Presentazione La Piralide – spazio di documentazione Bergamo

Ostrinia nubilalis, meglio conosciuta come piralide, è una farfalla le cui larve sono dedite a vivere, nutrendosene, di piante come il mais, il sorgo e il peperone, oltre a molte altre. Durante la primavera le larve divengono farfalle e fuoriescono dalle piante. Dicono che la sua presenza abbia causato gravi problemi alle coltivazioni di mais, perciò gli esperti del settore, da sempre, hanno ritenuto importante contrastare ed eliminare l’indesiderato insetto tramite interventi chimici (l’impiego di pesticidi e veleni), biologici (l’introduzione di parassiti della piralide) o agronomici (la scelta di varietà di piante resistenti alle larve grazie a delle modificazioni genetiche). Il mais geneticamente modificato è in grado di resistere sia alla piralide sia ad erbicidi molto potenti, come il glifosato, largamente impiegato in coltivazioni di ogni genere. Per questi motivi, in innumerevoli aree del mondo, ove possibile, è ampiamente incentivata la coltivazione di varietà di mais geneticamente modificate, resistenti agli erbicidi, in modo da poter utilizzare veleni e contemporaneamente debellare la piralide, “inopportuna” piralide.

La Piralide – questo insetto così osteggiato dai coltivatori di mais, dalle multinazionali e dai fautori degli organismi geneticamente modificati – è il nome che abbiamo scelto per questo nuovo spazio. Un piccolo insetto il simbolo che abbiamo scelto per uno spazio ed un luogo nel quale affrontare le questioni che ci stanno a cuore. L’attacco alla natura ed a quella parte di mondo ancora selvatica, l’asservimento e la manipolazione tecnologica degli esseri viventi, lo sviluppo della tecnologia stessa nelle sue disparate e molteplici espressioni, lo sfruttamento degli animali e della Terra, con l’avvelenamento e la devastazione ecologica che ne segue, la volontà addomesticatrice del dominio di privarci di ogni possibile tensione alla trasformazione o al sovvertimento della realtà sono per noi espressioni di questo mondo imperniato sull’autorità le quali rendono necessaria ed urgente una analisi ed una critica radicale, non rimandabile ad un futuro migliore.

Mai come oggi è necessario rifiutare il sistema di dominio con le sue logiche di controllo, delega e cogestione democratica delle nocività che ci circondano. Il totalitarismo tecnologico non è solo assoggettamento, imposizione, repressione, ovvero ciò che ci ha reso oggetto di uno sfruttamento, ma anche soggettivazione, ossia ciò che rende l’uomo soggetto, operatore, promulgatore, partecipe del proprio stesso sfruttamento. 

La piralide resiste. Mai come oggi, in questa realtà dove gli individui sono costantemente sottoposti, ricondotti e assoggettati a cause, fini ed esigenze più “grandi” di loro, occorre scoprire la poesia della propria unicità. Mai come oggi, in un mondo dove è possibile una vasta scelta tra le innumerevoli ed insulse libertà offerte, in un mondo interamente trainato e modellato dagli imperativi dell’autorità e della merce, l’esistenza è altrove. La piralide si riproduce.

Desideriamo aprire uno spazio nel quale ci sia e si dia spazio ad idee e tensioni in netto contrasto con l’attuale assetto sociale; uno spazio di documentazione e discussione dove chiunque possa scovare parole e scritti non reperibili tra gli scaffali del supermercato delle opinioni o nelle aule dell’accademia delle ideologie, luoghi dei pensieri confezionati e pronti all’uso. I libri, i materiali stampati, qui non saranno merce offerta per intrattenere, materiale per semplice e puro studio ed approfondimento culturale o racconti di vecchie storie, fonti di nostalgiche o avventurose fughe letterarie. Che senso e significato ha allora documentarsi? Darsi un tempo per approfondire e fondare il proprio pensiero? Sicuramente non quello di accumulare nozioni e contenuti pre-confezionati, da usare nelle più disparate situazioni o tavole rotonde. Sicuramente non quello di dare schemi e filtri risolutivi con cui leggere ed ingabbiare la realtà.

Il sapere va nutrito. Se resta un semplice accumulo indefinito di conoscenze e di informazioni può contribuire a creare, ad alimentare, un più o meno vasto bagaglio culturale e conoscitivo, un insieme di conoscenze che teniamo in serbo per noi e per gli altri. Niente di più. Può il sapere non avere sapore? Possedere un grande quantitativo di conoscenze non conduce necessariamente ad una maggiore comprensione della realtà e di ciò che ci circonda; significa che i fatti e le parole di un tempo, potendo sfuggire a quanti vorrebbero racchiuderli nelle pagine di polverosi volumi, debbono poterci dire qualche cosa di tangibile oggi. Farci riscoprire gusti e sapori.

Se lo sguardo punta a sovvertire, e non a riformare, significa che le mere informazioni, il semplice insieme di saperi e il loro accumulo non bastano e restano soltanto un riempitivo per la mente, buono solo a baloccarsi in esercizi retorici o a rassicurarsi nelle certezze delle proprie illusioni.

Le conoscenze slegate dalle idee restano lettera morta. Allora, assieme alla necessaria conoscenza, occorrono progetti, volontà e tensioni individuali per fare fermentare autonomamente la propria selva di pensieri. In quest’ottica, e solo in questa particolare accezione ancora tutta da esplorare, uno spazio di documentazione può avere pieno significato. Così, a partire da questi presupposti, potranno avere luogo anche la discussione, l’approfondimento, la critica. Al vuoto, alla rassegnazione e all’uniformità dettata da sterili opinioni opponiamo la pienezza e il significato di idee che possono infiammare la vita.

Uno spazio per l’approfondimento e la critica, contro l’autorità e la gerarchia. Certamente non un luogo dove potersi rintanare, come al riparo di una nicchia dove custodirsi intatti. Nemmeno un circolo ricreativo o un centro culturale. Non saranno quattro mura a racchiudere la nostra volontà di riflettere, a tarpare le nostre aspirazioni, a privare di sostanza i nostri sogni, a sedare i nostri desideri. Nemmeno ci illudiamo che potranno essere le attività svolte nello spazio ad inceppare questo mondo di dominio che non ci dà respiro, questo mondo che costantemente offre miseria e obbedienza a piene mani. Le attività che vi potranno nascere saranno espressione delle persone che di volta in volta lo animeranno. Che si tratti di incontri, discussioni, dibattiti o proiezioni, ciò che faremo non avrà né il proposito di riempire un’agenda, come per consolarci in un frenetico attivismo, né l’intento di persuadere, di convertire o di aggregare qualcuno, ed infine, nemmeno la volontà di ricercare un confortante riconoscimento sociale.

Uno spazio in cui la piralide si rafforza e lotta contro il dominio tecno-scientifico.

La Piralide – via del Galgario 11/13 – Bergamo
Apertura: tutti i giovedì dalle ore 16.00 alle ore 20.00
e-mail: avvelenate@anche.no

scarica qui il pdf: la-piralide-presentazione

Trento: Iveco Defence Vehicles all’Università

Giovedì 3 maggio, durante la presentazione aziendale della Iveco Defence Vehicles nella Sala conferenze del dipartimento di Economia, un gruppo di compagne e compagni ha interrotto per qualche minuto la sfacciata presenza organizzata per gli 80 anni dalla produzione aziendale. Nello stupore dei partecipanti, è stato letto un testo all’interno dell’aula e poi distribuito nel cortile dell’università.

Di seguito il testo distribuito:

L’Università e la guerra

Così si conforta il giovane a perseguire nel suo studio scientifico senza che si chieda che senso abbia, dicendogli:« Tu cooperi all’immortale edificio della futura armonia delle scienze e sarà un po’ anche merito tuo se gli uomini quando saranno grandi, un giorno sapranno». Ma gli uomini temo che siano sì bene incamminati, che non verrà loro mai il capriccio di uscir della tranquilla e serena minore età.
Carlo Michelstaedter

Negli ultimi mesi sono stati diversi gli eventi organizzati dall’Università che hanno visto partecipare le più note industrie belliche (Fincantieri, Leonardo, General Motors), dalla “Green Week” al “Career Fair”, alle presentazioni aziendali specifiche. Oggi il rinomato ateneo trentino organizza un incontro con l’azienda bolzanina Iveco Defence Vehicles.

Da anni scriviamo e parliamo delle collaborazioni interne all’Università che vedono l’ateneo di Trento – e non solo – protagonista della ricerca e dello sviluppo finalizzato alla produzione bellica. Iveco Defence Vehicles è una delle aziende che lavora insieme all’Università e ai suoi studenti. Tristemente nota per la produzione dei mezzi speciali “Lince” – i mezzi utilizzati dall’esercito italiano per gli interventi in mezzo mondo – questa è una delle aziende che più volte è stata “invitata” all’interno dell’Università. Ogni volta che sentiamo parlare di multinazionali del petrolio e dell’energia in Africa, in Medio Oriente, siamo consapevoli che per difendere quei privilegi economici che arricchiscono i soliti noti, come ENI, c’è bisogno di una difesa armata che spazzi via le popolazioni locali che cercano di opporsi. Oggi in Libia e in Niger, dove lo Stato italiano finanzia i campi di concentramento e coordina attraverso i carabinieri gli addestramenti delle milizie locali (compresi i “terroristi jihadisti”), Iveco è presente con i suoi mezzi di morte. Il governo millanta di “impedire le partenze” che esso stesso determina con la guerra, l’occupazione militare, gli spossessamenti delle terre: resi possibili da mezzi come quelli Iveco.

Nella “Sala conferenze” di Economia, Iveco viene a presentare 80 anni di produzione, come a festeggiare le migliaia di morti che ha sulle spalle. Dopo i festeggiamenti, per un intero pomeriggio, l’Università ha messo a disposizione le sue aule per i colloqui tra gli studenti e l’azienda. Sono in cerca di economisti, ingegneri, studenti che evidentemente non si fanno grossi problemi a diventare i futuri esperti della guerra.

Ci siamo forse illusi di poter “far uscire la guerra dall’Università”, ma quanto più cerchiamo di capire la struttura di queste collaborazioni, tanto più ci rendiamo conto che negli atenei ormai la guerra è di casa. La funzione organica di quella che viene definita “comunità scientifica” è quella di essere l’officina degli interessi dei capitalisti, la fornitrice dei “luoghi speciali” in cui poter concretizzare le armi necessarie ai loro profitti.

Se disprezziamo la guerra degli Stati, con essa disprezziamo chi la pensa e la rende possibile. Quella che chiamano “alternanza” è spesso un reclutamento fatto e finito, un volto più “presentabile” della guerra. Oggi che sembriamo addormentati di fronte a qualunque disumanità degli Stati, bisogna di nuovo scegliere da che parte stare: non c’è alternanza che ci convinca.

Anarchici e antimilitaristi

ANALISI A CURA  DELL RETE NO BASI NÉ QUI NÉ ALTROVE
CRISI DELLA BASE AEREA DI DECIMOMANNU E DEL POLIGONO DI TIRO DI CAPO FRASCA
La Luftwaffe (Aeronautica Militare tedesca) è stufa, vuole lasciare la Sardegna. È da un anno che ormai lo annuncia mettendo in subbuglio il Ministero della difesa italiana, che tanto contava su di loro per il mantenimento e la gestione dell’aeroporto militare di Decimomannu e del poligono di Capo Frasca. Non vede le ragioni per cui deve spender tanto per lavorare solo otto mesi all’anno; le attività militari necessitano di strutture efficienti, funzionali e permanentemente attive, non sono un gioco e tanto meno enti di carità. Però vede bene e sente meglio che l’aria sta cambiando: i soldi del ministero italiano per il rinnovamento delle strutture stanno diminuendo; il silenzio della popolazione, non più così silenzioso, è sempre meno complice. Insomma la Luftwaffe, insensibile al pietoso prostrarsi di persone, enti locali e ministeri che la pregano di non andarsene, potrebbe letteralmente fare armi e bagagli. A leggere i giornali dei primi mesi del 2016 si annunciano scenari apocalittici: “La chiusura della base rappresenta la morte per questo territorio, ………Con la partenza dei tedeschi non rimarrà nulla…..” sono le parole del sindaco di Villasor; “L’eventuale chiusura della base metterà a rischio tutto il tessuto sociale del territorio e in difficoltà almeno cento famiglie per complessivi 2.000 lavoratori – ha tuonato il sindaco di Decimo – Si tratta di 80 milioni di euro di stipendi, con 80 ditte locali esterne che lavorano per la base, impiegando mille persone”. Zombie che parlano di morte e del nulla, sindaci che apertamente dichiarano che nel loro territorio esistono nuclei familiari con venti componenti attivi aventi un reddito tre volte superiore alla media regionale. Tra sceneggiate e improbabili balletti di numeri, a ben guardare, è una vera tragedia: vivere la vita a tinte mimetiche, inabili di immaginare un futuro senza ordini, divise, guerre e inquinamento. Senza leggere tra le righe le attività militari evidentemente non portano solo morte, distruzione e oppressione a chi le subisce, ma annullano anche ogni capacità di giudizio a chi le pratica, creano strutture e menti parassitarie, conducono alla morte sociale. Vogliamo raccontare perciò la storia e la crisi, i silenzi e i rumori, dell’aeroporto militare di Decimomannu e del poligono di tiro di Capo Frasca. Ci piace credere che non sia ancora troppo tardi per liberare i nostri territori e le nostre menti dall’ingombrante presenza militare. Speriamo nel declino dell’aeroporto militare e ci auspichiamo che veramente comporti la crisi del settore nonché la chiusura anche del poligono di Capo Frasca. Per raggiungere questo parziale obiettivo rinnoviamo l’invito di rendere inospitale il nostro territorio alle attività militari e all’economia di guerra, e contribuire a dare la spallata finale per chiudere quello sciagurato luogo di morte.

LA DESCRIZIONE
LA BASE AEREANATO DIDECIMOMANNU
L’aeroporto militare di Decimomannu è situato a 25 km dalla città di Cagliari in direzione nord-ovest. Occupa circa 6 kmq di demanio sottratti ai comuni di Decimomannu, San Sperate e Villasor mentre gode di oltre 12 kmq di servitù, che impegnano il territorio di ben più comuni oltre quelli su cui insiste. Le attività della base aerea sono strettamente connesse al Poligono di tiro di Capo Frasca, destinato in modo specifico al bombardamento aereo, tanto da poter essere considerati un unico insieme gestito dall’AWTI (Air Weapons Training Installation) infrastruttura dedicata all’addestramento con i vari sistemi d’armamento aria-aria e aria-superficie. È l’unica base aerea europea dotata di Air Combat Manoeuvring Instrumentation (ACMI) che comprende uno spazio aereo controllato mediante sensori computerizzati e un poligono di bombardamento. Una enorme zona di restrizione dello spazio aereo lo collega direttamente al poligono di Capo Frasca, indicata nelle carte militari con la sigla D40, situata fuori dalle acque territoriali, adibita all’addestramento per il combattimento aereo e tiri aria-aria. L’aeroporto è dotato di due radar: uno assolve compiti di difesa nazionale e il secondo è utilizzato dal centro di controllo e avvicinamento per coordinare e dirigere il traffico aereo (militare e civile, sia in arrivo che in partenza) dall’aeroporti di Decimo e di Cagliari- Elmas. Bisogna precisare come le bombe sganciate dai velivoli militari in addestramento, in partenza dall’aeroporto di Decimomannu, non colpiscono solo il Poligono di Capo Frasca, dedicato esclusivamente a questo scopo e strettamente dipendente dall’aeroporto; anche gli altri due grandi poligoni sardi di Capo Teulada e del Salto di Quirrasono in parte coinvolti. IL POLIGONO DI TIRO DICAPOFRASCA Il poligono di tiro sulla costa occidentale dell’Isola, èutilizzato dalle aeronautiche e dalle marine italiane, tedesche e Nato per esercitazioni di tiro a fuoco aria-terra e mare-terra. Vi sono situati impianti radar, eliporto e basi di sussistenza. Occupa interamente la penisola che chiude a sud il golfo di Oristano estendendosi per una superficie a terra di 14,16 Kmq, espropriate al paese di Sant’Antonio di Santadi, ormai ridotto a un numero esiguo di abitazioni e di abitanti; e impegna un’area di sicurezza a mare di 3 miglia lungo la fascia costiera e di 3 miglia quadrate all’interno del Golfo di Oristano, interdetta alla navigazione. Le ricadute sul territorio comprendono il divieto di esercitare la pesca e la presenza di ordigni inesplosi in mare e in terra. Territori coinvolti: Arbus, Terralba, Santa Giusta, Oristano, Cabras e Riola Sardo.

LA STORIA
L’aeroporto militare di Decimomannu nacque come campo di manovra durante la seconda guerra mondiale e diventò a tutti gli effetti un aeroporto il 3 giugno 1940. In seguito all’armistizio passò sotto il controllo della United States Army che lo ampliò. Per motivi strategici l’aeroporto rimase inutilizzato dalla fine della guerra fino al 1954, anno in cui l’Italia concedette segretamente diverse basi alla NATO e agli Stati Uniti d’America. La costruzione delle strutture attuali, che lo porteranno a diventare la principale base per l’addestramento avanzato degli equipaggi di volo della NATO, ebbe inizio nella primavera del 1955. Lo sviluppo dell’aeroporto in questa fase della guerra fredda è legato alla creazione, nel 1956, del Poligono di tiro di Capo Frasca. Sin dalla sua prima occupazione il Poligono di Capo Frasca è risultato strettamente collegato alle attività dell’aeroporto, l’insieme della base aerea di Decimomannu e del poligono di Capo Frasca diventò la prima sede dell’AWTI. Il reparto italiano nacque ufficialmente il 15 febbraio 1957 con la denominazione ufficiale “Centro Addestramento al Tiro” (CAT) di Decimomannu. Lo stesso anno fu costituita anche un’unità canadese per l’addestramento al tiro aereo, la A.W.U. (Air Weapons Unit) della Royal Canadian Air Force (R.C.A.F.). Il 16 dicembre del 1959 fu firmato l’importante accordo “trinazionale”, in cui oltre all’Italia e al Canada, che si esercitavano regolarmente nella base di Decimomannu, si aggiunse anche la Luftwaffe della Germania Occidentale. Alle tre nazioni che avevano firmato l’accordo si aggiunsero inoltre, con schieramenti temporanei, gli USA con l’U.S. Air Force (USAF) e l’U.S. Navy. Negli anni settanta Decimomannu diventò sede di addestramento e successivamente scalo delle forze americane durante la sanguinosa guerra in Vietnam. Nel 1970 la Canadian Air Force lasciò Decimomannu e venne rimpiazzata dalla USAF e dalla britannica Royal Air Force (RAF) che iniziarono ad operare con continuità nella base al termine del 1970. Alla fine degli anni settanta la presenza degli schieramenti USA si fece sempre più importante determinando un considerevole incremento dell’attività di volo tale da far stabilire a Decimomannu il triste record di aeroporto con il più alto numero di decolli e atterraggi presente in Europa. Nei periodi di esercitazioni più intensive, a cui conseguirono importanti conflitti (guerra nei Balcani, prima guerra del Golfo), si contò una media di circa 60.000 movimenti annui, pari a circa 450 giornalieri. Nel corso degli anni novanta abbandonarono l’aeroporto l’USAF nel 1991 e la RAF nel 1998, lasciando le sole aeronautiche militari italiana e tedesca a continuare le attività addestrative peculiari del AWTI.
Attualmente i due utenti principali dell’aeroporto di Decimomannu e del poligono di Capo Frasca, da esso dipendente, sono la Luftwaffe (Aeronautica militare tedesca) e l’Aeronautica Militare Italiana (AMI), ma temporanei accordi internazionali di cooperazione permettono la partecipazione di tutte le forze aeree della NATO e di paesi non aderenti, come la SAF (Swedish Air Force), la IAF (Israeli Air Force) e laSwiss Air Force. L’Italia e la Germania impiegano e condividono le strutture operative per l’addestramento e logistiche dell’A.W.T.I. con oneri suddivisi al 50%, sulla base di un accordo bilaterale sottoscritto nel settembre del 2009 e rinnovato per altri 3 anni nel febbraio del 2013. Ora, alla conclusione degli ulteriori tre anni l’aeronautica militare tedesca ha manifestato l’intenzione di non rinnovare l’accordo. Tale decisione è destinata a sollevare rilevanti problemi di gestione economica, i cui costi ricadranno così interamente sull’Aeronautica Militare italiana. Come abbiamo visto le attività di addestramento dell’AWTI (Air Weapons Training Installation), sono indissolubilmente legate all’esistenza del poligono di Capo Frasca, di fatto una dipendenza dell’aeroporto di Decimomannu che funge da principale (anche se non esclusivo) bersaglio dei bombardamenti aerei necessari al funzionamento di tale struttura. L’abbandono dell’A.W.T.I. da parte dell’aviazione militare germanica, è destinata quindi a mettere in crisi anche la gestione del Poligono di Capo Frasca. L’aeroporto militare di Decimomannu ha ricoperto, anche negli ultimi anni, un ruolo di fondamentale importanza logistica per i killer dell’aeronautica militare di tutto il mondo. L’aviazione militare israeliana si è addestrata qui dal 2003 al 2013, partecipando a quasi tutte le esercitazioni aeree internazionali svoltesi nella base persino dopo le stragi in Libano del 2006 e a Gaza nel 20096. Nel 2011 partirono da Decimomannu gli aerei delle forze NATO e non (come gli Emirati Arabi) che parteciparono ai sanguinosi bombardamenti in Libia. La base è all’origine di una serie impressionante di incidenti aerei dagli effetti letali: dal 1956 a oggi si registrano 68 aerei precipitati con 19 piloti morti, civili feriti, bombardamenti aerei accidentali, missili fuori rotta, etc. Inoltre le attività della base hanno provocato un disastroso inquinamento delle aree agricole circostanti. Le perdite delle tubature e il continuo sversamento di cherosene hanno compromesso le falde acquifere a tal punto da interdirne qualunque utilizzo. Per queste ragioni, a cui va aggiunto un insopportabile inquinamento acustico, una parte della popolazione di Decimomannu e dei paesi nelle vicinanze, negli ultimi vent’anni, poco per volta, ha preso coscienza di ciò che vuol dire vivere con un aeroporto militare di fianco a casa. Sono state diverse le proteste, le denunce, e le manifestazioni antimilitariste e ambientaliste contro questa intollerabile presenza.

LA LOTTA ANTIMILITARISTA E LA CRISI RECENTE
Benché nel tempo siano state numerose le proteste contro le attività militari dell’aeroporto di Decimomannu e le loro conseguenze, solo negli ultimissimi anni sembra che queste abbiano raggiunto un’efficacia tale da contribuire alla crisi di questa mortifera struttura. Alla fine dell’estate del 2014 le bombe sganciate da un cacciabombardiere tedesco partito dall’aeroporto di Decimomannu provocò un enorme incendio nel poligono di Capo Frasca. Questo episodio, a cui i media regionali diedero ampia rilevanza, indignò profondamente l’opinione pubblica creando le premesse per una grandissima partecipazione al corteo indetto a Capo Frasca per il 13 settembre. Durante la manifestazione centinaia di manifestanti abbatterono le reti di delimitazione e fecero irruzione all’interno del poligono. Ciò indusse il ministero della difesa ad annullare l’esercitazione VEGA in programma per l’autunno del 2014, cui era prevista anche la partecipazione dell’aviazione militare israeliana. In seguito a questa clamorosa azione di protesta il ministero della difesa ha accettato che nella programmazione delle attività militari in Sardegna fosse inserita una piccola riduzione delle giornate di bombardamento, concedendo per il poligono di Capo Frasca una pausa estiva più lunga, dal 1° giugno al 30 settembre. La protesta popolare e la riduzione delle giornate a disposizione, hanno anche avuto un seguito nel dibattito parlamentare tedesco, rafforzando probabilmente la determinazione del governo germanico a spostare altrove l’addestramento delle sue forze aeree, abbandonando l’accoppiata aeroporto di Decimomannu poligono di Capo Frasca. Queste piccole concessioni del ministero della difesa, relative alla riduzione delle attività di bombardamento, hanno indotto il Co.Mi.Pa. regionale ad approvare il programma militare del primo semestre 2016, per la prima volta in 10 anni. Tali concessioni erano però destinate a rimanere sulla carta, tanto che, nella stessa programmazione semestrale appena approvata, si poteva rilevare come dal 9 al 12 Giugno 2015 fosse in programma su tutti i poligoni sardi una grande esercitazione internazionale denominata STAREX 2015 (Sardinia Tactical Air Range Exercise), che si sarebbe dovuta proiettare proprio dall’aeroporto militare di Decimomannu verso i principali poligoni sardi, a cominciare da Capo Frasca. Il Co. Mi. Pa. Regionale si è poi rifiutato di approvare la programmazione militare nei successivi semestri.
Nell’aprile del 2015 la Rete no Basi né Qui né Altrove ha quindi indetto una manifestazione per l’11 giugno con l’intento dichiarato di bloccare l’esercitazione STAREX, prevista dal calendario delle esercitazioni dal 9 al 12 giugno. Il 3 giugno l’Aeronautica Militare, Reparto sperimentale e di standardizzazione al tiro aereo di Decimo, con la palese intenzione di scoraggiare la partecipazione alla manifestazione, ha reso noto che l’esercitazione STAREX non era più in programma e che una seconda importantissima esercitazione NATO, la Trident Juncture 2015, prevista l’autunno successivo, sarebbe stata riprogrammata sull’aeroporto di Trapani, il che, secondo l’Aeronautica Militare, avrebbe prodotto importanti perdite economiche per il territorio. Come già comunicato in altre sedi – concludeva il comando – la decisione di tale spostamento è stata presa dall’Aeronautica Militare perché si è ritenuto che in Sardegna non sussistessero le condizioni per operare con la serenità necessaria per attività di tale portata e complessità, che avrebbero coinvolto tutte le aeronautiche dei Paesi Nato. Tale comunicato dell’Aeronautica Militare è stato accolto con favore dalla Rete No Basi e dagli altri partecipanti, che non solo hanno confermato la volontà di manifestare ma hanno considerato le dichiarazioni dei militari un successo e una conferma dell’efficacia della propria strategia di lotta. Di fatto nel giorno della manifestazione l’aeroporto di Decimomannu risultava completamente bloccato e inattivo, protetto da un imponente schieramento di polizia e di personale militare, deciso ad impedire ai manifestanti di raggiungere il perimetro della base. Il corteo è riuscito comunque a raggiungere i reticolati in prossimità delle piste di atterraggio, passando per le campagne di Decimomannu. Al tentativo dei manifestanti di oltrepassare le reti e fare irruzione, polizia e militari hanno risposto con violente cariche, cui è seguito un duro confronto che si è protratto nel pomeriggio, sino a che i manifestanti sono rientrati, sempre in corteo, senza aver subito né arresti né feriti gravi.
In seguito a questo smacco le forze militari e i loro fiancheggiatori politici e sociali hanno attuato contromisure, sia sul piano della comunicazione pubblica sia di natura più esplicitamente repressiva. Già il 29 Giugno 2015, guidati dal sindaco di Decimoputzu i sindaci dei comuni confinanti l’aeroporto militare di Decimomannu (Decimoputzu, Decimomannu, San Sperate, Villasor) hanno organizzato una manifestazione a favore della presenza della base militare; iniziativa cui hanno aderito alcuni sindaci di piccoli centri che nulla hanno a che fare con l’aeroporto (Villaspeciosa, Vallermosa, Ussana e Perdasdefogu), un pugno di consiglieri regionali di varia provenienza, e qualche centinaio di persone, tra cui si sono distinti i sindacalisti della CISL e militari del COCER. La manifestazione contro la Starex dell’11 Giugno 2015 ha avuto anche strascichi repressivi, con l’annuncio di numerose denunce a carico dei manifestanti, cui vengono contestati vari reati (resistenza, violenza, etc.). Poco dopo a un compagno del nord Sardegna è stato notificato un foglio di via per la provincia di Cagliari. Venticinque fogli di via dalla provincia di Cagliari hanno anche raggiunto altrettanti partecipanti al campeggio antimilitarista che si è svolto a Cagliari dal 9 all’11 Ottobre 2015 e che si è concluso con una manifestazione cittadina violentemente caricata dalla Polizia. A novembre si è poi svolta l’esercitazione NATO Trident Juncture 2015 che, al contrario di quanto annunciato dall’Aeronautica Militare Italiana col comunicato dello scorso 3 Giugno, ha utilizzato come base di appoggio anche l’aeroporto militare di Decimomannu. L’impiego dell’aeroporto di Decimomannu è stato però marginale, con uno schieramento di mezzi molto ridotto rispetto a quanto annunciato in precedenza, il grosso delle forze aeree NATO in Italia è stato infatti schierato nell’aeroporto militare di Trapani Birgi in Sicilia. La Sardegna è stata pesantemente investita dall’esercitazione, che ha impegnato tutti i principali poligoni, concentrandosi soprattutto in quello di capo Teulada, con bombardamenti aerei e navali, sbarchi, schieramenti di mezzi corazzati e tiri di artiglieria. Contro questo osceno spettacolo di morte si sono svolte in Sardegna varie manifestazioni, culminata con la mobilitazione del 3 Novembre 201513, indetta dalla rete No Basi né Qui né Altrove, con l’intento esplicito di ostacolare lo svolgimento delle operazioni militari. Più di mille persone hanno partecipato a questo corteo, nonostante la giornata lavorativa, i blocchi stradali, i check point e i divieti, hanno percorso decine di km per ore, e per due volte nella giornata sono riuscite ad interrompere l’esercitazione. Questo clamoroso successo delle forze antimilitariste che operano in Sardegna ha certamente aggravato le preoccupazioni delle forze militari, che hanno reagito, come in precedenza, sia sul piano repressivo che su quello della comunicazione pubblica.
Tutti i manifestanti identificati per aver fatto irruzione all’interno del poligono di Capo Teulada sono stati denunciati per aver violato il perimetro militare, comprese tre ragazze minorenni poi prosciolte dal tribunale dei minori per l’irrilevanza del fatto sul piano penale, mentre alcuni militanti hanno subito una perquisizione con le fantomatiche ipotesi di reato di divulgazione di atti d’ufficio e vilipendio alle forze armate. I personaggi legati ai poteri militari che operano all’interno delle istituzioni pubbliche hanno proseguito la loro azione a favore delle basi: in particolare alcuni sindaci dei paesi prossimi all’aeroporto militare di Decimomannu, assieme ad alcuni sindacalisti della CISL e militari del COCER, hanno portato avanti le loro pressioni nei confronti della presidenza regionale allo scopo di ottenere, per il momento invano, un esplicito impegno a favore del suo mantenimento. Paventano un’imminente catastrofe economica dovuta al drastico ridimensionamento delle attività militari, per via del probabile abbandono da parte dell’aeronautica militare tedesca della struttura combinata Base Aerea di Decimomannu – Poligono di Capo Frasca. Sostengono le loro motivazioni con stime fantasiose dell’indotto economico dovuto alla presenza di questa base, favoleggiano di 1500 posti di lavoro, un valore esagerato di oltre dieci volte. Contemporaneamente decine di agricoltori e di famiglie residenti lungo il perimetro dell’aeroporto hanno intentato una causa contro il Ministero della Difesa, chiedendo di essere risarciti per il grave inquinamento delle acque di falda dovuto allo sversamento di cherosene da parte della base, motivo per cui si è dovuto vietare l’uso delle acque dei pozzi in tutta la zona.

PROSPETTIVE FUTURE
I recenti successi degli antimilitaristi sardi, che nelle loro attività hanno ricevuto aiuti e solidarietà da varie realtà italiane, ha senz’altro contribuito ad aggravare la crisi dell’aeroporto militare di Decimomannu e del poligono di Capo Frasca ad esso collegato, rafforzando la determinazione dell’aeronautica militare tedesca ad abbandonare questa struttura allo scadere del contratto di co-gestione spostando le sue forze aeree su altre aree di addestramento. Un simile avvenimento avrebbe certamente serie conseguenze per la gestione dell’aeroporto militare, lascerebbe infatti l’intero onere all’aeronautica militare italiana che, da sola, non avrebbe le risorse per mantenere questa struttura agli attuali livelli. Questa crisi, che essi stessi hanno contribuito a provocare, apre importanti prospettive per il movimento antimilitarista. Il probabile prossimo abbandono del partner tedesco potrebbe avere come conseguenza:  nel migliore dei casi la restituzione del poligono di Capo Frasca agli usi civili, la chiusura di uno dei principali centri di aggressione militare nel Mediterraneo negli ultimi 75 anni, la bonifica ed il recupero di immensi territori;  nel peggiore dei casi potrebbe invece condurre a un nuovo contratto di affitto di questa mortifera struttura, che il Ministero della Difesa italiano cercherà senza dubbio di proporre alle forze aeree di altri stati, desiderosi di addestrare i loro killer al bombardamento aereo. Non mancherebbero purtroppo i possibili candidati, a cominciare da Israele. Il futuro non è scritto. L’esito di questo duro confronto, che da almeno quattro decenni oppone la popolazione alle forze di occupazione militare, dipenderà anche dalle azioni che il movimento antimilitarista sarà in grado di mettere in campo nei prossimi mesi.

Maggio 2016 Rete NoBasi NeQui NeAltrove
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NOTE
1) 29 gen 2016 su SARDINIAPOST
2) Occupati simultaneamente a Capo Frasca ma di ampiezza maggiore i poligoni di Capo Teulada (di 7200 ettari) e di Quirra (il cosiddetto PISQ, di 14.300 ettari) sono investiti anche da altre devastanti attività militari dispiegate dalla Marina Militare, dall’Esercito Italiano, da un gran numero di forze armate estere (NATO e non) e dall’industria militare privata (bombardamenti navali e di artiglieria con base a terra, sbarchi di mezzi anfibi , schieramento e tiri di carri armati, impiego di missili, armi anticarro, smaltimento di armamenti obsoleti, vere e proprie guerre “simulate”, sperimentazioni militari di ogni tipo, etc.), hanno quindi un utilizzo più ampio e non sono strettamente dipendenti dall’aeroporto militare di Decimomannu.
3) Sant’Antonio di Santadi è una frazione del comune di Arbus, da cui dista circa 23 km; al 31 dic del 2015 risultano 85 abitanti residenti. Gli abitanti dopo dieci anni dall’esproprio delle terre non erano stati ancora indennizzati, non sappiamo se sia mai avvenuto.
4) 8 settembre del 1943
5) Spring Flag, Star Vega e Starex
6) Operazione piombo fuso
7) INCIDENTI:  4 Settembre 1969 – un aereo della NATO, in esercitazione nel poligono di tiro di Capo Frasca, mitraglia una barca da pesca della cooperativa del golfo di Marceddì, trapassando entrambe le gambe di Manfredi Catalano, pescatore diciottenne di Terralba.  23 maggio 2001- una barca da pesca viene affondata da un missile partito dalla base di Decimomannu – Capo Frasca.  14 ottobre del 2005-strage evitata per miracolo,un caccia AMX appena decollato rischia di precipitare sul paese a causa diun guasto al motore in fase di decollo. Solo grazie all’abilità del pilota riesce un atterraggio di fortuna in aeroporto. La cosa si viene a sapere solo nel gennaio 2008 per via di una onorificenza concessa dal presidente della repubblica al pilota.  20 ottobre 2005 – Un cacciabombardiere AMX diretto a Capo Frasca ha un’avaria subito dopo il decollo, il pilota scarica carburante e munizioni e dirige l’aereo in una zona di campagna, prima di lanciarsi con il paracadute. Strage evitata per un soffio: l’aereo senza controllo ha sfiorato case di campagne e contadini al lavoro sui campi prima di schiantarsi tra i carciofi.  La notte tra il 22 ed il 23 maggio 2006 – due aerei caccia monoposto F16 dell’Aeronautica militare italiana decollati dalla base militare di Decimomannu si sono scontrati in volo e sono precipitati vicino a Capo Ferrato. È accaduto durante una missione di addestramento nell’ambito dell’esercitazione multinazionale “Spring flag 2006”.
8) L’organismo di controllo con cui il governo regionale vigila sulle attività militari nell’isola. 9) Esagerando la portata dell’esercitazione Trident Juncture 2015, l’Aeronautica Militare lamentava che si sarebbe verificata la mancata presenza addirittura di80 velivoli e circa 5.000 militari di varie nazionalità per quattro settimane
10) Paolo Truzzu (Fdi-An), Stefano Tunis, Edoardo Tocco, Alberto Randazzo e Ignazio Locci (Fi), Piero Comandini e Franco Sabatini (PD)
11) la stampa parla di 400 partecipanti
12) il Ministero della Difesa ha indicato 30 aeromobili schierati a Trapani su 41 complessivi impiegati nell’esercitazione in Italia
13) La manifestazione del 3 novembre 2015 è stata oggetto di una pesante repressione preventiva da parte delle forze poliziesche: nei giorni precedenti la questura di Cagliari ha recapitato in gran fretta agli attivisti decine di fogli di via dal territorio comunale di Teulada e Sant’Anna Arresi, ed ha proibito preventivamente qualunque movimento dei manifestanti, con l’intento di immobilizzarli all’interno di un parcheggio, lontanissimo dalle esercitazioni. Nella giornata del 3 Novembre decine di posti di blocco occupavano tutte le strade di accesso mentre plotoni di carabinieri circondavano il punto di concentramento; i bus noleggiati dai manifestanti provenienti da Cagliari venivano bloccati lungo la strada di accesso, deviati in aperta campagna e circondati da forze ingenti di polizia decise a non lasciarli proseguire. L’azione decisa di un migliaio di manifestanti convenuti, durata tutta la giornata, portava di seguito a: rompere l’accerchiamento dei posti di blocco, liberare tutti i manifestanti bloccati lungo strada e nei bus (tranne una dozzina di attivisti oggetto di foglio di via, che la polizia aveva preventivamente “deportato” nel vicino comune di Giba), rientrare in corteo verso il punto di partenza, passando per i campi per aggirare i blocchi della polizia, raggiungere in un ultimo sprint il perimetro delle esercitazioni, facendo irruzione nel poligono e provocando il blocco dei bombardamenti di artiglieria in corso da parte delle forze NATO, mentre la polizia caricava rabbiosamente ma inutilmente la coda del corteo, rientrare quasi indenni al punto di partenza, ancora una volta senza subire ne arresti ne feriti gravi.