Fiamme a EDF in solidarietà alla lotta di Bure

30 settembre 2017
Azione a sostegno dei compagni che hanno subito l’irruzione a Bure. [Lotta contro il progetto di discarica nucleare (CIGEO) in Bure – Francia n.d.t.]
In risposta alle ricerche di Bure, EDF (società francese di energia elettrica nucleare, in gran parte di proprietà dello stato francese), è stata riscaldata. Una vettura EDF è stata incendiata durante la notte di venerdì 22 settembre fuori del centro EDF vicino alla DGSI (Direzione Generale per la Sicurezza Interna) e alla Camera di Agricoltura.
Alla scena si potrebbe leggere: fermare le ricerche in assoluto! Solidarietà con la lotta a Bure e i compagni che stanno sottoposti a repressione.
LE MANI VIA DA BURE!
Continua …

Info da: www.325.nostate.net

Volantino distribuito durante una biciclettata contro TAP

PEDALANDO CONTRO TAP
Bloccare tutto! è stato non solo uno slogan ampiamente usato, ma anche un buon suggerimento di metodo nei momenti caldi della lotta contro il gasdotto Tap che vogliono realizzare nel Salento. È la pratica del blocco selvaggio che ha rallentato i lavori e contrastato la realizzazione dell’ennesima nocività che Stati ed Economia vogliono
imporre sulle nostre teste. Una pratica che va tenuta, rafforzata, perfezionata, generalizzata… anche quando pare non ce ne sia la possibilità.
Se Tap dichiara il blocco dei lavori nel periodo estivo, per non disturbare il turismo e arrecare quindi danni all’economia del luogo, allora forse è il caso che a disturbare questa stagione turistica, ad uso e consumo di chi può permetterselo, siano coloro che a Tap si
oppongono. Perché i problemi che Tap ha già portato, e vuole portare sul territorio salentino, è giusto che si manifestino come i problemi di chi vive questo territorio esclusivamente come luogo di consumo. Perché se il motore di una grande opera è quello economico, è inceppando e danneggiando l’economia che si pone la questione e si contrasta l’opera. Perché se il problema del gasdotto non interessa a coloro che vedono il
Salento solo come un divertimentificio a cielo aperto, è necessario intralciare i loro divertimenti. Perché coloro che sono abituati a volgere sempre lo sguardo altrove, sarà costringendoli a guardare che potranno vedere la realtà di un’opera come Tap, che non è solo un semplice tubo d’acciaio, ma un’opera di colonialismo energetico che porta con sé il riflesso di un mondo. Porta con sé le guerre scatenate per impadronirsi del gas da portare in Occidente; porta con sé le cause per cui milioni di uomini, donne e bambini da quelle guerre scappano e le migliaia che nella fuga muoiono, e porta con sé la nuova guerra
appena dichiarata dal governo italiano ed europeo attorno alle coste libiche, nella vana speranza di arginare la fuga di quei disperati.
In tutto ciò è riflessa l’immagine di Tap. E Tap e i suoi accoliti delle forze dell’ordine, sempre pronti a controllare e reprimere qualunque forma di dissenso, dovranno capire che avranno a che fare con una opposizione sempre più estesa, fantasiosa e diffusa sul territorio.

Nemici di Tap

Biciclettata lungo la litoranea, con striscioni, volantini, megafono, e quant’altro ognuno avrà la fantasia di portare con sé per manifestare la propria opposizione.

DOMENICA 20 AGOSTO ORE 17

RITROVO AL CAMPEGGIO
INTERNAZIONALE DI FRASSANITO (OTRANTO),
ARRIVO A SAN BASILIO (MELENDUGNO). PERCORSO 12 KM

 

Germania: Incendiati 13 pozzetti dei cavi ferroviari

“19 giugno 2017

Questa mattina abbiamo incendiato i fasci dei cavi lungo varie tratte principali della ferrovia. Le ferrovie usano i canali dei cavi vicino alle rotaie non solo per la segnaletica interna ma li affittano anche ad altri gestori della rete. Interrompiamo lo sfruttamento economico totale. E con questo la svalutazione tanto interiorizzata della vita. Interveniamo in uno dei sistemi nervosi centrali del capitalismo: varie decine di migliaia di chilometri di tratte ferroviarie. Dove corrono merci, forza lavoro, anzitutto dati.
Dati come base per la valutazione e lo sfruttamento di tutto. Dati necessari per la fluidità dell’accentramento di tutti i processi (di lavoro) in una macchina capace di apprendere e di ottimizzarsi continuamente. In Germania in futuro sarà chiamata industria 4.0.
I G20 s’incontrano a luglio per far marciare la macchina nel miglior modo possibile. Si tratta della stabilità dell’economia mondiale. Come sempre. Si tratta dell’Africa come ampliamento neocoloniale della macchina. Non più di far solo bottino di materie prime bensì d’aprire l’accesso a nuove possibilità di sfruttamento, nuovi mercati, nuova forza lavoro. E di spostare il confine esterno UE dentro l’Africa del Nord per ricacciare coloro che dopo la distruzione, perpetrata dai G20, delle proprie condizioni di vita si mettono in marcia. Il “partenariato con l’Africa” vorrebbe imporre economicamente un argine di sicurezza che si carica del lavoro della protezione dei confini EU. Affinché la macchina funzioni ancora meglio e produca immagini meno brutte.

Non fermeremo i macchinisti, non ancora.
Ma dimostriamo che è possibile far perdere qualche colpo alla macchina anche se ne siamo parte e dovremmo esserlo sempre più in profondità.
Ai macchinisti ricordiamo la nostra contraddizione.
Come a luglio in occasione del vertice G20 ad Amburgo.
La protesta di massa sarà visibile a tutto il mondo.
Ed incoraggerà.
A non attendere ancora.
A non solo sperare.
Agire.
Provare, fallire. Provare ancora, fallire meglio.
Forse vincere.
In ogni caso arrivare più lontano.
Lungo la nostra via.
Cioè vivere.
Ora!

L’unica misura valida per la crisi del capitalismo è il grado d’organizzazione delle forze che lo vogliono distruggere.
Shutdown G20 – Amburgo fuori dalla rete!”

Fonte: Linksunten
Traduzione dal tedesco mc, CH
Info da: contrainfo.espiv.net

 

È USCITO IL QUINTO NUMERO DEL GIORNALE ECOLOGISTA RADICALE L’URLO DELLA TERRA

In questo numero:

Monsanto-Bayer matrimonio criminale
Ecologismo e transumanismo connessioni contro natura
Dove trans-xeno-femminismo, queer e antispecismo incontrano la tecnoscienza
Il cyborg: una metafora che si incarna, un dispositivo di potere e la fine di ogni liberazione
Vaccini: armi di distruzione di massa
G7 agricoltura: affari, controllo e dominio
Come sbancarsi la vita la fondazione Mach in Trentino
Non una semplice isola
Loro hanno paura di noi perchè noi non abbiamo paura di loro
La riproduzione artificiale dell’umano di Alexis Escudero – Ortica edizioni, 2016
Salti nella notte…
Disarticolare il mondo dell’autorità

EDITORIALE:
In tanti anni che lavoriamo su questioni come l’ecologismo, le nocività e la tecnologia, abbiamo sempre pensato che il punto di partenza, preliminare ad ogni percorso di lotta, fosse quello di chiarire, tra le varie posizioni critiche, chi questo sistema di sfruttamento lo vuole combattere e chi invece lo rafforza alimentandolo, costruendogli possibili scappatoie.
Parlando di nocività, per esempio, il lavoro svolto da gran parte dell’ambientalismo e da certo ecologismo è il caso sicuramente più emblematico e significativo su come il sistema non solo abbia recuperato delle istanze, ma su come sia riuscito a intervenire e trasformare la realtà in nome di queste. Negli anni si è aggiunto anche l’animalismo e gran parte dell’antipecismo.
Abbiamo però dato per scontato che certi ambienti più sensibili con idee radicali verso le trasformazioni di questo mondo fossero perlomeno più fermi nel considerare e riconoscere certi processi come manifestazioni del potere. La scienza può forse essere considerata neutrale in questi tempi? Eppure in tante/i hanno posto dei seri dubbi sulla non neutralità.
In vari mesi di presentazioni del giornale, ma anche dei nostri progetti legati alla critica delle tecno-scienze, non avremmo pensato di uscirne così sconfortate/i. Sconforto perchè è come se tutto un lavoro passato non fosse stato compreso fino in fondo. Ci siamo interrogate/i sul perchè di una simile situazione. Forse è per il modo con cui è stata criticata la tecnologia e un certo progresso in certi contesti senza andare a fondo nel problema, pensiamo al nucleare: basta soffermarsi solo sull’aspetto radioattivo delle scorie o su come questa tecnologia sia calata dall’alto? Per il primo aspetto potranno propinarci una “soluzione” per lo stoccaggio delle scorie e per il secondo aspetto potranno far diventare il nucleare una “partecipazione”: non potendone uscire bisogna imparare a conviverci e a cogestirlo insieme alle compagnie energetiche… Aspetti parziali che non tengono conto della complessità di una nocività radioattiva, sociale, ecologica…
La critica alla tecnologia fatta solo ed esclusivamente perchè questa è una manifestazione del potere, se può in un primo momento sembrare positiva, ha dei limiti perchè di fatto ha portato a un allentamento del pensiero, a tanti slogan e luoghi comuni acritici.
Nel confronto, spesso anche scontro acceso, tra le varie posizioni, pensavamo di trovare convinte/i tecnofile/i solo tra i soliti ambienti di sinistra, fiduciosi nel progresso sempre e comunque, anche se nucleare o nanotecnologico. O in certi ambienti polverosi fermi con analisi ottocentesche che, anche se nel mentre siamo arrivate/i alla cibernetica e alle figlie in provetta, loro cercano ancora la borghesia… Invece abbiamo scoperto ambienti libertari difensori del transumanesimo, arrivando addirittura a distinguerne uno di destra e uno libertario-anarchico, tanto da ipotizzare di impossessarsi dei Big Data (i pseudo dibattiti sul transumanismo pubblicati su “Umanità Nova”).
Abbiamo visto dei contesti femministi, anche libertari, sostenere le tesi dello xenofemminismo e la riproduzione artificiale dell’umano, usando come motivazione tutti gli stereotipi degli ambienti accademici pro-scienza, arrivando a giustificare i più controversi processi della tecno-scienza, distruggendo così in un colpo solo anni di lotte di donne reali e non ancora metafore cyborg in attesa dell’ennesimo decostruzionismo.
Anche alcuni contesti antispecisti, quelli più impegnati nell’approfondimento teorico, sono caduti nel sogno transumanista di una tecnologia liberatrice.
In tutto questo ovviamente la natura non esiste più. Cancellato finalmente il selvatico, dentro e fuori di noi, si scopre che l’empatia tanto decantata nei volantini patinati era esclusivamente destinata agli animali creati dall’uomo nelle selezioni per l’allevamento o per la vivisezione…
Sicuramente abbiamo scoperto che l’intossicazione del sistema, con i suoi mezzi di dissuasione e propaganda di massa, non risparmia nessun contesto, nemmeno quelli critici. Forse allora sarà da questa critica che sarà necessario ripartire, ma dovremmo prima capire che direzione sta prendendo: se verso le braccia cyborg del dominio o verso una landa selvaggia dove la liberazione è ancora possibile.

Per contatti e richieste:
urlodellaterra@inventati.org
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Specificare la causale L’Urlo della Terra

Incendio nel parco eolico di SaintBrais

Nell’ottobre 2016, un incendio intenzionale ha messo fuori uso una stazione elettrica del parco eolico di Saint-Bras nel Jura svizzero, in servizio dal 2009. Per l’operatore ADEC, si tratta chiaramente di un atto politico. Gli/le autricx che hanno inscritto le iniziali « FLS » nelle vicinanze, non sono statx ritrovatx. Le nocività e l’industrializzazione dei territori causate da queste fabbriche elettriche « verdi » sono sempre più combattute, dal Messico a Creta passando dalla Svizzera.

Info da: Rizoma, num.3

Adesso tocca a noi – Resistenza dal Salento

ADESSO TOCCA A NOI

Il tempo della mediazione è finito.
L’avvio dei lavori di Tap, con l’espianto dei primi quattro alberi dall’area di cantiere dove dovrà essere realizzato il pozzo di spinta, ha strappato il velo – nel caso ce ne fosse stato ancora bisogno – alle ultime illusioni di chi credeva che la via burocratica, istituzionale e giudiziaria, potessero realmente bloccare i lavori. Che questo genere di opposizione non potesse fermare un’opera gigantesca, che coinvolge più Stati e potentati economici fortissimi era chiaro fin dall’inizio, così come era chiaro che qualche amministrazione comunale e qualche ricorso in tribunale non potessero bloccare un’opera considerata “di interesse strategico nazionale”.
Ora che la Legge si sta schierando con se stessa, ora che le amministrazioni comunali dovranno riallinearsi alle direttive degli organi superiori e sono state richiamate all’ordine, ora che il governo regionale, novello Ponzio Pilato, ha lavato per bene le sue mani per sentirsi ed apparire incolpevole, non possiamo più farci illusioni. Non basterà più appellarsi alla sopravvivenza di alcuni ulivi per fermare le ruspe difese da un apparato di vigilanza privato. Non servirà a nulla affermare che si deturperanno le coste per impietosire imprenditori che hanno il cuore a forma di salvadanai. Non avrà senso puntare sullo sviluppo del turismo per far ragionare un mercenario a capo della sorveglianza di Tap. Non sarà opportuno chiedere alla forze dell’ordine di intervenire a tutela dei cittadini: sarà lo Stato a chiedergli di tenere d’occhio i cittadini.
Una sola strada è rimasta percorribile: quella del nostro intervento diretto, a tutela del territorio che viviamo, della nostra salute, delle nostre vite e della nostra dignità. Metterci in mezzo in prima persona per bloccare un’opera inutile e nociva, ennesimo progetto di devastazione calato a forza sulle nostre teste per i soliti interessi di pochi. I lavori veri e propri sono appena partiti e, fino alla completa ultimazione, saranno ancora lunghi. Possiamo ancora fare tanto per bloccarli e rendere difficoltoso il loro progetto costruito sulla nostra sopraffazione.
Ci saremo tutti?
                                                                                                                          Nemici di Tap

Volantino distribuito al presidio permanente no tap
adesso tocca a noi 1

La resistenza nella foresta continua: sabotaggi ad Hambach

NOVEMBRE 2016
Nella notte del 25-11-16 abbiamo messo in atto diversi attacchi incendiari coordinati contro la multinazionale energetica RWE nelle vicinanze della miniera di Hambach. Abbiamo ritardato la pubblicazione di un comunicato per ragioni strategiche.
Dopo l’esplorazione della zona ci siamo divis* e abbiamo dato fuoco a 6 stazioni di pompaggio dell’acqua, 2 trasformatori, un’escavatrice e una centralina di smistamento elettrico.
Le pompe hanno un ruolo chiave nell’infrastruttura della miniera e vengono utilizzate per abbassare il livello dell’acqua nel sottosuolo ed impedire l’allagamento della stessa. Normalmente sono fatte da un tubo fuori da terra e una centralina, il tutto circondato da una rete.
Abbiamo aperto la rete con una trancia e abbiamo piazzato dei semplici inneschi incendiari a tempo e un mucchio di camere d’aria delle bici per assicurarci che le fiamme si espandano per bene.
Gli inneschi erano formati da una candela fissata con un elastico molto forte ad un cubetto di diavolina. Le candele si sono consumate lentamente e hanno incendiato la diavolina appena abbiamo lasciato la zona in sicurezza.
Dopo aver colpito la finestra di un’escavatrice per crearci un varco d’entrata , abbiamo usato la stessa procedura per distruggerne la cabina di pilotaggio.
Per i trasformatori e la centralina abbiamo usato delle ruote d’auto riempite con degli stracci zuppi di benzina. Le abbiamo piazzate sotto dei cavi scoperti e nei trasformatori. Nel giro di pochi minuti i nostri obiettivi sono andati in fiamme e mentre noi ce ne andavamo la centralina è esplosa in fiamme viola e scintille che si stagliavano per 10 metri nel cielo della notte.
Nonostante tutto ciò abbia causato un blackout nell’area di 2 km, dell’attacco alla rete elettrica nei media locali non si è accennato ed l’accaduto è stato ridotto solo all’incendio di due trasformatori.
Mentre la Megamacchina tecnoindustriale sovrasta, distrugge e inquina tutto ciò che è ancora selvaggio e bello, secondo noi, azioni del genere sono necessarie per rimanere coscienti e ricordarci che viviamo in mezzo alla distruzione e alla miseria della società moderna.
Di conseguenza l’unica via per goderci il paesaggio industriale è di strisciare tra l’erba alta e le ortiche per trovare un buon punto panoramico e osservare le colonne di fumo nero che si innalzano dalle infrastrutture e macchine della civilizzazione in fiamme.
Strizziamo un occhio di complicità all* prigionier* anarchic*:
alla compagna accusata della rapina di Aachen e a Kevin Garrido prigioniero di guerra cileno accusato di diversi attacchi esplosivi a Santiago.
Per la moltiplicazione di attacchi contro RWE, per l’anarchia e la selvaticità!
Morte alla civilizzazione!
Briganti nella notte.

5 GENNAIO 2017
Nella notte del 5 Gennaio ho fatto una visita alla miniera a cielo aperto di carbone di Hambach, vicina ad Aachen. Il mio obiettivo era di distruggere i binari della ferrovia del carbone con un carico di Termite che ho rubato in un’altra compagnia industriale.
Il Termite brucia ad una temperatura di circa 2500 gradi celsius mentre il ferro dei binari si scioglie intorno ai 1500 gradi celsius quindi il Termite crea molti danni se infiammato in modo adatto.
Ho scelto il posto in modo che potesse danneggiare il più possibile: nel punto in cui il treno si sposta nell’altro binario perché questa parte è unica e se vogliono sostituirla devono ricostruirla nuova in loco.
Quando sono arrivat* lì ho impostato tutto dopo aver controllato il mio obiettivo e la mia via di fuga. Ho messo il Termite in due vasi da pianta con un buco sul fondo in modo da incanalare nel posto giusto la miscela fusa. Il composto è facile da infiammare con petardi che verso la fine dell’anno puoi veramente procurarti ovunque. Ma per assicurarmi che tutti scoppino ne ho messi 20 in ogni punto.
Ho posizionato gli ordigni e li ho incendiati. Avevo appena acceso il secondo che ho visto le due luci di un treno in arrivo nella mia direzione. Ho avuto un sacco di tempo per far intercorrere un po’ di spazio tra me e la miscela fusa e guardare il treno passare sopra ad uno dei due vasi. I binari e il convoglio frontale erano coperti di Termite in fiamme e facevano un rumore ripetitivo delle ruote che colpivano la parte danneggiata.
Dopo un’ultima occhiata a questo spettacolo me ne sono andat* di lì.
Saluti,
Piromane against (contro) RWE.

8 GENNAIO 2017
Durante quest’ultimo capodanno, mentre tutt* stavano festeggiando, abbiamo fatto una festa speciale delle nostre visitando la miniera di Hambach e mettendo in atto uno spettacolo carino per RWE rompendo qualche vetro per un “lucky new Fear”,(letteralmente: fortunata nuova paura).
Dopo aver camminato lungo i binari del treno che trasporta carbone dalla miniera alle centrali elettriche vicine, abbiamo incrociato due posti di manovra e un pacco di fili elettrici e abbiamo pensato che questi erano degli obiettivi perfetti per i nostri intenti maligni.
Abbiamo aperto i casotti con uno scalpello e abbiamo piazzato dentro 10 cm di camera d’aria riempita di vestiti zuppi di benzina e poi abbiamo spalmato l’interno del casotto con del gel combustibile per assicuraci che bruciasse per bene.
Pensavamo che la festa fosse finita, ma tornando indietro ci siamo accorti di alcune luci invitanti da un rimorchio in una zona recintata. Affianco al rimorchio vi erano due ruspe parcheggiate con assoluto bisogno di manutenzione. Ci siamo assicurat* che il rimorchio fosse vuoto rompendone le finestre, poi abbiamo tagliato la rete e ci siamo subito mess* a mettere a posto l’areazione della ruspa rompendo le sue finestre, tagliando tutta la parte idraulica e aggiungendo qualche buco in più ai raffreddatori. Abbiamo anche versato dello sporco e del vetro rotto nei serbatoi del gas e con una trancia abbiamo tagliato le valvole delle ruote.
200 metri più avanti abbiamo trovato una pala caricatrice e gli abbiamo riservato lo stesso trattamento e abbiamo anche svuotato un estintore, trovato dentro la cabina, nel suo serbatoio.
Secondo i media tutto ciò ha causato un danno di “decine di migliaia” di euro, facendone la festa più costosa di capodanno finora.
Vogliamo mandare i nostri ringraziamenti a tutte quelle persone che ci hanno fornito una perfetta copertura audio sprecando enormi quantità di esplosivo, terrificando la natura selvaggia locale con uno stupido rituale capitalista.
Criminal Mechanics Party(letteralmente:Festa criminale meccanica)

Info da 325.nostate.net

Hambach: Due anarchici spagnoli arrestati

Ieri, 30 novembre, otto persone sono state arrestate nella Foresta di Hambach. Tra di loro ci sono 2 compagni dalla Spagna. Tutti sono stati rilasciati la notte scorsa, eccetto i due compagni, oggi trasferiti a Colonia per custodia cautelare. I nomi sotto cui erano conosciuti nella foresta erano Siao e Hodey, anche se in Spagna li conosciamo sotto altri nomi.
Negli ultimi giorni c’è stata un’acutizzazione di tensioni nella Foresta di Hambach.
Il 17 novembre ha avuto luogo un blocco stradale eseguito con barricate incendiate, pietre sono state buttate negli scontri con la ditta di sicurezza, mentre “l’installazione” di un falso ordigno esplosivo ha ritardato per diverse ore lo smantellamento della barricata e l’abbattimento degli alberi. Da allora, per diversi giorni, le macchine di polizia e dei dipendenti sono state prese a sassate all’inizio e alla fine della giornata lavorativa. Due giorni fa alcune persone lanciavano pietre contro una decina di sbirri e operai della foresta nell’area di Trappola-Mortale, per poi iniziare a costruire la barricata sulla strada. Quando ciò è successo due sbirri hanno lasciato il furgone per disperdere le persone, mentre uno è entrato in foresta inseguendo i compagni, inciampando e cadendo, e ricevendo diversi colpi prima di fuggire spaventato in cerca di rinforzi. Dopo di questo c’è stato un lungo periodo di tensione con un forte numero di sbirri chiamati alla fine della giornata. L’ultimo convoglio che quella giornata ha lasciato la miniera è stato anche attaccato con pietre da alcune persone là presenti.
E infine, ieri, c’è stato un altro attacco in strada contro una macchina di sicurezza, che ha fatto perdere il controllo al conducente, provocando un incidente. Poco dopo sono arrivati numerosi furgoni di sbirri, circondando il campo e la foresta per impedire alle persone di abbandonare il luogo. A questo punto è iniziata la caccia in cui sono state arrestate 5 persone. Un’altra persona è stata arrestata in una delle case nella foresta, e altre due nella casa sugli alberi. Questi ultimi due si trovano adesso in custodia cautelare.
Siao e Hodey sono accusati di attacco alla polizia e utilizzo di esplosivi, e per questo motivo sono tenuti ostaggi nel carcere di Colonia.
Trasmetteremo tutte le nuove informazioni che avremo e gli indirizzi per scriverli, appena li riceviamo.
Solidarietà e lotta!

fonte: Anarhija.info

AGGIORNAMENTO: SONO STATE RILASCIATE

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