Germania: Incendiati 13 pozzetti dei cavi ferroviari

“19 giugno 2017

Questa mattina abbiamo incendiato i fasci dei cavi lungo varie tratte principali della ferrovia. Le ferrovie usano i canali dei cavi vicino alle rotaie non solo per la segnaletica interna ma li affittano anche ad altri gestori della rete. Interrompiamo lo sfruttamento economico totale. E con questo la svalutazione tanto interiorizzata della vita. Interveniamo in uno dei sistemi nervosi centrali del capitalismo: varie decine di migliaia di chilometri di tratte ferroviarie. Dove corrono merci, forza lavoro, anzitutto dati.
Dati come base per la valutazione e lo sfruttamento di tutto. Dati necessari per la fluidità dell’accentramento di tutti i processi (di lavoro) in una macchina capace di apprendere e di ottimizzarsi continuamente. In Germania in futuro sarà chiamata industria 4.0.
I G20 s’incontrano a luglio per far marciare la macchina nel miglior modo possibile. Si tratta della stabilità dell’economia mondiale. Come sempre. Si tratta dell’Africa come ampliamento neocoloniale della macchina. Non più di far solo bottino di materie prime bensì d’aprire l’accesso a nuove possibilità di sfruttamento, nuovi mercati, nuova forza lavoro. E di spostare il confine esterno UE dentro l’Africa del Nord per ricacciare coloro che dopo la distruzione, perpetrata dai G20, delle proprie condizioni di vita si mettono in marcia. Il “partenariato con l’Africa” vorrebbe imporre economicamente un argine di sicurezza che si carica del lavoro della protezione dei confini EU. Affinché la macchina funzioni ancora meglio e produca immagini meno brutte.

Non fermeremo i macchinisti, non ancora.
Ma dimostriamo che è possibile far perdere qualche colpo alla macchina anche se ne siamo parte e dovremmo esserlo sempre più in profondità.
Ai macchinisti ricordiamo la nostra contraddizione.
Come a luglio in occasione del vertice G20 ad Amburgo.
La protesta di massa sarà visibile a tutto il mondo.
Ed incoraggerà.
A non attendere ancora.
A non solo sperare.
Agire.
Provare, fallire. Provare ancora, fallire meglio.
Forse vincere.
In ogni caso arrivare più lontano.
Lungo la nostra via.
Cioè vivere.
Ora!

L’unica misura valida per la crisi del capitalismo è il grado d’organizzazione delle forze che lo vogliono distruggere.
Shutdown G20 – Amburgo fuori dalla rete!”

Fonte: Linksunten
Traduzione dal tedesco mc, CH
Info da: contrainfo.espiv.net

 

È USCITO IL QUINTO NUMERO DEL GIORNALE ECOLOGISTA RADICALE L’URLO DELLA TERRA

In questo numero:

Monsanto-Bayer matrimonio criminale
Ecologismo e transumanismo connessioni contro natura
Dove trans-xeno-femminismo, queer e antispecismo incontrano la tecnoscienza
Il cyborg: una metafora che si incarna, un dispositivo di potere e la fine di ogni liberazione
Vaccini: armi di distruzione di massa
G7 agricoltura: affari, controllo e dominio
Come sbancarsi la vita la fondazione Mach in Trentino
Non una semplice isola
Loro hanno paura di noi perchè noi non abbiamo paura di loro
La riproduzione artificiale dell’umano di Alexis Escudero – Ortica edizioni, 2016
Salti nella notte…
Disarticolare il mondo dell’autorità

EDITORIALE:
In tanti anni che lavoriamo su questioni come l’ecologismo, le nocività e la tecnologia, abbiamo sempre pensato che il punto di partenza, preliminare ad ogni percorso di lotta, fosse quello di chiarire, tra le varie posizioni critiche, chi questo sistema di sfruttamento lo vuole combattere e chi invece lo rafforza alimentandolo, costruendogli possibili scappatoie.
Parlando di nocività, per esempio, il lavoro svolto da gran parte dell’ambientalismo e da certo ecologismo è il caso sicuramente più emblematico e significativo su come il sistema non solo abbia recuperato delle istanze, ma su come sia riuscito a intervenire e trasformare la realtà in nome di queste. Negli anni si è aggiunto anche l’animalismo e gran parte dell’antipecismo.
Abbiamo però dato per scontato che certi ambienti più sensibili con idee radicali verso le trasformazioni di questo mondo fossero perlomeno più fermi nel considerare e riconoscere certi processi come manifestazioni del potere. La scienza può forse essere considerata neutrale in questi tempi? Eppure in tante/i hanno posto dei seri dubbi sulla non neutralità.
In vari mesi di presentazioni del giornale, ma anche dei nostri progetti legati alla critica delle tecno-scienze, non avremmo pensato di uscirne così sconfortate/i. Sconforto perchè è come se tutto un lavoro passato non fosse stato compreso fino in fondo. Ci siamo interrogate/i sul perchè di una simile situazione. Forse è per il modo con cui è stata criticata la tecnologia e un certo progresso in certi contesti senza andare a fondo nel problema, pensiamo al nucleare: basta soffermarsi solo sull’aspetto radioattivo delle scorie o su come questa tecnologia sia calata dall’alto? Per il primo aspetto potranno propinarci una “soluzione” per lo stoccaggio delle scorie e per il secondo aspetto potranno far diventare il nucleare una “partecipazione”: non potendone uscire bisogna imparare a conviverci e a cogestirlo insieme alle compagnie energetiche… Aspetti parziali che non tengono conto della complessità di una nocività radioattiva, sociale, ecologica…
La critica alla tecnologia fatta solo ed esclusivamente perchè questa è una manifestazione del potere, se può in un primo momento sembrare positiva, ha dei limiti perchè di fatto ha portato a un allentamento del pensiero, a tanti slogan e luoghi comuni acritici.
Nel confronto, spesso anche scontro acceso, tra le varie posizioni, pensavamo di trovare convinte/i tecnofile/i solo tra i soliti ambienti di sinistra, fiduciosi nel progresso sempre e comunque, anche se nucleare o nanotecnologico. O in certi ambienti polverosi fermi con analisi ottocentesche che, anche se nel mentre siamo arrivate/i alla cibernetica e alle figlie in provetta, loro cercano ancora la borghesia… Invece abbiamo scoperto ambienti libertari difensori del transumanesimo, arrivando addirittura a distinguerne uno di destra e uno libertario-anarchico, tanto da ipotizzare di impossessarsi dei Big Data (i pseudo dibattiti sul transumanismo pubblicati su “Umanità Nova”).
Abbiamo visto dei contesti femministi, anche libertari, sostenere le tesi dello xenofemminismo e la riproduzione artificiale dell’umano, usando come motivazione tutti gli stereotipi degli ambienti accademici pro-scienza, arrivando a giustificare i più controversi processi della tecno-scienza, distruggendo così in un colpo solo anni di lotte di donne reali e non ancora metafore cyborg in attesa dell’ennesimo decostruzionismo.
Anche alcuni contesti antispecisti, quelli più impegnati nell’approfondimento teorico, sono caduti nel sogno transumanista di una tecnologia liberatrice.
In tutto questo ovviamente la natura non esiste più. Cancellato finalmente il selvatico, dentro e fuori di noi, si scopre che l’empatia tanto decantata nei volantini patinati era esclusivamente destinata agli animali creati dall’uomo nelle selezioni per l’allevamento o per la vivisezione…
Sicuramente abbiamo scoperto che l’intossicazione del sistema, con i suoi mezzi di dissuasione e propaganda di massa, non risparmia nessun contesto, nemmeno quelli critici. Forse allora sarà da questa critica che sarà necessario ripartire, ma dovremmo prima capire che direzione sta prendendo: se verso le braccia cyborg del dominio o verso una landa selvaggia dove la liberazione è ancora possibile.

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Incendio nel parco eolico di SaintBrais

Nell’ottobre 2016, un incendio intenzionale ha messo fuori uso una stazione elettrica del parco eolico di Saint-Bras nel Jura svizzero, in servizio dal 2009. Per l’operatore ADEC, si tratta chiaramente di un atto politico. Gli/le autricx che hanno inscritto le iniziali « FLS » nelle vicinanze, non sono statx ritrovatx. Le nocività e l’industrializzazione dei territori causate da queste fabbriche elettriche « verdi » sono sempre più combattute, dal Messico a Creta passando dalla Svizzera.

Info da: Rizoma, num.3

Adesso tocca a noi – Resistenza dal Salento

ADESSO TOCCA A NOI

Il tempo della mediazione è finito.
L’avvio dei lavori di Tap, con l’espianto dei primi quattro alberi dall’area di cantiere dove dovrà essere realizzato il pozzo di spinta, ha strappato il velo – nel caso ce ne fosse stato ancora bisogno – alle ultime illusioni di chi credeva che la via burocratica, istituzionale e giudiziaria, potessero realmente bloccare i lavori. Che questo genere di opposizione non potesse fermare un’opera gigantesca, che coinvolge più Stati e potentati economici fortissimi era chiaro fin dall’inizio, così come era chiaro che qualche amministrazione comunale e qualche ricorso in tribunale non potessero bloccare un’opera considerata “di interesse strategico nazionale”.
Ora che la Legge si sta schierando con se stessa, ora che le amministrazioni comunali dovranno riallinearsi alle direttive degli organi superiori e sono state richiamate all’ordine, ora che il governo regionale, novello Ponzio Pilato, ha lavato per bene le sue mani per sentirsi ed apparire incolpevole, non possiamo più farci illusioni. Non basterà più appellarsi alla sopravvivenza di alcuni ulivi per fermare le ruspe difese da un apparato di vigilanza privato. Non servirà a nulla affermare che si deturperanno le coste per impietosire imprenditori che hanno il cuore a forma di salvadanai. Non avrà senso puntare sullo sviluppo del turismo per far ragionare un mercenario a capo della sorveglianza di Tap. Non sarà opportuno chiedere alla forze dell’ordine di intervenire a tutela dei cittadini: sarà lo Stato a chiedergli di tenere d’occhio i cittadini.
Una sola strada è rimasta percorribile: quella del nostro intervento diretto, a tutela del territorio che viviamo, della nostra salute, delle nostre vite e della nostra dignità. Metterci in mezzo in prima persona per bloccare un’opera inutile e nociva, ennesimo progetto di devastazione calato a forza sulle nostre teste per i soliti interessi di pochi. I lavori veri e propri sono appena partiti e, fino alla completa ultimazione, saranno ancora lunghi. Possiamo ancora fare tanto per bloccarli e rendere difficoltoso il loro progetto costruito sulla nostra sopraffazione.
Ci saremo tutti?
                                                                                                                          Nemici di Tap

Volantino distribuito al presidio permanente no tap
adesso tocca a noi 1

La resistenza nella foresta continua: sabotaggi ad Hambach

NOVEMBRE 2016
Nella notte del 25-11-16 abbiamo messo in atto diversi attacchi incendiari coordinati contro la multinazionale energetica RWE nelle vicinanze della miniera di Hambach. Abbiamo ritardato la pubblicazione di un comunicato per ragioni strategiche.
Dopo l’esplorazione della zona ci siamo divis* e abbiamo dato fuoco a 6 stazioni di pompaggio dell’acqua, 2 trasformatori, un’escavatrice e una centralina di smistamento elettrico.
Le pompe hanno un ruolo chiave nell’infrastruttura della miniera e vengono utilizzate per abbassare il livello dell’acqua nel sottosuolo ed impedire l’allagamento della stessa. Normalmente sono fatte da un tubo fuori da terra e una centralina, il tutto circondato da una rete.
Abbiamo aperto la rete con una trancia e abbiamo piazzato dei semplici inneschi incendiari a tempo e un mucchio di camere d’aria delle bici per assicurarci che le fiamme si espandano per bene.
Gli inneschi erano formati da una candela fissata con un elastico molto forte ad un cubetto di diavolina. Le candele si sono consumate lentamente e hanno incendiato la diavolina appena abbiamo lasciato la zona in sicurezza.
Dopo aver colpito la finestra di un’escavatrice per crearci un varco d’entrata , abbiamo usato la stessa procedura per distruggerne la cabina di pilotaggio.
Per i trasformatori e la centralina abbiamo usato delle ruote d’auto riempite con degli stracci zuppi di benzina. Le abbiamo piazzate sotto dei cavi scoperti e nei trasformatori. Nel giro di pochi minuti i nostri obiettivi sono andati in fiamme e mentre noi ce ne andavamo la centralina è esplosa in fiamme viola e scintille che si stagliavano per 10 metri nel cielo della notte.
Nonostante tutto ciò abbia causato un blackout nell’area di 2 km, dell’attacco alla rete elettrica nei media locali non si è accennato ed l’accaduto è stato ridotto solo all’incendio di due trasformatori.
Mentre la Megamacchina tecnoindustriale sovrasta, distrugge e inquina tutto ciò che è ancora selvaggio e bello, secondo noi, azioni del genere sono necessarie per rimanere coscienti e ricordarci che viviamo in mezzo alla distruzione e alla miseria della società moderna.
Di conseguenza l’unica via per goderci il paesaggio industriale è di strisciare tra l’erba alta e le ortiche per trovare un buon punto panoramico e osservare le colonne di fumo nero che si innalzano dalle infrastrutture e macchine della civilizzazione in fiamme.
Strizziamo un occhio di complicità all* prigionier* anarchic*:
alla compagna accusata della rapina di Aachen e a Kevin Garrido prigioniero di guerra cileno accusato di diversi attacchi esplosivi a Santiago.
Per la moltiplicazione di attacchi contro RWE, per l’anarchia e la selvaticità!
Morte alla civilizzazione!
Briganti nella notte.

5 GENNAIO 2017
Nella notte del 5 Gennaio ho fatto una visita alla miniera a cielo aperto di carbone di Hambach, vicina ad Aachen. Il mio obiettivo era di distruggere i binari della ferrovia del carbone con un carico di Termite che ho rubato in un’altra compagnia industriale.
Il Termite brucia ad una temperatura di circa 2500 gradi celsius mentre il ferro dei binari si scioglie intorno ai 1500 gradi celsius quindi il Termite crea molti danni se infiammato in modo adatto.
Ho scelto il posto in modo che potesse danneggiare il più possibile: nel punto in cui il treno si sposta nell’altro binario perché questa parte è unica e se vogliono sostituirla devono ricostruirla nuova in loco.
Quando sono arrivat* lì ho impostato tutto dopo aver controllato il mio obiettivo e la mia via di fuga. Ho messo il Termite in due vasi da pianta con un buco sul fondo in modo da incanalare nel posto giusto la miscela fusa. Il composto è facile da infiammare con petardi che verso la fine dell’anno puoi veramente procurarti ovunque. Ma per assicurarmi che tutti scoppino ne ho messi 20 in ogni punto.
Ho posizionato gli ordigni e li ho incendiati. Avevo appena acceso il secondo che ho visto le due luci di un treno in arrivo nella mia direzione. Ho avuto un sacco di tempo per far intercorrere un po’ di spazio tra me e la miscela fusa e guardare il treno passare sopra ad uno dei due vasi. I binari e il convoglio frontale erano coperti di Termite in fiamme e facevano un rumore ripetitivo delle ruote che colpivano la parte danneggiata.
Dopo un’ultima occhiata a questo spettacolo me ne sono andat* di lì.
Saluti,
Piromane against (contro) RWE.

8 GENNAIO 2017
Durante quest’ultimo capodanno, mentre tutt* stavano festeggiando, abbiamo fatto una festa speciale delle nostre visitando la miniera di Hambach e mettendo in atto uno spettacolo carino per RWE rompendo qualche vetro per un “lucky new Fear”,(letteralmente: fortunata nuova paura).
Dopo aver camminato lungo i binari del treno che trasporta carbone dalla miniera alle centrali elettriche vicine, abbiamo incrociato due posti di manovra e un pacco di fili elettrici e abbiamo pensato che questi erano degli obiettivi perfetti per i nostri intenti maligni.
Abbiamo aperto i casotti con uno scalpello e abbiamo piazzato dentro 10 cm di camera d’aria riempita di vestiti zuppi di benzina e poi abbiamo spalmato l’interno del casotto con del gel combustibile per assicuraci che bruciasse per bene.
Pensavamo che la festa fosse finita, ma tornando indietro ci siamo accorti di alcune luci invitanti da un rimorchio in una zona recintata. Affianco al rimorchio vi erano due ruspe parcheggiate con assoluto bisogno di manutenzione. Ci siamo assicurat* che il rimorchio fosse vuoto rompendone le finestre, poi abbiamo tagliato la rete e ci siamo subito mess* a mettere a posto l’areazione della ruspa rompendo le sue finestre, tagliando tutta la parte idraulica e aggiungendo qualche buco in più ai raffreddatori. Abbiamo anche versato dello sporco e del vetro rotto nei serbatoi del gas e con una trancia abbiamo tagliato le valvole delle ruote.
200 metri più avanti abbiamo trovato una pala caricatrice e gli abbiamo riservato lo stesso trattamento e abbiamo anche svuotato un estintore, trovato dentro la cabina, nel suo serbatoio.
Secondo i media tutto ciò ha causato un danno di “decine di migliaia” di euro, facendone la festa più costosa di capodanno finora.
Vogliamo mandare i nostri ringraziamenti a tutte quelle persone che ci hanno fornito una perfetta copertura audio sprecando enormi quantità di esplosivo, terrificando la natura selvaggia locale con uno stupido rituale capitalista.
Criminal Mechanics Party(letteralmente:Festa criminale meccanica)

Info da 325.nostate.net

Hambach: Due anarchici spagnoli arrestati

Ieri, 30 novembre, otto persone sono state arrestate nella Foresta di Hambach. Tra di loro ci sono 2 compagni dalla Spagna. Tutti sono stati rilasciati la notte scorsa, eccetto i due compagni, oggi trasferiti a Colonia per custodia cautelare. I nomi sotto cui erano conosciuti nella foresta erano Siao e Hodey, anche se in Spagna li conosciamo sotto altri nomi.
Negli ultimi giorni c’è stata un’acutizzazione di tensioni nella Foresta di Hambach.
Il 17 novembre ha avuto luogo un blocco stradale eseguito con barricate incendiate, pietre sono state buttate negli scontri con la ditta di sicurezza, mentre “l’installazione” di un falso ordigno esplosivo ha ritardato per diverse ore lo smantellamento della barricata e l’abbattimento degli alberi. Da allora, per diversi giorni, le macchine di polizia e dei dipendenti sono state prese a sassate all’inizio e alla fine della giornata lavorativa. Due giorni fa alcune persone lanciavano pietre contro una decina di sbirri e operai della foresta nell’area di Trappola-Mortale, per poi iniziare a costruire la barricata sulla strada. Quando ciò è successo due sbirri hanno lasciato il furgone per disperdere le persone, mentre uno è entrato in foresta inseguendo i compagni, inciampando e cadendo, e ricevendo diversi colpi prima di fuggire spaventato in cerca di rinforzi. Dopo di questo c’è stato un lungo periodo di tensione con un forte numero di sbirri chiamati alla fine della giornata. L’ultimo convoglio che quella giornata ha lasciato la miniera è stato anche attaccato con pietre da alcune persone là presenti.
E infine, ieri, c’è stato un altro attacco in strada contro una macchina di sicurezza, che ha fatto perdere il controllo al conducente, provocando un incidente. Poco dopo sono arrivati numerosi furgoni di sbirri, circondando il campo e la foresta per impedire alle persone di abbandonare il luogo. A questo punto è iniziata la caccia in cui sono state arrestate 5 persone. Un’altra persona è stata arrestata in una delle case nella foresta, e altre due nella casa sugli alberi. Questi ultimi due si trovano adesso in custodia cautelare.
Siao e Hodey sono accusati di attacco alla polizia e utilizzo di esplosivi, e per questo motivo sono tenuti ostaggi nel carcere di Colonia.
Trasmetteremo tutte le nuove informazioni che avremo e gli indirizzi per scriverli, appena li riceviamo.
Solidarietà e lotta!

fonte: Anarhija.info

AGGIORNAMENTO: SONO STATE RILASCIATE

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Marco Camenisch – Settembre 2016: Aggiornamento “discesa”

Il 1° settembre, come da aggiornamento del 26/06/2016, è iniziato il “lavoro esterno“ in zona Zurigo previsto per sei mesi.

Il mio recapito nuovo è: mc, c/o Kasama, Militärstrasse 87/A, CH-8004 Zürich

Per proteggere la mia (costruenda…) sfera privata e quella dell’ambiente sociopolitico a me più vicino, in seguito non pubblicherò più informazioni sul mio nuovo ambito di vita come per es. soggiorno, casa, posto di lavoro ecc., che ormai non dovrebbero neanche più essere di “pubblico interesse“. Ovviamente questo non vale per lx compas a me più vicinx ed altrettanto è ovvio che continuerò ad informare sul percorso della mia “liberazione“ (a maggior ragione su eventuali, „rovesci“…).

Come in parte ho già informato la stampa solidale di movimento, in questa fase della mia “prigionia“ ho già un accesso abbastanza “libero“ all’informazione, alla rete ecc. Di conseguenza non sono più “legittimato“ a ricevere come finora la vostra stampa gratuita e solidale per prigionierx e vi prego di sospenderne l’invio.

Per questa espressione di solidarietà e in generale per tutta la vostra forte, consistentissima e continua solidarietà rivoluzionaria oltre le tendenze contro la repressione del dominio voglio esprimere ancora una volta il mio amorevole rispetto e la mia più profonda gratitudine.

Ovviamente cosciente del fatto che la solidarietà rivoluzionaria non si può praticare giammai in uno spirito da “prestazione-servizio“, vale a dire a senso unico e perciò, come prigioniero specificamente anarchico, spero che il mio contributo solidale oltre le tendenze e il mio rapporto solidale con la lotta rivoluzionaria bastava basta e basterà almeno un po’ allo spirito profondamente reciproco della solidarietà e dell’appartenenza rivoluzionaria.

Sempre resistendo, sempre contribuendo, sempre solidale (anche tacendo…:-) )

marco camenisch, inizio settembre 2016, Zurigo, CH

Attraversamenti postumani antipecisti

“La tecnica integra tutto, evita gli urti e i drammi: l’uomo non è adatto a questo mondo d’acciaio, la tecnica lo adatta. Ma bisogna anche notare che nello stesso momento, per fare ciò ella cambia la disposizione di questo mondo cieco perchè l’uomo possa entrarci senza ferirsi negli spigoli e senza provare l’angoscia di essere destinato all’inumano”
Jacques Ellul

C’è una soglia, superata la quale perdi il contatto con le conseguenze del tuo pensiero sul mondo…

Scorro, mi soffermo, cerco di addentrarmi nelle tesi di Rosi Braidotti in “Il postumano – La vita oltre l’individuo, oltre la specie, oltre la morte” e la metofara del cyborg di Donna Haraway come rappresentativi di tendenze pericolose che hanno trovato spazio in un antispecismo accademico, pericolose perchè fuoriescono da questa nicchia e si riversano sui contesti e le situazioni di movimento, e sono in grado di scavare solchi profondi e imprimerci un ben preciso modo di percepire, sentire, considerare, analizzare il presente nella sua espressione più performativa e totalizzante della tecnologia, delle tecno-scienze, del rapporto con le macchine. Se queste tentenze prenderanno forma il rapporto con il tecno-mondo non potrà più diventare conflittuale.

Antispecismo può voler dire tutto e, se la tendenza sarà quella di affiancarsi agli sviluppi tecnologici, sicuramente non sarà l’antispecismo a cui potrò fare riferimento nel considerarlo un contributo nella lotta di liberazione. Sarà solo da respingere.

Sicuramente mi rendo conto che si parte da presupposti diversi oppure anche con una comprensione di ciò che sono e rappresentano gli sviluppi delle tecno-scienze se alla base non c’è una forte critica anti-tecnologica si può arrivare a guardarli con entusiasmo. Se alla base non c’è un rifiuto totale dell’artificializzazione del vivente e un rifiuto della modificazione degli organismi, nel cammino si può fare confusione e confondere un opporsi alle categorie di genere e una libertà con la ingegnerizzazione e potenziamento del corpo.

“La svolta postumana è percepita come felice opportunità di decidere cosa e chi possiamo divenire, una possibilità unica per l’umanità di reinventarsi in senso affermativo. La prestazione sovraumana di Bolt ha ampliato i confini di ciò che il corpo umano è in grado di raggiungere. Rimane da capire se questi confini finiranno per rappresentare un ostacolo fisiologico attraversando e mischiandosi insormontabile, un limite autoimposto dalla collettività o la soglia di cambiamenti potenziali dei nuovi corpi a venire.

Pistorius è stato il primo essere umano potenziato a correre su arti artificiali di carbonio.

I confini e i limiti dei nostri corpi devono divenire oggetto di discussione collettiva e di decisione da parte delle istituzioni della politica e della società civile.

È inquietante, ma anche esilarante confrontarsi quotidianamente con cambiamenti vertiginosi, con l’immensità di nuovi orizzonti.

Umane, troppo postumane, tutte queste estensioni e queste protesi che i nostri corpi sono in grado di sostenere sono già qui e qui resteranno. Stiamo andando al passo con i nostri sè postumani, o vogliamo continuare a indugiare in una cornice teorica e immaginativa sospesa e confusa rispetto all’ambiente reale in cui viviamo? Questo non è il mondo nuovo alla Huxley, vale a dire una versione disutopica del peggiore degli incubi modernisti. Non è neppure il delirio transumanista della trascendenza dai corpi umani attuali. Questa è la nuova situazione in cui siamo immersi nell’immanente hic et nunc del pianeta postumano; uno dei possibili mondi che ci siamo costruiti. E dal momento che esso è il risultato dei nostri sforzi congiunti e dell’immaginario collettivo, è semplicemente il migliore dei mondi postumani possibili.”

A una prima lettura potrebbero sembrare pensieri di un fanatico della Silicon Valley, di Ray Kurzwell, di Gregory Stoch o per una pubblicità dell’IBM del migliore dei mondi possibili, ma invece no, sono stralci dal libro “Il postumano” di Rosi Braidotti.

È certamente più facile criticare e mettere in luce i deliri dei transumanisti, più difficile è scorgere ciò che attraversa e si mischia con contesti antispecisti.

C’è una linea, bella netta, di demarcazione tra noi e chi costruisce e difende questa società. C’è solo da scegliere da che parte stare. Sicuramente chi sta nelle aule accademiche o in qualche ricerca alternativa si tiene ben salda a quella posizione e difficilmente la metterà a repentaglio, come non metterà a repentaglio la propria tranquilla esistenza.

Questo mondo non lo abbiamo costruito collettivamente, ce lo hanno imposto o meglio hanno creato le condizioni per farcelo desiderare… e non è il mondo che tutti vorremmo, dallo sguardo di chi può permettersi il lusso di pensare a come creativamente potremmo divenire postumani non così entusiasticamente la penserebbero le donne indiane che affittano l’utero, le popolazioni a cui espropriano le terre per estrarre minerali rari per l’Ipod di ultima generazione, gli animali tutti con effetti cancerogeni della diffusione di nanoparticelle, non penso proprio che per loro sarà il miglior mondo possibile… e non c’è proprio nulla di esilarante in tutto questo. Nessuna cornice teorica o confusa, anzi, con ben in mente le conseguenze delle tecno-scienze, ce n’è di marcio prima di arrivare alla transizione postbiologica dei transumanisti…

Constatare che siamo pervasi dalla tecnologia e circondate da protesi tecnologiche e che alcune di queste probabilmente le innesteremo nel nostro corpo non equivale ad eccettare questo stato di cose.

Umano, troppo umano, l’uomo nuovo si sviluppa nel peggiore degli scenari possibili…

Ecco ciò che, per Rosi Braidotti, dovrebbe caratterizzare il soggetto postumano: nuova prossimità con gli animali, e qui il cavallo di Troia antispecista, la dimensione planetaria, gli alti livelli di mediazione tecnologica. Una tecnologia intesa sia come una protesi sia come un innesto nel corpo.

Un sè incarnato, relazionale ed esteso in una mutua dipendenza tra corpi e tecnologia, una fusione tra umano e tecnologico. Un “divenire macchina” che crea nuove soggettività. (Rosi Braidotti)

La natura dell’interazione umano-tecnologico si è spostata verso l’indeterminatezza dei confini tra generi, le razze e le specie. Quali sono le conseguenze del fatto che l’apparato tecnologico non è più sessualizzato, naturalizzato e razzializzato, ma ibrido, interconnesso, nel momento in cui la transessualità è il topos postumano per eccellenza? Se la macchina è capace di autogestione e transessuale, il vecchio organico corpo umano necessita di essere collocato altrove. Un capitalismo post-genere… (Rosi Braidotti)

Uno slittamento delle linee di demarcazione e delle categorie ontologiche tra organico/inorganico.

Dall’era industriale all’era elettronica dalla metafora della macchina arriviamo alla metafora tanto cara alla Haraway, del cyborg. Una metafora che si incarna. Che ha un peso. Che ha conseguenze. I cyborg non comprendono solo i corpi high tech dei piloti militari o degli atleti, ma anche le masse enormi del proletariato digitale che nutre l’economia globale. (Rosi Braidotti)

Un mondo cyborg potrebbe comportare il vivere realtà sociali e corporee in cui le persone non temano la loro parentela con macchine e animali insieme, scrive Donna Haraway nel Manifesto Cyborg. Haraway legge nella tecnologia potenzialità radicali di cambiamento e la considera come uno strumento di liberazione. Il/la cyborg è figura centrale della sua teoria, proprio in quanto ibrido di macchina e organismo che consente di superare le dicotomie tra umano e meccanico, natura e cultura, maschile e femminile, normale e alieno, psiche e materia. Il/la cyborg come metafora centrale del soggetto per un superamento del genere: è una creatura in un mondo post-genere, libera dal sessismo, non condizionata dalla riproduzione sessuale biologica e dalla famiglia nucleare, una figurazione della soggettività capace di nuove forme di interazione e comunicazione.

Il limite dei corpi non deve per forza coincidere con la pelle. Il/la cyborg è un aspetto, positivo, della nostra nuova incarnazione. “Noi possiamo essere i responsabili delle macchine, loro non ci dominano né ci minacciano; noi siamo i responsabili dei confini, noi siamo loro(Manifesto Cyborg).

Oggi possiamo vedere una prolifera interconnessione tra antispecismo, femminismo e teorie queer. Spingendo all’estremo l’indeterminatezza e l’ibridismo possiamo arrivare a non saper più collocare il nostro corpo guardando alla “macchina libera dal sessismo e transessuale”. Decostruire e scardinare le differenze tra specie e le categorie di genere non vuol dire prendere come modello la macchina, il/la cyborg perchè fuori da queste categorie. Perchè arrivare a includere la dimensione tecnologica?

Una fobia del corpo biologico come sinonimo di catene, costrizioni e non libertà. Mi chiedo quale libertà si può fondare negando le nostre origini -non biologiste- ma semplicemente naturali, animali, fatte di carne e non artificiali. Una fobia della natura che arriva a negarla, la natura non esiste, “è solo una costruzione per reprimere il diverso, è reazionaria”. E così, al di fuori dalla natura diventiamo macchine, anzi lo siamo già, “perchè in fondo siamo già soggettività ibride”. Nessuna libertà, solo gabbie invisibili, gabbie che nell’indeterminatezza rinchiudono e reprimono ciò che resta di selvatico e naturale. Gabbie che vanno a fondersi e confondersi con quelle del potere.

Stiamo superando e oltrepassando il confine che distingue l’umano dall’inumano.

Troppe cose sfumano, diventano indefinite. Manteniamo invece belle nette queste linee di demarcazione tra organico/inorganico, carne/metallo, circuiti elettronici/sistemi nervosi.

Dovremmo forse essere entusiaste delle nuove frontiere della biologia sintetica e delle neuroscienze?

Siamo corpi, carne del mondo, fondere l’umano e la macchina in una nuova soggettività porta a chiuderci nell’universo artificiale delle macchine. Apre le porte a un’unica dimensione totalizzante, dove l’uomo diventerà perfettamente integrato nel sistema tecnico e adattato alle sue nocività, dove il solco della resisitenza si assottiglierà sempre di più…

Siamo animali, abbiamo dei limiti, siamo mortali. Il nostro corpo non è da potenziare o ingegnerizzare. Nulla di religioso in questo, solo l’avversione a un sistema tecnico che penetra nelle nostre vite, che mercifica gli stessi elementi vitali.

Perchè diventare postumani? Lasciamo ai transumanisti questa parola, non facciamola nostra, sarebbe un grave errore. Non abbiamo bisogno di questo. Semmai dovremmo solo riscoprirci animali e parte della natura. La nostra animalità annichilisce e scompare con il mondo-macchina.

Il resto sono solo filosofeggiamenti di chi ha il tempo per farli senza porsi l’urgenza di combattere questa società. Perchè forse, in fondo, ci sta anche bene. Perchè forse dovremmo ribaltare e mettere in discussione la nostra vita. E così si diventa utili a chi dovremmo combattere, si diventa portatori delle stesse istanze di questo sistema in chiave alternativa condannando gli estremi transumanisti, ma facendo proprio il suo gioco. Il potere critica gli stessi suoi eccessi e contraddizioni e sempre di più cerca di darsi una facciata democratica: quali migliori alleati.

E allora non stupiamoci se proprio dei transumanisti potrebbero diventare dei nostri interlocutori, e se il miglioramento e potenziamento degli animali viene difeso in nome della protezione animale. Il transumanista Hughes che si è espresso contro l’antropocentrismo promuove l’utilizzo delle nanotecnologie e dell’ingegneria genetica per gli animali. E non deve stupirci se l’unica critica posta ai transumanisti sia il fatto che la ricerca scientifica che promuovono poggia sulla sperimentazione animale. (Da “Animal Enhancement: un fututo incubo per gli animali da allevamento? In Animal studies Rivista italiana di antispecismo, numero 1 Novembre 2012)

Se allora grazie alla tecnologia fossero superati gli esperimenti su animali, l’impero tecno-scientifico sarebbe condiviso? La ricerca sarebbe condivisa? Con questi presupposti da alcune/ si…

Le macchine sono considerate capaci di autopoiesi, intelligenti e generatrici: caratteristiche che portano all’alterità e soggettività. L’autopoiesi delle macchine ci indica che la tecnologia è un luogo del divenire postantropocentrico, una soglia per altri mondi possibili. (Rosi Braidotti)

Per Rosi Braidotti la pecora Dolly clonata, figura ideale della nuova relazione postantropocentrica umano-animale, si situa inoltre oltre le dicotomie di sesso del sistema binario e patriarcale di parentela. Come Dolly l’oncotopo è “un sempre-vivo che inquina l’ordine naturale perchè non nasce ma si fabbrica”. Esso è “un apparato tecno-teratologico che interferice con i codici prestabiliti e destabilizza e ricostruisce il soggetto postumano”.

Mi chiedo quale sia la perversione mentale che può definire “relazione postantropocentrica umano-animale” quando stiamo parlando di selezione, transgenesi, clonazione. Quale perversione mentale che vede in Dolly un qualcosa che scardina le categorie di genere. Non interferisce per nulla con i codici prestabiliti, ma ne crea altri e di più mortiferi. Non dovrebbero destabilizzarci questi viaggi pindarci, ma il suo essere diventata realtà.

Non ha senso porsi la domanda di come poterci relazionare a queste “nuove soggettività” o quali vincoli affettivi potremmo scoprire. Queste sono aberrazioni e non dovrebbero semplicemente esistere.

Riflettere sulla soggettività delle macchine supera gli stessi promotori delle tecno-scienze.

Che cos’è la vita? Cosa caratterizza gli esseri viventi? Viene sviluppato negli anni ’70 da Maturana e Varela, neuroscienziati, il concetto di autopoiesi per rispondere a queste antiche domande mai risolte. Ogni macchina autopoietica capace di autorganizzazione, da cui deriva la riproduzione e l’evoluzione, è un essere vivente. Ritorna la vecchia idea degli esseri viventi come macchine tanto cara a Cartesio. Delle macchine viventi. Cosa ci distinguerà allora da un ammasso di circuiti in silicio?

Una necessità di regolamentare la manipolazione del Dna non può significare porre dei limiti alla ricerca scientifica. Allo stesso tempo l’elaborazione di una etica pubblica sul postumano deve evidenziare il lato oscuro, cioè la riduzione del corpo a merce che può essere scomposta, smembrata, venduta e riassemblata secondo rapporti di potere che vede sempre dei dominanti e dei dominati. Anche in questo caso, però, non possono essere posti dei limiti alla autodeterminazione del proprio corpo.

Nuove rivendicazioni etiche, un’etica sostenibile delle trasformazioni in una nuova democrazia tecno-scientifica.

Rifiutare le tecnologie non porterebbe molto lontano, meglio allora impegnarsi in un lungo processo etico che riguarda nuovi sistemi di parentela, nuove connessioni con l’alterità animale e tecnologica. (Rosi Braidotti)

Oltre al fatto che partiamo da presupposti diversi e da un’idea di mondo diversa, non è questione di porre un limite alla ricerca, non può esistere un limite a ciò che per sua stessa natura e costituizione è già in sè controllo e dominio sul vivente. Il lato oscuro che viene identificato non è semplicemente l’altra faccia di una medaglia, è parte costitutiva di essa.

È oscuro solo perchè sono lontani dai nostri occhi le sue conseguenze mortifere, ma basta spostarsi un pò. Decentrarsi.

Nei cavi e circuiti d’acciaio e di carbonio scorre alienazione e dominio, ancora prima della fusione con la macchina tanto agognata dai transumanisti si sono interiorizzate le logiche del sistema.

In nome della libertà di scelta si crea un contesto in cui non si potrà fare altrimenti, in nome della libertà si celano abomini. La libertà di ricorrere alla procreazione artificiale nasconde tecniche di selezione embrionale che gettano le basi della creazione del bambino perfetto, la libertà di un mondo intelligente è un’immensa gabbia, così grande che sfuma e diventa trasparente, una gabbia di desideri e bisogni indotti, di atrofizzazione del pensiero. Una parte del mondo antispecista dalle proprie poltrone disquisisce su nuovi sistemi di parentela tra noi, gli altri animali e la macchina; su una cosa han visto giusto: miliardi di persone (totalmente insensibili verso l’altro animale) sono già aperte e interconnese con le protesi tecnologiche.

Non è possibile pensare una nuova etica all’interno degli imperativi della mega-macchina.

Anche se la lotta a questo tecno-mondo non porterebbe molto lontano, anche se ovviamente non riusciremo ad abbatterlo, questo non vuol dire rassegnarsi. Il punto è che non è stato preso in considerazione un lottare contro tutto questo perchè si vuole essere agenti del cambiamento proprio in questa direzione, sperando di smussare gli spigoli, ritagliandosi una voce importante e di riferimento nel nuovo capitolo epocale. Intanto mentre si pensa al lungo processo etico, nel mentre, i disastri diventano la normalità con cui convivere e miliardi di sommersi dall’impero tecnologico sono lontani dal nostro sguardo.

Questo animale è sempre presente ma ad afferrarlo sfugge, di fatto si fà sempre riferimento a un animale selezionato per le caratteristiche funzionali all’allevamento, di un animale ingegnerizzato e clonato per la sperimentazione animale, di un animale addomesticato… Dov’è l’Animale in tutto questo? Non è afferrabile da queste analisi, è ciò che rimane di selvatico e indomito, sia nelle resistenze alla reclusione e all’addomesticamento, sia nelle vite libere che man mano spariscono sotto i colpi della civilizzazione. Una vera parentela con questo animale è niente di più lontano di una parentela con la macchina.

O forse semplicemente preferiamo un antispecismo dagli hamburger artificiali…

Del tecno-mondo noi non ne saremo mai complici. Nelle vene scorre ancora lo spirito indomito e selvaggio, refrattario, che urla e strepita, che vive e combatte…

Silvia

“Non lo sai tu ancora? Getta dalle braccia il vuoto
dentro a quegli spazi, che noi respiriamo, così che magari gli uccelli
sentano l’ampliata aria con più intimo volo.”
Rilke

Da L’Urlo della Terra, numero 5