Se la violenza fisica deve essere utilizzata solo come ultima risorsa, una classe dominante deve cercare di ottenere il consenso popolare per governare e controllare una popolazione. Deve cercare di legittimare la propria posizione agli occhi dei governati, attuando una sorta di “coercizione consensuale” che nasconda il vero potere. Questo obiettivo può essere raggiunto con molti mezzi e nel corso degli anni commentatori da Gramsci ad Althusser e Chomsky hanno descritto come farlo.
Tuttavia, una delle forme di controllo più basilari e probabilmente efficaci è l’eugenetica/spopolamento, una filosofia che prevede la riduzione della capacità riproduttiva delle fasce “meno desiderabili” di una popolazione.
C’è un timore crescente che l’eugenetica venga utilizzata per sbarazzarsi di quelle fasce della popolazione mondiale che sono “in eccesso rispetto ai bisogni” .
Ed è un timore legittimo, non da ultimo perché esiste una sordida storia di sterilizzazioni forzate/segrete effettuate su coloro che erano considerati “indesiderabili” o “in eccesso”, che riflette le preoccupazioni degli eugenetisti che hanno operato ai massimi livelli del processo decisionale politico. Dai “filantropi” e dai nazisti dell’inizio del XX secolo al nascente movimento genetico e alle ricche élite, liberare il pianeta dalle grandi masse indesiderate è sempre stato, in un modo o nell’altro, un obiettivo piuttosto in cima alla lista delle cose da fare (si veda questo articolo informativo).
Il milionario magnate dei media statunitense Ted Turner ritiene che una popolazione mondiale di due miliardi sarebbe l’ideale, mentre il miliardario Bill Gates ha promesso centinaia di milioni di dollari per migliorare l’accesso alla contraccezione nel Sud del mondo.
Gates ha anche acquistato azioni della Monsanto per un valore di oltre 23 milioni di dollari al momento dell’acquisto. Il suo obiettivo è aiutare la Monsanto a introdurre i suoi organismi geneticamente modificati (OGM) in Africa su larga scala. Nel 2001, la Monsanto e la Du Pont hanno acquistato una piccola azienda biotecnologica chiamata Epicyte, che aveva creato un gene che sostanzialmente rende sterile lo sperma maschile e non ricettivo l’ovulo femminile.
Il padre di Bill Gates è da tempo legato a Planned Parenthood:
“Quando ero piccolo, i miei genitori erano sempre coinvolti in varie attività di volontariato. Mio padre era a capo di Planned Parenthood. Ed era molto controverso essere coinvolto in quell’organizzazione.”
Planned Parenthood è stata fondata sul concetto che la maggior parte degli esseri umani sono allevatori sconsiderati. Gates senior è co-presidente della Bill & Melinda Gates Foundation e una delle figure guida della visione e della direzione della Fondazione Gates, fortemente impegnata nella promozione degli OGM in Africa attraverso il finanziamento dell’Alleanza per una Rivoluzione Verde in Africa (AGRA).
La Fondazione Gates ha donato almeno 264,5 milioni di dollari all’AGRA.
Secondo un rapporto pubblicato da La Via Campesina nel 2010, il 70 percento dei beneficiari dell’AGRA in Kenya lavora direttamente con Monsanto e quasi l’80 percento dei finanziamenti della Fondazione Gates è destinato alla biotecnologia.
Il rapporto spiega inoltre che la Fondazione Gates ha promesso 880 milioni di dollari per creare il Programma globale per l’agricoltura e la sicurezza alimentare (GAFSP), che promuove con forza gli OGM.
La questione dell’ingegneria genetica non può essere pienamente compresa senza considerare l’espansione globale del potere degli Stati Uniti. La dinastia Rockefeller, ricca di petrolio, ha contribuito a promuovere la “rivoluzione verde”, che ha permesso agli Stati Uniti di colonizzare l’agricoltura indigena in vaste aree del pianeta. Esercitando il suo potere attraverso l’OMC, il FMI e la Banca Mondiale, Washington è riuscita a rendere l’alimentazione e l’agricoltura centrali nella sua strategia geopolitica per garantire il dominio globale.
Come per il controllo del cibo e dell’agricoltura, anche gli Stati Uniti considerano lo spopolamento un potenziale strumento geostrategico (vedi questo ) nella ricerca del controllo delle risorse globali. Quale modo migliore per raggiungere questo obiettivo attraverso un sistema alimentare manipolato (da OGM) che l’agroindustria statunitense ha finito per dominare sempre di più?
Quale modo migliore per raggiungere questo obiettivo se non con il “mais spermicida”, ad esempio? In Messico, c’è preoccupazione per il mais biofarmaceutico. Alcuni anni fa, Silvia Ribeiro , dell’organizzazione ETC, ha dichiarato:
Il potenziale del mais spermicida come arma biologica è scandaloso, poiché si incrocia facilmente con altre varietà, è in grado di passare inosservato e potrebbe annidarsi nel cuore stesso delle culture indigene e agricole. Abbiamo assistito all’esecuzione di ripetute campagne di sterilizzazione contro le comunità indigene. Questo metodo è certamente molto più difficile da tracciare.
Mentre la maggior parte della letteratura sugli OGM si concentra sull’impatto delle colture geneticamente modificate per combattere i parassiti o per essere trattate con erbicidi, ci sono tendenze molto preoccupanti riguardo alle piante geneticamente modificate per contenere prodotti farmaceutici industriali o per possedere possibili caratteristiche contraccettive.
I problemi del mondo non sono causati dalla sovrappopolazione, come afferma Turner, ma dall’avidità e da un sistema di proprietà e rapporti di potere globali che garantiscono il flusso di ricchezza dal basso verso l’alto . La questione in questione non dovrebbe essere quella di fermare la crescita demografica, ma di cambiare un sistema economico globale socialmente divisivo e l’esaurimento insostenibile delle risorse naturali.
Milionari come Ted Turner credono che si debba continuare a consumare a prescindere, finché la popolazione continua a diminuire.
Questa è l’ideologia dei ricchi che considerano il resto dell’umanità un problema da “affrontare”. Dice che ci sono ” troppe persone che usano troppe cose “. Non potrebbe sbagliarsi di più. Ad esempio, i paesi in via di sviluppo rappresentano oltre l’80% della popolazione mondiale, ma consumano solo circa un terzo dell’energia mondiale . I cittadini statunitensi costituiscono il 5% della popolazione mondiale, ma consumano il 24% dell’energia mondiale.
Dovremmo diffidare di un settore biotecnologico ben collegato politicamente e militarmente, che detiene la proprietà di una tecnologia che consente l’ingegneria genetica del cibo e di un gene che potrebbe essere utilizzato (o lo è già) per la sterilizzazione involontaria. Dalle campagne di vaccinazione segrete alla guerra batteriologica e alla geoingegneria, intere fasce della popolazione in tutto il mondo sono state troppo spesso irrorate, iniettate o esposte a processi nocivi per indurre sterilità, infertilità o semplicemente per vedere gli effetti dell’esposizione a radiazioni, batteri o qualche virus. Non a caso alcuni confondono OGM e bioterrorismo .
Herbert Marcuse una volta riassunse il problema che ci troviamo ad affrontare affermando che le capacità – sia intellettuali che tecnologiche – della società contemporanea sono incommensurabilmente maggiori che in passato. Di conseguenza, anche la portata del dominio della società sull’individuo è incommensurabilmente maggiore che mai. Tale dominio si manifesta in forme sempre più sinistre.
Colin Todhunter, pubblicato da Global Research, 15 Marzo 2025, Pubblicato per la prima volta da Global Research il 23 maggio 2015
Il sistema Asilomar Il metodo precauzionale secondo la scienza: evidenziare il limite per superarlo immediatamente dopo.
Sono passati ormai quasi cinquant’anni dalla prima e sicuramente più celebre conferenza di Asilomar in California. Si era nel 1975, neanche quarant’anni dalle atrocità scientifiche commesse dai nazisti, ma anche dai bolscevichi, giapponesi e americani, quest’ultimi successivamente fecero incetta dei peggiori e quindi migliori scienziati da trasferire in patria per proseguire le ricerche con nuove modalità. Lo scopo della celebre conferenza era quella di organizzare un’incontro scientifico, il primo nel suo genere, al fine di valutare i mezzi per ridurre al minimo i potenziali rischi biologici derivanti dalle nuove tecniche di ingegneria genetica, in particolare con il DNA ricombinante. Il pensiero era rivolto soprattutto nei confronti del personale coinvolto direttamente negli esperimenti, ma successivamente si spostò anche verso l’esterno: cosa sarebbe avvenuto se il frutto dell’ingegneria genetica avesse messo semi all’esterno del laboratorio?
Proprio da questo incontro vennero proposte possibili soluzioni adottando nuovi meccanismi di sicurezza di laboratorio che inclusero anche elementi di contenimento fisico con una progettazione di livelli di biosicurezza (BSL) che prevedevano contenimento biologico tramite l’utilizzo di ceppi ospiti “disarmati”. Alla fine queste soluzioni portarono all’adozione di nuove linee guida federali per quei laboratori in cui si faceva ricerca con il DNA ricombinante.
L’incontro pose fine a una precedente moratoria volontaria proposta da un comitato delle National Academies of Sciences che limitava determinati tipi di esperimenti, facendosi quindi da cuscinetto per una ricerca scientifica ritenuta accettabile e una ritenuta più controversa dagli esiti imprevisti per alcuni e per altri forse fin troppo chiari.
Oggi, Asilomar è spesso ricordato e invocato come un esempio virtuoso nel campo scientifico per una valutazione attenta dei rischi prima di implementare una nuova tecnologia, come un importante punto di riferimento per la discussione contemporanea sull’autoregolamentazione scientifica e su cosa significhi condurre la ricerca in modo socialmente responsabile. Una specie di metodo precauzionale originario posto però dagli stessi ricercatori che sempre e in ogni caso avrebbero tenuto conto delle conseguenze delle loro ricerche, avallando anche quelle di altri ricercatori in una specie di mutuo appoggio all’interno del laboratorio. Se Asilomar si concentrava sulle biotecnologie non dobbiamo scordare altri campi come la fisica nucleare che ha iniziato la vera e propria produzione di bombe a guerra finita a Los Alamos smantellato o la chimica che una volta esaurito il suo impiego nei campi di battaglia della seconda guerra mondiale iniziava una nuova era silenziando le campagne da ogni forma di vita come ci ha raccontato in Primavera silenziosa Rachel Carson.
Le critiche all’incontro di Asilomar, quando vi sono state, si rivolgevano verso dettagli od ovvietà, come scoprire che anche nel campo della ricerca scientifica esistevano delle precise élite e corporazioni che imponevano la loro azione al di sopra di tutto, infischiandosene di qualsivoglia dibattito pubblico, come se vi fossero mai stati principi e neutralità dal potere dominante in particolare quello militare. Quando mai la ricerca scientifica aveva sentito la necessità del dibattito pubblico? Che tradotto significava per gli scienziati avere a che fare con coloro che non sapevano nulla di scienza e soprattutto con coloro che non erano i finanziatori dei loro progetti. Questo “dibattito” è avvenuto solo quando vi sono stati costretti da particolari attenzioni dell’opinione pubblica o quando un prodotto di laboratorio si faceva disastro collettivo, rimettendo le conseguenze scientifiche ad una forma collettiva di responsabilità che non significava altro che socializzare e scaricare le conseguenze nocive del disastro da essi stessi provocato.
La conferenza di Asilomar, anche se le immagini del tempo ci rimandano a scienziati e scienziate con capelli lunghi e pantaloni a campana figli del ‘68 e dei grandi cambiamenti in corso, non è stata altro che un momento si di discussione, ma non certo pubblica, piuttosto per addetti ai vari settori più controversi in particolare nella biotecnologia sul come andare avanti, decidendo delle regole e facendosi essi stessi gli arbitri del rispetto o eventuale superamento di tali regole.
L’energia atomica del dopo guerra si era inventata gli “atomi per la pace” nonostante le smentite di proliferazione atomica di buona parte degli Stati che proprio a “fin di bene” preparavano il peggio, senza poi contare l’eredità eterna delle scorie e i gravissimi incidenti negli impianti e ovviamente una produzione di ordigni sempre più micidiali. Con le biotecnologie ricombinanti era ancora difficile creare una narrazione per giustificare le brutture dei loro laboratori in gran parte a spese delle persone povere e degli altri animali e di tutte quelle non-persone nelle colonie dei paesi del Sud del mondo. I campi sperimentali che si aprivano si facevano per qualcuno sempre più impressionanti, per altri non erano altro che sfide a cui la scienza non doveva rinunciare.
Ecco perché già al tempo i ricercatori cominciarono a parlare di sicurezza, trasparenza, responsabilità, controllo e gestione dei rischi, tutte retoriche che si sono trascinate fino ai giorni nostri facendosi inseparabili dalle tecno-scienze abbracciando ogni altro campo più controverso come le nanotecnologie e l’intelligenza artificiale.
L’incontro di Asilomar fece tanto parlare di sé, diventando una specie di icona internazionale, avviata ad esserlo soprattutto negli anni successivi come un momento fondamentale in cui la scienza si è interrogata sulla propria direzione, considerando le grandi possibilità e quindi i rischi che si aprivano con lo sviluppo delle tecnologie di ingegneria genetica. Si parlò di piccole moratorie riflessive e della creazione di linee guida: il laboratorio si interrogava e gli operatori del laboratorio rispondevano con delle soluzioni, mai vincolanti, ma su base volontaria, perché gli scienziati avrebbero in ogni modo distinto cosa era bene e cosa era male nel loro procedere. Tutto questo per arrivare ad una autoregolamentazione degli scienziati stessi che avrebbe poi fatto scuola negli anni successivi.
Che Asilomar non era un’incontro qualsiasi, ma che si voleva dare inizio ad un metodo, lo dimostrò la prontezza con cui il governo degli Stati Uniti intervenne dopo la conferenza per dare il via ad una regolamentazione affidata al National Institutes of Health (NIH), un’organizzazione composta da altri scienziati, gli unici che avrebbero compreso le prospettive dei ricercatori. Questa nuova “regolamentazione” tra scienziati e i nuovi laboratori di ingegneria genetica sempre più all’avanguardia che nel mentre nascevano, furono possibili in quanto ad essere dibattuti, come sempre del resto quando è la scienza ad interrogarsi, sono stati solo aspetti tecnici senza mai mettere in discussione il senso stesso del loro procedere e delle loro ricerche perché avrebbero dovuto chiudere quei laboratori e fermare l’ingegneria genetica.
Ad Asilomar gli scienziati lanciavano un messaggio internazionale, non vi erano interrogativi fondamentali etici e filosofici su quello che avevano significato fino a quel momento e nel prossimo futuro i successivi sviluppi della manipolazione genetica degli organismi viventi. Dietro le rassicuranti parole delle linee guida si costruivano i presupposti per cui solo gli stessi scienziati avrebbero vigilato sul proprio operato, mettendo limiti, dove necessario, esclusivamente su base volontaria, in quella che sarebbe diventata la nuova etica delle tecno-scienze e del transumanesimo.
Perché assemblare DNA di organismi differenti? Perché intervenire nella linea germinale di un essere vivente? Temi simili non potevano essere trattati da chi stava cercando di mettere in sicurezza la biotecnologia per preservarla da influenze esterne e per garantirle uno sviluppo futuro. Potrebbero sembrare contraddizioni da parte degli scienziati di allora, ma non era così, perché essi denunciando per primi l’imminente minaccia del pericolo, evidentemente già in esecuzione, si facevano responsabili e paladini della minaccia presente e soprattutto di quelle future, confermando allo stesso tempo tutta quella ricerca di punta. In quella sfida, come chiamano queste ricerche i transumanisti, si giocava la loro gloria e i loro riconoscimenti: per essere i creatori di tali tecnologie, ma anche gli unici in grado di governarle e indirizzarle rendendole ineluttabili al mondo1.
Negli anni trascorsi dall’incontro di Asilomar nessun argine è stato posto all’avanzata dell’ingegneria genetica, al contrario questa nel tempo ha occupato ogni ambito possibile arrivando anche ad ingegnerizzare il cibo e quindi le piante e gli altri animali ridotti a cavie zootecniche. Quest’ultime, come abbiamo visto nel tempo, si sono rivelate ottimo modello per i nuovi biotecnologi che dentro le farm sperimentali hanno potuto pensare e agire indisturbati verso la realizzazione di un’esistenza zootecnica umana. L’enorme possibilità data dalle politiche eugenetiche, dagli esperimenti nazisti e in generale militari dei vari paesi era durata troppo poco, bisognava dividere gli ambiti e cominciare a parlare della salvezza dell’umanità per poter continuare, assicurando il contenimento delle chimere transgeniche, cosa ovviamente mai mantenuta al contrario del sempre più forte impegno nello sviluppo dell’ingegneria genetica in ogni ambito. Così, nel 2015, in un importante incontro sulla tecnologia CRISPR/Cas9, troviamo due figure di primo piano della conferenza di Asilomar: Paul Berg e Davide Baltimore, il primo ideatore della tecnologia del DNA ricombinante e il secondo scopritore della trascrittasi inversa che utilizza l’RNA per creare il DNA. Con loro era presente un’altra celebrità del mondo scientifico, Jennifer Doudna, co-ideatrice della stessa tecnologia CRISPR/Cas9.
I temi dell’incontro di respiro internazionale trattavano di terapia genica somatica, ricerca in vitro ed editing del genoma della linea germinale, a dimostrazione di quanti paletti negli anni erano stati posti e poi subito superati grazie al metodo dell’autoregolamentazione tra scienziati. Infatti anche questa volta veniva promossa la tecnologia di ingegneria genetica CRISPR/Cas9 come fondamentale strumento per la ricerca in vitro sugli esseri umani e ovviamente per far fronte alle solite malattie genetiche rare. Il paletto che in questo caso veniva messo era riferito alle ricerche sulla linea germinale, sapendo bene che nel cantiere sperimentale loro e solo loro erano i supremi guardiani e quando la situazione lo avrebbe permesso sarebbero andati avanti, con un metodo ormai testato da decenni. I ricercatori, come già dai tempi del primo incontro di Asilomar degli anni ‘70, non si limitarono alle sole promesse e infatti già nel 2015 al primo Summit internazionale del genoma umano le conclusioni parlavano ancora più chiaramente del solito, affermando che le linee etiche (seppur immaginarie) andavano continuamente riviste considerando la velocità dei progressi in corso. Con quale scopo? Quale urgenza o emergenza era in campo? Negli anni successivi lo avremmo scoperto, ma l’immediatezza del discorso creava i presupposti per cui non esistessero più neanche paletti, per quanto inutili fossero sempre stati concretamente nella realtà dei fatti, tanto da far dire al solito immancabile Baltimore che era addirittura inammissibile porre dei limiti alle tecno-scienze partendo da valutazioni etiche. Quest’ultime non potevano essere più considerate il metro o il mezzo per arrestare l’assalto al vivente con la biotecnologia. Non lo erano mai state, ma si stava dando l’avvio ad un nuovo paradigma, tuttora in fase di realizzazione, che già nel 2017 cercava di concretizzarsi in una regolamentazione globale dell’editing genetico che partiva come sempre dai casi rari. Se il clan di Asilomar nelle vesti di Baltimore neutralizzava l’etica subito dopo ne ideava una su base tecno-scientifica, che non solo si autoregolava, ma con le proprie nuove propagande e nuove ideologie fresche dalle accademie inclusive di sociologia, spingeva a creare con le tecno-scienze un nuovo universo di senso biotecnologico a guida tecnocratica, non tanto a rendere la scienza credibile. Nella fucina della tecnocrazia con un forno alimentato dai paletti della fu etica, la fabbricazione della nuova scienza sociale si sposa perfettamente con l’altra ingegneria, questa volta dei corpi tutti.
Una delle migliori eredi del clan di Asilomar è la scienziata Jennifer Doudna che ha imparato perfettamente anche l’arte della propaganda andando avanti a dichiarazioni di pentimento e di rilancio per il suo campo di ricerca, di fondo c’è sempre qualcosa che la spinge sempre e comunque a riprendere in mano la forbice e dedicarsi ai decoupage genetici. Infatti, nel 2018, insieme all’immancabile Baltimore sarà nel comitato organizzatore del secondo Summit internazionale sull’editing del genoma umano a Hong Kong dove si annuncerà pubblicamente la nascita delle prime due bambine editate geneticamente. Dopo un’iniziale critica verso lo scienziato cinese che apparentemente portava avanti una ricerca non sostenuta dal resto del mondo scientifico internazionale, si è passati al rilancio ribadendo che simili ricerche devono essere poste in modo responsabile. Una critica all’esperimento e alla modalità comunicativa dell’esito, anche se vi erano tra loro dei co-responsabili della ricerca in corso, ma niente che riguardasse l’indirizzo della ricerca in sé e quindi l’editing genetico su esseri umani. Ancora una volta l’autoregolamentazione degli scienziati funzionava arricchita con un’inedita e accurata informazione internazionale.
Ovviamente successivamente si è riproposto il mai troppo desueto strumento della moratoria, proposta proprio da scienziati come Berg, Baltimore e Doudna che hanno dato contributi fondamentali per arrivare a questa situazione, con la precisa strategia di evidenziare il limite per far di tutto per superarlo subito dopo e nel mentre assicurandosi di avere il maggior consenso o la maggior accettazione sociale possibile2.
Dopo la nascita delle bambine editate in Cina al terzo Summit internazionale sull’editing del genoma umano è stata data la notizia di un nuovo esperimento: la nascita da una coppia di topi maschi utilizzando la tecnica di gametogenesi in vitro (IVG), una tecnica con la quale si sviluppano degli embrioni riprogrammando delle cellule estratte da due adulti dello stesso sesso. Ricerca portata avanti presso l’Università di Osaka che segue una precedente del 2018, la quale aveva portato allo sviluppo di prole partendo da coppie di femmine di topi. Ecco il frutto delle loro “precauzioni” e, come hanno scritto nelle linee guida, ogni ricerca viene giustificata se una delle motivazioni è la non discriminazione. Nelle pubblicazioni dell’ambito della genomica il risultato di questa ricerca viene già promosso come potenzialmente utile per le gravidanze LGBTQ+ rendendo evidente ancora una volta l’alibi utilizzato ammantato di progressismo per rompere le ultime barriere3.
In tempi di convergenze delle tecno-scienze se l’incontro di Asilomar è stato ritenuto così importante per la biotecnologia soprattutto per i benefici ai biotecnologi stessi, anche per l’intelligenza artificiale i tecno-scienziati hanno lanciato un allarme controllato e invocato prudenze riferendosi a dei “Principi di Asilomar” con l’immancabile proposta di una brevissima moratoria con appelli dove non mancavano le firme dei transumanisti pronti a dosare allarmi terrificanti e regole ragionevoli4.
Cinquant’anni dopo il primo incontro ad Asilomar, sempre nello stesso luogo, dal 23 al 26 febbraio di quest’anno, si è tenuto l’incontro “Lo spirito di Asilomar e il futuro della biotecnologia”. Ancora una volta i temi di discussione sono stati le minacce della biotecnologia con gli ovvi aggiornamenti all’attualità della ricerca concentrandosi sulla così detta vita artificiale, sull’intelligenza artificiale e sulla creazione di cellule sintetiche.
Dal primo incontro se ne sono viste tante di chimere ideate tra specie con DNA diversi, non tutte restate al chiuso dei laboratori e quella che era la tecnologia ricombinante è stata superata, o almeno perfezionata, per un’infinità di ricombinazioni per uso industriale e ovviamente per scopi militari.
Mentre il primo incontro era incentrato sulla genetica e dominato da biologi di un piccolo settore, questo aveva un programma molto più ampio e una folla che comprendeva scienziati di molte discipline, nonché ambientalisti, bioeticisti, avvocati, ex funzionari governativi, esperti di sicurezza nazionale, giornalisti e una compagnia di ballo. E per i partecipanti quaderni fatti con bucce di mela e distintivi con nomi incisi nel legno.
Ancora una volta incontri come questo e soprattutto di questa entità tentano di tracciare confini e limiti. Delimitano aree di ricerca e propongono restrizioni in questo caso all’unanimità su aspetti come le armi biologiche e sulla “vita speculare” ideata dalle nuove possibilità della biologia sintetica in grado di creare versioni speculari di alcune molecole naturali immettendo nell’ambiente batteri “specchio” sconosciuti alla natura e quindi con conseguenze imprevedibili su corpi e pianeta.
La questione del CRISPR è rimasta solo nella coreografia del piccolo spettacolo organizzato per gli ospiti intorno al fuoco e altre questioni fondamentali, come intelligenza artificiale, patogeni pericolosi, cellule sintetiche e batteri geneticamente modificati, non hanno trovato pareri condivisi. Si tracciano recinti su questioni che sono diventate già da un pezzo cosa concreta e non solo questione teorica. Basti ricordare le ricerche di guadagno di funzione ampiamente sviluppate nei biolaboratori – anche in Italia con vari progetti di incremento5 – dove si lavora a ingegnerizzare virus e batteri in forme sconosciute e a sviluppare tecniche di ingegneria genetica a DNA ricombinante e a mRNA per le nuove versioni mutanti possibilmente più nocive che rappresentano a tutti gli effetti nuove armi biologiche. Abbiamo gli OGM sdoganati prima a livello europeo per i sieri biotecnologici per la così detta pandemia e poi, come sappiamo, imposti ovunque. Vi sono poi i nuovi OGM ottenuti con le nuove tecniche genomiche (NGT) equiparati a livello europeo alle piante tradizionali, in Italia rinominati TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita) sperimentati in campo aperto – e quindi diffusi – da virtuosi centri di ricerca pubblici6. Abbiamo poi la ricerca militare che non è, come si immagina, solo in segreti laboratori, ma in rispettabili università pubbliche e che semplicemente finanzia copiosamente quello che più le può interessare ovunque questo avvenga indirizzando risultati di interi settori e non abbiamo folle di scienziati che protestano per questo o che si danno alla fuga.
Il nuovo incontro di Asilomar è come se fosse stato un consesso di fisici che si mette insieme per denunciare la pericolosità della ricerca atomica e per denunciare la proliferazione delle armi nucleari per la sintonia di queste con l’uso civile. Un’ovvietà, si penserebbe, talmente ovvio che i fisici se ne guardano bene dal dire qualcosa. I nuovi tecno-scienziati hanno capito che devono difendersi per intera categoria: la tecno-scienza. Da qui è un continuo susseguirsi di allarmi e soluzioni riparatrici, come denunciare il guadagno di funzione per poter poi realizzare super laboratori, come quello di Trieste che non risponde neanche all’Italia per quello che fa7. Da decenni hanno visto che il sistema di autoregolamentazione da parte degli stessi scienziati funziona perfettamente, un vero e proprio sistema tecnico che risponde non solo al denaro. Dai tempi del lontano ‘75 della prima Asilomar le cose sono cambiate, l’impero biotecnologico lanciato dalla Gentech e dalla Biogen è ormai consolidato da un pezzo. Adesso vi è non solo la presa del vivente, ma la sua completa gestione.
Nel recente incontro in California il loro indagare le possibilità date dagli enormi sviluppi dell’intelligenza artificiale con la biotecnologia potrà limitarsi ad aspetti parziali, come dei farmaci o qualche cura innovativa tutta da verificare, ma ancora una volta non si entrerà mai nel vivo delle questioni: la questione sociale dove si mettono le basi per la fabbricazione del paziente perenne medicalizzato dalla nascita con una medicina predittiva su base genetica e algoritmica e la questione della modificazione genetica del vivente. Riproduzione artificiale come miglior modo per venire al mondo ed eutanasia sempre più disponibile come il miglior modo per andarsene. Biotecnologie nei campi e nei corpi per tutti e non solo per chi se le potrà permettere, come ancora sostiene qualche ingenuo militante fermo a teorie polverose, ma per tutti.
Il cambiamento lo si vuole netto e radicale, sicuramente lento, incostante e pieno di contraddizioni, ma purtroppo non dalla mancata collaborazione, ma dall’avvitarsi nella sua stessa burocrazia: macchine pronte prima ancora di chi sia in grado di farle funzionare o viceversa persone formate per infrastrutture tecnologiche inesistenti. In un contesto di anestetizzazione quasi totale e di sequestro emotivo tra emergenze che invocano altre emergenze, in un continuo quasi salto nel precipizio tra guerre, pandemie e catastrofi climatiche, in questa distruzione di corpi e di senso per noi ha ancora significato richiamare l’elemento umano con la sua possibilità di produrre un pensiero critico radicale che non veda nelle varie scampanellate di allarme controllato, come le Asilomar dimostrano, la sponda amica dove attraccare. In quei canneti OGM vi sono le peggiori insidie di menzogna, manipolazione e recupero di ogni genuina forma di resistenza a questo mondo biocida ed ecocida: uccisore di una vita libera e sana e della nostra casa che come insegna l’ecologia è il nostro pianeta.
Se gli OGM-TEA si stanno espandendo anche in Italia tramite quelle virtuose università e centri di ricerca pubblici che avrebbero dovuto porre un argine all’economia predatrice delle multinazionali agrochimiche un tempo statunitensi, significa non tanto che le cose sono cambiate, ma che semplicemente non si era capito che vi era di fondo la condivisione dello stesso paradigma di un tecno-mondo, anche se con mezzi diversi. Allora, dopo la nuova Asilomar e la semina in campo dei nuovi OGM, le uniche parole da parte dei ricercatori che possano ancora rincuorarci sono quelle pronunciate dopo l’ennesimo sabotaggio ad una coltivazione OGM-TEA in campo aperto, in questo caso di vite. Un ricercatore interrogato sulla vicenda dichiarava la rovina di svariati anni di ricerche in laboratorio sugli OGM-TEA. Questa è stata una vera catastrofe naturale, un vero metodo precauzionale che ha dimostrato che è ancora possibile difendersi.
Costantino Ragusa, Aprile 2025, www.resistenzealnanomondo.org
Note:
1 Silvia Guerini, Costantino Ragusa, L’ideologia del tecno-mondo. Resistere alla megamacchina, Acro-polis, 2024.
2 Silvia Guerini, Costantino Ragusa (A cura di ), AA.VV., I figli della macchina. Biotecnologie, riproduzione artificiale ed eugenetica, Asterios, 2023.
3 Silvia Guerini, Costantino Ragusa, op. cit.; Silvia Guerini, Dal corpo neutro al cyborg postumano. Riflessioni critiche all’ideologia gender, Asterios, 2022.
4 Resistenze al nanomondo, I transumanisti lanciano l’allarme sui rischi dell’intelligenza artificiale: nuove regole da sostituire alle vecchie per farsi che continui a non cambiare nulla, 13 Aprile 2023, https: //www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/i-transumanisti-lanciano-lallarme-sui-rischi-dellintelligenza-artificiale-nuove-regole-da-sostituire-alle-vecchie-per-far-si-che-continui-a-non-cambiare-nulla/
5 Costantino Ragusa, Il biolaboratorio mondo, in L’Urlo della Terra, n.11, Luglio 2023, https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/il-biolaboratorio-mondo-costantino-ragusa/
6 Costantino Ragusa, OGM – TEA: L’attacco al vivente continua, in L’Urlo della Terra, n.12, Luglio 2024, https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/ogm-tea-lattacco-al-vivente-continua/; Costantino Ragusa, Il nuovo ORDINE GENETICO MONDIALE passa anche dalla terra. In arrivo i “nuovi” OGM, in L’Urlo della Terra,n.10, Luglio 2020, https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/il-nuovo-ordine-genetico-mondiale-passa-anche-dalla-terra-in-arrivo-i-nuovi-ogm/
7 Resistenze al nanomondo, ICGEB: La sovranità della scienza al di sopra di tutto, Ottobre 2022, https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/icgeb-la-sovranita-della-scienza-al-di-sopra-di-tutto/
La tecnologia ha trasformato il desiderio di un figlio in un progetto, distruggendo un intero mondo di sentimenti, emozioni, pensieri e relazioni. La pianificazione di un bambino, determinata dalla possibilità tecnologica e dall’offerta del mercato, conosce ormai un unico freddo linguaggio elaborato dai tecnici. La così detta maternità surrogata o gestazione per altri e in generale tutte le tecniche di fecondazione assistita non sono dei semplici modi per avere un figlio, si collocano all’interno del paradigma del sistema tecno-scientifico e si fondano sulla scomposizione e frammentazione del processo di procreazione. La frammentazione di questo processo porta a prelevare un ovulo da una donna e impiantarlo in un’altra, come se fosse qualcosa di interscambiabile, e a mettere in mano a tecnici una parte del processo, che non avviene più all’interno del corpo della donna, ma in un vetrino e in una provetta. Il momento della fecondazione diventa un’operazione tecnica di laboratorio e la procreazione diventa produzione del vivente. Le conseguenze sono sulla donna, sul bambino che nascerà, sull’intera società nel modo in cui verrà considerata la procreazione e nel rendere eticamente accettabile la mercificabilità, la selezione eugenetica e la riproducibilità tecnica dell’essere umano.
Crimine contro la donna
La geografia della così detta maternità surrogata può essere percepita solo a livello internazionale con legislazioni che si modificano nel corso del tempo e con possibili nuove destinazioni per il turismo riproduttivo. Ad esempio in Grecia per prevenire il traffico internazionale la legislazione prevedeva che sia i genitori committenti sia le madri surrogate dovessero essere residenti in Grecia, ma questa restrizione è stata abolita nel 2014 rendendo la Grecia una destinazione ambita per i costi contenuti, una delle mete principali in Europa insieme a Ucraina e Georgia.
Negli Stati Uniti, la maternità surrogata è disponibile quasi ovunque. Con la graduale chiusura dei mercati indiano, nepalese, cambogiano e tailandese, le agenzie e le cliniche si sono man mano trasferite, alcune di queste in Messico che offre prezzi relativamente bassi.
Come in ogni mercato abbiamo le offerte più lussuose e quelle più economiche, sconti, pacchetti standard ed economy, pacchetti vip soddisfatti o rimborsati e tutto incluso compreso il soggiorno per i genitori committenti.
Nel 2015 ha fatto clamore la notizia di una coppia australiana che si era recata in Thailandia per una maternità surrogata e che ha abbandonato un bambino alla madre perché affetto dalla sindrome di Down, mentre ha portato a casa la sorella gemella sana. Ma questo caso che ha suscitato tanto clamore non è un fatto eccezionale e può essere previsto dai contratti.
La maternità surrogata viene differenziata in commerciale e altruistica, ma la così detta maternità surrogata altruistica non esiste. C’è sempre un pagamento, il compenso in quella altruistica viene definito “rimborso”, e c’è sempre un contratto a cui la donna deve sottostare. Il contratto stabilisce persino cosa la madre dovrà mangiare, quali farmaci assumere e sarà obbligata ad abortire se il figlio che porta in grembo presenta una disabilità. I contratti possono includere delle clausole che consentono l’aborto in caso di anomalie del feto e la così detta “riduzione fetale” in caso di gravidanze multiple. Il prodotto non deve avere difetti o non deve essere in eccesso, in quei casi può essere scartato.
La madre non può cambiare idea: quando partorirà dovrà consegnare suo figlio ai genitori committenti. Nessuna delle madri che si sono rifiutate di consegnare il bambino, indipendentemente dalla legislazione del Paese, ha potuto tenerlo. La madre non ha altra scelta che soddisfare i genitori committenti, protetti dal contratto, dalla clinica e dai loro avvocati.
Alcuni contratti richiedono che la donna acconsenta che i genitori committenti prendano le decisioni mediche, compreso il numero di embrioni da inseminare e la loro selezione, le condizioni di un’eventuale rescissione del contratto, di un eventuale aborto e le modalità e la data del parto. Parto che può avvenire a data stabilita con taglio cesario con il bambino strappato dalle braccia della madre pronto per essere consegnato ai committenti il giorno stabilito.
Il contratto stabilisce chiaramente che la madre è informata del rischio di morire durante la gravidanza o in seguito al parto e che accetta che, se ciò dovesse accadere, i suoi beneficiari non chiederanno nulla di più del pagamento inizialmente previsto.
Per le donne che sono già state madri surrogate il pagamento è più alto perché hanno quello che i professionisti del settore chiamano un “utero provato” e hanno anche dimostrato di rispettare l’accordo di consegnare il bambino.
Le donne americane delle cliniche per la maternità surrogata mostrano i loro volti sorridenti, parlano di puro amore e di altruismo, le agenzie di marketing mostrano video con il quadretto felice dei genitori committenti con in braccio il bambino accanto alla madre ancora nel letto dove ha partorito, i genitori committenti dichiarano che questa donna sarà parte della loro famiglia e si mostrano stanze con appese sulle pareti le fotografie che i vari genitori committenti spedirebbero a queste donne per mostrare la crescita dei bambini, tutti a testimoniare la relazione tra genitori committenti e la madre surrogata. La realtà è un altra.
Nelle cliniche di fecondazione assistita, psicologi ed altri specialisti raccomandano alle donne di non toccarsi la pancia e di non ascoltare i movimenti del feto quando scalcia perché devono dissociarsi dal bambino che sta crescendo nel loro corpo.
“Dobbiamo prepararci psicologicamente a non provare un amore materno”, confida una donna in attesa di due figli avuti con ovuli di un’altra donna presso la BioTexCom a Kiev e conclude dicendo “so che quando li vedrò non mi somiglieranno, avranno i lineamenti di due persone a me estranee e per questo non potranno mancarmi”1. Una scissione da sé e dal proprio figlio, una profonda alienazione. Queste madri per nove mesi dovranno costringersi ed adattarsi a un’indifferenza emotiva rimanendo estranee a ciò che accade nel loro corpo e al bambino che cresce.
Dalle strazianti parole di una di queste donne emerge un dolore nascosto che non si riesce a cancellare: “Davanti a loro farò finta di essere felice, sto dando loro il bambino. Non sapranno mai che sto dando via questo bambino con il dolore nel cuore. Farò finta di essere felice e darò via il bambino”2. Le testimonianze delle madri surrogate che hanno sperimentato sia la quella definita commerciale sia quella definita altruistica rivelano sempre il lato oscuro di un pentimento e di una lacerante sofferenza.
Le donne indiane mantengono un intimo legame con il proprio figlio: “Sarà pure il loro embrione, ma è il mio sangue”, “È assolutamente mio. Sono passata attraverso un’operazione così grande, mi hanno fatto così tante iniezioni…, naturalmente il bambino è mio”, “Ovunque sia il mio bambino, proteggilo, che nessun male sia fatto al mio bambino. Quando prego, dico a Dio che ho tre bimbi, e che li protegga ovunque siano. Anche se non ho mai incontrato il mio bambino la madre sono io. L’augurio di una madre raggiungerà sempre il figlio”3.
Tutte queste gravidanze iniziano con la somministrazione di pericolosi farmaci ormonali prima dell’impianto di embrioni estranei. Le gravidanze sono così più rischiose e possono portare a gravi conseguenze come diabete gestazionale, pressione sanguigna molto alta, placenta previa o pre-eclampsia che richiedono settimane di riposo a letto e spesso operazioni d’emergenza per rimuovere prematuramente il bambino dall’utero della madre. Il recente studio della dottoressa in Ostetricia e Ginecologia María Vélez4 mette in luce i rischi di gravi complicazioni per le donne e per i loro bambini, sia durante la gravidanza che dopo il parto e i rischi di mortalità materna e neonatale.
La maternità surrogata non è libertà. È un crimine contro la donna e contro il bambino che nascerà. La maternità surrogata non può essere espressione di una libera scelta se non affermando che si può liberamente scegliere di essere ridotte in schiavitù.
Cosa spinge una donna a portare in grembo un bambino per poi darlo a qualcun altro? Una situazione di povertà. Per queste donne fare un figlio per altri è una possibilità per provvedere al sostentamento della propria famiglia. Una presunta libera scelta in una situazione di povertà per quanto riguarda le donne di determinati paesi o, per le giovani donne americane o canadesi, una possibilità per pagarsi gli studi universitari.
La maternità surrogata non può essere espressione di una libera scelta se non affermando che si può liberamente comprare o cedere un essere umano.
La questione non è discutere su tutele, rischi, diritti, compensi, tipologie contrattuali. La questione è chiedersi cosa sia la maternità surrogata. È un rapporto contrattuale in una situazione intrinsecamente diseguale che comporta l’oggettivazione e la mercificazione del corpo di una donna che viene trasformata in uno strumento, in un contenitore per produrre un bambino per altri in cui l’esperienza stessa della maternità viene cancellata. È un rapporto contrattuale in cui l’oggetto del contratto, attorno al quale si sviluppa il mercato dei corpi è un bambino. La maternità surrogata è la compra – vendita di un bambino.
Significativo il caso Johnson vs Calvert del 1993 che è stato alla base della legislazione californiana. In uno degli stati più tecnologicamente avanzati degli USA questo caso distrusse il principio mater semper certa est che anche dal punto di vista giuridico si traduce con il principio per cui la madre legale è colei che partorisce. Anna Johnson cambia idea, vuol tenere suo figlio e cita in giudizio i genitori committenti. La Corte Suprema della California stabilì che, siccome un essere umano nasce dall’incontro di un ovulo e uno spermatozoo, la madre deve essere colei da cui proviene l’ovulo. Mise inoltre in evidenza l’importanza dell’intenzione di diventare genitori. In anticipo con i tempi di oggi in cui l’intenzione e il desiderio si trasformano in diritti e superano il dato di realtà.
Nella maternità surrogata definita tradizionale l’ovulo appartiene alla donna che porterà avanti la gravidanza, ma nella quasi totalità dei casi gli ovuli provengono da altre donne, questa viene definita maternità surrogata gestazionale ed è l’opzione preferita dai genitori committenti perché possono scegliere l’ovulo secondo determinate caratteristiche e perché crea un’ulteriore separazione tra la donna che partorisce e l’ovulo che appartiene a un’altra donna.
In tutte le varie possibilità e combinazioni – sperma del committente o di un donatore e ovulo della gestante, sperma del committente o di un donatore e ovulo di una donatrice, sperma e ovulo dei genitori committenti – viene effettuata la tecnica di fecondazione in vitro e dopo diagnosi pre-impianto e selezione embrionale viene effettuato il trasferimento dell’embrione.
Prima della diffusione della fecondazione in vitro la maternità surrogata si basava sull’inseminazione della madre surrogata e questa donna aveva un legame genetico con il bambino. La diffusione della fecondazione in vitro ha reso possibile la rottura del legame genetico tra la madre e il bambino e il ruolo richiesto a questa donna è di affittare il suo utero.
Di fatto una coppia o una persona sola può recarsi in un paese dove legalmente è consentito per assemblare un bambino comprando ovuli, sperma e affittando l’utero di una donna.
Nel supermercato globalizzato della riproduzione umana fiorisce un mercato multimiliardario di ovociti, spermatozoi ed embrioni. Il prezzo degli ovociti varia a seconda delle caratteristiche della donatrice, che in realtà è una venditrice pagata dalle cliniche di fecondazione assistita. Cliniche con enormi banche di ovuli consultabili attraverso dei cataloghi on-line che offrono una scelta di fornitrici accuratamente selezionate. Le domande rivolte alle fornitrici di ovuli nella loro scheda personale spaziano dalla sensibilità per gli animali, la religione, se si dorme con un peluche e se si ha simpatia per le forze dell’ordine, caratteristiche che non hanno assolutamente nulla a che fare con la “qualità” dei loro ovociti, ma nel mercato riproduttivo tutto è in vendita con un’ampia gamma di scelta per tutti i gusti.
Abbiamo una catena di approvvigionamento di ovuli con delle agenzie di reclutamento di giovani donne, come in Spagna e in Grecia, che affiggono cartelloni pubblicitari fuori dalle università.
Le venditrici di ovuli sono per la maggior parte studentesse che vengono reclutate anche sui social. Vendere i propri ovuli è presentato come un modo facile per fare soldi e allo stesso tempo aiutare gli altri, non vengono ovviamente dette le conseguenze sulla loro salute fisica e psicologica e sulla loro futura fertilità. Queste giovani donne tendono a sottoporsi più volte all’anno a bombardamenti ormonali e sono fortemente a rischio di sindrome da iper-stimolazione ovarica che può comportare trombosi, ictus, cancro, riduzione della fertilità e che può condurre anche alla morte. Dalla ricerca dell’antropologa medica Diane Tober5, che ha intervistato centinaia di venditrici di ovuli, emerge una costellazione di sintomi e condizioni croniche come endometriosi così grave da comportare sterilità, malattie autoimmuni e problemi in premenopausa6. Da altre ricerche sono emersi casi di cancro al seno7 e correlazioni con tumore all’utero8. Le testimonianze9 di queste e altre giovani donne mettono in luce la realtà di questo biomercato.
Surrogato: ciò che sostituisce un’altra cosa, spesso in modo incompleto o imperfetto. La maternità surrogata già nella sua definizione presuppone la cancellazione della madre che diventa un surrogato, un luogo di transito per il bambino che porta in grembo. Una madre definita come portatrice gestazionale.
La moltiplicazione della madre – una madre che affitta l’utero, una madre genetica che vende gli ovuli, una madre committente – comporta la sua cancellazione. La madre non è la donna che vende i suoi ovuli, non è la donna che compra un bambino strappandolo a chi lo ha portato in grembo per nove mesi, la madre è colei da cui si viene al mondo. Il legame biologico non deve aver più nessuna importanza e deve essere scardinato anche l’ultimo vincolo che lega il figlio alla madre e al padre, distruggendo quei legami unici di amore disinteressato, non cedibili e non mercificabili.
Nella continuità e trasmissione delle generazioni l’essere umano viene al mondo con una storia, una provenienza, un’appartenenza, un’eredità, dimensioni vicine e al tempo stesso lontane. Nella maternità surrogata si sradica il bambino da questo continuum umano, culturale, sociale e spirituale per gettarlo nel mondo estraneo dei genitori committenti.
Il concepimento naturale di un bambino all’interno di una coppia crea la triade madre – padre – bambino che nella maternità surrogata viene dispersa. Anche il padre trasmette informazioni alla madre attraverso il feto, la gravidanza crea un legame tra la donna e l’uomo con il bambino che ha il 50% del patrimonio genetico del padre.
“Genitori d’intenzione”, “progetto parentale”: l’essere umano cessa di avere una storia e una provenienza, riducendosi all’assemblaggio eugenetico di ovulo e sperma per un narcisistico ed egoistico desiderio di un figlio a tutti i costi. Scompare il processo di filiazione e al suo posto irrompe il processo di riproduzione artificiale.
La maternità surrogata è anche definita Gestazione per altri, già questa definizione scompone e isola una parte del processo di procreazione, come se la gestazione fosse separabile dall’ovulazione, dalla fecondazione, dal parto. Una fabbricazione di bambini in cui ogni fase del processo è separata, tecnicizzata, monitorata, ottimizzata in una logica perfettamente transumanista.
Crimine contro il bambino
Non si può strappare un bambino a sua madre.
Non si può definire come atto d’amore quello che in realtà è una separazione tra madre e figlio.
Jessica Kern, nata da maternità surrogata e diventata attivista per l’abolizione di questa pratica, in poche parole delinea il fulcro della questione: “Sono stata comprata e venduta. Tutte le formule per abbellire la situazione non serviranno a nulla”10.
“Mi hanno insegnato la giustizia e i valori e non avevano né l’una né gli altri. Mi hanno comprato, e lo hanno mascherato chiamando spese, regali, indennizzi il prezzo per comprarmi”11 ascoltiamo da un’altra testimonianza.
Olivia Maurel ha scoperto la sua storia usando un test del DNA, ma in realtà afferma che ha sempre sentito di non appartenere alla sua famiglia: “Non riuscivo a connettermi con mia madre. Un po’ di più con mio padre. Sapevo che c’era qualcosa di sbagliato. […] Spero che presto sarò io a contribuire ad abolire l’atrocità della maternità surrogata. Ma non voglio incolparli, hanno usato un’opzione che gli è stata offerta su un piatto d’argento e non hanno avuto la forza di resistere. Non li odio, li amo. Piuttosto do la colpa al sistema che sta cercando di legalizzare progressivamente la surrogata, prima per ragioni mediche come l’infertilità, poi per ragioni sociali e qualsiasi altro motivo fino a quando non accetteremo del tutto il traffico dei bambini. […] Le ragioni più importanti per abolire questa mostruosità sono il benessere del bambino, i suoi diritti, il suo equilibrio psichico. A tutti quelli che pensano che la maternità surrogata debba essere regolata rispondo che se anche un solo bambino si troverà ad affrontare i problemi che ho affrontato io dovrebbe bastare a convincervi che non c’è nulla di buono in questo processo che in nessun modo potrà essere reso etico”12.
Un bambino può essere donato? Un bambino, anche se non ci fosse nessun pagamento, allo stesso modo in cui non può essere venduto, non può essere nemmeno ceduto. La possibilità di vendere e comprare o donare un particolare essere umano, un bambino nella maternità surrogata – un embrione o un feto nella ricerca biotecnologica e nel mercato della riproduzione artificiale – rende eticamente accettabile che qualsiasi essere umano possa essere venduto, comprato, ceduto. Il criterio etico di non poter disporre degli esseri umani porta a non poter disporne di nessuno. Affermare che un bambino – un embrione o un feto – possa essere venduto, comprato o ceduto significa negare il suo valore intrinseco.
L’esistenza del bambino come essere relazionale inizia ben prima della nascita. Mamma e bambino sono legati da legami sottili, profondi e incarnati, di cui il bambino conserva la memoria.
La comunicazione in gravidanza tra la madre e il bambino avviene fin dall’inizio, quando l’embrione appena formato percorre la tuba di Falloppio invia segnali molecolari ai quali la madre risponde, stabilendo un dialogo molecolare che proseguirà per i nove mesi di gestazione in simbiosi.
L’attaccamento è un processo biologico, a partire dalla vita prenatale, dall’attaccamento dell’embrione. L’embrione ha una vita sensoriale intensa, è un essere in relazione, già dal quindicesimo giorno comunica con i tessuti della madre dando inizio a una relazione. Non è un mero aggregato di cellule o un essere vegetativo come viene considerato nelle logiche utilitaristiche, eugeniste e transumaniste di graduazione arbitraria del valore della vita umana.
L’attaccamento si sviluppa attraverso gli scambi fisiologici che circolano nel cordone ombelicale e nella placenta e attraverso i segnali affettivi e relazionali verso l’embrione e verso il feto.
Esiste una memoria cellulare e ciò che si afferma a livello cellulare rimane a livello psicologico.
Analizzando la frequenza cardiaca fetale si può vedere come il feto riconosca la voce della madre e durante la gravidanza si sviluppa un vero e proprio dialogo tra madre e bambino.
Il bambino grazie alla sua memoria sensoriale sarà in grado di riconoscere il corpo della madre fin dal primo istante dopo la nascita. Per il bambino venuto al mondo da maternità surrogata la madre che scompare dopo la nascita è una madre che muore. Una sofferenza profonda che genererà un’angoscia di morte, una costante ansia di abbandono, una mancanza di radicamento nel suo corpo, una perdita di riferimenti, una lacerazione relazionale, una vergogna silenziosa, una estraneità al mondo, un vuoto esistenziale. Il trauma biologicamente radicato di questa separazione influenzerà la psiche, il comportamento, la salute per i decenni a venire e anche oltre13.
La relazione di nove mesi di gravidanza non può essere cancellata: la madre non è un semplice contenitore, ma l’altro soggetto di uno scambio vitale con il bambino che si sviluppa nel suo ventre, uno scambio a livello biologico ed emotivo e che continua anche dopo il parto. Endogestazione ed esogestazione indicano proprio lo sviluppo del bambino nel ventre della madre e lo sviluppo nei mesi successivi al parto in un continuum lacerato dalla maternità surrogata.
Lo stress della donna incinta si riduce grazie al rilascio dell’ossitocina e questo ormone le permette di acquisire una speciale capacità di conoscere i bisogni del bambino. Un legame emotivo, affettivo e biologico si rafforza con la nascita e l’allattamento. Un legame che verrà reciso con la maternità surrogata che ovviamente non prevede l’allattamento.
Gli ormoni hanno un sapore e un odore che permeano il liquido amniotico, una madre stressata non ha lo stesso sapore di una madre serena. Gli odori e i sapori vengono riconosciuti e memorizzati dal feto che sperimenta una molteplicità di sensazioni strettamente interconnesse con la vita e le emozioni della madre.
La dissociazione della madre surrogata che si estranea dal suo corpo, dalle sue emozioni e dal bambino che porta in grembo si trasmette al bambino che si troverà in un deserto emotivo e relazionale con una separazione dalla madre che inizia dai primi momenti della sua vita.
Esiste un legame invisibile tra madre e figlio. La trasmissione di informazioni genetiche dalla madre al feto non è unidirezionale, anche le cellule del bambino trasmettono e interagiscono con le cellule della madre. Questa trasmissione e scambio di cellule e informazioni genetiche è chiamata microchimerismo fetale14. Madre e bambino sono collegati dalla placenta e dal cordone ombelicale, attraverso questa connessione alcune cellule della madre passano nel feto e alcune cellule fetali passano nel sangue della madre, accumulandosi in vari organi. Questa relazione tra le cellule della madre e del bambino non scompare dopo la nascita e l’inclusione del DNA nell’altro corpo rende forte il legame madre – bambino per tutta la vita. Sono stati descritti casi di microchimerismo anche in donne che hanno avuto aborti spontanei o indotti.
Il numero di cellule fetali trovate nei campioni di sangue della madre aumenta con il progredire della gravidanza. La presenza di cellule fetali può essere presente negli organi materni per decenni, cellule fetali sono state trovate persino nel cervello di una donna di 94 anni. Le cellule fetali contribuiscono alla guarigione di ferite e lesioni interne, migliorano il sistema immunitario, facilitano lo sviluppo di gravidanze future, riducono la probabilità di cancro, sono coinvolte nella rigenerazione dei tessuti, nella guarigione da malattie del cuore e del fegato e sono persino conservate nel midollo osseo come parte della riserva naturale di cellule. Essendo più giovani delle cellule materne, hanno una grande capacità di rigenerare il corpo della donna.
Il microchimerismo madre – bambino è fondamentale per la crescita del bambino. L’utilità di questo scambio sul bambino è dovuta al fatto che le cellule fetali sono pluripotenti con la capacità di differenziarsi in qualsiasi altro tipo di cellula.
L’embrione che sopravvive dopo essere stato impianto nell’utero della madre surrogata si svilupperà in un luogo che potrà conservare la memoria di altri precedenti embrioni non sopravvissuti, un’angoscia di morte nell’utero simile alla situazione in cui precedentemente si è verificato un aborto spontaneo o indotto.
L’embrione impiantato può essere stato precedentemente crioconservato o vetrificato, con tutto ciò che comportano queste tecniche. Basta ricordare che i bambini nati a seguito dell’impianto di embrioni congelati hanno un rischio maggior di sviluppare tumori.
Un essere umano proveniente dall’azoto liquido, dal freddo e dal silenzio glaciale.
“Questi bambini, adolescenti e adulti nati da maternità surrogata in realtà saranno mercificati fin dall’inizio della loro vita, trattati come oggetti di contratto: ordinati, fabbricati, impiantati e infine consegnati”15 scrive la studiosa, psicologa e psicoterapeuta Anne Shaub – Thomas che mette in luce il grido segreto del bambino nato da maternità surrogata.
La vita in vitro. Se la vita di un essere umano inizia con un’operazione tecnica, questa rimarrà impressa nel corpo e nella psiche. Nella maternità surrogata il concepimento è disincarnato, fuori dall’incontro dei corpi, la fecondazione non avviene nell’intimo incontro sessuale tra un uomo e una donna, ma avviene dentro una capsula di petri e fuori dal corpo materno, la gravidanza si sviluppa nell’utero di una donna estranea con il suo DNA al bambino concepito e alla nascita questo bambino viene strappato da quella che è sua madre. Un embrione in provetta impiantato nella madre surrogata e un bambino separato per sempre da chi lo ha portato in grembo per nove mesi. Tutti questi passaggi rappresentano fratture, scissioni, distorsioni del naturale processo di procreazione, del naturale movimento della vita, del naturale venire al mondo. Fratture che scindono la sessualità dalla procreazione, che rompono l’unità e la continuità dello sviluppo dell’embrione e che fanno mancare l’unità e la continuità della dimensione relazionale tra bambino e madre. Fratture biologiche e psicologiche che modificano profondamente la memoria di quella che sarà la nuova umanità se la riproduzione artificiale diventerà il nuovo modo di venire al mondo.
Un essere umano in frantumi fin dai primi istanti di vita. Come si potrà a riconoscere un’invasione tecno-scientifica e una manipolazione genetica dei processi biologici e dei corpi quando queste innerveranno la vita fin dai suoi primi momenti? Diventerà normale ciò che di più lontano è rispetto alla vita, alle sue indeterminazioni, ai suoi limiti, ai suoi imprevisti. L’essere umano all’epoca della sua riproducibilità tecnica diventa merce e un mero assemblaggio eugenetico fin dalla nascita, un prodotto del biomercato e delle cliniche di riproduzione artificiale, pronto per infinite manipolazioni e per infinite intrusioni tecno-mediche.
Eugenetica
La selezione è centrale in tutte le fasi del processo di riproduzione artificiale e anche nella maternità surrogata. Avviene su più livelli: selezione dei fornitori e delle fornitrici di gameti, selezione dello sperma, degli ovuli e infine dell’embrione. Prima di impiantare l’embrione nell’utero della futura madre nella maternità surrogata, così come per la donna che ha fatto ricorso alla procreazione medicalmente assistita viene effettuata una diagnosi pre-impianto (DPI) a livello genetico su alcuni embrioni al fine di selezionarne il migliore. Non può esserci fecondazione in vitro senza la diagnosi pre-impianto e la conseguente selezione degli embrioni. Ed è altamente consigliata dal momento in cui tutte le tecniche di fecondazione in vitro possono produrre delle anomalie all’embrione.
L’eugenetica è implicita e imprescindibile da tale tecnica ed è il motore che ha sempre spinto la ricerca nell’ambito delle tecnologie di riproduzione artificiale, prima nel loro sviluppo negli animali e poi nel trasferimento all’umano. Robert Edwards, che ha fatto nascere Louise Brown – la prima “bambina in provetta” al mondo – riteneva che sarebbe stato legittimo modificare geneticamente la specie umana quando sarebbe stato tecnicamente possibile.
La DPI viene presentata come necessaria per prevenire gravi malattie, mentre in realtà sta aprendo le porte all’eugenetica su larga scala. La DPI segue perfettamente logiche eugenetiche: se osserviamo la progressiva apertura delle legislazioni nazionali nei diversi Paesi europei, possiamo notare come si sia iniziato con le eccezioni per evitare la trasmissione di gravi malattie genetiche, poi con le patologie a insorgenza probabile, e infine, nel 2007 in Inghilterra si è autorizzato il ricorso alla DPI per evitare la nascita di un bambino effetto da strabismo.
Negli Stati Uniti è possibile, per una coppia senza problemi di fertilità e di trasmissione di patologie genetiche, andare in una clinica di fecondazione assistita con il solo scopo di effettuare la fecondazione in vitro per selezionare gli embrioni con determinate caratteristiche come il sesso e il colore degli occhi del futuro bambino. Al Fertility Institute di Los Angeles, ogni anno accedono quasi mille genitori fertili, per scegliere i loro figli e figlie su criteri di fatto eugenetici.
Anche in Ucraina, alla BioTexCom, è possibile per chi ricorre alla maternità surrogata e alle tecniche di fecondazione artificiale scegliere il sesso del nascituro.
Gli importanti cambiamenti nelle varie legislazioni e uno sguardo globale sulle spinte del mondo biotecnologico ci mostrano come le varie limitazioni legislative sono state man mano erose e mettono in luce la tendenza globale verso la riproduzione artificiale degli esseri umani come il nuovo modo di venire al mondo.
La strada verso il transumanesimo
Quando la procreazione diventa un’operazione tecnica in laboratorio diventa produzione del vivente. L’embrione diventa un prodotto e ciò che è un prodotto può essere selezionato, scartato e sottoposto a sperimentazione e manipolazione, seguendo le logiche transumaniste di continua ottimizzazione e implementazione di tutto il processo. La modificazione genetica è parte costitutiva del paradigma di laboratorio. Con la nuova tecnologia di ingegneria genetica CRISPR/Cas 9 è possibile modificare geneticamente la linea germinale. In Cina questa soglia è già stata superata, nel novembre 2018 sono nate due bambine modificate geneticamente con la tecnologia CRISPR/Cas9. Dopo un breve momento di indignazione, la comunità scientifica internazionale ha dichiarato che per trarre il massimo beneficio dall’editing genico germinale sono necessarie linee guida, requisiti di sicurezza e soprattutto consenso sociale. Ma le linee guida riguardano sempre il passato, gli sviluppi delle ricerche sono già oltre e spianano la strada.
Nel 2018 il Comitato Bioetico Britannico, il Nuffield Council on Bioethics, nel documento “Genome editing and human reproduction: social and ethicalissues” sostiene che “La modifica del DNA di un embrione per influenzare le caratteristiche di una persona futura (modificazioni genetiche ereditarie) potrebbe essere moralmente ammissibile”16. Il passaggio sull’uomo era implicito dall’inizio, già quando torturavano la pecora Dolly. Se un numero sempre maggiore di persone ricorrerà alle tecniche di fecondazione artificiale e alla selezione embrionale e in un secondo momento anche all’editing genetico, rifiutare di ricorrervi sarà sempre più difficile se non impossibile, la pressione sociale sarà troppo forte.
Nel frattempo, si diffonde l’idea che sia preferibile affidare la procreazione ai tecnici e alla tecnologia e che sarà meglio fornire al figlio che nascerà un’eredità genetica migliore di quella che potrebbero fornire i propri stessi gameti. Le tecniche di fecondazione assistita sono già state ridefinite come una responsabilità genitoriale, in un tempo non troppo futuro i genitori che non andranno nelle cliniche di riproduzione artificiale da irresponsabili saranno considerati come criminali. Biotecnologi ed eugenisti tra loro si chiedono semplicemente quando la procreazione diverrà tutta artificiale, quanto tempo ci vorrà a far sì che questa diventi il normale modo di venire al mondo.
La BioTexCom a Kiev è all’avanguardia negli ultimi sviluppi tecnici nell’ambito della riproduzione artificiale ed è significativo che il proprietario di questa clinica abbia descritto la biotecnologia come l’industria del futuro con uno sguardo verso gli sviluppi dell’editing del genoma e dell’ectogenesi.
L’Intelligenza Artificiale converge con le tecnologie di riproduzione assistita con algoritmi che analizzano il miglior embrione da impiantare e algoritmi che monitorano in tempo reale lo sviluppo embrionale in previsione della realizzazione di un utero artificiale. Questo ci proietta in un futuro in cui nascere non sarà più essere spinti nel mondo o tratti al mondo, ma essere estratti e separati da un supporto tecnologico. Si potrà quindi essere divisi dal corpo della madre, ma non essere nati. Nascere non sarà più emergere dal corpo della madre.
Risalire all’origine del processo di frammentazione della procreazione è utile per capire come si sta giungendo all’utero artificiale, comprendendo che a partire dell’inseminazione intrauterina il punto di arrivo inevitabile è la totale artificializzazione della procreazione.
Il controllo, la gestione e la manipolazione del processo procreativo in ogni fase dello sviluppo, l’ossessione per la creazione della vita trasparivano già, a fine ‘800, dalle parole del biologo statunitense Jacques Loeb e da tutto quel mondo che rappresentava: “Volevo prendere in mano la vita e giocare con essa. Volevo manipolarla nel mio laboratorio come qualsisi altra reazione chimica, darle inizio, fermarla, studiarla in qualsiasi condizione, dirigerla a mio piacimento”17. J.B.S. Haldane coniò il termine ectogenesi per indicare lo sviluppo di un nuovo essere fuori dal corpo materno considerandola come un’importante opportunità di ingegneria sociale in una società eugenetica laddove una separazione completa della procreazione dal sesso avrebbe portato a una “liberazione dell’umanità”18.
In questo significato originario e in questo orizzonte bisogna comprendere come maternità surrogata, procreazione medicalmente assistita, selezione embrionale, sperimentazioni su embrioni, modificazioni genetiche, utero artificiale sono tutti aspetti profondamente interconnessi del medesimo mondo eugenista e transumanista.
Restare umani
La maternità surrogata si fonda sul diritto a un figlio. Ma non esiste il diritto di avere un figlio, né per le coppie eterosessuali, né per quelle omosessuali, né per una persona sola. Questo presunto diritto serve come pretesto per l’espropriazione della procreazione e nei laboratori della tecno-riproduzione ogni limite può e deve essere infranto ed eliminato.
La maternità surrogata e tutte le tecniche di riproduzione artificiale vengono presentate come una soluzione medica all’infertilità, ma nella realtà non la curano. Fin dall’origine queste tecniche non sono mai state pensate e messe a punto come una cura per l’infertilità, ma come un modo per selezionare l’essere umano.
L’infertilità è in netto aumento per la diffusione e la somma di molteplici nocività: pesticidi, ftalati, pfas, onde elettromagnetiche, sieri genici a mRNA, ecc… e per il rimandare la gravidanza oltre alle possibilità biologiche con l’illusione che la tecnica possa offrire sempre una soluzione.
Per far fronte all’aumento dell’infertilità e della denatalità non vengono contrastate le cause ambientali e non vengono attuate misure per aiutare le coppie in difficoltà economica e per sostenere le donne sole in difficoltà a portare avanti la gravidanza. Quelle famiglie, quelle donne e quelle nascite non devono esserci. Gli unici figli promossi e sostenuti sono quelli che escono dal laboratorio.
Sterilità è il nuovo paradigma. Sterilità fisica, mentale, spirituale. Esseri umani resi sterili nella capacità di procreare, nella capacità di pensare, nella possibilità di comprendere il reale e, in ultima istanza, nella possibilità di difendersi, di resistere, di lottare. L’umanità dovrà nascere, vivere e morire in ambiente sterile.
Per quanto riguarda le coppie omosessuali o le donne sole la maternità surrogata e le tecniche di riproduzione artificiale vengono promosse con la retorica della non discriminazione. Ma sfugge l’essenziale, che il bambino ha bisogno di entrambe le figure genitoriali, la madre e il padre, la donna e l’uomo, e queste non possono essere sostituite e rimodellate in infinite combinazioni e bricolage. “È nella necessaria complementarietà della genitorialità che gli esseri umani riconoscono sia la loro differenza che la loro dipendenza reciproca. […] La diversità sessuale dei genitori è un valore fondamentale, universale, etico, biologico. Non sarebbe senza gravi conseguenze etiche o culturali il cercare di neutralizzare il principio stesso della duplice origine dell’uomo”, leggiamo da Sylviane Agacinski19.
Le tecno-scienze non sono neutrali non solo in ciò che si prefiggono, che arrivino o meno al risultato, ma già a monte, nella loro idea di riprogettazione del mondo che rende i corpi tutti disponibili, smembrabili e modificabili. Tutto ciò che è tecnicamente possibile diventa eticamente accettabile e ciò che era impensabile e inaccettabile fino a poco tempo prima diventa gradualmente normale. La procreazione, le radici sessuate, l’umanità nelle dimensioni che la contraddistingono e la stessa realtà sono le ultime frontiere del transumanesimo per una radicale trasformazione ontologica a antropologica dell’essere umano.
La procreazione è una questione centrale. Regolamentare la maternità surrogata e le tecniche di fecondazione artificiale equivale a diffonderle e normalizzarle. Non è possibile nessuna regolamentazione, la linea del discorso deve essere tracciata prima. Dobbiamo avere ben in mente quei confini inviolabili e non negoziabili, ciò che non sarà mai eticamente accettabile. Ci sono dei nodi attorno cui non è possibile alcuna discussione, alcuna contrattazione, alcun indietreggiamento, dei nodi che non possono essere soggetti alla relativizzazione e al criterio dell’utile. La dimensione della procreazione non è disponibile, i corpi non sono disponibili, il vivente non è disponibile.
2Anne Schaub-Thomas, Un cri secret d’enfant: Attachement mère-enfant, mémoires précoces, séparation-abandon, Les Acteurs du savoir, 2017, trad.it., Il grido segreto di un bambino. Maternità surrogata e il diritto di chi nasce, Lindau, 2024.
3Globalization and Transnational Surrogacy in India: Outsourcing Life, cit. in Daniela Danna, Fare un figlio per altri è giusto? Falso, Laterza, 2017.
4María Vélez, Grave morbilità materna e neonatale tra le portatrici gestazionali, in Annals of Internal Medicine,Vol. 177 , Num. 11, settembre 2024, https://www.acpjournals.org/doi/10.7326/M24-0417
5Diane Tober, Eggonomics: The Global Market in Human Eggs and the Donors Who Supply The Egg, Routledge, 2024.
6Rina Raphael, The ‘Wild, Wild West’ of the American Egg Donor Industry, https://www.thefp.com/p/fertility-industry-preys-on-female-egg-donors
10Tèmoignage: Je suis un produit de la gestation puor autrui, https://www.juristespourlenfance.com/2015/06/02/temoignage-je-suis-un-produit-de-la-gestation-pour-autrui/
12 Olivia Maurel, Nata da madre in affitto, https://feministpost.it/insights-reflections/nata-da-madre-in-affitto/, https://www.instagram.com/reel/C0J8jwgoBff/
14Laura Isabel Gómez García, Microchimerismo: Il legame madre-figlio che non si può comprare, in Per l’abolizione della maternità surrogata, AA.VV., Ortica edizioni, 2023; in ¿Gestación subrogada?un enfoque feminista abolicionista de la explotación reproductiva, Ciudad Real. España, 2023.
16 Nuffield Council on Bioethics. Editing del genoma e riproduzione umana: Questioni sociali ed etiche. <http://nuffieldbioethics.org/wp-content/uploads/Genome-editing-and-human-reproduction-short-guide-website.pdf>
17Silvia Guerini, Costantino Ragusa, (a cura di), I figli della macchina. Biotecnologie, riproduzione artificiale, eugenetica, AA.VV., Asterios edizioni, 2024.
18J.B.S. Haldane, Daedalus, or Science and the Future, Cambridge, 1923.
19Sylviane Agacinski, Politique des sexes, Seuil, 1998.
Silvia Guerini, www.resistenzealnanomondo.org, Aprile 2025, pubblicato in spagnolo in Iglesia Viva. Pensamiento crítico y cristianismo, num. 301, 2025, https://iviva.org/