LE RELIGIONI INDUSTRIALI CONTRO LA NATURA E LA LIBERTA’.
COSMISMO E TRANSUMANESIMO.
A partire dal XVII secolo, la tecnoscienza si è instaurata distinguendo l’oggettivo e il soggettivo, il fisico e il metafisico, i giudizi di fatto e i giudizi di valore. Denigrando il “soggettivo”, il “metafisico” e i “giudizi di valore” come altrettanti fonti di confusione e di errore, si è inibito di porre essa stessa il proprio valore.
In altri termini, la tecnoscienza, restando fedele ai suoi princìpi, non può intervenire nella discussione intorno al suo significato e sull’uso dei suoi prodotti. Pur avendo permesso di dissipare certe superstizioni ataviche, il rischio è allora di sprofondare nell’autoaccrescimento insensato e suicidario dei suoi perfezionamenti, vale a dire nel nihilismo. Perché, dopo l’antica mutilazione della vita da parte di vincoli morali asfissianti, la tecnoscienza aprirebbe la via verso l’onnipotenza che permetta di correggerla e liberarsene. Quale che sia la sua forma, il nihilismo si riconosce dalla sua svalutazione della vita umana sulla Terra e dalla valorizzazione di un al di là inesistente.
Una combinazione di questi due tipi di nihilismo è del tutto concepibile, se si aureola il nihilismo tecnoscientifico con una giustificazione che attiene al nihilismo religioso. E’il caso, esplicitamente, del cosmismo russo. Ed è pure il caso, anche quando i suoi propagandisti si presentano come atei, del transumanesimo californiano. Malgrado le loro differenze, e talvolta i loro contrasti, queste due religioni cyborg si trovano d’accordo nel considerare lo scatenamento tecnologico contemporaneo, fondato sulla convergenza delle nanotecnologie, delle biotecnologie e dell’intelligenza artificiale, come un’ascensione verso la sovrumanità divina.
IL COSMISMO RUSSO: UN “TRADIZIONALISMO TECNOCRATICO”.
E’nel XIX secolo che Nikolaj Fëdorov (1829-1903) ha sviluppato il cosmismo, realizzando la sintesi del cristianesimo ortodosso e del futurismo tecnoscientifico. Persuaso dell’interazione spirituale tra umanità e cosmo, egli aspirava a dare un senso ai progressi tecnologici: dominio della natura in vista di superare i limiti umani, di raggiungere l’immortalità, di risuscitare i morti e conquistare lo spazio (dato che diventa insufficiente la dimensione della Terra). Salvezza universale da parte della tecnologia, che fa dell’umano l’eguale di Dio per realizzare la sua volontà.
Questo intento di fondere religione e razionalità calcolatrice ha ugualmente influenzato, al fine di compattare le masse, il regime sovietico. Come anticipava l’ideologo Anatolij Lunačarskij (1875-1933):
Il socialismo è una lotta organizzata dall’umanità contro la natura per la sottomissione totale di essa alla ragione. La speranza nella vittoria, lo sforzo, la mobilitazione delle forze creano una nuova religione. Con l’apostolo Paolo, possiamo dire: “Siamo salvi nella speranza”.[1]
Non è dunque sorprendente trovare tracce del cosmismo di Fëdorov negli scienziati bolscevici, per esempio in Konstantin Tsiolkovsky (1857-1935), fisico precursore dell’era spaziale, e Vladimir Vernadskij (1963-1945), biochimico inventore del termine biosfera.
Nella Russia postsovietica, il cosmismo è ripreso e modernizzato, al fine di piazzare l’industrialismo sotto una bandiera nazionalista, imperialista ed antioccidentale. Per esempio, il Club d’Izborsk, un think tank vicino a Vladimir Putin, raggruppa universitari, giornalisti, uomini politici, religiosi o anche militari. Per questi propagandisti di professione, solo lo “spirito russo” può permettere di fare un impiego benefico delle nuove tecnologie, all’inverso dell’edonismo volgare che imperversa in Occidente.
Al “destino manifesto” degli USA, essi contrappongono la “missione storica” del “popolo russo”.[2] Come scrive il filosofo Vitaly Vladimirovich Averyanov (1973-), direttore dell’Istituto del Conservatorismo Dinamico e membro del Club d’Izborsk:
La riscoperta di Fëdorov è all’opposto della ricerca “atlantica” moderna dell’”elisir d’immortalità” egoista. L’immortalità arbitraria dei transumanisti, anche se potesse essere realizzata, non potrebbe essere apprezzata da coloro di cui essa perpetuerebbe l’attuale decadenza: la loro vittoria sulla morte sarebbe solo un nuovo atto di consumo insignificante. Il sogno di Fëdorov è l’avvento di una persona fondamentalmente diversa, un essere superiore, capace di creare organi e tessuti, di spostarsi all’istante su qualunque distanza. Immortale, ma nello stesso tempo modesto e gioioso. In lui, il potere dell’essere centrale dell’universo (il Cristo-Dio-uomo, la cui opera è la nostra più alta “causa comune”) si combina con una mancanza totale di esaltazione di se stesso in quanto individuo. La gioia della Nuova Terra e del Nuovo Cielo compensa per lui le gioie della “vecchia umanità”, che vengono dall’assurdità della competizione, della cupidigia, dell’invidia e della bestialità.[3]
In queste condizioni, la tecnologia, l’aumento dell’umano e l’esplorazione dello spazio, potrebbero essere messi al servizio della gestione ragionata della natura, della fraternità universale e del trionfo pasquale dell’umanità sulla morte. E’ la ragione per la quale il cosmismo russo si presenta come un “tradizionalismo tecnocratico” di portata planetaria, il solo capace di condurre l’umanità della “biosfera” verso una “neosfera” d’ispirazione cristica.
Nel 2010, Kirill, il patriarca della Chiesa ortodossa, si è naturalmente alleato a questa unione reazionaria di scienza e di fede:
Il Signore ci ha invitato ad abitare e a conquistare il nostro pianeta e l’universo intero. E’per questo che l’aspirazione dell’uomo ad elevarsi verso le stelle non è un capriccio, un fantasma o una moda, ma un programma impresso da Dio nella natura umana.[4]
Dio ha dunque creato l’uomo perché possa fondersi con le sue macchine programmabili, al fine di portare la buona novella nelle galassie più lontane.
I LEGAMI COL TRANSUMANESIMO CALIFORNIANO: UNO STESSO “FUTURISMO TECNOCRATICO”.
Il cosmismo condivide col transumanesimo la volontà di potenza tecnologica, volendo altresì distinguersene per le finalità perseguite: il materialismo di mercato e individualista in Occidente, lo spiritualismo pianificato e altruistico in Russia. Ma le due sette si compenetrano, principalmente perché entrambe mescolano il pessimismo contemporaneo e il messianismo degli strumenti, la “caduta” e la “parusia”.
Nick Bostrom, che professa il transumanesimo all’università di Oxford, non cessa di indicare i “rischi esistenziali” provocati dalla tecnologia: l’utilizzazione abusiva deliberata di nanotecnologie (nanobot nocivi), l’olocausto nucleare, la diffusione apocalittica di un agente biologicamente modificato, la programmazione malauguratamente fallita di una macchina superintelligente, ecc…Ma queste prospettive allarmanti sono per lui l’occasione, non di richiamare ad una decrescita tecnologica ragionata, bensì di presentare l’accelerazione tecnologica come unica via di salvezza:
Non dovremmo incolpare la civiltà o la tecnologia d’imporre grandi rischi esistenziali. In ragione del modo in cui abbiamo definito i rischi esistenziali, un fallimento nello sviluppo della civiltà tecnologica implicherebbe essere vittime di un disastro esistenziale. Senza tecnologia, le nostre probabilità di evitare i rischi esistenziali sarebbero dunque nulle. Con la tecnologia, abbiamo una certa possibilità, anche se i rischi più gravi si rivelano ormai essere quelli generati dalla tecnologia stessa.[5]
Si trova la stessa struttura illogica nel filosofo cosmista russo Arseny Gulyga (1921-1996), per il quale la “premonizione di una catastrofe comune” provocata dalla tecnologia, accompagna “il pensiero della salvezza universale” grazie alla tecnologia.[6]
La compenetrazione del cosmismo e del transumanesimo è talvolta esplicita: per esempio, per Hugo de Garis, ricercatore australiano e discepolo del papa del transumanesimo, Ray Kurzweil, l’intelligenza artificiale è la nuova prova dell’esistenza di Dio:
L’ascesa degli artiletti (intelletti artificiali, cioè macchine divine supremamente intelligenti dotate di capacità intellettuali miliardi di miliardi superiori al livello umano) nel corso di questo secolo dà l’impressione che l’esistenza di una divinità (un’entità supremamente intelligente capace di creare un universo) appaia essere una realtà molto più plausibile (…). Penso che l’ascesa del cosmismo -l’ideologia in favore di un’umanità che costruisca artiletti in questo secolo- rende l’idea di una divinità più plausibile, se non inevitabile.[7]
Se cosmismo e transumanesimo restano malgrado tutto fratelli nemici, ciò dipende, al di là delle polemiche religiose, dalle sfide geopolitiche della lotta per l’egemonia, quali sopravvengono continuamente nel quadro competitivo dell’industrialismo mondiale.
LE RELIGIONI CYBORG AL SERVIZIO DEL “SUPERINDUSTRIALISMO”.
Le glorificazioni cosmiste e transumaniste della tecnologia hanno a che fare con la stessa religione cyborg. Col medesimo rituale di purificazione dal dato naturale
-giudicato e condannato per la sua imperfezione-, grazie alla sua trasmutazione in artefatto perfetto. Vale a dire con la costrizione mortale del vivente concreto nel suo modello astratto.
I famosi “rischi esistenziali” di Bostrom sono in realtà l’esito inevitabile di questa guerra contro la natura (non umana e umana), che le società industriali portano avanti senza tregua nella loro corsa alla potenza.
La guerra alla natura. Prendiamo la digitalizzazione del mondo. Intronizzando l’intelligenza artificiale come monarca “oggettivo”, essa necessita di un’infrastruttura planetaria che è già la più enorme macchina mai costruita dagli umani. Nel 2018, l’industria poneva cavi a fibre ottiche alla velocità della luce. Ogni secondo, centotrenta nuovi apparecchi si connettono a Internet, comportando la crescita esponenziale del consumo di acqua, di gas, di prodotti chimici tossici e di energia. Aggiungendo gli impatti sulla biodiversità della deforestazione indispensabile all’estrazione dei metalli e delle terre rare per costruire i componenti elettronici, la prospettiva di transitare dalla biosfera ad una neosfera “benefica” parrebbe, a dir poco, risibile.
Qual è, allora, la vera finalità del misticismo tecnocratico?
La si trova nei preparativi alla guerra robotica che gli USA, la Russia e la Cina, coi loro rispettivi alleati, hanno già iniziato a portare avanti in modo indiretto, al fine di arrogarsi i resti della natura indispensabili per alimentare la potenza. Per esempio, la guerra russo-ucraina, considerata dagli stati maggiori e dall’industria delle armi come la sperimentazione delle guerre future tra nazioni industrializzate, è rapidamente divenuta una guerra di droni.[8]
La si trova pure nelle guerre generalizzate che l’industrialismo porta avanti contro gli umani. Non solo nel desiderio d’”aumento”, vale a dire di soppressione dell’umano mediante la sua fusione con la macchina, non solo in quello di riprodurre questo cyborg in uteri-macchina, ma anche nella sostituzione della riflessione umana con la retroazione automatica, al fine d’imporre dappertutto l’organizzazione disciplinare cibernetica. Che sia nella fabbrica automatizzata, sul campo di battaglia automatizzato o nell’ufficio automatizzato, l’obiettivo è porre il corpo sociale sotto il dominio incontestabile della Machina sapiens, la creatura “superintelligente” dei tecnocrati-dei.
Dato che sono basate sulla loro svalorizzazione a priori, e rappresentano ciò da cui si tratta di salvarsi, i progressi tecnologici conducono ineluttabilmente verso la distruzione della natura e della libertà.
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Certo, l’essere umano è uno strano animale prematuro, che la tensione tra la sua vitalità e la sua impotenza fisica porta ad essere ossessionato, sin dalla prima età, dal fantasma dell’onnipotenza. Ma la sua prematurità ne fa pure un essere culturale, capace di essere educato da valori collettivi che permettano di tenere a bada questo fantasma. O di trascenderlo con produzioni simboliche che non ne facciano l’apologia.
Il nihilismo è intrinseco alla volontà di potenza sfrenata inscritta nei perfezionamenti della tecnologia. Essa fa della natura (non umana e umana) un oggetto morto, che essa smonta nei suoi meccanismi più delicati, per ricattarla, modificarla e corromperla a suo piacimento. E’ vano voler dare un senso a ciò che così si dispiega in modo insensato, nella negazione sistematica della vita sulla Terra.
Qualunque cosa ne dicano i cosmisti e i transumanisti, il superuomo non è colui che condanna la condizione umana innestandosi, fino ad autodistruggersi, protesi tecnologiche, ma colui che l’accetta integralmente, in tutta la sua tragica ambivalenza. Oltre a riappropriarsi dei loro mezzi di esistenza, tale è allora il compito di coloro che, contro l’eccesso industriale, non disperano di vivere da umani nella natura: umanizzare, spiritualizzare e abbellire la condizione umana senza rinnegarla.
Jacques Luzi
[1] Citato da M.Eltchaninoff, Lénine a marché sur la Lune. La folle histoire des cosmistes et transhumanistes russes, Arles, Actes Sud, 2022, p. 65.
[2] J. Faure, «Le cosmisme , une mythologie nationale russe contre le transhumanisme», 6 gennaio 2021, theconversation.com.
[3] A.V.Vladimirovich, «Heвидимая ось мира. Нам нужен орден мечтаносцев» (L’asse invisibile del mondo. Abbiamo bisogno dell’Orcine dei Sognatori), 3 gennaio 2020, izborsk-club.ru.
[4] Citato da J.Faure, «Le cosmisme: une vieille idée russe pour xxie siècle», Le Monde diplomatique, dicembre 2018.
[5] N.Bostrom, «Existential Risk Prevention as Global Priority», Global Policy, Vol. 4, n°1, 2013, p.15-31, nickbostrom.com.
[6] Citato da A.V.Vladimirovich, op.cit.
[7] H. de Garis, «From cosmism to deism», 18 gennaio 2011, thekurzweillibrary.com.
[8] Su questo soggetto, vari articoli dell’Atlantic Council, think tank americano specializzato nelle relazioni internazionali e vicino all’OTAN, sono disponibili su atlanticcouncil.org.
Pubblicato sul giornale L’Urlo della Terra, num. 12, Luglio 2024
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