Dove trans-xeno-femminismo, queer e antispecismo incontrano la tecnoscienza – Il cyborg: una metafora che si incarna, un dispositivo di potere e la fine di ogni liberazione

“Tuttavia, dai laboratori scientifici in cui ormai la Natura e gli altri viventi erano imprigionati, studia ti, torturati e vivisezionati, geneticamente modificati, o anche avviati verso una soluzione finale, la Natura riemerge prepotentemente dal seppellimento ideologico del meccanicismo, come un filo d’erba ritrova la luce spuntando dall’asfalto e dal cemento che ha sepolto la terra.”1

Viviamo in tempi di alleanze e di incontri tra realtà trans-xeno-femministe, queer, antispeciste, e lungo questi sentieri riemerge e si afferma con forza il cyborg e le tecnoscienze trovano la propria strada. È significativo e preoccupante, segno di questi tempi, che anche da contesti antispecisti, quindi si dovrebbe presupporre dalle ceneri dell’umano e dell’antropocentrismo, emerga il cyborg. Il significato del cyborg va oltre alla stessa Haraway, è rappresentativo di queste tendenze contemporanee. Con queste mie riflessioni vorrei mettere in luce le vicinanze, i punti di contatto e le sovrapposizioni con le stesse logiche e strutture di dominio e perchè queste nuove tendenze rappresentano la fine di ogni possibile liberazione.
Il cyborg, per i suoi sostenitori, è una creatura in un mondo post-genere, non condizionato dalla riproduzione sessuale biologica, è figura sovversiva del sistema dominante fondato su una serie di dicotomie sè/altro, femmina/maschio, natura/cultura, mente/corpo, uomo/macchina. Si situa -non situato- al di là della differenza intesa come opposizione maschile/femminile, per decostruire la soggettività fondata su un sistema eteronormativo, aldifuori da ogni binarismo.
Dalla moltitudine di Negri e Hardt già si delineava una contaminazione e un meticciato con le macchine. Una moltitudine ora diventata queer che include il cyborg.
Il cyborg diventa compagno di specie nella grande famiglia di queer, alieni, ibridi, surrogati, strumenti viventi, oncotópe. 2
Una fusione tra organico e inorganico, tra carne e silicio dove i confini del corpo non coincidono più con la pelle, la tecnologia pervade il corpo che diventa oggetto di intervento tecnologico. Queste trasformazioni e fusioni tecnologiche non sono possibili e sono inimmaginabili senza gli sviluppi delle tecno-scienze. La metafora cartesiana animale come macchina viene ribaltata in macchina come animale, non si esce da quella logica, la si cristallizza nei corpi. Viene difesa la visione del corpo come macchina in quanto immagine del soggetto multiplo e denaturalizzato. L’artefatto, il simulacro, lo spazio virtuale diventano parametri della nuova soggettività. La soggettività viene ripensata in termini di processo, complessità e rapporto con le tecnologie. Le tecnologie della comunicazione e le biotecnologie diventano gli strumenti principali per ricostruire i nostri corpi. Queste tecnologie costruiscono oggetti in cui la differenza tra macchina e organismo è offuscata.
Il significato di questo affascina le teoriche e i teorici delle teorie queer e della decostruzione, un significato che si fonde in profondità con l’ossessione del corpo, un corpo percepito come una gabbia, con la non accettazione della nostra animalità, della nostra vulnerabilità, dei nostri limiti, della nostra inadeguatezza alla fredda tecnica, con l’ossessione della natura. Ma qui non c’è nulla da decostruire perchè non c’è nulla di costruito. Se poi tutto è filtrato attraverso una concettualizzazione è un altro discorso e se il concetto di natura è stato usato dal potere per distinguere chi era ritenuto diverso, anormale, deviante, in base a norme sociali, culturali e politiche, per reprimerlo e normalizzarlo, questo non vuol dire che la natura in sè, e non resa concetto e potere normativo, sia portatrice di tali disuguaglianze e soprusi, questo non vuol dire che non esiste un già dato, a prescindere da quello che noi possiamo cogliere. Affermare che la natura non esiste è pericoloso e al tempo stesso senza fondamento reale, è solo una speculazione filosofica. Sempre se non vogliamo arrivare ad affermare che la stessa realtà non esiste, perchè con queste premesse è qui che si arriva. Dovremmo sbarazzarci di questa eredità cartesiana o arriveremo in un deserto della critica paralizzando ogni possibile resistenza e sovvertimento. Il pensiero invece che espandersi si annichilirebbe su sé stesso incapace di cogliere le reali sfide che questo esistente ci pone davanti.
Il cyborg diventa anche la nuova soggettività femminista e il simbolo dell’anti materno. La procreazione è considerata come il principio della dipendenza dall’uomo, così con le tecniche di riproduzione assistita le donne si svincolerebbero dal ruolo storico di genere sciogliendo il binomio donna/madre. In quest’ottica la realizzazione dell’utero artificiale finalmente libererebbe le donne dal vincolo biologico della procreazione e annullerebbe le differenze tra sessi intorno al materno.
Le implicazioni di tutto questo vanno invece proprio nella stessa direzione di un sistema patriarcale che da sempre ha cercato di dominare la donna e di appropriarsi della sfera riproduttiva. Viviamo in tempi tempi di risignificazione della maternità, della dimensione procreativa, di cancellazione della madre, della donna, della lesbica. Rivendicare che la maternità è una dimensione che appartiene alla donna e riappropriarsi di essa non è “ridurre la donna al ruolo di madre”, come spesso viene contestato, la gravidanza è una possibilità e una scelta, significa opporsi a questa appropriazione da parte dell’uomo, del sistema medico e tecnico, dello stato, delle aziende della riproduzione.
Alcune analisi trans-xeno-femministe-queer-antispeciste sono consapevoli delle conseguenze di un sistema tecno-scientifico, ma la loro risposta è creare una resistenza interna e fanno emergere una visione positiva e amichevole del rapporto corpo-macchina nel nostro mondo ad alta tecnologia considerando le tecnoscienze come potenzialmente liberatrici.
“Noi possiamo essere i responsabili delle macchine, loro non ci dominano, nè minacciano; noi siamo i responsabili dei confini, noi siamo loro”, “Alla fine del Ventesimo secolo, in questo nostro tempo mitico, siamo tutti chimere, ibridi teorizzati e fabbricati di macchina e organismo: in breve, siamo tutti cyborg”, afferma la Haraway nel Manifesto cyborg. 3
“I cyborg non comprendono solo i corpi high tech dei piloti militari o degli atleti, ma anche le masse enormi del proletariato digitale che nutre l’economia globale.” scrive Braidotti. 4
Secondo queste analisi la tecnologia, la macchina siamo già noi, con le lenti a contatto, pace maker, cellulari. Constatare che siamo pervase dalla tecnologia e circondate da protesi tecnologiche non equivale ad eccettare questo stato di cose. Si leggono accostamenti alquanto superficiali, c’è un’enorme differenza tra le lenti a contatto, un pace maker e un intero sistema tecno-scientifico che penetra nella nostre vite, che modifica la stessa percezione della realtà attorno a noi. Stiamo parlando di ingegneria genetica, nanotecnologie, neuroscienze, di un controllo totale sui processi vitali di ogni essere vivente, di una nocività ecologica, sociale e sistemica. In questa direzione precipiteremo in un mondo interamente guidato dalla macchina dove saremo ingranaggi di questa macchina.
Le tecnoscienze attraversano i corpi, ma non è un attraversamento metaforico e indolore, non è una rappresentazione astratta, è politica e fisica. È in atto una profonda trasformazione, un cambiamento strutturale proprio come una mutazione genetica. Di fatto chi può permettersi di immaginare futuri distopici sta parlando da una situazione privilegiata che ha perso il contatto con la realtà, con le conseguenze sociali ed ecologiche delle tecnoscienze.
Basterebbero queste parole della Haraway per respingerla dall’universo antispecisita: “Si, tutti i calcoli valgono ancora; si, difendo l’uccisione degli animali per delle ragioni e in particolari condizioni material-semiotiche che ritengo tollerabili in base al calcolo di un bene superiore.” 5
Eppure viene presa come spunto anche da contesti antispecisti nonostante il fatto che con le sue argomentazioni offra una copertura ideologica e una giustificazione alla sperimentazione animale, all’allevamento, addestramento, uccisione di animali per scopi di ricerca e alimentari e all’ingegneria genetica. La Haraway afferma che l’animale all’interno del laboratorio avrebbe uno spazio di libertà: “gli esperimenti non possono dare risultati in assenza di cooperazione da parte degli animali”6. Che libertà sadica e perversa, all’interno dei laboratori c’è solo sottomissione e coercizione: animali rinchiusi, immobilizzati in strutture di contenzione, sottoposti a torture, come immaginare una cooperazione? Il laboratorio, come l’allevamento, è una strutture di potere, l’unica libertà gli animali rinchiusi la strappano ai loro aguzzini in quelle forme di resistenza che segnano e incidono una rottura e che rappresentano ciò che rimane di non addomesticato. Eppure la Haraway pensa agli animali in un laboratorio non come vittime, ma come “attori del laboratorio” attribuendogli un potere d’azione che nella realtà è loro negato.
Viene effettuato un riconfiguramento perverso e crudele dove i vivisettori diventano “persone che assistono agli animali”, “addetti alla cura degli animali” per ottenere i risultati sperimentali e l’animale diventa “paziente”. “I cuccioli dovevano diventare pazienti per poter divenire in seguito tecnologie e modelli. […] I cani non avrebbero potuto fungere da modelli se non fossero stati trattati come pazienti” 7 .
Il rapporto di potere e prevaricazione tra aguzzino e animale, totalmente riconfigurato, diventa un rapporto tra paziente e chi se ne prende cura. Ottima copertura ideologica e giustificazione alla sperimentazione animale. I vivisettori vengono assolti per le atrocità commesse e al tempo stesso viene sviato lo sguardo e la comprensione dalla realtà del dominio.
“Josef Mengele mostrava lo stesso tipo di falsa cura, per i bambini ebrei o zingari, sui quali eseguiva i propri esperimenti ad Auschwitz, quando li alloggiava in camere pulite e offriva loro qualche dolcetto.”8
Dai laboratori della DuPont viene creata l’oncotopa, un topo transgenico brevettato nel 1987. Nel suo DNA e in quello di tutta quanta la sua progenie, c’è un gene che se stimolato sviluppa un tumore. La chiamo oncotopa e non oncotopo perchè è la femmina che è stata modificata per gli studi sul tumore al seno. Ci troviamo davanti a una femmina ingegnerizzata per altre femmine. La Haraway si chiede per chi vive e muore oncotopo e si risponde per le donne malate di tumore al seno, quando in realtà vive e muore per le multinazionali farmaceutiche e biotecnologiche anch’esse responsabili di un mondo tossico e cancerogeno e di quel paradigma che vede il vivente come modificabile e artificializzabile.
La Haraway rivendica un dominio strumentale e lo rafforza ancora più in profondità affermando che animali ibridi come l’oncotopa incarnano una politica trasgressiva, anti-umanista: “L’incrocio trasgressivo inquina le eredità genetiche trasformando la natura nel suo opposto binario, la cultura.” 9
In questa concezione, che non è solo della Haraway, ma fa parte delle tendenze contemporanee, l’oncotopa è una sfida all’antropocentrismo, in grado di decostruire la nozione di purezza, di razza, mettendo in discussione la sacralità della vita, individuando nell’angoscia di contaminazione l’origine del razzismo così come è parte delle parallele angosce di genere.
Usare l’ibridazione come interessante concetto non porta nessun oltrepassamento dei confini umanistici: diventa una nuova ideologia dell’appropriazione e affonda prepotentemente nella carne del mondo. Modificare il vivente è il culmine di una visione umanista che vede la natura e l’intero vivente come mera materia da domare e piegare ai nostri fini. Un ritorno a Bacone. L’apoteosi di una razionalità tecnologica. Una stretta di mano alla Du-Pont.
La Haraway e la Braidotti affermando che l’oncotopa è loro sorella stanno nascondendo il vero abisso che le separa da questa creatura transgenica, l’abisso in cui sprofondano i corpi animali ingegnerizzati, l’abisso in cui sprofonda la natura artificializzata, l’abisso di un sistema tecno-scientifico. Chiamandola sorella oncotopa non aprono interessanti incontri con nuove soggettività in divenire, ma perpetuano il dominio.10
Come una trottola impazzita verso futuri fantascientifici e strane visioni, entusiasmandosi da nuove creature post disastro, un accellerazionismo che mentre accellera la sua corsa stritola sempre di più corpi e il mondo intero. Anche animali con tre occhi resilienti a una catastrofe atomica potrebbero aprirci nuovi entusiasmanti incontri e riflessioni su altre soggettività, ma non dovremmo forse distruggere una società mortifera?
“Come potrebbero, nell’ambito dell’attuale situazione culturale, femministe e antirazzisti fare a meno del potere del laboratorio di rendere dubbio ciò che è ritenuto normale?” 11 In queste considerazioni attenzione a non far sfuggire un particolare fondamentale. Si sta parlando di un laboratorio e di ciò che si crea al suo interno. Tutto ciò che esce da un laboratorio non può essere considerato quale elemento potenzialmente in grado di scardinare una struttura di potere di cui è intriso. Che logica perversa. Attraverso un gesto di decostruzione che i derridiani invidierebbero, il racconto fondativo della tecnoscienza rovescia termini ereditati di cultura e natura per poi dislocarli. 12
Dislocarli nei laboratori… Se femministe e antispecisti si trovano a loro agio tra creature transgeniche, se si trovano a loro agio nelle stanze dei laboratori significa che non sono più in grado di vedere la violenza, l’orrore, il dominio per quello che sono. Come potremmo situarci nelle stanze delle multinazionali biotech, agrochimiche, farmaceutiche dove esercitano il loro potere senza sentire l’odore dei cadaveri? Marcuse afferma: “In questo mondo vi sono modi di essere in cui uomini e cose sono “in sé” e “per sé” e modi in cui essi non sono, e cioè in cui la loro natura (essenza) è distorta, limitata o negata”. 13
Le creature transgeniche diventano sostrato del dominio, private della libertà, esistono nella distorsione e nella negazione della loro natura. L’essere topo, il vivere libero, nel suo ambiente, con i suoi simili, è negato. La struttura del sistema non è per niente intaccata da tutte queste decostruzioni, anzi, né esce rafforzata.
Se le riflessioni antispeciste contemporanee non prendono atto di tutto questo ma seguiranno queste direzioni si stanno di fatto schierando dalla parte dell’ideologia del dominio.
Come possiamo rivendicare che siamo tutte/i dei tecno-mostri, dei cyborg e percepire in questo un potenziale in grado di scardinare strutture di potere? Un post-umano troppo umano, che non ha per nulla decostruito l’umano, altrimenti avrebbe ben compreso che siamo animali e non cyborg… Il/la cyborg costruisce l’uomo come interrelazione con le macchine. Diventa costruttore di significato come tutti quegli aggettivi oggettivanti che costruiscono l’uomo, maschio, etero, occidentale, sano, bello. Il cyborg si immerge nella macchina antropologica facendo scomparire ancora di più l’animale che siamo, gli altri animali e la vita stessa. Appropriandosi di queste metafore e di questi significati si stà gettando le fondamenta di una nuova edificazione dell’umano. Se questa concettualizzazione passa, non passa semplicemente per registrare l’attualità, ma arriva a costruire la stessa percezione della realtà e di noi stesse/i e a legittimare e rafforzare un sistema tecno-scientifico di biopotere.
Noi e ogni altro animale veniamo dissolte/i nell’affermare che siamo tutte/i prodotti delle tecno-scienze, che siamo tutte/i cyborg. Veniamo fagocitate/i. La tristezza è che questo dispositivo di cancellazione, della nostra e altrui animale esistenza è creato e messo in moto da aree femministe e antispeciste. Si stanno imprigionando corpi in strutture di potere ancora più impercettibili perchè travestite da processi emancipatori, il cyborg è un dispositivo di potere performativo che smembra corpi come quegli stessi dispositivi specisti che si combattono. Un divenire di nuove soggettività che in realtà esse stesse fagocitano… e cosa rimane nell’arido terreno delle tecno-scienze? Solo oncotope, ibridi, mutazioni genetiche, cyborg…
Riscopriamoci animali come carne-del-mondo non separabile dalla natura. Ciò che ci accomuna con gli altri corpi, con gli altri animali è l’essere senzienti, desideranti, l’essere vulnerabili, l’essere mortali e i nostri vissuti carnali. Questo che ci accomuna, la zòe, il vivere comune a tutti gli esseri viventi, precede ogni costruzione, categorizzazione, concettualizzazione. Dalla riflessione sugli altri animali non dobbiamo far scomparire, come spesso accade, gli animali selvatici e il mondo naturale. Non vengono presi in considerazione perché nella nuova visione di mondo che parte dell’antispecismo propone il selvatico è stato rimosso e la natura o non esiste o è da riprogettare o è da cancellare, con un eco che risuona di transumanesimo.14
La difesa del selvatico e degli ecosistemi rappresenta la breccia per resistere al dominio della megamacchina che si estende a tutti gli elementi vitali resi merci da utilizzare, da depredare e resi basi inerti da modificare e plasmare. Un altro sguardo riconosce un valore intrinseco a un ecosistema nella sua complessità e biodiversità, dove ogni parte della natura non è oggetto rispetto a un soggetto umano, ma soggetto.
Si sta parlando di riprogettare il mondo e i corpi, di tecnoscienze come strumento di liberazione, tutto questo ha oggettivamente un significato ben chiaro e delle conseguenze sull’intero vivente.

Contributo per l’Incontro di Liberazione Animale e della Terra, Luglio 2017
Silvia Guerini dal giornale ecologista “L’Urlo della Terra”, num.5, Luglio 2017 www.resistenzealnanomondo.org

1 Giannetto E. (2012), La natura come persona, in Animal Studies, rivista italiana di antispecismo, politiche della natura, Novalogos, p.32

2 Haraway D. J. (1995), Manifesto cyborg. Donne, tecnologie e biopolitiche del corpo, Feltrinelli. Preciado P., Moltitudini queer – Note per una politica degli anormali, www.incrocidegeneri.wordpress.com

3 Haraway D. J. (1995), Manifesto cyborg. Donne, tecnologie e biopolitiche del corpo, Feltrinelli, pag. 40,41

4 Braidotti R. (2014), Il postumano. La vita oltre l’individuo, oltre la specie, oltre la morte, Derive Approdi.

5 Ibid., pag.187 6 Weisberg Z. (2010), Le promesse disattese dei mostri. La Haraway, gli animali e l’eredità umanista, op. cit., pag.185 7 Ibid, pag.188 8 Ibid., pag. 189

9 Ibid, pag. 99 10 Braidotti R. (2015), Per amore di zoe. Intervista di Massimo Filippi ed Eleonora Adorni. Liberazioni, rivista di critica antispecista, numero 21.

11 Haraway D.J. (2000), Testimone_Modest@ FemaleMan©_ incontra_Oncotopo™ Zipporah W., Le promesse disattese dei mostri, op.cit., pag.205

12 Haraway D. J. (2000), Testimone_Modest@ FemaleMan©_incontra_Oncotopo™. op. cit., pag.144

13 H. Marcuse, L’uomo a una dimensione, pag. 141

14 lesbitches.wordpress.com: manifesto xenofemminista; estetica aliena: xenofemminismo e animali non umani

scaricabile in pdf: cyborg

Non una semplice isola

37.374 ettari di territorio sotto controllo militare con la presenza di poligoni missilistici, poligoni per esercitazioni a fuoco terrestri, aeree e navali, aeroporti militari e depositi di carburante. I due poligoni più grandi dello Stato italiano, uno dei quali il più vasto d’Europa con un’estensione a mare oltre l’intera superficie dell’isola stessa. Il 60% delle installazioni italiane-Nato. Eppure la presenza militare in Sardegna non si ferma entro i soli perimetri delle basi militari. Gli aerei che partono per la Libia volano dall’aeroporto militare di Decimomannu, le forze armate israeliane si addestrano nei poligoni di Capo Frasca e Teulada, le bombe lanciate in Yemen vengono prodotte nel Sulcis dalla fabbrica RWM di Domusnovas. Una lunga lista di eserciti e aziende della guerra si addestrano e testano le nuove armi proprio nell’isola.

La lotta contro l’occupazione militare in Sardegna, dunque, si inserisce necessariamente all’interno di una più vasta lotta contro l’imperialismo, gli eserciti di Stato e il Capitalismo. La centralità dell’isola nelle politiche imperialiste ha radici lontane: per la Nato e gli Usa rivestiva un ruolo strategico importante in virtù della sua posizione geografica, tanto che in una nota della Cia del ’57 veniva “considerata nei piani di guerra degli Usa”. Non solo: le basi erano importanti supporti logistici e operativi utili in caso di conflitto, ma soprattutto erano terra di esercitazione, addestramento e sperimentazione. Di lì a poco, tra il 1955 e il 1956, vennero così installate in Sardegna alcune delle più importanti basi militari d’Europa: Teulada, Decimomannnu-Capo Frasca e Perdasdefogu-Quirra. Tra queste, Capo Frasca veniva inserita in un triangolo strategico insieme alle basi di Aviano e di Ghedi Torre dove si sarebbero addestrati piloti Nato alla guerra atomica. Oggi i venti di guerra sono cambiati, ma il Mediterraneo rimane per la NATO uno degli scenari strategici: ed ecco che ancora ad oggi, le alte sfere dell’esercito ribadiscono la necessità degli USA di tenere la Sardegna come luogo strategico militare (vedi dichiarazioni dell’ammiraglio S.J. Locklear, comandante della Nato per il Sud Europa e per l’Africa). Dall’altro lato, negli ultimi anni le basi hanno rafforzato un altro aspetto importante: si chiama business economico, o meglio sfruttamento legalizzato. I poligoni sono diventati una delle sedi preferite dalle industrie belliche per testare i loro prodotti e mostrarne l’efficacia ai compratori. Sofisticati sistemi d’arma targati Fiat, Alenia, OtoMelara, Finmeccanica, Thompson, Aerospatiale, solo per citarne alcuni. Prezzo d’affitto: 50 mila euro l’ora.

INTORNO ALLE BASI

L’insediamento delle basi militari deve essere inserito anche all’interno di una politica tutta “nostrana” in cui lo Stato ha saputo farne un valido strumento di controllo del territorio e delle sue comunità; un controllo non solo militare, ma soprattutto sociale basato sulla profonda penetrazione di un’economia militare che si è progressivamente imposta quale unico e possibile modello di sviluppo.
Tra le principali conseguenze che ricadono sui territori circostanti le basi troviamo:

  • sottrazione di sovranità: le popolazioni subiscono decisioni prese completamente al di fuori del proprio controllo, estranee ai propri interessi, senza avere alcuna voce in capitolo, anzi spesso volutamente disinformate dalle autorità;

  • cristallizzazione economica (se non arretramento): tutti i paesi mostrano un tasso di disoccupazione maggiore alla media in Sardegna (e tra le più alte rispetto alle regioni italiane) e in generale uno smantellamento dell’economia tradizionale e legata al territorio, sostituita da un’economia di dipendenza dalle briciole date dal sistema militare con sussidi, indennizzi e una manciata di posti di lavoro nelle basi.

  • spopolamento: costante spopolamento, dovuto soprattutto all’emigrazione, delle comunità intorno alle basi; Teulada dal 1961 ad oggi ha perso il 41% degli abitanti, Perdasdefogu un quarto della sua popolazione.

  • distruzione del patrimonio archeologico e naturalistico: vale per tutti il caso del complesso carsico di S’Ingutidroxa presso il PISQ (Poligono Interforze del Salto di Quirra).

  • inquinamento tanto da causare modificazioni genetiche negli organismi vegetali ed animali e diffusione di alcune patologie (aumento dei malati di diabete fino al 300%, disturbi alla tiroide, ecc.), linfomi e cancri di vario genere, aborti e malformazioni negli animali e nell’uomo. Nella sola Escalaplano negli anni ’80 nascono 11 bambini con evidenti malformazioni ed handicap fisici gravi; 6 di loro vengono alla luce nel 1988, un anno che registra statisticamente circa il 25% di nascite anomale. Dal 1998 al 2008 i militari e i civili che abitano a lavorano a Quirra hanno mostrato una presenza di tumori 10 volte superiore alle statistiche nazionali e 16 volte per quanto riguarda le leucemie. E’ la cosiddetta Sindrome di Quirra causata, come rivelarono gli studi di una ricercatrice dell’Università di Modena, dalle azioni militari nella base: “Ci sono polveri sottilissime di metalli nelle foglie di lentischio prelevato a Quirra, nei linfonodi, nel fegato e nei reni delle persone malate. Le stesse ritrovate nei tessuti dei militari reduci dalle missioni nell’Ex Iugoslavia. Nanoparticelle che per forma e dimensione possono essere causate solo da combustioni a certe temperature e da esplosioni: ci sono metalli combinati tra loro che non esistono sui libri”. Le nano particelle di materiali esplodenti e di metalli, quindi, insieme alla presenza di un campo magnetico elevato (frutto delle attività dei radar militari) tra le principali cause delle neoplasie al sistema emofiliaco.

GRANELLI E INGRANAGGI

Il diffuso sentimento popolare contro la presenza delle basi, i loro orrori ambientali e gli effetti devastanti sulla salute umana e animale ha portato nell’ultimo anno una nuova ripresa della lotta contro le basi. Una lotta che ha origini antiche e che ha visto diverse fasi e modalità di azione. In questo contributo vogliamo però ricostruire le tappe di questi due ultimi anni perché pensiamo sia importante per definire anche nuove prospettive e azioni in rete. Il momento simbolico da cui partiamo è quello della manifestazione di Capo Frasca nell’estate 2014 per arrivare a quello più recente della manifestazione del 23 Novembre 2016. Due date che, a nostro avviso, tracciano un percorso importante per tanti aspetti, ma uno in modo particolare: segnano, infatti, il passaggio dalla rappresentazione del dissenso all’azione diretta. La lotta contro le basi, infatti, si è spesso giocata su due binari: uno più orientato alla manifestazione del “dissenso” e al tentativo di coinvolgere ampi strati della popolazione per avere una forza maggiore nel chiedere lo smantellamento delle basi, un’altra più orientata all’azione diretta che creasse disagio e perdita di profitto al sistema militare. Due modalità che in qualche modo si sono manifestate in contemporanea proprio nella manifestazione di Capo Frasca, durante la quale c’è stato sia il momento del dissenso, con la presenza di migliaia di persone e vari interventi dal palco allestito dagli organizzatori, sia il momento dell’azione diretta con la rottura delle reti e l’ingresso di centinaia di manifestanti dentro la base. Da quel momento sono stati diversi i momenti di lotta che hanno visto l’organizzazione di altre manifestazioni, tra cui quella di Cagliari del 13 dicembre 2014, a diversi momenti di azione diretta tesi a impedire lo svolgimento delle esercitazioni, come l’invasione della base di Teulada (con la sospensione delle esercitazioni a seguito della rottura delle reti e l’ingresso di alcuni e alcune dentro il perimetro), il tentativo di blocco della “nave gialla” al porto di Sant’ Antioco, la manifestazione di Decimomannu per bloccare l’esercitazione Starex (la principale esercitazione aeronautica delle forze NATO prevista per il 2015) e il blocco il 3 Novembre 2015 della più grande esercitazione Nato del post Guerra Fredda, la Trident Juncture, con l’ingresso di alcuni e alcune nella base di Teulada. Ultima, la manifestazione del 23 Novembre a Capo Frasca durante la quale, in occasione della riapertura del calendario delle esercitazioni, centinaia di persone si sono trovate davanti la base tagliando decine di metri di rete. In occasione di quest’ultima, è importante sottolineare come la lotta alle basi militari e al militarismo si sia estesa oltre mare, attraverso diverse azioni solidali tra Pisa, Trento e Milano in concomitanza con la manifestazione che si svolgeva in Sardegna.

Tutte queste tappe, ognuna con le sue peculiarità e criticità, rafforzano la nostra idea che la direzione presa sia quella più giusta al momento: l’azione diretta dà la possibilità a ognuno, secondo le proprie modalità, di partecipare in modo attivo alla lotta, di affinare una coscienza individuale e collettiva al tempo stesso, e soprattutto di creare una diseconomia a chi per anni ci ha imposto un’economia di dipendenza e stretto intorno solo filo spinato e catene. Non solo, offre la possibilità di intessere nuovi pratiche solidali con chi lotta contro il militarismo nel proprio territorio con la prospettiva di creare sempre più momenti di azione dislocati in posti lontani, ma accomunati da un unico obiettivo: nessuna pace per chi vive di guerra.

Collettivo S’idealibera, https://sidealibera.noblogs.org/, evaliber2@inventati.org

Dal giornale ecologista L’Urlo della Terra, num.5, Luglio 2017

Francia – Incendiate pale eoliche e a picco imbarcazione ingegnere responsabile della TAP

Francia – Staccare la spina!

È un’espressione entrata nel linguaggio comune, che può avere svariati significati. Può indicare l’interruzione dell’alimentazione di una macchina, come quando si spegne l’apparecchiatura che continua a mantenere artificialmente in vita chi è già considerato clinicamente morto. Analogamente, può indicare l’atto con cui si provoca la fine di qualcosa che è in profonda ed irreversibile crisi. Insomma, si stacca la spina ai malati terminali come ai governi senza consenso. Ma può anche indicare la cessazione di un lavoro particolarmente stressante, i cui ritmi serrati non permettono di dedicarsi a se stessi e la cui routine ci impedisce di vivere, concedendoci al massimo di funzionare. Si stacca la spina quando non si hanno più speranze: speranze di vita, di gioia, di dignità.
Quando non c’è più vita — vita reale, autentica, non un suo surrogato — c’è solo una cosa da fare: staccare la spina. Per morire definitivamente, forse. Ma anche e soprattutto per trovare il tempo e la possibilità di ricominciare a vivere.
Questa civiltà è un malato terminale. Funziona ancora, occasionalmente, ma non vive più. Può gonfiare portafogli, ma non può far battere il cuore. Si mobilita per incrementare bisogni, ma non muove un dito per realizzare desideri. Organizza pubblici spettacoli, non esaudisce fantasie singolari. Risuona di pubblicità, mai di poesia. In un’esistenza trascorsa giorno dopo giorno all’inseguimento del denaro (e del potere), si finisce col perdere ogni gioia e fierezza. Allora, che senso ha permettere a questa civiltà di sopravvivere? Meglio staccare la spina, meglio interrompere il funzionamento delle sue macchine — che poi sono le stesse che permettono il funzionamento delle sue banche, delle sue caserme, dei suoi supermercati, delle sue industrie, delle sue questure, delle sue scuole…
È quanto sta accadendo sempre più spesso in Francia, ad esempio. E dato che i mass-media passano sotto silenzio o travisano le loro ragioni, talvolta sono gli stessi amanti della vita a prendere la parola.

L’eolico, la guerra e la pace

 Nelle prime ore della notte del 3 agosto, nel nord Bugey, alcuni nottambuli s’avventurano su un crinale un tempo coronato dalle cime degli alberi, oggi dominato dalle macchine dell’industria eolica. È per esse che i ribelli sono usciti stanotte, per distruggerne una, o magari due. Si danno da fare e presto si ritirano nei boschi. Alle loro spalle, a circa 100 metri al di sopra del suolo, le fiamme cominciano a consumare la struttura con un crepitio metallico.
Il Bugey è già tristemente celebre per la sua centrale elettronucleare. Ahinoi, le infrastrutture dell’atomo non hanno l’esclusiva nella distruzione di queste contrade trasformate in risorse, preliminare della energia-merce. Qui la foresta è lacerata da linee elettriche e da strade sterrate, devastata da città e villaggi, con le loro segherie, cave, stazioni sciistiche… e ora col loro parco eolico.
Si può studiare attentamente un modo di produzione, analizzando un gran numero di parametri relativi. Si possono fare calcoli, analogie, paragoni, ipotesi, deduzioni. Si può anche considerare che tutti questi dati seri sono gli elementi del linguaggio di una mentalità tecnica e quantitativa, che questa stessa mentalità scientifica presiede ovunque all’amministrazione di persone e cose. Che non esistono energie alternative o rinnovabili. Total, Areva, EDF e Vinci sono tra i maggiori investitori nel settore eolico. Che esiste un solo leviatano che diversifica e ottimizza la sua produzione di megawatt. Una guerra insidiosa e devastante viene combattuta contro tutto ciò che non è ancora riducibile al capitale. Che lo si ignori o che lo si riconosca, essa ha conseguenze tragiche sulle nostre vite. Ribelli senza causa né speranza, entriamo in questa guerra consapevoli di essere niente, desiderando tutto. Vittoria e sconfitta non sono più nel nostro lessico, l’essenziale è altrove, si trova interamente nell’atto di combattere.
Di questa guerra, che si intensifica sugli sfruttati che resistono da molti anni, andiamo fieri e inviamo il nostro più alto rispetto a tutti i ribelli che lottano contro i nostri nemici. Grazie a te Burienne che combatti contro il nucleare e il suo mondo, a te a Briançon e dintorni, che vuoi distruggere le frontiere e mostri la più bella solidarietà internazionale, grazie alla Borie e tutti gli altri squat che sono altrettanti bastioni contro un ambiente mortifero in cui la legge ELAN è una nuova arma di distruzione di massa nei confronti delle occupazioni.
A tutti coloro che non hanno relegato i loro sogni sul cammino del rimpianto, grazie, le vostre battaglie ci ispirano.
Lo Stato è in guerra e dispone di mezzi illimitati per domare la ribellione (militari, sbirri, servizi segreti, media, scuola …). Finiremo, senza alcun dubbio, come molti dei nostri amici, compagni ed antenati, prigionieri di guerra come nemici della repubblica o uccisi da questa milizia. La prigione, arma di terrore utilizzata per dissuadere, reprimere e poi distruggere la nostra vita sociale. Il terrorismo di Stato si abbatte sulle classi più povere con questa arma che distrugge la nostra immaginazione, i nostri desideri, e quando il terrore psicologico non è sufficiente si spinge fino a distruggere le nostre carni. È spaventato, uccide, mutila e si serve delle peggiori tecniche di manipolazione di massa per pacificare la popolazione.
Ci sottraiamo alla passività e alla rassegnazione di fronte a questa guerra di cui non vedremo la fine.
Poiché le nostre vite sono condannate, combatteremo fino alla fine. 
 Fatto particolarmente significativo, la libera circolazione dell’energia sta sviluppando una nuova forma di internazionalismo — una lotta senza frontiere. Ciò che avviene all’estero può trarre ispirazione anche da quanto accade sotto casa. Non ci credete?

Contro la loro energia che alimenta questo mondo disumano, azione!

 «Ma sì, ma sì!» gridava. «E io l’andrò a scovare dietro al Capo di Buona Speranza e al Capo Horn e al Maelstrom e alle fiamme della perdizione prima di perdonargliela. Ed è per questo che vi siete imbarcati, marinai! Per cacciare quella balena bianca su tutti e due i lati del continente e in ogni parte del mondo, per farle sfiatare sangue nero, per buttarla a pinne in aria. Che ne dite, ragazzi, ci diamo subito una stretta di mano? Mi sembrate gente di fegato»
(Moby Dick)
 Marzo 2018 – Nei dintorni di Cannes abbiamo mandato a picco, praticando dei buchi nella chiglia, l’imbarcazione a vela di un ingegnere affiliato alla Bonatti Spa, responsabile tra l’altro del gasdotto Tap in Italia.
Contro la loro energia che alimenta questo mondo disumano, azione!
Monsieur Simon, se non abbandonerà il suo posto perderà la casa oltre alla barca. Converrà con noi che non sarebbe vantaggioso.
Alcuni marinai anarchici superstiti di Kronstadt
Dal che si deduce che l’energia è ovunque, che le infrastrutture energetiche sono ovunque, che i responsabili delle grandi opere energetiche sono ovunque. E che, se non staccheremo la spina a questo mondo infame, perderemo l’illusione oltre alla vita.
Converrete con noi che non sarebbe dignitoso

Sabotaggi in Francia

25 Aprile
Un incendio nella sede della ditta “Varsican mines” che recentemente ha ottenuto il permesso per effettuare ricerche minerarie sul tungsteno, minerale sempre più richiesto nell’industria militare ed aereonautica.

9 Maggio
Un incendio su una cabina elettrica di accesso alle fibre ottiche di Orange ha causato un esteso incendio sotterraneo di cavi.
Novemila persone senza internet e senza telefono fisso. Problemi anche per le reti 3G e 4G.

16 Maggio
Un incendio di un importante ripetitore ha provocato un blocco totale di internet, televisione e telefoni fissi a Louvres, Puiseux-en France, Fosses, Marly-la Ville
Dieci giorni per il ripristino della rete.

18 Maggio
Un locale tecnico di EDF, compagnia elettrica coinvolta nel nucleare, è stato devastato.

31 Maggio
Una pala eolica completamente bruciata, un’altra parzialmente danneggiata. Due milioni di euro di danni. Due delle otto pale eoliche sulle montagne di Marsanne.

Info da: Fenrir, num.9

Aprile Berlino – Dati alle fiamme furgoni di Vinci e Spie

24 aprile 2018

Nel controprogetto all’isolamento e alla concorrenza come base dei modelli sociali occidentali, amicx e compas in Francia si sono appropriatx di un territorio a Notre Dame des Landes dove praticano la solidarietà come elemento centrale di convivenza.
Di fatto lo Stato francese voleva costruire nel territorio un ulteriore aeroporto gestito dalla VINCI s.a. Come reazione a questo progetto, lx nostrx compas hanno semplicemente occupato questo territorio.
La rinuncia alla grande opera aeroporto sembrava una vittoria.

Ma ad inizio aprile lo Stato francese lanciava l’attacco a questa forma d’auto-amministrazione…
VINCI: Nella lotta al progetto del grande aeroporto Notre-Dame-des-Landes, VINCI fu di già frequentemente obiettivo d’azioni militanti in Francia ma anche nella RFT.

VINCI avrebbe gestito questo aeroporto che poco tempo fa fu ufficialmente bloccato. Impresa multinazionale con più di 100.000 impiegatx e sede a Rueil-Malmaison in Francia, Vinci è tra l’altro compagnia di gestione di 33 aeroporti e di diverse autostrade in tutto il mondo.
Vinci si è cristallizzata come uno dei grandi consorzi che organizzano il funzionamento infrastrutturale fluido della convivenza sociale-statale. Le infrastrutture statali in generale e anzitutto in Francia rappresentano gli interessi commerciali di VINCI e attaccarli per noi è un imperativo!

SPIE: In Francia nel settore servizi la ditta Spie è la concorrente più forte di Vinci. Con l’affiliata Spie Nucléaire, l’impresa con sede in Francia è invischiata nell’industria nucleare. In Germania, Spie SAG è coinvolta nella produzione d’elettricità con il carbone e si vanta del suo annoso partenariato con RWE. Per esempio le macchine per l’estrazione della lignite di RWE furono trasportate nella foresta di Hambach da Spie .
Come grande logistico infrastrutturale, Spie è già stata attaccata da compas in passato poiché invischiata in progetti di costruzione di carceri.

Ecco perché nella notte dal 23 al 24 aprile 2018 nel quartiere Sevan a Lichtenberg abbiamo bruciato un furgone VINCI ed uno di Spie.

Kommando Sébastien Briat
– Azione nel quadro delle giornate di azione Maisteine (Pietre di Maggio)[maisteine] –

Fonte: Indymedia

Traduzione dal tedesco mc

Info da: https://it-contrainfo.espiv.net/

Marzo Berlino – Incendiati cavi di rete contro il controllo tecnologico e la guerra ad Afrin

Berlino (Berlin), 26 marzo 2018

Con una dichiarazione pubblicata addirittura su vari „Paste-Bins“ (dove si può diffondere anonimamente dei testi), un cd Gruppo Vulcano rivendica di nuovo un attentato all’infrastruttura di comunicazione: Il „Gruppo Vulcano Spezzare ilDominiodellaRete“ dice di avere incendiato una grossa quantità di cavi sotto il ponte Mörsch a Berlino. Secondo la dichiarazione pubblicata (i link vedi in basso) furono tranciati in modo specifico dei cavi usati „dai militari e i loro prestatori di servizi, dal picchetto aereo del governo federale, dall’amministrazione del Land Berlino, da grandi imprese, da gestori di nodi Internet e dall’aeroporto Tegel“.


Lx sabotatorix mettono in guardia da una totalità dell’attuale sviluppo tecnologico che potrebbe sfociare in una „forma moderna di fascistizzazione“ e in modo coinvolgente in questo contesto ricordano il sistema delle carte forate Hollerith che tra l’altro fu usato dai nazi per l’esecuzione della Shoa. Sottolineano che nessuna persona sarebbe stata messa in pericolo.
Inoltre il Gruppo Vulcano raccomanda urgentemente di usare il Torbrowser per accedere ai link: „La censura è ormai molto massiccia. Deve essere spezzata. Perciò per accedere al nostro testo usate Tor. E poi diffondete la nostra dichiarazione nei media scritti, con volantini, nelle rubriche commentari, con e-mail e nei media „sociali“.“

Le reti del dominio sono attaccabili
Prologo:
(…) L’arroganza del potere, il dominio del errato, la volgarità dei ricchi, le catastrofi industriali, la miseria che avanza al galoppo, lo sfruttamento nudo e crudo, la rovina ecologica – niente ci risparmia, nemmeno l’esserne informatx.
Clima 2017, Clima 2018, Clima 2019 – l’anno più rovente. I motivi per la rivoluzione ci sarebbero. Ma non sono i motivi a fare una rivoluzione – bensì le persone. E le persone stanno davanti agli schermi. (…) L’umanità assiste stregata al proprio tramonto (…). Lo segue tanto incantata che non sente più che l’acqua arriva già alle caviglie (…). Non si tratta più di commentare, criticare e denunciare questo mondo. (…) Continuare a denunciare la discriminazione, l’oppressione, l’ingiustizia ed aspettare che serva a qualcosa è ormai obsoleto. (…) La menzogna è il rifiuto di vedere certe cose che si vedono, e di stare a guardarle di come le si vede. La vera menzogna sono tutti gli schermi, tutte le immagini, tutte le dichiarazioni che si lasciano stare tra se stessx e il mondo. È il modo di come realmente prendiamo a calci la nostra percezione …
Oggi abbiamo tranciato tanti fasci di cavi. Nessunx ne subisce un danno fisico.
I vari cavi sotto il ponte Mörsch a Berlino sono utilizzati concretamente dai militari e dai loro prestatori di servizi, dal picchetto aereo del governo federale, dall’amministrazione del Land Berlino, da grandi imprese, di gestori di nodi Internet e dall’aeroporto Tegel.
Con il nostro piccolo contributo interrompiamo il funzionamento scorrevole della metropoli. Poiché fintanto che tutto funziona, la distruzione senza pari delle basi di vita ecologiche continua immutabile. Guerra, distruzione del clima, movimenti di fuga e confini esterni UE militarizzati non si possono considerare come singoli problemi sconnessi. Come sono connessi la rapina delle materie prime e l’esistenza della povertà, l’abbattimento delle foreste vergini e la produzione di carne, i movimenti aerei in aumento e la sprocizia patogena che è immessa nell’aria.
Serve l’intervento di coloro che non vogliono più stare a guardare. Per esempio con degli attacchi al funzionamento delle metropoli. Per esempio sabotando le strutture che mantengono in marcia questa devastazione, con attacchi alle istallazioni infrastrutturali, all’intelligenza artificiale, alla smart city, all’industria 4.0 – cioè alle forme di sorveglianza d’ogni tipo. Le conseguenze di una distruzione ambientale e del clima dovuta a capitalismo sono inevitabili – non potremo impedirle. Ma dobbiamo trovare un’attitudine adeguata davanti alle formazioni autoritarie e guerrafondaie che ne risultano.
Con la nostra azione di sabotaggio interrompiamo il normalissimo andamento dei variegati cicli di lavoro nella capitale – era l’obiettivo fissato. I suddetti gestori della rete sono amministratori di un processo violento che spacciano per rivoluzione digitale. Noi come user della rete diventiamo per forza dipendenti. Essendo così sia vittime che complici di questo processo. Per esempio la continua reperibilità digitale allunga la giornata lavorativa fino al punto che spesso non termina più. L’auto-ottimizzazione (mascherata da auto-determinazione) e l’essere determinati dall’esterno ci conducono in una nuova forma di schiavizzazione moderna. La nostra miseria è anche collegata con con quella d’altrx. Poiché la massimizzazione del profitto in ogni millisecondo determina la miseria immensamente più grande che c’è in tanti altri paesi. Il danno economico che speriamo sia alto ci fa tanto piacere!
Se interrompiamo il flusso dei dati, anche questo è del tutto intenzionale. I dati sono la premessa per un dominio tramite la sorveglianza. Sappiamo tuttx che le grandi imprese IT e le autorità statali raccolgono tutti i dati disponibili. E ciò per poter controllare e pilotare sempre di più le persone e le società. Ogni persona diventa massa di manipolazione per gli interessi di potere e obiettivo di commercializzazione.
Viviamo la formazione di una totalità sociale del controllo globale, della sorveglianza e del pilotaggio, della misurazione, contrassegnazione ed emarginazione. Edward Snowden lo ha riconosciuto e agito. Invece delle soluzioni sociali contro la distruzione dell’ambiente e dei rapporti sociali dovuta alla tecnica (di dominio), si sviluppano ancora di più tecniche(di dominio). Questo sviluppo tecnocratico, nella sua concentrazione di potere porta pezzo per pezzo al controllo autoritario. Con la “standardizzazione” predefinita, le „anormalità“ diventano illimitatamente differenziabili e selezionabili. I dati che lo rendono fattibile sono quotidianamente forniti alle reti „sociali“ da noi stessx, quando non paghiamo in contanti, quando usiamo Google o gli assistenti digitali perenni come Alexa e Siri. Le notizie ed i risultati di ricerca ce lx forniscono individualmente su misura e ci pilotano “comodamente” attraverso il nostro quotidiano. Questo pilotaggio attuale dell’informazione e della comunicazione è la base per poterci pilotare domani. Tantx che agli inizi di internet sostenevano l’aspettativa ugualitaria, oggi mettono in guardia dalla totalità dei rapporti di domani. Una forma moderna di fascismo è una variante possibile di questa totalità incombente.
È prevedibile: Appena le conseguenze qui della distruzione ambientale, del cambio climatico e della guerra diventeranno molto più evidenti e le lotte di distribuzione più dure, i peggiori incubi e le peggiori distopie diventeranno realtà – a meno che una rottura rivoluzionaria con lo stato delle cose non avrà successo!
Ecco perché sabotiamo il presunto progresso.
Intendiamo la nostra prassi anche come insegnamento tratto dalle esperienze con il fascismo tedesco. Scorgiamo una crescente disponibilità di farsi pilotare fedeli al progresso e di farsi determinare dall’esterno, viviamo la devozione di chi lo sostiene, sentiamo il brutale gelo sociale, presagiamo la volontà d’annientamento. Potrebbe toccare a tantx, un bel giorno: al pensionato disfunzionale, alla malata, ax profughx, ax chi rifiuta il lavoro, alle donne che non vogliono partorire. Poiché questo è il carattere e la dimensione delle possibilità della “rivoluzione” digitale.
Unger, Lichtenstein, Lepehne – sono i nomi di persone che furono deportate dal luogo della nostra azione e poi assassinate. Nel 1942. Ad Auschwitz e a Riga. Con pietre commemorative d’inciampo incastrate sul ponte Mörsch che dovrebbero aiutare a ricordare. Quale è il rapporto della deportazione di queste persone con i cavi in fibra ottica due metri più in basso?
Ecco un esempio storico che illustra le possibilità per il fascismo dell’illimitata schedatura digitale: L’ingegnere Herman Hollerith inventò la tecnica delle schede forate con la quale fu possibile un efficace censimento in America. Ai tempi della dittatura nazi, IBM aveva un monopolio pressoché mondiale di questa tecnologia e della produzione delle relative schede forate. Il capo IBM Watson era andato personalmente a Berlino quando la sua affigliata in Germania (DEHOMAG) si era assicurato l’ordine per l’analisi del censimento del 1933. La trascrizione dei fogli di conta durava quattro mesi e poi in ogni città, gruppo professionale oppure comunità abitativa si poteva rintracciare la componente ebrea. Con la ricerca popolare nel 1939, con lo stesso sistema di calcolo basato sulle schede forate lx ebrex furono rilevati secondo i criteri della dottrina razzista dex nazi.
Questo modello fu poi ripetutamente applicato. In quasi ogni paese occupato dax nazi, le affiliate tedesche della IBM raccoglievano delle informazioni statistiche nazionali e “di razza” per lx nazi che poi le potevano usare per l’identificazione dex ebrex e d’altrx indesideratx. Questa tecnologia delle schede forate era decisiva per l’efficacia della deportazione. Mentre con un sistema di rilevamento pressoché non ostacolato come per es. in Olanda furono deportatx il 73% dex ebrex, in Francia furono solo il 25%. Uno dei tanti fattori che influenzarono diversamente la sorte dex ebrex nei due paesi era tra l’altro il fatto che la resistenza in Francia fu capace di sabotare massicciamente la registrazione via schede forate.
In quasi ogni lager di concentrazione c’erano delle sezioni Hollerith che servivano per registrare chi arrivava, all’assegnazione del lavoro coatto/schiavista ed alla conta dex prigionierx mortx. Senza il macchinario di IBM, senza il servizio di assistenza di IBM e senza la fornitura delle schede grezze le amministrazioni nazi non avrebbero mai potuto gestire tanto “efficientemente” la  quantità raggiunta di prigionierx.
Le pietre ad inciampo oggi ammoniscono. Con la retrospettiva storica vale la pena di gettare uno sguardo nel futuro, un futuro già attuale in modo allarmante. Il progetto di dominio „Sesam“ attualmente in fase di collaudo in Cina s’intende come sistema di rilevamento duraturo di tutte le informazioni reperibili su ogni individuo. Introdotto con degli allettanti programmi bonus, attualmente la partecipazione ancora volontaria è massiccia. Tutti i dati che le autorità possono fornire dex singolx, tutti i dati sui processi di pagamento di ogni singolo individuo e tutto quel che il programma analitico può trovare d’ogni individuo nelle reti sociali è riunito in un valore in cifre, vale a dire nel „social score“. Lo score d’ogni singolx dipende anzitutto anche dalla valutazione dex sux “amicx sociali“. Con uno score alto si può sperare di ottenere delle agevolazioni per i crediti, per la mobilità e le assicurazioni. Inversamente, significa emarginazione sociale e materiale. Poco tempo fa si limitava già l’accesso ai mezzi pubblici alle persone con uno score troppo basso. Dal 2020, la Cina progetta la partecipazione obbligatoria a un successore di Sesam. E allora le chance di avere un posto di lavoro, una formazione e cure sanitarie dipenderanno da questo score.
Per prevenire i malintesi: Lo sviluppo e la realizzazione di questi sistemi sociali di scoring non sono automaticamente fascistoidi ma sicuramente totalitari anche solo per le pretese che avanzano. La realizzazione dell’idea della categorizzazione delle persone in vari gradi ed il desiderato pilotaggio comportamentale che comportano offrono delle condizioni eccezionali per una forma moderna di fascistizzazione. Per selezionare ed annientare.
Concludiamo con delle questioni: Quando si poneva ancora il momento storico per sollevarsi contro il fascismo tedesco? Quando s’era perso questo momento? Cosa vuole dire per il presente?
Il nostro contributo – uno dei tanti.
Visto il motivo dato: Armi tedesche e militari turchi via da Efrin! I responsabili della guerra ad Efrin sono anche in Germania. Si possono trovare.
Gruppo Vulcano Spezzare ilDominiodellaRete

Tratto da roundrobin.info

Presentazione La Piralide – spazio di documentazione Bergamo

Ostrinia nubilalis, meglio conosciuta come piralide, è una farfalla le cui larve sono dedite a vivere, nutrendosene, di piante come il mais, il sorgo e il peperone, oltre a molte altre. Durante la primavera le larve divengono farfalle e fuoriescono dalle piante. Dicono che la sua presenza abbia causato gravi problemi alle coltivazioni di mais, perciò gli esperti del settore, da sempre, hanno ritenuto importante contrastare ed eliminare l’indesiderato insetto tramite interventi chimici (l’impiego di pesticidi e veleni), biologici (l’introduzione di parassiti della piralide) o agronomici (la scelta di varietà di piante resistenti alle larve grazie a delle modificazioni genetiche). Il mais geneticamente modificato è in grado di resistere sia alla piralide sia ad erbicidi molto potenti, come il glifosato, largamente impiegato in coltivazioni di ogni genere. Per questi motivi, in innumerevoli aree del mondo, ove possibile, è ampiamente incentivata la coltivazione di varietà di mais geneticamente modificate, resistenti agli erbicidi, in modo da poter utilizzare veleni e contemporaneamente debellare la piralide, “inopportuna” piralide.

La Piralide – questo insetto così osteggiato dai coltivatori di mais, dalle multinazionali e dai fautori degli organismi geneticamente modificati – è il nome che abbiamo scelto per questo nuovo spazio. Un piccolo insetto il simbolo che abbiamo scelto per uno spazio ed un luogo nel quale affrontare le questioni che ci stanno a cuore. L’attacco alla natura ed a quella parte di mondo ancora selvatica, l’asservimento e la manipolazione tecnologica degli esseri viventi, lo sviluppo della tecnologia stessa nelle sue disparate e molteplici espressioni, lo sfruttamento degli animali e della Terra, con l’avvelenamento e la devastazione ecologica che ne segue, la volontà addomesticatrice del dominio di privarci di ogni possibile tensione alla trasformazione o al sovvertimento della realtà sono per noi espressioni di questo mondo imperniato sull’autorità le quali rendono necessaria ed urgente una analisi ed una critica radicale, non rimandabile ad un futuro migliore.

Mai come oggi è necessario rifiutare il sistema di dominio con le sue logiche di controllo, delega e cogestione democratica delle nocività che ci circondano. Il totalitarismo tecnologico non è solo assoggettamento, imposizione, repressione, ovvero ciò che ci ha reso oggetto di uno sfruttamento, ma anche soggettivazione, ossia ciò che rende l’uomo soggetto, operatore, promulgatore, partecipe del proprio stesso sfruttamento. 

La piralide resiste. Mai come oggi, in questa realtà dove gli individui sono costantemente sottoposti, ricondotti e assoggettati a cause, fini ed esigenze più “grandi” di loro, occorre scoprire la poesia della propria unicità. Mai come oggi, in un mondo dove è possibile una vasta scelta tra le innumerevoli ed insulse libertà offerte, in un mondo interamente trainato e modellato dagli imperativi dell’autorità e della merce, l’esistenza è altrove. La piralide si riproduce.

Desideriamo aprire uno spazio nel quale ci sia e si dia spazio ad idee e tensioni in netto contrasto con l’attuale assetto sociale; uno spazio di documentazione e discussione dove chiunque possa scovare parole e scritti non reperibili tra gli scaffali del supermercato delle opinioni o nelle aule dell’accademia delle ideologie, luoghi dei pensieri confezionati e pronti all’uso. I libri, i materiali stampati, qui non saranno merce offerta per intrattenere, materiale per semplice e puro studio ed approfondimento culturale o racconti di vecchie storie, fonti di nostalgiche o avventurose fughe letterarie. Che senso e significato ha allora documentarsi? Darsi un tempo per approfondire e fondare il proprio pensiero? Sicuramente non quello di accumulare nozioni e contenuti pre-confezionati, da usare nelle più disparate situazioni o tavole rotonde. Sicuramente non quello di dare schemi e filtri risolutivi con cui leggere ed ingabbiare la realtà.

Il sapere va nutrito. Se resta un semplice accumulo indefinito di conoscenze e di informazioni può contribuire a creare, ad alimentare, un più o meno vasto bagaglio culturale e conoscitivo, un insieme di conoscenze che teniamo in serbo per noi e per gli altri. Niente di più. Può il sapere non avere sapore? Possedere un grande quantitativo di conoscenze non conduce necessariamente ad una maggiore comprensione della realtà e di ciò che ci circonda; significa che i fatti e le parole di un tempo, potendo sfuggire a quanti vorrebbero racchiuderli nelle pagine di polverosi volumi, debbono poterci dire qualche cosa di tangibile oggi. Farci riscoprire gusti e sapori.

Se lo sguardo punta a sovvertire, e non a riformare, significa che le mere informazioni, il semplice insieme di saperi e il loro accumulo non bastano e restano soltanto un riempitivo per la mente, buono solo a baloccarsi in esercizi retorici o a rassicurarsi nelle certezze delle proprie illusioni.

Le conoscenze slegate dalle idee restano lettera morta. Allora, assieme alla necessaria conoscenza, occorrono progetti, volontà e tensioni individuali per fare fermentare autonomamente la propria selva di pensieri. In quest’ottica, e solo in questa particolare accezione ancora tutta da esplorare, uno spazio di documentazione può avere pieno significato. Così, a partire da questi presupposti, potranno avere luogo anche la discussione, l’approfondimento, la critica. Al vuoto, alla rassegnazione e all’uniformità dettata da sterili opinioni opponiamo la pienezza e il significato di idee che possono infiammare la vita.

Uno spazio per l’approfondimento e la critica, contro l’autorità e la gerarchia. Certamente non un luogo dove potersi rintanare, come al riparo di una nicchia dove custodirsi intatti. Nemmeno un circolo ricreativo o un centro culturale. Non saranno quattro mura a racchiudere la nostra volontà di riflettere, a tarpare le nostre aspirazioni, a privare di sostanza i nostri sogni, a sedare i nostri desideri. Nemmeno ci illudiamo che potranno essere le attività svolte nello spazio ad inceppare questo mondo di dominio che non ci dà respiro, questo mondo che costantemente offre miseria e obbedienza a piene mani. Le attività che vi potranno nascere saranno espressione delle persone che di volta in volta lo animeranno. Che si tratti di incontri, discussioni, dibattiti o proiezioni, ciò che faremo non avrà né il proposito di riempire un’agenda, come per consolarci in un frenetico attivismo, né l’intento di persuadere, di convertire o di aggregare qualcuno, ed infine, nemmeno la volontà di ricercare un confortante riconoscimento sociale.

Uno spazio in cui la piralide si rafforza e lotta contro il dominio tecno-scientifico.

La Piralide – via del Galgario 11/13 – Bergamo
Apertura: tutti i giovedì dalle ore 16.00 alle ore 20.00
e-mail: avvelenate@anche.no

scarica qui il pdf: la-piralide-presentazione

JOB FAIR 2017 – Pisa

È il primo job meeting (tra i cui sponsor principali c’è Leonardo) dedicato agli allievi e agli ex allievi delle scuole superiori universitarie quali: Scuola Superiore Sant’Anna e Scuola Normale Superiore di Pisa, IUSS di Pavia, Scuola IMT Alti Studi Lucca, Gran Sasso Science Institute dell’Aquila e Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste. I sei istituti del mondo dell’università e della ricerca ti permetteranno di incontrare le aziende leader con l’intento di «consolidare il legame virtuoso» tra formazione di eccellenza e l’universo dello sfruttamento delle imprese. Ma quale legame virtuoso? È un legame che evidenzia piuttosto il ruolo delle università nell’addestrare gli studenti al solo scopo di asservire gli interessi economici di grandi aziende impegnate in settori che vanno da quello bellico e farmaceutico fino ad arrivare a quello informatico e delle biotecnologie, passando ovviamente per i soliti istituti bancari e di credito. Aziende, tra l’altro,che investono proprio sulle ricerche portate avanti da queste stesse università, determinandone l’orizzonte. Il risultato dell’incontro garantirà futuri specialisti noncuranti, dirigenti affamatori e senza scrupoli, ricercatori al servizio del dominio infame che determina e gestisce le nostre vite e distrugge l’ambiente in cui viviamo, sostenendo e alimentando il funzionamento di questa società autoritaria e sempre più tecnocratica.

AZIENDE PARTECIPANTI:
Angelini: azienda chimicafarmaceutica che si distingue per le approfondite ricerche che porta avanti utilizzando la vivisezione.
Enel: dopo aver fatto centinaia e migliaia di morti con il carbone, e l’energia idroelettrica e nucleare, questa ditta punta alle energie rinnovabili, senza troppo interrogarsi su dove disbosca per mettere i pannelli solari o sul fatto che forse questo sistema è da sabotare e non da potenziare con le illusioni della green economy e dell’economia circolare del riciclaggio.
Leonardo Finmeccanica: la più grande azienda di armi italiana. Il più avanzato concentrato di tecnologia bellica alla continua ricerca di come rendere più letali i suoi gadget.
Valagro S.p.A.: multinazionale del settore Agro-farmaceutico, produttrice di fertilizzanti, pesticidi e OGM. “Utilizzare la scienza per conferire e mettere a frutto le potenzialità della natura” è lo slogan usato per mascherare lo sfruttamento e avvelenamento che porta avanti ai danni del territorio. Una nuova concezione del cibo: dal laboratorio direttamente nel tuo piatto! Un azienda per chi si sente un po’ Dio dentro, che vi farà scoprire che l’agricoltura non è più materia per contadini ignoranti!
Unicredit: il gruppo guidato da Jean Pierre Mustier occupa il primo posto nell’elenco delle banche che più appoggiano l’industria bellica: oltre 2,1 miliardi di euro nel 2016.
Thales Italia: gruppo industriale impegnato nella fabbricazione di apparecchi elettronici per le telecomunicazioni militari, la guerra elettronica, la sorveglianza sociale e lo sviluppo delle smart city.
STMicroelectronics: droni, sensori, internet delle cose, questa ditta produce tutto ciò che è necessario per trasformare il mondo che ci circonda in una prigione ancora più opprimente e tecnologica. Ovviamente, anche qui, non possono mancare componenti elettronici per armi.

Galeone Occupato Via Lucchese 65 (angolo con vuia Firenze), Pisa
Garage Anarchico Chiassetto Sant’Ubaldesca 44 (zona S.Martino), Pisa
Aperture Merc-Ven 16-20

qui il pdf impaginato: job fair 2017

Open day – studiare Scienze della vita alla scuola Sant’Anna.

OPEN DAY – STUDIARE SCIENZE DELLA VITA ALLA SCUOLA SANT’ANNA, SCIENZE AGRARIE, BIOTECNOLOGIE VEGETALI E SCIENZE MEDICHE.

Oggi 19/03/18, al Sant’Anna si tiene l’Open Day volto a presentare l’offerta formativa dell’istituto di Scienze della Vita. Tramite le cosiddette “Scienze della vita” potrai collaborare col magico mondo della ricerca genetica applicata all’agricoltura, e servire le peggiori multinazionali del settore nel devastare ed avvelenare il pianeta.

Le biotecnologie in agricoltura sono il cavallo di battaglia di quelle aziende che per profitto affamano milioni di persone nel mondo, mettendo a rischio la biodiversità e la salute.

Con le scienze agrarie del Sant’Anna potrai contribuire a tutto ciò, spacciando per “innocuo” ciò che è nocivo, per “utile” quello che aiuta ad arricchire chi è già ricchissimo. Potrai anche tu collaborare con multinazionali come la VALAGRO e diventare un loro lacchè spacciando la loro merda come il fertilizzante BREXIL ZN (https://www.valagro.com/it/farm/prodotti/micronutrienti/linea-brexil/).

A causa delle devastazioni perpetrate dal modello di agricoltura industriale imposto da aziende come MONSANTO, BENETTON, ENI, VALAGRO, BAYER, DUPONT, migliaia di contadini si sono suicidati in India, Sud America, Africa per aver perso la terra e l’autonomia sulle proprie coltivazioni (https://www.osservatoriodiritti.it/2017/09/14/india-contadini-suicidi/; https://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/05/ogm-250mila-suicidi-tra-gli-agricoltoriil-mercato-in-mano-alle-multinazionali/168751/#cComments), costretti ad abbandonarle per venire a bussare disperatamente alle porte del ricco occidente, diventando degli ingranaggi dell’Agro-business. Non c’è da meravigliarsi se in tutto il Sud del mondo l’opposizione a questo modello di sfruttamento è stata fortissima (http://www.slowfood.it/land-grabbing-in-mozambico/).

Nonostante gli effetti sull’ecosistema siano palesemente disastrosi, uno degli ultimi studi del Sant’Anna, giocando con le parole e con i numeri, promuove le coltivazioni OGM (https://www.nature.com/articles/s41598-018-21284-2).

Di fronte alla superficialità dozzinale di quella pubblicazione, non si sono fatte aspettare le dure critiche (http://www.osservatoreromano.va/it/news/la-terra-non-e-vendita), a cui sono seguite risposte ancora più futili e scomposte da parte del Sant’Anna nella figura del suo rettore Pierdomenico Perata (http://www.biodinamica.org/reazione-del-rettore-della-santanna-di-pisa-in-prima-pagina-della-nazione-del-28-febbraio-2018/). Se alcuni rievocano lo scontro tra Galileo e la chiesa, non si rendono conto che oggi il pensiero scientifico è paragonabile a quella che era la dottrina ufficiale cattolica dell’epoca: come dice l’epistemologo olandese Feyerabend (Contro il metodo, Feltrinelli), all’epoca la Ragione stava dalla parte del Papa, perché quella di Galileo era una riflessione che sconvolgeva le categorie concettuali dell’epoca. Oggi la posizione frutto della Ragione dell’epoca è quella del rettore del Sant’Anna, novello Urbano VIII che difende gli OGM dalle critiche, mentre chi sottolinea come siano parziali, ideologiche e non neutrali le ricerche del Sant’Anna viene tacciato di antirazionalismo, quando invece possiede semplicemente altri modi di vedere il mondo ed osservare la realtà, come all’epoca Galileo.

Per noi, semplicemente, la critica alle manipolazioni genetiche si basa sull’idea che esse di fatto sono un attacco alla libertà e dignità di ogni essere vivente, perché tendono a trasformarci tutti in prodotti dell’industria. Sono un’insopportabile arroganza contro milioni di anni di evoluzione delle specie animali e vegetali, che non hanno mai avuto bisogno di nascere in un laboratorio per sapersi adattare al mondo. Gli ecosistemi, nelle loro continue trasformazioni e fluttuazioni, hanno sempre funzionato in modo equilibrato, e se adesso il pianeta è ridotto ad una discarica è proprio grazie agli sforzi di qualche scienziato ed alla sete di profitto di qualche industriale.

La nuova frontiera dell’agricoltura industriale è il campo del biologico, dietro il quale si cela la maschera del biotecnologico, ovvero di quelle tecnologie da cui sono derivati gli OGM e le sostanze chimiche annesse (vedi ad esempio il pesticida GLIFOSATO della Monsanto o il sopracitato BREXIL), tecnologie che vengono spacciate da aziende, investitori e ricercatori come compatibili con la natura, ma che invece non sono altro che compatibili con il sistema di dominio imperante del capitale e con i suoi metodi di sfruttamento della terra.

Ovviamente ad un benefattore della ricerca di morte…altro che “scienze della vita”… come il Sant’Anna non poteva sfuggire L’Agro-Business e le biotecnologie annesse, per meglio definire il quadro di sfruttamento in cui ama tanto sguazzare.

Nei prossimi mesi sarete chiamati a fare una scelta di campo: rifiutare l’arruolamento o ingrossare le file dei pretoriani di questa società, venendo a vivere e studiare qui a Pisa al Sant’Anna. Se troverete, allora, delle/i nemiche/i sul vostro cammino, non dite che non eravate stat* avvertit*… nessuna pace per chi vende la propria coscienza per un piatto di lenticchie, per chi consacra la vita e le capacità intellettive ai bisogni di questa società!

Vaccini: armi di distruzione di massa

Questa volta, con i vaccini, il modo di procedere della sanità, serva dell’industria farmaceutica, non è stata una modalità partecipata, inclusiva, muovendo tutti quegli apparati costruiti e ormai rodati negli anni per creare quell’accettazione e pseudo dibattito pubblico per dare impressione di scelta e decisione a chi non ha invece scelta e decisione su niente. Sono partiti direttamente con un decreto emergenzialista saltando direttamente il parlamento utilizzando presupposti di straordinaria necessità e urgenza necessari in questi casi per passare sopra a tutto e tutti. Ma qual’è il caso dei vaccini se mai ne esiste uno? Sicuramente tanto clamore non va ricercato in una prossima epidemia. ll rischio meningite, tanto sbandierato negli scorsi mesi, è stato smentito subito dopo dallo stesso ministro della sanità, abbastanza dopo però da far svuotare prima i depositi farmaceutici. Ancora una volta il morbillo, ma anche in questo caso l’istituto superiore della sanità parla di un calo dell’84% per Maggio rispetto ad Aprile e dell’87% rispetto a Marzo. E guardare i casi di morbillo rispetto dal 1970 fa capire che quelli del 2017 non sono niente di allarmante, ce n’erano più del doppio nel 2008, in piena copertura vaccinale.
Ancora una volta le ragioni vanno cercate altrove nell’angolo più in ombra della pseudo informazione, proprio tra chi ha lanciato l’allarme terrorizzando il più possibile, abbastanza da offuscare una riflessione critica e imponendo immediatamente la propria soluzione: aumentare le vaccinazioni obbligatorie da quattro a dodici. Ovviamente la loro non è una proposta, ma una imposizione con pesanti sanzioni per chi si opporrà fino ad arrivare al Tribunale dei minori per la sospensione della patria potestà e con successiva vaccinazione coatta. Non solo, qualsiasi voce critica viene stroncata con una fortissima censura: proiezioni video sospese sotto minaccia, dottori contrari all’impianto vaccinale, ma senza essere contrarii ai vaccini in sè, radiati dall’ordine, messaggi mediatici unidirezionali, quando non si assiste a vere e proprie menzogne costruite su misura. Tanto accanimento in tempi di pace sociale, sarà che forse si preparano alla guerra sociale ?
Tutto questo non sembra partire da un semplice ministro pupazzo in mano al farmaceutico ma va visto come una connivenza tra governi e multinazionali, un accordo che non attira l’attenzione perchè non ha neanche un nome, ma vede gli Stati Uniti come regista e l’Italia, scelta per portare l’inasprimento delle politiche vaccinali in Europa, come uno dei paesi europei con più vaccini obbligatori; siamo forse di fronte ad una nuova sperimentazione di massa dove l’Italia si porrà da apripista? Cosa c’è dietro la porta in fila che aspetta di entrare? Si sa che un’emergenza porta con sè sempre un’altra emergenza in una spirale continua di spoliazione e degradazione degli sfruttati.
Questo atteggiamento ricorda per certi risvolti quello adottato dalla Germania nazista nei confronti dei bambini cronicamente ammalati, disabili o ritardati mentali. Essi venivano sottratti alle famiglie nella concretizzazione di un progetto biomedico sostenuto da concezioni razziali. I genitori che esitavano a mettere loro figlio nelle mani dei biologi del Reich venivano privati della patria potestà, con il pretesto che rifiutavano terapie adeguate. La coercizione giuridica serviva anche in questo caso, al mantenimento di una particolare struttura al servizio di interessi statali e di quell’apparato formato dall’industria chimica tedesca che avrebbe preso il nome di IG-Farben e oggi potremmo vederlo benissimo nella fusione di Bayer e Monsanto, in entrambe albergano ancora i virus del nazismo sicuramente mai vaccinati da nessuno.
Concretamente i vaccini si occupano non di un problema reale ma aleatorio. La vaccinazione non è una misura terapeutica, ma profilattica: sono individuati bambini e persone adulte sani, che non necessitano di alcuna cura, che vengono vaccinati con lo scopo di cautelarsi da un’eventuale malattia futura. Una malattia di cui nessuno sa se potrà o no manifestarsi; è un gioco di probabilità, esattamente come per quanto riguarda il rischio.
In una medicalizzazione sempre più crescente il confine tra malattia e persona sana sfuma. In alcune zone del Giappone o in Bielorussia i tassi di radiazioni sono talmente alti che molte persone sono costrette a sottoporsi a continui controlli e trattamenti medici e psicologici: si vive nell’anticamera della clinica, del laboratorio e della prigione. Forse non ci si ammalerà mai, ma è già stata introiettata dentro di noi una dimensione dell’automa non più autossuficente perennemente attaccato a quella macchina che per primo gli ha negato l’ossigeno e adesso gli restituisce un’aria viziata.
Come spiegarsi vaccinazioni a bambini di dodici anni per l’epatite, malattia nota per trasmettersi con siringhe infette e rapporti sessuali a rischio non protetti? O la recentissima legge che obbliga le madri a sottoporre il bambino appena dopo la nascita a uno screening genetico per decine di malattie. In quest’ultimo caso le informazioni raccolte diventeranno denaro, ma anche e soprattutto gestione e controllo della persona. I grandi dell’informazione (i cosiddetti Big data) si stanno impegnando tantissimo con enormi investimenti verso il mondo dell’informazione genetica. Recentemente è stato siglato un’accordo nell’ex sede di Expo per la nascita di un importantissimo centro di ricerca della multinazionale dell’informatica IBM, l’accordo dell’insediamento della compagnia prevedeva che avrebbe ricevuto tutti i dati sanitari della regione lombardia concessi dal presidente del consiglio in persona presente all’inaugurazione.
L’ex presidente del consiglio era presente anche ad un’altra inaugurazione, quella tenutasi nel Settembre 2016 all’auditorium della multinazionale farmaceutica GlaxoSmithKline (GSK) per la presentazione del piano industriale 4.0 del governo.
Ebbene a questo punto fare alcuni passi indietro e ricordarci che la Glaxo è la principale produttrice del vaccino esavalente in Italia, apparentemente in “crisi” l’anno prima aveva fatto un’ annuncio che suona sempre come una minaccia, di chiudere il suo stabilimento in Italia e trasferirsi in Cina. Ma poi ecco che improvvisamente ha cambiato idea e ha fatto un primo investimento solo in Italia di un miliardo di euro. Già nel 1991 la Glaxo aveva oliato la politica per aggiudicarsi l’obbligatorietà del vaccino sui neonati dell’epatite B. In quel caso l’allora ministro della sanità si intascò una tangente di 600 milioni. A processo chiuso, dopo la bellezza di 26 anni, con la condanna del ministro, quel vaccino, frutto di accordi finanziari e di conseguenze sulla salute che nessuno racconterà mai, è ancora in circolazione.
Oggi assistiamo all’imposizione del dogma vaccinale in tutti i paesi del mondo, all’imposizione di vaccinazioni di massa uguali per tutti; medesima sostanza, medesima dose, tempi uguali.
Ancora una volta in campo abbiamo una concezione medica che considera il corpo umano come una macchina che si può piegare, ricostruire, standardizzare, distruggere e migliorare a proprio piacimento.
La realtà è ben diversa, l’organismo umano è inserito in un contesto naturale che ha le sue esigenze e i suoi limiti: superati questi limiti ogni squilibrio è possibile. Ma quando parliamo di vaccini e nocività in generale i molti squilibri e le patologie da essi provocati sono visibili e riscontrabili solo nel lungo periodo, rendendo difficile se non impossibile la correlazione fra causa ed effetto.
Per altro gli stessi contenuti dei vaccini non sono così chiari, quello che si sa è grazie a pochi coraggiosi che hanno lavorato in proprio evidenziando certe sostanze altamente cancerogene per qualsiasi essere vivente e il resto dei componenti resta un mistero. Sarebbe una fatica vana chiedere ai produttori, per altro questi sanno bene che le smentite sulle loro “verità” non hanno spazio, visto che controllano tutte le pubblicazioni scientifiche di un certo livello e, come abbiamo visto con l’Efsa in Europa e l’Fda negli Stati Uniti, controllano anche la sicurezza sui loro disastri.
I vaccini sono una categoria di farmaci troppo importante per lo Stato e le multinazionali farmaceutiche. Se è forte la questione economica, visto che i vaccini non necessitano di essere sperimentati e dunque non dovendo sostenere spese importanti per la loro realizzazione, regalano valori aggiunti estremamente appetitivi e, per di più, ne vengono acquistati in quantità enormi da parecchie nazioni che, poi, se le aziende hanno agito nel modo “giusto” ne rendono obbligatorio l’uso; c’è da tenere presente la questione della gestione della “malattia” o della cosiddetta “urgenza sanitaria”, che non è altro che il controllo sulle nostre vite. Vaccini, screning genetici, bambini in provetta… permetteranno sempre di più che lo Stato possa gestire le vite dei nostri figli come una questione sanitaria all’interno di un paradigma tecno-scientifico.
Questi mesi, dal lancio di questo “decreto vaccini” si è visto in tutta Italia una forte e variegata mobilitazione fatta di manifestazioni, fiaccolate, conferenze, discussioni… per opporsi a questo ennesimo attacco contro le vite delle persone.
La vera libertà di scelta è quella che resta fuori dalle loro scelte, dai loro tecnici, dalle loro tavole accomodanti per farci avvelenare con consenso informato, quella libertà che possiamo prenderci soltanto con la consapevolezza che se non lottiamo ora e subito non lo farà nessun’altro, costruendo situazioni, reti e momenti di solidarietà attiva.

Costantino Ragusa
dal giornale ecologista “L’Urlo della Terra”, num.5