OGM – TEA: L’attacco al vivente continua – Costantino Ragusa

Che gli organismi geneticamente modificati in agricoltura fossero tutto tranne che fermi lo sapevamo da tempo. Proprio dal linguaggio che spesso accomunava i promotori dell’ingegnerizzazione degli esseri viventi e i loro detrattori. Quello che li accomunava e che spesso li rendeva indistinguibili era, ed è tutt’ora, la fiducia nella scienza con la sua ricerca che sappiamo essere attualmente nella sua quasi totalità direzionata in un certo modo, non per errore di strada, ma per quella che ormai è la sua essenza in perfetta sintonia con i tempi moderni che non prevedono dubbi sulla traccia da seguire. Sono vari decenni che il cosiddetto dibattito, usiamo una parola immediatamente comprensibile perché sarebbe difficile descrivere quello che è avvenuto, si muove intorno al metodo impiegato, alla possibile dannosità, qualche volta sui tempi troppo rapidi o troppo lunghi, ma mai che si sia posta una riflessione di tipo etico, anche se a malincuore utilizziamo questa parola considerato quello che è stato messo in campo negli anni con il beneplacito proprio dei comitati etici che abilmente si sono sempre perfettamente barcamenati tra complici silenzi e consensi spudorati, la dove serviva di conservare una reliquia di umanesimo fattosi però ormai tecnocratico. Quindi affrontare la questione da un punto di vista che parta da aspetti  non strettamente tecnici, ma piuttosto più filosofici e sociali sul senso in cui si vuole andare e se effettivamente quel tipo di direzione sia veramente priva di conseguenze irreversibili nei riguardi della natura con il suo conseguente saccheggio di risorse, di rispetto verso gli altri animali e se le libertà tanto dichiarate degli esseri umani effettivamente vengano rispettate. Nessuno si interroga sulle questioni più fondamentali, quelle che prioritariamente meriterebbero tutto l’impegno e l’attenzione necessaria. In questi anni di non dibattito sull’ingegneria genetica si è assistito piuttosto ad un ammollo preparatorio verso tempi migliori a cui tutti hanno partecipato, tecnocrati e critici. Cos’altro è il cosiddetto metodo precauzionale, se non l’attesa dentro i laboratori di tempi migliori? La sperimentazione in campo dei nuovi OGM – TEA ha risposto a questo quesito. Un dialogo tra signorotti rispettabili che non condividono le stesse idee, ma venendo dallo stesso ambiente culturale e di tradizione nutrono reciprocamente un grande rispetto reciproco e preparano un contesto che possa accomodare le medesime posizioni in principio apparentemente inconciliabili, ma successivamente si ritrovano sempre nello stesso alveo perché di fondo viene condiviso lo stesso universo di senso.
Questo è quello che è avvenuto tra contrari e favorevoli agli OGM in questi ultimi vent’anni. In principio come sappiamo c’erano le multinazionali che scendevano in campo con tutta la loro arroganza, per esempio Monsanto che tirava le fila di tutte le varie compagnie, forti del loro potere economico e quindi di corruzione di organi destinati alla regolamentazione come l’FDA americana per citare il più noto e successivamente l’EFSA a Parma per l’Europa. Nel mentre queste compagnie incappavano in qualche processuccio su base locale dove erano ritenute colpevoli. La Monsanto avrebbe potuto essere definita una criminale incallita per le cause portate avanti contro il suo operato. Lo sborso di pochi spiccioli permetteva nel tempo, mai troppo celere, dell’arrivo della sentenza definitiva di rifare altri miliardi sempre con la stessa pratica, in tal senso il caso del PCB insegna. Tutto questo ha portato a mobilitazioni molto importanti a livello internazionale, come in India dove gli OGM nei campi, dal cotone ai vari tentativi di ingegnerizzare anche il riso, non era una questione da consumatore consapevole al supermercato, ma era questione di vita e di morte e molto spesso i contadini sceglievano proprio questa seconda opzione ingerendo come atto estremo di protesta il noto Glifosato prodotto dalla stessa Monsanto.
Quindi avevamo questi OGM che erano diventati per una piccola parte di mondo il simbolo dell’imperialismo americano, con tutto il mondo da esso rappresentato compreso quell’immancabile esotismo della lotta che porta ad essere radicali con le imprese degli altri, meglio se lontane geograficamente. In Europa non sono state poche le rimostranze verso questa tecnologia genetica, che partiva decisamente male nell’immaginario del grande pubblico. Anche allora vi era il vasto campionario di retoriche messe in campo per far accettare l’innovazione come il salvataggio dei paesi poveri del Sud del mondo, la riduzione dell’uso dei pesticidi e ovviamente la maggior produttività. La propaganda a volte si è spinta forse un po’ troppo in là, figlia dei vecchi slogan della Rivoluzione verde degli anni ‘60 dove facevano da protagonisti i “semi miracolo”. Anche in questo caso si prometteva che avrebbero fatto miracoli con le modificazioni genetiche negli organismi viventi. Qualche immagine è diventata il simbolo del cosiddetto cibo Frankenstein, come il famoso pomodoro con all’interno una lisca di pesce: un pomodoro con all’interno geni di pesce per poter conservarsi più a lungo. La promessa dei miracoli non ha avuto grande successo e piuttosto ha spaventato perché a dire dei ricercatori sarebbe subentrata quell’“irrazionalità” nei confronti dei progressi scientifici e in generale verso ciò che non si conosce. Del resto neanche gli scienziati seppur agendo razionalmente, anzi, unici depositari di vera razionalità, non avevano idea di dove stavano andando e hanno dovuto rimettere presto nei serragli le loro chimere transgeniche in attesa di tempi migliori. Di fatto era evidente a qualsiasi sondaggio che l’immagine degli OGM negli alimenti e in agricoltura almeno in Europa era rovinata, difficilmente si poteva porre rimedio a questa situazione, se non evitando che fosse immediatamente chiaro che si avesse a che fare con OGM. Nell’alimentazione degli animali destinata alla zootecnia industriale in Italia da anni sono presenti mangimi, granaglie e farine OGM, quindi da parecchi anni chi si alimenta di altri animali ha assunto anche elementi di origine geneticamente modificata e, come abbiamo detto altrove, spesso queste granaglie finivano anche seminate nei campi. Nonostante campagne specifiche contro questi mangimi per anni è stata negata la presenza di OGM, perché avrebbe voluto dire ammettere che tutto il comparto zootecnico, ancora memore della cosiddetta “mucca pazza” si rifaceva a simili tecnologie. Chiarezza è stata fatta soltanto dopo un grande sabotaggio a Veronesi, una compagnia italiana specializzata nell’importazione di mangimi per animali. Un grande piazzale con numerosi mezzi abbrustoliti con il loro carico di quintali di mangime geneticamente modificato fattosi ormai croccante e inadatto a finire negli allevamenti faceva da sfondo all’arrivo in elicottero del proprietario della compagnia che, assediato dalla stampa, brevemente, forse scosso dall’accaduto, ammetteva che di fatto i suoi mangimi erano OGM provenendo dagli Stati Uniti. I gruppi locali avrebbero potuto fare tesoro di quella dichiarazione tanto attesa e mai arrivata in anni di manifestazioni, invece si è pensato più prudente prendere le distanze dall’accaduto. Una prudenza che negli anni ha sempre fatto da contorno al cosiddetto dibattito intorno agli OGM e più in generale sull’ingegneria genetica, rimandando lotte che non hanno mai preso una vera stabilità prediligendo casi particolari e lasciando il pensiero critico, almeno in Italia, a contesti che non vedevano oltre la minaccia della propria filiera equo-bio e solidale. Ancora una volta quindi la mera “ragione economica” dimostrando sempre di ragionare come la controparte in un piccolo paradigma facilmente soverchiabile.
A livello europeo c’era ancora un blocco all’entrata degli OGM, anche se di fatto Spagna e Romania ne erano sommersi da tempo, ma in attesa del momento opportuno, della giusta emergenza che potesse giustificare un salto tecnologico così radicale nelle campagne. Ma anche se in questi anni non si vi era discussione intorno agli OGM nei campi è stato creato il terreno per cui quando quel momento giusto sarebbe arrivato, non ci sarebbero stati grandi scossoni, come l’ennesima innovazione tra tante altre. Stiamo parlando del passaggio da agricoltura ad agroindustria fino ai tempi recenti con l’agricoltura 4.0 dove ad entrare in quello che resta delle campagne è la tecnologia digitale. C’è chi ha promosso pezzetto dopo pezzetto negli anni questo processo e chi ovviamente ne ha tratto vantaggio perché più semplice, moderno, ma soprattutto più sovvenzionato. Dal basso si vede l’agroimpresa che nel tempo ha sostituito l’attività contadina, anzi per andare avanti doveva proprio sopprimerla, con coscienza o meno i soldi hanno dato la traccia da seguire e le aziende non si sono fatte pregare. Le forme più piccole non riuscendo ad adattarsi si sono perse e con loro anche possibilità reali di creare comunità veramente legate ai territori.
La ricerca sullo sviluppo dell’ingegneria genetica solo raramente è stata accostata anche a quella sugli OGM in agricoltura, piuttosto è stata considerata come se fossero ambiti diversi. Volutamente si è voluto fosse così, ancora una volta era più facile, per una compagnia ambientalista green come Greenpeace immancabile ospite a Davos perché porre interrogativi sulle nuove tecnologie di ingegneria genetica legate agli esseri umani, meglio parlare di soia e deforestazione, così da restare nel quadro di riforma prestabilito e dare poi l’indirizzo ai nuovi contestatori armati di vernice che tra l’altro, più realisti del re se il movente è il cambiamento climatico che tanto li ossessiona e che tanto poco capiscono, si sono già impegnati ad accettare i TEA. Nel nuovo quadro resiliente ecosostenibile dove le complicità anche dal basso si sprecano il reset dell’agricoltura viene annunciato dai pifferi tecnocratici come inevitabile, anzi tra i primi luoghi dove l’intervento si promette radicale. L’allarme vero, non quello dell’ennesima emergenza, doveva già da tempo attirare la nostra attenzione quando dai laboratori hanno cominciato a parlare di preservare la campagna. Semplicemente significava che la degradazione della biodiversità e la degradazione sociale di quello che restava del mondo agricolo erano arrivate a un tale livello che si era pronti per un nuovo immaginario predisposto da costoro, utilizzando tante aziende come complici, come quelle che non vedrebbero alcuna differenza nel coltivare in verticale con l’idroponica, allevare grilli invece di mucche scorreggione di CO2, piantare estensioni di pannelli solari e pale eoliche. E se il salto di specie si faceva troppo grande bastava guardare la moderna zootecnia industriale per trovare tutto quello che negli anni sarebbe stato proposto per le società umane.
Se i ricercatori sono arrivati a inventarsi a livello internazionale gli NGT – nuove tecniche genomiche – che in Italia in modo curioso sono stati chiamati TEA – tecnologie di evoluzione assistita, significa che, come è stato dichiarato da un ricercatore dopo un sabotaggio ad un riso OGM a Mezzana Bigli, ci lavoravano da decenni dentro i loro laboratori o magari in qualche progetto internazionale, come avviene con la vivisezione: in Italia non è possibile torturare i macachi come si vorrebbe e allora viene chiesta ospitalità ad altri centri di ricerca in paesi dove le leggi sono più permissive per poi ritornare indietro pieni di buone intenzioni, che non significa altro che muovere i vari canali di lobby e per l’agricoltura significa avviare la contaminazione e denunciarne successivamente l’irreversibilità del danno come successe in America latina.
Tutte cose che venivano denunciate in passato quando da criticare era il capitalismo statunitense, ma adesso che vi sono progetti piccoli, con ricercatori spesso giovani apparentemente privi di ambizione che amano farsi ritrarre in foto di gruppo inclusive, come la mettiamo? Se invece della Monsanto abbiamo l’Università Statale di Milano che si appresta a fare il terzo bagno inclusivo e i CREA che da anni portano avanti questi progetti di manipolazione genetica con sovvenzioni pubbliche come la mettiamo? Tutto si fa più difficile e in parte riconduce alla timida opposizione che simili progetti stanno avendo, ma non lo spiega del tutto. Non sarebbe da escludere che in molti abbiano fatto proprio il clima di emergenza permanente che ci circonda, forse una risposta a questa ennesima emergenza potrebbe venire proprio da quella ricerca scientifica che qui annuncia di manipolare un poco i vegetali, ma che in altri momenti ha manipolato pesantemente gli esseri umani con i sieri genici. Si dirà che sono piani diversi e che le questioni non sono sovrapponibili e qualcuno a sinistra inizierebbe già ad agitare lo spauracchio del complottismo, immediata scusa per sganciarsi ed evitare di porre critiche scomode, ma la memoria corta non fa ricordare che con la stessa tecnologia con cui adesso si stanno modificando i vegetali, il CRISP/Cas9, in Cina i ricercatori hanno editato le prime due bambine figlie dell’ingegneria genetica. Eppure, nonostante l’eredità mortifera delle tecno-scienze,  nonostante vengano trasferiti e realizzati qui in Italia biolaboratori con ricerche di guadagno di funzione dove le ricerche di punta sono nell’ingegneria genetica, tocca ancora sentire favole sulla buona o cattiva biotecnologia, la solita questione sull’utilizzo dei mezzi impiegati. Alla Statale di Milano dove lavorano sul riso OGM – TEA non vi possono essere ricercatori che puntano solo al profitto, come farebbe un ricercatore della Monsanto, ci deve essere probabilmente una missione e per i critici nostrani saranno probabilmente compagni che sbagliano. Lo stesso dicasi per quello strano dualismo critico che ha portato biotecnologi e oppositori a parlare la stessa lingua. Come è stata possibile una simile catastrofe? Sono i tempi dello smussamento del conflitto, del rassettamento del senso delle cose se la ricerca ha il volto di progressisti ricercatori. Anche i contestatori figli di quella fiducia nella scienza, che nel 2024 è solo la scienza del potere motore di un’inarrestabile progresso biocida, hanno assunto quel possibilismo cronico che contribuirà a farci circondare da chimere transgeniche e, cosa che sicuramente sarà la più drammatica, non più riconosciute come tali.
È tempo di cambiare il campo alle complicità in questa lotta che si presenta lunga e per niente facile, dalla nostra abbiamo solo il fatto che i TEA sono nuovi OGM, ma con il portato biocida dei vecchi OGM, a livello di messaggio sarà fondamentale farlo capire e mai senza le separazioni tra i campi e i corpi tutti come vorrebbero la prudenza eco-sinistrata.
Ancora una volta ci verrà in aiuto l’esperienza delle lotte passate, quel che resta del campettino TEA di Mezzana Bigli estirpato da braccia generose potrebbe diventare il nuovo “campo del controllo” come gli attivisti svizzeri definivano la sperimentazione OGM del Politecnico di Zurigo arrivata ad essere protetta come un sito militare. Lo stesso era avvenuto in Islanda prima di concludere la ricerca dopo l’ennesima visita dei falciatori notturni. O in Inghilterra che vide distrutti tutti i suoi oltre sessanta campi, sospendendo le ricerche all’aperto e cambiando le leggi contro la trasparenza delle informazioni e contro gli attivisti.
Il piccolo test TEA che si vuole riprodurre ovunque qui in Italia potrebbe prendere altre forme. Sarà necessario essere vigili e attenti a come intendono invaderci con le loro nocività transgeniche. Una buona mobilitazione con una critica radicale al mondo delle tecno-scienze potrebbe essere un’ottima base per allargare e variegare veramente le forme di intervento andando a intercettare tutti coloro che hanno compreso la necessità di collegare tutti questi aspetti. Sappiamo per certo che il programma delle Biotecnologie non è un qualcosa a cui il sistema intende rinunciare, è il mezzo e il fine allo stesso tempo con cui si vuole avviare la Grande trasformazione per spingerci in un mondo transumano.

Costantino Ragusa, Luglio 2024, Bergamo
Pubblicato in L’Urlo della Terra, num.12, Luglio 2024

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Interventi al Presidio contro i nuovi OGM – TEA, 6 luglio 2024
Guarda qui: https://odysee.com/@resisterealtransumanesimoa9612:a/Presidio-contro-gli-OGM-TEA-6-luglio-2024:4

Nelle notizie del TG di ByoBlu servizio di Giorgio Valleris sul presidio contro i nuovi OGM-TEA:
https://www.byoblu.com/2024/07/07/tg-flash-byoblu-24-7-luglio-2024-edizione-1330

Fotografie del presidio contro i nuovi OGM – TEA
Altre fotografie qui: https://www.resistenzealnanomondo.org/italia-mondo/fotografie-presidio-contro-i-nuovi-ogm-tea/