Questa tecnologia rappresenta l’apice del controllo dei processi biologici dalla nascita alla morte e della manipolazione degli organismi viventi: sottoposti alla tecnica dell’ingegneria genetica diventano oggetto di sperimentazione per la ricerca scientifica e nuova merce per soddisfare gli interessi delle multinazionali dell’agri-business e chimico-farmaceutiche.
Le biotecnologie comprendono una varietà di tecniche: tecnologia del DNA ricombinante, terapie genetiche, che implicano la manipolazione di organismi viventi (compresi colture di cellule e tessuti) fino alla loro clonazione. I ricercatori nei loro laboratori ingegnerizzano dai microorganismi, alle piante, animali fino a mappare geneticamente interi ecosistemi grazie anche alle sempre più potenti tecnologie informatiche.
Dalla pannocchia di mais fino alla linea germinale umana, niente sfugge dall’assalto al vivente dell’ingegneria genetica. Questa porta una distruzione irreversibile della biodiversità, di antichi saperi e un immenso potere sul controllo delle sementi e della produzione alimentare mondiale. Le monocolture ogm e la selezione genetica vengono imposte prima nei campi e negli screening genetici, per poi diventare l’unico modello di esistenza possibile.

23 Giugno Rovereto: Iniziativa sui vaccini

DECRETO VACCINI L’UNICA AD ESSERE DEBELLATA È LA LIBERTÀ DI SCELTA

Secoli fa si chiamava Inquisizione, oggi è la censura di ogni voce contraria al dogma dell’infallibilità della“scienza”.
In un panorama di assenza totale di emergenza sanitaria, il ministro Lorenzin e la Glaxo vorrebbero imporre 12 vaccini obbligatori eliminando qualsiasi voce di dissenso: proiezioni di documentari sospese; repressione del dibattito scientifico; radiazioni dall’ordine di medici che contestano l’impianto delle politiche vaccinali pur senza dubitare dello strumento vaccinale in sé; impossibilità di accedere a tutti i livelli d’istruzione per i bambini ed i ragazzi non vaccinati, fino alla sospensione della patria potestà per chi si ostina a non vaccinare i propri figli.
All’origine di questo accanimento vi sono le connivenze tra i governi, le case farmaceutiche (per le quali solo negli Stati Uniti ogni vaccino frutta circa 30 miliardi di dollari all’anno) e gli organi deputati al controllo dei farmaci. Connivenze che fruttano un volume di affari inimmaginabile.
Guarda caso intorno al 2014 la multinazionale GlaxoSmithKline (GSK), principale produttrice del vaccino esavalente in Italia, minaccia di tagliare drasticamente il personale del proprio stabilimento toscano e di chiudere
quello veronese per delocalizzare in Cina. A distanza di circa un anno, nel 2015, la notizia del colpo di scena: non solo la GSK non ha più intenzione di chiudere, ma annuncia investimenti per 1 miliardo di euro solo in Italia.
Cosa avrà mai provocato una tale inversione di rotta? E’ forse un caso che nel settembre 2016 la presentazione del piano industriale 4.0 del governo si sia tenuta (con la partecipazione dello stesso Renzi) proprio all’auditorium dello stabilimento GSK di Verona? E’ altrettanto un caso che a distanza di pochi mesi (maggio 2017) venga emanato il decreto legge Lorenzin che aumenta le vaccinazioni obbligatorie da 4 a 12 con pesanti sanzioni per chi non si adegua?
Che nel 1991 il ministro De Lorenzo abbia intascato una tangente di 600 milioni di lire dalla stessa GSK per rendere obbligatorio sui neonati il vaccino contro l’epatite B (che si trasmette per scambio sessuale e di sangue infetto), non è fantascienza né complottismo, ma agli atti addirittura di un processo penale passato in giudicato per il quale lo stesso De Lorenzo è stato condannato. Eppure a distanza di 26 anni non solo quel vaccino è ancora
obbligatorio, ma vorrebbero imporne altri 11.
Ci dicono che i vaccini sono sicuri e che non ci sono reazioni avverse. Come mai allora esiste persino una legg che risarcisce i danni da vaccino (Legge 210/92)? E’ notizia del 31 maggio scorso che l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha rilevato che negli anni 2014, 2015 e 2016 sono state segnalate 21.658 reazioni avverse, di cui 3.351 da esavalente, delle quali 454 gravi e 5 decessi. Non solo: dal 2005 al 2015 in Italia si è registrato un aumento del 40% di bambini con diagnosi di deficit del neurosviluppo. Si tratta di dati parziali, riguardanti solo le reazioni segnalate, e di queste solo quelle realmente collegate ai vaccini, dunque il fenomeno è drammaticamente più ampio. In Europa sono 14 i Paesi in cui vige l’obbligo vaccinale (tra questi l’Italia), mentre negli altri 15 non esiste alcuna obbligatorietà. Proprio per questo nel 2014 l’Italia è stata scelta dagli Stati Uniti come capofila dell’inasprimento delle politiche vaccinali in Europa.
19 maggio 2017: l’Italia esegue l’ordine ricevuto. Ritorniamo a discutere e decidere insieme, con consapevolezza e determinazione, a partire dalle scelte in materia di salute per arrivare a riprendere in mano le nostre vite. La questione vaccinale non riguarda solo i genitori di bambini interessati dai progetti di Lorenzin e Glaxo, ma tutti e tutte.
Per l’obiezione attiva e la resistenza collettiva, per la creazione di una rete di sostegno, perché non credano neanche per un istante di poter togliere i figli a qualcuno per poi restituirli vaccinati.
Giù le mani dai bambini, giù le mani dalla libertà di scelta.

VI INVITIAMO ALLA SERATA INFORMATIVA SUI RISCHI DEI VACCINI
VENERDI’ 23 GIUGNO ALLE 20,30
SALA FILARMONICA
Rovereto, Corso Rosmini n° 78
CON LA DOTTORESSA FRANÇOISE BERTHOUD
PEDIATRA OMEOPATA DI GINEVRA

Assemblea per la libertà di scelta
obiezioneattivavaccini@gmail.com

Qui il volantino dell’iniziativa:
vaccini 1

Cremona: Incendiato centro ricerca MONSANTO

Cremona: Incendiato centro ricerca MONSANTO

Un attentato incendiario ha causato danni ingenti alla sede della multinazionale Monsanto di Olmeneta (Cremona), dove lavorano 11 persone. Nella notte tra sabato e domenica sono state lanciate contro il magazzino e il laboratorio di ricerca quattro bottiglie molotov che hanno provocato un incendio, domato solo dopo parecchie ore da squadre dei vigili del fuoco giunte da Cremona. Incendio che sarebbe stato ancora più grave se due delle molotov non fossero rimaste inesplose. Su un muro esterno dei laboratori qualcuno ha scritto con la vernice spray “Bayer Monsanto matrimonio criminale – No Ogm”.

I responsabili dell’azienda stimano che il danno ammonti a diverse centinaia di migliaia di euro: nel rogo sono state distrutte le attrezzature per la ricerca e le fiamme hanno colpito anche la cosiddetta ‘camera del freddo’, dove sono stoccati semi sperimentali (non Ogm, spiega l’azienda). Non ci sono state rivendicazioni, finora, ma proprio quella scritta – già cancellata – porta alla pista degli ecoterroristi. La scritta si riferisce all’acquisizione della Monsanto da parte della Bayer nel 2016. Le indagini sono affidate ai carabinieri, che oggi hanno acquisito le immagini riprese dalle telecamere della videosorveglianza.

L’attentato ha destato parecchia impressione in paese. Nonostante la maggior parte dei residenti nelle vicinanze dell’ex teleria Mazzini, dove ha sede il centro di ricerca, non si sia accorto di nulla, l’accaduto ha creato molta preoccupazione perché i capannoni si trovano vicino alle case. Nell’aprile del 2001, i magazzini di Lodi dove erano stoccati semi di soia e mais vennero distrutti da un incendio doloso. Anche in quel caso era stata trovata una scritta sui muri dello stabilimento: “Monsanto assassina – No ogm”. Lo stabilimento della Syngenta Seeds spa a Casalmorano (Cremona) nell’aprile 2004 subì un assalto ecoterrorista rivendicato da una scritta anti-ogm sul lato nord del fabbricato. L’azienda era già stata presa di mira l’anno prima. E nel maggio 2002 gli ecoterroristi avevano colpito lo stabilimento di Madignano (Cremona). In tutti i casi i danni causati dagli attentatori sono stati ingenti.

Info da: www.autistici.org/cna

monsanto

La Guerra al vivente

La Guerra al vivente

Giornate come quella di oggi 28 Aprile sono portatrici di inaspettate coincidenze. Permettono di guardare a fondo nella trama della realtà, permettono di andare oltre i diversi ambiti e settori facendoci respirare la dimensione di totalità del sistema di Dominio in cui viviamo.
In Sardegna, ad esempio, un corteo cercherà di entrare all’interno del Poligono Sperimentale del Salto di Quirra, territorio inquinato da anni e anni di esercitazioni belliche; a Pisa, invece, è stata contestata l’inaugurazione di un laboratorio agro-farmaceutico che nasce dalla collaborazione tra Sant’Anna e Valagro, multinazionale del settore; tutto il mondo, nel mentre, resta col fiato sospeso per l’incubo della guerra atomica che si riaffaccia all’orizzonte, frutto delle tensioni intorno al 38° parallelo nella penisola di Corea. Ma non ci troviamo sull’orlo di una guerra che coinvolge paesi schierati su fronti opposti. O meglio, non si tratta solo di questo. I migranti che fuggono da fame e distruzione sono una parte, i bombardamenti degli ospedali sono una parte, i droni prodotti dalla IDS, qui a Pisa, sono solo una parte di un processo ben più ampio. Un esempio di ciò è il nucleare che, anche nella sua dimensione “civile” per generare corrente, fa parte della guerra più vasta che l’umanità, guidata dai governanti e dall’accettazione del loro potere da parte dei governati, sta conducendo contro tutto ciò che vive sul pianeta, se stessa compresa. Il disastro nucleare di Fukushima del 2014 ce lo ricorda. Nella guerra ci siamo già dentro, e da anni ormai.
Di fronte ad una potenza tecnica spropositata ed incontrollabile nelle sue conseguenze ultime, occorre avere una nuova fantasia morale. Come diceva Gunther Anders, occorre tentare di “vincere il “dislivello”, di adeguare la capacità e l’elasticità della nostra immaginazione e del nostro sentire alle dimensioni dei nostri prodotti e alla imprevedibile dismisura di ciò che possiamo perpetrare”. Occorre quindi guardare oltre al significato primario della parola guerra e capire come esso vada, oggi, ben oltre alle categorie novecentesche a cui siamo abituati. Dobbiamo reinventare il senso delle parole e dei concetti a partire dalle esperienze che viviamo.
Come potrebbe essere definito l’attacco alla biodiversità condotto, in tale portata e vastità, dalle coltivazioni OGM in ogni parte del mondo? Come potrebbe essere definita la continua militarizzazione della società, tra militari nelle strade, DASPO Urbani e laboratori di ricerca universitari che studiano algoritmi sempre più efficienti per controllare e sorvegliare? Come potrebbe essere definita la visione della Terra come di un luogo da sfruttare e da ridurre ad un insieme di “risorse”, anche tramite la costruzione di opere come il TAP in Puglia? Come potrebbe essere definita la sistematica creazione di centri di detenzione e concentramento per esseri umani, i CPR (ex CIE), da cui poi far partire aerei carichi di poveri indesiderati da rimandare nella miseria da cui erano fuggiti mettendo a rischio la loro stessa vita? Guerra, con tutte le sue implicazioni, appare un termine adatto. Guerra che, come dicevamo, già si sta combattendo, che già vede una parte, chi detiene il potere e chi lo sostiene, lottare per affermare la propria supremazia e il proprio dominio su ogni essere vivente e su ogni centimetro quadrato del pianeta.
Ma c’è anche chi reagisce a questa guerra, col balenare di lampi nel buio della normalità: dall’incendio, solo in questo mese, dei laboratori Monsanto a Cremona e i laboratori informatici dell’università a Trento, alle barricate erette in Puglia per difendere gli uliveti secolari, oppure gli attacchi continui avvenuti nell’ultimo anno ai beni ed alle strutture di Poste Italiane, società proprietaria della compagnia aerea Mistral Air che gestisce i rimpatri coatti dei migranti. Rompere le righe dell’ordine sociale, disertare il telegiornale della sera, che ci ripete in maniera ossessiva che “tutto va bene, l’emergenza verrà risolta”. Azione diretta, rifiuto della delega, desiderio di libertà. Chi ha già scelto da che parte stare, e chi si troverà un giorno a mettere in discussione tutta la sua vita per inseguire i suoi desideri di un mondo più giusto, libero da Stato, Tecnologia e Capitale, troverà sempre in noi dei complici, sotto il sole e la luce del giorno, ma anche di notte, tra la luna e le stelle.

GARAGE ANARCHICO
Chiassetto Sant’Ubaldesca 44 (zona S. Martino) Pisa;
Apertura Mercoledì e Venerdì dalle 16.00 alle 20.00

volantino in pdf: GA – la guerra al vivente volantino

VALAGRO S.P.A.: l’ennesima nocività

VALAGRO S.P.A. : L’ENNESIMA NOCIVITA’

A PISA Oggi 28 Aprile 2017, Valagro S.P.A., una multinazionale del settore Agro-farmaceutico e il centro di ricerca Sant’Anna inaugurano un nuovo laboratorio biotecnologico a Pisa chiamato PLANTLAB. Valagro è un’azienda che da 30 anni si vanta dei suoi fertilizzanti e stimolanti ma, in realtà è da 30 anni che ha le mani in pasta nello sfruttamento della terra e nel suo (e nostro) avvelenamento. Dietro slogan quali “Utilizziamo la Ricerca per cogliere e mettere a frutto le potenzialità della Natura” si nasconde la faccia di chi si è arricchito imponendo un’agricoltura intensiva basata sull’intervento dell’essere umano per massimizzare i profitti. Quando parlano di innovazione e progresso tecnologico nel rispetto dell’ambiente, infatti, questa gente parla solo di profitti e di manipolazione del vivente. La nuova frontiera dell’agricoltura industriale è il campo del biologico dietro il quale si cela la maschera del biotecnologico, ovvero di quelle tecnologie da cui sono derivati gli OGM e i pesticidi annessi (vedi ad esempio il glifosato di Monsanto), tecnologie che vengono spacciate da aziende, investitori e ricercatori come compatibili con la natura ma che invece altro non sono che compatibili con il sistema di dominio imperante e con i suoi metodi di sfruttamento della terra. L’agricoltura industriale con le sue monoculture, con la sua distruzione della biodiversità, ha reso sempre più sterile la terra; a ciò i signori dell’agro-impero hanno risposto con pesticidi, fertilizzanti e dove possibile con gli OGM. Ciò a sua volta ha determinato un ulteriore impoverimento della terra e la distruzione degli equilibri naturali degli ecosistemi contaminati. La risposta dell’industria è stata quindi quella di drogare la terra e le piante di veleni ormonali e quant’altro, cercando di far dipendere intere popolazioni e interi territori dalle nocività che l’Agro-business produce, spacciandole di volta in volta come tecnologie che non devastano la terra ma che anzi l’aiutano ad essere più “produttiva”, ovvero più sfruttabile. Oggi, la stessa logica assassina spaccia le biotecnologie e le nanotecnologie utilizzate da Valagro (ma anche da altre potenti multinazionali quali Pioneer, Du Pont, Monsanto, Bayer, Chem-China Syngenta, Novartis) come soluzioni tecniche per il miglioramento dell’agricoltura, millantando la solita farsa della tutela ambientale. Attraverso l’analisi genetica delle varie piante queste Multinazionali (Valagro ha 2 stabilimenti in Norvegia, 3 in India dove ha anche acquistato aziende specializzate in biotecnologia come la SRI Biotech) selezionano prodotti di derivazione vegetale e/o sintetica che vengono manipolati in laboratorio per poi essere utilizzati come fertilizzanti, bio-stimolatori, anti-parassitari che migliorano/potenziano le piante da coltivare e su cui sperimentare. Questo “miglioramento”, come lo chiamano, è solo l’ennesima nocività prodotta e diffusa sotto il mantra dell’onnipotenza del progresso tecnologico. Le conseguenze ambientali, oltre che imprevedibili, consentiranno agli stessi specialisti di promuovere altre nocività, altre innovazioni tecnologiche eco-compatibili a dir loro, in un “circolo vizioso” in cui la terra si impoverisce sempre più, noi rimaniamo soggiogati dall’ipocrisia dei potenti e loro, i tecnocrati, i ricercatori, gli industriali continuano a sperimentare e produrre i loro veleni. Questo processo industriale viene chiamato green economy, ma noi sappiamo bene che l’unica cosa che hanno di green questi produttori di menzogne e tossicità sono solo il colore dei loro sporchi soldi! La terra non ha bisogno della manipolazione in laboratorio, è l’essere sottomessi a questo sistema di morte che crea quest’illusoria necessità. Inoltre, il laboratorio che viene inaugurato in via Guidiccioni 8, a La Fontina, San Giuliano terme (PI), è in collaborazione con il Sant’Anna, centro di ricerca rinomato per i suoi contributi nel rendere sempre più artificiale e meccanico l’esistente attraverso, ad esempio, gli studi di bio-robotica [1], così come per il contributo che offre alla guerra per renderla più micidiale [2], oppure il contributo che offre nello sviluppare sistemi fotonici di telecomunicazione per scopi sia militari che civili [3]. Ovviamente ad un benefattore della ricerca di morte come il Sant’Anna non poteva sfuggire l’Agro-business e le biotecnologie annesse, per meglio definire il quadro di sfruttamento in cui ama tanto sguazzare.
E’ importante costruire dei percorsi di lotta che possano ostacolare i progetti di questi centri di ricerca e di queste multinazionali assassine, percorsi di lotta che non scadano nel riformismo o nel partitismo di turno, che siano spontanei e concreti, che mettano in discussione non solo la singola nocività, la singola multinazionale accanto alla porta di casa, ma anche il sistema di potere che le determina.

[1] Vedi CONTROTEMPO n°24 – “Chi con una mano infetta, con l’altra spaccia l’antidoto” [2] Vedi contributo PISA, IL SANT’ANNA E LA GUERRA [3] Vedi CONTROTEMPO n°27 – “A Pisa dove si fabbrica il futuro… di morte!

GARAGE ANARCHICO
PISA Chiassetto Sant’Ubaldesca 44 (zona San Martino)
Apertura Mercoledì e Venerdì ore 16.00- 20.00

Arthur Shopenhanar – Dialettica eristica o l’Arte di dare sempre torto a Alexis Escudero

Arthur Shopenhanar

Dialettica eristica o l’Arte di dare sempre torto a Alexis Escudero

seguito da :
Florilegio di citazioni su AlexisEscudero e la Riproduzione artificiale dell’umano

Novembre 2014
Traduzione: Aprile 2017

Alexis Escudero ha recentemente pubblicato La Riproduzione artificiale dell’umano.
Secondo lui: «PMA e GPA non significano l’uguaglianza delle minoranze e delle maggioranze sessuali nel loro rapporto con la procreazione, ma la sottomissione di tutte e tutti all’istituzione medica, allo Stato, all’economia e alla tirannia tecnologica.
Contrariamente alle posizioni tenute dalla sinistra in questi ultimi due anni, i partigiani della libertà e dell’emancipazione devono opporsi alla riproduzione artificiale dell’umano ed a ciò che inevitabilmente implica: eugenismo, mercificazione dei corpi e del vivente, manipolazione genetica degli embrioni, transumanismo.»

Avete tutti una buona ragione per avercela con Alexis Escudero! Pensate che sia un cripto-fascista, ossia che non pensa come voi. Il suo libro vi ricorda le ore più buie della nostra storia. Siete d’accordo con lui ma non vorreste sembrare un con (coglione in francese)-vinto. Non l’avete letto – o non l’avete capito – ma non siete d’accordo. I vostri amici non sono d’accordo. Difendete la PMA – ossia l’eugenismo e la mercificazione del vivente. La prospettiva di spacciarvi per un transumanista vi diverte piuttosto. Vorreste far tacere Escudero. Non avete argomenti. Non riuscite ad essere all’altezza del dibattito politico.

Questi stratagemmi sono fatti per voi. No pasarán!

Stratagemma I – Non è il momento
Non è mai il momento buono. L’avete finemente analizzato: gli anni 30 stanno tornando. (Ok, ve l’hanno un po’ suggerito, ma fate come se). La crisi economica. Il fascismo rampante. L’ascesa del Front National. In questo contesto, ogni pensiero può fare il gioco dell’estrema destra. In realtà, il pensiero è il nemico. Meglio restare uniti/e, tacere i disaccordi e continuare a comunicarsi nella nostra bolla radicale. Lasciate la riflessione e l’iniziativa ai cattolici integralisti, agli omofobi e all’estrema destra.
Nascondete gli argomenti complessi sotto il tappeto, altri se ne occuperanno più tardi. (E se guardate altrove, chi può pretendere che siano dei problemi?) Proteggetevi dai peccati di riflessione e di autonomia del pensiero. Vigilate sulle coscienze dei vostri compagni. In questa crociata per vietare ogni dibattito, la Manif pour tous è la vostra migliore alleata.

Stratagemma II – Fate ricorso all’insulto
Schopenhauer : «Quando ci si accorge che l’avversario è superiore e si finirà per avere torto, si diventi offensivi, oltraggiosi, grossolani, cioè si passi dall’oggetto della contesa (dato che lì si ha partita persa) al contendente e si attacchi in qualche modo la sua persona: lo si potrebbe chiamare argumentum ad personam. […] Si abbandona del tutto l’oggetto e si dirige il proprio attacco contro la persona dell’avversario: si diventa dunque insolenti, perfidi, oltraggiosi, grossolani.[…] Questa regola è molto popolare poiché chiunque è in grado di metterla in pratica, e viene quindi impiegata spesso.» (L’arte di ottenere ragione)
Ricordatevi che il linguaggio è performativo: se dite che Escudero è omofobo, lo diventa! La realtà (che non esiste) si piega ai vostri fantasmi. Per screditare l’autoresenza argomentare, sganciate gli aggettivi: fascista, omofobo, lesbofobo, transfobo, naturalista, essenzialista, reazionario, maschilista, anti-femminista…«Confusionista» è  la parola alla moda: permette di nascondere la vostra propria confusione. È subentrata «deviazionista» e ad «eretico».
«Schifezza», non sappiamo bene cosa significhi. E, appunto, non sapete troppo ciò che volete dire. Valorizzate il campo lessicale dell’odorato (puzza di morte/rancido) e del disgusto («berk» è molto più efficace di un paragrafo argomentato). L’insulto è più di classe quando i comuni mortali non lo capiscono. Se l’autore è «LGBTQIfobo», deve essere grave! Se vi si chiede di argomentare, rispondete con un’aria oltraggiata che «non fate più pedagogia!».

Stratagemma III – Falsificate le intenzioni dell’autore
Alcuni hanno dato l’esempio: la cattiva fede è la vostra migliore arma. Dimenticate i vostri scrupoli, sono i residui di 2000 anni di cultura giudeo-cristiana. Citate un passaggio della Riproduzione artificiale dell’umano a proposito di bovino e fate come se concernesse gli umani [1]. Insistete allora sulla mancanza di empatia di Escudero per le coppie che ricorrono alla PMA. Riprendete un passaggio sull’infanticidio – l’omicidio di un bambino dopo la sua nascita – e fate credere che l’autore si oppone all’aborto e al diritto delle donne di disporre del loro corpo [2]. Lasciate fare il tempo e le dicerie. Diffusi da siti internet a siti internet – da parte di ingenui o di complici -, i propositi inventati iniziano a fare fede. Per-for-ma-ti-vo vi diciamo!

Stratagemma IV – Non fermatevi in una così buona strada: anche il reale può essere falsificato
Sapete che la PMA si riferisce sia all’inseminazione artificiale sia alla fecondazione in vitro. Le associazioni LGBT che rivendicano esplicitamente l’accesso a «tutte le tecniche di aiuto alla procreazione» [3] lo sanno pure. Ma la realtà è fascista e tutto  dipende dal punto di vista nel quale ci si pone. Come la S.C.A.M. (Sezione Chiaramente Anti Maschilista) di Parigi, dichiarate a vostro piacimento che le associazioni LGBT non hanno mai chiesto la generalizzazione della PMA, eccetto la semplice possibilità di fare ricorso ad un dono di sperma. Non abbiate paura di niente: potete anche affermare che «in Francia la PMA è soltanto un dono di sperma » ! [4] Così Escudero passa per un paranoico quando spiega che l’estensione della PMA a tutte e tutti significa – come negli Stati Uniti – la possibilità per l’insieme delle coppie fertili di fare ricorso alla fecondazione in vitro e quindi alla diagnosi pre-impianto; ciò che gli permetterà di designer al meglio la loro progenie.
Qualunque cosa raccontiate, deformate, ingrossate. A Lille, 15 persone leggono un testo all’inizio di una conferenza di Escudero prima di lasciare la sala? Fatene 4 articoli su internet! (1 racconto per 4 partecipanti è un risultato onorevole). 5 altre persone disturbano un dibattito a Parigi per 30 minuti: pretendete di poter dire che il dibattito non abbia avuto luogo. Si hanno certo le vittorie che si possono. Ma possiamo lottare per renderle meno risibili.

Stratagemma V – Conducete una guerra di posizione
Nel post-dibattito post-moderno, la Verità non esiste. Tutto dipende della posizione di chi parla. Fate a pezzi l’universalismo astratto e le regole del dibattito democratico. Non giudicate i propositi – è troppo complicato – , ma chi li enuncia. Brandite la vostra posizione di dominato: siete intoccabili. Denunciate nella vostra controparte i privilegi bianchi, maschi, cisgenere, eterosessuali, validi, borghesi, nonnisti (e altri che dimenticate sicuramente a causa dei vostri propri privilegi). Soltanto voi avete il diritto di esprimervi su alcuni argomenti. La politica non è altro che la difesa degli interessi particolari. Diffidate nondimeno che non ci sia nell’aula una transgeder, nera, lesbica, giovane e handicappata che sostenga gli stessi propositi di Escudero. Il suo discorso sarebbe irrefutabile. In fine, non insistete sulle classi sociali. I vostri capi e guide intellettuali fondano la loro legittimità e la loro carriera universitaria sul loro statuto di «dominati». Sarebbe visto male suggerire che sono prima di tutto degli ereditari, detentori del capitale economico e culturale – ossia dei dominanti.

Stratagemma VI – La forma fino al fondo!
Eugenismo, mercificazione del vivente, transumanesimo, ecologia politica: lo sfondo del dibattito non vi interessa. (In ogni modo avete rinunciato a capire il mondo per trasformarlo.) Concentrate i vostri attacchi sulla forma. Confondete critica radicale e disprezzo, chiarezza dell’espressione e aggressività, tagliente e violenza. Leggete ogni passaggio ironico al primo grado e indignatevi di ciò che comprendete – o di ciò che non comprendete; l’importante è indignarsi. «Mascherate in un semplice disaccordo» sullo stile e la scrittura «ciò che è, in realtà, un conflitto su una concezione della società; e una guerra aperta nella società reale.» (Debord)

Stratagemma VII – Ma fatelo tacere!
Escudero pubblica un articolo su internet? Urlate allo scandalo. Fingete di essere scioccati. Feriti. Straziati. Abbattuti. Trattenete il vostro respiro e diventate rossi fin quando vi danno soddisfazione. Ricordatevi che ci sono quelli che conoscono i moderatori dei media (detti) liberi e quelli che non li conoscono. Come estrema risorsa, amicizie, o pressioni, permettono di cancellare alcuni articoli senza spiegazione. Preoccupate e colpevolizzate gli organizzatori dei dibattiti pubblici. Se Radio Canut programma un’intervista ad Escudero, datevi da fare per farla annullare. Voltaire: «La pace vale ancor più della verità».

Stratagemma VIII – Soprattutto, soprattutto: non leggete la Riproduzione
artificiale dell’umano di Alexis Escudero della casa editrice Le monde à l’envers.

Arthur Shopenhanar
Lione, 22 novembre 2014

PS : questo testo è perfettibile ma considero che ho passato già abbastanza tempo a
contrastare i problemi causati da questo libro, dal suo autore e da questo dibattito.

Florilegio di citazioni su Alexis Escudero e La riproduzione artificiale dell’umano [5]

• «Il poco che ho letto del Sig. Escudero mi sembra in effetti molto sessista.»

• «Perdo la testa nel vedere pubblicato questo genere di testo su Rebellyon, credevo che lo scopo di avere una stampa libera, indipendente e posizionata fosse proprio per OPPORSI a questo genere di propaganda reazionaria che troviamo nei media del capitale. Come è mai possibile che Rebellyon renda visibile QUESTO !! […] VIVA la PMA !!»

• «Non ho letto tutto, è abbastanza vomitevole. ma è impregnato di omofobia.»

• «Per noi è inammissibile che un uomo bianco cis etero universitario produca una critica delle tecnologie di riproduzione e delle posizioni lgbtqif senza interrogare i privilegi di cui beneficia.»

• «Alexis Escudero lesbofobo, l’Insoumise [6] complice! Alexis Escudero è vicino a  PMO, ben conosciuto per le sue posizioni molto reazionarie. Il giorno stesso in cui i fascisti della Manif pour tous scendevano un’altra volta in strada, ha pubblicato su tutti i media liberi un testo smerdante la rivendicazione delle lesbiche per il diritto alla PMA. […] Maschilisti, lesbofobi, omofobi, transfobi, fuori dalle nostre vite! Anarcoppressori, non valete più dei fascisti, e la rivoluzione non sarà la vostra.»

• «Ma sei matto tu se credi che la gente qui sosterrà questa montagna di merda !
Non ce ne frega niente del tuo parere sulla PMA e VIVA LA PMA […] Qui, i nostri compagni/e, alleati/e, fratelli e sorelle LGBT che lottano ogni giorno contro questa sporca società francese! Ce ne fottiamo di leggere le sordide stronzate di questo grosso stronzo e della gente che lo sostiene.»

• «Se il metodo consiste nel proporre ancora e sempre la stessa cosa fino a quando [sic] le persone cambino idea, è al limite del logoramento. [Sono] per rifiutare questo testo e prendere atto che le proposizioni di Escudero sulla PMA siano rifiutate senza averne più a dibattere. Non è neanche più una questione di fondo, ma una questione di metodo per me.»

• «Grazie per togliere da questo sito, supposto non essere di estrema destra, la pubblicità qui sopra per un libro omofobo e transfobo, confusionista e reazionario. I nostri corpi e le nostre vite appartengono solo a noi stessi. Togliete via le vostre sporche zampe e le vostre dubbiose teorie pseudo ecologiche dalle nostre vite, piaccia o no a pièces et main d’œuvre.»

• «Un articolo completamente schifoso, reazionario, che vomita sulle persone che fanno ricorso a una PMA.»

• «Dalla parte delle macchine piuttosto che di questa « radicalità » che puzza di soralien.»

• «Come tutti gli omofobi, l’autore ha la sua «buona lesbica» che ha propositi che si accordano con i suoi: Marie-Josèphe Bonnet, una ex “Gouines rouges”, una militante della prima ora del movimento lesbico che è contraria [sic] al matrimonio. Insospettabile ma Oh wait! Google sulla signora Bonnet insegna delle cose: la sua ossessione è di riabilitare la «Iena della Gestapo» che sarebbe stata denigrata da testimoni che lei avrebbe torturati, delle donne, che sono oggi decedute. Sarebbe stato necessario, penso, che l’autore prendesse qualche distanza da questa storica che flirta con il revisionismo.»

• «Il fatto che troviamo della pubblicità per Escudero sui siti della Manif Pour Tous, sui blog anti-IGV, o ancora, su un sito che denuncia le scie chimiche dovrebbe, al minimo, mettere in questione il contenuto presumibilmente per nulla reazionario del suo libro.»

• «In questo caso, sulla questione della GPA e della PMA, la riflessione non si può fare nascondendo il privilegio cis-eterosessuale in confronto alla riproduzione. […] Vi invitiamo quindi a non assistere alla discussione di stasera.»

• «Non ci sono dibattiti di fondo da avere con i reazionari, come non ci sono dibattiti da avere con le guardie, i fascisti o i preti. Non tutto è discutibile, non tutto si dibatte. Considerando che questo articolo e questa persona ha il suo posto sul suo sito, Rebellyon ha scelto il suo campo. Ne prendiamo atto.»

• «Usare l’espressione “matrimonio omosessuale” invece di “matrimonio per tutti” e l’idea che il governo cercherebbe di “distrarre l’opinione dalla sua politica economica” sono argomenti generati dall’estrema destra.»

• «[A proposito di Escudero] Non avevamo ancora scoperto l’ometto molto nervoso e aggressivo che faceva la cacca prima dell’incontro perché avevamo messo un porta-bebè troppo vicino alla sua sedia. (Hai qualcosa contro i bebè? Questo non era abbastanza naturale? Bisogna fare un po’ di yoga, ti eviterebbe di trasudare la violenza o di respirare troppo forte davanti a Ruth Stegassy su France Culture.
[…] Fuori un collaboratore di l’An02 […] si spreme le meningi per provare a ricordare dove ha incrociato il viso del nostro scrittore onnisciente. E poi abbandona: “Non c’è niente che assomigli di più a uno skin che un altro skin.”»

• «E SI, questo libro è ANTIFEMMINISTA e LGBTFOBO, bisognerà che perdiamo del tempo a spiegare perché mentre salta agli occhi?»

• «Da parte nostra non ci siamo ancora rimessi da un tale concentrato di sessismo, di lesbofobia e di grettezza assunti.»

• «Nel suo libro non vediamo nessuna presa in considerazione dell’attuale peso mediatico e legislativo delle associazioni in difesa dei diritti dei padri che rivendicano una paternità su misura. Ricordiamo, tra l’altro, che i maschilisti negano la violenza maschile sulle donne e i bambini, rivendicano il fatto di non voler più pagare gli alimenti e rimettono in questione il diritto di abortire delle donne.»

• «La tua critica di questo testo piuttosto mi conferma che faccio bene ad evitare questo libello maschilista colmo di stronzate antifemministe e antilgbt.»

• «Francamente a forza di colpire la sinistra, alcune tendenze virano sempre più strane… Sul resto si sente veramente il «prima era meglio» che puzza di morte.
[…] Francamente cosa ci frega che i gentili umani puri non possano più riprodursi? Lo scopo dell’essere umano è quello di riprodursi? Che cos’è questa morale da cattolico?»

• «Le posizioni avanzate in questo testo sono primitiviste, […] sono anti-femministe (poiché si nega così il diritto delle donne a disporre del proprio corpo) e omofobe e transfobe (poiché un tizio cis etero si permette di avere un parere su come i lgbt possano o no avere dei figli). Se bisogna rispiegare tutto questo, è grave. Non si può costantemente chiedere alle persone interessate di fare della pedagogia.»

• «In breve, per fortuna, sappiamo chi ha fatto venire questo pezzo di merda dal fondo del cesso… è [il nome è nascosto]! E ho un bel posto per i suoi testicoli sopra la mia caminetta (fica).»

Se leggete La riproduzione artificiale dell’umano a voce alta, avrete un alito cattivo.
No pasaràn !

1  www.larotative.info/la-pma-n-est-pas-naturelle-le.htlm
2  www.paris-luttes.info/retour-sur-le-passage-d-alexis-1978
3www.enfants-arcenciel.org/revendications/;www.apgl.fr/images/2013/pdf/dossier-revendications-apgl-mariage-et-adoption-2012.pdf;www.inter-lgbt.org/spip.php?article1070
4 www.paris-luttes.info/retour-sur-le-passage-d-alexis-1978;www.paris-luttes.info/retour-sur-5-fantasmes- 4 qui-2030
5 Le citazioni provengono da volantini, articoli o commenti pubblicati sui seguenti siti: Rebellyon, Paris Lutte Info, Indymedia Lille, Indymedia Grenoble, Seenthis e vari blog militanti. Non ho corretto gli errori (nei testi in francese) perché, dal mio punto di vista, il linguaggio è fascista e bisogna decostruire il nostro rapporto con l’ortografia.

6 L’Insoumise è una libreria di Lille che ha organizzato una presentazione del testo La riproduzione artificiale dell’umano il 27 ottobre 2014.

QUI VERSIONE IN PDFDialettica eristica

DNA, schedature genetiche, banche dati

Avvertenza a chi legge: il genere utilizzato al maschile è da intendersi anche al femminile e viceversa

DNA, SCHEDATURE GENETICHE, BANCHE DATI
Quando parliamo di DNA parliamo di manipolazione del vivente. Questo punto, per noi, vuole essere chiaro: l’applicazione degli studi sul DNA, tramite l’ingegneria genetica, nella produzione di alimenti geneticamente modificati o in ambito medico o in ambito repressivo che dir si voglia, si basa sulla visione antropocentrica di poter manipolare la vita attraverso le tecnologie. Nello specifico, “le ricerche in ingegneria genetica tendono tutte -oltre agli interessi industriali e commerciali immediati- verso un fine eugenetico, che è la preoccupazione costante e sempre meno inconfessata dei genetisti: eliminare le imperfezioni, migliorare il patrimonio genetico umano in nome di obiettivi apparentemente incontestabili (sradicare le malattie, prolungare la vita…)” [Jean Marc Mandosio; Fine del genere umano?]. Il progresso delle biotecnologie e dell’ingegneria genetica, è sostenuto dagli investimenti sia da parte di grosse multinazionali (vedi Bayer, Monsanto, Syngenta, Pioneer Du Pont, ecc) che da parte di aziende statali e private che sempre più investono in questo settore. Così attraverso la manipolazione del DNA vengono per esempio usate le cellule come fabbriche di enzimi per ottimizzare i vari processi industriali, oppure per produrre farmaci, ormoni, proteine varie, oppure ancora per produrre piante e animali geneticamente modificati, che asserviscono totalmente gli imperativi economici, tecnologici, industriali del potere.
Negli ultimi venti anni si sta assistendo alla sempre crescente espansione del mercato biotecnologico in ogni settore, da quello energetico a quello militare, da quello agricolo a quello zoofilo o a quello farmaceutico; quest’espansione riguarda anche l’apparato poliziesco e repressivo degli Stati, il quale viene potenziato oramai non solo dal crescente utilizzo e dalla crescente diffusione di varie tecnologie come le telecamere, i biosensori, gli apparecchi GPS e le cimici sempre più piccole, ecc, ma anche dalla continua evoluzione delle tecniche di ingegneria genetica. Il DNA diventa così una delle molteplici armi che i governi pongono nelle mani di sbirri e magistrati, consacrandolo prima di quell’aura di verità assoluta che lo rende uno strumento incontestabile, almeno apparentemente.
Questo contributo si concentra principalmente su quest’ultimo aspetto visto il crescente dilagare dell’utilizzo del DNA in ambito processuale, l’accresciuto potere che conferisce alle autorità e viste le prospettive eugenetiche e di controllo che possono derivare dalla raccolta e dall’utilizzo dei profili genetici.
Negli anni è stato eseguito un grande lavoro di convincimento e legittimazione della pratica del prelievo del DNA, opera di convincimento resa possibile sia dal fatto che la prova del DNA è stata utilizzata inizialmente in processi che riguardavano efferati casi di stupro e di omicidi seriali, sia a causa del lavoro svolto dai media, sempre pronti ad omettere ogni caso riguardante persone condannate e poi rivelatesi estranee ai fatti e ad esaltare, invece, ogni caso in cui “l’inconfutabile” prova del DNA prestava servizio agli sgherri del potere. Così, lor signori potenti sperano di ottenere la schedatura genetica partendo quindi con l’imbastire la solita propaganda sulla sicurezza, sull’antiterrorismo, sulla garanzia del rispetto della privacy e assicurando tutti sugli enormi benefici sociali che deriverebbero dall’utilizzo, da parte degli sbirri e dei magistrati, del DNA per tutelare la popolazione da assassini, stupratori o anche da chi in generale, non vuole sottostare dentro i ranghi dell’ordine costituito.
Il passo che il sistema di dominio attuale sta compiendo va proprio in questa direzione: i governi si sforzano di raccogliere i profili genetici dei detenuti, di chi viene fermato o è indagato o viene arrestato. Contemporaneamente si sta assistendo ad un sempre maggior utilizzo del DNA in tribunale come prova certa di condanna: in questo modo la scienza stessa assume un ruolo sempre più prioritario nelle aule dei tribunali, ponendosi come fonte imparziale e neutrale, spacciando verità che poi non sono altro che ipotesi, tra l’altro manipolabili da chi porta avanti un impianto accusatorio. La scienza non è neutrale, è un prodotto dell’evoluzione del potere che ha finito per determinarne le logiche di dominio; essa inoltre si auto-legittima e viene legittimata dalla fede che le persone vi ripongono: se la scienza proclama una scoperta, subito questa viene concepita come verità assoluta. In questo modo la scienza si pone al servizio di tutti, quando invece resta sempre e solo al servizio dei soliti pochi, il cui numero viene al massimo accresciuto grazie al fatto che tra questi pochi che ne traggono beneficio, ci sono anche quei macabri individui vestiti con la toga. Nel caso specifico della genetica, essa pretende di decodificare un essere vivente in una serie di geni che gli scienziati vorrebbero far agire in modo meccanico e prevedibile, in modo da programmare un organismo vivente alla stregua di un computer, modificandolo attraverso innesti genetici (vedi gli OGM) oppure identificandolo a partire da una serie di lettere e numeri (vedi appunto la prova del DNA). Intendere un organismo vivente come una macchina programmabile non sembra possedere alcuna verità in sé, se non il fatto che gli scienziati ragionano in maniera binaria come i computer e per questo tentano di riprodurre un mondo misero come loro.
Le verità della genetica oltre che essere pure riduzioni del caos della natura che i genetisti si sforzano di far passare come fondamenta della vita, sono soltanto brutali sperimentazioni sugli animali e rappresentano il desiderio di poter manipolare la vita fin dalle sue parti più piccole.
In ambito repressivo la genetica permette all’élite al potere di estendere/imporre ulteriormente la loro violenza sbirresca verso chiunque travalichi i limiti imposti da questa società mortifera; in questo mondo di dati, bit e cavi, essa si innesta perfettamente nel sistema di controllo dei governi, che la sfruttano proponendo sistemi di schedatura genetica delle persone che vivono nei loro territori. Insomma dove la Giustizia del potere non può arrivare, ecco che si presentano DNA, schedatura genetica, banche dati genetiche ecc. D’altronde, il DNA non mente per scienziati e magistrati, anzi è considerato un’ottima macchina spara-sentenze da usare e manipolare a proprio piacimento dall’esperto/perito di turno, per asservire ed assistere nella repressione coloro che detengono il potere.
Attraverso la schedatura genetica i governi si coordinano a livello europeo ed internazionale nella lotta al crimine. Per arrivare a ciò, un requisito fondamentale è che un gran numero di profili genetici siano presenti nell’archivio nazionale per poter essere confrontati con il DNA sconosciuto rinvenuto sulla scena del delitto. “Più DNA si raccolgono, più è probabile trovare il colpevole (efficacia punitiva). Più DNA si conservano, più è probabile che diminuiscano i reati (efficacia dissuasiva). Estratto da: il mondo in uno sputo, sito web Finimondo. A tal fine nel 2016 viene istituzionalizzata in Italia, con qualche anno di ritardo rispetto ad altri paesi europei, una banca dati nazionale del DNA (Bdn-Dna), appartenente al Ministero degli Interni.
Come funziona? I vari laboratori delle forze di polizia o di altre istituzioni di elevata specializzazione raccolgono i reperti biologici nelle scene del crimine, questi reperti vengono poi inviati ad un laboratorio nazionale centrale, appositamente creato, facente capo al Ministero della Giustizia e situato all’interno del Polo scientifico del carcere di Rebibbia, che ha il compito di tipizzare e conservare i campioni. Una volta tipizzati, ossia identificati in base ad una serie di marcatori, i profili genetici vengono conservati nella Bdn-DNA. Dunque non ci sono più banche dati del Dna distinte per ogni singola forza di polizia, ma i dati confluiranno in un’unica banca dati nazionale. Il profilo del Dna verrà inserito nella banca dati utilizzando il software Codis (Combined Dna index system) fornito dal FBI ed utilizzato nel circa 80% dei Paesi europei che hanno una Bdn-Dna. Si attua così una standardizzazione tecnica ed informatica a livello internazionale, secondo le linee guida scientifiche usate negli USA.
Chi viene sottoposto al prelievo del DNA? Chi si trova in custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari; chi viene arrestato in flagranza di reato o sottoposto a fermo di indiziato di delitto; i detenuti e gli internati per sentenza irrevocabile per un delitto non colposo; coloro ai quali è applicata una misura alternativa al carcere sempre per sentenza irrevocabile per un delitto non colposo; quelli che scontano una misura di sicurezza detentiva in via provvisoria o definitiva, oltre ai DNA ritrovati sui luoghi del delitto. Da questa estensione sono, invece, esenti le persone imputate o condannate per reati finanziari ed economici (i cosiddetti colletti bianchi).
Ad ogni persona sottoposta al prelievo, verrà effettuata una doppia tipizzazione del Dna con kit commerciali di diverse ditte ma che analizzano gli stessi marcatori genetici. Questo, a detta loro, al fine di ridurre la possibilità di errori.
Le nuove tecnologie utilizzate cercano di ottenere profili del Dna anche a partire da sempre più piccoli frammenti genetici. Quindi da una minuscola parte del corpo si ricava un profilo, “ossia una seria di dati che corrispondono a una parte del DNA dell’individuo. Non è tutta la sequenza del DNA, ma solo una parte di essa, quella scelta dagli esperti. Il profilo del DNA si ricava quindi dall’analisi di alcuni punti dell’intera sequenza del DNA. Ottenuto questo profilo, le autorità cercano delle corrispondenze, delle similitudini, fra quelli presenti nei loro archivi. Estratto da: IL MONDO IN UNO SPUTO, sito web Finimondo. Pertanto non è realistico parlare di verità assoluta ed inconfutabile, essenzialmente per due motivi: anzitutto in quanto i profili genetici non corrispondono ma potranno al massimo essere compatibili, ovvero una parte di DNA dell’imputato potrebbe essere compatibile con una parte del DNA rinvenuto sulla scena del crimine e poi ci sono tutta la seria di errori e contaminazioni che possono subire i campioni rilevati. Basti pensare al caso del fantasma di Heilbronn. A partire dal 1993, una serie di omicidi interessarono più Paesi, Austria, Francia e Germania, e tutti avevano un unico sospettato il cui Dna, appartenente ad una donna sconosciuta, è stato rinvenuto su reperti biologici ritrovati sulle scene dei crimini. Le sue tracce del Dna sono state trovate in almeno 15 scene del crimine nel corso di quindici anni. Nel 2009 il Dna della donna senza volto venne finalmente identificato ma qualcosa iniziò a non convincere gli investigatori che ben presto arrivarono alla conclusione che non esisteva alcun fantasma di Heilbronn, ma solo partite di cotton fioc utilizzati per il campionamento durante i sopralluoghi, che erano state contaminate durante la fase di produzione in quella fabbrica dove lavorava la donna. Questi bastoncini venivano poi acquistati e distribuiti alle polizie di diversi paesi europei per essere utilizzati durante i sopralluoghi ed ecco come il DNA della signora si era sparso ovunque. Un altro esempio di fallibilità e inaffidabilità della prova del DNA è quello che successe a Lucas Anderson nel 2012 che fu accusato di omicidio e condannato in seguito alla prova del DNA. Al momento dell’omicidio Lucas si trovava in ospedale ed aveva dei documenti che lo provavano. Ma anche gli sbirri erano convinti di avere una prova: il suo DNA, trovato sul dito dell’uomo morto. Com’è stato possibile? È venuto fuori che quello stesso giorno gli infermieri avevano usato lo stesso pulsiossimetro sul suo dito e su quello della vittima, ed è così che il DNA di Lucas fu trasferito sull’unghia della vittima. Lucas Anderson si è fatto cinque mesi di prigione prima che si accorgessero cosa fosse successo. Il test del Dna, in questi casi come in molti altri, si era dimostrato forviante. Tutti ripongono tanta fede nel DNA considerandolo la prova più credibile di ogni altra prova scientifica, specialmente se si ha una grossa quantità del DNA di una persona ben conservata. Nelle indagini della polizia trovare un campione perfetto di DNA non è affatto la norma, piuttosto è molto più probabile che gli analisti lavorano su campioni di DNA vecchi, deteriorati o che appartengono a più individui, per cui risulta difficile dire con esattezza di chi è quel DNA. Altre volte invece lavorano su piccolissime quantità di DNA, anche in questo caso risulta difficile da interpretare ed il margine di errore è molto alto. Gli sviluppi tecnologici probabilmente stanno risolvendo alcuni di questi problemi, facendo delle analisi più accurate o utilizzando materiale nano e biotecnologico per i prelievi o riconoscendo solo alcuni laboratori che hanno delle attrezzature specifiche e altamente specializzate. Ma questi avanzamenti produrranno inevitabilmente nuovi problemi. L’inaffidabilità è intrinseca a questa tecnica poiché il DNA si può trovare sia nelle cellule vive presenti nel sangue, nel sudore, nella saliva, nello sperma, ed è quello più preciso ma una volta che le cellule si staccano dal corpo si deteriorano facilmente, sia nelle cellule morte come in un pezzetto di pelle, questo dura più a lungo ma è più impreciso. Di conseguenza il nostro DNA lo si può lasciare e ritrovare ovunque e su chiunque anche in luoghi in cui non siamo stati o su persone che neanche conosciamo, perché mangiamo, beviamo, perdiamo peli e capelli, sudiamo, fumiamo, possiamo sanguinare, ecc ecc, per cui incastrare un individuo sulla base di un frammento di DNA rinvenuto sulla scena del crimine chissà come, chissà quando, rappresenta semplicemente un buon metodo, tra l’altro ben visto dal grande pubblico, di repressione e controllo da parte di chi detiene il potere e volto ad eliminare chi vuole e a rendere sempre più difficile ogni atto di ribellione. Altro che verità assoluta, l’unica verità è che micro frammenti corporei, errori, inquinamenti ed imprecisioni, possono costare anche anni e anni di galera e restrizioni, soprattutto se si pensa che basterà riporre un capello, qualche gocciolina di saliva o di sudore, o chissà cosa, sulla scena del crimine per tentare di incastrare chi si vuole.
Inoltre un’importante caratteristica che fa del Dna una tecnica identificativa superiore a quella delle impronte digitali, sta nella natura del suo carattere ereditario, ovvero la metà del profilo del Dna di un individuo viene da sua madre e l’altra metà proviene dal suo padre biologico, e pertanto, anche parenti biologici di primo grado possono essere utilizzati quali punti di riferimento per un’identificazione indiretta. Per cui, esiste la possibilità di andare oltre le informazioni disponibili dal campione, ottenendo ulteriori profili di DNA da archiviare nella banca dati.
In Italia questi prelievi sono partiti dai detenuti, infatti nel giugno del 2016 è stato effettuato il primo prelievo di DNA ad un detenuto di Regina Coeli; ad oggi sono più di 14mila i detenuti a cui è stata effettuata questa procedura. Nella banca dati sono anche presenti 35mila profili genetici ritrovati sulle varie scene del crimine e circa 8mila campioni provengono dai prelievi effettuati dalle forze dell’ordine su persone fermate o arrestate.
I laboratori che possono lavorare sulle tracce del DNA possono essere solo quelli accreditati a livello internazionale, in base ad una serie di parametri, e dotate di infrastrutture altamente specializzate. Attualmente i laboratori in Italia, la cui prova del Dna è accreditata a partire dall’analisi del campione o reperto biologico, sono poco più di una decina su tutto il territorio nazionale (Roma, Cagliari, Napoli, Palermo, Messina, Reggio Calabria, Firenze, Parma, Torino e Orbassano), la maggiore parte dei quali appartiene alle forze di polizia, mentre gli altri ad enti terzi.
Una volta raccolti, i profili genetici, ossia i dati più intimi di ogni persona, diventano manipolabili e manipolati, “di proprietà” di scienziati, sbirri, giudici, manager ed esperti di ogni sorta, che potranno servirsene come e per cosa vogliono, per interessi di ricerca, di controllo, di repressione, di mercato.

Siamo convinti che ci sia un ampio margine in cui poter agire per ostacolare quest’avanzamento tecnologico. Le radici riguardo l’utilizzo del DNA sono da cercare a partire dall’applicazione delle teorie eugenetiche fino ad arrivare all’uso sempre più massiccio dell’ingegneria genetica. Per quanto riguarda l’aspetto repressivo, diventa per noi sempre più chiaro il fatto, che coloro che ingabbiano, perseguitano, giudicano, arrestano non sono solo sbirri, magistrati e giudici, ma tra questi ci sono anche gli scienziati. Questi infimi esserini vengono rivestiti dal sistema di un potere tutto nuovo basato sulle loro scellerate ricerche e fomentato da governi e multinazionali, che li assoldano alla stregua di mercenari. I periti, i tecnici si pongono come garanti della verità pura e trasparente al servizio della giustizia. Ma se la scienza è un artefatto meccanico che atrofizza la vita costringendola in schemi di numeri, molecole, bit e quant’altro, la sua giustizia altro non può essere che falsa, paradossale, manipolabile e manipolatrice. Inoltre, sarebbe interessante approfondire i nostri studi in merito all’utilizzo del DNA sia in ambito repressivo che in quello più generale di applicazione dell’ingegneria genetica; nel primo caso identificare (termine che piace tanto ai tecno-sbirri) i responsabili di questo ennesimo passo dell’apparato repressivo, diventa sempre più impellente per costruire concreti percorsi di lotta: tra questi responsabili non vi sono solo i laboratori sparsi sul territorio ma anche le aziende che producono i tamponi per esempio, o i kit di marcatori e più in generale qualsiasi fattore/azienda/prodotto che permette il funzionamento di un laboratorio. Sicuramente, vista la struttura gerarchica e settaria del sistema, alcuni centri di ricerca sono più importanti di altri, vuoi perché sono di proprietà di grosse multinazionali, vuoi perché rappresentano veri e propri centri d’élite del potere tecno-scientifico, di quello repressivo, di quello militare ecc, vuoi perché i progetti che portano avanti particolari istituti rafforzano, potenziano, rinnovano, l’organizzazione e l’espressione dell’attuale sistema di dominio. L’elenco di questi centri di ricerca non è breve; negli anni alcuni istituti hanno subito varie contestazioni e varie azioni dirette. Ad esempio l’istituto di Patologia e di Genetica a Grosselies in Belgio è un importante centro di ricerca sulla genetica, dove alcuni ricercatori possono disporre di vari macchinari per analizzare la materia genetica, studiare il DNA, sviluppare tecnologie di microbiologia e di biologia molecolare. Inoltre, l’istituto da molti anni si occupa anche dell’analisi criminalistica del DNA e proprio per questo ha subito già due incendi di notevole ampiezza nel 2001 e nel 2003. La notte del 16 marzo 2016, è stato effettuato un altro attacco a questo centro di ricerca quando un’automobile ha sfondato le porte d’ingresso ed è stata fatta esplodere all’interno dell’atrio, distruggendo il pianterreno e riempiendo di fumo l’intero palazzo.
Per quanto riguarda l’ingegneria genetica più in generale e l’opposizione alle biotecnologie, numerosi percorsi di lotta sono già stati intrapresi negli anni, molti dei quali hanno fornito importanti informazioni sul funzionamento di un laboratorio per es. o sull’elevato grado di convergenza tra le varie scienze. Crediamo sia fondamentale non abbandonare questi percorsi e crearne degli altri che sappiano sempre più minare il progresso tecnologico-scientifico. Le biotecnologie, si diceva nella prima parte del testo, vengono applicate ormai in tantissimi settori, apparentemente slegati tra loro magari, ma che hanno come base comune il fatto di essere un punto nevralgico del sistema.
Infine, queste tecnologie vengono soprattutto rivolte verso chiunque si dichiari nemico dell’ordine costituito: negli ultimi anni, sono sempre più frequenti i compagni indagati o arrestati a seguito della prova del DNA. Solo recentemente, ricordiamo la nuova indagine su Alfredo Cospito, già in carcere per l’attacco ad Adinolfi ed ora accusato di una bomba ai RIS di Parma per il presunto ritrovamento di una goccia di sudore sull’ordigno, il caso delle due compagne che vivono in Spagna e in Olanda arrestate per rapine avvenute in Germania in base a presunte corrispondenze del DNA, e del compagno greco Tasos Theofilou accusato di aver commesso una rapina in base al presunto ritrovamento di un suo capello nel luogo in cui è avvenuta la rapina.
Tutto ciò fa sì che queste tecniche scientifico-repressive potenziano, tra le altre cose, quella struttura di difesa di cui il sistema si dota per proteggere apparati, istituzioni ed élite che rappresentano interessi di dominio e di prestigio. Proteggerli da ogni eventuale attacco affinché il suo funzionamento non venga minato. D’altra parte queste tecniche velocizzano ulteriormente quel progresso tecno-scientifico, finanziario, industriale, energivoro e di alienazione che è in atto e che sta devastando irreversibilmente la Terra e ogni essere vivente che la abita. Nello specifico, il prelievo del DNA non è affatto una tecnica nuova che scienza e repressione utilizzano in quanto in alcuni stati è già presente dalla fine degli anni novanta; invece più recente è l’istituzione di banche nazionali del DNA e schedatura generalizzate, di laboratori specializzati e il coordinamento a livello europeo ed internazionale, che rappresentano un ulteriore avanzamento da parte della dittatura tecnocratica basata sulla docilità e la pacificazione sociale, sulla manipolazione e il controllo del vivente e sull’accrescimento del potere capitalistico.
Arricchire la nostra consapevolezza riguardo gli strumenti di cui il sistema si dota per difendersi, reprimere e rafforzarsi, può essere utile per far sì che la nostra critica e la nostra lotta si infervorino sempre più.

Gruppo studio DNA! – Garage Anarchico Pisa

Biotecnologie riproduttive: dove si intersecano mercificazione della donna, corpi animali, attacco al vivente, eugenetica.

Contributo all’incontro del 16 marzo – Milano
“IL MERCATO DELLA GRAVIDANZA NON E’ UN DIRITTO”
organizzato da RUA – Resistenza all’utero in affitto

BIOTECNOLOGIE RIPRODUTTIVE:
dove si intersecano mercificazione della donna, corpi animali, attacco al vivente, eugenetica.

L’utero in affitto e la procreazione medicalmente assistita, che sarebbe bene iniziare a definire come biotecnologie riproduttive, non vengono fuori dal nulla, hanno una storia, si originano e si sviluppano in più piani che si sovrappongono.
Dal controllo e appropriamento patriarcale della sfera riproduttiva della donna, dai processi di contenimento, disciplinamento, normalizzazione dei corpi animali, dalla mercificazione capitalista e in ultimo dall’ingegneria genetica con un biopotere che è entrato fin dentro i corpi e nei processi vitali.

Lo sguardo femminile decentrato è nella posizione per cogliere il legame con gli altri corpi animali, con le altre differenze da sempre assenti e oggetto del potere normativo e dei dispositivi di potere che si iscrivono nei corpi.
Questo sguardo verso l’animale mette in luce quanto sia stato normalizzato, omologato, prodotto in serie, reso modello intercambiabile di specie, sottoposto a un processo di manipolazione del corpo, dalla selezione e l’incrocio alla fecondazione artificiale, all’ingegneria genetica. Tecnologie eugenetiche per un animale migliorato, funzionale all’allevamento e alla sperimentazione.
Se nell’immediatezza il campo sperimentale zootecnico sembra chiudersi dentro capannoni e recinti, di fatto tutto quello che viene sperimentato sugli altri animali successivamente si estende sempre alla società intera. Non dovrebbe stupirci che il ricercatore che ha fabbricato il primo bambino in provetta in Francia, come tutti i ricercatori specializzati nella riproduzione artificiale umana, si è prima fatto le ossa sugli altri animali, in questo caso sulle mucche da latte per aumentare la loro produzione.

Il capitalismo nella sua avanzata ha esteso i territori da accaparrare e sfruttare, rendendo merce ogni essere vivente e mercificando gli stessi elementi vitali, che diventano mera “risorsa” acquisendo un valore economico per ciò che producono di sfruttabile.
Il valore in sè è distrutto. Così un fiume non ha valore perchè parte integrante di un ecosistema e una foresta non è percepita come una fitta rete di interrelazioni vitali, ma fiume e foresta sono considerati e resi risorse da depredare. Così i semi terminator della Monsanto sono modificati geneticamente per essere resi sterili. Così ci facciamo inseminare, affittiamo l’utero e produciamo un figlio. Così ci facciamo bombardare da ormoni per produrre un sovrannumero di ovuli al fine di venderli. Dai semi vegetali arriviamo ai semi umani.
Come i cosiddetti semi miracolo, i pesticidi e le macchine imposti al sud del mondo nella Rivoluzione Verde degli anni ’50, come un batterio ingegnerizzato per ripulire i mari dal petrolio, come un microscopio a effetto tunnel per la modificazione a scala nanotecnologica, non rappresentavano e non rappresentano solo un salto tecnologico, ma sono un’imposizione di una precisa idea di mondo non negoziabile, se non nei loro tavoli truccati, così mantenendo il paragone, le pratiche di GPA e PMA non sono da considerare solo come delle semplici tecniche e non si possono scindere dalle loro conseguenze sull’intera società e dalle logiche che le sottendono.

In questo quadro si iscrive la mercificazione del corpo della donna e della sua capacità riproduttiva.
Si assiste con tristezza ad alcuni contesti anticapitalisti e femministi che fan proprie le logiche di questo sistema tecno-industriale rivendicandole come libertà di disporre del proprio corpo e come autodeterminazione: una servitù volontaria.

La GPA presuppone la tecnica della fecondazione in vitro (FIV) e la conseguente selezione degli embrioni. L’eugenetica è implicata e imprescindibile da tale tecnica.
La FIV è ciò che accomuna la GPA e la PMA che si situano e si attuano all’interno di un sistema medico e commerciale. Nello specifico, la PMA non ha nulla a che vedere con le pratiche auto-organizzate di donne lesbiche e desiderose di avere una/un figlia/o che decidono di fare ricorso a dello sperma di un solidale. Al contrario, ricorrendo alla PMA, è escluso ogni carattere di solidarietà.
Prima di impiantare l’embrione nell’utero della futura madre che ha fatto ricorso alla PMA o della madre che ha affittato l’utero, viene effettuata una diagnosi pre-impianto a livello genetico su una decina di embrioni al fine di selezionarne “il migliore”.
Anche per questo tipo di tecnica, il primo discorso che si produce, per giustificarla e promuoverla, è un discorso di tipo medico che si lega da un lato ai problemi di fertilità dei genitori e, dall’altro al tentativo di rintracciare patologie genetiche della futura/o nata/o.
L’analisi dei dati su chi fa concretamente ricorso alla PMA dimostra poi che già una parte di questo discorso medico è messa in crisi: negli Stati Uniti sempre più coppie fertili e senza problemi di trasmissioni di patologie genetiche, scelgono la fecondazione in vitro con il solo scopo di fare comunque ricorso alla diagnosi pre-impianto unendovi la possibilità, ad esempio, di selezionare il sesso e altre caratteristiche fisiche come il colore degli occhi.
Nella scelta di questi caratteri, resta sospesa una questione: per quanto tempo saranno ammessi degli “scarti”? Chi definisce i caratteri “migliori”, performanti? Ciò che sarà considerato anormale, deviante, non produttivo, non funzionale a questo sistema, verrà semplicemente eliminato all’origine.
Come pensiamo di poter rimanere soggetti attivi in grado di gestire o controllare l’intero processo? Come non si può gestire una centrale nucleare in un assemblea, la FIV esige un armamentario tecnologico non controllabile da una comunità.
Stiamo consegnando definitivamente la procreazione nelle mani di esperti, tecnici, biotecnologi, sottraendola così, definitivamente al potere femminile.
Una volta che la pratica sarà estesa a tutte e tutti si entrerà in un circuito in cui, in nome della libertà di scelta, si creerà un contesto in cui non si potrà fare altrimenti. In un domani non troppo lontano sarà definito prima irresponsabile e poi criminale mettere al mondo figlie/i senza ricorrere alle tecniche di riproduzione artificiale garantite e gestite da un apparato medico.
Allo stato attuale, non si effettuano ancora manipolazioni genetiche nel momento delle diagnosi pre-impianto, ma la fabbricazione del “bambino/a perfetto/a” sottende il mito dell’uomo perfetto tanto caro ai transumanisti.
Nel corpo delle donne, da sempre medicalizzato, invaso, reso luogo pubblico e squarciato dallo sguardo della tecnica, avverrà una sperimentazione biotecnologica con conseguenze per le future generazioni.
Le manipolazioni genetiche così come le modificazioni della linea germinale hanno conseguenze irreversibili: innescati questi processi non è consentito tornare indietro perché tutto viene programmato prima biologicamente e poi socialmente, verso un’unica direzione.
Forse, si pensa che non si arriverà mai a tanto, che le manipolazioni genetiche si fermeranno alle monocolture agricole. Ma tutto ciò che è possibile fare tecnicamente verrà fatto socialmente. E se anche non è possibile farlo tecnicamente nel mentre avremo interiorizzato una precisa idea di vivente, in un tecnomondo dove un ambiente naturale complesso sta diventando un ambiente semplice, programmato, ingegnerizzato e artificializato.
Non esiste nessun comitato etico, più o meno fasullo, che possa far qualcosa, oltre alla descrizione di quello che già stiamo subendo.
Fondamentale è non cadere nell’illusione della regolamentazione. Come per le nocività che non si possono regolamentare perchè equivarrebbe a diffonderle e universalizzarle, regolamentare vuol dire che il disastro è già avvenuto, perchè è già insito nell’emissione stessa, è già insito nella diffusione della pratica. Come ci insegnano gli sviluppi delle tecno-scienze gli effetti collaterali sono il normale procedere e diventano la normalità con cui convivere, così come è la normalità il mercanteggiare le soglie di contaminazione.

Cosa fare contro l’utero in affitto?
La recente sentenza del Tribunale d’Appello di Trento è una preoccupante svolta che mette in discussione il principio inderogabile secondo cui madre è colei che partorisce, questa dimensione è progressivamente inglobata dalle tecniche di riproduzione, da un sistema tecno-scientifico che risignifica la stessa maternità.
La dichiarazione di Arcigay: “Oltre la biologia, per realizzare il pieno interesse dei bambini e delle bambine” è alquanto ipocrita. Non prendiamoci in giro, gli interessi in gioco sono quelli di gay, come di eterosessuali che ricorrono all’utero in affitto. Il patriarcato ha molte facce, non facciamocele sfuggire… con il coraggio di prendere posizione in un contesto in cui basta poco per essere additate come fasciste e omofobe, con il coraggio di mettere in luce le false opposizioni e quelle dettate da opportunistiche agende politiche. La richiesta di legalizzazione delle tecniche di gestazione per altri di tipo solidale e non commerciale, di fatto apre le porte all’utero in affitto. Non può esistere una “gestazione per altri etica”: se legalizzata e generalizzata sarà commerciale. Così come abbiamo i consumatori etici e il mercato etico, così avremo il prestito etico dell’utero e magari a kilometro zero… Anche nella GPA “gratuita” ci sarà un contratto, una regolamentazione e anche se ci fosse la clausola che permette alla donna di poter decidere se tenersi il bambino o di interrompere la gravidanza, come possiamo essere così ingenue da pensare che dietro a quella che si chiama scelta, nella realtà non ci sia una situazione di necessità, come possiamo non pensare che da tali contratti e regolamentazioni non si arrivi a una degenerazione e a una situazione coercitiva.
Il no all’utero in affitto non deve essere parziale, possibilista o dare adito ad ambiguità, serve una posizione netta.

Penso che il nostro piano non dovrebbe essere quello giuridico, non per una presa di posizione ideologica, ma per la semplice considerazione che non esistono soluzioni giuridiche, come non esistono soluzioni tecniche, a problemi sociali, ecologici, politici, nessuna presunta soluzione potrà eliminarne le cause profonde, solo smussare qualche effetto o peggio. Il pericolo è doppio: da un lato si alimenta la fiducia verso un sistema di potere pensando che al suo interno si possano trovare degli spazi in cui interagire, dall’altro tutte queste presunte soluzioni avvallano e rafforzano le stesse strutture e logiche che si dovrebbero abbattere. Pensiamo alla prostituzione, reputo totalmente controproducente appoggiare una legge che la regolamenti, lo sfruttamento dei corpi non si può regolamentare, dandogli dei margini, pur stretti che siano, così facendo si alimentano e rafforzano le logiche di oggettivizzazione della donna che si dovrebbero abbattere. Così come una gabbia più grande non porta come passaggio successivo l’eliminazione della gabbia e lo scardinamento di logiche antropocentriche, anzi ci fa solo abituare a quella gabbia, rendendola addirittura etica… la gabbia oltre a ciò che rinchiude l’animale è metafora di tutto ciò che rinchiude le reali possibilità di cambiamento.
Per la GPA, dal momento in cui non è legale, non ci si trova sull’impervio terreno abolizionista e proibizionista, ma non deve passare una legge. Il punto è che questo dovremmo ottenerlo con la costruzione di un contesto realmente critico e di rottura, che sappia generare nuove conflittualità devirtualizzando l’immaginario del possibile di fronte a noi. Bisognerebbe ripartire dalle donne, dal basso, in un ottica di attivismo, ripartire a riprenderci in mano ciò che ci appartiene. Pensiamo alle esperienze degli anni’70 dei consultori femministi autogestiti in cui le donne discutevano, si autogestivano, si autorganizzavano. Le giovani stanno perdendo memoria di queste esperienze come delle lotte femministe.
Una critica uscita da un giro di presentazioni contro la PMA portava il problema sanitario dell’autoinseminazione casalinga, come soluzione veniva portata la PMA medicalizzata. Mi chiedo quale logica ci fa delegare a esperti (uomini) e a un sistema medico una dimensione che riguarda i nostri corpi, nello specifico, per questa osservazione, penso che l’autoinseminazione sia possibile senza strutture al di fuori della nostra portata, in maniera totalmente autogestita e sicura. Questo è un esempio per far capire come le donne si siano abituate a delegare e a cercare altrove le alternative, invece che prendere in mano il problema.
Così come per le analisi, ci si affida alle parole della giornalista, dell’intellettuale, dell’esperta, senza più discutere, scrivere, andando così ad atrofizzare le proprie capacità critiche di interpretare e analizzare il presente e la realtà attorno a noi.
Cosa ci poniamo è una domanda fondamentale, la sinistra, un certo femminismo, sono imbrigliate nei soliti discorsi e rivendicazioni, non sanno guardare oltre e l’analisi è parziale. Non facciamoci sfuggire il presente, perchè i cambiamenti già in atto e sul prossimo futuro sono stravolgenti, una tecnologia che penetra i corpi, performativa, totalizzante, bisognerebbe iniziare a parlare anche di questo se no si lascia spazio solo alle femministe a favore, mentre quelle contrarie dove sono? E l’ecofemminismo dov’è finito?
Senza un’analisi critica che vada in profondità, che metta in luce le relazioni, le conseguenze, le logiche sottese, i rischi, come possiamo pensare di incidere sul presente? Che le nostre rivendicazioni non siano stroncate nella loro potenzialità e che sappiano sempre cogliere l’insieme che unisce lo sfruttamento dei corpi tutti.
Nel punto per l’8 marzo – Sui nostri corpi, sulla nostra salute e sul nostro piacere decidiamo noi – non è stato incluso l’utero in affitto, penso sia una grave mancanza, mi chiedo come si fà a unirsi quando ci si spaccherebbe su questo…
Essere donna non basta per un’unità d’intenti, ci sono dei principi base dai quali non si può prescindere, come l’anticapitalismo, per cominciare. Se un’alleanza con reazionarie e cattoliche è impensabile, facciamo anche attenzione a ciò che si nasconde anche sotto la bandiera progressista di sinistra. Un’identità comune compresa nel soggetto donna si sgretola davanti alla realtà storica, culturale, sociale, davanti alle differenze tra classi e davanti all’idea di mondo che vorremmo. Si dovrebbe respirare una tensione di rottura con questo sistema, non una convivenza, una rivendicazione femminista radicale non può passare attraverso le briglie di questo sistema patriarcale, antropocentrico e tecno-scientifico.
In gioco c’è molto di più, se non cogliamo le sfide che ci si pongono davanti, con il coraggio di allargare il nostro sguardo potremmo perdere tutta la partita senza che neanche ce ne accorgiamo…

Silvia Guerini
www.resistenzealnanomondo.org