Il nuovo ORDINE GENETICO MONDIALE passa anche dalla terra
In arrivo i “nuovi” OGM.
“È importante avviare una riflessione sulla genetica green capace di sostenere la produzione nazionale, difendere il patrimonio di biodiversità presente in Italia dai cambiamenti climatici e far tornare la ricerca italiana protagonista dopo l’emergenza Covid”. Coldiretti
In pieno clima di dichiarata emergenza sanitaria abbiamo visto, nella quasi totale indifferenza generale, sdoganare OGM in campo medico per poter assicurare l’inoculazione massiccia di sieri genici a mRNA.
In molti forse non si sono ancora accorti di quello che è accaduto o lo hanno rimosso. Mi riferisco in particolare, a coloro che dichiaravano che gli OGM non li volevano nel piatto. Chissà se in piena pandemia, tra gli scaffali semi sigillati e commessi pre-delazione, questi ambientalisti si sono soffermati sulle etichette alla caccia di quelle piccolissime righe, frutto di grandi battaglie: contiene 0 OGM, ecc…. Avvelenati a norma di legge insomma, in pochi si sono chiesti cosa avrebbero fatto tutti questi 0, 1, 2 ecc… sommati insieme? A questo le etichette non sono mai state di grande aiuto; neanche quelle del reparto alternativo, dove il costo maggiore garantirebbe l’abbassamento delle soglie anche se la filiera industriale non lo prevede.
Sarebbe stato più facile criticare gli OGM nei campi per poi mettere in guardia sulle manipolazioni genetiche rivolte ai corpi tutti e, in questo tutti, ci mettiamo ovviamente anche gli altri animali, i cui corpi da sempre rappresentano l’anticamera del mattatoio scientifico sociale. Questa critica degli OGM nei campi o nei prodotti alimentari è praticata da diversi decenni, ma è si è rivelata evidentemente debole e parziale quando era in buona fede e si è rivelata fuorviante quando invece c’era la cattiva volontà o la buona volontà di trasformare lotte radicali fondamentali come “una scelta al supermercato”. Ancora una volta siamo nel campo delle scelte, tanto nell’andare nel grottesco quando aziende OGM propongono anche linee di prodotti bio che certificano di non contenere OGM.
Senza tornare a ripeterci su cose già dette in passato, la critica agli OGM in agricoltura e negli animali da allevamento è stata una grandissima occasione per porre dei baluardi fermi. Non principi di precauzione con la costruzione di precauzioni scientifiche stabilite dallo stesso sistema tecno-scientifco, non etichette ridicole e ingannatrici e nemmeno soglie non controllate da nessuno se non dai controllori stessi, superabili in un bel cumulo transgenico e ovviamente anche chimico. Questo gran bel principio di precauzione arresta momentaneamente le multinazionali e dà l’avvio a ricerche indipendenti con soldi pubblici e scienziati con la missione di salvare i paesi poveri. Ma se si scoprisse, durante queste ricerche finalizzate a dimostrare l’effettiva innocuità dei prodotti transgenici, che effettivamente sono innocui – almeno sul momento – e che quelle modificazioni genetiche sono ininfluenti negli organismi viventi, cosa si farebbe? Quando il verdetto arriva dal laboratorio pubblico, e ovviamente indipendente, cosa resterebbe da fare? Sicuramente questi scienziati che dubitano degli OGM spingerebbero per altra ricerca biotecnologica, alimentando proprio quei finanziamenti che, con il pretesto di tutelare il consumatore, andranno a sviluppare nuove biotecnologie. Ecco svelato l’arcano di certa indipendenza della ricerca: continuare sempre nella direzione originaria e di volta in volta fare accordi per nuovi protocolli di ricerca che passaggio dopo passaggio andranno ad aprire a qualsiasi nocività, magari cambiata di nome. Ovviamente sensibilizzando i cittadini, per i quali le scienze sono l’ultimo dei loro pensieri, ma il primo dei loro problemi.
Circa venti anni fa, in Italia, un sabotaggio plurimiliardario alla multinazionale svizzera Nestlè, con un finto avvelenamento di panettoni Motta in pieno periodo natalizio, portò l’attenzione generale sull’imminente apertura in Europa degli OGM negli alimenti, di cui la multinazionale svizzera, tra le compagnie alimentari, si era fatta promotrice per quanto riguardava i suoi prodotti.
Quello che scaturì da quel semplicissimo sabotaggio non fu un vero e proprio dibattito, piuttosto un’isteria collettiva a prendere posizione sull’argomento, facendo attenzione ognuno a restare nel proprio ambito. L’importante era dire qualcosa, nonostante fosse già ben in vista il quadro da cui cominciare a tirare i punti di quello che sarebbe diventato, nel tempo, un programma ben definito. La pannocchia OGM restava confinata nei campi, il topo transgenico nel chiuso del laboratorio e l’attivista a difesa del consumatore, come se non fossero aspetti da considerare insieme. Gli unici forse più concreti, pensando ai propri investimenti, furono i direttori della Nestlè che rividero pubblicamente il loro uso di prodotti OGM nei propri alimenti, superando in radicalità la gran parte dei contestatori che chiedevano solo l’etichettatura. Chi portò avanti quello scherzetto costosissimo per la Nestlè di più non poteva fare, e sollevata l’attenzione su quello che si sarebbe voluto passasse in silenzio non restava che prendere una posizione radicale, di indisponibilità degli organismi viventi alla manipolazione genetica. Invece, associazioni, verdi, movimenti no global e terzomondisti preferirono la prudente strada della richiesta di garanzie e sicurezze, pensando erroneamente che il prendere tempo avrebbe dato un forte vantaggio alla loro causa. Ma il tempo trascorso in attesa del momento propizio è stato funzionale solo a far sì che ogni barriera fosse invece superata. Il principio di precauzione adottato nel laboratorio non ha circoscritto o eliminato una minaccia, piuttosto l’ha conservata e affinata.
Negli anni, l’apparente stasi della situazione europea in tema di OGM deve aver fatto pensare che si potesse stare tranquilli, un po’ come la fine della guerra fredda avrebbe dovuto sospendere il rischio atomico, quando invece le maggiori proliferazioni si sono avverate dopo, con altre motivazioni e urgenze, possibilmente in tempi di pace. Negli anni, anche in Europa per alcuni paesi come Spagna e Romania, gli OGM sono diventati una realtà e per tutti i paesi europei, tra cui l’Italia, sono in circolazione mangimi OGM destinati ad arricchire i pastoni veleniferi destinati agli animali da allevamento. Mangimi OGM che in molti casi nelle piccole coltivazioni su base familiare vengono anche utilizzati come semente, mettendo quindi in natura piante manipolate geneticamente.
Le emergenze sono sempre l’alibi per far passare di tutto. Durante la guerra in Iraq la distruzione del paese con bombe a grappolo e fosforo bianco si accompagnava ad una ricostruzione fatta anche dalla disseminazione velenosa di piante OGM della Monsanto portate nel paese insieme alle armi e ai dollari dagli affaristi americani.
In Ucraina, già dal 2015, Monsanto, Cargill e Dupont compravano milioni di ettari di terre da destinare alle loro coltivazioni con Monsando e Dupont a investire anche per la costruzione di fabbriche di sementi. Queste compagnie hanno il controllo di ogni fase della catena agricola del paese: produzione di semi, trasporto, esportazioni. Come il Roundup Ready è elemento inseparabile dalla soia OGM, le guerre fanno da immancabile cornice alle invasioni delle compagnie biotecnologiche.
Nelle recenti dichiarazioni di emergenza energetica è evidente che questa transizione verde è pronta a usare tutto per i propri scopi. Stiamo imparando ad assistere all’annuncio pubblico di un problema e subito dopo alle immancabili restrizioni che lo accompagnano: dopo i lockdown sanitari si va verso i razionamenti di acqua e alimenti. Se in una emergenza sanitaria è stato possibile inoculare sieri genetici a miliardi di persone, perché in una emergenza alimentare non sarebbe possibile coltivare OGM a livello universale per imporli a tutti?
In Italia, con il pretesto di fronteggiare gli impatti della guerra in Ucraina sull’economia, è stata proposta una mozione urgente per rivedere le politiche in tema di OGM. Un intervento emergenziale sul settore agricolo per spingerlo ad adottare le nuove tecnologie di ingegneria genetica: le Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA). Un nome che rimanda alla procreazione medicalmente assistita degli esseri umani: anche nel linguaggio la biotecnologia sembra voler restringere il campo. Queste nuove tecnologie prenderebbero le “distanze” dagli OGM che tanto dettero allarme, come le fragole provviste di geni del pesce per aumentarne la conservazione. Ma non sono meno “cibo frankenstein” dei precedenti OGM. Se prima gli organismi transgenici erano ottenuti inserendo nel DNA di una specie geni estranei di un’altra specie, i nuovi OGM sono ottenuti con tecniche come la cisgenesi che utilizza geni di organismi della stessa specie o di specie affini che potrebbero incrociarsi naturalmente. L’inserimento del cisgene nel genoma avviene in modo casuale come nella transgenesi. C’è poi il metodo dell’editing genomico, come Crispr/Cas9, che consente invece di inserire il frammento di DNA in un punto specifico del genoma.
Una nuova narrazione figlia dello stesso riduzionismo e determinismo biologico della precedente, entrambe convinte di poter definire le caratteristiche di una specie in base ai suoi geni. Un sistema vivente estremamente complesso qual è ogni organismo viene ridotto alla somma dei propri geni, come singole risorse, utili per le manipolazioni dei biotecnologi e per i contabilizzatori di materie prime. La frammentazione dell’organismo vivente, prima simbolica e poi concretamente attuata nei laboratori spezza le fondamentali interazioni che determinano il funzionamento dei geni in un organismo. Il loro “taglia e cuci” solo più sofisticato del precedente non fa altro, ancora una volta, che rimetterci ai capricci degli esiti indesiderati, ma soprattutto a quelli che desiderano fortemente per ogni organismo vivente.
Come già era avvenuto con la dichiarata emergenza sanitaria l’evidenza di un sistema sanitario disastrato non ha portato a far fronte a questo problema, ma ad un salto tecnologico ancora più disastroso: “o ti vaccini o muori” dichiarava l’esecutore finanziario Draghi. I tempi di guerra attuali hanno improvvisamente evidenziato come la produzione nazionale di cereali sia stata mortificata da almeno due decenni di acquisti al ribasso sul mercato globale. Questo ha portato all’abbandono di tre milioni e mezzo di terreni agricoli che non conviene più a nessuno coltivare. E adesso che da Russia e Ucraina non arrivano più mais e grano tenero, non vi sono materie prime sufficienti per soddisfare export e domanda interna. Senza contare le enormi estensioni di terreno destinate a produrre cibo per animali: immani monocolture inzuppate di pesticidi. Qualcuno ha forse pensato di riprendere in mano quei terreni magari per adibirli a coltivazioni biologiche per uso interno, magari solo come proposta per fare una bella figura? Ovviamente no, ancora una volta a chi ha creato originariamente il disastro viene affidato il compito di continuare a crearne degli altri, possibilmente ancora più ricombinanti.
Chi sarà a dire: “senza gli OGM moriremo tutti di fame”? Sicuramente il prossimo chiamato ad eseguire l’agenda globale. Per il momento il programma è quello di far aumentare le rese per ettaro adottando, ancora una volta, nuove tecnologie, e ignorando volutamente il problema nel suo insieme, com’è avvenuto per la sanità durante la dichiarata emergenza. Mancano i letti di ospedale? Velocizziamo l’implementazione del 5G. I terreni non producono più perché degradati e impoveriti dall’ipersfruttamento? Ci penseranno l’ingegneria genetica per la produzione e i droni per il controllo.
Come già veniva detto per i “semi miracolo” durante la Rivoluzione Verde degli anni ‘60, quei semi trattati dovevano essere migliori di quelli che la natura sviluppa in millenni di cicli ed evoluzioni naturali. I laboratori hanno prodotto semi geneticamente modificati con queste ultime tecnologie di ingegneria genetiche che avvisano essere sicure per gli organismi viventi e per l’ecosistema. La cosa strana perché veniva detto anche per i precedenti OGM. Sarà che siamo destinati a scoprire sempre dopo gli esiti nefasti delle loro chimere transgeniche?
Chi vuole sdoganare in Italia questi nuovi OGM è una proposta dei 5 Stelle che, spingendo a sua volta il carrozzone della transizione ecologica, arriva a parlare di piante modificate geneticamente più sostenibili dal punto di vista ambientale, perché questa volta il “cannone genetico” si è fatto estremamente più preciso e sarebbe in grado di attivare e disattivare geni a piacimento senza conseguenze. Se a questo si aggiunge la riduzione dell’uso di fitofarmaci e ovviamente una maggiore resistenza ai cambiamenti climatici si sarebbe di fronte ad un’agricoltura a misura di clima di guerra, pandemie, disastri ecologici… insomma, quel futuro che è già un presente che stanno realizzando.
Questa proposta di legge presentata a dicembre dal pentastellato Gallinella, presidente della commissione Agricoltura, avrebbe anche altri obiettivi: trasformare l’Italia in un paese leader per le tecnologie TEA e quindi per gli OGM in agricoltura. Con questa proposta di legge viene permessa la ricerca direttamente in campo aperto con organismi prodotti tramite tecniche di editing genetico e cisgenesi, per fini sperimentali e scientifici, per arrivare ovviamente poi ad aprire queste coltivazioni a tutta la filiera commerciale, che irrimediabilmente ne verrebbe contaminata, non lasciando a spazio a nient’altro che non sia OGM. Ovviamente l’agricoltura biologica seguirà la stessa sorte.
La neutralità della ricerca pubblica è chiarita dal direttore generale del Crea, l’ente di ricerca del Ministero delle Politiche agricole: “la ricerca in campo di queste nuove tecnologie rappresenta un fattore strategico per l’agricoltura nazionale. Abbiamo bisogno di essere competitivi permettendo di salvaguardare la nostra tipicità”. Il Crea che può contare su 12 centri di ricerca e si dice “pronto a mettere sul terreno varietà già testate in laboratorio: tra queste ad esempio, vitigni che ci permettano meno trattamenti per la peronospera o pomodori maggiormente resistenti alle orobanche. Con questa proposta di legge possiamo anticipare i tempi, senza attendere l’Ue, e porci nel filone di Stati come Cina, Regno Unito e Usa. Aspettiamo, dunque, solo l’approvazione della norma, strategica forse almeno quanto il PNRR”.
Il presidente Edgardo Filippone della Società Italiana di Genetica Agraria che raggruppa oltre 300 ricercatori, per gran parte del settore pubblico, ha chiarito ancora meglio: “Le TEA ci permettono di poter agire con forbici molecolari sul singolo mattoncino di DNA come accade già in natura ma con tempi molto differenti. Mi complimento con la politica che ha ascoltato il grido di dolore della ricerca, ha compreso il valore delle nostre attività e ci auguriamo che la proposta di legge porti il nostro Paese all’avanguardia. Potremo celebrare i 200 anni della nascita di Mendel nel 2022 con una norma che permetta la ricerca in campo, imprescindibile sempre con tutte le disposizioni di precauzione”.
Nella sua conclusione alla camera il 5 Stelle Gallinella ha ribadito che lo scenario di cui si parla è completamente diverso dagli OGM: “Le TEA, infatti, rappresentano una peculiarità tipica degli agricoltori che da sempre incrociano piante sessualmente affini per potenziare determinate caratteristiche. Mi auguro che il dibattito normativo sia proficuo ma anche celere per poter dare questo strumento potente e innovativo nelle mani degli agricoltori, sotto l’egida della ricerca pubblica dell’autorevole Crea”.
Che un paese colonia statunitense come l’Italia autonomamente si voglia porre leader europeo per gli OGM è decisamente poco credibile. È più probabile invece che avvenga quello che è accaduto fino ad ora, in particolare durante la dichiarata pandemia, dove l’Italia dietro indicazione è stato un riferimento, non solo europeo ma internazionale, per la messa in campo a livello massiccio di una violenta campagna di inoculazione con l’utilizzo di sieri genici. L’Italia è stata leader a livello di medicalizzazione e di ricatto e anche a livello di pratiche di ingegneria sociale securitarie che in alcuni casi hanno provato anche a migliorare le tecniche cinesi.
Anni addietro, con la scalata dell’Europa ad opera delle multinazionali dell’agrobusiness, veniva utilizzato lo stesso linguaggio, con le stesse retoriche e falsità ma a quei tempi andava criticata la cattiva Monsanto assetata di profitti. Oggi abbiamo la resiliente ricerca pubblica che con “un grido di dolore” invita ad aprire agli OGM, in principio per permettere di spalancare la porta alla ricerca, subito dopo su vasta scala, su base emergenziale e quindi commerciale per la crisi alimentare. Se gli OGM sono entrati nei corpi entreranno anche nella Terra.
Significativa anche la neolingua utilizzata dal presidente della Società di Genetica Agraria che spende una parola sul “principio di precauzione” e lo fa diventare “disposizioni di precauzione” che apparentemente sembrano significare la stessa cosa, ma a volergli dare il senso del genetista che sicuramente non vuole perdere ancora tempo, visto che la sua società serve a questo, è da intendere come precauzione da dare in corso d’opera. Che tradotto significa: mentre sperimentiamo direttamente nei campi manteniamo l’attenzione. Come, per esempio, quella adottata durante l’inoculazione dei sieri genici. C’è un piccolo particolare che l’estimatore di Mendel non menziona. Un OGM in un campo aperto è l’avvio di una contaminazione inarrestabile con tutte le varietà naturali, qualche cappuccio sulle pannocchie e qualche metro in più sono solo soluzioni ridicole. Una volta immesso in natura un organismo geneticamente modificato non si può più ritirare, esistono precisi esempi di deliberate contaminazioni agricole, come quella del Brasile e dell’Argentina con la soia OGM.
La lobby che da decenni preme per far passare vecchi e nuovi OGM in Italia e poi nel resto d’Europa è costituita da imprese sementiere e multinazionali dell’agrobusiness, che insieme detengono la quasi totalità dei brevetti dei nuovi OGM. Queste non hanno mai mollato la presa, semplicemente negli ultimi anni hanno cambiato metodo. Con l’aiuto di nuove tecnologie come il Crispr/Cas9 l’impegno si è diretto a cambiare le carte in tavola, cercando di confondere gli astanti che si trattava di un gioco nuovo, ma fanno ancora fatica a nascondere il luogo dove si gioca con la vita: il laboratorio.
Nel 2018 una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea ha stabilito che le varietà di piante ottenute con i metodi delle NGT (nuove tecniche genomiche) ricadano all’interno della normativa europea che regola gli organismi geneticamente modificati. OGM che, in Italia, sono sottoposti a un divieto totale di coltivazione e sperimentazione in campo aperto. La proposta legislativa dei 5 Stelle sarebbe restata parte di quella pressione portata avanti su tanti livelli diversi per escludere i prodotti TEA dalla legislazione attuale sugli OGM a livello europeo e nazionale. Già nel 2020 vi fu un tentativo fallito della renziana Bellanova. Ma l’arrivo della guerra con le sue “emergenze” ha fornito l’alibi a chi aveva finora resistito all’assalto dell’agroindustria. A fronte del conflitto Russia-Ucraina hanno ribadito di volere “un decreto d’emergenza ad hoc per l’agricoltura. E nell’elenco delle proposte fatte, ci sono anche le TEA. È la base normativa per poter inserire misure che difficilmente vedrebbero la luce”, dichiara candidamente il solito onorevole Gallinella a Today. Diversamente, l’iter ordinario non vedrebbe la luce prima di fine legislatura e per quanto riguarda l’Europa non se ne sarebbe parlato prima del 2023.
La Commissione europea sta lavorando attualmente ad un quadro giuridico in materia di piante ottenute mediante mutagenesi e cisgenesi, da differenziare da quello degli OGM vecchia maniera. È evidente che si sta lavorando ad una prossima apertura, perché sappiamo bene che le “emergenze” fanno bruciare qualsiasi tappa, e che queste siano di natura etica o di sicurezza non ha alcuna importanza. Su questo solco, il solco di un terreno che si appresta ad essere contaminato irreversibilmente, la Commissione europea ha stilato su richiesta del Consiglio uno studio sugli “OGM di nuova generazione” a cui attribuisce “il potenziale di contribuire a un sistema alimentare più sostenibile nel quadro degli obiettivi del Green Deal europeo” e della strategia “dal produttore al consumatore”. È stata annunciata una grande consultazione aperta e libera, sicuramente non da OGM, per dare un nuovo quadro giuridico a queste biotecnologie. Tra i sostenitori non poteva mancare l’EFSA di Parma (Ente europeo per la sicurezza alimentare), ente che come l’omologa FDA americana dovrebbe essere imparziale, ma che nella pratica è tutto costituito da personale con forti interessi nell’industria delle biotecnologie, nella chimica e nella farmaceutica, come vale appunto per l’agenzia americana.
Questo studio, più che un’analisi complessiva del problema, sembra verificare cosa c’è di utilizzabile per il nuovo cambiamento, ovviamente è già stato deciso altrove. Resta la questione della digeribilità legislativa: in questo senso risulta significativo come lo studio abbia rilevato la lentezza della legislazione di stare al passo con gli sviluppi scientifici e tecnologici, promuovendo al contrario una legislazione resiliente e a prova di futuro, da applicare uniformemente. Il messaggio è chiaro: la Cina ha editato già due bambine geneticamente e stiamo ancora qui a discutere se il Crispr possa essere utilizzato in agricoltura? Il vero metro di valutazione d’ora in poi sarà la transizione verde, tutto quello che rientra in questo processo d’ora in poi diverrà ecosostenibile, aiuterà il clima e proteggerà la biodiversità. Il resto può essere rimosso ed escluso.
Qualcuno si è opposto a questa continuazione di ingegnerizzazione del vivente? Sono state lanciate coalizioni e petizioni, si, ma cosa affrontano e di che problemi trattano? Come potrebbero essere veramente critici questi contesti verso l’ingegneria genetica, quando la stragrande maggioranza delle loro associazioni, sindacati e organizzazioni hanno già accettato i dettami della Grande Trasformazione, tacendo miseramente o confermando una realtà poggiata su un laboratorio sperimentale dove il DNA da modificare era già quello degli esseri umani? I tempi rovesciati in cui viviamo potrebbero anche fare in modo che rinascano movimenti contro gli OGM come in passato, ma cosa potrebbero esprimere se al loro interno vi è una simile contraddizione non risolta e tenuta sospesa? Ma ogni sospensione prima o poi riporterà all’originario stato precario, restituendoci un sentire incompleto, un esserci incompleto. Non ha importanza che una lotta abbia un buon esito: la maggior parte delle lotte non arriva mai a raggiungerlo. Quello che fa la differenza è la nostra posizione in tutto questo, la nostra chiarezza, che servirà a noi per andare avanti nonostante tutto e agli altri per comprendere il senso stesso di una lotta fondamentale, come quella contro l’ingegneria genetica di ieri e di oggi.
Costantino Ragusa, Luglio 2022, Bergamo
da L’Urlo della Terra, numero 10, luglio 2020