Marco Camenisch – Settembre 2016: Aggiornamento “discesa”

Il 1° settembre, come da aggiornamento del 26/06/2016, è iniziato il “lavoro esterno“ in zona Zurigo previsto per sei mesi.

Il mio recapito nuovo è: mc, c/o Kasama, Militärstrasse 87/A, CH-8004 Zürich

Per proteggere la mia (costruenda…) sfera privata e quella dell’ambiente sociopolitico a me più vicino, in seguito non pubblicherò più informazioni sul mio nuovo ambito di vita come per es. soggiorno, casa, posto di lavoro ecc., che ormai non dovrebbero neanche più essere di “pubblico interesse“. Ovviamente questo non vale per lx compas a me più vicinx ed altrettanto è ovvio che continuerò ad informare sul percorso della mia “liberazione“ (a maggior ragione su eventuali, „rovesci“…).

Come in parte ho già informato la stampa solidale di movimento, in questa fase della mia “prigionia“ ho già un accesso abbastanza “libero“ all’informazione, alla rete ecc. Di conseguenza non sono più “legittimato“ a ricevere come finora la vostra stampa gratuita e solidale per prigionierx e vi prego di sospenderne l’invio.

Per questa espressione di solidarietà e in generale per tutta la vostra forte, consistentissima e continua solidarietà rivoluzionaria oltre le tendenze contro la repressione del dominio voglio esprimere ancora una volta il mio amorevole rispetto e la mia più profonda gratitudine.

Ovviamente cosciente del fatto che la solidarietà rivoluzionaria non si può praticare giammai in uno spirito da “prestazione-servizio“, vale a dire a senso unico e perciò, come prigioniero specificamente anarchico, spero che il mio contributo solidale oltre le tendenze e il mio rapporto solidale con la lotta rivoluzionaria bastava basta e basterà almeno un po’ allo spirito profondamente reciproco della solidarietà e dell’appartenenza rivoluzionaria.

Sempre resistendo, sempre contribuendo, sempre solidale (anche tacendo…:-) )

marco camenisch, inizio settembre 2016, Zurigo, CH

Fukushima: cogestire l’agonia

In questo 11 marzo 2015, quattro anni dopo l’incompiuto disastro nucleare di Fukushima, si può redigere un bilancio ufficiale: 87 bambini affetti da cancro alla tiroide, altri 23 sospettati di esserlo, 120.000 «rifugiati», 50.000 liquidatori mobilitati alla soglia sacrificale dovutamente rilevata, piscine piene di combustibili pronti ad esploderci in faccia, scorie massicce e costanti di acqua contaminata nell’oceano, non meno di 30 milioni di m3 di scorie radioattive da immagazzinare per l’eternità.
Questo bilancio esiste. Ci torneremo sopra.

 Lo Stato trasforma gli abitanti di Fukushima in cogestori del disastro

 Una volta tracciato questo «bilancio», considerate con rispetto le vittime e le preoccupazioni, è il momento di trarre le debite conseguenze. Una di queste è la seguente: man mano che si allestiva l’aiuto fornito da gruppi di cittadini, dalle ONG, da strutture più o meno indipendenti, lo Stato trasformava gli abitanti di Fukushima, in maniera innegabile e mascherata da «partecipazione cittadina», in cogestori del disastro. Si potrà magari sottolineare che questo slancio civico ha denotato spontaneità, ovvero amore per il prossimo, che lo Stato non ha dato nessun ordine in tal senso, che ognuno era e resta libero di «impegnarsi» in simili movimenti, certo! Tuttavia, molti uomini e donne che lo hanno fatto, anche se inconsapevolmente, hanno fatto il gioco dello Stato.

Ecco cosa abbiamo constatato.

La maggior parte dei suoi gruppi cittadini, delle ONG, di quelle strutture più o meno indipendenti hanno esortato gli abitanti a equipaggiarsi con dosimetri, li hanno aiutati a procurarseli o a costruirli in modo fai-da-te, li hanno assistiti nell’immane compito di una impossibile decontaminazione, hanno raccolto fondi con cifre anche colossali per acquistare attrezzature che permettessero di compiere delle antropogammametrie, vi hanno fatto sedere i loro simili per assegnare loro somme che non sapevano come utilizzare, hanno elaborato documenti dettagliati sulle ricadute radioattive, hanno aperto ambulatori di analisi dei dosaggi ricevuti e di controllo sanitario delle popolazioni. Queste «iniziative cittadine» miravano a mostrare una realtà i cui protagonisti ritenevano che fosse negata dalle autorità. Così facendo, invece di indurre le persone a «salvare la propria vita», cioè a fuggire a gambe levate (come hanno fatto alcune strutture, nello Yamanashi ad esempio, aiutando la gente a rifarsi una vita altrove), la maggior parte di loro le hanno aiutate a restare sul posto, cosa che ha fatto il gioco di uno Stato il cui solo obiettivo, fin dall’inizio degli avvenimenti, era di mantenere le popolazioni sul luogo. Così, invece di rimettere in discussione la thanato-politica di folli società umane edificate sul pericolo e sul governo della morte, queste strutture hanno insegnato alle persone a convivervi, nell’attesa che i dosimetri facessero il miracolo.

Da Chernobyl a Fukushima, la cogestione ha fatto fare un salto qualitativo all’amministrazione del disastro: lavorando alla grande inversione del disastro in contromisura, ha portato a un grado di perfezione mai raggiunto prima la responsabilizzazione di ciascuno nella propria distruzione e nella nazionalizzazione del popolo che la genera.

 

Gruppi indipendenti… integrati

 Prendiamo due esempi che mostrano come, prima o poi, queste strutture più o meno indipendenti lo siano state sempre meno e si siano, più o meno intenzionalmente, allineate alle strutture statali.

Primo esempio: Ethos, programma sviluppato in Bielorussia negli anni 90 per «migliorare le condizioni di vita nelle zone contaminate», sostenuto dalla commissione europea, il cui leader era anche direttore del CEPN, Centro di studi sulla valutazione della protezione in ambito nucleare, associazione finanziata da EDF, CEA, Cogema e IRSN. Un clone di questo programma, Ethos in Fukushima, è nato in Giappone sei mesi dopo l’11 marzo 2011, su iniziativa di una ONG locale mirante a sostenere il morale delle truppe contaminate attraverso riunioni informative in cui vengono raccomandati l’aiuto reciproco fra abitanti ed alcune misure illusorie di protezione dalla radioattività. La parola d’ordine della ONG, la cui fede, è risaputo, abbatte le montagne, è:

«Malgrado tutto, vivere qui è meraviglioso, e possiamo trasmettere un futuro migliore».

Avendo l’allievo superato rapidamente il maestro, questa iniziativa è stata assorbita dalla Commissione Internazionale di Protezione Radiologica (CIPR), che ha istituito dei «Dialoghi». Questi seminari partecipativi hanno così raggruppato degli eletti, esperti scientifici e gruppi di cittadini preoccupati di «rivitalizzare» le zone contaminate che ne avevano davvero bisogno, al fine di inculcare una «cultura pratica radiologica» e di aiutare ciascuno ad «ottimizzare il dosaggio».

Secondo esempio: Safecast, «rete globale di sensori che raccoglie e condivide misure delle radiazioni al fine di abilitare le persone a gestire la situazione grazie a dati relativi al loro ambiente». In seguito alla loro partecipazione ad una conferenza dell’AIEA nel febbraio 2014 a Vienna, il leader di Safecast definisce i propri membri «hacker, non di quelli che svaligiano banche [sic!], bensì di quelli che costituiscono il motore dell’innovazione», e mostra chiaramente il proprio attestato di professionalità, considerando di «aver modificato con successo i presupposti che l’AIEA aveva in relazione a quanto i gruppi indipendenti sono capaci di fare […] al fine di fornire fonti alternative di informazione», dichiarandosi con penosa fierezza «sicuro del suo progredire nella prossima revisione delle direttive che prepara l’AIEA in risposta al disastro». La delegata norvegese all’AIEA, che ha colto tutto l’interesse dei «sensori cittadini», ha immediatamente visto in Safecast: «Persone creative e innovative che sviluppano soluzioni efficaci da sé, e in caso di incidente nel vostro paese, sarete ben contenti che ci siano persone come loro. Di fatto, dovreste fin d’ora cercare persone come loro».

Felicitandosi che questa dichiarazione sia stata accolta da applausi, i responsabili falsamente ingenui di Safecast precisano:

«Il consenso nella sala è girato […], la CIPR ci ha proposto di trovare dei finanziamenti, il ministero dell’energia americano vuole integrare i nostri input nel loro nuovo sistema informativo d’emergenza, l’IRSN vuole che li aiutiamo in uno dei loro progetti, la Commissione di regolazione nucleare discute con noi per vedere come integrare al meglio la misura cittadina nei loro piani di catastrofe».

 

 I «sensori-cittadini» di Fukushima: cittadini prigionieri

La cogestione dei danni fonda il consenso: salutata da tutti nel nome della necessità di superare la situazione, è decisamente auspicata e s’inscrive in una strategia basata su quell’arte di utilizzare gli avanzi che è la resilienza. Approccio apprezzato dai pronuclearisti, si integra anche per molti anti-nuclearisti in una attuazione della partecipazione cittadina che essi invocano — non arretrando davanti ad alcun paradosso — con tutto se stessi, inciampando pericolosamente nella messa in discussione del ricorso all’energia nucleare su cui si presume si basi la loro lotta, e della società industriale che rende questo ricorso indispensabile. In fondo, l’oggetto della cogestione nel nome della democrazia è lo stesso Stato. Facendo di ciascuno un contro-esperto che bisogna educare, informare, attrezzare, per farlo diventare un misuratore competitivo, perché si sottometta a priori all’autorità scientifica che decreterà le nuove norme necessarie al buon funzionamento della macchina sociale, la cogestione si manifesta per quello che è: l’arte di diffondere metastasi statali, per riprendere la chiara formula di Jaime Semprun e René Riesel.

Alcuni sociologi dell’allarme, che non perdono occasione di lodare i «lanceur d’alerte»[*], hanno insistito a vantare i pregi delle «reti di cittadini-sensori che partecipano alla costruzione di una intelligenza collettiva attrezzata e atta a conferire una capacità attiva ai cittadini per interpretare il loro ambiente, captarlo e misurarlo e alla fine agire su di esso». In questo modo, gli allertologi rifiutavano di vedere la stupefacente realtà: molti «cittadini-sensori» di Fukushima erano diventati appunto dei cittadini prigionieri.

 

Cogestire, consentire, obbedire

 Cogestire i danni del disastro nucleare aiuta a superare la distanza che separava il terribile dall’acquiescenza al terribile. Cogestire i danni del disastro nucleare porta a partecipare al dispositivo che permette di consentire la contaminazione, d’insegnare agli uomini a vivere in così pessime condizioni d’esistenza e di introdurla nella cultura di massa. Cogestire i danni del disastro nucleare è iscriversi nel paradigma dell’ordine, non in quello della trasformazione. Significa accompagnare l’agonia al quotidiano dei corpi e quella, altrettanto grave, delle menti e del loro eventuale pensiero contrario. Divenuto maestro nell’arte di disprezzare i suoi avversari che sono gli individui coscienti, lo Stato cogestito, voluto da tutti, non ha più che falsi nemici nella cui mano ha saputo far scivolare la sua. L’identificazione con ciò che si teme incide qui tanto più pesantemente quanto la cogestione tende verso l’autogestione, che sta al disastro nucleare come l’autocritica stava allo stalinismo: una tecnica di interiorizzazione della colpevolezza e, in tal senso, del dominio, perché la cogestione è una congestione della libertà e del rifiuto di esserne privati. Si tratta allora di trovare una causa comune per evitare di scontrarsi con il proprio salvataggio attraverso il rifiuto. Ora, le cause comuni abbondano a Fukushima: trarre vantaggio da una esperienza unica, imparare a far fronte al prossimo disastro, restaurare la comunità, ridare impulso alle forze economiche, far rinascere l’impiego per i giovani, incitare le popolazioni a un «ritorno al paese natale»… Dalle minacce di non risarcimento delle spese sanitarie ai buoni di riduzione per i turisti, dal risviluppo dell’industria dello svago (stadi di baseball, musei) alla costruzione di minimarket con terrazze «più conviviali»… a Fukushima, non ci sono dubbi: l’inventiva morbosa fa furore.

Di certo, pretendendo da un lato di salvare ciò che si distrugge dall’altro, non si fa che ribadire l’obbedienza al potere.

 

Nadine e Thierry Ribault

Tratto dal sito Finimondo

 

[*] Questa espressione, coniata nel 1990 da alcuni sociologi, ha assunto negli anni vari significati. Ecco la definizione della Fondation Sciences Citoyennes: «Semplice cittadino o scienziato che lavora in ambito pubblico o privato, il lanceur d’alerte si trova in un dato momento a scontrarsi con un fatto potenzialmente pericoloso per l’uomo e il suo ambiente, e decide di portare questo fatto a conoscenza della società civile e dei poteri pubblici…»

Aggiornamenti da Marco Camenisch: la lenta sottrazione di sbarre

Fine giugno 2016: Aggiornamento “discesa”

Dopo il trasferimento di novembre 2015 da Bostadel a Saxerriet (Salez) nella sezione “chiusa di transito”, il 10 dicembre 2015 ci fu “riunione di trasferimento” con la direzione del carcere, i responsabili del DAP Zurigo ed il mio legale, ove furono deliberati poi ordinati i seguenti “passi”, ora già realizzati:
Gennaio 2016 trasferimento interno del “transito” in una “sezione aperta”
Febbraio 2016 2 uscite di 5h accompagnate da personale dell’istituto
Marzo 2016 2 uscite ognuna di 5h accompagnate da “figura di riferimento di propria scelta che si assume la responsabilità”
Maggio 2016 2 uscite, 1 di 5h  e una di 12h accompagnate da “figura di riferimento di propria scelta che si assume la responsabilità”
18 maggio altra “riunione di coordinamento esecutivo”
In questa riunione fu decisa (con ordine  scritto a metà giugno) la concessione di un’uscita di 12h sia per giugno sia per luglio + un permesso di fine settimana di 24h in giugno e uno di 36h in luglio, nonché un permesso di 24h e uno di 36h nel mese di agosto; dopo di che, dopo un’altra “riunione di coordinamento esecutivo” prevista agli inizi di agosto, sarebbe previsto che settembre 2016 (circa tre mesi prima del “previsto”…) potrei iniziare un “lavoro esterno” per sei mesi (lavorare fuori, sere/notti dentro, i fine settimana fuori). Il contratto di lavoro richiesto (min. 50%) e un posto in un carceretto nell’area di Zurigo dovrebbero, di quanto ne so, già essere certi.
In seguito potrebbero aggiungersi alcuni mesi di lavoro e di soggiorno (in una casa propria) esterno e, al più tardi agli inizi del 2018, la liberazione condizionale.

Le mie capacità di mantenimento delle relazioni politiche/personale (anzitutto per il lavoro di scrittura) già negli ultimi anni sono state fortemente ridotte anzitutto con i continui trasferimenti e le conseguenti riorganizzazioni, anche da zero, di questo lavoro. E ora, in questo lungo passaggio “tra dentro e fuori”, suddette capacità sono ancora più ridotte (e spesso al lumino…) oppure assorbite in altro modo nella tanto intrigante quanto impervia riorganizzazione, ex-novo, di un resto di esistenza solidale fuori dalle mura in questa società galera. Sono degli sforzi che tuttx lorx solidali direttamente impegnatx come anche io stesso gli dobbiamo affrontare con degli “spazi” a volte anche più ridotti e certamente più incerti che non  con il “carcere-carcere”.
Non trattasi, perciò, in nessuno modo di indifferenza e di desolidarizzazione personale e/o politica se ora non sono e in futuro non sarò più in grado di mantenere quel sacco di corrispondenza e lavoro di scrittura come fino a poco tempo fa.
Tuttavia, per gli spazi già un tantino più “liberi”, già con l’imminente periodo di lavoro esterno la situazione potrebbe iniziare ad essere più propizia e suddetta riorganizzazione e perciò anche a quella delle comunicazioni.
Con l’ennesimo imminente cambio di indirizzo comunicherò anche l’inizio del suddetto periodo.

Sempre resistendo, sempre contribuendo, sempre solidale,

marco camenisch, 26.06.2016, galera Saxerriet, Salez, CH

Sabotaggio antinucleare: si chiude il processo d’appello

Giovedì 31 Giugno a Firenze si è concluso il processo d’Appello contro cinque compagne e compagni accusati di un attacco dinamitardo contro un traliccio dell’alta tensione della famigerata linea La Spezia Acciaiolo in Toscana, azione contro i nuovi progetti di ripresa dell’energia nucleare in Italia.
Questo processo, che si trascinava da oltre dieci anni, partiva dalle inchieste “gruppi d’affinità” e “anticorpi” del 2006, quest’ultima includeva per altri compagni l’accusa di un attacco contro un’agenzia di lavoro interinale Adecco, reato nel mentre andato in prescrizione.
Il pubblico ministero si è limitato a chiedere il rinnovo di tutta l’istruttoria con l’utilizzo di nuovi periti e nuovi digos. La corte ha confermato invece la sentenza di assoluzione del primo grado per tutte/i, prendendosi novanta giorni per dare le motivazioni, scaduti i quali il pubblico ministero se vorrà potrà ancora allungare i tempi di questo processo ricorrendo in cassazione.
Prendiamo questa occasione per ringraziare tutte/i coloro che in questi anni ci sono state/i vicino sostenendoci con svariate iniziative che hanno permesso una continuità che desse forza e attenzione a temi, quello repressivo ne è solo una parte, come la lotta contro il nucleare in qualsiasi forma si presenti e contro tutte le nocività che ammorbano il pianeta e ogni essere vivente.

Alcuni nemici delle nocività

Francia: Attacco incendiario contro EDF per il COP21

“Nella notte del 6 Dicembre, nel nord di Tolosa, abbiamo bruciato 6 veicoli della EDF.
EDF è uno dei partner di COP21. E’ anche un’azienda statale che tenta di introdurre il nucleare come soluzione al problema del cambiamento climatico.
Il nucleare è morte, distruggiamo i suoi sponsor!
Crediamo che sia importante attaccare il COP21 dove si trova: ovvero ovunque ci siano potere e profitti.
Preferiamo la qualità, la complicità e la sorpresa agli appuntamenti mediatici e spettacolarizzati con lo stato e la sua polizia antisommossa.
Con alcuni fiammiferi, una bomboletta di gas e sorrisi soddisfatti, rispondiamo nel nostro piccolo alla sorveglianza, alla paura ed alla rassegnazione che ci alienano ogni giorno.

Tutti i Cops21 sono obbiettivi!
Più petrolio contro lo Stato (di emergenza)

Alcuni incendiari”

Fonte: contrainfo

Aggiornamento da Marco Camensich

Novembre 2015: Aggiornamento “discesa”

Nell’ultima settimana di ottobre 2015 è arrivato il responso della “commissione specialista” che sorprendentemente dichiara d’accordo con tutti i punti per una “discesa” proposti dal DAP ZH. Questo significa anche tra i vari passaggi, per es. dai permessi scortati a quelli senza scorta, o dagli ultimi al lavoro esterno, non richiede nuovi esami propri.
È positivo in quanto scadono i relativi rallentamenti del percorso e che questo, sempre entro i margini previsti,
potrebbe ev. svolgersi in modo più “flessibile”. Alla fine dell’ultima settimana di ottobre ci fu anche un’ulteriore “audizione” con il “responsabile del caso”, nella quale essenzialmente fu confermato il trasferimento a Saxerriet che avverrà nel mese corrente. Infos/News seguiranno.

Marco Camenisch, 01.11.2015, galera Bostadel, Menzingen, CH

Messico: Attaccati l’Istituto di Scienze Nucleare e il Centro Computazionale di ricerca

Il testo di rivendicazione:

Due obiettivi sono stati attaccati a Città del Messico prima dell’oscurarsi della luna:

– Lunedi 5 Ottobre: Durante la notte, abbiamo messo un ordigno esplosivo artigianale all’ingresso del Istituto di Scienze Nucleare (ICN) dell’UNAM, proprio nel bel mezzo della Città universitaria. Mentre le guardie ascoltavano musica cumbia ,ci siamo mossi furtivamente nell’oscurità e siamo riusciti a lasciare il dispositivo senza problemi.
L’ICN è la culla dei più importanti fisici dell’UNAM e di altre università, che si ostinano a sviluppare e perpetuare la Morte Tecnologica meglio chiamata ‘Scienza Nucleare’.

– Mercoledì 7 Ottobre: Al mattino, abbiamo lasciato un libro-bomba all’ingresso del Centro di Ricerca Computazionale (CIC), diretto verso la comunità del IPN (indirizzato a Gustavo A. Madero). Mentre i poliziotti della Banca e della Polizia industriale erano di guardia l’istituto, abbiamo tranquillamente lasciato l’esplosivo senza fretta.
Il CIC è uno dei più importanti centri del paese specializzati in informatica, ingegneria, l’intelligenza artificiale e tutto ciò che ha a che fare con l’artificialità, nemico giurato della natura selvaggia. Un numero considerevole di aberranti tecno-nerd dal Sistema Nazionale dei Ricercatori (SNI) si nascondono anche all’interno delle sue strutture.

Combattendo al fianco di tutto il selvaggio.
Contro il sistema tecnologico.
Circolo Eco-estremista del terrorismo e sabotaggio.

Info da: http://www.autistici.org/cna/

Sabotaggio antinucleare: dopo 10 anni si ritorna a processo

L’udienza d’appello a Firenze del 5 ottobre ha visto un rinvio alla già fissata udienza del 19 ottobre per la mancanza di un perito del pubblico ministero e di un ispettore della digos di Pisa che ha seguito tutta l’indagine.

Nel 2005 a Molina di Quosa (Pisa) un traliccio Terna dell’alta tensione della linea La Spezia-Acciaiolo viene sabotato con due cariche di dinamite, azione che lo ha danneggiato seriamente ma senza farlo cadere.
Nei giorni successivi una lettera anonima, arrivata ad agenzie di stampa e alla redazione pisana del giornale ecologista radicale Terra Selvaggia, motivava il gesto contro i nuovi progetti di ripresa dell’energia nucleare.
Questi progetti non sono stati mai veramente dismessi con il referendum dopo Chernobyl, ma continuano ad essere portati avanti in numerose ricerche e centri sperimentali, come nella facoltà di ingegneria nucleare di Pisa che rappresenta un’eccellenza a livello nazionale. Sempre sullo stesso territorio nel parco naturale di S. Rossore spicca anche il CISAM: reattore nucleare sperimentale e centro di ricerche militari. Recentemente questo impianto ha fatto parlare di se per lo sversamento di acque radioattive nel canale dei navicelli che porta da Pisa al mare. Acque tossiche definite prive di pericoli dalle solite servitù locali Arpat e Asl. Questi veleni intramontabili ricordano invece che dal nucleare non si esce: quello che è stato prodotto, o che è rimasto come scoria, rappresenta l’eredità di una visione di mondo in cui la produzione energetica e il controllo militare si situano sopra qualsiasi cosa, anche se il prezzo è un lascito di un mondo discarica.
In quegli anni, soprattutto in Italia, non esisteva un vero dibattito sull’energia nucleare neanche nei contesti ambientalisti, dove sicuramente su certe questioni l’attenzione era più alta. Sembrava che con il referendum, ma soprattutto con il disastro di Chernobyl, si fossero creati gli anticorpi per difendersi dagli ingegneri dell’atomo. La realtà invece si è posta subito in maniera diversa: se in Bielorussia gli ecosistemi e tutti gli esseri viventi continuano a subire le terribili conseguenze delle radiazioni, qui si è persa la memoria di quello che è avvenuto e continua ad avvenire. Però per i paladini dell’atomo questo non è stato ancora abbastanza, hanno pensato loro di scrivere una nuova memoria instillando prima la paura per un collasso ecologico e quindi sociale, ormai più che evidente; successivamente ha preso piede la creazione di una cieca fiducia nella tecno-scienza e nelle sue soluzioni. In questo nuovo paradigma il così detto disastro nucleare non è più un qualcosa di eccezionale e soprattutto di imprevedibile, ma fa parte di una dimensione in cui la servitù è spacciata per responsabilità. Quella responsabilità che avrebbe dovuto farci capire che, in tempi di perenni crisi e quindi di rischi, certi irrazionali pensieri contro il tecno mondo non solo, non sono accettabili, ma sono terroristici, anzi eco terroristici. Del resto non esiste forse la Green Economy per pensare a quello che resta della natura? E se ancora ci fosse qualche dubbio basta tenere presente che le tecno scienze troveranno una soluzione, perché si tratta sempre ed esclusivamente di problemi tecnici risolvibili con tecnologie appropriate. A Fukuschima del resto è la stata la stessa società responsabile degli impianti che si è adoperata per metterli in sicurezza, essendo l’unica ad avere le tecnologie opportune. È stato trattenuto ufficialmente il mostro radioattivo, ma solo perché la radioattività è invisibile e ha conseguenze non immediate. Questo ha permesso ai tecno scienziati nipponici sostenuti dalle potenti lobby dell’atomo internazionali di mostrare una situazione sotto controllo quando invece il mostro radioattivo già era ben lontano per mare, terra e aria a portare in giro le sue conseguenze mortifere.
Se nel 2005 non vi era attenzione e interesse sul nucleare da parte del pubblico, in sordina si stava già muovendo da diverso tempo la lobby nuclearista capitanata in Italia da Enel che stava investendo fortissimo in tutta una serie di nuovi impianti in Francia e nell’Europa dell’Est, peraltro utilizzando negli impianti le stesse tecnologie di Chernobyl. Il progetto di fondo era quello di riportare l’atomo ancora una volta in Italia con la costruzione di nuove centrali o rimettendo in sesto quelle precedenti.
Per chi vive in queste zone della Toscana, lungo la linea che va dai monti pisani alle alpi Apuane, non è una cosa nuova sentire questi boati di rivolta. La linea La Spezia – Acciaiolo è contestata da più di trent’anni, non solo per il trasporto dell’energia nucleare francese, ma anche per l’inquinamento elettromagnetico. Solo su questa linea si contano negli anni decine di attacchi dinamitardi che hanno scosso il sonno a chi questo sistema di morte alimenta e riproduce. E hanno rallegrato coloro che hanno ben presente qual è il linguaggio che gli sfruttatori di ogni sorta tengono di conto prima e dopo aver intrapreso i loro progetti nocivi.
Anche la repressione negli anni non è mancata: l’arresto negli anni ’90 dell’anarchico ecologista Marco Camenisch accusato anche del sabotaggio dei tralicci di questa linea non ha però fermato gli attacchi e al contrario negli anni successivi sono diventati anche espressione di solidarietà nei suoi confronti e delle sue lotte all’interno delle carceri italiane e svizzere.
La repressione si è accanita particolarmente sul circolo ecologista anarchico di Pisa il Silvestre, riferimento per il giornale Terra Selvaggia e per numerose campagne di lotta, sia locali che sul territorio nazionale, a carattere ecologista e di liberazione animale. Diverse procure hanno cercato di imbavagliare le attività del Silvestre imbastendo svariate inchieste per associazione sovversiva. La procura di Firenze, che sicuramente conta il maggior numero di procedimenti messi in atto, dopo il sabotaggio al traliccio a Molina Di Quosa procederà contro il Silvestre, oltre che per l’imputazione del fatto specifico, anche per l’ennesima associazione sovversiva. L’uso del reato associativo, quasi sempre strumentale per instillare un clima emergenziale e giustificare qualsiasi misura repressiva, ha portato all’arresto di sette persone con misure cautelari preventive in carcere che si sono protratte fino a due anni e anche oltre considerando le varie restrizioni.
Con l’inizio del processo cade l’associazione sovversiva in pochi minuti, anche se era stato il vero motivo che aveva giustificato anni di carcere preventivo in sezioni EIV (Elevato Indice di Vigilanza) sparse per l’Italia.
Per il fatto specifico del sabotaggio al traliccio vengono fuori cose interessanti sulle modalità investigative della digos, le richieste alla procura di decreti si trasformano in pura formalità: qualsiasi luogo e spazio è idoneo per le loro cimici e le loro riprese, di fatto se parlano di abitazioni sono già dentro le auto. Queste modalità hanno fatto inceppare il processo per anni fino ad un appello traballante che ancora una volta e con successo è riuscito a giustificare tutto quell’apparato spionistico in nome dell’emergenza dell’associazione sovversiva che per anni ha aleggiato per Pisa.
Il 5 e il 19 Ottobre 2015 si terranno le prime udienze del processo d’Appello per cinque compagne/i accusate/i del sabotaggio al traliccio.
Come anni fa abbiamo dato voce sulle pagine di Terra Selvaggia a questo atto di rivolta, e a tutti quelli di cui ci arrivava notizia, ribadiamo ancora una volta la necessità di opporsi a questo sistema fondato sullo sfruttamento tra esseri umani, sugli altri animali e sulla natura.
Come scrivevano gli anonimi sabotatori nella lettera alla nostra redazione: “è giunta l’ora di staccare la spina a questo sistema di morte che sta devastando la natura e mettendo a rischio la stessa vita sulla Terra. I progetti di morte di questi criminali dell’atomo non passeranno sotto silenzio”.

Silvia e Costa

Dal 5 ottobre al 19 si terranno a Firenze le udienze del processo d’Appello per i reati specifici contestati nell’ambito delle inchieste “gruppi d’affinità” e “anticorpi” del 2006. A distanza di molto tempo, dopo anni di galera, arresti domiciliari, restrizioni varie, la caduta del reato di associazione sovversiva e nuove inchieste, il processo si riapre.
Uno dei reati contestati è il sabotaggio di un traliccio dell’alta tensione. L’altro un attacco contro un’agenzia di lavoro interinale.
Nel 2005 un traliccio Terna della linea La Spezia-Acciaiolo è stato colpito e nei giorni seguenti una lettera arrivata a vari giornali e alla redazione di Terra Selvaggia motivava il gesto contro l’energia nucleare e suoi effetti nefasti.
In occasione del processo mi piacerebbe fare alcune riflessioni. Durante gli ultimi dieci anni sono state attaccate sempre più raramente strutture e circuiti di produzione e distribuzione di energia che rappresentano lo scheletro e la base su cui poggiano il mantenimento del potere, la proliferazione del capitale, la mercificazione nelle società avanzate e lo sfruttamento di quelle colonizzate. Al contrario, un sempre maggiore impulso hanno avuto la produzione e la distribuzione dell’energia grazie a più sofisticati ritrovati tecnologici, al boom delle cosiddette energie rinnovabili che contribuiscono ad abbellire il volto ecologista del capitale e accrescere le quotazioni di aziende come Terna, all’aumento della partecipazione e della dipendenza delle persone da tutto ciò che è utilizzabile attraverso l’energia, aldilà dei costi, non strettamente monetari, che questo comporta.
Nel mondo esistono ancora numerosissime centrali e i progetti di ricerca militare e civile nel settore non si sono mai fermati, ma è evidente che negli anni la percezione del problema delle scorie e dei rischi connessi a guerre atomiche o a disastri dovuti ad incidenti, è cambiato.
Sui rischi del nucleare e sulla necessità di limitarne o evitarne l’uso, sembrano oramai essere tutti d’accordo. Molti scienziati pongono le cosiddette questioni etiche rispetto alla ricerca indiscriminata, la Chiesa già da decenni ha preso posizione contro il nucleare e certe aberrazioni del progresso scientifico in nome di un conservatorismo non meno dannoso della maschera filantropica della scienza. Su queste posizioni sembrano essere la maggior parte dei politici come dimostra, ad esempio, il recente accordo sul nucleare ratificato con l’Iran che oltre a costituire una scelta geopolitica significativa e aprire nuovi mercati per garantire una maggiore circolazione delle merci e delle risorse energetiche, intende far si che solo quei Paesi tradizionalmente più influenti all’interno della comunità internazionale possano disporre di armi nucleari. I rischi connessi all’energia nucleare sembrano far paura a tutti. Anche alla cosiddetta opinione pubblica: fra la gente si è diffuso un forte senso di opposizione e, talvolta, di condanna per paura dei rischi, oramai noti, delle possibili conseguenze catastrofiche di uno scontro nucleare. Ma, aldilà di più o meno strumentali allarmismi su aspetti specifici, sappiamo bene come lo sviluppo energetico, sia esso alimentato dal nucleare o da vecchie e nuove risorse e tecniche, rimanga uno dei perni fondamentali su cui si regge il funzionamento del dominio.
Coloro che hanno sempre sostenuto la produzione e l’utilizzo dell’energia nucleare, per scopi militari e/o civili, e i contesti che hanno reso possibile il loro lavoro, hanno col tempo intrapreso nuove strade. Attraverso vecchi guadagni e nuove retoriche vengono finanziati nuovi e più accettabili progetti, nel terreno reso fertile da decenni di propaganda vengono seminati nuovi inganni.
È necessario osservare bene ciò che accade attorno a noi, cogliere i cambiamenti in atto e i loro effetti sulle società in cui viviamo, le direzioni, molteplici e complesse, verso cui vanno le lobby industriali, i centri di ricerca, le scelte economiche e quelle finanziarie, i meccanismi di potere, di controllo e di recupero. Ogni aspetto della realtà che ci è nemica è strettamente connesso con gli altri. Le questioni relative al nucleare, mai definitivamente tramontate, lo sviluppo delle scienze convergenti, le evoluzioni dell’informatica, la devastazione dell’ambiente, l’economia, le carceri, il lavoro, le disuguaglianze sono tutti aspetti legati attraverso un unico filo conduttore al processo continuo di ristrutturazione capitalistica. Non c’è niente da salvare e quindi tutto va distrutto, senza remore, né speranze, né alternative, né terre promesse, né rivendicazioni parziali.
Il potere non è un’idra mitologica a cui tagliar la testa o una minaccia incorporea che domina incontrastabile. Si realizza piuttosto attraverso elementi concreti. Chi, anni fa, ha individuato un traliccio ha trovato di fronte a sé un obiettivo concreto e attaccabile. E ogni danno fatto contro la sacralità della scienza, il valore della proprietà e la giustizia delle leggi, la bellezza dei media o la soluzione comoda della rassegnazione è un danno benvenuto.

Mariangela

Marco Camenisch 28 settembre 2015: 7° aggiornamento no liberazione

Nella “riunione n. 3 di coordinamento dell’esecuzione della pena” del 27 luglio 2015 c’è stata “l’audizione legale” del sottoscritto. Presenti: l’ennesimo nuovo “responsabile” e un’addetta alla verbalizzazione del DAP ZH; l’assistente sociale, una praticante e la responsabile per l’esecuzione penale (tipo vicedirettrice) del carcere di Bostadel; il mio legale. Ero presente perché sembravano soddisfatte le mie premesse: delle proposte reali per una “discesa” a prescindere dalle folli “raccomandazioni-ROS” del servizio forense-psichiatrico del DAP. Mi presentarono, infatti, la copia della risposta più o meno positiva del carcere “semiaperto” Saxerriet (cantone di San Gallo), al quale il DAP aveva chiesto di “ospitarmi” per un percorso di “discesa”.
Una riserva del Saxerriet era la mancante consultazione della “commissione specialista della CH Nordest”. Queste “commissioni” (4 in tutto) di recente istituzione (nel generale “giro di vite” della “giustizia”) sono composte da direttori di carceri, PM, psichiatri, psicologi, ecc. e si riuniscono periodicamente per valutare i casi di “discese” e “liberazioni condizionali” previste dai vari DAP cantonali per detenutx stigmatizzatx con la “pericolosità sociale”. Poi emettono per ogni “caso” le proprie “raccomandazioni” spesso e volentieri negative, che non sono vincolanti ma quasi sempre seguite dai DAP.
La commissione in causa dovrebbe riunirsi inizio ottobre 2015 per poi forse già nella stesso mese comunicare le proprie “raccomandazioni”.
Con esposto del 24 agosto, il DAP-ZH chiede a tale commissione
“…una presa di posizione sulla questione, se per il detenuto mc… le aperture nell’esecuzione della pena (insomma, ora “alleggerimenti”, ora “aperture”…) prospettate in suddetta riunione di coordinamento… del 27 luglio 2015, vale a dire:
-Trasferimento nella sezione chiusa/di transito del penale Saxerriet
-Spostamento nella sezione aperta del penale Saxerriet
-Dalla sezione aperta del penale Saxerriet: -vari permessi relazionali con scorta
-permessi relazionali senza scorta
-Lavoro esterno
-Abitazione e lavoro all’esterno
-Liberazione condizionale (1° trimestre 2018) (sic!!)

Sono dal Vostro punto di vista sostenibili sotto l’aspetto della pericolosità sociale.

I permessi con e senza scorta sarebbero da vincolare alle seguenti condizioni:
-Inoltro previo ed osservanza di un programma dettagliato per il permesso;
-Scorta continua di personale del penale Saxerriet (nei permessi scortati);
-Redazione di un resoconto da parte di Marco Camenisch;
-Divieto di consumare droghe ed alcolici (incl. Cannabis) la cui osservanza è da verificare con i relativi controlli da parte del penale Saxerriet;
-Osservanza di un divieto di acquisto, di possesso, di porto e di avere con sé delle armi (sic!!!)

Durante il periodo di prova dopo la liberazione condizionale è prevista la prescrizione di un’assistenza (sociale)* al reinserimento come anche le seguenti disposizioni:
-Divieto di consumo di droga (incl. Cannabis) la cui osservanza è da verificare dall’assistenza* al reinserimento dell’ufficio per l’esecuzione delle pene e delle misure 3 (dal DAP-ZH) con i relativi controlli;
-Partecipazione a regolari colloqui con l’assistenza* al reinserimento dell’ufficio per l’esecuzione delle pene e delle misure 3;
-Osservanza di un divieto di acquisto, di possesso, di porto e di avere con sé delle armi (ri-sic!!!)…”

Da notare, dopo quasi 30 anni di galera, l’inaccettabile “libertà” condizionale di ridicoli 4 mesi con un periodo non definito “di prova e disposizioni” che può essere ordinato per un massimo di ben 3 anni dopo la “libertà condizionale”. Dopo il fine pena maggio 2018 potrei essere soggetto a ben 2 anni e 8 mesi di tali “disposizioni” (di fatto un prolungamento della pena) ed inoltre, in caso di “non osservanza”, essere riarrestato in ogni momento per espiare questi (ultimi) 4 mesi. Dato che una “liberazione” condizionale non è appellabile (non è ancora chiaro se lo sono i tempi di “prova/le disposizioni”) possibilmente dovrò ritirare il mio consenso a una “discesa”, oppure in caso di “liberazione condizionale” 4 mesi prima del fine pena “non osservare” le prime due “disposizioni” (divieto di consumo di Cannabis…, i “regolari” colloqui con l’assistenza ecc. ecc. …) per farmi questi ultimi 4 mesi vale a dire il “fine pena”, dopo il quale sarebbe difficile oppure legalmente impossibile comminarmi “periodi di prova” con le “disposizioni” (vale a dire vessazioni e “tarantelle”) sopra descritte.
Per il momento l’unica “certezza” è: che un eventuale trasferimento nel penale Saxerriet potrebbe avvenire in data indeterminata dopo una “risposta” della “commissione”; che il DAP non ha più accennato alle “raccomandazioni” folli del suo servizio forense-psichiatrico; che per degli ev. “permessi relazionali” ha richiesto una lista d’indirizzi, per un (non meglio specificato) “controllo di polizia”.
Questo, insieme al fatto che nel verbale della riunione sotto il titolo “prognosi legale/valutazione dei rischi” (prognosi e valutazione ora all’improvviso positiva) come “prospettive future/obiettivi/misure” anticipano l’intenzione di un oscuro “monitoraggio d’attività delitto-associate durante le previste aperture nell’esecuzione”, fa supporre che vogliono far rientrare per la finestra le “raccomandazioni-ROS”.

marco camenisch, 28.09.2015, carcere di Bostadel, Menzingen, CH

Francia: Attacco contro un sito tecnico di ANDRA

Non lontano da Bure, un sito di analisi di ANDRA è stato attaccato da alcuni gufi determinati.
A Bure, in Meuse, il potere sta provando con tutti i suoi mezzi a far accettare il progetto di una discarica di scorie nucleari profonda 500 metri.
Nonostante il progetto non sia ancora iniziato ufficialmente, coi rifiuti nucleari che non arriveranno prima del 2025, le installazioni ANDRA (l’Agenzia Nazionale per la Gestione dei Rifiuti Radioattivi, a capo del progetto della discarica) già pullulano nell’area.
Una notte intorno al 25 Giugno, un cantiere contenente diverse installazioni elettrche ed un pozzo per analizzare le condizioni della roccia e della falda acquifera è stato devastato.
Il pozzo è stato bloccato col cemento, e tutte la cabine elettriche sono state danneggiate o distrutte dalla rabbia di chi non vuole aspettare l’esaurimento di tutte le risorse legali per attaccare questo progetto.
Attaccare le infrastrutture del potere ovunque esse si trovino, in Meuse come in qualunque altro luogo.
Contro Cigéo [Centro Industriale di Stoccaggio Geologico, un progetto francese di infossamento delle scorie radioattive, ndt] e il suo mondo, resistenza e sabotaggio!

Info da: www.autistici.org/cna