Sabotaggio antinucleare: dopo 10 anni si ritorna a processo

L’udienza d’appello a Firenze del 5 ottobre ha visto un rinvio alla già fissata udienza del 19 ottobre per la mancanza di un perito del pubblico ministero e di un ispettore della digos di Pisa che ha seguito tutta l’indagine.

Nel 2005 a Molina di Quosa (Pisa) un traliccio Terna dell’alta tensione della linea La Spezia-Acciaiolo viene sabotato con due cariche di dinamite, azione che lo ha danneggiato seriamente ma senza farlo cadere.
Nei giorni successivi una lettera anonima, arrivata ad agenzie di stampa e alla redazione pisana del giornale ecologista radicale Terra Selvaggia, motivava il gesto contro i nuovi progetti di ripresa dell’energia nucleare.
Questi progetti non sono stati mai veramente dismessi con il referendum dopo Chernobyl, ma continuano ad essere portati avanti in numerose ricerche e centri sperimentali, come nella facoltà di ingegneria nucleare di Pisa che rappresenta un’eccellenza a livello nazionale. Sempre sullo stesso territorio nel parco naturale di S. Rossore spicca anche il CISAM: reattore nucleare sperimentale e centro di ricerche militari. Recentemente questo impianto ha fatto parlare di se per lo sversamento di acque radioattive nel canale dei navicelli che porta da Pisa al mare. Acque tossiche definite prive di pericoli dalle solite servitù locali Arpat e Asl. Questi veleni intramontabili ricordano invece che dal nucleare non si esce: quello che è stato prodotto, o che è rimasto come scoria, rappresenta l’eredità di una visione di mondo in cui la produzione energetica e il controllo militare si situano sopra qualsiasi cosa, anche se il prezzo è un lascito di un mondo discarica.
In quegli anni, soprattutto in Italia, non esisteva un vero dibattito sull’energia nucleare neanche nei contesti ambientalisti, dove sicuramente su certe questioni l’attenzione era più alta. Sembrava che con il referendum, ma soprattutto con il disastro di Chernobyl, si fossero creati gli anticorpi per difendersi dagli ingegneri dell’atomo. La realtà invece si è posta subito in maniera diversa: se in Bielorussia gli ecosistemi e tutti gli esseri viventi continuano a subire le terribili conseguenze delle radiazioni, qui si è persa la memoria di quello che è avvenuto e continua ad avvenire. Però per i paladini dell’atomo questo non è stato ancora abbastanza, hanno pensato loro di scrivere una nuova memoria instillando prima la paura per un collasso ecologico e quindi sociale, ormai più che evidente; successivamente ha preso piede la creazione di una cieca fiducia nella tecno-scienza e nelle sue soluzioni. In questo nuovo paradigma il così detto disastro nucleare non è più un qualcosa di eccezionale e soprattutto di imprevedibile, ma fa parte di una dimensione in cui la servitù è spacciata per responsabilità. Quella responsabilità che avrebbe dovuto farci capire che, in tempi di perenni crisi e quindi di rischi, certi irrazionali pensieri contro il tecno mondo non solo, non sono accettabili, ma sono terroristici, anzi eco terroristici. Del resto non esiste forse la Green Economy per pensare a quello che resta della natura? E se ancora ci fosse qualche dubbio basta tenere presente che le tecno scienze troveranno una soluzione, perché si tratta sempre ed esclusivamente di problemi tecnici risolvibili con tecnologie appropriate. A Fukuschima del resto è la stata la stessa società responsabile degli impianti che si è adoperata per metterli in sicurezza, essendo l’unica ad avere le tecnologie opportune. È stato trattenuto ufficialmente il mostro radioattivo, ma solo perché la radioattività è invisibile e ha conseguenze non immediate. Questo ha permesso ai tecno scienziati nipponici sostenuti dalle potenti lobby dell’atomo internazionali di mostrare una situazione sotto controllo quando invece il mostro radioattivo già era ben lontano per mare, terra e aria a portare in giro le sue conseguenze mortifere.
Se nel 2005 non vi era attenzione e interesse sul nucleare da parte del pubblico, in sordina si stava già muovendo da diverso tempo la lobby nuclearista capitanata in Italia da Enel che stava investendo fortissimo in tutta una serie di nuovi impianti in Francia e nell’Europa dell’Est, peraltro utilizzando negli impianti le stesse tecnologie di Chernobyl. Il progetto di fondo era quello di riportare l’atomo ancora una volta in Italia con la costruzione di nuove centrali o rimettendo in sesto quelle precedenti.
Per chi vive in queste zone della Toscana, lungo la linea che va dai monti pisani alle alpi Apuane, non è una cosa nuova sentire questi boati di rivolta. La linea La Spezia – Acciaiolo è contestata da più di trent’anni, non solo per il trasporto dell’energia nucleare francese, ma anche per l’inquinamento elettromagnetico. Solo su questa linea si contano negli anni decine di attacchi dinamitardi che hanno scosso il sonno a chi questo sistema di morte alimenta e riproduce. E hanno rallegrato coloro che hanno ben presente qual è il linguaggio che gli sfruttatori di ogni sorta tengono di conto prima e dopo aver intrapreso i loro progetti nocivi.
Anche la repressione negli anni non è mancata: l’arresto negli anni ’90 dell’anarchico ecologista Marco Camenisch accusato anche del sabotaggio dei tralicci di questa linea non ha però fermato gli attacchi e al contrario negli anni successivi sono diventati anche espressione di solidarietà nei suoi confronti e delle sue lotte all’interno delle carceri italiane e svizzere.
La repressione si è accanita particolarmente sul circolo ecologista anarchico di Pisa il Silvestre, riferimento per il giornale Terra Selvaggia e per numerose campagne di lotta, sia locali che sul territorio nazionale, a carattere ecologista e di liberazione animale. Diverse procure hanno cercato di imbavagliare le attività del Silvestre imbastendo svariate inchieste per associazione sovversiva. La procura di Firenze, che sicuramente conta il maggior numero di procedimenti messi in atto, dopo il sabotaggio al traliccio a Molina Di Quosa procederà contro il Silvestre, oltre che per l’imputazione del fatto specifico, anche per l’ennesima associazione sovversiva. L’uso del reato associativo, quasi sempre strumentale per instillare un clima emergenziale e giustificare qualsiasi misura repressiva, ha portato all’arresto di sette persone con misure cautelari preventive in carcere che si sono protratte fino a due anni e anche oltre considerando le varie restrizioni.
Con l’inizio del processo cade l’associazione sovversiva in pochi minuti, anche se era stato il vero motivo che aveva giustificato anni di carcere preventivo in sezioni EIV (Elevato Indice di Vigilanza) sparse per l’Italia.
Per il fatto specifico del sabotaggio al traliccio vengono fuori cose interessanti sulle modalità investigative della digos, le richieste alla procura di decreti si trasformano in pura formalità: qualsiasi luogo e spazio è idoneo per le loro cimici e le loro riprese, di fatto se parlano di abitazioni sono già dentro le auto. Queste modalità hanno fatto inceppare il processo per anni fino ad un appello traballante che ancora una volta e con successo è riuscito a giustificare tutto quell’apparato spionistico in nome dell’emergenza dell’associazione sovversiva che per anni ha aleggiato per Pisa.
Il 5 e il 19 Ottobre 2015 si terranno le prime udienze del processo d’Appello per cinque compagne/i accusate/i del sabotaggio al traliccio.
Come anni fa abbiamo dato voce sulle pagine di Terra Selvaggia a questo atto di rivolta, e a tutti quelli di cui ci arrivava notizia, ribadiamo ancora una volta la necessità di opporsi a questo sistema fondato sullo sfruttamento tra esseri umani, sugli altri animali e sulla natura.
Come scrivevano gli anonimi sabotatori nella lettera alla nostra redazione: “è giunta l’ora di staccare la spina a questo sistema di morte che sta devastando la natura e mettendo a rischio la stessa vita sulla Terra. I progetti di morte di questi criminali dell’atomo non passeranno sotto silenzio”.

Silvia e Costa

Dal 5 ottobre al 19 si terranno a Firenze le udienze del processo d’Appello per i reati specifici contestati nell’ambito delle inchieste “gruppi d’affinità” e “anticorpi” del 2006. A distanza di molto tempo, dopo anni di galera, arresti domiciliari, restrizioni varie, la caduta del reato di associazione sovversiva e nuove inchieste, il processo si riapre.
Uno dei reati contestati è il sabotaggio di un traliccio dell’alta tensione. L’altro un attacco contro un’agenzia di lavoro interinale.
Nel 2005 un traliccio Terna della linea La Spezia-Acciaiolo è stato colpito e nei giorni seguenti una lettera arrivata a vari giornali e alla redazione di Terra Selvaggia motivava il gesto contro l’energia nucleare e suoi effetti nefasti.
In occasione del processo mi piacerebbe fare alcune riflessioni. Durante gli ultimi dieci anni sono state attaccate sempre più raramente strutture e circuiti di produzione e distribuzione di energia che rappresentano lo scheletro e la base su cui poggiano il mantenimento del potere, la proliferazione del capitale, la mercificazione nelle società avanzate e lo sfruttamento di quelle colonizzate. Al contrario, un sempre maggiore impulso hanno avuto la produzione e la distribuzione dell’energia grazie a più sofisticati ritrovati tecnologici, al boom delle cosiddette energie rinnovabili che contribuiscono ad abbellire il volto ecologista del capitale e accrescere le quotazioni di aziende come Terna, all’aumento della partecipazione e della dipendenza delle persone da tutto ciò che è utilizzabile attraverso l’energia, aldilà dei costi, non strettamente monetari, che questo comporta.
Nel mondo esistono ancora numerosissime centrali e i progetti di ricerca militare e civile nel settore non si sono mai fermati, ma è evidente che negli anni la percezione del problema delle scorie e dei rischi connessi a guerre atomiche o a disastri dovuti ad incidenti, è cambiato.
Sui rischi del nucleare e sulla necessità di limitarne o evitarne l’uso, sembrano oramai essere tutti d’accordo. Molti scienziati pongono le cosiddette questioni etiche rispetto alla ricerca indiscriminata, la Chiesa già da decenni ha preso posizione contro il nucleare e certe aberrazioni del progresso scientifico in nome di un conservatorismo non meno dannoso della maschera filantropica della scienza. Su queste posizioni sembrano essere la maggior parte dei politici come dimostra, ad esempio, il recente accordo sul nucleare ratificato con l’Iran che oltre a costituire una scelta geopolitica significativa e aprire nuovi mercati per garantire una maggiore circolazione delle merci e delle risorse energetiche, intende far si che solo quei Paesi tradizionalmente più influenti all’interno della comunità internazionale possano disporre di armi nucleari. I rischi connessi all’energia nucleare sembrano far paura a tutti. Anche alla cosiddetta opinione pubblica: fra la gente si è diffuso un forte senso di opposizione e, talvolta, di condanna per paura dei rischi, oramai noti, delle possibili conseguenze catastrofiche di uno scontro nucleare. Ma, aldilà di più o meno strumentali allarmismi su aspetti specifici, sappiamo bene come lo sviluppo energetico, sia esso alimentato dal nucleare o da vecchie e nuove risorse e tecniche, rimanga uno dei perni fondamentali su cui si regge il funzionamento del dominio.
Coloro che hanno sempre sostenuto la produzione e l’utilizzo dell’energia nucleare, per scopi militari e/o civili, e i contesti che hanno reso possibile il loro lavoro, hanno col tempo intrapreso nuove strade. Attraverso vecchi guadagni e nuove retoriche vengono finanziati nuovi e più accettabili progetti, nel terreno reso fertile da decenni di propaganda vengono seminati nuovi inganni.
È necessario osservare bene ciò che accade attorno a noi, cogliere i cambiamenti in atto e i loro effetti sulle società in cui viviamo, le direzioni, molteplici e complesse, verso cui vanno le lobby industriali, i centri di ricerca, le scelte economiche e quelle finanziarie, i meccanismi di potere, di controllo e di recupero. Ogni aspetto della realtà che ci è nemica è strettamente connesso con gli altri. Le questioni relative al nucleare, mai definitivamente tramontate, lo sviluppo delle scienze convergenti, le evoluzioni dell’informatica, la devastazione dell’ambiente, l’economia, le carceri, il lavoro, le disuguaglianze sono tutti aspetti legati attraverso un unico filo conduttore al processo continuo di ristrutturazione capitalistica. Non c’è niente da salvare e quindi tutto va distrutto, senza remore, né speranze, né alternative, né terre promesse, né rivendicazioni parziali.
Il potere non è un’idra mitologica a cui tagliar la testa o una minaccia incorporea che domina incontrastabile. Si realizza piuttosto attraverso elementi concreti. Chi, anni fa, ha individuato un traliccio ha trovato di fronte a sé un obiettivo concreto e attaccabile. E ogni danno fatto contro la sacralità della scienza, il valore della proprietà e la giustizia delle leggi, la bellezza dei media o la soluzione comoda della rassegnazione è un danno benvenuto.

Mariangela

Marco Camenisch 28 settembre 2015: 7° aggiornamento no liberazione

Nella “riunione n. 3 di coordinamento dell’esecuzione della pena” del 27 luglio 2015 c’è stata “l’audizione legale” del sottoscritto. Presenti: l’ennesimo nuovo “responsabile” e un’addetta alla verbalizzazione del DAP ZH; l’assistente sociale, una praticante e la responsabile per l’esecuzione penale (tipo vicedirettrice) del carcere di Bostadel; il mio legale. Ero presente perché sembravano soddisfatte le mie premesse: delle proposte reali per una “discesa” a prescindere dalle folli “raccomandazioni-ROS” del servizio forense-psichiatrico del DAP. Mi presentarono, infatti, la copia della risposta più o meno positiva del carcere “semiaperto” Saxerriet (cantone di San Gallo), al quale il DAP aveva chiesto di “ospitarmi” per un percorso di “discesa”.
Una riserva del Saxerriet era la mancante consultazione della “commissione specialista della CH Nordest”. Queste “commissioni” (4 in tutto) di recente istituzione (nel generale “giro di vite” della “giustizia”) sono composte da direttori di carceri, PM, psichiatri, psicologi, ecc. e si riuniscono periodicamente per valutare i casi di “discese” e “liberazioni condizionali” previste dai vari DAP cantonali per detenutx stigmatizzatx con la “pericolosità sociale”. Poi emettono per ogni “caso” le proprie “raccomandazioni” spesso e volentieri negative, che non sono vincolanti ma quasi sempre seguite dai DAP.
La commissione in causa dovrebbe riunirsi inizio ottobre 2015 per poi forse già nella stesso mese comunicare le proprie “raccomandazioni”.
Con esposto del 24 agosto, il DAP-ZH chiede a tale commissione
“…una presa di posizione sulla questione, se per il detenuto mc… le aperture nell’esecuzione della pena (insomma, ora “alleggerimenti”, ora “aperture”…) prospettate in suddetta riunione di coordinamento… del 27 luglio 2015, vale a dire:
-Trasferimento nella sezione chiusa/di transito del penale Saxerriet
-Spostamento nella sezione aperta del penale Saxerriet
-Dalla sezione aperta del penale Saxerriet: -vari permessi relazionali con scorta
-permessi relazionali senza scorta
-Lavoro esterno
-Abitazione e lavoro all’esterno
-Liberazione condizionale (1° trimestre 2018) (sic!!)

Sono dal Vostro punto di vista sostenibili sotto l’aspetto della pericolosità sociale.

I permessi con e senza scorta sarebbero da vincolare alle seguenti condizioni:
-Inoltro previo ed osservanza di un programma dettagliato per il permesso;
-Scorta continua di personale del penale Saxerriet (nei permessi scortati);
-Redazione di un resoconto da parte di Marco Camenisch;
-Divieto di consumare droghe ed alcolici (incl. Cannabis) la cui osservanza è da verificare con i relativi controlli da parte del penale Saxerriet;
-Osservanza di un divieto di acquisto, di possesso, di porto e di avere con sé delle armi (sic!!!)

Durante il periodo di prova dopo la liberazione condizionale è prevista la prescrizione di un’assistenza (sociale)* al reinserimento come anche le seguenti disposizioni:
-Divieto di consumo di droga (incl. Cannabis) la cui osservanza è da verificare dall’assistenza* al reinserimento dell’ufficio per l’esecuzione delle pene e delle misure 3 (dal DAP-ZH) con i relativi controlli;
-Partecipazione a regolari colloqui con l’assistenza* al reinserimento dell’ufficio per l’esecuzione delle pene e delle misure 3;
-Osservanza di un divieto di acquisto, di possesso, di porto e di avere con sé delle armi (ri-sic!!!)…”

Da notare, dopo quasi 30 anni di galera, l’inaccettabile “libertà” condizionale di ridicoli 4 mesi con un periodo non definito “di prova e disposizioni” che può essere ordinato per un massimo di ben 3 anni dopo la “libertà condizionale”. Dopo il fine pena maggio 2018 potrei essere soggetto a ben 2 anni e 8 mesi di tali “disposizioni” (di fatto un prolungamento della pena) ed inoltre, in caso di “non osservanza”, essere riarrestato in ogni momento per espiare questi (ultimi) 4 mesi. Dato che una “liberazione” condizionale non è appellabile (non è ancora chiaro se lo sono i tempi di “prova/le disposizioni”) possibilmente dovrò ritirare il mio consenso a una “discesa”, oppure in caso di “liberazione condizionale” 4 mesi prima del fine pena “non osservare” le prime due “disposizioni” (divieto di consumo di Cannabis…, i “regolari” colloqui con l’assistenza ecc. ecc. …) per farmi questi ultimi 4 mesi vale a dire il “fine pena”, dopo il quale sarebbe difficile oppure legalmente impossibile comminarmi “periodi di prova” con le “disposizioni” (vale a dire vessazioni e “tarantelle”) sopra descritte.
Per il momento l’unica “certezza” è: che un eventuale trasferimento nel penale Saxerriet potrebbe avvenire in data indeterminata dopo una “risposta” della “commissione”; che il DAP non ha più accennato alle “raccomandazioni” folli del suo servizio forense-psichiatrico; che per degli ev. “permessi relazionali” ha richiesto una lista d’indirizzi, per un (non meglio specificato) “controllo di polizia”.
Questo, insieme al fatto che nel verbale della riunione sotto il titolo “prognosi legale/valutazione dei rischi” (prognosi e valutazione ora all’improvviso positiva) come “prospettive future/obiettivi/misure” anticipano l’intenzione di un oscuro “monitoraggio d’attività delitto-associate durante le previste aperture nell’esecuzione”, fa supporre che vogliono far rientrare per la finestra le “raccomandazioni-ROS”.

marco camenisch, 28.09.2015, carcere di Bostadel, Menzingen, CH

Francia: Attacco contro un sito tecnico di ANDRA

Non lontano da Bure, un sito di analisi di ANDRA è stato attaccato da alcuni gufi determinati.
A Bure, in Meuse, il potere sta provando con tutti i suoi mezzi a far accettare il progetto di una discarica di scorie nucleari profonda 500 metri.
Nonostante il progetto non sia ancora iniziato ufficialmente, coi rifiuti nucleari che non arriveranno prima del 2025, le installazioni ANDRA (l’Agenzia Nazionale per la Gestione dei Rifiuti Radioattivi, a capo del progetto della discarica) già pullulano nell’area.
Una notte intorno al 25 Giugno, un cantiere contenente diverse installazioni elettrche ed un pozzo per analizzare le condizioni della roccia e della falda acquifera è stato devastato.
Il pozzo è stato bloccato col cemento, e tutte la cabine elettriche sono state danneggiate o distrutte dalla rabbia di chi non vuole aspettare l’esaurimento di tutte le risorse legali per attaccare questo progetto.
Attaccare le infrastrutture del potere ovunque esse si trovino, in Meuse come in qualunque altro luogo.
Contro Cigéo [Centro Industriale di Stoccaggio Geologico, un progetto francese di infossamento delle scorie radioattive, ndt] e il suo mondo, resistenza e sabotaggio!

Info da: www.autistici.org/cna

Finlandia: Macchinari ancora distrutti su un sito di costruzione nucleare

In un qualche momento durante la terza settimana di giugno, dei macchinari sono stati ancora sabotati sul sito di costruzione della Fennovoima a Hanhikivi, nella Ostrobothnia settentrionale.
Una scavatrice e un bulldozer hanno subito dei danni costosi, grazie alla distruzione dei cavi. Chi ha compiuto l’azione non rappresenta nessuna rete, gruppo od organizzazione.
Solidarietà con chi resiste alla costruzione nucleare a Pyhäjoki e ai/lle compagn* che resistono ovunque.

Info da: www.it.contrainfo.espiv.net

Hanhikivi, Finlandia: Sabotaggio antinucleare

Nella notte di lunedì 8 giugno una macchina (scavatrice) dell’azienda Fennovoima è stata sabotata sul sito di costruzione del futuro impianto nucleare. Cavi e fili etc sono stati sezionati e i finestrini spaccati.
Gli individui che hanno compiuto quest’azione l’8 giugno rappresentano solo se stess* e non un’organizzazione o una rete di attivist*.
I media dominanti che hanno riferito per primi dell’attacco (il quotidiano Kaleva) hanno scelto di spostare l’attenzione dai crimini a cui rispondel’azione e di focalizzarsi invece sulla perdita di fluido idraulico nella cava di ghiaia nell’area disboscata dove un tempo si trovava la foresta di Capo Hanhikivi, abitata da diverse specie in via di estinzione. Come al solito al centro dell’attenzione sono finiti i metodi scelti dagli individui che effettuano l’azione e non il progetto di distruzione di massa dell’impianto nucleare stesso. Quello che i media chiamano “vandalismo” era un consapevole atto di sabotaggio, un metodo che ha sempre svolto un ruolo importante nella lotta contro i sistemi oppressivi di sfruttamento in cui gli interessi del potere corporativo vengono sempre prima dei bisogni e delle vite della popolazione locale e della natura.
La stesura di nuove leggi mentre il progetto è in corso, che danno alla corporazioni come la Fennovoima il diritto di espropriare la terra con la forza, mostra quanto si sia lontani da un processo democratico e anche come le leggi sono concepite per servire gli interessi delle corporazioni e non del popolo. La costruzione di una centrale elettrica nucleare non è mai un processo democratico, e le decisioni riguardanti questo tipo di sistema energetico sono prese molto al di sopra delle teste della gente comune.
Finora i canali proposti dal cosiddetto sistema democratico non hanno sortito alcun effetto sull’evoluzione del progetto e la preparazione del sito di costruzione per il reattore previsto. Enfasi sul “previsto” – la richiesta di costruzione non è ancora stata nemmeno completata, e al progetto manca la percentuale di investitori nazionali necessaria perché la richiesta venga approvata dallo Stato.
Adesso è il momento critico per mostrare alle aziende già implicate e ai possibili investitori che sarà una strada difficile da percorrere. Tutte le imprese, grandi e piccole, implicate – che approfittano della distruzione di Capo Hanhikivi e della creazione di un altro immenso problema nucleare per le generazioni presenti e future – devono sentire che non è una buona idea.

È solo l’inizio.

In solidarietà col campo di protesta di Capo Hanhikivi e con i locali che resistono all’espropriazione forzata.

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Appello per un’iniziativa internazionale di solidarietà: Marco libero!

GIORNATE INTERNAZIONALI D’INIZIATIVA
IN SOLIDARIETA’ A MARCO CAMENISCH
dal 20 al 22 GIUGNO 2015

Diffondiamo il testo dell’appello del Soccorso Rosso Svizzera del 31 maggio 2015 per la Tre giorni di mobilitazione internazionale solidale a sostegno del rivoluzionario eco-anarchico Marco Camenisch.

Noi –Soccorso Rosso Svizzera e Soccorso Rosso Internazionale- lanciamo un appello per una Tre giorni solidale dal 20 al 22 giugno 2015 a sostegno di Marco Camenisch, dal 1991 ininterrottamente detenuto in Italia o in Svizzera.

Marco è un rivoluzionario eco-anarchico con una storia politica che risale agli anni ’70. È stato incarcerato una prima volta in Svizzera per attacchi dinamitardi contro cavi dell’alta tensione, riuscendo poi ad evadere. Solo dopo anni di clandestinità, durante un controllo di polizia, è stato arrestato in Italia nel 1991 e vi è rimasto detenuto fino al 2002. Nel 2002 è stato estradato in Svizzera, dove, da un lato, aveva da scontare il resto della pena inflittagli con la condanna iniziale, oltre a subire un ulteriore processo sempre per attacchi dinamitardi contro cavi dell’alta tensione, dall’altro, veniva condannato per la morte di una guardia di confine. Accusa, quest’ultima, da lui sempre respinta.

Durante questi 24 anni di carcere, Marco non ha sconfessato la sua identità politica, comunica con numerose persone in tutto il mondo e contribuisce a iniziative politiche, supportando cosi il  processo  rivoluzionario al di là  delle sbarre della prigione. Tutto questo é  malvisto  da parte  delle autorità  preposte ad un  eventuale allentamento  delle sue condizioni  di restrizione. Senza posa rifiutano di liberarlo, motivando la scelta con il fatto che egli ha una «concezione del mondo che promuove delinquenza». In sintesi:  non esce di prigione perché è e resta anarchico. Questa argomentazione viene costantemente ribadita sia dall’Ufficio competente per l’amministrazione penitenziaria del cantone di Zurigo, sia dai giudici, quando si tratta di prendere una decisione in tal senso.

Un fattore di questo conflitto è, indubbiamente, la sua identità politica. Gli attacchi contro Marco devono essere  compresi entro  il conflitto politico  generale: lo Stato borghese  vuole dare un esempio del trattamento applicato contro un prigioniero irriducibile nella sua lotta (come hanno fatto e stanno facendo con altri prigionieri di lunga pena, quali Mumia Abu-Jamal o Georges Ibrahim Abdallah, per citarne alcuni, che non vengono liberati in quanto continuano a difendere la loro identità politica) sperando con ciò d’intimidire soggetti combattenti.

Un altro elemento, specifico nel caso di Marco, è il ruolo assunto in modo crescente dalla psichiatria forense nel sistema penitenziario. Mentre in altre circostanze legate a prigionieri di lunga detenzione le ragioni addotte sono apertamente politiche (come per quanto riguarda Georges Ibrahim Abdallah), per Camenisch l’Ufficio per il sistema penitenziario ricorre a una tesi esplicitamente psichiatrica. Il maggiore responsabile in materia è Frank Urbaniok. L’attacco politico viene così mascherato con il linguaggio psichiatrico, utilizzando concetti come rielaborazione e superamento. Sia chiaro: un’identità politica non può essere analizzata tramite il punto di vista di uno psichiatra. Essere anarchici non è un problema psichico.

Ultimamente queste sono le forme dell’attacco contro Marco. Secondo una sentenza del Tribunale supremo svizzero, l’Ufficio competente deve valutare se siano possibili eventuali allentamenti delle condizioni carcerarie. A questo scopo è stato redatto un Rapporto sull’applicazione di sanzioni commisurate al rischio, ROS. Degli psichiatri valutano i rischi connessi all’allentamento del suo regime detentivo. Perciò la psichiatria  acquisisce  un ruolo importante in tutte le procedure decisionali concernenti  l’incarcerazione. Considerando che Marco rifiuta la psichiatrizzazione della propria identità politica, agli “esperti” resta poco da fare. Essi sostengono anche che la previsione delle sue possibili azioni future resta negativa, dato che «continua  a dibattere intensamente ed attivamente, intorno alla propria ideologia,  ed è in contatto con numerosi compagni che fanno altrettanto. Ciò é dimostrato dalle sue dichiarazioni e relazioni  sociali pubbliche». Riassumendo, «si dimostra che le posizioni  di M.C. sono forti e che l’incarcerazione non le ha praticamente intaccate».

Il rapporto propone misure che renderebbero possibile un allentamento delle condizioni detentive di Marco, le quali, però, sono inaccettabili. Si chiede a Marco di rifarsi una nuova rete di relazioni sociali con l’aiuto dei responsabili della prigione, ovvero: si pretende una rottura completa con compagni/e. Inoltre si pretende:

-«controllo di relativi contatti con compagni affini pronti alla violenza»

-«che Marco Camenisch si dichiari disposto a permettere controlli sulle sue attività e possa concordare con i giudici scopi comuni riguardo alla risocializzazione»

Marco Camenisch non viene liberato per la sua identità politica. Il suo fine pena è fissato per il 2018. Fino a quella data ci sarà  un rapporto annuale  di valutazione, per stabilire se sia da ipotizzare la libertà condizionale. E’ dunque  probabile  che venga  ripreso  il discorso  sulla sua identità politica, per  bloccare qualsiasi allentamento.

Riteniamo sia importante agire da subito in solidarietà a Marco.

Creiamo un collegamento fra le nostre lotte, articolate all’esterno, con la sua lotta dentro.

Rote Hilfe Schweiz – www.rotehilfech.noblogs.org
Rote Hilfe International – www.rhi-sri.org

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Francia: Manifestazione contro THT, il nucleare e il suo mondo

Sabato 13 dicembre 2014 alle ore 11
Embrun, vicino all’ufficio turistico (Place du Gal Dosse)
a seguire assemblea e pic-nic condiviso

Ci opponiamo alla THT
perché è l’arteria dell’energia nucleare
perché è la guerra nucleare ed il cancro
perché esistono alternative
perché ucciderà ancora di più la valle
perché la lotta ci rende più forti e più uniti
perché sono solo lo stato ed i padroni che si sfregano le mani
perché siamo in grado di impedire i loro progetti!
Il progetto di linee ad altissima tensione avanza poco a poco. Un moderno pilone ad Argentiere,la dichiarazione di pubblica utilità firmata da ministri e prefettura, picchetti e percorsi che crescono qua e là …
Lo stato e la società elettrica pensano di aver vinto la partita e di poter rovinare una piccola valle, ma senza fare i conti con gli abitanti della valle stessa e delle vicinanze, i loro amici e tutti coloro che non vogliono che questo progetto venga realizzato e che distruggeranno il loro “bel pilone di design”.
Con il pretesto della modernizzazione, ci vengono vendute nuove linee ad altissima tensione per continuare a costruire la rete di trasporto europea per l’energia nucleare.
È chiaro, solo il nucleare può fornire energia abbastanza potente per alimentare 225 000 reti a 400 000 volt per migliaia di chilometri.
Queste linee si sono moltiplicate negli ultimi anni e la resistenza e gli attacchi si sono già verificati in tutto il mondo: nel Cotentin e nella Maine le linee dovranno distribuire la produzione dei futuri impianti EPR [Reattore Pressurizzato Europeo] in Catalogna per l’esportazione dell’energia nucleare nel sud del Mediterraneo.
Si potrebbe pensare che, dopo Fukushima, il nucleare abbia chiuso i battenti, ma non è così!
La Francia lo sviluppa e l’esporta in tutto il mondo: la centrale EPR di Flamanville e in
Cina, la centrale sperimentale ITER a Cadarache, prevista nel 2020, THT ovunque …
Dovremo imparare a vivere ovunque con un contatore geiger?
Senza contare che il nucleare civile è inseparabile da quello militare: sia nella
produzione che nella ricerca, sono sono strettamente correlati. Nessuna bomba atomica senza centrali, nessuna centrale senza bomba atomica.
Qui, questo progetto che sfigurerà ancora di più la valle dovrebbe servire in futuro per aumentare la potenza dell’impianto THT tra la Provenza e la Maurienne e collegherebbe lacentrale del Rodano alla Maurienne e la Maurienne con l’Italia.
Se la linea fosse allacciata metterebbe in rete tutti questi territori, questo quadrilatero di linee dovrà anche servire a trasportare l’elettricità prodotta dalla futura centrale a legna E-ON di Gardenne che si nutrirà degli alberi delle foreste del Sud-Est: da Cévennes aux Hautes-Alpes, passando per la Provenza. Una bella prospettiva di disboscamento! Dopodiché pensiamo anche al progetto devastante del TAV Lione-Torino che se un giorno venisse realizzata avrebbe bisogno di molta energia…
Faccia a faccia contro il nucleare ed il suo mondo: non lo lasceremo costruire né in Haute Durance, né altrove

 [ndt: THT è l’acronimo per très haute tension, cioè altissima tensione]

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Contrastare la totalità del dominio

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Da diversi anni il progresso tecnologico cresce fortemente, apportando nuove nocività quali il nucleare, le nanotecnologie e gli organismi geneticamente modificati. Questi minacciano nell‘immediato la vita sulla terra in diversi modi: attraverso lo sfruttamento delle “materie prime”, lo stoccaggio di enorme materiale radioattivo, la contaminazione irreversibile con nanotecnologie e la manipolazione genetica. Tutte le tecnologie condividono il potenziale di espansione del controllo sul vivente fino a raggiungere una dominazione totale della civiltà e delle sue innumerevoli strutture di potere che alienano quotidianamente le nostre relazioni.
La rivoluzione industriale porta ad un innalzamento della specializzazione e della centralizzazione. La tecnologia genetica rappresenta un nuovo salto qualitativo nello sviluppo del controllo sull‘agricoltura. I brevetti sulle sementi di qualche grande multinazionale spingono l‘agricoltura verso una dipendenza assoluta. Con la distruzione della biodiversità, ogni possibilità di un approvigionamento autonomo è reso impossible, impedendo fondamentalmente una prospettiva verso delle comunità libere e decentralizzate. Non sono solo le multinazionali e gli Stati che ne portano la responsabilità, ma pure tutti coloro che credono alle loro menzogne e sostengono il loro sviluppo.
Un ruolo centrale in questa tendenza distruttrice è da attribuire agli scienziati avvolti nei loro camici bianchi della «neutralità». Nascosti dietro alla nozione di «ricerca fondamentale», lavorano alla legittimanzione della tecnologia genetica. Entrare nello specifico di questa ricerca non ci interessa per niente, considerato quanto le intenzioni dei ricercatori ci sembrano chiare: con il fine d‘assicurarsi l‘approvazione dell‘opinione pubblica, si nascon-dono gli interessi economici, nonché l‘espansione del controllo sul vivente sotto la copertura della sacrosanta scienza.
La resistenza contro queste nuove nocività, non potendo essere spezzata attraverso queste menzogne, ha richiesto l‘intervento della repressione. Il nuovo sito protetto di Reckenholz, nel Canton Zurigo, dove gli attuali e futuri test a campo aperto di OGM si svolgono, è sorvegliato 24 ore su 24 da un‘agenzia di sicurezza e cani da guardia, video-sorveglianza permanente e due inferriate enormi dotate di sensori di movimento, ha più l‘aspetto di una fortezza.
Contrastiamo l’avanzata della dominazione totale.
Contrastiamo i responsabili che stanno intralciando la nostra strada verso la liberazione da tutte le forme di dominio.

Alcuni-e contadini-e anarchici-che

Istituto di Biologia Vegetale, Università di Zurigo
Promotore e direttore del test a campo aperto è il prof. Beat Keller. I costi della ricerca sono presi a carico dall‘Università.
Agroscope
Agroscope, nonchè il sito protetto che ospita la sperimentazione, è responsabile per gli aspetti tecnici ed è diretto dal dr. Michael Winzeler. Le sperimentazioni hanno luogo nei terreni presso Reckenholz (Affoltern, ZH).
Bouygues Energy & Services
L‘azienda Bouygues Energy & Services sorveglia 24 ore su 24 il centro ricerche con tanto di cani da guardia. Il gruppo Bouygues offre servizi che vanno dalle telecomunicazioni, alla sicurezza. Presente mondialmente, in Svizzera ha oltre 30 filiali.
Ufficio Federale dell‘Ambiente – UFAM
L‘UFAM è responsabile dell‘autorizzazione del progetto e della semina di grano modificato.

Contributo del compagno anarchico Gianluca Iacovacci per il corteo contro il nucleare a Pisa del 3 maggio

Ricerca scientifica e  ingegneria sembrano qualcosa di astratto, di non definito, ma sono ciò che formano e sviluppano quegli ingranaggi del Dominio che inevitabilmente affrontiamo in tutte le forme che intendiamo mettere in pratica; quegli ingranaggi che entrano con spietata violenza nelle nostre Vite e nella Vita intesa nel suo assoluto.
Nanotecnologie e bio-sintetica, manipolazione genetica, robotica, fusione di particelle e atomi… E’ questo che da anni occupa gran parte dei miei pensieri, a volte con ossessione, sovrastando cose certamente migliori di queste; cose che però possono essere spazzate via, disintegrare e, come se non bastasse, contaminare le future forme di Vita.
Ogni cosa con un cuore vivente o non viene contaminata dal mostro nucleare: vegetali, Umani e tanti altri viventi che popolano questa terra, l’aria e l’acqua. Ogni elemento subisce in maniera permanente la sua mutazione genetica e la morte, facendola cadere sotto il suo disastroso passo, figlio del progresso e della ricerca scientifica.
Nei centri e laboratori dell’atomo si pianifica lo sterminio e la catastrofe permanente della Vita sulla terra, tutto questo per la megalomane predisposizione degli scienziati nella corsa alla personale soddisfazione e compiacimento e alla funzionalità delle ricerche nel campo energetico, civile-militare, che risponde a richieste sempre maggiori, indottrinata da una civilizzazione ormai accelerata nei consumi.
La società alienata nel suo triste esistere per inerzia in gran parte neanche ha la minima idea di ciò che può succedere in ogni momento, non so se più per una totale e passiva delega della propria vita o per fondate convinzioni di necessità energetiche, forse entrambe le cose.
La morte, quella per Natura, fa parte della Vita, non mi ha mai dato preoccupazioni, mentre quella nucleare o qualsiasi altra artificialità della scienza mi inquieta terribilmente e mi ha sempre lasciato un costante incubo nella testa che mi sono portato anche qui nel carcere dove mi hanno rinchiuso.
Sapendovi li tutte e tutti insieme, a urlare contro l’abominio nucleare e in solidarietà a chi si ribella contro ogni nocività, i  miei pensieri più cupi si alleviano, e mi da forza per resistere.
La rabbia per non poter essere li e in Libertà per agire per questa Terra, spero vi raggiunga e vi dia forza per determinare ancora di più la straordinaria volontà di spirito e coraggio che portate dentro.
Carx compagnx, non c’è prezzo che valga l’assoluto della Vita sul Pianeta, perciò non rinunceremo certo a lottare e resistere, qualunque ostacolo si porrà davanti ai nostri sentieri, magari ci si può fermare per riflettere e riprendere le forze, ma non ci arrenderemo mai.
Personalmente non sono interessato a quelle piccole o grandi opere che stanno mettendo in atto le industrie per il progresso, né di quello che hanno intenzione di fare i governi per la “civiltà”… ho già pronto tutto ciò che serve per sabotarli…
Solidarietà e tanta forza ax compagx prigionierx
Per la resistenza alla macchina tecnologica-industriale
Un abbraccio caloroso a tuttx voi
Gianluca. Casa di reclusione di San Michele