Dalla negazione del trascendente all’umanità cibernetica e transumana – Silvia Guerini

Oggi siamo innanzi a una guerra totale senza precedenti ai corpi, alla vita, alla natura, all’umanità. Una guerra su tutti i fronti con sviluppi tecno-scientifici che aprono scenari senza precedenti. Concetti cardine come libertà, verità, giustizia, etica, realtà si sgretolano, ovvero vengono stravolti per essere riformulati in un modo che va a negare il loro stesso senso.
Siamo innanzi alla metamorfosi dell’umano e della sua esistenza, in cui tutto muterà irreversibilmente e, con l’avvento del transumano, non rimarrà nemmeno traccia dell’umano.

Gli sviluppi tecno-scientifici si innestano molto più in profondità di quello che potremmo immaginare, le élite tecnocratiche e transumaniste, grazie alle varie soglie di volta in volta abbattute da questi sviluppi, mirano a trasformare radicalmente il modo di pensare, di interpretare il reale, di relazionarsi, mirano a trasformare anche il così detto sentire comune delle persone per creare una precisa forma mentis, una precisa mentalità che si generalizzerà e che si radicherà diventando quella che si penserà si sia avuta da sempre o, comunque, quella giusta, buona, migliore.

Si andrà a perdere l’aderenza alle cose, l’aderenza al mondo reale per una dissociazione dai propri corpi, dalla realtà, dalla natura. Si andrà a perdere quel percepire che qualcosa stride con le narrazioni emergenziali che vedremo susseguirsi una dopo l’altra. Si andrà a perdere l’autodifesa della propria salute, integrità, dignità, l’autodifesa del proprio corpo e dei propri cari. Quell’autodifesa a tratti magari un po’ confusa, senza adeguati strumenti per comprendere un piano più ampio, ma che è stata necessaria per le opposizioni ai sieri genici. Quel no di pancia a dei farmaci sperimentali nei propri corpi e nei corpi dei propri figli. Oggi, quel che ai più sembravano paura irrazionale e azzardate previsioni purtroppo prende forma nelle conseguenze di questi sieri: morti, tumori precoci, infertilità, nuovo modello predittivo con terapie geniche a mRNA, modifiche degli accordi sanitari internazionali, nuovi sieri e nuove pandemie all’orizzonte.

La grande opera di dissoluzione avrà colori arcobaleno e sgargianti, sventolerà il vessillo della libertà, dell’autodeterminazione, dell’uguaglianza, del comfort, del potere salvifico della tecno-scienza. Il migliore dei mondi possibili.

Libertà è una delle parole oggi più abusate. Una libertà che è diventata spazzatura, surrogato, feticcio. Una libertà in vendita e oggetto di contrattazione. Una libertà che ha perso il suo significato. Una presunta libertà che ha ucciso ogni vera libertà.

Nel nome della libertà oggi abbiamo una perversione della libertà, l’umano deve liberarsi dalla sua identità, dal suo sesso biologico, dalla sua famiglia, dalla sua cultura, in ultima istanza deve liberarsi da se stesso in quanto essere umano. Ma non possiamo scegliere il nostro sesso, nasciamo con un sesso, non possiamo scegliere la nostra famiglia, nasciamo da una madre e da un padre – ancora per adesso – e non possiamo scegliere il nostro luogo d’origine. Questa presunta libertà di scelta porta alla dissoluzione dell’umanità. Porta a un uomo in frantumi.

Essere liberi non significa essere privi di legami, di vincoli, di radici. Non è l’assenza di questi legami a rendere liberi, ma è proprio la loro la presenza.

Nell’ideologia transumana progressista il rifiuto della realtà viene rivendicato e motivato dal fatto che non si è potuta scegliere. Una logica da supermercato in cui si può selezionare, ordinare e comprare da un catalogo un bambino e rimandarlo indietro se non si è soddisfatti, in cui si può selezionare e ordinare gameti per infinite combinazioni e bricolage genetici, in cui anche il proprio sesso si può scegliere e cambiare come se si indossasse un vestito. Una logica metastatica che ha già disseminato metastasi in tutte le dimensioni possibili.

Scorre un’avversione e un odio verso tutto ciò che è vita, viscere, corpo, sangue, natura che recide tutto ciò che ci ha preceduto e da cui si proviene. Una cultura della non vita.

Una mutazione permanente. Cambiare incessantemente, questo è il nuovo mantra, cambiare sesso, corpo, famiglia, legami, luoghi. Eternamente insoddisfatti, instabili, insicuri, ansiosi. Tutto deve essere transitorio, interscambiabile, mutevole, proteiforme. Tutto deve diventare artificiale.

Le nuove generazioni saranno eterni giovani annoiati consumatori compulsivi di merci e di rapporti usa e getta che odiano il padre e la madre, che rigettano tutto ciò da cui derivano, tutto ciò che non hanno scelto, che non hanno desiderato. Rigettando tutto ciò che la vita gli porrà innanzi, incapaci di vivere, di affrontare fatiche, sacrifici, abbandoni, sofferenze, dolori. Figli del voglio tutto e subito, del vietato vietare, del desiderio assoluto da cui poi si producono tragedie. Un’esistenza anestetizzata e sterile. Un’esistenza vuota. Non credendo più in nulla, ma solo in sé stessi, saranno pronti a credere a tutto. Questa è la nuova umanità plasmabile dall’èlite tecnocratica e transumanista, adattabile alla vita in provetta e al mondo laboratorio.

Una Cappa ideologica permea e impregna ogni ambito, riscrive la storia e fa credere che questo sia il migliore dei mondi possibili. Immersi in un grande inganno siamo cresciuti credendo che la sinistra progressista transumana che rivendica quelli che vengono considerati i giusti ideali di libertà, giustizia, uguaglianza sia nel lato giusto della storia contro il male assoluto. Ma questo è un grande inganno e un grande ribaltamento. Anche le parole sono stravolte dal loro significato. Abbiamo visto come quella libertà sia diventata libertà di consumo, libertà senza limiti, libertà surrogato. Abbiamo visto come quell’uguaglianza abbia portato omologazione e cancellazione delle differenze, sia quelle tra uomo e donna, sia quelle tra culture e popoli. Abbiamo visto come quella giustizia sia diventata un vittimistico piagnisteo e una creazione di nuovi pseudo diritti. Tutto questo è l’avanzamento di quel potere transumano di dominio assoluto sulla vita.

E i presupposti erano ben chiari: “Il nostro destino è legato alla tecnoscienza, dove nulla è tanto sacro da non poter essere riprogettato e trasformato in modo da allargare la nostra prospettiva di libertà, estendendola al genere e all’umano. […] Non vi è nulla, sosteniamo, che non si possa studiare scientificamente e manipolare tecnologicamente”, leggiamo da un manifesto trans-cyborg-femminista1. Da questo compost avariato trans-cyborg-femminista e dalla queerness tossica – come, non per caso, amano definirla – arriva voce che dovremmo adattarci a sopravvivere in un pianeta infetto, diventare mutanti in un mondo di infinite contaminazioni, tra ibridi, surrogati, strumenti viventi, parentele postumane, bambin* neutr* CRISP ectogenetici transpecie. D’altronde cos’altro aspettarsi da un humus culturale e politico che considera il corpo come “un’invenzione, una piattaforma hackerabile, un’entità malleabile e modificabile” da reinventare e riprogettare grazie alle possibilità “sovversive” delle tecno-scienze.

“Bisogna farla finita con questa idea di famiglia”, meglio compagn* alien* cyborg multispecie xenotossiche mutanti, per essere in sintonia con le ultime tendenze. Bisogna proprio farla finita con l’idea che abbiamo un’origine, una storia, una memoria, un corpo sessuato, con l’idea che l’essere umano è un soggetto spirituale, con l’idea che esistano dei legami e dei vincoli. Con l’idea che attorno a noi c’è un mondo naturale che a sua volta ha dei vincoli, delle relazioni, degli equilibri, dei limiti. Con l’idea che attorno a noi esista una realtà che prescinde dal desiderio soggettivo. In ultima istanza bisogna farla finita con l’idea di essere umano2.

Mentre noi denunciamo le contaminazioni tra piante OGM e piante tradizionali per l’impossibilità di una coesistenza e siamo ben saldi nella realtà dell’erosione e della degradazione del vivente c’è chi si trastulla e gioca con voli pindarici augurandosi che “il riconoscimento del trasferimento genico orizzontale come fenomeno diffuso ribalti la tradizionale certezza che i geni vengano trasmessi solo in linea verticale, dai genitori alla prole, e non possano essere scambiati lateralmente scavalcando i confini di specie” sia la chiave per scardinare la società etero-cis-normativa-repressiva3. Ormai non ci stupiamo più. Tutto è predisposto – da parte del potere e da parte dei suoi seguaci – per l’avvento dell’uomo trans e dell’esistenza trans. Trans-gender, trans-race, trans-age, trans-able, trans-luogo, trans-specie, trans-genico.

In nome della libertà e dell’autodeterminazione sta avvenendo una profonda trasformazione antropologica. Nascita e morte sono sempre legate nelle molteplici trasformazioni in atto.

Non può esistere una società libera che può ammettere che si possa essere liberi di non essere liberi, non è libertà potersi privare della libertà. Così come non è libertà, ma morte di Stato, creare le condizioni che portano un’adolescente depresso e un anziano stanco di vivere alla così detta “dolce morte”. Così come non è libertà un’esistenza intossicata da veleni che può solo contrattare le soglie della propria contaminazione dovendo accettare la logica di riduzione del danno, la logica della compensazione, la logica del risarcimento, la logica dell’ulteriore pseudo soluzione tecnica.

Affermare che una vita può essere uccisa o eutanizzata significa che questa vita vale molto di meno se si afferma invece che è indisponibile, vengono stabiliti dei criteri per i quali quella vita è eliminabile e questo in realtà porta a una sottrazione di libertà ed espone tutti al rischio di rientrare in quei criteri. Criteri per loro natura mutevoli non reggendosi sul principio di indisponibilità della vita. In una società che promuove la cultura della non vita, dello scarto, della performatività transumanista e dell’inadeguatezza dei corpi rispetto alla tecnica la retorica dell’essere liberi di scegliere se ricorrere a determinate pratiche è un pericoloso piano inclinato: dal diritto si può arrivare al dovere di far morire e di morire se non si rientra nei criteri stabiliti, allo stesso modo dal diritto al dovere di nascere in una clinica di fecondazione assistita. Lo scopo è una riscrittura dell’etica e in ultima istanza una sua cancellazione. Oggi l’etica è provvisoria e mutevole, di fatto, non esiste più etica, ma solo pretesti etici in cui anche la sofferenza e la malattia diventano oggetto di contrattazione su cui far leva non solo per trarre profitto, ma per riprogettare l’umano e il vivente.

L’essere umano dovrà nascere dopo che gli algoritmi dell’Intelligenza Artificiale avranno selezionato l’embrione più adatto4. L’essere umano dovrà morire all’interno di una navicella che come forma rimanda all’utero artificiale, un ritorno nella morsa tecnica. La macchina dell’eutanasia introdotta in Svizzera promuove l’autodeterminazione con accompagnamento e valutazione algoritmica. La cancellazione della morte, negata, disumanizzata, digitalizzata che segue la cancellazione della procreazione.

Salvare dalla fame le popolazioni del sud del mondo con il riso OGM arricchito di vitamina A, salvare dalla malaria con il rilascio nell’ambiente di zanzare modificate geneticamente con il CRISPR/Cas9, salvare l’agricoltura dai cambiamenti climatici con piante modificate geneticamente per essere più resistenti, salvarci dalla denatalità usando le tecnologie di fecondazione assistita, salvarci dal cancro con un nuovo “vaccino” a mRNA – per fare alcuni esempi – servono come pretesti etici e giustificazioni per trasformare il mondo intero in un laboratorio vivente. Così come i nuovi pseudo diritti servono per plasmare l’umanità secondo i dettami dei padroni del discorso e dell’immaginario.

La tirannia si presenta con il volto dolce e una retorica “per il bene, per la salute, per i nuovi diritti”. Sotto la glassa una fabbrica di desideri illimitati e di identità sintetiche che negano la realtà. Ma la libertà non è desiderio illimitato che si trasforma in diritto. Il marketing delle illusioni apre le porte a nuovi consumatori resi pazienti a vita, la trans-industria tecno-medica mutila i corpi e sterilizza adolescenti, i laboratori di riproduzione artificiale lavorano per rendere i bambini in provetta il normale modo di venire al mondo.

È giusto inserire un impianto cerebrale nel cranio di un paziente malato di Parkinson? È giusto testare l’utero artificiale sui nati prematuri? Domande ingannevoli, funzionali alla retorica “a fin di bene”. Ma l’etica non può essere fondata su una concezione transumana di essere umano come macchina funzionante.

Per quanto riguarda la prima domanda, ci siamo già, gli sviluppi corrono più veloce della loro comprensione e già si sta chiedendo se è giusto un impianto cerebrale in una persona sana al fine di migliorarne le prestazioni. In molti diranno che questi dispositivi non saranno mai così sicuri da essere testati su persone sane, ma il punto è che quando verranno desiderati da persone sane le élite transumaniste avranno già ottenuto quello che volevano ottenere.

Per quanto riguarda invece la seconda domanda, l’ambito della ricerca sta già ponendo le basi per creare un’accettazione sociale per il primo test sull’umano che non tarderà ad arrivare.

Basterebbe leggere i dibatti interni al mondo della ricerca biotecnologica, questi ambiti sanno perfettamente che la società e la mentalità delle persone devono essere trasformate prima di far penetrare e attecchire determinati sviluppi tecno-scientifici.

Attenzione quando tecnocrati transumanisti si mostrano preoccupati per i rischi degli sviluppi delle tecno-scienze e preoccupati per le sorti dell’umanità, quella stessa umanità che vorrebbero annientata nella sua più intima essenza rendendola cibernetica. I loro gridi di allarme – come l’appello di Elon Musk e di altri transumanisti sui pericoli dell’Intelligenza Artificiale – non sono altro che gridi di distrazione e le loro pseudo soluzioni tecniche produrranno solo ulteriori disastri. E soprattutto non potranno mai rigettare il mondo da cui provengono. Da parte nostra dobbiamo uscire dal paradigma di laboratorio e respingere il loro mondo. Necessario e vitale riprendere orientamento, necessario un orizzonte di spirito e di vita, necessario ridare senso a quei valori e quei principi per cui si dovrebbe combattere e per cui si dovrebbe essere disposti a morire.

L’Intelligenza Artificiale con i suoi algoritmi crea un nuovo ordine di verità che non ha precedenti nella storia, un nuovo ordine verso cui non si potrà dubitare. Le nostre esistenze saranno rinchiuse nell’unica dimensione cibernetica a guida algoritmica. L’Intelligenza Artificiale prenderà sempre più decisioni che risulteranno incomprensibili e a cui le persone dovranno solo adattarsi. Consigli che diventeranno precetti in ogni ambito: abitudini, comportamenti, alimentazione, educazione, salute. Una tecnica che dipende solo da altre tecniche in cui l’elemento umano è superfluo e un imperativo tecnico che in sé stesso ha il proprio fine.

Per funzionare l’Intelligenza Artificiale necessita di un mondo sincronizzato, di una comunicazione in tempo reale, di una tecnicizzazione e sincronizzazione dell’umano, della vita e di ogni fenomeno. Anche i nostri corpi saranno presi nella morsa cibernetica. Dal corpo iatrogeno – che diventava riflesso della parcellizzazione della medicina e della probabilità statistica di essere potenzialmente a rischio di poter sviluppare una patologia con diagnosi precoce – arriviamo al corpo algoritmico che diventa riflesso della predizione algoritmica.

Anche la realtà stessa dovrà essere aderente e allineata a quello che gli algoritmi prevederanno. Come aveva ben preconizzato Bernard Charbonneau, il fatto tecnico diventerà il nostro universo, “la carne stessa del reale e del presente” e “Quando l’intero corpo si meccanizza, lo spirito non è lontano dal farlo. L’individuo e la società evolvono verso l’automa”5.

Oggi anche la realtà dei corpi svanisce. Il significato di uomo e di donna evaporizza, diventano concetti astratti, fluidi, in mutamento, mere percezioni individuali. Ma noi non abbiamo un corpo, noi siamo un corpo e molte delle nostre esperienze si originano proprio dal quel corpo. Nessuno nasce con un’“identità di genere”. Nasciamo maschio o femmina e nessuno “nasce nel corpo sbagliato”6. Il concetto di “identità di genere” lo troviamo in tutte le varie linee guida, report dei vari pannel al Parlamento Europeo, programmi dell’OMS, dell’ONU e dell’Agenda 2030, forti le spinte delle varie élite di potere in questa direzione e anche per promuovere l’“autocertificazione di genere”. Questo concetto permette l’apertura dei mercati delle identità violando il confine fisico tra maschio e femmina con un’immensa propaganda e un immenso indottrinamento ideologico verso i più giovani. Si moltiplicano le identità sintetiche e abbiamo nuove tendenze: trans-age, trans-specie, trans-race, trans-able. Chi si sente di un’età diversa, di un’altra razza, di un’altra specie o disabile. Casi marginali, ma rappresentativi. In Canada a un uomo che si sentiva non solo donna, ma più giovane, è stato permesso di partecipare a una gara di nuoto con ragazze adolescenti. Aumentano anche i casi di pedofili che in tribunale si difendono affermando che si sentono bambini, ovviamente strumentalmente, ma se la legge lo permette possiamo ben prevedere le conseguenze.

Se ne discute anche in ambito medico, ad esempio trans-able è il disturbo dell’identità dell’integrità corporea. E come dal così detto “disturbo dell’identità di genere” siamo arrivati all’“identità di genere” levando il termine disturbo, allo stesso modo, dal disturbo dell’identità dell’integrità corporea in nome dell’inclusione, dell’autodeterminazione, della libertà e dei diritti arriveremo all’identità di diversa integrità corporea, di età, di razza, di specie. Il principio è lo stesso: quello che l’individuo percepisce supera la stessa realtà e deve essere riconosciuto dall’intera società. Se riconosciamo che un uomo si sente donna e che diventa addirittura più vero di una donna nata biologicamente donna perché lo sente e perché lo desidera, per quale motivo non dovremmo riconoscere che un uomo adulto si possa sentire una bambina e che può diventarlo?
I più piccoli vengono spinti verso la dissociazione corporea che porta alla dissociazione con la realtà, pronti per le generazioni da Metaverso. Gli adolescenti vengono spinti verso il culto della castrazione. L’immagine di una ragazza a petto nudo con le cicatrici sui seni dopo aver subito una mastectomia è il simbolo di questi tempi. Macelleria gender. L’essere umano sarà pronto per diventare scomponibile, rimontabile e riprogettabile in infiniti universi fluidi.

Il primo caso in Italia. Una donna, dopo aver iniziato il percorso di transizione con terapia ormonale ed esportazione del seno, durante alcuni controlli medici necessari all’intervento di esportazione dell’utero scopre che è incinta di cinque mesi a seguito di un rapporto avuto prima di iniziare ad assumere testosterone. Ecco, ci eravamo detti, certi che questo avrebbe incrinato la narrazione ideologica, invece questa non si è incrinata nemmeno davanti alla realtà di un corpo di donna. I padroni del discorso, del pensiero e dell’immaginario hanno dichiarato: un “uomo incinto”. I cavallucci marini, così li chiamano all’estero, nel neo linguaggio che prevede anche “persona che partorisce”, “allattamento al petto” e così via, andando a risignificare la dimensione della procreazione e la dimensione della sessualità del corpo femminile. Ma un uomo non può partorire. Eppure questo che un tempo era un’ovvietà si è già trasformato in qualcosa di opinabile, di soggettivo, di mutevole.

Nel nome della libertà si stanno sdoganando i peggiori orrori, passo dopo passo si stanno normalizzando. In Spagna in alcuni manifesti di una campagna apparentemente contro la violenza sessuale troviamo il volto di un bambino sopra la frase “se dice no, vuol dire aggressione”. Si passa veloci, si legge e si condivide la frase senza soffermarsi sul volto che è quello di un bambino e sul significato sotteso: “se dice si, non è aggressione”. La “libertà sessuale del bambino e dell’adolescente” è la nuova conquista progressista che apre alla pedofilia. Chiediamoci il perché di questa spinta a normalizzare la pedofilia come un nuovo orientamento sessuale e la spinta a riconoscere quelli che vengono definiti come diritti, libertà e autodeterminazione dei più piccoli.

Da tempo affermiamo che la dimensione della procreazione e le nostre radici sessuate sono l’ultima frontiera del transumanesimo. Oggi siamo già oltre e siamo arrivati alla chiusura del cerchio in cui stanno cercando di cancellare ogni valore e ogni argine che può resistere alla dissoluzione.

Ma da dove deriva questa razionalità, così indiscutibile, che porta alla manipolazione della natura, non solo quella intesa come qualcosa che è a noi esterno, ma anche a noi stessi, come esseri umani in quanto parte di questa natura?

“L’inevitabile assedio dell’essere umano è pronto da tempo, e a disporlo sono teorie che tendono a una spiegazione logica e completa del mondo, e avanzano di pari passo con il progredire della tecnica”7 scriveva con estrema lucidità Ernst Jünger intuendo il paradigma del laboratorio che riduce e imbriglia la vita nel regno della quantità. Si chiedeva il significato di curve e tabelle rispetto all’amore con cui Wallace osservava l’uccello del paradiso nella foresta della Nuova Guinea e con cui Fabre spiava l’andirivieni di uno scarabeo in Provenza concludendo che tutto questo non può essere sostituito con una macchina: “Un sapere dettagliato, minuzioso, può essere nocivo. Un amante, un poeta, un vero saggio devono poter vedere allo stesso tempo di meno e di più, devono guardare con altri occhi. […] C’è sempre una differenza tra spiritualizzazione e meccanizzazione. Se faccio scivolare sotto la chioccia un pulcino di legno e osservo il suo comportamento, posso apprendere, sul conto della madre, molto meno che se sto a guardare un bambino che gioca con la sua bambola”8.

“A colui che contempla un tratto di bellezza naturale non può giungere alcun danno o delusione. Le dottrine della disperazione, della tirannia o della servitù spirituale o politica, non sono mai state insegnate da coloro che condividevano la serenità della natura”9 leggiamo in Henry David Thoreau.

È stata la visione materialista sul mondo che ha mosso i primi passi verso la reificazione del vivente rendendolo disponibile. La desacralizzazione del vivente, la cancellazione della sua dimensione inviolabile lo ha reso nella sua totalità non solo predabile, mercificabile, frantumabile, sfruttabile, ma lo ha reso alla mercé delle logiche tecno-scientifiche di ottimizzazione e implementazione. Ha abbattuto ogni limite etico cancellando il senso stesso del limite. La concezione del limite non è prevista nello sviluppo tecno-scientifico, ogni limite verrà superato in base a quello che gli sviluppi renderanno possibile e che renderanno immaginabile e desiderabile ancora prima di una sua piena realizzazione.

Dalla dissezione dei corpi alla dissezione del mondo come paradigma della modernità: scomposizione e frammentazione del corpo e dei processi naturali in parti misurabili, quantificabili e scollegabili dall’insieme. Dallo smontaggio al rimontaggio e rimodellamento infinito come paradigma di laboratorio.

E cos’è il transumanesimo se non la massima realizzazione della razionalizzazione, della cancellazione del sacro, del limite, dello spirito? E in ultima istanza il dominio assoluto della tecnica. La stessa esistenza deve essere conforme a determinati standard, deve seguire il criterio dell’utile e il principio transumano di ottimizzazione e implementazione, di cancellazione della sofferenza, del dolore, della malattia, del limite. L’essere umano, per come le conosciamo, diventerà un intralcio, un errore, un imprevisto. E non possono esserci errori, imprevisti, rallentamenti all’avanzata transumana. “Che sia un pezzo di materiale sul campo di battaglia o un ingranaggio nella macchina dell’economia di guerra, l’età moderna ha l’abitudine di ridurre l’essere umano a un oggetto funzionale. Tutto ciò che è “non essenziale” – tutto ciò che ci rende umani – viene allegramente scartato” scriveva Jünger. La vita come scarto e l’essere umano per non essere scartato dovrà adeguarsi ai nuovi tecno-dettami.

Svanisce un comune senso sul passato, sul presente e sul futuro. Svanisce un diverso rapporto con il tempo, con le fasi della vita e della morte e anche un diverso rapporto con la verità. Già oggi vaghiamo tra resti e rovine, un domani non c’è ne sarà più memoria, ricordo, traccia. Un tempo non importava se la fonte di un’usanza era estinta da secoli, perché il suo significato era tramandato e tessuto nelle trame delle vite delle persone continuando così a vivere. Tutto ciò che è appartenuto al passato deve essere considerato come obsoleto, come un errore, come un qualcosa continuamente da superare, in un superamento che non avrà mai fine.

La cancellazione della verità e della stessa realtà fa abituare il cervello ad accettare qualsiasi menzogna e, ricordando le parole di Hannah Arendt: “il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra vero e falso non esiste più”10. Diventerà impossibile cogliere quelle antiche corrispondenze che emergono dal microcosmo e dal macrocosmo. Leggendo Ernst Jünger: “Si va avanti a testoni attraverso l’ordine visibile delle cose per avvicinarsi alla loro invisibile armonia, per procedere dall’incompiutezza del sapere verso ciò di cui si può solo avvertire un presagio. Quando si riesce a mettere il granello di polvere di un’ala di farfalla in armonia con l’universo, la meta raggiunta è priva di valore, ma non il segnale, la pietra miliare che so è disposta lungo il cammino percorso. Le stesse ali alludono a qualcos’altro” e osservando le Cicindele, dei coleotteri, scrive: “Possiamo anche considerarli come un esempio della quantità di forze che incrociano la nostra strada, che la attraversano senza che riusciamo a percepirle”11.

Un essere umano sradicato. “Lo sradicamento è di gran lunga la più pericolosa malattia delle società umane, perché si moltiplica da sola” afferma Simone Weil che prosegue: “È cosa vana distogliersi dal passato per pensare soltanto all’avvenire. È un’illusione pericolosa persino credere che sia possibile. L’opposizione fra avvenire e passato è assurda. Il futuro non ci porta nulla, non ci dà nulla; siamo noi che, per costruirlo, dobbiamo dargli tutto, dargli persino la nostra vita. Ma per dare, bisogna possedere, e noi non possediamo altra vita, altra linfa che i tesori ereditati dal passato e digeriti, assimilati, ricreati da noi”12.

Da Boni Castellane che ci porta nella terra ostile in cui siamo oggi leggiamo: “Lo sradicamento di ogni cosa dalla sua prospettiva trascendente si configura, dunque, non soltanto come presupposto teorico di ogni materialismo ma anche come obiettivo da imporre a quegli aspetti della realtà ancora spiritualmente e idealmente legati alla trascendenza. Ciò molto semplicemente perché il mondo spirituale, […], rappresenta un oggettivo ostacolo al conseguimento del potere assoluto e alla definitiva instaurazione dell’ordine materialista”13.

In una concezione materialista per la quale non esiste nulla oltre il mondo nei suoi aspetti materiali, contingenti e deterministici “ogni limite etico o religioso non è altro che un impedimento al conseguimento del massimo potere possibile, qui ed ora, senza limite, senza norma. Il desiderio soggettivo diventa quindi l’unica norma e limite morale” leggiamo da Boni Castellane che mette in luce come la “logica del nichilismo disperato non prevede alcuna compassione, alcun limite, alcuna armonia se non il criterio intrinseco dell’utilitarismo strategico”14.

Uno dei tanti inganni dei tempi moderni è quello che identifica nella Rivoluzione illuminista e nella Rivoluzione industriale un miglioramento nella vita delle persone. Vita cortissima, morte per fame, analfabetismo questi alcuni dei luoghi comuni sul medioevo. Tutti rigorosamente e dettagliatamente smontati in La ragione aveva torto? di Massimo Fini. Qui non si tratta di idealizzare una fantomatica età dell’oro, ma di rendersi conto che quel mondo, pur con le sue asprezze e durezze, era tanto più vicino all’umano, alla natura, alla vita, alla morte a differenza del mondo moderno.

La modernità nasce sotto il segno della negazione del trascendente, della negazione del valore intrinseco della vita. Con la consapevolezza che “Le parole di tutti gli uomini che parlano di vita debbono suonare vane a coloro che non si trovano nello stesso ordine di pensieri”15 come scrisse Ralph Waldo Emerson.

Continuando a leggere Boni Castellane: “Soltanto una vita priva di significato intrinseco poteva accettare l’insostenibilità della modernità”, “Avendo creato la vita invivibile come presupposto della nuova esistenza moderna, ogni cosa poteva essere venduta a chi non aveva più niente di bello nella propria esistenza. Non si poteva vendere l’aria del mattino al contadino, non si poteva vendere la domenica di Messa al contadino, non si poteva vendere la prima pesca matura al contadino, non si poteva vendere il proprio figlio, […], all’operaio si poteva vendere qualsiasi cosa”16.

Era proprio l’esistenza e l’essenza del mondo contadino portatore di un altro tempo legato ai cicli della natura, ai riti e al sacro che rappresentò ciò che doveva essere spazzato via sia dalla Rivoluzione Industriale sia dalle ideologie da essa prodotte.

Le ideologie figlie della Rivoluzione illuminista e della Rivoluzione industriale – capitalismo e comunismo/marxismo – al di là di un’apparente contrasto di superficie sono espressioni del medesimo materialismo, si originano dalla medesima radice materialista.

La “rottura radicale con il cosmo” – per usare le parole di Charbonneau – dell’operaio e del cittadino sarebbe diventata la caratteristica dell’umanità.

Nel nostro occidente sono sempre più rari i contadini, negli anni sono stati sostituiti da agro-industriali che con monocolture intensive e pesticidi hanno impoverito e avvelenato i terreni. Un’agricoltura 4.0 con droni, sensori e applicazioni digitali è lontana dal mettere le mani nella terra, da tempi e cicli stagionali. La natura e la lotta contadina simbolo della lotta contro l’artificiale è già da tempo stata sostituita da ritmi artificiali e da veleni e OGM di Bayer e Monsanto. Dalla smart city alla smart campagna con campi disseminati da sensori e sorvolati da droni e coltivazioni gestite da remoto. Piante coltivate in altezza senza terra e senza luce naturale, carne coltivata in vitro, nuove tecniche di manipolazione genetica: nutrire l’umano in questo modo sottende una precisa idea di essere umano che ci prepara ai laboratori dove sarà questo umano a essere selezionato e riprodotto allo stesso modo in cui l’immenso laboratorio zootecnico lo ha preparato a un’esistenza zootecnica.

Lontana è la memoria dei contadini indiani che si rivoltarono contro le multinazionali biotecnologiche come Monsanto che volevano imporre monocoluture, pesticidi, semi OGM Terminator e cancellare antiche varietà locali e antichi saperi, contaminando e avvelenando ecosistemi naturali e popolazioni locali. Quale contesto potrà comprendere il significato di quelle e altre lotte contro le biotecnologie? I nuovi pseudoribelli ecoansiosi non potranno riallacciarsi a quelle lotte, non ne sono figli, sono il frutto artificiale di un finto ecologismo dell’èlite tecnocratica e da un albero cibernetico possono venire solo frutti sterili, incapaci di prendere il senso delle lotte ecologiste passate e di generare nuove lotte. Potranno solo seguire il copione scritto da altri. Sono le nuove generazioni confuse e da vita in tempo reale perennemente interconnesse, le nuove generazioni del “fate presto” da stato di emergenza perenne.

Nei tempi di oggi, in un mondo in cui tutto è ribaltato, anche il significato dell’ecologia è stato stravolto. Un’ecologia promossa dalle varie compagnie, dagli Stati, dalle grandi corporazioni, da fondazioni filantropiche, dai nuovi gruppi di eco-ansiosi prodotti da Davos. Sotteso un neomalthusianesimo che ci considera come un cancro per questo pianeta, siamo in troppi, dovremmo andare a sterilizzarci ci dicono. Questo è funzionale a spostare il piano del problema, non più un intero sistema economico tecno-industriale energivoro, predatorio e distruttivo, ma il singolo con le sue abitudini che viene colpevolizzato e che deve allinearsi ai nuovi dettami green.

Così si interviene sulla Terra, sul cielo, sui mari, sugli esseri viventi e su tutti i processi che li regolano: una continua manipolazione.

“La natura è abitata da un fuoco sotterraneo, sopito, che non esce mai allo scoperto e che nessun gelo può raffreddare. […] Questo fuoco sotterraneo ha il suo altare nel petto di ogni uomo”17, scrisse Henry David Thoreau. Oggi assistiamo a una guerra contro la natura, contro ciò che nasce e che muore. Natura è limiti, è vincoli e rappresenta tutto ciò che l’ideologia progressista e transumanista vuole cancellare. Oggi bisogna disprezzare tutto ciò che rimanda alla vita, alla nascita, al corpo, al sangue, alle viscere, alla carne, alla procreazione, all’infanzia, alla vecchiaia, alla malattia, alla morte. Le uniche varianti ammesse sono quelle artificiali. Non è un caso che il termine natura sia stato sostituito con il termine asettico di ambiente che rimanda a un qualcosa che può essere costruito dall’essere umano. L’ideologia della modernità si fonda su un’avversione e su un odio viscerale verso la natura, oggi gli eredi di questa ideologia li troviamo nel mondo della ricerca biotecnologica e nel mondo accademico progressista sinistrorso transfemminista che considera la natura come una gabbia da cui liberarsi. Una liberazione ed emancipazione dallo stesso vivente – spontaneo, autonomo e imprevedibile – e dai vincoli della natura per una sottomissione ai vincoli tecnologici del mondo-macchina.

Attorno alla natura la posta in gioco è il senso della finitudine umana, la differenza che passa tra esseri umani ed esseri viventi e macchine funzionanti. Da parte nostra non solo portiamo una diversa concezione sul vivente, ma proprio un sentire radicalmente diverso, come quello che ci rimanda a John Muir che durante una tempesta di vento in una foresta scrisse: “Dopo aver osservato i corsi d’acqua della Sierra dalle sorgenti alle pianure, contemplandoli sbocciare in bianche cascate, scivolare in falde cristalline, sgorgare in un grigio ventaglio di schiume tra le forre piene di massi e infine attraversare i boschi in estese e pacifiche anse – quando avremo appreso a fondo il loro linguaggio e le loro forme, allora potremmo udire distintamente il loro canto sollevarsi all’unisono in un maestoso inno che come un merletto avvolge le montagne”18. Da parte nostra, saremo sempre contro l’onnipotenza prometeica e la volontà di assoluta manipolazione del mondo.

Christopher Lasch in merito alla Rivoluzione francese è chiaro, mettendo in luce come questa “dimostrò che il tentativo di rimodellare la società in base a principi astratti di giustizia, estirpando modi di vita ormai stabilizzati e abbattendo antiche concezioni, portò più al regno del terrore che a quello della fratellanza e dell’amore universale”19. L’Illuminismo condannava il così detto pregiudizio in quanto nemico della ragione, ma così facendo cercava di estirpare una fonte di controllo morale, una saggezza nascosta che guidava la condotta degli uomini e delle donne, un senso comune sotterraneo che legava la Comunità, un anticorpo a tutto quello che la Rivoluzione Industriale e a seguire l’avanzata del sistema tecno-scientifico avrebbero prodotto.

In fondo, se ci pensiamo bene, cosa fu l’illuminismo, quella fede cieca nel progresso, nel superamento a ogni costo di tutto ciò che veniva considerato come passato, come obsoleto – e cosa è oggi il transumanesimo – se non una rivolta contro la natura, la vita, la morte, una meccanizzazione del mondo che con l’avanzare delle tecniche diventò manipolazione e artificializzazione, una volontà di dirigere e riprogettare l’eterno ciclo degli eventi, essere umano incluso, una volontà di potere assoluto che ben vediamo prendere forma nello sviluppo dell’ingegneria genetica, climatica, riproduttiva di pari passo con un’ingegneria sociale.

Ma come intuì Massimo Fini: “Questa razionalità, così indiscutibile, così confortante, contiene in sé una trappola mortale. Perché va fatalmente e progressivamente a toccare la natura, a modificarla, a manipolarla, a violentarla, a concentrare in tempi e spazi ridottissimi ciò che la biologia ha regolato con cadenze lente e ampie. […] ma la tecnologia non rompe solo l’equilibrio della natura intesa come qualcosa che è a noi esterno, attacca anche l’uomo in quanto elemento che di questa natura fa parte”20. Parole che ben si allacciano al pensiero di Bernard Charbonneau: “La crisi dell’ordine tradizionale favoriva il progresso tecnico, e il progresso tecnico finiva di distruggerlo. Questa evoluzione diventa irreversibile a partire dalla metà del Medioevo. […] Le tecniche un tempo disperse iniziano a convergere. […] Dopo aver coperto tutta la superficie visibile, la tecnica si prepara a rifluire invisibilmente fino alle profondità dell’uomo”21.

Senza la riduzione del vivente e dell’umano a mero substrato materiale non sarebbe stato possibile l’attacco delle ideologie materialiste, della tecno-scienza e del transumanesimo. Soltanto un’esistenza sradicata – consumata e consumabile – priva di significato può accettare l’invivibilità e l’ineluttabilità del mondo macchina.

Silvia Guerini, Luglio 2024, Bergamo
Pubblicato in L’Urlo della Terra, n.12, Luglio 2024

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Note:

1AA.VV. Smagliature digitali. Corpi, generi, tecnologie, Agenzia X, 2018.

2Silvia Guerini, Verso la riproduzione artificiale per tutti. Nuove linee guida per l’accesso alle tecniche di fecondazione assistita in Italia, Giugno 2024, https://www.resistenzealnanomondo.org/necrotecnologie/verso-la-riproduzione-artificiale-per-tutti-nuove-linee-guida-per-laccesso-alle-tecniche-di-fecondazione-assistita-in-italia/

3AA.VV, Pinguini, conchiglie e staminali. Verso futuri transpecie, Derive e Approdi, 2022.

4AA. VV. (a cura di ) Silvia Guerini e Costantino Ragusa, I figli della macchina, biotecnologie, riproduzione artificiale, eugenetica, Asterios editore, 2024.

5 Bernard Charbonneau, Il sistema e il caos, Arianna editrice, 2000.

6 Silvia Guerini, Dal corpo neutro al cyborg postumano. Riflessioni critiche all’ideologia gender, Asterios editore, 2022.

7Ernst Jünger, Trattato del ribelle, Adelphi, 1990.

8Ernst Jünger, Cacce sottili, Guanda, 2022.

9Henry David Thoreau, Storia naturale del Massachusetts, The Portable Thoreau.

10Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, Edizioni di comunità, 1967.

11Ernst Jünger, op, cit.

12Simone Weil, La prima radice, SE, 2013.

13Boni Castellane, In terra ostile, Signs Books, 2023.

14Boni Castellane, op. cit.

15Ralph Waldo Emerson, L’anima suprema, l’amore, l’amicizia, la politica, Ortica editrice, 2012.

16Boni Castellane, op.cit.

17Henry David Thoreau, Il mattino interiore, Ortica editrice, 2018.

18John Muir, Una tempesta di vento nella foresta, La vita felice, 2019.

19Christopher Lasch, Il paradiso in terra. Il progresso e la sua critica, Neri Pozza, 2016.

20 Massimo Fini, La Ragione aveva Torto?, Camunia, 1985.

21 Bernard Charbonneau, op.cit.

OGM – TEA: L’attacco al vivente continua – Costantino Ragusa

Che gli organismi geneticamente modificati in agricoltura fossero tutto tranne che fermi lo sapevamo da tempo. Proprio dal linguaggio che spesso accomunava i promotori dell’ingegnerizzazione degli esseri viventi e i loro detrattori. Quello che li accomunava e che spesso li rendeva indistinguibili era, ed è tutt’ora, la fiducia nella scienza con la sua ricerca che sappiamo essere attualmente nella sua quasi totalità direzionata in un certo modo, non per errore di strada, ma per quella che ormai è la sua essenza in perfetta sintonia con i tempi moderni che non prevedono dubbi sulla traccia da seguire. Sono vari decenni che il cosiddetto dibattito, usiamo una parola immediatamente comprensibile perché sarebbe difficile descrivere quello che è avvenuto, si muove intorno al metodo impiegato, alla possibile dannosità, qualche volta sui tempi troppo rapidi o troppo lunghi, ma mai che si sia posta una riflessione di tipo etico, anche se a malincuore utilizziamo questa parola considerato quello che è stato messo in campo negli anni con il beneplacito proprio dei comitati etici che abilmente si sono sempre perfettamente barcamenati tra complici silenzi e consensi spudorati, la dove serviva di conservare una reliquia di umanesimo fattosi però ormai tecnocratico. Quindi affrontare la questione da un punto di vista che parta da aspetti  non strettamente tecnici, ma piuttosto più filosofici e sociali sul senso in cui si vuole andare e se effettivamente quel tipo di direzione sia veramente priva di conseguenze irreversibili nei riguardi della natura con il suo conseguente saccheggio di risorse, di rispetto verso gli altri animali e se le libertà tanto dichiarate degli esseri umani effettivamente vengano rispettate. Nessuno si interroga sulle questioni più fondamentali, quelle che prioritariamente meriterebbero tutto l’impegno e l’attenzione necessaria. In questi anni di non dibattito sull’ingegneria genetica si è assistito piuttosto ad un ammollo preparatorio verso tempi migliori a cui tutti hanno partecipato, tecnocrati e critici. Cos’altro è il cosiddetto metodo precauzionale, se non l’attesa dentro i laboratori di tempi migliori? La sperimentazione in campo dei nuovi OGM – TEA ha risposto a questo quesito. Un dialogo tra signorotti rispettabili che non condividono le stesse idee, ma venendo dallo stesso ambiente culturale e di tradizione nutrono reciprocamente un grande rispetto reciproco e preparano un contesto che possa accomodare le medesime posizioni in principio apparentemente inconciliabili, ma successivamente si ritrovano sempre nello stesso alveo perché di fondo viene condiviso lo stesso universo di senso.
Questo è quello che è avvenuto tra contrari e favorevoli agli OGM in questi ultimi vent’anni. In principio come sappiamo c’erano le multinazionali che scendevano in campo con tutta la loro arroganza, per esempio Monsanto che tirava le fila di tutte le varie compagnie, forti del loro potere economico e quindi di corruzione di organi destinati alla regolamentazione come l’FDA americana per citare il più noto e successivamente l’EFSA a Parma per l’Europa. Nel mentre queste compagnie incappavano in qualche processuccio su base locale dove erano ritenute colpevoli. La Monsanto avrebbe potuto essere definita una criminale incallita per le cause portate avanti contro il suo operato. Lo sborso di pochi spiccioli permetteva nel tempo, mai troppo celere, dell’arrivo della sentenza definitiva di rifare altri miliardi sempre con la stessa pratica, in tal senso il caso del PCB insegna. Tutto questo ha portato a mobilitazioni molto importanti a livello internazionale, come in India dove gli OGM nei campi, dal cotone ai vari tentativi di ingegnerizzare anche il riso, non era una questione da consumatore consapevole al supermercato, ma era questione di vita e di morte e molto spesso i contadini sceglievano proprio questa seconda opzione ingerendo come atto estremo di protesta il noto Glifosato prodotto dalla stessa Monsanto.
Quindi avevamo questi OGM che erano diventati per una piccola parte di mondo il simbolo dell’imperialismo americano, con tutto il mondo da esso rappresentato compreso quell’immancabile esotismo della lotta che porta ad essere radicali con le imprese degli altri, meglio se lontane geograficamente. In Europa non sono state poche le rimostranze verso questa tecnologia genetica, che partiva decisamente male nell’immaginario del grande pubblico. Anche allora vi era il vasto campionario di retoriche messe in campo per far accettare l’innovazione come il salvataggio dei paesi poveri del Sud del mondo, la riduzione dell’uso dei pesticidi e ovviamente la maggior produttività. La propaganda a volte si è spinta forse un po’ troppo in là, figlia dei vecchi slogan della Rivoluzione verde degli anni ‘60 dove facevano da protagonisti i “semi miracolo”. Anche in questo caso si prometteva che avrebbero fatto miracoli con le modificazioni genetiche negli organismi viventi. Qualche immagine è diventata il simbolo del cosiddetto cibo Frankenstein, come il famoso pomodoro con all’interno una lisca di pesce: un pomodoro con all’interno geni di pesce per poter conservarsi più a lungo. La promessa dei miracoli non ha avuto grande successo e piuttosto ha spaventato perché a dire dei ricercatori sarebbe subentrata quell’“irrazionalità” nei confronti dei progressi scientifici e in generale verso ciò che non si conosce. Del resto neanche gli scienziati seppur agendo razionalmente, anzi, unici depositari di vera razionalità, non avevano idea di dove stavano andando e hanno dovuto rimettere presto nei serragli le loro chimere transgeniche in attesa di tempi migliori. Di fatto era evidente a qualsiasi sondaggio che l’immagine degli OGM negli alimenti e in agricoltura almeno in Europa era rovinata, difficilmente si poteva porre rimedio a questa situazione, se non evitando che fosse immediatamente chiaro che si avesse a che fare con OGM. Nell’alimentazione degli animali destinata alla zootecnia industriale in Italia da anni sono presenti mangimi, granaglie e farine OGM, quindi da parecchi anni chi si alimenta di altri animali ha assunto anche elementi di origine geneticamente modificata e, come abbiamo detto altrove, spesso queste granaglie finivano anche seminate nei campi. Nonostante campagne specifiche contro questi mangimi per anni è stata negata la presenza di OGM, perché avrebbe voluto dire ammettere che tutto il comparto zootecnico, ancora memore della cosiddetta “mucca pazza” si rifaceva a simili tecnologie. Chiarezza è stata fatta soltanto dopo un grande sabotaggio a Veronesi, una compagnia italiana specializzata nell’importazione di mangimi per animali. Un grande piazzale con numerosi mezzi abbrustoliti con il loro carico di quintali di mangime geneticamente modificato fattosi ormai croccante e inadatto a finire negli allevamenti faceva da sfondo all’arrivo in elicottero del proprietario della compagnia che, assediato dalla stampa, brevemente, forse scosso dall’accaduto, ammetteva che di fatto i suoi mangimi erano OGM provenendo dagli Stati Uniti. I gruppi locali avrebbero potuto fare tesoro di quella dichiarazione tanto attesa e mai arrivata in anni di manifestazioni, invece si è pensato più prudente prendere le distanze dall’accaduto. Una prudenza che negli anni ha sempre fatto da contorno al cosiddetto dibattito intorno agli OGM e più in generale sull’ingegneria genetica, rimandando lotte che non hanno mai preso una vera stabilità prediligendo casi particolari e lasciando il pensiero critico, almeno in Italia, a contesti che non vedevano oltre la minaccia della propria filiera equo-bio e solidale. Ancora una volta quindi la mera “ragione economica” dimostrando sempre di ragionare come la controparte in un piccolo paradigma facilmente soverchiabile.
A livello europeo c’era ancora un blocco all’entrata degli OGM, anche se di fatto Spagna e Romania ne erano sommersi da tempo, ma in attesa del momento opportuno, della giusta emergenza che potesse giustificare un salto tecnologico così radicale nelle campagne. Ma anche se in questi anni non si vi era discussione intorno agli OGM nei campi è stato creato il terreno per cui quando quel momento giusto sarebbe arrivato, non ci sarebbero stati grandi scossoni, come l’ennesima innovazione tra tante altre. Stiamo parlando del passaggio da agricoltura ad agroindustria fino ai tempi recenti con l’agricoltura 4.0 dove ad entrare in quello che resta delle campagne è la tecnologia digitale. C’è chi ha promosso pezzetto dopo pezzetto negli anni questo processo e chi ovviamente ne ha tratto vantaggio perché più semplice, moderno, ma soprattutto più sovvenzionato. Dal basso si vede l’agroimpresa che nel tempo ha sostituito l’attività contadina, anzi per andare avanti doveva proprio sopprimerla, con coscienza o meno i soldi hanno dato la traccia da seguire e le aziende non si sono fatte pregare. Le forme più piccole non riuscendo ad adattarsi si sono perse e con loro anche possibilità reali di creare comunità veramente legate ai territori.
La ricerca sullo sviluppo dell’ingegneria genetica solo raramente è stata accostata anche a quella sugli OGM in agricoltura, piuttosto è stata considerata come se fossero ambiti diversi. Volutamente si è voluto fosse così, ancora una volta era più facile, per una compagnia ambientalista green come Greenpeace immancabile ospite a Davos perché porre interrogativi sulle nuove tecnologie di ingegneria genetica legate agli esseri umani, meglio parlare di soia e deforestazione, così da restare nel quadro di riforma prestabilito e dare poi l’indirizzo ai nuovi contestatori armati di vernice che tra l’altro, più realisti del re se il movente è il cambiamento climatico che tanto li ossessiona e che tanto poco capiscono, si sono già impegnati ad accettare i TEA. Nel nuovo quadro resiliente ecosostenibile dove le complicità anche dal basso si sprecano il reset dell’agricoltura viene annunciato dai pifferi tecnocratici come inevitabile, anzi tra i primi luoghi dove l’intervento si promette radicale. L’allarme vero, non quello dell’ennesima emergenza, doveva già da tempo attirare la nostra attenzione quando dai laboratori hanno cominciato a parlare di preservare la campagna. Semplicemente significava che la degradazione della biodiversità e la degradazione sociale di quello che restava del mondo agricolo erano arrivate a un tale livello che si era pronti per un nuovo immaginario predisposto da costoro, utilizzando tante aziende come complici, come quelle che non vedrebbero alcuna differenza nel coltivare in verticale con l’idroponica, allevare grilli invece di mucche scorreggione di CO2, piantare estensioni di pannelli solari e pale eoliche. E se il salto di specie si faceva troppo grande bastava guardare la moderna zootecnia industriale per trovare tutto quello che negli anni sarebbe stato proposto per le società umane.
Se i ricercatori sono arrivati a inventarsi a livello internazionale gli NGT – nuove tecniche genomiche – che in Italia in modo curioso sono stati chiamati TEA – tecnologie di evoluzione assistita, significa che, come è stato dichiarato da un ricercatore dopo un sabotaggio ad un riso OGM a Mezzana Bigli, ci lavoravano da decenni dentro i loro laboratori o magari in qualche progetto internazionale, come avviene con la vivisezione: in Italia non è possibile torturare i macachi come si vorrebbe e allora viene chiesta ospitalità ad altri centri di ricerca in paesi dove le leggi sono più permissive per poi ritornare indietro pieni di buone intenzioni, che non significa altro che muovere i vari canali di lobby e per l’agricoltura significa avviare la contaminazione e denunciarne successivamente l’irreversibilità del danno come successe in America latina.
Tutte cose che venivano denunciate in passato quando da criticare era il capitalismo statunitense, ma adesso che vi sono progetti piccoli, con ricercatori spesso giovani apparentemente privi di ambizione che amano farsi ritrarre in foto di gruppo inclusive, come la mettiamo? Se invece della Monsanto abbiamo l’Università Statale di Milano che si appresta a fare il terzo bagno inclusivo e i CREA che da anni portano avanti questi progetti di manipolazione genetica con sovvenzioni pubbliche come la mettiamo? Tutto si fa più difficile e in parte riconduce alla timida opposizione che simili progetti stanno avendo, ma non lo spiega del tutto. Non sarebbe da escludere che in molti abbiano fatto proprio il clima di emergenza permanente che ci circonda, forse una risposta a questa ennesima emergenza potrebbe venire proprio da quella ricerca scientifica che qui annuncia di manipolare un poco i vegetali, ma che in altri momenti ha manipolato pesantemente gli esseri umani con i sieri genici. Si dirà che sono piani diversi e che le questioni non sono sovrapponibili e qualcuno a sinistra inizierebbe già ad agitare lo spauracchio del complottismo, immediata scusa per sganciarsi ed evitare di porre critiche scomode, ma la memoria corta non fa ricordare che con la stessa tecnologia con cui adesso si stanno modificando i vegetali, il CRISP/Cas9, in Cina i ricercatori hanno editato le prime due bambine figlie dell’ingegneria genetica. Eppure, nonostante l’eredità mortifera delle tecno-scienze,  nonostante vengano trasferiti e realizzati qui in Italia biolaboratori con ricerche di guadagno di funzione dove le ricerche di punta sono nell’ingegneria genetica, tocca ancora sentire favole sulla buona o cattiva biotecnologia, la solita questione sull’utilizzo dei mezzi impiegati. Alla Statale di Milano dove lavorano sul riso OGM – TEA non vi possono essere ricercatori che puntano solo al profitto, come farebbe un ricercatore della Monsanto, ci deve essere probabilmente una missione e per i critici nostrani saranno probabilmente compagni che sbagliano. Lo stesso dicasi per quello strano dualismo critico che ha portato biotecnologi e oppositori a parlare la stessa lingua. Come è stata possibile una simile catastrofe? Sono i tempi dello smussamento del conflitto, del rassettamento del senso delle cose se la ricerca ha il volto di progressisti ricercatori. Anche i contestatori figli di quella fiducia nella scienza, che nel 2024 è solo la scienza del potere motore di un’inarrestabile progresso biocida, hanno assunto quel possibilismo cronico che contribuirà a farci circondare da chimere transgeniche e, cosa che sicuramente sarà la più drammatica, non più riconosciute come tali.
È tempo di cambiare il campo alle complicità in questa lotta che si presenta lunga e per niente facile, dalla nostra abbiamo solo il fatto che i TEA sono nuovi OGM, ma con il portato biocida dei vecchi OGM, a livello di messaggio sarà fondamentale farlo capire e mai senza le separazioni tra i campi e i corpi tutti come vorrebbero la prudenza eco-sinistrata.
Ancora una volta ci verrà in aiuto l’esperienza delle lotte passate, quel che resta del campettino TEA di Mezzana Bigli estirpato da braccia generose potrebbe diventare il nuovo “campo del controllo” come gli attivisti svizzeri definivano la sperimentazione OGM del Politecnico di Zurigo arrivata ad essere protetta come un sito militare. Lo stesso era avvenuto in Islanda prima di concludere la ricerca dopo l’ennesima visita dei falciatori notturni. O in Inghilterra che vide distrutti tutti i suoi oltre sessanta campi, sospendendo le ricerche all’aperto e cambiando le leggi contro la trasparenza delle informazioni e contro gli attivisti.
Il piccolo test TEA che si vuole riprodurre ovunque qui in Italia potrebbe prendere altre forme. Sarà necessario essere vigili e attenti a come intendono invaderci con le loro nocività transgeniche. Una buona mobilitazione con una critica radicale al mondo delle tecno-scienze potrebbe essere un’ottima base per allargare e variegare veramente le forme di intervento andando a intercettare tutti coloro che hanno compreso la necessità di collegare tutti questi aspetti. Sappiamo per certo che il programma delle Biotecnologie non è un qualcosa a cui il sistema intende rinunciare, è il mezzo e il fine allo stesso tempo con cui si vuole avviare la Grande trasformazione per spingerci in un mondo transumano.

Costantino Ragusa, Luglio 2024, Bergamo
Pubblicato in L’Urlo della Terra, num.12, Luglio 2024

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Interventi al Presidio contro i nuovi OGM – TEA, 6 luglio 2024
Guarda qui: https://odysee.com/@resisterealtransumanesimoa9612:a/Presidio-contro-gli-OGM-TEA-6-luglio-2024:4

Nelle notizie del TG di ByoBlu servizio di Giorgio Valleris sul presidio contro i nuovi OGM-TEA:
https://www.byoblu.com/2024/07/07/tg-flash-byoblu-24-7-luglio-2024-edizione-1330

Fotografie del presidio contro i nuovi OGM – TEA
Altre fotografie qui: https://www.resistenzealnanomondo.org/italia-mondo/fotografie-presidio-contro-i-nuovi-ogm-tea/