La nanotecnologia si riferisce alla manipolazione della materia sulla scala del nanometro (1 miliardesimo di metro). Scienza su nanoscala che opera nel regno dei singoli atomi e molecole. Allo stato attuale le nanotecnologie coinvolgono la scienza dei materiali: le modificazioni a livello atomico portano numerose modifiche delle proprietà dei materiali, che si fanno più forti e più durevoli.
Con le nanotecnologie è possibile creare e modificare in laboratorio quasi qualsiasi tipo di materiale, robot minuscoli per la nanomedicina, chip sempre più piccoli e veloci, RFID (Etichette a radio frequenza) per tracciare nei loro spostamenti merci e qualsiasi essere vivente.
Governi e industrie hanno investito enormemente nelle nanotecnologie, tanto da farne la piattaforma strategica per il controllo globale di ogni produzione e settore: alimentare, sanitario, informatico, controllo sociale e militare. Un pilastro portante della Green Economy del XXI secolo.

Quando i Verdi “vendono” Minatec – Dodici anni dopo

Quand les Verts “vendent” Minatec

Douze ans plus tard

jeudi 31 mai 2018 par Pièces et main d’œuvre

Voici 12 ans, le 1er juin 2006, un millier de marcheurs s’était rassemblé pour protester contre l’inauguration de Minatec ; et au-delà, contre l’incarcération de l’homme-machine dans le monde-machine. Les Verts, toujours francs et courageux, avaient tergiversé à bas bruit entre le soutien aux nanotechnologies et des vœux pieux d’ « encadrement éthique ». Ils ne sont pas les seuls. La critique des (nano)technologies n’est pas la priorité d’une gauche pour qui le salut et l’émancipation consistent au contraire à brader l’autonomie du vivant pour l’hétéronomie de l’artificiel.

Les Verts grenoblois ont conquis le pouvoir municipal en 2014 et dominent depuis la cuvette – la Métro -, avec leurs alliés. En décembre 2017, ils ont vendu à cette même Métro les actions de la Ville de Grenoble dans la SEM Minatec. Occasion irrésistible de revenir sur un moment local exemplaire du moment général. Que font les Verts quand ils gèrent « le système », finalement ? Que s’est-il passé depuis 2006 ? En tirant notre fil nous avons reconstitué toute une trajectoire – Minalogic, Minatec, Giant, Clinatec…- tout le puzzle du CEA-Grenoble ; et recroisé nos technocrates Verts, Eric Piolle (Hewlett-Packard), Vincent Fristot (Gaz Electricité Grenoble), Pierre Kermen (Giant, Caserne de Bonne), et puis Vincent Comparat, Laurence Comparat, Yann Mongaburu & Cie ; big data, open data, smart city… On dira ce qu’on voudra, vivre à Grenoble, c’est malsain, mais c’est instructif.

Pour lire le texte intégral:

http://www.piecesetmaindoeuvre.com/spip.php?page=resume&id_article=1061

Presentazione La Piralide – spazio di documentazione Bergamo

Ostrinia nubilalis, meglio conosciuta come piralide, è una farfalla le cui larve sono dedite a vivere, nutrendosene, di piante come il mais, il sorgo e il peperone, oltre a molte altre. Durante la primavera le larve divengono farfalle e fuoriescono dalle piante. Dicono che la sua presenza abbia causato gravi problemi alle coltivazioni di mais, perciò gli esperti del settore, da sempre, hanno ritenuto importante contrastare ed eliminare l’indesiderato insetto tramite interventi chimici (l’impiego di pesticidi e veleni), biologici (l’introduzione di parassiti della piralide) o agronomici (la scelta di varietà di piante resistenti alle larve grazie a delle modificazioni genetiche). Il mais geneticamente modificato è in grado di resistere sia alla piralide sia ad erbicidi molto potenti, come il glifosato, largamente impiegato in coltivazioni di ogni genere. Per questi motivi, in innumerevoli aree del mondo, ove possibile, è ampiamente incentivata la coltivazione di varietà di mais geneticamente modificate, resistenti agli erbicidi, in modo da poter utilizzare veleni e contemporaneamente debellare la piralide, “inopportuna” piralide.

La Piralide – questo insetto così osteggiato dai coltivatori di mais, dalle multinazionali e dai fautori degli organismi geneticamente modificati – è il nome che abbiamo scelto per questo nuovo spazio. Un piccolo insetto il simbolo che abbiamo scelto per uno spazio ed un luogo nel quale affrontare le questioni che ci stanno a cuore. L’attacco alla natura ed a quella parte di mondo ancora selvatica, l’asservimento e la manipolazione tecnologica degli esseri viventi, lo sviluppo della tecnologia stessa nelle sue disparate e molteplici espressioni, lo sfruttamento degli animali e della Terra, con l’avvelenamento e la devastazione ecologica che ne segue, la volontà addomesticatrice del dominio di privarci di ogni possibile tensione alla trasformazione o al sovvertimento della realtà sono per noi espressioni di questo mondo imperniato sull’autorità le quali rendono necessaria ed urgente una analisi ed una critica radicale, non rimandabile ad un futuro migliore.

Mai come oggi è necessario rifiutare il sistema di dominio con le sue logiche di controllo, delega e cogestione democratica delle nocività che ci circondano. Il totalitarismo tecnologico non è solo assoggettamento, imposizione, repressione, ovvero ciò che ci ha reso oggetto di uno sfruttamento, ma anche soggettivazione, ossia ciò che rende l’uomo soggetto, operatore, promulgatore, partecipe del proprio stesso sfruttamento. 

La piralide resiste. Mai come oggi, in questa realtà dove gli individui sono costantemente sottoposti, ricondotti e assoggettati a cause, fini ed esigenze più “grandi” di loro, occorre scoprire la poesia della propria unicità. Mai come oggi, in un mondo dove è possibile una vasta scelta tra le innumerevoli ed insulse libertà offerte, in un mondo interamente trainato e modellato dagli imperativi dell’autorità e della merce, l’esistenza è altrove. La piralide si riproduce.

Desideriamo aprire uno spazio nel quale ci sia e si dia spazio ad idee e tensioni in netto contrasto con l’attuale assetto sociale; uno spazio di documentazione e discussione dove chiunque possa scovare parole e scritti non reperibili tra gli scaffali del supermercato delle opinioni o nelle aule dell’accademia delle ideologie, luoghi dei pensieri confezionati e pronti all’uso. I libri, i materiali stampati, qui non saranno merce offerta per intrattenere, materiale per semplice e puro studio ed approfondimento culturale o racconti di vecchie storie, fonti di nostalgiche o avventurose fughe letterarie. Che senso e significato ha allora documentarsi? Darsi un tempo per approfondire e fondare il proprio pensiero? Sicuramente non quello di accumulare nozioni e contenuti pre-confezionati, da usare nelle più disparate situazioni o tavole rotonde. Sicuramente non quello di dare schemi e filtri risolutivi con cui leggere ed ingabbiare la realtà.

Il sapere va nutrito. Se resta un semplice accumulo indefinito di conoscenze e di informazioni può contribuire a creare, ad alimentare, un più o meno vasto bagaglio culturale e conoscitivo, un insieme di conoscenze che teniamo in serbo per noi e per gli altri. Niente di più. Può il sapere non avere sapore? Possedere un grande quantitativo di conoscenze non conduce necessariamente ad una maggiore comprensione della realtà e di ciò che ci circonda; significa che i fatti e le parole di un tempo, potendo sfuggire a quanti vorrebbero racchiuderli nelle pagine di polverosi volumi, debbono poterci dire qualche cosa di tangibile oggi. Farci riscoprire gusti e sapori.

Se lo sguardo punta a sovvertire, e non a riformare, significa che le mere informazioni, il semplice insieme di saperi e il loro accumulo non bastano e restano soltanto un riempitivo per la mente, buono solo a baloccarsi in esercizi retorici o a rassicurarsi nelle certezze delle proprie illusioni.

Le conoscenze slegate dalle idee restano lettera morta. Allora, assieme alla necessaria conoscenza, occorrono progetti, volontà e tensioni individuali per fare fermentare autonomamente la propria selva di pensieri. In quest’ottica, e solo in questa particolare accezione ancora tutta da esplorare, uno spazio di documentazione può avere pieno significato. Così, a partire da questi presupposti, potranno avere luogo anche la discussione, l’approfondimento, la critica. Al vuoto, alla rassegnazione e all’uniformità dettata da sterili opinioni opponiamo la pienezza e il significato di idee che possono infiammare la vita.

Uno spazio per l’approfondimento e la critica, contro l’autorità e la gerarchia. Certamente non un luogo dove potersi rintanare, come al riparo di una nicchia dove custodirsi intatti. Nemmeno un circolo ricreativo o un centro culturale. Non saranno quattro mura a racchiudere la nostra volontà di riflettere, a tarpare le nostre aspirazioni, a privare di sostanza i nostri sogni, a sedare i nostri desideri. Nemmeno ci illudiamo che potranno essere le attività svolte nello spazio ad inceppare questo mondo di dominio che non ci dà respiro, questo mondo che costantemente offre miseria e obbedienza a piene mani. Le attività che vi potranno nascere saranno espressione delle persone che di volta in volta lo animeranno. Che si tratti di incontri, discussioni, dibattiti o proiezioni, ciò che faremo non avrà né il proposito di riempire un’agenda, come per consolarci in un frenetico attivismo, né l’intento di persuadere, di convertire o di aggregare qualcuno, ed infine, nemmeno la volontà di ricercare un confortante riconoscimento sociale.

Uno spazio in cui la piralide si rafforza e lotta contro il dominio tecno-scientifico.

La Piralide – via del Galgario 11/13 – Bergamo
Apertura: tutti i giovedì dalle ore 16.00 alle ore 20.00
e-mail: avvelenate@anche.no

scarica qui il pdf: la-piralide-presentazione

JOB FAIR 2017 – Pisa

È il primo job meeting (tra i cui sponsor principali c’è Leonardo) dedicato agli allievi e agli ex allievi delle scuole superiori universitarie quali: Scuola Superiore Sant’Anna e Scuola Normale Superiore di Pisa, IUSS di Pavia, Scuola IMT Alti Studi Lucca, Gran Sasso Science Institute dell’Aquila e Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste. I sei istituti del mondo dell’università e della ricerca ti permetteranno di incontrare le aziende leader con l’intento di «consolidare il legame virtuoso» tra formazione di eccellenza e l’universo dello sfruttamento delle imprese. Ma quale legame virtuoso? È un legame che evidenzia piuttosto il ruolo delle università nell’addestrare gli studenti al solo scopo di asservire gli interessi economici di grandi aziende impegnate in settori che vanno da quello bellico e farmaceutico fino ad arrivare a quello informatico e delle biotecnologie, passando ovviamente per i soliti istituti bancari e di credito. Aziende, tra l’altro,che investono proprio sulle ricerche portate avanti da queste stesse università, determinandone l’orizzonte. Il risultato dell’incontro garantirà futuri specialisti noncuranti, dirigenti affamatori e senza scrupoli, ricercatori al servizio del dominio infame che determina e gestisce le nostre vite e distrugge l’ambiente in cui viviamo, sostenendo e alimentando il funzionamento di questa società autoritaria e sempre più tecnocratica.

AZIENDE PARTECIPANTI:
Angelini: azienda chimicafarmaceutica che si distingue per le approfondite ricerche che porta avanti utilizzando la vivisezione.
Enel: dopo aver fatto centinaia e migliaia di morti con il carbone, e l’energia idroelettrica e nucleare, questa ditta punta alle energie rinnovabili, senza troppo interrogarsi su dove disbosca per mettere i pannelli solari o sul fatto che forse questo sistema è da sabotare e non da potenziare con le illusioni della green economy e dell’economia circolare del riciclaggio.
Leonardo Finmeccanica: la più grande azienda di armi italiana. Il più avanzato concentrato di tecnologia bellica alla continua ricerca di come rendere più letali i suoi gadget.
Valagro S.p.A.: multinazionale del settore Agro-farmaceutico, produttrice di fertilizzanti, pesticidi e OGM. “Utilizzare la scienza per conferire e mettere a frutto le potenzialità della natura” è lo slogan usato per mascherare lo sfruttamento e avvelenamento che porta avanti ai danni del territorio. Una nuova concezione del cibo: dal laboratorio direttamente nel tuo piatto! Un azienda per chi si sente un po’ Dio dentro, che vi farà scoprire che l’agricoltura non è più materia per contadini ignoranti!
Unicredit: il gruppo guidato da Jean Pierre Mustier occupa il primo posto nell’elenco delle banche che più appoggiano l’industria bellica: oltre 2,1 miliardi di euro nel 2016.
Thales Italia: gruppo industriale impegnato nella fabbricazione di apparecchi elettronici per le telecomunicazioni militari, la guerra elettronica, la sorveglianza sociale e lo sviluppo delle smart city.
STMicroelectronics: droni, sensori, internet delle cose, questa ditta produce tutto ciò che è necessario per trasformare il mondo che ci circonda in una prigione ancora più opprimente e tecnologica. Ovviamente, anche qui, non possono mancare componenti elettronici per armi.

Galeone Occupato Via Lucchese 65 (angolo con vuia Firenze), Pisa
Garage Anarchico Chiassetto Sant’Ubaldesca 44 (zona S.Martino), Pisa
Aperture Merc-Ven 16-20

qui il pdf impaginato: job fair 2017

Open day – studiare Scienze della vita alla scuola Sant’Anna.

OPEN DAY – STUDIARE SCIENZE DELLA VITA ALLA SCUOLA SANT’ANNA, SCIENZE AGRARIE, BIOTECNOLOGIE VEGETALI E SCIENZE MEDICHE.

Oggi 19/03/18, al Sant’Anna si tiene l’Open Day volto a presentare l’offerta formativa dell’istituto di Scienze della Vita. Tramite le cosiddette “Scienze della vita” potrai collaborare col magico mondo della ricerca genetica applicata all’agricoltura, e servire le peggiori multinazionali del settore nel devastare ed avvelenare il pianeta.

Le biotecnologie in agricoltura sono il cavallo di battaglia di quelle aziende che per profitto affamano milioni di persone nel mondo, mettendo a rischio la biodiversità e la salute.

Con le scienze agrarie del Sant’Anna potrai contribuire a tutto ciò, spacciando per “innocuo” ciò che è nocivo, per “utile” quello che aiuta ad arricchire chi è già ricchissimo. Potrai anche tu collaborare con multinazionali come la VALAGRO e diventare un loro lacchè spacciando la loro merda come il fertilizzante BREXIL ZN (https://www.valagro.com/it/farm/prodotti/micronutrienti/linea-brexil/).

A causa delle devastazioni perpetrate dal modello di agricoltura industriale imposto da aziende come MONSANTO, BENETTON, ENI, VALAGRO, BAYER, DUPONT, migliaia di contadini si sono suicidati in India, Sud America, Africa per aver perso la terra e l’autonomia sulle proprie coltivazioni (https://www.osservatoriodiritti.it/2017/09/14/india-contadini-suicidi/; https://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/05/ogm-250mila-suicidi-tra-gli-agricoltoriil-mercato-in-mano-alle-multinazionali/168751/#cComments), costretti ad abbandonarle per venire a bussare disperatamente alle porte del ricco occidente, diventando degli ingranaggi dell’Agro-business. Non c’è da meravigliarsi se in tutto il Sud del mondo l’opposizione a questo modello di sfruttamento è stata fortissima (http://www.slowfood.it/land-grabbing-in-mozambico/).

Nonostante gli effetti sull’ecosistema siano palesemente disastrosi, uno degli ultimi studi del Sant’Anna, giocando con le parole e con i numeri, promuove le coltivazioni OGM (https://www.nature.com/articles/s41598-018-21284-2).

Di fronte alla superficialità dozzinale di quella pubblicazione, non si sono fatte aspettare le dure critiche (http://www.osservatoreromano.va/it/news/la-terra-non-e-vendita), a cui sono seguite risposte ancora più futili e scomposte da parte del Sant’Anna nella figura del suo rettore Pierdomenico Perata (http://www.biodinamica.org/reazione-del-rettore-della-santanna-di-pisa-in-prima-pagina-della-nazione-del-28-febbraio-2018/). Se alcuni rievocano lo scontro tra Galileo e la chiesa, non si rendono conto che oggi il pensiero scientifico è paragonabile a quella che era la dottrina ufficiale cattolica dell’epoca: come dice l’epistemologo olandese Feyerabend (Contro il metodo, Feltrinelli), all’epoca la Ragione stava dalla parte del Papa, perché quella di Galileo era una riflessione che sconvolgeva le categorie concettuali dell’epoca. Oggi la posizione frutto della Ragione dell’epoca è quella del rettore del Sant’Anna, novello Urbano VIII che difende gli OGM dalle critiche, mentre chi sottolinea come siano parziali, ideologiche e non neutrali le ricerche del Sant’Anna viene tacciato di antirazionalismo, quando invece possiede semplicemente altri modi di vedere il mondo ed osservare la realtà, come all’epoca Galileo.

Per noi, semplicemente, la critica alle manipolazioni genetiche si basa sull’idea che esse di fatto sono un attacco alla libertà e dignità di ogni essere vivente, perché tendono a trasformarci tutti in prodotti dell’industria. Sono un’insopportabile arroganza contro milioni di anni di evoluzione delle specie animali e vegetali, che non hanno mai avuto bisogno di nascere in un laboratorio per sapersi adattare al mondo. Gli ecosistemi, nelle loro continue trasformazioni e fluttuazioni, hanno sempre funzionato in modo equilibrato, e se adesso il pianeta è ridotto ad una discarica è proprio grazie agli sforzi di qualche scienziato ed alla sete di profitto di qualche industriale.

La nuova frontiera dell’agricoltura industriale è il campo del biologico, dietro il quale si cela la maschera del biotecnologico, ovvero di quelle tecnologie da cui sono derivati gli OGM e le sostanze chimiche annesse (vedi ad esempio il pesticida GLIFOSATO della Monsanto o il sopracitato BREXIL), tecnologie che vengono spacciate da aziende, investitori e ricercatori come compatibili con la natura, ma che invece non sono altro che compatibili con il sistema di dominio imperante del capitale e con i suoi metodi di sfruttamento della terra.

Ovviamente ad un benefattore della ricerca di morte…altro che “scienze della vita”… come il Sant’Anna non poteva sfuggire L’Agro-Business e le biotecnologie annesse, per meglio definire il quadro di sfruttamento in cui ama tanto sguazzare.

Nei prossimi mesi sarete chiamati a fare una scelta di campo: rifiutare l’arruolamento o ingrossare le file dei pretoriani di questa società, venendo a vivere e studiare qui a Pisa al Sant’Anna. Se troverete, allora, delle/i nemiche/i sul vostro cammino, non dite che non eravate stat* avvertit*… nessuna pace per chi vende la propria coscienza per un piatto di lenticchie, per chi consacra la vita e le capacità intellettive ai bisogni di questa società!

Torino: Salus, Scientia e tanta pecunia – Solo geni ed identità digitali

Torino: Salus, Scientia e tanta pecunia

Il Parco della Salute, futuro polo scientifico-didattico e ospedaliero, dopo innumerevoli zuffe di palazzo, avrà sede in zona Lingotto. Promesse di miracoli nell’healthcare di eccellenza e non solo. Avviati gli sgomberi di fastidiosx migrantx all’ex Moi, la Regione Piemonte si spertica cercando di concretizzare chances di attrazione sul territorio nella spasmodica ricerca di investitori privati e di un advisor qualificato in consulenza legale e finanziaria. Imprenditori e imprenditrici del mondo della progettazione, del management e della costruzione sono in trepidante attesa per costituire le associazioni di impresa ed esser candidatx al progetto definitivo. Tutto un fermento insomma.

Ma il cosiddetto Parco della Salute apre i suoi futuri cancelli a Scienza e Innovazione già qualche chilometro prima, in perfetta linea retta, nel quartiere San Salvario. su cui i progetti di riqualificazione si sprecano, quelli di ampliamento della sede di biotecnologie anche. Salute+Scienza=Soldi, tanti.

Il business della vita, mercificata, smembrata, ingegnerizzata, annientata, ottimizzata, algoritmizzata, qualsiasi sia la sua forma e specie, è un trend in crescendo al ritmo frenetico ed esaltato dell’incedere tecnologico.

Proprio in San Salvario, all’ombra del quasi ultimato nuovo centro di biotecnologie e medicina traslazionale (con immancabili nuovi stabulari per topi e maiali), a più riprese sono comparsi qua e là un po’ di volantini.

Solo geni ed identità digitali

La dimensione ludica della tecnologia nasconde il volto invasivo ed opprimente del controllo e la conseguenza -già ampiamente concreta- della perdita del confine tra reale e virtuale.

A Torino il Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione è in via di costruzione ed ha già fatto sì che parte dei locali dell’Ex Moi venissero sgomberati e che, sull’onda dell’entusiasmo per le sorti della medicina rigenerativa, si inaugurasse anche la fabbrica delle cellule, la Cell Factory, cioè una Officina Farmaceutica nel Centro di Biotecnologie Molecolari dell’Università, dove una cinquantina tra docenti, ricercatori ed altri servi della scienza seguitando, produce cellule staminali umane epatiche ed in futuro -ovviamente- non sono escluse pure altre applicazioni.

E siamo anche in attesa che siano ultimati, presso l’ex scalo Vallino, i lavori del nuovo incubatore di ricerca biotecnologica, prima fase del Clinical Industrial Research Park, centro biotecnologico e di medicina traslazionale. Università, industria, start-up e spin-off ingorde di cavie animali e umane.

Una volta di più le manipolazioni sintetiche della natura vengono fatte passare per salvifiche per imporre un mondo totalizzante e devastato, sempre più nelle mani di chi ha investimenti e brevetti, in cui dalla nascita alla morte -che non deve più esistere, lasciando quindi la vita senza senso- non è presente più libertà e possibilità di autogestirsi la salute ed ogni proprio vissuto, facendo di noi degli animali sempre più integrati con pezzi di macchine, con protesi ed appendici bio e nanotecnologiche, assegnando valore a noi stessx solo in qualità di geni ed identità digitali.

I dati che -volontariamente o meno- immettiamo nel sistema virtuale sono merci per tutte le aziende che li utilizzano per i propri profitti, ad esempio i dati sanitari prima della Lombardia e poi della penisola italiaca tutta verranno regalati ad IBM per il suo Watson Health, un supercomputer in cloud basato su un sistema di intelligenza artificiale, la tecnologia cognitiva che impara e sa rispondere alle domande poste in linguaggio naturale.

In cambio c’è l’impegno della multinazionale delle scienze convergenti a forti investimenti finalizzati a creare un grande centro di ricerca europeo, da far sorgere a Milano. Non un centro di ricerca qualsiasi, ma uno destinato ad ospitare proprio Watson Health, in una città che ha appena visto sfumare la possibilità di ospitare l’Agenzia del farmaco e che ora anela alla sede centrale del tribunale unificato dei brevetti, nell’attesa di vedere sorgere lo Human Technopole sulle ceneri nauseabonde di Expo 2015.

Sempre più, nell’era tecnologica, ogni forma vivente deve rappresentare un business in una corsa sfrenata ad accaparrarsi dati, luoghi, organismi viventi e in progettazione, vegetali, chimere, animali umani e non. Brevetti e algoritmi. Tutto il vivente appare sempre più manipolabile, sempre più intrappolato nell’ottica di dominio e controllo a fini di mercificazione, maggiore rendimento e produttività.

Niente e nessunx esclusx.

Animalx

In cassazione si conclude la vicenda processuale contro Silvia, Billy e Costa

In cassazione si conclude la vicenda processuale contro Silvia, Billy e Costa

Dopo cinque anni di udienze si è concluso in questi giorni a Roma il processo in cassazione contro Silvia, Billy e Costa accusati dalla Procura della repubblica di Torino di trasporto e ricettazione di esplosivi tra l’Italia e la Svizzera con finalità di terrorismo.
Dal momento in cui Silvia, Billy e Costa avevano terminato di scontare le pene inflitte nel processo in Svizzera, la Procura di Torino, nelle vesti del Procuratore Arnaldi Di Balme, ha cercato di imbastire un processo prima per associazione sovversiva (coinvolgendo anche altre persone facenti parte della Coalizione contro le nocività) e successivamente, con più appelli, ha cercato di dimostrare che un pezzo del tentativo del sabotaggio in Svizzera fosse stato preparato in Italia, perlomeno nel recupero e trasporto dei materiali necessari.
La cassazione ha invece confermato la precedente sentenza di improcedibilità secondo il principio “Ne bis in idem”, ovvero non poter giudicare una persona più volte per lo stesso reato, appellandosi dunque ad un principio di difetto di giurisdizione.
Per chi volesse approfondire rimandiamo alla lettura della pubblicazione “Solidarietà e complicità”: raccolta di testi intorno al tentativo di sabotaggio del centro IBM sulle nanotecnologie in Svizzera e sulla solidarietà espressa da realtà di movimento anche a livello internazionale.

www.silviabillycostaliberi.noblogs.org

È USCITO IL QUINTO NUMERO DEL GIORNALE ECOLOGISTA RADICALE L’URLO DELLA TERRA

In questo numero:

Monsanto-Bayer matrimonio criminale
Ecologismo e transumanismo connessioni contro natura
Dove trans-xeno-femminismo, queer e antispecismo incontrano la tecnoscienza
Il cyborg: una metafora che si incarna, un dispositivo di potere e la fine di ogni liberazione
Vaccini: armi di distruzione di massa
G7 agricoltura: affari, controllo e dominio
Come sbancarsi la vita la fondazione Mach in Trentino
Non una semplice isola
Loro hanno paura di noi perchè noi non abbiamo paura di loro
La riproduzione artificiale dell’umano di Alexis Escudero – Ortica edizioni, 2016
Salti nella notte…
Disarticolare il mondo dell’autorità

EDITORIALE:
In tanti anni che lavoriamo su questioni come l’ecologismo, le nocività e la tecnologia, abbiamo sempre pensato che il punto di partenza, preliminare ad ogni percorso di lotta, fosse quello di chiarire, tra le varie posizioni critiche, chi questo sistema di sfruttamento lo vuole combattere e chi invece lo rafforza alimentandolo, costruendogli possibili scappatoie.
Parlando di nocività, per esempio, il lavoro svolto da gran parte dell’ambientalismo e da certo ecologismo è il caso sicuramente più emblematico e significativo su come il sistema non solo abbia recuperato delle istanze, ma su come sia riuscito a intervenire e trasformare la realtà in nome di queste. Negli anni si è aggiunto anche l’animalismo e gran parte dell’antipecismo.
Abbiamo però dato per scontato che certi ambienti più sensibili con idee radicali verso le trasformazioni di questo mondo fossero perlomeno più fermi nel considerare e riconoscere certi processi come manifestazioni del potere. La scienza può forse essere considerata neutrale in questi tempi? Eppure in tante/i hanno posto dei seri dubbi sulla non neutralità.
In vari mesi di presentazioni del giornale, ma anche dei nostri progetti legati alla critica delle tecno-scienze, non avremmo pensato di uscirne così sconfortate/i. Sconforto perchè è come se tutto un lavoro passato non fosse stato compreso fino in fondo. Ci siamo interrogate/i sul perchè di una simile situazione. Forse è per il modo con cui è stata criticata la tecnologia e un certo progresso in certi contesti senza andare a fondo nel problema, pensiamo al nucleare: basta soffermarsi solo sull’aspetto radioattivo delle scorie o su come questa tecnologia sia calata dall’alto? Per il primo aspetto potranno propinarci una “soluzione” per lo stoccaggio delle scorie e per il secondo aspetto potranno far diventare il nucleare una “partecipazione”: non potendone uscire bisogna imparare a conviverci e a cogestirlo insieme alle compagnie energetiche… Aspetti parziali che non tengono conto della complessità di una nocività radioattiva, sociale, ecologica…
La critica alla tecnologia fatta solo ed esclusivamente perchè questa è una manifestazione del potere, se può in un primo momento sembrare positiva, ha dei limiti perchè di fatto ha portato a un allentamento del pensiero, a tanti slogan e luoghi comuni acritici.
Nel confronto, spesso anche scontro acceso, tra le varie posizioni, pensavamo di trovare convinte/i tecnofile/i solo tra i soliti ambienti di sinistra, fiduciosi nel progresso sempre e comunque, anche se nucleare o nanotecnologico. O in certi ambienti polverosi fermi con analisi ottocentesche che, anche se nel mentre siamo arrivate/i alla cibernetica e alle figlie in provetta, loro cercano ancora la borghesia… Invece abbiamo scoperto ambienti libertari difensori del transumanesimo, arrivando addirittura a distinguerne uno di destra e uno libertario-anarchico, tanto da ipotizzare di impossessarsi dei Big Data (i pseudo dibattiti sul transumanismo pubblicati su “Umanità Nova”).
Abbiamo visto dei contesti femministi, anche libertari, sostenere le tesi dello xenofemminismo e la riproduzione artificiale dell’umano, usando come motivazione tutti gli stereotipi degli ambienti accademici pro-scienza, arrivando a giustificare i più controversi processi della tecno-scienza, distruggendo così in un colpo solo anni di lotte di donne reali e non ancora metafore cyborg in attesa dell’ennesimo decostruzionismo.
Anche alcuni contesti antispecisti, quelli più impegnati nell’approfondimento teorico, sono caduti nel sogno transumanista di una tecnologia liberatrice.
In tutto questo ovviamente la natura non esiste più. Cancellato finalmente il selvatico, dentro e fuori di noi, si scopre che l’empatia tanto decantata nei volantini patinati era esclusivamente destinata agli animali creati dall’uomo nelle selezioni per l’allevamento o per la vivisezione…
Sicuramente abbiamo scoperto che l’intossicazione del sistema, con i suoi mezzi di dissuasione e propaganda di massa, non risparmia nessun contesto, nemmeno quelli critici. Forse allora sarà da questa critica che sarà necessario ripartire, ma dovremmo prima capire che direzione sta prendendo: se verso le braccia cyborg del dominio o verso una landa selvaggia dove la liberazione è ancora possibile.

Per contatti e richieste:
urlodellaterra@inventati.org
www.resistenzealnanomondo.org

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Per i distributori minimo 5 copie: 2 euro a copia più spese di spedizione 1,30 euro
Spese di spedizione per l’estero: 5,50 euro

NUOVO CONTO TEMPORANEO
Postepay n. 4023600652318587
Intestata a Guerini N.
Specificare la causale L’Urlo della Terra