Presentazione La Piralide – spazio di documentazione Bergamo

Ostrinia nubilalis, meglio conosciuta come piralide, è una farfalla le cui larve sono dedite a vivere, nutrendosene, di piante come il mais, il sorgo e il peperone, oltre a molte altre. Durante la primavera le larve divengono farfalle e fuoriescono dalle piante. Dicono che la sua presenza abbia causato gravi problemi alle coltivazioni di mais, perciò gli esperti del settore, da sempre, hanno ritenuto importante contrastare ed eliminare l’indesiderato insetto tramite interventi chimici (l’impiego di pesticidi e veleni), biologici (l’introduzione di parassiti della piralide) o agronomici (la scelta di varietà di piante resistenti alle larve grazie a delle modificazioni genetiche). Il mais geneticamente modificato è in grado di resistere sia alla piralide sia ad erbicidi molto potenti, come il glifosato, largamente impiegato in coltivazioni di ogni genere. Per questi motivi, in innumerevoli aree del mondo, ove possibile, è ampiamente incentivata la coltivazione di varietà di mais geneticamente modificate, resistenti agli erbicidi, in modo da poter utilizzare veleni e contemporaneamente debellare la piralide, “inopportuna” piralide.

La Piralide – questo insetto così osteggiato dai coltivatori di mais, dalle multinazionali e dai fautori degli organismi geneticamente modificati – è il nome che abbiamo scelto per questo nuovo spazio. Un piccolo insetto il simbolo che abbiamo scelto per uno spazio ed un luogo nel quale affrontare le questioni che ci stanno a cuore. L’attacco alla natura ed a quella parte di mondo ancora selvatica, l’asservimento e la manipolazione tecnologica degli esseri viventi, lo sviluppo della tecnologia stessa nelle sue disparate e molteplici espressioni, lo sfruttamento degli animali e della Terra, con l’avvelenamento e la devastazione ecologica che ne segue, la volontà addomesticatrice del dominio di privarci di ogni possibile tensione alla trasformazione o al sovvertimento della realtà sono per noi espressioni di questo mondo imperniato sull’autorità le quali rendono necessaria ed urgente una analisi ed una critica radicale, non rimandabile ad un futuro migliore.

Mai come oggi è necessario rifiutare il sistema di dominio con le sue logiche di controllo, delega e cogestione democratica delle nocività che ci circondano. Il totalitarismo tecnologico non è solo assoggettamento, imposizione, repressione, ovvero ciò che ci ha reso oggetto di uno sfruttamento, ma anche soggettivazione, ossia ciò che rende l’uomo soggetto, operatore, promulgatore, partecipe del proprio stesso sfruttamento. 

La piralide resiste. Mai come oggi, in questa realtà dove gli individui sono costantemente sottoposti, ricondotti e assoggettati a cause, fini ed esigenze più “grandi” di loro, occorre scoprire la poesia della propria unicità. Mai come oggi, in un mondo dove è possibile una vasta scelta tra le innumerevoli ed insulse libertà offerte, in un mondo interamente trainato e modellato dagli imperativi dell’autorità e della merce, l’esistenza è altrove. La piralide si riproduce.

Desideriamo aprire uno spazio nel quale ci sia e si dia spazio ad idee e tensioni in netto contrasto con l’attuale assetto sociale; uno spazio di documentazione e discussione dove chiunque possa scovare parole e scritti non reperibili tra gli scaffali del supermercato delle opinioni o nelle aule dell’accademia delle ideologie, luoghi dei pensieri confezionati e pronti all’uso. I libri, i materiali stampati, qui non saranno merce offerta per intrattenere, materiale per semplice e puro studio ed approfondimento culturale o racconti di vecchie storie, fonti di nostalgiche o avventurose fughe letterarie. Che senso e significato ha allora documentarsi? Darsi un tempo per approfondire e fondare il proprio pensiero? Sicuramente non quello di accumulare nozioni e contenuti pre-confezionati, da usare nelle più disparate situazioni o tavole rotonde. Sicuramente non quello di dare schemi e filtri risolutivi con cui leggere ed ingabbiare la realtà.

Il sapere va nutrito. Se resta un semplice accumulo indefinito di conoscenze e di informazioni può contribuire a creare, ad alimentare, un più o meno vasto bagaglio culturale e conoscitivo, un insieme di conoscenze che teniamo in serbo per noi e per gli altri. Niente di più. Può il sapere non avere sapore? Possedere un grande quantitativo di conoscenze non conduce necessariamente ad una maggiore comprensione della realtà e di ciò che ci circonda; significa che i fatti e le parole di un tempo, potendo sfuggire a quanti vorrebbero racchiuderli nelle pagine di polverosi volumi, debbono poterci dire qualche cosa di tangibile oggi. Farci riscoprire gusti e sapori.

Se lo sguardo punta a sovvertire, e non a riformare, significa che le mere informazioni, il semplice insieme di saperi e il loro accumulo non bastano e restano soltanto un riempitivo per la mente, buono solo a baloccarsi in esercizi retorici o a rassicurarsi nelle certezze delle proprie illusioni.

Le conoscenze slegate dalle idee restano lettera morta. Allora, assieme alla necessaria conoscenza, occorrono progetti, volontà e tensioni individuali per fare fermentare autonomamente la propria selva di pensieri. In quest’ottica, e solo in questa particolare accezione ancora tutta da esplorare, uno spazio di documentazione può avere pieno significato. Così, a partire da questi presupposti, potranno avere luogo anche la discussione, l’approfondimento, la critica. Al vuoto, alla rassegnazione e all’uniformità dettata da sterili opinioni opponiamo la pienezza e il significato di idee che possono infiammare la vita.

Uno spazio per l’approfondimento e la critica, contro l’autorità e la gerarchia. Certamente non un luogo dove potersi rintanare, come al riparo di una nicchia dove custodirsi intatti. Nemmeno un circolo ricreativo o un centro culturale. Non saranno quattro mura a racchiudere la nostra volontà di riflettere, a tarpare le nostre aspirazioni, a privare di sostanza i nostri sogni, a sedare i nostri desideri. Nemmeno ci illudiamo che potranno essere le attività svolte nello spazio ad inceppare questo mondo di dominio che non ci dà respiro, questo mondo che costantemente offre miseria e obbedienza a piene mani. Le attività che vi potranno nascere saranno espressione delle persone che di volta in volta lo animeranno. Che si tratti di incontri, discussioni, dibattiti o proiezioni, ciò che faremo non avrà né il proposito di riempire un’agenda, come per consolarci in un frenetico attivismo, né l’intento di persuadere, di convertire o di aggregare qualcuno, ed infine, nemmeno la volontà di ricercare un confortante riconoscimento sociale.

Uno spazio in cui la piralide si rafforza e lotta contro il dominio tecno-scientifico.

La Piralide – via del Galgario 11/13 – Bergamo
Apertura: tutti i giovedì dalle ore 16.00 alle ore 20.00
e-mail: avvelenate@anche.no

scarica qui il pdf: la-piralide-presentazione

JOB FAIR 2017 – Pisa

È il primo job meeting (tra i cui sponsor principali c’è Leonardo) dedicato agli allievi e agli ex allievi delle scuole superiori universitarie quali: Scuola Superiore Sant’Anna e Scuola Normale Superiore di Pisa, IUSS di Pavia, Scuola IMT Alti Studi Lucca, Gran Sasso Science Institute dell’Aquila e Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste. I sei istituti del mondo dell’università e della ricerca ti permetteranno di incontrare le aziende leader con l’intento di «consolidare il legame virtuoso» tra formazione di eccellenza e l’universo dello sfruttamento delle imprese. Ma quale legame virtuoso? È un legame che evidenzia piuttosto il ruolo delle università nell’addestrare gli studenti al solo scopo di asservire gli interessi economici di grandi aziende impegnate in settori che vanno da quello bellico e farmaceutico fino ad arrivare a quello informatico e delle biotecnologie, passando ovviamente per i soliti istituti bancari e di credito. Aziende, tra l’altro,che investono proprio sulle ricerche portate avanti da queste stesse università, determinandone l’orizzonte. Il risultato dell’incontro garantirà futuri specialisti noncuranti, dirigenti affamatori e senza scrupoli, ricercatori al servizio del dominio infame che determina e gestisce le nostre vite e distrugge l’ambiente in cui viviamo, sostenendo e alimentando il funzionamento di questa società autoritaria e sempre più tecnocratica.

AZIENDE PARTECIPANTI:
Angelini: azienda chimicafarmaceutica che si distingue per le approfondite ricerche che porta avanti utilizzando la vivisezione.
Enel: dopo aver fatto centinaia e migliaia di morti con il carbone, e l’energia idroelettrica e nucleare, questa ditta punta alle energie rinnovabili, senza troppo interrogarsi su dove disbosca per mettere i pannelli solari o sul fatto che forse questo sistema è da sabotare e non da potenziare con le illusioni della green economy e dell’economia circolare del riciclaggio.
Leonardo Finmeccanica: la più grande azienda di armi italiana. Il più avanzato concentrato di tecnologia bellica alla continua ricerca di come rendere più letali i suoi gadget.
Valagro S.p.A.: multinazionale del settore Agro-farmaceutico, produttrice di fertilizzanti, pesticidi e OGM. “Utilizzare la scienza per conferire e mettere a frutto le potenzialità della natura” è lo slogan usato per mascherare lo sfruttamento e avvelenamento che porta avanti ai danni del territorio. Una nuova concezione del cibo: dal laboratorio direttamente nel tuo piatto! Un azienda per chi si sente un po’ Dio dentro, che vi farà scoprire che l’agricoltura non è più materia per contadini ignoranti!
Unicredit: il gruppo guidato da Jean Pierre Mustier occupa il primo posto nell’elenco delle banche che più appoggiano l’industria bellica: oltre 2,1 miliardi di euro nel 2016.
Thales Italia: gruppo industriale impegnato nella fabbricazione di apparecchi elettronici per le telecomunicazioni militari, la guerra elettronica, la sorveglianza sociale e lo sviluppo delle smart city.
STMicroelectronics: droni, sensori, internet delle cose, questa ditta produce tutto ciò che è necessario per trasformare il mondo che ci circonda in una prigione ancora più opprimente e tecnologica. Ovviamente, anche qui, non possono mancare componenti elettronici per armi.

Galeone Occupato Via Lucchese 65 (angolo con vuia Firenze), Pisa
Garage Anarchico Chiassetto Sant’Ubaldesca 44 (zona S.Martino), Pisa
Aperture Merc-Ven 16-20

qui il pdf impaginato: job fair 2017

Open day – studiare Scienze della vita alla scuola Sant’Anna.

OPEN DAY – STUDIARE SCIENZE DELLA VITA ALLA SCUOLA SANT’ANNA, SCIENZE AGRARIE, BIOTECNOLOGIE VEGETALI E SCIENZE MEDICHE.

Oggi 19/03/18, al Sant’Anna si tiene l’Open Day volto a presentare l’offerta formativa dell’istituto di Scienze della Vita. Tramite le cosiddette “Scienze della vita” potrai collaborare col magico mondo della ricerca genetica applicata all’agricoltura, e servire le peggiori multinazionali del settore nel devastare ed avvelenare il pianeta.

Le biotecnologie in agricoltura sono il cavallo di battaglia di quelle aziende che per profitto affamano milioni di persone nel mondo, mettendo a rischio la biodiversità e la salute.

Con le scienze agrarie del Sant’Anna potrai contribuire a tutto ciò, spacciando per “innocuo” ciò che è nocivo, per “utile” quello che aiuta ad arricchire chi è già ricchissimo. Potrai anche tu collaborare con multinazionali come la VALAGRO e diventare un loro lacchè spacciando la loro merda come il fertilizzante BREXIL ZN (https://www.valagro.com/it/farm/prodotti/micronutrienti/linea-brexil/).

A causa delle devastazioni perpetrate dal modello di agricoltura industriale imposto da aziende come MONSANTO, BENETTON, ENI, VALAGRO, BAYER, DUPONT, migliaia di contadini si sono suicidati in India, Sud America, Africa per aver perso la terra e l’autonomia sulle proprie coltivazioni (https://www.osservatoriodiritti.it/2017/09/14/india-contadini-suicidi/; https://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/05/ogm-250mila-suicidi-tra-gli-agricoltoriil-mercato-in-mano-alle-multinazionali/168751/#cComments), costretti ad abbandonarle per venire a bussare disperatamente alle porte del ricco occidente, diventando degli ingranaggi dell’Agro-business. Non c’è da meravigliarsi se in tutto il Sud del mondo l’opposizione a questo modello di sfruttamento è stata fortissima (http://www.slowfood.it/land-grabbing-in-mozambico/).

Nonostante gli effetti sull’ecosistema siano palesemente disastrosi, uno degli ultimi studi del Sant’Anna, giocando con le parole e con i numeri, promuove le coltivazioni OGM (https://www.nature.com/articles/s41598-018-21284-2).

Di fronte alla superficialità dozzinale di quella pubblicazione, non si sono fatte aspettare le dure critiche (http://www.osservatoreromano.va/it/news/la-terra-non-e-vendita), a cui sono seguite risposte ancora più futili e scomposte da parte del Sant’Anna nella figura del suo rettore Pierdomenico Perata (http://www.biodinamica.org/reazione-del-rettore-della-santanna-di-pisa-in-prima-pagina-della-nazione-del-28-febbraio-2018/). Se alcuni rievocano lo scontro tra Galileo e la chiesa, non si rendono conto che oggi il pensiero scientifico è paragonabile a quella che era la dottrina ufficiale cattolica dell’epoca: come dice l’epistemologo olandese Feyerabend (Contro il metodo, Feltrinelli), all’epoca la Ragione stava dalla parte del Papa, perché quella di Galileo era una riflessione che sconvolgeva le categorie concettuali dell’epoca. Oggi la posizione frutto della Ragione dell’epoca è quella del rettore del Sant’Anna, novello Urbano VIII che difende gli OGM dalle critiche, mentre chi sottolinea come siano parziali, ideologiche e non neutrali le ricerche del Sant’Anna viene tacciato di antirazionalismo, quando invece possiede semplicemente altri modi di vedere il mondo ed osservare la realtà, come all’epoca Galileo.

Per noi, semplicemente, la critica alle manipolazioni genetiche si basa sull’idea che esse di fatto sono un attacco alla libertà e dignità di ogni essere vivente, perché tendono a trasformarci tutti in prodotti dell’industria. Sono un’insopportabile arroganza contro milioni di anni di evoluzione delle specie animali e vegetali, che non hanno mai avuto bisogno di nascere in un laboratorio per sapersi adattare al mondo. Gli ecosistemi, nelle loro continue trasformazioni e fluttuazioni, hanno sempre funzionato in modo equilibrato, e se adesso il pianeta è ridotto ad una discarica è proprio grazie agli sforzi di qualche scienziato ed alla sete di profitto di qualche industriale.

La nuova frontiera dell’agricoltura industriale è il campo del biologico, dietro il quale si cela la maschera del biotecnologico, ovvero di quelle tecnologie da cui sono derivati gli OGM e le sostanze chimiche annesse (vedi ad esempio il pesticida GLIFOSATO della Monsanto o il sopracitato BREXIL), tecnologie che vengono spacciate da aziende, investitori e ricercatori come compatibili con la natura, ma che invece non sono altro che compatibili con il sistema di dominio imperante del capitale e con i suoi metodi di sfruttamento della terra.

Ovviamente ad un benefattore della ricerca di morte…altro che “scienze della vita”… come il Sant’Anna non poteva sfuggire L’Agro-Business e le biotecnologie annesse, per meglio definire il quadro di sfruttamento in cui ama tanto sguazzare.

Nei prossimi mesi sarete chiamati a fare una scelta di campo: rifiutare l’arruolamento o ingrossare le file dei pretoriani di questa società, venendo a vivere e studiare qui a Pisa al Sant’Anna. Se troverete, allora, delle/i nemiche/i sul vostro cammino, non dite che non eravate stat* avvertit*… nessuna pace per chi vende la propria coscienza per un piatto di lenticchie, per chi consacra la vita e le capacità intellettive ai bisogni di questa società!

Vaccini: armi di distruzione di massa

Questa volta, con i vaccini, il modo di procedere della sanità, serva dell’industria farmaceutica, non è stata una modalità partecipata, inclusiva, muovendo tutti quegli apparati costruiti e ormai rodati negli anni per creare quell’accettazione e pseudo dibattito pubblico per dare impressione di scelta e decisione a chi non ha invece scelta e decisione su niente. Sono partiti direttamente con un decreto emergenzialista saltando direttamente il parlamento utilizzando presupposti di straordinaria necessità e urgenza necessari in questi casi per passare sopra a tutto e tutti. Ma qual’è il caso dei vaccini se mai ne esiste uno? Sicuramente tanto clamore non va ricercato in una prossima epidemia. ll rischio meningite, tanto sbandierato negli scorsi mesi, è stato smentito subito dopo dallo stesso ministro della sanità, abbastanza dopo però da far svuotare prima i depositi farmaceutici. Ancora una volta il morbillo, ma anche in questo caso l’istituto superiore della sanità parla di un calo dell’84% per Maggio rispetto ad Aprile e dell’87% rispetto a Marzo. E guardare i casi di morbillo rispetto dal 1970 fa capire che quelli del 2017 non sono niente di allarmante, ce n’erano più del doppio nel 2008, in piena copertura vaccinale.
Ancora una volta le ragioni vanno cercate altrove nell’angolo più in ombra della pseudo informazione, proprio tra chi ha lanciato l’allarme terrorizzando il più possibile, abbastanza da offuscare una riflessione critica e imponendo immediatamente la propria soluzione: aumentare le vaccinazioni obbligatorie da quattro a dodici. Ovviamente la loro non è una proposta, ma una imposizione con pesanti sanzioni per chi si opporrà fino ad arrivare al Tribunale dei minori per la sospensione della patria potestà e con successiva vaccinazione coatta. Non solo, qualsiasi voce critica viene stroncata con una fortissima censura: proiezioni video sospese sotto minaccia, dottori contrari all’impianto vaccinale, ma senza essere contrarii ai vaccini in sè, radiati dall’ordine, messaggi mediatici unidirezionali, quando non si assiste a vere e proprie menzogne costruite su misura. Tanto accanimento in tempi di pace sociale, sarà che forse si preparano alla guerra sociale ?
Tutto questo non sembra partire da un semplice ministro pupazzo in mano al farmaceutico ma va visto come una connivenza tra governi e multinazionali, un accordo che non attira l’attenzione perchè non ha neanche un nome, ma vede gli Stati Uniti come regista e l’Italia, scelta per portare l’inasprimento delle politiche vaccinali in Europa, come uno dei paesi europei con più vaccini obbligatori; siamo forse di fronte ad una nuova sperimentazione di massa dove l’Italia si porrà da apripista? Cosa c’è dietro la porta in fila che aspetta di entrare? Si sa che un’emergenza porta con sè sempre un’altra emergenza in una spirale continua di spoliazione e degradazione degli sfruttati.
Questo atteggiamento ricorda per certi risvolti quello adottato dalla Germania nazista nei confronti dei bambini cronicamente ammalati, disabili o ritardati mentali. Essi venivano sottratti alle famiglie nella concretizzazione di un progetto biomedico sostenuto da concezioni razziali. I genitori che esitavano a mettere loro figlio nelle mani dei biologi del Reich venivano privati della patria potestà, con il pretesto che rifiutavano terapie adeguate. La coercizione giuridica serviva anche in questo caso, al mantenimento di una particolare struttura al servizio di interessi statali e di quell’apparato formato dall’industria chimica tedesca che avrebbe preso il nome di IG-Farben e oggi potremmo vederlo benissimo nella fusione di Bayer e Monsanto, in entrambe albergano ancora i virus del nazismo sicuramente mai vaccinati da nessuno.
Concretamente i vaccini si occupano non di un problema reale ma aleatorio. La vaccinazione non è una misura terapeutica, ma profilattica: sono individuati bambini e persone adulte sani, che non necessitano di alcuna cura, che vengono vaccinati con lo scopo di cautelarsi da un’eventuale malattia futura. Una malattia di cui nessuno sa se potrà o no manifestarsi; è un gioco di probabilità, esattamente come per quanto riguarda il rischio.
In una medicalizzazione sempre più crescente il confine tra malattia e persona sana sfuma. In alcune zone del Giappone o in Bielorussia i tassi di radiazioni sono talmente alti che molte persone sono costrette a sottoporsi a continui controlli e trattamenti medici e psicologici: si vive nell’anticamera della clinica, del laboratorio e della prigione. Forse non ci si ammalerà mai, ma è già stata introiettata dentro di noi una dimensione dell’automa non più autossuficente perennemente attaccato a quella macchina che per primo gli ha negato l’ossigeno e adesso gli restituisce un’aria viziata.
Come spiegarsi vaccinazioni a bambini di dodici anni per l’epatite, malattia nota per trasmettersi con siringhe infette e rapporti sessuali a rischio non protetti? O la recentissima legge che obbliga le madri a sottoporre il bambino appena dopo la nascita a uno screening genetico per decine di malattie. In quest’ultimo caso le informazioni raccolte diventeranno denaro, ma anche e soprattutto gestione e controllo della persona. I grandi dell’informazione (i cosiddetti Big data) si stanno impegnando tantissimo con enormi investimenti verso il mondo dell’informazione genetica. Recentemente è stato siglato un’accordo nell’ex sede di Expo per la nascita di un importantissimo centro di ricerca della multinazionale dell’informatica IBM, l’accordo dell’insediamento della compagnia prevedeva che avrebbe ricevuto tutti i dati sanitari della regione lombardia concessi dal presidente del consiglio in persona presente all’inaugurazione.
L’ex presidente del consiglio era presente anche ad un’altra inaugurazione, quella tenutasi nel Settembre 2016 all’auditorium della multinazionale farmaceutica GlaxoSmithKline (GSK) per la presentazione del piano industriale 4.0 del governo.
Ebbene a questo punto fare alcuni passi indietro e ricordarci che la Glaxo è la principale produttrice del vaccino esavalente in Italia, apparentemente in “crisi” l’anno prima aveva fatto un’ annuncio che suona sempre come una minaccia, di chiudere il suo stabilimento in Italia e trasferirsi in Cina. Ma poi ecco che improvvisamente ha cambiato idea e ha fatto un primo investimento solo in Italia di un miliardo di euro. Già nel 1991 la Glaxo aveva oliato la politica per aggiudicarsi l’obbligatorietà del vaccino sui neonati dell’epatite B. In quel caso l’allora ministro della sanità si intascò una tangente di 600 milioni. A processo chiuso, dopo la bellezza di 26 anni, con la condanna del ministro, quel vaccino, frutto di accordi finanziari e di conseguenze sulla salute che nessuno racconterà mai, è ancora in circolazione.
Oggi assistiamo all’imposizione del dogma vaccinale in tutti i paesi del mondo, all’imposizione di vaccinazioni di massa uguali per tutti; medesima sostanza, medesima dose, tempi uguali.
Ancora una volta in campo abbiamo una concezione medica che considera il corpo umano come una macchina che si può piegare, ricostruire, standardizzare, distruggere e migliorare a proprio piacimento.
La realtà è ben diversa, l’organismo umano è inserito in un contesto naturale che ha le sue esigenze e i suoi limiti: superati questi limiti ogni squilibrio è possibile. Ma quando parliamo di vaccini e nocività in generale i molti squilibri e le patologie da essi provocati sono visibili e riscontrabili solo nel lungo periodo, rendendo difficile se non impossibile la correlazione fra causa ed effetto.
Per altro gli stessi contenuti dei vaccini non sono così chiari, quello che si sa è grazie a pochi coraggiosi che hanno lavorato in proprio evidenziando certe sostanze altamente cancerogene per qualsiasi essere vivente e il resto dei componenti resta un mistero. Sarebbe una fatica vana chiedere ai produttori, per altro questi sanno bene che le smentite sulle loro “verità” non hanno spazio, visto che controllano tutte le pubblicazioni scientifiche di un certo livello e, come abbiamo visto con l’Efsa in Europa e l’Fda negli Stati Uniti, controllano anche la sicurezza sui loro disastri.
I vaccini sono una categoria di farmaci troppo importante per lo Stato e le multinazionali farmaceutiche. Se è forte la questione economica, visto che i vaccini non necessitano di essere sperimentati e dunque non dovendo sostenere spese importanti per la loro realizzazione, regalano valori aggiunti estremamente appetitivi e, per di più, ne vengono acquistati in quantità enormi da parecchie nazioni che, poi, se le aziende hanno agito nel modo “giusto” ne rendono obbligatorio l’uso; c’è da tenere presente la questione della gestione della “malattia” o della cosiddetta “urgenza sanitaria”, che non è altro che il controllo sulle nostre vite. Vaccini, screning genetici, bambini in provetta… permetteranno sempre di più che lo Stato possa gestire le vite dei nostri figli come una questione sanitaria all’interno di un paradigma tecno-scientifico.
Questi mesi, dal lancio di questo “decreto vaccini” si è visto in tutta Italia una forte e variegata mobilitazione fatta di manifestazioni, fiaccolate, conferenze, discussioni… per opporsi a questo ennesimo attacco contro le vite delle persone.
La vera libertà di scelta è quella che resta fuori dalle loro scelte, dai loro tecnici, dalle loro tavole accomodanti per farci avvelenare con consenso informato, quella libertà che possiamo prenderci soltanto con la consapevolezza che se non lottiamo ora e subito non lo farà nessun’altro, costruendo situazioni, reti e momenti di solidarietà attiva.

Costantino Ragusa
dal giornale ecologista “L’Urlo della Terra”, num.5

 

 

Bellecombe-en-Bauges, Savoia – Attacco incendiario di una cava della Vicat

Bagliori d’incendi in solidarietà con chi combatte alla Zad, a Hambach e a Bure

Attacco incendiario di una cava della Vicat

La città avanza, la foresta diminuisce. E noi, in mezzo, ci sentiamo spesso molto vulnerabili, incapaci di arginare alcunché. Il cemento che trasuda da tutti i pori di questa società ci priva di vita, di sensazioni, di sostanze. Le foreste gestite in maniera eco-responsabile somigliano a delle fosse comuni. L’angoscia nelle viscere, i pugni che si stringono, un velo di durezza che ricopre gli occhi. E la difficoltà a parlarne, dato che le parole non possono che sfiorare la profondità della tristezza e della collera che sentiamo.

Quando abbiamo attaccato la cava della Vicat (multinazionale del cemento), situata ai margini di una foresta nel massiccio delle Bauges, bruciando un trasformatore elettrico, un edificio, dei posti di comando e dei computer di un ragno estrattore e poi anche diversi mezzi di cantiere, abbiamo sentito un certo sollievo. E anche dei dubbi, sapendo quello che implicano certe scelte, sapendo che non sarà mai abbastanza, si tratta di semplici tentativi, tentare di perturbare la mega-macchina, di non essere complici con la nostra passività.

Parliamo qui di attacchi incendiari, ma dobbiamo precisare che non si tratta per noi della sola maniera di attaccare l’autorità. Esprimiamo quindi la nostra vicinanza con i pensieri verso le combattenti ed i combattenti che si attivano sulla ZAD di Notre-Dame-des-Landes, nella foresta di Hambach o a Bure, senza lasciarsi accecare né da strategie politiche di massificazione e di dialogo con i poteri, né dalla ricerca di un’efficacia che travolgerebbe, negandola, ogni sensazione, ogni presa di potere nel seno dei gruppi, ogni rapporto di dominazione interpersonale… Forza e coraggio a quelli e quelle che conducono la guerra su tutti i fronti. La repressione è ben presente, cerchiamo di non lasciarci paralizzare, ma di continuare il nostro volo.

Non è nient’altro che un bagliore d’incendio al fondo del bosco, non è che un bagliore, ma ci aiuta a muoverci nell’oscurità, anche a costo di bruciarci, a volte, le ali.

Degli umani comme delle farfalle di notte

(tradotto da guerresociale)

fonte: anarhija.info

TAP – Il mattino ha l’oro in bocca

Era da tempo che non si praticava la buona abitudine di godersi l’alba a San Basilio in larga compagnia. Nonostante Tap abbia già ricevuto i finanziamenti dalla Banca Europea per gli Investimenti senza particolari intralci, da due giorni molti oppositori di Tap stanno riprovando a bloccare i lavori con puntualità e tempestività.

Gli appuntamenti al levar del sole sono ripresi da mercoledì 7 febbraio: dalle sei e mezza del mattino, una quarantina di manifestanti hanno bloccato la stradina che conduce al cancello d’accesso principale del cantiere di San Basilio, anticipando l’arrivo della trafila di mezzi pesanti che ogni giorno operano per la preparazione al pozzo di spinta. “Oggi non si lavora” era il leit motiv della mattinata di blocco animata da cori e urla, aspettando che accorresse un maggior numero di partecipanti per rinforzare il presidio, anche rispetto alla celere posta all’ingresso del cantiere. La lunga coda di mezzi, avendo serie difficoltà a proseguire verso il cantiere, ha creato un ingorgo lungo tutta la stretta via di campagna, tant’è che un camion è stato inverniciato sul parabrezza. Passata una buona ora, e una volta accertatosi che i mezzi non avrebbero più iniziato la giornata lavorativa, il blocco contro Tap si è accostato giusto per concedere ai camion lo spazio necessario per rifilare verso il punto di partenza, nonostante il veicolo di testa si fosse ritrovato con le gomme a terra…

L’appuntamento all’accesso del cantiere è stato ribadito per la mattina seguente. Infatti ci si è radunati allo stesso modo, ma con un leggero ritardo rispetto al giorno prima. Fortunatamente i mezzi non hanno potuto rispettare la stessa puntualità del giorno precedente, dalla sede di Almaroma non disponevano di un’adeguata scorta di celerini per arrivare fino all’ingresso. Gli unici agenti disponibili a fare da scorta ai mezzi son dovuti uscire dall’area del cantiere. Peccato che, nel frattempo, massi e pietre di muretti a secco tornavano a riversarsi nel mezzo delle stradine, e i blindati di questura e polizia hanno interrotto la loro corsa verso i camion ancora fermi al deposito. La strada era impraticabile e la retromarcia era l’unica manovra possibile.

Ancora un dietrofront, e ancora gomme a terra, ma questa volta di più.

Ritrovarsi dalle prime luci dell’alba con puntualità e costanza permette di riacquisire vitalità e nuove ispirazioni alla lotta contro questo tentacolo di guerra e devastazione, riscoprire vecchie e nuove capacità di contrasto è una conseguenza di questi faticosi ma stimolanti incontri.

Seguiranno aggiornamenti…

fonte: comunellafastidiosa.noblogs.org

Melendugno, Lecce – Fermate due betoniere dirette al cantiere Tap – Appunti su alcune aziende collaboratrici

Il 4 gennaio 2018 un centinaio di manifestanti hanno bloccato due betoniere dell’azienda Minermix dirette al cantiere TAP.

Il blocco stradale è iniziato alle 17.00 ed è riuscito ad intercettare, nei pressi di un incrocio che da Melendugno porta a San Foca, il passaggio dei due mezzi che trasportavano calcestruzzo.

Il blocco si è protratto fino alle 19.30 ed è stato efficace anche perché un paio di manifestanti si sono arrampicati su uno dei due camion occupando il tettuccio, mentre i serbatoi d’acqua delle betoniere perdevano per strada il loro contenuto. Vani i tentativi dei reparti di polizia, carabinieri e guardia di finanza che hanno provato a liberare il passaggio.

Quando è stato chiaro che il calcestruzzo trasportato era oramai inservibile, i manifestanti si sono allontanati di propria iniziativa, incassando una bella vittoria. L’impasto nelle betoniere se miscelato troppo a lungo perde le sue qualità e diventa inutilizzabile (in genere dopo due ore). Difatti i mezzi non hanno più proseguito per il cantiere ma son dovuti rientrare nella loro sede per sversare il carico ormai inservibile.

Crediamo anche che l’azienda abbia preso un bello spavento in quanto la sosta prolungata dei mezzi può arrecare danni ancora più ingenti nel caso in cui il calcestruzzo trasportato si solidifica all’interno della betoniera.

Attualmente nel cantiere TAP stanno lavorando alla preparazione del pozzo di spinta per il microtunnel. Da qui entrerà in azione una talpa meccanica che scaverà sotto la spiaggia per ricollegarsi in mare con la conduttura proveniente dall’Albania. Il calcestruzzo serve a consolidare il terreno con dei “pali secanti” interrati necessari a definire il perimetro stagno del pozzo.

Questa parte dell’opera di scempio se l’è aggiudicata la SAIPEM (gruppo ENI) che sta lavorando già da un mese con delle aziende locali quali la Minermix di Galatina (Le) e Donato Coricciati Srl di Martano (Le), oltre a I.CO.P. SpA di Udine. Altro personale lo sta reclutando tramite l’agenzia Adecco.

Dopodiché SAIPEM si occuperà anche della posa dei tubi che attraversano l’Adriatico e dello scavo per il tunnel di approdo in Albania.

fonte: comunellafastidiosa.noblogs.org

 

Foresta di Hambach – Scontri, barricate e sabotaggi

Foresta di Hambach (Hambacher Forst)/Kerpen, novembre 2017

Foresta di Hambach – Scontri, barricate e sabotaggi…Oltre ai reati riportati, ignoti danneggiarono due stazioni pompaggio. Ignoti con il fuoco distrussero del tutto una stazione trasformatori a Kerpen-Manheim nella Forsthausstraße. Un’altra stazione trasformatori presentava le tracce di un tentato scasso.

Secondo la polizia gli avversari della lignite lanciarono pietre alle forze d’intervento e agli impiegati RWE danneggiando anche delle vetture di polizia. Un gruppo di circa 50 Persone avrebbe tentato di avanzare fino alla zona del disboscamento in atto. La polizia lo avrebbe impedito con lo spray al pepe e riporta una vettura operativa danneggiata.
Inoltre la polizia ritrovava delle assi chiodate lungo la L276 vicino alla Foresta. Erano munite di corde, con le quali avrebbero potuto essere tirate sulla carreggiata.

fonte: chronik.blackblogs.org

Non possiamo abbandonare la critica – Note sul movimento no tap

Da qualche tempo sentiamo la necessità di esprimere alcuni pensieri su quella che è una parte della opposizione a Tap. In un vorticosa corsa, povera, ci pare, di riflessioni interessanti, vediamo ripetersi iniziative che mischiano contenuti e pratiche recuperando tutto nel calderone riformista.
Tra le ultime iniziative, la presentazione di un libro, a cura del giornalista fascio-leghista Gianluigi Paragone sui rapporti tra Tap, le lobbies finanziarie e le banche.
Cortei dal forte sapore cittadinista come quello dell’8 dicembre a Lecce, promosso dal movimento no tav, che ha invitato tutti i movimenti italiani a organizzare iniziative nei propri territori.
E poi presentazione di libri che raccontano di un Salento paradisiaco, che gli svizzeri cattivi vorrebbero portarci via e ancora giornate di narrazione e apologia di ciò che è stato il presidio esistente fino a poco tempo fa. Serrate dei commercianti di Melendugno, sfilate di gruppi partitici di cui capofila sono i 5 stelle. Un movimento no tap, quindi, di cui fanno parte amministratori, commercianti, associazioni, cittadini, comitati e anarchici, che pare essere la fotocopia di cose già viste.
Le giornate trascorse nella primavera scorsa, quando nessun movimento esisteva ancora, sembrano essere lontane anni luce, con la loro spontaneità e determinazione da parte di una pluralità di persone, tutte in prima fila a bloccare i lavori. Oggi invece si organizzano eventi, incontri, e anche ciò che cerca di passare il limite, viene subito recuperato da un discorso democratico. Come le passeggiate attorno alla zona rossa, tra l’altro osteggiate dai capoccia del comitato no tap, che in un’occasione specifica, quella del 6 dicembre, mentre gli abitanti del posto e altri manifestanti si dirigevano verso la recinzione del cantiere, hanno esplicitamente provato a dissuaderli, invitandoli a proseguire in un’inutile manifestazione in una località deserta. Per una volta non sono ascoltati.
Che i movimenti del no abbiano questa composizione non ci stupisce. Insieme a tante belle persone conosciute in questi mesi, spontanee e arrabbiate, ma fortemente condizionate dal sistema statale in cui si trovano immerse, (lo Stato dentro difficile da mettere in discussione, seppure non da tutti), la presenza di sindaci, parlamentari, politici di vario genere, associazionismo di sinistra e di destra, che non esita a prendere le distanze da ciò che alza minimamente il livello del conflitto, pacifisti di varia natura, giornalisti e altro, il recupero è sempre dietro l’angolo, ma soprattutto è sempre dietro l’angolo lo scivolamento verso un miscuglio aberrante che mette insieme ciò che dovrebbe stare agli antipodi.
E gli anarchici? Crediamo sia necessaria chiarezza e sia necessario porre una riflessione sulle dinamiche che vengono riproposte anche in Salento e già viste in altri contesti. “Strategie” e “alleanze” che aumentano il brivido del quantitativo, ma alla fine cosa lasciano? Un impoverimento generale, poiché a furia di abbassare contenuti, pratiche e critica, si finirà per perdere la bussola. L’esperienza valsusina non è lontana, eppure vediamo anarchici ripercorrere le stesse strade senza alcuna riflessione in merito. Ma la teoria e la pratica, i mezzi e i fini, la conflittualità permanente, l’orizzontalità, non sono slogan da ripetere tra compagni, sono ciò che crediamo non farà perdere l’orizzonte della libertà che abbiamo nel cuore. Il pericoloso scivolamento verso la rappresentazione e la narrazione, di cui anche il movimento no tap – e non solo – si caratterizza, ci fa letteralmente paura, poiché vediamo manifestarsi in un movimento (autoproclamatosi tale) una perdita di contenuti e non un aumento, il recupero delle pratiche più incisive e non il loro affermarsi. Una centralizzazione che rischia di diventare gerarchia. La riproduzione di un mainstream che sta stritolando l’individualità e la particolarità.
Per fermare Tap dobbiamo agire ma non possiamo abbandonare la critica.

Alcuni nemici di tap
Dicembre 2017

l’Università del Salento collabora con TAP

L’UNIVERSITA’ DEL SALENTO COLLABORA CON TAP

Che Tap non sia solo un’infrastruttura energetica ma si porti dietro
anche un’idea di mondo è stato ancora più chiaro nella giornata del 20
novembre, quando in un convegno organizzato all’interno dell’Università
di Lecce erano presenti allo stesso tavolo parlamentari, dirigenti di
Eni e Tap e feccia simile. Il convegno è stato interrotto a causa delle
proteste all’interno e all’esterno della sala e molti si sono indignati
per il ruolo dell’Università, palesemente schierata dalla parte dei
potenti. Ma che l’Università non sia culla del libero pensiero ma
fabbrica di tecnici per gestire questo mondo dovrebbe essere noto a
tutti. Irreggimentati tra esami, debiti e crediti, agli studenti non
resta più il tempo per riflettere, discutere, confrontarsi, contestare.
Salvo in rare, sporadiche occasioni in cui la routine delle lezioni e
degli appelli è interrotta da una presa di coscienza non rinviabile.
Tuttavia le università quotidianamente sono al servizio dei più potenti.
Basti pensare al legame strettissimo che intercorre tra l’Università e
la guerra, alla Ricerca finanziata a fini militari e di controllo,
all’ingerenza che le grosse lobby hanno nelle università, al fine di
indirizzare studi che abbiano valore scientifico incontestabile ma che
di fatto servono al profitto di qualche multinazionale. E la stessa cosa
si può dire dell’Università del Salento, che investe tutte le sue
energie nel ramo delle nanotecnologie e dell’ingegneria. Ora
l’Università del Salento collabora apertamente con Tap, aiutandola nel
monitoraggio degli ulivi espiantati dalla multinazionale per realizzare
il gasdotto, ospitando convegni i cui relatori sono stragisti come il
country manager di Tap Michele Elia, e guerrafondai come dirigenti Eni,
le cui responsabilità in Libia sono strettamente collegate alle morti in
mare di migliaia di disperati. Infine, per voce di suoi docenti come
Boero, difende l’indifendibile, intervenendo sui giornali per
tranquillizzare sulla sicurezza e l’utilità del gasdotto e dare
credibilità ad un’opera imposta e nociva che la gran parte delle persone
non vuole.
Il signor Boero tra l’altro non può neanche dirsi super partes, avendo
ricevuto degli incarichi remunerati direttamente da Tap negli anni, per
tale motivo egli è semplicemente complice della devastazione che Tap
vuole portare nei territori che attraverserà.
Ma se l’università non è più fucina di idee e agorà del pensiero
critico, può sempre diventare un luogo di scontro: tra i costruttori di
questo mondo di guerra e sfruttamento e i suoi demolitori.
E allora contro Tap, blocchiamo tutto!
Nemici di Tap

Volantino distribuito e affisso in città e presso l’Università del Salento:
l’università del salento collabora