Il cammino dell’informatica parte dalle applicazioni militari missilistiche degli anni ’50, per passare a modelli di simulazione complessi negli anni ’80 per la ricerca nucleare e spaziale, nasce così la cibernetica, lo studio del controllo. Senza computer con una capacità di elaborazione sempre più veloce non sarebbe stato possibile sequenziare il genoma, non sarebbe stato possibile lo sviluppo della biologia molecolare. Il sistema tecnico necessita di dispositivi e nanochip sempre più veloci e potenti.
L’integrazione di sistemi diversi che comunicano tra loro: l’internet delle cose, tutto diventa più intelligente, come esprime nella sua propaganda l’IBM. Un terminale globale dove tutto è interconnesso, tutto è tracciato, dove si esiste nella traccia elettronica e virtuale di un terminale.

È USCITO IL QUINTO NUMERO DEL GIORNALE ECOLOGISTA RADICALE L’URLO DELLA TERRA

In questo numero:

Monsanto-Bayer matrimonio criminale
Ecologismo e transumanismo connessioni contro natura
Dove trans-xeno-femminismo, queer e antispecismo incontrano la tecnoscienza
Il cyborg: una metafora che si incarna, un dispositivo di potere e la fine di ogni liberazione
Vaccini: armi di distruzione di massa
G7 agricoltura: affari, controllo e dominio
Come sbancarsi la vita la fondazione Mach in Trentino
Non una semplice isola
Loro hanno paura di noi perchè noi non abbiamo paura di loro
La riproduzione artificiale dell’umano di Alexis Escudero – Ortica edizioni, 2016
Salti nella notte…
Disarticolare il mondo dell’autorità

EDITORIALE:
In tanti anni che lavoriamo su questioni come l’ecologismo, le nocività e la tecnologia, abbiamo sempre pensato che il punto di partenza, preliminare ad ogni percorso di lotta, fosse quello di chiarire, tra le varie posizioni critiche, chi questo sistema di sfruttamento lo vuole combattere e chi invece lo rafforza alimentandolo, costruendogli possibili scappatoie.
Parlando di nocività, per esempio, il lavoro svolto da gran parte dell’ambientalismo e da certo ecologismo è il caso sicuramente più emblematico e significativo su come il sistema non solo abbia recuperato delle istanze, ma su come sia riuscito a intervenire e trasformare la realtà in nome di queste. Negli anni si è aggiunto anche l’animalismo e gran parte dell’antipecismo.
Abbiamo però dato per scontato che certi ambienti più sensibili con idee radicali verso le trasformazioni di questo mondo fossero perlomeno più fermi nel considerare e riconoscere certi processi come manifestazioni del potere. La scienza può forse essere considerata neutrale in questi tempi? Eppure in tante/i hanno posto dei seri dubbi sulla non neutralità.
In vari mesi di presentazioni del giornale, ma anche dei nostri progetti legati alla critica delle tecno-scienze, non avremmo pensato di uscirne così sconfortate/i. Sconforto perchè è come se tutto un lavoro passato non fosse stato compreso fino in fondo. Ci siamo interrogate/i sul perchè di una simile situazione. Forse è per il modo con cui è stata criticata la tecnologia e un certo progresso in certi contesti senza andare a fondo nel problema, pensiamo al nucleare: basta soffermarsi solo sull’aspetto radioattivo delle scorie o su come questa tecnologia sia calata dall’alto? Per il primo aspetto potranno propinarci una “soluzione” per lo stoccaggio delle scorie e per il secondo aspetto potranno far diventare il nucleare una “partecipazione”: non potendone uscire bisogna imparare a conviverci e a cogestirlo insieme alle compagnie energetiche… Aspetti parziali che non tengono conto della complessità di una nocività radioattiva, sociale, ecologica…
La critica alla tecnologia fatta solo ed esclusivamente perchè questa è una manifestazione del potere, se può in un primo momento sembrare positiva, ha dei limiti perchè di fatto ha portato a un allentamento del pensiero, a tanti slogan e luoghi comuni acritici.
Nel confronto, spesso anche scontro acceso, tra le varie posizioni, pensavamo di trovare convinte/i tecnofile/i solo tra i soliti ambienti di sinistra, fiduciosi nel progresso sempre e comunque, anche se nucleare o nanotecnologico. O in certi ambienti polverosi fermi con analisi ottocentesche che, anche se nel mentre siamo arrivate/i alla cibernetica e alle figlie in provetta, loro cercano ancora la borghesia… Invece abbiamo scoperto ambienti libertari difensori del transumanesimo, arrivando addirittura a distinguerne uno di destra e uno libertario-anarchico, tanto da ipotizzare di impossessarsi dei Big Data (i pseudo dibattiti sul transumanismo pubblicati su “Umanità Nova”).
Abbiamo visto dei contesti femministi, anche libertari, sostenere le tesi dello xenofemminismo e la riproduzione artificiale dell’umano, usando come motivazione tutti gli stereotipi degli ambienti accademici pro-scienza, arrivando a giustificare i più controversi processi della tecno-scienza, distruggendo così in un colpo solo anni di lotte di donne reali e non ancora metafore cyborg in attesa dell’ennesimo decostruzionismo.
Anche alcuni contesti antispecisti, quelli più impegnati nell’approfondimento teorico, sono caduti nel sogno transumanista di una tecnologia liberatrice.
In tutto questo ovviamente la natura non esiste più. Cancellato finalmente il selvatico, dentro e fuori di noi, si scopre che l’empatia tanto decantata nei volantini patinati era esclusivamente destinata agli animali creati dall’uomo nelle selezioni per l’allevamento o per la vivisezione…
Sicuramente abbiamo scoperto che l’intossicazione del sistema, con i suoi mezzi di dissuasione e propaganda di massa, non risparmia nessun contesto, nemmeno quelli critici. Forse allora sarà da questa critica che sarà necessario ripartire, ma dovremmo prima capire che direzione sta prendendo: se verso le braccia cyborg del dominio o verso una landa selvaggia dove la liberazione è ancora possibile.

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Trentino: Incendiati ripetitori TV, radio e telefonici

Trentino – Apprendiamo dai media locali che nella notte tra 6 e 7 giugno sono stati dati alle fiamme diversi ripetitori e cabine di gestione situati sul monte Finonchio.
Bruciati gli impianti di radio e tv (Rai), gestori della telefonia mobile (Telocom, Vodafone e Wind) e un paio di ripetitori utilizzati per le comunicazioni delle forze armate.
I danni sono stati ingenti, si parla di oltre un milione di euro, e le tv di Stato non hanno funzionato in tutta la zona per diverse ore.
Sul luogo sono state trovate le scritte “Basta censura per i compagni in AS2. Con Fran e le compagne/i di Aachen” e “Oggi vi censuriamo noi (A)”.

Info da: www.autistici.org/cna

“Il bip bip quotidiano”

Il bip bip quotidiano

Traduzione dal francese di Blasphegme n° 2, bulletin mural anarchiste de Paris et sa région

Bip, quando si prende la metro con la carta dell’abbonamento. Bip, quando si accede al proprio luogo di lavoro. Bip, quando si va a mangiare alla mensa universitaria o a quella della propria scuola media/superiore (a volte, invece che con una tessera, si passa con le proprie impronte digitali). Bip, quando si va alla biblioteca. Bip, quando si entra nel proprio condominio.
Quando non si fa “bip”, si digita sullo schermo del proprio smartphone, del proprio tablet, o sulla tastiera del proprio computer. Nemmeno un secondo delle nostre giornate passa senza un’interazione con queste tecnologie, che si sostituiscono alle interazioni faccia-a-faccia con altre persone, sostituite da contatti virtuali sui social media, che ci lasciano nel freddo della nostra solitudine, ben reale, lei.
Si é quasi dimenticato che quando si vuole parlare a qualcuno si puo’ andare a casa sua e suonare alla sua porta. Si é quasi dimenticato cos’è comunicare faccia-a-faccia, con le emozioni, le risate, la collera che si leggono sulle nostre facce, il tono della nostra voce, il tremolio delle nostre mani. Si è quasi dimenticato che fino a poco tempo fa queste macchine non facevano parte delle nostre vite e che non eravamo rinchiusi in questo mondo digitalizzato, che cerca di controllare sempre più il nostro quotidiano. E che le persone vivevano, si amavano, comunicavano, si tenevano al corrente dell’attualità senza queste tecnologie invadenti.
Nella metro ci si sente a volte come un intruso a far parte delle rare persone che non sono aspirate dal proprio piccolo schermo, con le cuffie nelle orecchie, dimenticando che ci sono delle persone intorno a te. Ed é chiudendoci così su noi stessi che non vediamo l’evoluzione della società con le sue tecnologie. Per esempio, nelle prigioni, nelle scuole medie/superiori, alle frontiere, in certi luoghi di lavoro, la biometria fa oramai parte del quotidiano (impronte digitali, forma della mano, tratti del viso, disegno delle vene dell’occhio…). Bisognerà avere immaginazione per combattere tali sistemi di controllo, onnipresenti nelle notre vite, che avranno il loro compito facilitato dal nuovo registro dei documenti elettronici, che dovrà conservare in un data base centralizzato i dati biometrici di chi possiede un passaporto o una carta d’identità. E a tutto ciò si aggiungono le telecamere delle città, i GPS degli smartphone e delle macchine, i braccialetti elettronici e un mucchio di altre macchine che non aspettano altro che di essere lanciate su questo ricco mercato…
I muri si chiudono sempre di più, ognuno accetta più o meno nel suo quotidiano questi enormi mezzi di controllo, dimenticando che ci si può anche disconnettere, che non si muore (nemmeno socialmente) e che la famosa “neutralità” delle tecnologie non esiste, che abbiamo già perso un po’ delle nostra capacità d’interagire, di comunicare, di pensare. Siamo spesso ridotti a servi di fronte alle macchine e già definitivamente alienati in tutti i campi della vita.
E se imparassimo di nuovo a vivere senza macchine? E se tagliassimo i fili del virtuale per connetterci di nuovo gli uni con gli altri, tessere delle complicità nel concreto, riempire quel vuoto creato dalla nostra atomizzazione? Riprendere contatto con il tempo, lo spazio, gli altri, tutto quello che é stato relegato in secondo piano dall’interazione fredda con le macchine.
E se bestemmiassimo apertamente contro la religione della connettività? E se facessimo la guerra a questo paradiso tecnologico che ci esaltano e che sembra piuttosto un incubo uscito direttamente dalla fantascienza?
E se distruggessimo le macchine…

A fine ottobre 2016, un “incendio doloso” ha distrutto un locale tecnico dell’impresa telefonica Orange a Tolosa, privando 800 case di telefono e di internet. Secondo i media, il “ritorno alla normalità” è stato riportato solo dopo quattro giorni… noi diremo che è durato solo quattro giorni…

novembre 2016

Info da: www.informa-azione.info

Genova: sabotato ripetitore

Segue rivendicazione giunta alla mail di croceneranarchica: “”GENOVA:Sabotato ripetitore in zona Staglieno. Contro questo esistente che uccide,fisicamente e psicologicamente,le nostre vite,l unico modo per fermarlo l azione violenta, l azione diretta. SOLIDARIETA’ AI PRIGIONIERI ANARCHICI NEL MONDO. ANARCHIA SIGNIFICA ATTACCO”

Info da: www.autistici.org/cna

Genova: Sabotato ripetitore Ericsson

GENOVA SABOTATO RIPETITORE ERICSSON IN SOLIDARIETA CON LE PRIGIONIERE GRECHE POLA ROUPA E KOSTANTINA ATHNASOPOULOU E CON I PRIGIONIERI DELL OP. SCRIPTA MANENT. CONTRO LO STATO. CONTRO LA TECNOLOGIA. CONTRO GLI ANARCHICI DA SALOTTO.

Fonte: mail mandata alla casella di posta elettronica di CNA

Info da: www.autistici.org/cna