FERMIAMO LA RETE 5G E LA SMART CITY – PRESIDIO ALLA VODAFONE – Bergamo

FERMIAMO LA RETE 5G E LA SMART CITY
SABATO 29 GIUGNO
PRESIDIO ALLA VODAFONE

in Viale Papa Giovanni XXIII, 24/26 Bergamo
dalle 16.00 alle 19.00

a seguire
20.00 cena
21.00 conferenza e dibattito
presso lo Spazio di documentazione “La Piralide”
via del Galgario, 11/13 – Bergamo

Tra giugno e luglio è prevista in Italia l’introduzione della rete 5G con milioni di nuove antenne dopo la sperimentazione che era partita in diverse città nei mesi scorsi. Vodafone è l’unico operatore che offre una rete 5G per ora in cinque città: Milano, Bologna, Torino, Napoli e Roma per arrivare a coprire al più presto l’intero territorio.
Il mondo in 5G non solo sarà connesso, sarà iperconnesso, a una velocità che ancora non ci immaginiamo. Con l’introduzione della rete 5G ci sarà un vero e proprio stravolgimento della vita delle persone, per la definitiva e completa esplosione dell’”Internet delle cose” che rivoluzionerà il modo di vivere: la rete 5G sarà in grado di sostenere una quantità di informazioni in gigabyte tale da permettere il definitivo passaggio a un’immensa rete informatica nella quale tutto – umani, animali, ambienti naturali, decori urbani, oggetti, infrastrutture, servizi – sarà interconnesso e comunicante.
Sarà il punto di svolta per l’esplosione su larga scala di tecnologie che utilizzano l’Intelligenza Artificiale, la realtà aumentata, il virtuale, il calcolo quantistico, il riconoscimento facciale. Il controllo delle persone e degli ambienti con l’aiuto della tecnologia 5G sarà qualcosa di costante e pervasivo.
Se la rete 4G era già un grosso passo in avanti rispetto al 3G, per passare al 5G saranno aumentati i livelli di radiazioni previsti con tutte le conseguenze sul piano della salute nostra e degli altri animali e del pianeta intero in una società sempre più cancerogena, considerando che questi ripetitori irradieranno i territori con distanze di un massimo di cento metri.
Una smart city disseminata da sensori e telecamere è un esperimento a cielo aperto di ingegneria sociale in cui gli esperti di multinazionali come IBM, controlleranno e gestiranno tutti i dati, proprio coloro le cui tecnologie furono fondamentali per l’efficienza dello sterminio di milioni di persone durante il nazismo.
In questo scenario nulla potrà esistere al di fuori della grande rete globale con dispositivi tecnologici che sempre di più si confonderanno con i nostri stessi corpi: l’invasione digitale aumenterà solo la nostra dipendenza da questo sistema.

Spazio di documentazione La Piralide – Collettivo Resistenze al Nanomondo
contatti: lapiralide.nobolgs.org, www.resistenzealnanomondo.org

Folles (Haute-Vienne) Francia – Sabotaggio della ferrovia della discarica nucleare

Nella notte del 4 giugno, una cabina elettrica che contiene i comandi della segnaletica ferroviaira è stata incendiata, lungo i binari che portano verso le infrastrutture appartenenti a Orano (ex-Areva, gigante francese dell’energia nucleare) a Bessines. Cosa c’è al fondo di quei binari? Per quasi sessan’anni c’è stata una miniera d’uranio. Dopo la sua chiusura (costa meno farlo estrarre in paesi poveri e semi-colonizzati, come il Niger), la miniera è diventata… un “centro di stockaggio d’ossido d’uranio impoverito” (cioè una discarica di materiale radioattivo), immagazzinato in semplici capannoni. Orano, proprietario del sito, vorrebbe pure utilizzare i tunnel della miniera per seppellirvi altri rifiuti radioattivi (un po’ come l’ente statale ANDRA vuole fare a Bure). Per indorare la pillola di questa bella democrazia nucleare, su una parte del sito di Bessines, Orano ha aperto un museo… dell’industria nucleare.

Ma ricordiamo che nel luglio 2013 un sabotaggio della ferrovia aveva fatto deragliare un treno di scorie e che nell’aprile 2014 il museo era stato incendiato.

Ecco la rivendicazione di questo attacco, spedita via mail alla stampa di regime (il giornale locale “Le populaire du centre”) :

“Per un atto 30 [riferimento alle manifestazioni del sabato dei Gilets jaunes; N.d.T.], questa notte abbiamo sabotato l’installazione della linea del treno che rifornisce la discarica nucleare di Bessines. Areva ha cambiato nome, ma continua a produrre la stessa merda radioattiva, qui e altrove. Questa impresa partecipa all’andazzo generale della società capitalista, che porta il mondo verso un muro.
Non vogliamo il nucleare da nessuna parte, né qui, né a Bure, né in Niger. E dimenticatevi il vostro EPR”.

(tradotto da guerresociale)

Info da: www.anarhija.info

Trento – Blocco stradale in solidarietà con Silvia e Anna in sciopero della fame

Mercoledì 29 maggio un gruppo di compagne e compagni ha bloccato una delle vie del centro di Trento con un cavo d’acciaio e del filo spinato, in solidarietà con Silvia e Anna che in quel giorno hanno dato inizio allo sciopero della fame. Sono stati lanciati dei volantini, fatti degli interventi al megafono e delle scritte su un punto vendita Vodafone e su una filiale della Deutsche Bank. E’ stato lasciato sul luogo uno striscione con scritto: “Dalla Libia alle carceri: no alla società dei lager”
Di seguito, il testo riportato sui volantini.

IL PROGRESSO DELLA SOFFERENZA
«Come fa un uomo a ottenere il potere su un altro uomo, Winston?»
Winston ci pensò un po’ su. «Facendolo soffrire» disse infine.
«Esattamente…Il potere consiste appunto nell’infliggere la sofferenza e la mortificazione…Il progresso, nel nostro mondo, vorrà dire soltanto il progresso della sofferenza.»
George Orwell, 1984

In Italia lo Stato tortura. Non parliamo soltanto delle brutalità commesse dalle forze dell’ordine nelle varie caserme e prigioni. C’è dell’altro.
In questo paese esiste un regime di carcerazione speciale chiamato 41 bis. Ad esso sono destinati principalmente gli accusati di reati di mafia e “terrorismo”. Il 41 bis consiste nell’isolamento pressoché totale, nel restare chiusi in cella 22 ore al giorno, nel non poter vedere nessuno o al massimo una o due persone durante l’ora d’aria, nella censura e limitazione della posta, dei libri e dei giornali, nel non poter vedere i propri cari che dietro i vetri. Una forma di tortura “bianca” e legalizzata.
Questo regime infame viene giustificato come un modo per recidere i legami tra il prigioniero e l’organizzazione d’appartenenza. Falso. Dalle telecamere ai microfoni ambientali, fino a fittissime reti di spionaggio, lo Stato ha oggi tutti i mezzi per tenere sotto controllo le vite di tutti persino “fuori”, figuriamoci nelle prigioni. Le carceri speciali hanno tutt’altro scopo: piegare l’individualità del prigioniero per spingerlo a collaborare. Tortura, appunto. I tanti che si rifiutano di parlare e mandare qualcun altro al loro posto, lo fanno pagando un prezzo altissimo.
Da almeno vent’anni lo Stato cerca di estendere sempre più la tortura della carcerazione speciale. A questa logica corrisponde la recente assegnazione di diverse anarchiche e anarchici carcerati a sezioni di Alta Sorveglianza collocate all’interno di carceri 41 bis, come L’Aquila, Opera e Tolmezzo. La prossimità con strutture e guardie “programmate” per il carcere speciale fa sì che le restrizioni del 41 bis dilaghino anche nelle altre sezioni. È questo, tra gli altri, il caso di Silvia e Anna, due anarchiche che da aprile si trovano detenute nella nuova sezione AS dell’Aquila, sperimentando l’inizio del “nuovo corso”: blindo sempre chiuso, letto saldato a terra, massimo 4 libri in cella e 7 capi di abbigliamento, controlli col metal detector all’uscita o entrata in cella, all’andata e al ritorno dalla socialità, dalla doccia e dall’aria, posta bloccata per mesi, rapporti disciplinari per ogni sciocchezza (spegnere la luce elettrica da sole, portare una biro all’ora d’aria…). Perciò queste compagne hanno deciso di entrare in sciopero della fame dal 29 maggio: per essere trasferite e perché quella sezione AS sia chiusa per sempre.
Sono tempi cupi. Tra morti in mare e lager per immigrati, tra licenza d’uccidere alle forze dell’ordine e decreti sicurezza che promettono anni e anni di carcere per chi porta un casco a una manifestazione, lancia un fumogeno o blocca una strada, a sempre più persone viene promessa anche la tortura dell’isolamento: un “carcere nel carcere” che si completa con i processi in videoconferenza (resi possibili dalla collaborazione di TIM-Telecom). La maniera forte contro i ribelli fa il paio con la persecuzione dei più poveri, braccati nelle strade dalla polizia e spesso spediti tra il filo spinato dei lager libici finanziati dai “nostri” governi. Cosa sapremo opporre a questo progresso della sofferenza?
SPEZZIAMO L’ISOLAMENTO!
SOLIDARIETÀ CON ANNA E SILVIA IN SCIOPERO DELLA FAME!

Anarchici e anarchiche

 

 

Pisa e Livorno – Campagna contro-pubblicitaria ENI

Nei giorni scorsi, sono apparsi a Pisa e a Livorno, una ventina di manifesti contro l’Eni alle pensiline degli autobus e nelle stazioni.
Eni, già famosa per perpetrare il colonialismo italiano in Libia e altri paesi del mondo, avvelena e uccide anche nel nostro territorio. Infatti a Livorno, grazie alla sua raffineria di petrolio, elargisce a piene mani sfruttamento e tumori per tutti.
Info da: www.roundrobin.info

Da Lecce – All’ombra del barocco

ALL’OMBRA DEL BAROCCO

Cosa hanno in comune il ticket per visitare a pagamento le chiese di
Lecce e lo sgombero di una Biblioteca Anarchica da uno stabile occupato
da tre anni? Nulla, apparentemente.
Invece no. Questi due atti, che sembrano scollegati tra loro, ci parlano
di un cambiamento della città e del modo di viverla, un cambiamento che
coinvolge tutti. Due operazioni che mirano ad attuare sempre più quel
processo, conosciuto col nome di gentrificazione, teso a trasformare i
centri storici in una vetrina a solo uso e consumo di ricchi fruitori;
una vetrina che può essere semplicemente guardata, visitata e fruita
nelle ore diurne, e consumata in quelle notturne, tramite gli
innumerevoli locali in cui si sviluppa la movida. Una città che non può
più, quindi, essere vissuta.
La vita reale svanisce assieme ai vecchi modi dello stare assieme
tramite cui si sviluppava la socialità tra gli individui – magari col
giocare e mangiare assieme all’aperto di un piazzetta –, per mezzo di un
movimento centrifugo che la spinge fuori dai centri storici, un
movimento attuato col lievitare degli affitti e del costo della vita da
un lato, e le norme “per il decoro” dall’altro; quelle norme che
stabiliscono che non è più possibile mangiare o bere per strada, ma solo
nei costosissimi locali. Un decoro ben strano, teso a guardare solo gli
avventori poveri delle strade del centro, e non dentro il mondo della
ricchezza, laddove i camerieri vengono sfruttati a 20 euro per una
serata di lavoro.
Il paradosso che non vedono coloro che chiacchierano del turismo come
forma di ricaduta economica sul territorio è questo: a fronte di uno
sfruttamento enorme e di paghe da fame, ad arricchirsi sempre più sono i
soliti padroni e speculatori. Non a caso, lo sgombero della Biblioteca
Anarchica è arrivato perché una nota speculatrice ammanicata con la
politica, Beatrice Baldisser, ha acquistato uno stabile enorme per farne
un resort di lusso, come altri ne possiede, in cui per dormire occorrono
centinaia di euro. Non proprio una somma a portata di tutti… E per far
questo buttano per strada anche un nordafricano residente lì da un
quarto di secolo.
È il totalitarismo dell’Economia e del Denaro che stende il suo manto
funereo sulla vita di tutti i poveri, gli indigenti e gli sfruttati, in
stretto accordo con la Politica. Un “Decreto Sicurezza” dopo l’altro,
varati dalla sinistra come dalla destra, rappresentano proprio il
braccio armato dell’Economia teso a vigilare su quel “decoro” ci cui si
è parlato. Una vigilanza sempre più ossessiva e restrittiva costruita
con norme, polizia, telecamere, ZTL, eserciti nelle strade delle città,
militarizzazione massiccia delle nostre vite e pensieri e maggiori
poteri e armi a ricchi e loro difensori, come testimoniano la legge
sulla cosiddetta “Legittima difesa” o il taser in dotazione alla
polizia.
Tacere o limitarsi a mugugnare su tutto ciò significa arrendersi.
Opporsi è l’unica strada percorribile per chi abbia a cuore la libertà.
Opporsi ed aprire spazi di libertà.

Biblioteca anarchica Disordine

In pdf: OmbraBarocco

Convegno di ecoterroristi – Lecce

Quando il dito indica la luna lo stolto guarda il dito.

Che l’affare Xylella sia una grande truffa ai danni di questo e altri territori dovrebbe essere noto a tutti. Che non sia stato il batterio la principale causa scatenante il disseccamento rapido degli ulivi e che la caccia all’insetto vettore sputacchina suona un po’ da caccia alle streghe dovrebbe essere ancora più chiaro. Ma non è di dati tecnici che importa qui dissertare, perché questi, tra l’altro inesistenti, incerti, contraddittori, privati, “raccolti con sciatteria” non hanno rivelato nulla. Non era necessaria un’indagine della magistratura, che è servita a spegnere la protesta più accesa, per poi essere archiviata, per comprendere che dietro il disseccamento degli ulivi si nascondeva altro. Qualcuno, in alto, dietro qualche scrivania, di una multinazionale o di un ministero, ha deciso che l’agricoltura salentina e il suo territorio andavano trasformati, industrializzati, snaturati. Ciò comporta delle conseguenze nefaste: utilizzo massiccio di pesticidi e avvelenamento definitivo del suolo, sfruttamento intensivo del terreno, persistenza della monocoltura, utilizzo di tecnologie che possono essere impiegate solo da personale specializzato. Spossessamento dei saperi, delega costante verso professionisti e istituzioni, trasformazione irreversibile di un territorio, colonizzazione della sua terra e di coloro che vi abitano. Operazione simile a quello che viene definito accaparramento delle terre, adoperato in molte zone del mondo per espropriare gli abitanti dei luoghi in cui vivono e dei mezzi di sussistenza, costringendoli all’emigrazione (riflessione che bisognerebbe tenere a mente ogni volta che si parla di migrazioni a sproposito e si alimenta il razzismo). In altre parole lo sfruttamento dei territori a fini capitalistici. Nel convegno organizzato a Lecce il 10 maggio presso il distretto agroalimentare si alterneranno ricercatori universitari, europarlamentari, tecnici, politici e confederazioni agricole, per illustrare l’ennesimo progetto finalizzato al profitto e alla conquista dei territori, il cosiddetto progetto Demetra, l’utilizzo delle nanotecnologie per la diagnosi e il trattamento del Codiro e cioè il disseccamento degli ulivi. In parole povere l’utilizzo di ulteriore chimica e tecnologia per giustificare piani di ricerca internazionali finanziati dalle più grosse multinazionali agrochimiche, e finalizzati, ancora una volta, allo sfruttamento e al controllo di ogni singolo aspetto della vita e della natura; cos’altro sono infatti le nanotecnologie, se non l’intrusione e il dominio più completo della tecnica sugli esseri viventi? Può sembrare tutto molto complesso e invece è davvero tutto molto semplice. Qualcuno, con un nome e un cognome ben preciso, tra cui anche coloro che parteciperanno a questo convegno, insieme a chi in questi anni ha imposto l’eradicazione degli ulivi e l’uso di pesticidi, governi di vario colore, Unione Europea, Regione Puglia ecc, paventando il carcere per chi non l’avrebbe fatto, ha dichiarato guerra a questo territorio, alla sua natura, al suo ambiente, alla gente che lo abita. E alla guerra non si può rispondere con le carte bollate ma con l’autodeterminazione, il rifiuto, la diserzione per trasformare l’indignazione in azione e porre fine a ciò che è intollerabile.

Alcuni nemici delle nocività 
Lecce

volantino in pdf: convegno di ecoterroristi

 

Program – Tree days against the tecno-sciences

THREE DAYS AGAINST THE TECNO-SCIENCES

26-27-28 JULY 2019

Capo di Ponte Theme Park” in Prada – Capo di Ponte (BS) – Italy

FRIDAY 26TH

13. 00 lunch
14. 30 Presentation of the meeting
15. 00
In the temple of Janus. About the relationship between technology, exploitation and racism
For the Italics Janus had two faces: a bearded one depicting the sun and a beardless one depicting the moon. For the Romans, the sun and the moon soon became peace and war. The temple of Janus, in the Roman Forum, was closed in time of peace and open in time of war. Today the door of that temple is always closed because of the war and the unnamed of the present time. Embodied in the technological apparatus and its silent injunctions, war is the planetary movement of digital democracy. Racism is its “moment of truth”, in that it explicitly affirms what its machines have never stopped doing to the colonial peoples. The algorithm command prepares the chief’s orders. The abstraction from the body, from the earth, from nature produces the comfortable bulwark of national belonging and the desire to lynch the different as a backlash. What was experienced in the colonies goes back.
Some of the editors of the anarchist magazine “I Giorni e le Notti” (Days and Nights) (Italy)
19. 30 dinner
21. 00
The non-neutrality of the technique/technology
The dominant thought treats techniques and technologies as simple tools at the service of human desires.
To this idea, normally, it is usual to add the idea of an indefinite and continuous progress that makes the trajectory of technological development a universal and indisputable destiny of the human being.
These notions reinforce the paradigm of technical neutrality.
In this debate we will try to destroy these notions and build a broader proposal that will allow us to understand techniques as social creations, as non-neutral elements.
Adrián Almazán Gómez, member of the Cul de Sac Collective and the publishing house Ediciones El Salmón (Spain), Nicolas del groupo Écran total (France)

SATURDAY 27TH

8. 00 breakfast
9. 00
The dangers of postmodernism, rethinking nature in the era of the artificial
It’s been several decades since the dominant paradigm of thought is what we know as “postmodernity”.
One of the most dangerous effects of its hegemony was the way in which the concept of nature was attacked.
With the excuse of putting an end to all essentialism protected by the idea of “natural”, postmodern thinkers have implemented a crusade against nature that claims to reduce everything to an artifact under our control. Today, all the critical thoughts have the obligation to criticize this delirious idea and return to give space to nature.
Adrián Almazán Gómez, member of the Cul de Sac Collective and the publishing house Ediciones El Salmón (Spain), Nicolas del groupo Écran total (France)
12. 30 lunch
15. 00
Can Machines Produce Communication?
Communication automatics in digital networks and electronic mediation of the social factory
Networks are a basic infrastructure of the western developed societies, for which major investments are needed, both material and ideological. The advance of artificial intelligence brings forward the question if machines can be smarter than humans. Modern digital communication, which establishes the machine as a node rather than humans, contributes to the transformation of social relations in a way that eludes us. Digital secretaries thus appear as the saviours who shall organize our everyday life through algorithms. In the end, within the game of automation, will we be players or pawns?
GameOver Collective (Greece)
19. 30 dinner
21. 00
It’s time to shut up the machine and get the bodies talking again
The news of the children edited in China is another of the thresholds that have been crossed from which no one can think to go back. Artificial reproduction is a central issue: it means putting the dimension of procreation in the hands of the techno-scientific system, at stake there is a profound and radical transformation of the human and the entire living.
The body, the bodies are at the center and increasingly under attack, taken in a grip: on the one hand the techno-scientific system and the bio-market have more and more need of them and they hoard it up to their vital processes, on the other hand their ideologies deconstruct and fragment them. A fluid body, without boundaries, without limits, protein-shaped, porous, malleable and infinitely manipulatible.
In times of transhumanist re-signification and the cancellation of reality itself, a reflection to understand and face the new challenges of the present and the non-sense that spreads with ardent and profound awareness of an urgency and a priority.
In post-modern dissolution and indeterminacy there is no need for doubts about the road that power is increasingly shaping and the road to take to derail the machine.
Silvia Guerini, Resistenze al Nanomondo Collective (Italy)

SUNDAY 28

8. 00 breakfast
9. 00 The necessity of resistance
Fighting against exploitation in these times of the new techno-totalitarianism first of all means realizing that the same premises that make us feel and desire a free world are corroded. The same conditions that make life on the planet possible are eroded and also remind us that we are animals among a multitude of other animals that in turn need an intact environment in which to live. The artificial world is changing relationships and emotions in virtual dreams and synthetic environments, and this can only produce GMO chimeras and worlds of Artificial Intelligence. The techno-world destroys and manipulates every freedom from the root, rewriting a history that comes from laboratories and uses the language of war to survive.
The resistants in this process will not only risk to remain behind, lost in struggles without content, but also they will take much longer to understand the process, to decipher it in order to be able to explain it. In this generalized nonsense, a reaction that can no longer be expected is urgently needed; not being just accomplices is no longer sufficient. And who knows if the seed of freedom will be the hard one to die.
Costantino Ragusa, Resistenze al Nanomondo Collective (Italy)
12. 30 lunch

How to get there

Airport: Orio al Serio – Bergamo, then reach the city (bus number 1) and take the train to Brescia
By Train: Train from Brescia to Edolo, get off at Capo di Ponte (1 hour 35, nine stops)
continue on foot for 1,2 Km
Proceed south on Via Nazionale towards Via S. Martino
At the roundabout take the 1st exit and take Via Sebastiano Briscioli
Turn left and take Via Santo Stefano
Turn left and left again, you will find the “Capo di Ponte Theme Park” in Prada.
By Car:
From SOUTH/WEST DIRECTION: At Bergamo take the SS42 towards Edolo, up to via Breda a Ceto. From Via Breda turn right onto Via Nazionale, at the roundabout take the second exit onto Via Sebastiano Briscioli, turn left onto Via Santo Stefano and then left again onto the Capo di Ponte Theme Park.
From SOUTH/EAST DIRECTION: In Brescia take the SP510 towards Edolo, until the junction with the SS42 towards Costa Volpino (signs for Darfo B.T./Lovere) and enter SS42 up to Via Brada a Ceto. From Via Breda turn right onto Via Nazionale, at the roundabout take the second exit onto Via Sebastiano Briscioli, turn left onto Via Santo Stefano and then left again onto the Capo di Ponte Theme Park.

FOR THE WHOLE THREE DAYS:

– FREE CAMPING, BRING YOUR TENT
– FOOD WITHOUT ANIMAL EXPLOITATION AND WITHOUT POISONS
– TOILETS AND INDOOR STRUCTURE IN CASE OF RAIN
– DISTRIBUTION OF INFORMATION MATERIAL: BRING BOOKS, NEWSPAPERS, TEXTS YOU WANT TO SHARE
– EXHIBITIONS

The debates will be translated into English
Help us to organize the meeting in the best way, let us know in advance of your presence

For information and contacts:
www.resistenzealnanomondo.org info@resistenzealnanomondo.org
www.facebook.com/3giornatecontroletecnoscienze/

Programma – Tre giornate contro le tecno-scienze

TRE GIORNATE CONTRO LE TECNO-SCIENZE

26-27-28 Luglio 2019

Al Parco Tematico Capo di Ponte, località Prada – Capo di Ponte (BS) Italia

VENERDÌ 26

13.00 pranzo
14.30 Presentazione dell’incontro
15.00
Nel tempio di giano. Sul rapporto tra tecnologia, sfruttamento e razzismo
Per gli italici Giano aveva due facce: una barbuta che raffigurava il sole e una imberbe che raffigurava la luna. Per i Romani sole e luna divennero ben presto pace e guerra. Il tempio di Giano, nel Foro Romano, restava chiuso in tempo di pace e aperto in tempo di guerra. Oggi la porta di quel tempio è sempre chiusa perché la guerra e l’innominato del tempo presente. Incorporata nell’apparato tecnologico e nelle sue ingiunzioni mute, la guerra è il movimento planetario della democrazia digitale. Il razzismo è il suo “momento di verità”, in quanto afferma esplicitamente ciò che le sue macchine non hanno mai smesso di fare ai popoli coloniali. Il comando degli algoritmi prepara gli ordini del Capo. L’Astrazione dal corpo, dalla terra, dalla natura produce come contraccolpo il comodo baluardo dell’appartenenza nazionale e il desiderio di linciare il diverso. Quello che è stato sperimentato nelle colonie torna indietro.
Alcuni redattori della rivista anarchica ” I giorni e le notti” (Italia)
19.30 cena
21.00
La non neutralità della tecnica
Il pensiero dominante tratta le tecniche e le tecnologie come semplici strumenti al servizio dei desideri umani.
A questa idea, normalmente, è solito aggiungere quella di un progresso indefinito e continuo che rende la traiettoria di sviluppo tecnologico un destino universale e indiscutibile dell’essere umano.
Queste nozioni rafforzano il paradigma della neutralità della tecnica.
In questo dibattito cercheremo di distruggerle e costruire una proposta più amplia che ci permetterà di capire le tecniche come creazioni sociali, come elementi non neutrali.
Adrián Almazán Gómez, membro del Collettivo Cul de Sac e la casa editrice Ediciones El Salmón (Spagna), Nicolas del groupo Écran total (Francia)

SABATO 27

8.00 colazione
9.00
Le macchine possono produrre comunicazione?
Comunicazioni automatiche in reti digitali e mediazione elettronica della fabbrica sociale
Le reti sono un’infrastruttura basilare delle società sviluppate occidentali, per le quali sono necessari importanti investimenti, sia materiali che ideologici. Il progresso dell’intelligenza artificiale porta avanti il quesito se le macchine possono essere più intelligenti degli esseri umani. La moderna comunicazione digitale, che stabilisce la macchina come centro al posto degli esseri umani, contribuisce alla trasformazione delle relazioni sociali in un modo che ci sfugge. Le segretarie digitali appaiono così come i salvatori che organizzeranno la nostra vita quotidiana attraverso algoritmi. Alla fine, nel gioco dell’automazione, saremo giocatori o pedine?
Collettivo GameOver (Grecia)
12.30 pranzo
15.00
I pericoli del postmodernismo, ripensare la natura nell’era dell’artificiale
Sono passati diversi decenni da quando il paradigma dominante del pensiero è quello che noi conosciamo come “postmodernità”.
Uno degli effetti più pericolosi della sua egemonia è stato il modo nel quale si ha attaccato il concetto di natura.
Con la scusa di porre fine a tutto l’essenzialismo protetto dall’idea di “naturale”, i pensatori postmoderni hanno attuato una crociata contro la natura che pretende di ridurre tutto ad un artefatto sotto il nostro controllo. Oggi tutto il pensiero che si dice critico ha l’obbligo di criticare questa idea delirante e tornare a dare spazio alla natura.
Adrián Almazán Gómez, membro del Collettivo Cul de Sac e la casa editrice Ediciones El Salmón (Spagna), Nicolas del groupo Écran total (Francia)
19.30 cena
21.00
È ora di far tacere la macchina per tornare a far parlare i corpi
La notizia delle bambine editate in Cina rappresenta un’altra delle soglie che sono state oltrepassate da cui nessuno può pensare di tornare indietro. La riproduzione artificiale è una questione centrale: è mettere in mano al sistema tecno-scientifico la dimensione della procreazione, in gioco c’è una trasformazione profonda e radicale dell’umano e dell’intero vivente.
Il corpo, i corpi sono al centro e sempre più sotto attacco, presi in una morsa: da un lato il sistema tecno-scientifico e il biomercato ne hanno sempre più bisogno e se ne accaparrano fin dentro i loro processi vitali, dall’altro lato le loro ideologie li decostruiscono e li frammentano. Un corpo fluido, senza confini, senza limiti, proteiforme, poroso, malleabile e infinitamente manipolabile.
In tempi di risignificazione transumanista e cancellazione della stessa realtà, una riflessione per capire e far fronte alle nuove sfide del presente e al non senso che dilaga con la consapevolezza ardente e profonda di un’urgenza e di una priorità. Nella dissoluzione e indeterminatezza postmoderna non servono dubbi sulla strada che il potere sta delineando sempre di più e sulla strada da intraprendere per far deragliare la macchina.
Silvia Guerini, Resistenze al Nanomondo (Italia)

DOMENICA 28

8.00 colazione
9.00
La necessità della resistenza
Lottare contro gli sfruttamenti ai tempi del nuovo tecno-totalitarismo significa prima di tutto rendersi conto che ad essere erose sono le stesse premesse che ci fanno sentire e desiderare un mondo libero. Ad essere erose sono le stesse condizioni che rendono possibile la vita sul pianeta e ci ricordano che siamo animali tra una moltitudine di altri animali che a loro volta necessitano di un’ambiente integro in cui vivere. Il mondo artificiale sta cambiando le relazioni ed emozioni in sogni virtuali e ambienti sintetici, questo può produrre solo chimere OGM e mondi di Intelligenza Artificiale. Il tecno-mondo distrugge e manipola ogni libertà fin dalla radice, riscrivendo una storia che nasce dal laboratorio e che utilizza il linguaggio della guerra per sopravvivere.
I resistenti in questo processo non solo rischieranno di rimanere indietro, persi in lotte senza contenuto, ma tarderanno sempre più a comprenderlo, a decifrarlo per poterlo anche spiegare. In questo non senso generalizzato urge una reazione che non può più farsi attendere; non esserne solo complici non è più sufficiente. E chissà se il seme della libertà sarà quello duro a morire.
Costantino Ragusa, Resistenze al Nanomondo (Italia)
12.30 pranzo


Come arrivare

In treno:
Treno da Brescia per Edolo, scendere a Capo di Ponte (1 ora e 35, nove fermate)
proseguire a piedi 1,2 Km Procedi in direzione sud su Via Nazionale verso Via S. Martino
Alla rotonda prendi la 1ª uscita e prendi Via Sebastiano Briscioli
Svolta a sinistra e prendi Via Santo Stefano
Svolta a sinistra e ancora a sinistra, trovi il Parco Tematico Capo di Ponte, località Prada
In auto:
Da DIREZIONE SUD/OVEST: A Bergamo prendere la SS42 in direzione Edolo, fino a Via Breda a Ceto. Da Via Breda svoltare in Via Nazionale a destra, alla rotonda imboccare la seconda uscita in via Sebastiano Briscioli, svoltare a sinistra per via Santo Stefano e poi ancora a sinistra per il Parco Tematico Capo di Ponte.
Da DIREZIONE SUD/EST: A Brescia prendere la SP510 in direzione Edolo, fino al congiungimento con la SS42 verso Costa Volpino (indicazioni per Darfo B.T./Lovere) ed entrare in SS42 fino a Via Brada a Ceto. Da Via Breda svoltare in Via Nazionale a destra, alla rotonda imboccare la seconda uscita in via Sebastiano Briscioli, svoltare a sinistra per via Santo Stefano e poi ancora a sinistra per il Parco Tematico Capo di Ponte.

PER TUTTA LA 3 GIORNI:
– CAMPEGGIO LIBERO, PORTA LA TENDA
– CIBO SENZA SFRUTTAMENTO ANIMALE E SENZA VELENI A SOTTOSCRIZIONE
– SONO PRESENTI I BAGNI E UNA STRUTTURA AL COPERTO IN CASO DI PIOGGIA
– DISTRIBUZIONI DI MATERIALE INFORMATIVO: PORTA LIBRI, GIORNALI, TESTI CHE VUOI CONDIVIDERE
– MOSTRE

Gli interventi e i dibattiti saranno tradotti in inglese

Aiutaci ad organizzare l’incontro al meglio, facci sapere in anticipo della tua presenza

Per informazioni e contatti:
www.resistenzealnanomondo.org, info@resistenzealnanomondo.org
www.facebook.com/3giornatecontroletecnoscienze/

 

Le bugie hanno le gambe corte

Qualche tempo fa è apparsa una scritta nei pressi dell’abitazione del rettore Pierdomenico Perata: titoloni sui giornali e articoli isterici. Si è urlato allo scandalo per il riferimento alla collaborazione del Sant’Anna nei progetti di ricerca bellica, che veniva espressa nelle frasi vergate sul muro.
A quanto pare, si vogliono nascondere le responsabilità di quest’istituto nella collaborazione con la guerra o ribadire invano la neutralità delle loro ricerche e l’innocenza dei loro intenti. Eppure i vari studi portati avanti e le varie conferenze mostrano chiaramente quali sono le direttive del Sant’Anna e le sue tante malefatte: ad esempio, l’istituto TeCIP insieme a GEM elettronica, che collabora con la Guardia Costiera, Esercito Italiano e Marina Militare, hanno costruito radar fotonici che sono stati forniti alla Guardia Costiera libica per il controllo del mare, così, chi scappa da guerre, stupri e fame, può essere trovato e riportato nei lager libici oppure lasciato affogare nel Mediterraneo; o ancora, il famoso esoscheletro dell’istituto di BioRobotica, cofinanziato dal Ministero della Difesa, progettato per garantire la protezione balistica del soldato e ottimizzarne le capacità motorie, altro che robot indossabili per assistere gli anziani e i disabili! Se i suddetti esempi non dovessero bastare, eccone un altro: un gruppo di ricercatori del Sant’Anna ha sensorizzato la mano artificiale del robot “soccorritore” RoboSimian, quest’ultimo progetto della Nasa e finanziato dalla DARPA, l’agenzia governativa del dipartimento della difesa degli USA, che si occupa dello sviluppo di nuovo tecnologie per uso militare.
Che le finalità di queste ricerche e progetti abbiano anche uno scopo civile oltre che militare, poco importa. Ciò che importa è ribadire che la scienza non è neutrale, che un ricercatore non può tenersi lontano da qualsiasi “peso morale” o negare le proprie responsabilità, poiché sono gli interessi politicoeconomici del potere che indirizzano le risorse affinché le ricerche vadano in una determinata direzione piuttosto che in un’altra. Si vuole davvero mettere a confronto la “pericolosità” di una scritta con i mezzi sempre più sofisticati e letali a disposizione degli eserciti, resi così efficienti anche dall’ottimo lavoro di ricerca portato avanti da istituti come il Sant’Anna?
Una scritta può essere cancellata, ma le loro responsabilità no.
Ancora una volta la stampa si dimostra docile, serva dei potenti e strumento di propaganda per criminalizzare le lotte e chi le porta avanti senza compromessi.

Garage Anarchico