Nessun argine è stato posto contro l’ideologia gender.
Riflessioni critiche al disegno di legge su bloccanti della pubertà e ormoni.
Il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge che introduce disposizioni per la “appropriatezza prescrittiva” e per il “corretto utilizzo” dei bloccanti della pubertà e degli ormoni nei percorsi di “transizione di genere” per i minori. Provvedimento presentato dal ministro della Salute Orazio Schillaci e dal ministro per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità Maria Eugenia Roccella. Il disegno di legge prevede disposizioni per un “efficace monitoraggio dei dati” e la somministrazione dei farmaci sarà consentita a seguito di una “diagnosi specifica” formulata da un’équipe multidisciplinare e dopo percorsi psicologici, psicoterapeutici ed eventualmente psichiatrici già svolti. Il tutto dopo assenso del Comitato etico.
Il provvedimento istituisce anche un registro per la prescrizione dei farmaci a cura dell’AIFA con conseguente “monitoraggio”. Infine un tavolo tecnico per la valutazione del rapporto semestrale dell’AIFA. Si fa affidamento all’Agenzia Italiana per il Farmaco. Ricordando anche solamente il ruolo dell’AIFA durante la narrazione pandemica e le sue autorizzazioni dei sieri genici a mRNA cosa potremmo mai aspettarci per la triptorelina?
Di fatto non si esce dal paradigma di produzione di una determinata narrazione che sia emergenziale, medicalizzante, genetica o di altra natura facendo affidamento per una valutazione sulle conseguenze dannose a coloro che sono parti integranti del processo di normalizzazione di determinate terapie, degli interessi in gioco e dell’ideologia sottesa: le compagnie che le producono, i settori della ricerca che si autoalimentano con questi sviluppi, i tavoli tecnici di esperti e i vari comitati bioetici che le avvallano, gli ordini professionali che le sdoganano e le supportano, gli enti regolatori che le autorizzano, tutto quel mondo che le finanzia e le promuove… insomma, a chi ha tutti gli interessi per una loro diffusione e per le trasformazioni che ne deriveranno, non solo come conseguenze dannose, ma anche come conseguenze all’interno della società su come verranno percepiti e considerati dei principi etici e sui punti di non ritorno nel cedimento delle ultime barriere di difesa dei corpi e dei processi che reggono il vivente.
Da parte nostra affermiamo: nessuna “appropriatezza prescrittiva”, nessun “corretto utilizzo”, nessun “monitoraggio”. Si potrebbe mai rivendicare un giusto utilizzo di un farmaco sterilizzante che si fonda sul grande inganno di una presunta “identità di genere”? Triptorelina ed ormoni vanno fermati nella loro somministrazione e anche nel loro utilizzo a fini di ricerca. Non si distruggono i corpi e non si sperimenta sui corpi.
I trattamenti farmacologici con la triptorelina (usata in America per castrare chimicamente i pedofili, è bene ricordarlo) e successivamente degli ormoni del sesso opposto, sono di fatto delle sterilizzazioni. Non è un caso l’aumento delle richieste di crioconservazione degli ovuli e dello sperma prima di intraprendere il percorso di transizione, chi vorrà diventare in futuro genitore potrà farlo solo ricorrendo ai centri di riproduzione artificiale.
Di studi che dimostrano i danni irreversibili di questi farmaci ce ne sono già abbastanza, anche se non considerati nemmeno dal Comitato nazionale per la bioetica che, interpellato sull’utilizzo della triptorelina, nel parere del novembre dell’anno scorso affermava che, considerata “l’insufficienza dei dati scientifici sull’uso dei bloccanti della pubertà”, è necessario “procedere con una sperimentazione di questo medicinale” e che vige un’“incertezza sul rapporto rischi/benefici del blocco della pubertà con triptorelina”. Ma di questo non ci stupiamo, l’etica non è prevista nel paradigma del laboratorio e da tempo le varie valutazioni bioetiche sono di fatto funzionali a far avanzare tutti i molteplici sviluppi tecno-scientifici anche nelle dimensioni che riguardano i nostri corpi e i processi della vita stessa.
Ricordiamo il rapporto finale sulle transizioni di minori della pediatra Hilary Cass: una definitiva condanna dell’approccio affermativo che prevede a 12 anni (o anche 10 anni) il blocco della pubertà, a 16 anni la somministrazione di ormoni dell’altro sesso e a 18 anni l’eventuale macellazione chirurgica. Rapporto che ha contribuito a far chiudere, dopo numerose denunce, il Servizio per lo sviluppo dell’identità di genere della Clinica Tavistock. E ricordiamo anche le ricerche di Lisa Littman che dimostrano come i casi di “disforia di genere a insorgenza rapida” rientrano se gli adolescenti vengono allontanati dai social in cui si diffonde un vero e proprio contagio sociale.
Con i presupposti del parere del Comitato di bioetica e con i presupposti di questo disegno di legge si arriverà ad arginare l’avvio dei così detti percorsi di transizione per minori? Questo disegno di legge come potrà essere un argine solido se non viene messo in discussione il concetto di “identità di genere”, di “disforia di genere”, di “approccio affermativo”? Un limite alla deriva dicono alcuni, ma dinnanzi a una deriva porre un limite senza sradicarne i presupposti significa solamente che nel tempo poi questo limite sarà comunque destinato a spostarsi. Dinnanzi alla deriva si può solo contrapporre con coraggio una netta posizione etica che non lasci margini, spazi, pertugi, interpretazioni, slittamenti, riconfigurazioni. No ai bloccanti della pubertà, agli ormoni e alle macellazioni chirurgiche per bambini e adolescenti, per le loro conseguenze irreversibili e per quello che rappresentano come riprogettazione dell’umano.
Negli ambiti delle Scienze della vita abbiamo già visto dove portano regolamentazioni, paletti, casi limite, eccezioni, linee guida, valutazioni su rischi/benefici, consenso informato… a proseguire nella direzione intrapresa. Il punto, che nessuno ha il coraggio di affrontare, è che andrebbe demolito tutto l’impianto dell’ideologia gender affermando con forza che non esiste la così detta “identità di genere”, che non esistono bambini e adolescenti trans, che si nasce maschi o femmine e che nessuno nasce in un corpo sbagliato.
L’ideologia gender è un sistema ramificato che modifica e riconfigura la percezione del proprio corpo e della realtà. Questa ideologia va collocata all’interno dell’avanzata transumanista di demolizione e riconfigurazione dell’essere umano e della vita. Porta alla dissociazione dal corpo, dallo spirito, dalla natura e dalla realtà. Porta alla dissoluzione delle radici sessuate, alla riproduzione artificiale, ai bricolage genetici. Si innesta nel percorso di negazione dell’essere umano in quanto tale, pronto per le modificazioni genetiche, per gli impianti cerebrali, per la vita in vitro, per il mondo laboratorio. Riconfigura in chiave artificiale ciò che verrà considerato uomo, donna, procreazione, realtà, natura, artificiale, macchina, essere umano1. Come una chimera genetica non può essere rimandata indietro, anche le demolizioni di senso e quelle a seguire dei corpi sono fatte per sostituire la realtà presente e per diventare l’unica realtà possibile. I corpi sono inviolabili e sono indisponibili, non sono dei laboratori viventi nelle mani dei tecnocrati transumanisti ed eugenisti.
Questo disegno di legge fa comprendere come, a prescindere dal colore dei governi, abbiamo semplici varianti interne del medesimo avanzamento di un sistema tecno-scientifico, cibernetico e transumano, funzionali anche a creare una finta contrapposizione tra sinistra e destra nel solito gioco delle parti, entrambe progressiste, prometeiche e tecnocratiche. La destra finge di opporsi a determinati sviluppi per poi di fatto normarli, liberandoli dalla loro fase di sospensione e restituendoli in chiave permanente. Semplicemente da punti di vista forse diversi si rinnova, si sostiene, si consolida lo stesso disegno, lo stesso processo, lavorando su dettagli e sfumature per lasciare invariato il costrutto principale, reso assimilabile dall’ideologia politica del momento. Una reale alternativa e una reale critica vanno cercate altrove. Altrove dai calcoli e dagli interessi politici di ogni sorta e dai programmi dei tecnocrati. Fuori dalle cliniche di “identità di genere” e di riproduzione artificiale e fuori dai laboratori di manipolazione del vivente.
Silvia Guerini, 5 Agosto 2025,
www.resistenzealnanomondo.org
Nota:
1 Per approfondimenti:
Silvia Guerini, Dal corpo neutro al cyborg postumano, Asterios editore, 2023.
Silvia Guerini, Costantino Ragusa (a cura di), AA.VV. I figli della macchina. Biotecnologie, riproduzione artificiale, eugenetica, Asterios editore, 2023.
Il mondo nuovo 2.0, canale you tube di Elisa Boscarol.
Janice Raymond, a cura di Silvia Guerini, Una sfida al transgenderismo, Acro-Polis edizioni, 2025.