13 Novembre all’Aja contro l’utero in affitto – Report

Lunedì 13 la manifestazione organizzata da ICASM (Coalizione internazionale per l’abolizione della maternità surrogata) davanti alla Conferenza dell’Aja di diritto internazionale privato (HCCH) contro la regolamentazione della “maternità surrogata” transfrontaliera ha visto la partecipazione di donne da molteplici paesi: Francia, Spagna, Italia, Romania, Gran Bretagna, Svezia, Svizzera, Canada, Giappone, Brasile.

Il gruppo di lavoro su filiazione/maternità surrogata (Parentage/Surrogacy) istituito dall’HCCH avrà il compito di redigere una convenzione per garantire la filiazione dei bambini nati da maternità surrogata, che equivarrà alla regolamentazione della “maternità surrogata” transfrontaliera.

Con la giustificazione che “gli accordi internazionali di maternità surrogata (ISA) possono spesso comportare le difficoltà riguardanti l’accertamento o il riconoscimento della filiazione legale del bambino o dei bambini nati a seguito dell’accordo” possano rendere “il bambino senza genitori” andando a negare i “diritti umani fondamentali dei bambini”. Un pieno stravolgimento della realtà, uno sguardo diretto unicamente all’interesse dei genitori committenti e non verso il reale benessere del bambino che è quello di non essere strappato a sua madre, di non essere ridotto a un oggetto di contrattazione, comprato e ordinato su misura come una merce. Presupposti che portano diretti a una regolamentazione e non a un’abolizione della “maternità surrogata”.

La convezione dovrà poi essere ratificata o meno dagli stati membri dell’Unione Europea, ma considerando anche che l’Unione Europea è diventata membro della Conferenza dell’Aja e considerando soprattutto le forti pressioni a livello internazionale per la regolamentazione della “maternità surrogata” possiamo aspettarci che questa convenzione si trasformi, come già abbiamo visto per altre questioni legate allo sviluppo delle biotecnologie in molteplici ambiti, in una direzione da seguire a livello europeo.
Il gruppo di lavoro è formato da esperti provenienti da vari ambiti, un esperto può rappresentare uno Stato ed essere portavoce della sua linea attorno alla maternità surrogata, come essere svincolato sia dal rappresentare uno Stato, sia dall’essere in sintonia con la linea portata avanti da questo. Alcuni esperti sono degli avvocati che lavorano proprio nell’ambito della maternità surrogata, possiamo quindi ben immaginare di chi saranno portatori di interesse. Una modalità nota, che ci rimanda al lavoro dei gruppi di esperti dell’EFSA (Ente europeo di sicurezza alimentare) con all’interno esperti che lavorano o hanno lavorato o sono legati con interessi alle stesse multinazionali biotecnologiche e farmaceutiche verso le quali devono poi esprimersi in merito alla nocività dei loro prodotti.

La modalità del gruppo di lavoro è poi volutamente fumosa e opaca ed è difficile districarsi nei vari passaggi che avverranno entro due anni, periodo nel quale dovranno produrre questa Convenzione.


Qui il discorso che ho tenuto alla manifestazione:

Vengo dall’Italia, ecologista radicale di Resistenze al nanomondo, da piu’ di 20 anni portiamo avanti percorsi critici allo sviluppo delle tecno-scienze e al transumanesimo con una denuncia delle loro conseguenze sulla società, sull’essere umano e sull’intero vivente.

Eravamo tra i fondatori della Coalizione contro le nocività che diede vita a una campagna di mobilitazione contro l’entrata degli OGM in Europa e in seguito a una campagna contro le nanotecnologie. Uniamo i vari processi della Grande Trasformazione dei tempi presenti per resistere alla sua avanzata desacralizzante e disumanizzante e per trasmettere un altro orizzonte di senso. Collaboriamo con reti nazionali e internazionali di donne contro l’utero in affitto e la riproduzione artificiale dell’umano e con quei pochi giornalisti liberi e indipendenti.

Inseriamo l’utero in affitto all’interno del contesto di questo sistema tecno-scientifico, che mira a normalizzare la riproduzione artificiale come il nuovo modo di venire al mondo. L’essere umano dovrà diventare un prodotto da laboratorio. Dal diritto a un figlio, che non esiste per nessuno, si passerà al diritto a un figlio selezionato e modificato geneticamente. I bambini CRISPR non sono così lontani.

Cerchiamo di costruire un dibattito critico, organizziamo conferenze, momenti di incontro, pubblichiamo e diffondiamo pensiero libero, eravamo a Milano alla Fiera del bebè con un presidio di protesta davanti a quella grande vetrina internazionale del biomercato della riproduzione.

Sono tra le fondatrici di FINAARGIT, una rete femminista internazionale contro ogni riproduzione artificiale, ideologia gender e transumanesimo che si colloca nel solco della continuità della critica portata avanti negli anni ‘80 da FINRRAGE, una rete internazionale femminista contro l’ingegneria genetica e riproduttiva che aveva ben messo in luce agli albori dello sviluppo delle tecnologie di fecondazione assistita dove queste sarebbero arrivate. Non è un caso che furono definite l’equivalente del progetto Manhattan in biologia.

Dall’Italia porto il sostegno della Rete per l’Inviolabilità del Corpo Femminile che nasce a Napoli nel 2020 per desiderio di circa un centinaio di donne che vivono in ogni parte del Paese: madri e non madri, appartenenti a ogni condizione sociale e a ogni età, religiose, agnostiche, atee, votanti per diversi partiti politici. Nel nome della Rete è già contenuto il senso e l’orizzonte della sua esistenza e della sua azione: il corpo femminile è inviolabile e l’inviolabilità del corpo femminile è il primo movimento per l’inviolabilità del corpo di tutti i viventi. Ogni riduzione a merce del corpo femminile è violenza sulle donne e anche sul mondo. Vale ovviamente anche per l’utero in affitto.

In Italia la maternità surrogata è vietata per legge. È passata alla Camera la proposta di legge “Utero in affitto reato universale” che rende punibile ricorrere alla maternità surrogata anche per i cittadini italiani che si recherebbero all’estero. Questa legge è stata sostenuta anche da associazioni femministe a livello nazionale e internazionale, perché è un importante passo verso l’abolizione universale. Si sta aspettando l’approvazione definitiva al Senato, probabilmente verrà approvata nei primi mesi del 2024, dopo di che entrerà in vigore.

Siamo per l’abolizione universale della così detta maternità surrogata, non è possibile nessuna forma di regolamentazione. Regolamentare vuol dire normalizzarla e generalizzarla. Il nostro discorso è etico e a monte, non è possibile regolamentare l’abuso, la violenza, lo sfruttamento, la mercificazione, la compra-vendita di bambini, perché è questo quello di cui si sta parlando.

Non è possibile nessuna forma di maternità altruistica o solidale, è sempre presente uno scambio di denaro, chiamato rimborso e giustificato per far fronte ai disagi della madre che dovrà portare avanti la gravidanza.

La maternità surrogata è una violenza nei confronti della donna e del bambino. I figli non devono essere strappati dalle loro madri. L’essere umano non può diventare un oggetto di un contratto, non può diventare una merce che i genitori committenti possono anche rispedire al mittente se non soddisfa determinate caratteristiche.

Ricordiamo che la madre firma un contratto ed è anche obbligata ad abortire nel caso di una doppia gravidanza. Nelle cliniche di fecondazione assistita, psicologi ed altri specialisti raccomandano alle donne di non toccarsi la pancia e di non ascoltare i movimenti del feto quando scalcia perché devono dissociarsi dal bambino che sta crescendo nel loro corpo. Una scissione da sé e dal proprio figlio: «dobbiamo prepararci psicologicamente a non provare un amore materno», confida una donna in attesa di due figli avuti con ovuli di un’altra donna presso la Biotexcom a Kiev e conclude dicendo «so che quando li vedrò non mi somiglieranno, avranno i lineamenti di due persone a me estranee e per questo non potranno mancarmi».

Nella maggioranza dei casi l’ovulo non appartiene alla donna che porta avanti la gravidanza, è comprato da un’altra donna nel grande procacciamento e biomercato di ovuli.

L’utero in affitto frammenta il processo di procreazione che diventa un’operazione tecnica e si colloca all’interno del paradigma del laboratorio che non conosce limite, in cui tutto quello che sarà tecnicamente possibile diventerà eticamente accettabile.

Abbiamo selezione dei gameti, fecondazione in vitro e selezione dell’embrione con la diagnosi pre-impianto. L’eugenetica non è una deriva funesta, ma è sempre stata la direzione e il motore delle ricerche nel campo delle tecniche di fecondazione assistita, messe a punto per selezionare prima gli animali e poi gli umani con determinate caratteristiche.

Il miglior interesse del bambino e i presunti diritti sono la chiave per regolamentare l’utero in affitto, ma il miglior interesse del bambino è quello di stare con la madre e la madre è colei dalla quale si nasce. Il presunto diritto a un figlio va a scapito del bambino che è anche esposto al rischio altamente significativo di sviluppare svariate patologie anche oncologiche derivanti da tutte le tecniche di fecondazione assistita.

Come per quanto riguarda tutti gli sviluppi tecno-scientifici negli ambiti più controversi che riguardano i nostri corpi e la nostra salute il primo passaggio per sdoganarli e creare accettazione sociale sarà sempre un caso raro che aprirà alla loro generalizzazione.

La nascita, così come anche i nostri corpi sessuati, sono l’ultimo approdo del transumanesimo, in gioco è una profonda trasformazione ontologica dell’essere umano.

I corpi e il vivente devono rimanere indisponibili, non è possibile nessuna forma di contrattazione.

Contro ogni riproduzione artificiale dell’umano.

Silvia Guerini