Incontro con L’Âge de Faire – Intervista a Pieces et Main d’Oeuvre

Incontro con L’Âge de Faire

Intervista a Pieces et Main d’Oeuvre

Maggio 2019

L’Âge de Faire: Sono ormai molti anni che date l’allerta in merito all’«inferno verde» e ai pericoli della Smart city. Ho l’impressione -ma sta a voi dirmelo- che la presa di coscienza abbia raggiunto una certa ampiezza grazie, o a causa, dell’arrivo del Linky. Lo avete percepito anche voi? E come lo spiegate? Si può dire che Linky, presentato come «la prima pietra degli Smart grids (reti intelligenti n.d.t.)», ha finalmente mostrato agli occhi del grande pubblico un progetto globale di società, quello delle città intelligenti, e tutto quel che le riguarda?

PMO: la carcerazione dell’uomo macchina nel mondo-macchina, questo è il modo in cui abbiamo riassunto la traiettoria della fuga tecnologica per vent’anni. Da una parte il progetto transumanista di auto-macchinazione dell’umano, dall’altra, «il pianeta intelligente» e le sue declinazioni, oggetti connessi, big data, smart city, smart home, etc. Le due cose sono legate, dall’interfaccia elettronica degli individui con il loro «tecnotopo»: lo smartphone, chiave d’accesso ai servizi urbani, amministrativi, sanitari, di consumo, lascerà senza dubbio il posto a dispositivi incorporati -più «pratici». Il tutto, ormai, sotto la bandiera promozionale della «transizione ecologica», in effetti una transizione nuerica liberticida, che non ha nulla di ecologico: l’Inferno Verde.

Quando spiegavamo il progetto di «pianeta intelligente» concepito dall’IBM alla fine degli anni 2000, prendendo come esempio l’arrivo imminente dei computer ad elettricità comunicante, ci ascoltavano con circospezione. Sembrava improbabile, o troppo astratto. Come spesso accade, c’è stato bisogno che Linky venisse impiegato perchè una parte dell’opinione vi si opponesse. Ed è così che i movimenti di opposizione reagiscono invece di anticipare, perdendo il beneficio del vantaggio e la forza di slancio. Ma è la regola: prima, non siamo qui, poi non siamo più qui. Siamo stati i primi felicemente sorpresi dal movimento di rifiuto dei sensori comunicanti, dalla sua ampiezza e dai suoi contenuti.

Tuttavia fatichiamo a far capire perchè, ai nostri occhi, il vero soggetto del Linky, è la «città intelligente» ed il pilotaggio centralizzato delle nostre città e delle nostre vite ad opera dell’apparato cibernetico. E’ più facile preoccuparsi per la tua salute, la tua fattura e la sicurezza della tua installazione elettrica (delle domande pertinenti, ma che non hanno niente di specifico).

Se il tema della «città intelligente» progredisce all’interno del movimento anti-Linky, non siamo sicuri che tocchi il «grande pubblico». Detto questo, Linky è un buon «oggetto pedagogico per una lezione politica» (vedere infra): tiriamo il filo e arriviamo all’invenzione del Carbone bianco come al nucleare e al tutto-connesso. A partire da quell’oggetto insignificante che è un computer, possiamo smontare la società elettrica e numerica, farne la storia, decriptarne gli aspetti economici, politici, sociali, e riflettere sulle ragioni e i mezzi di liberarcene.

L’AdF: Quali sono le due o tre principali obiezioni che fate alle città intelligenti?

PMO: La città «intelligente», o città-macchina, è un prodotto del numero e della densificazione – provocata – delle popolazioni urbane (la «metropolizzazione»). Ques’ultima realizza, in senso proprio, il progetto cibernetico – di kuber in greco, che significa «pilota».

Si tratta di eliminare l’umano del processo decisionale, individuale o collettiva, rimpiazzandola con il pilotaggio centralizzato ed automatizzato della vita urbana, nelle quali siamo trattati dei flussi e degli stock. Questo progetto è reso possibile dall’interconnessione di tutti gli oggetti connessi (smartphone, GPS, tablet, etc), dei sensori, e dei microchip RFID disseminati nell’arredo e nell’ambiente urbano, delle reti (smartgrids), dei sistemi di bigliettazione dei trasporti, delle camere di videosorveglianza, con o senza riconoscimento facciale e lettura della targa d’immatricolazione, il tutto supervisionato da un cyber-torre di controllo. La quale può accelerare o rallentare i flussi (compreso il vostro ritmo di camminata in una stazione della metro [1]), orientarli verso una certa direzione, innescare dei dispositivi (illuminazione,semafori, apertura/chiusura di stazioni metro), tra gli altri automatismi, in funzione dei dati raccolti massivamente e analizzati in tempo reale (il numero di smartphone rilevati in una certa strada, o il tempo di evacuazione di un binario della stazione, per esempio).

Questa descrizione disgusta ogni essere umano sensibile e attaccato alla libertà, a una certa facilità della vita quotidiana – ovvero sempre meno persone. Nello stesso modo che gli algoritmi di Amazon influenzano le vostre scelte di lettura, o che Facebook chiude i suoi membri in cerchi di interesse limitati, distruggendo tutte le iniziative o scoperte improvvise d’altre cose, la città «intelligente» ci priva del nostro libero arbitrio in maniera insidiosa. A modello di razionalizzare tutto, tende ad eliminare l’imprevisto, il caso, quello che è il sale della vita. Ognuno constata a che punto già questo sistema, presentato, come più pratico, complica al contrario tutte le pratiche. E’ che l’ingegnosità, l’improvvisazione, il legame umano ne sono escluse. Non ci saranno più accordi né debolezze. Provate a negoziare con l’automa della SNCF(Trenitalia francese), o con la piattaforma Linky.

Come nell’automobile autonoma, siamo obbligati a diventare i passeggeri della nostra stessa vita. L’umano, è l’errore, e il mondo-macchina non tollera errori.

L’Adf: Quello che spiegate molto bene attraverso i vostri testi, è che questa orientazione verso le smart cities e il mondo ultra-connesso non è stata mai discussa democraticamente. Ma si mette pertanto in piazza… La lotta contro Linkiy è anche una lotta per avere più democrazia?

PMO: Che Linky sia un oggetto connesso imposto, a domicilio per di più, rinforza l’opposizione che suscita. Molte persone detestano questa intrusione forzata. In questa occasione, prendono coscienza di quello che chiamiamo il tecno-totalitarismo. Nessuna legge vi costringe a comprare un telefono portatile o un computer, ciononostante la vostra vita si complica, al punto da diventare quasi impossibile, se non vi sottomettete alle tecnologie della vostra epoca. A meno di rinunciare a tutta la vita sociale nonché alla ricerca di un lavoro. Non soltanto ognuno è costretto ad adattarsi, ma inoltre, nessuna delibera collettiva ha deciso tale innovazione. E’ inteso che la storia, è la storia del progresso, e che non fermiamo più né l’una né l’altra. Il «progresso» considerato solo dal punto di vista tecno-scientifico, e non umano e sociale, è determinato da quelli che padroneggiano i mezzi/macchine (in greco, «mekhanè») della potenza: gli esperti, o piuttosto i tecnocrati. Il governo della competenza è il contrario della democrazia. Si tratta seguendo il termine di Saint-Simon (1760/1825) di «rimpiazzare il governo degli uomini con l’amministrazione delle cose». Non c’è dubbio, l’opposizione a Linky e ai sensori comunicanti è un movimento democratico e «antropologico».

L’AdF: Pensate che l’opinione pubblica, allertata grazie a Linky, estenderà la sua lotta al di là del rilevatore e rifiuterà più globalmente, questo progetto del «mondo intelligente»?

PMO: Niente può prevedere gli effetti di una rivolta d’opinione. Potrebbe essere sia la goccia che fa traboccare il vaso che un fuoco di paglia. Ma in ogni caso, questo allarga la coscienza della disumanizzazione e della macchinizzazione che ne è il corollario. Prepara al minimo le condizioni di un movimento più esteso e più radicale. C’è bisogno per questo che gli elementi più attivi e più radicali del movimento anti-Linky, approfondiscano la loro critica del progetto di società sottostante ai computer comunicanti ; e che siano capaci di condividere questa critica con l’insieme della società. Tra le prospettive figurano la questione degli oggetti connessi, quella del 5G e più, semplicemente, la società elettrica che da sola merita un’inchiesta completa dalle sue origini ai giorni nostri.

Non ci sarà il «pianeta intelligente» senza il 5G. Questo permette l’interconnessione generale, l’impiego di automobili autonome (elettro-nucleari) e di miliardi di oggetti connessi tra loro ed a Internet, che devono funzionare al nostro posto. La sola critica dei pericoli sanitari del 5G, sebbene giustificati, lasciano intatto questo progetto di mondo-macchina. Tutto quello che chiedono gli uomini-macchina, è che non gli si faccia del male. Quello che vogliamo noi, è di non diventare uomini-macchina. E’ dunque da un punto di vista politico e antropologico che bisogna attaccare questa questione politica ed antropologica.

(Incontro da ritrovare nella Parte staccata n°.88: «E se tornassimo alla candela? Il mito nero del “Carbone bianco”»)

Nota:
1. Questo dispositivo è utilizzato in particolare nelle metro di Londra dove, secondo l’affluenza e i bisogni di scorrimento dei flussi, le macchine (biglietterie e tornelli automatici) accelerano o rallentano il ritmo dei pedoni. Insomma, la stazione della metro è pilotata secondo dei principi della meccanica dei fluidi.

Tradotto dal francese da: Pieces et Main d’Oeuvre

versione stampabile in pdf: intervista PMO

http://www.piecesetmaindoeuvre.com/spip.php?page=resume&id_article=113
 http://www.piecesetmaindoeuvre.com/IMG/pdf/entretien_avec_l_age_de_faire.pdf

Contro l’anarco-liberismo e la maledizione delle politiche di identità

Contro l’anarco-liberismo e la maledizione delle politiche di identità

 

L’anarchismo nel Regno Unito è una barzelletta. Una volta simboleggiata la lotta duramente combattuta per la libertà, la parola è stata spogliata di ogni evidenza per far posto a politiche di identità grette, separatiste e odiose da parte di attivisti della classe media desiderosi di proteggere i propri privilegi. Scriviamo questo opuscolo per reclamare l’anarchismo da questi politici di identità.

Scriviamo come anarchici auto-identificati che vedono le nostre radici nelle lotte politiche del passato. Siamo antifasciste/i, antirazziste/i, femministe. Vogliamo vedere la fine di tutte le oppressioni e partecipiamo attivamente a queste lotte. Il nostro punto di partenza non è però il linguaggio denso degli accademici liberali di sinistra, ma l’anarchismo e i suoi principi: libertà, cooperazione, aiuto reciproco, solidarietà e uguaglianza per tutte e tutti a prescindere. Gerarchie di potere, comunque manifestino, sono i nostri nemici.

La politica dell’identità fa parte della società che vogliamo distruggere.

La politica dell’identità non è liberatoria, ma riformista. Non è altro che un terreno fertile per gli aspiranti politici di identità appartenenti alla classe media. La loro visione a lungo termine è la piena incorporazione dei gruppi tradizionalmente oppressi nel sistema sociale gerarchico e competitivo quale è il capitalismo, piuttosto che la distruzione di quello stesso sistema. Il risultato finale è Rainbow Capitalism – una forma più efficiente e sofisticata di controllo sociale dove tutti avranno la possibilità di svolgere un ruolo! Confinati nello spazio sicuro di persone come loro, i politici si distaccano sempre più dal mondo reale.

Un buon esempio di ciò è “teoria queer” e come si è svenduta ai padroni aziendali. Il concetto di queer non molto tempo fa era qualcosa di sovversivo; suggeriva una sessualità indefinibile, un desiderio di sfuggire ai tentativi della società di definire, studiare e diagnosticare tutto, dalla nostra salute mentale alla nostra sessualità. Tuttavia, con poche critiche di classe, il concetto è stato prontamente acchiappato da politici e accademici di identità per creare di nuovo un’altra etichetta esclusiva per una cricca cool che è, ironicamente, tutt’altro che liberatoria. Queer è un bel distintivo adottato sempre più da alcune/i per fingere che anche loro sono oppresse/i, ed evitare di essere sfidate/i riguardo le loro stronzate, politica borghese.

Non vogliamo sentire parlare del prossimo evento DIY, notte queer o festa abusiva che esclude tutte/i tranne coloro che hanno il linguaggio giusto, il codice di abbigliamento adatto o circoli sociali appropriati. Torna quando avrai qualcosa di veramente significativo, sovversivo e pericoloso per lo status quo.

La politica dell’identità è ristretta, esclusiva e divisiva. In un momento in cui abbiamo più che mai bisogno di uscire dai nostri piccoli circoli, la politica dell’identità è tutta una questione di guardarsi dentro. Probabilmente non è una coincidenza. Pur affermando di essere inclusiva, è altamente escludente, dividendo il mondo in due grandi gruppi: l’Incontestabilmente Oppresso e il Privilegiato Per Natura. Sono poche le zone grigie ammesse nella pratica e il conflitto tra questi due gruppi è continuamente acceso.

Lo sappiamo, non è solo una questione di classe, ma se non possiamo riunirci per riconoscere chi detiene veramente il potere, allora non abbiamo alcuna speranza di ottenere qualcosa. Se la loro visione fosse veramente di liberazione per tutte/i, allora la loro non sarebbe una politica di divisione, che mette costantemente un gruppo contro un altro in modo simile al capitalismo e al nazionalismo. Cose che infangano il semplice binario dell’oppresso vs. privilegiato, come le esperienze di vita personale o traumi (che non può essere ben riassunto dalla propria identità come membro di un gruppo oppresso) o cose di cui le persone non si sentono a proprio agio a parlare, come la salute mentale o la classe, sono spesso deliberatamente ignorati dai politici di identità.

Come, naturalmente, è ignorato il punto più evidente: ovvero che i problemi che affrontiamo vanno ben oltre la queerfobia o la transfobia, riguardano l’intero fottuto sistema di asservimento, distruzione, sfruttamento e prigionia planetaria. Non vogliamo vedere nessuno nel sistema carcerario, siano esse donne transessuali di colore, o uomini bianchi cis (che, tra l’altro, costituiscono la stragrande maggioranza delle persone imprigionate nel Regno Unito). Non sorprende che una politica basata su tale esclusività sfoci in continui scontri interni e ci si veda l’un l’altro come il nemico, soprattutto data la sua vulnerabilità allo sfruttamento da parte dei dirigenti dell’identità-politica della classe media.

La politica dell’identità è uno strumento della classe media. Questa è palesemente usata e abusata da rappresentanti di gruppi articolati e ben educati per radicare e mantenere il proprio potere attraverso politica, dogma e bullismo. Gli ambienti confortevoli di queste/i attiviste/i è tradito non solo attraverso il loro uso del linguaggio accademico, ma anche attraverso il loro senso di diritto e di fiducia nell’utilizzo di tempo ed energia di altre/i attiviste/i per spostare l’attenzione verso di loro e i loro sentimenti. In effetti, la mancanza di etica del lavoro, una certa fragilità e preoccupazione per la sicurezza e il linguaggio piuttosto che le condizioni materiali e il cambiamento significativo sono altri aspetti che rivelano il background di classe di molti politici di identità.

Vediamo questo nella facilità con cui questi individui puntano il dito contro altre persone al minimo scostamento dal codice di pratica che hanno unilateralmente imposto, assumendo che tutti dovrebbero pensare come loro o che dedichino del tempo ad imparare questo codice. Ignorando così la realtà della lotta quotidiana di classe.

C’è una falsa equivalenza tra l’appartenenza all’Indiscutibilmente Oppresso e l’essere classe operaia. Al contrario, molti tra gli Indiscutibilmente Oppressi sposano dei valori liberali radicati nell’ideologia capitalista piuttosto che essere veramente liberatori.

Una politica che si basa sull’avere il linguaggio giusto e l’accesso al tono e ai codici giusti è uno strumento intrinsecamente opprimente. Di certo non rappresenta coloro che essa sostiene di difendere, coloro che stanno in fondo alla società. Un’analisi anarchica riconosce che, anche se qualcuna/o proviene da un gruppo oppresso, la sua politica, o le richieste fatte a nome degli Indiscutibilmente Oppressi, possono comunque essere puramente liberali, borghesi e pro-capitalisti.

La politica di identità è gerarchica. Fornendo il potere e lo status di politici insignificanti della classe media, la politica di identità è gerarchica. Al di là della falsità, l’imposizione di certi dogmi permette anche di non mettere in discussione questo potere. Questi includono: gerarchie implicite di oppressione; la creazione e l’uso di termini caricati destinati a provocare una risposta emotiva (‘innescare’, ‘sentirsi insicuro’, ‘Terf’ (Trans-Exclusionary Radical Feminist), ‘fascista’); la negazione a coloro che non sono membri di gruppi specifici di un’opinione sulle politiche più ampie di questi gruppi; l’idea che i membri del gruppo non debbano in nessun caso fare alcun “lavoro” di spiegazione riguardo la loro politica ai non-membri del gruppo; l’etichettare discorsi alternativi come “violenza”; e l’idea che non si può mettere in discussione un/a rappresentante o membro di questi gruppi (non importa quanto sia cattiva la loro politica) in virtù del fatto che sono Indiscutibilmente Oppressi.

Questi dogmi sono usati per mantenere le norme, sia nelle subcolture che nella società più ampia. Gli/le anarchiche/i dovrebbero essere sospettose/i di qualsiasi tendenza basata su principi indiscutibili, in particolare quelli che ovviamente creano gerarchie.

La politica dell’identità spesso sfrutta la paura, le insicurezze e il senso di colpa. È importante riconoscere questo su due fronti. Primo, è usata per privare i diritti civili piuttosto che per dare potere, come si sostiene. Rafforza l’idea che le persone sono vittime fragili piuttosto che agenti di cambiamento, e che quindi devono accettare i leader. Anche se spazi e linguaggio più sicuri sono importanti, l’entità dell’ossessione per queste cose non è un segno di forza, ma di auto-perpetuazione del vittimismo.

Attraverso l’ansia sociale, pone su tutte/i le/gli altre/i la colpa di essere in qualche modo privilegiate/i e di essere totalmente responsabili per i giganteschi sistemi di oppressione che in realtà offrono benefici solo a pochi. Consente inoltre a coloro che appartengono a gruppi minoritari che beneficiano di strutture statali e capitalistiche di sottrarsi a qualsiasi tipo di responsabilità per le loro azioni oppressive o per i loro comportamenti pregiudizievoli.

Un’analisi anarchica significa che dobbiamo riconoscere che i membri dei gruppi oppressi possono anche detenere posizioni repressive e d’élite, e dovrebbero essere ugualmente sfidati, non semplicemente lasciar correre codardemente.

La politica dell’identità ha infettato gli spazi anarchici.

Purtroppo, l’anarchismo si sta svuotando per una corsa frettolosa all’essere “virtuoso” per essere “buoni alleati”. È troppo spesso promulgato come cieca accettazione della politica di coloro che sono Indiscutibilmente Oppressi, o pretendono di essere, e non importa quanto schifo la loro politica o il comportamento personale sia. È la volontà di sottomettersi alla politica degli altri, la posizione meno anarchica che può essere presa e pura mancanza di spina dorsale.

Gli auto-nominati leader che non sono d’accordo con la nostra politica non dovrebbero avere un palco da noi. Quindi, è ironico che abbiamo permesso a gruppi con poca o nessuna politica radicale di entrare nei nostri spazi e di chiudere il dibattito, e sostenere che tutto ciò che non concorda con il loro punto di vista deve essere fascista. Va da sé che il fascismo non deve essere banalizzato in questo modo.

Ci stupisce anche che non si vedano evidenti parallelismi con la politica di destra, non ultimo anche nel modo in cui le femministe respinte come “feminazi” è riflesso nell’uso attuale della parola ‘fascista’ contro le femministe radicali da parte degli/le attivisti/e per i diritti trans, così come slogan che chiedono che le ‘terfs’ vengano uccise saltano fuori regolarmente in spazi anarchici sia online e sia nel mondo reale. È sconvolgente che la violenza di questa misoginia venga celebrata e non condannata.

L’anarchismo è contro gli dei. C’è qualche frase che riassume l’anarchismo meglio di “nessun dio, nessun padrone”? Tali gerarchie ed esclusività sono antitetiche all’anarchismo. Uccidevamo i politici, e innumerevoli compagni diedero la vita per la lotta contro il potere. Respingiamo ancora i politici di tutte le fasce, siano essi conservatori, laburisti o coloro che si considerano leader di movimenti basati sull’identità. È contro i principi fondamentali dell’anarchismo accettare la leadership altrui, perché crediamo che tutte/i siano uguali. Allo stesso modo non accettiamo l’idea che non possiamo mettere in discussione o interrogare le posizioni di altre/i attiviste/i o di coloro che si definiscono anarchici – cosa su cui purtroppo la politica dell’identità troppo spesso insiste.

L’anarchismo non sostiene le religioni patriarcali e gli anarchici hanno una lunga storia di conflitti con loro. È imbarazzante il modo in cui gran parte di ciò che oggi passa per anarchismo nel Regno Unito si comporta come apologista per coloro che vogliono evitare qualsiasi sfida al proprio sessismo e patriarcato o anche continuare a professare le loro religioni oppressive, semplicemente perché i conservatori reazionari li trattano come capri espiatori.

La distruzione dei progetti anarchici si compie e si celebra in nome della politica identitaria, semplicemente per placare chi non ha alcun interesse per l’anarchismo stesso. E se qualcuno/a si alza in piedi e lo sfida, si incontrano con abuso o addirittura attacco fisico – comportamento che un tempo era contestato, ma è ora perdonato perché viene da coloro che sono considerati oppressi. Qui più che altrove il totale fallimento della politica anarchica da parte di coloro che presumibilmente la rappresentano è il più evidente. Cominciamo col chiamare per primo Freedom News, il cui supporto acritico di gruppi con poco in comune con l’anarchismo è vergognoso.

L’anarchismo non è politica di identità. L’anarchismo non è solo un’altra identità come alcuni amano rivendicare. Questa è una risposta comune rozza e pigra risposta impulsiva ai politici di identità, e un modo per evitare di rispondere a questioni politiche reali. Inoltre non mostra alcuna comprensione di come la politica di identità sia usata per manipolare e sovvertire gli spazi anarchici per gli ordini del giorno personali. Certo, anche “anarchico” può essere rivendicato come identità, e gli anarchici sono inclini a questo comportamento elitario (spesso giustamente criticato). Ma le somiglianze finiscono qui.

A differenza dei politici di identità o del SWP (Partito Socialista dei Lavoratori), la maggior parte degli anarchici non cercano di reclutare seguaci, ma invece tentano di diffondere idee che sosterranno le comunità nella lotta per sé stessi in un modo che non può essere recuperato. Il nostro programma è radicalmente diverso e raro in quanto la nostra politica di base non è di promuovere il nostro potere personale e il nostro status. L’anarchismo incoraggia le persone a mettere in discussione tutto, anche quello che noi stessi/e abbiamo da dire, nello spirito della libertà.

A differenza delle caratteristiche intrinseche ed esclusive della politica dell’identità con i suoi gruppi interni ed esterni, l’anarchismo è per noi un insieme di principi morali che guidano il modo in cui comprendiamo e reagiamo al mondo. È aperto a chiunque guarderà o ascolterà, qualcosa che chiunque può sentire, non importa da quale background provengano. Spesso i risultati saranno diversi, in quanto le persone si combinano con le loro personalità individuali, esperienze di vita, e altri aspetti delle loro identità.

Non c’è bisogno di conoscere la parola anarchia per percepirla. Si tratta di un insieme di idee semplici e coerenti che possono agire come qualsiasi cosa, dalla guida in un particolare conflitto, al fondamento delle società future. Riferirsi ai principi anarchici quando c’è conflitto sulla politica dell’identità, ha senso quando si suppone che siamo uniti da questi principi.

Essere gay o avere la pelle scura dà luogo a esperienze simili a quelle di coloro che condividono queste caratteristiche, e ovviamente significa che si rischia di avere legami sociali, empatia o un senso di appartenenza a questo gruppo. Tuttavia, la vita vissuta è in realtà molto più complessa e si potrebbe avere tanto o più in comune con una donna bianca queer a caso di quanto si farebbe con un compagno maschio cis dalla pelle scura.

La politica dell’identità riflette a volte lo sciovinismo del nazionalismo, con gruppi diversi che cercano di ritagliarsi i propri domini di potere secondo le categorie derivate dall’ordine capitalista. Noi, invece, siamo internazionaliste/i che credono nella giustizia per tutte/i. L’anarchismo cerca di far sentire tutte le voci, non solo quelle dei gruppi minoritari. L’idea che l’oppressione riguardi solo le minoranze piuttosto che le masse è il prodotto della politica borghese che non ha mai avuto alcun interesse nel cambiamento rivoluzionario.

La politica di identità sta alimentando l’estrema destra. Per finire, è bene sottolineare quanto la politica di identità gioca un ruolo nelle mani dell’estrema destra. Nella migliore delle ipotesi, una politica “radicale” sembra sempre più come un’irrilevante auto-contemplazione per molti. Nel peggiore dei casi, i politici di identità della classe media stanno facendo un ottimo lavoro di alienazione privando dei diritti civili persone cis bianche, che si dà il caso costituiscano la grande maggioranza delle persone nel Regno Unito, e gravitano sempre più verso la destra.

Ignorare questo fatto e continuare a impegnarsi in lotte interne sulla politica di identità sarebbe il massimo dell’arroganza. Eppure, in un momento in cui vediamo moltiplicarsi i movimenti fascisti, gli anarchici sono ancora distratti dalla politica della divisione. Per troppi, la politica di identità è semplicemente un gioco, la tolleranza per determinare una rottura costante nei circoli dell’attivismo.

Ultima nota. Per noi l’anarchismo è cooperazione, aiuto reciproco, solidarietà e lotta contro i veri centri del potere. Gli spazi anarchici non dovrebbero essere per coloro che vogliono solo combattere coloro che li circondano. Abbiamo una storia orgogliosa di internazionalismo e diversità, quindi rivendichiamo la nostra politica per un futuro veramente inclusivo.

wokeanarchists@protonmail.ch – wokeanarchists.wordpress.com

Testo in pdf in italiano: politiche identità UK

Testo originale in inglese:
https://wokeanarchists.wordpress.com/2018/11/25/against-anarcho-liberalism-and-the-curse-of-identity-politics/

Testo in pdf in inglese:
https://wokeanarchists.files.wordpress.com/2018/11/aal-a5_brochure1.pdf

Testo tradotto in spagnolo:
http://alasbarricadas.org/noticias/node/41054

Programme – Trois journées contre les techno-sciences

TROIS JOURNÉES CONTRE LES TECHNO-SCIENCES

26-27-28 JUILLET 2019-05-17

Capo di Ponte, Località Prada, province de Brescia, Italie.

 

VENDREDI 26

13h Repas
14h30 Présentation de la renconte
15h

Dans le temple de Janus. Sur le rapport entre technologie, exploitation et racisme.
Pour les Italiques Janus avait deux visages : une barbue qui représentait le soleil, et une imberbe qui représentait la lune. Pour les Romains, soleil et lune devinrent vite paix et guerre. Le temple de Janus, sur le forum romain, restait fermé en temps de paix, et ouvert en temps de guerre. Aujourd’hui la porte de ce temple est toujours fermée parce que la guerre est le véritable nom de notre époque. Incorporée dans le complexe technologique et dans ses muettes injonctions, la guerre est le mouvement planétaire de la démocratie digitale. Le racisme est son « moment de vérité », en cela qu’il affirme explicitement ce que ses machines n’ont jamais cessé de faire aux peuples coloniaux. Le commandement des algorithmes préparent les ordres du Chef. L’extraction du corps, de la terre, de la narure, produit comme contrecoup un commode rempart à l’appartenance nationale et le désir de lyncher le différent. Ce qui a été expérimenté dans les colonies nous revient en pleine figure.
Des rédacteurs de la revue anarchiste « I Giorni e le notti » (Les jours et les nuits, Italie).
19h30 Repas
21h
La non-neutralité de la technique.

La pensée dominante traite les techniques et les technologies comme de simples instruments au service des désirs humains. À cette idée, normalement, il est fréquent d’ajouter celle d’un processus indéfini et continu, qui fait de la trajectoire de développement technologique un destin universel et indiscutable de l’être humain. Ces notions renforcent le paradigme de la neutralité de la technique. Dans ce débat, nous chercherons de détruire et construire une proposition plus ample qui nous permettra de comprendre les techniques comme des créations sociales, comme des éléments non neutres.
Adrian Almazan Gomez, membre du collectif Cul de Sac et de la maison d’édition El Salmon (Espagne), Nicolas du groupe Écran Total (France).

SAMEDI 27

8h Petit-déjeuner
9h
Les machines peuvent produire de la communication ?
Communications automatiques en réseaux digitaux et médiation électronique de la fabrique sociale.
Les réseaux sont une infrastructure de base des sociétés développées occidentales, pour laquelle sont nécessaires d’importants investissements, tant matériels que technologiques. Le progrès de l’intelligence artificielle fait resurgir la question : les machines peuvent-elles être plus intelligentes que les humains. La communication moderne digitale, qui établit la machine comme centrale à la place des humains, contribue à la transformation des relations sociales d’une manière qui nous échappe. Les secrétaires digitales apparaissent ainsi comme ce qui nous sauvera et organisera notre vie quotidienne à travers les algorythmes. Au final, au jeu de l’automation, serons-nous des joueurs ou des pions ?
Collectif GameOver (Grèce).
12h30 Repas
15h
Les dangers du postmodernisme, repenser la nature à l’ère de l’artificiel.
Voilà déjà plusieurs décennies que le paradigme dominant de la pensée est celui que nous connaissons comme la « postmodernité ». Un des effets les plus dangereux de son hégémonie a été la manière avec laquelle le concept de nature a été attaqué. Avec l’excuse de mettre fin à tout l’essentialisme protégé par l’idée de « naturel », les penseurs postmodernes ont entrepris une croisade contre la nature qui prétend réduire tout à un artefact sous notre contrôle. Aujourd’hui toute la pensée qui se prétend critique a l’obligation de critiquer cette idée délirante et redonner de l’espace à la nature.
Adrian Almazan Gomez, membre du collectif Cul de Sac et de la maison d’édition El Salmon (Espagne), Nicolas du groupe Écran Total (France).
19h30 Repas
21h
Il est temps de faire taire la machine pour faire à nouveau parler les corps.
La nouvelle des jeunes filles éditées en Chine représente un nouveau seuil parmi ceux qui ont été franchis, duquel nul ne peut penser revenir en arrière. La reproduction artificielle est une question centrale : c’est mettre dans les mains du système techno-scientifique la dimension de la procréation. C’est une profonde et radicale transformation de l’humain et de tout le vivant qui est en jeu. Le corps, les corps sont au centre et toujours plus sous l’attaque, pris dans un étaux : d’un côté le système techno-scientifique et le biomarché ont en toujours plus besoin et s’en accaparent jusque dans leurs processus vitaux, de l’autre leurs idéologies les déconstruisent et les fragmentent. Un corps fluide, sans confins, sans limites, protéiformes, poreux, malléable et infiniment manipulable. En des temps de re-signification transhumaniste et d’effacement de la réalité-même, une réflexion pour comprendre et faire front aux nouveaux défits du présent et au non sens qui envahit, avec la conscience ardente et profonde d’une urgence et d’une priorité. Dans la dissolution et l’indéterminé postmodernes, nous ne devons pas avoir de doutes sur le chemin que le pouvoir est en train de tracer, et sur le chemin à prendre pour faire dérailler la machine.
Silvia Guerini, Resistenze al Nanomondo (Italia)

DIMANCHE 28

8h Petit-déjeuner.
9h
La nécessité de la résistance
Lutter contre l’exploitation aux temps du nouveau techno-totalitarisme signifie avant tout se rendre compte que ce qui est érodé, ce sont justement les prémisses qui nous font sentir et désirer un monde libre. Ce sont justement les conditions qui rendent possible la vie sur la planète et nous rappellent que nous sommes des animaux parmi une multitude d’autres animaux, qui à leur tour ont besoin d’un environnement intègre pour vivre. Le monde artificiel change les relations et les émotions en des songes virtuels et des environnements synthétiques. Cela ne peut que produire des chimères OGM et des mondes d’intelligence artificielle. Le techno-monde détruit et manipule chaque liberté jusqu’à la racine, récrivant une histoire qui naît en laboratoire et qui utilise le langage de la guerre pour survivre. Les résistants dans ce processus non seulement risqueront de rester derrière, perdus dans des luttes sans contenu, mais ils tarderont toujours plus à le comprendre, à le déchiffrer pour pouvoir aussi l’expliquer. Dans ce non sens généralisé une réaction ne peut plus se faire attendre. Ne plus en être complices n’est plus suffisant. Et qui sait si la graine de la liberté sera celle qui ne voudra pas mourir.
Costantino Ragusa, Résistance au Nanomonde (Italie)

 

Come arrivare

En avion: aéroport Orio al Serio – Bergamo, puis rejoindre la ville (bus n ° 1) et prendre le train pour Brescia
In treno:
Treno da Brescia per Edolo, scendere a Capo di Ponte (1 ora e 35, nove fermate)
proseguire a piedi 1,2 Km
Procedi in direzione sud su Via Nazionale verso Via S. Martino
Alla rotonda prendi la 1ª uscita e prendi Via Sebastiano Briscioli
Svolta a sinistra e prendi Via Santo Stefano
Svolta a sinistra e ancora a sinistra, trovi il Parco Tematico Capo di Ponte, località Prada
In auto:
Da DIREZIONE SUD/OVEST: A Bergamo prendere la SS42 in direzione Edolo, fino a Via Breda a Ceto. Da Via Breda svoltare in Via Nazionale a destra, alla rotonda imboccare la seconda uscita in via Sebastiano Briscioli, svoltare a sinistra per via Santo Stefano e poi ancora a sinistra per il Parco Tematico Capo di Ponte.
Da DIREZIONE SUD/EST: A Brescia prendere la SP510 in direzione Edolo, fino al congiungimento con la SS42 verso Costa Volpino (indicazioni per Darfo B.T./Lovere) ed entrare in SS42 fino a Via Brada a Ceto. Da Via Breda svoltare in Via Nazionale a destra, alla rotonda imboccare la seconda uscita in via Sebastiano Briscioli, svoltare a sinistra per via Santo Stefano e poi ancora a sinistra per il Parco Tematico Capo di Ponte.

PER TUTTA LA 3 GIORNI:
– CAMPEGGIO LIBERO, PORTA LA TENDA
– CIBO SENZA SFRUTTAMENTO ANIMALE E SENZA VELENI A SOTTOSCRIZIONE
– SONO PRESENTI I BAGNI E UNA STRUTTURA AL COPERTO IN CASO DI PIOGGIA
– DISTRIBUZIONI DI MATERIALE INFORMATIVO: PORTA LIBRI, GIORNALI, TESTI CHE VUOI CONDIVIDERE
– MOSTRE

Aiutaci ad organizzare l’incontro al meglio, facci sapere in anticipo della tua presenza.

Per informazioni e contatti:
www.resistenzealnanomondo.org, info@resistenzealnanomondo.org
www.facebook.com/3giornatecontroletecnoscienze

Program – Tree days against the tecno-sciences

THREE DAYS AGAINST THE TECNO-SCIENCES

26-27-28 JULY 2019

Capo di Ponte Theme Park” in Prada – Capo di Ponte (BS) – Italy

FRIDAY 26TH

13. 00 lunch
14. 30 Presentation of the meeting
15. 00
In the temple of Janus. About the relationship between technology, exploitation and racism
For the Italics Janus had two faces: a bearded one depicting the sun and a beardless one depicting the moon. For the Romans, the sun and the moon soon became peace and war. The temple of Janus, in the Roman Forum, was closed in time of peace and open in time of war. Today the door of that temple is always closed because of the war and the unnamed of the present time. Embodied in the technological apparatus and its silent injunctions, war is the planetary movement of digital democracy. Racism is its “moment of truth”, in that it explicitly affirms what its machines have never stopped doing to the colonial peoples. The algorithm command prepares the chief’s orders. The abstraction from the body, from the earth, from nature produces the comfortable bulwark of national belonging and the desire to lynch the different as a backlash. What was experienced in the colonies goes back.
Some of the editors of the anarchist magazine “I Giorni e le Notti” (Days and Nights) (Italy)
19. 30 dinner
21. 00
The non-neutrality of the technique/technology
The dominant thought treats techniques and technologies as simple tools at the service of human desires.
To this idea, normally, it is usual to add the idea of an indefinite and continuous progress that makes the trajectory of technological development a universal and indisputable destiny of the human being.
These notions reinforce the paradigm of technical neutrality.
In this debate we will try to destroy these notions and build a broader proposal that will allow us to understand techniques as social creations, as non-neutral elements.
Adrián Almazán Gómez, member of the Cul de Sac Collective and the publishing house Ediciones El Salmón (Spain), Nicolas del groupo Écran total (France)

SATURDAY 27TH

8. 00 breakfast
9. 00
The dangers of postmodernism, rethinking nature in the era of the artificial
It’s been several decades since the dominant paradigm of thought is what we know as “postmodernity”.
One of the most dangerous effects of its hegemony was the way in which the concept of nature was attacked.
With the excuse of putting an end to all essentialism protected by the idea of “natural”, postmodern thinkers have implemented a crusade against nature that claims to reduce everything to an artifact under our control. Today, all the critical thoughts have the obligation to criticize this delirious idea and return to give space to nature.
Adrián Almazán Gómez, member of the Cul de Sac Collective and the publishing house Ediciones El Salmón (Spain), Nicolas del groupo Écran total (France)
12. 30 lunch
15. 00
Can Machines Produce Communication?
Communication automatics in digital networks and electronic mediation of the social factory
Networks are a basic infrastructure of the western developed societies, for which major investments are needed, both material and ideological. The advance of artificial intelligence brings forward the question if machines can be smarter than humans. Modern digital communication, which establishes the machine as a node rather than humans, contributes to the transformation of social relations in a way that eludes us. Digital secretaries thus appear as the saviours who shall organize our everyday life through algorithms. In the end, within the game of automation, will we be players or pawns?
GameOver Collective (Greece)
19. 30 dinner
21. 00
It’s time to shut up the machine and get the bodies talking again
The news of the children edited in China is another of the thresholds that have been crossed from which no one can think to go back. Artificial reproduction is a central issue: it means putting the dimension of procreation in the hands of the techno-scientific system, at stake there is a profound and radical transformation of the human and the entire living.
The body, the bodies are at the center and increasingly under attack, taken in a grip: on the one hand the techno-scientific system and the bio-market have more and more need of them and they hoard it up to their vital processes, on the other hand their ideologies deconstruct and fragment them. A fluid body, without boundaries, without limits, protein-shaped, porous, malleable and infinitely manipulatible.
In times of transhumanist re-signification and the cancellation of reality itself, a reflection to understand and face the new challenges of the present and the non-sense that spreads with ardent and profound awareness of an urgency and a priority.
In post-modern dissolution and indeterminacy there is no need for doubts about the road that power is increasingly shaping and the road to take to derail the machine.
Silvia Guerini, Resistenze al Nanomondo Collective (Italy)

SUNDAY 28

8. 00 breakfast
9. 00 The necessity of resistance
Fighting against exploitation in these times of the new techno-totalitarianism first of all means realizing that the same premises that make us feel and desire a free world are corroded. The same conditions that make life on the planet possible are eroded and also remind us that we are animals among a multitude of other animals that in turn need an intact environment in which to live. The artificial world is changing relationships and emotions in virtual dreams and synthetic environments, and this can only produce GMO chimeras and worlds of Artificial Intelligence. The techno-world destroys and manipulates every freedom from the root, rewriting a history that comes from laboratories and uses the language of war to survive.
The resistants in this process will not only risk to remain behind, lost in struggles without content, but also they will take much longer to understand the process, to decipher it in order to be able to explain it. In this generalized nonsense, a reaction that can no longer be expected is urgently needed; not being just accomplices is no longer sufficient. And who knows if the seed of freedom will be the hard one to die.
Costantino Ragusa, Resistenze al Nanomondo Collective (Italy)
12. 30 lunch

How to get there

Airport: Orio al Serio – Bergamo, then reach the city (bus number 1) and take the train to Brescia
By Train: Train from Brescia to Edolo, get off at Capo di Ponte (1 hour 35, nine stops)
continue on foot for 1,2 Km
Proceed south on Via Nazionale towards Via S. Martino
At the roundabout take the 1st exit and take Via Sebastiano Briscioli
Turn left and take Via Santo Stefano
Turn left and left again, you will find the “Capo di Ponte Theme Park” in Prada.
By Car:
From SOUTH/WEST DIRECTION: At Bergamo take the SS42 towards Edolo, up to via Breda a Ceto. From Via Breda turn right onto Via Nazionale, at the roundabout take the second exit onto Via Sebastiano Briscioli, turn left onto Via Santo Stefano and then left again onto the Capo di Ponte Theme Park.
From SOUTH/EAST DIRECTION: In Brescia take the SP510 towards Edolo, until the junction with the SS42 towards Costa Volpino (signs for Darfo B.T./Lovere) and enter SS42 up to Via Brada a Ceto. From Via Breda turn right onto Via Nazionale, at the roundabout take the second exit onto Via Sebastiano Briscioli, turn left onto Via Santo Stefano and then left again onto the Capo di Ponte Theme Park.

FOR THE WHOLE THREE DAYS:

– FREE CAMPING, BRING YOUR TENT
– FOOD WITHOUT ANIMAL EXPLOITATION AND WITHOUT POISONS
– TOILETS AND INDOOR STRUCTURE IN CASE OF RAIN
– DISTRIBUTION OF INFORMATION MATERIAL: BRING BOOKS, NEWSPAPERS, TEXTS YOU WANT TO SHARE
– EXHIBITIONS

The debates will be translated into English
Help us to organize the meeting in the best way, let us know in advance of your presence

For information and contacts:
www.resistenzealnanomondo.org info@resistenzealnanomondo.org
www.facebook.com/3giornatecontroletecnoscienze/

Programma – Tre giornate contro le tecno-scienze

TRE GIORNATE CONTRO LE TECNO-SCIENZE

26-27-28 Luglio 2019

Al Parco Tematico Capo di Ponte, località Prada – Capo di Ponte (BS) Italia

VENERDÌ 26

13.00 pranzo
14.30 Presentazione dell’incontro
15.00
Nel tempio di giano. Sul rapporto tra tecnologia, sfruttamento e razzismo
Per gli italici Giano aveva due facce: una barbuta che raffigurava il sole e una imberbe che raffigurava la luna. Per i Romani sole e luna divennero ben presto pace e guerra. Il tempio di Giano, nel Foro Romano, restava chiuso in tempo di pace e aperto in tempo di guerra. Oggi la porta di quel tempio è sempre chiusa perché la guerra e l’innominato del tempo presente. Incorporata nell’apparato tecnologico e nelle sue ingiunzioni mute, la guerra è il movimento planetario della democrazia digitale. Il razzismo è il suo “momento di verità”, in quanto afferma esplicitamente ciò che le sue macchine non hanno mai smesso di fare ai popoli coloniali. Il comando degli algoritmi prepara gli ordini del Capo. L’Astrazione dal corpo, dalla terra, dalla natura produce come contraccolpo il comodo baluardo dell’appartenenza nazionale e il desiderio di linciare il diverso. Quello che è stato sperimentato nelle colonie torna indietro.
Alcuni redattori della rivista anarchica ” I giorni e le notti” (Italia)
19.30 cena
21.00
La non neutralità della tecnica
Il pensiero dominante tratta le tecniche e le tecnologie come semplici strumenti al servizio dei desideri umani.
A questa idea, normalmente, è solito aggiungere quella di un progresso indefinito e continuo che rende la traiettoria di sviluppo tecnologico un destino universale e indiscutibile dell’essere umano.
Queste nozioni rafforzano il paradigma della neutralità della tecnica.
In questo dibattito cercheremo di distruggerle e costruire una proposta più amplia che ci permetterà di capire le tecniche come creazioni sociali, come elementi non neutrali.
Adrián Almazán Gómez, membro del Collettivo Cul de Sac e la casa editrice Ediciones El Salmón (Spagna), Nicolas del groupo Écran total (Francia)

SABATO 27

8.00 colazione
9.00
Le macchine possono produrre comunicazione?
Comunicazioni automatiche in reti digitali e mediazione elettronica della fabbrica sociale
Le reti sono un’infrastruttura basilare delle società sviluppate occidentali, per le quali sono necessari importanti investimenti, sia materiali che ideologici. Il progresso dell’intelligenza artificiale porta avanti il quesito se le macchine possono essere più intelligenti degli esseri umani. La moderna comunicazione digitale, che stabilisce la macchina come centro al posto degli esseri umani, contribuisce alla trasformazione delle relazioni sociali in un modo che ci sfugge. Le segretarie digitali appaiono così come i salvatori che organizzeranno la nostra vita quotidiana attraverso algoritmi. Alla fine, nel gioco dell’automazione, saremo giocatori o pedine?
Collettivo GameOver (Grecia)
12.30 pranzo
15.00
I pericoli del postmodernismo, ripensare la natura nell’era dell’artificiale
Sono passati diversi decenni da quando il paradigma dominante del pensiero è quello che noi conosciamo come “postmodernità”.
Uno degli effetti più pericolosi della sua egemonia è stato il modo nel quale si ha attaccato il concetto di natura.
Con la scusa di porre fine a tutto l’essenzialismo protetto dall’idea di “naturale”, i pensatori postmoderni hanno attuato una crociata contro la natura che pretende di ridurre tutto ad un artefatto sotto il nostro controllo. Oggi tutto il pensiero che si dice critico ha l’obbligo di criticare questa idea delirante e tornare a dare spazio alla natura.
Adrián Almazán Gómez, membro del Collettivo Cul de Sac e la casa editrice Ediciones El Salmón (Spagna), Nicolas del groupo Écran total (Francia)
19.30 cena
21.00
È ora di far tacere la macchina per tornare a far parlare i corpi
La notizia delle bambine editate in Cina rappresenta un’altra delle soglie che sono state oltrepassate da cui nessuno può pensare di tornare indietro. La riproduzione artificiale è una questione centrale: è mettere in mano al sistema tecno-scientifico la dimensione della procreazione, in gioco c’è una trasformazione profonda e radicale dell’umano e dell’intero vivente.
Il corpo, i corpi sono al centro e sempre più sotto attacco, presi in una morsa: da un lato il sistema tecno-scientifico e il biomercato ne hanno sempre più bisogno e se ne accaparrano fin dentro i loro processi vitali, dall’altro lato le loro ideologie li decostruiscono e li frammentano. Un corpo fluido, senza confini, senza limiti, proteiforme, poroso, malleabile e infinitamente manipolabile.
In tempi di risignificazione transumanista e cancellazione della stessa realtà, una riflessione per capire e far fronte alle nuove sfide del presente e al non senso che dilaga con la consapevolezza ardente e profonda di un’urgenza e di una priorità. Nella dissoluzione e indeterminatezza postmoderna non servono dubbi sulla strada che il potere sta delineando sempre di più e sulla strada da intraprendere per far deragliare la macchina.
Silvia Guerini, Resistenze al Nanomondo (Italia)

DOMENICA 28

8.00 colazione
9.00
La necessità della resistenza
Lottare contro gli sfruttamenti ai tempi del nuovo tecno-totalitarismo significa prima di tutto rendersi conto che ad essere erose sono le stesse premesse che ci fanno sentire e desiderare un mondo libero. Ad essere erose sono le stesse condizioni che rendono possibile la vita sul pianeta e ci ricordano che siamo animali tra una moltitudine di altri animali che a loro volta necessitano di un’ambiente integro in cui vivere. Il mondo artificiale sta cambiando le relazioni ed emozioni in sogni virtuali e ambienti sintetici, questo può produrre solo chimere OGM e mondi di Intelligenza Artificiale. Il tecno-mondo distrugge e manipola ogni libertà fin dalla radice, riscrivendo una storia che nasce dal laboratorio e che utilizza il linguaggio della guerra per sopravvivere.
I resistenti in questo processo non solo rischieranno di rimanere indietro, persi in lotte senza contenuto, ma tarderanno sempre più a comprenderlo, a decifrarlo per poterlo anche spiegare. In questo non senso generalizzato urge una reazione che non può più farsi attendere; non esserne solo complici non è più sufficiente. E chissà se il seme della libertà sarà quello duro a morire.
Costantino Ragusa, Resistenze al Nanomondo (Italia)
12.30 pranzo


Come arrivare

In treno:
Treno da Brescia per Edolo, scendere a Capo di Ponte (1 ora e 35, nove fermate)
proseguire a piedi 1,2 Km Procedi in direzione sud su Via Nazionale verso Via S. Martino
Alla rotonda prendi la 1ª uscita e prendi Via Sebastiano Briscioli
Svolta a sinistra e prendi Via Santo Stefano
Svolta a sinistra e ancora a sinistra, trovi il Parco Tematico Capo di Ponte, località Prada
In auto:
Da DIREZIONE SUD/OVEST: A Bergamo prendere la SS42 in direzione Edolo, fino a Via Breda a Ceto. Da Via Breda svoltare in Via Nazionale a destra, alla rotonda imboccare la seconda uscita in via Sebastiano Briscioli, svoltare a sinistra per via Santo Stefano e poi ancora a sinistra per il Parco Tematico Capo di Ponte.
Da DIREZIONE SUD/EST: A Brescia prendere la SP510 in direzione Edolo, fino al congiungimento con la SS42 verso Costa Volpino (indicazioni per Darfo B.T./Lovere) ed entrare in SS42 fino a Via Brada a Ceto. Da Via Breda svoltare in Via Nazionale a destra, alla rotonda imboccare la seconda uscita in via Sebastiano Briscioli, svoltare a sinistra per via Santo Stefano e poi ancora a sinistra per il Parco Tematico Capo di Ponte.

PER TUTTA LA 3 GIORNI:
– CAMPEGGIO LIBERO, PORTA LA TENDA
– CIBO SENZA SFRUTTAMENTO ANIMALE E SENZA VELENI A SOTTOSCRIZIONE
– SONO PRESENTI I BAGNI E UNA STRUTTURA AL COPERTO IN CASO DI PIOGGIA
– DISTRIBUZIONI DI MATERIALE INFORMATIVO: PORTA LIBRI, GIORNALI, TESTI CHE VUOI CONDIVIDERE
– MOSTRE

Gli interventi e i dibattiti saranno tradotti in inglese

Aiutaci ad organizzare l’incontro al meglio, facci sapere in anticipo della tua presenza

Per informazioni e contatti:
www.resistenzealnanomondo.org, info@resistenzealnanomondo.org
www.facebook.com/3giornatecontroletecnoscienze/

 

L’Ascesa dell’Intelligenza Artificiale

L’Ascesa dell’Intelligenza Artificiale

Il 15 e 16 maggio 2019 si terrà a Berlino la fiera annuale “RISE OF AI“ (L’ascesa dell’intelligenza artificiale). Si tratta della più grande fiera per l’intelligenza artificiale (AI) in Europa. Oltre alle aziende che operano per la ricerca e lo sviluppo di AI, ci saranno anche rappresentanti politici che vogliono fare della Germania il luogo di sviluppo leader per AI. I politici hanno dichiarato quest’anno come “l’Anno del l’AI“ e Berlino svolge un ruolo importante in questo campo a livello mondiale. Questa è un’altra ragione per affrontare questo attacco tecnologico contro l’autodeterminazione, in opposizione alle idee e alle strutture di aziende leader, istituzioni e le loro masse sacre. Un punto focale per tutti coloro che vogliono interrompere il dominio, il controllo e l’eteronomia. Verso “RISE DI AI“ e oltre.

Comunque, cos’è l’AI?

Al giorno d’oggi, intelligenza artificiale è una parola d’ordine che attira l’attenzione di aziende start-up tecnologiche, investitori e simili. Nel corso degli anni è diventato una sorta di credenza magica proiettando i sogni e gli incubi sulle macchine che diventano intelligenti e sostituiscono le persone… In realtà, il termine “AI“ descrive molti modi diversi in cui i computer sono programmati (algoritmi) per produrre modelli e informazioni, fare scelte e decisioni.
Un particolare tipo di algoritmo “AI“ è diventato una delle nuove ammiraglie del capitalismo: gli algoritmi “Machine Learning“ (apprendimento automatico). Gli algoritmi di apprendimento automatico sono formati sulla base dei set di dati iniziali per determinare i modelli che saranno utilizzati ulteriormente per identificare e classificare oggetti, immagini, parole, comportamenti, ecc. Tali insiemi di dati di formazione di solito non sono oggetto di indagine e sono formati da persone in base ai loro pregiudizi esistenti. Ad esempio, le donne e le persone colpite dal razzismo sono molto meno presenti nei dati di formazione, in quanto sono spesso invisibili e privi di potere nella società. In pratica, gli algoritmi di apprendimento automatico spesso producono i loro risultati in ambienti completamente non trasparenti (algoritmi non pubblici e dati di formazione in esecuzione remota su server farm di una società) agendo come una “scatola nera magica“ che anche gli stessi creatori non capiscono e che nel tempo rafforzano le distorsioni.
Questi algoritmi sono ora regolarmente associati alla raccolta e allo sfruttamento di massa (per lo più involontaria) di dati personali e comportamentali che costituiscono la base del capitalismo di sorveglianza. Modelli di apprendimento automatico sono quindi utilizzati per prendere decisioni che possono potenzialmente avere un impatto critico su molti aspetti della vita delle persone.

La diffusione nel tutto

AI, tra gli altri fattori, fa parte del processo di cambiare l’economia e la società attraverso forti processi di automazione. Che sia utilizzata in assemblaggio, istruzione, medicina, servizi come call center o driver, e anche nell’ulteriore tecnologicalizzazione dei militari, come per la navigazione dei droni, l’AI prende il sopravvento. Le intelligenze artificiali sono utilizzate dalla maggior parte dei principali fornitori di servizi in rete, come Google, Facebook e Amazon. In futuro, ci si può aspettare che la maggior parte dei dispositivi sarà dotato di sensori che sono collegati via Internet alle server farm di grandi aziende (“Internet of Things – IoT“). L’AI è necessaria per elaborare questa enorme quantità di dati, e l’AI ha bisogno di questi grandi dati, così come l’infrastruttura che può essere una rete 5G o cavi a fibra ottica. Inoltre, i consumatori si sono abituati a certi standard poco a poco, che poi diventano rapidamente indispensabili. Attualmente stiamo vedendo questo, per esempio, con la connessione costante tramite telefono cellulare, smartphone o per “stabilire relazioni“ via Facebook. Presto sarà il controllo vocale di tutti i dispositivi o l’assistente personale che gestisce la vostra vita. Entrambi hanno bisogno di AI per analizzare, elaborare e reagire al vostro input. Beh, molte persone lodano questi sviluppi come utili, progressisti e come uno strumento per promuovere l’individualità e la comunicazione condivisa. Ma diamo uno sguardo più da vicino a ciò che AI sta comportando e a come viene utilizzato.

La raccolta della tua vita

Una AI di auto-apprendimento sempre bisogno di Big Data, cioè, enormi quantità di dati della rispettiva funzione si suppone di imparare. Tali dati si basano sul nostro ambiente, sulla la vita delle persone e le loro azioni. Quindi tutto viene catturato, convertito in dati e memorizzato. Soprattutto “autonomi“ concetti come guida autonoma catturano tutto ciò che è a portata di mano con ogni possibile fotocamera e sensore, e memorizzano questi dati nel cloud del fornitore. AI significa quindi sempre raccolta, conservazione e categorizzazione totale. Nessuno sa cosa accadrà a tutte le foto, geodati e contenuti memorizzati sui server di AI. Non c’è più alcuna intenzione di dimenticare. Il controllo è un aspetto importante, perché è essenziale per ogni dominazione, concentrando sempre il potere invece di consentire il conflitto e il processo, il libero accordo e la mutualità come base della vita libera. Il controllo permette un processo a favore di coloro che hanno il potere o stanno utilizzando il controllo per ottenere potere. Il riconoscimento facciale automatizzato, la ricerca di contenuti web, o qualsiasi altro controllo basato su un’ampia raccolta di dati ha bisogno di AI. Più dati sono disponibili per una AI, più efficiente questa diventa. Così paghiamo sempre per l’AI e per i Big Data con la divulgazione di dati privati e la limitazione della nostra libertà di scelta e libertà di movimento. L’AI a sua volta ordina i dati e lo rende utilizzabile e controllabile. Dopo tutto, lo sfruttamento digitale di tempo, abitudini, relazioni, ecc. attraverso la raccolta di informazioni si basa non solo sulla raccolta e il controllo, ma anche su feedback, influenza e guida. Non è che siamo tutti interamente controllati da AI. Ma AI ha già una notevole influenza sulle informazioni che troviamo, sulle nostre decisioni, con chi comunichiamo, e a volte sui bisogni e desideri creati. Dobbiamo imparare che le cose piacevoli e pratiche non sono pari e spesso impediscono persino l’indipendenza, l’autodeterminazione e la libertà.
Inoltre, le ai sono destinate a sostituire le funzioni e le abilità umane. In futuro, il lavoro diventerà probabilmente più automatizzato e sarà quindi svolto da persone meno specializzate. E ancora i materiali richiesti saranno probabilmente tolti dalla terra e anche smaltiti da persone in nazioni non industriali in condizioni terribili. Un’ulteriore concentrazione di potere, il cui sviluppo si manifesta già oggi nella crescente influenza delle grandi imprese. La specializzazione pone sempre questi prescelti in posizioni potenti e questo sviluppo si intensificherà drasticamente.

L’isolamento artificiale dentro di te

Inoltre, attraverso l’IA, il dominio e il potere interferiscono sempre più con le nostre esigenze, preferenze e vita sociale. Essi assumono efficacemente azioni che in precedenza richiedevano sforzo e impegno sociale. Tale assistenza priva l’individuo di ulteriore autodeterminazione e autonomia. Se alcuni compiti non rappresentano più una sfida per l’individuo, la capacità di affrontarli si affievolisce. Coloro che principalmente conducono relazioni online avranno problemi sociali offline, coloro che utilizzano sempre un routing AI non sarà in grado di trovare la strada senza di esso, per non parlare dell’idea di chiedere ad altre persone. Questi sono esempi molto semplici delle dipendenze che vengono create e a cui ci si abitua. Diventa sempre più difficile fare a meno di protesi tecnologiche, fino a quando forse un giorno diventeremo noi stessi la protesi dell’IA. Dobbiamo anche occuparci l’uno dell’altro, soprattutto se vogliamo vivere insieme a livello visivo. Questo include conflitti e interazioni che possono, tuttavia, essere semplicemente cliccati via sui nostri dispositivi. Quindi si potrebbe dire che AI promuove la pigrizia e la codardia, mentre la libertà richiede coraggio e iniziativa individuale. Inoltre, le AI determinano il quadro in cui operiamo e dirigono la nostra attenzione quando, per esempio, utilizziamo google o otteniamo suggerimenti su Facebook per le persone che potremmo conoscere. Coloro che si abituano dimenticano la libertà di sviluppare, valutare e decidere da soli. La scelta, tuttavia, è il momento cruciale, non quello in cui il dito preme il grilletto. La libertà di azione richiede libertà di decisione, e le strutture AI sono sempre spazi chiusi che dettano quanto lontano io posso muoversi. E se non ci fosse più l’elettricità? Quanto indifesi si può diventare? L’estrema dipendenza dalle strutture capitalistiche, dagli specialisti e dagli assistenti limita sempre la mia autodeterminazione con il pretesto di rivelarmi un mondo nuovo e coraggioso. Ma è il mondo di coloro che traggono profitto, mantengono il controllo e ci trasformano in drogati avvolti in una rete.

Generare: La felicità

Ma se immaginiamo come lo sviluppo di hardware e l’accumulo di dati sta progredendo, AI potrebbe guadagnare un’enorme potenza in futuro. O quelli che li hanno programmati o li controllano. Oggi le AI sono ancora lungi dall’essere veramente intelligenti, ma cosa succederebbe se un giorno saranno in grado di riscrivere se stesse? E se avessero accesso a infrastrutture sensibili come le centrali nucleari e considerassero gli esseri umani troppo inefficienti? La totale fiducia nel progresso, il miglioramento delle tecnologie è guidato da queste stesse persone e strutture perché sanno che ne beneficeranno. Ma l’efficienza e il progresso non sono la stessa cosa di libertà, gioia e felicità. Queste qualità non dipendono necessariamente dalle cose materiali; esse derivano dallo sviluppo individuale, dall’intelligenza collettiva e dall’interazione sociale. Quindi queste teorie devono essere messe in pratica, e se l’attacco tecnologico lo impedisce, bisogna prendere l’iniziativa e tagliare le corde della rete.
Lo sviluppo e l’uso di AI è uno strumento di attacco tecnologico. Le strutture del potere si riorganizzano, lo sfruttamento e il controllo diventano più raffinati, sottili, psicologicamente sofisticati, inizialmente più piacevoli, più confortevoli e, soprattutto, più pratiche. Allo stesso tempo, il grado di controllo e di influenza su tutti i settori della vita sta aumentando. Un sogno per tutte le persone e le organizzazioni che detengono il potere sugli altri. Le complesse tecnologie che sono così pratiche, eppure ci privano della nostra autonomia, sono usate per espandere o ristrutturare le gerarchie esistenti, e non per dare qualità alla nostra vita. Sono progettate per aggiungere valore a scapito di utenti e produttori che sono pesantemente ingannati. Questa è la precisione e la perfezione che fortunatamente la vita umana non potrà mai avere.
Le idee, le persone e le strutture che stanno trasformando il mondo in questo senso sono vulnerabili. Idee e pratiche di responsabilizzazione e auto-organizzazione possono essere espresse in testi e attacchi contro i responsabili, in conflitto con gli altri, così come sabotando telecamere e reti, che si stanno diffondendo sensibilmente ovunque.

Aziende che lavorano per lo sviluppo di AI e altri spregevoli: maps.fuckoffgoogle.net

Altri articoli sul tema:
“Die Rückkehr der künstlichen Intelligenz” bei capulcu.blackblogs.org
“My little Big Brother” bei anarchistischebibliothek.org
“Schöne neue Welt” bei anarchistischebibliothek.org

 

Traduzione da: https://de.indymedia.org/node/32270

Riflessioni sparse leggendo il libro “Smagliature digitali”. In occasione dell’iniziativa “Gorgoni – corpi imprevisti”

Per un mondo biotecnologico!
Il potenziale sovversivo e liberatorio delle tecno-scienze
a cura di tecno-corpi, cyborg, ibridi e oncotópe dai laboratori della Du Pont

Riflessioni sparse leggendo il libro “Smagliature digitali”.
In occasione dell’iniziativa “Gorgoni – corpi imprevisti” del 5 maggio al FOA Boccaccio a Monza [1].

Il libro “Smagliature digitali” contiene vari saggi. Uno di questi è il manifesto Xenofemminista, recente è la pubblicazione di “Xenofemminismo” di Helen Hester. È più semplice criticare questo estremo hi-tech dove tutto è riprogettabile [2], più difficile scorgere e mettere in luce che siamo già arrivate a un punto in cui l’attivismo e le analisi trans-femminista e queer sono portatrici delle stesse logiche neoliberali di mercificazione, di ingegnerizzazione del vivente e di superamento dei limiti di questo sistema tecno-scientifico. Tendenze figlie di questi tempi che si presentano come radicali e sovversive, ma che andranno solo a rafforzare le fondamenta su cui si regge questa società.
Senza giri di parole, quello che noi vorremmo distruggere per un mondo altro, chi porta avanti queste analisi lo vorrebbe mantenere. Ci troviamo davanti a un adesione entusiasta al tecno-mondo e a un’ammirazione delle tecnologie.
Già da tempo il personale ha fagocitato il politico, perché è certamente più facile essere in un continuo processo di cambiamento individuale, considerandolo come la chiave per cambiare la società, invece che guardare fuori da sé intraprendendo un percorso di lotta. Ma bisogna intendersi anche su questo. Perchè è di moda pensare che autoprodursi sex-toys sia una pratica sovversiva. Così nascono come funghi laboratori ludici di giocattoli sessuali e di mutande masturbatorie, come se davvero questo possa intaccare in qualche modo questo sistema.
Un saggio di “Smagliature digitali” ci illustra il “pornoattivismo accademico”, un’altro gioco, da chi può permettersi il lusso di giocare mentre tutto attorno precipita sempre di più. Così in questo teatro dell’assurdo basta calarsi le mutande in qualche performans trans-queer per destabilizzare e sovvertire… quanto è lontana e quando è profondamente altra cosa, la tensione che contraddistingue un lottare fino in fondo, fuori dalle stanze accademiche e fuori dai social network, correndo sotto le stelle fino all’ultimo respiro…
Se tutto si limitasse a questo ci sarebbe solo da ridere, ma il problema è che ci troviamo davanti a un sostegno di tutti gli sviluppi delle tecno-scienze. E la critica agli “eccessi” dei processi tecno-scientifici non è ingenuità, ma un modo per darsi una facciata alternativa e radicale, in questo non c’è nulla di diverso dai ricercatori che parlano dei rischi e degli effetti collaterali previsti, pronti con le loro nuove star-up e ricerche ben finanziate per trovare presunte soluzioni ai precedenti disastri. Come se fosse davvero possibile poter gestire i Big data e che un’accellerazione delle tecnologie possa risolvere le disuguaglianze. Come se il problema fosse solo la gestione di tali processi e non i processi in sé. Non esistono “usi impropri” delle tecnologie: un drone nella sua stessa progettazione è previsto sia per uno scenario di guerra, sia per un controllo sociale, sia per salvare dispersi in montagna. Qual’è l’uso improprio tra questi? Nessuno. Dai laboratori per la salute pubblica possono uscire innovative nanoarmi o sofisticati sistemi di controllo, i piani sono così intrecciati e indispensabili tra loro che non è possibile scinderli. Nessuna ricerca e nessuna applicazione è neutrale.
Le autrici del libro rivendicano di volersi riappropriare delle tecno-scienze considerandole come potenzialmente liberatorie e scrivono che “la tecnologia è sempre il prodotto di un’organizzazione sociale della quale mira a riprodurre i rapporti di potere e le categorizzazioni”, arrivando a concludere che “rinunciare agli strumenti del padrone, quindi, non significa rinunciare alla tecnica, ma all’organizzazione dalla quale è prodotta e che ricrea.”
I processi delle nano-bio-info-neuro scienze non sono più definibili come meri prodotti di un’organizzazione sociale, così come non producono meri strumenti tecnologici. Sono dei processi che creano e modificano la realtà cambiando gli stessi paradigmi di pensiero su come vediamo il mondo e noi stesse/i. Un microscopio a effetto tunnel non è un semplice strumento, costruisce un mondo in cui la materia è ideata, misurata e quindi modificata a livello nanotecnologico.
Risulta evidente che non basta cambiare organizzazione sociale per dare uno altro sviluppo alle nano-bio-info-neuro scienze. In sé il mondo che creano è un mondo in cui i corpi tutti sono scomponibili, modificabili, ingegnerizzabili. Un mondo dove la schiavitù diventa co-gestione volontaria del proprio sfruttamento e delle nocività onnipresenti, in cui ogni possibilità di autonomia rimasta si assottiglia sempre di più.
Ma forse è proprio questo che attira, la manipolazione genetica, le mutazioni genetiche causate dalla tossicità rimandano alla manipolazione dei corpi, le autrici mettono in luce la centralità delle nuove tecnologie, in particolare delle “biotecnolgie per la mutazione del corpo trans” e le tecnologie di riproduzione artificiale. Biotecnologie che “proprio perché biosono il corpo stesso”. Questa sovrapposizione è agghiacciante.
Haraway è un riferimento e fonte di ispirazione continua e costante in vari contesti trans-femministi queer, curioso e paradossale che lo sia anche nei contesti antispecisti e che parlano di resistenza animale nonostante offra una copertura ideologica e una giustificazione alla sperimentazione animale, all’allevamento, uccisione di animali per scopi di ricerca e alimentari e all’ingegneria genetica.
Per chi avesse la memoria corta è utile ricordare queste sue parole: “Si, tutti i calcoli valgono ancora; si, difendo l’uccisione degli animali per delle ragioni e in particolari condizioni material-semiotiche che ritengo tollerabili in base al calcolo di un bene superiore.” Haraway afferma inoltre che l’animale all’interno del laboratorio avrebbe uno spazio di libertà: “gli esperimenti non possono dare risultati in assenza di cooperazione da parte degli animali”. Che libertà sadica e perversa, all’interno dei laboratori c’è solo sottomissione e coercizione: animali rinchiusi, immobilizzati in strutture di contenzione, sottoposti a torture, come immaginare una cooperazione?
Haraway pensa agli animali in un laboratorio non come vittime, ma come “attori del laboratorio” attribuendogli un potere d’azione che nella realtà è loro negato ed effettua un riconfiguramento perverso e crudele dove i vivisettori diventano “persone che assistono agli animali”, “addetti alla cura degli animali” per ottenere i risultati sperimentali e l’animale diventa “paziente”.
“Come potrebbero, nell’ambito dell’attuale situazione culturale, femministe e antirazzisti fare a meno del potere del laboratorio di rendere dubbio ciò che è ritenuto normale?” si chiede Haraway ed in “Xenofemminismo” di Hester leggiamo di “portare il laboratorio alle comunità queer” e fare di queste un laboratorio.
In tutte queste risignificazioni il laboratorio non è più un luogo di dominio da distruggere, ma un luogo da cui trarre aspirazione. Tutto ciò che esce da un laboratorio non può essere considerato quale elemento potenzialmente in grado di scardinare la struttura di potere di cui è intriso almeno che non si consideri la stessa ricerca scientifica neutrale.
Se trans-xeno-femministe, queer e antispecisti si trovano a loro agio tra creature transgeniche, se si trovano a loro agio nelle stanze dei laboratori significa che non sono più in grado di vedere la violenza, l’orrore, il dominio per quello che sono.
In questi tempi ci si rivendica cyborg, macchine e ibridi. Ma cosa significano e a cosa portano questi giochi di parole?
Il cyborg diventa la nuova soggettività femminista e simbolo dell’anti materno. Una nuova soggettività che viene ripensata – e poi ridisgregata nella dissoluzione del soggetto nel post-moderno – nel rapporto con le bio-nanotecnologie e con le tecnologie dell’informazione. Questo consegna nelle mani in camice bianco del sistema tecno-scientifico la dimensione della procreazione e apre le porte a un’unica dimensione totalizzante dove l’uomo diventerà perfettamente integrato nel sistema tecnico e adattato alle sue nocività.
L’ibrido acquisisce un significato positivo e sovversivo cancellando la realtà di quello che è: un animale transgenico per la ricerca. E le chimere genetiche, come le nano-biotecnologie, non tornano più indietro dal laboratorio che le ha prodotte. Ci si rende conto che la tanto citata oncotópa è un topo femmina a cui è stato inoculato il cancro? Ci si rende conto di cosa si sta parlando quando con gioia ci si rivendica ibridi e chimere?
Nelle pagine di questo libro, ben rappresentativo delle tendenze contemporanee, scorrono costanti fobie del corpo, dei limiti, della natura, che si fondono con l’esaltazione delle tecnologie: la natura è vista come una gabbia e la tecnica come “una via di fuga e persino di godimento”. Sicuramente sono parole di chi ha uno sguardo privilegiato sul mondo, non so quanto sarebbero godibili ed entusiasmanti i processi tecnologici e la riproduzione artificiale per quelle comunità che estraggono il coltan per la produzione di microchip, per quelle donne che affittano l’utero o vendono ovuli, per quegli animali sottoposti a esperimenti per la creazione di uteri artificiali.
Se non esiste un limite tutto è possibile e le potenzialità di questo affascinano i tecno-scienziati, i transumanisti e il movimento queer. Il voler cancellare ogni limite e, di fatto, cancellare la realtà materiale dei corpi, rappresentano i punti di incontro tra il trans-xeno-femminismo, il queer e il transumanesimo e nel più perverso riconfiguramento la liberazione del corpo diventa la liberazione dal corpo.
Il corpo, i corpi sono al centro e sempre più sotto attacco, presi in una morsa: da un lato il sistema ne ha bisogno e se ne accaparra fin dentro i loro processi vitali, dall’altro lato le sue ideologie li decostruiscono e li frammentano. Un corpo fluido, senza confini, senza limiti, proteiforme, poroso, malleabile e infinitamente manipolabile. È il corpo del post-moderno, del sistema tecno-scientifico e delle derive queer che lo definiscono “un’invenzione”, “un’entità tecno-modificabile”, “una tecnologia da hacherare”, “una piattaforma rielaborabile in cui le biotecnologie possono offrire nuove possibilità”. Un corpo smaterializzato, ma il sistema tecno-scientifico e il biomercato della sua materia hanno sempre più bisogno.
“Il corpo nella teoria femminista contemporanea cessa di essere un robusto luogo materiale, ma viene trasformato in un luogo fluido di contingenza. Che può essere ridefinito da ciascuno per se stesso. […] La sostanza fisica del corpo sembra essere persa nelle sue molteplici rappresentazioni.” [3]
Troppe cose sfumano, diventano indefinite. Manteniamo invece belle nette queste linee di demarcazione tra organico/inorganico, carne/metallo, circuiti elettronici/sistemi nervosi, vita/morte, natura/artificiale.
Mai così vicino sono corse insieme istanze che si definiscono anarchiche, antispeciste, femministe alle istanze di questo mondo biotecnologico. Queste analisi che stanno sempre più penetrando in tutti i contesti fino a diventare la normalità sono in grado di scavare solchi profondi andando a intaccare la comprensione della realtà attorno a noi, andando a cancellare ogni possibile conflittualità con questo esistente.
Il manifesto dell’iniziativa riconosce “l’importanza di forme di resistenza e liberazione creativamente (e forse anche felicemente) compromesse con le tecnologie”. Come non è possibile la coesistenza tra nocività e un mondo libero e naturale, non è conciliabile un’opposizione dentro il sistema tecno-scientifico e che prenda spunto dai suoi stessi paradigmi. Tutto quello che si porrà in questo modo come un’alternativa non solo sarà recuperato dal sistema stesso, ma ne sarà parte integrante e funzionale al suo mantenimento e rafforzamento. L’unica resistenza e liberazione possibile è nel sovvertire questo tecno-mondo.
Viviamo in tempi strani, un’iniziativa con tali contenuti all’interno di uno spazio che si definisce anarchico, con tanto di intervista da radio di movimento [4]. Senza un sobbalzo, un arresto, una perplessità, il tutto nella più totale normalità.
Quando le persone concederanno al sistema tecno-scientifico, oltre alla gestione della propria salute, la totale gestione di ogni ambito della propria vita, del proprio corpo e della procreazione, sarà difficile riuscire a innestare una critica che non verrà considerata folle, perché ci si troverà a combattere ciò che verrà percepito e vissuto come una normalità. Una normalità che sta penetrando anche in quei contesti che dovrebbero respingere ogni logica di mercificazione, assoggettamento e di ingegnerizzazione e artificializzazione dell’intero vivente.

Silvia Guerini, Maggio 2019
www.resistenzealnanomondo.org

 

Bibliografia:
Braidotti, R.
2013 “The Posthuman”, Polity Press; tr. it “Il Postumano, La vita oltre l’individuo, oltre la specie, oltre la morte”, Derive Approdi, Roma 2014.
2015 “Per amore di zoe”, intervista di Filippi M. e Adorni A., in Liberazioni, Rivista di critica antispecista, Anno VI, n. 21.
2017 Per una politica affermativa, Mimesis, Milano-Udine.

Cossutta, C., Greco, V., Mainardi, A., Voli, S.
2018 “Smagliature digitali, corpi, generi e tecnologie”, Agenzia X, Milano.

Haraway, J.D.
1991 “A Cyborg Manifesto”, Routledge, New York; tr. it “Manifesto cyborg, Donne, tecnologie e biopolitiche del corpo”, Feltrinelli, Milano 1995, 2018.
1997 “Modest_Witness@Second_Milleninium. Female Man Meets onco Mouse, Routledge”, London; tr. it. “Testimone-modesta@femaleman-incontra-Oncotopo. Femminismo e tecnoscienza”, Feltrinelli, Milano 2000.

Hester, H.
2018 “Xenofeminism”, Polity books, Cambridge, tr. it “Xenofemminismo”, Nero, Roma 2018.

Weisberg, Z.
2010 “Le promesse disattese dei mostri. La Haraway, gli animali e l’eredità umanista”, in Filippi, M., Trasatti, F., a cura di, “Nell’albergo di Adamo. Gli animali, la questione animale e la filosofia”, Misesis, Milano-Udine.

 

Note:
1. https://boccaccio.noblogs.org/post/2019/04/26/gorgoni/
2. “Xenofemminismo. L’aberrazione è già qui.”, www.resistenzealnanomondo.org/documenti/xenofemminismo-laberrazione-e-gia-qui
3. “Il corpo nello specchio delle nuove tecnologie”, www.gameoversite.gr
4. http://navdanya.radiondadurto.org/2019/04/18/gorgoni-corpi-imprevisti/

 

 

THREE DAYS AGAINST THE TECNO-SCIENCES 26-27-28 JULY 2019

THREE DAYS AGAINST THE TECNO-SCIENCES
26-27-28 JULY 2019
Capo di Ponte (BS) Italy

The program will come soon

Today more than ever, we feel the necessity to organize a meeting involving comrades from different countries already engaged in a critique and in opposition to developments of techno-sciences. An important moment to exchange and share analyses, reflections and experiences, to reinforce criticism and refine one’s thinking even more in confrontation with other groups and individualities that have been pursuing for a long time paths of opposition to the developments of techno-sciences.

In the face of the aridity and degeneration of contemporary thought and the lack of awareness of the pervasive, totalizing and above all irreversible nature of techno-sciences, a lucid analysis of the present is needed on the reality that transforms itself and transforms us.
In today’s society, control takes on new forms through computerization and digitalization of the planet and of our lives. If GM plants contaminate the surrounding environment, if nanotubes and fullerenes infiltrate cells; smart dust, RFID and sensors are preparing to cover every place and our own body, in the “intelligent planet” of IBM, a world strewn and infiltrated by invisible harmfulness, we will become communicating machines and harmfulness will become ecological, social systemic and global.
A profound and radical transformation of the human and of the whole living is taking place. In the biotech paradigm it has been a long time since the experiment has no longer just inside the walls of the laboratories, but the laboratory is the whole world and the bodies themselves become living laboratories. But the phase we are facing now is even more insidious: the same biotechnologies are changing from how we have known them until now. The real work of the biotech industry, a complex of multinationals, universities, research institutions, foundations, trade associations, no longer has the aim to demonstrate that genetic engineering is without consequences, but their aim is to totally change its face: the new face of biotechnology is called genetic editing. The news of the girls edited in China is another of the thresholds that have been exceeded, from which no one can think of going back.
In artificial reproduction, eugenics take place in test tubes and soon the new progressive left and the new cyborg-neoliberal feminism will invoke the public eugenics, from the GPA “ethics” (Surrogate Gestation) and the PMA (Medically Assisted Procreation) for everyone, they will ask for editing for everyone. All of this is in perfect conformity with the direction that has already been undertaken to make an act of selection of the human and the transhumanist world, protagonist of the CRISPR revolution, which does not want to let the possible applications on the man of this new technology of genetic engineering escape.
The production of exploitable and engineerable bodies and the dream of freeing themselves from the body of limited and deadly flesh meet in transhumanist ideology. Techno-sciences are not neutral, not only in what they aim at, whether or not they arrive at the result, but already upstream, in their idea of redesigning the world that makes bodies all available, unimaginable, modifiable, engineerable in an infinite availability of bodies.
We live in a context in which the same very foundations are being undermined in order to hear something else, to imagine something else and therefore to deny the existent and to act against it. If everything is relative and interpretable, the reality against which we can rebel no longer exists. The actual subject no longer exists, deconstructed and disintegrated by the post-modern to be recreated for use and consumption of markets and the techno-scientific system: a perfectly compliant, neutral, fluid, malleable, spongy, protean individual. The post-modern re-signifies and erases the reality itself, in a reversed world in which nature does not exist, commodification becomes freedom, in which there must not be limits anymore. But if there is no limit, everything is possible.
Too many things fade and become undefined. Instead, we would like to keep these lines of demarcation between organic / inorganic, flesh / metal, electronic circuits / nervous systems, life / death, nature / artificial, totally clear. We also have to have clearly understood what we will not let be destroyed and also what we will not allow to be deconstructed neither from the techno-scientific system nor from post-modernism with its false critics and opponents. Nature, bodies, the living cannot be deconstructed. By deconstructing them, the road to the transformation of the whole world into a living laboratory is being smoothed.
Resistance is undermined not only by the power system, but also by these contemporary trends. The reflux of the seasons of struggle has seen many protesters land in happy islands which are more virtual than real, helping themselves with those new ideologies built by academics who, from the comfort of their desks, are committed to complicating things or confusing them, where on the contrary everything is extremely clear.
The state and its apparatuses, abandoning and partly exceeding their historical role, have become functional to the technological process. A process that is embodied in research centers, in giants like Google, IBM, Microsoft, agroindustrial multinationals, pharmaceutical and biotechnology companies.
How to imagine building another community if the foundations for survival will be undermined? If daughters and sons will be conceived in test tubes? If the individual will be more and more atomized, homologated and infinitely modifiable? If the biodiversity of the planet will be irreparably compromised?
Aware of what is at stake, it emerges that it is essential and urgent to join forces, to weave analyses and paths of struggle into an international network.

Resistenze al Nanomondo Collective
www.resistenzealnanomondo.org
For info and contacts: info@resistenzealnanomondo.org

pdf: THREE DAYS AGAINST THE TECNO-SCIENCES

TRE GIORNATE CONTRO LE TECNO-SCIENZE 26-27-28 Luglio 2019

TRE GIORNATE CONTRO LE TECNO-SCIENZE
26-27-28 Luglio 2019
Capo di Ponte (BS) Italia

A breve il programma

Oggi più che mai sentiamo la necessità di organizzare un incontro coinvolgendo compagni e compagne di diversi paesi già impegnati/e in una critica e in percorsi di opposizione agli sviluppi delle tecno-scienze. Un importante momento per scambiare e condividere analisi, riflessioni ed esperienze, per rafforzare la critica e affinare ancora di più il proprio pensiero nel confronto con altri gruppi e individualità che portano avanti da tempo percorsi di opposizione agli sviluppi delle tecno-scienze.

Di fronte all’aridità e alla degenerazione del pensiero contemporaneo e di fronte a alla poca consapevolezza della portata pervasiva, totalizzante e soprattutto irreversibile delle tecno-scienze, è necessaria un’analisi lucida sul presente e sulla realtà attorno a noi che si trasforma e ci trasforma.
Nella società di oggi il controllo assume nuove forme attraverso l’informatizzazione e la digitalizzazione del pianeta e delle nostre vite. Se piante ogm contaminano l’ambiente circostante, se nanotubi e fullereni si infiltrano nelle cellule, smart dust, RFID, sensori si preparano a ricoprire ogni spazio e il nostro stesso corpo, nel “pianeta intelligente” di IBM, un mondo cosparso e infiltrato da nocività invisibili, diventiamo macchine comunicanti e dove la nocività diventa ecologica, sociale e sistemica.
Stà avvenendo una trasformazione profonda e radicale dell’umano e dell’intero vivente. Nel paradigma biotech l’esperimento già da tempo non è più solo dentro le mura dei laboratori, il laboratorio è il mondo intero e i corpi stessi diventano dei laboratori viventi. Ma La fase che ci troviamo ad affrontare adesso è ancora più insidiosa: le stesse biotecnologie stanno mutando da come le abbiamo conosciute fino adesso. Il vero lavoro per l’Industria del biotech, un complesso di multinazionali, Università, Enti di ricerca, fondazioni, associazioni di categoria, non è più dimostrare che l’ingegneria genetica è priva di conseguenze, ma cambiarne completamente volto: il nuovo volto delle biotecnologie si chiama editing genetico. La notizia delle bambine editate in Cina rappresenta un’altra delle soglie che sono state oltrepassate da cui nessuno può pensare di tornare indietro.
Nella riproduzione artificiale l’eugenetica avviene in provetta e ben presto la nuova sinistra progressista e il nuovo femminismo cyborg-neoliberale invocheranno a gran voce l’eugenetica pubblica, dalla GPA “etica”, dalla PMA per tutte e tutti chiederanno l’editing per tutte e tutti. Il tutto perfettamente conforme alla direzione che è già stata intrapresa di selezione dell’umano e al mondo transumanista, protagonista della rivoluzione CRISPR, che non si vuole lasciare sfuggire le possibili applicazioni sull’uomo di questa nuova tecnologia di ingegneria genetica.
La produzione di corpi sfruttabili, predabili, ingegnerizzabili e il sogno di liberarsi dal corpo di carne limitato e mortale si incontrano nell’ideologia transumanista. Le tecno-scienze non sono neutrali non solo in ciò che si prefiggono, che arrivino o meno al risultato, ma già a monte, nella loro idea di riprogettazione del mondo che rende i corpi tutti disponibili, smembrabili, modificabili, ingegnerizzabili in un’infinita disponibilità dei corpi.
Viviamo in un contesto in cui vengono minate le stesse basi per un sentire altro, per un immaginare altro e quindi per negare l’esistente e per un agire contro. Se tutto è relativo e interpretabile non esiste più la realtà contro cui rivoltarsi. Lo stesso soggetto non esiste più, decostruito e disgregato dal post-moderno per essere ricreato ad uso e consumo dei mercati e del sistema tecno-scientifico: un individuo perfettamente conforme, neutro, fluido, malleabile, spugnoso, proteiforme. Il post-moderno risignifica e cancella la stessa realtà, in un mondo alla rovescia in cui la natura non esiste, la mercificazione diventa libertà, in cui non devono più esistere limiti. Ma se non esiste un limite tutto è possibile.
Troppe cose sfumano, diventano indefinite. Vorremmo invece mantenerle belle nette queste linee di demarcazione tra organico/inorganico, carne/metallo, circuiti elettronici/sistemi nervosi, vita/morte, natura/artificiale. Avendo ben chiaro ciò che non lasceremo distruggere e anche ciò che non lasceremo decostruire nè dal sistema tecno-scientifico nè dal post-modernismo con i suoi finti critici e oppositori. La natura, i corpi, il vivente non si possono decostruire. Decostruendoli si appiana la strada alla trasformazione di tutto il mondo in un laboratorio vivente.
La resistenza è minata non solo dal sistema di potere, ma anche da queste tendenze contemporanee. Il riflusso delle stagioni di lotta ha visto approdare tanti contestatori in isole felici fatte più di virtuale che di reale, aiutandosi con quelle nuove ideologie costruite da accademici che, dal comodo delle loro scrivanie, si sono impegnati a complicare le cose o a confonderle, dove invece tutto è estremamente chiaro.
Lo stato e i suoi apparati abbandonando e superando in parte il loro ruolo storico sono diventati funzionali al processo tecnologico. Un processo che si incarna nei centri di ricerca, nei colossi come Google, IBM, Microsoft, nelle multinazionali agro-alimentari, farmaceutiche e biotecnologiche.
Come immaginare di costruire una comunità altra se le basi stesse per la sopravvivenza saranno minate alla base? Se le figlie e i figli saranno concepite/i in provetta? Se l’individuo sarà sempre più atomizzato, omologato e infinitamente modificabile? Se la biodiversità del pianeta sarà irrimediabilmente compromessa?
Consapevoli della posta in gioco emerge come sia essenziale e urgente unire le forze, intrecciare analisi e percorsi di lotta anche in una rete internazionale.

Collettivo Resistenze al Nanomondo
www.resistenzealnanomondo.org
per informazioni e contatti: info@resistenzealnanomondo.org

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Xenofemminismo. L’aberrazione è già qui

Xenofemminismo. L’aberrazione è già qui.

Le ideologie del cyborg, del trans-xeno-femminismo queer dalle polverose stanze accademiche dove sono nate si stanno diffondendo in contesti anarchici, antispecisti, femministi.
Ideologie figlie di questi tempi postmoderni, senza memoria, alienati e biotecnologici, fatti di attivismo virtuale, di pornoattivismo accademico e di rivoluzioni a ormoni che passano attraverso la trasformazione delle lavatrici in sex toys per arrivare alla toilette. Idee, pratiche e rivendicazioni che vorrebbero presentarsi alternative e sovversive, quando corrono perfettamente allineate a questo sistema tecno-scientifico abbracciando logiche di dominio e aspirazioni transumaniste.
Dal libro “Xenofemminismo” di Helen Hester emergono molte fobie.
Una fobia del corpo che diventa una “tecnologia da hackerare”, una “piattaforma rielaborabile”, “un’entità malleabile e modellabile” in cui le biotecnologie possono offrire nuove possibilità.
Una fobia della natura, “Se la natura è ingiusta, cambiala!” è il nuovo slogan xenofemminista, quando il problema non è la natura da cambiare, ma un sistema da stravolgere. La crisi ecologica in atto mette in evidenza proprio l’indispensabilità del mondo naturale e l’impossibilità di sostituirne o di artificializzarne i processi.
Una fobia delle bambine e dei bambini, una fobia della procreazione in cui la gravidanza è vista come “deformazione”. Le tecnologie riproduttive, compresa l’ectogenesi, sono considerate un mezzo per liberarsi dalla “tirannia riproduttiva”. Così si consegna in mano ai tecnici la dimensione della procreazione cancellando la nostra autonomia rimasta.
La fobia e il conseguente rifiuto della sofferenza come componente della vita e della nostra vulnerabilità: nello xenomondo la liberazione del corpo è intesa come liberazione dal corpo e dai suoi limiti. L’oppressione femminile non è più così da ricercare in un contesto sociale, ma frugando dentro i corpi aspirando flussi mestruali, passando con disinvoltura da uno strumento semplice come il Del-Em all’ingegneria genetica, dal self-help al biohacking.
Hester come possibili tecnologie xenofemministe prende ad esempio il collettivo queerSisterSong” che discute via Twitter di “querizzazione della giustizia riproduttiva” rivendicando “l’accesso agli ormoni, il diritto di usare la toilette che si preferisce e la difesa delle lavoratrici sessuali”: Big Farma, mercificazione del corpo delle donne e la rivoluzione che passa per la porta del bagno…
Significativo un progetto di coltivazione di tabacco transgenico per autoprodurre liberamente ormoni senza impedimenti normativi, chiedendo l’accesso alle risorse scientifiche per sviluppare “metodi accessibili per produrre biotecnologie”.
Senza giri di parole si vuole “portare il laboratorio alle comunità queer” e fare di queste un laboratorio. Così il laboratorio non è più un luogo di dominio da distruggere.
“Il nostro destino è legato alla tecnoscienza, dove nulla è tanto sacro da non poter essere riprogettato e trasformato […] Non vi è nulla, sosteniamo, che non si possa studiare scientificamente e manipolare tecnologicamente.” Bisogna: “schierare strategicamente le tecnologie esistenti per riprogettare il mondo”.
Tutto ciò che esce da un laboratorio non può essere considerato quale elemento potenzialmente in grado di scardinare una struttura di potere di cui è intriso. Il laboratorio che da tempo ha aperto il proprio campo sperimentale al mondo intero e ai corpi stessi che diventano dei laboratori viventi.
È ingenuo pensare di poter gestire e controllare gli sviluppi tecno-scientifici e non è possibile un’emancipazione con tecnologie che manipolano il vivente: il danno e il dominio sono insiti nell’idea di riprogettazione del mondo che rende i corpi tutti disponibili, smembrabili e modificabili ad uso e consumo del sistema. E l’accelerazione dei processi tecnologici non può portare alla riduzione delle disuguaglianze, ma ad un’aggravarsi della distruzione di interi ecosistemi naturali, di comunità umane e animali, con tutto un portato di irreversibilità e di ricombinabilità degli stessi disastri.
Lo xenofemminismo non pecca di ingenuità, è un’adesione entusiasta al tecno-mondo e aspira a una partecipazione alla società biotecnologica. È un entusiasmo di chi può permettersi di fascinarsi pensando alle chimere transgeniche con voli pindarici che hanno perso la realtà delle conseguenze sul mondo e sull’intero vivente.
Hester segue il pensiero di Preciado che identifica l’intervento tecnico sul corpo e all’interno di questo come mezzo di contestazione. Prendere testosterone non è un atto politico e non ci fa diventare dissidenti, ma clienti delle multinazionali farmaceutiche. Doparsi con ormoni è una delle nuove frontiere della trasgressione pseudoalternativa. Una sperimentazione e una propaganda tra l’altro irrispettose nei confronti di chi quegli ormoni li assume per un disagio con il proprio corpo.
Quando un bisogno privato diventa lo sguardo e la prospettiva, la rivendicazione politica diventa solo una richiesta di soddisfazione di tale bisogno e questo non ha nulla di sovversivo. La sofferenza e il disagio non possono rappresentare il criterio con cui costruire la nostra analisi, altrimenti sarà fuorviata da sofferenze, bisogni e interessi personali.
“Nell’ultimo decennio, un’altra grande sfida all’ordine medico è stata lanciata da un attivismo genderqueer, transessuale e intersessuale che lotta per i diritti umani e medici […] comprendendo procedure come la chirurgia plastica e ricostruttiva e la consulenza psicologica, così come il test genetico, le terapie ormonali e le tecnologie per la fertilità. […]”
Nessuna grande sfida, non sono neanche istanze che potrebbero essere recuperate e riassorbite, vanno di pari passo con questi tempi e sono perfettamente conformi alla tendenza di questo sistema. Tempi di riproduzione artificiale e di editing genetico, di GPA e PMA invocate a gran voce per tutti e tutte con la retorica dell’uguaglianza contro le discriminazioni, di risignificazione della maternità e della donna, di attacco da parte della teoria e della politica queer al corpo femminile, di autoimprenditoria e autogestione del proprio sfruttamento.
Nel libro viene criticato l’ecologismo per il suo senso di responsabilità verse le nuove generazioni e per la denuncia delle mutazioni genetiche causate dall’inquinamento. Per lo xenofemminismo queste mutazioni genetiche rappresentano “ambiguità, variabilità, mutevolezza”: in altre parole, una fonte di ispirazione. Gli effetti dei perturbatori endocrini come benzene, diossina, PCB… rientrerebbero in “un’ontologia malleabile della vita”: una “queerness tossica”. Una neolingua per nascondere quel sotteso sempre presente di adorazione per le manipolazioni genetiche.
Nel pensiero ecologista una foresta rappresenta un fitta rete di piccole e grandi interrelazioni tra organismi viventi, nuove generazioni che si affacciano nel mondo, pronte a interagire con esso. Nello xenomondo quello che nasce proviene da un intruglio di laboratorio, unico luogo dove può essere compreso e dove può farsi comprendere. Lo xenofemminismo non ha bisogno della natura perchè nella sua premessa l’ha già sostituita con la biologia sintetica, i semi che si appresta a diffondere sono come quelli terminator della Monsanto.

Silvia Guerini, Marzo 2019
www.resistenzealnanomondo.org