Blu come un’arancia – TomJo & PMO

Blu come un’arancia
17 settembre 2019 da TomJo & Pièces et main d’œuvre

Non tutti i giorni facciamo una scoperta eccezionale. Siamo andati a indagare sul paese dell’artificializzazione – esso stesso artificiale – in altre parole i Paesi Bassi. Un paese vago e commovente che inghiottì fino ad Artois, quasi in Piccardia, e lanciò i suoi tentacoli in tutto il mondo. Avevamo alcuni indizi e motivi, i polder, queste terre conquistate nel corso dei secoli sul mare; la costruzione di stalle e pigstylum negli edifici di Amsterdam; lo sviluppo della famosa «bistecca artificiale» presso l’Università di Maastricht; la proliferazione di Center Parcs, queste bolle di paesaggio fuori terra per i vacanzieri nelle città; en vrac, alla rinfusa, (Parola olandese), i mulini, i canali, i tendaggi delle Fiandre… dei clichés, ecco cosa. E poi siamo passati di sorpresa in sorpresa, al punto da non riuscire a nominare questa successione di sorprese che con il termine di orangizzazione. Questo è il privilegio dell’ignoranza. Chi non sa nulla, crede di scoprire la luna ogni volta che apre una porta. Tuttavia, la conoscenza sparsa di specialisti che abbiamo saccheggiato come medici di medicina generale – storici, economisti, un filosofo … – non esprime, o poco, la visione d’insieme di questa orangizzazione che rimane sepolta sotto un enorme luogo comune anglosassone.

Ogni volta che scaviamo sotto gli Stati Uniti e il Regno Unito, riesumiamo le Province Unite: la prima repubblica (borghese) d’Europa, la prima rivoluzione agricola, la prima industria, la «nazione capitalista per eccellenza (Marx), un impero commerciale e marittimo globale, dalle Americhe al Sudafrica», dalle Indie occidentali all’Indonesia. Un paese che nell’età dell’oro è servito da modello economico per Richelieu, Colbert e l’Europa; da modello politico a John Locke e all’Inghilterra – al punto di rovesciare il proprio re, Giacomo II, a favore dello stathouter, Guglielmo III di Orange, che sbarcò a capo di un esercito di «liberazione». Da quel momento in poi, l’orangismo si diffuse specialmente sotto la bandiera britannica e poi americana.
Non soltanto dei teorici che pensano al liberalismo economico e filosofico (Grotius, Mandeville), ma ingegneri, imprenditori che hanno trovato la Bank of England e New Amsterdam (New York), che esportano le loro reti scientifiche e tecnologiche in tutto il mondo intero.

Orangizzazione /organizzazione. Un piccolo paese, fangoso e sovrappopolato, un vasto agglomerato urbano in perpetuo stato di disastro naturale, e che con la sua industria ha trasformato questa catastrofe in una prospera impresa, ovviamente ha soluzioni da vendere a tutto il mondo quando il cielo crolla e l’acqua inizia a salire. Città galleggianti, per esempio. L’orangismo è un’organizzazione razionale, la cittadinanza contrattuale, l’efficienza pratica e l’indifferenza del mercato. Il centro del «commercio libero e gentile», della stampa libera e della coscienza libera (Erasmus), paradiso dei dissidenti (ugonotti) e sede dell’Illuminismo (Diderot, Montesquieu), gestisce la convivenza funzionale tra le sue comunità e alimenta il razionalismo di Cartesio come l’industrialismo di Saint-Simon o il nazionalismo plebiscitario di Renan.

È sempre ad Amsterdam, questa città intelligente solcata da ciclisti benevoli, nutriti con verdure biologiche derivanti dagli orti urbani, come i lettori di World e Télérama, oggi vorranno cercare le regole e le buone pratiche di convivenza [del ben-vivere-insieme]. Ecologi e tecnologi si connettono e si ibridano nei loro spazi collaborativi. Nederland Inc. è una società aperta e progressista, in cui medici affabili e innovativi conducono ricerche su embrioni geneticamente modificati, vendita e impianto di gameti e suicidio assistito, anche per adolescenti. Tutto viene venduto, tutto viene acquistato. Tutto ciò che è tecnicamente possibile è realizzato, tutto ciò che non è ancora, lo sarà presto. Quando la regina Maxima ha inaugurato la prima filiale europea della Singularity University nel 2016, a Eindhoven, nello stesso tempo i transumanisti beneficiarono di una rete di simpatizzanti locali in un ambiente favorevole, al fine di conquistare l’Europa – e un ritorno alle origini. Nella terra dell’artificiale, da dove si è diffuso, qualche secolo fa, questo vasto progetto di maestria e distruzione creativa della natura. Se questo mondo è blu come un’arancia, se marcisce e soffoca per l’avvelenamento chimico, costringendo i suoi abitanti ad artificializzarsi per sopravvivere, i Paesi Bassi permisero per primi questo movimento di totale tecnizzazione, e suoi morbosi miasmi. I Paesi Bassi sono il modello e la matrice della Silicon Valley e di tutta la Silicon Valley del mondo.

È triste dirlo, ma è stata per noi una visita tanto emozionante quanto spaventosa. Non capita tutti i giorni di scoprire il laboratorio dell’esagono industriale.

TomJo / Pièces et main d’œuvre
Lille, Grenoble
settembre 2019

Documento in pdf: blu arancia – PMO

Prima parte, il testo completo in francese in pdf:
http://www.piecesetmaindoeuvre.com/IMG/pdf/pays-bas_1_2_3.pdf

Traduzione da principiante, originale in francese: http://www.piecesetmaindoeuvre.com/spip.php?page=resume&id_article=1173

30 Novembre Libreria delle donne Milano – Presentazione “Meccanici i miei occhi”

30 Novembre ore 18.00
alla Libreria delle donne di Milano, Via Pietro Calvi 29
presentazione del libro

Meccanici i miei occhi. Nati in laboratorio.
Dall’utero in affitto alla manipolazione genetica

Edizioni Ortica 2019, di Cristiana Pivetti, Giovanna Camertoni, Laura Corradi, Silvia Guerini, Marie-Jo Bonnet, Luisa Vicinelli, Daniela Pellegrini, Angela Giuffrida.

Il libro raccoglie gli interventi della Campeggia Femminista contro la riproduzione artificiale e il sistema che la rende necessaria. Uno sguardo radicale contro la riprogettazione del vivente, uno degli aspetti più pericolosi della contemporaneità.

Ne parleremo con le autrici Cristiana Pivetti e Silvia Guerini

http://www.libreriadelledonne.it/incontri_circolodellarosa/meccanici-i-miei-occhi-nati-in-laboratorio-dallutero-in-affitto-alla-manipolazione-genetica/

Presidio 8 ottobre Milano – Summit Singolarity University

SINGULARITY UNIVERSITY SUMMIT ITALY
PRESIDIO 8 OTTOBRE 2019
Dalle 7.00 alle 14.00 Milano Congressi – Via Gattamelata 5

Il Transumanesimo è già qui
Il transumanesimo non è una tendenza marginale di alcuni eccentrici ricercatori o un effetto collaterale dello sviluppo tecnologico, è il logico approdo di questo sistema tecno-scientifico.
Lo slogan di questo incontro è: “Progetta il futuro. Costruisci il futuro. Sii il futuro.” Un futuro che sta già diventando il presente. Le logiche del transumanesimo – superamento dei limiti, miglioramento e potenziamento dell’uomo, riprogettazione e artificializzazione del vivente – non sono solo mere speculazioni astratte, ma diventano ricerche, chimere transgeniche, droni militari, nuovi apparati della smart city, Procreazione Medicalmente Assistita e editing genetico.
Il transumanesimo e il sistema tecno-scientifico producono immaginari, desideri, bisogni, trasformano il mondo e la nostra percezione della realtà.
Dalla Singolarity University, una delle maggiore espressioni del transumanesimo, si formano i più importanti dirigenti e ricercatori mondiali, alcuni di loro confluiscono poi al MIT (Massachusetts Institute of Technology), una delle più importanti università di ricerca al mondo; nella DARPA, una agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per lo sviluppo di nuove tecnologie per uso militare; in Google; in Microsoft, solo per citarne alcune…Tra i maggiori finanziatori della Singolarity University vi sono compagnie come Google note sicuramente per l’informatica ma meno per i suoi investimenti nella ricerca genetica. Proprio in questa convergenza di settori e ricerche di alto livello quest’alveo di scienziati, imprenditori, militari, politici trovano il loro incontro.

Noi non vogliamo essere uomini macchina in un mondo macchina!

Spazio di documentazione La Piralide – lapiralide.noblogs.org
Collettivo Resistenze al Nanomondo – www.resistenzealnanomondo.org

Contributo a Radio Cane sul transumanesimo

https://radiocane.info/distopie-transumaniste-contro-il-singularity-university-summit/

Summit della Sigularity University

Summit della Sigularity University
Il transumanesimo è già qui

Il movimento transumanista sorge negli stati Uniti, nella Silicon Valley, alla fine degli anni 80, tra i fondatori dell’associazione transumanista mondiale, oggi nota con il nome di Humanity+ e tra i fondatori, finanziatori, dirigenti transumanisti di numerose fondazioni, istituti, start-up, progetti di ricerca e aziende di importanza internazionale abbiamo Natscha e Max More, Nick Bostrom, David Pearce, Peter Diamantis, David Orban, Ray Kurzweill, che ha preso il termine Singolarità dalla fisica, per citare i nomi più conosciuti.
Non è semplice dare un breve panorama delle origini di questa ideologia, queste ci portano al lontano 1883 quando appare per la prima volta il termine eugenetico da Galton, al discorso di Huxley sul suo credo transumanista di trascendenza dell’umano, al paradigma cibernetco, originatosi durante la guerra in campo militare, che riduce il soggetto a una somma di informazioni, a un programma che si può decifrare e quindi modificare come una macchina, per arrivare allo sviluppo della biologia molecolare, alle bio e nanotecnologie, alla ridefinizione dell’umano in termini antropotecnici.
Il transumanesimo mira a potenziare l’umano attraverso la tecnologia e a liberarlo dai vincoli della biologia fino a un’ibridazione con le macchine, per arrivare a una trasformazione nano-bio-tecnologica dell’essere umano: il cyorg, il post-humano. Considerando l’umano quindi come infinitamente modificabile, ingegnerizzabile e per sua stessa ontologia ibridativo che si co-costruisce con la tecnologia, distruggendo così i confini tra natura e tecnica, tra vivente e macchina.
La cosa importante da sottolinerare è che il transumanesimo non è una tendenza di alcuni eccentrici ricercatori marginali, di filosofi che confondono la realtà con i propri sogni, non è un mero delirio prometeico, per ricordare il dislivello prometeico di Gunther Anders, così come non è un effetto collaterale, ma è l’approdo dello sviluppo tecnologico, è l’ideologia della convergenza tra biotecnologie, nanotecnologie, informatica, neuroscenze.
L’ideologia transumanista si incarna nei centri di ricerca, nei colossi come Google, IBM, Microsoft, nelle multinazionali agro-alimentari, farmaceutiche e biotecnologiche.
La Singularity University non è una semplice università, è una delle maggiori espressioni del transumanesimo, ne escono i più importanti dirigenti e ricercatori mondiali, alcuni di loro confluiscono poi al MIT (Massachusetts Institute of Technology), una delle più importanti università di ricerca al mondo; nella DARPA, una agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per lo sviluppo di nuove tecnologie per uso militare; in Google; in Microsoft, solo per citarne alcune… Tra i maggiori finanziatori della Singularity University vi sono compagnie come Google conosciuta per l’informatica ma meno per i suoi investimenti anche nella ricerca genetica.
In Italia ci sono due sedi dell’Università della Singolartà: una a Milano e l’altra a Roma. Questa università fa da consulenza per settori come quello della difesa, della sicurezza, della biomedicina, per tutti settori di punta a livello di sviluppo e di ricerca. Il transumanesimo influenza così profondamente i vari governi nello sviluppo delle scienze convergenti, non è un caso ad esempio che un partner di alcuni Summit sia la Vodafone, in prima fila con la sua propaganda per la rete 5G che permetterà il passaggio definitivo all’internet delle cose e al così detto “pianeta intelligente” di IBM. Il Summit rappresenta questa convergenza di settori e di ricerche di alto livello ed è la vetrina della loro propaganda.
I Summit vengono organizzati in più parti del mondo, l’8 e 9 ottobre e Milano e l’11 e 12 novembre ad Atene.Lo slogan del prossimo a Milano è: “Progetta il futuro. Costruisci il futuro. Sii il futuro.” Un futuro che sta già diventando il presente.
La loro propaganda si basa sulla retorica di poter far fronte ai disastri climatici, siccità, carenze alimentari, estinzione delle specie, all’aumento di sterilità, di poter sconfiggere le malattie con un accelerazione tecno-scientifica che potrà cancellare le disuguaglianze sociali. Tutto questo sostituendo un mondo naturale, compromesso sempre di più, con un mondo artificiale, informatizzato, e bio-nanotecnologico. In questo mondo i corpi, gli elementi naturali, non costituiscono più un fondamento indisponibile ma divengono scomponibili, manipolabili e ingegnerizzabili.
Significativo è notare che dai loro stessi discorsi emerge che le tecno-scienze e la visione transumanista cambieranno profondamente e radicalmente il modo in cui le persone percepiranno il mondo attorno a loro e la loro vita. La loro strategia mira a far si che le persone abbiano sempre più familiarità con concetti come terapia genica, intelligenza artificiale, editing genetico, così sarà più semplice creare un’accettazione sociale per tutti questi sviluppi.
In alcune circostanze, come ad una conferenza di Roberto Cingolani, dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, dove presentava il suo robot umanoide, c’è la tendenza a sottolineare che le loro ricerche non hanno applicazioni militari e a distanziarsi dai transumanisti più estremi come Kurzweill, in realtà è mera propaganda, ben sappiamo che portano avanti la stessa idea e distruzione di mondo e sappiamo bene che dai laboratori per la salute pubblica possono uscire innovative nanoarmi o sofisticati sistemi di controllo.
Purtroppo, a parte poche eccezioni, non è presente una critica al transumanesimo, questo perché non viene compreso, viene considerato come un mito, come un qualcosa di astratto o di futuristico.
Noi proprio per evitare questi fraintendimenti, non ci incentriamo su quello che ancora non c’è, come quando avevamo molti anni fa iniziato a parlare di nanotecnologie, non parlavamo del rischio della catastrofe del “Gray goo”, cioè della replicazione incontrollata di nanorobot, così per il transumanesimo non ci incentriamo sui progetti di crioconservazione del cervello o sulla trasposizione del cervello in un computer, ma di quello che è già presente.
Le logiche del transumanesimo – superamento dei limiti, miglioramento e potenziamento dell’uomo, riprogettazione e artificializzazione del vivente – non sono mere speculazioni astratte, ma diventano ricerche, chimere transgeniche, droni militari, nuovi apparati della smart city, Procreazione Medicalmente Assistita e editing genetico…
Se pensiamo agli esoscheletri per i tetraplegici che possono essere usati anche per potenziare le prestazioni dei soldati, capiamo bene quanto è sottile il confine tra cura e potenziamento dell’umano. Forse nessuno si amputerà gambe sane per mettersi delle protesi che aumenteranno le prestazioni, a parte forse qualche eccentrico ricercatore, ma le idee dell’implementazione, del potenziamento continuo, della modifica del corpo, da tempo si fanno strada nell’immaginario e nei desideri delle persone. Prima della sostituzione di parti del nostro corpo, il telefono cellulare è già un’inseparabile protesi, dalla tasca al polso con l’auricolare senza fili perennemente connesso, ecco, il passaggio al chip sottopelle non è così lontano.
La salute “perfetta”, il bambino “perfetto”, un continuo adattamento a un mondo tecnico, dalla diagnosi pre-impianto alla medicina rigenerativa, questo non rappresenta solo una medicalizzazione che si estende a ogni fase della vita, ma rappresenta il potere illimitato delle tecno-scienze per un continuo superamento di limiti in cui è proprio il corpo umano a costituire un limite per la piena perfettibilità.
La procreazione medicalmente assistita rappresenta il cavallo di Troia del transumanesimo perché aperta la strada alla possibilità della riproduzione artificiale, per tutti e tutte, la logica conseguenza è quella del continuo miglioramento del prodotto. La diagnosi pre-impianto con selezione genetica dell’embrione sottende logiche eugenetiche e l’uomo potenziato del transumanesimo.
Al momento ancora non abbiamo bambini modificati geneticamente, ma la soglia delle bambine editate in Cina è stata superata, ed è una soglia da cui nessuno può pensare di tornare indietro e nel mentre viene instillato il pensiero che è preferibile consegnare la procreazione in mano ai tecnici e alla tecnologia, che è bene fornire alla figlia che nascerà un’eredità genetica migliore di quella che potrebbero fornire i propri stessi gameti e che con la diagnosi pre-impianto si può essere i designer della propria figlia.
Il mondo transumanista è protagonista della rivoluzione CRISPR e non si vuole lasciare sfuggire le possibilità offerte da questa nuova tecnologia. Le manipolazioni genetiche sono in assoluto le tecnologie più promettenti afferma Roberto Manzocco, ricercatore transumanista.
Lo sviluppo delle tecno-scienze e il transumanesimo producono immaginari, desideri, bisogni, creano i paradigmi di pensiero attraverso cui guardiamo e interpretiamo il mondo e noi stesse/i determinando ciò che nella società verrà considerato come accettabile. Questa creazione di immaginario, questa visione del vivente implica quindi una trasformazione dello stesso vivente.
Difronte a queste trasformazioni epocali dovremmo comprenderne la portata e sentire la necessità e la priorità di lottare contro questo mondo macchina prima che davvero sia troppo tardi.
Un guru delle tecnoscienze ha lanciato un avvertimento ai suoi fedeli che si potrebbe estendere agli oppositori: “Non state da parte di fronte alla Singularity, avete la possibilità di dirigere il vostro sforzo nel punto di maggior impatto, l’inizio”.

Silvia Guerini, Resistenze al Nanomondo

In occasione del presidio contro il Sigularity University Summit dell’8 ottobre a Milano organizzato dal collettivo Resistenze al Nanomondo (www.resistenzealnanomondo.org) e dallo spazio di documentazione La Piralide di Bergamo (lapiralide.noblogs.org)

documento in pdf: Summit Singolarity

 

Paradossi delle politiche d’identità

Paradossi delle politiche d’identità

“La politica dell’identità non è liberatoria, ma riformista. Non è altro che un terreno fertile per aspiranti politici dell’identità borghese. La loro visione a lungo termine è la piena integrazione dei gruppi tradizionalmente oppressi nel sistema sociale gerarchico e competitivo che è il capitalismo, piuttosto che la distruzione di quel sistema. Il risultato finale è Rainbow Capitalism – una forma più efficiente e sofisticata di controllo sociale in cui ognuno ha la possibilità di recitare una parte!” [1]

Le categorie di razza, genere, nazionalità, sessualità sono servite come giustificazioni per schiavizzare, reprimere, escludere, normalizzare, psichiatrizzare, incarcerare ed è comprensibile che coloro che hanno subito tali discriminazioni e violenze si siano uniti con il desiderio di sradicarle. Ma su cosa si fonda questa unità? Non sulla volontà di combattere il sistema, ma sull’identità categoriale che è servita a giustificare queste discriminazioni. Si sceglie di unirsi non come nemici di un sistema che si vorrebbe distruggere, ma come vittime di un sistema al quale si chiede riconoscimento e diritti andando a omologarsi ai suoi stessi valori.
“Il personale è politico” originariamente indicava la necessità di politicizzare la sfera della vita privata, con il passare del tempo e la fine di una diffusa politica militante, questo approccio si è incancrenito. L’individuo si è chiuso in sè stesso e ha soffocato il proprio agire in una dimensione personale credendo che il cambiamento sociale si possa raggiungere attraverso un cambiamento individuale. Di fatto è più facile avere uno sguardo che si chiude all’interno identificando il problema in sè stesse/i, invece che allargarlo al di fuori e identificando il problema nel sistema, con una conseguente azione verso l’esterno e contro di esso. L’agire è stato progressivamente sostituito da una protesta che fa della testimonianza individuale il proprio centro. Una caleidoscopica frammentazione dell’azione politica nei mille rivoli di un attivismo il cui campo di intervento non esce più da ciò che i singoli fanno nella propria quotidianità, affermando la propria identità. Il personale ha così fagocitato il politico.
Non bisognerebbe farsi abbagliare davanti a contesti apparentemente più radicali anarco-queer e dal nuovo colorato e alternativo attivismo transfemminista [2]. Le identità queer e trans diventano di per sè rivoluzionarie, in grado di scardinare le norme, ma siamo davvero sicure che non siano in realtà in sintonia con questo sistema?
Una pseudo sovversione che in realtà è un’omologazione ai valori del biomercato e del transumanesimo: tutto è in vendita, tutto è mercificabile e tutto è possibile perchè non esistono limiti; la parola acquisisce più significato della realtà materiale dei corpi e la riscrive stravolgendo significati e distruggendo dei punti fermi come il fatto che nasciamo da donna; nella teoria queer i corpi si dissolvono e si fluidificano ed essere donna non ha più niente a che vedere con la realtà dei corpi, basta nominarsi tale per esserlo. In tutto questo la modificazione genetica attira, le mutazioni genetiche causate dalla tossicità rimandano alla modificazione dei corpi e le nuove tecnologie, in particolare le “biotecnologie per la mutazione del corpo trans” [3] e le tecnologie di riproduzione artificiale sono viste positivamente come liberatorie. Biotecnologie che “proprio perché bio – sono il corpo stesso” [4] con una pericolosa sovrapposizione che rinforza il paradigma tecnoscientifico con le sue aspirazioni postumane. Le mutazioni genetiche rappresentano “ambiguità, variabilità, mutevolezza” [5]: in altre parole, una fonte di ispirazione. Gli effetti dei perturbatori endocrini come benzene, diossina, PCB… rientrerebbero in “un’ontologia malleabile della vita”: una “queerness tossica” [6]. Una neolingua per nascondere quel sotteso sempre presente di adorazione per le manipolazioni genetiche. Lo xeno-cyborg-queer-transfemminismo non ha bisogno della natura perchè nella sua premessa l’ha già sostituita con la biologia sintetica, i semi che si appresta a diffondere sono come quelli terminator della Monsanto [7].

L’infinita scansione di identità oppresse è del tutto interna all’ideologia liberale e politically correct. Questo sistema è inclusivo, c’è posto per tutte e tutti nel carro del libero mercato, tutte/i possono essere dei potenziali consumatori e sostenitori entusiasti delle nuove tecnologie. Nessuno ne vorrà rimanere indietro, tutte/i si affannano a salire, anche accademici e attivisti critici, tutte/i con un posto assicurato e con una bella vista sulla direzione intrapresa dalla corsa. Noi, dal canto nostro, siamo consapevoli che non basta sperare che il carro si fermi da solo, ma bisognerà adoperarsi per bloccarne la corsa.
Le varie eccentricità si rivelano soggettività pienamente coerenti con il sistema dominante e la politica delle identità si poggia su individui svuotati da ogni contenuto, da ogni valore, parola ormai superata e considerata come un abominio essenzialista, per essere poi riempiti da desideri e bisogni perfettamente in linea con il biomercato e il transumanesimo. L’arcobaleno è in realtà il monocromatismo assoluto del biomercato che finge di valorizzare le varie identità ma le neutralizza rendendole di fatto neutre e omologate per un nuovo modello antropologico che assume la forma di una mutazione antropologica: atomi individuali, ibridi infinitamente e illimitatamente manipolabili, una centrifugazione dell’individuo in una fluidità che lo rende fluido come le merci, una cancellazione della diversità tra uomo e donna per l’ideologia del medesimo: solo atomi di consumo, un neutrum oeconomicum di cui già trent’anni fa Ivan Illich ne preconizzava la venuta.
La postmodernizzazione delle coscienze e la frammentazione del soggetto portano alla creazione di schiavi ideali, a una massa arcobaleno pacifica del totalitarismo glamour del libero mercato. Uno schiavo ideale che agisce per soddisfare i bisogni indotti dal sistema rendendoli propri.
Il soggetto prima si frantuma in una miriade di identità e poi viene disgregato nella dissoluzione post-moderna e ricostruito nel rapporto con le tecno-scienze. Un essere umano indeterminato che si co-costruisce con la tecnologia, un’indeterminazione che è ibridazione tecnica, che distrugge i confini tra soggetto e oggetto, tra natura e tecnica, tra vivente e macchina. Tutto, dalla natura attorno a noi, ai nostri corpi diventa un artefatto. Se c’è l’uomo è solo perchè una tecnica lo ha prodotto ed è essa ciò che crea l’uomo: dalla Haraway al filosofo Sloterdijk le basi teoriche di una concezione antropotecnica e cyborg dell’essere umano che non permette di sviluppare una critica al paradigma biotecnologico e che atrofizza la capacità di percepirci profondamente altro da una macchina. Il sistema ringrazia la scuola di Deleuze e Guattari per cui l’emancipazione si realizzerà “con la mercificazione totale delle macchine desideranti che noi siamo.”

“Si agganciano al loro statuto vittimario e minoritario, sempre più fittizio, come ad una rendita di situazione, per esigere l’immunità critica e spingere le loro strade ovunque essi possano. E lo possono ovunque; il capitalismo tecnologico, che lo si chiami società dello Spettacolo, società dei consumi, società post-industriale, post-moderna, è tutto tranne che razzista, sessista, xenofobo, omofobo, etc. Al contrario, quella di essere inclusivo, aperto, egualitario quanto più possibile verso le identità di genere, di sesso, di etnia, di religione è una condizione propria della sua prosperità. È la condizione affinché si esprimano dei desideri che troveranno la loro soddisfazione commerciale grazie alla ricerca e all’innovazione. Il queer è buono per la crescita ed il consumo come è testimoniato dalla sua ubiquità nelle rappresentazioni pubblicitarie e le pletore delle pubblicità nei media queer friendly, come ad esempio Le Monde Magazine. […]. Questa ‘molteplicità di generi e dei modelli familiari’ non è altro che il sequenziamento marketing dei ‘socio-stili’, delle pseudo tribù e delle comunità di cui Benetton aveva annunciato, fin dagli anni Ottanta, le immagini più trasgressive e ‘ribelli’. Siamo lontani dalle geremiadi sugli esclusi e i maledetti, esaltate dalla teoria Queer […] Vi è in questo capitalismo del desiderio accoppiato alla tecnologia un giacimento di crescita e di profitto infinito che si nutre di un conformismo fanatico e ingenuo dalle virtù emancipatrici, ‘rivoluzionarie’, della trasgressione e della mancanza di limiti infinita.” [8]

I membri di interi gruppi – bianchi, maschi, occidentali, eterossesuali e per le tendenze contemporanee anche donne e cis-gender (nuovo termine della neolingua che rappresenta un insulto) – sono considerati privilegiati/e. Il privilegio è contestato nonostante sia causato dal sistema piuttosto che delle proprie azioni e volontà. Questo porta a considerare che l’individuo privilegiato è un diretto oppressore dell’individuo oppresso [9].
L’attenzione si sposta alla persona identificata come privilegiata che deve ammettere e identificarsi con il proprio privilegio. Lo sguardo reclina ancora all’interno di sè stesse/i con una ricerca infinita dell’oppressione principalmente dentro di noi; l’azione diventa autoanalisi ed espiazione di gruppo piuttosto che essere diretta verso i diretti responsabili dell’oppressione e il sistema stesso. Di fatto un non agire che è meno faticoso, più semplice e sicuramente più sicuro di un reale impegno speso e profuso nelle relazioni, nella vita e nelle lotte.
Assistiamo a una gara a chi racchiude in sé più oppressioni, trans nera sex worker è oggi il biglietto da visita migliore per avere aperta ogni porta dei movimenti. Ma per la maggior parte dei casi è una mera adesione ideologica superficiale e confusa di ragazze e ragazzi che fanno gli alternativi con abiti strappati e il bancomat dei genitori che usano anche se disprezzano la famiglia.
Tutto viene diviso in due raggruppamenti: l’indiscutibile, intoccabile, incriticabile oppresso e l’innato privilegiato da guardare con sospetto che deve espiare le sue colpe. La solidarietà viene richiesta in modo ridondante e patetico, compare in ogni dove come vuoto slogan, circondando di sospette discriminazioni chi non include il solito ritornello di solidarietà alle identità oppresse.
In qualsiasi momento è possibile interrompere il dibattito accusando di privilegio un uomo bianco dai capelli grigi, segno di una certa età e automaticamente autorità, o un pò troppo muscoloso, segno del suo macismo, o una donna bianca e cis, un pò troppo nei canoni femminili perchè non obesa e non con i capelli fuksia e rasati. Da notare che chi accusa un’altra di essere bianca e occidentale come privilegio in realtà lo è anche lei. Questi approcci servono per non confrontarsi davvero con le critiche poste e per spostare continuamente il piano dalle posizioni e rivendicazioni politiche criticate a un piagnisteo sulla propria sofferenza volendo generare un senso di colpa con un vittimismo strisciante. Una cultura del piagnisteo dove occorre tributare un culto alla vittima in modo lacrimevole e mai in forma rivoluzionaria.
Interi spazi e iniziative vengono totalmente occupati, la discussione viene stroncata, il non essere d’accordo con chi si definisce queer o trans è fascista, il non accentrare tutto attorno ai loro bisogni personali è transfobico. Avviene la creazione di uno status di intoccabilità, chiunque critichi e metta in discussione le loro rivendicazioni e posizioni, quindi sempre il piano politico, chi mette in luce che queste sono fuorviate da bisogni e interessi personali senza la comprensione delle conseguenze sull’intera società sarà sicuramente queerfobica, transfobica, Terf (trans-exclusionary radical feminist) reazionaria, fascista.

“Ci stupisce anche che non si vedano ovvi paralleli con la politica di destra, nel modo in cui le femministe sono liquidate come ‘femminaziste’, che si riflette nell’attuale uso della parola ‘fascista’ contro le femministe radicali da parte di attivisti per i diritti dei trans, oltre agli slogan che chiedono che le ‘Terfs’ vengano uccise negli spazi anarchici sia online che nel mondo reale. È sconvolgente che la violenza di questa misoginia venga celebrata, non condannata.” [10]

Sull’intersezionalità
“La politica diventa un riflesso del proprio privato. Il vegano, da questo punto di vista, non ha l’esclusiva della purezza morale. Il consumatore critico lo accuserà di rifornirsi dalla grande distribuzione che foraggia gli interessi delle multinazionali. Il decrescente che si dedica all’autoproduzione li accuserà entrambi di non mettere sufficientemente in questione l’ideale sviluppista. Il primitivista, dal canto suo, li accuserà tutti di fare ancora troppo affidamento alla tecnologia che è la vera radice di ogni alienazione. La femminista osserverà che tutti questi problemi, dal modello sociale ed economico alla tecnologia, non vengono adeguatamente compresi se non sono messi in rapporto con l’imporsi del patriarcato. Finché qualche teorica queer non le farà notare che anche il patriarcato è un falso problema, perché dovremmo occuparci piuttosto del “dispositivo binario” che istituisce i due generi eteronormativi. Ma a questo punto rientra in scena il vegano che osserverà come il “dispositivo binario” si fonda in realtà sull’opposizione uomo-animale e così il ciclo di accuse reciproche può ricominciare spostandosi di piano.” [11]

Le variegate identità che caratterizzano il movimento possono trovare delle forme di convergenza politica, in quella forma di fragile unione che è l’intersezionalità. Probabilmente torneranno a dividersi e contrapporsi, poiché i rispettivi progetti politici si fondano su istanze particolari e poco dopo quello che emergerà non saranno gli aspetti che potrebbero unire, ma quelli contrapposti.
Il termine intersezionalità significa che, a seconda dell’individuo, si incrocino corrispondenti “sistemi di oppressione” o corrispondenti “privilegi”. La conseguenza di questo è che l’oppressione non è causata da un unico “sistema di oppressione” identificabile nel sistema, ma come l’intersezione di molti diversi “sistemi oppressivi” con uno sguardo che ancora si sposta dentro di sè.
In molte attiviste e attivisti queste singole identità possono convivere, ma dalla somma di diversi identitarismi non può nascere una visione e una prospettiva politica globale. Inoltre si creeranno microlotte in orizzontale tra gli ultimi, un’orizontalizzazione del conflitto funzionale al potere che ha tutti gli interessi a non permettere il conflitto dal basso verso l’alto, l’unione nel combattere chi in alto domina senza un continuo confliggere nell’orizzontalità della schiavitù.
Alcune lotte che sono state all’origine di numerosi movimenti di liberazione hanno avuto al proprio interno, fino a un certo momento, una componente di classe che successivamente è stata annacquata e rimossa. Secondo i teorici dell’intersezione, la classe non ha peso ed è considerata riduttiva perchè nasconde caratteristiche particolari di particolari gruppi. Sicuramente non è solo una questione di classe, ma affermare che il potere “ci attraversa tutti” appiattisce e cancella le effettive responsabilità: il rischio è che una donna capitalista o biotecnologa sia vista solo come una donna oppressa da un sistema patriarcale, non prendendo in considerazione le sue responsabilità nel mantenere e sostenere questo sistema. Si dirà che avrà interiorizzato le logiche patriarcali che non le appartengono, ma questo non cambia la realtà e porta al non considerarla, per il suo ruolo, dall’altra parte. Da sempre esiste una linea, non siamo noi a tracciarla, esiste già, è la linea tra chi decide di essere complice con questo stato di cose e che invece si opporrà sempre ad esse.
L’interpretazione del potere come trama di micro-relazioni gerarchiche solo all’apparenza è un’analisi più concreta, in realtà rende il potere astratto e inafferrabile perchè essendo ovunque non è più da nessuna parte. Così non si riescono più a individuare le diramazioni e connessioni del potere nelle sue strutture e nei centri che lo alimentano, che lo sviluppano e che lo rafforzano.
Con queste analisi le uniche dinamiche di potere che mutano sono quelle delle relazioni personali ma senza un’impatto sulla società nel suo insieme cancellando quella che dovrebbe essere la dimensione, non privata, del conflitto.

Paradossi dell’antispecismo
Pochi di noi reagirebbero indifferentemente alla carneficina di un macello. La nostra reazione a questo non dovrebbe fondarsi solo sulla sofferenza e sul pensare di porre fine a quella sofferenza.
L’antispecismo per la liberazione animale, definirò così l’approccio radicale e anarchico alla questione animale, dalla reazione emotiva arriva a un’analisi critica al sistema di smembramento dei corpi animali. Un’analisi che si contraddistingue da quella meramente etica e compassionevole, che dietro la bandiera del “benessere animale”, con richieste di allargamenti di gabbie, allevamenti a terra, uccisioni indolori, anestesie prima delle torture della vivisezione, non fa altro che rafforzare questo sistema.
L’antispecismo per la liberazione animale si distingue anche da quella parte di movimento che rivendica una scelta di consumo alternativo “cruelty-free” mettendo al centro la scelta vegana.
Le contraddizioni dell’etica vegana diventano dolorosamente e materialmente evidenti quando guardiamo alle origini di tutti i prodotti nella nostra società. L’affermazione secondo cui i prodotti vegani non hanno contribuito direttamente all’uccisione di animali è una delle tante illusioni commercializzate promosse dalle aziende che traggono profitto da questo mercato di nicchia, dal momento in cui la produzione capitalista richiede un’enorme quantità di risorse che vengono estratte dalla Terra con la conseguente distruzione degli habitat e uccisioni di animali.
Lo stile di vita vegano porta con sè l’idea che la scelta individuale è il cardine per creare un cambiamento sociale, ma credere che basta cambiare stile di vita per cambiare il mondo è utile solo a farci andare a letto con la coscienza tranquilla nell’illusione di aver fatto anche noi qualcosa. Il veganesimo presenta una falsa alternativa, non cambia e non potrà mai cambiare le cose per gli altri animali, per noi e per il pianeta.
Ma da quale prospettiva si guarda lo smembramento dei corpi animali? E l’intero sistema è davvero messo in discussione dall’analisi antispecista e dalle pratiche radicali di questo contesto?
La “strada per la vittoria” che molti attivisti animalisti, anche radicali, celebrano è una serie di concessioni emesse dal sistema. Il capitalismo è abbastanza flessibile da riformarsi concedendo quello che non lo mette in crisi e quello che gli può essere funzionale e tutte le istanze per gli animali e per l’ambiente possono essere perfettamente recuperate. Non è da escludere che nei circhi saranno vietati gli animali e anche che la produzione di carne sarà sempre più sostituita da produzione di carne sintetica.
Il radicalismo diventa semplicemente un termine oppositivo usato per differenziarsi da altri metodi considerati riformisti. Ma ogni lotta se non porta una critica e un’opposizione al sistema nella sua totalità è e rimarrà una semplice rivendicazione riformista anche se ha metodi radicali. Un radicale può benissimo non avere una chiara prospettiva realmente radicale.
Il radicalismo si presenta come un’alternativa alle tendenze riformiste delle grandi associazioni, ma una parte del movimento per la liberazione animale segue queste stesse tendenze presentandole come radicali semplicemente per i metodi scelti. PETA e SHAC volevano principalmente raggiungere gli stessi obiettivi, usavano solo tattiche e strategie diverse. Per entrambe il loro obiettivo a breve termine era quello di salvare il maggior numero possibile di animali e l’obiettivo a lungo termine era quello di porre fine alla sofferenza degli animali mettendo le industrie di animali fuori mercato.
Le pratiche radicali non dovrebbero essere confuse con obiettivi radicali. Alcune azioni di liberazioni e di sabotaggio verso luoghi di sfruttamento animale rimangono confinate in una prospettiva che si preoccupa solo degli animali. Un’azione di liberazione apre uno squarcio nel mondo di sfruttamento che si cela dietro agli animali imprigionati, ma dovrebbe andare oltre all’immediato salvare delle vite. Alcuni comunicati di incursioni nei laboratori di vivisezione si concentrano esclusivamente sulla sofferenza degli animali con un approccio moralista o che fa leva sul senso di pietà ed empatia nei confronti di alcune specie animali come i cani, ignorando quali sono le ricerche portate avanti in quel laboratorio. La prospettiva si autolimita non ponendosi verso l’intero sistema che trasforma gli animali in merci e in oggetti da esperimento, così il potenziale di queste azioni è ridotto e non viene messo in luce il mondo della ricerca, i legami che intercorrono tra le forme di sfruttamento e i rapporti di dominio all’interno di questa società.
Non soffermiamoci sulla pratica in sè, ma andiamo oltre, guardando quello che esprime e quello che vuole ottenere. Una pratica non è di per sè rivoluzionaria, rivoluzionario è il senso, il significato e lo scopo.
Un topo nudo transgenico non potrà mai essere nè semplicemente un “povero animale” nè un nuovo soggetto sovversivo, è solo un’aberrazione della ricerca genetica. La sperimentazione animale fa parte della ricerca scientifica, asse portante del sistema tecno-scientifico. Questo esercita un controllo, gestione e manipolazione del vivente sempre più totale in cui l’unica dimensione che si sta delineando è quella di un mondo artificiale per un individuo infinitamente manipolabile e adattabile. Non è possibile estrapolare la questione della liberazione animale da tutto questo.
Senza dubbio questo è un sistema di smembramento di corpi animali, con una carneficina muta, incommensurabile e non paragorabile con altre per il suo continuo e sistematico riprodurre, smembrare e uccidere corpi animali e lo specismo è l’ideologia che serve per legittimare, naturalizzare, giustificare tutte queste pratiche. Ma l’antispecismo oggi non può bastare per una comprensione della complessità della realtà attorno a noi e della posta in gioco. I tempi di oggi, tempi di editing genetico e di smart city, ci chiamano verso altre considerazioni e verso altre urgenze.
La storia della zootecnia ci insegna che tutto ciò che viene sperimentato sugli altri animali verrà trasportato sull’uomo, ma se questa comprensione dell’origine e dello sviluppo di alcune pratiche non si collega a ciò che queste rappresentano e alle conseguenze sull’intera società e sul vivente rimane una comprensione monca.
Si è sempre pensato che l’antropocentrismo fosse un fondamento di questo sistema e se smantellato avrebbe fatto cadere l’intero edificio sacrificale, un grattacielo a più piani, dove negli scantinati c’è la carneficina degli altri animali. Ma lo stravolgimento del paradigma tecno-scientifico non verrà dallo smantellamento dello specismo, dal crollo dell’industria della carne o dell’industria delle pellicce. Questo paradigma prevede la possibilità di sostituire o ricostruire artificialmente la materia prima che il sistema trae dai nostri corpi, dai corpi degli altri animali e da interi ecosistemi naturali di cui ha costantemente bisogno. Un’artificializzazione per far fronte alla finitudine, ai limiti, alla distruzione del vivente. L’antispecismo non presuppone una reale indisponibilità dei corpi e del vivente, se questi possono essere modificati. All’interno della cornice post-moderna di questi tempi un animale transgenico e una mutazione genetica rappresentano una sovversione da norme e normalità andando a costruire e rafforzare la normalità tossica e transgenica di questo sistema.
Se non saremo in grado di proteggere i nostri corpi dall’introduzione del potere della scienza come pensiamo sia possibile pensare di salvare quelli degli altri animali? Se l’uomo sarà lui stesso trasformato in un uomo macchina in un mondo macchina non ci sarà più niente da fare per noi stessi e per il pianeta. Gli sviluppi delle nano-bio tecnologie, all’avvento dell'”Internet delle cose”, la riproduzione artificiale dell’umano e l’artificializzazione e ingegnerizazione dell’intero vivente sono i fulcri di un’analisi sul presente. È necessario individuare delle priorità, sentendo nel profondo un’urgenza d’agire, ma per agire serve un’attenta e lucida comprensione della realtà attorno a noi. Per contrastare il sistema di dominio in un preciso momento storico e sociale dobbiamo innanzitutto comprendere come si evolve, come si trasforma e cosa va a trasformare nella società, intravederne le direzioni ancora prima che si realizzino nella totalità. Bisogna chiedersi dove si sta concentrando e dove sta puntando. Un’analisi sul presente con uno sguardo proiettato in un futuro che si avvicina sempre di più è fondamentale per capire il percorso da intraprendere, per colpire dove più può nuocere. Se non si affronterà il sistema sul suo terreno, nelle sue logiche transumaniste e nei suoi luoghi di dominio, presto ci si sveglierà bruscamente con davanti agli occhi la cruda realtà di un futuro considerato lontano che è diventato il presente.

Silvia Guerini, dal giornale L’Urlo della Terra, num.7, luglio 2019

[1] Wokeanarchists, “Against Anarcho-Liberalism and the curse of identity politics”, 2019, wokeanarchists.wordpress.com, tra. it in: “Contro l’anarco-liberismo e la maledizione delle politiche di identità”, www.resistenzealnanomondo.org
[2]  Contesti che a volte strumentalizzano le stesse persone transessuali, queste non sono il soggetto delle mie riflessioni che sono incentrate sulle rivendicazioni, posizioni politiche e approcci di questi contesti.
[3] Cossutta, C., Greco, V., Mainardi, A., Voli, S., “Smagliature digitali, corpi, generi e tecnologie”, Agenzia X, Milano, 2018.
[4]  Cossutta, C., Greco, V., Mainardi, A., Voli, S., op. cit.
[5] Hester, H., “Xenofeminism”, Polity books, 2018; tr. it Xenofemminismo, Nero, Roma, 2018.
[6] Hester, H., op. cit.
[7] Per approfondimenti: S. Guerini, “Xenofemminismo. L’aberrazione è già qui”, 2019, www.resistentenzealnanomondo.org
S. Guerini, “Riflessioni sp arse leggendo il libro ‘Smagliature digitali’”, 2019, www.resistentenzealnanomondo.org
[8] Pièces et main d’œuvre, “Ceci n’est pas une femme (à propos des tordus queer)”, 2014, www.piecesetmaindoeuvre.com
[9] Certamente in alcuni casi è così, ma non sto considerando il capitalista, o la capitalista, sto prendendo in considerazione tutti e tutte noi che rientriamo, più o meno, in quei gruppi che ho prima menzionato.
[10] Wokeanarchists, op. cit.
[11] Marco Maurizi, “Il personale, il politico e il capitale. Perché essere ecologista, femminista, queer, antirazzista, antispecista ecc. non fa di te un anticapitalista”, 2017, marcomaurizi74.files.wordpress.com

 

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Il Green New Deal e l’ecologismo di Stato: la trappola della sostenibilità

Il Green New Deal e l’ecologismo di Stato: la trappola della sostenibilità

Negli ultimi anni abbiamo visto un cambiamento e una trasformazione radicale all’interno dei sistemi economici più avanzati, non solo al Nord, ma anche in tanti paesi del “Sud del mondo”. Questo cambiamento non è stato solo nel loro modo di procedere ma piuttosto in un continuo livellamento e aggiustamento della loro propaganda per giustificare lo sfruttamento e la depredazione continua del pianeta.
Da una parte l’industria, anche quella tra le più inquinanti al mondo, si è rifatta un’immagine sostenibile con politiche verdi. Un esempio tra i più significativi è stato il proporre di contrastare il cambiamento climatico con lo scambio e la compravendita di emissioni di CO2. Dall’altra parte proliferano nuovi ambientalismi impegnati a cogestire con i poteri dello stato il mantenimento degli stessi livelli di sfruttamento della natura: siano questi di natura chimica, genetica o altro.
Più recentemente si sta diffondendo un ambientalismo internazionale, come quello ispirato alla giovane svedese Greta Thunberg con il nome di Friday for Future accolto e cullato favorevolmente in ogni dove: dalle piazze al Vaticano, per arrivare fino a Davos. Un ambientalismo senza contenuto e soprattutto senza più nessuna conflittualità, senza una controparte con delle responsabilità precise: soltanto la denuncia di gravi problemi ambientali che si trasformano in emozioni collettive, come se bastasse prendere coscienza di un qualcosa per far sì che questo cambi.
Se fino a qualche anno fa la propaganda in difesa della natura portata avanti dal sistema industriale era quasi solo una retorica traballante, in tempi recenti siamo di fronte alla nascita di una vera e propria impresa: tutte le industrie, soprattutto quelle più inquinanti e nocive, hanno al proprio interno dipartimenti specifici su tematiche ambientali. Ogni loro discorso passa preliminarmente da una questione ambientale da affiancare ai propri processi produttivi, tanto che poi spesso questi divengono il frutto di vere e proprie economie e mercati verdi, anche se di verde vi era solo la pubblicità e la retorica nel ciclo di produzione.
Se tutto si è fatto più verde anche dove c’è chimica, cemento, silicio, manipolazioni genetiche, questo è stato a scapito della natura, sempre più degradata e distrutta in ogni parte del mondo. A farne le spese di questi processi è stata anche l’ormai risicata autonomia degli individui, spogliati prima materialmente e poi anche nella loro possibilità di dare senso alle cose, quest’ultimo aspetto è ormai prerogativa del potere e dei suoi cogestori e specialisti sparpagliati nei territori.
Il conservazionismo e l’ambientalismo di stato è riuscito a preservare una piccolissima parte di mondo naturale, per poter permettere di depredare il rimanente, nella sua protezione limitata e in gran parte esclusiva a particolari habitat e specie ha distorto il senso di cos’è un ambiente naturale e qual’è il nostro posto in questa natura che ci circonda. È stato soprattutto in nome della conservazione e protezione che è stato permesso di far sfruttare tutto il resto continuando a parlare di biodiversità. Ma la diversità della vita selvatica non può convivere con una società industriale sempre più tecnologica, come non vi può essere una vera libertà e autonomia in una società sempre più atomizzata, dove per natura si intende il parco cittadino o quelle pseudo campagne dove i contadini non esistono più da molto tempo. La campagna bucolica e il parco inteso come luogo di conservazione torneranno per descrivere l’andamento del mondo, anche se probabilmente non ancora per molto, visto che l’industria dell’alta tecnologia è andata ancora oltre e sembra essersi emancipata dal discorso sulla natura, perchè adesso conta di mandare avanti la propria di natura, quella che viene dal laboratorio e ha bisogno di un mondo laboratorio per sopravvivere. Più il sistema parla di natura e più questa viene distrutta e allo stesso tempo manipolata finchè è possibile o addirittura sostituita. Ma dove il sistema vorrebbe scordarsi della natura è questa che torna a ricordargli la sua esistenza restituendo erosione del suolo, acidificazione dei mari, degradazione della biodiversità e soprattutto un clima sempre più alterato.
Questa continua concezione e “depredazione controllata” della natura è la stessa che ha spianato negli anni, e soprattutto nei tempi attuali, l’attacco ai nostri stessi corpi come lo erano già da molto tempo prima i corpi degli altri animali: prima addomesticati e resi docili e successivamente schiavizzati nelle moderne linee di smontaggio zootecniche. L’obiettivo mai come adesso è stato chiaro: distruggere prima la natura fuori e dopo quella che è dentro di noi.
L’assordante coro che è iniziato con il movimento verde conservazionista protezionista e anche antispecista si affanna a parlare di ecosostenibilità: ma può esistere qualcosa di sostenibile all’interno dei paradigmi industriali e iper-tecnologici?
Il discorso stesso della sostenibilità è un prodotto del linguaggio che gli stati e le grandi multinazionali utilizzano quando si interrogano sulle strategie per salvare i loro profitti e sul mantenimento dei loro privilegi, soprattutto trovandosi in un’epoca di importanti rivolgimenti nelle fonti energetiche.
La sostenibilità non è un tipo di discussione che si presti benissimo a un’avvio di una trattazione di temi etici, almeno che questa etica non sia già diventata un involucro vuoto. L’idea stessa di sostenere qualcosa si lega strettamente all’idea che “esistere” significhi “andare sempre avanti” lasciando più o meno tutto in una condizione inalterata. Quello che supporteremmo con l’avvallo di questa sostenibilità non sono altro che le forze oppressive. Ogni volta che una grande compagnia tira fuori questo termine, si pensa che questa si stia riferendo al sostegno verso le forme di vita minacciate, ma le grandi compagnie stanno in realtà discutendo su come sostenere se stesse. Se a parlare di ecosostenibilità sono gli stati la questione non cambia, anzi la peggiora nettamente perchè serve a mantenere inalterata la situazione. La stessa proliferazione atomica ha avuto il suo massimo sviluppo grazie a impegni in campo civile e quindi pubblico: un’unica produzione per una doppia filiera, da una parte l’energia per mandare avanti questo sistema e dall’altro le bombe atomiche.
Lo stato moderno per lo meno nei paesi occidentali rappresenta l’interfaccia tra il sistema economico e la natura, è l’organismo che regola l’uso delle condizioni di produzione affinchè queste possano essere sfruttate con il massimo profitto e per il maggior tempo possibile dallo stesso sistema. Senza questa interfaccia, la natura consegnata alla tecno-industria moderna sarebbe stata rapidamente distrutta nella sua totalità.
Soffermarsi verso le conseguenze ultime ambientali, non solo è controproducente ma permette la perpetuazione degli attuali livelli di sfruttamento continuamente rinnovati e ampliati con le tecnoscienze. Di fatto quando parliamo delle produzioni industriali siamo di fronte ad un avvelenamento controllato o come avviene per molte sostanze, come ad esempio l’asbesto o la diossina, questo avvelenamento è solo rimandato. Chi regola questi flussi tossici, quando regola vi è, sono sempre quei consorzi verdi ormai indispensabili e inseparabili dal potere, dove in un mercanteggio di soglie di tolleranza, si imbastiscono schiere di specialisti e nuovi specialismi. Nuovi tecnici sempre più all’avanguardia con i tempi, che spesso superano gli stessi tempi, come per esempio per le nanotecnologie dove si intravedono già le gravi conseguenze prossime e si corre ai ripari; l’importante di fatto è che tutto resti com’è, ma che vi sia una percezione che qualcuno, con le competenze per esserlo, ha la situazione sotto controllo, un pò come il ruolo che era stato dato a quei poveri tecnici disperati a cui era stato consegnato in mano la sicurezza del reattore di Fukuschima dopo il disastro. Ovviamente una sicurezza impossibile da dare, ma per il potere era fondamentale dare quell’immagine di situazione sotto controllo, nessuno avrebbe potuto smentirli e nessuno si ricorderà più di loro dopo qualche anno, quando arriveranno inesorabili le conseguenze mortifere dell’irradiamento radioattivo.
Le grandi organizzazioni ambientaliste svolgono per il sistema industriale lo stesso lavoro che i sindacati portano avanti per il mondo del lavoro: ammortizzano ogni possibile tensione e reale possibilità di scontro e conflitto. Tutto arriva sempre ad una mediazione che per il Pianeta significa sempre altro sfruttamento, perchè nella società industriale l’esigenza primaria è sempre l’accaparramento di risorse naturali, non vi è cambiamento climatico che possa fare la differenza.
Spesso queste organizzazioni, di cui in tempi pià recenti possiamo anche aggiungerci quelle antispeciste sono vere e proprie costole del sistema: lo rappresentano benissimo facendone le veci dove occorre. In molti paesi del sud del mondo questi organismi inaugurano anche nuove forme inedite di razzismo ambientale che si traduce nel promuovere la deportazione di intere popolazioni locali, per far posto a riserve e parchi o per proteggere singole specie animali in molti casi armando veri e propri eserciti di protezionisti della natura. Si proteggono gli scimpanzè in Africa ma non si pensa all’ecosistema nel suo insieme dove essi vivono. Queste multinazionali verdi come il WWF non solo si arricchiscono ma soprattutto permettono una gestione e uno sfruttamento di territori impossibile senza la loro presenza, il tutto ammantato dalla tanto decantata ecosostenibilità.
Per il sistema la crisi ecologica oltre a rappresentare una grossa minaccia ormai di dimensione planetaria questa è anche una grande possibilità. Questa possibilità non è solo di natura economica, permette tutta una ristrutturazione al prezzo di libertà, corpi, natura che si perdono o si trasformano irrimediabilmente sotto i colpi delle tecnoscienze. Da qui l’idea avanzata da alcuni storici secondo cui l’ecologia, e lo stesso concetto moderno di natura, trova una delle sue origini nella colonizzazione e nel controllo delle regioni colonizzate. Questo controllo presuppone che le risorse siano sottratte dalle mani degli autoctoni, giustificando il discorso “paternalista” che afferma la loro incapacità a prendersene cura. L’imperialismo ecologico e l’imperialismo culturale trovano qui il loro punto di fusione.
Sarebbe impensabile in tempi di normalità ottenere quello che il sistema può ottenere in tempi di crisi. Una situazione di emergenza accellera ogni processo che poco prima era impensabile, tanto che non vi è il tempo a livello sociale di digerire un cambiamento che già ne arrivano altri e altri ancora. In questo senso la tecnologia con i suoi tempi che non consentono pause e mirano ad una senpre maggiore velocità e connessione ci stanno predisponendo benissimo a questa situazione. Il cambiamento climatico è destinato a restare nel nostro “spam mentale” come qualcosa di indesiderato, che si spera di eliminare al più presto. Con un linguaggio nuovo e performante che non sarà più solamente preso in prestito dalle tecno scienze ma che diventerà il nostro stesso linguaggio.
Il sistema tecno-scientifico nei suoi sviluppi più evoluti è sempre oltre a quello che attualmente il contesto sociale è pronto ad accettare. Nei laboratori vi è molto di più di quello che può avere un’applicazione immediata: il piano è cambiato. Non è più solo l’industria che guarda la ricerca scientifica, ma è quest’ultima che muove e trasforma l’industria fattasi tecno-scientifica con una tale sintonia che non è più possibile farne una separazione e affrontarle singolarmente come ancora spesso avviene soprattutto per ricercare una qualche forma di indipendenza scientifica ormai impossibile.

L’ambientalismo va alla guerra
Il moltiplicarsi delle catastrofi naturali comporta, in primo luogo, che le forze armate saranno sempre di più sollecitate a venire in aiuto e allo stesso tempo dovranno “pacificare” le popolazioni coinvolte. La sciagura dell’uragano Katrina nel suo essere stato anche un colossale disastro economico ha consentito l’espulsione e la messa a profitto di interi quartieri popolari poco redditizi e sicuramente problematici per i nuovi assesti urbanistici previsti nei programmi di aiuto. Inoltre nel rinnovamento in corso sono stati privatizzati e concessi alle corporazioni interi settori pubblici tra cui ovviamente anche le scuole.
Ciò vale anche per lo tsunami del 2004 in Asia che ha portato alla chiusura di numerose regioni costiere e prodotto l’insediamento di enormi catene commerciali. In Pakistan per il terremoto del 2005 sono intervenute le forze della Nato e durante il disastro climatico di Fukuschima ancora una volta i paesi sono stati messi sotto stretto controllo militare, gestioni che spesso soprattutto nei paesi del Sud del mondo assumono una presenza permanente.
In altri casi come in Europa nel 2003 dove un’ondata straordinaria di caldo causò la morte di oltre 35000 persone ha portato ad massiccio controllo sanitario sulla popolazione, con ancora una volta una gestione militare delle operazioni, ma questa volta in camice bianco.
L’entrata in campo della finanziarizzazione per far fronte alle catastrofi sempre più numerose dovute al cambiamento climatico si pone come soluzione alla crisi ecologica. Questi processi hanno però altri risvolti di tipo sociale che preoccupano non poco gli stati e gli investitori delle compagnie. Per questo i teatri dei luoghi dei disastri climatici, di cui New Orleans durante l’uragano Katrina è stato particolarmente significativo, diventano veri e propri laboratori dove sperimentare tecniche repressive ancora in formazione su vasta scala, in particolare con la militarizzazione di interi territori e la deportazione e carcerazione in molti casi di intere fasce di popolazione, soprattutto se questa è costituita da poveri.
Il cambiamento climatico viene preso molto seriamente da parte dei militari, tanto che in molti casi questi faticano a trovare un linguaggio comune con la politica. I primi essendo parte dell’elitè insieme alla finanza sono sicuramente in grado di pensare ad un tempo molto lungo che può essere di vari decenni, quel tempo necessario a incontrare le gravi conseguenze del cambiamento climatico. La politica invece è più legata alle proprie scadenze elettorali, quindi con tempi limitati che gli impediscono di approfondire il problema se non come mera descrizione o bieca strumentalizzazione.
La gestione da parte dello stato e delle multinazionali porta la crisi ecologica agli estremi: dopo aver consolidato un flusso finanziario pressochè continuo adesso entra in un processo di militarizzazione. Gli Stati Maggiori e tutti gli analisti dell’esercito sono consapevoli di questa situazione a cui si preparano già da anni nelle loro analisi strategiche dove inseriscono le conseguenze del cambiamento climatico. Già nel 2009 la CIA ha inaugurato un Center for Climate Change and National Security, che ha il compito di valutare gli effetti del cambiamento climatico sulla sicurezza nazionale e proprio quest’anno tra i temi dell’annuale incontro del Club Bilderberg vi era proprio il cambiamento climatico e l’etica nell’intelligenza artificiale.
Il forte interesse dell’esercito e quindi anche dell’industria della guerra verso le questioni ambientali è sicuramente un loro modo di stare al passo con i tempi, di non essere impreparati quando il peggio si presenterà. Le catastrofi naturali che di naturale hanno ben poco visto che sono causate dal processo industriale aggravano fortemente la crisi ecologica quando non ne sono la causa primaria, ad ora si contano 25 milioni di rifugiati climatici; queste catastrofi a loro volta portano fortissimi squilibri sociali indebolendo le istituzioni in carica, soprattutto nelle regioni più povere del mondo, dando così alle forze armate l’alibi per intervenire e imporre la loro presenza a tutti gli effetti come truppe di occupazione.
Le forze armate in questo scenario si apprestano a intervenire efficacemente da sole nel caos che ne deriverà, evoluzioni di questo tipo sono soprattutto attese nelle tre zone di interesse strategico dell’Unione Europea: il bacino del mediterraneo, l’Asia Sud Occidentale e l’Artico. Alcuni analisti sono arrivati ad ipotizzare che nel prossimo futuro le forze armate potrebbero esercitare la funzione di “specialisti del caos”, quale miglior clima per esercitare questo nuovo tecno-totalitarismo ammantato di difesa delle libertà e della natura.

Scioperare per il clima
Sicuramente è ancora presto per dire a cosa siamo di fronte, qualcosa di nuovo all’orizzonte c’è ma si fatica a capire che cosa sia. La novità è senza dubbio che si torna o si inizia a parlare di cambiamento climatico in una prospettiva di mobilitazione addirittura internazionale. In tutto il mondo tantissimi giovani sono scesi in piazza chiedendo genericamente che venisse fatto qualcosa per il clima del pianeta.
In senso quantitativo la protesta è sicuramente riuscita considerando l’altissimo numero di adesioni soprattutto da studenti che hanno scioperato le giornate di scuola per essere presenti in piazza; molto del lavoro di organizzazione delle proteste è partito proprio da dentro le scuole seppur poi negli appelli compaiono anche associazioni ambientaliste come WWF o Greenpeace che non hanno mai creduto in nessun movimento che partisse dal basso, lasciando sempre allo Stato o alle
multinazionali la possibilità di fare qualcosa per l’ambiente.
In senso qualitativo queste proteste sono figlie di questi tempi moderni virtuali dove si manifesta a “chiamata” dopo un martellante lavoro fatto sui social, dove sempre gli stessi brevi e rapidi messaggi “invitano ad esserci”. Queste mobilitazioni più che esprimere una protesta e un sano conflitto esprimono “un’emozione condivisa” che non parte da alcun percorso o progettualità che sempre accompagna ogni lotta. In queste mobilitazioni può non esserci alcuna progettualità perché non vi sono contenuti o analisi seppur preliminari che vadano nella direzione di costruirla.
Una qualsiasi protesta o lotta per definirsi tale necessita per forza di cose di una controparte a cui rivolgersi. Il cambiamento climatico non è qualcosa di astratto ma è molto concreto e necessita di interventi altrettanto concreti per provare a contrastarlo. Che cosa significa ridurre i responsabili della devastazione della Terra e ogni rivendicazione di liberazione ad una mera astrazione? Sicuramente questo comporta una totale inoffensività di questi movimenti: si sciopera e si scende in piazza, ma di fatto non si pretende niente. Un fattore positivo è che per la prima volta si è creata una mobilitazione internazionale su un tema a carattere ambientale come appunto il cambiamento climatico, ma è come se questa fosse arrivata troppo tardi o troppo presto a seconda dello sguardo che vogliamo dargli. Dai social network le proteste sono arrivate a concretizzarsi in piazza, una cosa rara di questi tempi, ma un tema centrale come il cambiamento climatico può soltanto perdersi in un simile contesto per la profondità e ampiezza di problematicità che non saranno mai indagate.
Nell’ultima assemblea molto partecipata che si è tenuta a Milano il movimento Friday for Future Italia ha provato a fare chiarezza soprattutto in un report successivo all’incontro. L’obiettivo condiviso è quello di far rispettare dai governi gli accordi presi a Parigi nel 2015, per far si che questi intervengano per mettere in atto provvedimenti che incidano in maniera tangibile sulle emissioni di CO2. Tra i punti principali è stato detto che “l’istruzione e la ricerca pubblica devono proporre modelli alternativi di sviluppo. I miliardi di finanziamenti pubblici ad attività inquinanti vanno spostati sull’istruzione, la ricerca e un piano di investimenti per la riconversione ecologica e la democrazia energetica”. Il movimento che nasce quasi interamente come studentesco, sia universitario che di scuola inferiore, si appresta quindi a proporsi come megafono per quegli scienziati che denunciano il prossimo disastro climatico. Quindi espressione ma soprattutto legittimazione verrà data a coloro che sono causa del problema, che ne rappresentano l’essenza stessa. Arrivare a parlare di democrazia energetica nel mentre la proliferazione delle armi atomiche raggiunge i suoi maggiori picchi proprio per accaparrarsi fonti energetiche e le ultime risorse naturali, sembra una vera fesseria. Ma nel campo dell’astrazione tutto è permesso, soprattutto quando si parla di mancanze o errori da parte del sistema industriale.
Il movimento di Friday for Future si rivolge a tutta la società, proprio tutta, tanto che trova consenso praticamente ovunque. Come se dall’altra parte, quella controparte che si fatica a vedere, avesse solo una disattenzione su com’è la situazione attuale o peggio che sia questione di aggiungere ancora altre voci al coro scientifico. Sfugge, o forse non si vuole cercare il nodo centrale del problema.
Una cosa che attira l’attenzione in tutti i vari slogan scanditi nella maggior parte delle piazze nel mondo durante gli scioperi del clima è quella di rivolgersi sicuramente alle istituzioni, ma anche alla “vecchia generazione”: voi siete responsabili di questa situazione, che ovviamente non abbiamo costruito noi, sta a voi quindi porvi rimedio. Ancora una volta come in passato entrano in gioco la delega, ma con queste nuove mobilitazioni si è ancora oltre perchè è una delega in bianco. Un tempo si chiedevano degli impegni per l’ambiente e dopo in un certo senso si vigilava che questi impegni venissero rispettati. L’impegno di cui abbiamo testimonianza oggi è un disimpegno e una deresponsabilizzazione totale da qualsiasi cosa. Almeno in Italia fino a non troppi anni fa la ribellione giovanile partiva da casa, verso quella società costruita o almeno rappresentata dai genitori, una società odiata dai giovani ribelli. Ma la gran parte dei giovani e giovanissimi soprattutto che compongono questi fenomeni collettivi di adesso indicano il problema la fuori ma dopo guardano razionalmente ai loro studi, in attesa di avere quelle competenze e soprattutto quei titoli, che permetterà poi anche a loro di diventare parte del problema più avanti. La cosa peggiore è che di questo ne fanno pure una rivendicazione.
La responsabilità è diventata individuale, gli appelli si rivolgono spesso alle singole persone: dopo averle scioccate con dati su dati di rinomati e sicuramente indipendenti scienziati si invita ad usare meno l’auto, a non prendere l’aereo, a riciclare… Si vittimizza quindi il singolo individuo sempre più atomizzato, dandogli però tutta una serie di poteri nuovi per gestire e cogestire la propria miseria di consumatore consapevole.
Il movimento Friday for Future si dichiara senza partiti e senza bandiere, pacifista e per la disobbedienza civile. Quindi astratto a livello teorico come a livello di prassi organizzativa. Cosa significa infatti nei tempi attuali essere per la disobbedienza civile? A quale tradizione si fa riferimento? Si potrebbe infatti pensare alle dure lotte dei diritti civili o alle ridicole contestazioni dei disobbedienti contemporanei che alzano sempre le mani anche se non hanno una pistola puntata contro. Nei tempi attuali definirsi pacifisti fa parte della coreografia dell’attivista coscienzioso e credibile, in genere non vi è in questi contesti un vero e proprio spirito consapevole non violento.
Qualsiasi tipo di trasformazione sociale di una qualche rilevanza è sempre passata da strade mai semplici e mai indolori. La questione sociale e quella della natura non avranno mai il loro senso e nessun significato verrà mai veramente indagato all’interno di un paradigma di potere che è il primo responsabile dell’attuale situazione, in cui come era prevedibile la degradazione della Terra sta raggiungendo anche i corpi e le chimere dei laboratori trovano sempre più nuovi interpreti.
Essere contro il cambiamento climatico significa disfarsi di questo sistema tecno industriale e di tutti i suoi sostenitori ambientalisti, di tutti coloro che pensano di riformarlo o sostituire qualche sua parte magari con pali eoliche o che non si rendono conto di come il sistema tecno-industriale può solo sopravvivere con gli attuali livelli di sviluppo a cui non rinuncerà se non obbligato da lotte o “disastri naturali” che non tarderanno ad arrivare nel prossimo futuro soprattutto per gli sconvolgimenti climatici. Oppure siamo di fronte ancora una volta a chi in nome della trappola dell’ecosostenibilità sta sognando nuove tecnologie verdi, ma queste rappresentano solo la chiusura del cerchio e nel cerchio ci siamo noi.

Costantino Ragusa, dal giornale L’Urlo della Terra, num. 7, luglio 2019

 

documento in pdf: Il Green New Deal e l’ecologismo di Stato la trappola della sostenibilità

 

Bourg-Saint-Andéol (Ardèche), Francia – Un’altra antenna in fiamme

Testo riformulato dai media francesi

Un’antenna ripetitore per il segnale televisivo e la telefonia mobile è stato gravemente danneggiato il Sabato 24 ° agosto 2019 da un incendio che si è verificato intorno alle 1:30 cosiddetto sito Bois du Laoul nel comune di Bourg-Saint-Andéol.
I vigili del fuoco hanno impiegato almeno due ore per spegnere l’incendio, data la difficoltà di intervenire a così grande altezza. I gendarmi chiamati sul posto trovarono chiari segni di ingresso forzato nel sito intorno all’antenna, lasciando pochi dubbi sull’origine deliberata del fuoco. La “brigata di ricerca” della gendarmeria del Teil è responsabile di questa indagine.

Molti utenti di TV e radio non ricevono i loro soliti programmi da stamattina. In particolare, questo è il caso di circa 50.000 ascoltatori France Bleu Drôme-Ardèche e circa 70.000 telespettatori che ricevono segnali TV via TNT nell’Ardèche meridionale e nella Drôme meridionale vicino a Bourg-Saint-Andéol, Pierrelatte, Saint Paul-Trois-Chateaux e Donzère. Anche i possessori di licenza di Bouygues, SFR e Free sono stati colpiti.
“Télédifusion De France” (TDF), che gestisce l’albero, spera di riconnettere gli ascoltatori di France Bleu entro la fine della giornata. Al contrario, per gli spettatori di TNT questo “non sarà possibile prima dell’inizio della prossima settimana”, ha dichiarato Amélie Zénone, responsabile delle operazioni sud-est presso TDF. ‘Questa antenna a relè è una specie di torre di cemento. E l’intera struttura interna è stata interessata. Dobbiamo garantire subito la sicurezza della struttura. Quindi non possiamo fare riparazioni in loco; possiamo solo cercare soluzioni di fallback per ripristinare in particolare i segnali radio “, ha aggiunto.
Non è la prima volta che un’antenna viene presa di mira da un atto deliberato. Circa due anni fa, il 18 ° luglio 2017, un’altra stazione di rilancio del segnale nel sud della Ardèche, a St-Laurent-sous-Coiron vicino a Col de l’Escrinet era bruciato e 165.000 case in Ardèche e Drôme erano senza telefono e segnali TNT . E un paio di settimane prima, il 15 ° mese di luglio, l’antenna Beaufort-sur-Gervanne in Diois è stato sabotato.
Secondo France Bleu “la maggior parte dei cavi di alimentazione dell’antenna e i siti in cui sono stati immagazzinati gli equipaggiamenti tecnici sono stati bruciati”.

Info da: https://actforfree.nostate.net

Contributo per l’incontro internazionale contro le tecno-scienze, Dino Giagtzoglou

Contributo per l’incontro internazionale contro le tecno-scienze (Italia – luglio 2019) dell’anarchico Dino Giagtzoglou, prigioniero dello stato greco.

Compagni e compagne

Inizio questa lettera con una certezza. Sono sicuro che le nostre esperienze di vita sono molto differenti, così come lo sono i punti di partenza della lotta di ognuno di noi. Penso anche che con molti di voi esistano origini ideologiche differenti e disaccordi o contrasti su questioni individuali. Ma credo fermamente che la volontà di resistere ai piani del Dominio, nati dalla consapevolezza della profonda alienazione sociale che ci aliena da noi stessi e dalla natura nel suo insieme, e la passione rivoluzionaria per la distruzione della maga-macchina del Potere ci uniscano nella visione comune di un mondo libero dalle catene della civilizzazione. Studiando una varietà di analisi, coprendo chilometri ed eliminando con la pratica gli ostacoli del linguaggio – dal momento che riconosciamo l’esistenza di una comunità in lotta per la liberazione totale – possiamo realmente mantenere la fiamma della rivolta accesa e la scommessa della rivoluzione sociale aperta. Perciò mando una caloroso saluto al collettivo Resistenze al Nanomondo e a tutti i partecipanti all’incontro internazionale contro le tecno-scienze, esprimendo in anticipo il mio desiderio di colmare le lacune nella mia conoscenza, che la mia assenza indubitabilmente causerà, studiando le vostre riflessioni, le vostre conclusioni e tutti ciò che potrete farmi arrivare attraverso le azioni e le collaborazioni che deriveranno dal vostro fermento in Italia.

Ma affrontiamo le cose per gradi. Sono 21 mesi adesso, che sono in attesa di giudizio nelle prigioni greche per aver scelto, come molti altri combattenti nel mondo, di mettere in pratica le mie idee assumendo una posizione di battaglia nella guerra sociale e combattendo contro il potere, qui ed ora. Quindi sono in prigione per aver messo in pratica le miei idee oltre i limiti consentiti dalla legge e certo non per caso. Con la ferma convinzione che la rivoluzione sarà senza legge o non sarà, volevo dare un esempio concreto – in prima persona e al momento attuale – di ciò che possa significare solidarietà rivoluzionaria, oltre le dicotomie innocente e colpevole, legalità e illegalità, offrendo rifugio ad un compagno ricercato. Questo è il motivo per cui sono sepolto sotto tonnellate di acciaio e cemento, rischiando di venire condannato per gli attacchi “terroristici” con pacchi bomba a rappresentanti della UE, dirigenti di organizzazioni economiche e agenzie di rating del credito inviati nella primavera del 2017, con i quali ho negato ogni mia correlazione fin dal mio arresto ma per i quali le probabilità di essere condannato rimangono alte. Ovviamente nessuno è mai finito in carcere soltanto per aver deciso di lottare contro l’oppressione e lo sfruttamento. La mia situazione attuale è la prova concreta che ho commesso degli errori. Errori in alcune decisioni che ho preso riguardo sia a me stesso sia ad altri individui con i quali erroneamente sentivo di condividere una lotta comune. Errori che costano dozzine di anni di prigione, errori che potrebbero essere imperdonabili, ma di certo né essi né la prigione stessa possono cancellare la mia ferma determinazione a lottare, lottare, lottare… in ogni circostanza. Perciò posso respirare soltanto attraverso gli sforzi dei compagni che si trovano fuori dalle mura e continuano la lotta. Voglio sostenere tali sforzi perché attraverso di essi ispiro, posso essenzialmente esistere; io vivo per essi! E quindi è così che vedo anche questi tre giorni.

Ma è solo questo? E’ solo un incontro tra individui e gruppi in lotta? A mio avviso, sicuramente no. Avendo studiato solo una piccola parte del lavoro di alcuni degli oratori di oggi, so che si tratta di compagni che hanno fatto uno sforzo in più nell’analisi e nella critica del moderno paradigma tecnologico e non solo… Ma voglio enfatizzare l’aggiornata critica antitecnologica sviluppata dai compagni, insieme alle lotte individuali e alle rispettabili analisi su altri temi, non solo perché ricadono nell’argomento dell’incontro odierno, ma anche perché penso che sia qualcosa che troppo spesso manchi dal nostro più ampio ambito di lotta. Sfortunatamente, la critica della tecnologia (e parlo della tecnologia più sofisticata e complessa), che non è mai neutrale, ma che al contrario rappresenta l’espressione tangibile dal potere scientificamente strutturato, è molto sproporzionata rispetto alle condizioni che essa determina su un livello ambientale, sociale, politico ed economico. E se ciò che dico sembra una critica più generale verso il fronte radicale-rivoluzionario allora è certamente una critica che si rivolge anche verso di me personalmente. Io credo che in quest’area, non per evitare l’argomento entrando in altri campi, le nostre analisi (e per “nostre” intendo appartenenti ad un contesto più generale e certamente non agli oratori dell’evento) siano estremamente indietro, e di conseguenza la nostra lotta contro il Dominio è sia inefficace che maldiretta. Queste conclusioni sono brevemente documentate, ma io riconosco gradualmente le diverse manifestazioni di questo problema, che è chiaramente visibile intorno a noi, almeno in questa terra. In Grecia i compagni (anarchici o meno) che hanno studiato le moderne tecnologie e i modi in cui queste influenzano gli esseri umani e la vita nel suo insieme sono davvero pochi. Negli ultimi anni, in ritardo ma rapidamente, osservo con grande preoccupazione e timore lo sviluppo tecnologico, cercando di sviluppare un’analisi critica dello stato attuale del mondo civilizzato del Potere e le sue varie strutture, sistemi, istituzioni e meccanismi interconnessi, cercando e studiando il pensiero dei compagni che hanno gettato una luce su questa dimensione onnipresente della dominazione, sia che i loro strumenti analitici derivino da una prospettiva di lotta di classe, di ecologismo radicale o da una visione anarchica anti-civilizzazione.

Un avvenimento recente mi ha molto preoccupato: il 19-20 novembre 2018, soltanto due mesi dopo la Fiera Internazionale di Salonicco alla quale gli USA hanno partecipato come ospiti d’onore e durante la quale è stato ratificato un protocollo d’intesa, “Memorandum of Understanding”, tra Microsoft e la più grande istituzione universitaria in Grecia, AUTH, si è tenuto nella Sala Concerti di Atene vicino all’ambasciata statunitense, per la prima volta in questo paese, uno degli incontri dell’Università della Singolarità. Il giorno successivo nello stesso luogo si è tenuta la 20° conferenza mondiale InfoCom, che è un’istituzione per le telecomunicazioni, le tecnologie dell’informazione e i media del sud-est Europa. Si tratta dell’incontro annuale di dirigenti del mercato digitale che ha lo scopo di rendere effettiva la Trasformazione Digitale nell’era GIGAbit; il tema principale era lo sviluppo delle reti 5G. Inoltre quest’anno, dal 10 al 12 gennaio 2019, ha avuto luogo il 2° Simposio sulla Procreazione Assistita “Nuovi Orizzonti nella IVF”, ancora nella Sala Concerti di Atene, concentrandosi sugli ultimi sviluppi nella procreazione assistita e con la partecipazione di scienziati da tutto il mondo, trattando temi come l’attivazione in vitro del tessuto ovarico, la creazione del primo ovulo umano in laboratorio, la modificazione terapeutica in vitro dei geni, e le novità derivanti da un utilizzo più ampio del “Trasferimento del Fuso Materno” [Spindle Transfer] nella pratica clinica. A questa conferenza, durante una videoconferenza sul ruolo dei mitocondri nella procreazione, che è stata trasmessa in diretta online, dalla American Society for Reproductive Medicine a 7000 scienziati provenienti da 100 paesi, è stata annunciata la prima gravidanza indotta su una donna greca attraverso il metodo del trasferimento del fuso materno.

Qui voglio soffermarmi sul primo evento. Entrambe le giornate del Singularity Summit* sono state trasmesse in diretta streaming a molte università pubbliche ad Atene e della provincia greca oltre che ai collaboratori dell’Università della Singolarità e sulla facciata del “neutrale” centro nazionale di ricerca Demokritos, dove pochi giorni fa ad inizio luglio, in collaborazione con l’Università della Singolarità è stata organizzata per la seconda volta la Scuola Giovanile Estiva della Singolarità, per introdurre i giovani all’intelligenza artificiale e alle biotecnologie. L’importanza del Singolarity Summit, a prescindere da dove esso ogni volta ha luogo, è in conformità con altre iniziative industriali, industriali e di ricerca internazionali (ad esempio lo Human Genome Project e lo Human Brain Project e sicuramente la visione dell’IBM di uno Smart Planet), a mio avviso simile a quella delle conferenze della NATO e agli incontri di rilevanti organizzazioni internazionali del complesso industriale-militare, in quanto rappresenta un potente simbolo del dominio globale delle lobby tecno-scientifiche transnazionali. Voglio sottolineare il carattere multinazionale di questa organizzazione, nonostante su carta sia sotto l’egida Americana, perché contrariamente all’obsoleta visione anti-imperialista di un solo Impero assoluto, sono arrivato a pensare che una lotta spietata a livello mondiale contro i rappresentanti e le strutture del braccio armato della moderna civilizzazione, ovvero la tecno-scienza del Dominio, possa essere l’unico “anti-imperialismo” pertinente e coerente.

La Singolarità, in questo caso, è solo una figura retorica, una metafora, forse una tecnica di marketing, senza sminuire per niente l’importanza del crimine della singolarità che sta accadendo. Come forse già saprete, questo è un concetto derivato dalla Fisica, ovviamente svuotato del proprio vero significato per adeguarlo alla propaganda tecno-scientifica dell’epoca in cui è nato. Il responsabile originario di questo plagio (perché di questo si tratta) è il eclettico matematico e scienziato del computer John von Neuman (che, tra le altre cose ha fornito un significativo contributo allo studio delle reazioni termonucleari ed alla costruzione di una bomba all’idrogeno adattabile ai missili balistici intercontinentali), che parlò inizialmente della singolarità come risultato del progresso tecnologico, seguendo l’ipotesi del matematico Irving John Good sulla “macchina super-intelligente”, e definendo con essa il momento nello spazio-tempo terrestre cui l’Intelligenza Artificiale raggiungerà un livello di trascendenza maggiore della più alta intelligenza umana, e dopo il quale nessuna previsione sul futuro dell’umanità avrà più senso. Successivamente, la singolarità tecnologica divenne popolare anche grazie al matematico Vernor Vinge, mentre altri futuristi come i transumanisti Ray Kurzweil e Peter Diamandis, fondatori e amministratori dell’Università della… Singolarità, a loro volta abbracciavano questa teoria tecno-folle. Ad ogni modo, il vero crimine non è l’espropriazione di un concetto largamente diffuso nella comunità scientifica. L singolarità artificiale non ha assolutamente nulla a che vedere con l’essenziale unicità, varietà, diversità e la ricchezza illimitata e inesplorata del mondo naturale… E come potrebbe? L’Università, che è un think-tank della Silicon Valley ed ha la propria sede in un sito di proprietà della NASA, collabora con la DARPA del Dipartimento della Difesa statunitense, con il MIT e con i principali colossi dello sviluppo tecnologico mondiale, ed vede in Google il proprio sponsor principale, non potrebbe che essere un’organizzazione succhia sangue che ha lo scopo di accumulare profitti e potere, dietro la facciata di esperti all’avanguardia del progresso scientifico, finché i piccoli “eserciti” che essa addestra avranno colonizzato l’intera biosfera. Ovviamente, come per ogni singola innovazione tecnologica, anche in questo caso esistono pretesti in abbondanza (come il titolo del libro di Peter Diamandis). Pretesti e travestimenti riguardo gli abominevoli piani per il domani, frutto dell’immaginazione morbosa della peggiore interpretazione meccanicista e riduzionista del presente; mentre tracciando la loro genealogia autoritaria risaliamo alle loro origini culturali nell’Inquisizione e nella caccia alle streghe del Medioevo. Questo perché, tra gli altri, anche il “movimento” dei transumanisti e dei tecno-scienziati applica ed aspira ad espandere simili pratiche di interrogatorio di sperimentazione di tortura all’intera biosfera per poter completamente oggettivare, quantificare, standardizzare, strumentalizzare, automatizzare, omogeneizzare e domesticare la vita selvaggia e la natura, con un’ideologia inquietante a fargli da sostegno che cerca di propagarsi attraverso questi summit annuali in giro per il mondo. Sfortunatamente, tuttavia, non stiamo parlando di qualche “scienziato pazzo” o di “fantascienza”. La Singolarità si impegna ad allevare i migliori ricercatori e a preparare i leader mondiali per mettere in pratica i progetti per affrontare le cosiddette “grandi sfide dell’umanità”. In questo modo la tecnologia assume il ruolo di “salvatrice dell’umanità”. Cosa importa se tutta la sofferenza umana, l’inquinamento ambientale, la crisi ecologica sono responsabilità della società capitalista, industriale e tecnologica? Dopo tutto, la storia ci insegna che il progresso della tecnologia non porta con sé un mondo più felice o libero…

Molte volte i programmi di ricerca e gli esperimenti che su carta si presentavano come innocenti, insignificanti e innocui hanno storicamente condotto alle peggiori atrocità con effetti devastanti sull’uomo e sul pianeta. Esattamente gli stessi progressi tecnologici che vengono presentati attraverso applicazioni apparentemente benefiche e attraenti per la società civile vengono usati per scopi militari. La ricerca stessa viene iniziata per scopi militari e arriva nelle nostre case sotto forma di “innocui” forni a microonde, o di connessione internet (vedi ARPANET). Ad esempio, gli scienziati che scoprirono l’energia atomica ai loro tempi erano considerati ricercatori retti (uno di loro era effettivamente contro il Terzo Reich e la persecuzione degli ebrei) e la materia da essi studiata nel loro esclusivo campo di interesse (e isolata dal resto) un lavoro di ricerca neutrale, che portò al ben noto risultato della bomba atomica. E gli esempi di interconnessione di applicazioni militari e civili derivanti dai medesimi progressi nella ricerca tecno-scientifica non finiscono qui. Quindi chiediamoci come possiamo considerare una ricerca buona e un’altra cattiva, quando un piccolo e apparentemente irrilevante pezzo di essa può essere e viene impiegata per completare un puzzle più ampio di sviluppo, il cui disegno generale è sempre determinato dai potenti. Ovviamente, non tutte le ricerche sono egualmente significative o portano le stesse conseguenze, questo è chiaro. Ad ogni modo, non sono soltanto le ricerche ed i progetti nei campi specifici, ad esempio, delle nanotecnologie e dell’ingegneria genetica a poter essere usate per scopi nocivi (che verranno comunque presentati come di pubblica utilità, come opera delle istituzioni “caritatevoli” dei gruppi bancari). Fortunatamente alcuni compagni rifiutano facili conclusioni e analisi comode ed evitano di adeguare la realtà alla propria visione politica perché, sfortunatamente, la realtà è inesorabile. Una ricercatrice opera – sempre – all’interno del paradigma tecno-scientifico dominante. Non può sottrarvisi anche se fosse la persona più “morale” al mondo. I danni e i problemi causati da un sistema di dominio e sfruttamento non possono essere curati e risolti una volta e per tutte con gli strumenti e i metodi dello stesso sistema all’interno della sua struttura predeterminata. La ricerca scientifica non è mai neutrale. Anche se può essere temporaneamente impiegata per fini benefici (come la cura del cancro), la direzione dei piani del Dominio non può essere cambiata dall’interno. Ovviamente, ogni sistema partecipativo (come la democrazia) non solo ha bisogno di coloro che ricercano, eseguono, obbediscono e sostengono apertamente e proteggono il suo funzionamento, ma anche di chi – sempre all’interno di contesti accettabili – esprime dissenso, lo mette in discussione, lo critica, fa proposte alternative, lo migliora e pertanto allo stesso modo lo sostiene. Quando si guarda al mondo tecnologico da una prospettiva radicale, non dobbiamo scivolare nel ragionamento particolare, perché non si tratta di trovare soluzioni su misura per i nostri problemi personali o per la nostra comodità personale e riguardo all’intero spettro delle possibilità tecnologiche delle quali potremmo godere (o persino sfruttare nella guerra contro il potere) quotidianamente. Credo che la cosa corretta sia di non focalizzarsi sul singolo albero, ma sull’incendio che divora la foresta. Perché in definitiva, per essere liberi e non essere limitati da nulla se non dalle leggi della natura, tutti i laboratori, le fabbriche e le macchine dovranno essere distrutti esattamente come le prigioni…

Ma i tecno-feticisti fanatici della Singolarità, alla… Università, hanno un’altra opinione. La redenzione della natura umana (e non solo) viene portata avanti attraverso il nuovo “deus ex-machina” dei transumanisti: il Dio-uomo Cyborg. Così girano per il mondo indisturbati esibendo la propria mercanzia come soluzione a tutti i problemi del mondo. Per cui, sentiamo parlare di varie inconcepibili “toppe” da mettere sui vari buchi che la civilizzazione ha aperto nei corpi di tutti gli animali e nel corpo della Terra. Dalle interfacce cervello-computer per superare i naturali limiti umani agli “ecosistemi” statali digitali automatizzati come “soluzioni” per il cambiamento climatico, ai “trattamenti” per le malattie provocate dall’esistenza della civiltà industriale, fino all’immortalità. I transumanisti hanno una “soluzione” artificiale o robotica per ogni cosa, come hanno escogitato un’ideologia metafisica assolutista che detta la causalità della trasformazione degli esseri umani in trans-umani e poi in post-umani o il loro declino a sub-umani. In breve, essi affermano che i “difetti” fisici, i processi emotivi e biologici “superflui”, i problemi genetici e riproduttivi e le deficienze cognitive possono e devono essere eliminate attraverso l’intervento e letteralmente l’integrazione della tecnologia nel corpo umano, incluso il cervello. In un simile contesto la naturale procreazione umana diviene obsoleta o persino inutile, dal momento che i nuovi tecno-bambini con un’intelligenza tecnologicamente aumentata saranno in grado di riprodurre e pianificare la propria evoluzione. I figli e le figlie non apparterranno più alle proprie famiglie, comunità o ambienti naturali, ma saranno di proprietà di quelli che possiedono i laboratori in cui verranno costruiti o replicati. Di conseguenza, l’ideologia trans-umanista abbraccia con reverenza religiosa la fusione uomo-macchina. E poiché è noto che alcuni dei più grandi crimini contro l’umanità sono stati perpetrati in nome della religione… sarebbe “superfluo” dilungarsi oltre in questa sede sul trattamento che questi tizi hanno in serbo per il resto degli esseri viventi (sulle orme dell’antropocentrismo, che ormai ha qualche secolo), poiché ho già delineato cosa significhi per la natura umana questo assalto tecnologico. Per tutto questo e per molti altri motivi, le “personalità prominenti” dell’Università della Singolarità, insieme ad altri tecnofili, preparano il terreno – già reso fertile dalla dipendenza tecnologica contemporanea – attraverso queste conferenze nei vari paesi che visitano come un teatrino itinerante della comunità tecno-scientifica. L’aspetto più importante in ogni caso non è la presentazione dei loro piani ma la progettazione del futuro stesso, che anch’essa si svolge durante le loro sessioni! Non si tratta di campagne pubblicitarie e di fiere commerciali, né di “bazar” delle nuove tecnologie. Affatto. L’obiettivo finale di tutto questo, ovviamente, è il dominio e il completo controllo dei dati, delle informazioni, dei materiali, delle funzioni vitali, dei fenomeni naturali, delle riserve alimentari ed energetiche. Ma soprattutto il controllo del pensiero della gente, dell’idea che le persone hanno delle proprie relazioni tra di loro e con la natura, la loro percezione del mondo, poiché la mente è sempre stata il vero bersaglio…

Con tecnologie come quella GPS e RFID, sofisticati software di riconoscimento facciale, di “realtà aumentata”, l’Internet delle Cose (IOT), l’agricoltura di precisione e i sistemi Big Data e di cloud (il Next Internet), già ampiamente in uso e che si stanno diffondendo esponenzialmente, e il cui pieno sviluppo appare imminente, possiamo vedere che la convergenza delle varie tecno-scienze e delle tecnologie esponenziali con quelle appena nominate è molto più pervasivo e minaccioso delle tecnologie “smart” che inondano il mondo tecnologico. Tutto questo va ben oltre un mero upgrade, e si può dire che si tratta di una Dominio completa ristrutturazione dalle sue basi.. Pericolosa sia per gli umani che per l’ambiente naturale. E’ in effetti una “rivoluzione” che è stata definita come la Quarta rivoluzione Industriale ed è già in corso. Il suo elemento chiave è “l’armonizzazione” sia del mondo industriale che digitale. O la fusione della realtà fisica tangibile con la realtà virtuale del cyberspazio e qualunque cosa ne consegua. La costruzione di sistemi cyber-fisici, dove “fisico” è un concetto molto rilevante e fragile. Come risultato, l’organizzazione digitale e il controllo di tutti i sistemi globali – fisici ed artificiali, economici e sociali – in tempo reale da parte dei potenti in carica, possono far presagire soltanto una insormontabile distopia tecnologica… Con la prospettiva del monitoraggio dei pazienti attraverso dispositivi indossabili e sensori informatici da ingerire, i registri delle assicurazioni sociali e casellari giudiziari interconnessi con le banche ed altri enti pubblici o privati, e colloqui di lavoro tenuti da robot artificialmente “intelligenti” a rappresentare solo un assaggio di ciò che verrà. La convergenza di Nanotecnologie, Biotecnologie, Tecnologie dell’Informazione e Scienze Cognitive è la principale scommessa del XXI secolo per le aziende leader nel campo tecnologico – e non solo – a livello mondiale, e in certa misura sta già venendo realizzata. E’ anche il primo gradino della scala che conduce alla visione transumanista. L’ulteriore sviluppo e approfondimento della nanotecnologia, dell’ingegneria genetica e dell’ingegneria inversa, delle neuroscienze, della procreazione artificiale e della robotica, con una interazione diretta con il mondo informatico, plasma la prospettiva di una fusione radicale del cyberspazio con il mondo materiale su scala interplanetaria. Esse finiranno per convertire ogni essere vivente ed ogni ecosistema da organismi viventi e inaccessibili, complessi processi naturali e composti chimici in algoritmi e cifre in codici binari che potranno essere codificati e ridisegnati secondo la volontà di qualunque coglione al potere. Bytes, Atomi, Neuroni e Geni verrà tutto misurato nella bilancia scientifica e gli verrà assegnato un prezzo in base alla sua utilità nel tritacarne della civilizzazione.

Da quanto detto fin’ora, penso si comprenda che il mondo come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi stia subendo una graduale ma profonda trasformazione. Si potrebbe obiettare che la storia umana è piena di eventi, conflitti e cambiamenti che “hanno cambiato il mondo”, ma che la struttura fondamentale del mondo è rimasta la stessa per secoli. Vorrei ribattere ponendo come argomentazione l’ignoranza della maggioranza della popolazione mondiale, compresa la maggior parte di noi, riguardo la struttura dell’ordine tecnologico esistente, il funzionamento delle macchine e le capacità di apparati tecnologici complessi. Ovviamente questo non significa che le persone debbano essere considerate responsabili né che dovrebbero imparare a costruire, sviluppare e far funzionare apparati tecnologici complessi. A differenza del massiccio utilizzo della connessione internet, ad esempio, e dell’informazione che è ampiamente disponibile, noi “persone comuni”, anche se volessimo, non siamo in grado di conoscere il reale potenziale di tecnologie e scienze prima che esse vedano la luce e ricevano un buon grado di pubblicizzazione e che siano acquistabili sul mercato. Ma anche così, le potenzialità offerte attraverso la tecnologia al pubblico sono infinitamente minori del potere delle principali multinazionali del settore, un fatto che rivela, tra le altre cose, l’intrinseca disuguaglianza del sistema tecno-scientifico, dal momento che esso solitamente offre funzioni e capacità banali che le persone hanno sviluppato per millenni attraverso l’utilizzo dei propri sensi e della propria intelligenza. Questi sono applicazioni e strumenti di importanza irrisoria se paragonati allo spettro di potere che le loro tecnologie offrono e forniscono ai padroni del mondo, e sono solitamente del tutto superflui dal momento che per migliaia di anni le persone hanno svolto le stesse funzioni e soddisfatto gli stessi bisogni senza di essi. Il fermento attorno ad un’invenzione tecnologica solitamente stimola illusioni e stupidità piuttosto che i sensi e l’intelligenza. L’illusione, ad esempio, che internet porterà alla liberazione dell’umanità e alla saggezza è completamente crollata. Non mi dilungherò sullo sviluppo di questa idea e sul suo crollo ora, ma gli esempi sono infiniti… E’ sufficiente ricordare gli eventi della Primavera Araba quando internet venne inizialmente utilizzato dagli insorti, ma che poi divenne evidente chi ne detenesse realmente il controllo. Il destino tecnologico è perciò scritto dalle élite che, in costante interazione con i centri di ricerca, le università, le istituzioni statali e le organizzazioni internazionali, dietro un’apparenza “innocua” e “innocente”, stanno pianificando il futuro del mondo. La collaborazione in continua espansione tra industria e ricerca non richiede più recinzioni di filo spinato e postazioni militari, perché prende forma dentro strutture del tutto legittime agli occhi dell’immaginario sociale. Se i database biometrici e del DNA (elementi integrati nella Carta del Cittadino che lo stato greco sta già preparando sotto la direzione dei suoi padroni stranieri come sostituto della carta d’identità) sono i primi mattoni nel mosaico del controllo bio-politico diretto e visibile, allora i sensori, i nano-chip, gli impianti invisibili costituiscono una griglia di dominio e sfruttamento vasta e profonda non solo per gli umani ma per ogni essere vivente. Le telecamere di sorveglianza e i sistemi di monitoraggio delle agenzie di intelligence militare e poliziesca sono “gocce nel oceano” di fronte alla prossima colonizzazione di ogni attività sociale, di ogni processo naturale, di ogni persone, di ogni animale e pianta, dell’acqua, del suolo e dell’atmosfera. Possiamo immaginare un futuro (non troppo distante) dove i confini tra pubblico e privato saranno troppo vaghi o invisibili, perché ogni cosa attorno a noi sarà in diretta connessione con i sistemi digitali del potere. Due rapidi esempi di una tale – semplice (eppure fino ad ora) – massiccia applicazione sono stati sviluppati negli stati dell’Estonia e degli Emirati Arabi Uniti. Ovviamente, la trasformazione precedentemente menzionata non riguarda solo la repressione dei ribelli. La repressione ed il controllo sociale sono semplicemente gli esempi più indicativi dell’essenza del Dominio. Come è noto, chi detiene il potere hanno sempre aspirazioni imperialistiche. La trasformazione del mondo perciò tocca a maggior ragione tutte le aree della vita sociale, anche i più intimi momenti della nostra vita privata, dai nostri pensieri ed emozioni più profondi fino agli aspetti inesplorati del mondo naturale, colpendo prima la vita selvatica e poi gli esclusi, i non istruiti, i deboli, i marginalizzati, fino ad eliminarli o a renderli ingranaggi dell’apparato sociale.

Il problema principale, per noi CHE VOGLIAMO LA LIBERTA’ e vogliamo lottare per essa insieme ad altre persone, è che la maggior parte della gente è favorevole e contribuisce a tale prospettiva quando non è addirittura attivamente coinvolta nel realizzarla. Perciò proveremo l’esperienza senza via d’uscita di una società totalitaria in cui da un lato le possibilità di resistenza e le decisioni di rimanerne fuori diminuiranno costantemente, mentre dall’altro sempre nuove applicazioni tecnologiche saranno rivendicate come un “diritto” e gli sforzi per accedervi e acquisirli saranno definiti “lotta” (come è già il caso della procreazione medicalmente assistita e della gestazione surrogata, che trovano sostenitori tra le tendenze postmoderniste e liberali come gli aderenti alla teoria queer e a quella trans-femminista). Affronteremo condizioni in cui chi non si adeguerà allo sviluppo tecnologico e ai suoi imperativi sarà automaticamente segnalato alle autorità attraverso Internet e i fuorilegge saranno probabilmente rinchiusi automaticamente dentro le loro case o macchine fino all’arresto e inviati ad un campo di concentramento… L’esempio della Cina fa da guida verso questa prospettiva grazie all’applicazione in via sperimentale di programmi di un sistema di crediti sociali basati sui depositi bancari, lo shopping nei supermercati, l’attività sui social media, il comportamento stradale ecc., ed ha sviluppato il più vasto sistema di controllo panoptico con innumerevoli telecamere e droni di sorveglianza (anche a forma di uccelli) direttamente collegati alla polizia e funzionanti attraverso le tecnologie di riconoscimento facciale; che è l’intelligenza artificiale per il riconoscimento facciale. La Cina è stata accusata di rapimento da parte dei Musulmani Turchi, mentre dà maniacalmente la caccia ai dissidenti politici e alle loro famiglie, costituendo una rete di moderno “McCarthysmo”. Inoltre, essa amplia i propri esperimenti tecnologici attraverso la “cinesizzazione” del continente africano e utilizzando volti Nigeriani per affinare le tecnologie di machine-learning che sviluppa, per esempio, il colosso Alibaba e non solo. A proposito, è notevole che in questo momento, se non mi sbaglio, i maggiori investimenti nel mondo vengano fatti nel campo dell’Intelligenza Artificiale, creando un clima da Guerra Fredda tra Cina e USA (con alcuni ovvi esempi a dare l’allarme già dato dalla disputa per il controllo più che per il commercio dei nuovi network di telecomunicazioni 5G, che rappresentano la base per lo sviluppo delle “smart cities”) e ricordandoci di una guerra che probabilmente non si è mai conclusa e con conseguenze imprevedibili, proporzionale allo sviluppo e all’uso delle armi atomiche… Nel nostro continente, la Finlandia è all’avanguardia della sua crescita, avendo già sviluppato una strategia nazionale per l’intelligenza artificiale, pretendendo titoli e sovvenzioni dalla Commissione Europea, avvantaggiandosi della propria presidenza del Consiglio dell’Unione Europea dal primo luglio, per i mega progetti che sviluppa. Essa ha investito nella cooperazione con l’Estonia e la Svezia per diventare il primo “laboratorio” europeo per le applicazioni dell’intelligenza artificiale. Il direttore generale del Ministero dell’Economia ha dichiarato che la IA rappresenta la punta di diamante per lo sviluppo di una serie di applicazioni digitali, ovvero la governance digitale. Dirò soltanto che la compagnia finlandese Nokia ha detto che essa addestrerà tutti i propri impiegati nel campo della IA.

Ma quando parlo di totalitarismo tecno-scientifico non intendo che le macchine governeranno le persone, ma che chi avrà il controllo di tali macchine avrà un’autorità totalitaria talmente potente e diffusa che rovesciarli sarà impossibile, dal momento che né la conoscenza, né la libertà d’agire saranno disponibili per gli aspiranti ribelli per fermarli. Come già notato,lo spodestamento del Principe-Umano avverrà attraverso un nuovo “deus ex-machina”, l’uomo-divinità meccanico, o Cyborg, ma totalmente allineato e compatibile con i desideri dei potenti e con i bisogni dell’economia del libero mercato. La “libera” scelta degli interventi e delle modificazioni tecnologici di corpo e natura sarà data e predeterminata quanto la scelta di votare un partito politico piuttosto che un altro nelle elezioni democratiche. In conclusione, delegare le nostre vite ai giganti e ai padroni della tecnologia (dal momento che l’economia sta muovendosi sempre più rapidamente verso la completa assimilazione della tecnologia, se quest’ultima non ha già integrato la prima) significherà delegare la libertà e il benessere di tutta la biosfera alle macchine, per cui sarebbe saggio ricordare ciò che i Luddisti fecero a loro tempo, tranne per il fatto che la nostra stessa sopravvivenza e quella dell’intero pianeta sono ora letteralmente minacciate. Ecco perché dobbiamo capire cosa siamo disposti e in grado di fare e come combatteremo. Ecco perché l’importanza di questo incontro internazionale è enorme e spero che abbia le migliori prospettive in modo che con calma e responsabilità, senza arroganza e nello spirito della cooperazione e del rispetto di tutti i compagni, vediamo come possiamo elaborare congiuntamente piani per la distruzione di questa mostruosità autoritaria che è la moderna civilizzazione.

Infine, vorrei citare rapidamente e soltanto a titolo informativo quattro eventi che hanno catturato la mia attenzione e che voglio condividere perché mi hanno fatto sentire troppo turbato tanto quanto preoccuperanno voi se già non ne foste al corrente. Nonostante io in questa occasione non devo contribuire con analisi o critiche approfondite, vorrei portare la vostra attenzione sulla manipolazione genetica di bambine avvenuta in Cina, il trapianto robotico di utero in Svezia, la procreazione artificiale con trasferimento del fuso materno in Grecia e la creazione di un cuore umano per mezzo di una stampante tridimensionale utilizzando cellule umane recentemente in Israele.

Sono sicuro che alcuni di voi saranno sconvolti da tutto questo, ma credetemi, posso capire come vi sentiate e posso immaginare l’atmosfera soffocante che si sarà creata quando verranno affrontati certi argomenti e l’indignazione e l’angoscia per la direzione di questo mondo…

Vi auguro buona fortuna nelle vostre discussioni e una buona lotta!

Dinos


* Quest’anno i vertici SingularityU, tra gli altri paesi, si terranno di nuovo l’8-9 ottobre a Milano e l’11-12 novembre nella sala concerti di Atene

 

pdf: Contributo Dinos

Contribution to the international meeting against the techno-sciences, Dino Giagtzoglou

Contribution to the international meeting against the techno-sciences (Italy – July 2019) by anarchist Dino Giagtzoglou, prisoner of the Greek state

Comrades

I start this letter with a certainty. I am sure that our life experiences are very different as well as the starting points of the struggle of each and every one. I also think that with many of you we have different ideological origins and disagreements or contrasts on individual issues. But I firmly believe that the will to resist the plans of Domination, stemming from the awareness of the fundamental social alienation that alienates us from ourselves and nature as a whole, and the revolutionary passion for the destruction of the mega-machine of Power unite us in a common vision of a world free from the shackles of civilization. By going through a variety of analyzes, striding kilometer distances and eliminating in practice the language obstacles, since we recognize that there is the community of struggle for total liberation, we can really keep the flame of the revolt lit and the wager of the social revolution open. I therefore send a warm greeting to the Resistenze Al Nanomondo collective and to all the participants in the international meeting against the techno-sciences, expressing in advance my eagerness to fill the gaps in knowledge, that my absence will undoubtedly cause, by studying your reflections, your conclusions and everything you can get me through the actions and collaborations that will come from your fermentations in Italy.

But let’s take things in turn. For 21 months now, I have been pre-trial detained in the Greek prisons because I made the decision, like many fighters around the world, to realize my ideas by taking a battle position in the social war and fighting against power, here and now. So I am in prison because I put my ideas into practice beyond the limits of the law and certainly not by accident.

With the firm conviction that the revolution will either be lawless or it will be nothing, I wanted to give a concrete example – in the first person and in the present tense – of what revolutionary solidarity could mean, beyond the dipoles of innocence and guilt, of legality and illegality, by providing shelter to a persecuted comrade. That is why I am buried in tons of cement and iron, risking to be condemned for the “terrorist” attacks with booby-trapped letter envelopes on EU officials, executives of economic organizations and credit rating agencies sent in the spring of 2017, with which I have denied my correlation since my arrest, but the odds of my conviction for them remain high. Of course no one was found in prison simply because one decided to fight against oppression and exploitation. My current status is the actual proof that I made mistakes. Mistakes in some decisions I made in relation both to myself and to other individuals with whom I misguidedly felt we have been sharing a common struggle. Mistakes that cost dozens of years of imprisonment, mistakes that may be unforgivable, but certainly neither them nor prison itself can cancel my permanent determination for struggle, struggle, struggle… under any circumstances. So I can only breathe through the endeavors of the comrades who are outside the walls and continue the struggle. I want to support such efforts because through them I am inspiring and essentially exist, I live for them! And so I see these three days too.

But is it just that? Is it just a meeting of individuals and groups struggling? In my opinion, certainly not. Having studied only a small part of the work of some of the speakers today, I know that they are comrades who have gone the extra mile in analyzes and critiques of the modern technological paradigm and not only… But I want to emphasize the up-to-date anti-technological critique developed by the comrades, alongside individual struggles and respected analyzes of other themes, not only because it falls within the topic of today’s meeting but also because I think it is something that is too absent from our broader milieus of struggle. Unfortunately, critique of technology (and I am talking about complex and high technology), which is never neutral, but it is the tangible expression of the scientifically structured power, is very disproportionate to the conditions it forms at environmental, social, political and economic level. And if what I say looks like a more general criticism of the radical-revolutionary front then it is definitely a criticism that also targets me personally. I think that in this area, not to get away from the topic by entering other fields, our analyzes (and “our” refers to a more general context and certainly not to the speakers of the event) are extremely behind, and consequently the current struggle against Domination is both ineffective and in the wrong direction. The above conclusions are briefly documented, but I gradually realize the various manifestations of this problem that we can clearly see around us, at least in these lands. In Greece, the comrades (anarchist or not) who have studied modern technologies and the ways they affect humans and life as a whole are just a few. In the last few years, with a delay but in a hurry, I watch with great concern and awe the technological developments, trying to develop a critical analysis of the current state of the civilized world of Power and its various intertwined structures, systems, institutions and mechanisms, by seeking and studying thoughts of companions who thoughtfully shed light on this ubiquitous dimension of domination, either their analytical tools are derived from the class struggle perspective, radical ecology or the anti-civilization anarchist views.

A very recent event that made me very nervous was on 19-20 November 2018, just two months after Thessaloniki International Fair with the USA being the honored country and the contracting of a memorandum of understanding between Microsoft and the largest public university institution in Greece, AUTH, when one of the summits of the Singularity University was held at the Athens Concert Hall next to the US Embassy, for the first time in this country. One day later, the 20th InfoCom World conference, which is an institution for Telecommunications, IT & Media in Southern East Europe, took place in the same venue. This is the annual meeting of digital market executives in order to implement the Digital Transformation in the GIGAbit era and its central theme was the development of 5G networks. Also this year, from 10th to 12th of January 2019, the 2nd Symposium of Assisted Procreation “New Horizons in IVF” took place again at the Concert Hall, focusing on the latest developments in assisted procreation with the participation of scientists from all over the world and themes such as in-vitro activation of ovarian tissue, creation of the first human egg in the laboratory, therapeutic modification of genes in vitro, and news from the wider use of «Spindle Transfer» in clinical application. At this conference, through a videoconference on the role of mitochondria in procreation, which was broadcast live online, by the American Society for Reproductive Medicine to 7,000 scientists from 100 countries, the first pregnancy using the method of maternal spindle transfer to a Greek woman was announced.

Here I want to talk about the first event. Both days of the Singularity Summit* were live-streaming broadcast to many public universities in Athens and the Greek province as well as to the collaborating with SingularityU and on the face of it “neutral” national research centre Demokritos, where a few days ago in early July in co-operation with the Singularity’s faculty the Singularity Youth Summer School was organized for the second time to introduce young people to artificial intelligence and biotechnology. The magnitude of the Singularity Summit, regardless of where it takes place each time, in accordance with other international industrial, business and research ventures (e.g. Human Genome Project and Human Brain Project and certainly IBM’s Smart Planet vision), in my opinion, is similar to that of NATO conferences and the summits of relevant international organizations for the military-industrial complex, as it is a powerful symbol of the global domination of transnational techno-scientific lobbies. I point out the multinational character of this organization despite the on paper American “aegis” because, contrary to the outdated anti-imperialist view of one and absolute Empire, I have come to deem a worldwide ruthless struggle against the representatives and the structures of the armed wing of modern civilization, which is the techno-science of Domination, to be the only pertinent and consistent “anti-imperialism”.

The Singularity, in this case, is just a figure of speech, a metaphor, perhaps a marketing technique, without this reducing the importance of the singular crime that is happening at all. As you may already know, it is a concept derived from Physics, of course detached and drained from its true meaning and content, so as to fit into the techno-scientific propaganda of the time it was born. Originally responsible for this plagiarism (because this is what it is about) is the polymath mathematician and computer scientist John von Neumann (with a significant contribution, inter alia, to thermonuclear reactions and the construction of a hydrogen bomb suitable for intercontinental ballistic missiles), who spoke first about singularity because of technological progress, following the working hypothesis of mathematician Irving John Good about the “super-intelligent machine,” that is, the point in earthly space-time when Artificial Intelligence will reach a higher level of transcendence of the most advanced human intelligence, after which no prediction for the future of humanity will no longer have any sense. Later, technological singularity became popular by the also mathematician Vernor Vinge, while other futurists such as the futuristic transhumanists Ray Kurzweil and Peter Diamandis, founders and decision makers of the University of the… Singularity, also embraced this techno-maniac theory. However, the real crime is not the expropriation of a concept widespread in good part amongst the scientific community. Artificial singularity has absolutely nothing to do with the essential uniqueness, distinctness, diversity and the limitless and unexplored wealth of the natural world… And how could it? The University, which is a Silicon Valley think tank and is headquartered in a NASA-owned site, collaborates with the DARPA of US Department of Defense, MIT and the world’s leading technology behemoths, and its main sponsor is Google, could be nothing but a bloodsucking organization that purposefully accumulates profit and power, through the façade of scientific leading experts, until the small “armies” it trains colonize the whole biosphere. Of course, as in every individual technological innovation, here too the pretexts are in abundance (like the title of Peter Diamandis book). Pretexts and disguises of the most abominable plans of tomorrow, a figment of the morbid imagination of the most awful mechanistic and reductionist perceptions of today, while tracing their authoritarian genealogy, we find their cultural origins in the Inquisition and the Witch-Hunt of the Middle Ages. This is because, among others, also the “movement” of transhumanists and techno-scientists apply and aspire to expand similar interrogation practices of torturing experimentation on the whole biosphere in order to completely objectify, quantify, standardize, instrumentalize, automatize, homogenize and domesticate wildlife and nature, with an uncanny ideology as a bootstrap that attempts to propagate through these summits each year in various countries across the globe. Unfortunately, however, it is not about some “mad scientists” or “science fiction”. The Singularity undertakes to nurture the best researchers and prepare world leaders to implement plans to address the so-called “great challenges of humanity”. Thus technology takes on the role of “the saviour of humankind”. Who cares if for all human suffering, environmental pollution, ecological crisis the capitalist, technological and industrial society is to blame? After all, history teaches us over time that more technology does not come with a happier or more free world…

Many times the most on paper innocent, insignificant and harmless research programs and experiments have historically led to the most heinous atrocities with devastating effects on human and the planet. Exactly the same technological developments that are presented through supposedly beneficial and entrancing applications in civil society are used for military purposes. The research itself begins for military purposes and ends up in our home in the form of an “innocuous” microwave oven or an internet connection (see ARPANET). For example, scientists who discovered nuclear power in their time were considered upright researchers (one was actually against the Third Reich and the persecution of Jews) and their subject matter studied in their exclusive (and isolated from the rest) field of interest a neutral research work, with the well-known to everyone now results of the atomic bomb. And the examples of interconnecting military and civil applications from the same techno-scientific research are not over. So let us wonder how we can consider one research to be good, while another bad, when a small and seemingly irrelevant piece of it can be used and is used as a complement to the puzzles of a more general development, the plan of which is always determined by the powerful. Obviously, not all researches are of the same significance and the same consequence, this is an easy finding. However, it is not necessarily those just carrying out research and projects specifically on nanotechnology or genetic engineering, for example, that one’s work can be utilized for harmful purposes (which are definitely presented as a public service as well as the “benevolent” institutions of the banking groups). Fortunately, some comrades reject easy inferences and convenient analyzes and avoid bringing reality to their political alignment because, unfortunately, reality is relentless. A researcher – always – operates within the dominant techno-scientific paradigm. She cannot escape this even if she is the most “moral” person across the world. The ills and problems caused by a system of domination and exploitation are impossible to be cured and solved once and for all with the tools and methods of the same system in its predetermined frameworks. Scientific research is never neutral. Even if it can be temporarily used for beneficial purposes (see cancer treatment), the direction of the plans of Domination cannot be changed from within. Of course, every participatory system (such as democracy) does not only need those who research, execute, obey and blatantly support and protect its operation, but also those who – always within acceptable contexts – disagree, question it, criticize it, counterpropose, improve it and therefore equally support it. When looking at the technological world from a radical point of view, we should not slip into the case-based reasoning, because this is not a question of custom solutions to our personal problem or our personal comfort and the full range of technological possibilities that we may enjoy (or even use in the war against power) on a daily basis. I think the right thing is not to focus on a single tree, but on the burning forest. Because, at the end of the day, to be free and not to be limited by anything but the laws of nature, all laboratories, factories and machines should be destroyed just like prisons…

But the techno-fetishist fanatics of the Singularity, at the… University, have another opinion. The atonement of human (and not only) nature is undertaken by the new “deus ex machina” of the transhumanists: the “god-man” Cyborg. So, they wander around the globe undisturbed and trot out their merchandise as solutions to all the problems of the world. So, we hear about various inconceivable “patches” on the multiform holes that human civilization has opened in the bodies of all animals and the body of Earth. From brain-computer interfaces to overcome human natural limits and digital automated governmental “ecosystems” to “solutions” to climate change, “treatments” for diseases caused by the existence of industrial civilization, or even “immortality”. Transhumanists have an artificial or robotic “solution” for everything, as they have contrived to create a metaphysical absolutist ideology that dictates the causality of transformation of human beings into trans-humans and then to post-humans or their decline to subhumans. In short, they claim that physical “flaws”, “unnecessary” emotional and biological processes, genetic and procreative frailties, mental deficiencies can and should be eliminated through the intervention and the literal integration of technology into the human body, including the brain. In this context, natural human procreation will become obsolete, or even useless, as the new techno-children with advanced technological intelligence will be able to reproduce and plan their own evolution. Sons and daughters will no longer belong to families, communities or natural environments, but will be property of those who own the laboratories in which they were either built or replicated. Consequently, the transhumanist ideology embraces the human-machine fusion with religious reverence. And as it is known some of the greatest crimes against humanity have been committed in the name of religion… It would be “unnecessary” to refer here further to the treatment these guys hold in store for the rest of the living beings (in the footsteps of the anthropocentrism established for centuries now), since I have already outlined what this technological onset marks for human nature. For all this and many other things, the “prominent personalities” of Singularity University, among other technophiles, cultivate the ground – already fertile due to contemporary technological addictions – through these conferences in the various countries they visit as a touring theatre of the techno-scientific community. Most important, however, is not the presentation of their plans, but the design of the future itself, which in their sessions takes place too! It is not about advertising campaigns and trade fairs, nor about “bazaars” of new technologies. No, not at all. The ultimate goal of all this, of course, is the dominance and absolute control of data, information, materials, vital functions, natural phenomena, food reserves and energy resources. But above all the control of the way people think, the image they have about the relations between them and with nature, their perception of the world itself, since what has always been the real target is the mind…

With already applied and widespread GPS and RFID technologies, sophisticated facial recognition software, “augmented reality”, the Internet of Things (IOT) applications, precision agriculture and cloud computing and Big Data systems (the Next Internet in two words), diffusing exponentially and their full development being imminent, we can see that the convergence of the various techno-sciences and exponential technologies in combination with the above is far more pervasive and threatening than the – known to everyone – “smart” technologies that flood the technological world. It goes far beyond a mere upgrade, and we would say that this is a fundamental restructuring of Domination as a whole. Threatening both for humans and for the natural environment. It is indeed a “revolution”, which has been defined as the 4th industrial revolution and is already under way. Its key element is the “harmonization” of both the industrial and the digital world. Or, the merging of tangible physical reality with the virtual reality of cyberspace and whatever follows on from this. The building of cyber-physical systems, with “physical” being a very relevant and vulnerable concept. As a result, the digital organization and control of all the global systems – physical and artificial, business and societal – in real time, by the powerful who hold the power, can foreshadow only an insurmountable technological dystopia… With the prospects of monitoring patients via digestible computer sensors and wearables, interconnected social insurance registers and criminal records with banks and other public and private entities, and interviews of work applicants by artificially “intelligent” robots being only a foretaste of what will follow. The convergence of Nanotechnology, Biotechnology, Information Technology and Cognitive Sciences is the no. 1 wager of the 21st century for leading technology companies – and not only – world-wide, and is already happening to a certain extent. It is also the first step on the ladder of the transhumanist vision. The further development and deepening of nanotechnology, genetic engineering and reverse engineering, neurosciences, artificial procreation, and robotics, in direct interaction with the computer world, shape the prospect of a radical mesh of the cyberspace with the material world on an interplanetary scale. They eventually convert all living beings and ecosystems from living and inaccessible organisms, complex natural processes and chemical compounds into algorithms, and digits into binary codes that can be encoded and redesigned at will by any fucker who holds the power. Bytes, Atoms, Neurons, and Genes all come into the scientific scales and are priced according to their utility in the meat grinder of civilization.

From all of the above, I think it can be understood that the world, as we know it so far, undergoes a gradual but profound transformation. One could object here that human history is full of “world-changing” incidents, conflicts and rearrangements, but the basic structure of the world remains the same for centuries. I would disagree, starting by posing the argument of the ignorance of the majority of the world’s human population, including most of us, about the structure of the existing technological order, the functioning of the machines and the capabilities of complex technological apparatuses. Of course, this does not mean that people are to blame or that they should learn how to construct, develop and run complex technological apparatuses. Unlike the massive internet connection’s use, for example, and the information that is widely available, we, “ordinary people”, even if we wanted to, are not able to know the real potential of technology and science before they come to light and get a fair extent of publicity as well as they become available in the retail market. But even so, the potentialities offered through technology to the general public are infinitely less than the power of the major multinational companies in the field, a fact that reveals, among other things, the inherent inequality of the techno-scientific system, since it usually offers trivial and banal functions and capabilities that people have developed for millennia through the basic physical capacity of senses and mental perception. These are applications and tools of piddling importance in comparison with the range of power that their technologies hold and provide to the bosses of the world and usually totally superfluous since for thousands of years people have served the same needs and functions without them. The buzz around a technological invention usually stimulates illusions and stupidity rather than true senses and intelligence. The illusion, for example, that the internet would lead to the liberation of humanity and wisdom, has completely collapsed. I am not going to enlarge upon the development of this idea and its collapse now, but the examples are countless… It is enough to remember the events of the Arab Spring where the internet was initially used by the insurgents, but then it became apparent in a deafening way who really keeps it in their grip. Technological fate is thus written by the elites who, in constant interaction and collaboration with research centers, universities, state institutions and international organizations, on the face of it, “innocent” and “innocuous”, are planning the future of the world. The ever-expanding conjunction between industry and research no longer requires barbed wire fences and military outposts, since it takes its form in facilities fully legit in the social imaginary. If DNA and biometric data banks (embedded elements in the upcoming Citizen’s Card, which is already being prepared by the Greek state under the direction of its foreign patrons to replace the identity card) are the first tiles in the mosaic of the direct and visible bio-political control, then sensors, nano-chips, invisible implants make up an inconceivably deep and vast grid of domination and exploitation not only for humans but also for every living being.

CCTV cameras and the military, police and intelligence agencies’ monitoring systems are “drops in the ocean” in the face of the impending colonization of every social activity, every natural process, every person, every object, animals, plants, waters, the soil and the atmosphere. We can imagine a future (not too distant) where the boundaries between public and private will be from too vague to invisible, since everything around us will be in live and direct connection with digital systems of power. Two quick examples of such – simple (and yet so far) – massive applications have been developed in the states of Estonia and the United Arab Emirates. Of course, the aforementioned transformation does not only concern the repression of the defiant. Repression and social control are just the most indicative examples that concentrate the essence of Domination. As it is known, those who hold power have always had imperialistic aspirations. The transformation of the world therefore affects and will affect even more all the areas of social life, even the most intimate moments of private life, from our most innermost thoughts and emotions up to the unexplored aspects of the whole natural world, first striking the wildlife and then the excluded, the unskilled, the weakened, the marginalized, until they eliminate them or make them gears in the social apparatus.

The major problem for us, WHO WANT FREEDOM and we want to fight for it along with other people, is that most people prepare and are keen on such a perspective if they are not actively involved in the work to achieve it. Thus, we will experience the dead ends of a totalitarian society, in which, on the one hand the possibilities of resistance and the opt-outs will be continually diminishing, and on the other, new technological applications will be claimed as a “right” and the effort to access and acquire them will be baptized “struggle” (as is already the case with medically assisted procreation and surrogate gestation who find supporters among postmodern and liberal tendencies such as queer theory and trans-feminism adherents). We will face conditions where outsiders who do not conform to technological developments and imperatives will be automatically flagged to the authorities via the Internet and the outlaws will probably be automatically locked-up inside their home or car until they get arrested and sent to a concentration camp… China’s example now holds the lead in this perspective through the pilot implementation of a social credit system’s programs for bank deposits, supermarket shopping, social media activity, road behavior etc., and has developed the largest panoptic control networks with countless both steady CCTV cameras and camera drones (even in the form of birds) that are directly connected to the police and operate with facial recognition technologies, i.e. artificial intelligence of person identification. China is accused of kidnapping Turkish Muslims, while maniacally chasing political dissidents and their families and thus setting up a grid of modern “McCarthyism”. Besides, it extends its technological experiments through the “sinicization” of the African continent and using Nigerian faces to refine the machine learning technologies that develops, say, the giant company Alibaba and not only. By the way, it is remarkable that at this time, if I’m not mistaken, the world’s largest investments are made in the field of Artificial Intelligence, creating a Cold War climate between China and the USA (with some obvious samples sounding the alarm already given by the dispute of corresponding tension more for control than for the trade of the new 5G telecommunication networks, which is the basis for the development of “smart cities”) and reminding of a war that probably never ended with unpredictable consequences, proportional to the development and use of nuclear weapons… In our continent, Finland is at the cutting edge of its growth, having already developed a national strategy for artificial intelligence, claiming titles and grants from the European Commission, taking also advantage of the presidency of the Council of the European Union since 1st July, for the mega-project it develops. It has invested in working with Estonia and Sweden to become Europe’s first “laboratory” for artificial intelligence applications. The director general of the Ministry of Economy said that AI is the flagship for the development of a series of digitalization applications, namely digital governance. I only mention that the Finnish company Nokia said it will train its entire workforce in AI.

But when I talk about techno-scientific totalitarianism I do not mean that the machines will rule people but that the ones who control these machines will have a totalitarian authority so powerful and diffused that their overthrow will be impossible, since neither the knowledge, nor the agency will be available for the aspiring rebels to stop it. As noted above, the unhorsing of the Prince-Human is made by a new “deus ex machina”, the mechanical “god-man” or Cyborg, but in full alignment and compatibility with the desires of the rulers and the needs of the free market economy. The “free” choice of technological interventions and modifications in body and nature will be as given and predetermined as the choice of voting for one or the other political parties in democratic elections. In conclusion, the delegation of our lives to technological giants and bosses (since the economy is moving fast towards the full assimilation of technology if the latter has not already integrated the first) will mean the delegation of freedom and welfare of all biosphere to the machines for which it would be wise to remember what the Luddites did in their age, except that the survival and existence of our own and the entire planet is now literally threatened. That is why we need to see what we are willing and able to do and how we will fight. That is why the importance of the three-day international meeting is tremendous and I hope it has the best prospects so that with calmness and accountability, without arrogance and in the spirit of cooperation and respect of all comrades, we see how we can jointly devise plans for the destruction of this authoritarian monstrosity that is the modern civilization.

For the end, I would like to quote briefly and just informatively four events that caught my attention and I want to share with you because they made me feel too troubled as they will certainly make you too in case you do not already know them. Although I do not have to contribute some in-depth analysis and criticism at this time and with all due respect, I bring to your attention up for consideration the genetic modification of children in China, the robotic womb transplantation in Sweden, the artificial procreation with maternal spindle transfer in Greece and the three-dimensional bio-printing of human heart that recently happened in Israel.

I’m sure some of you have already gone crazy with all that, but believe me, I can understand how you feel and imagine the stifling atmosphere in the place when such conversations are opened with real indignation and anguish about where this world is heading to…

I wish you good luck in your discussions and a good fight!

 

Dinos

* This year the SingularityU Summits, among other countries, are going to be held again on 8-9 October in Milan and on 11-12 November at the Athens Concert Hall.

pdf: Eng

CHIAMATA PER LA SETTIMANA CONTRO IL CAMBIAMENTO CLIMATICO E TUTTE LE NOCIVITA’ DAL 20-27 SETTEMBRE

CONVOCATORIA SEMANA DE LUCHA
CONTRA EL CAMBIO CLIMÁTICO
Y TODA NOCIVIDAD

DEL 20 AL 27 DE SEPTIEMBRE

Contra Toda Nocividad, contratodanocividad.espivblogs.net

Diversas instituciones, grupos ecologistas, organizaciones sindicales, grupos estudiantiles, reunidos bajo el nombre de «Frifays for Future» han convocado la llamada «Semana por el clima» del 20 al 27 de septiembre. Básicamente esta semana consiste en manifestaciones programadas y alienantes en las que pedir al Estado y otras instituciones (ONU, G7…) que pongan remedio o tomen medidas ante el desastre que están causando. En su discurso simplista, recuperador y dirigista en ningún momento critican la causa de la devastación en curso: el capitalismo tecno industrial y su organización técnica del mundo. Son aquellos que critican el cambio climático sin criticar a quienes lo producen: tienen un cadáver en la boca, aquellos que defienden el mito del progreso, del desarrollo sostenible y de una vida «cómoda» a cambio de la esclavitud y de mercantilizar todo aspecto de nuestra vida, una vida vendida a la dominación tecnológica. Son aquellos que han comprado en el supermercado de la rebelión el nuevo producto de moda: el cambio climático. ¿Fridays for Future? Hoy más que nunca el futuro no existe, vivimos en un eterno presente y cuaquier vestigio del pasado ha sido borrado. Las prótesis tecnológicas que nos rodean y colonizan nos hacen vivir en un sonambulismo continuo, donde la catástrofe no está por venir como se empeñan en advertirnos con su venda en los ojos, la catástrofe es aquí y ahora, la catástrofe es el capitalismo tecno industrial, la catástrofe es esta vida alienante dirigida por los algoritmos de nuestros «asistentes virtuales», la catástrofe es un mundo ya devastado por la industria.

El cambio climático, más bien deberíamos hablar de modificación climática, es una más de las miles de consecuencias nocivas de la revolución industrial (la única revolución que iniciada hace dos siglos ha llegado a todos los puntos del planeta y colonizado y mercantilizado todo lo vivo) el cambio climático es indisociable del sistema tecno industrial: deforestación, acidificación de los océanos, desertización, extinción de miles de especies animales y vegetales, miles de productos químico-tóxicos que condenan nuestra existencia, contaminación de tierra, aire y agua son sólo algunas de todas las nocividades, de todas
las consecuencias de este sistema. Creemos entonces que hablar sólo de cambio climático sin criticar el sistema tecno industrial es caer en un reduccionismo, es no ir a la raíz del problema.

El cambio climático y todas las nocividades son las consecuencias del proyecto de la tecnocracia que gestiona y admisnistra nuestras vidas. Un proyecto que consiste en colonizar, domimar y mercantilizar todo lo vivo. Una vez colonizada y dominada la naturaleza el objetivo son los seres humanos, un proyecto basado en la convergencia de las tecnologías conocidas como NBIC (nanotecnologías, biotecnologías, tecnologías de la información, ciencias cognitivas) a las que podríamos añadir robótica e inteligencia artificial, su codicia y avaricia no tiene fin. Si se mercantiliza todo hasta nuestras actividades más cotidianas los beneficios no parán de aumentar. Convertir el mundo y todo lo que habita en ello en una máquina programada donde nada escapa a su control: mundo-máquina, humano-máquina. Lo que nos lleva a una visión mecanicista del mundo, de nosotros mismos y de todo lo que nos rodea.

El sistema tecno industrial necesita grandes cantidades de energía para poder funcionar, cientos de programas de investigación con inversiones multimillonarias están dedicados a encontrar nuevas fuentes de energía. Esta necesidad de energía para que el mundo funcione tiene como consecuencia la devastación del territorio y la aniquilación de millones de animales humanos y no humanos. La energía industrial mueve el mundo, es necesaria para la producción y distribución de todos esos objetos innecesarios que encontramos a nuestro alrededor, es la economía y es la guerra. El sistema ha comprendido y ha visto como un gran negocio que sólo las energias «renovables» y «limpias» permitirán su
expansión y supervivencia, el nuevo proyecto de la tecnocracia es «renovable» y «sostenible», es ecológico. Este nuevo proyecto se extiende igualmente por todo el territorio desde los desiertos industriales de paneles solares y campos eólicos (causantes también del cambio climatico, devastación del territorio, enfermedades, etc.) hasta las eco-ciudades (no-lugares donde todo está controlado, optimizado y automatizado, igualmente productoras de cientos de nocividades y de una vida alienante). Así, defender la energía verde es defender el proyecto que nos dirige a gran velocidad a ritmo del progeso hacia el abismo, es defender el proyecto de quienes están creando un mundo totalitario, es defender el proyecto de aquellos que gestionan y administran nuestras robotizadas vidas.

Por ello hacemos un llamamiento a una semana de lucha contra el cambio climático y toda nocividad del 20 al 27 de septiembre desde una perspectiva anarquista, que desborde los límites impuestos por la socialdemocracia. Una semana más, en la que mediante la acción directa en cualquiera de sus formas los diferentes individuos y grupos se enfrenten al sistema tecno industrial. La semana del 20 al 27 de septiembre es sólo una meta para el ecologismo liberal y estatista, pero para aquellos que aspiramos a la eliminación del estado, del capitalismo, el patriarcado y el sistema tecnoindustrial es una oportunidad para desbordar los estrechos márgenes de la domesticación e iniciar una vía autónoma, anticapitalista y anarquista contra la nocividad tecnoindustrial.

Ni el estado, ni la tecno ciencia nos salvarán.
La lucha es el único camino.

AMENAZADOS POR UNA CRISIS CLIMATICA PROVOCADA POR EL CAPITALISMO.

Una vez el alud de datos y estudios hace irrebatible la realidad del cambio climático y que el entramado corporativo-capitalista se vea forzado a aceptarlo, ahora toca sacar provecho y convertir en una mercancía banal la acción en contra, en mercancía comercial y política para continuar extendiendo la dominación.

El desastre climático y sus impactos sobre la salud, la economía y los ecosistemas se ha convertido en instrumentos para profundizar y extender a todos los niveles de la vida (no solo la vida humana) del planeta. La angustia y la culpa se extienden y sirven a los intereses del sistema.

El sistema tecnoindustrial capitalista ha convertido la tierra en un infierno para millones de personas oprimidas, para miles de especies no humanas, animales y vegetales, y para los ecosistemas.

El resultado de la dominación climática y su mercantilización suponen el empobrecimiento y la alienación de la mayoría del mundo vivo, la destrucción de la biodiversidad y de miles de vidas humanas.

Toda esta mercantilización gira alrededor de una responsabilidad “compartida por todos, compartida como consumidores, y compartida por permitir que los políticos del estado, de la comunidad y del municipio lleven a cabo políticas devastadoras y efectúen simulacros, como las declaraciones de emergencia climática. Nunca se identifican los verdaderos responsables reales: los sistemas capitalistas, el estatal y tecnoindustrial que son los causantes finales del cambio climático.

CUALES SON LAS FUENTES DE GASES DE EFECTO INVERNADERO? Y QUIENES SON LOS EMISORES?.

No se suele destacar que el 79% de los gases de efecto invernadero provienen directamente del sistema tecnoindustrial (la generación de energía, el transporte, la industria y la agricultura industrial) y sólo el 11,5% de los sectorrs residencial y comercial (IPPC 2015), otros estudios atribuyen a la ganadería el 14,5 (FAO 2013), la producción y distribución de alimentos seria del 25%, como podemos ver los valores de emisiones varían mucho según la fuente. Queda claro, sin embargo, que el sistema tecnoindustrial genera por encima del 80% de las emisiones.

Los medios de comunicación desvían la atención, escoden las responsabilidades del sistema y desvían las culpas sobre la población en general, los que emiten este pequeño 6%, los pobres que viven en pisos mal aislados, los trabajadores que se desplazan a polígonos lejanos sin transporte público, los desfavorecidos que consumen alimentos industriales superprocesados y que no compran en la eco-tienda, por barreras económicas, culturales y sociales.

Hay otras muchas estrategias tramposas para culpabilizar a la gente, y para convertir esta culpa en mercancía, por ejemplo en el uso de plásticos, la mayor parte del plástico (el propileno y el polietileno,) proceden del petróleo, el 90% del plástico producido va directamente a usos industriales. Poco más del 10% se convierte en productos de consumo general, pero nos cuentan que la culpa de todo es de las pajitas de plástico y de las compresas, no nos hablan de las piezas de máquinas y aparatos, de los recubrimientos o de los embalajes industriales… o de tantos usos necesarios para perpetuar el sistema.

El cambio global tendrá efectos directos y graves, cada vez más extendidos, y los más desfavorecidos serán los que padecerán las consecuencias, los pobres, los habitantes de los países colonizados, las mujeres, las niñas, los niños…

Ante esto los bomberos profesionales de los conflictos, los recuperadores de revueltas, los domesticadores de salvajismos se están anticipando a las posibles reacciones que se producirán cuando sintamos los efectos de esta crisis provocada.

EL ACAPARAMIENTO CAPITALSITA DE LOS RECURSOS AGRABA LOS EFECTOS DEL CAMBIO CLIMÁTICO.

Ante la crisis, el capitalismo y los estados “desarrollados” para evitar sus efectos y especular con estos mismos efectos, están acumulando recursos. Tierras agrícolas en todo el mundo, minerales raros o imprescindibles para la industria… y, sobretodo, agua, que es una substancia imprescindible para la vida y para el funcionamiento de los ecosistemas.

Previendo la escasez del recurso , alrededor del agua se ha generado un movimiento especulativo muy intenso, los buitres de los fondos de inversión ya han puesto la mirada sobre ella a través de Fondos Cotizados de Inversión, los 13 fondos más importantes en el campo del agua acumulan 8.384 millones de euros, sólo en patrimonio y garantizan rentabilidades extraordinarias y continuadas. Según los desaprensivos de “Standard and Poor’s” el mercado del agua tendrá en el 2020 un valor de un billón (europeo) de euros.

Todo esto mientras el agua no es un recurso accesible (con la calidad necesaria) para todas las personas, todo esto pasa cuando centenares de millones de personas no disponen de un suministro de agua en condiciones y 2.000 millones se abastecen de agua con contaminación fecal.

EL CAPITALISMO HA PROVOCADO LA CRISIS CLIMÁTICA Y, AHORA NOS QUIERE HACER PAGAR LAS SOLUCIONES!!… Y SEGUIR ACUMULANDO BENEFICIOS.

Es inverosímil pensar que decenios de explotación, de deforestación, de destrucción de ecosistemas, de envenenamiento de los suelos, del aire y del agua, de vertido de residuos, de emisión de gases de efecto invernadero y de extractivismo galopante, no tendrían ningún efecto. Efectos que pagaran los de siempre.

Pero también es inverosímil pensar que la codicia, la avaricia, la prepotencia, la soberbia, la falta de escrúpulos y el afán de dominación del capitalismo y del sistema tecnoindustrial cederán ante las necesidades de las personas, de los ecosistemas y de la tierra. Solo una revuelta, una insurrección generalizada que les destruya podrá detener y poner solución a la devastación de la tierra y poner fin a la crisis climática.

Dentro de su lógica de dominación y de división territorial (estatal) del mundo hay una jerarquía que viene de antiguo que hunde sus raíces en la colonización y que se expresa como imperialismo y neocolonialismo (UE, EUA, Rusia, China…), donde los sometidos (menos las elites económicas y/o culturales de los países dominados) ocupan una posición subalterna y más vulnerable frente al cambio climático, al margen de la posición en la jerarquía mundial del país donde viven.

MIENTRAS HAYA CAPITALISMO LA DEVASTACIÓN SEGUIRÁ!!

De hecho capitalismo es sinónimo de cambio climático, desde sus orígenes hasta ahora mismo. Con la nocividad sobre los trabajadores industriales, con el hollín, el humo y tóxicos diversos sobre los barrios obreros, desde la Inglaterra de los siglos XVIII y XIX, hasta el Bangladesh o la China del siglo XXI, nocividad extendida sobre todo el planeta y a la que hay que añadir los tóxicos de la agricultura industrial y los efectos del cambio climático generado.

El cambio global afecta sobretodo a los pobres que son los más afectados por los fenómenos meteorológicos extremos (tifones, huracanes, inundaciones, sequias…), la subida del nivel del mar y el aumento de enfermedades ligadas a la temperatura.

Mientras los ricachones, no solo escapan a sus efectos (disponen de la tecnología y el control sobre el territorio), sino que además sacan provecho: nuevas inversione millonarias en energías renovables, obras públicas milmillonarias de prevención de los riesgos (protección de costas, obras hidráulicas, nuevas redes de comunicaciones…).

El control de los desplazamientos de población causados por el cambio, control de fronteras, también da grandes beneficios a las industrias del complejo militar/policial.

En resumen una vez más un “negocio del siglo”, del siglo XXI, y con lo que quede, del siglo XXII.

Seguramente los dominadores de la tierra tienen algún as guardado en la manga frente a crisis futuras, una especie de habitación del pánico, que en términos generales supondrá seguramente militarización, control social i, “naturalmente”, más opresión y más dominación.

Se suele considerar que un 1% de la población mundial derrochan más del 50% de los recursos, en otras valoraciones se dice que un 5% consume el 90% de la energía… Son evaluaciones muy discutibles, pero todas van en el mismo sentido, una minoría insignificante se apodera de la mayor parte del pastel. Es fácil imaginar que si el consumo de materia, energía, alimentos… de este 5% se igualase al del resto del mundo se podría revertir el cambio climático, pero es impensable que este 5% renuncie voluntariamente a sus privilegios. Así que tomando la metáfora del navío hundiéndose, este 5% es el porcentaje que será necesario tirar por la borda si no se conforma.

Indudablemente oponerse a la dominación económica y cultural, oponerse a la devastación y a la destrucción de la tierra, oponerse al tecnocapitalismo y a los estados tendrá un coste, un coste para las personas y los ecosistemas, pero como se decía durante la revolución social de 1936 “no nos importa heredar un mundo en ruinas, porque llevamos un mundo nuevo dentro de nuestros corazones”.

La semana del 20 al 27 de setiembre es sólo una meta para el ecologismo liberal y estatista, pero para aquellos que aspiramos a la eliminación del estado, del capitalismo, el patriarcado y el sistema tecnoindustrial es una oportunidad para desbordar los estrechos márgenes de la domesticación e iniciar una vía autónoma, anticapitalista y anarquista contra la nocividad tecnoindustrial.


CHIAMATA PER LA SETTIMANA
CONTRO IL CAMBIAMENTO CLIMATICO E TUTTE LE NOCIVITA’

DAL 20-27 SETTEMBRE

Varie istituzioni, gruppi ambientalisti, organizzazioni sindacali, gruppi di studenti, riuniti sotto il nome di “Frifays for Future”, hanno chiamato la “Settimana per il clima” dal 20 al 27 settembre. Fondamentalmente questa settimana consiste in manifestazioni programmate e alienanti in cui chiedere allo Stato e alle altre istituzioni (ONU, G7 …) di porre rimedio o agire in caso di disastro che stanno causando. Nel suo discorso semplicistico, di recupero e di guida, non critica mai la causa della devastazione in corso: il capitalismo tecnologico industriale e la sua organizzazione tecnica del mondo. Sono quelli che criticano il cambiamento climatico senza criticare quelli che lo producono: hanno un cadavere in bocca, coloro che difendono il mito del progresso, di sviluppo sostenibile e una vita “confortevole” in cambio di schiavitù e di commercializzare ogni aspetto della nostra vita, una vita venduta al dominio tecnologico. Sono quelli che hanno comprato nel supermercato della ribellione il nuovo prodotto di moda: i cambiamenti climatici. Venerdì per il futuro? Oggi più che mai il futuro non esiste, viviamo in un presente eterno e ogni traccia del passato è stata cancellata. Le protesi tecnologiche che ci circondano e ci colonizzano vivono in un continuo sonnambulismo, dove la catastrofe non deve ancora arrivare mentre insistono per avvertirci con la loro benda, la catastrofe è qui e ora, la catastrofe è il tecno capitalismo industriale, la catastrofe è questa vita alienante diretta dagli algoritmi dei nostri “assistenti virtuali”, la catastrofe è un mondo già devastato dall’industria.

Il cambiamento climatico, piuttosto dovremmo parlare di cambiamento climatico, è una delle migliaia di conseguenze dannose della rivoluzione industriale (l’unica rivoluzione iniziata due secoli fa ha raggiunto tutte le parti del pianeta e ha colonizzato e commercializzato tutto ciò che era vivo) Il cambiamento climatico è inseparabile dal sistema tecno-industriale: deforestazione, acidificazione degli oceani, desertificazione, estinzione di migliaia di specie animali e vegetali, migliaia di prodotti chimici tossici che condannano la nostra esistenza, inquinamento di terra, aria e acqua sono solo alcuni dei tutti gli
effetti dannosi di tutte le conseguenze di questo sistema. Riteniamo quindi che parlare solo dei cambiamenti climatici senza criticare il sistema tecnologico industriale significhi cadere in un riduzionismo, non andare alla radice del problema.

I cambiamenti climatici e tutta la nocività sono le conseguenze del progetto di tecnocrazia che gestisce e gestisce le nostre vite. Un progetto che consiste nel colonizzare, dominare e commercializzare tutto ciò che è vivo. Una volta colonizzati e dominati dalla natura, l’obiettivo sono gli esseri umani, un progetto basato sulla convergenza di tecnologie note come NBIC (nanotecnologie, biotecnologie, tecnologie dell’informazione, scienze cognitive) a cui potremmo aggiungere robotica e intelligenza artificiale, la loro L’avidità e l’avidità non hanno fine. Se tutto viene commercializzato fino alle nostre attività quotidiane, i benefici non smetteranno di aumentare. Converti il ​​mondo e tutto ciò che lo abita in una macchina programmata dove nulla sfugge al suo controllo: macchina del mondo, macchina dell’uomo. Il che ci porta ad una visione meccanicistica del mondo,

Il sistema tecnologico industriale ha bisogno di grandi quantità di energia per funzionare, centinaia di programmi di ricerca sugli investimenti multimilionari sono dedicati alla ricerca di nuove fonti energetiche. Questa necessità di energia per far funzionare il mondo si traduce nella devastazione del territorio e nell’annientamento di milioni di animali umani e non umani. L’energia industriale muove il mondo, è necessaria per la produzione e la distribuzione di tutti quegli oggetti non necessari che troviamo intorno a noi, è l’economia ed è la guerra. Il sistema ha capito e visto come un grande business che solo l’energia “rinnovabile” e “pulita” ne consentiranno
espansione e sopravvivenza, il nuovo progetto di tecnocrazia è “rinnovabile” e “sostenibile”, è ecologico. Questo nuovo progetto si estende anche su tutto il territorio dai deserti industriali dei pannelli solari e dei campi eolici (causando anche cambiamenti climatici, devastazione del territorio, malattie, ecc.) Alle eco-città (non luoghi in cui tutto è controllato, ottimizzato e automatizzato, producendo anche centinaia di vite dannose e alienanti). Quindi, difendere l’energia verde sta difendendo il progetto che ci guida ad alta velocità al ritmo dei progressi verso l’abisso, è difendere il progetto di coloro che stanno creando un mondo totalitario, è difendere il progetto di coloro che gestiscono e gestiscono le nostre vite robotiche.

Ecco perché chiediamo una settimana per combattere i cambiamenti climatici e tutti gli effetti dannosi dal 20 al 27 settembre da una prospettiva anarchica, che supera i limiti imposti dalla socialdemocrazia. Ancora una settimana, in cui, attraverso l’azione diretta in una qualsiasi delle sue forme, i diversi individui e gruppi affrontano il sistema tecnologico industriale. La settimana del 20-27 settembre è solo un obiettivo per l’ecologia liberale e statalista, ma per coloro che aspirano all’eliminazione dello stato, il capitalismo, il patriarcato e il sistema tecno-industriale sono un’opportunità per traboccare gli stretti margini della domesticazione e avvia un percorso autonomo, anticapitalista e anarchico contro la dannosità tecno-industriale.

Né lo stato né la scienza tecnologica ci salveranno.
La lotta è l’unico modo.

MINACCATO DA UNA CRISI CLIMA CAUSATA DAL CAPITALISMO.

Una volta che la valanga di dati e studi ha reso inconfutabile la realtà del cambiamento climatico e che il quadro capitalistico-aziendale è costretto ad accettarlo, ora è il momento di trarre vantaggio e trasformare l’azione contro, in merce commerciale e politica in una merce banale per continuare estendere il dominio.

Il disastro climatico e i suoi impatti sulla salute, sull’economia e sugli ecosistemi sono diventati strumenti per approfondire ed estendere a tutti i livelli di vita (non solo la vita umana) sul pianeta. L’angoscia e la colpa si estendono e servono gli interessi del sistema.

Il sistema tecnoindustriale capitalista ha trasformato la terra in un inferno per milioni di persone oppresse, per migliaia di specie non umane, animali e vegetali e per ecosistemi.

Il risultato del dominio del clima e della sua mercificazione comportano l’impoverimento e l’alienazione della maggior parte del mondo vivente, la distruzione della biodiversità e migliaia di vite umane.

Tutta questa mercificazione ruota attorno a una responsabilità “condivisa da tutti, condivisa come consumatore e condivisa consentendo ai politici statali, comunitari e comunali di attuare politiche devastanti e condurre esercitazioni, come dichiarazioni di emergenza climatica. I veri veri leader non vengono mai identificati: i sistemi capitalistici, statali e tecnoindustriali che sono le cause finali dei cambiamenti climatici .

QUALI SONO LE FONTI DEI GAS A EFFETTO SERRA? E CHI SONO GLI EMITTENTI?

Di solito non si sottolinea che il 79% dei gas serra proviene direttamente dal sistema tecno-industriale (produzione di energia, trasporti, industria e agricoltura industriale) e solo l’11,5% dei settori residenziali e commerciali (IPPC 2015), altri studi attribuiscono al bestiame 14.5 (FAO 2013), la produzione e la distribuzione di alimenti sarebbe del 25%, poiché possiamo vedere che i valori di emissione variano notevolmente a seconda della fonte. È chiaro, tuttavia, che il sistema tecno-industriale genera oltre l’80% delle emissioni.

I media distolgono l’attenzione, scelgono le responsabilità del sistema e deviano la colpa sulla popolazione generale, coloro che emettono questo piccolo 6%, i poveri che vivono in piani scarsamente isolati, i lavoratori che si spostano in poligoni distanti senza trasporto pubblico, le persone svantaggiate che consumano alimenti industriali superelaborati e non acquistano nell’eco-negozio, a causa di barriere economiche, culturali e sociali.

Esistono molte altre strategie complicate per incolpare le persone e trasformare questa colpa in merce, ad esempio nell’uso della plastica, la maggior parte della plastica (propilene e polietilene) proviene dal petrolio, il 90% della plastica prodotta Va direttamente agli usi industriali. Poco più del 10% diventa prodotti di consumo generale, ma ci dicono che la colpa di tutto sono le cannucce di plastica e le compresse, non ci parlano delle parti di macchine e dispositivi, dei rivestimenti o dell’imballaggio industriale … o tanti usi necessari per perpetuare il sistema.

Il cambiamento globale avrà effetti diretti e gravi, sempre più diffusi, e i più svantaggiati saranno quelli che subiranno le conseguenze, i poveri, gli abitanti dei paesi colonizzati, le donne, le ragazze, i ragazzi …

Detto questo, i pompieri professionisti dei conflitti, i recuperatori delle rivolte, i domatori della ferocia stanno anticipando le possibili reazioni che si verificheranno quando sentiamo gli effetti di questa crisi provocata.

LA SITUAZIONE DI CAPITALE DELLE RISORSE AGGIUNGE GLI EFFETTI DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO.

Di fronte alla crisi, il capitalismo e gli stati “sviluppati” per evitare i suoi effetti e speculare con questi stessi effetti, stanno accumulando risorse. Terreni agricoli in tutto il mondo, minerali rari o essenziali per l’industria … e, soprattutto, l’acqua, che è una sostanza essenziale per la vita e per il funzionamento degli ecosistemi.

Anticipando la scarsità della risorsa, intorno all’acqua è stato generato un movimento speculativo molto intenso, gli avvoltoi dei fondi di investimento hanno già messo gli occhi su di esso attraverso i fondi di investimento quotati, i 13 fondi più importanti nel campo dell’acqua accumulano 8.384 milioni di euro, solo in azioni e garantiscono rendimenti straordinari e continui. Secondo lo scrupoloso “Standard and Poor’s”, il mercato dell’acqua avrà un valore di un miliardo di euro (europeo) nel 2020.

Tutto questo mentre l’acqua non è una risorsa accessibile (con la qualità necessaria) per tutte le persone, tutto ciò accade quando centinaia di milioni di persone non dispongono di un approvvigionamento idrico in condizioni e 2.000 milioni vengono rifornite di acqua con contaminazione fecale.

IL CAPITALISMO HA CAUSATO LA CRISI CLIMA E, ORA VOGLIAMO FARE PAGARE SOLUZIONI !! … E CONTINUARE VANTAGGI ACCUMULANTI.

È improbabile pensare che decenni di sfruttamento, deforestazione, distruzione di ecosistemi, avvelenamento di suoli, aria e acqua, scarico di rifiuti, emissione di gas a effetto serra ed estrattivismo al galoppo, non avrebbero alcun effetto. Effetti che pagherà il solito.

Ma è anche improbabile pensare che l’avidità, l’avidità, l’arroganza, l’arroganza, la mancanza di scrupoli e il desiderio di dominio del capitalismo e del sistema tecno-industriale cederanno ai bisogni delle persone, degli ecosistemi e della terra. Solo una rivolta, una diffusa insurrezione che li distrugge sarà in grado di fermare e risolvere la devastazione della terra e porre fine alla crisi climatica.

All’interno della sua logica di dominio e divisione territoriale (stato) del mondo esiste una gerarchia che deriva dal passato che affonda le sue radici nella colonizzazione e che si esprime come imperialismo e neo-colonialismo (UE, USA, Russia, Cina …), dove soggetto (meno le élite economiche e / o culturali dei paesi dominati) occupano una posizione subalterna e più vulnerabile di fronte ai cambiamenti climatici, indipendentemente dalla posizione nella gerarchia mondiale del paese in cui vivono.

MENTRE CI È CAPITALISMO LA DEVASTAZIONE CONTINUA !!

In effetti il ​​capitalismo è sinonimo di cambiamento climatico, dalle origini ad oggi. Con la nocività degli operai industriali, con fuliggine, fumo e varie tossine nei quartieri della classe operaia, dall’Inghilterra nei secoli XVIII e XIX, al Bangladesh o alla Cina nel XXI secolo, diffuse dannosità su tutto il pianeta e che si devono aggiungere le tossicità dell’agricoltura industriale e gli effetti del cambiamento climatico generato.

Il cambiamento globale colpisce soprattutto i poveri che sono i più colpiti da eventi meteorologici estremi (tifoni, uragani, inondazioni, siccità …), innalzamento del livello del mare e malattie legate alla temperatura.

Mentre i ricchi, non solo scappano per i loro scopi (hanno la tecnologia e il controllo sul territorio), ma ne approfittano anche: nuovi investimenti milionari nelle energie rinnovabili, opere pubbliche miliardarie di prevenzione dei rischi (protezione dei costi, opere idraulica, nuove reti di comunicazione …).

Il controllo degli sfollamenti della popolazione causato dal cambiamento, il controllo delle frontiere, offre anche grandi vantaggi alle industrie complesse militari / di polizia.

In sintesi, ancora una volta un “business del secolo”, del 21 ° secolo, e con ciò che rimane, del 21 ° secolo.

Sicuramente i governanti della terra hanno un asso nella manica di fronte a future crisi, una sorta di stanza di panico, che in generale significherà sicuramente militarizzazione, controllo sociale e, “naturalmente”, più oppressione e più dominio.

Di solito si ritiene che l’1% della popolazione mondiale sprechi più del 50% delle risorse, in altre valutazioni si dice che il 5% consuma il 90% di energia … Sono valutazioni molto discutibili, ma vanno tutte nella stessa direzione, una minoranza insignificante si impadronisce della maggior parte della torta. È facile immaginare che se il consumo di materia, energia, cibo … di questo 5% è uguale a quello del resto del mondo, i cambiamenti climatici potrebbero essere invertiti, ma è impensabile che questo 5% rinunci volontariamente ai suoi privilegi. Quindi, prendendo la metafora della nave che affonda, questo 5% è la percentuale che dovrà essere gettata in mare se non è conforme.

Senza dubbio opporsi al dominio economico e culturale, opporsi alla devastazione e alla distruzione della terra, opporsi al tecnocapitalismo e agli stati avrà un costo, un costo per le persone e gli ecosistemi, ma come è stato detto durante la rivoluzione sociale del 1936 ” non ci importa ereditare un mondo in rovina, perché portiamo un nuovo mondo nei nostri cuori. “

La settimana del 20-27 settembre è solo un obiettivo per l’ambientalismo liberista e statalista, ma per coloro che aspirano all’eliminazione dello stato, il capitalismo, il patriarcato e il sistema tecno-industriale sono un’opportunità per traboccare gli stretti margini di domesticazione e avvia un percorso autonomo, anticapitalista e anarchico contro la dannosità tecno-industriale.

 

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