were a brilliance,
a kindling blue,
like scilla, speedwell,
sky fire,
a gaze ablaze with passion,
before her tongue
could name it.
I suoi occhi erano una luminosità,
un azzurro che accende fuochi,
come la scilla, come la veronica,
fuoco di cielo,
uno sguardo acceso di passione,
prima ancora che la sua lingua
la potesse nominare.
Sono gli ultimi occhi in grado di dare fuoco al mondo.
Non vi sto a raccontare dell’incontro, uno dei meno fotografati del decennio.
Voglio solo dirvi che pensavo alla Storia infinita, quando si deve ricostruire un mondo intero, in tutte le sue contraddizioni e varietà, contro l’annullamento.
Anarchici, comunisti, cattolici che resistono da duemila anni, l’infermiera che si vanta di essere “pura come un giglio” per non aver mai subito un vaccino covid, donne che aiutano donne a far nascere bambini fuori dall’ospedale, il meccanico che svela come le grandi aziende annientano i piccoli lavoratori, la mia sorella lesbica e marxista e sorridente, la massoterapeuta che è vissuta in Messico, contadini che aspettano la pioggia, l’egittologo gay che demolisce a frecciate tutte le assurde costruzioni alfabetiche dell’ellegibitiquaquaquismo, lettori di Guénon, ma tutti disponibili ad ascoltare.
Gli scimpanzè del futuro, tra i cyborg.
Un giovane intenso, di una cultura straordinaria, che dal cinema è passato alla filologia bizantina a forza di ricercare le radici antiche del nostro mondo, ci racconta con entusiasmo di un libro che aveva letto, che svela gli inganni dei nostri tempi.
Mi prometto di segnare titolo e nome, ma poi me ne dimentico.
Appena partiamo, veniamo fermati dai carabinieri. Negli infiniti registri dei dominanti, resteranno nell’elenco nazionale dei sovversivi, un traduttore messicano, un’insegnante di scuola media e una signora che dopo dieci anni di lavoro con una multinazionale aveva mollato per motivi etici.
Riprendo il bus verso casa, rileggendo i libretti di Jehanne Mehta.
Flixbus, Bologna-Firenze, euro 3.99, aria condizionata, più veloce del treno che costa dieci volte di più. A bordo sei passeggeri, nessuno con la mascherina. L'autista che ci scuoia il cu-erre è uno slavo alto due metri, che non parla una parola d'italiano: quando scendiamo sa solo dire, "Firensa!"
misteri dell'economia, e la sensazione di aver commesso io qualche violazione, che non so quale sia...
Nel caldo notturno soffocante, arrivo a casa.
Accendo il computer (ricordate che io viaggio con il Nokia che era in dotazione ai soldati francesi alla battaglia di Waterloo), apro la posta.
E trovo che mi ha risposto proprio Jehanne Mehta.
Volo tra i cieli…
Jehanne dice di essere una signora ormai anziana, ottantunenne, e mi consiglia di leggere un libro che ci può salvare dagli inganni correnti.
Ora, il libro è esattamente quello di cui mi ero scordato autore e titolo:
'The Psychology of Totalitarianism' by Mattias Desmet
Jehanne mi invita ad ascoltare The Spirits of Shade, che lei recita sul suo sito, e racconta il senso di tutte le nostre resistenze.
Ecco, lo trovo qui.

We will hold midwinter at bay always awake ever alert with hearts of fire blood aroused in protest for the truth you hide behind these vast grey cloaks of lies and secret woven shadows Truth is a flame we guard through the dark a candle hidden deep and secure from the electric reach of those who serve the sticky coils of control and fear. Terrremo a bada il profondo inverno sempre svegli sempre attenti con cuori di fuoco sangue risvegliato protestando per la verità che voi nascondete dietro queste grandi vesti grigie di menzogna e ombre tessute in segreto La verità è una fiamma che custodiamo nel buio una candela nascosta, profonda e sicura, dalla portata elettrica di coloro che sono asserviti alle untuose spirali del controllo e della paura.
Ci ammazzeranno tutti, ma è una meraviglia essere ancora vivi, e tra vivi.
La T., che è inglese, ma è anche svizzera, ma anche israeliana, ma è essenzialmente siciliana, mi racconta che il suo cane, l’ha preso quando vivevo nel deserto palestinese, dai beduini. E con le sue mani, ha forgiato una testa di Zeus, e mi racconta di cosa significano per lei gli dei.