Questa tecnologia rappresenta l’apice del controllo dei processi biologici dalla nascita alla morte e della manipolazione degli organismi viventi: sottoposti alla tecnica dell’ingegneria genetica diventano oggetto di sperimentazione per la ricerca scientifica e nuova merce per soddisfare gli interessi delle multinazionali dell’agri-business e chimico-farmaceutiche.
Le biotecnologie comprendono una varietà di tecniche: tecnologia del DNA ricombinante, terapie genetiche, che implicano la manipolazione di organismi viventi (compresi colture di cellule e tessuti) fino alla loro clonazione. I ricercatori nei loro laboratori ingegnerizzano dai microorganismi, alle piante, animali fino a mappare geneticamente interi ecosistemi grazie anche alle sempre più potenti tecnologie informatiche.
Dalla pannocchia di mais fino alla linea germinale umana, niente sfugge dall’assalto al vivente dell’ingegneria genetica. Questa porta una distruzione irreversibile della biodiversità, di antichi saperi e un immenso potere sul controllo delle sementi e della produzione alimentare mondiale. Le monocolture ogm e la selezione genetica vengono imposte prima nei campi e negli screening genetici, per poi diventare l’unico modello di esistenza possibile.

La procreazione al tempo delle biotecnologie

La procreazione al tempo delle biotecnologie

a cura del Collettivo Resistenze al Nanomondo

Opuscolo, 38 pagine, 2 euro

La PMA per tutte e tutti non è un grido di libertà e autodeterminazione, ma un futuro al quale potremmo essere tutte/i condannate/i.

Indice:

Silvia Guerini
La riproduzione artificiale dell’umano
Costantino Ragusa
Editing genetico per tutti! Chi li sta fermando?
Silvia Guerini
Il futuro è già qui, anche se non ha l’aspetto di una mostruosa chimera. Terapie geniche, clonazione, analisi genetiche prenatali, procreazione: prospettive eugenetiche

Per contatti e copie: www.resistenzealnanomondo.org info@resistenzealnanomondo.org

Meccanici i miei occhi. Nati in laboratorio 

Meccanici i miei occhi. Nati in laboratorio 

Dall’utero in affitto alla manipolazione genetica

Edizioni Ortica, pag.194,13 euro.

Autrici: Cristiana Pivetti, Giovanna Camertoni, Laura Corradi, Silvia Guerini, Marie-Jo Bonnet, Luisa Vicinelli, Daniela Pellegrini, Angela Giuffrida.

In questo libro sono raccolti gli interventi della Campeggia Femminista contro la riproduzione artificiale e il sistema che la rende necessaria.

Uno sguardo femminista radicale contro la riprogettazione del vivente: l’utero in affitto, la procreazione medicalmente assistita e l’ingegneria genetica.
Le autrici, partendo dal dibattito sulla pratica dell’utero in affitto, sollevano dubbi e domande anche sulla procreazione medicalmente assistita che, con l’inseminazione in vitro, sposta la riproduzione umana dai corpi ai laboratori ove si manipola il vivente, riflettono sul sistema etero-patriarcale capitalista, lo sviluppo delle tecno-scienze, la condizione della donna, la salute umana, lo sfruttamento degli animali e del pianeta. La riproduzione artificiale degli esseri umani fa parte di un processo più ampio di assoggettamento, mercificazione e ingegnerizzazione tecno-scientifica del vivente; è uno degli aspetti più pericolosi della contemporaneità.

Per contatti e richiesta di copie: www.resistenzealnanomondo.org

8 Ottobre – Presidio al Singularity Summit Italy

SINGULARITY UNIVERSITY SUMMIT ITALY

PRESIDIO 8 OTTOBRE 2019
Dalle 7.00 alle 14.00
Milano Congressi – Via Gattamelata 5

Il Transumanesimo è già qui

Il transumanesimo non è una tendenza marginale di alcuni eccentrici ricercatori o un effetto collaterale dello sviluppo tecnologico, è il logico approdo di questo sistema tecno-scientifico.
Lo slogan di questo incontro è: “Progetta il futuro. Costruisci il futuro. Sii il futuro.” Un futuro che sta già diventando il presente. Le logiche del transumanesimo – superamento dei limiti, miglioramento e potenziamento dell’uomo, riprogettazione e artificializzazione del vivente – non sono solo mere speculazioni astratte, ma diventano ricerche, chimere transgeniche, droni militari, nuovi apparati della smart city, Procreazione Medicalmente Assistista e editing genetico.
Il transumanesimo e il sistema tecno-scientifico producono immaginari, desideri, bisogni, trasformano il mondo e la nostra percezione della realtà.
Dalla Singolarity University, una delle maggiore espressioni del transumanesimo, si formano i più importanti dirigenti e ricercatori mondiali, alcuni di loro confluiscono poi al MIT (Massachusetts Institute of Technology), una delle più importanti università di ricerca al mondo; nella DARPA, una agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per lo sviluppo di nuove tecnologie per uso militare; in Google; in Microsoft, solo per citarne alcune…Tra i maggiori finanziatori della Singolarity University vi sono compagnie come Google note sicuramente per l’informatica ma meno per i suoi investimenti nella ricerca genetica. Proprio in questa convergenza di settori e ricerche di alto livello quest’alveo di scienziati, imprenditori, militari, politici trovano il loro incontro.

Noi non vogliamo essere uomini macchina in un mondo macchina!

Spazio di documentazione La Piralide – lapiralide.noblogs.org
Collettivo Resistenze al Nanomondo – www.resistenzealnanomondo.org

Dal “Transidentitario” al bambino-macchina – PMO

Dal “Transidentitario” al bambino-macchina

Ecco un dialogo con Fabien Ollier a proposito del suo libro “L’uomo artefatto. Indistinzione dei sessi e fabbrica di bambini” (Ed.Quel Sport?) preceduto da richiami e considerazioni sul tema.

Dal rilascio del nostro “Manifesto degli scimpanzé del futuro contro il transumanesimo”, nel Settembre 2017 (Editions Service compreso) vediamo uno sciame di lavori volare nell’aria del tempo presente intorno allo stesso soggetto, per poi abbattersi sugli scaffali delle librerie. Forse abbiamo messo in luce un puzzle di fatti e di spiegazioni che, una volta assemblati, salta agli occhi con la forza dell’evidenza e della sorpresa, costringendo da quel momento quelli che l’hanno visto a pensarci e a parlarne. E sarà così fintanto che, il vivente politico nell’ambiente in cui vive, sarà una causa di disputa e non un prodotto di laboratorio ordinato su Amazon e consegnato con un drone.

Tra i pezzi di questo puzzle in corso da più di vent’anni si può citare alla rinfusa e in modo non esaustivo: i concetti di macchinazione e di auto- macchinazione (uomo-macchina, mondo-macchina etc.); il legame stabilito tra volontà di potenza e sviluppo dei mezzi/macchina (mekhané) di questa potenza; la filiazione che lega la tecnologia (mezzi di produzione) alla tecnocrazia (in quanto classe detentrice effettiva di questi mezzi) e la tecnocrazia al transumanesimo; il multiculturalismo e il transumanesimo come ideologie dominanti – e convergenti – della tecnocrazia dirigente. Allo stesso titolo l’arte contemporanea è l’arte ufficiale della nostra epoca. La riproduzione artificiale dell’umano e la convergenza, oggettiva e soggettiva, tra transumanisti transidentitari (alias queer).

Tra lo sciame di libri evocato più sopra ce ne sono di brutti e meno brutti. Senza parlare dei libri transumanisti, consacrati alla difesa e all’illustrazione dell’”uomo aumentato”, abbiamo visto passare lavori piattamente opportunisti, di autori ed editori desiderosi di figurare sul mercato e in questo dibattito aperto dall’intrigante audience del “Manifesto” a costo di parafrasarne le idee e i riferimenti. Si sarebbe dovuto recensire questi libri di volta in volta, instaurare una discussione con i loro autori, etc. Per mancanza di tempo, abbiamo preferito portare avanti la nostra indagine [1] e partecipare alla contestazione popolare delle città-macchine (smart city) con il movimento anti-Linky.

Quello che più ci scoraggiava era l’incoerenza della critica, la sua inerzia ottusa di gente ben diplomata, filosofi, psicanalisti, sociologi, economisti… dotati di tribune e microfoni aperti, professionisti celebrati del pensiero o specialisti scientifici. Dobbiamo evocare il patetico Testart il quale, libro dopo libro ci allerta sui “pericoli”, le “derive eugenetiche e transumaniste” della DPI (diagnosi pre-impianto) sostenendo d’altro canto con ostinazione la pratica della PMA per le coppie sterili. Cioè la riproduzione artificiale che egli ha introdotto in Francia, nel 1982, con il suo compare Reé Frydman. E’ tuttavia evidente che aprendo la possibilità della riproduzione artificiale si apre a quella del miglioramento del prodotto; e da innovazioni e miglioramenti a tutte le manipolazioni genetiche offerte da Crispr-CAS9 e i successivi avanzamenti delle conoscenze.
E cosa dire di Silvyane Agacinsky che pensa di fare muro con il suo CoRp (Collectif pour le Respect de la personne) contro la prostituzione delle madri surrogate (GPA) ma tace sulla PMA e non si rende conto, cinque anni più tardi, in questi giorni, del legame tra riproduzione artificiale e ideologia queer [2]. Da qui a cinque anni forse si accorgerà del legame stabilito da anni tra eugenetica e riproduzione artificiale, tra transumanesimo e transidentitarismo.
Lo stesso per Marianne Durano, cattolica e “ femminista integrale” ostile alla GPA, alle fabbriche di bambini, all’eugenetica e al transumanesimo, ma altrettanto muta sulla pratica della PMA per gli eterosessuali sterili.
E infine per finire questa recensione alla Dubout, quegli anarchici che hanno commesso il passo falso di accompagnarci nella contestazione della RAH (riproduzione artificiale dell’umano) si stupiscono dello “scandalo e si defilano con riverenze pacificanti.

Bisogna dire che noi avevamo spinto l’oltraggio ai buoni sentimenti fino alla critica del transidentitarismo, del suo diniego del reale e dei suoi deliri soggettivisti. Era in un testo del Novembre 2014 intitolato  “Questo non è una donna” (a proposito di contorti “queer”)” [3]. Circostanza aggravante, questo testo seguiva a una serie consacrata a “La Riproduzione artificiale dell’umano” co-redatta con “Alexis Escudero” e pubblicata in Maggio/ Giugno 2014 [4]. Induriti nel delitto d’opinione e nel crimine del pensiero abbiamo reiterato con un aggiornamento pubblicato in Giugno 2018: “La riproduzione artificiale per tutte; lo stadio infantile del transumanesimo” [5]. Oggi ancora ogni anarco-queer o “transgender” che si rispetti è colto da una crisi epilettica alla menzione di questi orrori. E se non è “iel” Saranno i loro amici “techno progressisti”. Tutta l’area liberal-libertaria, dall’estrema sinistra in decomposizione, al showbizz (musica,moda, cinema, pubblicità, passando per i media (gruppo Le Monde, Radio France, Libération etc.) l’editoria e l’università, tutti dimenandosi a rimorchio del Gay Pride.
In breve la danza macabra dei transumanisti, coscienti o incoscienti.

E’ pertanto dalla critica del transidentitarismo che è partito Fabien Ollier, cinque anni più tardi nel “L’Uomo Artefatto”, senza temere i riferimenti a “Questo non è una donna” né alla “Riproduzione artificiale dell’umano”.
Questo coraggio, così raro presso i critici della società industriale sarebbe stato sufficiente ad attirare la nostra attenzione. Ad eccezione degli Italiani di Resistenze al Nanomondo, dei Belgi della rivista Kairos, degli anarchici spagnoli di Contra toda Nocività e dei Lionesi de La Décroissance, noi non abbiamo incontrato, a proposito della riproduzione artificiale dell’umano, del legame tra eugenetica e transumanesimo, tra transumanesimo e transidentitarismo, altro che elusione, silenzio, orecchie sorde, sguardi sfuggenti. I nostri propositi sono “ divisivi” o vedete voi “maldestri”. Sarebbe stato più appropriato e riunente attenerci ai luoghi comuni della critica ecologista: la contestazione della devastazione territoriale, delle dighe, delle autostrade, aeroporti TGV etc. O ancora ai soggetti che ci procuravano tanto sospetto quando parlavamo, dal 2001, delle nanotecnologie e del nanomondo, della perdita di controllo e del totalitarismo tecnologico, a partire dai sintomi forniti da Minatec, Clinatec, il cellulare, le pulci RFID, i nems (sistema micro-elettro-meccanico), la biologia sintetica, le bio-e-neurotecnologie, etc. Tante critiche che sono diventate, dopo lunghi anni di studio, la materia del pensiero di Camille Ran-tan-plan o del Groupe Voiture-Balai.

Si dà il caso che inoltre, L’Homme artefact disegna ciò che noi non abbiamo fatto, né nessuno di nostra conoscenza: la storia generale di questa crisi antropologica a partire dagli anni 1970.
Senza dubbio, molti fatti, nozioni, episodi, personaggi, autori etc. erano stati reperiti in altri lavori. Tra i più recenti, “La philosophie devenue folle” di Jean Francois Braustein (Grasset 2018) che ricorda le sordide condizioni dell’invenzione del “genere sociale”di John Money; il saggio rimarchevole di Isabelle Barbéris su “L’arte del politicamente corretto” (PUF, 2019) ; l’ “Appuntamento con i mortali” di Jaques Luzi, sul “Diniego della morte di Descartes al transumanesimo” (La lenteur, 2019); “Richiamo e disgrazia del transumanesimo” di Olivier Rey (Desclée de Brouwer, 2018); e venti pagine di bibliografia, decine di note a piè di pagina, attestanti che Fabien Ollier ha riciclato una moltitudine di elementi sparsi, ma precisamente, lui l’ha fatto. E così facendo ne ha restituito le concatenazioni, le istanze e le articolazioni.

Ciò che ci è dato vedere è lo scatenamento della volontà di potenza (“ il desiderio”), grazie allo scatenamento tecnologico, nella produzione e riproduzione del cliente re. Si tratta, letteralmente, di prendere i propri desideri per delle realtà e di imporle come tali, sfidando, precisamente le realtà oggettive. E non è bello a vedersi. Macellerie chirurgiche e intossicazioni farmaceutiche per fabbricare delle fake donne e dei fake ragazzi. Imposizione di un linguaggio e del delirio mentale di una minoranza “contorta” (queer) all’insieme della società chiamata ad autenticare le sue allucinazioni e dar loro un falso sembiante di verità grazie agli ultimi progressi della scienza. Contraddizioni tra il rifiuto del biologico ed esigenza di validazione biologica dell’identità autocostruita artificialmente. Tra odio della carne, dei “brandelli” umani e sovrainvestimento narcisistico del corpo disegnato su misura. Egotismo degli auto imprenditori in identità ossessionati dalla dissezione delle loro particolarità e dallo stretto rispetto delle etichette. Chiunque confonda creature “binarie” e non “binarie” commette il crimine di lesa-identità. Sanzione incorsa: la messa al bando dalla nuova buona società, quella che rispetta tutte le differenze libera di fabbricarne per meglio strumentalizzarle. Se l’interesse dell’industria dell’auto-macchinazione per questa diversificazione delle opzioni identitarie non ha dubbi, più stupefacente è la compiacenza perversa del mondo intellettuale per questo rovesciamento del reale. Anne Fausto Sterling, Thierry Hocquet, Eric Fassin,Elsa Dorlin, Sam Bourcier, Paul Preciado e molti altri universitari citati da Fabien Ollier, che fanno carriera sulla difesa di pretese differenze. E’ la regola del gioco come direbbe Bourdier che l’ha così ben praticata [6]. Ci si distingue come si può sul mercato delle idee.

Quando i vestiti magici dell’imperatore si presume siano invisibili agli occhi degli imbecilli quale intellettuale avrebbe il coraggio di esclamare – “ Ma Sua Maestà è nuda!” [7]
Quale universitario oserebbe dire oggi davanti a una Marie Helène,<Sam>, Bourcier, Beatriz <Paul>, Preciado etc : “Ma questo non è un uomo!”

Che un simulacro più o meno riuscito possa farsi passare per quello che non è; che arrivi a credere nella propria finzione; e a trovare dei falsi testimoni diplomati per garantire, con tutta la competenza scientifica e filosofica, che bisogna crederci, verifica di ritorno il cliché di Debord su “l’era del falso senza replica”.

“Il solo fatto di essere ormai senza replica ha dato al falso una qualità nuova. E’ in un sol colpo che il vero ha cessato di esistere quasi ovunque o nel migliore dei casi si è visto ridotto ad un’ipotesi che non può mai essere dimostrata. Il falso senza replica ha fatto scomparire l’opinione pubblica che, in un primo momento, si è vista incapace di farsi sentire e, velocemente poi di conseguenza di formarsi.” [8]

Benché titolare di un master II in filososfia Fabien Ollier contribuisce alla sopravvivenza di un’opinione pubblica è vero che non insegna all’università e non ambisce a un posto al CNRS. Può bestemmiare il dogma postmoderno senza timore per la sua carriera d’insegnante in Educazione Fisica e Sportiva. Coloro che come lui preferiscono pensare liberamente potranno leggere, dopo l’intervista che ci ha concessa “L’uomo artefatto. Indistinzione dei sessi e fabbrica dei bambini” (Editions QS? 203 p. 15€ www.quelsport.org)

Pièces et main d’œuvre
9 juillet 2019

Intervista con Fabien Ollier

PMO: All’infuori di alcune eccezioni, gli umani nascono maschi e femmine e diventano uomini e donne. E’ quello che pensiamo, come te e come molti altri che non osano più dirlo a voce alta, tanto i discorsi dei transidentitari si impongono ormai in forma autoritaria. Tu scrivi che “ questi discorsi ideologici o utopici sui nuovi orizzonti sessuali degli umani si distinguono per uno stile di pensiero comune”. Qual’è questo stile di pensiero e quale idee veicola?

F.O.: I transidentitari che sono, a mio avviso, i gruppi di pressione transessuali, transgender, transbiomorfisti [9] e transumanisti formano attualmente ciò che l’epistemologo Ludwik Fleck chiama una “comunità di pensiero chiusa su sé stessa” o per dirla diversamente, una sorta di nebulosa settaria che adotta uno stile di pensiero caratterizzato dalla scelta di oggetti sui quali il collettivo può o non può riflettere, dai pregiudizi obbligatori che un membro di questo collettivo deve forzatamente aver interiorizzato e dai metodi che bisogna utilizzare o non utilizzare per elaborare delle “conoscenze” [10]. Questo significa più precisamente che uno stile di pensiero è un conformismo, un assoggettamento mentale, una limitazione dello spirito critico che confina con l’intolleranza. Così la propaganda transidentitaria, d’ispirazione liberal-libertaria in apparenza, diffonde in maniera autoritaria un’ideologia-cimento [11], una visione del mondo che coagula un numero sempre maggiore di persone le une alle altre al punto da formare un corpo mistico nuovo [12].
Questa idea-faro è che il corpo non ha alcuna gravità ontologica neppure minimale. Non sarebbe dato dalla vita,dalla natura e dal caso. Soprattutto non sarebbe costituito trascendentalmente come un “ corpo di carne soggettivo” non lacerabile [13], ma sarebbe al contrario una pura costruzione sociale, politica e infine individuale. Del corpo così ridotto allo stato di semplice materia fabbricata socialmente o meccanicamente in modo più o meno complesso da comporsi da sé medesimi, non resta che la cosa malleabile a volontà, o il capitale da far fruttare secondo le liturgie mediatiche e le messe tecno-mercantili del corpo feticcio, del corpo meraviglioso, del corpo glorioso quaggiù. Non c’è bisogno di insistere sul potenziale totalitario di tali concezioni del corpo-cosa. Da qui si è insinuata anche l’idea perniciosa che la sessuazione degli esseri umani in due categorie distinte e radicalmente altre in quanto complementari -maschio e femmina- non sarebbe, anch’essa, che il risultato di una forza socio-politica vincolante: quella della scienza maschile, occidentale, patriarcale, bianca, colonialista e eterosessuale. Tutto avviene come se la luna dovesse ormai rivelare al mondo intero che è costituita di formaggio roquefort con il pretesto che Neil Armstrong è il primo uomo ad avervi posto il piede sopra e che non ha necessariamente visto alcunché a causa del colore della sua pelle e del suo pene! Nuove questioni uscite dritte dallo spirito contorto (queer) si sono messe in circolo: e se i sessi non esistessero così come il corpo? E se tutto questo non fosse che menzogna idea dello spirito, finzione sociale, delirio di maschi dominanti? Per i transidentitari, in particolare coloro che sono molto attivi nei gender studies nei paesi anglosassoni e ormai anche in Francia, un vasto complotto metafisico sarebbe il fondamento di un’illusione maggiore: quella dell’esistenza del dimorfismo sessuale. Si dovrebbe altresì decostruire questo mito, uscire dalla binarietà uomo-donna alienante e oppressiva e per riconoscere infine che i sessi non sono due ma numerosi (tesi di Anne-Fausto Sterling) che i “generi” sono persino più essenziali dei sessi (tesi di Judith Butler) e che essendo fluidi,vaghi, confusi e senza frontiere bisognerebbe che proliferassero per realizzare il cyborg (tesi di Donna Haraway).
Dal fatto dimostrato che il maschile e il femminile derivano da una costruzione sociale effettuata sulla corporeità attraverso istituzioni che si fanno carico della vita quotidiana degli individui, si è insidiosamente arrivati, con l’abbandono di qualsivoglia critica istituzionale, e con l’ossessione identitaria, a pretendere che i ruoli sessuati sono puramente convenzionali (tesi di Bourdieu) e che la vera liberazione sessuale consisterebbe nel farla finita una volta per tutte con i sessi. L’ora sarebbe dunque venuta per i transidentitari e altri post-sessualisti di avere il diritto di scegliere il proprio genere. Questa ideologia psicotica e morbosa del corpo in cantiere permanente, del corpo sradicato e nomadizzato comporta una base materiale reale: il mercato della “transizione” è perfettamente organizzato e mondializzato per accogliere a braccia aperte nelle proprie cliniche di biodesign e nei suoi studi medici, i nuovi “disforici” o “pletorici” di genere che vogliono viaggiare dalla donna verso l’uomo e inversamente, a mezzo di grandi sparate di ormoni commercializzati dai laboratori Bayer-Monsanto, passando dai due contemporaneamente e infine non essendo né l’uno né l’altro a colpi di bisturi, o optando per l’ibridazione con altri “esseri senzienti” con i quali si sentirebbero molto vicini (animali, vegetali, robot).

PMO: I transumanisti che progettano un corpo su misura auto prodotto dalla tecnologia affermano il loro disgusto per il carnale e il corpo biologico (“carne” o “gelatina”, secondo gli autori). Da cosa deriva, nella negazione del dimorfismo sessuale, l’odio del corpo?

F.O.: Esistono delle passerelle ideologiche tra i gruppi LGBTQ+ o post femministi attuali che negano in modo mistificatorio i due sessi e i transumanisti che pretendono di poter “aumentare” o “trascendere” l’umano grazie a delle trasformazioni profonde del corpo e a delle condizioni di esistenza. Per questi due movimenti a forte tendenza settaria che professano delle nuove verità più vere di quelle che erano sostenute nel “vecchio mondo” il corpo umano non sarebbe altro che un brogliaccio che deve essere assolutamente corretto senza tregua. Da qui, il rapporto con il corpo è a mio avviso più ambivalente del semplice odio per il medesimo. Theodor W. Adorno e Max Horkheimer lo avevano ben messo in evidenza: “l’amore-odio verso il corpo impregna tutta la civiltà moderna. Il corpo è schernito e rigettato come la parte inferiore e asservita dell’uomo e al tempo stesso oggetto di desiderio come ciò che è “proibito, reificato, alienato”. [14] Nel caso dei transgender, il bricolage tecno-medico del corpo necessita di un investimento narcisistico considerevole ma questo è anche negativo o morboso perché si tratta di rifare un corpo rifiutandolo quasi completamente. Dal momento in cui ciò che distingue radicalmente l’uomo dalla donna- ne convengo – si tratta di un quasi niente metafisico che diventa un quasi tutto – è ridotto ad un insieme di meccanismi quantificabili, di tassi di ormoni, di organi o geni osservabili, diventa facile enunciare che un uomo non è altro che una donna dotato di un forte tasso di testosterone, eventualmente dotato di un pene o di qualcosa di vagamente somigliante. Si ingaggia allora la lunga “transizione” durante la quale le attenzioni egocentriste al proprio piccolo corpo amato-odiato captano tutta l’attenzione, assorbono tutta l’energia, vuotano anche le borse nel passaggio e sicuramente allontanano da tutte le altre preoccupazioni più fondamentali del genere umano: l’arte, la politica, la morale, la creazione sociale etc.. in questo tipo di obnubilazione corporale a tendenza maniacale, si tratta insomma di auto generarsi applicando al corpo una volontà di onnipotenza infantile e (auto)distruttrice che contesta in profondità l’appartenenza all’umanità dell’umano. Da qui l’attrazione per il post-umano, per il post-sessuale, per l’uomo artefatto. E’ quello che esprime molto esattamente Max Valerio, molto spesso preso a modello nella letteratura trans e queer, perché si qualifica come uomo con vagina: “Noi ristrutturiamo i nostri glandi, i nostri fluidi corporali, la nostra pelle, i nostri nervi e le nostre parti genitali, noi intensifichiamo gli archetipi della mascolinità e della femminilità in modo da vedere attraverso di essi, ad attraversarli e a riconfigurarli completamente così come il loro significato una volta per tutte”. [15]
Ora, l’etnopsicanalista Georges Devereux ha messo in exergo la forte pregnanza masochista che cela questo tipo di “bionegatività”. Dice qualcosa che mi sembra fondamentale per ben cogliere l’estensione dei danni che può generare sull’insieme della società l’idea a priori solamente stupida e delirante che i sessi sono vaghi e manipolabili a volontà. “Il tentativo di individualizzarsi attraverso la negazione delle proprie caratteristiche di base rappresenta la distruzione dell’identità reale come un mezzo privilegiato per costruirsi un’identità fittizia. I lemmings umani pretendono di affermare la vita dimostrando la loro capacità di morire. E’ come se l’eunuco provasse al meglio l’esistenza delle non-donne: degli uomini”. [16]

Performare i generi”, “ derivare attraverso i generi” e le loro combinazioni potenziali, far “proliferare i generi” e diventare, secondo l’espressione della post-umanista Katherine Hayles, “gender drifter” ritorna a militare anche per delle identità cyborg, dei tecnocorpi mutanti, provvisti di organi genitali adattati alle forme, quantità e qualità desiderate, e dotate di attributi necessari alle attività sessuali realizzati come ci si dotasse di utensili per cucinare o fare sport. E’ il fantasma del corpo totale, del tutto in uno. Ecco perché l’ordine corporale che si realizzerebbe nel caso si applicasse una tecnopolitica mirante a liberalizzare e incoraggiare le mutilazioni delle sessuazioni originarie per “ aumentare” si fa per dire i piaceri, le sensazioni, le vibrazioni o gli spasmi del corpo artificialmente transgenerato sarebbe per forza totalitario. George Orwell aveva visto bene nel suo 1984: il Grande Fratello s’infiamma all’idea di abolire l’orgasmo e quelli che pretendono di migliorarlo o demoltiplicarlo per transizione o ibridazione di genere ci arriveranno grazie ad una forma di censura per eccesso.

www.piecesetmaindoeuvre.com
http://www.piecesetmaindoeuvre.com/IMG/pdf/entretien_avec_fabien_ollier.pdf

Note:

1. Cf. Ecrasons l’infâme. Le culte de la Mère Machine et la matrice religieuse du transhumanisme (2017); Reproduction artificielle pour toutes : le stade infantile du transhumanisme (2018); Alain Badiou nous attaque, et nous faisons (humblement) notre autocritique (2019)
2. L’homme désincarné. Du corps charnel au corps fabriqué. Editions Gallimard, juin 2019
3. http://www.piecesetmaindoeuvre.com/spip.php?page=resume&id_article=539 4
4. http://www.piecesetmaindoeuvre.com/spip.php?page=resume&id_article=507 5
5. http://www.piecesetmaindoeuvre.com/spip.php?page=resume&id_article=1064
6. Cf. Les Règles de l’art, Le Seuil, 1992
7. Cf. Les Habits neufs de l’empereur, Andersen
8. Commentaires sur la société du spectacle, Editions Gérard Lebovici, 1988
9. Partisans de l’hybridation du corps humain avec d’autres entités, ils contestent les frontières entre genre humain et machines, espèces animales, végétales ou minérales et veulent transformer/transcender le corps humain en mixant le tout (ingestion de puces NFC, injection de sang de cheval ou de chlorophylle, implants de fausses cornes…).
10. Voir Ludwik Fleck, Genèse et développement d’un fait scientifique, Paris, Flammarion, « Champs sciences », 2008, pp. 173-182.
11. Voir à ce sujet Louis-Vincent Thomas, « Les fonctions de l’idéologie », in Louis-Vincent Thomas, Humains, non-humains, extra-humains. De la pluralité anthropologique des mondes. Écrits socioanthropologiques (1973-1994), Alboussière, QS? éditions, « Archives du futur », 2018.
12. Sur le corps mystique, voir Jean-Marie Brohm, Ordre corporel et incorporations. Corps sociaux, corps politiques, corps mystiques, Alboussière, QS? éditions, « Horizon critique », 2019.
13. Voir à ce sujet Michel Henry, Philosophie et phénoménologie du corps. Essai sur l’ontologie biranienne, Paris, PUF, « Epiméthée », 2006.
14. Max Horkheimer et Theodor W. Adorno, « L’importance du corps », in La Dialectique de la raison. Fragments philosophiques, Paris, Gallimard, « Tel », 1996, p. 251.
15. Cité in Sam Bourcier, Queer Zones. La trilogie, Paris, Éditions Amsterdam, 2018, p. 601.
16. Georges Devereux, Femme et mythe, Paris, Flammarion, « Champs », 1988, p. 5.

Versione pdf: Dal transidentitario al bambino macchina trad
Versione pdf in francese:http://www.piecesetmaindoeuvre.com/IMG/pdf/entretien_avec_fabien_ollier.pdf

 

 

 

 

 

È uscito il settimo numero del giornale ecologista radicale L’URLO DELLA TERRA

In questo numero:

– Il Green New Deal e l’ecologismo di stato: la trappola della sostenibilità (Costantino Ragusa)
– I Paradossi delle politiche dell’identità (Silvia Guerini)
…O verso una civilizzazione post-umana? Conoscenza contro sapere, scienza contro mondo sensibile: progressione del disumano (André Gorz da L’immatèriel, editions le Galilée)
– Un resoconto equilibrato del mondo: uno sguardo critico alla visione del mondo scientifico (Wolfi Landstreicher)
– Il corpo di genere nello specchio delle nuove tecnologie (Game Over _ για τη διάσωση της αμήχανης σκέψης)
– Sabotiamo il mondo macchina della rete 5G e della smart city (Collettivo Resistenze al Nanomondo)
– Dal collettivo di Grenoble Anti Linky e da Pièces et Main d’Oeuvre
– Stralci dal libro “Meccanici i miei occhi. Nati in laboratorio. Dall’utero in affitto alla manipolazione genetica”.

Editoriale

Ci piacerebbe concentrare queste nostre righe su quelle che sono le questioni che da anni portiamo avanti con questo giornale, ma dobbiamo fare i conti anche con altri aspetti che riguardano questo clima sempre più repressivo che si respira in questi ultimi mesi. Ovviamente il decreto sicurezza appena approvato da questo governo con tutto il suo carico di attacco alle libertà degli individui e alle lotte sociali rappresenta un aspetto importante. Ma sarebbe sicuramente inadeguato porre la nostra attenzione solo su questo e soprattutto solo su singoli ministri, che seppur accaniti non hanno fatto tantissimo di più dei precedenti di sinistra. È proprio la sinistra democratica che ha messo in piedi le peggiori infrastrutture repressive, chi è arrivato dopo non ha fatto altro che continuare e confermare dove necessario su quel medesimo solco.
Se ci troviamo in questa situazione senza riuscire sempre a comprenderla lo si deve anche a tutti quegli anti di tutto, soprattutto di sinistra, per quel che ne rimane, e progressisti convinti che impegnati a evidenziare aspetti particolari e parzialità si sono fatti scappare la totalità del problema o quei punti cardine che meritavano non solo degli slogan o pensieri di superficie ma riflessioni approfondite.
Abbiamo a che fare con un processo repressivo che di anno in anno stringe sempre di più il proprio nodo su fasce proletarie più deboli, migranti, disoccupati svantaggiati di ogni tipo, che si ritrovano le asfissianti attenzioni di questa repressione, sempre più diluita nei contesti, ma non per questo meno feroce. Senza tetto spazzati via di strada in strada man mano che arrivano gli impianti di luce “intelligenti”, spinti fino agli ingressi delle cliniche. Migranti trasformati in invisibili, magari senza documenti, costretti ad attività extralegali destinati a rinfoltire le carceri e ad essere strumentalizzati per le politiche securitarie cittadine. La pressione repressiva soffiata con gran vigore da ogni possibile canale di informazione crea quel giusto clima che si respira ormai un pò ovunque: un nemico istituzionale impalpabile, virtuale, mai raggiungibile che crea frustrazione nella gran parte delle persone comuni; dall’altra parte abbiamo i migranti invece presi a capro espiatorio per sfogare rabbia e frustrazione in quello che viene definito nuovo razzismo, ma forse andrebbe maggiormente indagato anche questo aspetto. La realtà e i vari fenomeni vengono rappresentati e descritti sempre ed esclusivamente con poche parole chiave che dovrebbero immediatamente spingere all’attenzione del problema. Queste non sono più adatte perché sono state per troppo tempo utilizzate in modo inadeguato, retoricamente o semplicemente perché sono state per molti contesti l’unico modo di opporsi alla realtà delle cose con toni vuoti e ridondanti da trasformarsi in tanti dischi rotti che nessuno riesce più ad ascoltare.
Se consideriamo la repressione come processo è evidente che saranno molti ad essere tagliati fuori dalla nuova società che si va creando, ma sarà un qualcosa che riguarderà tutti senza escludere nessuno, il cambiamento è inarrestabile. Le differenze ci saranno ovviamente, ma saranno privilegi in questo nuovo assesto.
Una società sempre più a misura di macchina non può che essere una società sempre più repressiva, anche solo per l’aspetto di quell’enorme porzione di popolazione che si troverà esclusa semplicemente perché non più utile nei nuovi processi economici produttivi “intelligenti” e che si ritroverà ai margini. Le infrastrutture ad alta tecnologia e non solo, che arrederanno le nuove smart city, nascono per il controllo e quindi per la repressione: tecnologie di guerra utilizzate in teatri di pace. Questo tipo di repressione che procede nonostante tutto e tutti, senza curarsi dei tempi della politica del governo, delle elezioni… procede a prescindere e trasforma la nostra realtà in un modo così profondo che a gran fatica si potrà arrestare qualche passaggio, probabilmente il tornare indietro forse neanche più è possibile.
Abbiamo il presente dove provare ad incidere, a diffondere pensieri critici e anche solo dei dubbi che possano insinuarsi e arrestare quel flusso di interattività che sempre più pervade il campo sociale e le relazione tra le persone.
Questo assetto repressivo sprigiona e impone il nuovo modo di protestare e di esprimere il proprio dissenso. Con l’esempio il potere dello Stato mette in chiaro come saranno da intendersi le proteste future. Da una parte abbiamo scioperi operai e proteste di studenti represse sotto i colpi dei manganelli o sommerse di restrizioni, dall’altra invece abbiamo gli scioperi del clima che mettono insieme tutti, nessuno escluso, che con la loro espressione vuota di contenuto e conflitto rappresentano un’ottima rappresentazione di una protesta senza protesta, cosa può essere di più congeniale per un tecnototalitarismo che non solo dà ampio spazio al dissenso, ma se ne fa portavoce con le migliori istanze contemporanee del momento: rilanciando in ecosostenibilità e nell’economia verde.

Da qualche giorno Anna, Silvia e Natascia prigioniere nel carcere dell’Aquila hanno interrotto il loro lungo sciopero della fame per ottenere la chiusura della sezione in cui sono state rinchiuse tra mille restrizioni, angherie e vigilate dai GOM (Gruppo Operativo Mobile della polizia penitenziaria). La chiusura non vi è stata e neanche il trasferimento in un altro carcere, in questo senso le disposizioni del Viminale trapelate sono state molto chiare: non concedergli niente o si darà il presupposto per l’innescarsi di altre lotte. Ma la lotta si è già innescata, sia all’esterno con numerosi momenti solidali, sia all’interno delle carceri con le battiture quotidiane nelle sezioni del 41bis all’Aquila, tutt’ora in corso, e con lo sciopero solidale della fame di altri compagni in altri carceri. La realtà si fa più complessa, il senso delle cose sembra perdersi, anche noi siamo parte di questo mondo e non siamo certo immuni dalle intossicazioni quotidiane che ammorbono il presente instupidito dagli smartphon. Ma spazi ancora persistono, a volte scompaiono, ma poi riappaiono, sta a noi saperli vedere, riconoscere, ricomporre e soprattutto mantenerli vivi. La repressione è come una febbre, dobbiamo essere in grado di misurarla e gestirla, ma non dobbiamo avere la pretesa di debellarla completamente, questo sarà possibile soltanto con il rovesciamento dell’attuale assetto di dominio a cui è imprescindibilmente legata, anzi ne è l’essenza stessa.

Questo giornale non utilizza i grandi canali di distribuzione, il vostro contributo è fondamentale per diffondere i temi che vengono trattati. Contattateci per una distribuzione e per organizzare delle presentazioni.

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27 Giugno Bologna – Presentazione del libro MECCANICI I MIEI OCCHI

27 GIUGNO BOLOGNA
Presentazione del libro

MECCANICI I MIEI OCCHI
Nati in laboratorio
Dall’utero in affitto alla manipolazione genetica

Uno sguardo femminista radicale contro la riprogettazione del vivente: l’utero in affitto, la procreazione medicalmente assistita e l’editing genetico.

Interverrano le autrici:
Cristiana Pivetti, Luisa Vicinelli, Angela Giuffrida, Silvia Guerini

17.30 merenda vegan 18.00 – 20.00 presentazione e dibattito

Presso: LIBRERIA NATURISTA Via degli Albari, 2/d

Organizza: Resistenze al Nanomondo, ArciLesbica Nazionale, ArciLesbica Modena

In questo libro sono raccolti gli interventi della Campeggia Femminista contro la riproduzione artificiale e il sistema che la rende necessaria tenutasi dal 22 al 24 giugno 2018 a Cecciola di Ramiseto (Reggio Emilia). Un’incontro autogestito di femministe, ecologiste, antispeciste. Nel condividere i loro saperi, le donne intervenute (donne provenienti dalle prime aggregazioni del femminismo della seconda ondata fino alle giovani donne) oggi come ieri, si interrogano su temi che travalicano la loro condizione individuale per contrastare una gestione del mondo sempre più legata al profitto, distruttiva e necrofila.

Le autrici, partendo dal dibattito sulla pratica dell’utero in affitto, sollevano dubbi e domande anche sulla procreazione medicalmente assistita che, con l’inseminazione in vitro, sposta la riproduzione umana dai corpi ai laboratori ove si manipola il vivente, riflettono sul sistema etero-patriarcale capitalista, lo sviluppo delle tecno-scienze, la condizione della donna, la salute umana, lo sfruttamento degli animali e del pianeta. La riproduzione artificiale degli esseri umani fa parte di un processo più ampio di assoggettamento, mercificazione e ingegnerizzazione tecno-scientifica del vivente; è uno degli aspetti più pericolosi della contemporaneità.

Ortica edizioni
per contatti e copie: www.resistenzealnanomondo.org

 

Programme – Trois journées contre les techno-sciences

TROIS JOURNÉES CONTRE LES TECHNO-SCIENCES

26-27-28 JUILLET 2019-05-17

Capo di Ponte, Località Prada, province de Brescia, Italie.

 

VENDREDI 26

13h Repas
14h30 Présentation de la renconte
15h

Dans le temple de Janus. Sur le rapport entre technologie, exploitation et racisme.
Pour les Italiques Janus avait deux visages : une barbue qui représentait le soleil, et une imberbe qui représentait la lune. Pour les Romains, soleil et lune devinrent vite paix et guerre. Le temple de Janus, sur le forum romain, restait fermé en temps de paix, et ouvert en temps de guerre. Aujourd’hui la porte de ce temple est toujours fermée parce que la guerre est le véritable nom de notre époque. Incorporée dans le complexe technologique et dans ses muettes injonctions, la guerre est le mouvement planétaire de la démocratie digitale. Le racisme est son « moment de vérité », en cela qu’il affirme explicitement ce que ses machines n’ont jamais cessé de faire aux peuples coloniaux. Le commandement des algorithmes préparent les ordres du Chef. L’extraction du corps, de la terre, de la narure, produit comme contrecoup un commode rempart à l’appartenance nationale et le désir de lyncher le différent. Ce qui a été expérimenté dans les colonies nous revient en pleine figure.
Des rédacteurs de la revue anarchiste « I Giorni e le notti » (Les jours et les nuits, Italie).
19h30 Repas
21h
La non-neutralité de la technique.

La pensée dominante traite les techniques et les technologies comme de simples instruments au service des désirs humains. À cette idée, normalement, il est fréquent d’ajouter celle d’un processus indéfini et continu, qui fait de la trajectoire de développement technologique un destin universel et indiscutable de l’être humain. Ces notions renforcent le paradigme de la neutralité de la technique. Dans ce débat, nous chercherons de détruire et construire une proposition plus ample qui nous permettra de comprendre les techniques comme des créations sociales, comme des éléments non neutres.
Adrian Almazan Gomez, membre du collectif Cul de Sac et de la maison d’édition El Salmon (Espagne), Nicolas du groupe Écran Total (France).

SAMEDI 27

8h Petit-déjeuner
9h
Les machines peuvent produire de la communication ?
Communications automatiques en réseaux digitaux et médiation électronique de la fabrique sociale.
Les réseaux sont une infrastructure de base des sociétés développées occidentales, pour laquelle sont nécessaires d’importants investissements, tant matériels que technologiques. Le progrès de l’intelligence artificielle fait resurgir la question : les machines peuvent-elles être plus intelligentes que les humains. La communication moderne digitale, qui établit la machine comme centrale à la place des humains, contribue à la transformation des relations sociales d’une manière qui nous échappe. Les secrétaires digitales apparaissent ainsi comme ce qui nous sauvera et organisera notre vie quotidienne à travers les algorythmes. Au final, au jeu de l’automation, serons-nous des joueurs ou des pions ?
Collectif GameOver (Grèce).
12h30 Repas
15h
Les dangers du postmodernisme, repenser la nature à l’ère de l’artificiel.
Voilà déjà plusieurs décennies que le paradigme dominant de la pensée est celui que nous connaissons comme la « postmodernité ». Un des effets les plus dangereux de son hégémonie a été la manière avec laquelle le concept de nature a été attaqué. Avec l’excuse de mettre fin à tout l’essentialisme protégé par l’idée de « naturel », les penseurs postmodernes ont entrepris une croisade contre la nature qui prétend réduire tout à un artefact sous notre contrôle. Aujourd’hui toute la pensée qui se prétend critique a l’obligation de critiquer cette idée délirante et redonner de l’espace à la nature.
Adrian Almazan Gomez, membre du collectif Cul de Sac et de la maison d’édition El Salmon (Espagne), Nicolas du groupe Écran Total (France).
19h30 Repas
21h
Il est temps de faire taire la machine pour faire à nouveau parler les corps.
La nouvelle des jeunes filles éditées en Chine représente un nouveau seuil parmi ceux qui ont été franchis, duquel nul ne peut penser revenir en arrière. La reproduction artificielle est une question centrale : c’est mettre dans les mains du système techno-scientifique la dimension de la procréation. C’est une profonde et radicale transformation de l’humain et de tout le vivant qui est en jeu. Le corps, les corps sont au centre et toujours plus sous l’attaque, pris dans un étaux : d’un côté le système techno-scientifique et le biomarché ont en toujours plus besoin et s’en accaparent jusque dans leurs processus vitaux, de l’autre leurs idéologies les déconstruisent et les fragmentent. Un corps fluide, sans confins, sans limites, protéiformes, poreux, malléable et infiniment manipulable. En des temps de re-signification transhumaniste et d’effacement de la réalité-même, une réflexion pour comprendre et faire front aux nouveaux défits du présent et au non sens qui envahit, avec la conscience ardente et profonde d’une urgence et d’une priorité. Dans la dissolution et l’indéterminé postmodernes, nous ne devons pas avoir de doutes sur le chemin que le pouvoir est en train de tracer, et sur le chemin à prendre pour faire dérailler la machine.
Silvia Guerini, Resistenze al Nanomondo (Italia)

DIMANCHE 28

8h Petit-déjeuner.
9h
La nécessité de la résistance
Lutter contre l’exploitation aux temps du nouveau techno-totalitarisme signifie avant tout se rendre compte que ce qui est érodé, ce sont justement les prémisses qui nous font sentir et désirer un monde libre. Ce sont justement les conditions qui rendent possible la vie sur la planète et nous rappellent que nous sommes des animaux parmi une multitude d’autres animaux, qui à leur tour ont besoin d’un environnement intègre pour vivre. Le monde artificiel change les relations et les émotions en des songes virtuels et des environnements synthétiques. Cela ne peut que produire des chimères OGM et des mondes d’intelligence artificielle. Le techno-monde détruit et manipule chaque liberté jusqu’à la racine, récrivant une histoire qui naît en laboratoire et qui utilise le langage de la guerre pour survivre. Les résistants dans ce processus non seulement risqueront de rester derrière, perdus dans des luttes sans contenu, mais ils tarderont toujours plus à le comprendre, à le déchiffrer pour pouvoir aussi l’expliquer. Dans ce non sens généralisé une réaction ne peut plus se faire attendre. Ne plus en être complices n’est plus suffisant. Et qui sait si la graine de la liberté sera celle qui ne voudra pas mourir.
Costantino Ragusa, Résistance au Nanomonde (Italie)

 

Come arrivare

En avion: aéroport Orio al Serio – Bergamo, puis rejoindre la ville (bus n ° 1) et prendre le train pour Brescia
In treno:
Treno da Brescia per Edolo, scendere a Capo di Ponte (1 ora e 35, nove fermate)
proseguire a piedi 1,2 Km
Procedi in direzione sud su Via Nazionale verso Via S. Martino
Alla rotonda prendi la 1ª uscita e prendi Via Sebastiano Briscioli
Svolta a sinistra e prendi Via Santo Stefano
Svolta a sinistra e ancora a sinistra, trovi il Parco Tematico Capo di Ponte, località Prada
In auto:
Da DIREZIONE SUD/OVEST: A Bergamo prendere la SS42 in direzione Edolo, fino a Via Breda a Ceto. Da Via Breda svoltare in Via Nazionale a destra, alla rotonda imboccare la seconda uscita in via Sebastiano Briscioli, svoltare a sinistra per via Santo Stefano e poi ancora a sinistra per il Parco Tematico Capo di Ponte.
Da DIREZIONE SUD/EST: A Brescia prendere la SP510 in direzione Edolo, fino al congiungimento con la SS42 verso Costa Volpino (indicazioni per Darfo B.T./Lovere) ed entrare in SS42 fino a Via Brada a Ceto. Da Via Breda svoltare in Via Nazionale a destra, alla rotonda imboccare la seconda uscita in via Sebastiano Briscioli, svoltare a sinistra per via Santo Stefano e poi ancora a sinistra per il Parco Tematico Capo di Ponte.

PER TUTTA LA 3 GIORNI:
– CAMPEGGIO LIBERO, PORTA LA TENDA
– CIBO SENZA SFRUTTAMENTO ANIMALE E SENZA VELENI A SOTTOSCRIZIONE
– SONO PRESENTI I BAGNI E UNA STRUTTURA AL COPERTO IN CASO DI PIOGGIA
– DISTRIBUZIONI DI MATERIALE INFORMATIVO: PORTA LIBRI, GIORNALI, TESTI CHE VUOI CONDIVIDERE
– MOSTRE

Aiutaci ad organizzare l’incontro al meglio, facci sapere in anticipo della tua presenza.

Per informazioni e contatti:
www.resistenzealnanomondo.org, info@resistenzealnanomondo.org
www.facebook.com/3giornatecontroletecnoscienze

Program – Tree days against the tecno-sciences

THREE DAYS AGAINST THE TECNO-SCIENCES

26-27-28 JULY 2019

Capo di Ponte Theme Park” in Prada – Capo di Ponte (BS) – Italy

FRIDAY 26TH

13. 00 lunch
14. 30 Presentation of the meeting
15. 00
In the temple of Janus. About the relationship between technology, exploitation and racism
For the Italics Janus had two faces: a bearded one depicting the sun and a beardless one depicting the moon. For the Romans, the sun and the moon soon became peace and war. The temple of Janus, in the Roman Forum, was closed in time of peace and open in time of war. Today the door of that temple is always closed because of the war and the unnamed of the present time. Embodied in the technological apparatus and its silent injunctions, war is the planetary movement of digital democracy. Racism is its “moment of truth”, in that it explicitly affirms what its machines have never stopped doing to the colonial peoples. The algorithm command prepares the chief’s orders. The abstraction from the body, from the earth, from nature produces the comfortable bulwark of national belonging and the desire to lynch the different as a backlash. What was experienced in the colonies goes back.
Some of the editors of the anarchist magazine “I Giorni e le Notti” (Days and Nights) (Italy)
19. 30 dinner
21. 00
The non-neutrality of the technique/technology
The dominant thought treats techniques and technologies as simple tools at the service of human desires.
To this idea, normally, it is usual to add the idea of an indefinite and continuous progress that makes the trajectory of technological development a universal and indisputable destiny of the human being.
These notions reinforce the paradigm of technical neutrality.
In this debate we will try to destroy these notions and build a broader proposal that will allow us to understand techniques as social creations, as non-neutral elements.
Adrián Almazán Gómez, member of the Cul de Sac Collective and the publishing house Ediciones El Salmón (Spain), Nicolas del groupo Écran total (France)

SATURDAY 27TH

8. 00 breakfast
9. 00
The dangers of postmodernism, rethinking nature in the era of the artificial
It’s been several decades since the dominant paradigm of thought is what we know as “postmodernity”.
One of the most dangerous effects of its hegemony was the way in which the concept of nature was attacked.
With the excuse of putting an end to all essentialism protected by the idea of “natural”, postmodern thinkers have implemented a crusade against nature that claims to reduce everything to an artifact under our control. Today, all the critical thoughts have the obligation to criticize this delirious idea and return to give space to nature.
Adrián Almazán Gómez, member of the Cul de Sac Collective and the publishing house Ediciones El Salmón (Spain), Nicolas del groupo Écran total (France)
12. 30 lunch
15. 00
Can Machines Produce Communication?
Communication automatics in digital networks and electronic mediation of the social factory
Networks are a basic infrastructure of the western developed societies, for which major investments are needed, both material and ideological. The advance of artificial intelligence brings forward the question if machines can be smarter than humans. Modern digital communication, which establishes the machine as a node rather than humans, contributes to the transformation of social relations in a way that eludes us. Digital secretaries thus appear as the saviours who shall organize our everyday life through algorithms. In the end, within the game of automation, will we be players or pawns?
GameOver Collective (Greece)
19. 30 dinner
21. 00
It’s time to shut up the machine and get the bodies talking again
The news of the children edited in China is another of the thresholds that have been crossed from which no one can think to go back. Artificial reproduction is a central issue: it means putting the dimension of procreation in the hands of the techno-scientific system, at stake there is a profound and radical transformation of the human and the entire living.
The body, the bodies are at the center and increasingly under attack, taken in a grip: on the one hand the techno-scientific system and the bio-market have more and more need of them and they hoard it up to their vital processes, on the other hand their ideologies deconstruct and fragment them. A fluid body, without boundaries, without limits, protein-shaped, porous, malleable and infinitely manipulatible.
In times of transhumanist re-signification and the cancellation of reality itself, a reflection to understand and face the new challenges of the present and the non-sense that spreads with ardent and profound awareness of an urgency and a priority.
In post-modern dissolution and indeterminacy there is no need for doubts about the road that power is increasingly shaping and the road to take to derail the machine.
Silvia Guerini, Resistenze al Nanomondo Collective (Italy)

SUNDAY 28

8. 00 breakfast
9. 00 The necessity of resistance
Fighting against exploitation in these times of the new techno-totalitarianism first of all means realizing that the same premises that make us feel and desire a free world are corroded. The same conditions that make life on the planet possible are eroded and also remind us that we are animals among a multitude of other animals that in turn need an intact environment in which to live. The artificial world is changing relationships and emotions in virtual dreams and synthetic environments, and this can only produce GMO chimeras and worlds of Artificial Intelligence. The techno-world destroys and manipulates every freedom from the root, rewriting a history that comes from laboratories and uses the language of war to survive.
The resistants in this process will not only risk to remain behind, lost in struggles without content, but also they will take much longer to understand the process, to decipher it in order to be able to explain it. In this generalized nonsense, a reaction that can no longer be expected is urgently needed; not being just accomplices is no longer sufficient. And who knows if the seed of freedom will be the hard one to die.
Costantino Ragusa, Resistenze al Nanomondo Collective (Italy)
12. 30 lunch

How to get there

Airport: Orio al Serio – Bergamo, then reach the city (bus number 1) and take the train to Brescia
By Train: Train from Brescia to Edolo, get off at Capo di Ponte (1 hour 35, nine stops)
continue on foot for 1,2 Km
Proceed south on Via Nazionale towards Via S. Martino
At the roundabout take the 1st exit and take Via Sebastiano Briscioli
Turn left and take Via Santo Stefano
Turn left and left again, you will find the “Capo di Ponte Theme Park” in Prada.
By Car:
From SOUTH/WEST DIRECTION: At Bergamo take the SS42 towards Edolo, up to via Breda a Ceto. From Via Breda turn right onto Via Nazionale, at the roundabout take the second exit onto Via Sebastiano Briscioli, turn left onto Via Santo Stefano and then left again onto the Capo di Ponte Theme Park.
From SOUTH/EAST DIRECTION: In Brescia take the SP510 towards Edolo, until the junction with the SS42 towards Costa Volpino (signs for Darfo B.T./Lovere) and enter SS42 up to Via Brada a Ceto. From Via Breda turn right onto Via Nazionale, at the roundabout take the second exit onto Via Sebastiano Briscioli, turn left onto Via Santo Stefano and then left again onto the Capo di Ponte Theme Park.

FOR THE WHOLE THREE DAYS:

– FREE CAMPING, BRING YOUR TENT
– FOOD WITHOUT ANIMAL EXPLOITATION AND WITHOUT POISONS
– TOILETS AND INDOOR STRUCTURE IN CASE OF RAIN
– DISTRIBUTION OF INFORMATION MATERIAL: BRING BOOKS, NEWSPAPERS, TEXTS YOU WANT TO SHARE
– EXHIBITIONS

The debates will be translated into English
Help us to organize the meeting in the best way, let us know in advance of your presence

For information and contacts:
www.resistenzealnanomondo.org info@resistenzealnanomondo.org
www.facebook.com/3giornatecontroletecnoscienze/

Programma – Tre giornate contro le tecno-scienze

TRE GIORNATE CONTRO LE TECNO-SCIENZE

26-27-28 Luglio 2019

Al Parco Tematico Capo di Ponte, località Prada – Capo di Ponte (BS) Italia

VENERDÌ 26

13.00 pranzo
14.30 Presentazione dell’incontro
15.00
Nel tempio di giano. Sul rapporto tra tecnologia, sfruttamento e razzismo
Per gli italici Giano aveva due facce: una barbuta che raffigurava il sole e una imberbe che raffigurava la luna. Per i Romani sole e luna divennero ben presto pace e guerra. Il tempio di Giano, nel Foro Romano, restava chiuso in tempo di pace e aperto in tempo di guerra. Oggi la porta di quel tempio è sempre chiusa perché la guerra e l’innominato del tempo presente. Incorporata nell’apparato tecnologico e nelle sue ingiunzioni mute, la guerra è il movimento planetario della democrazia digitale. Il razzismo è il suo “momento di verità”, in quanto afferma esplicitamente ciò che le sue macchine non hanno mai smesso di fare ai popoli coloniali. Il comando degli algoritmi prepara gli ordini del Capo. L’Astrazione dal corpo, dalla terra, dalla natura produce come contraccolpo il comodo baluardo dell’appartenenza nazionale e il desiderio di linciare il diverso. Quello che è stato sperimentato nelle colonie torna indietro.
Alcuni redattori della rivista anarchica ” I giorni e le notti” (Italia)
19.30 cena
21.00
La non neutralità della tecnica
Il pensiero dominante tratta le tecniche e le tecnologie come semplici strumenti al servizio dei desideri umani.
A questa idea, normalmente, è solito aggiungere quella di un progresso indefinito e continuo che rende la traiettoria di sviluppo tecnologico un destino universale e indiscutibile dell’essere umano.
Queste nozioni rafforzano il paradigma della neutralità della tecnica.
In questo dibattito cercheremo di distruggerle e costruire una proposta più amplia che ci permetterà di capire le tecniche come creazioni sociali, come elementi non neutrali.
Adrián Almazán Gómez, membro del Collettivo Cul de Sac e la casa editrice Ediciones El Salmón (Spagna), Nicolas del groupo Écran total (Francia)

SABATO 27

8.00 colazione
9.00
Le macchine possono produrre comunicazione?
Comunicazioni automatiche in reti digitali e mediazione elettronica della fabbrica sociale
Le reti sono un’infrastruttura basilare delle società sviluppate occidentali, per le quali sono necessari importanti investimenti, sia materiali che ideologici. Il progresso dell’intelligenza artificiale porta avanti il quesito se le macchine possono essere più intelligenti degli esseri umani. La moderna comunicazione digitale, che stabilisce la macchina come centro al posto degli esseri umani, contribuisce alla trasformazione delle relazioni sociali in un modo che ci sfugge. Le segretarie digitali appaiono così come i salvatori che organizzeranno la nostra vita quotidiana attraverso algoritmi. Alla fine, nel gioco dell’automazione, saremo giocatori o pedine?
Collettivo GameOver (Grecia)
12.30 pranzo
15.00
I pericoli del postmodernismo, ripensare la natura nell’era dell’artificiale
Sono passati diversi decenni da quando il paradigma dominante del pensiero è quello che noi conosciamo come “postmodernità”.
Uno degli effetti più pericolosi della sua egemonia è stato il modo nel quale si ha attaccato il concetto di natura.
Con la scusa di porre fine a tutto l’essenzialismo protetto dall’idea di “naturale”, i pensatori postmoderni hanno attuato una crociata contro la natura che pretende di ridurre tutto ad un artefatto sotto il nostro controllo. Oggi tutto il pensiero che si dice critico ha l’obbligo di criticare questa idea delirante e tornare a dare spazio alla natura.
Adrián Almazán Gómez, membro del Collettivo Cul de Sac e la casa editrice Ediciones El Salmón (Spagna), Nicolas del groupo Écran total (Francia)
19.30 cena
21.00
È ora di far tacere la macchina per tornare a far parlare i corpi
La notizia delle bambine editate in Cina rappresenta un’altra delle soglie che sono state oltrepassate da cui nessuno può pensare di tornare indietro. La riproduzione artificiale è una questione centrale: è mettere in mano al sistema tecno-scientifico la dimensione della procreazione, in gioco c’è una trasformazione profonda e radicale dell’umano e dell’intero vivente.
Il corpo, i corpi sono al centro e sempre più sotto attacco, presi in una morsa: da un lato il sistema tecno-scientifico e il biomercato ne hanno sempre più bisogno e se ne accaparrano fin dentro i loro processi vitali, dall’altro lato le loro ideologie li decostruiscono e li frammentano. Un corpo fluido, senza confini, senza limiti, proteiforme, poroso, malleabile e infinitamente manipolabile.
In tempi di risignificazione transumanista e cancellazione della stessa realtà, una riflessione per capire e far fronte alle nuove sfide del presente e al non senso che dilaga con la consapevolezza ardente e profonda di un’urgenza e di una priorità. Nella dissoluzione e indeterminatezza postmoderna non servono dubbi sulla strada che il potere sta delineando sempre di più e sulla strada da intraprendere per far deragliare la macchina.
Silvia Guerini, Resistenze al Nanomondo (Italia)

DOMENICA 28

8.00 colazione
9.00
La necessità della resistenza
Lottare contro gli sfruttamenti ai tempi del nuovo tecno-totalitarismo significa prima di tutto rendersi conto che ad essere erose sono le stesse premesse che ci fanno sentire e desiderare un mondo libero. Ad essere erose sono le stesse condizioni che rendono possibile la vita sul pianeta e ci ricordano che siamo animali tra una moltitudine di altri animali che a loro volta necessitano di un’ambiente integro in cui vivere. Il mondo artificiale sta cambiando le relazioni ed emozioni in sogni virtuali e ambienti sintetici, questo può produrre solo chimere OGM e mondi di Intelligenza Artificiale. Il tecno-mondo distrugge e manipola ogni libertà fin dalla radice, riscrivendo una storia che nasce dal laboratorio e che utilizza il linguaggio della guerra per sopravvivere.
I resistenti in questo processo non solo rischieranno di rimanere indietro, persi in lotte senza contenuto, ma tarderanno sempre più a comprenderlo, a decifrarlo per poterlo anche spiegare. In questo non senso generalizzato urge una reazione che non può più farsi attendere; non esserne solo complici non è più sufficiente. E chissà se il seme della libertà sarà quello duro a morire.
Costantino Ragusa, Resistenze al Nanomondo (Italia)
12.30 pranzo


Come arrivare

In treno:
Treno da Brescia per Edolo, scendere a Capo di Ponte (1 ora e 35, nove fermate)
proseguire a piedi 1,2 Km Procedi in direzione sud su Via Nazionale verso Via S. Martino
Alla rotonda prendi la 1ª uscita e prendi Via Sebastiano Briscioli
Svolta a sinistra e prendi Via Santo Stefano
Svolta a sinistra e ancora a sinistra, trovi il Parco Tematico Capo di Ponte, località Prada
In auto:
Da DIREZIONE SUD/OVEST: A Bergamo prendere la SS42 in direzione Edolo, fino a Via Breda a Ceto. Da Via Breda svoltare in Via Nazionale a destra, alla rotonda imboccare la seconda uscita in via Sebastiano Briscioli, svoltare a sinistra per via Santo Stefano e poi ancora a sinistra per il Parco Tematico Capo di Ponte.
Da DIREZIONE SUD/EST: A Brescia prendere la SP510 in direzione Edolo, fino al congiungimento con la SS42 verso Costa Volpino (indicazioni per Darfo B.T./Lovere) ed entrare in SS42 fino a Via Brada a Ceto. Da Via Breda svoltare in Via Nazionale a destra, alla rotonda imboccare la seconda uscita in via Sebastiano Briscioli, svoltare a sinistra per via Santo Stefano e poi ancora a sinistra per il Parco Tematico Capo di Ponte.

PER TUTTA LA 3 GIORNI:
– CAMPEGGIO LIBERO, PORTA LA TENDA
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Riflessioni sparse leggendo il libro “Smagliature digitali”. In occasione dell’iniziativa “Gorgoni – corpi imprevisti”

Per un mondo biotecnologico!
Il potenziale sovversivo e liberatorio delle tecno-scienze
a cura di tecno-corpi, cyborg, ibridi e oncotópe dai laboratori della Du Pont

Riflessioni sparse leggendo il libro “Smagliature digitali”.
In occasione dell’iniziativa “Gorgoni – corpi imprevisti” del 5 maggio al FOA Boccaccio a Monza [1].

Il libro “Smagliature digitali” contiene vari saggi. Uno di questi è il manifesto Xenofemminista, recente è la pubblicazione di “Xenofemminismo” di Helen Hester. È più semplice criticare questo estremo hi-tech dove tutto è riprogettabile [2], più difficile scorgere e mettere in luce che siamo già arrivate a un punto in cui l’attivismo e le analisi trans-femminista e queer sono portatrici delle stesse logiche neoliberali di mercificazione, di ingegnerizzazione del vivente e di superamento dei limiti di questo sistema tecno-scientifico. Tendenze figlie di questi tempi che si presentano come radicali e sovversive, ma che andranno solo a rafforzare le fondamenta su cui si regge questa società.
Senza giri di parole, quello che noi vorremmo distruggere per un mondo altro, chi porta avanti queste analisi lo vorrebbe mantenere. Ci troviamo davanti a un adesione entusiasta al tecno-mondo e a un’ammirazione delle tecnologie.
Già da tempo il personale ha fagocitato il politico, perché è certamente più facile essere in un continuo processo di cambiamento individuale, considerandolo come la chiave per cambiare la società, invece che guardare fuori da sé intraprendendo un percorso di lotta. Ma bisogna intendersi anche su questo. Perchè è di moda pensare che autoprodursi sex-toys sia una pratica sovversiva. Così nascono come funghi laboratori ludici di giocattoli sessuali e di mutande masturbatorie, come se davvero questo possa intaccare in qualche modo questo sistema.
Un saggio di “Smagliature digitali” ci illustra il “pornoattivismo accademico”, un’altro gioco, da chi può permettersi il lusso di giocare mentre tutto attorno precipita sempre di più. Così in questo teatro dell’assurdo basta calarsi le mutande in qualche performans trans-queer per destabilizzare e sovvertire… quanto è lontana e quando è profondamente altra cosa, la tensione che contraddistingue un lottare fino in fondo, fuori dalle stanze accademiche e fuori dai social network, correndo sotto le stelle fino all’ultimo respiro…
Se tutto si limitasse a questo ci sarebbe solo da ridere, ma il problema è che ci troviamo davanti a un sostegno di tutti gli sviluppi delle tecno-scienze. E la critica agli “eccessi” dei processi tecno-scientifici non è ingenuità, ma un modo per darsi una facciata alternativa e radicale, in questo non c’è nulla di diverso dai ricercatori che parlano dei rischi e degli effetti collaterali previsti, pronti con le loro nuove star-up e ricerche ben finanziate per trovare presunte soluzioni ai precedenti disastri. Come se fosse davvero possibile poter gestire i Big data e che un’accellerazione delle tecnologie possa risolvere le disuguaglianze. Come se il problema fosse solo la gestione di tali processi e non i processi in sé. Non esistono “usi impropri” delle tecnologie: un drone nella sua stessa progettazione è previsto sia per uno scenario di guerra, sia per un controllo sociale, sia per salvare dispersi in montagna. Qual’è l’uso improprio tra questi? Nessuno. Dai laboratori per la salute pubblica possono uscire innovative nanoarmi o sofisticati sistemi di controllo, i piani sono così intrecciati e indispensabili tra loro che non è possibile scinderli. Nessuna ricerca e nessuna applicazione è neutrale.
Le autrici del libro rivendicano di volersi riappropriare delle tecno-scienze considerandole come potenzialmente liberatorie e scrivono che “la tecnologia è sempre il prodotto di un’organizzazione sociale della quale mira a riprodurre i rapporti di potere e le categorizzazioni”, arrivando a concludere che “rinunciare agli strumenti del padrone, quindi, non significa rinunciare alla tecnica, ma all’organizzazione dalla quale è prodotta e che ricrea.”
I processi delle nano-bio-info-neuro scienze non sono più definibili come meri prodotti di un’organizzazione sociale, così come non producono meri strumenti tecnologici. Sono dei processi che creano e modificano la realtà cambiando gli stessi paradigmi di pensiero su come vediamo il mondo e noi stesse/i. Un microscopio a effetto tunnel non è un semplice strumento, costruisce un mondo in cui la materia è ideata, misurata e quindi modificata a livello nanotecnologico.
Risulta evidente che non basta cambiare organizzazione sociale per dare uno altro sviluppo alle nano-bio-info-neuro scienze. In sé il mondo che creano è un mondo in cui i corpi tutti sono scomponibili, modificabili, ingegnerizzabili. Un mondo dove la schiavitù diventa co-gestione volontaria del proprio sfruttamento e delle nocività onnipresenti, in cui ogni possibilità di autonomia rimasta si assottiglia sempre di più.
Ma forse è proprio questo che attira, la manipolazione genetica, le mutazioni genetiche causate dalla tossicità rimandano alla manipolazione dei corpi, le autrici mettono in luce la centralità delle nuove tecnologie, in particolare delle “biotecnolgie per la mutazione del corpo trans” e le tecnologie di riproduzione artificiale. Biotecnologie che “proprio perché biosono il corpo stesso”. Questa sovrapposizione è agghiacciante.
Haraway è un riferimento e fonte di ispirazione continua e costante in vari contesti trans-femministi queer, curioso e paradossale che lo sia anche nei contesti antispecisti e che parlano di resistenza animale nonostante offra una copertura ideologica e una giustificazione alla sperimentazione animale, all’allevamento, uccisione di animali per scopi di ricerca e alimentari e all’ingegneria genetica.
Per chi avesse la memoria corta è utile ricordare queste sue parole: “Si, tutti i calcoli valgono ancora; si, difendo l’uccisione degli animali per delle ragioni e in particolari condizioni material-semiotiche che ritengo tollerabili in base al calcolo di un bene superiore.” Haraway afferma inoltre che l’animale all’interno del laboratorio avrebbe uno spazio di libertà: “gli esperimenti non possono dare risultati in assenza di cooperazione da parte degli animali”. Che libertà sadica e perversa, all’interno dei laboratori c’è solo sottomissione e coercizione: animali rinchiusi, immobilizzati in strutture di contenzione, sottoposti a torture, come immaginare una cooperazione?
Haraway pensa agli animali in un laboratorio non come vittime, ma come “attori del laboratorio” attribuendogli un potere d’azione che nella realtà è loro negato ed effettua un riconfiguramento perverso e crudele dove i vivisettori diventano “persone che assistono agli animali”, “addetti alla cura degli animali” per ottenere i risultati sperimentali e l’animale diventa “paziente”.
“Come potrebbero, nell’ambito dell’attuale situazione culturale, femministe e antirazzisti fare a meno del potere del laboratorio di rendere dubbio ciò che è ritenuto normale?” si chiede Haraway ed in “Xenofemminismo” di Hester leggiamo di “portare il laboratorio alle comunità queer” e fare di queste un laboratorio.
In tutte queste risignificazioni il laboratorio non è più un luogo di dominio da distruggere, ma un luogo da cui trarre aspirazione. Tutto ciò che esce da un laboratorio non può essere considerato quale elemento potenzialmente in grado di scardinare la struttura di potere di cui è intriso almeno che non si consideri la stessa ricerca scientifica neutrale.
Se trans-xeno-femministe, queer e antispecisti si trovano a loro agio tra creature transgeniche, se si trovano a loro agio nelle stanze dei laboratori significa che non sono più in grado di vedere la violenza, l’orrore, il dominio per quello che sono.
In questi tempi ci si rivendica cyborg, macchine e ibridi. Ma cosa significano e a cosa portano questi giochi di parole?
Il cyborg diventa la nuova soggettività femminista e simbolo dell’anti materno. Una nuova soggettività che viene ripensata – e poi ridisgregata nella dissoluzione del soggetto nel post-moderno – nel rapporto con le bio-nanotecnologie e con le tecnologie dell’informazione. Questo consegna nelle mani in camice bianco del sistema tecno-scientifico la dimensione della procreazione e apre le porte a un’unica dimensione totalizzante dove l’uomo diventerà perfettamente integrato nel sistema tecnico e adattato alle sue nocività.
L’ibrido acquisisce un significato positivo e sovversivo cancellando la realtà di quello che è: un animale transgenico per la ricerca. E le chimere genetiche, come le nano-biotecnologie, non tornano più indietro dal laboratorio che le ha prodotte. Ci si rende conto che la tanto citata oncotópa è un topo femmina a cui è stato inoculato il cancro? Ci si rende conto di cosa si sta parlando quando con gioia ci si rivendica ibridi e chimere?
Nelle pagine di questo libro, ben rappresentativo delle tendenze contemporanee, scorrono costanti fobie del corpo, dei limiti, della natura, che si fondono con l’esaltazione delle tecnologie: la natura è vista come una gabbia e la tecnica come “una via di fuga e persino di godimento”. Sicuramente sono parole di chi ha uno sguardo privilegiato sul mondo, non so quanto sarebbero godibili ed entusiasmanti i processi tecnologici e la riproduzione artificiale per quelle comunità che estraggono il coltan per la produzione di microchip, per quelle donne che affittano l’utero o vendono ovuli, per quegli animali sottoposti a esperimenti per la creazione di uteri artificiali.
Se non esiste un limite tutto è possibile e le potenzialità di questo affascinano i tecno-scienziati, i transumanisti e il movimento queer. Il voler cancellare ogni limite e, di fatto, cancellare la realtà materiale dei corpi, rappresentano i punti di incontro tra il trans-xeno-femminismo, il queer e il transumanesimo e nel più perverso riconfiguramento la liberazione del corpo diventa la liberazione dal corpo.
Il corpo, i corpi sono al centro e sempre più sotto attacco, presi in una morsa: da un lato il sistema ne ha bisogno e se ne accaparra fin dentro i loro processi vitali, dall’altro lato le sue ideologie li decostruiscono e li frammentano. Un corpo fluido, senza confini, senza limiti, proteiforme, poroso, malleabile e infinitamente manipolabile. È il corpo del post-moderno, del sistema tecno-scientifico e delle derive queer che lo definiscono “un’invenzione”, “un’entità tecno-modificabile”, “una tecnologia da hacherare”, “una piattaforma rielaborabile in cui le biotecnologie possono offrire nuove possibilità”. Un corpo smaterializzato, ma il sistema tecno-scientifico e il biomercato della sua materia hanno sempre più bisogno.
“Il corpo nella teoria femminista contemporanea cessa di essere un robusto luogo materiale, ma viene trasformato in un luogo fluido di contingenza. Che può essere ridefinito da ciascuno per se stesso. […] La sostanza fisica del corpo sembra essere persa nelle sue molteplici rappresentazioni.” [3]
Troppe cose sfumano, diventano indefinite. Manteniamo invece belle nette queste linee di demarcazione tra organico/inorganico, carne/metallo, circuiti elettronici/sistemi nervosi, vita/morte, natura/artificiale.
Mai così vicino sono corse insieme istanze che si definiscono anarchiche, antispeciste, femministe alle istanze di questo mondo biotecnologico. Queste analisi che stanno sempre più penetrando in tutti i contesti fino a diventare la normalità sono in grado di scavare solchi profondi andando a intaccare la comprensione della realtà attorno a noi, andando a cancellare ogni possibile conflittualità con questo esistente.
Il manifesto dell’iniziativa riconosce “l’importanza di forme di resistenza e liberazione creativamente (e forse anche felicemente) compromesse con le tecnologie”. Come non è possibile la coesistenza tra nocività e un mondo libero e naturale, non è conciliabile un’opposizione dentro il sistema tecno-scientifico e che prenda spunto dai suoi stessi paradigmi. Tutto quello che si porrà in questo modo come un’alternativa non solo sarà recuperato dal sistema stesso, ma ne sarà parte integrante e funzionale al suo mantenimento e rafforzamento. L’unica resistenza e liberazione possibile è nel sovvertire questo tecno-mondo.
Viviamo in tempi strani, un’iniziativa con tali contenuti all’interno di uno spazio che si definisce anarchico, con tanto di intervista da radio di movimento [4]. Senza un sobbalzo, un arresto, una perplessità, il tutto nella più totale normalità.
Quando le persone concederanno al sistema tecno-scientifico, oltre alla gestione della propria salute, la totale gestione di ogni ambito della propria vita, del proprio corpo e della procreazione, sarà difficile riuscire a innestare una critica che non verrà considerata folle, perché ci si troverà a combattere ciò che verrà percepito e vissuto come una normalità. Una normalità che sta penetrando anche in quei contesti che dovrebbero respingere ogni logica di mercificazione, assoggettamento e di ingegnerizzazione e artificializzazione dell’intero vivente.

Silvia Guerini, Maggio 2019
www.resistenzealnanomondo.org

 

Bibliografia:
Braidotti, R.
2013 “The Posthuman”, Polity Press; tr. it “Il Postumano, La vita oltre l’individuo, oltre la specie, oltre la morte”, Derive Approdi, Roma 2014.
2015 “Per amore di zoe”, intervista di Filippi M. e Adorni A., in Liberazioni, Rivista di critica antispecista, Anno VI, n. 21.
2017 Per una politica affermativa, Mimesis, Milano-Udine.

Cossutta, C., Greco, V., Mainardi, A., Voli, S.
2018 “Smagliature digitali, corpi, generi e tecnologie”, Agenzia X, Milano.

Haraway, J.D.
1991 “A Cyborg Manifesto”, Routledge, New York; tr. it “Manifesto cyborg, Donne, tecnologie e biopolitiche del corpo”, Feltrinelli, Milano 1995, 2018.
1997 “Modest_Witness@Second_Milleninium. Female Man Meets onco Mouse, Routledge”, London; tr. it. “Testimone-modesta@femaleman-incontra-Oncotopo. Femminismo e tecnoscienza”, Feltrinelli, Milano 2000.

Hester, H.
2018 “Xenofeminism”, Polity books, Cambridge, tr. it “Xenofemminismo”, Nero, Roma 2018.

Weisberg, Z.
2010 “Le promesse disattese dei mostri. La Haraway, gli animali e l’eredità umanista”, in Filippi, M., Trasatti, F., a cura di, “Nell’albergo di Adamo. Gli animali, la questione animale e la filosofia”, Misesis, Milano-Udine.

 

Note:
1. https://boccaccio.noblogs.org/post/2019/04/26/gorgoni/
2. “Xenofemminismo. L’aberrazione è già qui.”, www.resistenzealnanomondo.org/documenti/xenofemminismo-laberrazione-e-gia-qui
3. “Il corpo nello specchio delle nuove tecnologie”, www.gameoversite.gr
4. http://navdanya.radiondadurto.org/2019/04/18/gorgoni-corpi-imprevisti/