Berlino – Fuoco ad auto Telekom, delle ferrovie tedesche e traliccio radio Vodafone

19 giugno 2018

La ristrutturazione del potere mediante la digitalizzazione è in piena azione. Quasi nulla rimane al suo posto in questo processo, nulla che non si può integrare con uno “smart” nel nome e che così ha un suo posto nuovo nel mondo. Tutto è collegato in rete. Telecamere, sensori e chip sono perennemente in onda facendo comunicare le cose tra loro. “Big Data” è la valuta di domani. Addirittura le nostre relazioni, il nostro agire e pensare sono perennemente nell’occhio dell’accesso digitale. Ridottx a informazioni, foraggiamo gli algoritmi delle macchine che dovrebbero rendere governabili e pilotabili anche tutto il futuro.

Vista la velocità vertiginosa con la quale l’attacco tecnologico s’estende la rete del dominio si stringe attorno a noi, non è sempre facile continuare a considerare la possibilità della distruzione di questo sistema. A maggior ragione sono importanti i momenti di contrattacco per respingere l’impotenza crescente nei confronti del processo in corso. A maggior ragione ci piace che anche a Berlino si trovano sempre ancora delle nuove risposte irriducibili alla miseria e alla colonizzazione del mondo da parte del predominio tecnoindustriale. Nel contesto del progettato Google-Campus a Kreuzberg si è sviluppata una lotta che non mira solo al gigante tecnologico e al suo universo, ma anche al sociale. Auto-organizzazione, comunicazione diretta e l’effetto dell’attacco sono i mezzi da scegliere. Le più varie azioni di sabotaggio, come ultima a fine marzo della “Vulkangruppe NetzHerrschaft zerreißen – Gruppo vulcano spezzare il dominio in rete”, hanno dimostrato che l’infrastruttura dei flussi di merce, dei dati e delle reti di comunicazione è vulnerabile e che può essere sensibilmente compromessa dall’incendio dei cavi e delle antenne radio. Ma anche altrx fautorix della smartizzazione della città e della vita sono diventatx bersaglio della rabbia, come le vetture Amazon incendiate, le molotov alla Start-Up-Factory, gli attacchi a Zalando oppure al parco tecnologico Humboldthain ecc. Con il nostro contributo vogliamo ulteriormente attizzare questo conflitto e per questo abbiamo scelto alcuni Player di vecchia data ben noti che lavorano attivamente per l’ampliamento e l’ottimizzazione della rete del dominio e del controllo.

Per questo nella notte al 15 giugno poco prima dell’inizio dell’allestimento della relativa zona tifosx abbiamo dato fuoco ai cavi e alle cassette degli interruttori di un’antenna radio di Vodafone. Che è utilizzata per la telefonia mobile e le radiotrasmissioni degli sbirri ed dell’autorità. Riteniamo ottimisticamente che il nostro intervento sia riuscito perlomeno ad interrompere l’attività dell’antenna e a provocare un attimo di silenzio radio. La telescrivente degli sbirri tace il fatto, possibilmente quest’info è rimasta incagliata nei cavi carbonizzati che ora fanno bella figura sull’impianto.

Nella notte al 15 giugno abbiamo passato alla fiamma il parco vetture della Deutsche Bahn nella Kaskelstraße e nella notte al 19 giugno abbiamo piazzato sei ordigni incendiari sotto le auto della Telekom nella Sewanstraße, rottamando sei altre vetture. Con questi attacchi prendiamo di mira alcuni grandi gestori della rete in Germania che con le antenne radio, i cavi a fibre ottiche e la rete ferroviaria sono dei pilastri fondamentali dei flussi di merci e dati indispensabili al funzionamento del capitalismo. Le tre imprese si sono scritte sulla bandiera molto di più che solo fornire l’infrastruttura. Con i loro sviluppi tecnologici negli ambiti sorveglianza, controllo, Internet delle cose, industria 4.0, smart city, smart home ecc.,sono una forza propulsiva nella riorganizzazione del dominio nell’era cibernetica.

Con queste azioni inviamo un segnale di fumo a tuttx lx prigionierx della guerra sociale e a coloro che si trovano in fuga per sottrarsi alla presa degli sgherri. Saluti speciali a Lisa, Thomas, Nero, Isa, UP3 e ax prigionierx G20.

Telefonia mobile e trasporti pubblici al servizio del potere
Media, politicx e lobbisti fomentano da anni ormai un clima della paura. Dax stranierx, dax profughx, dal terrorismo. A pari passo avanza l’invocazione all’autorità. Una nuova legge di polizia segue quell’altra. Chi sviluppa le tecnologie di sicurezza si crogiola, poiché terrorizzando non si può fare solo politica ma anche un sacco di soldi. Così non ci stupisce che al mantenimento dell’ordine esistente le grandi imprese affermate collaborano in prima linea e inesorabilmente nel senso del dominio.

La Telekom è la prima impresa delle telecomunicazioni d’Europa e gestisce delle reti tecniche per la telefonia, la telefonia mobile, il trasferimento dati ed i servizi online. Oltre che in Germania, l’impresa ha delle filiali in quattordici altri Stati europei oppure partecipazioni agli operatori di telefonia mobile e fissa. Con T-Systems, la filiale operativa a livello internazionale, il gruppo è una delle prime aziende di servizio per la tecnologia informatica e di comunicazione rivolta ax clienti della grande industria, del settore finanziario, del settore energetico e dell’amministrazione pubblica e della sicurezza.

T-Systems offre tecnologie d’informazione e soluzioni a 360° alla polizia, ai militari e alle altre autorità di sicurezza. Sotto il titolo “PLX”, Telekom sviluppa tra l’altro un sistema d’informazione e di ricerca per gli sbirri dove sono integrati tutti i processi rilevanti di segnalazione, come i rilievi di impronte digitali, i dati di carcerazione, i precedenti ecc. Così dovrebbero essere sostenuti tutti i processi, dall’elaborazione iniziale dei casi fino alla loro consegna nelle mani della giustizia. Come aggiunta, T-Systems offre la tecnica per la “radiomobile interattiva”. Un posto di lavoro sbirresco mobile con computer multifunzionali nella vettura che permette la totale integrazione dell’infrastruttura e comunicazione già esistente della polizia. Questi link dovrebbero accorciare i tempi di reazione e d’intervento e, con le registrazioni video, facilitare nel contempo una documentazione probatoria.

Anche Vodafone, la filiale tedesca del Vodafone Group britannico e secondo operatore di telefonia mobile in Germania, fa pubblicità per di più sicurezza. Così non fornisce solo un servizio Messenger agli sbirri bavaresi oppure Bodycam alla polizia federale, ma sviluppa anche dei droni intelligenti che, equipaggiati con camera a bordo e carta SIM per le radiocomunicazioni LTE, forniscono e analizzano il materiale video in tempo reale. Con questi droni dovrebbero essere contate per esempio le persone nelle grandi iniziative oppure osservati e pilotati i flussi di persone. Ma anche la sorveglianza del traffico e l’accertamento delle targhe fanno parte delle mansioni di queste applicazioni. Ovviamente questa tecnica può essere completata a scelta con altra software di sorveglianza, per esempio per il riconoscimento facciale.

Con tali e simili prodotti, Telekom e Vodafone, insieme a tante altre imprese dell’industria di sicurezza, sono presenti da tanti anni come espositori nelle fiere tipo il congresso europeo di polizia, dove concorrono per l’interesse della propria clientela nei settori militari, polizia, servizi segreti e protezione dei confini.

Alla Deutsche Bahn invece, da gestrice di stazioni ferroviarie e della rete ferroviaria tedesca tocca piuttosto il ruolo di acquirente di tali tecnologie. Ma, nel contempo, l’infrastruttura di questo gruppo offre anche un enorme campo di sperimentazione per testare in condizioni reali l’applicazione delle nuovissime tecnologie di sorveglianza. L’esperimento a campo libero più popolare della Deutsche Bahn in cooperazione con la polizia federale, la criminale federale ed il ministero federale degli interni è in atto nella stazione Südkreuz a Berlino. Lì, delle telecamere intelligenti provviste di software per il riconoscimento facciale dovrebbero automaticamente riconoscere e seguire delle persone e segnalare gli atteggiamenti strani. Con dei progetti del genere posano le fondamenta per una società totalitaria del controllo. Nel caso di un risultato positivo per i gestori, tali tecnologie saranno impiegate anche altrove. Già adesso sono sorvegliate 900 stazioni della Deutschen Bahn con 6000 videocamere e se riarmate di software intelligente potrebbero, nel perfetto senso del ministro degli interni, rendere possibile una rete di persecuzione e sorveglianza personalizzata quasi totale nel traffico pubblico. Così questo gruppo riveste un ruolo centrale nella realizzazione dei nuovi paragrafi di sorveglianza e di persecuzione, come per es. quelli nella nuova legge di polizia bavarese.

Dall’internet delle cose alla smart city e ritorno
L’internet delle cose vale come il maggiore segmento di crescita nella della telefonia mobile. Lx esperti calcolano con fino a 50 miliardi di apparecchi collegati a livello mondiale. Questo premette delle reti efficienti che riescono a scambiare velocemente delle grandi entità di dati. Ecco perché gli operatori di telefonia mobile investono quantità di soldi nell’infrastruttura delle fibre ottiche, del Narrowband e 5G per essere all’altezza delle sfide attuali e future. Nel contempo collaborano ai più vari progetti smart city in Europa e sviluppano varie cose che dovrebbero far diventare realtà il mondo totalmente collegato in rete.
Con questo fine, la Telekom gestisce un cosiddetto “Hub:raum” come incubatore per gli start up e dirige dei programmi intitolati “Smart City Lab/T-Labs” per accelerare l’efficienza digitale delle città. Soluzioni intelligenti per il trasporto, smart parking, smart electric vehicle charging, sistemi di management intelligente del traffico e dei passeggeri, smart waste management, smart lighting, smart metering e smart public safety sono alcune voci che dimostrano di quanto siano ampi i piani delle imprese per creare delle cose che producono delle informazioni, per così poter essere integrate nella filiera del valore aggiunto. Obiettivo della Telekom è di essere il maggiore fornitore in Europa per le soluzioni smart city. Naturalmente spacciandosi da ecologista e promettendo di affrontare i problemi come il cambio climatico, la scarsezza delle risorse, il cambio demografico ecc. per rendere possibile una sopravvivenza lunga sulla Terra alle persone. Si tace il fatto che la distruzione del pianeta è un risultato della logica capitalista e che le imprese possono contare su dei profitti orrendi.

Nei suoi progetti smart city anche Vodafone mette in primo piano l’argomento dell’ecologia insieme a quello della sicurezza e dell’efficienza economica. Con la filiale “ecologica” di RWE, “Innogy”, il gruppo sviluppa dei concetti per la città intelligente. Impianti e utenti del traffico collegati in rete e un sistema di management per lo smaltimento intelligente dei rifiuti e per i sistemi d’illuminazione intelligenti sono i tre puntelli importanti per raggiungere l’obiettivo della cooperazione tra queste imprese. Dei tralicci multifunzionali intelligenti intitolati “Innogized Poles” dovrebbero essere equipaggiati con dei sensori e delle apparecchiature adatte a fornire una soluzione a 360° per il collegamento urbano in rete. Potrebbero, da un lato, servire da stazione di rifornimento per ogni tipo di vetture elettriche, misurare l’inquinamento dell’aria e la temperatura e produrre della pubblicità digitale sugli schermi LED.

Dall’altro lato dovrebbero però semplificare la sorveglianza dello spazio pubblico con le videocamere intelligenti. Il muro intelligente è un altro prodotto di Vodafone. Dei sensori dovrebbero riconoscere non solo i movimenti ma anche le sostanze chimiche e le singole particelle delle vernici spray. Se un muro viene spruzzato, il sensore allarma automaticamente le forze dell’ordine. Ma provengono dalla casa Vodafone anche le tecnologie passabili di essere integrate come strumenti di sorveglianza direttamente del nostro quotidiano. Con gli “Smart Level Glasses” sviluppati insieme al produttore USA VSP, l’impresa offre un paio di occhiali pieni di tecnica intelligente. Questi dovrebbero servire anzitutto come fitness-tracker, ma possono offrire anche delle funzioni di tracking geografico e altro. Con un ranking del numero dei passi, con cui a partire da un certo numero di punti si sostengono dei progetti sociali o delle persone bisognose, si vogliono stimolare lx utenti di portare questi occhiali anche sempre. Così, giacché ci siamo, insieme al vorace mangiatore di dati se ne fornisce anche il ricatto emotivo.

Con tali e simili applicazioni, le imprese dicono chiaramente in quale direzione i processi della smartizzazione si sviluppano realmente. Quel che ci spacciano per delle facilitazioni quotidiane nel nome dell’ecologia, si rivela come capitalismo verde in forma pura. Si tratta di potere e di denaro. E così la distruzione si diffonderà inesorabilmente ed i nostri spazi vitali diventeranno pezzo per pezzo luoghi di assoluto controllo.

Quel che ci rimane è la conservazione dell’idea di una vita diversa e della possibilità della distruzione di questo mondo del dominio e del controllo e, mediante l’azione, la realizzazione di quest’idea.

Chi Sputa Nel Piatto Dal Quale Mangia

Fonte: Indymedia (Tor)
Traduzione dal tedesco mc

Info da: https://it-contrainfo.espiv.net

Dalla Foresta di Hambach

 

Foresta di Hambach (Hambacher Forst), 15 luglio 2018

Nella notte dal 14 al 15 luglio ignoti hanno provocato un corto circuito alle linee aeree della  ferrovia di Hambach. Anche noi mostriamo così la nostra solidarietà con le persone nella foresta di Hambach. Un tale corto circuito è fatto in un baleno, perciò venite e provateci! L’uscita dal carbone è lavoro manuale! Smash Coal, smash RWE!!!!

fonte: chronik.blackblogs.org

La metamorfosi del mondo

Metamorfosi

La metamorfosi è qualcosa di profondamente diverso rispetto a un cambiamento.
In un cambiamento alcune cose mutano ma altre possono rimanere uguali, la metamorfosi invece è una trasformazione totale e radicale che si spinge fino a ciò che costituisce l’essere umano e l’intero vivente. La metamorfosi, quando è completa, arriva ad avere il carattere dell’irreversibilità.
È in atto una profonda metamorfosi dell’essere umano: ciò che stà mutando è il nostro modo di sentire, di vedere, di pensare, di percepire il nostro corpo e i corpi tutti, di relazionarci al mondo e di conseguenza di agire nel mondo e nella realtà attorno a noi. Sentire, vedere, pensare, relazionarsi è quello che porta a un agire.
Vengono minate le basi per un sentire altro, per un immaginare altro e quindi per negare l’esistente e per un agire contro.
Le nuove generazioni non avranno la capacità di comprendere neanche l’idea che possa esistere un modo altro, un mondo altro. Bambine cresciute con un’interfaccia virtuale per una relazione mediata da uno schermo, la protesi del telefono cellulare, i social network: l’essere perennemente interconnesse trasforma il modo di percepire se stesse, gli altri, le relazioni e la stessa realtà. Percependoci come un nodo di un terminale, perfettamente in sintonia con una città sempre più cablata sotto gli occhi di telecamere e di passaggi controllati, diventiamo dei transiti della rete globale. Nella normalità del passare la tessera elettronica ad ogni entrata di una metro un microchip sotto pelle non è così lontano da ciò che gradualmente potrà diventare la normalità.
Il silenzio complice di un’intesa contiene più vicinanza e significato della comunicazione virtuale del cyborg-attivismo da poltrona segno di questi tempi. Ben lontano e al sicuro dalla vita reale, senza sudore e senza il fiato che si spezza.
La metamorfosi si spinge fino ad assumere le caratteristiche di una trasformazione antropologica dell’essere umano: un essere ibrido, senza identità, se non quella costruita sui propri profili, senza punti di riferimento fermi. Il risultato è un individuo frammentato e infinitamente manipolabile, un atomo individualizzato dove non è l’unicità e la diversità del singolo che conta, ma il medesimo trasparente perennemente esposto in vetrina sui social network e diponibile alle esigenze del sistema. Le uniche differenze ammesse sono quelle di fatto conformi al sistema e quelle sfruttabili nel nuovo mercato di consumi personalizzati dove le merci si vanno a confondere con le terapie individuali della medicina predittiva.
Nella fluidità delle merci, perfettamente conforme al modello dominante, la pluralità arcobaleno, la fluidità del genere è in realtà un’omologazione a un unico modello, la x è un neutro maschile.
Anche il pensiero subisce una metamorfosi annichilendosi e degradandosi. Nella società della trasparenza e del livellamento possono esistere solo opinioni. Le opinioni non comportano conseguenze, superficiali, fugaci non lasciano traccia del loro passaggio e quando lasciano tracce, queste non sono abbastanza forti e resistenti per scalfire l’esistente. L’agire e la messa in gioco non sono mosse e rette da opinioni, essendo queste un terreno fragile e franoso.
In questa logica si può disquisire su tutto e il contrario di tutto può essere logicamente argomentato.
Nella metamorfosi il concetto limite si sgretola.

Produzione di realtà
Normalizzazione e Invisibilizzazione

Il processo tecnologico non produce solo strumenti, ma produce la stessa realtà attraverso la percezione che di essa si ha. È un processo che crea e modifica la realtà e nel mentre cambia gli stessi paradigmi di pensiero su come vediamo il mondo e noi stesse.
Non è lo stato con i suoi apparati burocratici e i suoi eserciti a determinare i paradigmi dominanti in un preciso periodo storico-sociale, sono le innovazioni tecnologiche, è lo sviluppo tecno-scientifico che crea e determina i paradigmi. Da sempre sono state le rivoluzioni scientifiche a farlo. Un paradigma è l’insieme di metodi sperimentali, di griglie di interpretazione, di modelli esplicativi, che traccia sia i problemi da analizzare sia le stesse soluzioni. Gli stessi strumenti vengono creati in base all’esperimento, in base a ciò che si vuole trovare e una volta realizzati andranno quindi a determinare lo stesso esperimento. Solo l’idea dell’elettricità come un fluido potè far concepire la realizzazione della bottiglia per imbottigliarlo. Solo un mondo percepito a scala nanotecnologica fa realizzare strumenti in grado di spostare atomi e questi non sono semplici strumenti.
Il cambio di paradigma fa vedere la stessa realtà in modo diverso, ma non è un semplice vedere, è un vedere che crea e modifica quella realtà. Priestley e Lavoisier videro la stessa cosa, ma per il primo all’interno del paradigma dominante già in declino erano corpuscoli, per il secondo a cavallo del nuovo paradigma che si stava affermando era ossigeno. Così come un microscopio a effetto tunnel non è un semplice strumento, ma costruisce un mondo in cui la materia è pensata, misurata e quindi modificata a livello nanotecnologico.
Già il pensare a un corpo come scomponibile rende il corpo stesso disponibile e modificabile. Il percepire i corpi scomponibili è il fondamento delll’ingegneria genetica e delle tecnologie di riproduzione artificiale.
Gli sviluppi tecnologici sono totalizzanti e pervasivi perchè determinano la stessa interpretazione -costruzione della realtà. Questo non vuol dire che non esista una realtà, questa esiste, ma quello che conta è come e cosa diventa poi reale. Cinque anni dopo Chernobyl un esperto del settore dichiarava:

“Il futuro dell’energia nucleare dipende da due fattori: dal suo funzionamento efficace e sicuro, e dalla percezione che sia efficace e sicuro”.

Fu l’evento mediatico dopo Chernobyl e dopo Fukushima a rendere visibile il rischio invisibile del disastro. Ciò che diventa percepito diventa la realtà. Su questo ruotano, quando occorre, sia la produzione della percezione del rischio sia la produzione del non sapere, l’invisibilizzazione del rischio e del disastro. Su questo viene alimentato il costante senso di insicurezza per avere un controllo che penetra in ogni aspetto della vita.
Non è un evento tragico a innescare il lampo fulmineo di una sottospecie di reazione emotiva, tutt’altro ovviamente sia di una reale emozione, nella forza della sua passione, sia di una presa di consapevolezza e del conseguente agire, ma è l’immagine dell’evento veicolata attraverso i media e i social network che filtrano, strumentalizzano, esaltano, banalizzano in base all’occasione. Quell’immagine e la percezione di essa prendono il posto di quello che succede là fuori, fuori dallo schermo, fuori dallo spettacolo e fuori dalle griglie che ingabbiano una reale presa di consapevolezza.
Lo stato e i suoi apparati sono certamente necessari, ma funzionali al processo tecnologico. Un processo che si incarna nei centri di ricerca, nei colossi come Google, IBM, Microsoft, nelle multinazionali agro-alimentari, farmaceutiche e biotecnologiche.
Ciò che prima era impensabile ora viene dato per scontato. La discussione si sposta non su quello che è eticamente lecito, ma solo su quello che è tecnicamente possibile. La tecnologia sposta il limite. Dal respingere con orrore al respingere senza orrore, dalla perplessità fino alla convinta accettazione. Diventa normale ciò che prima non appariva per niente tale. I nuovi sviluppi tecnologici si affermano in un contesto in cui la moralità, la liceità scompaiono davanti agli imperativi tecnici, in cui si riducono alla possibilità. Una pratica diventa considerata accettabile semplicemente perché è realizzabile.
Il golfish, pesce rosso transgenico che brilla al buio, è un esempio inquietante, e bisognerebbe inquietarsi, ma di quell’inquietudine che spinge all’agire, di come le persone si stanno abituando a delle modificazioni genetiche per motivi esclusivamente estetici.
Günther Anders [1] scrive che nulla di più falso è il pensiero per cui vivremo già nell’epoca dell’angoscia. Questa tesi ci è inculcata da chi teme solo che si possa realizzare la vera paura, adeguata al pericolo. Scrive che viviamo invece nell’epoca della minimizzazione e dell’inettitudine all’angoscia in cui non bisogna aver paura della paura, ma avere il coraggio di aver paura e anche quello di far paura. Un’angoscia senza timore e vivificante, che non ci paralizza o non ci rinchiude in noi stesse, ma che ci fa agire.
Il processo tecno-scientifico produce il disastro e lo normalizza. La normalizzazione invisibilizza il disastro. Una strategia di invisibilizzazione è spostare il piano dagli effetti sulla salute e sugli ecosistemi al piano dei costi economici e della gestione amministrativa: il problema delle evacuazioni dopo Fukushima divenne un problema di gestione amministrativa, il piano venne spostato sulle conseguenze sociali di un’evacuazione di massa, non sui reali effetti dell’esposizione alla contaminazione.
La normalizzazione produce accettazione, ciò che diventa normale diventerà accettato. Viviamo in una società del rischio dove il rischio globale non significa solo catastrofe globale, ma convivere con la costante previsione della catastrofe. E questa convivenza diventa la normalità.
La considerazione che non riusciranno mai a far fronte a dei limiti biologici non deve rassicurarci, nel tentativo di superare questi limiti nuove chimere transgeniche prenderanno forma e moriranno nei freddi laboratori. Il sistema tecno-scientifico non produce catastrofi solo con le conseguenze del proprio operare, ma la catastrofe è già implicita nella direzione di una ricerca anche se non otterrà i risultati prefissati e anche se non uscirà mai dal laboratorio.
La realtà delle conseguenze della radioattività, delle nanoparticelle, degli organismi geneticamente modificati diventa un insieme di dati. Diventa la misurazione di variabili e le loro interpretazioni. Questo è in mano al sistema tecnico, ma in certe occasioni anche noi siamo chiamati a cogestire la fabbricazione della realtà e la conseguente cogestione del rischio o del disastro. A Fukushima le persone si autoproducevano i contatori geiger per misurare i livelli di radioattività.
Anche lo scopo del potere e gli stessi rapporti di potere subiscono una metamorfosi, se prima si poteva affermare che il guadagno economico era il principale motore, ora è riduttivo pensare che lo scopo sia solo il profitto. Lo scopo è soprattutto il controllo e la gestione. Controllo e gestione di dati, di informazioni e dello stesso rischio. E la produzione, valutazione, definizione, classificazione, monitoraggio, gestione del rischio, è in mano agli esperti e ai tecnici.
Pensiamo alle ricerche sulle cellule staminali che si fondano sulla capacità generativa delle donne da cui i laboratori traggono non solo profitti, ma materiali. Gli ovuli e gli embrioni per la ricerca derivano dalle cliniche di procreazione medicalmente assistita. Il trarre materiale umano nella scissione del processo generativo ha conseguenze che si spingono oltre al mero guadagno economico.
I laboratori di ricerca parlano di gestione di materiale biologico in eccedenza, ma non si tratta di questo, non è semplice materiale in eccedenza. È prodotto apposta per soddisfare le esigenze delle ricerche in un processo di produzione incarnata e in questa espropriazione si gioca il significato di essere umano.
Nella costruzione di una realtà del paradigma tecno-scientifico e nella sua decostruzione a opera del post-modernismo si ottiene lo stesso risultato: l’unico esistente è quello della macchina tecnologica.
Nello stagno post-moderno tutto è relativo, non esiste una realtà e se non esiste una realtà, non esiste nemmeno il sistema di potere contro cui rivoltarsi. E decostruito pure il soggetto non esiste neanche più un soggetto politico in grado di disgregare, ma realmente, l’ordine esistente.

Degradazione

La degradazione colpisce non solo la Terra, ma anche il pensiero e anche quello che si presuppone dovrebbe essere un pensiero radicale.
La degradazione arriva fin dentro gli stessi contesti che si pensa siano immuni e liberi da condizionamenti e dalle stesse logiche che si dovrebbero contrastare. Modalità che inizialmente sarebbero dovute servire per mettere in discussione la prevaricazione e per mettere in luce la questione del consenso, sottendono un’incapacità nel relazionarsi e arrivano ad essere spinte fino a degenerare e a minare gli stessi presupposti di un rapporto e della stessa responsabilità. Un incontro tra due persone è fatto di sguardi, intese e anche malintesi, insicurezze, incognite, imprevisti. Questo è quello che rende autentico un incontro con l’altro.
Un cartellino con scritto se sono impegnata o no, un foglio da leggere prima di entrare in un posto con i diktat su quello che è ammesso e non ammesso fare, non sono modalità liberatorie, ma sono degenerazioni di un qualsiasi autentico incontro. Le infinite possibilità non si possono prevedere, scansionare e ridurre a un elenco. Esporre, rendere trasparenti tutte le possibilità ammesse e non ammesse è perfettamente conforme alla società della trasparenza, dove tutto è esposto e trasparente, è perfettamente conforme con la società cibernetica dove tutto è prevedibile e calcolabile.
Delegando la compresione a un cartellino, delegando la responsabilità agli elenchi si polverizza la capacità di comprenderci e di comprendere l’altro. Così si va a modificare nel profondo noi stesse, metamorfosi perfettamente in linea con l’umano incapace di relazionarsi della società tecnologica.

“L’amore senza una lacuna nella visione è pornografia. E senza lacune nella conoscenza, il pensiero si riduce a calcolo.” [2]

Viviamo in tempi in cui alcune aree del femminismo, del movimento LGBTQIA, queer spacciano pratiche e logiche di mercificazione per libertà e autodeterminazione. Prostituzione, utero in affitto e come ultima tendenza gli ormoni alle bambine e bambini. Perfettamente in sintonia con il neoliberismo si diventa imprenditrici di noi stesse offrendoci come merce. L’”auto-sfruttamento” è più efficacie dello sfruttamento da parte di un terzo o del sistema perchè è mascherato dalla retorica della libera scelta e della libertà. Come se la schiavitù diventasse accettabile se fosse scelta liberamente. L’auto-sfruttamento porta alienazione da sè stesse e dal proprio corpo, l’autorealizzazione è in realtà autoannullamento.
Questo è un dispositivo di potere della società del controllo e della cogestione, dove noi stesse siamo chiamate a cogestire gli stessi disastri con una partecipazione attiva, diventando attive non percepiamo più che in realtà siamo ancora nella morsa del sistema e non ci rendiamo conto che stiamo solo oliando i suoi ingranaggi.

Post gender – Post human

Dal transumanista James Hughes: Verso un futuro post genere
Il post-genderism è una interpretazione radicale della critica femminista al patriarcato e al genere, e la critica genderqueer del fatto che il genere binario costringe il potenziale dell’individuo e le nostre capacità a comprendere e comunicare con le altre persone. Il post genere trascende l’essenzialismo e il costruzionismo sociale assertendo che la libertà dal genere ha bisogno sia della riforma sociale sia delle biotecnologie. Nonostante un benessere nella variazione antropologica e storica dei ruoli di genere, inclusa l’esistenza del 3^ ruolo di genere (neutro), non c’è traccia di una società libera dal genere. Oggigiorno i nostri sforzi nella creazione di società di generi neutrali hanno anche raggiunto il limite del genere biologico.
Oggi tuttavia, biotecnologie, neuroscienze e tecnologie di informazione rendono possibile il completamento del progetto di liberazione di noi stessi dal patriarcato e dal genere binario. Le tecnologie postgenere porranno fine alla propria identificazione sessuale e biologica statica, permettendo agli individui di decidere per sé stessi quali tratti di genere biologico e psicologico desiderano tenere o eliminare.
(Postgenderism: beyond the gender binary
George Dvorsky and James Hughes, PhD Institute for Ethics and Emerging Technologies, March 2008)

Dovrebbe destarci sospetto quando alcune rivendicazioni vengono riassorbite dal sistema, in questo caso ci troviamo davanti a una perfetta sovrapposizione e sintonia tra le rinvedicazioni post gender e post human, tra le rivendicazioni del queer e del transumanesimo. Il punto di incontro è l’apoteosi della tecnologia vista come mezzo per liberarci dai limiti del corpo, per superare il corpo, per cancellare il corpo, per modificare il corpo. Il corpo è percepito come la catena della biologia, come un mero involucro di cui possiamo liberarci, che possiamo migliorare e modificare grazie alle tecnologie. Il punto di incontro è il voler cancellare ogni limite. Il punto di incontro non può che essere il cyborg.
Il queer si presenta come un pensiero rivoluzionario, ma i suoi fondamenti corrono insieme alle tecno-scienze, corrono insieme al transumanesimo.
Se non esiste un limite tutto è possibile e le potenzialità di questo affascinano i tecno-scienziati, i transumanisti e il movimento queer.
Ecco il mondo post gender e post human che è già presente: nei manuali medici invece che vagina c’è scritto “front-hole”, buco di fronte e invece che taglio cesareo c’è scritto “window-birth”, finestra di nascita. Inoltre la raccomandazione della British Medical Association per i medici è di evitare l’espressione “mamme in attesa” o “donna che partorisce” per dire “una persona che partorisce” e invece di “allattamento al seno” dire “allattamento al petto” in quanto potrebbero offendere e discriminare le persone transessuali.
Non sono semplici tendenze linguistiche. È una precisa scelta che vuole cancellare la dimensione della procreazione e la dimensione della sessualità del corpo femminile. Nel caso di un transessuale che porta avanti una gravidanza dopo l’interruzione degli ormoni, non dimentichiamo che è la sua parte femminile che è rimasta incinta e che è in grado di portare avanti la gravidanza. Un uomo non può rimanere “incinto” ed è una differenza sostanziale, materiale, corporea. Nessun essenzialismo, semmai materialismo, la materia della carne.
Da un lato abbiamo il sistema che ha bisogno di corpi materiali e dall’altra parte dispositivi di potere e di risignificazione che cancellano quegli stessi corpi. Significativo che la tendenza del sistema è la stessa tendenza delle derive decostruzioniste e queer.
In Italia è stata recentemente autorizzata la somministrazione, rientrando nei trattamenti previsti nei livelli di assitenza di base, del farmaco a base di triptorelina per bloccare l’attività ormonale ai minori. Una medicalizzazione, una sperimentazione su bambine e bambini portata avanti come rivendicazione di libertà dal movimento transgender, queer e da alcune aree del femminismo. Per la libera scelta della bambina, si sente dire, ma bloccando la pubertà non si favorisce la scelta della bambina, siamo noi che attuiamo una scelta e ben precisa.
Non c’è il rischio che tale approccio vada a riconfermare e rafforzare gli stessi stereotipi di genere che si dovrebbero abbattere? Una bambina che non rientra nelle caratteristiche e nei comportamenti socialmente accettati che dovrebbe avere il suo genere, quindi che non è ciò che il nostro immaginario ci richiama alla femminilità, ma che gioca con giochi che non rientrano in quelli etichettati come da bambine, o che mostra un interesse verso altre bambine, viene vista come un maschio e non come una bambina che non rientra nello stereotipo.
Sono un sentimento, un comportamento, una tensione ad essere intrappolati. Questi vanno liberati, non attuando una medicalizzazione sulle bambine, ma scardinando la società che etichetta come “non nella norma”, in relazione a quel genere costruito socialmente, tale sentimento, comportamento, tensione. Non dovremmo cancellare i corpi per liberarci dai generi, ma dovremmo liberare i corpi dai generi.
Neil Harbisson, ospite alla conferenza dell’Università della Singolarità lo scorso Settembre a Rho, è un artistoide diventato famoso per essersi fatto impiantare un’antenna nel cranio. Affetto da una rara malattia che non gli permette di vedere i colori, grazie all’antenna può “sentirli” attraverso delle vibrazioni. Vanta di essere il primo cyborg e ha fondato la Cyborg Foundation per aiutare gli umani a diventare cyborg. La definizione di umano gli sta stretta e, sentendosi vicino alle altre specie, si definisce trans-specie collegandosi al movimento trans-gender.
Non vedremo spuntare antenne sul cranio degli/delle antispecisti/e, ma in tempi hi-tech dove già occhiali virtuali vengono usati da alcune associazioni animaliste per farci sentire le sofferenze degli animali negli allevamenti, non c’è da stupirci se una protesi tecnologica sarà considerata come un tramite per sentirci vicino e per relazionarci con gli altri animali e il mondo naturale.
Tutto questo è parte di quel processo di metamorfosi della percezione del corpo e di modificazione dei corpi tutti: corpi post-organici, implementati, artificializzati, geneticamente modificati.
Nel blog di Martine Rothblatt, Da transgender a transumano, si legge:

“Garantire l’uso etico delle biotecnologie sarà una preoccupazione tanto grande per i transumanisti quanto per i difensori della libertà di genere”.

Ed ecco che le biotecnologie diventano etiche…

1.   Günther Anders, Dell’incompatibilità tra nucleare e violenza, S-edizioni
2.  Byung-Chul Han, La società della trasparenza, pag. 15, ed. Nottetempo

Silvia Guerini

Dal giornale ecologista L’Urlo della Terra, num.6, luglio 2018

scarica qui il testo: metamorfosi pdf

 

Berlino – Attacco alla Smart City. Fuoco a furgone Amazon

Berlino: Dato alle fiamme furgone Amazon

4 giugno 2018

Attacco alla Smart City – Fuoco a furgone Amazon
I pensieri sono liberi  …
Sull’attacco tecnologico all’individuo a partire dallo sviluppo immenso di vari attorix e sulla diffusione distruttiva sull’unico pianeta finora popolato si è detto tanto.
La nostra Era è stata raggiunta da una forma di schiavizzazione felice alla quale l’umanità si vuole dare senza scrupoli alcuni.

Pensiamo a Facebook. Il collegamento in rete di tutte le persone. Ognuna può contattare ognuna. Facebook trova da sola vecchx amicx di scuola e, ancora meglio, Facebook mi trova pure autonomamente su delle foto delle quali non ho mai saputo nulla. Si creano gruppi online su tutti i temi possibili ed immaginabili e ognunx ne può far parte. Condividiamo notizie sul pianeta intero e le valutiamo come cattive o buone.
Poi Google. 1, 2, 3, 4 volte usato e Google sa già alla seconda lettera quale sia il tema che cerco. Magia.

Poi Amazon. Un’impresa per facilitare il consumo insaziato.
Ogni classe di prezzo, ogni categoria, ogni paese. Veramente c’è qualcosa per tuttx … potrebbe continuare liscia se non ci fossero alcune voci che tutto d’un tratto vanno a raccontare quanto di merda e in modo disumano vi si deve lavorare. Chi vi lavora racconta di un vero e proprio addestramento tipo militare di misure si sorveglianza raffinatissime. Di gruppi di lavoro che sono castigati o premiati collettivamente. Fregarsi è una virtù da Amazon.

E negli USA, per servirsi di una classe di nomadi del lavoro ormai diseredata, Amazon impiega preferibilmente dex ex-appartenenti alla classe media finite a vivere nelle proprie auto.
Ma questa impresa è, da ogni punto di vista, ovviamente solo un esempio paradigmatico di tanti. La coazione al lavoro per avere le basi essenziali di sopravvivenza è un paradosso. In fondo sono ben note le condizioni disumane alle quali così tantx sono quotidianamente espostx,.

Anche se nel discorso anarchico attuale la contraddizione di classe secondo Marx sembra assolutamente obsoleta e se di lotta di classe nel senso consueto non se ne parla proprio, la struttura del dominio si può però sempre definire lungo i rapporti di potere, le coazioni economiche e le posizioni sociali.

Si forma una protesta contro Google. Contro la ristrutturazione della città sotto forma di comunità residenziali e di lavoro tipo Start-up, contro le Factories oppure contro un Google Campus a Kreuzberg.
E anche Amazon non è più il gentile portale di vendita in rete. Tante persone solidali negli anni passati hanno fatto delle azioni e diffuso delle analisi per richiamare l’attenzione sulle lotte di chi vi lavora e per specificare Amazon come uno dei Player del dominio digitale.

L’entità del sabotaggio è difficilmente valutabile; ai camion Amazon in fiamme come inizio maggio a Philadelphia, si tenta di negare l’importanza politica.
Certo non casualmente vicino a Birmingham/UK, inizio novembre 2017 bruciava un magazzino Amazon e lo stesso grande magazzino a Rugeley, Staffordshire, era obiettivo d’incendio doloso già in novembre 2016. E ambo i fuochi disturbarono notevolmente gli affari di natale.

Se può definirsi lotta di classe o meno questa resistenza non è tanto importante quanto l’oppressione concreta di coloro che devono lavorare per Amazon e la sorveglianza di chi utilizza Amazon. Per delle analisi più esatte servono ulteriori osservazioni e dovrebbero essere ricercate anche al di fuori dei circoli più ristretti della scena, anche se per questo in varie zone come Atlanta come fonte purtroppo non rimane che Twitter.

Del resto a Berlino già a novembre 2017 contro Amazon si giocava con il fuoco danneggiando la stazione pacchi a Monaco, ma purtroppo la campagna https://makeamazonpay.org/ ignorava la  resistenza militante.

…chi può indovinarla …
I lenti cambiamenti sociali nel frattempo sono sono normali anzitutto per la gioventù. L’accesso ai bisogni più intimi di tante persone ha creato le possibilità alle multinazionali tipo Google e Amazon di controllarli e pilotarli. L’isolamento e l’incapacità all’interazione sociale con persone vive ne sono la conseguenza. Lo scambio interpersonale ha perso influenza e, complessivamente, Internet sa già più di te stesso di quel che sanno lx tux amicx.

Sarebbe auspicabile un’apertura nella società sulle tematiche tabù come i problemi psichici, le coazioni o la povertà. Nessunx dovrebbe convincersi di essere malatx solo perché non adeguatx alla norma sociale.
Un sistema capitalistico non può funzionare se non tuttx stanno al gioco. Perciò ci vogliono controllo e sanzioni per sottomettere le persone. Lo Stato può sottomettere a chi ha il pensiero libero solo con la durezza.
Il dominio digitale si è dato l’obiettivo di uguagliare le persone. Di essere presente dappertutto nella vita e procedendo con furbizia rendersi utile, per poi farsi indispensabile. Per piccola che sia, ogni informazione è importante per capire i nostri pensieri con lo scopo di cambiarli.

Alcune compagnie e nazioni nel frattempo hanno utilizzato la tecnologia smart, per esempio sotto la forma di classificazione sociale, per procedere in modo repressivo contro la popolazione.
Altre compagnie sono riuscite ad analizzare il comportamento d’acquisto dex clienti, a manipolarlo e addirittura ad offrire loro le merci per l’acquisto.

Da parte nostra il 4 maggio ci furono pure due pacchettini per Amazon nel Kissingenplatz a Berlino-Pankow. Purtroppo poteva esserne recapitato solo uno. L’altro è sparito nel BigData.
Ci siamo servitx di un’istruzione diffusa su rete https://www.liveleak.com/ che ci sembra sicura, ma ovviamente non è precisa abbastanza per evitare ogni casualità a dex passanti ligi al potere.

Fonte: Indymedia (Tor)

Traduzione dal tedesco mc

Da: https://it-contrainfo.espiv.net/

Dove trans-xeno-femminismo, queer e antispecismo incontrano la tecnoscienza – Il cyborg: una metafora che si incarna, un dispositivo di potere e la fine di ogni liberazione

“Tuttavia, dai laboratori scientifici in cui ormai la Natura e gli altri viventi erano imprigionati, studia ti, torturati e vivisezionati, geneticamente modificati, o anche avviati verso una soluzione finale, la Natura riemerge prepotentemente dal seppellimento ideologico del meccanicismo, come un filo d’erba ritrova la luce spuntando dall’asfalto e dal cemento che ha sepolto la terra.”1

Viviamo in tempi di alleanze e di incontri tra realtà trans-xeno-femministe, queer, antispeciste, e lungo questi sentieri riemerge e si afferma con forza il cyborg e le tecnoscienze trovano la propria strada. È significativo e preoccupante, segno di questi tempi, che anche da contesti antispecisti, quindi si dovrebbe presupporre dalle ceneri dell’umano e dell’antropocentrismo, emerga il cyborg. Il significato del cyborg va oltre alla stessa Haraway, è rappresentativo di queste tendenze contemporanee. Con queste mie riflessioni vorrei mettere in luce le vicinanze, i punti di contatto e le sovrapposizioni con le stesse logiche e strutture di dominio e perchè queste nuove tendenze rappresentano la fine di ogni possibile liberazione.
Il cyborg, per i suoi sostenitori, è una creatura in un mondo post-genere, non condizionato dalla riproduzione sessuale biologica, è figura sovversiva del sistema dominante fondato su una serie di dicotomie sè/altro, femmina/maschio, natura/cultura, mente/corpo, uomo/macchina. Si situa -non situato- al di là della differenza intesa come opposizione maschile/femminile, per decostruire la soggettività fondata su un sistema eteronormativo, aldifuori da ogni binarismo.
Dalla moltitudine di Negri e Hardt già si delineava una contaminazione e un meticciato con le macchine. Una moltitudine ora diventata queer che include il cyborg.
Il cyborg diventa compagno di specie nella grande famiglia di queer, alieni, ibridi, surrogati, strumenti viventi, oncotópe. 2
Una fusione tra organico e inorganico, tra carne e silicio dove i confini del corpo non coincidono più con la pelle, la tecnologia pervade il corpo che diventa oggetto di intervento tecnologico. Queste trasformazioni e fusioni tecnologiche non sono possibili e sono inimmaginabili senza gli sviluppi delle tecno-scienze. La metafora cartesiana animale come macchina viene ribaltata in macchina come animale, non si esce da quella logica, la si cristallizza nei corpi. Viene difesa la visione del corpo come macchina in quanto immagine del soggetto multiplo e denaturalizzato. L’artefatto, il simulacro, lo spazio virtuale diventano parametri della nuova soggettività. La soggettività viene ripensata in termini di processo, complessità e rapporto con le tecnologie. Le tecnologie della comunicazione e le biotecnologie diventano gli strumenti principali per ricostruire i nostri corpi. Queste tecnologie costruiscono oggetti in cui la differenza tra macchina e organismo è offuscata.
Il significato di questo affascina le teoriche e i teorici delle teorie queer e della decostruzione, un significato che si fonde in profondità con l’ossessione del corpo, un corpo percepito come una gabbia, con la non accettazione della nostra animalità, della nostra vulnerabilità, dei nostri limiti, della nostra inadeguatezza alla fredda tecnica, con l’ossessione della natura. Ma qui non c’è nulla da decostruire perchè non c’è nulla di costruito. Se poi tutto è filtrato attraverso una concettualizzazione è un altro discorso e se il concetto di natura è stato usato dal potere per distinguere chi era ritenuto diverso, anormale, deviante, in base a norme sociali, culturali e politiche, per reprimerlo e normalizzarlo, questo non vuol dire che la natura in sè, e non resa concetto e potere normativo, sia portatrice di tali disuguaglianze e soprusi, questo non vuol dire che non esiste un già dato, a prescindere da quello che noi possiamo cogliere. Affermare che la natura non esiste è pericoloso e al tempo stesso senza fondamento reale, è solo una speculazione filosofica. Sempre se non vogliamo arrivare ad affermare che la stessa realtà non esiste, perchè con queste premesse è qui che si arriva. Dovremmo sbarazzarci di questa eredità cartesiana o arriveremo in un deserto della critica paralizzando ogni possibile resistenza e sovvertimento. Il pensiero invece che espandersi si annichilirebbe su sé stesso incapace di cogliere le reali sfide che questo esistente ci pone davanti.
Il cyborg diventa anche la nuova soggettività femminista e il simbolo dell’anti materno. La procreazione è considerata come il principio della dipendenza dall’uomo, così con le tecniche di riproduzione assistita le donne si svincolerebbero dal ruolo storico di genere sciogliendo il binomio donna/madre. In quest’ottica la realizzazione dell’utero artificiale finalmente libererebbe le donne dal vincolo biologico della procreazione e annullerebbe le differenze tra sessi intorno al materno.
Le implicazioni di tutto questo vanno invece proprio nella stessa direzione di un sistema patriarcale che da sempre ha cercato di dominare la donna e di appropriarsi della sfera riproduttiva. Viviamo in tempi tempi di risignificazione della maternità, della dimensione procreativa, di cancellazione della madre, della donna, della lesbica. Rivendicare che la maternità è una dimensione che appartiene alla donna e riappropriarsi di essa non è “ridurre la donna al ruolo di madre”, come spesso viene contestato, la gravidanza è una possibilità e una scelta, significa opporsi a questa appropriazione da parte dell’uomo, del sistema medico e tecnico, dello stato, delle aziende della riproduzione.
Alcune analisi trans-xeno-femministe-queer-antispeciste sono consapevoli delle conseguenze di un sistema tecno-scientifico, ma la loro risposta è creare una resistenza interna e fanno emergere una visione positiva e amichevole del rapporto corpo-macchina nel nostro mondo ad alta tecnologia considerando le tecnoscienze come potenzialmente liberatrici.
“Noi possiamo essere i responsabili delle macchine, loro non ci dominano, nè minacciano; noi siamo i responsabili dei confini, noi siamo loro”, “Alla fine del Ventesimo secolo, in questo nostro tempo mitico, siamo tutti chimere, ibridi teorizzati e fabbricati di macchina e organismo: in breve, siamo tutti cyborg”, afferma la Haraway nel Manifesto cyborg. 3
“I cyborg non comprendono solo i corpi high tech dei piloti militari o degli atleti, ma anche le masse enormi del proletariato digitale che nutre l’economia globale.” scrive Braidotti. 4
Secondo queste analisi la tecnologia, la macchina siamo già noi, con le lenti a contatto, pace maker, cellulari. Constatare che siamo pervase dalla tecnologia e circondate da protesi tecnologiche non equivale ad eccettare questo stato di cose. Si leggono accostamenti alquanto superficiali, c’è un’enorme differenza tra le lenti a contatto, un pace maker e un intero sistema tecno-scientifico che penetra nella nostre vite, che modifica la stessa percezione della realtà attorno a noi. Stiamo parlando di ingegneria genetica, nanotecnologie, neuroscienze, di un controllo totale sui processi vitali di ogni essere vivente, di una nocività ecologica, sociale e sistemica. In questa direzione precipiteremo in un mondo interamente guidato dalla macchina dove saremo ingranaggi di questa macchina.
Le tecnoscienze attraversano i corpi, ma non è un attraversamento metaforico e indolore, non è una rappresentazione astratta, è politica e fisica. È in atto una profonda trasformazione, un cambiamento strutturale proprio come una mutazione genetica. Di fatto chi può permettersi di immaginare futuri distopici sta parlando da una situazione privilegiata che ha perso il contatto con la realtà, con le conseguenze sociali ed ecologiche delle tecnoscienze.
Basterebbero queste parole della Haraway per respingerla dall’universo antispecisita: “Si, tutti i calcoli valgono ancora; si, difendo l’uccisione degli animali per delle ragioni e in particolari condizioni material-semiotiche che ritengo tollerabili in base al calcolo di un bene superiore.” 5
Eppure viene presa come spunto anche da contesti antispecisti nonostante il fatto che con le sue argomentazioni offra una copertura ideologica e una giustificazione alla sperimentazione animale, all’allevamento, addestramento, uccisione di animali per scopi di ricerca e alimentari e all’ingegneria genetica. La Haraway afferma che l’animale all’interno del laboratorio avrebbe uno spazio di libertà: “gli esperimenti non possono dare risultati in assenza di cooperazione da parte degli animali”6. Che libertà sadica e perversa, all’interno dei laboratori c’è solo sottomissione e coercizione: animali rinchiusi, immobilizzati in strutture di contenzione, sottoposti a torture, come immaginare una cooperazione? Il laboratorio, come l’allevamento, è una strutture di potere, l’unica libertà gli animali rinchiusi la strappano ai loro aguzzini in quelle forme di resistenza che segnano e incidono una rottura e che rappresentano ciò che rimane di non addomesticato. Eppure la Haraway pensa agli animali in un laboratorio non come vittime, ma come “attori del laboratorio” attribuendogli un potere d’azione che nella realtà è loro negato.
Viene effettuato un riconfiguramento perverso e crudele dove i vivisettori diventano “persone che assistono agli animali”, “addetti alla cura degli animali” per ottenere i risultati sperimentali e l’animale diventa “paziente”. “I cuccioli dovevano diventare pazienti per poter divenire in seguito tecnologie e modelli. […] I cani non avrebbero potuto fungere da modelli se non fossero stati trattati come pazienti” 7 .
Il rapporto di potere e prevaricazione tra aguzzino e animale, totalmente riconfigurato, diventa un rapporto tra paziente e chi se ne prende cura. Ottima copertura ideologica e giustificazione alla sperimentazione animale. I vivisettori vengono assolti per le atrocità commesse e al tempo stesso viene sviato lo sguardo e la comprensione dalla realtà del dominio.
“Josef Mengele mostrava lo stesso tipo di falsa cura, per i bambini ebrei o zingari, sui quali eseguiva i propri esperimenti ad Auschwitz, quando li alloggiava in camere pulite e offriva loro qualche dolcetto.”8
Dai laboratori della DuPont viene creata l’oncotopa, un topo transgenico brevettato nel 1987. Nel suo DNA e in quello di tutta quanta la sua progenie, c’è un gene che se stimolato sviluppa un tumore. La chiamo oncotopa e non oncotopo perchè è la femmina che è stata modificata per gli studi sul tumore al seno. Ci troviamo davanti a una femmina ingegnerizzata per altre femmine. La Haraway si chiede per chi vive e muore oncotopo e si risponde per le donne malate di tumore al seno, quando in realtà vive e muore per le multinazionali farmaceutiche e biotecnologiche anch’esse responsabili di un mondo tossico e cancerogeno e di quel paradigma che vede il vivente come modificabile e artificializzabile.
La Haraway rivendica un dominio strumentale e lo rafforza ancora più in profondità affermando che animali ibridi come l’oncotopa incarnano una politica trasgressiva, anti-umanista: “L’incrocio trasgressivo inquina le eredità genetiche trasformando la natura nel suo opposto binario, la cultura.” 9
In questa concezione, che non è solo della Haraway, ma fa parte delle tendenze contemporanee, l’oncotopa è una sfida all’antropocentrismo, in grado di decostruire la nozione di purezza, di razza, mettendo in discussione la sacralità della vita, individuando nell’angoscia di contaminazione l’origine del razzismo così come è parte delle parallele angosce di genere.
Usare l’ibridazione come interessante concetto non porta nessun oltrepassamento dei confini umanistici: diventa una nuova ideologia dell’appropriazione e affonda prepotentemente nella carne del mondo. Modificare il vivente è il culmine di una visione umanista che vede la natura e l’intero vivente come mera materia da domare e piegare ai nostri fini. Un ritorno a Bacone. L’apoteosi di una razionalità tecnologica. Una stretta di mano alla Du-Pont.
La Haraway e la Braidotti affermando che l’oncotopa è loro sorella stanno nascondendo il vero abisso che le separa da questa creatura transgenica, l’abisso in cui sprofondano i corpi animali ingegnerizzati, l’abisso in cui sprofonda la natura artificializzata, l’abisso di un sistema tecno-scientifico. Chiamandola sorella oncotopa non aprono interessanti incontri con nuove soggettività in divenire, ma perpetuano il dominio.10
Come una trottola impazzita verso futuri fantascientifici e strane visioni, entusiasmandosi da nuove creature post disastro, un accellerazionismo che mentre accellera la sua corsa stritola sempre di più corpi e il mondo intero. Anche animali con tre occhi resilienti a una catastrofe atomica potrebbero aprirci nuovi entusiasmanti incontri e riflessioni su altre soggettività, ma non dovremmo forse distruggere una società mortifera?
“Come potrebbero, nell’ambito dell’attuale situazione culturale, femministe e antirazzisti fare a meno del potere del laboratorio di rendere dubbio ciò che è ritenuto normale?” 11 In queste considerazioni attenzione a non far sfuggire un particolare fondamentale. Si sta parlando di un laboratorio e di ciò che si crea al suo interno. Tutto ciò che esce da un laboratorio non può essere considerato quale elemento potenzialmente in grado di scardinare una struttura di potere di cui è intriso. Che logica perversa. Attraverso un gesto di decostruzione che i derridiani invidierebbero, il racconto fondativo della tecnoscienza rovescia termini ereditati di cultura e natura per poi dislocarli. 12
Dislocarli nei laboratori… Se femministe e antispecisti si trovano a loro agio tra creature transgeniche, se si trovano a loro agio nelle stanze dei laboratori significa che non sono più in grado di vedere la violenza, l’orrore, il dominio per quello che sono. Come potremmo situarci nelle stanze delle multinazionali biotech, agrochimiche, farmaceutiche dove esercitano il loro potere senza sentire l’odore dei cadaveri? Marcuse afferma: “In questo mondo vi sono modi di essere in cui uomini e cose sono “in sé” e “per sé” e modi in cui essi non sono, e cioè in cui la loro natura (essenza) è distorta, limitata o negata”. 13
Le creature transgeniche diventano sostrato del dominio, private della libertà, esistono nella distorsione e nella negazione della loro natura. L’essere topo, il vivere libero, nel suo ambiente, con i suoi simili, è negato. La struttura del sistema non è per niente intaccata da tutte queste decostruzioni, anzi, né esce rafforzata.
Se le riflessioni antispeciste contemporanee non prendono atto di tutto questo ma seguiranno queste direzioni si stanno di fatto schierando dalla parte dell’ideologia del dominio.
Come possiamo rivendicare che siamo tutte/i dei tecno-mostri, dei cyborg e percepire in questo un potenziale in grado di scardinare strutture di potere? Un post-umano troppo umano, che non ha per nulla decostruito l’umano, altrimenti avrebbe ben compreso che siamo animali e non cyborg… Il/la cyborg costruisce l’uomo come interrelazione con le macchine. Diventa costruttore di significato come tutti quegli aggettivi oggettivanti che costruiscono l’uomo, maschio, etero, occidentale, sano, bello. Il cyborg si immerge nella macchina antropologica facendo scomparire ancora di più l’animale che siamo, gli altri animali e la vita stessa. Appropriandosi di queste metafore e di questi significati si stà gettando le fondamenta di una nuova edificazione dell’umano. Se questa concettualizzazione passa, non passa semplicemente per registrare l’attualità, ma arriva a costruire la stessa percezione della realtà e di noi stesse/i e a legittimare e rafforzare un sistema tecno-scientifico di biopotere.
Noi e ogni altro animale veniamo dissolte/i nell’affermare che siamo tutte/i prodotti delle tecno-scienze, che siamo tutte/i cyborg. Veniamo fagocitate/i. La tristezza è che questo dispositivo di cancellazione, della nostra e altrui animale esistenza è creato e messo in moto da aree femministe e antispeciste. Si stanno imprigionando corpi in strutture di potere ancora più impercettibili perchè travestite da processi emancipatori, il cyborg è un dispositivo di potere performativo che smembra corpi come quegli stessi dispositivi specisti che si combattono. Un divenire di nuove soggettività che in realtà esse stesse fagocitano… e cosa rimane nell’arido terreno delle tecno-scienze? Solo oncotope, ibridi, mutazioni genetiche, cyborg…
Riscopriamoci animali come carne-del-mondo non separabile dalla natura. Ciò che ci accomuna con gli altri corpi, con gli altri animali è l’essere senzienti, desideranti, l’essere vulnerabili, l’essere mortali e i nostri vissuti carnali. Questo che ci accomuna, la zòe, il vivere comune a tutti gli esseri viventi, precede ogni costruzione, categorizzazione, concettualizzazione. Dalla riflessione sugli altri animali non dobbiamo far scomparire, come spesso accade, gli animali selvatici e il mondo naturale. Non vengono presi in considerazione perché nella nuova visione di mondo che parte dell’antispecismo propone il selvatico è stato rimosso e la natura o non esiste o è da riprogettare o è da cancellare, con un eco che risuona di transumanesimo.14
La difesa del selvatico e degli ecosistemi rappresenta la breccia per resistere al dominio della megamacchina che si estende a tutti gli elementi vitali resi merci da utilizzare, da depredare e resi basi inerti da modificare e plasmare. Un altro sguardo riconosce un valore intrinseco a un ecosistema nella sua complessità e biodiversità, dove ogni parte della natura non è oggetto rispetto a un soggetto umano, ma soggetto.
Si sta parlando di riprogettare il mondo e i corpi, di tecnoscienze come strumento di liberazione, tutto questo ha oggettivamente un significato ben chiaro e delle conseguenze sull’intero vivente.

Contributo per l’Incontro di Liberazione Animale e della Terra, Luglio 2017
Silvia Guerini dal giornale ecologista “L’Urlo della Terra”, num.5, Luglio 2017 www.resistenzealnanomondo.org

1 Giannetto E. (2012), La natura come persona, in Animal Studies, rivista italiana di antispecismo, politiche della natura, Novalogos, p.32

2 Haraway D. J. (1995), Manifesto cyborg. Donne, tecnologie e biopolitiche del corpo, Feltrinelli. Preciado P., Moltitudini queer – Note per una politica degli anormali, www.incrocidegeneri.wordpress.com

3 Haraway D. J. (1995), Manifesto cyborg. Donne, tecnologie e biopolitiche del corpo, Feltrinelli, pag. 40,41

4 Braidotti R. (2014), Il postumano. La vita oltre l’individuo, oltre la specie, oltre la morte, Derive Approdi.

5 Ibid., pag.187 6 Weisberg Z. (2010), Le promesse disattese dei mostri. La Haraway, gli animali e l’eredità umanista, op. cit., pag.185 7 Ibid, pag.188 8 Ibid., pag. 189

9 Ibid, pag. 99 10 Braidotti R. (2015), Per amore di zoe. Intervista di Massimo Filippi ed Eleonora Adorni. Liberazioni, rivista di critica antispecista, numero 21.

11 Haraway D.J. (2000), Testimone_Modest@ FemaleMan©_ incontra_Oncotopo™ Zipporah W., Le promesse disattese dei mostri, op.cit., pag.205

12 Haraway D. J. (2000), Testimone_Modest@ FemaleMan©_incontra_Oncotopo™. op. cit., pag.144

13 H. Marcuse, L’uomo a una dimensione, pag. 141

14 lesbitches.wordpress.com: manifesto xenofemminista; estetica aliena: xenofemminismo e animali non umani

scaricabile in pdf: cyborg

Non una semplice isola

37.374 ettari di territorio sotto controllo militare con la presenza di poligoni missilistici, poligoni per esercitazioni a fuoco terrestri, aeree e navali, aeroporti militari e depositi di carburante. I due poligoni più grandi dello Stato italiano, uno dei quali il più vasto d’Europa con un’estensione a mare oltre l’intera superficie dell’isola stessa. Il 60% delle installazioni italiane-Nato. Eppure la presenza militare in Sardegna non si ferma entro i soli perimetri delle basi militari. Gli aerei che partono per la Libia volano dall’aeroporto militare di Decimomannu, le forze armate israeliane si addestrano nei poligoni di Capo Frasca e Teulada, le bombe lanciate in Yemen vengono prodotte nel Sulcis dalla fabbrica RWM di Domusnovas. Una lunga lista di eserciti e aziende della guerra si addestrano e testano le nuove armi proprio nell’isola.

La lotta contro l’occupazione militare in Sardegna, dunque, si inserisce necessariamente all’interno di una più vasta lotta contro l’imperialismo, gli eserciti di Stato e il Capitalismo. La centralità dell’isola nelle politiche imperialiste ha radici lontane: per la Nato e gli Usa rivestiva un ruolo strategico importante in virtù della sua posizione geografica, tanto che in una nota della Cia del ’57 veniva “considerata nei piani di guerra degli Usa”. Non solo: le basi erano importanti supporti logistici e operativi utili in caso di conflitto, ma soprattutto erano terra di esercitazione, addestramento e sperimentazione. Di lì a poco, tra il 1955 e il 1956, vennero così installate in Sardegna alcune delle più importanti basi militari d’Europa: Teulada, Decimomannnu-Capo Frasca e Perdasdefogu-Quirra. Tra queste, Capo Frasca veniva inserita in un triangolo strategico insieme alle basi di Aviano e di Ghedi Torre dove si sarebbero addestrati piloti Nato alla guerra atomica. Oggi i venti di guerra sono cambiati, ma il Mediterraneo rimane per la NATO uno degli scenari strategici: ed ecco che ancora ad oggi, le alte sfere dell’esercito ribadiscono la necessità degli USA di tenere la Sardegna come luogo strategico militare (vedi dichiarazioni dell’ammiraglio S.J. Locklear, comandante della Nato per il Sud Europa e per l’Africa). Dall’altro lato, negli ultimi anni le basi hanno rafforzato un altro aspetto importante: si chiama business economico, o meglio sfruttamento legalizzato. I poligoni sono diventati una delle sedi preferite dalle industrie belliche per testare i loro prodotti e mostrarne l’efficacia ai compratori. Sofisticati sistemi d’arma targati Fiat, Alenia, OtoMelara, Finmeccanica, Thompson, Aerospatiale, solo per citarne alcuni. Prezzo d’affitto: 50 mila euro l’ora.

INTORNO ALLE BASI

L’insediamento delle basi militari deve essere inserito anche all’interno di una politica tutta “nostrana” in cui lo Stato ha saputo farne un valido strumento di controllo del territorio e delle sue comunità; un controllo non solo militare, ma soprattutto sociale basato sulla profonda penetrazione di un’economia militare che si è progressivamente imposta quale unico e possibile modello di sviluppo.
Tra le principali conseguenze che ricadono sui territori circostanti le basi troviamo:

  • sottrazione di sovranità: le popolazioni subiscono decisioni prese completamente al di fuori del proprio controllo, estranee ai propri interessi, senza avere alcuna voce in capitolo, anzi spesso volutamente disinformate dalle autorità;

  • cristallizzazione economica (se non arretramento): tutti i paesi mostrano un tasso di disoccupazione maggiore alla media in Sardegna (e tra le più alte rispetto alle regioni italiane) e in generale uno smantellamento dell’economia tradizionale e legata al territorio, sostituita da un’economia di dipendenza dalle briciole date dal sistema militare con sussidi, indennizzi e una manciata di posti di lavoro nelle basi.

  • spopolamento: costante spopolamento, dovuto soprattutto all’emigrazione, delle comunità intorno alle basi; Teulada dal 1961 ad oggi ha perso il 41% degli abitanti, Perdasdefogu un quarto della sua popolazione.

  • distruzione del patrimonio archeologico e naturalistico: vale per tutti il caso del complesso carsico di S’Ingutidroxa presso il PISQ (Poligono Interforze del Salto di Quirra).

  • inquinamento tanto da causare modificazioni genetiche negli organismi vegetali ed animali e diffusione di alcune patologie (aumento dei malati di diabete fino al 300%, disturbi alla tiroide, ecc.), linfomi e cancri di vario genere, aborti e malformazioni negli animali e nell’uomo. Nella sola Escalaplano negli anni ’80 nascono 11 bambini con evidenti malformazioni ed handicap fisici gravi; 6 di loro vengono alla luce nel 1988, un anno che registra statisticamente circa il 25% di nascite anomale. Dal 1998 al 2008 i militari e i civili che abitano a lavorano a Quirra hanno mostrato una presenza di tumori 10 volte superiore alle statistiche nazionali e 16 volte per quanto riguarda le leucemie. E’ la cosiddetta Sindrome di Quirra causata, come rivelarono gli studi di una ricercatrice dell’Università di Modena, dalle azioni militari nella base: “Ci sono polveri sottilissime di metalli nelle foglie di lentischio prelevato a Quirra, nei linfonodi, nel fegato e nei reni delle persone malate. Le stesse ritrovate nei tessuti dei militari reduci dalle missioni nell’Ex Iugoslavia. Nanoparticelle che per forma e dimensione possono essere causate solo da combustioni a certe temperature e da esplosioni: ci sono metalli combinati tra loro che non esistono sui libri”. Le nano particelle di materiali esplodenti e di metalli, quindi, insieme alla presenza di un campo magnetico elevato (frutto delle attività dei radar militari) tra le principali cause delle neoplasie al sistema emofiliaco.

GRANELLI E INGRANAGGI

Il diffuso sentimento popolare contro la presenza delle basi, i loro orrori ambientali e gli effetti devastanti sulla salute umana e animale ha portato nell’ultimo anno una nuova ripresa della lotta contro le basi. Una lotta che ha origini antiche e che ha visto diverse fasi e modalità di azione. In questo contributo vogliamo però ricostruire le tappe di questi due ultimi anni perché pensiamo sia importante per definire anche nuove prospettive e azioni in rete. Il momento simbolico da cui partiamo è quello della manifestazione di Capo Frasca nell’estate 2014 per arrivare a quello più recente della manifestazione del 23 Novembre 2016. Due date che, a nostro avviso, tracciano un percorso importante per tanti aspetti, ma uno in modo particolare: segnano, infatti, il passaggio dalla rappresentazione del dissenso all’azione diretta. La lotta contro le basi, infatti, si è spesso giocata su due binari: uno più orientato alla manifestazione del “dissenso” e al tentativo di coinvolgere ampi strati della popolazione per avere una forza maggiore nel chiedere lo smantellamento delle basi, un’altra più orientata all’azione diretta che creasse disagio e perdita di profitto al sistema militare. Due modalità che in qualche modo si sono manifestate in contemporanea proprio nella manifestazione di Capo Frasca, durante la quale c’è stato sia il momento del dissenso, con la presenza di migliaia di persone e vari interventi dal palco allestito dagli organizzatori, sia il momento dell’azione diretta con la rottura delle reti e l’ingresso di centinaia di manifestanti dentro la base. Da quel momento sono stati diversi i momenti di lotta che hanno visto l’organizzazione di altre manifestazioni, tra cui quella di Cagliari del 13 dicembre 2014, a diversi momenti di azione diretta tesi a impedire lo svolgimento delle esercitazioni, come l’invasione della base di Teulada (con la sospensione delle esercitazioni a seguito della rottura delle reti e l’ingresso di alcuni e alcune dentro il perimetro), il tentativo di blocco della “nave gialla” al porto di Sant’ Antioco, la manifestazione di Decimomannu per bloccare l’esercitazione Starex (la principale esercitazione aeronautica delle forze NATO prevista per il 2015) e il blocco il 3 Novembre 2015 della più grande esercitazione Nato del post Guerra Fredda, la Trident Juncture, con l’ingresso di alcuni e alcune nella base di Teulada. Ultima, la manifestazione del 23 Novembre a Capo Frasca durante la quale, in occasione della riapertura del calendario delle esercitazioni, centinaia di persone si sono trovate davanti la base tagliando decine di metri di rete. In occasione di quest’ultima, è importante sottolineare come la lotta alle basi militari e al militarismo si sia estesa oltre mare, attraverso diverse azioni solidali tra Pisa, Trento e Milano in concomitanza con la manifestazione che si svolgeva in Sardegna.

Tutte queste tappe, ognuna con le sue peculiarità e criticità, rafforzano la nostra idea che la direzione presa sia quella più giusta al momento: l’azione diretta dà la possibilità a ognuno, secondo le proprie modalità, di partecipare in modo attivo alla lotta, di affinare una coscienza individuale e collettiva al tempo stesso, e soprattutto di creare una diseconomia a chi per anni ci ha imposto un’economia di dipendenza e stretto intorno solo filo spinato e catene. Non solo, offre la possibilità di intessere nuovi pratiche solidali con chi lotta contro il militarismo nel proprio territorio con la prospettiva di creare sempre più momenti di azione dislocati in posti lontani, ma accomunati da un unico obiettivo: nessuna pace per chi vive di guerra.

Collettivo S’idealibera, https://sidealibera.noblogs.org/, evaliber2@inventati.org

Dal giornale ecologista L’Urlo della Terra, num.5, Luglio 2017

Francia – Incendiate pale eoliche e a picco imbarcazione ingegnere responsabile della TAP

Francia – Staccare la spina!

È un’espressione entrata nel linguaggio comune, che può avere svariati significati. Può indicare l’interruzione dell’alimentazione di una macchina, come quando si spegne l’apparecchiatura che continua a mantenere artificialmente in vita chi è già considerato clinicamente morto. Analogamente, può indicare l’atto con cui si provoca la fine di qualcosa che è in profonda ed irreversibile crisi. Insomma, si stacca la spina ai malati terminali come ai governi senza consenso. Ma può anche indicare la cessazione di un lavoro particolarmente stressante, i cui ritmi serrati non permettono di dedicarsi a se stessi e la cui routine ci impedisce di vivere, concedendoci al massimo di funzionare. Si stacca la spina quando non si hanno più speranze: speranze di vita, di gioia, di dignità.
Quando non c’è più vita — vita reale, autentica, non un suo surrogato — c’è solo una cosa da fare: staccare la spina. Per morire definitivamente, forse. Ma anche e soprattutto per trovare il tempo e la possibilità di ricominciare a vivere.
Questa civiltà è un malato terminale. Funziona ancora, occasionalmente, ma non vive più. Può gonfiare portafogli, ma non può far battere il cuore. Si mobilita per incrementare bisogni, ma non muove un dito per realizzare desideri. Organizza pubblici spettacoli, non esaudisce fantasie singolari. Risuona di pubblicità, mai di poesia. In un’esistenza trascorsa giorno dopo giorno all’inseguimento del denaro (e del potere), si finisce col perdere ogni gioia e fierezza. Allora, che senso ha permettere a questa civiltà di sopravvivere? Meglio staccare la spina, meglio interrompere il funzionamento delle sue macchine — che poi sono le stesse che permettono il funzionamento delle sue banche, delle sue caserme, dei suoi supermercati, delle sue industrie, delle sue questure, delle sue scuole…
È quanto sta accadendo sempre più spesso in Francia, ad esempio. E dato che i mass-media passano sotto silenzio o travisano le loro ragioni, talvolta sono gli stessi amanti della vita a prendere la parola.

L’eolico, la guerra e la pace

 Nelle prime ore della notte del 3 agosto, nel nord Bugey, alcuni nottambuli s’avventurano su un crinale un tempo coronato dalle cime degli alberi, oggi dominato dalle macchine dell’industria eolica. È per esse che i ribelli sono usciti stanotte, per distruggerne una, o magari due. Si danno da fare e presto si ritirano nei boschi. Alle loro spalle, a circa 100 metri al di sopra del suolo, le fiamme cominciano a consumare la struttura con un crepitio metallico.
Il Bugey è già tristemente celebre per la sua centrale elettronucleare. Ahinoi, le infrastrutture dell’atomo non hanno l’esclusiva nella distruzione di queste contrade trasformate in risorse, preliminare della energia-merce. Qui la foresta è lacerata da linee elettriche e da strade sterrate, devastata da città e villaggi, con le loro segherie, cave, stazioni sciistiche… e ora col loro parco eolico.
Si può studiare attentamente un modo di produzione, analizzando un gran numero di parametri relativi. Si possono fare calcoli, analogie, paragoni, ipotesi, deduzioni. Si può anche considerare che tutti questi dati seri sono gli elementi del linguaggio di una mentalità tecnica e quantitativa, che questa stessa mentalità scientifica presiede ovunque all’amministrazione di persone e cose. Che non esistono energie alternative o rinnovabili. Total, Areva, EDF e Vinci sono tra i maggiori investitori nel settore eolico. Che esiste un solo leviatano che diversifica e ottimizza la sua produzione di megawatt. Una guerra insidiosa e devastante viene combattuta contro tutto ciò che non è ancora riducibile al capitale. Che lo si ignori o che lo si riconosca, essa ha conseguenze tragiche sulle nostre vite. Ribelli senza causa né speranza, entriamo in questa guerra consapevoli di essere niente, desiderando tutto. Vittoria e sconfitta non sono più nel nostro lessico, l’essenziale è altrove, si trova interamente nell’atto di combattere.
Di questa guerra, che si intensifica sugli sfruttati che resistono da molti anni, andiamo fieri e inviamo il nostro più alto rispetto a tutti i ribelli che lottano contro i nostri nemici. Grazie a te Burienne che combatti contro il nucleare e il suo mondo, a te a Briançon e dintorni, che vuoi distruggere le frontiere e mostri la più bella solidarietà internazionale, grazie alla Borie e tutti gli altri squat che sono altrettanti bastioni contro un ambiente mortifero in cui la legge ELAN è una nuova arma di distruzione di massa nei confronti delle occupazioni.
A tutti coloro che non hanno relegato i loro sogni sul cammino del rimpianto, grazie, le vostre battaglie ci ispirano.
Lo Stato è in guerra e dispone di mezzi illimitati per domare la ribellione (militari, sbirri, servizi segreti, media, scuola …). Finiremo, senza alcun dubbio, come molti dei nostri amici, compagni ed antenati, prigionieri di guerra come nemici della repubblica o uccisi da questa milizia. La prigione, arma di terrore utilizzata per dissuadere, reprimere e poi distruggere la nostra vita sociale. Il terrorismo di Stato si abbatte sulle classi più povere con questa arma che distrugge la nostra immaginazione, i nostri desideri, e quando il terrore psicologico non è sufficiente si spinge fino a distruggere le nostre carni. È spaventato, uccide, mutila e si serve delle peggiori tecniche di manipolazione di massa per pacificare la popolazione.
Ci sottraiamo alla passività e alla rassegnazione di fronte a questa guerra di cui non vedremo la fine.
Poiché le nostre vite sono condannate, combatteremo fino alla fine. 
 Fatto particolarmente significativo, la libera circolazione dell’energia sta sviluppando una nuova forma di internazionalismo — una lotta senza frontiere. Ciò che avviene all’estero può trarre ispirazione anche da quanto accade sotto casa. Non ci credete?

Contro la loro energia che alimenta questo mondo disumano, azione!

 «Ma sì, ma sì!» gridava. «E io l’andrò a scovare dietro al Capo di Buona Speranza e al Capo Horn e al Maelstrom e alle fiamme della perdizione prima di perdonargliela. Ed è per questo che vi siete imbarcati, marinai! Per cacciare quella balena bianca su tutti e due i lati del continente e in ogni parte del mondo, per farle sfiatare sangue nero, per buttarla a pinne in aria. Che ne dite, ragazzi, ci diamo subito una stretta di mano? Mi sembrate gente di fegato»
(Moby Dick)
 Marzo 2018 – Nei dintorni di Cannes abbiamo mandato a picco, praticando dei buchi nella chiglia, l’imbarcazione a vela di un ingegnere affiliato alla Bonatti Spa, responsabile tra l’altro del gasdotto Tap in Italia.
Contro la loro energia che alimenta questo mondo disumano, azione!
Monsieur Simon, se non abbandonerà il suo posto perderà la casa oltre alla barca. Converrà con noi che non sarebbe vantaggioso.
Alcuni marinai anarchici superstiti di Kronstadt
Dal che si deduce che l’energia è ovunque, che le infrastrutture energetiche sono ovunque, che i responsabili delle grandi opere energetiche sono ovunque. E che, se non staccheremo la spina a questo mondo infame, perderemo l’illusione oltre alla vita.
Converrete con noi che non sarebbe dignitoso

Sabotaggi in Francia

25 Aprile
Un incendio nella sede della ditta “Varsican mines” che recentemente ha ottenuto il permesso per effettuare ricerche minerarie sul tungsteno, minerale sempre più richiesto nell’industria militare ed aereonautica.

9 Maggio
Un incendio su una cabina elettrica di accesso alle fibre ottiche di Orange ha causato un esteso incendio sotterraneo di cavi.
Novemila persone senza internet e senza telefono fisso. Problemi anche per le reti 3G e 4G.

16 Maggio
Un incendio di un importante ripetitore ha provocato un blocco totale di internet, televisione e telefoni fissi a Louvres, Puiseux-en France, Fosses, Marly-la Ville
Dieci giorni per il ripristino della rete.

18 Maggio
Un locale tecnico di EDF, compagnia elettrica coinvolta nel nucleare, è stato devastato.

31 Maggio
Una pala eolica completamente bruciata, un’altra parzialmente danneggiata. Due milioni di euro di danni. Due delle otto pale eoliche sulle montagne di Marsanne.

Info da: Fenrir, num.9

Aprile Berlino – Dati alle fiamme furgoni di Vinci e Spie

24 aprile 2018

Nel controprogetto all’isolamento e alla concorrenza come base dei modelli sociali occidentali, amicx e compas in Francia si sono appropriatx di un territorio a Notre Dame des Landes dove praticano la solidarietà come elemento centrale di convivenza.
Di fatto lo Stato francese voleva costruire nel territorio un ulteriore aeroporto gestito dalla VINCI s.a. Come reazione a questo progetto, lx nostrx compas hanno semplicemente occupato questo territorio.
La rinuncia alla grande opera aeroporto sembrava una vittoria.

Ma ad inizio aprile lo Stato francese lanciava l’attacco a questa forma d’auto-amministrazione…
VINCI: Nella lotta al progetto del grande aeroporto Notre-Dame-des-Landes, VINCI fu di già frequentemente obiettivo d’azioni militanti in Francia ma anche nella RFT.

VINCI avrebbe gestito questo aeroporto che poco tempo fa fu ufficialmente bloccato. Impresa multinazionale con più di 100.000 impiegatx e sede a Rueil-Malmaison in Francia, Vinci è tra l’altro compagnia di gestione di 33 aeroporti e di diverse autostrade in tutto il mondo.
Vinci si è cristallizzata come uno dei grandi consorzi che organizzano il funzionamento infrastrutturale fluido della convivenza sociale-statale. Le infrastrutture statali in generale e anzitutto in Francia rappresentano gli interessi commerciali di VINCI e attaccarli per noi è un imperativo!

SPIE: In Francia nel settore servizi la ditta Spie è la concorrente più forte di Vinci. Con l’affiliata Spie Nucléaire, l’impresa con sede in Francia è invischiata nell’industria nucleare. In Germania, Spie SAG è coinvolta nella produzione d’elettricità con il carbone e si vanta del suo annoso partenariato con RWE. Per esempio le macchine per l’estrazione della lignite di RWE furono trasportate nella foresta di Hambach da Spie .
Come grande logistico infrastrutturale, Spie è già stata attaccata da compas in passato poiché invischiata in progetti di costruzione di carceri.

Ecco perché nella notte dal 23 al 24 aprile 2018 nel quartiere Sevan a Lichtenberg abbiamo bruciato un furgone VINCI ed uno di Spie.

Kommando Sébastien Briat
– Azione nel quadro delle giornate di azione Maisteine (Pietre di Maggio)[maisteine] –

Fonte: Indymedia

Traduzione dal tedesco mc

Info da: https://it-contrainfo.espiv.net/

Marzo Berlino – Incendiati cavi di rete contro il controllo tecnologico e la guerra ad Afrin

Berlino (Berlin), 26 marzo 2018

Con una dichiarazione pubblicata addirittura su vari „Paste-Bins“ (dove si può diffondere anonimamente dei testi), un cd Gruppo Vulcano rivendica di nuovo un attentato all’infrastruttura di comunicazione: Il „Gruppo Vulcano Spezzare ilDominiodellaRete“ dice di avere incendiato una grossa quantità di cavi sotto il ponte Mörsch a Berlino. Secondo la dichiarazione pubblicata (i link vedi in basso) furono tranciati in modo specifico dei cavi usati „dai militari e i loro prestatori di servizi, dal picchetto aereo del governo federale, dall’amministrazione del Land Berlino, da grandi imprese, da gestori di nodi Internet e dall’aeroporto Tegel“.


Lx sabotatorix mettono in guardia da una totalità dell’attuale sviluppo tecnologico che potrebbe sfociare in una „forma moderna di fascistizzazione“ e in modo coinvolgente in questo contesto ricordano il sistema delle carte forate Hollerith che tra l’altro fu usato dai nazi per l’esecuzione della Shoa. Sottolineano che nessuna persona sarebbe stata messa in pericolo.
Inoltre il Gruppo Vulcano raccomanda urgentemente di usare il Torbrowser per accedere ai link: „La censura è ormai molto massiccia. Deve essere spezzata. Perciò per accedere al nostro testo usate Tor. E poi diffondete la nostra dichiarazione nei media scritti, con volantini, nelle rubriche commentari, con e-mail e nei media „sociali“.“

Le reti del dominio sono attaccabili
Prologo:
(…) L’arroganza del potere, il dominio del errato, la volgarità dei ricchi, le catastrofi industriali, la miseria che avanza al galoppo, lo sfruttamento nudo e crudo, la rovina ecologica – niente ci risparmia, nemmeno l’esserne informatx.
Clima 2017, Clima 2018, Clima 2019 – l’anno più rovente. I motivi per la rivoluzione ci sarebbero. Ma non sono i motivi a fare una rivoluzione – bensì le persone. E le persone stanno davanti agli schermi. (…) L’umanità assiste stregata al proprio tramonto (…). Lo segue tanto incantata che non sente più che l’acqua arriva già alle caviglie (…). Non si tratta più di commentare, criticare e denunciare questo mondo. (…) Continuare a denunciare la discriminazione, l’oppressione, l’ingiustizia ed aspettare che serva a qualcosa è ormai obsoleto. (…) La menzogna è il rifiuto di vedere certe cose che si vedono, e di stare a guardarle di come le si vede. La vera menzogna sono tutti gli schermi, tutte le immagini, tutte le dichiarazioni che si lasciano stare tra se stessx e il mondo. È il modo di come realmente prendiamo a calci la nostra percezione …
Oggi abbiamo tranciato tanti fasci di cavi. Nessunx ne subisce un danno fisico.
I vari cavi sotto il ponte Mörsch a Berlino sono utilizzati concretamente dai militari e dai loro prestatori di servizi, dal picchetto aereo del governo federale, dall’amministrazione del Land Berlino, da grandi imprese, di gestori di nodi Internet e dall’aeroporto Tegel.
Con il nostro piccolo contributo interrompiamo il funzionamento scorrevole della metropoli. Poiché fintanto che tutto funziona, la distruzione senza pari delle basi di vita ecologiche continua immutabile. Guerra, distruzione del clima, movimenti di fuga e confini esterni UE militarizzati non si possono considerare come singoli problemi sconnessi. Come sono connessi la rapina delle materie prime e l’esistenza della povertà, l’abbattimento delle foreste vergini e la produzione di carne, i movimenti aerei in aumento e la sprocizia patogena che è immessa nell’aria.
Serve l’intervento di coloro che non vogliono più stare a guardare. Per esempio con degli attacchi al funzionamento delle metropoli. Per esempio sabotando le strutture che mantengono in marcia questa devastazione, con attacchi alle istallazioni infrastrutturali, all’intelligenza artificiale, alla smart city, all’industria 4.0 – cioè alle forme di sorveglianza d’ogni tipo. Le conseguenze di una distruzione ambientale e del clima dovuta a capitalismo sono inevitabili – non potremo impedirle. Ma dobbiamo trovare un’attitudine adeguata davanti alle formazioni autoritarie e guerrafondaie che ne risultano.
Con la nostra azione di sabotaggio interrompiamo il normalissimo andamento dei variegati cicli di lavoro nella capitale – era l’obiettivo fissato. I suddetti gestori della rete sono amministratori di un processo violento che spacciano per rivoluzione digitale. Noi come user della rete diventiamo per forza dipendenti. Essendo così sia vittime che complici di questo processo. Per esempio la continua reperibilità digitale allunga la giornata lavorativa fino al punto che spesso non termina più. L’auto-ottimizzazione (mascherata da auto-determinazione) e l’essere determinati dall’esterno ci conducono in una nuova forma di schiavizzazione moderna. La nostra miseria è anche collegata con con quella d’altrx. Poiché la massimizzazione del profitto in ogni millisecondo determina la miseria immensamente più grande che c’è in tanti altri paesi. Il danno economico che speriamo sia alto ci fa tanto piacere!
Se interrompiamo il flusso dei dati, anche questo è del tutto intenzionale. I dati sono la premessa per un dominio tramite la sorveglianza. Sappiamo tuttx che le grandi imprese IT e le autorità statali raccolgono tutti i dati disponibili. E ciò per poter controllare e pilotare sempre di più le persone e le società. Ogni persona diventa massa di manipolazione per gli interessi di potere e obiettivo di commercializzazione.
Viviamo la formazione di una totalità sociale del controllo globale, della sorveglianza e del pilotaggio, della misurazione, contrassegnazione ed emarginazione. Edward Snowden lo ha riconosciuto e agito. Invece delle soluzioni sociali contro la distruzione dell’ambiente e dei rapporti sociali dovuta alla tecnica (di dominio), si sviluppano ancora di più tecniche(di dominio). Questo sviluppo tecnocratico, nella sua concentrazione di potere porta pezzo per pezzo al controllo autoritario. Con la “standardizzazione” predefinita, le „anormalità“ diventano illimitatamente differenziabili e selezionabili. I dati che lo rendono fattibile sono quotidianamente forniti alle reti „sociali“ da noi stessx, quando non paghiamo in contanti, quando usiamo Google o gli assistenti digitali perenni come Alexa e Siri. Le notizie ed i risultati di ricerca ce lx forniscono individualmente su misura e ci pilotano “comodamente” attraverso il nostro quotidiano. Questo pilotaggio attuale dell’informazione e della comunicazione è la base per poterci pilotare domani. Tantx che agli inizi di internet sostenevano l’aspettativa ugualitaria, oggi mettono in guardia dalla totalità dei rapporti di domani. Una forma moderna di fascismo è una variante possibile di questa totalità incombente.
È prevedibile: Appena le conseguenze qui della distruzione ambientale, del cambio climatico e della guerra diventeranno molto più evidenti e le lotte di distribuzione più dure, i peggiori incubi e le peggiori distopie diventeranno realtà – a meno che una rottura rivoluzionaria con lo stato delle cose non avrà successo!
Ecco perché sabotiamo il presunto progresso.
Intendiamo la nostra prassi anche come insegnamento tratto dalle esperienze con il fascismo tedesco. Scorgiamo una crescente disponibilità di farsi pilotare fedeli al progresso e di farsi determinare dall’esterno, viviamo la devozione di chi lo sostiene, sentiamo il brutale gelo sociale, presagiamo la volontà d’annientamento. Potrebbe toccare a tantx, un bel giorno: al pensionato disfunzionale, alla malata, ax profughx, ax chi rifiuta il lavoro, alle donne che non vogliono partorire. Poiché questo è il carattere e la dimensione delle possibilità della “rivoluzione” digitale.
Unger, Lichtenstein, Lepehne – sono i nomi di persone che furono deportate dal luogo della nostra azione e poi assassinate. Nel 1942. Ad Auschwitz e a Riga. Con pietre commemorative d’inciampo incastrate sul ponte Mörsch che dovrebbero aiutare a ricordare. Quale è il rapporto della deportazione di queste persone con i cavi in fibra ottica due metri più in basso?
Ecco un esempio storico che illustra le possibilità per il fascismo dell’illimitata schedatura digitale: L’ingegnere Herman Hollerith inventò la tecnica delle schede forate con la quale fu possibile un efficace censimento in America. Ai tempi della dittatura nazi, IBM aveva un monopolio pressoché mondiale di questa tecnologia e della produzione delle relative schede forate. Il capo IBM Watson era andato personalmente a Berlino quando la sua affigliata in Germania (DEHOMAG) si era assicurato l’ordine per l’analisi del censimento del 1933. La trascrizione dei fogli di conta durava quattro mesi e poi in ogni città, gruppo professionale oppure comunità abitativa si poteva rintracciare la componente ebrea. Con la ricerca popolare nel 1939, con lo stesso sistema di calcolo basato sulle schede forate lx ebrex furono rilevati secondo i criteri della dottrina razzista dex nazi.
Questo modello fu poi ripetutamente applicato. In quasi ogni paese occupato dax nazi, le affiliate tedesche della IBM raccoglievano delle informazioni statistiche nazionali e “di razza” per lx nazi che poi le potevano usare per l’identificazione dex ebrex e d’altrx indesideratx. Questa tecnologia delle schede forate era decisiva per l’efficacia della deportazione. Mentre con un sistema di rilevamento pressoché non ostacolato come per es. in Olanda furono deportatx il 73% dex ebrex, in Francia furono solo il 25%. Uno dei tanti fattori che influenzarono diversamente la sorte dex ebrex nei due paesi era tra l’altro il fatto che la resistenza in Francia fu capace di sabotare massicciamente la registrazione via schede forate.
In quasi ogni lager di concentrazione c’erano delle sezioni Hollerith che servivano per registrare chi arrivava, all’assegnazione del lavoro coatto/schiavista ed alla conta dex prigionierx mortx. Senza il macchinario di IBM, senza il servizio di assistenza di IBM e senza la fornitura delle schede grezze le amministrazioni nazi non avrebbero mai potuto gestire tanto “efficientemente” la  quantità raggiunta di prigionierx.
Le pietre ad inciampo oggi ammoniscono. Con la retrospettiva storica vale la pena di gettare uno sguardo nel futuro, un futuro già attuale in modo allarmante. Il progetto di dominio „Sesam“ attualmente in fase di collaudo in Cina s’intende come sistema di rilevamento duraturo di tutte le informazioni reperibili su ogni individuo. Introdotto con degli allettanti programmi bonus, attualmente la partecipazione ancora volontaria è massiccia. Tutti i dati che le autorità possono fornire dex singolx, tutti i dati sui processi di pagamento di ogni singolo individuo e tutto quel che il programma analitico può trovare d’ogni individuo nelle reti sociali è riunito in un valore in cifre, vale a dire nel „social score“. Lo score d’ogni singolx dipende anzitutto anche dalla valutazione dex sux “amicx sociali“. Con uno score alto si può sperare di ottenere delle agevolazioni per i crediti, per la mobilità e le assicurazioni. Inversamente, significa emarginazione sociale e materiale. Poco tempo fa si limitava già l’accesso ai mezzi pubblici alle persone con uno score troppo basso. Dal 2020, la Cina progetta la partecipazione obbligatoria a un successore di Sesam. E allora le chance di avere un posto di lavoro, una formazione e cure sanitarie dipenderanno da questo score.
Per prevenire i malintesi: Lo sviluppo e la realizzazione di questi sistemi sociali di scoring non sono automaticamente fascistoidi ma sicuramente totalitari anche solo per le pretese che avanzano. La realizzazione dell’idea della categorizzazione delle persone in vari gradi ed il desiderato pilotaggio comportamentale che comportano offrono delle condizioni eccezionali per una forma moderna di fascistizzazione. Per selezionare ed annientare.
Concludiamo con delle questioni: Quando si poneva ancora il momento storico per sollevarsi contro il fascismo tedesco? Quando s’era perso questo momento? Cosa vuole dire per il presente?
Il nostro contributo – uno dei tanti.
Visto il motivo dato: Armi tedesche e militari turchi via da Efrin! I responsabili della guerra ad Efrin sono anche in Germania. Si possono trovare.
Gruppo Vulcano Spezzare ilDominiodellaRete

Tratto da roundrobin.info