Atene – Attacco contro la prostituzione

Ad Atene, il 19 dicembre, la notte si è illuminata improvvisamente. A dare tanta luce era la facciata di un palazzo dove in passato venivano rinchiuse donne per essere avviate alla prostituzione. Non erano però le sue sgargianti insegne, ma un incendio che aveva iniziato a propagarsi sulla sua facciata e che già aveva divorato tre lussuose auto dei papponi proprietari della struttura. I proprietari sono due fratelli che dagli anni ’90 imprigionano, ricattano e fanno prostituire donne adulte e ragazzine nei loro club in tutta la Grecia.
Un comunicato a firma Cellula “Sophia Perovskaya” ha rivendicato questa azione riportando il senso di cosa è da intendersi per sfruttamento e su cosa fare per porvi rimedio, senza giri di parole, contro il patriarcato e la prostituzione.

Atene – Grecia: rivendicazione di responsabilità
per l’attacco doloso ai veicoli del magnaccia

Che cosa fa la tana di un magnaccia a Heraklion Avenue, eh?
VA A FUOCO!

All’alba di giovedì 20/12/2018 una spiacevole sorpresa ha travolto tutta la famiglia di Aggelos Giannakopoulos, proprietario dei panifici “Horiatiko” e “Attica Bakeries”, all’appartamento della famiglia situato nell’edificio 29 di Heraklion Avenue ad Ano Patisia. Tre delle macchine della famiglia erano avvolte dalle fiamme, la facciata era danneggiata e le finestre del piano terra erano rotte. Il dormitorio è lo stesso edificio dove, anni fa, i fratelli Giannakopoulos hanno imprigionato, ricattato e costretto alla prostituzione le donne del blocco orientale, nei club di lap dance di loro proprietà, tramite appuntamenti privati, così come in squallidi “bar” in tutta la Grecia.

Storie di polizia…

Nell’estate del 2007, i poliziotti, i pubblici ministeri e gli ispettori del Dipartimento per la criminalità finanziaria hanno fatto irruzione nel suddetto caseggiato. Nella stampa sono trapelate informazioni che Angelos Giannakopoulos è a capo di una rete internazionale di traffici illeciti. I papponi con la sinergia delle agenzie di collocamento nei paesi dell’Europa orientale stavano portando donne, trattenendo le loro credenziali e vendendo i loro corpi ai clienti. Nonostante l’operazione “coordinata”, i due fratelli Giannakopoulos riuscirono a scappare, mentre vennero catturate dozzine di pesci più piccoli, tra cui spicca il nome del poliziotto in pensione Konstantinos Kyrou. I profitti della rete sono stati riciclati in dozzine di panifici e negozi “legali” dei Giannakopoulos e tramite il servizio di una società estera. Inoltre, coloro che sono ricercati sono accusati di traffico di donne minori e adulte, rapimenti, ferimenti, traffico di droga, falsificazione e riciclaggio di denaro. Il prossimo atto del dramma si svolgerà sedici mesi dopo, nel novembre 2008, quando viene condotta una seconda operazione di polizia per le attività di Giannakopoulos, in collaborazione con l’Interpol (così come successe la prima volta).

Lui riesce a fuggire di nuovo nonostante decine di arresti. Durante tutto il periodo di latitanza dalla giustizia e dalle persecuzioni, i panifici aprirono uno dopo l’altro, così come sbocciano le imprese notturne.

… e avventure giudiziarie

Dopo posticipazioni consecutive, nel febbraio 2015 inizia il processo per il primo blitz. La Corte d’Appello a tre membri condanna Angelos Giannakopoulos “a una reclusione di 10 anni e sei mesi, Mihail Kretou a 12 anni e sei mesi di reclusione, Eliostor Igor (cittadino moldavo) a 10 anni e 10 mesi di reclusione, mentre Konstantinos Kyrou è stato condannato a 10 anni “. Pagando un totale di 340.000 € come cauzione, ognuno è libero di continuare i propri affari fino alla Corte d’Appello (che non è ancora arrivata).

Lo scorso novembre (2018), avendo come principale avvocato Babis Lykoudis (coinvolto nei casi Energa – Hellas Power, Tsohatzopoulos e Lavrentiadis) i trafficanti sono processati per il secondo caso e vengono assolti. La rete si era occupata di far cambiare le testimonianze o di eliminare le donne testimoni dell’accusa …

Le preoccupazioni commerciali (conosciute e pubbliche) di A.G.

Giannakopoulos ha partecipato a reti di sfruttamento sin dagli anni ’90. Allo stesso tempo, nel 1999 apre il primo negozio “Horiatiko”, con l’ovvio obiettivo di avere un fronte di riciclaggio di denaro per il suo alto giro d’affari notturno. Fino alla prima operazione di polizia, la sua attività comprendeva dozzine di negozi “Horiatiko”, con K. Kyrou come direttore del personale, diversi club di lap dance (“Star” nel viale di Heraklion e “Alcatraz” nel viale Sygrou sono il più famosi) e uno situato all’estero, a Cipro. Nel periodo che seguì la persecuzione e fino ad ora, oltre ai negozi di proprietà privata “Horiatiko”, sono state aperte molte altre attività, viene fondata la catena di attività “Attica Bakeries” e A.G. diventa uno dei principali attori nel mercato del pane, con il “modello” dei campi di lavoro di 24 ore nei punti centrali di molte città. Allo stesso tempo, apre bar e la compagnia di importazione di caffè “Kimbo”, mentre continua con nuove attività notturne e crediti presso il club “Lohan” di Gazi, così come in locali notturni a Mykonos.

Nipson monan opsin

(Nota del traduttore: dall’antico palindromo greco “Nipson anomēmata mē monan opsin” che significa “Lavare i peccati, non solo la faccia” o “Lavare le mie trasgressioni, non solo la mia faccia”, qui ironicamente parafrasato che significa “Lavare solo la faccia” “)

Ogni gangster che rispetta se stesso, nel suo tempo libero, si maschera con … enti di beneficenza. A.G. finanzia l’organizzazione non governativa “Rete europea greca delle donne” (!) E offre sponsorizzazioni a sindacati e vittime di terremoti o almeno lo afferma nelle aule di tribunale e sul proprio sito aziendale. Inoltre, attira i pettegolezzi pronti e volenterosi mentre passeggia come uno sposo e viene fotografato con politici e star in serate di gala e feste.

Se da una parte per il riciclaggio abbiamo il sistema star-celebrità, allora l’altra parte è lo stato.
Come mafioso, ma anche come datore di lavoro, A.G. non sopravvivrebbe nemmeno per 30 anni senza la tolleranza, la copertura e l’assistenza dello Stato. Dai “fallimenti” della polizia per catturarlo, all’Unità investigativa sulla criminalità finanziaria / Istituto di previdenza sociale / l’ufficio delle imposte che trova corretto il suo numero di partita IVA, tutte le istituzioni di controllo statale e repressive lo mettono in salvo. Sul suo volto vediamo il solito modo degli affari notturni locali, con troppa crudeltà e spavalderia. Tuttavia, lo riconosciamo per la sua immagine di bellimbusto fatto da sé che lo rende speciale nei nostri cuori. È il primo magnaccia, spacciatore di droga ed estorsore che sappiamo che non solo non nasconde, ma ricerca anche preminenza e pubblicità.

Donne bruciate sul rogo

Le donne migranti tenute in cattività di A.G. e la sua mafia sono la punta dell’iceberg in una società patriarcale, dove le donne devono essere sottomesse all’uomo, al marito, al padre, al fidanzato, al fratello, al cliente, al trafficante e al cliente che richiede sesso. I recenti omicidi di Helen a Rodi e Aggeliki a Corfù rappresentano questa condizione. Con la stessa facilità con cui la società greca punta il dito e condanna gli assassini, strizza l’occhio alle condizioni che producono gli stupratori della porta accanto. La violenza patriarcale, dovuta alla classe, al sesso, alla razza, alla sessualità, all’età e ad ogni tipo di violenza esercitata dagli autoritari non finisce nella punizione, ma va oltre: si esemplifica, inviando un messaggio a tutte le donne “invitandole” a rimanere in silenzio, obbedienti, “normali”; in questo modo potrebbero non essere le prossime vittime.

Questa violenza è onnipresente nella realtà quotidiana. Dagli sguardi che spogliano, dai commenti sessisti e le molestie per strada, dalle aggressioni sessuali sul lavoro, fino agli stupri, agli assalti e agli omicidi, il patriarcato apre ferite sui nostri corpi e sulle nostre esistenze, li delimita con ideologie, istituzioni e meccanismi. La morale cristiana definisce la donna come inferiore all’uomo, e stigmatizza ogni donna che devia dallo standard di buona cristiana come un ipocrita, subdola, ingannevole, bugiarda, sporca. D’altra parte, lo stile di vita riduce la femminilità a un’immagine raffinata e lucida, sempre su scala maschile. Allo stesso tempo, il capitale lega le donne alle catene di produzione, mentre la famiglia impone il ruolo esclusivo della maternità, della procreazione e delle faccende domestiche.

Immigrate bruciati sul rogo

Dopo la crisi economica e sociale nell’Europa orientale, il capitale “illegale” ha creato reti di traffico anche attraverso uffici di collocamento e rapimenti. Da Atene ai villaggi più lontani delle province greche, ci siamo riempiti di bar malandati, dove donne dell’Europa orientale vengono prostituite come schiave di trafficanti e per i clienti, vivendo lo sfruttamento di prima mano e il biopotere maschile.

Dall’altra parte della medaglia, le restanti donne immigrate si prendono cura della borghesia media e piccola del luogo, fanno da babysitter ai bambini, puliscono le case e si prendono cura degli anziani. E oltre alla decadenza patriarcale quotidiana, le donne migranti stanno vivendo sulla propria pelle nazionalismo, razzismo e xenofobia, così la donna russa viene identificata come una prostituta, l’albanese come una addetta alle pulizie, e la bulgara come domestica.

Trasformare la notte più lunga in giorno

Gli andirivieni della famiglia di Giannakopoulos ci avevano fatto rimanere fuori fino a tardi. Così, a tarda notte tra il 19 e il 20 dicembre, siamo andati nell’ex buco infernale di Heraklion Avenue, abbiamo lasciato tre semplici dispositivi incendiari (candele, benzina, nastro adesivo) su alcuni dei loro veicoli, li abbiamo incendiati e loro hanno acceso la notte.

Per ogni Natascia, Olga, Maria.
Per tutti/e.

NON UN MILLIMETRO DI TERRA PER PAPPONI E STUPRATORI.
IL PERCORSO DELLA LIBERTÀ PASSERA SU DI VOI!
ATTACCO ALLE STRUTTURE LEGALI ED ILLEGALI DEL CAPITALE

Cellula “Sophia Perovskaya”, gennaio 2019

Tradotto/rivisitato da Dino

versione in inglese

Francia – Alle fiamme turbina eolica

A Limouzinière (Loire-Atlantique) nella notte fra mercoledì e giovedì 3 gennaio 2019, verso mezzanotte, il motore di una turbina eolica industriale è stato distrutto da un incendio. La navicella a 80 metri da terra ha preso fuoco, ma non è stato l’unico elemento colpito: anche le pale della turbina eolica così come la parte appena sotto la navicella sono state avvolte dalle fiamme. «Possiamo già dire che i danni ammontano a diverse centinaia di migliaia di euro», ha valutato il vice direttore generale di Engie Green, che gestisce tre delle sei turbine del sito.
Le turbine eoliche industriali sono in genere dotate di sistemi di allarme a distanza. Engie Green, che ne gestisce 750 in tutto il paese, ha situato a Châlons-en-Champagne il suo centro di monitoraggio a distanza, il quale riceve di continuo «tutti i dati e tutti gli allarmi» (24 ore su 24, 7 giorni su 7). Tra l’inizio di un incendio e l’attivazione dell’allarme, esiste per fortuna un ritardo di diverse decine di lunghi minuti — il tempo che il fuoco compia la sua opera e la turbina eolica si fermi — e ad esempio, nel caso di Limouzinière, sono stati i residenti ad avvertire i pompieri.
Se per il momento le autorità, per non dare cattive idee, hanno classificato come «sconosciute» ed «oscure» le cause di questa distruzione incendiaria, si può rimarcare comunque che secondo il database istituzionale Aria ci sono stati finora solo 18 casi di incendi dal 2003 su oltre 10.000 turbine eoliche installate fino ad oggi in Francia. Ad eccezione dei fulmini da cui sono protette o delle tempeste, per la maggior parte sono stati «atti dolosi» a privare questo mondo dell’essenza di cui ha disperatamente bisogno. A meno di credere nel miracolo della combustione spontanea o di pensare che una turbina eolica possa suicidarsi, e tra l’altro proprio verso mezzanotte…
Il giorno dopo in un posto chiamato Rouvray, a Lanouée vicino a Ploërmel (Morbihan), nella notte da giovedì a venerdì 4 gennaio 2019, verso l’1 del mattino, questa volta è andato in fumo il trasformatore elettrico da 20.000 volt appartenente alla compagnia Steag New energia e situato in un campo di 4 turbine eoliche. «La porta dell’edificio è stata scardinata ed è scoppiato un incendio all’interno causando danni», secondo il giornale locale, causando l’arresto totale di tutte le turbine eoliche. Ancora una volta l’incendio viene definito «sospetto», in modo da non dare cattive idee su come privare questo mondo dell’elemento di cui ha disperatamente bisogno. Certamente il secondo curioso fenomeno di combustione spontanea o di suicidio di turbine eoliche in meno di 24 ore, e già che ci siamo verso l’una del mattino…
In questo inizio del nuovo anno 2019, con questi due piccoli calorosi miracoli di origine «sospetta» e «sconosciuta», la parte occidentale del paese ci tiene decisamente a giocarsi con fervore la sua reputazione di terra storica del cattolicesimo. A meno di fidarsi di un famoso filosofo di origine tedesca, il quale all’annuncio di questa buona notizia avrebbe dichiarato laconicamente: «Umano, troppo umano». Secondo i portavoce del potere, ovviamente…

fonte: tiltap.noblogs.org

Sardegna – Tagliate le basi di un traliccio

Riceviamo da mail anonima e diffondiamo:
“In una notte di stelle cadenti i tralicci non fanno eccezione.

A Chia, una delle zone più turistiche della Sardegna, sono state tagliate le basi di un traliccio.

Contro lo sfruttamento turistico del territorio che devasta le spiagge e deturpa i paesaggi, contro i resort e villaggi turistici, dove trovano ristoro e relax i ricchi turisti e che riservano solo sfruttamento e lavoro nero per i lavoratori stagionali.
Contro la base di Teulada il secondo più grande poligono militare che affligge la nostra terra.
L’interruzione di energia è solo uno dei tanti modi per mettere i bastoni fra le ruote di questi meccanismi di oppressione e guerra contro i quali bisogna opporsi usando ogni mezzo ritenuto necessario, il sabotaggio è solo uno di questi.
Abbiamo scelto quella linea elettrica per disturbare gli affari turistici e le esercitazioni militari, ma anche per dare una scossa a un sacco di altra gente, per provare a svegliarli per qualche ora dal torpore delle loro vite che col tempo li rende complici di quello che hanno a fianco.

A si biri kitzi”

fonte: nobordersard.wordpress.com

Azione all’Istituto di medicina legale di Basilea

“L’Istituto di medicina legale di Basilea (IRM) si occupa dell’analisi delle tracce del DNA e della creazione di profili DNA. Questi profili sono inoltrati al database nazionale del DNA per il confronto. 
L’IRM lavora a stretto contatto con vari pubblici ministeri ed esegue i loro ordini. 
L’IRM non è quindi solo una parte delle autorità repressive, ma in particolare è responsabile dell’applicazione repressiva e disciplinare di questa tecnologia. 
Per questi motivi, abbiamo lavorato la notte del 16 novembre, l’ingresso in vetro dell’IRM con martelli.

Alcune persone con geni cattivi …

PS: Solidarietà con Basel18!”

info da: https://barrikade.info/Angriff-auf-das-Institut-fur-Rechtsmedizin-in-Basel-1702

Azione all’Istituto italiano di tecnologia

“Alle prime ore del 24 Dicembre abbiamo attaccato l’Istituto italiano di tecnologia (Iit).
La vigilanza H24 alla receptions e la sicurezza privata in macchina non sono stati un buon deterrente; eravamo decisi ad attaccarvi e lo abbiamo fatto!

La Iit è il fiore all’occhiello dello stato italiano è una fondazione per lo sviluppo tecnologico e delle politiche nazionali a favore della scienza e della tecnologia. Lavora al potenziamento dei mercati e delle politiche di saccheggio e devastazione ogni giorno commesse dal capitale e dai governi.

Porta avanti studi di neuroscienze, “brain thecnologies” e ricerche genetiche per la manipolazione del vivente. Attiva nell’ambito delle nanotecnologie, porta avanti ricerche sui nanomateriali ed il loro impiego, nonché sullo sullo sviluppo di materiali per convertire e stoccare l’energia, di cui il sistema di produzione odierno ha bisogno in enormi quantità per mantenere la velocità della folle corsa del progresso.

Oltre agli Icub, nell’ambito della robotica e dell’intelligenza artificiale, perfeziona robot per la produzione industriale.

Al servizio del capitale e dello stato di polizia che la assicura, è impegnata nella realizzazione di sistemi di “computer vision” per sistemi utili all’identificazione e al controllo sociale.

In linea a questo, nella ricerca delle scienze computazionali approfondisce lo studio dei “big data”, realizzando programmi e strutture per queste vaste raccolte dati (video, audio ed immagini) necessarie alla società tecnoindustriale. Questi algoritmi producono la ricchezza delle grandi lobbies che dominano il mondo capitalista perché applicati a informatica, IA, biotecnologie, industria bellica e ricerca militare; realizzano esponenziali possibilità a questo ordine mortifero di dominazione e sfruttamento, di depredazione dei territori per le risorse pagate col sangue che scorre nel mediterraneo e quello di tutti gli sfruttati.

Non professiamo nessun atto di fede alla dottrina tecnoscientifica, anzi, evidenziando le sue oppressive applicazioni abbiamo deciso di attaccarla. Il comparto tecnologico sempre più fluido e inserito nella vita quotidiana e nella vita in ogni sua forma è in avanzamento costante. Va dai beni a cui siamo dipendenti all’industria civile, militare e aerospaziale, dal transumanesimo all’intelligenza artificiale, dallo sviluppo delle telecomunicazioni alle case intelligenti, in città intelligenti, alle guerre intelligenti ed una umanità sempre più stupida. Le conseguenze sono devastanti sui territori depredati e sulla vita di tanti oppressi, la cui esistenza garantisce la ricchezza dei tanti oppressori.

A questa società viene calato tutto sulla testa, poi è la gestione dell’opinione di massa a creare il consenso. A noi non interessa il consenso. A noi interessa combattere l’oppressione. Questa è la coscienza che opponiamo alla scienza.

Sono state spese tante parole contro la tecnologia e le nefandezze della società tecnoindustriale. Per quello che ci riguarda, chi la produce, chi la finanzia, chi la sviluppa, non sono temi da opinione ma obiettivi da colpire.
L’opinionismo e il consenso sono armi della democrazia. Contro lo stato, maestro nella gestione delle necessità del capitale con la violenza, l’unica risposta possibile è l’iniziativa rivoluzionaria.

La tecnologia non è neutrale. Infatti dietro alle facciate “green” e alle proposte del mercato ecologista che riesce a recuperare anche il dissenso, i governi di destra e di sinistra aprono i rubinetti dei finanziamenti ai laboratori e ai centri di ricerca, mantenuti dai ministeri dell’economia, delle finanze e realizzati in reti fra istituti, privati ed università. Tramite i suoi brevetti e i suoi progetti la ricerca è da tempo entrata nel comparto politico dello stato ed in quello economico del capitale. Presidenti, ministri e luminari a braccetto nei “programmi di sviluppo” e nelle manovre finanziarie.

La tecnologia è profitto. Il suo livello è uno dei cardini che regola i rapporti globali fra gli stati. Nell’interesse del potere, nonostante le presunte antipatie e le reali minacce di guerra nucleare. Lo dimostrano le recenti “guerre commerciali”.

La critica alla tecnologia ed ai suoi profeti passa attraverso l’azione contro di essa. Questo concetto si può allargare a tutti i contesti di lotta che vogliano realizzare conflittualità.
L’offensiva contro lo stato e il capitale sta nell’azione rivoluzionaria che cerca di abbatterli.

Abbiamo attaccato.
Accompagniamo questo gesto con questa rivendicazione perché sentiamo necessario che le nostre parole trovino gli spazi per non essere censurate, deviate, storpiate di significato, così come i nostri atti. Nei tempi della libera opinione dell’ignoranza, la propaganda anarchica, che la democrazia reprime, censura, controlla e colpisce, si deve esprimere anche attraverso l’azione. L’attacco è una costante che se messa da parte significa resa, significa insabbiarsi nella sola analisi, nella riflessione, nella teoria. Senza l’azione l’anarchismo perde la sua forza.

Con queste parole accompagnate dai fatti lanciamo l’invito all’offensiva.
Finchè non accresceremo il connubio indissolubile fra pensiero e azione non avremo idea di cosa affrontiamo.
Non avremo la migliore “alternativa di vita” finché davanti non ci saranno le macerie di questo mondo di oppressori.
Questo è solo un buon punto di partenza.

F.A.I./F.R.I.
GRUPPO DI AZIONE IMMEDIATA”

Info da: www.autistici.org/cna

Comunicato de La Piralide

Ciao a tutti/e,
dopo che alcuni/e di noi hanno avuto modo di confrontarsi con parte della redazione di “Round Robin” si è deciso di riportare qui ciò che ne è uscito: “Round Robin”, un sito internet che dovrebbe rappresentare tutto ciò che circola nel movimento anarchico ed è riconosciuto come un riferimento, di fatto è un sito dove ciò che viene messo è varato e giudicato da chi lo gestisce in base a criteri propri.
Un sito dove le iniziative pubblicate devono essere in linea con ciò che gli stessi amministratori ritengano abbia agibilità politica o no.
Un sito che si rivendica la pratica della censura in base a criteri a nostro avviso parecchio opinabili ed in netta contraddizione con le righe di presentazione del sito stesso.
Non intendiamo dilungarci ulteriormente, anche perché non riteniamo che abbia senso: di fatto ognuno/a nel proprio sito personale mette ciò che vuole, inutile dibattere su questo. Al massimo possiamo solo dispiacerci e un pò preoccuparci del fatto che non esista nessun’altra alternativa.
Detto ciò, scegliamo di non assoggettarci a certe dinamiche e di conseguenza abbiamo deciso che a prescindere dalle decisioni di “Round robin” noi non vogliamo che le nostre iniziative vengano pubblicate su quel sito. Detto ciò, chi volesse tenersi informato sulle iniziative future che verranno proposte dallo Spazio di documentazione “La Piralide” potrà farlo scrivendo alla nostra mail (avvelenate@anche.no) ed essere inserito nella mailing list, oppure tenendo d’occhio questo blog: lapiralide.noblogs.org

Spazio di documentazione “La Piralide”

E’ uscito il numero 8 della rivista “i giorni e le notti”

INDICE:

Editoriale
Quando il fango si mette a ragionare
Ancora sulla mobilitazione reazionaria in corso
Parole senza idee. Riflessioni sul sovranismo
Il nostro bisogno di sicurezza
Mettiamoci del peso

DALLA QUARTA DI COPERTINA:

Da giugno ad oggi la propaganda e la pratica del razzismo di Stato si sono fatte ancora più esplicite. Dal lato sociale – l’unico lato che ci interessa – non si può non registrare un ampio consenso alle politiche anti-immigrati, tutt’uno con gli applausi verso le forze dell’ordine sguinzagliate a sgomberare occupazioni abitative e a sorvegliare le entrate delle scuole. Chi subisce il maglio dello Stato fatica a uscire dall’angolo – un angolo in cui sono confinati tanto lo straniero povero quanto l’”antinazionale”, due figure d’altronde sempre più intercambiabili.
Ci è parso utile soffermarci sia sulle tesi sovrarniste sia, riprendendo alcuni spunti del passato, sul rapporto fra tecnologizzazione della vita e razzismo, aspetti che secondo noi vanno pensati insieme. Nell’analizzare il mondo che ci circonda parliamo sempre, direttamente o indirettamente, di noi, di ciò che vogliamo fare, della vita per cui ci battiamo. Anche il nostro bisogno di sicurezza fa parte del gioco, e non bastano alcune parole magiche – magari una bella poesia sull’ignoto – per uscire dalla tana. Serve leggerezza, ma anche peso (quello della responsabilità, ad esempio).
Il razzismo è sempre una parodia reazionaria della critica rivoluzionaria.
Per separare il grano dal loglio servono idee, e mani risolute.

Per richiedere copie: rivistaigiornielenotti@autistici.org

Madrid – Azione contro la ricerca sugli animali geneticamente modificati

Lo scorso martedì 27 novembre, giorno prima dell’inizio del corso “introduzione alla ricerca sugli animali geneticamente modificati” che si svolge presso l’ordine nazionale dei medici veterinari, è stata sigillata la porta dell’edificio, buttata della vernice sulla facciata e per terra, e incollati manifesti contro la ricerca genetica.

Lo Stato ormai da parecchi anni sta incrementando questo tipo di corsi e ricerche dove vengono torturati animali con l’obiettivo di applicare tali risultati alla vita umana, per poter controllare in questo modo tutti gli aspetti della nostra vita e dell’ambiente.

Quindi, è necessario conoscere questo tipo di progetti, che stanno incrementando, per poter contrastare l’avanzamento tecno-scientifico.

MORTE ALLO STATO E VIVA L’ANARCHIA

 

Info: anarhija.info

Hambach – Attacco a RWE

Hambacher Forst , 24 dicembre 2018

È di nuovo Natale e i piccoli elfi hanno usato l’oscurità della notte per portare alcuni regali a RWE e ai poliziotti. È caldo stanotte e sappiamo chi è la colpa. Con il fuoco che si diffonde e ci illumina, combattiamo contro il cambiamento climatico, lo stato che lo rende possibile e il sistema che ne ha bisogno.

Abbiamo piazzato una tassa incendiaria su una stazione di pompaggio vicino al pozzo aperto di Hambach, in modo che la foresta riceva un pò d’acqua, che l’estrazione di carbone lo rubi. Perché non solo le motoseghe uccidono la foresta.

Oltre al fruscio delle foglie, nel vento si sente il rumore del vetro che si rompe e del lancio di pietre. Non ci sarà una notte per farti dormire! Odiamo ancora Bulls e Secus e non li perdoneremo mai!

La Hambi Chaos Crew ti augura buona crisi!

 

Info: https://chronik.blackblogs.org/?p=9278

 

 

Iniziativa di Grenoble Anti-Linky – N’achetez rien. Déconnectez-vous.

N’achetez rien. Déconnectez-vous.

 20 dicembre 2018 –  Pièces et main d’œuvre

Ecco il nostro ultimo video (su https://vimeo.com/307132592 ), o meglio quello di Grenoble Anti-Linky, un collettivo a cui partecipiamo da quattro anni, che moltiplica i testi di allerta e analisi, gli incontri pubblici , azioni, dimostrazioni e rally contro i sensori di comunicazione, la smart city , gli oggetti connessi, l’auto elettro-nucleare, ecc. (Vedi qui)

Grenoble è una delle cinque città pilota per 5G, tecnologia di comunicazione wireless essenziale per lo sviluppo di auto robotiche, oggetti connessi, Internet of Things e smart city . Qui, EDF si chiama GEG (Gas Electricity Grenoble), ed Enedis si chiama GreenAlp. 
Green City, city machine. Sotto la direzione di Eric Piolle, il suo sindaco ingegnere, Grenoble rimane il laboratorio dell’innovazione anti-umana e anti-ecologica.

Nel 2018, i francesi hanno acquistato un milione e mezzo di altoparlanti collegati, queste macchine per tutti gli usi che accendono la luce e la TV, scendono le imposte e accendono il riscaldamento, leggono una ricetta e trovano una canzone da una frase , dai il tempo e ricorda l’ora dell’appuntamento dal dentista. Che bella vita, le macchine lo fanno molto meglio di noi.

Le persone che hanno visto questi fantasmi di consumo negli spalti della Fnac ci salutavano sorridendo: “Sei tu il giubbotto nero?” ” 
Precisamente.

Potremmo non avere più potere come forza lavoro, ma abbiamo ancora il nostro potere di non acquisto, e quello di rovinare con il nostro sciopero illimitato di sprecare gli sfruttatori che ci stanno vendendo stupidaggini e stupidaggini liberticide sotto forma di “intelligenza artificiale”.

E ancora, quanti soldi. Questo è qualcosa di diverso dai miserabili 100 € gettati in velocità alle nostre amiche di giacche gialle per calmare la loro rabbia.


Riassumiamo : rompere le macchine e salvare gli umani! 
Sciopero generale e illimitato di acquisti di cose connesse! 
Noi blocchiamo tutto, pensiamo, e non è triste!

http://www.piecesetmaindoeuvre.com/spip.php?page=resume&id_article=1103