Il corpo della donna non è in vendita, non è mercificabile, non è un pezzo di ricambio, non è sacrificabile. Le donne non sono contenitori per produrre figli, non sono macchine da riproduzione. In nome della libertà si celano abomini, in nome della libertà di disporre del proprio corpo e in nome dell’autodeterminazione si fanno proprie le logiche di mercificazione di questo sistema tecno-industriale dove tutto è merce, tutto è quantificabile e soggetto al criterio dell’utile, tutto è in vendita, tutto è ingranaggio in una mega macchina che stritola i corpi e il mondo intero.
Il nodo che lega la PMA e la GPA è la tecnica della fecondazione in vitro e la conseguente selezione degli embrioni. Emerge con forza ed evidenza come l’eugenetica sia implicata e imprescindibile da tale tecnica. Stiamo consegnando definitivamente la procreazione nelle mani di esperti, tecnici, biotecnologi, sottraendola così, definitivamente al potere femminile.
Una volta che la pratica sarà estesa a tutte e tutti si entrerà in un circuito in cui, in nome della libertà di scelta, si creerà un contesto in cui non si potrà fare altrimenti. In un domani non troppo lontano sarà definito prima irresponsabile e poi criminale mettere al mondo figlie/i senza ricorrere alle tecniche di riproduzione artificiale garantite e gestite da un apparato medico.
La procreazione artificiale si innesta in un preciso progetto di controllo, selezione, modificazione, omologazione e addomesticamento dell’umano e dell’intero vivente.

15 Dicembre Discussione-dibattito: “Contro l’ingegneria genetica e il suo mondo: la riproduzione artificiale dell’essere umano” in Local Anarquista Motín (Madrid)

[Madrid] Charla debate “Contra la ingieneria genética y su mundo: la reproducción artificial del ser humano”

Discussione-dibattito: “Contro l’ingegneria genetica e il suo mondo: riproduzione artificiale dell’essere umano”.

  • Sabato 15 dicembre.
  • Alle 18:00
  • Ammutinamento anarchico locale (C / Matilde hernandez 47, metropolitana: Oporto o Vista Alegre).

Riproduzione artificiale di esseri umani, attraverso le sue varie forme (fecondazione in vitro, la procreazione assistita medico …) genera un nuovo proletariato, soprattutto le donne, costretti a noleggiare i loro corpi e vendere prodotti che provengono da questo. Frammentare il corpo della donna e trasformando alcune parti in merci che possono essere acquistati e venduti seguendo la logica meccanica e produttivistica del sistema tecno-industriale, la donna diventa una fabbrica per produrre i bambini .Transforma a prodotti fabbricati, modificati secondo gli schemi di mercato, il bambino è costruito in una pipetta “fabbricata in laboratorio”, geneticamente migliorata. Non c’è eugenetica liberale – anche se i ricchi saranno in grado di soddisfare, in parte, i loro capricci di bambini perfetti. Sarà un’eugena forzata, dettato dagli imperativi dello stato e dell’economia. Non c’è eugenetica di cittadini, né “transumanesimo democratico”. Qualsiasi critica parziale della riproduzione umana artificiale sarà guidata dai comitati etici e servono ad accettare l’inaccettabile. Techno-sinistra liberale – transumanisti dichiarati o no, i filosofi postmoderni … – mantiene volontariamente la confusione tra uguaglianza e identità biologica, tra cui l’emancipazione politica e l’abolizione della natura, sotto la copertura del progresso, questa sinistra alimenta un progetto totalitario: abolizione, attraverso la ricreazione tecnologica, di tutto ciò che è nato, di tutto ciò che è vivo. Questa sinistra ciber-liberista distorce la lotta per la libertà individuale con le scuse della libertà mercantile. Confonde l’uguaglianza politica e la standardizzazione biologica degli individui. Sogna un’eugenetica liberale, l’abolizione del corpo e l’utero artificiale. Fantastica postumanità attraverso la ricreazione tecnologica della specie umana. Sotto le spoglie di trasgressione e ribellione: adesione entusiasta al tecnocapitalismo.

Editing genetico per tutti! Chi li sta fermando?

 

Quando parliamo di ingegneria genetica siamo abituati sempre a pensare come se ci trovassimo in una specie di fase di passaggio o addirittura parliamo di scenari in là da venire. In genere quello che percepiamo e trasmettiamo è un monito a informarci e ad agire, altrimenti il rischio sarebbe di ritrovarsi sommersi dal transgenico.
La fase che ci troviamo ad affrontare adesso è ancora più pericolosa: non solo siamo nel pieno dell’era biotecnologica e transumanista, con tutto un sistema tecno-scientifico che va in questa direzione, ma le stesse biotecnologie stanno diventando un’altra cosa. O meglio stanno mutando da come le abbiamo conosciute fino adesso.
Il vero lavoro per l’Industria del Biotec, un complesso di multinazionali, Università, Enti di ricerca, fondazioni, associazioni di categoria, non è più dimostrare che l’ingegneria genetica è priva di conseguenze, ma cambiarne completamente volto: una manipolazione radicale. Il nuovo volto delle biotecnologie si chiama Editing genetico. L’intenzione con questa nuova tecnologia è sia riscrivere direttamente dal nulla il genoma di un organismo (biologia sintetica), sia la “correzione” o modificazione di un genoma già esistente (l’editing propriamente detto o riscrittura). La tecnologia di Editing più in voga è chiamata Crispr Cas/9 perché generalmente utilizza la proteina Cas9, ma per brevità viene indicata solo con la prima parte della sigla: CRISPR.
Questa nuova tecnologia si profila come economica: si calcola che il costo per avere una sonda Crispr specifica (a parte la manodopera) è attorno a poche centinaia di euro, veri e propri spiccioli se si considerano i costi in biotecnologia; il secondo aspetto è la velocità di sviluppo, i tempi infatti si abbassano da anni a mesi. Ma l’aspetto probabilmente più importante per il mondo della biotecnologia, e in particolare per le multinazionali agrogenetiche, è la possibilità che i prodotti figli dell’Editing non vengano più considerati come i tanto vituperati Ogm non essendoci inserimento di dna estraneo. Questo nei paesi dell’UE ridurrebbe assai i costi soprattutto alle compagnie biotecnologiche come Monsanto e Syngenta che non dovranno più comprarsi i posti chiave dentro gli enti di sicurezza alimentare come l’Efsa a Parma o l’Fda americana. Anche per i tempi di approvazione diverrebbe tutta un’altra cosa passando da anni di interminabili trafile burocratiche a solo pochi mesi, scavalcando moratorie e restrizioni e in generale, che forse è la cosa peggiore, creando un nuovo immaginario di accettazione assoluta.
Non stupisce che il totalitarismo democratico sta avendo il suo apice proprio per le tecnologie più controverse, quelle in grado di rifare il mondo, di manipolare il vivente fin dentro i processi più intimi, di controllare ogni aspetto della vita e se necessario essere anche in grado di distruggere l’intero pianeta, gli arsenali atomici sono sempre li a ricordarlo. I tempi attuali di pacificazione sociale e di perdita di
senso sono l’ideale per l’innestarsi di questa nuova fase dove non si deve più avere paura della tecnologia genetica perchè questa sarà ancora di più tra noi e guai dopo pensare di contestarla. Stanno lavorando proprio a queste basi solidissime come una gabbia di una prigione.
Sono sempre più lontani i tempi dei “semi terminator” della Monsanto, degli Ogm nemici dell’agricoltura, dei contadini indiani che si suicidano con il Glifosate davanti ai campi di cotone Bt e delle dimostrazioni di piazza.
Tutto l’impegno oggi va verso l’accettazione sociale, le compagnie investono molti più soldi in questo che nella ricerca, arrivano fin dentro le scuole a far “giocare” i bambini con la genetica, li si addestra che naturale è bello, ma artificiale è ancora meglio. Ma ancora non basta, i creatori del mondo biotec sanno benissimo cosa hanno tra le mani, o meglio non vogliono sorprese; come per il nucleare la campanella della ricreazione deve convivere con la sirena di allarme che addestra fin da piccoli al disastro radioattivo. Dalla scuola si passa alle metropolitane, poi quartieri, città e infine interi paesi come già avviene regolarmente in Giappone e in Francia. Per come stanno predisponendo le Smart city con specifiche infrastrutture e tecnologie, c’è da aspettarsi che presto la campanella inizierà a suonare sempre più anche da queste parti.
Con le nuove tecniche di Editing genetico il linguaggio dei suoi divulgatori si è fatto più ardito; Anna Meldolesi parla di Crispr come di una tecnologia dal basso, dove la sua facile applicazione ne permetterebbe un continuo controllo. Addirittura esiste un progetto già avviato dove tutte le informazioni raccolte dai centri di ricerca e dai singoli ricercatori vengono centralizzate e poi rese fruibili per la comunità scientifica che ne fa richiesta. Il grillismo tecnologico ancora ci mancava, a quanto pare dalla rete democratica siamo passati ai geni democratici. Senza andare tanto lontano la realtà è sempre un’altra cosa da come viene raccontata, questa si frantuma verso logiche che vanno ben oltre il semplice profitto, anche se questo resta un aspetto da non sottovalutare; i moventi sono da ricercarsi in quello che è sempre più un processo che parla l’imperativo linguaggio della tecnoscienza…
L’unità di ricerca Cibio dell’Università di Trento ha trovato una modalità Crispr in grado di intervenire in modo ancora più preciso per correggere i difetti dei geni. Non ha perso tempo e ha pubblicato subito i risultati nei soliti prestigiosi canali scientifici necessari per ottenere credibilità e ha chiamato Evocas9 il suo rivoluzionario risultato coprendolo da brevetto in attesa di mettersi in vetrina, dove gli acquirenti non tarderanno ad arrivare. Negli ultimi anni e ancora oggi più che mai sono in corso dispute legali fortissime per aggiudicarsi la corsa all’eldorado sul vivente: per qualcuno ci saranno nobel e riconoscimenti e per altri brevetti miliardari su applicazioni terapeutiche che vogliono isolare e controllare al più presto per metterle in commercio con nuove StarTapp. Anche Big Farma e Big Biotec con i novizi sposini sono al massimo dell’attenzione, ma con una certa discrezione, sanno che quando la confusione si placa si compreranno tutta la piazza con i rispettivi nuovi organi di controllo, se questi esisteranno ancora.
Apparentemente dando uno sguardo a come viene presentato l’Editing genetico, dai giornali che spettacolarizzano la tecnologia come Focus o riviste come Le Scienze , fino ad arrivare ai blogger disperati e ai social media, quello che appare come un fattore comune è la banalizzazione di questa tecnologia. La stessa co-ideatrice di Crispr ama definire il suo team come un semplice gruppo di ricerca con pochi mezzi. Il racconto del Crispr e delle sue procedure invita alla familiarità, non troppi soldi e un pò di conoscenza in biologia e quasi si può iniziare, quasi appunto, perchè di fatto non è così. Per un attimo ci si sente partecipi, finalmente si lavora seriamente per la salute, per l’ambiente e addirittura si può risollevare un’economia, visto che in agricoltura la Du Pont che è la maggior investitrice si aspetta miracoli e si sa che la voce dell’agribusinesse si esprime come se avesse già fatto il raccolto pronto. Questa tecnologia si presenta talmente di “base” che gli stessi organi regolamentari per la sicurezza esprimono le loro fatiche nel proporre regolamentazioni, giocando molto su quanto effettivamente venga manipolato, considerando che non si inserisce dna esterno negli organismi. Questo discorso apparentemente sembrerebbe tirare la colpa sui cattivi “vecchi” ogm, ma di fatto invece diventa un’accusa che si fa ancora più forte nei confronti di chi per anni ha instillato paure irrazionali e ha fatto ritardare i progressi tanto importanti della scienza.
Questo Editing genetico risolleva e da nuovo vigore all’ingegneria genetica sotto ogni aspetto, ovviamente rafforza anche la precedente tecnica, che non verrà certo messa da parte. L’ essere così di “base” equivale come ad una contaminazione senza precedenti, ma senza aver avuto bisogno di contaminare distribuendo per il mondo quintali di soia ogm (come è invece avvenuto in Brasile e Argentina da parte di Monsanto).
Non mancano ovviamente rischi medici gravissimi riconosciuti: se le precisissime forbici (che precise al 100% non lo sono affatto) tagliano qua e là il genoma, magari causano malattie ancora più gravi di quella da curare per cui sono state disegnate (non è così improbabile danneggiare il dna trasformando la cellula sana in cellula tumorale) o creano una sorta di effetto domino che sconvolge l’intero organismo, a causa dell’innaturale “taglia e cuci” fatto dalla Crispr. Ma niente di tutto questo sembra creare un reale allarme o una semplice attenzione. Sembra quasi che vi sia una taciuta consapevolezza che dice: tanto tutto questo sta passando, per le conseguenze se ne riparlerà a ultimazione delle StarTapp. Si sono anche levate le voci delle vecchie cariatidi di Asilomar per organizzare convegni internazionali, ma per altri rischi, evidentissimi con la tecnologia dell’Editing: quelli dell’eugenetica. Gli inventori della tecnologia del dna ricombinante riunitisi ad Asilomar oltre quarant’anni fa non sono riusciti a garantire un bel niente al tempo e sicuramente non potranno fare niente oggi. Soprattutto in Germania, dove era ancora fresco l’eco della ricerca nazista sull’eugenetica, una forte critica sociale ha fatto la differenza per impedire lo sviluppo delle tecnologie genetiche, rinforzata da gruppi come le Rote Zora che indicavano quello che per tanti era ormai evidente: la ricerca sulle biotecnologie ricombinanti era la continuazione della ricerca nazista con altri mezzi.
Ed è per questo che i nascenti istituti di ricerca sulla riproduzione artificiale dell’umano sono stati trattati con altri mezzi ancora.
Questi grandi convegni internazionali pieni di nomi altisonanti sembrano pieni di buone intenzioni, ma non ne hanno, il beneficio è per gli stessi promotori e per la causa che vanno a trattare che sembra all’improvviso passare sotto l’osservazione di un’altra scienza, non quella che guarda al transumanesimo, brevetti, miliardi e prossime multinazionali, ma una scienza fatta di saggezza e prudenza che guarda veramente l’uomo e il pianeta con un pensiero globale, quasi critico. Come al tempo si diceva che chi ha ricercato per una vita atomi per la guerra atomica non può venire poi a raccontarci storie di atomi per la pace, lo stesso è per la genetica ricombinante, dove era evidente fin dal suo inizio, considerando che gli esperimenti militari e civili su cavie umane certo non sono mancati e considerando che tecnicamente era possibile ingegnerizzare
esseri viventi in un processo irreversibile e che la direzione sarebbe stata intrapresa. Anche in tempi più recenti si sono viste forti preoccupazioni su altre tecnologie come le nanotecnologie, Bil Joy, un promettente scienziato della Silicon Valley, ha lanciato un allarme molto acceso, ma poi ha creato un nuovo lavoro sullo sviluppo di una nanotecnologia non a rischio di replicazione. Lo scienziato è il primo sguardo sulla possibilità del disastro, ma non è in grado di farvi fronte o meglio non ne ha la volontà perchè dovrebbe distruggere il suo mondo, la sua fama, i suoi privilegi ed è incapace di uscire dal dualismo “tecnologia buona o cattiva”, di fatto lo scienziato è parte integrante del problema qualsiasi sia la sua scelta.
Nel caso di una buona riuscita dell’Editin genetico i promotori ci tengono a precisare che non ci sarà alcun totalitarismo o imposizione, ma una totale libertà di scelta.
La medicina offre delle opzioni ai portatori di gravi mutazioni, sotto forma di test o terapie geniche, ognuno poi è libero di servirsene o di non farlo. Chiarisce ancora una volta la Meldolesi: “tra l’eugenetica di oggi e quella di ieri c’è tutta la differenza che passa tra la scelta individuale di un paziente o di un genitore e l’imposizione di un regime su una popolazione”.
E allora viene da chiedersi come verrà stabilito che una malattia sarà talmente grave da giustificare un’intervento di Editing genetico. L’opzione della libera scelta appare in tutta la sua ridicolezza, considerando che non esiste più niente dove non vi sia la mediazione di tecnici e specialisti, parlando di medicina questa è semplicemente la regola, almeno che per libera scelta non intendano le opzioni offerte da Google su uno smartphon.
Le istituzioni mediche, di cui ovviamente quelle pubbliche non sono escluse, sotto pressione da un sistema sempre più tecnico, nella convergenza delle scienze non hanno trovato una qualche forma di cooperazione ma linee guida che non hanno contribuito a stilare, ma che si ritrovano a doverle semplicemente confermare e rispettare.
Oggi vengono considerate come malattie quelle che un tempo venivano considerate come semplici condizioni, l’obesità ad esempio, o la predisposizione all’alcolismo. Il catalogo si allarga sempre di più di anno in anno tanto che un domani, che è ormai il nostro presente medicalizzato, potranno essere ritenuti patologici stati che oggi rientrano nello spettro della normale variabilità.
Nel dibattito internazionale intorno all’Editing genetico, uno degli aspetti che ricorre forse con più frequenza, o forse sarebbe meglio dire frenesia, è la velocità con cui il tutto sta avvenendo. La tecnologia genetica ha smesso di codificare il genoma degli esseri viventi (progetto Genoma Umano) che di fatto ancora la legava agli organismi di cui si occupava, mentre adesso nella nuova fase gli organismi vengono editati: non più leggendo ma riscrivendo il loro dna. Dalla lettura alla riscrittura. Non è un caso che l’interesse è diretto alla linea germinale umana senza più neanche aspettare le conseguenze che avranno i primati e gli altri animali che da anni vengono riprodotti in laboratorio con queste tecnologie.La tecnologia Editing funziona e semplicemente verrà fatta. Gli esperimenti condotti in Cina su animali ed embrioni umani impiantabili che facevano tanto inorridire e indignare fino a qualche mese fa e facevano urlare all’eugenismo in Europa e negli Stati Uniti, adesso sono fonte di discussione scientifica, per trovare un accordo, per gestire quello che comunque sia, in un modo o in un altro, Stati, istituzioni di ricerca e multinazionali hanno deciso di mettere in campo. E infatti come era prevedibile anche altri paesi tra cui Stati Uniti e Inghilterra hanno annunciato aperture alle ricerche con Editing genetico verso embrioni umani impiantabili. Quella che stiamo vivendo attualmente è un’accelerazione senza precedenti di quel processo di controllo dei corpi grazie all’ingegneria genetica. Questa grande velocità sorprende la politica, il sociale e la scienza stessa, nessuno vi era preparato; perchè i tempi delle tecno-scienze attuali hanno altre velocità. Si contano per cominciare circa diecimila patologie genetiche, legate alla mutazione di un singolo gene, che potrebbero essere cancellate dalla Crispr. Le forbici Crispr, com’era stato con il cannone genetico degli ogm, promettono di portare alla sconfitta definitiva gravissime patologie genetiche e con la stessa forbice si potranno modificare irrimediabilmente caratteristiche somatiche dell’embrione, secondo le preferenze di Stati, istituzioni mediche, specialisti, genitori. La strada all’eugenetica è spianata, ma non si parli di nazismo, visto che l’eugenetica di oggi dispone di mezzi e risorse tecnologiche inimmaginabili in quegli anni.
Sulla questione è importante ascoltare quello che arriva dal mondo transumanista, protagonista alatere della rivoluzione Crispr. Le manipolazioni genetiche sono in assoluto le tecnologie più promettenti conferma Roberto Manzocco, ricercatore transumanista: “Disponiamo già di procedure collaudate: come il Crispr Cas/9, una tecnica che consente di modificare in modo relativamente poco dispendio so il genoma umano. Alla fine il primo passo verso la trasformazione della nostra specie sarà portato a v a n ti d all’in g e g n e ria g e n e ti c a ; in p a r ti c ola r e si lavorerà molto sul prolungamento della vita, del la forma fisica e della gioventù”. Un tema che appassiona la Silicon Valley, al seguito di Google, che ha avviato la ricerca all’interno del Life Extension Project.
Senza andare a Palo Alto anche in Italia prendono sempre più piede in posti di alto livello spezzoni transumanisti, ecco perchè hanno sempre più successo i corsi della Singolarity University, questo think thank americano ha appena aperto a Roma (dopo la prima sede a Milano): “per aiutare perso ne, governi e aziende a comprendere le tecnologie più innovative. I loro impatti sociali e il loro ruolo nel risolvere i grandi problemi dell’umanità” , i loro proclami non vanno intesi come innocui appelli. Senza avere pretese di parlare di opposizione visto che su questo nuovo scenario non vi è uno straccio di critica e di riflessione che vada oltre i contorni del problema o che si limiti a descriverlo invece di capire effettivamente quello che sta succedendo. Si sente parlare di eugenismo con una leggerezza estrema, la banalizzazione imperante ha preso ormai il sopravvento. Se tutto questo scenario è già così tra noi, così comune, cosa resta da fare? Subire, subire e subire risponde il potere che ormai su questo campo non ha neanche bisogno di essere coercitivo e autoritario o di schierare eserciti. Nessuno impone la PMA eppure passa in nome della libertà, come passano su base volontaria sempre più farmaci, nuovi vaccini, paure di quello che non si conosce, ansie estetiche che portano ad appoggiare programmi di implementazione del corpo. E quando si è pronti a concedere al sistema medico e alla ricerca scientifica la gestione del proprio corpo, della propria salute, della propria quotidianità, la procreazione stessa dei figli sarà veramente difficile riuscire a innestare un granello di critica che non venga considerata folle e chi la esprime non più da mettere in sezioni speciali per prigionieri politici, ma da trattare come un caso sanitario.
I tempi corrono velocissimi, quello che prima veniva considerata una tecnologia anti etica può trasformarsi da un momento all’altro in una tecnologia di riferimento. Tutto questo non perchè nel mentre è cambiata la società con nuove richieste e necessità, ma perchè è cambiato ancora una volta qualcosa nel paradigma tecno-scientifico e la società può solo adattarsi.
Eppure è proprio dentro questo tempo che ci lascia sempre indietro che è importante fermare dei pezzetti e cercare di ricomporci con tempi altri dal processo tecnologico. I tempi della buona volontà sono finiti e il bilancio è stato solo l’elemosina.

Costantino Ragusa

Dal giornale ecologista L’Urlo della Terra, num.6, luglio 2018

 

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Presentazione La Piralide – spazio di documentazione Bergamo

Ostrinia nubilalis, meglio conosciuta come piralide, è una farfalla le cui larve sono dedite a vivere, nutrendosene, di piante come il mais, il sorgo e il peperone, oltre a molte altre. Durante la primavera le larve divengono farfalle e fuoriescono dalle piante. Dicono che la sua presenza abbia causato gravi problemi alle coltivazioni di mais, perciò gli esperti del settore, da sempre, hanno ritenuto importante contrastare ed eliminare l’indesiderato insetto tramite interventi chimici (l’impiego di pesticidi e veleni), biologici (l’introduzione di parassiti della piralide) o agronomici (la scelta di varietà di piante resistenti alle larve grazie a delle modificazioni genetiche). Il mais geneticamente modificato è in grado di resistere sia alla piralide sia ad erbicidi molto potenti, come il glifosato, largamente impiegato in coltivazioni di ogni genere. Per questi motivi, in innumerevoli aree del mondo, ove possibile, è ampiamente incentivata la coltivazione di varietà di mais geneticamente modificate, resistenti agli erbicidi, in modo da poter utilizzare veleni e contemporaneamente debellare la piralide, “inopportuna” piralide.

La Piralide – questo insetto così osteggiato dai coltivatori di mais, dalle multinazionali e dai fautori degli organismi geneticamente modificati – è il nome che abbiamo scelto per questo nuovo spazio. Un piccolo insetto il simbolo che abbiamo scelto per uno spazio ed un luogo nel quale affrontare le questioni che ci stanno a cuore. L’attacco alla natura ed a quella parte di mondo ancora selvatica, l’asservimento e la manipolazione tecnologica degli esseri viventi, lo sviluppo della tecnologia stessa nelle sue disparate e molteplici espressioni, lo sfruttamento degli animali e della Terra, con l’avvelenamento e la devastazione ecologica che ne segue, la volontà addomesticatrice del dominio di privarci di ogni possibile tensione alla trasformazione o al sovvertimento della realtà sono per noi espressioni di questo mondo imperniato sull’autorità le quali rendono necessaria ed urgente una analisi ed una critica radicale, non rimandabile ad un futuro migliore.

Mai come oggi è necessario rifiutare il sistema di dominio con le sue logiche di controllo, delega e cogestione democratica delle nocività che ci circondano. Il totalitarismo tecnologico non è solo assoggettamento, imposizione, repressione, ovvero ciò che ci ha reso oggetto di uno sfruttamento, ma anche soggettivazione, ossia ciò che rende l’uomo soggetto, operatore, promulgatore, partecipe del proprio stesso sfruttamento. 

La piralide resiste. Mai come oggi, in questa realtà dove gli individui sono costantemente sottoposti, ricondotti e assoggettati a cause, fini ed esigenze più “grandi” di loro, occorre scoprire la poesia della propria unicità. Mai come oggi, in un mondo dove è possibile una vasta scelta tra le innumerevoli ed insulse libertà offerte, in un mondo interamente trainato e modellato dagli imperativi dell’autorità e della merce, l’esistenza è altrove. La piralide si riproduce.

Desideriamo aprire uno spazio nel quale ci sia e si dia spazio ad idee e tensioni in netto contrasto con l’attuale assetto sociale; uno spazio di documentazione e discussione dove chiunque possa scovare parole e scritti non reperibili tra gli scaffali del supermercato delle opinioni o nelle aule dell’accademia delle ideologie, luoghi dei pensieri confezionati e pronti all’uso. I libri, i materiali stampati, qui non saranno merce offerta per intrattenere, materiale per semplice e puro studio ed approfondimento culturale o racconti di vecchie storie, fonti di nostalgiche o avventurose fughe letterarie. Che senso e significato ha allora documentarsi? Darsi un tempo per approfondire e fondare il proprio pensiero? Sicuramente non quello di accumulare nozioni e contenuti pre-confezionati, da usare nelle più disparate situazioni o tavole rotonde. Sicuramente non quello di dare schemi e filtri risolutivi con cui leggere ed ingabbiare la realtà.

Il sapere va nutrito. Se resta un semplice accumulo indefinito di conoscenze e di informazioni può contribuire a creare, ad alimentare, un più o meno vasto bagaglio culturale e conoscitivo, un insieme di conoscenze che teniamo in serbo per noi e per gli altri. Niente di più. Può il sapere non avere sapore? Possedere un grande quantitativo di conoscenze non conduce necessariamente ad una maggiore comprensione della realtà e di ciò che ci circonda; significa che i fatti e le parole di un tempo, potendo sfuggire a quanti vorrebbero racchiuderli nelle pagine di polverosi volumi, debbono poterci dire qualche cosa di tangibile oggi. Farci riscoprire gusti e sapori.

Se lo sguardo punta a sovvertire, e non a riformare, significa che le mere informazioni, il semplice insieme di saperi e il loro accumulo non bastano e restano soltanto un riempitivo per la mente, buono solo a baloccarsi in esercizi retorici o a rassicurarsi nelle certezze delle proprie illusioni.

Le conoscenze slegate dalle idee restano lettera morta. Allora, assieme alla necessaria conoscenza, occorrono progetti, volontà e tensioni individuali per fare fermentare autonomamente la propria selva di pensieri. In quest’ottica, e solo in questa particolare accezione ancora tutta da esplorare, uno spazio di documentazione può avere pieno significato. Così, a partire da questi presupposti, potranno avere luogo anche la discussione, l’approfondimento, la critica. Al vuoto, alla rassegnazione e all’uniformità dettata da sterili opinioni opponiamo la pienezza e il significato di idee che possono infiammare la vita.

Uno spazio per l’approfondimento e la critica, contro l’autorità e la gerarchia. Certamente non un luogo dove potersi rintanare, come al riparo di una nicchia dove custodirsi intatti. Nemmeno un circolo ricreativo o un centro culturale. Non saranno quattro mura a racchiudere la nostra volontà di riflettere, a tarpare le nostre aspirazioni, a privare di sostanza i nostri sogni, a sedare i nostri desideri. Nemmeno ci illudiamo che potranno essere le attività svolte nello spazio ad inceppare questo mondo di dominio che non ci dà respiro, questo mondo che costantemente offre miseria e obbedienza a piene mani. Le attività che vi potranno nascere saranno espressione delle persone che di volta in volta lo animeranno. Che si tratti di incontri, discussioni, dibattiti o proiezioni, ciò che faremo non avrà né il proposito di riempire un’agenda, come per consolarci in un frenetico attivismo, né l’intento di persuadere, di convertire o di aggregare qualcuno, ed infine, nemmeno la volontà di ricercare un confortante riconoscimento sociale.

Uno spazio in cui la piralide si rafforza e lotta contro il dominio tecno-scientifico.

La Piralide – via del Galgario 11/13 – Bergamo
Apertura: tutti i giovedì dalle ore 16.00 alle ore 20.00
e-mail: avvelenate@anche.no

scarica qui il pdf: la-piralide-presentazione

Verso il laboratorio mondo – Introduzione alla presentazione del libro “Fare un figlio per altri è giusto – Falso” di Daniela Danna

VERSO IL LABORATORIO MONDO

Introduzione alla presentazione del libro “Fare un figlio per altri è giusto – Falso” di Daniela Danna, 13 Settembre 2017, Rovereto

L’utero in affitto, con la mercificazione della capacità riproduttiva della donna, con la compra-vendita di una bambina, con il diventare imprenditrici di noi stesse, si colloca perfettamente all’interno delle logiche neoliberali di questo sistema che mercifica e che si appropria di ogni dimensione. Questo mio intervento cerca di cogliere la complessità in cui si situano l’utero in affitto e la procreazione medicalmente assistita all’interno del paradigma e dell’operare del sistema tecno-scientifico, soffermandomi sulle tecnologie di riproduzione artificiale: la fecondazione in vitro e la diagnosi pre-impianto.
Gli sviluppi dei processi tecnologici che manipolano il vivente ci pongono su un piano differente, più profondo: non si tratta più solo di mercificazione, di sfruttamento, di gestione e di controllo. Benchè tutti questi piani non scompaiano, ci troviamo anche davanti a una pervasività tecnologica totale, che penetra nelle dimensioni vitali, che nel mentre modifica il vivente e la materia – come accade per le modificazioni genetiche e nanotecnologiche – trasforma e crea anche una nuova realtà, una nuova percezione di noi stesse, del nostro essere e stare nel mondo e del mondo attorno a noi. Nello specifico, la riproduzione artificiale è la risignificazione e la conseguente metamorfosi della maternità, della procreazione, e un passo verso la metamorfosi dell’essere umano e dell’intero vivente. Un passo in quel processo che sta artificializzando il mondo: se il vivente diventa altra cosa, sia in seguito ai processi di ingegnerizzazione, sia nella percezione che di esso se ne ha, il vivente sarà totalmente inglobato dal sistema.

Dalla sperimentazione sugli animali, che sia effettuata in un laboratorio di vivisezione o in un allevamento ipermoderno industriale, lo sguardo si sposterà sempre sulle possibili applicazioni sull’uomo, che costituiscono in molti casi il vero scopo della ricerca intrapresa. Individuare l’origine delle tecnologie riproduttive è fondamentale per comprendere che si sono sviluppate per selezionare determinate caratteristiche e successivamente modificarle con l’ingegneria genetica.
La zootecnia è la storia della produzione di corpi docili attraverso la selezione di caratteristiche esteriori fisiche, produttive, comportamentali. Le tecnologie riproduttive hanno affinato tale selezione e, procedendo di pari passo con le acquisizioni nell’ambito della transgenesi e della clonazione, sono stati prodotti i primi animali transgenici per diversi scopi come aumentare la filiazione, diventare resistenti ad alcune patologie, estrarre molecole per la realizzazione di farmaci, xenotrapianti, modelli di ricerca – pensiamo all’oncotopa, topa modificata geneticamente per sviluppare il tumore al seno.
Il primo ricercatore che in Francia ha fabbricato la prima bambina in provetta, non a caso si è prima cimentato sugli altri animali, nella fattispecie sulle mucche da latte per aumentare la loro produzione. Ritroviamo gli stessi fautori che si destreggiano nei diversi eppur simili laboratori.
Nella Gestazione Per Altri (GPA) gli ovuli possono essere della stessa donna che affitta l’utero o di un’altra donna. Esistono cliniche con enormi banche di ovuli di venditrici selezionate per le loro caratteristiche. Basta ascoltare le interviste di alcune donne che affittano l’utero alla Biotexcom a Kiev, interviste che si possono trovare sul sito internet della clinica1, per renderci conto che per queste donne è meglio se gli ovuli provengono da altre donne, al fine di tentare di allontanarsi psicologicamente dalla bambina che nascerà, per tentare di non sentirla come propria: “noi dobbiamo prepararci psicologicamente a non provare un amore materno, […] so che quando li vedrò non mi somiglieranno, avranno i lineamenti di due persone a me estranee e per questo non potranno mancarmi.”, spiega una donna in attesa di due figli avuti con ovuli di un’altra.
Se gli ovuli provengono da un’altra donna viene effettuata la fecondazione in vitro (FIV), che presuppone la diagnosi pre-impianto (DPI). Prima di impiantare gli embrioni nell’utero della futura madre che ha fatto ricorso alla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) o della madre che ha affittato l’utero, vengono praticati dei test genetici su una decina di embrioni, per determinare i probabili tratti e la predisposizione a svariate patologie, al fine di selezionarne i migliori“.
Nella scelta di questi caratteri resta sospesa una questione: per quanto tempo saranno ammessi degli “scarti”? Chi definisce i caratteri “migliori”, performanti? Ciò che sarà considerato anormale, deviante, non produttivo, non funzionale a questo sistema verrà semplicemente eliminato all’origine. L‘eugenetica è imprescindibile da tali tecnologie. Come pensiamo di poter rimanere soggetti attivi in grado di gestire o controllare l’intero processo?
La FIV e la DPI hanno tutte le caratteristiche per diffondersi. Lo sviluppo della genomica, per un’analisi del DNA e un’interpretazione delle sue variazioni sempre più precisa, oggi è cruciale in ogni campo della medicina. Una medicina che sta diventando sempre più genomica, personalizzata e preventiva. Abbiamo già vari test genetici post natali obbligatori per patologie metaboliche ereditarie,2 e la conseguente schedatura delle/dei neonate/i testate/i, in un secondo tempo il numero di questi test si amplierà a molte altre patologie, o presunte tali. Non sarà necessario che siano obbligatori anche gli interventi di prevenzione, basterà far leva sulla paura.
L’infinita possibilità delle nostre vite viene ridotta alla probabilità di un algoritmo e messa nelle mani di chi deciderà cosa definire normale o patologico in un riduzionismo genetico che rimane tale anche se personalizzato.
La previsione adesso arriva fino all’embrione. Non sono necessari investimenti specifici perchè è l’intero settore della genomica che sta crescendo in questa direzione.
Anche per la FIV e la DPI, come tutte le altre tecnologie, per creare accettazione e per promuoverle, si fa leva sulla salute, nello specifico per i problemi di fertilità e per rintracciare patologie genetiche della futura/o nata/o. Ma l’analisi dei dati su chi fa concretamente ricorso alla PMA dimostra che sempre più coppie fertili e senza problemi di trasmissioni di patologie genetiche scelgono la fecondazione in vitro con il solo scopo di fare ricorso alla diagnosi pre-impianto unendovi la possibilità, ad esempio, di selezionare alcune caratteristiche fisiche come il sesso o il colore degli occhi. Questo è quanto avviene per ora negli Stati Uniti, ma è una tendenza significativa della direzione che sta prendendo.
Verrà creato e alimentato il desiderio di dare alla figlia che nascerà un’eredità genetica migliore di quella che potrebbero fornire i propri stessi gameti. Con la nuova tecnologia di ingegneria genetica CRISPR/CAS 9 è possibile praticare la correzione del genoma -l’editing del genoma- in modo più economico, rapido e preciso. Questa tecnologia si sta sviluppando per la modificazione di vegetali, di animali da allevamento e da laboratorio, per le terapie geniche, con un’attenzione particolare verso il potenziale uso per creare modificazioni nella linea germinale umana. Gli esperimenti vengono effettuati su embrioni scartati dalle cliniche di fecondazione assistita.
Tutto ciò che serve per la selezione umana è già presente o in fase di ulteriore affinamento o in fase di ricerca: l’estrazione degli ovuli, essere in grado di fecondarli e trapiantarli, la crioconservazione degli embrioni, i software per analizzare e comparare i risultati della sequenza genetica, nuove tecnologie di ingegneria genetica e le ricerche su cellule staminali per trasformarle in gameti.
Allo stato attuale, non si effettuano ancora manipolazioni genetiche al momento delle diagnosi pre-impianto, ma l’idea della fabbricazione della “bambina/o perfetta/o” sottende il mito dell’uomo perfetto, dell’uomo potenziato del transumanesimo.
Nel corpo delle donne avverrà una sperimentazione biotecnologica con conseguenze per le future generazioni. Le manipolazioni genetiche, così come le modificazioni della linea germinale, hanno conseguenze irreversibili. Forse si pensa che non si arriverà mai a tanto, che le manipolazioni genetiche si fermeranno alle monocolture agricole. Ma tutto ciò che è possibile fare tecnicamente verrà fatto socialmente e non esiste nuvola etica che possa impedirlo. E se anche non sarà possibile farlo tecnicamente, nel mentre avremo interiorizzato una precisa idea di vivente, un vivente imperfetto da modificare e migliorare.
Non sarà un dittatore visionario che imporrà l’eugenismo, ma progressisti democratici stanno aprendo la strada a una genetica liberale. Una volta che la procreazione medicalmente assistita sarà estesa a tutte e tutti si entrerà in un circuito in cui, in nome della libertà di scelta, si creerà un contesto in cui non si potrà fare altrimenti. In un domani non troppo lontano sarà definito prima irresponsabile e poi criminale mettere al mondo figlie/i senza ricorrere alle tecnologie di riproduzione artificiale garantite e gestite da un apparato medico e tecnologico.
Tanto più sono profonde e irreversibili le conseguenze di queste tecnologie, tanto la nostra lotta dovrebbe essere radicale e dovrebbe andare in profondità, con la consapevolezza che nel nuovo mondo che si va costruendo, o de-costruendo, avremo sempre più a che fare con chimere e con figlie/i che, anche se resteranno tali, diventeranno dello Stato e del capitale tecno-industriale che ne rivendicherà la gestazione nel proprio grembo, il laboratorio, e il successivo controllo e gestione.
Stiamo consegnando nelle mani di tecno-scienziati, biotecnologi, cliniche della riproduzione la dimensione procreativa, quanto dobbiamo aspettare prima che i colossi come Bayer-Monsanto punteranno su questo settore?
Le conseguenze vanno ben oltre la procreazione, così come per gli ogm o le particelle nanotecnologiche rilasciati nell’ambiente le conseguenze vanno oltre la pur gravissima nocività per la salute e per l’ecosistema. Ci troviamo davanti a una nocività sistemica, l’intera società viene ristrutturata. Possiamo immaginare queste tecnologie come dei nodi in cui si intrecciano varie dimensioni creando una rete in cui si sviluppa il sistema tecno-scientifico, in cui si sta progettando e costruendo un mondo sempre più informatizzato, ingegnerizzato, nanotecnologico e artificiale.

Silvia Guerini
www.resistenzealnanomondo.org

http://www.uteroinaffitto.com/dossier-di-rai-2-maternita-surrogata-presso-biotexcom/

Legge 19 agosto 2016, n.167 Disposizioni in materia di accertamenti diagnostici neonatali obbligatori per la prevenzione e la cura delle malattie metaboliche ereditarie.

Corpi animali, dispositivi di potere, attacco al vivente. Dove si legano lo smembramento degli altri corpi animali e l’appropriazione della dimensione procreativa della donna

“Vista in sezione, la struttura sociale del presente dovrebbe configurarsi all’incirca così: su in alto i grandi magnati dei trust dei diversi gruppi di potere capitalistici che però sono in lotta tra loro; […] poi il proletariato, dagli strati operai qualificati meglio retribuiti, passando attraverso i manovali fino ad arrivare ai disoccupati cronici, ai poveri, ai vecchi e ai malati. Solo sotto tutto questo comincia quello che è il vero e proprio fondamento della miseria, sul quale si innalza questa costruzione, giacché finora abbiamo parlato solo dei Paesi capitalistici sviluppati, e tutta la loro vita è sorretta dall’orribile apparato di sfruttamento che funziona nei territori semi-coloniali e coloniali, ossia in quella che è di gran lunga la parte più grande del mondo. Larghi territori dei Balcani sono una camera di tortura, in India, in Cina, in Africa la miseria di massa supera ogni immaginazione.
Sotto gli ambiti in cui crepano a milioni i coolie della terra, andrebbe poi rappresentata l’indescrivibile, inimmaginabile sofferenza degli animali, l’inferno animale nella società umana, il sudore, il sangue, la disperazione degli animali… Questo edificio, la cui cantina è un mattatoio e il cui tetto è una cattedrale, dalle finestre dei piani superiori assicura effettivamente una bella vista sul cielo stellato.”

Max Horkheimer1

In uno scritto di commento alla giornata dell’otto marzo leggo: “[…] la giornata dell’otto marzo ha mostrato contraddizioni interessanti. Da una parte a Milano, dal palco delle istituzioni in piazza Duomo, le oratrici parlavano della lotta per i diritti delle donne insieme ai diritti dei cani e dei gatti (perché il genere finisce per diventare una delle tante differenze e la violenza sulle donne una delle tante violenze). […]”2
Prendo come spunto questa considerazione portando un altro sguardo.
Inizio con una domanda: cosa significa essere umano?
Se ci pensiamo quel che viene considerato umano è una costruzione, è un fenomeno storico costruito sul sangue. L’uomo non è un’invariante, l’uomo esiste storicamente solo nella misura in cui trascende ed esclude la donna, la sua stessa animalità e gli altri animali.
Nei secoli l’umano viene definito mettendo in luce alcune caratteristiche che lo distinguerebbero, in modo inequivocabile, dagli altri animali. Una presunzione arbitraria e un’ideologia antropocentrica è il voler definire le caratteristiche che ci eleverebbero sopra gli altri animali.

“L’animale non parla, l’umano sì (Cartesio)
L’animale non ha un volto, l’umano sì (Levinas)
L’animale non muore, l’umano sì (Heidegger)”

Queste caratteristiche attraverso cui avviene la costruzione dell’umano sono esse stesse costruite. Si fondano su un’ideologia specista. Lo specismo non è un pregiudizio, ma un’ideologia che legittima, giustifica, naturalizza le pratiche, le strutture e i sistemi di disciplinamento, di sfruttamento, di smembramento e di uccisione dei corpi animali.
Solo perchè qualcosa come una vita animale è stata separata all’interno dell’uomo, solo perchè la distanza e la vicinanza con l’altro animale sono state riconosciute, è possibile opporre l’uomo agli altri viventi.
Agamben descrive perfettamente il dispositivo che permette la separazione e la ri-articolazione della coppia uomo/animale:

“Una macchina antropologica dove è in gioco la produzione dell’umano attraverso l’opposizione uomo/animale, umano/inumano, la macchina funziona necessariamente attraverso un’esclusione (che è anche e sempre già una cattura) e un’inclusione (che è anche e sempre già un’esclusione). Proprio perchè l’umano è, infatti, ogni volta già presupposto, la macchina produce in realtà una sorta di stato di eccezzione, una zona di indeterminatezza in cui il fuori non è che l’eslusione di un dentro e il dentro, a sua volta, soltando l’inclusione di un fuori.”3

Il confine, la barriera tra “animalità/umanità” è assolutamente arbitraria ed è una barriera che si sposta escludendo, e al tempo stesso producendo, di volta in volta un umano non ancora o non abbastanza umano, un subumano, animalizzandolo, designandolo come bestia, maiale, pidocchio, ratto…
Al centro di questa macchina dove dovrebbe situarsi il veramente umano c’è una zona di ridefinizione in cui la barriera può essere spostata. Al centro quindi in realtà c’è un vuoto, una vita separata ed esclusa da essa, una nuda vita.
L’umano quindi è un dispositivo di potere che traccia il confine tra ciò che è umano e ciò che non è umano. È un meccanismo di produzione dell’umano stesso che al contempo produce l’inumano.
La costruzione di significato passa anche attraverso tutti quegli aggettivi oggettivanti che costruiscono l’uomo come maschio, etero, occidentale, sano, bello. In questo processo di costruzione ciò che viene sacrificato, e non solo metaforicamente, è la donna e alla luce di quando emerso dalla macchina antropologica, uno sguardo più profondo non può non vedere l’Animale.
Ci troviamo immerse in una costruzione di senso, significato e valore attraverso il meccanismo di esclusione di chi rimane, strangolato e soffocato, ai margini.
Come se non esistesse la donna in quanto soggetto, ma solo in relazione al maschio, come se non esistesse l’animale in quando soggetto, ma solo in relazione all’umano. La stessa concezione della donna e dell’animale solo come oggetti di appropriazione.

Lo sguardo femminile decentrato sarebbe nella posizione favorevole per cogliere il legame con gli altri corpi animali da sempre assenti e oggetto del potere normativo e dei dispositivi di potere che si iscrivono nei corpi. Quello che vorrei mettere in luce è ciò che lega la donna agli altri animali, in quanto è il loro corpo che serve come materiale. La violenza contro i loro corpi viene naturalizzata, reinterpretata, risignificata e infine negata.
Esiste un sommerso che viene non solo reificato e sfruttato, ma annullato in quanto tale e riprodotto da questo sistema di potere che si esercita sull’animale attraverso il corpo e che produce corpi biopolitici. Un disciplinamento dei corpi e una produzione di corpi docili con la morsa dell’allevamento e le tecniche zootecniche che mirano a piegare il comportamento e la personalità dell’animale. Da una selezione a una manipolazione dei corpi: l’inseminazione artificiale e la genomica permettono di selezionare gli animali, l’ingegneria genetica permette di creare animali transgenici.
Il corpo dell’animale diventa un interscambiabile modello di specie. Le individualità vengono trasformate in esemplari di specie. Abbiamo mucche “da latte”, vitelli “da carne bianca”, tori “riproduttori”, maiali “da ingrasso”, scrofe “per la riproduzione”, galline “ovaiole”, visoni “da pelliccia e fattrici”, conigli “da carne” e da “sperimentazione”, pesci “d’allevamento”.
L’animale è così trasformato in strumento di produzione, in prodotto, in modello sperimentale che deve corrispondere a determinate caratteristiche.
Nella macellazione avviene uno smembramento dei corpi e gli animali diventano referenti assenti, animali in carne ed ossa vengono resi assenti come animali, affinché possa esistere la carne. Se gli animali sono vivi, non possono essere carne, di conseguenza, un corpo morto sostituisce l’animale vivente. Sono assenti nell’atto del mangiare carne in quanto trasformati in cibo. Sono resi assenti attraverso il linguaggio che rinomina i loro corpi morti, sono rinominati carne. Smembrati fisicamente e anche nella stessa ridefinizione di essi con le loro parti: la coscia, il petto, l’ala…

L’idea della catena di montaggio deve la sua nascita alla visita di Henry Ford alla catena di smontaggio del mattatoio di Chicago:

“L’idea mi venne naturalmente guardando il carrello sopraelevato che veniva utilizzato nelle industrie della carne di Chicago per la lavorazione del manzo”.4

Il destino degli animali nella macellazione è utilizzato per descrivere l’oppressione delle donne. La Dworkin osserva che

“l’idea prediletta della cultura patriarcale è che l’esperienza possa essere frammentata, che letteralmente se ne possano dividere le ossa, e che se ne possano esaminare i pezzi come se non ne facessero parte, o che si possano considerare le ossa come se non fossero parte di un corpo. Indugiamo sulla bistecca o sulle cosce di pollo come se non fossero parti di corpi. […] Ogni cosa è divisa: l’intelletto dai sentimenti e dall’immaginazione; l’azione dalla conseguenza; il simbolo dalla realtà; la mente dal corpo. Una parte sostituisce il tutto e il tutto è sacrificato alla parte.5

La descrizione metaforica della cultura patriarcale offerta dalla Dworkin si fonda sulla consapevolezza del fatto che gli animali vengono macellati nello stesso modo.
Riferirsi alle donne come a corpi senza volto, petti, cosce, spalle, natiche, rimanda all’atto violento della macellazione e, al tempo stesso, rafforza la violenza del riferirsi alle donne come a dei pezzi di carne. 6
Quando le femministe usano metafore animali in relazione alle donne usano metaforicamente ciò che viene fatto realmente agli animali. Rivolgendo il proprio sguardo solo verso le donne si inabissa la realtà che si nasconde dietro la metafora, che è parte della stessa struttura di potere che si vorrebbe stravolgere. Una sfida per il pensiero femminista è riconoscere i punti di intersezione e di sovrapposizione di queste due forme di oppressione, quella sulle donne e quella sugli altri animali.

Un’ingnegneria dei corpi in un sistema di fabbrica che invece di produrre merci utilizza esseri viventi come materia prima sfornando la morte come prodotto finale, un sistema di morte. Questa descrizione può ben rappresentare cosa erano i campi di concentramento e di sterminio, così come può ben rappresentare la realtà degli allevamenti, questi in più hanno la peculiare caratteristica di essere un’infinita riproduzione di corpi.
La violenza si de-materializza nell’automatizzazione della tecnonologia e i soggetti viventi diventando solo animali acquisiscono un’invisibilità, una distanza fisica e morale che separando l’essere umano dall’animale crea una separazione tra azione e conseguenze, annulla l’empatia e la responsabilità. Ampliando la ciecità anche verso le conseguenze su tutti gli esseri viventi e sul mondo intero di questo sistema tecnoscientifico.

Altri corpi animali, nell’oscurità dell’assenza di uno sguardo, nella normale pratica dell’allevamento subiscono inseminazioni forzate, costrette continuamente a riprodursi, a diventar madri per essere poi depredate della loro prole.
Le mucche “da latte” come tutti i mammiferi producono latte solo dopo il parto ed è per questo che vengono inseminate artificialmente e trascorrono in gravidanza nove mesi ogni anno. Miliardi di mucche diventano così macchine da riproduzione. Verranno quindi munte per mesi, durante i quali produrranno una quantità smisurata di latte, venendo “consumate”, nel vero senso della parola, in soli due-tre anni per poi essere macellate.
Il sistema tecnico-scientifico si appropria della loro dimensione procreativa, i loro corpi diventano veicoli di un dispositivo di potere che li ingloba. Quel che rimane dell’animale non è che lo spettro di una vita.
Anche la dimensione procreativa della donna è oggetto di appropriazione dalle industrie della riproduzione artificiale e da un sistema tecnico-scientifico.
L’utero in affitto ci pone una situazione a cui non possiamo sottrarci. In gioco non c’è solo la mercificazione della capacità riproduttiva della donna, ridotta a macchina da riproduzione e a materiale umano, non c’è solo la compra-vendita di una figlia che diventa un prodotto strappato dalla madre dopo la sottoscrizione di un contratto, non c’è solo la svendita di ogni autodeterminazione e libertà facendo proprie le logiche di questo sistema dove tutto è sottoposto al criterio dell’utile e dove diventiamo imprenditrici di noi stesse, non c’è solo la giustificazione dell’ingiustificabile, spesso da una posizione privilegiata, non c’è solo l’illusione delle regolamentazioni e non il vedere i reali interessi in campo, non c’è solo una nuova faccia del patriarcato, del potere maschile di coloro che non possono portare in grembo un figlio ma che ne vogliono uno per sé, non c’è solo l’eugenetica sottesa alla tecnica di fecondazione in vitro, non c’è solo l’appropriazione della dimensione procreativa da parte dello stato e delle aziende di riproduzione.
Nell’utero in affitto si intersecano e si sovrappongono tutti questi piani, tralasciarne uno e non cogliere l’insieme è far diventare parziale una critica e un’opposizione potenzialmente radicale.
Il filo che lega i vari piani è l’attacco al vivente in un mondo macchina dove la distopia di un mondo con l’utero artificiale che ci libererà da quel fardello della maternità e che cancellerà la differenza tra i sessi, ben rappresenta dove siamo arrivate.
Le biotecnologie riproduttive hanno una storia ben precisa che parte dalle manipolazioni genetiche e dai processi di disciplinamento dei corpi. Tracciare questi processi è fondamentale per comprenderli, per ritrovare gli stessi fautori che si destreggiano nei diversi eppur simili laboratori. In quest’ottica la critica non è più solo verso una questione prettamente commerciale, ma si allarga al paradigma e all’operare di questo sistema tecnico.
Procreazione medicalmente assistita (PMA), gestazione per altri (GPA), sperimentazione sugli animali, organismi geneticamente modificati e ingegnerizzati, per tutte queste pratiche e tecniche il danno è insito nella pratica e nella tecnica stessa, in quanto scandagliano nel profondo gli esseri viventi come mai prima. Al tempo della pecora Dolly ci dissero che il passo successivo di clonare esseri umani non sarebbe mai stato fatto, eppure anche prima di Dolly avevano detto che le manipolazioni genetiche sui vegetali non sarebbero mai state trasferite sugli animali. E oggi a che punto siamo? Una cosa sappiamo per certo e la storia della scienza ce lo dimostra: se vi è interesse su alcuni processi, e vi sono le possibilità tecniche di intervenire, questo verrà fatto e non esiste nuvola etica che possa impedirlo. Dalla sperimentazione sugli animali, che sia in un laboratorio di vivisezione o in un allevamento ipermoderno industriale, lo sguardo si poserà sempre sulle società umane, in molti casi il vero scopo della ricerca intrapresa.
Tanto sono più profonde e irreversibili le conseguenze di queste tecnologie, tanto la nostra lotta dovrebbe essere radicale e dovrebbe andare in profondità, con la consapevolezza che nel nuovo mondo che si va costruendo, o de-costruendo, avremo sempre più a che fare con chimere e con figlie/i che, anche se resteranno tali, diventeranno dello Stato e del capitale tecno-industriale che ne rivendicherà la gestazione nel proprio grembo, il laboratorio.
Come potremmo anche solo pensare di avere un’idea diversa di mondo quando l’unico modello sarà l’artificializzazione continua?

Luglio 2017
Silvia Guerini

1 M. Horkheimer, Crepuscolo. Appunti presi in Germania (1926-1931), trad. it. di G. Backhaus, pp. 68 – 70.
2 S. Gandini e L.Colombo, Di cosa parliamo quando parliamo di femminismo?, Via Dogana 3, 29 marzo 2017
3G. Agamben (2002), L’aperto. L’uomo e l’animale, Bollati Boringhieri, p. 42.
4C. Patterson (2015), Un’eterna Treblinka, il massacro degli animali e l’olocausto, Massimo Filippi (a cura di), Editorieir, p.77
5C. J. Adams (2010), Lo stupro degli animali, la macellazione delle donne, Liberazioni, rivista di critica antispecista, numero 1, p.49
6 I nostri corpi sono, non solo metaforicamente, ma realmente macellati e resi dei pezzi di ricambio nella predazione degli organi. La retorica del dono fa leva soprattutto sulle donne: madri che donano gli organi del figlio, ingannate da un potere medico che chiama morto un corpo con il cuore che batte e con il sangue che circola nelle vene, madri che portano avanti una gravidanza di un figlio anencefalico solo per poi farlo espiantare. www.antipredazione.org

È USCITO IL QUINTO NUMERO DEL GIORNALE ECOLOGISTA RADICALE L’URLO DELLA TERRA

In questo numero:

Monsanto-Bayer matrimonio criminale
Ecologismo e transumanismo connessioni contro natura
Dove trans-xeno-femminismo, queer e antispecismo incontrano la tecnoscienza
Il cyborg: una metafora che si incarna, un dispositivo di potere e la fine di ogni liberazione
Vaccini: armi di distruzione di massa
G7 agricoltura: affari, controllo e dominio
Come sbancarsi la vita la fondazione Mach in Trentino
Non una semplice isola
Loro hanno paura di noi perchè noi non abbiamo paura di loro
La riproduzione artificiale dell’umano di Alexis Escudero – Ortica edizioni, 2016
Salti nella notte…
Disarticolare il mondo dell’autorità

EDITORIALE:
In tanti anni che lavoriamo su questioni come l’ecologismo, le nocività e la tecnologia, abbiamo sempre pensato che il punto di partenza, preliminare ad ogni percorso di lotta, fosse quello di chiarire, tra le varie posizioni critiche, chi questo sistema di sfruttamento lo vuole combattere e chi invece lo rafforza alimentandolo, costruendogli possibili scappatoie.
Parlando di nocività, per esempio, il lavoro svolto da gran parte dell’ambientalismo e da certo ecologismo è il caso sicuramente più emblematico e significativo su come il sistema non solo abbia recuperato delle istanze, ma su come sia riuscito a intervenire e trasformare la realtà in nome di queste. Negli anni si è aggiunto anche l’animalismo e gran parte dell’antipecismo.
Abbiamo però dato per scontato che certi ambienti più sensibili con idee radicali verso le trasformazioni di questo mondo fossero perlomeno più fermi nel considerare e riconoscere certi processi come manifestazioni del potere. La scienza può forse essere considerata neutrale in questi tempi? Eppure in tante/i hanno posto dei seri dubbi sulla non neutralità.
In vari mesi di presentazioni del giornale, ma anche dei nostri progetti legati alla critica delle tecno-scienze, non avremmo pensato di uscirne così sconfortate/i. Sconforto perchè è come se tutto un lavoro passato non fosse stato compreso fino in fondo. Ci siamo interrogate/i sul perchè di una simile situazione. Forse è per il modo con cui è stata criticata la tecnologia e un certo progresso in certi contesti senza andare a fondo nel problema, pensiamo al nucleare: basta soffermarsi solo sull’aspetto radioattivo delle scorie o su come questa tecnologia sia calata dall’alto? Per il primo aspetto potranno propinarci una “soluzione” per lo stoccaggio delle scorie e per il secondo aspetto potranno far diventare il nucleare una “partecipazione”: non potendone uscire bisogna imparare a conviverci e a cogestirlo insieme alle compagnie energetiche… Aspetti parziali che non tengono conto della complessità di una nocività radioattiva, sociale, ecologica…
La critica alla tecnologia fatta solo ed esclusivamente perchè questa è una manifestazione del potere, se può in un primo momento sembrare positiva, ha dei limiti perchè di fatto ha portato a un allentamento del pensiero, a tanti slogan e luoghi comuni acritici.
Nel confronto, spesso anche scontro acceso, tra le varie posizioni, pensavamo di trovare convinte/i tecnofile/i solo tra i soliti ambienti di sinistra, fiduciosi nel progresso sempre e comunque, anche se nucleare o nanotecnologico. O in certi ambienti polverosi fermi con analisi ottocentesche che, anche se nel mentre siamo arrivate/i alla cibernetica e alle figlie in provetta, loro cercano ancora la borghesia… Invece abbiamo scoperto ambienti libertari difensori del transumanesimo, arrivando addirittura a distinguerne uno di destra e uno libertario-anarchico, tanto da ipotizzare di impossessarsi dei Big Data (i pseudo dibattiti sul transumanismo pubblicati su “Umanità Nova”).
Abbiamo visto dei contesti femministi, anche libertari, sostenere le tesi dello xenofemminismo e la riproduzione artificiale dell’umano, usando come motivazione tutti gli stereotipi degli ambienti accademici pro-scienza, arrivando a giustificare i più controversi processi della tecno-scienza, distruggendo così in un colpo solo anni di lotte di donne reali e non ancora metafore cyborg in attesa dell’ennesimo decostruzionismo.
Anche alcuni contesti antispecisti, quelli più impegnati nell’approfondimento teorico, sono caduti nel sogno transumanista di una tecnologia liberatrice.
In tutto questo ovviamente la natura non esiste più. Cancellato finalmente il selvatico, dentro e fuori di noi, si scopre che l’empatia tanto decantata nei volantini patinati era esclusivamente destinata agli animali creati dall’uomo nelle selezioni per l’allevamento o per la vivisezione…
Sicuramente abbiamo scoperto che l’intossicazione del sistema, con i suoi mezzi di dissuasione e propaganda di massa, non risparmia nessun contesto, nemmeno quelli critici. Forse allora sarà da questa critica che sarà necessario ripartire, ma dovremmo prima capire che direzione sta prendendo: se verso le braccia cyborg del dominio o verso una landa selvaggia dove la liberazione è ancora possibile.

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Intestata a Guerini N.
Specificare la causale L’Urlo della Terra