Raccolta di scritti intorno a Transfemminismo Queer Tecno-scienze Transumanesimo

Raccolta di scritti intorno a Transfemminismo Queer Tecno-scienze Transumanesimo

a cura del collettivo Resistenze al Nanomondo

Opuscolo, 62 pagine, 3 euro

Una raccolta di testi dal 2016 ad oggi pubblicati sul giornale ecologista L’Urlo della Terra e sul sito internet Resistenze al Nanomondo. Un filo li lega, negli anni lo squarcio si è fatto più grande, ciò che si intravedeva come possibile deriva futura nel pensiero critico di ampi pezzi di ambienti antispecisti, femministi, anarchici, di sinistra, negli anni si è man mano svelato e ha preso forma diventando esplicito. Una critica che fa delle istanze del neoliberismo, del transumanesimo e del sistema tecno-scientifico il proprio essere.

Indice:
Silvia Guerini
– Paradossi delle politiche d’identità
– Riflessioni sparse leggendo il libro “Smagliature digitali”
– Xenofemminismo. L’aberrazione è già qui
– La metamorfosi del mondo
– Dove transxeno -femminismo, queer e antispecismo incontrano la tecnoscienza. Il cyborg : una metafora che si incarna e la fine di ogni liberazione
– Attraversamenti postumani antipecisti
Pièces et main d’œuvre
– Dal “Transidentitario” al bambino-macchina

Per contatti e copie: www.resistenzealnanomondo.org info@resistenzealnanomondo.org

La procreazione al tempo delle biotecnologie

La procreazione al tempo delle biotecnologie

a cura del Collettivo Resistenze al Nanomondo

Opuscolo, 38 pagine, 2 euro

La PMA per tutte e tutti non è un grido di libertà e autodeterminazione, ma un futuro al quale potremmo essere tutte/i condannate/i.

Indice:

Silvia Guerini
La riproduzione artificiale dell’umano
Costantino Ragusa
Editing genetico per tutti! Chi li sta fermando?
Silvia Guerini
Il futuro è già qui, anche se non ha l’aspetto di una mostruosa chimera. Terapie geniche, clonazione, analisi genetiche prenatali, procreazione: prospettive eugenetiche

Per contatti e copie: www.resistenzealnanomondo.org info@resistenzealnanomondo.org

Meccanici i miei occhi. Nati in laboratorio 

Meccanici i miei occhi. Nati in laboratorio 

Dall’utero in affitto alla manipolazione genetica

Edizioni Ortica, pag.194,13 euro.

Autrici: Cristiana Pivetti, Giovanna Camertoni, Laura Corradi, Silvia Guerini, Marie-Jo Bonnet, Luisa Vicinelli, Daniela Pellegrini, Angela Giuffrida.

In questo libro sono raccolti gli interventi della Campeggia Femminista contro la riproduzione artificiale e il sistema che la rende necessaria.

Uno sguardo femminista radicale contro la riprogettazione del vivente: l’utero in affitto, la procreazione medicalmente assistita e l’ingegneria genetica.
Le autrici, partendo dal dibattito sulla pratica dell’utero in affitto, sollevano dubbi e domande anche sulla procreazione medicalmente assistita che, con l’inseminazione in vitro, sposta la riproduzione umana dai corpi ai laboratori ove si manipola il vivente, riflettono sul sistema etero-patriarcale capitalista, lo sviluppo delle tecno-scienze, la condizione della donna, la salute umana, lo sfruttamento degli animali e del pianeta. La riproduzione artificiale degli esseri umani fa parte di un processo più ampio di assoggettamento, mercificazione e ingegnerizzazione tecno-scientifica del vivente; è uno degli aspetti più pericolosi della contemporaneità.

Per contatti e richiesta di copie: www.resistenzealnanomondo.org

Francia – Lotta al nucleare: incendiati veicoli della Enedis

Nella notte tra il 12 e il 13 agosto sono state incendiate le macchine della Enedis a Ivry (viale Maurice Thorez).

Volevamo mettere un piccolo bastone tra le ruote dell’impero elettronucleare EDF.
Volevamo inviare un messaggio ai compagni che lottano a Bure: vi pensiamo!
Coraggio alle persone detenute a seguito della riocuppazione del Bosco di Lejuc[1]

Agli idioti che hanno parlato dell’incendio senza capire da dove è partito: cambiate mestiere![2]

[1] Per scrivere a Kevin, detenuto 4 mesi per aver non aver rispettato le misure cautelari, a seguito della rioccupazione del Bosco di Lejuc, lo scorso 18 luglio: Kevin Fluchs, n° d’écrou: 16654, Centre Pénitentiaire de Nancy-Maxeville, 300 rue Abbé Haltebourg, 54320 – MAXÉVILLE, Francia [nota di Attaque]

[2] Un estratto dall’articolo che gli idioti del “Parisien” (13/08/2019) hanno scritto sull’incendio di Ivry: “Sei macchine incendiate, i loro proprietari in gran perplessione nell’ora di recarsi al lavoro e quartiere parecchio spaventato: questo il bilancio dell’incendio propagatosi da macchina a macchina nel viale Maurice-Thorez 95 a Ivry nella notte tra lunedì e martedì. Un incendio che ha tenuto occupati pompieri e polizia per una buona parte della notte, nonché i carri attrezzi incaricati martedì di portar via i rottami. L’intervento ha, tra l’altro, provocato un notevole ingorgo in questa via situata non lontano del centro della città di Ivry-sur-Seine. Secondo una fonte di polizia, “il serbatoio di una vettura è stato perforato e poi incendiato. L’incendio si è in seguito propagato ad altri veicoli”. Un atto di vandalismo che ha richiesto la mobilitazione di dodici pompieri e di due veicoli d’intervento […] [nota di Attaque]

Info da: https://anarhija.info

Sabotiamo il mondo macchina della rete 5G e la Smart city

“Dovrei parlarti della Berenice nascosta, la città dei giusti, armeggianti con materiali di fortuna nell’ombra di retrobotteghe e sottoscale, allacciando una rete di fili e tubi e carrucole e stantuffi e contrappe si che s’infiltra come una pianta rampicante tra le grandi ruote dentate (quando queste s’incepperanno, un ticchettio sommesso avvertirà che un nuovo esatto meccanismo governa la città)”.
Italo Calvino, 1974

Anche in Italia a breve si procederà con l’introduzione della rete 5G, si sono infatti da poco concluse le aste per l’assegnazione dei lotti di frequenza. Hanno partecipato Fastweb, Iliad, Tim, Vodafone e Wind-Tre. Tim e Vodafone sono gli operatori che più stanno investendo nella sperimentazione e in progetti pilota, tali attività vedono Vodafone operante a Milano, il gruppo Telecom-Fastweb a Bari e Matera, Wind-Tre a Prato e l’Aquila. Sia Tim che Vodafone prevedono di lanciare un’offerta iniziale nel corso dell’estate di quest’anno, le vere e proprie offerte commerciali complete sono previste per il 2020. Vodafone assicura di aver coperto Milano per l’80%, le città che seguiranno sono Roma, Napoli, Torino e Bologna. La Tim ha annunciato di aver acceso la prima stazione 5G a Torino, in collaborazione ovviamente con il Politecnico di Torino, con l’Ericson e l’amministrazione comunale nell’ambito di un più vasto studio per la realizzazione di una smart city.
Tutto sembra già predisposto: Samsung, Huawei, Zte, Nokia ed Ericson, un ristretto gruppo di aziende operanti nel campo delle infrastrutture 5G, forniranno le stazioni base da cui partiranno tutti questi processi, con lo scopo di poter passare poi ad una vera e propria introduzione su vasta scala della tecnologia 5G. Questa sperimentazione inaugurata al momento dalla Vodafone che non sappiamo neanche quando è cominciata, di fatto non è mai finita: siamo nel pieno di un esperimento in corso dove tutti siamo potenziali cavie. Presto arriveranno i nuovi tapirulan per intrattenere i cittadini consumatori sotto forma di nuovi smartphon 5G, con cui sarà possibile gingillarsi a scaricare velocissimamente tutto dall’universo di internet e ovviamente sarà non solo desiderabile, ma assolutamente imprescindibile relazionarsi in maniera nuova con l’ambiente che abbiamo intorno, soprattutto nelle nuove città rinominate smart city. Alla cablatura della città fatta di cavi e tralicci sotto i nostri piedi e sopra le nostre teste si aggiungeranno presto milioni di nuove antenne disseminate praticamente ovunque, all’inizio sopra i già presenti ripetitori della telefonia, ma ben presto questi dispositivi avranno strutture e micro strutture autonome che gli permetteranno di camuffarsi con arredi urbani e non sarà certo per una questione di estetica.
La fitta rete di microonde millimetriche e lo strato di radiazioni elettromagnetiche a cui saremo esposti non ha precedenti per il tipo di onde, per l’aumento del numero di dispositivi di emissione e ricezione, per la continuità e l’assiduità di utilizzo. Oltre a milioni di nuove stazioni base 5G sulla Terra e 20.000 nuovi satelliti nello spazio e 200 miliardi di oggetti trasmittenti. Con la rete 5G è previsto che sarà coperto il 98% del territorio, non solo smart city, ma anche piccoli paesi e territori non urbani. Come aveva ben previsto Orwell nel suo libro 1984 anche le campagne non saranno al sicuro o forse diventeranno luoghi ancora peggiori, sicuramente non più il primo posto dove difendersi e nascondersi dal controllo asfissiante che questa tecnologia imporrà.
La tecnologia 5G non è solo uno sviluppo delle precedenti reti 2G,3G,4G, questa cambia anche la frequenza d’onda con cui viene trasmessa, aggiunge una frequenza di onde millimetriche molto più corta e con una densità molto più alta. La particolarità di queste onde per arrivare a sostituirsi a quelle esistenti ed espandere il proprio potenziale è quella che necessita di un numero elevatissimo di ripetitori a brevissima distanza tra loro, con distanze che possono arrivare a non superare i cento metri e forse anche meno a seconda della conformità del luogo. Questa forte presenza e vicinanza dei ripetitori è dovuta anche al fatto che i corpi viventi per la loro capacità di assorbire le onde elettromagnetiche rappresentano un disturbo per il segnale. Per i corpi umani stanno lavorando già ad una soluzione, mentre per la vegetazione, soprattutto alberi di notevoli dimensioni, sono già previsti abbattimenti, cosa già avvenuta in quei paesi europei dove è già presente la 5G. Da noi si assistono a strane potature fuori stagione che spesso sono veri massacri di piante o alla denuncia di nuovi parassiti e malattie apparentemente ingestibili se non con pratiche di abbattimento su vasta scala. Nella nuova ridefinizione dello spazio la precedenza verrà data al flusso delle onde dei segnali e delle reti invece che all’esistenza della natura che a fatica ancora persiste in città.
Se la rete 4G era già un grosso passo in avanti rispetto al 3G, per passare al 5G l’esposizione alle radiazioni elettromagnetiche delle persone e di tutti gli esseri viventi aumenterà quindi in modo esponenziale con tutte le conseguenze sul piano della salute nostra e degli altri animali e del pianeta intero. Le onde elettromagnetiche sono cancerogene con danni a livello genetico, riproduttivo, neurologico e ai sistemi di orientamento di uccelli, api, formiche e rane e altri animali. Non ci si può sottrarre dall’irradiazione elettromagnetica: nessuna persona, nessun animale, nessuna pianta sarà in grado di evitare l’esposizione, 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno, a livelli di radiazione che sono centinaia di volte più grandi di quelli esistenti oggi.
Le conseguenze saranno irreversibili su tutti gli ecosistemi della Terra.
In tutto questo processo di ristrutturazione in chiave tecnologica degli spazi in cui viviamo la dimensione sociale viene schiacciata, ci si richiama a questa solo per distruggerla definitivamente sotto i colpi di una innovazione lontana dalle esigenze reali delle persone. Una tecnologia imposta senza alcuna o pochissima gestione da parte di enti pubblici locali e dove faranno ancora percepire la loro presenza sarà in gran parte di facciata, magari per dare la parvenza che vi sia comunque un controllo pubblico soprattutto nei piccoli centri urbani più attenti. Non uno sfacciato mercimonio sopra tutto e tutti, ma un mercimonio su cui si può forse ancora dire qualcosa, ma non si può certo più pretendere niente, che non sia nella forma della compensazione, come già avviene in certi casi per l’irradiamento da parte delle vecchie reti.
Gran parte delle strutture e dispositivi di rete sono controllate e gestite da multinazionali e aziende spesso in remoto con delle modalità e delle nuove tecnologie che non saranno mai svelate in tutta la loro portata. Tra alcuni dei progetti pilota per la 5G vi è stata anche la città dell’Aquila in gran parte ancora distrutta dal terremoto. Un problema sociale e ambientale del dopo terremoto si è trasformato per lo stato in una nuova occasione per immettere nuovo potere tecnologico con tutto il suo apparato e arredo che va ben oltre il semplice guadagno per le solite imprese.
Nella ricorrente modificazione strategica dell’ambiente architettonico urbano, negli smembramenti e nelle compartimentazioni che organizzavano e delimitavano le zone di pertinenza e di appartenenza delle varie classi sociali, oggi, sotto il vessillo della scarsità di risorse e dell’emergenza ambientale la Banca centrale europea, la Banca mondiale e i connessi organismi internazionali sperimentano nuovi modi di intervento centrati in modo privilegiato sulle metropoli cosiddette “emergenti” per farne dei modelli operativi a vocazione universale. Come quei progetti di “alfabetizzazione” verso le tecnologie di internet in quei paesi africani dove gli abitanti hanno problemi per la mancanza di acqua potabile e allo stesso modo ci ritroviamo popolazioni terremotate che avranno la 5G ma resteranno con l’incertezza abitativa ancora per molto tempo. Un’intero insieme di apparati che parlano la lingua delle tecno-scienze nella loro forma più evoluta e impongono il nuovo tecnototalitarismo che non ha assolutamente niente di simile ai precedenti per portata, estensione ma soprattutto per quella capacità di rendere aperto e fruibile al sistema ciò che era stato sempre indisponibile storicamente.
Questo processo apparentemente inesorabile di distruzione dello spazio pubblico con la conseguente sovrapposizione di ambienti privatizzati e flussi sorvegliati è un fenomeno strettamente connesso alla riduzione generalizzata del lavoro a “servitù automatizzata”, dell’istruzione ad “addestramento tecnologico”, della democrazia a “partecipazione controllata”, dei servizi pubblici a “servizi di interesse generale”, a tutte le componenti attive della guerra condotta dal modo di produzione dell’economia politica contro l’uomo e la natura tutta. Ci si appresta ad entrare in un nuovo “iperspazio” urbano fatto di città invisibili, urbanesimo postmoderno, reti elettroniche, comunità virtuali, geografie del nulla, mondi artificiali generati dai computer, cybercittà, simcities, città dei bit. La città, nel suo elemento urbano, tende inevitabilmente a trasformarsi in uno spazio in cui le persone sono scavalcate da dispositivi che sovraccaricano di stimoli sempre più ingestibili nella loro totalità e dove si fa impossibile articolare una mappa mentale che possa contenere la trama urbana per posizionarsi al suo interno.
Il mondo in 5G non solo sarà connesso, sarà iperconnesso, a una velocità che ancora non ci immaginiamo con un’invasione di spazi, corpi e menti come non avremmo mai potuto immaginare e dove il controllo delle persone e degli ambienti sarà qualcosa di costante e pervasivo. Lo status di smart city ha un suo preciso prezzo: l’intelligenza umana deve essere sostituita con quella delle macchine, che non ha niente a che vedere con la prima.
Con l’introduzione della rete 5G ci sarà un vero e proprio stravolgimento della vita delle persone, per la definitiva e completa esplosione dell’”Internet delle cose” che rivoluzionerà il modo di vivere: la rete 5G sarà in grado di sostenere una quantità di informazioni in gigabyte tale da permettere il definitivo passaggio a un’immensa rete informatica nella quale tutto – umani, animali, ambienti naturali, decori urbani, oggetti, infrastrutture, servizi – sarà interconnesso e comunicante.
Questa tecnologia è un qualcosa di più di una maggiore velocità di trasmissione di dati: oltre ad essere più veloce potrà permettere più connessioni in contemporanea e il passaggio di dati in simultanea con zero ritardo. Queste due caratteristiche sono fondamentali per l’esplosione su larga scala di tecnologie che utilizzano l’Intelligenza Artificiale, la realtà aumentata, il virtuale, il calcolo quantistico, il riconoscimento facciale con l’aiuto della biometria. Una smart city disseminata da sensori e telecamere è un esperimento a cielo aperto di ingegneria sociale in cui gli esperti di multinazionali come IBM, controlleranno e gestiranno tutti i dati, proprio coloro le cui tecnologie furono fondamentali per l’efficienza dello sterminio di milioni di persone durante il nazismo. Questa volta, almeno nell’immediatezza, non vi saranno stermini ma un mondo sotto costante sorveglianza; quel concetto di “informazione” apparentemente astratto tanto decantato nell’illustrare questi processi, prenderà tutta la sua nefasta consistenza, svelando quello che era il progetto originario: trasformare noi stessi in informazione, in individui automi predisposti per il mondo macchina.
L’apparato tecnologico degli ambienti “smart” rappresenta sicuramente l’aspetto fondamentale, ma il modo in cui questa ristrutturazione repressiva prende forma utilizza anche tutta una serie di altre modalità, apparentemente più banali di un impianto di videosorveglianza che utilizza sensori biometrici, ma che ne rappresentano in qualche modo il continuum. Questo scenario soprattutto negli Stati Uniti è stato definito da alcuni autori come una “guerra a bassa intensità”. Dove le prime vittime inermi sono i migliaia di poveri e i senza fissa dimora: panchine convesse, sistemi di innaffiamento e musicali notturni, rastrellamenti sistematici da parte di securitas e polizie. Se dallo spazio pubblico si vuole allontanare ogni avvicinamento di soggetti indesiderati, dall’altro si assiste alla nuova costruzione architettonica per impedire la minaccia di rivolte o per lo meno permettere che queste siano gestibili e controllabili nel nuovo spazio urbano. In questo modo si va dal setacciamento elettronico che fa suonare allarmi in caso di assembramenti sospetti, cassonetti dei rifiuti blindati, muri cittadini anti scritte e anti arrampicamento con l’aiuto di smalti nanotecnologici e arredi urbani resi inutilizzabili per utilizzo di guerriglia urbana fino a barriere semovibili attivate in remoto da utilizzare in particolare zone, soprattutto nei centri finanziari e abitativi dell’élite.
La quotidianità sarà apparentemente semplificata e completamente alienata, racchiusa in un libretto di istruzioni tecniche. Il tutto ovviamente incluso nei nuovi smartphon 5G che ci aiuteranno a navigare non più solo nello spazio di internet ma in un nuovo spazio ridefinito dal nuovo tecno potere per rinchiuderci tutti senza possibilità di uscita, dove non basterà disconnettersi o spegnere qualche dispositivo per esserne fuori.
In questo scenario nulla potrà esistere al di fuori della grande rete globale con dispositivi tecnologici che sempre di più si confonderanno con i nostri stessi corpi: l’invasione digitale aumenterà la nostra totale dipendenza da un sistema di cui ignoriamo gran parte del funzionamento dei suoi processi e intenzioni ultime. Tutto sembrerà più veloce e estremamente semplice perchè la realtà intorno a noi sarà stata ridotta a protesi, sensori, memorie e dispositivi all’interno del limitato mondo macchina. Le possibilità infinite del mondo artificiale che si va disponendo intorno a noi sono come una grandiosa utopia ma senza sogni. E senza sogni l’essere umano non può vivere.

Collettivo Resistenze al Nanomondo

Nei prossimi mesi verranno organizzati a Bergamo incontri e iniziative volti a preparare una mobilitazione contro l’introduzione della rete 5G e la smart city. Pubblicheremo i vari appuntamenti sul sito www.resistenzealnanomondo.org, se vuoi essere aggiornata/o scrivici.

Dal giornale L’Urlo della Terra, num.7, luglio 2019

 

8 Ottobre – Presidio al Singularity Summit Italy

SINGULARITY UNIVERSITY SUMMIT ITALY

PRESIDIO 8 OTTOBRE 2019
Dalle 7.00 alle 14.00
Milano Congressi – Via Gattamelata 5

Il Transumanesimo è già qui

Il transumanesimo non è una tendenza marginale di alcuni eccentrici ricercatori o un effetto collaterale dello sviluppo tecnologico, è il logico approdo di questo sistema tecno-scientifico.
Lo slogan di questo incontro è: “Progetta il futuro. Costruisci il futuro. Sii il futuro.” Un futuro che sta già diventando il presente. Le logiche del transumanesimo – superamento dei limiti, miglioramento e potenziamento dell’uomo, riprogettazione e artificializzazione del vivente – non sono solo mere speculazioni astratte, ma diventano ricerche, chimere transgeniche, droni militari, nuovi apparati della smart city, Procreazione Medicalmente Assistista e editing genetico.
Il transumanesimo e il sistema tecno-scientifico producono immaginari, desideri, bisogni, trasformano il mondo e la nostra percezione della realtà.
Dalla Singolarity University, una delle maggiore espressioni del transumanesimo, si formano i più importanti dirigenti e ricercatori mondiali, alcuni di loro confluiscono poi al MIT (Massachusetts Institute of Technology), una delle più importanti università di ricerca al mondo; nella DARPA, una agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per lo sviluppo di nuove tecnologie per uso militare; in Google; in Microsoft, solo per citarne alcune…Tra i maggiori finanziatori della Singolarity University vi sono compagnie come Google note sicuramente per l’informatica ma meno per i suoi investimenti nella ricerca genetica. Proprio in questa convergenza di settori e ricerche di alto livello quest’alveo di scienziati, imprenditori, militari, politici trovano il loro incontro.

Noi non vogliamo essere uomini macchina in un mondo macchina!

Spazio di documentazione La Piralide – lapiralide.noblogs.org
Collettivo Resistenze al Nanomondo – www.resistenzealnanomondo.org

SOLIDARIETA’ A DINOS GIAGTZOGLOU

SOLIDARIETA’ A DINOS GIAGTZOGLOU
αλληλεγγύη

L’Anarchico Dinos Giagtzoglou è stato arrestato nel centro di Atene il 28 ottobre 2017, uno dei giorni nazionali della Grecia, in un’imboscata da parte di forze di polizia anti-terrorismo mentre lasciava un nascondiglio protetto da lui sotto falso nome, portando armi.
Inizialmente venne imprigionato nella prigione di Larissa, una città a 355 km da Atene, con l’obiettivo di isolarlo dai suoi compagni, familiari e amici, rendendo estremamente difficili i colloqui con l’avvocato e rendendo quasi impossibile la preparazione per il suo processo dal momento che i fascicoli del caso contenevano migliaia di pagine in formato digitale.
Il 21 febbraio 2018, è stato trasferito di nuovo ad Atene per un processo di un vecchio arresto durante degli scontri con la polizia antisommossa nel contesto di uno sciopero generale contro le misure economiche di austerità del governo greco nel maggio 2011.
Dopo il rinvio di questo processo ha iniziato uno sciopero della fame chiedendo di essere trasferito definitivamente alla prigione di Korydallos, vicino al suo luogo di residenza.
All’alba del 24 febbraio, mentre è temporaneamente nella prigione di Korydallos per questo processo e mentre sta conducendo lo sciopero della fame, un gruppo di guardie carcerarie insieme a forze speciali della polizia ha afferrato il compagno costretto a letto per trasferirlo di nuovo nella prigione di Larissa. Come risposta immediata, scoppia una rivolta tra gli altri prigionieri con l’occupazione di quasi tutte le sezioni della prigione, chiedono un incontro con il rappresentante del ministero della Giustizia per il ritorno immediato di Dino alla prigione di Korydallos. Le proteste si diffondono nelle prigioni di Malandrino e Chania e un rappresentante del Ministero della Giustizia incontra i rappresentanti dei prigionieri della prigione di Korydallos.
Da Larissa, il 25 febbraio, Dinos dichiara l’inizio dello sciopero della sete come reazione a questo “rapimento” senza precedenti e come un avanzamento della sua lotta. Ha ottenuto il trasferimento il 2 marzo grazie anche al sostegno di un ampio e variegato contesto di solidarietà: dimostrazioni, striscioni di solidarietà, interventi, occupazioni, barricate e attacchi incendiari hanno acceso i cuori e le notti.
Dinos è accusato di organizzazione terroristica con il ben noto articolo contro-insurrezionale 187A, di aver inviato diverse lettere esplosive a funzionari, organizzazioni economiche e agenzie di rating del credito in tutta Europa nella primavera 2017, tra cui un pacchetto trappola a Lucas Papademos, ex primo ministro greco, ex governatore della Banca di Grecia ed ex vicepresidente della Banca centrale europea, che è rimasto gravemente ferito dall’esplosione del pacchetto e per questo motivo Dinos è anche accusato di tentato omicidio.
Il primo processo per il possesso e il trasporto di armi ed esplosivi inizierà il 20 settembre 2019.
Per il secondo processo le indagini sono ancora aperte e le autorità francesi hanno già incontrato gli inquirenti ad Atene per indagare sull’esplosione nell’ufficio del FMI a Parigi.
Dino respinge le accuse di essere l’autore degli attacchi e di essere un membro dell’organizzazione “terrorista” e dichiara che sia l’affitto dell’appartamento che il trasferimento di materiale erano parte della sua solidarietà rivoluzionaria con un compagno perseguitato.
 
Che la solidarietà torni ad essere un’azione concreta di tutti e tutte coloro che lottano per inceppare la megamacchina che annienta i corpi tutti. 
Una solidarietà viva fatta di cuori che battono all’unisono con lo stesso spirito e la stessa tensione per un mondo diverso.

“Voglio che voi siate sicuri, cari compagni e compagne, che i valori della lotta e della solidarietà sono infinitamente più senza tempo di qualsiasi putrido precetto sociale, di qualsiasi soffiata, leccata di piedi o sottomissione. Quindi, se un combattente ti chiede aiuto, tu non dovresti rifiutarlo, ma bensì offrire generosamente sostegno seguendo i tuoi più selvaggi istinti; anche se l’oscuro pericolo di essere tradito in futuro è sempre in agguato, varrà la pena rischiare per la realizzazione delle proprie idee. Vale la pena dimostrare concretamente che la solidarietà non è solo una bella parola vuota di contenuto e significato senza una base etica e una sostanza fisica, e non è neppure un’occupazione occasionale e opportunistica che non costituisce minaccia, senza rischi e vertici rivoluzionari; ma è un vero “arsenale” che abolisce nella pratica il binomio artificiale della legalità-illegalità o della colpevolezza-innocenza, ed è equipaggiata con ‘armi’ per tutti quelli che effettivamente vogliono attaccare l’Esistente. Vale la pena rischiare perché così saprai che tu agisci secondo i tuoi ‘principi’ anarchici e contro i sacri standard sociali dell’egocentrismo, della moderazione e del compromesso, del legalismo e della servitù volontaria…”  
Dinos Giagtzoglou
 
 
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testo in pdf: Solidarietà per Dino

MANIFESTO PDF: ITA

SOLIDARITY WITH DINOS GIAGTZOGLOU

SOLIDARITY WITH DINOS GIAGTZOGLOU

αλληλεγγύη

Anarchist Dinos Giagtzoglou was arrested in central Athens on 28 October 2017, one of Greece’s national days, in an ambush by anti-terrorist police forces as he left a safe house-hideout rented by him under a false name, carrying weaponry.
Initially he got imprisoned in the prison of Larissa, a city 355 km from Athens, with the aim of isolating him from his comrades, family and friends, making the talks with the lawyer extremely difficult and preparing for his trial almost impossible since the case files contain thousands of pages in digital format.
On 21 February 2018, he was transferred back to Athens for a pending trial about an old arrest in clashes with the riot police in the context of a general strike against the Greek government’s austerity economic measures in May 2011. After the postponement of this trial he began a hunger strike demanding to be typically transferred to Korydallos prison, close to his place of residence.
In the dawn of 24 February, as he was temporarily in Korydallos prison for this trial and conducting a hunger strike, a group of prison guards along with police special forces clenched the bedridden comrade for the strike to transfer him again to the Larissa prison. As an immediate response, an upheaval broke out among the other prisoners with the occupation of almostall the sections of the prison, the representative of the Ministry of Justice asked for a meeting, for the immediate return of Dinos to the Korydallos prison. The protests are spread in the prisons of Malandrino and Chania and a representative of the Ministry of Justice meets the representatives of the prisoners ofthe Korydallos prison.
From Larissa on February 25th Dinos declares the beginning of the thirst strike as a reaction to this unprecedented “abduction” and an escalation of his struggle. He obtained the transfer on2 March thanks also to the support of a broad and varied solidarity context: demonstrations, solidaritybanners, interventions, occupations, barricades and incendiary attacks lit hearts and nights.
Dinos is accused of terrorist organization, with the well-known counter-insurgency article 187A, of having sent several letter bombs to EU officials, economic organizations and Credit Rating Agencies throughout Europe in Spring 2017, including a booby-trapped folder to Lucas Papademos, former Greek Prime Minister, former governor of the Bank of Greece and former vice president of the European Central Bank, who had been seriously injured by the explosion of the package and for this reason Dinos is also accused of attempted murder.
The first trial for the possession and transport of weapons and explosives will begin on 20September 2019.
For the second process the investigations are still open while the French authorities have already visited Athens investigating the explosion in the office of IMF in Paris.

Dinos rejects the accusations of being the author of attacks or a member of “terrorist” organization and declares that both the rent of the apartment and the transfer of material were part of his revolutionary solidarity with a persecuted comrade.

May solidarity once again become the concrete action of all those who fight to disrupt the mega-machine that annihilates all bodies.
A solidarity that is alive and made of hearts that beat in unison with the same spirit and tension for a different world.

“I want you to be sure, my dear comrades, that the values of struggle and solidarity are infinitely more timeless than any rotten social dictate, than snitching, bootlicking or submission. So if a fighter asks for your help you shall not deny, you shall offer it generously by following your wild instincts; even if the unknown danger of being betrayed in the future lurks it will be worth the risk for the realization of our ideas. It is worth for the concrete proof that solidarity is not just a nice word empty of content without ethical grounds and physical substance, neither a non-threatening occasional occupation without perils and revolutionary peaks, but that it is a real “arsenal” that abolishes in practice the artificial dipoles of legality-illegality or innocence-guilt and is equipped with “weapons” for all those who indeed want toattack the Existent. It isworth the risk because youwill know that you actedaccording to your anarchic”beliefs” and against the sacred social standards of selfishness, moderation andcompromise, legalism and voluntary servitude… “

Dinos Giagtzoglou


Resistenze al nanomondo Collective
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Spazio di documentazione La Piralide
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MANIFESTO PDF: ENG

È uscito il settimo numero del giornale ecologista radicale L’URLO DELLA TERRA

In questo numero:

– Il Green New Deal e l’ecologismo di stato: la trappola della sostenibilità (Costantino Ragusa)
– I Paradossi delle politiche dell’identità (Silvia Guerini)
…O verso una civilizzazione post-umana? Conoscenza contro sapere, scienza contro mondo sensibile: progressione del disumano (André Gorz da L’immatèriel, editions le Galilée)
– Un resoconto equilibrato del mondo: uno sguardo critico alla visione del mondo scientifico (Wolfi Landstreicher)
– Il corpo di genere nello specchio delle nuove tecnologie (Game Over _ για τη διάσωση της αμήχανης σκέψης)
– Sabotiamo il mondo macchina della rete 5G e della smart city (Collettivo Resistenze al Nanomondo)
– Dal collettivo di Grenoble Anti Linky e da Pièces et Main d’Oeuvre
– Stralci dal libro “Meccanici i miei occhi. Nati in laboratorio. Dall’utero in affitto alla manipolazione genetica”.

Editoriale

Ci piacerebbe concentrare queste nostre righe su quelle che sono le questioni che da anni portiamo avanti con questo giornale, ma dobbiamo fare i conti anche con altri aspetti che riguardano questo clima sempre più repressivo che si respira in questi ultimi mesi. Ovviamente il decreto sicurezza appena approvato da questo governo con tutto il suo carico di attacco alle libertà degli individui e alle lotte sociali rappresenta un aspetto importante. Ma sarebbe sicuramente inadeguato porre la nostra attenzione solo su questo e soprattutto solo su singoli ministri, che seppur accaniti non hanno fatto tantissimo di più dei precedenti di sinistra. È proprio la sinistra democratica che ha messo in piedi le peggiori infrastrutture repressive, chi è arrivato dopo non ha fatto altro che continuare e confermare dove necessario su quel medesimo solco.
Se ci troviamo in questa situazione senza riuscire sempre a comprenderla lo si deve anche a tutti quegli anti di tutto, soprattutto di sinistra, per quel che ne rimane, e progressisti convinti che impegnati a evidenziare aspetti particolari e parzialità si sono fatti scappare la totalità del problema o quei punti cardine che meritavano non solo degli slogan o pensieri di superficie ma riflessioni approfondite.
Abbiamo a che fare con un processo repressivo che di anno in anno stringe sempre di più il proprio nodo su fasce proletarie più deboli, migranti, disoccupati svantaggiati di ogni tipo, che si ritrovano le asfissianti attenzioni di questa repressione, sempre più diluita nei contesti, ma non per questo meno feroce. Senza tetto spazzati via di strada in strada man mano che arrivano gli impianti di luce “intelligenti”, spinti fino agli ingressi delle cliniche. Migranti trasformati in invisibili, magari senza documenti, costretti ad attività extralegali destinati a rinfoltire le carceri e ad essere strumentalizzati per le politiche securitarie cittadine. La pressione repressiva soffiata con gran vigore da ogni possibile canale di informazione crea quel giusto clima che si respira ormai un pò ovunque: un nemico istituzionale impalpabile, virtuale, mai raggiungibile che crea frustrazione nella gran parte delle persone comuni; dall’altra parte abbiamo i migranti invece presi a capro espiatorio per sfogare rabbia e frustrazione in quello che viene definito nuovo razzismo, ma forse andrebbe maggiormente indagato anche questo aspetto. La realtà e i vari fenomeni vengono rappresentati e descritti sempre ed esclusivamente con poche parole chiave che dovrebbero immediatamente spingere all’attenzione del problema. Queste non sono più adatte perché sono state per troppo tempo utilizzate in modo inadeguato, retoricamente o semplicemente perché sono state per molti contesti l’unico modo di opporsi alla realtà delle cose con toni vuoti e ridondanti da trasformarsi in tanti dischi rotti che nessuno riesce più ad ascoltare.
Se consideriamo la repressione come processo è evidente che saranno molti ad essere tagliati fuori dalla nuova società che si va creando, ma sarà un qualcosa che riguarderà tutti senza escludere nessuno, il cambiamento è inarrestabile. Le differenze ci saranno ovviamente, ma saranno privilegi in questo nuovo assesto.
Una società sempre più a misura di macchina non può che essere una società sempre più repressiva, anche solo per l’aspetto di quell’enorme porzione di popolazione che si troverà esclusa semplicemente perché non più utile nei nuovi processi economici produttivi “intelligenti” e che si ritroverà ai margini. Le infrastrutture ad alta tecnologia e non solo, che arrederanno le nuove smart city, nascono per il controllo e quindi per la repressione: tecnologie di guerra utilizzate in teatri di pace. Questo tipo di repressione che procede nonostante tutto e tutti, senza curarsi dei tempi della politica del governo, delle elezioni… procede a prescindere e trasforma la nostra realtà in un modo così profondo che a gran fatica si potrà arrestare qualche passaggio, probabilmente il tornare indietro forse neanche più è possibile.
Abbiamo il presente dove provare ad incidere, a diffondere pensieri critici e anche solo dei dubbi che possano insinuarsi e arrestare quel flusso di interattività che sempre più pervade il campo sociale e le relazione tra le persone.
Questo assetto repressivo sprigiona e impone il nuovo modo di protestare e di esprimere il proprio dissenso. Con l’esempio il potere dello Stato mette in chiaro come saranno da intendersi le proteste future. Da una parte abbiamo scioperi operai e proteste di studenti represse sotto i colpi dei manganelli o sommerse di restrizioni, dall’altra invece abbiamo gli scioperi del clima che mettono insieme tutti, nessuno escluso, che con la loro espressione vuota di contenuto e conflitto rappresentano un’ottima rappresentazione di una protesta senza protesta, cosa può essere di più congeniale per un tecnototalitarismo che non solo dà ampio spazio al dissenso, ma se ne fa portavoce con le migliori istanze contemporanee del momento: rilanciando in ecosostenibilità e nell’economia verde.

Da qualche giorno Anna, Silvia e Natascia prigioniere nel carcere dell’Aquila hanno interrotto il loro lungo sciopero della fame per ottenere la chiusura della sezione in cui sono state rinchiuse tra mille restrizioni, angherie e vigilate dai GOM (Gruppo Operativo Mobile della polizia penitenziaria). La chiusura non vi è stata e neanche il trasferimento in un altro carcere, in questo senso le disposizioni del Viminale trapelate sono state molto chiare: non concedergli niente o si darà il presupposto per l’innescarsi di altre lotte. Ma la lotta si è già innescata, sia all’esterno con numerosi momenti solidali, sia all’interno delle carceri con le battiture quotidiane nelle sezioni del 41bis all’Aquila, tutt’ora in corso, e con lo sciopero solidale della fame di altri compagni in altri carceri. La realtà si fa più complessa, il senso delle cose sembra perdersi, anche noi siamo parte di questo mondo e non siamo certo immuni dalle intossicazioni quotidiane che ammorbono il presente instupidito dagli smartphon. Ma spazi ancora persistono, a volte scompaiono, ma poi riappaiono, sta a noi saperli vedere, riconoscere, ricomporre e soprattutto mantenerli vivi. La repressione è come una febbre, dobbiamo essere in grado di misurarla e gestirla, ma non dobbiamo avere la pretesa di debellarla completamente, questo sarà possibile soltanto con il rovesciamento dell’attuale assetto di dominio a cui è imprescindibilmente legata, anzi ne è l’essenza stessa.

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27 Giugno Bologna – Presentazione del libro MECCANICI I MIEI OCCHI

27 GIUGNO BOLOGNA
Presentazione del libro

MECCANICI I MIEI OCCHI
Nati in laboratorio
Dall’utero in affitto alla manipolazione genetica

Uno sguardo femminista radicale contro la riprogettazione del vivente: l’utero in affitto, la procreazione medicalmente assistita e l’editing genetico.

Interverrano le autrici:
Cristiana Pivetti, Luisa Vicinelli, Angela Giuffrida, Silvia Guerini

17.30 merenda vegan 18.00 – 20.00 presentazione e dibattito

Presso: LIBRERIA NATURISTA Via degli Albari, 2/d

Organizza: Resistenze al Nanomondo, ArciLesbica Nazionale, ArciLesbica Modena

In questo libro sono raccolti gli interventi della Campeggia Femminista contro la riproduzione artificiale e il sistema che la rende necessaria tenutasi dal 22 al 24 giugno 2018 a Cecciola di Ramiseto (Reggio Emilia). Un’incontro autogestito di femministe, ecologiste, antispeciste. Nel condividere i loro saperi, le donne intervenute (donne provenienti dalle prime aggregazioni del femminismo della seconda ondata fino alle giovani donne) oggi come ieri, si interrogano su temi che travalicano la loro condizione individuale per contrastare una gestione del mondo sempre più legata al profitto, distruttiva e necrofila.

Le autrici, partendo dal dibattito sulla pratica dell’utero in affitto, sollevano dubbi e domande anche sulla procreazione medicalmente assistita che, con l’inseminazione in vitro, sposta la riproduzione umana dai corpi ai laboratori ove si manipola il vivente, riflettono sul sistema etero-patriarcale capitalista, lo sviluppo delle tecno-scienze, la condizione della donna, la salute umana, lo sfruttamento degli animali e del pianeta. La riproduzione artificiale degli esseri umani fa parte di un processo più ampio di assoggettamento, mercificazione e ingegnerizzazione tecno-scientifica del vivente; è uno degli aspetti più pericolosi della contemporaneità.

Ortica edizioni
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