Dal laboratorio trans al laboratorio mondo

Sul Laboratorio per “bambini trans” all’Università Roma tre
Partecipazione di Silvia Guerini con Patrizia Scanu a Piazza Libertà
Ascolta qui: https://rumble.com/v5go579-piazza-liberta.-laboratorio-per-bambini-trans-una-follia.html?e9s=src_v1_ucp
E a che Che idea ti sei fatto? – ByoBlu
Ascolta qui: https://www.byoblu.com/2024/09/25/universita-roma-3-bufera-sul-laboratorio-per-bambini-trans-che-idea-ti-sei-fatto/

I giapponesi si ribellano alle nuove tecnologie mRNA nanotecnologiche autoreplicanti

I giapponesi si ribellano alle nuove tecnologie mRNA nanotecnologiche autoreplicanti

In Giappone è ancora vivo il pesante ricordo degli atroci esperimenti medici e scientifici portati avanti per decenni fino alla metà degli anni ‘40. Dopo la sconfitta di Tokyo nella seconda guerra mondiale e l’occupazione del Giappone da parte degli americani i ricercatori impegnati in queste ricerche furono trasferiti – sebbene criminali di guerra – negli Stati Uniti per trasferire e far fruttare le conoscenze acquisite. I giapponesi conoscono bene le armi di distruzione di massa avendo avuto due bombe atomiche sulle loro città e avendo sperimentato la guerra biologica durante la seconda guerra mondiale.

Questo è il motivo per cui lo Stato giapponese non ha reso obbligatoria l’inoculazione con i sieri mRNA per il Covid dalla fine del 2020 in poi, ma ha però ripetutamente assicurato con intensità “i vaccini sono efficaci e sicuri” allineandosi con il dogma vaccinista imperante a livello internazionale. Il risultato è stato che una percentuale di circa l’80% dei giapponesi ha accettato di sottoporsi alle inoculazioni.

Poi iniziarono a emergere come in gran parte del mondo gli effetti collaterali… I giapponesi si sono sentiti ingannati dal loro stesso governo per il quale hanno un particolare legame a differenza delle società occidentali. Questo ha dato il respiro politico necessario per creare diverse iniziative anti- mRNA e comitati scientifici indipendenti per ricercare, registrare, evidenziare e denunciare gli “effetti collaterali”, cioè l’entità della distruttività dell’ingegneria genetica.

Lo scorso aprile c’è stata una grande manifestazione a Tokyo contro il Trattato Pandemico dell’OMS e gli emendamenti al Regolamento Sanitario Internazionale, contro il governo, contro le piattaforme mRNA per chiederne la messa al bando e contro le ricerche sul Guadagno di funzione che portano a future pandemie e alla preparazione della guerra biologica.

Dagli organizzatori forte la denuncia verso il governo che sta pianificando “di costruire un nuovo sistema di produzione di vaccini in preparazione per la prossima pandemia. Il governo giapponese è il primo al mondo ad approvare un nuovo tipo di vaccino chiamato vaccino autoreplicante e prevede di iniziare a fornirlo questo autunno e inverno. […] Sperimentazioni cliniche su larga scala per un valore di 900 milioni di dollari da aziende farmaceutiche che stanno accettando la sfida di sviluppare vaccini per prepararsi alla prossima pandemia della Malattia X, proposta durante gli incontri del World Economic Forum di quest’anno”.

Alcune voci stimano la partecipazione alla manifestazione di 100.000 persone, altre 30.000. Se fossero state 30.000 in una metropoli come Tokyo non sono “niente” si direbbe, ma con una differenza: in Giappone non ci sono assembramenti/manifestazioni di massa, quindi 30.000 erano davvero tanti.

Questa manifestazione ha un’importanza mondiale perché il Giappone è il primo paese al mondo ad aver autorizzato lo scorso novembre KOSTAIVE®, il siero genico a mRNA autoamplificante di CSL e Arcturus Therapeutics per il Covid, il primo paese al mondo ad aver autorizzando l’uso della nuova generazione di piattaforme a mRNA nanotecnologiche che si autoreplicano all’interno delle cellule.
Meiji Seika Pharma, partner di CSL in Giappone, ha iniziato la distribuzione del siero per la “campagna di vaccinazione” COVID di questo ottobre. Il CEO della compagnia farmaceutica in una recente conferenza stampa ha dichiarato che chiunque diffonda informazioni sbagliate – quindi chiunque criticherà il loro operato e queste nuove biotecnologie – sarà perseguitato legalmente con lo scopo di farlo incarcerare.
Piattaforme mRNA auto-amplificanti, self-amplifying mRNA (sa-mRNA), soprannominate “replicon” che produrranno molteplici quantità della proteina spike tossica di qualche variante del virus. In altre parole, sa-mRNA attraverso l’hacking delle cellule e del sistema immunitario creerà migliaia di micromacchine cellulari di infezione permanente dei corpi!
Benvenuti nel nanomondo autoreplicante!

Questi nuovi sieri mRNA auto-amplificanti potrebbero presto arrivare anche in Europa: l’EMA ha accettato la domanda di autorizzazione all’immissione in commercio dell’azienda produttrice, la biotech Arcturus, ed è attesa una decisione.

6 Ottobre 2024, Resistenze al nanomondo
www.resistenzealnanomondo.org

Info da: https://childrenshealthdefense.org/defender/japan-protest-who-supranational-grab-global-health/, https://rumble.com/v5dn0ze-mrnasideeffectsresearchjapan2024.html, https://www.sarajevomag.net/wp/2024/09/i-technologiki-kyriarchia-pano-ap-ola/

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Qui l’iniziativa EMERGENZA CONTINUA che avevamo organizzato il 16 marzo Bergamo come Assemblea popolare Resistere al Transumanesimo insieme ad altri gruppi locali
Fotografie: https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/5493/
Video di tutti gli interventi: https://odysee.com/@resisterealtransumanesimoa9612:a/EmergenzaContinuaBergamo16Marzo:8
Un servizio di 1984 di ByoBlu: https://www.byoblu.com/2024/03/26/1984-piano-di-fuga-attacco-alla-liberta-di-pensiero/

Nuovo brutalismo e guerra robotica – Stefano Isola

Testo dell’Intervento di Stefano Isola alle Tre giornate contro le tecno-scienze, sesto incontro internazionale, Luglio 2024 ad Acqui Terme organizzate da Resistenze al nanomondo e pubblicato sul giornale L’Urlo della Terra, n.12, Luglio 2024

Nuovo brutalismo e guerra robotica

Nei territori palestinesi si consumano stragi quotidiane di donne e bambini sterminati da bombe teleguidate, di persone che muoiono di fame e che non hanno dove rifugiarsi e dove potersi curare le spaventose ferite, e tutto questo procede accompagnato da un irreale balletto di distinguo e accorate perorazioni contro tutte le aggressioni e tutti gli estremismi. Altri massacri, tra quelli che costellano la storia moderna, presentano efferatezze e numeri paragonabili, e sono stati talvolta colpevolmente ignorati per molto tempo a livello internazionale, ma sono stati tutti comunque raccontati a posteriori attraverso reportage di osservatori, giornalisti e storici. L’attuale genocidio perpetrato a Gaza dall’IDF si caratterizza come una delle peggiori voragini umanitarie della storia anche per il fatto di essere trasmesso in diretta audiovisiva, ovunque, orizzontalmente, e di essere perciò osservabile da chiunque voglia informarsi, e, nonostante questo, non solo non viene fatto quasi nulla per fermarlo, ma si continua ad inviare armi micidiali per la sua perpetuazione. Per altro, il governo statunitense rifornisce ininterrottamente Israele di armi e risorse per perseguire il suo assedio criminale degli oltre due milioni di palestinesi di Gaza, assicura allo Stato dell’apartheid una copertura diplomatica presso le Nazioni Unite e distorce o oscura sistematicamente la condotta barbara dell’IDF. A causa di tutto ciò si dovrebbe parlare più propriamente di genocidio israelo-statunitense. Analoga e corrispondente situazione nella parallela guerra per procura che la NATO sta combattendo contro la Federazione Russa tramite il sacrificio dell’Ucraina, dove decine e decine di migliaia di giovani ucraini, e anche russi, hanno già perso la vita in una delirante prova di forza cinicamente spinta e finanziata ad oltranza da potenze esterne.

Si agisce, per lo meno nella gran parte del mondo occidentale, come se la tragedia umana che si consuma sotto i nostri occhi fosse irrilevante ai fini delle decisioni da prendere, ad esempio riguardo agli scambi commerciali o all’invio di armi. Come se nel prendere tali decisioni l’eventuale approvazione o disapprovazione di quella violenza non giocasse alcun ruolo. Come quando ci si trova in un ambiente di gaming, dove non ha senso approvare o disapprovare la violenza degli ultracorpi che invadono il pianeta Terra, perché farlo servirebbe solo a perdere la partita.

E così, la diffusione in rete della diretta di un massacro di bambini palestinesi innocenti con droni controllati a distanza può tranquillamente coesistere con le discussioni sui concorsi della canzone spazzatura internazionale, gare sportive o disavventure sentimentali di qualche influencer, in un centrifugato di informazioni e  intrattenimento che induce un’ipnosi collettiva assai più efficace della tradizionale censura, poiché elimina alla radice la ricerca di un riferimento reale, rendendo le persone insensibili alla contraddizione, impermeabili al dubbio e in definitiva incapaci di pensare.

In questa totale dissonanza cognitiva risiede l’essenza del brutalismo politico e morale che si sta affermando ovunque nelle nostre esistenze collettive, seguendo il quale le nobili istituzioni del mondo libero, agendo come psicotici sicari per conto del grande capitale, oggi partecipano attivamente allo sterminio degli “animali umani” palestinesi, ucraini, russi. Ma c’è di più: questo brutalismo dai tratti psicotici si raccorda perfettamente con il supercalcolo inconsapevole della cosiddetta intelligenza artificiale (IA) che incarna le procedure automatiche utilizzate nella guerra robotica in entrambi i campi di battaglia. Nel conflitto in corso in Ucraina, ad esempio, l’uso massiccio di droni “kamikaze” guidati dall’IA ed altre armi letali autonome, segna un punto di non ritorno in vari sensi possibili[1].

Innanzitutto, nella guerra robotica si palesa una fondamentale quanto tragica regressione, nella misura in cui il drone o l’arma autonoma istituiscono un regime di azione puramente binario, come quello dei video-giochi: sferrare o non sferrare il colpo mortale, non vi sono altre forme d’interazione con il nemico (disarmo, infiltrazione, dialogo ecc.).

Inoltre, l’uso di tali dispositivi sul campo non solo rende potenzialmente enorme il numero delle vittime, ma determina nello stesso tempo un loro costante addestramento per “migliorare” sulla carne umana le loro prestazioni omicide. Un addestramento costante che incarna una escalation incontrollabile: la continua accelerazione delle operazioni militari “intelligenti”, l’immediatezza di funzionamento dei sistemi autonomi e ipersonici, conducono ad una crisi di controllo e comando: come governare macchine con velocità sovrumane e al tempo stesso opache nella loro operatività, se non automatizzando a propria volta la gestione delle operazioni? Come nell’era atomica il possesso della bomba da parte delle principali potenze fungeva da deterrente per il suo uso, giustificando l’escalation, così oggi l’uso dell’IA nella strategia militare s’impone a ciascuno per non trovarsi in una condizione di vulnerabilità totale. Non c’è dunque alcuna possibilità di fermare la ricerca nelle tecniche di sterminio, nella misura in cui questa si svolge in condizioni di competizione mortale: se un competitore si ferma gli altri ne trarranno immediato vantaggio.

Il presidente dei capi di stato maggiore congiunti delle forze armate statunitensi, Mark Milley, alla vigilia della riunione dei membri del club Bilderberg a Lisbona (maggio 2023) ha dichiarato: «forse il più potente acceleratore nella conduzione della guerra moderna è l’intelligenza artificiale […] la capacità di prendere decisioni in modo rapido e accurato è un vantaggio significativo in guerra, che l’intelligenza artificiale e l’informatica quantistica daranno a quei paesi che riescano ad implementarle nelle loro applicazioni militari»[2]. Questo è lo scopo dei progetti “intelligenti” dei principali eserciti del mondo, e non mancano indicazioni che questo movimento si estenderà presto all’automazione della decisione di usare le armi nucleari.

Come riportato dall’Associated Press, alla fine del 2023 il Pentagono aveva un “portafoglio” di 800 “progetti non classificati legati all’IA”, mirati alla messa a punto di “soldati tecnologicamente potenziati” e meccanismi di “collaborazione uomo-macchina” (ad esempio per l’utilizzo dei caccia F-16), nonché di analizzatori d’informazione e dispositivi di sorveglianza, algoritmi di “fusione” dei dati per avere schemi comuni sul campo di battaglia, veicoli autonomi e semiautonomi, sistemi di armi letali autonome. Ma il Pentagono sta studiando anche l’uso dell’IA per «processi decisionali ad alto rischio militare e di politica estera»[3]. Per verificare come gli attuali modelli di IA affrontino tali problemi, lo studio in questione avrebbe utilizzato modelli di OpenAI, Meta e Anthropic per eseguire simulazioni di guerra, con risultati degni della romanzesca follia del generale Ripper ne Il dottor Stranamore: non solo tutti i modelli «mostrano segni di un’escalation improvvisa e difficile da prevedere», comprese «dinamiche di corsa agli armamenti, che portano a maggiori conflitti», ma alcuni di essi si sono precipitati verso l’opzione nucleareAlcuni recenti modelliGPT si sono rivelati tra i più “aggressivi”,“argomentando” che l’uso diretto di ordigni nucleari di annichilazione, piuttosto che complicate procedure di disarmo di altri competitori, sarebbe stata la strada più breve per raggiungere la pace!  

La possibilità di superamento della soglia di deflagrazione di un conflitto terminale per l’umanità potrebbe quindi trasferirsi negli imperscrutabili meandri del monologo interiore di una IA addestrata su miliardi di parametri ma priva di qualunque coscienza.

Ecco che l’IA, dispositivo di esternalizzazione di decisioni ed intenzioni, e di controllo del controllo, conduce fatalmente all’azzeramento della nostra capacità di prendere decisioni autonome e ad una perdita del controllo intenzionale sulla realtà. In tale prospettiva, la guerra robotica diventa un esperimento genocidario basato su modalità di ottimizzazione automatica che lo rendono omologo a un video-gioco.

Sull’altro fronte di guerra, ad esempio, è noto l’uso da parte di Israele di sistemi di IA noti per lo sterminio di esseri umani e la distruzione sistematica e diffusa di abitazioni, servizi e infrastrutture civili[4]. Tali dispositivi, come quelli chiamati Gospel e Lavender, elaborano in tempo reale enormi masse di dati su tutto ciò che vive e si muove su quel territorio[5] e, assegnando a edifici e persone un “punteggio” che indicherebbe la probabilità di avere “correlazioni” con Hamas, generano così molte centinaia di obiettivi al giorno, senza neppure informare sui “danni collaterali”, noti in anticipo. Il sistema di IA sadicamente chiamato Where’s Daddy?, in particolare, viene usato per seguire i sospetti fino alle loro case, e consentire quindi all’IDF di colpirli mentre si trovano con le loro famiglie, intenzionalmente, ed utilizzando missili non guidati o bombe “a caduta libera”, così da poter risparmiare sulle più costose armi a guida di precisione, o bombe “intelligenti”.

Non essendovi operativamente responsabilità umana, nessuno può opporsi a ordini disumani. E viceversa, l’uso generalizzato di tali dispositivi decisionali automatici può agire come copertura deresponsabilizzante per dar sfogo alle peggiori forme di cieco sadismo, delle quali abbiamo purtroppo innumerevoli testimonianze. «Non ci interessava uccidere gli operativi [di Hamas] solo quando si trovavano in un edificio militare o erano impegnati in un’attività militare», ha dichiarato A., un ufficiale dell’intelligence ai siti di informazione israeliani +972 e Local Call. «Al contrario, l’IDF li ha bombardati nelle loro case senza esitazione, come prima opzione. È molto più facile bombardare la casa di una famiglia. Il sistema è costruito per cercarli in queste situazioni»[6].

Sappiamo anche bene come Israele possa permettersi di non parlare neppure dei “danni collaterali” sui civili in questa «fabbrica di omicidi di massa»[7], grazie alla criminale complicità mediatica e politica di cui gode in Occidente.

L’IA, un prodotto della corsa per la supremazia tecnologica globale scatenatasi durante il secondo conflitto mondiale[8], torna dunque oggi prepotentemente in guerra, e vi ritrova la sua investitura ideale nell’adempimento di una delle funzionalità strategiche del nostro tempo: la psicotica capacità di decidere chi può vivere e chi deve morire, e la conseguente messa in atto di procedure automatizzate di sterminio[9]. L’uccisione e lo sterminio sono operazioni per le quali le tecnologie basate sull’IA, che non pensa ma calcola a velocità astronomica, sono idealmente perfette, e comunque molto più performanti degli esseri umani. In questa prospettiva, il ruolo chiave svolto dall’IA nel processo di escalation tecnologica globale, in atto da oltre un decennio, acquista tutto il suo significato. La potenza computazionale richiesta per addestrare modelli come GPT è inimmaginabilmente grande[10] e dopo la messa a punto sul corpo vivo della società, può essere applicata a produrre morte su scala industriale. E così, mentre qualche buontempone, come Elon Musk, evoca scenari “fantascientifici” tanto catastrofici quanto fuorvianti per una reale comprensione della reale posta in gioco, ed invoca moratorie sulla ricerca, e mentre think tank, organismi internazionali ed accademie[11] elaborano “codici di condotta” e “dispositivi etici” per valutare e mitigare le “vulnerabilità”, per «tenere la rotta di fronte alle sfide dell’IA» e garantire uno “sviluppo sicuro”, per «migliorare il benessere umano e promuovere la pace e la prosperità», tutti i decisori coinvolti sono unanimi nel lasciare di fatto mano libera all’uso dell’IA in campo bellico[12]. Così, ad esempio, all’inizio del 2024 OpenAI ha cancellato senza troppa pubblicità dalle sue “politiche di utilizzo”[13] la frase che vietava l’uso della sua tecnologia per scopi «militari e di guerra»[14], ed ha recentemente chiamato nel suo CdA Paul Nakasone, un generale dell’esercito statunitense, ex capo del Cyber ​​Command ed ex dirigente della National Security Agency.

Tuttavia, pensare di poter seriamente separare le applicazioni civili da quelle militari dell’IA appare semplicemente ridicolo. E difatti sono innumerevoli gli esempi di “trasferimento tecnologico” tra comparti diversi ed in particolare tra settori civili e militari. Lo Stato di Israele, insieme militarista e neoliberista, è avanguardia e modello in questa dinamica. Da mezzo secolo trae vantaggio dall’occupazione illegale della Cisgiordania e della Striscia di Gaza per testare costantemente armi e tecnologia di sorveglianza su una popolazione prigioniera e “nemica”. Il suo necropotere esercitato con l’occupazione neocoloniale dei territori palestinesi, si avvale oggi in modo strutturale dell’IA, con droni carichi di sensori, satelliti e jet di ricognizione aerea, dispositivi diffusi di riconoscimento facciale e comportamentale ecc., che vengono lì messi a punto per poi essere rivenduti in buona parte del mondo “civile”[15]. Ad esempio l’azienda israeliana Oosto[16] che applica l’IA alla biometria, addestra i suoi algoritmi sui palestinesi della Cisgiordania che poi rivende «in oltre quaranta paesi, tra cui Russia, Cina e Stati Uniti, e in innumerevoli località come casinò, industrie manifatturiere e persino centri fitness». E viceversa: si può ritenere, ad esempio, che una parte dei progetti di ricerca e sviluppo finanziati nel quadro del Programma dell’UE Horizon Europe, mirato a sviluppare attività con applicazioni «esclusivamente civili», si traducano successivamente in supporti smart ad azioni di guerra ibrida, anche grazie al partenariato con lo Stato ebraico[17].

L’esempio israelo-palestinese, per quanto possa apparire, per ora, estremo, ci aiuta a comprendere come l’IA operi una sintesi originale tra sterminio e burocrazia, agendo come una forma di colonialismo totalitario sul proprio stesso terreno. Il suo potere è per certi aspetti omologo a quello che si esercita sulla colonia, un non-luogo e un non-tempo permanentemente in stato di emergenza, dove la “pace” assume i caratteri di una guerra infinita. Dopo la gigantesca operazione di ingegneria sociale associata alla farsa pandemica, in particolare, assistiamo infatti ad un movimento di auto-colonizzazione dell’Occidente che inaugura inedite forme di brutalità alle quali l’escalation tecnologica in atto conferisce un potenziale distruttivo ed una velocità senza precedenti. Ciò che resta di quanto fino a poco tempo fa era chiamato “mondo civilizzato” diviene territorio di guerra permanente contro la vita e contro l’umanità.

Proprio come il governo cibernetico delle cose, che anticipa comportamenti e accadimenti sul piano virtuale per poi riproiettarne sulla realtà le conseguenze normative e disciplinari, anche la guerra postmoderna si è emancipata dalla politica, e il suo carattere illimitato e genocidario esprime il venir meno di ogni pensiero strategico, a favore di un non-pensiero meramente algoritmico. E difatti la stessa dimensione psicopatica pervade i dispositivi di selezione e distruzione degli obiettivi nella guerra robotica e i dispositivi di decisionalità ed azione della cosiddetta IA predittiva nella vita civile. Il potere e la capacità di decidere chi compirà o reitererà un reato, chi interromperà gli studi prima del tempo, chi avrà bisogno di certe cure mediche, si connette al potere e alla capacità di decidere chi può vivere e chi deve morire, senza soluzione di continuità.

In questo senso, Gaza rappresenta non una singolarità storica e geopolitica, ma un possibile destino di disumanizzazione che ci attende tutti.


[1] I droni sono di gran lunga i principali protagonisti dell’attuale congiuntura bellica, dall’Ucraina al Vicino Oriente, dal Donbass alla Crimea, dall’Iran a Israele fino al Mar Rosso. L’oggettiva difficoltà di intercettare gli sciami di droni per qualsiasi sistema di difesa antiaerea porterà fatalmente a un aumento degli attacchi preventivi, con evidenti rischi di escalation incontrollata.

[2] https://www.planet-today.com/2023/05/why-bilderberg-club-needs-artificial.html

[3] https://www.grunge.com/1553353/terrifying-ways-us-military-using-artificial-intelligence/

[4] https://pagineesteri.it/2024/04/05/medioriente/lavender-la-macchina-di-intelligenza-artificiale-che-dirige-i-bombardamenti-di-israele-su-gaza/#:~:text=Il%20software%20Lavender%20analizza%20le,di%20Hamas%20o%20della%20JIP

[5] Vale ricordare che le tecnologie di sorveglianza, tracciamento e reclusione, utilizzate da Israele con i Palestinesi, sono state rivolte in modo massiccio contro la sua stessa popolazione durante l’emergenza Covid.

[6] https://ilmanifesto.it/20-secondi-per-uccidere-lo-decide-la-macchina

[7] Così si è espresso un ex ufficiale dell’intelligence israeliana parlando delle operazioni dell’IDF, specificando che «l’enfasi è sulla quantità, non sulla qualità».

[8] Per una disamina storica e una critica generale del potere generato dall’intelligenza artificiale, rimando a S. Isola, A fin di bene: il nuovo potere della ragione artificiale, Asterios, 2023.

[9] Una sorta di versione algoritmica della Necropolitica discussa da Achille Mbembe.

[10] Insieme alla nuova schiavitù diffusa nel mondo e alla devastazione ambientale associate all’estrazione dei metalli e quasi-metalli necessari alla loro implementazione. Tra le altre cose, le GPU dei modelli dell’IA generativa hanno profili termici analoghi a quelli delle centrali nucleari e dunque richiedono enormi quantità d’acqua per il loro raffreddamento. Su questi temi cfr. J. Luzi, Ce que l’intelligence artificielle ne peut pas faire, La Lenteur, 2024.

[11] In particolare i due ultimi appuntamenti del G7 in Giappone e in Italia, l’Executive Order della Casa Bianca (31 ottobre 2023), l’AI safety summit nel Regno Unito (1-2 novembre 2023), e l’IA act della UE (marzo 2024).

[12] E comunque in tutti quei settori nei quali l’elemento discriminante è la sicurezza, personale e collettiva. Ad esempio l’IA act dell’Unione Europea, che entrerà in vigore a breve, limita l’uso di sistemi IA di identificazione biometrica in tempo reale ad eccezione di tutte quelle situazioni «la cui importanza prevale sui rischi» https://www.key4biz.it/ai-act-ecco-il-testo-finale-in-italiano-pdf/494813/ .

[13] https://web.archive.org/web/20240109122522/https:/openai.com/policies/usage-policies

[14] Preservando un generico divieto ad utilizzare il suo servizio «per danneggiare se stessi o altri» https://openai.com/it-IT/policies/usage-policies/

[15] Cfr. https://www.acro-polis.it/2023/12/28/antony-loewenstein-il-laboratorio-della-palestina/ e A. Loewenstein, Laboratorio Palestina. Come Israele esporta la tecnologia dell’occupazione in tutto il mondo, Fazi Editore, 2024.

[16] https://oosto.com/ 

[17] https://research-and-innovation.ec.europa.eu/news/all-research-and-innovation-news/israel-joins-horizon-europe-research-and-innovation-programme-2021-12-06_en

Stefano Isola

Intelligenza artificiale: iperguerra, ecocidio e asservimento – Jacques Luzi

Testo dell’Intervento di Jacques Luzi alle Tre giornate contro le tecno-scienze, sesto incontro internazionale, Luglio 2024 ad Acqui Terme organizzate da Resistenze al nanomondo e pubblicato sul giornale L’Urlo della Terra, n.12, Luglio 2024

Intelligenza artificiale: iperguerra, ecocidio e asservimento.
Presentazione del libro di J. Luzi, Quello che l’intelligenza artificiale non può fare, 2024

Qui mi propongo di per parlare un po’ del mio libro, pubblicato a giugno in Francia: Cosa non può fare l’intelligenza artificiale. Per farlo, presenterò i due punti seguenti :

  1. Quali sono i principi dell’IA?
  2. In che modo l’IA fa parte delle invarianti dell’industrialismo, al di là delle sue applicazioni ludiche o “benefiche”?

Quindi, primo punto: quali sono i principi dell’IA?

Immaginate di essere in piedi su un muro dal quale volete saltare. Mentre iniziate a saltare, vedete un riccio che vi ostacola. Senza nemmeno pensarci, aggiustate il salto, evitate il riccio e, come un gatto, atterrate in piedi. Tutto va bene.

Che cosa è successo? Dal punto di vista del buon senso, avete buoni riflessi. Dal punto di vista dominante della tecnoscienza, il vostro comportamento è il risultato di un calcolo che vi permette di adattarvi ai cambiamenti dell’ambiente. Questo è il principio della cibernetica, che presuppone che il corpo umano sia una macchina biochimica  controllata da un cervello-macchina. È questo cervello-macchina che ha calcolato la nuova traiettoria e ha diretto il corpo-macchina.

La critica a questo paradigma della macchina risale almeno a Immanuel Kant. Emergendo dal cervello, il pensiero umano segue regole diverse dal suo substrato biologico; l’attività del cervello è inseparabile dal suo organismo; un organismo non è una macchina, nasce da un altro organismo, senza essere fabbricato, e ha una “forza formativa” che la macchina non ha. Infine, a differenza del computer, l’organismo umano nasce e si sviluppa senza possedere una memoria anatomica in cui sarebbe possibile immagazzinare algoritmi e dati, i primi elaborando i secondi.

Tuttavia, in un secolo, la tecnoscienza è passata dalla meccanizzazione della forza fisica umana alla meccanizzazione del pensiero umano, assimilato a un processo di calcolo. Il risultato sono gli algoritmi del computer e dell’intelligenza artificiale. Il risultato finale sarebbe la creazione di una nuova specie, la Machina Sapiens, dotata di una potenza fisica e intellettuale infinitamente superiore alle capacità umane. E nella quale gli esseri umani devono fondersi, secondo l’ideologia transumanista.

Sebbene il progetto dell’intelligenza artificiale sia di vecchia data, oggi sta è resa possibile dai progressi della potenza dei computer e delle immense banche dati, fornite dalla completa digitalizzazione dell’esistenza. Questo progetto è di natura universale. In primo luogo, è possibile riprodurre meccanicamente il comportamento degli esseri viventi (ridotto ai calcoli che permettono loro di adattarsi ai cambiamenti del loro ambiente). Ma è anche possibile rispondere alla crisi ecologica con un adeguamento calcolabile al feedback della natura dalle azioni umane [questa è l’argomentazione sostenuta da James Lovelock, Gaia, nel mille novecento settantanove]. E infine, applicare il ragionamento cibernetico all’ordinamento della società: gli individui digitalizzati producono dati e possono essere governati dal feedback della macchina intelligente.

Secondo punto: come si inserisce l’intelligenza artificiale nella logica o nelle invarianti dell’industrialismo?

Nel mio libro sono particolarmente interessato a quattro invarianti: l’alleanza tra il potere militare dello Stato, il potere monetario del capitale e il potere tecnologico; il capro espiatorio della natura come macchina sfruttabile e trasformabile all’infinito; la meccanizzazione del lavoro salariato; l’estensione della disciplina di fabbrica all’intero territorio governato dallo Stato.

Per brevità, non tratterò qui la questione del lavoro.

Primo punto) L’alleanza tra Stato e Capitale:

Dal Rinascimento, le società industriali sono state strutturate dal pensiero mercantilista, che è il pensiero alla base di questa alleanza. Imponendo tasse o debiti su parte della ricchezza creata dal Capitale, lo Stato monarchico, e poi quello repubblicano, possono finanziare il proprio potere militare. E viceversa, questo potere militare permette al Capitale di estendere la sua attività lavorativa, in forma coloniale o neocoloniale. Quindi, a partire dalla Seconda guerra mondiale, la supremazia economica degli Stati Uniti è stata accompagnata dalla loro assoluta supremazia militare: il bilancio del Pentagono è superiore alla somma dei bilanci militari del resto del mondo.

Dal diciassettesimo secolo in poi, questa alleanza è stata costantemente rafforzata dalle tecnologia derivanti dai progressi della tecnoscienza. L’intelligenza artificiale non fa eccezione. Nel mio libro mostro come, a partire dalla Seconda guerra mondiale, l’intelligenza artificiale sia stata una creazione dell’esercito americano, prima di diventare un’applicazione del capitalismo di sorveglianza della GAFAM, a sua volta assunta dal Pentagono per mettere l’intelligenza artificiale al servizio del suo potere militare.

Questo lavoro ha portato alle armi di oggi, dalle macchine a controllo umano ai robot killer autonomi, di cui la guerra tra Russia e Ucraina è il primo esperimento. Eliminando l’uomo, l’obiettivo è guadagnare velocità rispetto all’avversario (a robot killer autonomo agisce più rapidamente che se fosse mediato da un umano). Ma l’accelerazione delle operazioni militari “intelligenti” stanno portando a una crisi del comando: come governare macchine dalla velocità sovrumana, se non automatizzando la direzione delle operazioni? Questo è l’obiettivo dei progetti di intelligenza artificiale degli eserciti americano e cinese: il JADC2 americano (Join All-Domain Command-and-Control System) contro il MDPW cinese (Multi-Domain Precision Warfare) – o anche il National Defense Managment Center russo. In tutti i casi, ritroviamo la stessa strategia di organizzazione di un Progetto Manhattan, di un complesso scientifico-militare-industriale preparare il comando “intelligente” dell’esercito nel più breve tempo possibile.

Inoltre, ci sono indicazioni che questo movimento si estenderà all’automazione della decisione di usare le armi nucleari.

Secondo punto) La guerra alla natura :

Chiamo industrialismo l’alleanza tra Stato, capitale e tecnologia derivante dal progresso tecno-scientifico. La natura, dai giacimenti minerari al corpo umano e ai campi coltivati, è vista come una macchina che può essere scomposta e ricomposta a piacere sotto forma di artefatto.

Nel quadro dell’industrialismo, la natura ha lo status di capro espiatorio. Le ragioni sono due: in primo luogo, perché il suo sfruttamento alimenta le lotte di potere condotte dagli Stati e dai detentori del Capitale; in secondo luogo, perché il suo sfruttamento permette, grazie alla sicurezza e al comfort della società dei consumi, di garantire il sostegno della maggioranza degli sfruttati (anche se solo da un punto di vista immaginario).

Quindi, la crisi ecologica è il logico risultato dell’espansione industriale, cioè di una modalità di dominio nazionale e internazionale che può continuare solo grazie al soluzionismo tecnologico dell’intelligenza artificiale. E questo non può che aggravare la crisi. Per almeno due motivi.

In primo luogo, perché la digitalizzazione del mondo e il suo governo “intelligente” si basano sull’estensione dell’attività mineraria, che è il fondamento e il modello di tutte le attività industriali.

Il digitale, la tecnologia d’avanguardia, i droni e la robotizzazione stanno amplificando questo fenomeno, soprattutto perché la lega dei metalli nelle tecno-merci rende praticamente impossibile il riciclo. Nel mille e settecento si estraevano tre minerali, otto nel milleottocento, venti nel millenovecento, cinquantacinque nel due mila: in soli vent’anni, il volume dei metalli estratti nel mondo è raddoppiato. Entro il duemila e cinquanta, si prevede che la produzione mineraria globale aumenterà da cinque a dieci volte.

In Francia esiste un’associazione di ex professionisti del settore minerario che riassume le conseguenze come segue. Bisogna tenere presente che nel mondo ci sono diverse decine di migliaia di miniere. Cito:

I depositi metallici hanno due caratteristiche intrinseche:

I minerali di interesse sono disseminati in giganteschi volumi di roccia ;

Sono associati a una serie di elementi, principalmente metalli e metalloidi, alcuni dei quali sono particolarmente tossici per la salute umana e per tutte le forme di vita.

Di conseguenza, l’industria mineraria utilizza processi complessi e lunghi che consumano molta acqua ed energia e generano notevoli quantità di rifiuti.

I rifiuti minerari prodotti hanno un forte impatto ambientale, interessando tutti gli ambienti (acqua, aria, suolo) e causando gravi conseguenze sanitarie e sociali.

Il risultato è un’esacerbazione dei conflitti: il settore è responsabile del maggior numero di conflitti socio-ambientali e (…) del maggior numero di omicidi di difensori dei diritti umani[1].

In queste condizioni, l’intelligenza artificiale apparirà rapidamente come la causa e l’effetto della precipitosa preparazione alla guerra robotica, definita dagli americani “iperguerra”. La sua materialità contribuirà a moltiplicare e intensificare i conflitti per l’accesso alle riserve critiche di materie prime strategiche (petrolio, gas naturale, minerali, acqua). Allo stesso tempo, i suoi miglioramenti aumenteranno l’efficacia letale degli eserciti impegnati in questi conflitti per le risorse, che sono già iniziati, anche se per il momento indirettamente..

In secondo luogo, perché la soluzione tecnologica incorpora le biotecnologie e la fantasia di ricreare artificialmente gli elementi della natura distrutti dall’industrialismo.

La biologia sintetica combina due favole: quella dell’intelligenza delle macchine e quella della macchina vivente. Entrambe sono state invalidate da tempo e fanno quindi parte dell’ideologia scientifica. Ciò non impedisce il suo impiego, dalle armi biologiche alla commercializzazione di oggetti biologici (geni, gameti, cellule, tessuti), passando per la ricerca dello sviluppo “intelligente” di embrioni in un utero artificiale, dopo una selezione pre-impianto.

Per brevità, lascio la parola a Eliezer Yudkowsky, transumanista californiano, futurologo e scrittore di fantascienza, fondatore del Machine Intelligence Research Institute (Berkeley):

L’intelligenza artificiale non rimarrà a lungo confinata ai computer. Nel mondo di oggi, è possibile inviare via e-mail frammenti di DNA a laboratori che produrranno proteine su richiesta, consentendo all’IA inizialmente confinata a Internet di creare forme di vita artificiali o di passare direttamente alla produzione molecolare post-biologica. (…)

Non siamo pronti. Non siamo sulla buona strada per essere meglio preparati nel prossimo futuro. Se andiamo avanti, moriranno tutti, compresi i bambini che non l’hanno scelto e che non hanno fatto nulla di male.

Fermare tutto[2].

Terzo e ultimo punto) La matrice “intelligente” dello Stato

Da quanto detto, possiamo dedurre che l’avvento dell’intelligenza artificiale, anziché risolvere la crisi sociale, geopolitica ed ecologica causata dall’industrialismo, la aggraverà tragicamente, portando sia più caos che più modi di contenerlo.

Per questo motivo, l’organizzazione sociale può essere ridotta a una macchina che può essere ottimizzata. Dobbiamo fare una distinzione tra il dispiegarsi organico (non pianificato) della vita sociale (rurale o urbana) e la sua organizzazione artificiale. Come scrive James Scott a proposito della tecno-amministrazione:

Divenne possibile immaginare una società artificiale, fabbricata, progettata non con la forza della consuetudine e degli incidenti della storia, ma secondo criteri scientifici consapevoli e razionali. Ogni angolo dell’ordine sociale era aperto al miglioramento[3].

A tal fine, l’informatizzazione e l’automazione accentuano la spinta dello Stato a rendere trasparente il comportamento dei cittadini, trasferendo alla sfera civile tecnologie di origine militare: controllo “intelligente” della folla, videosorveglianza, monitoraggio biometrico, satelliti ad alta tecnologia, droni e armi “non letali” (irritanti, sostanze odorose, assordanti, accecanti, incapacitanti, e altri proiettili cosiddetti “non penetranti”).

Sebbene l’obiettivo non possa essere quello di monitorare sempre tutti, l’ordinamento “intelligente” della società può mirare a colpire chiunque in qualsiasi momento e, come nel panopticon carcerario di Samuel Bentham (1757-1831), a diffondere in tutto il corpo sociale uno “stato di visibilità consapevole e permanente che assicura il funzionamento automatico del potere[4].

Ecco alcuni esempi:

In Cina, Alibaba sta sviluppando “City Brain”, dalla cognizione all’ottimizzazione, dalla ricerca alla previsione, estende il suo potere al processo decisionale, sostituendo la burocrazia sopraffatta dalla complessità dell’ipertrofia urbana. Secondo Alibaba, questa intelligenza artificiale è pronta per essere utilizzata per la gestione del la pianificazione urbana, ma anche per la sicurezza e la “governance”.

Allo stesso tempo, le società cinesi Huawei e Hickvision dominano il mercato globale dei sistemi di sorveglianza intelligente e di polizia predittiva, in concorrenza soprattutto con NEC (Giappone) e IBM, Palantir e Cisco (made in USA). Queste società esportano il loro  tecnologia nelle autocrazie e in più della metà delle “democrazie liberali”. Tanto che il tipo di regime politico “non è un buon indicatore per determinare quali Paesi adotteranno la sorveglianza dell’IA”, soprattutto con la diffusione del liberalismo autoritario[5]. Né quali sono i Paesi che alla fine collegheranno i robot della polizia a questi sistemi. Dubai ha aperto la strada nel duemila dieci spet. Nel novembre duemilaventidue, il Consiglio dei Supervisori di San Francisco ha approvato una legge che autorizza la polizia a impiegare robot killer, per il momento solo in circostanze eccezionali (senza preoccuparsi di specificare la definizione di “eccezione”). Nel maggio duemilaventitre, il Consiglio comunale di New York ha confermato l’uso dei droni di sorveglianza Knightscope K5, di Digidog – il cane robot della Boston Robotics – e dei dispositivi di localizzazione GPS Starchase, che “consentono alla polizia di estrarre i chip da veicoli e individui, per rintracciarli ovunque sul pianeta”.

E ogni occasione, stato di eccezione dopo stato di eccezione, crea un nuovo effetto a catena, impedendo di ostacolare la disciplina della sicurezza urbana e la mentalità di adattamento al controllo cibernetico della vita sociale.

*          *          *

Non ho sviluppato completamente il contenuto del mio libro. Ma non è difficile concludere che, integrata nelle dinamiche strutturali dell’industrialismo, l’intelligenza artificiale porta all’iperguerra, all’ecocidio e alla servitù digitale. Non può essere utile alla pace, al rispetto della natura o alla difficile combinazione di libertà individuale e comunità sociale.

Le applicazioni alla salute, all’intrattenimento, ecc. non hanno altra funzione che l’accettabilità sociale. E questo si basa fondamentalmente su un feticcio per la tecnologia. In altre parole, un’ignoranza delle relazioni umane e dei rapporti con la natura cristallizzati nelle tecno-merci. L’intelligenza artificiale, o meglio l’elaborazione delle informazioni da parte di supercomputer apprendenti in un mondo interamente digitalizzato, non è magica, ma distruttiva dell’umanità degli esseri umani e della natura.

A livello di base, opporsi all’industrialismo significa, nonostante il peso della propaganda diffusa dai media, partiti politici e università, liberare le persone dalla morsa di questo feticismo. Questo è l’unico modo per dare una nuova direzione alle società nazionali e globali. Tale prospettiva può essere utopica, ma solo questa utopia può ancora dare un senso umano e terreno alle nostre vite.

Grazie per avermi ascoltato: non deve essere stato facile e mi scuso per aver brutalizzato la vostra bella lingua. E vi auguro tanti giorni felici. E spero di vedervi l’anno prossimo. Un abbraccio à tutti.


[1] SystExt, « Pour en finir avec certaines contrevérités sur la mine et les filières minérales », novembre 2021, p. 133-134, systext.org.

[2] E. Yudkowsky, « Pausing AI Developments Isn’t Enough. We Need to Shut it All Down. », Time, 29 mars 2023, time.com.

[3] J. C. Scott, L’œil de l’état. Moderniser, uniformiser, détruire, La Découverte, Paris, 2021 (1998), p. 147-148.

[4] M. Foucault, Surveiller et punir, Paris, Gallimard, 1975, p. 197-229.

[5] S. Feldstein, « The Global Expansion of AI Surveillance », 17 septembre 2019, carnegieendowment.org

Jacques LUZI, Giugno 2024

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