30 Novembre Libreria delle donne Milano – Presentazione “Meccanici i miei occhi”

30 Novembre ore 18.00
alla Libreria delle donne di Milano, Via Pietro Calvi 29
presentazione del libro

Meccanici i miei occhi. Nati in laboratorio.
Dall’utero in affitto alla manipolazione genetica

Edizioni Ortica 2019, di Cristiana Pivetti, Giovanna Camertoni, Laura Corradi, Silvia Guerini, Marie-Jo Bonnet, Luisa Vicinelli, Daniela Pellegrini, Angela Giuffrida.

Il libro raccoglie gli interventi della Campeggia Femminista contro la riproduzione artificiale e il sistema che la rende necessaria. Uno sguardo radicale contro la riprogettazione del vivente, uno degli aspetti più pericolosi della contemporaneità.

Ne parleremo con le autrici Cristiana Pivetti e Silvia Guerini

http://www.libreriadelledonne.it/incontri_circolodellarosa/meccanici-i-miei-occhi-nati-in-laboratorio-dallutero-in-affitto-alla-manipolazione-genetica/

Presidio 8 ottobre Milano – Summit Singolarity University

SINGULARITY UNIVERSITY SUMMIT ITALY
PRESIDIO 8 OTTOBRE 2019
Dalle 7.00 alle 14.00 Milano Congressi – Via Gattamelata 5

Il Transumanesimo è già qui
Il transumanesimo non è una tendenza marginale di alcuni eccentrici ricercatori o un effetto collaterale dello sviluppo tecnologico, è il logico approdo di questo sistema tecno-scientifico.
Lo slogan di questo incontro è: “Progetta il futuro. Costruisci il futuro. Sii il futuro.” Un futuro che sta già diventando il presente. Le logiche del transumanesimo – superamento dei limiti, miglioramento e potenziamento dell’uomo, riprogettazione e artificializzazione del vivente – non sono solo mere speculazioni astratte, ma diventano ricerche, chimere transgeniche, droni militari, nuovi apparati della smart city, Procreazione Medicalmente Assistita e editing genetico.
Il transumanesimo e il sistema tecno-scientifico producono immaginari, desideri, bisogni, trasformano il mondo e la nostra percezione della realtà.
Dalla Singolarity University, una delle maggiore espressioni del transumanesimo, si formano i più importanti dirigenti e ricercatori mondiali, alcuni di loro confluiscono poi al MIT (Massachusetts Institute of Technology), una delle più importanti università di ricerca al mondo; nella DARPA, una agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per lo sviluppo di nuove tecnologie per uso militare; in Google; in Microsoft, solo per citarne alcune…Tra i maggiori finanziatori della Singolarity University vi sono compagnie come Google note sicuramente per l’informatica ma meno per i suoi investimenti nella ricerca genetica. Proprio in questa convergenza di settori e ricerche di alto livello quest’alveo di scienziati, imprenditori, militari, politici trovano il loro incontro.

Noi non vogliamo essere uomini macchina in un mondo macchina!

Spazio di documentazione La Piralide – lapiralide.noblogs.org
Collettivo Resistenze al Nanomondo – www.resistenzealnanomondo.org

Contributo a Radio Cane sul transumanesimo

https://radiocane.info/distopie-transumaniste-contro-il-singularity-university-summit/

Bourg-Saint-Andéol (Ardèche), Francia – Un’altra antenna in fiamme

Testo riformulato dai media francesi

Un’antenna ripetitore per il segnale televisivo e la telefonia mobile è stato gravemente danneggiato il Sabato 24 ° agosto 2019 da un incendio che si è verificato intorno alle 1:30 cosiddetto sito Bois du Laoul nel comune di Bourg-Saint-Andéol.
I vigili del fuoco hanno impiegato almeno due ore per spegnere l’incendio, data la difficoltà di intervenire a così grande altezza. I gendarmi chiamati sul posto trovarono chiari segni di ingresso forzato nel sito intorno all’antenna, lasciando pochi dubbi sull’origine deliberata del fuoco. La “brigata di ricerca” della gendarmeria del Teil è responsabile di questa indagine.

Molti utenti di TV e radio non ricevono i loro soliti programmi da stamattina. In particolare, questo è il caso di circa 50.000 ascoltatori France Bleu Drôme-Ardèche e circa 70.000 telespettatori che ricevono segnali TV via TNT nell’Ardèche meridionale e nella Drôme meridionale vicino a Bourg-Saint-Andéol, Pierrelatte, Saint Paul-Trois-Chateaux e Donzère. Anche i possessori di licenza di Bouygues, SFR e Free sono stati colpiti.
“Télédifusion De France” (TDF), che gestisce l’albero, spera di riconnettere gli ascoltatori di France Bleu entro la fine della giornata. Al contrario, per gli spettatori di TNT questo “non sarà possibile prima dell’inizio della prossima settimana”, ha dichiarato Amélie Zénone, responsabile delle operazioni sud-est presso TDF. ‘Questa antenna a relè è una specie di torre di cemento. E l’intera struttura interna è stata interessata. Dobbiamo garantire subito la sicurezza della struttura. Quindi non possiamo fare riparazioni in loco; possiamo solo cercare soluzioni di fallback per ripristinare in particolare i segnali radio “, ha aggiunto.
Non è la prima volta che un’antenna viene presa di mira da un atto deliberato. Circa due anni fa, il 18 ° luglio 2017, un’altra stazione di rilancio del segnale nel sud della Ardèche, a St-Laurent-sous-Coiron vicino a Col de l’Escrinet era bruciato e 165.000 case in Ardèche e Drôme erano senza telefono e segnali TNT . E un paio di settimane prima, il 15 ° mese di luglio, l’antenna Beaufort-sur-Gervanne in Diois è stato sabotato.
Secondo France Bleu “la maggior parte dei cavi di alimentazione dell’antenna e i siti in cui sono stati immagazzinati gli equipaggiamenti tecnici sono stati bruciati”.

Info da: https://actforfree.nostate.net

CHIAMATA PER LA SETTIMANA CONTRO IL CAMBIAMENTO CLIMATICO E TUTTE LE NOCIVITA’ DAL 20-27 SETTEMBRE

CONVOCATORIA SEMANA DE LUCHA
CONTRA EL CAMBIO CLIMÁTICO
Y TODA NOCIVIDAD

DEL 20 AL 27 DE SEPTIEMBRE

Contra Toda Nocividad, contratodanocividad.espivblogs.net

Diversas instituciones, grupos ecologistas, organizaciones sindicales, grupos estudiantiles, reunidos bajo el nombre de «Frifays for Future» han convocado la llamada «Semana por el clima» del 20 al 27 de septiembre. Básicamente esta semana consiste en manifestaciones programadas y alienantes en las que pedir al Estado y otras instituciones (ONU, G7…) que pongan remedio o tomen medidas ante el desastre que están causando. En su discurso simplista, recuperador y dirigista en ningún momento critican la causa de la devastación en curso: el capitalismo tecno industrial y su organización técnica del mundo. Son aquellos que critican el cambio climático sin criticar a quienes lo producen: tienen un cadáver en la boca, aquellos que defienden el mito del progreso, del desarrollo sostenible y de una vida «cómoda» a cambio de la esclavitud y de mercantilizar todo aspecto de nuestra vida, una vida vendida a la dominación tecnológica. Son aquellos que han comprado en el supermercado de la rebelión el nuevo producto de moda: el cambio climático. ¿Fridays for Future? Hoy más que nunca el futuro no existe, vivimos en un eterno presente y cuaquier vestigio del pasado ha sido borrado. Las prótesis tecnológicas que nos rodean y colonizan nos hacen vivir en un sonambulismo continuo, donde la catástrofe no está por venir como se empeñan en advertirnos con su venda en los ojos, la catástrofe es aquí y ahora, la catástrofe es el capitalismo tecno industrial, la catástrofe es esta vida alienante dirigida por los algoritmos de nuestros «asistentes virtuales», la catástrofe es un mundo ya devastado por la industria.

El cambio climático, más bien deberíamos hablar de modificación climática, es una más de las miles de consecuencias nocivas de la revolución industrial (la única revolución que iniciada hace dos siglos ha llegado a todos los puntos del planeta y colonizado y mercantilizado todo lo vivo) el cambio climático es indisociable del sistema tecno industrial: deforestación, acidificación de los océanos, desertización, extinción de miles de especies animales y vegetales, miles de productos químico-tóxicos que condenan nuestra existencia, contaminación de tierra, aire y agua son sólo algunas de todas las nocividades, de todas
las consecuencias de este sistema. Creemos entonces que hablar sólo de cambio climático sin criticar el sistema tecno industrial es caer en un reduccionismo, es no ir a la raíz del problema.

El cambio climático y todas las nocividades son las consecuencias del proyecto de la tecnocracia que gestiona y admisnistra nuestras vidas. Un proyecto que consiste en colonizar, domimar y mercantilizar todo lo vivo. Una vez colonizada y dominada la naturaleza el objetivo son los seres humanos, un proyecto basado en la convergencia de las tecnologías conocidas como NBIC (nanotecnologías, biotecnologías, tecnologías de la información, ciencias cognitivas) a las que podríamos añadir robótica e inteligencia artificial, su codicia y avaricia no tiene fin. Si se mercantiliza todo hasta nuestras actividades más cotidianas los beneficios no parán de aumentar. Convertir el mundo y todo lo que habita en ello en una máquina programada donde nada escapa a su control: mundo-máquina, humano-máquina. Lo que nos lleva a una visión mecanicista del mundo, de nosotros mismos y de todo lo que nos rodea.

El sistema tecno industrial necesita grandes cantidades de energía para poder funcionar, cientos de programas de investigación con inversiones multimillonarias están dedicados a encontrar nuevas fuentes de energía. Esta necesidad de energía para que el mundo funcione tiene como consecuencia la devastación del territorio y la aniquilación de millones de animales humanos y no humanos. La energía industrial mueve el mundo, es necesaria para la producción y distribución de todos esos objetos innecesarios que encontramos a nuestro alrededor, es la economía y es la guerra. El sistema ha comprendido y ha visto como un gran negocio que sólo las energias «renovables» y «limpias» permitirán su
expansión y supervivencia, el nuevo proyecto de la tecnocracia es «renovable» y «sostenible», es ecológico. Este nuevo proyecto se extiende igualmente por todo el territorio desde los desiertos industriales de paneles solares y campos eólicos (causantes también del cambio climatico, devastación del territorio, enfermedades, etc.) hasta las eco-ciudades (no-lugares donde todo está controlado, optimizado y automatizado, igualmente productoras de cientos de nocividades y de una vida alienante). Así, defender la energía verde es defender el proyecto que nos dirige a gran velocidad a ritmo del progeso hacia el abismo, es defender el proyecto de quienes están creando un mundo totalitario, es defender el proyecto de aquellos que gestionan y administran nuestras robotizadas vidas.

Por ello hacemos un llamamiento a una semana de lucha contra el cambio climático y toda nocividad del 20 al 27 de septiembre desde una perspectiva anarquista, que desborde los límites impuestos por la socialdemocracia. Una semana más, en la que mediante la acción directa en cualquiera de sus formas los diferentes individuos y grupos se enfrenten al sistema tecno industrial. La semana del 20 al 27 de septiembre es sólo una meta para el ecologismo liberal y estatista, pero para aquellos que aspiramos a la eliminación del estado, del capitalismo, el patriarcado y el sistema tecnoindustrial es una oportunidad para desbordar los estrechos márgenes de la domesticación e iniciar una vía autónoma, anticapitalista y anarquista contra la nocividad tecnoindustrial.

Ni el estado, ni la tecno ciencia nos salvarán.
La lucha es el único camino.

AMENAZADOS POR UNA CRISIS CLIMATICA PROVOCADA POR EL CAPITALISMO.

Una vez el alud de datos y estudios hace irrebatible la realidad del cambio climático y que el entramado corporativo-capitalista se vea forzado a aceptarlo, ahora toca sacar provecho y convertir en una mercancía banal la acción en contra, en mercancía comercial y política para continuar extendiendo la dominación.

El desastre climático y sus impactos sobre la salud, la economía y los ecosistemas se ha convertido en instrumentos para profundizar y extender a todos los niveles de la vida (no solo la vida humana) del planeta. La angustia y la culpa se extienden y sirven a los intereses del sistema.

El sistema tecnoindustrial capitalista ha convertido la tierra en un infierno para millones de personas oprimidas, para miles de especies no humanas, animales y vegetales, y para los ecosistemas.

El resultado de la dominación climática y su mercantilización suponen el empobrecimiento y la alienación de la mayoría del mundo vivo, la destrucción de la biodiversidad y de miles de vidas humanas.

Toda esta mercantilización gira alrededor de una responsabilidad “compartida por todos, compartida como consumidores, y compartida por permitir que los políticos del estado, de la comunidad y del municipio lleven a cabo políticas devastadoras y efectúen simulacros, como las declaraciones de emergencia climática. Nunca se identifican los verdaderos responsables reales: los sistemas capitalistas, el estatal y tecnoindustrial que son los causantes finales del cambio climático.

CUALES SON LAS FUENTES DE GASES DE EFECTO INVERNADERO? Y QUIENES SON LOS EMISORES?.

No se suele destacar que el 79% de los gases de efecto invernadero provienen directamente del sistema tecnoindustrial (la generación de energía, el transporte, la industria y la agricultura industrial) y sólo el 11,5% de los sectorrs residencial y comercial (IPPC 2015), otros estudios atribuyen a la ganadería el 14,5 (FAO 2013), la producción y distribución de alimentos seria del 25%, como podemos ver los valores de emisiones varían mucho según la fuente. Queda claro, sin embargo, que el sistema tecnoindustrial genera por encima del 80% de las emisiones.

Los medios de comunicación desvían la atención, escoden las responsabilidades del sistema y desvían las culpas sobre la población en general, los que emiten este pequeño 6%, los pobres que viven en pisos mal aislados, los trabajadores que se desplazan a polígonos lejanos sin transporte público, los desfavorecidos que consumen alimentos industriales superprocesados y que no compran en la eco-tienda, por barreras económicas, culturales y sociales.

Hay otras muchas estrategias tramposas para culpabilizar a la gente, y para convertir esta culpa en mercancía, por ejemplo en el uso de plásticos, la mayor parte del plástico (el propileno y el polietileno,) proceden del petróleo, el 90% del plástico producido va directamente a usos industriales. Poco más del 10% se convierte en productos de consumo general, pero nos cuentan que la culpa de todo es de las pajitas de plástico y de las compresas, no nos hablan de las piezas de máquinas y aparatos, de los recubrimientos o de los embalajes industriales… o de tantos usos necesarios para perpetuar el sistema.

El cambio global tendrá efectos directos y graves, cada vez más extendidos, y los más desfavorecidos serán los que padecerán las consecuencias, los pobres, los habitantes de los países colonizados, las mujeres, las niñas, los niños…

Ante esto los bomberos profesionales de los conflictos, los recuperadores de revueltas, los domesticadores de salvajismos se están anticipando a las posibles reacciones que se producirán cuando sintamos los efectos de esta crisis provocada.

EL ACAPARAMIENTO CAPITALSITA DE LOS RECURSOS AGRABA LOS EFECTOS DEL CAMBIO CLIMÁTICO.

Ante la crisis, el capitalismo y los estados “desarrollados” para evitar sus efectos y especular con estos mismos efectos, están acumulando recursos. Tierras agrícolas en todo el mundo, minerales raros o imprescindibles para la industria… y, sobretodo, agua, que es una substancia imprescindible para la vida y para el funcionamiento de los ecosistemas.

Previendo la escasez del recurso , alrededor del agua se ha generado un movimiento especulativo muy intenso, los buitres de los fondos de inversión ya han puesto la mirada sobre ella a través de Fondos Cotizados de Inversión, los 13 fondos más importantes en el campo del agua acumulan 8.384 millones de euros, sólo en patrimonio y garantizan rentabilidades extraordinarias y continuadas. Según los desaprensivos de “Standard and Poor’s” el mercado del agua tendrá en el 2020 un valor de un billón (europeo) de euros.

Todo esto mientras el agua no es un recurso accesible (con la calidad necesaria) para todas las personas, todo esto pasa cuando centenares de millones de personas no disponen de un suministro de agua en condiciones y 2.000 millones se abastecen de agua con contaminación fecal.

EL CAPITALISMO HA PROVOCADO LA CRISIS CLIMÁTICA Y, AHORA NOS QUIERE HACER PAGAR LAS SOLUCIONES!!… Y SEGUIR ACUMULANDO BENEFICIOS.

Es inverosímil pensar que decenios de explotación, de deforestación, de destrucción de ecosistemas, de envenenamiento de los suelos, del aire y del agua, de vertido de residuos, de emisión de gases de efecto invernadero y de extractivismo galopante, no tendrían ningún efecto. Efectos que pagaran los de siempre.

Pero también es inverosímil pensar que la codicia, la avaricia, la prepotencia, la soberbia, la falta de escrúpulos y el afán de dominación del capitalismo y del sistema tecnoindustrial cederán ante las necesidades de las personas, de los ecosistemas y de la tierra. Solo una revuelta, una insurrección generalizada que les destruya podrá detener y poner solución a la devastación de la tierra y poner fin a la crisis climática.

Dentro de su lógica de dominación y de división territorial (estatal) del mundo hay una jerarquía que viene de antiguo que hunde sus raíces en la colonización y que se expresa como imperialismo y neocolonialismo (UE, EUA, Rusia, China…), donde los sometidos (menos las elites económicas y/o culturales de los países dominados) ocupan una posición subalterna y más vulnerable frente al cambio climático, al margen de la posición en la jerarquía mundial del país donde viven.

MIENTRAS HAYA CAPITALISMO LA DEVASTACIÓN SEGUIRÁ!!

De hecho capitalismo es sinónimo de cambio climático, desde sus orígenes hasta ahora mismo. Con la nocividad sobre los trabajadores industriales, con el hollín, el humo y tóxicos diversos sobre los barrios obreros, desde la Inglaterra de los siglos XVIII y XIX, hasta el Bangladesh o la China del siglo XXI, nocividad extendida sobre todo el planeta y a la que hay que añadir los tóxicos de la agricultura industrial y los efectos del cambio climático generado.

El cambio global afecta sobretodo a los pobres que son los más afectados por los fenómenos meteorológicos extremos (tifones, huracanes, inundaciones, sequias…), la subida del nivel del mar y el aumento de enfermedades ligadas a la temperatura.

Mientras los ricachones, no solo escapan a sus efectos (disponen de la tecnología y el control sobre el territorio), sino que además sacan provecho: nuevas inversione millonarias en energías renovables, obras públicas milmillonarias de prevención de los riesgos (protección de costas, obras hidráulicas, nuevas redes de comunicaciones…).

El control de los desplazamientos de población causados por el cambio, control de fronteras, también da grandes beneficios a las industrias del complejo militar/policial.

En resumen una vez más un “negocio del siglo”, del siglo XXI, y con lo que quede, del siglo XXII.

Seguramente los dominadores de la tierra tienen algún as guardado en la manga frente a crisis futuras, una especie de habitación del pánico, que en términos generales supondrá seguramente militarización, control social i, “naturalmente”, más opresión y más dominación.

Se suele considerar que un 1% de la población mundial derrochan más del 50% de los recursos, en otras valoraciones se dice que un 5% consume el 90% de la energía… Son evaluaciones muy discutibles, pero todas van en el mismo sentido, una minoría insignificante se apodera de la mayor parte del pastel. Es fácil imaginar que si el consumo de materia, energía, alimentos… de este 5% se igualase al del resto del mundo se podría revertir el cambio climático, pero es impensable que este 5% renuncie voluntariamente a sus privilegios. Así que tomando la metáfora del navío hundiéndose, este 5% es el porcentaje que será necesario tirar por la borda si no se conforma.

Indudablemente oponerse a la dominación económica y cultural, oponerse a la devastación y a la destrucción de la tierra, oponerse al tecnocapitalismo y a los estados tendrá un coste, un coste para las personas y los ecosistemas, pero como se decía durante la revolución social de 1936 “no nos importa heredar un mundo en ruinas, porque llevamos un mundo nuevo dentro de nuestros corazones”.

La semana del 20 al 27 de setiembre es sólo una meta para el ecologismo liberal y estatista, pero para aquellos que aspiramos a la eliminación del estado, del capitalismo, el patriarcado y el sistema tecnoindustrial es una oportunidad para desbordar los estrechos márgenes de la domesticación e iniciar una vía autónoma, anticapitalista y anarquista contra la nocividad tecnoindustrial.


CHIAMATA PER LA SETTIMANA
CONTRO IL CAMBIAMENTO CLIMATICO E TUTTE LE NOCIVITA’

DAL 20-27 SETTEMBRE

Varie istituzioni, gruppi ambientalisti, organizzazioni sindacali, gruppi di studenti, riuniti sotto il nome di “Frifays for Future”, hanno chiamato la “Settimana per il clima” dal 20 al 27 settembre. Fondamentalmente questa settimana consiste in manifestazioni programmate e alienanti in cui chiedere allo Stato e alle altre istituzioni (ONU, G7 …) di porre rimedio o agire in caso di disastro che stanno causando. Nel suo discorso semplicistico, di recupero e di guida, non critica mai la causa della devastazione in corso: il capitalismo tecnologico industriale e la sua organizzazione tecnica del mondo. Sono quelli che criticano il cambiamento climatico senza criticare quelli che lo producono: hanno un cadavere in bocca, coloro che difendono il mito del progresso, di sviluppo sostenibile e una vita “confortevole” in cambio di schiavitù e di commercializzare ogni aspetto della nostra vita, una vita venduta al dominio tecnologico. Sono quelli che hanno comprato nel supermercato della ribellione il nuovo prodotto di moda: i cambiamenti climatici. Venerdì per il futuro? Oggi più che mai il futuro non esiste, viviamo in un presente eterno e ogni traccia del passato è stata cancellata. Le protesi tecnologiche che ci circondano e ci colonizzano vivono in un continuo sonnambulismo, dove la catastrofe non deve ancora arrivare mentre insistono per avvertirci con la loro benda, la catastrofe è qui e ora, la catastrofe è il tecno capitalismo industriale, la catastrofe è questa vita alienante diretta dagli algoritmi dei nostri “assistenti virtuali”, la catastrofe è un mondo già devastato dall’industria.

Il cambiamento climatico, piuttosto dovremmo parlare di cambiamento climatico, è una delle migliaia di conseguenze dannose della rivoluzione industriale (l’unica rivoluzione iniziata due secoli fa ha raggiunto tutte le parti del pianeta e ha colonizzato e commercializzato tutto ciò che era vivo) Il cambiamento climatico è inseparabile dal sistema tecno-industriale: deforestazione, acidificazione degli oceani, desertificazione, estinzione di migliaia di specie animali e vegetali, migliaia di prodotti chimici tossici che condannano la nostra esistenza, inquinamento di terra, aria e acqua sono solo alcuni dei tutti gli
effetti dannosi di tutte le conseguenze di questo sistema. Riteniamo quindi che parlare solo dei cambiamenti climatici senza criticare il sistema tecnologico industriale significhi cadere in un riduzionismo, non andare alla radice del problema.

I cambiamenti climatici e tutta la nocività sono le conseguenze del progetto di tecnocrazia che gestisce e gestisce le nostre vite. Un progetto che consiste nel colonizzare, dominare e commercializzare tutto ciò che è vivo. Una volta colonizzati e dominati dalla natura, l’obiettivo sono gli esseri umani, un progetto basato sulla convergenza di tecnologie note come NBIC (nanotecnologie, biotecnologie, tecnologie dell’informazione, scienze cognitive) a cui potremmo aggiungere robotica e intelligenza artificiale, la loro L’avidità e l’avidità non hanno fine. Se tutto viene commercializzato fino alle nostre attività quotidiane, i benefici non smetteranno di aumentare. Converti il ​​mondo e tutto ciò che lo abita in una macchina programmata dove nulla sfugge al suo controllo: macchina del mondo, macchina dell’uomo. Il che ci porta ad una visione meccanicistica del mondo,

Il sistema tecnologico industriale ha bisogno di grandi quantità di energia per funzionare, centinaia di programmi di ricerca sugli investimenti multimilionari sono dedicati alla ricerca di nuove fonti energetiche. Questa necessità di energia per far funzionare il mondo si traduce nella devastazione del territorio e nell’annientamento di milioni di animali umani e non umani. L’energia industriale muove il mondo, è necessaria per la produzione e la distribuzione di tutti quegli oggetti non necessari che troviamo intorno a noi, è l’economia ed è la guerra. Il sistema ha capito e visto come un grande business che solo l’energia “rinnovabile” e “pulita” ne consentiranno
espansione e sopravvivenza, il nuovo progetto di tecnocrazia è “rinnovabile” e “sostenibile”, è ecologico. Questo nuovo progetto si estende anche su tutto il territorio dai deserti industriali dei pannelli solari e dei campi eolici (causando anche cambiamenti climatici, devastazione del territorio, malattie, ecc.) Alle eco-città (non luoghi in cui tutto è controllato, ottimizzato e automatizzato, producendo anche centinaia di vite dannose e alienanti). Quindi, difendere l’energia verde sta difendendo il progetto che ci guida ad alta velocità al ritmo dei progressi verso l’abisso, è difendere il progetto di coloro che stanno creando un mondo totalitario, è difendere il progetto di coloro che gestiscono e gestiscono le nostre vite robotiche.

Ecco perché chiediamo una settimana per combattere i cambiamenti climatici e tutti gli effetti dannosi dal 20 al 27 settembre da una prospettiva anarchica, che supera i limiti imposti dalla socialdemocrazia. Ancora una settimana, in cui, attraverso l’azione diretta in una qualsiasi delle sue forme, i diversi individui e gruppi affrontano il sistema tecnologico industriale. La settimana del 20-27 settembre è solo un obiettivo per l’ecologia liberale e statalista, ma per coloro che aspirano all’eliminazione dello stato, il capitalismo, il patriarcato e il sistema tecno-industriale sono un’opportunità per traboccare gli stretti margini della domesticazione e avvia un percorso autonomo, anticapitalista e anarchico contro la dannosità tecno-industriale.

Né lo stato né la scienza tecnologica ci salveranno.
La lotta è l’unico modo.

MINACCATO DA UNA CRISI CLIMA CAUSATA DAL CAPITALISMO.

Una volta che la valanga di dati e studi ha reso inconfutabile la realtà del cambiamento climatico e che il quadro capitalistico-aziendale è costretto ad accettarlo, ora è il momento di trarre vantaggio e trasformare l’azione contro, in merce commerciale e politica in una merce banale per continuare estendere il dominio.

Il disastro climatico e i suoi impatti sulla salute, sull’economia e sugli ecosistemi sono diventati strumenti per approfondire ed estendere a tutti i livelli di vita (non solo la vita umana) sul pianeta. L’angoscia e la colpa si estendono e servono gli interessi del sistema.

Il sistema tecnoindustriale capitalista ha trasformato la terra in un inferno per milioni di persone oppresse, per migliaia di specie non umane, animali e vegetali e per ecosistemi.

Il risultato del dominio del clima e della sua mercificazione comportano l’impoverimento e l’alienazione della maggior parte del mondo vivente, la distruzione della biodiversità e migliaia di vite umane.

Tutta questa mercificazione ruota attorno a una responsabilità “condivisa da tutti, condivisa come consumatore e condivisa consentendo ai politici statali, comunitari e comunali di attuare politiche devastanti e condurre esercitazioni, come dichiarazioni di emergenza climatica. I veri veri leader non vengono mai identificati: i sistemi capitalistici, statali e tecnoindustriali che sono le cause finali dei cambiamenti climatici .

QUALI SONO LE FONTI DEI GAS A EFFETTO SERRA? E CHI SONO GLI EMITTENTI?

Di solito non si sottolinea che il 79% dei gas serra proviene direttamente dal sistema tecno-industriale (produzione di energia, trasporti, industria e agricoltura industriale) e solo l’11,5% dei settori residenziali e commerciali (IPPC 2015), altri studi attribuiscono al bestiame 14.5 (FAO 2013), la produzione e la distribuzione di alimenti sarebbe del 25%, poiché possiamo vedere che i valori di emissione variano notevolmente a seconda della fonte. È chiaro, tuttavia, che il sistema tecno-industriale genera oltre l’80% delle emissioni.

I media distolgono l’attenzione, scelgono le responsabilità del sistema e deviano la colpa sulla popolazione generale, coloro che emettono questo piccolo 6%, i poveri che vivono in piani scarsamente isolati, i lavoratori che si spostano in poligoni distanti senza trasporto pubblico, le persone svantaggiate che consumano alimenti industriali superelaborati e non acquistano nell’eco-negozio, a causa di barriere economiche, culturali e sociali.

Esistono molte altre strategie complicate per incolpare le persone e trasformare questa colpa in merce, ad esempio nell’uso della plastica, la maggior parte della plastica (propilene e polietilene) proviene dal petrolio, il 90% della plastica prodotta Va direttamente agli usi industriali. Poco più del 10% diventa prodotti di consumo generale, ma ci dicono che la colpa di tutto sono le cannucce di plastica e le compresse, non ci parlano delle parti di macchine e dispositivi, dei rivestimenti o dell’imballaggio industriale … o tanti usi necessari per perpetuare il sistema.

Il cambiamento globale avrà effetti diretti e gravi, sempre più diffusi, e i più svantaggiati saranno quelli che subiranno le conseguenze, i poveri, gli abitanti dei paesi colonizzati, le donne, le ragazze, i ragazzi …

Detto questo, i pompieri professionisti dei conflitti, i recuperatori delle rivolte, i domatori della ferocia stanno anticipando le possibili reazioni che si verificheranno quando sentiamo gli effetti di questa crisi provocata.

LA SITUAZIONE DI CAPITALE DELLE RISORSE AGGIUNGE GLI EFFETTI DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO.

Di fronte alla crisi, il capitalismo e gli stati “sviluppati” per evitare i suoi effetti e speculare con questi stessi effetti, stanno accumulando risorse. Terreni agricoli in tutto il mondo, minerali rari o essenziali per l’industria … e, soprattutto, l’acqua, che è una sostanza essenziale per la vita e per il funzionamento degli ecosistemi.

Anticipando la scarsità della risorsa, intorno all’acqua è stato generato un movimento speculativo molto intenso, gli avvoltoi dei fondi di investimento hanno già messo gli occhi su di esso attraverso i fondi di investimento quotati, i 13 fondi più importanti nel campo dell’acqua accumulano 8.384 milioni di euro, solo in azioni e garantiscono rendimenti straordinari e continui. Secondo lo scrupoloso “Standard and Poor’s”, il mercato dell’acqua avrà un valore di un miliardo di euro (europeo) nel 2020.

Tutto questo mentre l’acqua non è una risorsa accessibile (con la qualità necessaria) per tutte le persone, tutto ciò accade quando centinaia di milioni di persone non dispongono di un approvvigionamento idrico in condizioni e 2.000 milioni vengono rifornite di acqua con contaminazione fecale.

IL CAPITALISMO HA CAUSATO LA CRISI CLIMA E, ORA VOGLIAMO FARE PAGARE SOLUZIONI !! … E CONTINUARE VANTAGGI ACCUMULANTI.

È improbabile pensare che decenni di sfruttamento, deforestazione, distruzione di ecosistemi, avvelenamento di suoli, aria e acqua, scarico di rifiuti, emissione di gas a effetto serra ed estrattivismo al galoppo, non avrebbero alcun effetto. Effetti che pagherà il solito.

Ma è anche improbabile pensare che l’avidità, l’avidità, l’arroganza, l’arroganza, la mancanza di scrupoli e il desiderio di dominio del capitalismo e del sistema tecno-industriale cederanno ai bisogni delle persone, degli ecosistemi e della terra. Solo una rivolta, una diffusa insurrezione che li distrugge sarà in grado di fermare e risolvere la devastazione della terra e porre fine alla crisi climatica.

All’interno della sua logica di dominio e divisione territoriale (stato) del mondo esiste una gerarchia che deriva dal passato che affonda le sue radici nella colonizzazione e che si esprime come imperialismo e neo-colonialismo (UE, USA, Russia, Cina …), dove soggetto (meno le élite economiche e / o culturali dei paesi dominati) occupano una posizione subalterna e più vulnerabile di fronte ai cambiamenti climatici, indipendentemente dalla posizione nella gerarchia mondiale del paese in cui vivono.

MENTRE CI È CAPITALISMO LA DEVASTAZIONE CONTINUA !!

In effetti il ​​capitalismo è sinonimo di cambiamento climatico, dalle origini ad oggi. Con la nocività degli operai industriali, con fuliggine, fumo e varie tossine nei quartieri della classe operaia, dall’Inghilterra nei secoli XVIII e XIX, al Bangladesh o alla Cina nel XXI secolo, diffuse dannosità su tutto il pianeta e che si devono aggiungere le tossicità dell’agricoltura industriale e gli effetti del cambiamento climatico generato.

Il cambiamento globale colpisce soprattutto i poveri che sono i più colpiti da eventi meteorologici estremi (tifoni, uragani, inondazioni, siccità …), innalzamento del livello del mare e malattie legate alla temperatura.

Mentre i ricchi, non solo scappano per i loro scopi (hanno la tecnologia e il controllo sul territorio), ma ne approfittano anche: nuovi investimenti milionari nelle energie rinnovabili, opere pubbliche miliardarie di prevenzione dei rischi (protezione dei costi, opere idraulica, nuove reti di comunicazione …).

Il controllo degli sfollamenti della popolazione causato dal cambiamento, il controllo delle frontiere, offre anche grandi vantaggi alle industrie complesse militari / di polizia.

In sintesi, ancora una volta un “business del secolo”, del 21 ° secolo, e con ciò che rimane, del 21 ° secolo.

Sicuramente i governanti della terra hanno un asso nella manica di fronte a future crisi, una sorta di stanza di panico, che in generale significherà sicuramente militarizzazione, controllo sociale e, “naturalmente”, più oppressione e più dominio.

Di solito si ritiene che l’1% della popolazione mondiale sprechi più del 50% delle risorse, in altre valutazioni si dice che il 5% consuma il 90% di energia … Sono valutazioni molto discutibili, ma vanno tutte nella stessa direzione, una minoranza insignificante si impadronisce della maggior parte della torta. È facile immaginare che se il consumo di materia, energia, cibo … di questo 5% è uguale a quello del resto del mondo, i cambiamenti climatici potrebbero essere invertiti, ma è impensabile che questo 5% rinunci volontariamente ai suoi privilegi. Quindi, prendendo la metafora della nave che affonda, questo 5% è la percentuale che dovrà essere gettata in mare se non è conforme.

Senza dubbio opporsi al dominio economico e culturale, opporsi alla devastazione e alla distruzione della terra, opporsi al tecnocapitalismo e agli stati avrà un costo, un costo per le persone e gli ecosistemi, ma come è stato detto durante la rivoluzione sociale del 1936 ” non ci importa ereditare un mondo in rovina, perché portiamo un nuovo mondo nei nostri cuori. “

La settimana del 20-27 settembre è solo un obiettivo per l’ambientalismo liberista e statalista, ma per coloro che aspirano all’eliminazione dello stato, il capitalismo, il patriarcato e il sistema tecno-industriale sono un’opportunità per traboccare gli stretti margini di domesticazione e avvia un percorso autonomo, anticapitalista e anarchico contro la dannosità tecno-industriale.

 

contratodanocividad.espivblogs.net/convocatoria-semana-de-lucha-contra-el-cambio-climatico-y-toda-nocividad-20-27-septiembre/

 

L’allevamento industriale e la soia OGM bruciano l’Amazzonia

Questa serie di incendi è direttamente collegata all’avanzamento dell’agroindustria.
Quasi 79.000 incendi in Amazzonia, principalmente in Brasile, in Bolivia e in importanti aree del Paraguay, sono andati avanti per settimane, bruciando oltre un milione di ettari di foresta tropicale e distruggendo territori indigeni, molti dei quali erano stati invasi legalmente o illegalmente per bestiame, agricoltura industriale e miniere. Ci sono 1.500.000 abitanti di comunità indigene che sono minacciate o già subiscono gli impatti di questa grave crisi che sta devastando vaste regioni amazzoniche, la loro fauna, flora e diversità biologica uniche.
L’incendio si espande seguendo il percorso delle transnazionali del bestiame e dell’agroalimentare. Le foreste vengono abbattute e bruciate nello spazio aperto per i semi di soia transgenici di Bayer-Monsanto e l’allevamento di bestiame per JBS, la più grande produzione transnazionale di carne industriale su scala globale, che ha una traccia nera di varie violazioni legali, tra le altre, per commercio di bestiame allevato con deforestazione in Amazzonia.
La Vía Campesina Brasil ha dichiarato che questa serie di incendi è direttamente collegata all’avanzamento del settore agricolo e, a causa dell’enorme danno che provoca alle comunità e alla natura, deve essere considerata un crimine contro l’umanità ( https://lahaine.org/aG9v ). Tra il 10 e l’11 agosto, che è stato dichiarato Giornata del Fuoco dai proprietari terrieri della regione che hanno bruciato la foresta per seminare soia e pascolo transgenici, gli incendi sono aumentati del 300 percento. Ha anche denunciato che le immagini satellitari mostrano un progresso non visto dagli anni ’80 del mining illegale nei territori indigeni, che è stato stimolato dal governo. ( https://tinyurl.com/y3rq9d4j )
In effetti, non si tratta di fattori climatici o sfortuna: ci sono cause e attori specifici. Il principale motore della tragedia è la semina di monocolture e pascoli per il bestiame su larga scala e la deforestazione che causano. Il Brasile è il principale esportatore mondiale di soia transgenica, con vaste aree nelle aree in fiamme e circostanti, principalmente destinate al foraggio di suini, polli e mucche in prigione, principalmente in Europa e Cina.
Ma né le monocolture di soia (o altre) né il bestiame industriale sono necessari per nutrire la popolazione mondiale ( https://tinyurl.com/yxv3dz8s ). Sono solo affari di società transnazionali con gruppi economici che hanno assicurato politiche di produzione ed esportazione molto favorevoli dal Sud del mondo, accompagnate da vari stimoli per aumentare il consumo di carne in molte parti del mondo. Questo, nonostante il fatto che sia le monocolture agroalimentari sia il bestiame intensivo siano tra i maggiori fattori di emissione di gas che producono i cambiamenti climatici. E questo, senza contare l’aumento delle emissioni di carbonio che gli incendi ora significano.
Il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, venuto al governo sostenuto dalla cosiddetta banca rurale di quel paese (proprietari terrieri, seminatori di canna, soia, mais e grandi allevatori), ha ripetutamente dichiarato che conservare l’Amazzonia è uno spreco di risorse che può essere utilizzato da queste e altre industrie, come l’industria mineraria, idroelettrica e petrolifera. Tutto ciò ha facilitato i progressi in quella regione, con un misto di legalizzazione delle frattaglie, smantellamento delle misure di protezione e sabotaggio del controllo ambientale.
Per nascondere i sintomi del disastro che si stava osservando, all’inizio di agosto di quest’anno, Bolsonaro ha licenziato Ricardo Galvão, direttore del National Institute of Space Research (INPE), per aver riferito che la deforestazione in Amazzonia è aumentata ad un ritmo allarmante e molto più vecchio dell’anno precedente. Bolsonaro negò che ciò fosse vero e poco dopo, quando non poté più negare la crisi del fuoco in Amazzonia, lanciò menzogne ​​grezze, come il fuoco causato dalle organizzazioni ambientaliste per molestarlo. Come se gli incendi non fossero stati causati dalle stesse persone che incoraggiavano e riparavano.
Se l’incendio continua a diffondersi – ha avvertito il coordinatore delle organizzazioni indigene del bacino amazzonico – non solo gli abitanti di 350 popolazioni indigene che vivono nell’Amazzonia sono in pericolo, 6,7 milioni di chilometri quadrati di foreste, ma ne risentirebbero anche 44 mila specie di piante , 2.200 specie di animali, 2.500 specie di pesci d’acqua dolce e dal 17 al 20 percento dell’acqua dolce totale sul pianeta, oltre alla perdita di fogliame di questo ecosistema rappresenta fino al 10 percento delle emissioni Carbonio globale ( https://tinyurl.com/yxasfvd4 )
Un’indagine dell’organizzazione Trase, con The Guardian e Repórter Brasil (2 luglio 2019), ha mostrato che JBS vende consapevolmente bestiame allevato in aree devastate dell’Amazzonia ( https://tinyurl.com/y4yxtfhn ). Alimenta sicuramente altre strutture zootecniche con soia che proviene anche dall’Amazzonia. Bayer-Monsanto affronta più di 18 mila cause legali negli Stati Uniti per aver causato il cancro a quel numero di vittime, conoscendo gli effetti cancerogeni del glifosato, agrotossici usati per l’impianto di transgenici. Come dice La Via Campesina, questi sono crimini contro l’umanità, in Amazzonia e oltre.

 

Originale in spagnolo: 

[Analisis] Ganadería industrial y soya transgénica queman la Amazonia

 

Berlino – Scooter e Bike con GPS nei canali di Berlino contro la smart city

… ma perché non iniziare proprio qui? Anche se non sappiamo esattamente come funzionano gli algoritmi di controllo e l’intelligenza artificiale (intelligenza artificiale) sempre ricorrenti, o anche quanto il piano a strisce sia allineato con le probabilità effettive, possiamo dire che accade “sistematicamente”. Allo stesso modo, le indagini si basano in gran parte su strutture e statistiche che derivano un’azione d, tramite l’argomento c, un gruppo di potenziali autori b, come conseguenza dell’evento a.
Quindi la nostra organizzazione logica diventa una minaccia in cui ci fa agire sul terreno del nemico. Laddove seguiamo schemi che ci proteggono, diventiamo prevedibili allo stesso tempo; spesso ma anche corrieri, come già siamo. Molte delle azioni illegali odierne sono la prova di un più alto livello di organizzazione, tempo e sforzi di pianificazione o persino di know-how tecnico avanzato (https://de.indymedia.org/node/32606). Apparentemente finiti i tempi degli scoppi spontanei, che ovviamente sono associati a un rischio maggiore, ma nel commento a breve termine sull’orrore quotidiano offensivo. Focolai che sanno collegarsi alle emozioni individuali e spesso liberano contemporaneamente poteri dimenticati. Mostraci che nulla è invulnerabile come sembra spesso. Immediato, facile da capire, un po ‘confuso e soprattutto spontaneo!
Seguendo l’approccio, ci siamo prefissati l’obiettivo nel minor tempo possibile, ogni volta che è adatto solo per individuare obiettivi della Smart City e innocui. E-scooter ed e-bike, che dovrebbero seguirci con il loro GPS integrato, in combinazione con un’app per smartphone, ad ogni curva. Coloro che forniscono algoritmi di monitoraggio non-stop che vengono consegnati non solo alle autorità ma anche al settore della pubblicità sono ora dietro ogni angolo. Sia Uber, Animal, Lime, Donkey Republic, Circ, voi. o chiunque non ci importasse. Ne abbiamo sottoposti 59 a un test di qualità lanciandoli nei canali di Berlino e della Sprea.In acqua, in modo che il loro salvataggio e installazione sia il più costoso possibile. Mostrare che non ogni azione significativa richiede innumerevoli ore di pianificazione, ma a volte solo apertura mentale e intervento coraggioso.
Per diffondere non solo la teoria e anche usare questa azione come mezzo per entrare in contatto con i complici ( https://de.indymedia.org/node/30918 ), vai saluti solidali ai tre della panchina del parco! Come dimostrano le azioni delle ultime settimane, non sei solo.

Testo originale in tedesco da: https://de.indymedia.org/node/36943

Gli indigeni in Brasile giurano di combattere per l’Amazzonia fino all’ultima goccia di sangue

Indigenous People in Brazil Swear to Fight for Amazon To Last Drop of Blood

Indigenous Mura people in Canutama, Brazil painted their bodies with orange-red paint and took up long bows and clubs as they headed into the jungle this week, prepared for battle against logging companies, who are destroying the rainforest with the support of the fascist Bolosonaro regime.
More than 18,000 Mura people live in Amazonas state, the largest state in Brazil’s Amazon rainforest.
Logging companies have cleared away an area the size of several football fields near their village, leaving a broad dirt hole in the ground pockmarked by the treads of heavy machinery.
“With each passing day, we see the destruction advance: deforestation, invasion, logging,” said Handerch Wakana Mura, one of several leaders of a tribal clan of more than 60 people.
“We are sad because the forest is dying at every moment. We feel the climate changing and the world needs the forest.”
Indeed, Amazon deforestation has surged 67% in the first seven months of the year from the same period a year ago, as the Bolsonaro reigme has ramped up environmental destruction.
Forest fires were up more than 80% in the country year-to-date, hitting their highest point since at least 2013.
Everywhere in the region around the Mura village, pockets of fire were raging.
The fascist President Jair Bolsonaro has called for the development of protected reserves and railed against environmental fines, emboldening loggers and farmers who seek to clear the land, sometimes by setting fires.
Deforestation in the area began four years ago, and only last year were loggers and those extracting rocks to build a nearby roadway forced out.
Logging subsequently jumped across the roadway, with a huge area of downed trees visible by drone.
When that abated, the Mura people came upon a path through the jungle nearby that had recently been hewn with chainsaws and machetes – a logging path and the first sign of a new area that would be targeted.
This time, the path runs particularly close to a group of Brazil nut trees the clan harvests, a major traditional food source for indigenous people in the area, Handerch Wakana Mura and other tribal leaders say.
The Mura clan plans to fight against loggers and others exploiting the land through militant resistance.
The clan says it will be a tough battle, with Bolsonaro having vowed not to set aside any more tribal land.
Leader Raimundo Praia Belem Mura, a 73-year-old who has lived on the land his entire life, has vowed to fight to the bitter end.
“For this forest, I will go on until my last drop of blood,” he said.

Gli indigeni Mura di Canutama, in Brasile, hanno dipinto i loro corpi con una vernice rosso-arancione e hanno preso lunghi archi e mazze mentre si dirigevano nella giungla questa settimana, preparati per la battaglia contro le compagnie forestali, che stanno distruggendo la foresta pluviale con il sostegno del fascista Bolosonaro regime.
Più di 18.000 persone Mura vivono nello stato di Amazonas, il più grande stato nella foresta pluviale amazzonica del Brasile.
Le compagnie di disboscamento hanno ripulito un’area delle dimensioni di numerosi campi da calcio vicino al loro villaggio, lasciando un ampio buco nel terreno segnato dalle impronte di macchinari pesanti.
“Ogni giorno che passa, assistiamo all’avanzata della distruzione: deforestazione, invasione, disboscamento”, ha dichiarato Handerch Wakana Mura, uno dei numerosi leader di un clan tribale di oltre 60 persone.
“Siamo tristi perché la foresta sta morendo in ogni momento. Sentiamo il cambiamento climatico e il mondo ha bisogno della foresta “.
In effetti, la deforestazione amazzonica è aumentata del 67% nei primi sette mesi dell’anno dallo stesso periodo di un anno fa, poiché il reigme di Bolsonaro ha accelerato la distruzione ambientale.
Gli incendi boschivi sono aumentati di oltre l’80% nel paese da inizio anno, raggiungendo il punto più alto da almeno il 2013.
Ovunque nella regione intorno al villaggio di Mura, infuriavano sacche di fuoco.
Il presidente fascista Jair Bolsonaro ha sollecitato lo sviluppo di riserve protette e inasprito contro multe ambientali, incoraggiando taglialegna e agricoltori che cercano di liberare la terra, a volte dando fuoco.
La deforestazione nell’area è iniziata quattro anni fa, e solo l’anno scorso sono stati costretti ad abbandonare i taglialegna e quelli che estraevano le rocce per costruire una strada vicina.
La registrazione successivamente saltò attraverso la carreggiata, con un’enorme area di alberi abbattuti visibili dal drone.
Quando questo si placò, il popolo Mura si imbatté in un sentiero attraverso la giungla nelle vicinanze che era stato recentemente scavato con motoseghe e machete – un percorso di disboscamento e il primo segno di una nuova area che sarebbe stata presa di mira.
Questa volta, il percorso corre particolarmente vicino a un gruppo di noci del Brasile raccolte dai clan, un’importante fonte di cibo tradizionale per gli indigeni della zona, dicono Handerch Wakana Mura e altri leader tribali.
Il clan Mura ha in programma di combattere contro i taglialegna e altri sfruttando la terra attraverso la resistenza militante.
Il clan dice che sarà una dura battaglia, con Bolsonaro che ha promesso di non mettere da parte più terra tribale.
Il leader Raimundo Praia Belem Mura, un 73enne che ha vissuto sulla terra per tutta la vita, ha promesso di combattere fino alla fine.
“Per questa foresta, andrò avanti fino alla mia ultima goccia di sangue”, ha detto.

 

Info da: https://325.nostate.net, https://www.amwenglish.com/articles/indigenous-people-in-brazil-swear-to-fight-for-amazon-til-last-drop-of-blood/

 

Raccolta di scritti intorno a Transfemminismo Queer Tecno-scienze Transumanesimo

Raccolta di scritti intorno a Transfemminismo Queer Tecno-scienze Transumanesimo

a cura del collettivo Resistenze al Nanomondo

Opuscolo, 62 pagine, 3 euro

Una raccolta di testi dal 2016 ad oggi pubblicati sul giornale ecologista L’Urlo della Terra e sul sito internet Resistenze al Nanomondo. Un filo li lega, negli anni lo squarcio si è fatto più grande, ciò che si intravedeva come possibile deriva futura nel pensiero critico di ampi pezzi di ambienti antispecisti, femministi, anarchici, di sinistra, negli anni si è man mano svelato e ha preso forma diventando esplicito. Una critica che fa delle istanze del neoliberismo, del transumanesimo e del sistema tecno-scientifico il proprio essere.

Indice:
Silvia Guerini
– Paradossi delle politiche d’identità
– Riflessioni sparse leggendo il libro “Smagliature digitali”
– Xenofemminismo. L’aberrazione è già qui
– La metamorfosi del mondo
– Dove transxeno -femminismo, queer e antispecismo incontrano la tecnoscienza. Il cyborg : una metafora che si incarna e la fine di ogni liberazione
– Attraversamenti postumani antipecisti
Pièces et main d’œuvre
– Dal “Transidentitario” al bambino-macchina

Per contatti e copie: www.resistenzealnanomondo.org info@resistenzealnanomondo.org

La procreazione al tempo delle biotecnologie

La procreazione al tempo delle biotecnologie

a cura del Collettivo Resistenze al Nanomondo

Opuscolo, 38 pagine, 2 euro

La PMA per tutte e tutti non è un grido di libertà e autodeterminazione, ma un futuro al quale potremmo essere tutte/i condannate/i.

Indice:

Silvia Guerini
La riproduzione artificiale dell’umano
Costantino Ragusa
Editing genetico per tutti! Chi li sta fermando?
Silvia Guerini
Il futuro è già qui, anche se non ha l’aspetto di una mostruosa chimera. Terapie geniche, clonazione, analisi genetiche prenatali, procreazione: prospettive eugenetiche

Per contatti e copie: www.resistenzealnanomondo.org info@resistenzealnanomondo.org

Meccanici i miei occhi. Nati in laboratorio 

Meccanici i miei occhi. Nati in laboratorio 

Dall’utero in affitto alla manipolazione genetica

Edizioni Ortica, pag.194,13 euro.

Autrici: Cristiana Pivetti, Giovanna Camertoni, Laura Corradi, Silvia Guerini, Marie-Jo Bonnet, Luisa Vicinelli, Daniela Pellegrini, Angela Giuffrida.

In questo libro sono raccolti gli interventi della Campeggia Femminista contro la riproduzione artificiale e il sistema che la rende necessaria.

Uno sguardo femminista radicale contro la riprogettazione del vivente: l’utero in affitto, la procreazione medicalmente assistita e l’ingegneria genetica.
Le autrici, partendo dal dibattito sulla pratica dell’utero in affitto, sollevano dubbi e domande anche sulla procreazione medicalmente assistita che, con l’inseminazione in vitro, sposta la riproduzione umana dai corpi ai laboratori ove si manipola il vivente, riflettono sul sistema etero-patriarcale capitalista, lo sviluppo delle tecno-scienze, la condizione della donna, la salute umana, lo sfruttamento degli animali e del pianeta. La riproduzione artificiale degli esseri umani fa parte di un processo più ampio di assoggettamento, mercificazione e ingegnerizzazione tecno-scientifica del vivente; è uno degli aspetti più pericolosi della contemporaneità.

Per contatti e richiesta di copie: www.resistenzealnanomondo.org