Il cammino dell’informatica parte dalle applicazioni militari missilistiche degli anni ’50, per passare a modelli di simulazione complessi negli anni ’80 per la ricerca nucleare e spaziale, nasce così la cibernetica, lo studio del controllo. Senza computer con una capacità di elaborazione sempre più veloce non sarebbe stato possibile sequenziare il genoma, non sarebbe stato possibile lo sviluppo della biologia molecolare. Il sistema tecnico necessita di dispositivi e nanochip sempre più veloci e potenti.
L’integrazione di sistemi diversi che comunicano tra loro: l’internet delle cose, tutto diventa più intelligente, come esprime nella sua propaganda l’IBM. Un terminale globale dove tutto è interconnesso, tutto è tracciato, dove si esiste nella traccia elettronica e virtuale di un terminale.

12/02 Roma – A fuoco antenne e ripetitori

La notte del 12 Febbraio, nei pressi della stazione metro/bus Ponte Mammolo a Roma, incendiate antenne e ripetitori telefonici.

Contro il dominio tecnologico, sabotiamo l’alienazione causata da smartphone, social network e tutto ciò che produce socialità fittizia e miseria dei rapporti umani.

Solidarietà a tutt* prigionier* anarchic* rinchius* nelle galere.

Un saluto a Cello, Greg e Ghespe

 

Info da: www.autistici.org/cna

Salonicco, Grecia – Attacco incendiario contro OTE

Viviamo in un mondo dove tutti gli aspetti delle nostre vite sono circondati dal sistema tecnologico. Le relazioni sociali vengono instaurate attraverso computer e i telefoni cellulari sono ben lontani dalla vita reale. Ognuno di noi è quotidianamente monitorato ad ogni angolo della città da telecamere, localizzato dal segnale emesso dai nostri telefoni cellulari e archiviato attraverso impronte digitali e campioni di DNA. Questo è stato progettato per trasformare ogni persona in un numero registrato in una banca dati, per essere delle pedine prevedibili e sicure di un sistema marcio.

Il nostro obiettivo è un mondo di individui ribelli che prendono le proprie vite nelle proprie mani, realizzando il proprio desiderio di ribellione e libertà.

Così siamo tornati ad attaccare l’azienda di telecomunicazioni OTE, continuando la campagna anti-tecnologica. All’alba del 14 dicembre abbiamo collocato un dispositivo incendiario al sistema di antenne in Seych Sou [bosco periurbano di Salonicco].

Noi vediamo la solidarietà come un’arma nel conflitto contro lo Stato e Capitale, ed è per questo che rispondiamo all’attacco dello Stato repressivo contro gli anarchici che attaccano gli obiettivi del sistema.

Solidarietà con l’anarchico Salvatore Vespertino, incarcerato il 3 agosto a Firenze e accusato in base alla prova di DNA di aver collocato la bomba davanti ad una libreria fascista.
Solidarietà con l’anarchico Dinos Yatzoglou arrestato nella mattina di 28 ottobre ad Atene e accusato di aver inviato pacchi-bomba.

Morte allo Stato.

Per un Dicembre Nero, per l’Anarchia.

Cellula Anarchica – Distruzione dell’Esistente

fonte: anarhija.info

Grenoble – Incendiato Centro di cultura scientifica, tecnica e industriale

Grenoble, polo tecnologico pacificato?

Nella notte di 21 novembre ci siamo introdotti nella Casemate di Grenoble (più facile del previsto, dato che la porta era aperta (idioti!) e l’abbiamo devastata (chiunque abbia mai lanciato dei computer attraverso una stanza, saprà di cosa parliamo), e infine l’abbiamo allegramente incendiata. Mentre il telegenico responsabile del fablab si sta agitando pateticamente nei media, noi pubblichiamo il nostro comunicato, eco inseparabile dal nostro atto incendiario contro questa istituzione notoriamente nociva a causa della diffusione di cultura digitale.
Negli anni Settanta molti rivoluzionari hanno investito su Internet, mentre l’informatizzazione delle nostre vite era solo agli inizi. Si parlava freneticamente di orizzontalità, del potenziale formidabile di informazione e di condivisione, e persino, per i più confusi, di emancipazione grazie a computer collegati tra di loro. L’appropriazione popolare di questa tecnologia emergente avrebbe, si diceva, minato tutti gli sforzi coercitivi di governi o mercantili delle aziende. Questa ingenua utopia è cambiata nel giro di mezzo secolo, da una profezia marginale ad un’ideologia popolare. Da dirigenti statali a intellettuali di Sinistra, da e-imprenditori ad associazioni ecologiste, tutti affascinati davanti alla rivoluzione digitale. Il hacker è diventato la nuova icona sovversiva e ovunque vengono lodati i social media, l’open source, il lavoro di gruppo, la trasparenza, la gratuità e l’incommensurabile immaterialità.

Ma il superamento dell’era industriale si è rilevato essere una grossa menzogna: migliaia di chilometri di cavo sotto terra e sotto i mari, data-center in tutti gli angoli dell’emisfero, tutta una serie di centrali nucleari per mantenere l’economia attaccata alla flebo, prodotti sofisticati all’obsolescenza accelerata, schermi in tutti gli spazi, nocività anche tra le pieghe intime del nostro quotidiano; tutto poggia sull’industria ipertrofica, la devastazione dell’ultimo spazio non-urbanizzato e lo sfruttamento e l’eliminazione brutale o diffusa di individui umani o non-umani.
L’illusione digitale continua a far effetto. Eppure, l’impagabile Norbert Wiener teorizzò già nel 1954 la cibernetica come arte di governo attraverso macchine. Eppure, è il più grande potere militare al mondo che sviluppò i primi computer, collegandoli in rete, con il solo obiettivo di vincere efficacemente la guerra. Eppure, sono Google, Amazon, Facebook, Apple, che programmano la rete e si arricchiscono. Eppure, sono gli Stati che regolano e sorvegliano lo spazio digitale. Indubbiamente, profitto e controllo presiedono all’immaterialità immaginaria. La società è finita a riassumersi in un totalitarismo tecnologico, finemente modellato, una versione sempre più autoritaria delle gestione di nostre vite. Che fanno i rivoluzionari? Loro cogestiscono la propria alienazione, creano valute digitali e installano wi-fi anche in spazi occupati.
Quando tutto concorre, nella realtà vissuta, a smentire l’ideologia, le ideologie raddoppiano d’inventiva. Comunicazione e immagini devono mascherare il mondo affinché il regno del falso sia mantenuto.
“Ville Internet” [concorso per la miglior copertura internet come servizio pubblico, ndt] ormai si unisce a “Ville Fleurie” [concorso per il miglior spazio verde, ndt], le ultime paccottiglie tecnologiche sono tutte “smart”, i burocrati dell’educazione nazionale rifilano ai bambini contenuti digitali. Vengono ovunque introdotte nuove interfacce digitali ludiche. Gli amministratori delle città soddisfano le start-up assetate di denaro, e le masse tendenzialmente geek si aprono ai fablab nei quartieri alla moda. Questi dispositivi in apparenza estremamente eterogenei mirano tutti ad accelerare il consenso e l’utilizzo sociale di tecnologie della nostra epoca inquietante.

A noi non ce ne frega minimamente se questi fablab provengono dall’immaginario stantio di un hacker ammirato, ma non è così, o che partecipano alla proficua collaborazione scientifica con uno dei templi della tecnocrazia, il MIT (Massassuchets Institute of Technologies), ed è così; perché rappresentano una nocività che siamo venuti a distruggere. Ma non si tratta di criticare questo o quell’aspetto di inferno tecnologico, di deplorare il progresso dell’onniscenza di Stato, dell’efficienza dell’ordine di mercato, o del nostro crescente addomesticamento eseguito da macchine. Se lottiamo contro il progetto cibernetico che avvelena la nostra sottomissione, è la totalità di questo mondo spregevole che noi attacchiamo.
Siamo un po’ in ritardo per la data del 16 (processo), ma inviamo il nostro sostegno ai compagni nell’operazione Scripta Manent (particolarmente a quelli che subiscono la censura). Inviamo anche forza alle tre compagne di Montreuil, attualmente in detenzione preventiva [rilasciate il 23/11, ndt], come al compagno in isolamento.
I compagni in Cile hanno lanciato un appello per un mese di novembre nero. Anche se ci piace l’idea della campagna internazionale lanciata da anarchici, noi non ci ritroviamo in questa “esigenza di liberare i prigionieri”. Anche se condividiamo l’idea di sostenere i detenuti ribelli con attacchi, ci rifiutiamo di entrare in una logica di dialogo con lo Stato (o con ogni altro potere).
Questa notte abbiamo bruciato la Casemate, domani sarà qualcos’altro, e le nostre vite saranno troppo brevi, in carcere o alla’aria libera, perché tutto ciò che odiamo bruci.
fonte: anarhija.info

Francia – Ripetitori in fiamme

Quando si raggiunge la cima della collina c’è l’Orso Grande sopra la tua testa. E poi, sotto, vedi le luci di Issoire, che fanno guerra alle stelle del cielo. E soprattutto, al di sopra di tutto, c’è un ripetitore accanto a te, che ti ricorda che non sei venuto a recitare la poesia. Accendi il fuoco …

Nelle prime ore del 22 agosto abbiamo fatto fuoco sulla collina. In Moidias, due ripetitori che servono la linea telefonica da Issore a Brioude e la trasmissione di molte frequenze radio sono salite in fiamme. Poiché non potevamo spegnere le luci della città, almeno abbiamo spento gli smartphone.
Poiché questo mondo è troppo stretto, essa mira alla normalizzazione, al controllo, alla sterilizzazione e alla digitalizzazione di ogni individualità. Perché volevamo darci un soffio d’aria, sentivo vivo piuttosto che soffocare. È vero, questo desiderio di distruzione potrebbe essere stato soddisfatto di un attacco alle strutture della Croce Rossa, a una fattoria riproduttiva oa un centro di detenzione migranti. Ci attacchiamo per non essere ancora un altro architetto delle strutture del potere. Noi attacchiamo per piacere immediato e non per un ipotetico futuro radiante.
Come sottolineato in altre affermazioni, la tecnologia – che ci tiene immobile e colonizza la nostra immaginazione – è uno dei pilastri della civiltà. Se siamo d’accordo con questo, non possiamo essere soddisfatti di un semplice scambio di idee. Così abbiamo cercato punti sensibili su cui agire. Bruciando i ripetitori, non solo vogliamo infliggere i più grandi danni ai promotori della protesi tecnologica. È un modo di comunicare, interagire, sabotare la civiltà.
Per interrompere la routine di cittadini onesti, lavoratori, consumatori, persone ricche o povere, giovani o vecchi, super-collegati o techno-scettici, che contribuiscono allo sviluppo della civiltà profonda, dove continuiamo a inviare informazioni, discutere via internet e scopare via SMS. Così coloro che dipendono dagli schermi e dalle cuffie sono immersi nel silenzio angoscioso della comunicazione fallita e sono proprio coloro che stanno costruendo e perpetrate questo tipo di relazione con il mondo, garantendo così che quest’ultimo non esegue rischi.
Ma questo attacco deriva anche dalla volontà di mettere in discussione la relazione che abbiamo con la mediazione tecnologica dei viventi (umani e non umani) e la digitalizzazione dell’esistente. Ci permette di criticare in atto la costruzione di tutte le regole (sessista, razzista, omofobica, specista …) diffusa dal continuo flusso di immagini e informazioni e che hanno quasi schiacciato le nostre individualità.
Se aggiungiamo il fatto che molti compagni sono colpiti da procedimenti repressivi in ​​cui, anche grazie alla collaborazione degli operatori telefonici, i mezzi di comunicazione diventano strumenti per catturare coloro che rivoltano, ecco alcuni motivi per i ripetitori di barbecue. Poche ragioni per le quali nessuna delle quali contempla la prospettiva di aprire una fessura nella normalità in modo che la rivoluzione accada. Se questa speranza ci abbracciasse in passato, ora è morta nei nostri cuori.
Volevamo che questo attacco risuonasse con la stringa di altri barbecue (di ripetitori, veicoli e locali di Enedis [un ramo di Electricité de France, la rete elettrica nazionale …)), che si è svolto nell’estate del 2017 su cui condividiamo molti delle critiche e delle proposte. A questo proposito ci siamo chiesti cosa dobbiamo fare per non cadere in una dinamica della concorrenza. Come essere ispirati dalle azioni altrui senza che questa sia una sfida per vedere chi fa il più grande (ripetitore)?
Questo è ciò che ci ha portato ad analizzare, progettare e realizzare questo attacco. Ciò che ci ha portato giorni è stata la definizione degli aspetti pratici del piano (come avviare un fuoco senza bruciarsi, per esempio), ma anche la condivisione di ciò che era in gioco, le specificità, i desideri e i limiti di ciascun individuo che ha partecipato dentro. Ci siamo messi in gioco e abbiamo trovato i mezzi per i nostri desideri, anche se è stato difficile fisicamente ed emotivamente. La bellezza del processo attraverso cui abbiamo cercato di unire la violenza dell’intento con la benevolenza dell’attenzione, ci dà tanta soddisfazione come quella di aver riuscito a distruggere quei ripetitori. Non siamo soldati, in momenti come questi, le nostre individualità diventano reali, si incontrano e si discutono tra di loro. Che facciamo la nostra sintesi tra teoria e pratica.
Abbiamo distrutto i ripetitori forzando le porte o le recinzioni che li proteggevano e mettendo dispositivi incendiari su diverse parti dei cavi. I dispositivi erano semplici bottiglie di plastica di una e una mezza litro piene di benzina, su cui un buon pezzo di candelabro era collegato con filo.
Non metteremo fine a questo comunicato senza prima esprimere la nostra solidarietà con Krem e Kara e coloro che attaccano il mondo e non dimenticano che essi stessi potrebbero essere parte dei suoi meccanismi.

BARJO – Barbecue d’Antennes Relais Joliment Osé

Info da: www.325.nostate.net

È USCITO IL QUINTO NUMERO DEL GIORNALE ECOLOGISTA RADICALE L’URLO DELLA TERRA

In questo numero:

Monsanto-Bayer matrimonio criminale
Ecologismo e transumanismo connessioni contro natura
Dove trans-xeno-femminismo, queer e antispecismo incontrano la tecnoscienza
Il cyborg: una metafora che si incarna, un dispositivo di potere e la fine di ogni liberazione
Vaccini: armi di distruzione di massa
G7 agricoltura: affari, controllo e dominio
Come sbancarsi la vita la fondazione Mach in Trentino
Non una semplice isola
Loro hanno paura di noi perchè noi non abbiamo paura di loro
La riproduzione artificiale dell’umano di Alexis Escudero – Ortica edizioni, 2016
Salti nella notte…
Disarticolare il mondo dell’autorità

EDITORIALE:
In tanti anni che lavoriamo su questioni come l’ecologismo, le nocività e la tecnologia, abbiamo sempre pensato che il punto di partenza, preliminare ad ogni percorso di lotta, fosse quello di chiarire, tra le varie posizioni critiche, chi questo sistema di sfruttamento lo vuole combattere e chi invece lo rafforza alimentandolo, costruendogli possibili scappatoie.
Parlando di nocività, per esempio, il lavoro svolto da gran parte dell’ambientalismo e da certo ecologismo è il caso sicuramente più emblematico e significativo su come il sistema non solo abbia recuperato delle istanze, ma su come sia riuscito a intervenire e trasformare la realtà in nome di queste. Negli anni si è aggiunto anche l’animalismo e gran parte dell’antipecismo.
Abbiamo però dato per scontato che certi ambienti più sensibili con idee radicali verso le trasformazioni di questo mondo fossero perlomeno più fermi nel considerare e riconoscere certi processi come manifestazioni del potere. La scienza può forse essere considerata neutrale in questi tempi? Eppure in tante/i hanno posto dei seri dubbi sulla non neutralità.
In vari mesi di presentazioni del giornale, ma anche dei nostri progetti legati alla critica delle tecno-scienze, non avremmo pensato di uscirne così sconfortate/i. Sconforto perchè è come se tutto un lavoro passato non fosse stato compreso fino in fondo. Ci siamo interrogate/i sul perchè di una simile situazione. Forse è per il modo con cui è stata criticata la tecnologia e un certo progresso in certi contesti senza andare a fondo nel problema, pensiamo al nucleare: basta soffermarsi solo sull’aspetto radioattivo delle scorie o su come questa tecnologia sia calata dall’alto? Per il primo aspetto potranno propinarci una “soluzione” per lo stoccaggio delle scorie e per il secondo aspetto potranno far diventare il nucleare una “partecipazione”: non potendone uscire bisogna imparare a conviverci e a cogestirlo insieme alle compagnie energetiche… Aspetti parziali che non tengono conto della complessità di una nocività radioattiva, sociale, ecologica…
La critica alla tecnologia fatta solo ed esclusivamente perchè questa è una manifestazione del potere, se può in un primo momento sembrare positiva, ha dei limiti perchè di fatto ha portato a un allentamento del pensiero, a tanti slogan e luoghi comuni acritici.
Nel confronto, spesso anche scontro acceso, tra le varie posizioni, pensavamo di trovare convinte/i tecnofile/i solo tra i soliti ambienti di sinistra, fiduciosi nel progresso sempre e comunque, anche se nucleare o nanotecnologico. O in certi ambienti polverosi fermi con analisi ottocentesche che, anche se nel mentre siamo arrivate/i alla cibernetica e alle figlie in provetta, loro cercano ancora la borghesia… Invece abbiamo scoperto ambienti libertari difensori del transumanesimo, arrivando addirittura a distinguerne uno di destra e uno libertario-anarchico, tanto da ipotizzare di impossessarsi dei Big Data (i pseudo dibattiti sul transumanismo pubblicati su “Umanità Nova”).
Abbiamo visto dei contesti femministi, anche libertari, sostenere le tesi dello xenofemminismo e la riproduzione artificiale dell’umano, usando come motivazione tutti gli stereotipi degli ambienti accademici pro-scienza, arrivando a giustificare i più controversi processi della tecno-scienza, distruggendo così in un colpo solo anni di lotte di donne reali e non ancora metafore cyborg in attesa dell’ennesimo decostruzionismo.
Anche alcuni contesti antispecisti, quelli più impegnati nell’approfondimento teorico, sono caduti nel sogno transumanista di una tecnologia liberatrice.
In tutto questo ovviamente la natura non esiste più. Cancellato finalmente il selvatico, dentro e fuori di noi, si scopre che l’empatia tanto decantata nei volantini patinati era esclusivamente destinata agli animali creati dall’uomo nelle selezioni per l’allevamento o per la vivisezione…
Sicuramente abbiamo scoperto che l’intossicazione del sistema, con i suoi mezzi di dissuasione e propaganda di massa, non risparmia nessun contesto, nemmeno quelli critici. Forse allora sarà da questa critica che sarà necessario ripartire, ma dovremmo prima capire che direzione sta prendendo: se verso le braccia cyborg del dominio o verso una landa selvaggia dove la liberazione è ancora possibile.

Per contatti e richieste:
urlodellaterra@inventati.org
www.resistenzealnanomondo.org

3 euro a copia più spese di spedizione 1,30 euro
Per i distributori minimo 5 copie: 2 euro a copia più spese di spedizione 1,30 euro
Spese di spedizione per l’estero: 5,50 euro

NUOVO CONTO TEMPORANEO
Postepay n. 4023600652318587
Intestata a Guerini N.
Specificare la causale L’Urlo della Terra

Trentino: Incendiati ripetitori TV, radio e telefonici

Trentino – Apprendiamo dai media locali che nella notte tra 6 e 7 giugno sono stati dati alle fiamme diversi ripetitori e cabine di gestione situati sul monte Finonchio.
Bruciati gli impianti di radio e tv (Rai), gestori della telefonia mobile (Telocom, Vodafone e Wind) e un paio di ripetitori utilizzati per le comunicazioni delle forze armate.
I danni sono stati ingenti, si parla di oltre un milione di euro, e le tv di Stato non hanno funzionato in tutta la zona per diverse ore.
Sul luogo sono state trovate le scritte “Basta censura per i compagni in AS2. Con Fran e le compagne/i di Aachen” e “Oggi vi censuriamo noi (A)”.

Info da: www.autistici.org/cna

“Il bip bip quotidiano”

Il bip bip quotidiano

Traduzione dal francese di Blasphegme n° 2, bulletin mural anarchiste de Paris et sa région

Bip, quando si prende la metro con la carta dell’abbonamento. Bip, quando si accede al proprio luogo di lavoro. Bip, quando si va a mangiare alla mensa universitaria o a quella della propria scuola media/superiore (a volte, invece che con una tessera, si passa con le proprie impronte digitali). Bip, quando si va alla biblioteca. Bip, quando si entra nel proprio condominio.
Quando non si fa “bip”, si digita sullo schermo del proprio smartphone, del proprio tablet, o sulla tastiera del proprio computer. Nemmeno un secondo delle nostre giornate passa senza un’interazione con queste tecnologie, che si sostituiscono alle interazioni faccia-a-faccia con altre persone, sostituite da contatti virtuali sui social media, che ci lasciano nel freddo della nostra solitudine, ben reale, lei.
Si é quasi dimenticato che quando si vuole parlare a qualcuno si puo’ andare a casa sua e suonare alla sua porta. Si é quasi dimenticato cos’è comunicare faccia-a-faccia, con le emozioni, le risate, la collera che si leggono sulle nostre facce, il tono della nostra voce, il tremolio delle nostre mani. Si è quasi dimenticato che fino a poco tempo fa queste macchine non facevano parte delle nostre vite e che non eravamo rinchiusi in questo mondo digitalizzato, che cerca di controllare sempre più il nostro quotidiano. E che le persone vivevano, si amavano, comunicavano, si tenevano al corrente dell’attualità senza queste tecnologie invadenti.
Nella metro ci si sente a volte come un intruso a far parte delle rare persone che non sono aspirate dal proprio piccolo schermo, con le cuffie nelle orecchie, dimenticando che ci sono delle persone intorno a te. Ed é chiudendoci così su noi stessi che non vediamo l’evoluzione della società con le sue tecnologie. Per esempio, nelle prigioni, nelle scuole medie/superiori, alle frontiere, in certi luoghi di lavoro, la biometria fa oramai parte del quotidiano (impronte digitali, forma della mano, tratti del viso, disegno delle vene dell’occhio…). Bisognerà avere immaginazione per combattere tali sistemi di controllo, onnipresenti nelle notre vite, che avranno il loro compito facilitato dal nuovo registro dei documenti elettronici, che dovrà conservare in un data base centralizzato i dati biometrici di chi possiede un passaporto o una carta d’identità. E a tutto ciò si aggiungono le telecamere delle città, i GPS degli smartphone e delle macchine, i braccialetti elettronici e un mucchio di altre macchine che non aspettano altro che di essere lanciate su questo ricco mercato…
I muri si chiudono sempre di più, ognuno accetta più o meno nel suo quotidiano questi enormi mezzi di controllo, dimenticando che ci si può anche disconnettere, che non si muore (nemmeno socialmente) e che la famosa “neutralità” delle tecnologie non esiste, che abbiamo già perso un po’ delle nostra capacità d’interagire, di comunicare, di pensare. Siamo spesso ridotti a servi di fronte alle macchine e già definitivamente alienati in tutti i campi della vita.
E se imparassimo di nuovo a vivere senza macchine? E se tagliassimo i fili del virtuale per connetterci di nuovo gli uni con gli altri, tessere delle complicità nel concreto, riempire quel vuoto creato dalla nostra atomizzazione? Riprendere contatto con il tempo, lo spazio, gli altri, tutto quello che é stato relegato in secondo piano dall’interazione fredda con le macchine.
E se bestemmiassimo apertamente contro la religione della connettività? E se facessimo la guerra a questo paradiso tecnologico che ci esaltano e che sembra piuttosto un incubo uscito direttamente dalla fantascienza?
E se distruggessimo le macchine…

A fine ottobre 2016, un “incendio doloso” ha distrutto un locale tecnico dell’impresa telefonica Orange a Tolosa, privando 800 case di telefono e di internet. Secondo i media, il “ritorno alla normalità” è stato riportato solo dopo quattro giorni… noi diremo che è durato solo quattro giorni…

novembre 2016

Info da: www.informa-azione.info